L’Aja - E’ stato presentato ieri sera, ad oltre 500 invitati nell’Aula Magna dell’Università di Amsterdam, il libro “1001 Italiani. Storia e storie di italiani nei Paesi Bassi”. Scritto da Daniela Tasca, è il primo studio organico in lingua italiana sul contributo dei nostri connazionali alla storia ed allo sviluppo olandese. L’idea, lanciata nella primavera 2012 dall’Ambasciatore Francesco Azzarello nel corso di un incontro con i connazionali ad Eindhoven, è poi diventato un progetto editoriale sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a L’Aja, con un contributo anche del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale di Roma, in collaborazione con la Fondazione Stichting Culturissima/1001 Italianen. Le quasi 300 pagine del volume si concentrano sul periodo che va dalla fine del Settecento ai giorni nostri. Vi trovano posto spazzacamini, terrazzieri, figuristi e gelatai dell’Ottocento, minatori ed operai della grande industria dal Secondo dopo-Guerra alla fine degli anni Sessanta, i “ribelli” degli anni Settanta, artisti, ristoratori, gli Erasmus, docenti e ricercatori universitari, scienziati, espatriati e “transmigranti” dell’epoca attuale. Alcuni, discendenti di pionieri e “nuovi migranti”, diventano i protagonisti dei racconti della seconda parte del libro. Fra loro il toccante racconto del poeta Giuseppe Mucchi che per scelta vive da senzatetto ad Amsterdam. “Anche io ho lasciato la mia amata ed amara terra, la Sicilia, a 22 anni - sottolinea la Tasca - per curiosità culturale, una dei 1001 italiani studenti Erasmus. Dopo una decina d’anni da felice straniera, ho sentito l’esigenza di scandagliare me stessa, l’identità e la cultura da cui provenivo, nonchè di cercare conferme in altri con la mia stessa esperienza. Ho scoperto una verità molto semplice: un migrante è sempre un migrante, indipendentemente dalle ragioni per cui se ne va. E senza più vergogna, ma con orgoglio, ho riscoperto la mia identità di emigrata. Questo libro si propone di porre in parte rimedio ad un vuoto di informazione su un importante spaccato di storia italo-olandese. Si tratta di uno sguardo parziale e spesso soggettivo, non certo di un volume di storia tradizionale”. “Daniela Tasca ha avuto il merito - osserva l’Ambasciatore Azzarello - di codificare e sistematizzare, senza pretese puramente scientifiche, tantissimo materiale, gettando le basi per approfondimenti futuri di appassionati e studiosi. Questo libro vuole essere un dono dell’Italia ai nostri connazionali in terra olandese, attori della storia ed eccellenze odierne in tutti i campi. Ma vuole anche essere uno strumento di conoscenza e riferimento fuori dai Paesi Bassi. Dopo quattro anni di gestazione, è un’emozione vedere il prodotto finale di questo progetto e poterlo condividere”.
Primo Piano
Cnec: oggi un convegno su regole dell’accogliere
Roma - «Immigrazione: regole dell’accoglienza». È il tema del convegno di studio che si svolge questa mattina a Roma nell’aula magna della Casa generalizia dei Fratelli delle Scuole Cristiane. L’evento, promosso dal Centro nazionale economi di comunità (Cnec), focalizzerà la sua giornata di studio sull’immigrazione nell’area geografica del centro Italia (Abruzzo, Lazio Molise e Sardegna) e sulle strutture temporanee di accoglienza presenti sul territorio. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi del presidente del Cnec, il frate minore conventuale padre Antonio Di Marcantonio, don Fulvio Ferrari, economo generale dell’Opera Don Orione, Edoardo Patriarca, vicepresidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema dell’accoglienza, e Maurilia Bove, vice prefetto della direzione centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo del ministero dell’Interno.
Focsiv e Fondazione Agostiniani nel mondo: cooperare per libertà e dignità delle persone
Roma - “Vogliamo una vita normale come ogni altra vita normale”. Questa è stata la richiesta che suor Monique Tarabeh, siriana delle suore del Buon Pastore, ha portato alla conferenza internazionale promossa a Roma dalle rappresentanze presso le Nazioni Unite di Passionists International, Congregation of Saint Joseph, Augustinians International e Vincentians sul tema “Religiosi e migrazioni nel XXI secolo: prospettive, sfide e risposte”. “Quella di suor Monique – si legge in un comunicato congiunto di Focsiv e Fondazione Agostiniani nel mondo onlus – è una delle tante testimonianze e riflessioni che hanno animato questa due-giorni di approfondimento a livello locale e globale su uno dei temi epocali che interpellano istituzioni internazionali sia governative che ecclesiali”. “Forte – prosegue la nota – l’appello da parte di molti a intensificare il lavoro di rete tra congregazioni, associazioni e organismi, sia nei Paesi di origine che in quelli di transito e destinazione dei migranti, legando l’accoglienza alla cooperazione così come nelle esperienze degli organismi Focsiv”. “Particolare preoccupazione è stata espressa per il gran numero di minori – coinvolti nei flussi migratori e spesso non accompagnati – e per le migliaia di giovani donne specialmente nigeriane (più di 4.000 sbarcate nel 2015) che rischiano di finire nelle reti di sfruttamento della prostituzione”. Toccanti le testimonianze di Blessing, vittima di tratta e costretta a vendere il suo corpo in Italia, e di Weis, giovane somalo fuggito dalla devastazione del suo Paese e dalla minaccia dei terroristi di Al Shabaab. Per padre Emeka Xris Obiezu, rappresentante di Augustinians International presso le Nazioni Unite, “è sempre più necessario portare le voci delle vittime e di chi lavora al loro fianco a tutti i livelli di attenzione, dalle amministrazioni locali all’Onu, al fine di influenzare anche le decisioni operative, tenendo sempre al centro l’attenzione alla persona e il rispetto della sua libertà e dignità”. Gianfranco Cattai, presidente del Focsiv, ha invece esortato a “cooperare sempre di più per costruire solidarietà con i migranti, tra paesi di destino e di origine, creando ponti e non muri. Come ci invita a fare Papa Francesco”.
MCI Germania: il 27 febbraio la Giornata dei volontari a Mainz
Mainz - Sabato 27 febbraio, con inizio alle ore 15,00, si svolgerà una Giornata di spiritualità e di formazione per i membri dei Consigli Pastorali, i collaboratori parrocchiali ed i laici interessati della Zona Centro in Germania. La Giornata si terrà presso la Missione Cattolica Italiana di Mainz (Emmeranstr. 15), sul tema “Misericordiosi come il Padre”, guidata da fra Maurizio della Fraternità Francescana di Betania (Aschaffenburg). La Giornata prevede: la relazione introduttiva, i lavori di gruppo, la celebrazione del sacramento della riconciliazione e la santa messa. Si concluderà con la cena in missione.
Pontificia Università salesiana: un corso su “mediazione interculturale e interreligiosa”
Roma - Partirà a marzo la sesta edizione del Master Universitario di I livello in “Mediazione Interculturale e Interreligiosa”, promosso dall’Università Pontificia Salesiana in partenariato con l’A.S.U.S. (Accademia di Scienze Umane e Sociali) e con il Patrocinio di Religions for Peace. Il Master, che dà accesso alle graduatorie per l’iscrizione al Registro Pubblico dei Mediatori Interculturali del Comune di Roma, propone un percorso formativo finalizzato alla formazione di professionisti in grado di cogliere le opportunità e le sfide di un contesto pluralistico e multiculturale e capaci di individuare, mediare e gestire con competenza situazioni conflittuali e potenziali opportunità di crescita e di arricchimento. Si propone di offrire una piattaforma di conoscenze filosofiche e culturali di base su cui verranno innestate competenze nuove derivanti dagli sviluppi della pedagogia interculturale, della mediazione culturale e religiosa, della gestione e risoluzione di conflitti. Le lezioni si svolgono a Roma in Viale Manzoni 24/c, sede dell’A.S.U.S. e hanno luogo il venerdì pomeriggio e il sabato per l’intera giornata, una volta al mese da marzo 2016 a febbraio 2017.
Metropoli d’Europa: un incontro sulle “Cose che abbiamo in comune”
Milano - Mercoledì 2 marzo alle 20.30 si terrà la seconda serata dei Dialoghi di vita buona al Piccolo Teatro Studio Melato di via Rivoli 6 a Milano. Sarà dedicata alle “Cose che abbiamo in comune” in una società multiculturale e meticcia. È possibile in una realtà in cui convivono diverse visioni del mondo, immaginare e costruire concretamente un’idea di bene comune, capace di convincere e su cui convergere a partire da tradizioni, religioni, convinzioni differenti e, spesso, lontane? L’idea di bene comune riguarda l’essere-insieme degli attori sociali. Una società si regge nella misura in cui i suoi membri perseguono il bene della loro convivenza, come bene primario. Viceversa la società, anche la più tecnicamente perfetta, si disgrega o finisce preda di conflitti. I protagonisti saranno l’arcivescovo di Parigi, il card. Andrè Vingt-Trois, Monica Maggioni presidente della Rai e il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca, che esporranno le loro tesi sul tema della serata sotto forma di Ted Event. I loro interventi saranno introdotti dal prof. Francesco Botturi, docente di Filosofia morale e prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Successivamente si confronteranno tra loro e con il pubblico in un dialogo condotto da Arianna Ciampoli, giornalista di Tv2000. Nati per iniziativa del cardinale Angelo Scola e del professore Massimo Cacciari, i “Dialoghi di vita buona” sono promossi da diverse realtà culturali, sociali, economiche della metropoli milanese e vogliono essere una risposta comune alla frammentazione che caratterizza la nostra società.
Migrantes: a Bruxelles il Rapporto Italiani nel Mondo
Bruxelles - Il Rapporto Italiani nel Mondo 2015, curato dalla Fondazione Migrantes, sarà presentato il prossimo 4 marzo all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (Rue de Livourne 38), ore 19. Il Rapporto, cui hanno collaborato 53 autori, dall’Italia e dall’estero, comprende numerosi saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; La prospettiva storica; Indagini, riflessioni ed esperienze contemporanee; Speciale: Eventi e Mestieri; Allegati socio-statistici e bibliografici.
L’incontro di presentazione è organizzato dall’IIC in collaborazione con la Fondazione Migrantes, le Missioni cattoliche Italiane in Belgio e l’Associazione Punto Democratico di Bruxelles. Con la partecipazione di Acli , Mcl, Bergamaschi nel mondo ,Lucchesi nel Mondo e Comites di Bruxelles.
Interverranno mons. Battista Bettoni delle MCI, Francesco Cerasani, Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Matteo Lazzarini, segretario generale della Camera di Commercio Belgo-Italiana.
L’incontro di presentazione è organizzato dall’IIC in collaborazione con la Fondazione Migrantes, le Missioni cattoliche Italiane in Belgio e l’Associazione Punto Democratico di Bruxelles. Con la partecipazione di Acli , Mcl, Bergamaschi nel mondo ,Lucchesi nel Mondo e Comites di Bruxelles.
Interverranno mons. Battista Bettoni delle MCI, Francesco Cerasani, Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Matteo Lazzarini, segretario generale della Camera di Commercio Belgo-Italiana.
Moschee: bocciata dalla Consulta la legge della Lombardia
Milano - La legge regionale lombarda "anti moschee" non esiste più: è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta, che ha accolto il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’ufficialità della notizia è giunta ieri pomeriggio, durante l’incontro tra il nuovo presidente dell’assise e la stampa. Rispondendo a una precisa domanda, Paolo Grossi ha rivelato il criterio adottato dalla Corte per il suo verdetto: applicare l’articolo 19 della Costituzione. «La nostra preoccupazione è essere custode dei diritti fondamentali: il nucleo essenziale della sentenza poggia sull’evitare discriminazioni, come è sembrato alla Corte che ci fossero nella legge». Parole, le sue, in netto contrasto con l’interpretazione della pronuncia poco prima data dal governatore della Lombardia: «Non si tratta della violazione dei diritti di religione – aveva detto il leghista Roberto Maroni –, riguarda qualcosa legato alle procedure dei Comuni». La vicenda era iniziata l’anno scorso, quando il Pirellone aveva modificato le proprie norme in tema di edifici e attrezzature religiose: con la legge 2/2015, che modificava la precedente legge 12/2005, veniva reso più difficile dal punto di vista urbanistico l’iter per la realizzazione di nuovi luoghi di culto, in particolare le moschee. E per quegli enti religiosi privi di intesa con lo Stato, o la cui intesa non fosse ancora stata recepita dalla legge. Ecco allora che questi enti, se volevano costruire un proprio edificio sacro, dovevano dimostrare di avere «presenza diffusa, organizzata e consistente a livello territoriale e un significativo insediamento nell’ambito del Comune nel quale vengono disciplinati gli interventi». Contemporaneamente, era necessario che si munissero di statuti attestanti «il carattere religioso delle loro finalità istituzionali e il rispetto dei principi e dei valori della Costituzione». E per verificare l’esistenza di questi requisiti, il Pirellone aveva previsto l’istituzione di una specifica consulta regionale. Proprio su questo punto si era soffermato in particolar modo il giudice relatore. «Per la Corte – aveva esposto Marta Cartabia – sarebbe utile comprendere se questa consulta regionale è già stata istituita, oppure come verrà istituita e sulla scorta di quali norme dovrà operare». Il problema era scaturito dall’avvocato di Stato costituito per il Governo, Massimo Giannuzzi: «Una formulazione della legge così vaga si presta a decisioni arbitrarie,
dunque a creare discriminazioni». Venuto il proprio turno, l’avvocato della Regione questo si era limitato a dire: «Penso che la consulta non sia stata ancora istituita». Non una parola di più, sulla richiesta del relatore, da parte di Pio Dario Vivone. A quel punto, dimostrare la rispondenza della legge alla nostra Carta fondamentale era diventata impresa ancora più ardua. A maggior ragione perché la lista di complicazioni ancora era lunga. La procedura amministrativa per i nuovi luoghi di culto prevedeva infatti l’audizione di comitati di cittadini e di forze dell’ordine, nonché la realizzazione di parcheggi di metratura doppia rispetto a quella dell’edificio da costruire. Su ogni ingresso, a proprie spese la confessione avrebbe dovuto installare un impianto di videosorveglianza collegato alle autorità di pubblica sicurezza, e suo carico era pure posta la necessaria rete viaria. La tipologia costruttiva dell’edificio doveva poi rispettare il paesaggio lombardo, anche in questo caso
senza indicazioni più precise. Ma all’udienza sulla cosiddetta "legge anti- moschee", lunedì, tra il pubblico c’era pure una rappresentanza della Conferenza evangelica nazionale: «Questa norma danneggia anche noi», aveva detto il gruppetto di pastori. La giunta Maroni ha comunque annunciato la presentazione di un nuovo testo per regolare la materia. (Marcello Palmieri – Avvenire)
dunque a creare discriminazioni». Venuto il proprio turno, l’avvocato della Regione questo si era limitato a dire: «Penso che la consulta non sia stata ancora istituita». Non una parola di più, sulla richiesta del relatore, da parte di Pio Dario Vivone. A quel punto, dimostrare la rispondenza della legge alla nostra Carta fondamentale era diventata impresa ancora più ardua. A maggior ragione perché la lista di complicazioni ancora era lunga. La procedura amministrativa per i nuovi luoghi di culto prevedeva infatti l’audizione di comitati di cittadini e di forze dell’ordine, nonché la realizzazione di parcheggi di metratura doppia rispetto a quella dell’edificio da costruire. Su ogni ingresso, a proprie spese la confessione avrebbe dovuto installare un impianto di videosorveglianza collegato alle autorità di pubblica sicurezza, e suo carico era pure posta la necessaria rete viaria. La tipologia costruttiva dell’edificio doveva poi rispettare il paesaggio lombardo, anche in questo caso
senza indicazioni più precise. Ma all’udienza sulla cosiddetta "legge anti- moschee", lunedì, tra il pubblico c’era pure una rappresentanza della Conferenza evangelica nazionale: «Questa norma danneggia anche noi», aveva detto il gruppetto di pastori. La giunta Maroni ha comunque annunciato la presentazione di un nuovo testo per regolare la materia. (Marcello Palmieri – Avvenire)
P. Bentoglio: alcune cifre del fenomeno migratorio oggi
Città del vaticano - Ci sono nel mondo almeno 19,5 milioni di rifugiati, 38,2 milioni di sfollati all’interno del loro Paese e 1,8 milioni di persone in attesa dell’esito delle domande d’asilo, secondo il Rapporto Annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Il dato più allarmante è che oltre la metà dei rifugiati a livello mondiale sono bambini”. A dirlo è stato il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, p. Gabriele Bentoglio, intervenendo al Worshop “I religiosi e le migrazioni nel 21esimo secolo: prospettive, risposte e sfide”. Per Padre Bentoglio i lavoratori migranti si dirigono – sempre secondo i dati ONU – prima di tutto in Europa, che conta 72.400.000 immigrati; poi in Asia, che registrano 70.800.000 immigrati; quindi in America nel Nord, che ne conta 53.100.000. Si muovono verso l’Africa 18.600.000 persone, verso America Latina e Caraibi 8.500.000 persone e verso l’Oceania 7.900.000 persone. “L’Asia è il primo continente della lista di partenza con circa 92.500.000 emigranti, seguito dall’Europa, con 58.400.000, dall’America Latina e Caraibi, con 36.700.000, e dall’Africa, con 31.300.000. In coda, vi è l’America del Nord, con circa 4.300.000 emigranti, e l’Oceania con 1.900.000”. Cifre preoccupanti, anche perché – ha spiegato Bentoglio, secondo quanto riferisce Acistampa, “un dato atroce in costante crescita è quello del traffico di donne, uomini e bambini, presente in quasi tutti i Paesi del mondo, coinvolti in quanto terre di origine, di transito o di destinazione delle vittime”, una cosa che rappresenta “la terza fonte di reddito per la criminalità organizzata, dopo la droga e le armi”. I trafficanti “sono per lo più maschi adulti, cittadini del Paese in cui operano”, mentre “le vittime sono invece per la gran parte di sesso femminile: circa il 60 per cento delle vittime adulte sono donne; su 3 vittime minorenni, 2 sono bambine; il 75 per cento delle vittime complessive, tra minorenni e maggiorenni, sono donne e bambine”.
Lucani nel mondo: al via missione istituzionale in Argentina
Potenza - Inizia oggi a Buenos Aires la sei giorni della missione istituzionale della Regione Basilicata in Argentina il cui intento, come affermato dal presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, è di “coniugare attività istituzionale, cultura ed economia per promuovere la Basilicata e rendere omaggio ad un Paese, l’Argentina, che conta il maggior numero di emigrati lucani”. Ricco e intenso il programma previsto. Dopo l'incontro, presso la Federazione, con i rappresentanti delle associazioni degli emigrati lucani in Argentina, la presentazione del Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”. Venerdì, 26 febbraio, spazio ai lavori del Comitato esecutivo della Commissione regionale Lucani nel Mondo sui programmi annuale 2016 e triennale 2016-2018. Sabato, 27 febbraio, presso l’Istituto italiano di cultura, apertura ufficiale dei lavori dell’assemblea annuale della Commissione regionale lucani nel mondo. Nel pomeriggio prevista la presentazione del Museo dell’Emigrazione Lucana e della Fondazione Lucana Film Commission. La giornata di domenica 28 febbraio sarà dedicata interamente ai lavori della Commissione regionale dei Lucani nel Mondo con l’approvazione, in serata, dei programmi annuale 2016 e triennale 2016-2018. L’Istituto italiano di cultura farà ancora da palcoscenico, lunedì 29 febbraio, alla Fondazione Matera-Basilicata 2019. Programmati la presentazione del bando per l’individuazione della città argentina partner di Matera Capitale della Cultura europea 2019 e la conferenza dal tema “Matera capitale della cultura europea 2019 e le nuove sfide della cultura in Europa”. Alla manifestazione parteciperanno il direttore della Fondazione, Paolo Verri e rappresentanti dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo (Enit) e dell’Istituto per il Commercio Estero (Ice). In serata inaugurazione della mostra fotografica "Matera... sud di Eboli", a cura dell’Istituto italiano di cultura, della fotografa italo argentina Victoria Troiani.
Il primo marzo, ultima giornata in terra argentina della missione istituzionale lucana, previsto un incontro con tour operator e giornalisti della stampa turistica sul tema "Basilicata una belleza italiana por descubrir". I lavori sono a cura dell'Apt Basilicata, ufficio Sistemi culturali e turistici – Cooperazione internazionale della Regione Basilicata in collaborazione con Enit e Ice. Sempre lunedì si procederà alla stipula del protocollo di intesa tra Regione Basilicata - Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice” e Museo dell’immigrazione di Buenos Aires. Subito dopo sarà inaugurata la Casa di riposo per anziani lucani indigenti residenti in America Latina. Nel pomeriggio, a cura del Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”, si svolgerà la manifestazione “Testimonial lucani” con la consegna di un riconoscimento ufficiale a Gerardo Martino (originario di Ruoti e Ripacandida), allenatore della nazionale di calcio argentina. Saranno consegnati, inoltre, riconoscimenti alla memoria di Juan Manuel Farenga, Rosita Melo e Juan Josè Tramutola. Chiuderà la sei giorni nella capitale argentina la proiezione di filmati su Matera e la Basilicata a cura della Lucana Film Commission, dell’Apt Basilicata e dell'ufficio Sistemi culturali e turistici – Cooperazione internazionale.
Il primo marzo, ultima giornata in terra argentina della missione istituzionale lucana, previsto un incontro con tour operator e giornalisti della stampa turistica sul tema "Basilicata una belleza italiana por descubrir". I lavori sono a cura dell'Apt Basilicata, ufficio Sistemi culturali e turistici – Cooperazione internazionale della Regione Basilicata in collaborazione con Enit e Ice. Sempre lunedì si procederà alla stipula del protocollo di intesa tra Regione Basilicata - Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice” e Museo dell’immigrazione di Buenos Aires. Subito dopo sarà inaugurata la Casa di riposo per anziani lucani indigenti residenti in America Latina. Nel pomeriggio, a cura del Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”, si svolgerà la manifestazione “Testimonial lucani” con la consegna di un riconoscimento ufficiale a Gerardo Martino (originario di Ruoti e Ripacandida), allenatore della nazionale di calcio argentina. Saranno consegnati, inoltre, riconoscimenti alla memoria di Juan Manuel Farenga, Rosita Melo e Juan Josè Tramutola. Chiuderà la sei giorni nella capitale argentina la proiezione di filmati su Matera e la Basilicata a cura della Lucana Film Commission, dell’Apt Basilicata e dell'ufficio Sistemi culturali e turistici – Cooperazione internazionale.
Whirlpool e Croce Rossa insieme per aiutare i migranti
Ventimiglia - Sono arrivati questa mattina presso il Centro di Accoglienza della CRI di Ventimiglia (IM) gli elettrodomestici Whirpool donati grazie al progetto White goods for Red Cross.
L’iniziativa, che fa seguito al protocollo di intesa siglato a gennaio da Whirlpool Corporation e dalla Croce Rossa Italiana, prevede che l’azienda attrezzi, in maniera completa e professionale, i centri di accoglienza CRI di Roma, Bresso e Ventimiglia. Successivamente Whirlpool donerà altri elettrodomestici, selezionati in base alle specifiche necessità, a 38 centri gestiti dalla Croce Rossa e dislocati sull’intero territorio nazionale.
A Ventimiglia l’emergenza migranti è iniziata nel giugno 2015. Nell'arco di due giorni la Prefettura e la CRI hanno individuato alcuni locali dell’ex dopolavoro ferroviario dove ricavare dormitori, installare le tende per la mensa e per la cucina e i moduli bagno/doccia. Dal 13 giugno a oggi sono circa 90.000 i pasti serviti alle 35.000 persone migranti, per lo più uomini, transitati nel Centro di Accoglienza di Ventimiglia che, per la maggior parte, dopo pochi giorni di permanenza, hanno ripreso il loro cammino verso il Nord Europa. Oggi il Centro, in cui operano i volontari della CRI accanto a quelli delle consorelle Monegasca e Francese, ospita circa 120 persone, prevalentemente uomini di diverse nazionalità e di età compresa tra i 18 e i 30 anni.
L’iniziativa, che fa seguito al protocollo di intesa siglato a gennaio da Whirlpool Corporation e dalla Croce Rossa Italiana, prevede che l’azienda attrezzi, in maniera completa e professionale, i centri di accoglienza CRI di Roma, Bresso e Ventimiglia. Successivamente Whirlpool donerà altri elettrodomestici, selezionati in base alle specifiche necessità, a 38 centri gestiti dalla Croce Rossa e dislocati sull’intero territorio nazionale.
A Ventimiglia l’emergenza migranti è iniziata nel giugno 2015. Nell'arco di due giorni la Prefettura e la CRI hanno individuato alcuni locali dell’ex dopolavoro ferroviario dove ricavare dormitori, installare le tende per la mensa e per la cucina e i moduli bagno/doccia. Dal 13 giugno a oggi sono circa 90.000 i pasti serviti alle 35.000 persone migranti, per lo più uomini, transitati nel Centro di Accoglienza di Ventimiglia che, per la maggior parte, dopo pochi giorni di permanenza, hanno ripreso il loro cammino verso il Nord Europa. Oggi il Centro, in cui operano i volontari della CRI accanto a quelli delle consorelle Monegasca e Francese, ospita circa 120 persone, prevalentemente uomini di diverse nazionalità e di età compresa tra i 18 e i 30 anni.
MCI Germania e Scandinavia: a maggio il Convegno Nazionale dei Laici
Francoforte – Si svolgerà dal 20 al 22 maggio prossimo al Bildungshaus Berg Moriah di Simmern/Ww il Convegno Nazionale dei laici impegnati nelle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Sul tema “Misericordiando” (il tema del Giubileo), il convegno verrà guidato da don Cristiano Bettega, docente di teologia dogmatica (insegna anche nel triennio di Teologia della Zona Centro) e direttore dell’Ufficio ecumenico e interreligioso della CEI. Le iscrizioni vanno fatte entro il 30 aprile 2016.
Papa Francesco: corrotti e sfruttatori si pentano
Città del Vaticano - All’udienza generale in Piazza San Pietro Francesco, proseguendo le catechesi sulla misericordia nella Sacra Scrittura, ha affrontato il tema “Misericordia e potere”. “In diversi passi – ha detto - si parla dei potenti, dei re, degli uomini che stanno ‘in alto’, e anche della loro arroganza e dei loro soprusi. La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte. È quanto accade nell’episodio della vigna di Nabot, descritto nel Primo Libro dei Re, al capitolo 21, su cui oggi ci soffermiamo”. “In questo testo si racconta che il re d’Israele, Acab, vuole comprare la vigna di un uomo di nome Nabot, perché questa vigna confina con il palazzo reale. La proposta sembra legittima, persino generosa, ma in Israele le proprietà terriere erano considerate quasi inalienabili. Infatti il libro del Levitico prescrive: «Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti» (Lv 25,23). La terra è sacra, perché è un dono del Signore, che come tale va custodito e conservato, in quanto segno della benedizione divina che passa di generazione in generazione e garanzia di dignità per tutti. Si comprende allora, così, la risposta negativa di Nabot al re: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri» (1 Re 21,3)”. “Il re Acab reagisce a questo rifiuto con amarezza e sdegno. Si sente offeso - lui è il re, il potente -, sminuito nella sua autorità di sovrano, e frustrato nella possibilità di soddisfare il suo desiderio di possesso. Vedendolo così abbattuto, sua moglie Gezabele, una regina pagana che aveva incrementato i culti idolatrici e faceva uccidere i profeti del Signore (cfr 1 Re 18,4), - non era brutta, era cattiva! - decide di intervenire. Le parole con cui si rivolge al re sono molto significative. Sentite la cattiveria che è dietro questa donna: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreel» (v. 7). Ella pone l’accento sul prestigio e sul potere del re, che, secondo il suo modo di vedere, viene messo in discussione dal rifiuto di Nabot. Un potere che lei invece considera assoluto, e per il quale ogni desiderio del re potente diventa un ordine. Il grande sant’Ambrogio ha scritto un piccolo libro su questo episodio. Si chiama ‘Nabot’. Ci farà bene leggerlo in questo tempo di Quaresima. È molto bello, è molto concreto”. “Gesù, ricordando queste cose, ci dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo» (Mt 20,25-27). Se si perde la dimensione del servizio, il potere si trasforma in arroganza e diventa dominio e sopraffazione. E’ proprio ciò che accade nell’episodio della vigna di Nabot. Gezabele, la regina, in modo spregiudicato, decide di eliminare Nabot e mette in opera il suo piano. Si serve delle apparenze menzognere di una legalità perversa: spedisce, a nome del re, delle lettere agli anziani e ai notabili della città ordinando che dei falsi testimoni accusino pubblicamente Nabot di avere maledetto Dio e il re, un crimine da punire con la morte. Così finisce la storia: morto Nabot, il re può impadronirsi della sua vigna”. E a braccio aggiunge: “Questa non è una storia di altri tempi, eh! È anche una storia d’oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con il minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti che vogliono di più e più e più! Per questo dicevo che ci farà bene leggere quel libro di Sant’Ambrogio su Nabot, perché è un libro di attualità”. “Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che vuole possedere tutto. Un testo del profeta Isaia è particolarmente illuminante al riguardo. In esso, il Signore mette in guardia contro l’avidità i ricchi latifondisti che vogliono possedere sempre più case e terreni. E dice il profeta Isaia: «Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nel paese» (Is 5,8)”. “E il profeta Isaia – aggiunge a braccio - non era comunista, eh!”. “Dio, però, è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti dagli esseri umani. Nella sua misericordia invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. Adesso voltiamo pagina … e come segue la storia? Dio vede questo crimine e bussa anche al cuore di Acab e il re, messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono. Che bello sarebbe che i potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso! Il Signore accetta il suo pentimento; tuttavia, un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze. Il male compiuto infatti lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite”. “La misericordia mostra anche in questo caso la via maestra che deve essere perseguita. La misericordia può guarire le ferite e può cambiare la storia. Apri il tuo cuore alla misericordia! La misericordia divina è più forte del peccato degli uomini. È più forte, questo è l’esempio di Acab! Noi ne conosciamo il potere, quando ricordiamo la venuta dell’Innocente Figlio di Dio che si è fatto uomo per distruggere il male con il suo perdono. Gesù Cristo è il vero re, ma il suo potere è completamente diverso. Il suo trono è la croce. Lui non è un re che uccide, ma al contrario dà la vita. Il suo andare verso tutti, soprattutto i più deboli, sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato. Gesù Cristo con la sua vicinanza e tenerezza porta i peccatori nello spazio della grazia e del perdono. E questa è la misericordia di Dio. Grazie”.
Migrantes Lamezia: un convegno su “un mare di speranza nella misericordia di Dio”
Lamezia Terme - “Un mare di speranza nella misericordia di Dio”. Questo il tema scelto dall’Ufficio Migrantes di Lamezia Terme e che si svolgerà il prossimo 27 febbraio. Al convegno interverranno fra altri, sr. Leocadia Mezzomom, Metodios, Ieromonaco ortodosso della comunità romena, p. Constantino Ghimisi e p. Karem Boghos. “Si tratta di un incontro ecumenico per crescere insieme nell’accoglienza dell’altro – spiega sr. Manuela Simoes, Direttrice dell’ufficio diocesano Migrante, sottolineando che il Convegno vuole offrire un momento di formazione all'accoglienza in un contesto ecumenico, per sconfiggere le paure e creare fraternità. L’incontro, moderato dalla giornalista Maria Scaramuzzino, sarà introdotto dal vescovo diocesano, mons. Luigi Cantafora. (R.I.)
Profughi: 110mila nel 2016
Milano - Il numero di migranti e rifugiati arrivati in Grecia e in Italia nel 2016 ha già superato la soglia dei 100mila. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM) dall’inizio dell’anno
ha registrato 110.054 arrivi. Nello stesso periodo, oltre 413 migranti e rifugiati hanno perso la vita
nel Mediterraneo. Gli ultimi 4 cadaveri sono stati rinvenuti ieri nel canale di Sicilia, rimasti asfissiati in uno dei barconi della morte. Dall’inizio dell’anno al 22 febbraio, la sola Grecia aveva ricevuto circa 102.547 persone. Per l’Italia, dopo diversi giorni senza arrivi principalmente a causa del mare mosso, un totale di 940 migranti sono stati salvati in un solo giorno nel canale di Sicilia (il 22 febbraio) e dall’inizio dell’anno, circa 7.507 migranti sono arrivati via mare. L’effetto domino delle quote giornaliere di Austria e Slovenia e del loro approccio congiunto con Croazia, Serbia e Macedonia ha già provocato una concentrazione di rifugiati. In Grecia e Macedonia a quasi 700 persone, prevalentemente di nazionalità afghana, è stato di fatto negato l’accesso alle procedure di ammissione in Serbia, facendo salire la tensione tra i migranti che devono affrontare condizioni di vita difficilmente sopportabili. L’ACNUR ha fornito alloggi per 20 mila richiedenti asilo in Grecia al fine di stabilizzare la situazione e ridurre i movimenti attraverso rotte illegali. Eppure oltre l’85% di coloro che arrivano in Europa provengono dai 10 Paesi che producono più rifugiati al mondo. «Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti politiche restrittive adottate in molti Paesi europei. Tali misure – si legge in una nota dell’ACNUR – provocano disagi ulteriori ed evitabili per rifugiati e richiedenti asilo in Europa, causano situazioni caotiche in molte zone di confine, e mettono un’eccessiva pressione sulla Grecia in un momento in cui sta cercando con fatica di far fronte a numeri sempre maggiori di persone che hanno bisogno di accoglienza e servizi». L’Austria ha annunciato che avrebbe fissato per il 2016 un limite di 3.200 ingressi di persone nel suo territorio e non più di 80 nuove richieste di asilo al giorno. La Slovenia ha fatto lo stesso e ha annunciato un tetto simile per limitare gli accessi attraverso i suoi confini. «Queste ultime misure restrittive rischiano di violare la normativa europea e di indebolire gli sforzi per un approccio complessivo e coordinato per rispondere alla crisi di rifugiati e migranti in Europa», sottolinea l’agenzia Onu per i rifugiati. Inoltre, il 18 febbraio, i capi della Polizia di Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia in una dichiarazione congiunta hanno annunciato il loro accordo per l’identificazione congiunta al confine con la Grecia. L’atteggiamento complessivo di Bruxelles viene ancora una volta criticato da organismi quali il Consiglio italiano rifugiati (CIR). «Nella misura in cui le persone trovano maggiori difficoltà ad uscire dalla Grecia, inevitabilmente tornerà a crescere la rotta adriatica, via mare e via terra attraverso l’Albania», prevede Cristopher Hein, portavoce del CIR. «È abbastanza probabile – aggiunge – che chi rimane bloccato non tornerà indietro per tentare la traversata attraverso la Libia, e questo lo dimostrano già alcuni arrivi attraverso la rotta balcanica adriatica verso la Slovenia». Resta il nodo dell’operazione Nato davanti alle acque turche. «Non credo che le navi militari possano essere di grande aiuto – ribadisce Hein –. E quanto ai consigli UE di Bruxelles, gli esiti sono molto deludenti. Manca perfino l’esplicita sottolineatura sulla necessaria revisione del sistema Dublino”. (Nello Scavo – Avvenire)
ha registrato 110.054 arrivi. Nello stesso periodo, oltre 413 migranti e rifugiati hanno perso la vita
nel Mediterraneo. Gli ultimi 4 cadaveri sono stati rinvenuti ieri nel canale di Sicilia, rimasti asfissiati in uno dei barconi della morte. Dall’inizio dell’anno al 22 febbraio, la sola Grecia aveva ricevuto circa 102.547 persone. Per l’Italia, dopo diversi giorni senza arrivi principalmente a causa del mare mosso, un totale di 940 migranti sono stati salvati in un solo giorno nel canale di Sicilia (il 22 febbraio) e dall’inizio dell’anno, circa 7.507 migranti sono arrivati via mare. L’effetto domino delle quote giornaliere di Austria e Slovenia e del loro approccio congiunto con Croazia, Serbia e Macedonia ha già provocato una concentrazione di rifugiati. In Grecia e Macedonia a quasi 700 persone, prevalentemente di nazionalità afghana, è stato di fatto negato l’accesso alle procedure di ammissione in Serbia, facendo salire la tensione tra i migranti che devono affrontare condizioni di vita difficilmente sopportabili. L’ACNUR ha fornito alloggi per 20 mila richiedenti asilo in Grecia al fine di stabilizzare la situazione e ridurre i movimenti attraverso rotte illegali. Eppure oltre l’85% di coloro che arrivano in Europa provengono dai 10 Paesi che producono più rifugiati al mondo. «Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti politiche restrittive adottate in molti Paesi europei. Tali misure – si legge in una nota dell’ACNUR – provocano disagi ulteriori ed evitabili per rifugiati e richiedenti asilo in Europa, causano situazioni caotiche in molte zone di confine, e mettono un’eccessiva pressione sulla Grecia in un momento in cui sta cercando con fatica di far fronte a numeri sempre maggiori di persone che hanno bisogno di accoglienza e servizi». L’Austria ha annunciato che avrebbe fissato per il 2016 un limite di 3.200 ingressi di persone nel suo territorio e non più di 80 nuove richieste di asilo al giorno. La Slovenia ha fatto lo stesso e ha annunciato un tetto simile per limitare gli accessi attraverso i suoi confini. «Queste ultime misure restrittive rischiano di violare la normativa europea e di indebolire gli sforzi per un approccio complessivo e coordinato per rispondere alla crisi di rifugiati e migranti in Europa», sottolinea l’agenzia Onu per i rifugiati. Inoltre, il 18 febbraio, i capi della Polizia di Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia in una dichiarazione congiunta hanno annunciato il loro accordo per l’identificazione congiunta al confine con la Grecia. L’atteggiamento complessivo di Bruxelles viene ancora una volta criticato da organismi quali il Consiglio italiano rifugiati (CIR). «Nella misura in cui le persone trovano maggiori difficoltà ad uscire dalla Grecia, inevitabilmente tornerà a crescere la rotta adriatica, via mare e via terra attraverso l’Albania», prevede Cristopher Hein, portavoce del CIR. «È abbastanza probabile – aggiunge – che chi rimane bloccato non tornerà indietro per tentare la traversata attraverso la Libia, e questo lo dimostrano già alcuni arrivi attraverso la rotta balcanica adriatica verso la Slovenia». Resta il nodo dell’operazione Nato davanti alle acque turche. «Non credo che le navi militari possano essere di grande aiuto – ribadisce Hein –. E quanto ai consigli UE di Bruxelles, gli esiti sono molto deludenti. Manca perfino l’esplicita sottolineatura sulla necessaria revisione del sistema Dublino”. (Nello Scavo – Avvenire)
Minori stranieri soli: 13mila in Italia
Milano - «Duemila persone in media al giorno attraversano il Mediterraneo per andare verso l'Europa e 1 su 3 è un minore. Di questi, l'89% scompare perché scappa o viene sequestrato». Sono dati riportati da Jumana Trad, della Fondaco'n promocio'n social de la cultura (Spagna), tra gli ospiti intervenuti ad un convegno promosso alla Camera dei deputati su «I minori non accompagnati».
«Sono ragazzi che scappano per evitare la leva obbligatoria o per lavorare e aprire la strada ad altri familiari in Europa. Occorre un coordinamento europeo per identificarli e farli ricongiungere alle famiglie d'origine - ha proseguito Trad - nel quadro dei principi sanciti dalle convenzioni del 1989 e del 1951, e per rinforzare un programma umanitario di prevenzione nei paesi d'origine e di prima accoglienza nei paesi di arrivo». «Il 95% degli 11.800 minori sono maschi; l'80% ha dai 16 ai 17 anni. Sono ragazzi che nutrono una speranza di inserimento lavorativo di cui bisogna tener conto» ha aggiunto Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le questioni migratorie del Ministero degli Esteri, intervenendo al convegno. «Negli ultimi tre anni, in 13mila minori sono sbarcati in Sicilia ma il sistema italiano ne può accogliere solo 11.800» ha spiegato il prefetto Angelo Malandrino, responsabile del Servizio immigrazione del ministero dell'Interno, presente anche lui al convegno. Il ministero dell'Interno sta realizzando Centri di alta specializzazione per i minori non accompagnati, «all'interno dei quali questi soggetti non possono rimanere più di 60 giorni. Qui devono essere identificati, anche per età, curati e tutelati prima di passare nelle comunità di accoglienza». Quindi, «assieme al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) per adulti, ci saranno gli Sprar per i minori. Per il momento sono disponibili 700 posti per la prima accoglienza - aggiunge Malandrino - adesso diventeranno 1.200. Gli Sprar contano su un totale di 1.850 posti». «L'allontanamento - ammette il prefetto Malandrino - su 11.600 minori, 6.500 sono stati allontanati». E a chi gli ha chiesto come si possa prevenire l’allontamento dalle comunità, il prefetto Malandrino ha replicato: «Aprendoci all'ascolto del minore già nelle prime fasi dello sbarco». Malandrino ricorda che si tratta di ragazzi che si sono allontanati «spesso per sostenere le famiglie da un punto di vista economico. Per loro restare nelle comunità può essere una perdita di tempo - ha concluso - vogliono lavorare e finiscono per finire a lavorare in nero». Perché la legge depositata all'indomani del naufragio di Lampedusa, per creare un sistema di accoglienza e protezione dei minori emigranti, giace ancora in Parlamento? Lo ha chiesto Raffaella Milano, presidente di Save the Children, alla platea di esperti riuniti al convegno. «Speriamo che nel 2016 l'Italia si doti di un sistema organico di accoglienza dei minori migranti. Il nostro Paese ha un percorso di eccellenza - sottolinea Milano - ma tutto dipende da dove si sbarca e nelle mani di chi si finisce». Milano denuncia che «il piano Tratta è in attesa da troppo tempo, mentre i minori sfruttati si rendono invisibili nel tentativo di raggiungere altri paesi. E poi parliamo tanto della ricollocazione». (Ilaria Solaini)
«Sono ragazzi che scappano per evitare la leva obbligatoria o per lavorare e aprire la strada ad altri familiari in Europa. Occorre un coordinamento europeo per identificarli e farli ricongiungere alle famiglie d'origine - ha proseguito Trad - nel quadro dei principi sanciti dalle convenzioni del 1989 e del 1951, e per rinforzare un programma umanitario di prevenzione nei paesi d'origine e di prima accoglienza nei paesi di arrivo». «Il 95% degli 11.800 minori sono maschi; l'80% ha dai 16 ai 17 anni. Sono ragazzi che nutrono una speranza di inserimento lavorativo di cui bisogna tener conto» ha aggiunto Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le questioni migratorie del Ministero degli Esteri, intervenendo al convegno. «Negli ultimi tre anni, in 13mila minori sono sbarcati in Sicilia ma il sistema italiano ne può accogliere solo 11.800» ha spiegato il prefetto Angelo Malandrino, responsabile del Servizio immigrazione del ministero dell'Interno, presente anche lui al convegno. Il ministero dell'Interno sta realizzando Centri di alta specializzazione per i minori non accompagnati, «all'interno dei quali questi soggetti non possono rimanere più di 60 giorni. Qui devono essere identificati, anche per età, curati e tutelati prima di passare nelle comunità di accoglienza». Quindi, «assieme al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) per adulti, ci saranno gli Sprar per i minori. Per il momento sono disponibili 700 posti per la prima accoglienza - aggiunge Malandrino - adesso diventeranno 1.200. Gli Sprar contano su un totale di 1.850 posti». «L'allontanamento - ammette il prefetto Malandrino - su 11.600 minori, 6.500 sono stati allontanati». E a chi gli ha chiesto come si possa prevenire l’allontamento dalle comunità, il prefetto Malandrino ha replicato: «Aprendoci all'ascolto del minore già nelle prime fasi dello sbarco». Malandrino ricorda che si tratta di ragazzi che si sono allontanati «spesso per sostenere le famiglie da un punto di vista economico. Per loro restare nelle comunità può essere una perdita di tempo - ha concluso - vogliono lavorare e finiscono per finire a lavorare in nero». Perché la legge depositata all'indomani del naufragio di Lampedusa, per creare un sistema di accoglienza e protezione dei minori emigranti, giace ancora in Parlamento? Lo ha chiesto Raffaella Milano, presidente di Save the Children, alla platea di esperti riuniti al convegno. «Speriamo che nel 2016 l'Italia si doti di un sistema organico di accoglienza dei minori migranti. Il nostro Paese ha un percorso di eccellenza - sottolinea Milano - ma tutto dipende da dove si sbarca e nelle mani di chi si finisce». Milano denuncia che «il piano Tratta è in attesa da troppo tempo, mentre i minori sfruttati si rendono invisibili nel tentativo di raggiungere altri paesi. E poi parliamo tanto della ricollocazione». (Ilaria Solaini)
La carità non avrà mai fine: un convegno in Vaticano
Città del vaticano - Giovedì 25 e venerdì 26 febbraio si terrà in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, una conferenza internazionale dal titolo “La carità non avrà mai fine. Prospettive a 10 anni dall’Enciclica Deus caritas est”. La conferenza, organizzata dal Pontificio Consiglio “Cor Unum”, è inserita nel programma degli eventi del Giubileo della Misericordia e ha lo scopo di esaminare e approfondire le prospettive teologiche e pastorali dell’Enciclica per il mondo di oggi, in particolare in relazione al lavoro di chi opera nel servizio di carità della Chiesa. All’incontro prenderanno parte, in particolare, i Rappresentanti delle Conferenze episcopali e degli organismi di carità cattolici a livello internazionale.
Il primo giorno, alle ore 9, dopo il saluto di benvenuto di Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario di “Cor Unum”, interverrà il Card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con una relazione dal titolo “L’Enciclica Deus caritas est: una lettura teologica”. A seguire si terranno l’intervento di Michel Thio, Presidente della Confederazione internazionale San Vincenzo de’ Paoli, e le testimonianze di Marina Almeida Costa, Direttrice della Caritas Cabo Verde, e Roy Moussalli, Direttore Esecutivo della Syrian Society for Social Development. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, per una lettura del significato dell’amore all’interno delle tre religioni monoteiste, prenderanno la parola il Rabbino David Shlomo Rosen, Direttore del Dipartimento Affari religiosi dell’American Jewish Committee di Gerusalemme, il Prof. Saeed Ahmed Khan, docente alla Wayne State University di Detroit (Stati Uniti), e il filosofo Fabrice Hadjadj, Direttore dell’Istituto Philanthropos di Friburgo (Svizzera).
Il secondo giorno sarà inaugurato dalla relazione del Card. Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, dal titolo “L’importanza della Deus caritas est per il servizio di carità della Chiesa oggi”; a seguire ci saranno le testimonianze di Alejandro Marius, Presidente della Asociación Civil Trabajo y Persona (Venezuela), ed Eduardo M. Almeida, Rappresentante in Paraguay della Inter-American Development Bank. Alle ore 12 i partecipanti saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco presso il Palazzo Apostolico. Nel pomeriggio sarà dato spazio agli interventi del prof. Paolo Asolan, docente alla Pontificia Università Lateranense, e del Prof. Rainer Gehrig, docente all’Università Cattolica di Murcia (Spagna).
La moderazione dei lavori nelle due sessioni mattutine sarà affidata a Martina Pastorelli, Presidente di Catholic Voices Italia; gli incontri delle sessioni pomeridiane saranno moderati dal Prof. Luca Tuninetti, docente alla Pontificia Università Urbaniana.
Il primo giorno, alle ore 9, dopo il saluto di benvenuto di Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario di “Cor Unum”, interverrà il Card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con una relazione dal titolo “L’Enciclica Deus caritas est: una lettura teologica”. A seguire si terranno l’intervento di Michel Thio, Presidente della Confederazione internazionale San Vincenzo de’ Paoli, e le testimonianze di Marina Almeida Costa, Direttrice della Caritas Cabo Verde, e Roy Moussalli, Direttore Esecutivo della Syrian Society for Social Development. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, per una lettura del significato dell’amore all’interno delle tre religioni monoteiste, prenderanno la parola il Rabbino David Shlomo Rosen, Direttore del Dipartimento Affari religiosi dell’American Jewish Committee di Gerusalemme, il Prof. Saeed Ahmed Khan, docente alla Wayne State University di Detroit (Stati Uniti), e il filosofo Fabrice Hadjadj, Direttore dell’Istituto Philanthropos di Friburgo (Svizzera).
Il secondo giorno sarà inaugurato dalla relazione del Card. Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, dal titolo “L’importanza della Deus caritas est per il servizio di carità della Chiesa oggi”; a seguire ci saranno le testimonianze di Alejandro Marius, Presidente della Asociación Civil Trabajo y Persona (Venezuela), ed Eduardo M. Almeida, Rappresentante in Paraguay della Inter-American Development Bank. Alle ore 12 i partecipanti saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco presso il Palazzo Apostolico. Nel pomeriggio sarà dato spazio agli interventi del prof. Paolo Asolan, docente alla Pontificia Università Lateranense, e del Prof. Rainer Gehrig, docente all’Università Cattolica di Murcia (Spagna).
La moderazione dei lavori nelle due sessioni mattutine sarà affidata a Martina Pastorelli, Presidente di Catholic Voices Italia; gli incontri delle sessioni pomeridiane saranno moderati dal Prof. Luca Tuninetti, docente alla Pontificia Università Urbaniana.
Pontificia Università salesiana: un corso su “mediazione interculturale e interreligiosa”
Roma - Partirà a marzo la sesta edizione del Master Universitario di I livello in “Mediazione Interculturale e Interreligiosa”, promosso dall’Università Pontificia Salesiana in partenariato con l’A.S.U.S. (Accademia di Scienze Umane e Sociali) e con il Patrocinio di Religions for Peace.
Il Master, che dà accesso alle graduatorie per l’iscrizione al Registro Pubblico dei Mediatori Interculturali del Comune di Roma, propone un percorso formativo finalizzato alla formazione di professionisti in grado di cogliere le opportunità e le sfide di un contesto pluralistico e multiculturale e capaci di individuare, mediare e gestire con competenza situazioni conflittuali e potenziali opportunità di crescita e di arricchimento. Si propone di offrire una piattaforma di conoscenze filosofiche e culturali di base su cui verranno innestate competenze nuove derivanti dagli sviluppi della pedagogia interculturale, della mediazione culturale e religiosa, della gestione e risoluzione di conflitti. Le lezioni si svolgono a Roma in Viale Manzoni 24/c, sede dell’A.S.U.S. e hanno luogo il venerdì pomeriggio e il sabato per l’intera giornata, una volta al mese da marzo 2016 a febbraio 2017.
Il Master, che dà accesso alle graduatorie per l’iscrizione al Registro Pubblico dei Mediatori Interculturali del Comune di Roma, propone un percorso formativo finalizzato alla formazione di professionisti in grado di cogliere le opportunità e le sfide di un contesto pluralistico e multiculturale e capaci di individuare, mediare e gestire con competenza situazioni conflittuali e potenziali opportunità di crescita e di arricchimento. Si propone di offrire una piattaforma di conoscenze filosofiche e culturali di base su cui verranno innestate competenze nuove derivanti dagli sviluppi della pedagogia interculturale, della mediazione culturale e religiosa, della gestione e risoluzione di conflitti. Le lezioni si svolgono a Roma in Viale Manzoni 24/c, sede dell’A.S.U.S. e hanno luogo il venerdì pomeriggio e il sabato per l’intera giornata, una volta al mese da marzo 2016 a febbraio 2017.
MCI Germania: Don Marcin nuovo missionario a Paderborn
Paderborn – Alla fine di questo mese p. Natali Pierino cessa di essere il responsabile della Missione di Paderborn. Dal primo di marzo gli subentra don Marcin Tadrzak, oriundo di Kowary (Polonia) ma incardinato nella diocesi di Ravenna, già da metà gennaio suo attivo collaboratore. L’ingresso ufficiale di don Marcin avrà luogo domenica 28 febbraio 2016, alla messa delle 11,30 nella Franziskanerkirche (Westernstr. 19). P. Pierino continuerà a guidare la missione di Lippstadt, ma età e salute gli stanno consigliando di ridurre lentamente il lavoro (don Marcin sarà poi il suo successore anche a Lippstadt). La Delegazione, grata a p. Pierino per i suoi 7 anni di impegno a Paderborn (dalla morte di p. Ernesto), dà il benvenuto a don Marcin, a cui gli porge i migliori auguri per il suo nuovo lavoro pastorale tra gli italiani in Germania. (p. Tobia Bassanelli)
Scalabriniane: appelli di Papa Francesco dimostrano che Stati devono aprire frontiere
Roma - “Le nuove schiavitù dell'essere umano sono quelle che si basano sul dramma delle migrazioni. Schiavi delle frontiere, schiavi delle guerre di potere, schiavi della malavita organizzata, schiavi del denaro che distrugge le famiglie, uccide i sogni, le anime e i corpi di chi è costretto a sentirsi carcerato pur in Paesi liberi e che si professano democratici”. Lo dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane, congregazione che si occupa in particolar modo dell'assistenza ai migranti, in riferimento alle parole dette da Papa Francesco durante la sua visita in Messico. “Gli appelli del Papa contro morte e sfruttamento, a Ciudad Juarez, tra Messico e Stati Uniti d'America, sono l'ennesimo segnale di come le democrazie del mondo devono aprire le loro frontiere, non chiuderle - ha aggiunto - Solo così si può degnamente lottare contro le nuove schiavitù. Le parole del Pontefice obbligano tutto il mondo a gridarlo a gran voce e a star vicino a lui con la preghiera e con azioni che aiutino i migranti della Terra”. In Messico le suore missionarie scalabriniane sono presenti in tre comunità: a Guadalajara, Tijuana, e Città del Messico. Oltre a sorelle messicane, ci sono brasiliane e filippine. Oltre ad occuparsi della pastorale vocazionale e all’accompagnamento delle giovani che hanno intenzione di avviare un percorso di consacrazione, sostengono le politiche dei migranti nella nazione: si occupano della loro accoglienza, della loro difesa, della tutela dei loro diritti. A Tijuana gestiscono un Centro di accoglienza per donne i bambini migranti. A Città del Messico, inoltre, coordinano la pastorale arcidiocesana per i migranti e attendono un servizio specifico con i migranti vittime di violenza.