Primo Piano

Migranti: 2 bimbe morte su spiaggia turca

Milano - La Guardia costiera turca ha rinvenuto su una spiaggia di Kas, nella provincia di Antalya, i corpi senza vita di due bambine di 7 e 11 anni, che erano a bordo di un gommone carico di rifugiati siriani naufragato l’altro ieri. Lo ha annunciato l'ufficio del governatore di Antalya. La Guardia costiera, che ha ricevuto l'allarme per il naufragio all'1.40 (le 12.40 in Italia), è riuscita a mettere in salvo 18 persone, mentre altre 3 risultano disperse.
Secondo dati diffusi dall'Unicef il 2 dicembre scorso, almeno 185 bambini sono morti in naufragi nel mare Egeo, lungo la rotta tra Turchia e Grecia, nel 2015.
 

Foligno: una messa per i “migranti che eravamo”

 Foligno - All’ingresso della Biblioteca Multiculturale Mandela in Piazza San Giacomo a Foligno  prima e sulla parete della Taverna del Mediterraneo poi, “avete trovato e troverete una croce di legno; è azzurra, un po' sbiadita e rovinata. Quella è la Croce di Lampedusa, creata da un artigiano del posto dal legno dei barconi che hanno attraversato il Mediterraneo. A quelle assi migliaia di uomini donne e bambini hanno affidato la loro vita, le loro preghiere e le loro lacrime in fuga dalla sofferenza Ogni giorno la osserviamo, anche se di sfuggita, per ricordarci chi siamo e cosa stiamo facendo”. Così una nota  parla di questa iniziativa annunciando per domenica 20 dicembre alle ore 17 a Sant’Eraclio nel Santuario Madre del Buon Consiglio presso il Monastero di Santa Maria di Betlem, la celebrazione di una Messa di Natale dedicata ai migranti, officiata dal direttore della Migrantes di Foligno, mons. Filippucci e promossa dall’ufficio Migrantes, dalla Caritas Diocesana di Foligno e da “L’Arca del Mediterraneo”. “Il Natale come momento di riflessione sulle tragedie che l’uomo vive nonostante la modernità che quotidianamente ci circonda; la storia racconta gli italiani come un popolo migrante e per questo, e non solo, nel nostro animo dobbiamo riscoprire e dimostrare il seme della tolleranza, dell’empatia, del conforto per donarlo al prossimo che viene da paesi lontani ma che è vicino a noi nei gesti, tradizioni e sentimenti più di quanto possiamo superficialmente credere”, si legge nella nota sottolineando che “solamente coltivando e curando dentro di noi il seme della pace, possiamo costruire un domani migliore!” La messa sarà un’occasione per avvicinarsi e conoscere queste realtà associative di persone che quotidianamente lavorano promuovendo “una fraterna accoglienza e una pacifica convivenza non tra italiani e stranieri, cristiani e musulmani, semplicemente tra esseri umani”.
 

Tortona una casa per profughi nella struttura dell’Opera Don Orione

Tortona - È partito, nei giorni scorsi, il progetto “Braccia e Cuore” per l'accoglienza di 30 immigrati e richiedenti asilo nella Villa Pedevilla (ex monastero delle Sacramentine) di Tortona (AL). A dare l'avvio ufficiale è stata la Messa celebrata da Don Flavio Peloso, superiore generale dell'Opera Don Orione, seguita dal taglio del nastro e dalle parole di Fabio Gandi, presidente della Cooperativa Sociale Villa Ticinum.
Il progetto è nato dall'incontro tra la Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione e la Cooperativa Sociale Villa Ticinum di Pavia, da alcuni anni operante nell'ambito di diverse forme di svantaggio sociale. L'ispirazione è tratta dall'insegnamento di San Luigi Orione, dalle cui parole ha preso anche il nome “Braccia e Cuore”. La sede è in una delle strutture storiche della Piccola Opera a Tortona, già sede del Piccolo Cottolengo e poi delle Suore Sacramentine.
“Il progetto 'Braccia e Cuore' – dichiara Don Peloso – l'ha voluto la Divina Provvidenza. Avevamo una casa con ampio parco rimasta vuota da oltre due anni; volevamo realizzarvi qualcosa di buono in aiuto a persone in difficoltà; abbiamo incontrato una Cooperativa di ispirazione cattolica e competente nel servizio ai profughi; ci è giunta una richiesta per l'attività di accoglienza anche dalla Prefettura. Queste circostanze, concomitanti, hanno portato alla realizzazione del progetto”.
“La nostra Congregazione – prosegue il religioso – ha molte iniziative di ‘pronto soccorso’ verso i poveri più sprovvisti di aiuto, in risposta ai bisogni dei tempi e dei luoghi. Ora è di tragica attualità l'emergenza dei tanti profughi che scappano dai loro Paesi e arrivano senza niente in Italia e in Europa. Il fenomeno si presenta con aspetti politici e umani che vanno affrontati insieme, ma anche tenuti distinti, mai subordinando il bene primario della persona alla politica”.
“A casa Pedevilla – aggiunge Fabio Gandi, presidente della Cooperativa Sociale responsabile del progetto – siamo pronti per ospitare 30 persone. Vi è impegnata una equipe composta da 8 operatori sociali, 2 mediatori culturali coordinati da due responsabili delle strutture del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) di Pavia. Tutti hanno esperienza in ambito educativo con migranti e garantiranno una compresenza dalle 8 alle 23 ogni giorno dell'anno. All'equipe si aggiungono, secondo le necessità, mediatori culturali specifici, uno psicologo, un operatore legale. Ci sarà un sacerdote orionino con esperienza missionaria. È garantita la presenza notturna di un custode e ci lavoreranno anche due cuochi e un medico. Contiamo inoltre di avvalerci dell'apporto di volontari della zona”.
 

Papa Francesco: ripensare le legislazioni sulle migrazioni affinché siano animate dalla volontà di accoglienza

Città del Vaticano - La pace è il frutto di una cultura di solidarietà, misericordia e di compassione. E’ quanto scrive Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il prossimo 1 gennaio. Il messaggio, diffuso questa mattina, ha come tema “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”.
Nel testo di otto pagine il pontefice dopo aver evidenziato che “Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona!” e sottolineato le diverse forme di indifferenza  che minacciano la pace ha invitato a “promuovere una cultura di solidarietà e misericordia”  per vincere l’indifferenza indicando la solidarietà come “virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale” che esige “un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo”.
“Consapevoli della minaccia di una globalizzazione dell’indifferenza – scrive il pontefice -  non possiamo non riconoscere” le numerose iniziative ed azioni positive che “testimoniano la compassione, la misericordia e la solidarietà di cui l’uomo è capace”. Il pontefice ricorda quindi alcuni esempi di impegno “lodevole, che dimostrano come ciascuno possa vincere l’indifferenza quando sceglie di non distogliere lo sguardo dal suo prossimo, e che costituiscono buone pratiche nel cammino verso una società più umana”. Tra queste le tante organizzazioni non governative e gruppi caritativi, all’interno della Chiesa e fuori di essa, i cui membri, in “occasione di epidemie, calamità o conflitti armati, affrontano fatiche e pericoli per curare i feriti e gli ammalati e per seppellire i defunti”. Accanto a questo Papa Francesco cita  le persone e le associazioni che “portano soccorso ai migranti che attraversano deserti e solcano mari alla ricerca di migliori condizioni di vita. Queste azioni –scrive -  sono opere di misericordia corporale e spirituale,
sulle quali saremo giudicati al termine della nostra vita”. Il pontefice ricorda poi i giornalisti e fotografi che informano l’opinione pubblica sulle “situazioni difficili che interpellano le coscienze, e a coloro che si impegnano per la difesa dei diritti umani, in particolare quelli delle minoranze etniche e religiose, dei popoli indigeni, delle donne e dei  bambini, e di tutti coloro che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità”. Tra loro – ricorda - ci sono anche tanti sacerdoti e missionari che, come “buoni pastori, restano accanto ai loro fedeli e li sostengono nonostante i pericoli e i disagi, in particolare durante i conflitti armati”. E poi le famiglie che “ aprono i loro cuori e le loro case a chi è nel bisogno, come ai rifugiati e ai migranti! Voglio ringraziare in modo particolare tutte le persone, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari – scrive il papa nel Messaggio -  che hanno risposto prontamente al mio appello ad accogliere una famiglia di rifugiati” rivolto lo scorso 6 settembre. Il Papa rivolge, quindi, un invito, per quanto riguarda i migranti, a “ripensare le legislazioni sulle migrazioni, affinché siano animate dalla volontà di accoglienza, nel rispetto dei reciproci doveri e responsabilità, e possano facilitare l’integrazione dei migranti. In questa prospettiva, “un’attenzione speciale” dovrebbe essere “prestata alle condizioni di soggiorno dei migranti, ricordando che la clandestinità rischia di trascinarli verso la criminalità”. (Raffaele Iaria)
 

GMM: dal Cara a San Pietro il 17 gennaio

Roma - Chi ha conosciuto la guerra, la violenza e la paura può capire davvero il valore della pace. E allora ha un sapore speciale l’appello accorato che sale da questi ragazzi, profughi da tanti paesi diversi, che chiedono fratellanza, accoglienza, dialogo. E rifiutano ogni strumentalizzazione terroristica del nome di Dio. Musulmani e cristiani che pregano fianco a fianco e tra poche settimane porteranno la loro testimonianza di dolore e speranza a piazza San Pietro, il 17 gennaio.
È successo ieri sera al Cara di Castelnuovo di Porto, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo gestito dalla cooperativa sociale Auxilium. “Dio è pace”, una giornata di festa, riflessione, preghiera. Animata dagli ospiti del Centro e da religiosi cristiani e musulmani. L’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione invita i profughi a “non dimenticare mai i genitori e le famiglie che avete lasciato a casa e che spesso vi hanno sostenuto per farvi arrivare qui. Non siete soli al mondo, c’è sempre qualcuno che pensa a voi e vi chiede di guardare al futuro. Vi auguro un giorno di poter tornare da cittadini, liberamente. E vi porto il saluto del Papa”. Applauso scrosciante.
Il vescovo ausiliare di Roma Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, ricorda che “per portare la pace agli altri dobbiamo essere in pace con noi stessi. Supererete i vostri drammi aprendovi all’accoglienza, come le 112 parrocchie di Roma disposte ad accogliere famiglie di rifugiati”. Padre Enzo Fortunato, portavoce della basilica di San Francesco d’Assisi, ricorda quando il Poverello nel 1219 si recò a Damietta, in Egitto. L’Europa preparava la quinta crociata, Francesco andava inerme a parlare col Sultano: “Quell’episodio è l’immagine dell’Occidente che apre la sua porta all’Oriente con un cuore animato dalla pace”. Sali Salem, imam della moschea della Magliana di Roma, annuisce: “Qui voi rappresentate in piccolo il mondo. Ed è un mondo giusto. Allah è misericordioso, non può mandare nessuno a distruggere le sue stesse creature. E qui ognuno di voi agli occhi degli italiani rappresenta l’Islam, siate quindi testimoni di pace”. Houshmand Zade, professoressa alla Gregoriana, ricorda che anche il nonno di papa Bergoglio rischiò la vita come migrante sull’Oceano. “Voi siete la testimonianza di quello che dice Francesco, che l’Africa è vittima e martire e per questo ha voluto aprire la prima Porta Santa nella Repubblica Centrafricana nonostante le violenze tra islamici e cristiani”. Il fondatore di Auxilium, Angelo Chiorazzo, ricorda i timori del Viminale quando al Cara fu allestita una moschea, oltre alla cappella: “Qui c’è chi ha litigato per il calcio, mai una sola volta per la religione”.
Sul palco poesie degli ospiti e citazioni, da Madre Teresa a Paolo VI. Poi ecco lo stendardo realizzato dai profughi: bandiere di 48 paesi e la scritta “Grazie papa Francesco”. Glielo mostreranno in piazza San Pietro. Poi Inusah Numi e Opolu Boateng Joseph, del Ghana, “rappano” il loro pezzo, “Peace”, che alterna rime in inglese e cantato in italiano.
Per concludere, una preghiera. E fa effetto sentire questa folla attenta rispondere “Amin” all’imam che salmodia la prima sura del Corano. E rispondere “Amin” allo stesso modo, a ogni invocazione del vescovo Fisichella che pronuncia la benedizione solenne. (Luca Liverani – Avvenire)
 

Lecco: il presepe dei profughi musulmani per dire grazie a chi li ha accolti

Lecco - Metti un quartiere di Lecco. Che a pochi giorni dall’inizio del Natale inizia a riempirsi di addobbi colorati. Metti la curiosità di un giovane profugo africano di fede musulmana, incuriosito da tutte quelle luci. “Al che io gli ho spiegato il senso del Natale, della nostra festa. Gli ho spiegato perché noi facciamo il presepe”, racconta Clelia, un’operatrice del centro di Bione, gestito da Fondazione Progetto Arca, che attualmente ospita 160 profughi. Quasi tutti di fede musulmana. Da questa chiacchierata è partita proprio dai giovani ospiti l’idea di realizzare un presepe. Nessuno stupore, nessuna diffidenza: “Il tuo Dio e il nostro Dio abitano la stessa casa”, è stata la semplice risposta.  Grazie alla collaborazione di un falegname del posto, sono state disegnate le sagome delle varie figure del presepe, tutte a grandezza naturale. Poi i giovani richiedenti asilo le hanno colorate e rivestite con cura per collocarle all’interno di una capanna. Un gesto semplice, un modo per dire grazie alla piccola comunità lecchese che ha saputo accoglierli. (Ilaria Sesana)
 

Mons. Perego: l’immigrazione esige una migliore informazione

Reggio Calabria - Compirà 18 anni il prossimo gennaio, quindi lo chiameremo B.G., solo con le sue iniziali. Viene dalla Nigeria, come la sua ragazza, Gift. Dopo un viaggio durissimo, sono arrivati a Reggio Calabria dove sono stati accolti nella Casa per minori non accompagnati, benedetta stasera dall'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini...

Mons. Petris: ieri a Zugliano il ricordo a dieci anni dalla morte

Zugliano - "Oggi in Italia si dovrebbe parlare molto più di emigrazione che di immigrazione: lo scorso anno, a fronte di 33 mila immigrati per motivi di lavoro, 101 mila italiani si sono spostati all'estero per trovare una occupazione. Tanto che a Londra e a Berlino si sono tornate a vedere scritte sui muri del tipo ‘Basta italiani!’. E in Svizzera nel Canton Ticino si è svolto un referendum per limitare l'afflusso dei transfrontalieri italiani, passato da 30 mila a 65 mila in breve tempo. E Udine è stata la provincia italiana con un maggior incremento di emigranti": lo ha detto ieri a Zugliano mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, nel corso del convegno che ricordato la figura di mons. Luigi Petris, l'indimenticato sacerdote di Ampezzo, predecessore di mons. Perego alla guida della Fondazione della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa di migranti, apolidi, nomadi, marittimi e circensi. Un fenomeno la cui principale fonte conoscitiva sono proprio due rapporti annuali ideati e promossi da mons. Petris: il Rapporto immigrazione e il Rapporto italiani nel mondo. “Purtroppo i mass media non attingono a queste fonti - ha detto mons. Perego -. A fronte di 25 mila carcerati stranieri, vivono in Italia 5 milioni di stranieri di cui 2,5 milioni di lavoratori, 1 milione 870 mila famiglie e 800 mila studenti. Però in 1,5 milioni di articoli dedicati dai giornali al tema dell'immigrazione, la maggior parte sono associati a concetti negativi, come reati e insicurezza”. Anche la paura dell'invasione, secondo mons. Perego, è un fragile castello di carte. "Nel 2013 c'erano solo 10 mila posti nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e 3 mila posti per chi ha visto la domanda accolta. Nel 2014 siamo stati travolti da 66 mila rifugiati e da 100 mila nel 2015. Così abbiamo dovuto creare in fretta e furia un moderno sistema, accogliendo 73 mila persone in 4 mila strutture. Ma per un paese di 50 milioni di abitanti non si può certo parlare di emergenza", anche perché "solo il 5% dei comuni italiani ha accolto rifugiati". In questa situazione si distingue il mondo cattolico: "25 mila rifugiati, circa un quarto del totale, sono accolti in strutture ecclesiali - ha evidenziato mons. Perego -. Una accoglienza diffusa, personalizzata, umanizzante, perché le 1700 accoglienze ecclesiali vanno dalle 8-9 persone alle 18". Riguardo alla situazione friulana è intervenuto don Pierluigi Di Piazza, con una dura accusa al mondo politico che in un clima invernale lascia centinaia di immigrati dormire all'addiaccio: "Il 25 novembre scorso ho scritto al Consiglio regionale, ricordando la nostra Costituzione e le convenzioni internazionali, i diritti umani. Ho anche invitato tutti i consiglieri a guardare ogni tanto e farsi ispirare a quel crocifisso che alcune forze politiche hanno chiesto a gran voce, a mio avviso strumentalmente, di affiggere in aula. Non ho ricevuto alcuna risposta". La figura di mons. Petris è stata ricordata con commozione anche dal fratello Carlo e dal sindaco di Ampezzo, Michele Benedetti, che ha auspicato l'intitolazione a mons. Luigi Petris del nuovo centro giovanile della parrocchia di Ampezzo in fase di realizzazione da parte della parrocchia. Nato ad Ampezzo il 7 agosto del 1939, in giovane età Luigi Petris entrò in Seminario arcivescovile di Udine, vi compì gli studi classici, quindi i corsi di filosofia e di teologia che lo portarono al sacerdozio, ricevuto a 24anni nel 1963. Cappellano a Pontebba per quasi 4 anni, è stato poi missionario tra gli emigranti a Saarbrücken, dove lo aveva preceduto nell'incarico di responsabile nella Missione Cattolica Italiana il friulano mons. Ascanio Micheloni. Si trattenne fino al 1991, anno in cui divenne coordinatore delle  Missioni Cattoliche Italiane in Germania, dove operavano 130 missionari divisi in 90 parrocchie, al servizio di oltre mezzo milione di emigrati italiani. Dal 1991 al 1995 ha ricoperto a Roma l'incarico di direttore dell'Ufficio nazionale della Migrantes per la pastorale degli italiani nel mondo e dal 1995 al 2005 quello di direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza episcopale italiana per la pastorale delle mobilità umana. A causa di una grave malattia, dopo una lunga sofferenza, è deceduto il 21 dicembre del 2005 ad Ampezzo, dove è sepolto. (la Vita Cattolica)
 

Migrantes: riparte a Lampedusa il progetto di educazione interculturale

Lampedusa - Riprese, questo mese di dicembre, le attività in aula degli operatori che animano il progetto della Fondazione Migrantes a Lampedusa “Il viaggio della vita”. Dopo aver avviato, per il terzo anno consecutivo, anche la formazione dei giovani animatori interculturali dell’isola, in questi giorni si sono tenuti gli incontri con gli alunni dell'istituto Omnicomprensivo “L. Pirandello”; tema principale scelto per quest’anno scolastico è l’Eritrea. Su proposta del dott. Germano Garatto, gli alunni della scuola sono invitati a fare un viaggio di scoperta di un paese che in qualche modo ha “toccato” l’isola. Lo scorso anno la destinazione è stata la Costa d’Avorio, un paese dell’Africa Occidentale a sud del deserto del Sahara,  quest’anno spetta all’Eritrea, anch’esso uno stato subsahariano, ma che si trova nella parte orientale del Corno d'Africa. Naturalmente non si tratta di un viaggio fisico, non comporta quindi uno spostamento reale di persone, ma è inteso come uno spostamento mentale che spinge ancora di più a un qualsiasi cambiamento.
Nella parte iniziale che ha caratterizzato questi primi incontri, ai bambini e ai ragazzi, ma anche ai docenti coinvolti nelle attività del progetto, è stato chiesto, infatti, di recuperare le informazioni già possedute di un paese che indirettamente Lampedusa ha conosciuto attraverso i volti, lo sguardo, le parole, i canti, le preghiere e i pianti dei viaggiatori che sono stati costretti ad abbandonarlo e che per pochissimo tempo hanno fatto sosta sull’isola. Sono, infatti, tantissimi i migranti provenienti dall’Eritrea passati proprio da Lampedusa, che per loro, fino a qualche tempo fa, era sconosciuta. E inoltre, l'evento che ha segnato i lampedusani, il naufragio del 3 ottobre 2013, è una tragedia prima di tutto del popolo eritreo. Subito dopo la “strage”, i pochi superstiti rimasti sono stati trattenuti per più tempo sull’isola e molti dei suoi abitanti hanno avuto modo di conoscere meglio chi sono questi "migranti" che "sbarcano" e che prima ancora scappano, viaggiano, attraversano. In più, molte famiglie, hanno ricreato altri momenti per conoscere le loro storie, confrontarsi con la loro cultura e tradizione, passando dal cibo alla religione e finalmente, la cosa più importante, a questi giovani ragazzi hanno dato la possibilità di riappropriarsi della dignità che racchiude il semplice nome... Alex, Teami, Fanus, Abraham per fare un non banale esempio. C'è sempre l'abitudine a generalizzare, ad associare tutti in quella che è ormai una categoria: l'essere migrante.  Agli alunni incontrati, gli educatori hanno chiesto cosa sapessero dell’Eritrea, cosa pensavano che ci fosse in quel paese, chi fosse per loro il popolo eritreo. Quasi attese le risposte basate su stereotipi e pregiudizi, risposte che sono associate indistintamente a qualunque altro paese dell’Africa: guerra, povertà, distruzione, morte. La parte finale dell'incontro, quella dedicata alla riflessione, è servita invece ad azzerare un po’ tutte queste visioni limitate della realtà, così da allargare liberamente le prospettive e accogliere quanto invece sarebbe stato raccontato, durante gli incontri successivi, dell’Eritrea, della sua affascinante cultura e la sua particolare bellezza. Già dalla prossima occasione incontreranno Ribka Sibhatu, ricercatrice e animatrice eritrea che da giorno 10 dicembre è nuovamente a Lampedusa per dei laboratori interculturali con adulti e bambini. Quest'anno, attraverso le attività a scuola del progetto della Migrantes, ci saranno molte opportunità per approfondire le conoscenze sull’Eritrea e sensibilizzare su quello che accade in questo paese, qualcosa che la stessa Ribka ha vissuto sulla propria pelle: repressione e prigionia del regime eritreo ed etiope. Da studiosa di poetica orale, racconterà non solo di cose terribili, ma attraverso l'uso soprattutto della fiaba, di aneddoti, di racconti d’infanzia, la sua voce sarà un inno alla vita e alla speranza, nonostante tutto. (Maria Veronica Policardi, Migrantes Lampedusa)
 

Media e immigrazione: domani il rapporto di “Carta di Roma”

 
Roma - In che modo i media italiani hanno trattato il tema dell’immigrazione nel 2015? In che direzione questa rappresentazione ha influenzato i cittadini? Sono queste le principali domande alle quali tenta di rispondere “Notizie di confine”, terzo Rapporto Carta di Roma curato dall’Osservatorio europeo per la sicurezza, i cui dati saranno presentati domani a Roma. Attraverso dati e casi di studio sono tracciate le principali tendenze di un anno denso di avvenimenti che hanno influenzato la rappresentazione mediatica dell’immigrazione e dei migranti: l’attacco a Charlie Hebdo e gli attentati parigini, il naufragio di aprile, le notizie provenienti dalle frontiere europee, la foto del bambino siriano che giace senza vita su una spiaggia turca.
Il Rapporto sarà presentato da Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati; Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma; Ilvo Diamanti, professore di Analisi dell’Opinione pubblica presso l’Università di Urbino e direttore scientifico di Demos; Paola Barretta, Senior Media Analyst dell’Osservatorio di Pavia; Marcello Masi, direttore del Tg2. Il Rapporto 2015 è composto da quattro sezioni: l’analisi della carta stampata (Corriere della Sera, il Giornale, Avvenire, L’Unità, la Repubblica, la Stampa), l’analisi dei telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset, La7), buone e cattive pratiche.
 

Cittadella: ha vinto l’accoglienza

Cittadella - James, Lydia e Annabel. Nulla di questi nomi, di primo acchito, fa pensare alle mura merlate di Cittadella, o all’ampia piazza di fronte al Duomo. Eppure da un mese sono nomi che suonano familiari alla comunità cristiana, ai cittadellesi che abitano nei pressi di via 2 giugno e in particolare a un gruppo di famiglie che si sono letteralmente innamorate della piccola Annabel, 17 mesi di vivacità, di mamma Lydia – al sesto mese di gravidanza – e del marito James.
Sbarcata sulle coste siciliane a bordo di una delle tristemente famose carrette del mare, questa famiglia dallo scorso 8 novembre ha trovato casa a Cittadella. Casa, appunto, non solo un luogo in cui abitare. La parrocchia del Duomo, decisa a mettere in pratica i dettami del vangelo e l’auspicio di papa Francesco («Una famiglia di migranti in ogni parrocchia d’’Europa») all’Angelus del 6 settembre scorso, sta investendo il meglio di sé. «Ci siamo incontrati per organizzare l’accoglienza appena questa nuova famiglia è arrivata tra noi – raccontano Giulia De Rossi e Maria Campagnolo – Abbiamo deciso di dividerci i compiti in tre aree: anzitutto l’assistenza sanitaria, quindi la scuola perché James e Lydia imparino l’italiano il prima possibile, e infine la conduzione della casa nella quale vivono». Un’organizzazione premurosa e curata in ogni dettaglio, che ha portato nell’arco di appena due giorni all’attivazione di un corso di italiano da parte della scuola media locale, rafforzata anche dall’operato di una maestra in pensione che sostiene i due richiedenti asilo nella lettura e nella scrittura due volte alla settimana. Nel frattempo le relazioni crescono, papà James che spinge il passeggino è ormai una figura nota al vicinato, e mamma Lydia ha trovato nella dirimpettaia di origini ghanesi una nuova amica, che frequenta quando non impara il cucito da suor Giacinta delle Dorotee di Vicenza. Raccontata così quella di Cittadella appare come una storia esemplare. E in effetti di questo si tratta, come confermano i dirigenti della cooperativa sociale Villaggio globale, responsabile dell’accoglienza. Eppure tra settembre e ottobre, come ha dato ampio risalto la stampa locale, non sono mancati i momenti di tensione: dal volantinaggio “contro l’invasione” della sezione locale della Lega nord fuori dal duomo domenica 18 novembre, all’amministrazione comunale che ha fatto presente alla parrocchia come la scelta di accogliere non fosse gradita. Dopo una serie di rinvii e la ricerca di un luogo adatto, che all’inizio doveva essere il centro Bertollo, l’esperienza è iniziata nel migliore dei modi. «Le famiglie della nostra comunità – spiega il parroco don Remigio Brusadin – si stanno lasciando toccare nel profondo da questa nuova presenza. Questa famiglia per molti versi ci sta stupendo con il suo modo cordiale di vivere e di relazionarsi: in questo senso è in atto uno scambio, un’integrazione reale».
«La cura dell’inizio è fondamentale – spiegano i referenti di Villaggio globale – e l’inserimento della piccola Annabel al nido integrato della parrocchia, previo pagamento della retta, è un altro passo significativo. Nelle prossime settimane poi per James inizierà un percorso lavorativo in un’azienda agricola della zona, in attesa di trovare per lui un posto da piastrellista, la sua professione». L’obiettivo di queste scelte è la completa autonomia della famiglia. «In questo caso è ancora più importante: si tratta infatti di una coppia mista, lui ghanese e lei nigeriana con una bimba nata in Libia, dove entrambi si trovavano per lavoro, e un secondo figlio che nascerà nel nostro paese. Tutto lascia pensare insomma che la commissione territoriale che dovrà pronunciarsi sul loro caso concederà lo status di rifugiato e probabilmente James e Lydia decideranno di fermarsi a lungo». (Luca Bortoli – La Difesa del Popolo)
 

Reggio Calabria: oggi l’inaugurazione di una casa per minori non accompagnati

Reggio Calabria - Attiva da alcuni mesi, oggi pomeriggio sarà inaugurata ufficialmente a Reggio Calabria la Casa della “Santissima Annunziata”, progetto di accoglienza sostenuto dalla CEI attraverso la Fondazione Migrantes. Promosso dalla diocesi di Reggio Calabria-Bova e gestita dalla Comunità “Giovanni XXIII” il progetto nasce all’interno del Coordinamento ecclesiale sbarchi attivo nel porto della città da oltre due anni e al quale aderiscono, tra gli altri, gli uffici diocesani di Caritas, Migrantes e Pastorale missionaria insieme alla Comunità “Papa Giovanni XXIII”, Cvx, al Masci, Agesci, Moci. La diocesi “tenta ogni giorno di rispondere all’arrivo di migranti e lo sta facendo con coraggio e perseveranza grazie all’impegno di numerosi volontari”, dice l’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini parlando del coordinamento riconosciuto anche dalla Prefettura e impegnato nell’accoglienza di chi arriva  sul territorio. Sarà una giornata intensa quella di oggi che inizierà proprio al Porto nella mattinata con una celebrazione giubilare presieduta dall’arcivescovo presso la Tenda dove sono passati finora 40.000 persone: bambini e bambine, donne, uomini, famiglie intere con le loro storie cariche di sofferenza e spesso vittime di abusi.
La Casa ha aperto le sue porte nei mesi estivi accogliendo inizialmente decine di profughi e successivamente minori non accompagnati: ad oggi ne ospita 12 tra cui due neonati. La casa – dice mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes - è uno dei segni concreti tra i tanti che le chiese in Italia hanno realizzato per accogliere richiedenti asilo”. In particolare segnala la “necessità di allargare la rete di strutture familiari di accoglienza di chi minore arriva in Italia senza una famiglia. Una urgenza a cui tutti i comuni italiani dovrebbero guardare con una particolare attenzione”. Nel pomeriggio una  tavola rotonda con interventi, tra gli altri, di mons. Morosini, mons. Perego, Paolo Lambruschi, caporedattore di Avvenire; Danilo Feliciangeli e Chiara Bottazzi di Caritas Italiana, Giovanni Ramonda, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII e don Antonino Pangallo, direttore della Caritas diocesana. (Raffaele Iaria)
 
 

Domenica il ricordo di mons. Petris a 10 anni dalla morte

Roma - “Mons. Luigi Petris, in cammino con i migranti, fedele al Vangelo e alla gente”. Sarà questo il tema di un incontro che si terrà domenica a Zugliano (UD) per ricordare, nel decimo anniversario della sua morte, la figura di mons. Luigi Petris, per un decennio Direttore generale della Fondazione Migrantes. All’iniziativa interverrà mons. Gian Carlo Perego, attuale Direttore di Migrantes. Con lui don Pierluigi Di Piazza, Carlo Petris, uno dei fratelli di don Luigi, e Michele Benedetti, Sindaco di Ampezzo, paese natale del sacerdote  di don Luigi, dov’è sepolto il suo corpo. Seguirà una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Perego.
 

Amburgo: la rappresentazione del Presepe Vivente

Hannover – Domenica scorso, 6 dicembre, durante la messa in lingua italiana, celebrata dall'arcivescovo mons. Stefan Heße e da Don Pierluigi Vignola, nella chiesa della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, si è esibito il presepio vivente offerto dal Comites di Hannover. Le figure sono tutte appartenenti al circolo pugliese di wolfsburg  e sono coordinate da Angelo De Mitri, presidente del circolo pugliese e membro del Comites di Hannover. L’Iniziativa è stata realizzata con la partecipazione del Consolato Generale di Hannover, del Circolo Pugliese e dalla Missione Cattolica Italiana di Amburgo. La stessa iniziativa verrà ripetuta ad Hannover domenica 20 dicembre alle ore 16,00 durante la messa nella chiesa Santa Maria. Anche qui la messa sarà celebrata in lingua italiana.
 

MCI Germania: morto don Giovanni De Florian

Francoforte – Nei giorni scorsi è morto don Giovanni De Florian, per tanti anni missionario con gli italiani in Germania. La morte è avvenuta – informa il delegato nazionale delle MCI, padre Tobia Bassanelli – nel giorno dell’Immacolata , l’8 dicembre.  Il funerale si svolgerà oggi pomeriggio nella chiesa del suo paese natio,  presso la parrocchia S. Eliseo, a Tesero, in provincia di Trento, offiaciati dall’arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan.
“Il suo ricordo – scrive padre Bassanelli - è sempre molto vivo in particolare a Francoforte, dove aveva retto la Missione italiana dal novembre del 1978 fino al pensionamento, nel gennaio del 2002”. Da pensionato, su incarico del vescovo di Limburg, mons. Franz Kamphaus,  aveva continuato ad impegnarsi nella pastorale ospedaliera, presso le Städtische Kliniken Frankfurt Höchst. Nel giugno del 2011, con una salute già molto fragile, si congedava da Francoforte, e faceva rientro in Italia, nella sua diocesi.
Nato a Tesero (TN) il 5.10.1934, era stato ordinato sacerdote il 14.3.1959. Nominato cappellano a Mezzolombardo e poi a S. Giuseppe a Trento, arriva in Germania nell’ottobre del 1965, a Saarbrücken. Dal dicembre dello stesso anno passa alla Mci di Wiesbaden, che guida fino al luglio del 1972, quando viene nominato Referent nazionale del Caritasverband per assistenti sociali italiani in Germania. “Questa esperienza nel mondo della diaconia e del sociale – aggiunge p. Bassanelli -  caratterizzerà il suo successivo lavoro nella pastorale parrocchiale, quando gli viene affidata la grande metropoli sul Meno. Nei suoi 23 anni trascorsi a Francoforte si è distinto in modo particolare a favore delle persone e dei gruppi più disagiati della Comunità. La visita ai carcerati, l’accoglienza dei bisognosi e l’aiuto alle famiglie in difficoltà sono stati sempre al primo posto nel suo lungo servizio pastorale”.
La Comunità italiana di Francoforte lo ricorderà in modo particolare nella messa di domenica 13 dicembre, alle ore 11,30 nella St. Antonius-Kirche.
La Migrantes, mentre ne raccomanda l’anima al Buon Pastore, Cristo Gesù, esprime la propria riconoscente partecipazione alla comunità diocesana e ai familiari.  
 

Comunicare le migrazioni: ieri sera un convegno Ucsi a Roma

Roma - “La migrazione economica in Italia si è fermata. E’ un segno significativo della crisi che stiamo vivendo”. Nello stesso tempo se si ferma l’immigrazione, “l’economia del nostro Paese rischia una battuta d’arresto”.
A dirlo è stato ieri sera il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego intervenendo al convegno “Comunicare le migrazioni, sfida per l’informazione” promosso a Roma dall’Ucsi Lazio. L’Italia – ha spiegato mons. Perego rispondendo alle domande del moderatore, Fabio Bolzetta di Tv2000 -  ha bisogno di persone che si dedicano alla cura degli italiani, soprattutto anziani o con problemi di salute, e di manodopera nel terzo settore e nell’agricoltura. Oggi si punta il dito verso coloro che “noi accogliamo – circa 100mila - perché abbiamo paura per la sicurezza. Non ci si preoccupa, invece, di coloro che arrivano da paesi ricchi solo perché hanno disponibilità economiche”.  Nel nostro Paese, secondo il direttore di Migrantes,  “non si è capito che stava cambiando uno scenario di guerra e disastri ambientali. L’Italia non era pronta e nemmeno l’Europa”. “Oggi 1 persona su 4 è accolta dalla Chiesa”. Si tratta di “un gesto concreto attraverso piccole strutture con cui avviare una sfida, affinché nasca un nuovo servizio di accoglienza per persone che se vogliono possono rimanere per ricominciare la loro vita oppure avere le basi per ripartire”.
Critico verso l’informazione il caporedattore del mensile “Confronti”, Mostafa El Ayoubi, sottolineando che a  volte l’informazione è poco informata, Nessuno dice, infatti che “l’86% delle persone che lasciano la propria casa si spinge verso il Sud e non il Nord del pianeta”. “Quando parliamo di immigrazione dovremmo spingerci a capire meglio le motivazioni. La gran parte delle persone vorrebbero rimanere nei loro Paesi ma non possono a causa di guerre e povertà”, ha rimarcato chiedendo che i media recuperino “la funzione di controllo dei grandi poteri altrimenti potrebbero essere usati per giustificare nuove guerre come è accaduto nel 2003 per il caso delle fantomatiche armi di distruzioni di massa detenute in Iraq”.
Anche i “colleghi giornalisti” hanno bisogno di mettersi davanti a questo tema con maggiore attenzione, ha detto il presidente dell’Ucsi Lazio, Raffaele Luise invitando tutti a guardare queste persone con “occhi diversi” mettendo al primo posto la “loro dignità” ma anche il “loro diritto a emigrare. Siamo del resto tutti figli di immigrati”. Per fare questo – ha detto Luise – “dobbiamo ascoltare le persone che arrivano da noi con le loro storie di sofferenza” per poi “raccontarlo nei servizi giornalisti che facciamo”. (Raffaele Iaria)
 

Impronte digitali e violazione dei diritti dei richiedenti asilo: il caso Lampedusa all’esame di Bruxelles

Lampedusa - Il centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) di Lampedusa è al centro di un caso politico che vede contrapposti i vertici dell’Unione europea e il Governo italiano. Per l’Ue la linea italiana nella gestione dei migranti che passano dalla frontiera sud del Vecchio Continente è troppo morbida. Le critiche dell’esecutivo comunitario, in particolare, si concentrano sulla presunta trascuratezza delle forze di polizia nella raccolta e trasmissione delle impronte digitali dei profughi che transitano dal centro di contrada Imbriacola. Da qui la procedura di infrazione che la Commissione europea ha aperto nei confronti del nostro Paese, con una formale messa in mora finalizzata ad attivare una più rigorosa attuazione nel regolamento Eurodac sulle procedure di identificazione degli stranieri.
Per il Governo italiano, al contrario, la raccolta delle impronte digitali dei migranti sarebbe subordinata all’avvio a pieno regime del piano di ricollocamento dei profughi, programma approvato a Bruxelles ma ben presto arenatosi contro le resistenze di non pochi Paesi membri.
Nella confusione che contraddistingue la marcia politica dell’Unione europea, il centro di Lampedusa è stato il primo hotspot attivato dall’Italia, facendo così dell’isola ancora una volta luogo di sperimentazione, con risultati che non appaino felici, in primo luogo, per i destinatari delle politiche decise altrove. Da più parti, infatti, si segnalano prassi illegittime e violazione dei diritti dei migranti, a cominciare dalla facoltà degli stessi di presentare richiesta d’asilo.  Da ultimo un gruppo di 22 europarlamentari di diversi gruppi politici ha presentato un’interrogazione in Commissione europea per segnalare le pratiche messe in atto dalle autorità italiane nell’hotspot lampedusano, struttura gestita ufficialmente dall’Unione europea attraverso i funzionari Frontex, da mesi presenti in pianta stabile sull’isola. Nell’interrogazione, in particolare, si contestano gravi mancanze riguardo la tutela dei diritti umani dei migranti e richiedenti asilo. (Luca Insalaco)
 

Commissione UE: procedimenti per registrazione profughi

Bruxelles - Otto procedimenti di infrazione verso 5 Stati membri “per mancato recepimento e attuazione completi del sistema europeo comune di asilo”: li ha adottati oggi la Commissione Europea nei confronti di Italia, Grecia, Croazia, Malta e Ungheria. “Le misure odierne – si legge in una nota di Bruxelles – fanno seguito alle 40 decisioni adottate il 23 settembre 2015, in aggiunta ai 34 casi pendenti, su violazioni potenziali o effettive della normativa UE in materia di asilo”. La Commissione “continuerà a portare avanti le procedure di infrazione in modo rapido ed efficace per garantire la piena conformità alla normativa dell’Unione in questo settore”. La Commissione “esorta la Grecia, la Croazia e l’Italia ad attuare correttamente il regolamento Eurodac che dispone l’effettivo rilevamento delle impronte digitali dei richiedenti asilo e la trasmissione dei dati al sistema centrale dell’Eurodac entro 72 ore. L’efficace attuazione del regolamento Eurodac è essenziale per il funzionamento del sistema Dublino e dei meccanismi di ricollocazione” comunitaria. Ad ottobre la Commissione aveva inviato lettere amministrative a Grecia, Croazia e Italia, che “a distanza di due mesi non hanno reagito in modo efficace”. Così oggi sono partite lettere di costituzione in mora, che costituiscono il primo passo di una procedura di infrazione. Un ulteriore provvedimento riguarda Grecia e Malta. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere.
 

Migrantes Savona: sabato festa di Natale

Savona - La Migrantes diocesana di Savona-Noli celebrerà il Natale con un pomeriggio di festa presso i locali della Chiesa di San Paolo, sabato 12 dicembre, a partire dalle ore 15.30.
La festa di Natale della Migrantes è il classico momento in cui volontari, insegnanti, studenti della scuola e degli altri corsi ma anche amici, parenti e simpatizzanti hanno la possibilità di vedersi e conoscersi in un ambito diverso dal solito. Anche quest’anno la compagnia teatrale “I 5 Foresti” ha preparato uno spettacolo per coinvolgere gli amici: si tratta di qualche sketch sul tema dell’amore nelle diverse forme e un’immancabile rappresentazione teatrale.