Primo Piano

Vigilare, pronti ad accogliere Gesù

4 Dicembre 2023 -

Città del Vaticano - È dalla cappella della residenza di Santa Marta che Papa Francesco, anche questa domenica, ha espresso la sua preoccupazione per la “grave situazione” del conflitto tra Israele e la Palestina. Nel discorso preparato per l’Angelus, letto da monsignor Paolo Baida, il Papa si dice addolorato per la rottura della tregua: “ciò significa morte, distruzione e miseria”. Si sofferma sulla situazione degli ostaggi, “molti sono stati liberati ma tanti sono ancora a Gaza”; 110 quelli rilasciati da Hamas, ma nella striscia ci sono ancora 137 persone: “pensiamo a loro, alle loro famiglie che avevano visto la luce, una speranza di abbracciare i loro cari”. Nelle parole lette dal suo collaboratore, Francesco esprime ancora sofferenza perché a Gaza mancano i beni di prima necessità; di qui l’appello affinché si trovi un accordo per un nuovo cessate i fuoco, trovando “soluzioni diverse rispetto alle armi, provando a percorrere vie coraggiose di pace”. In questa domenica la prima del tempo di Avvento, il Vangelo ripropone il verbo vegliare, come già nelle ultime domeniche del tempo ordinario. È, questo tempo, un cammino che ci chiama ad avere attenzione ai segni perché ogni relazione, ogni avvenimento nella nostra quotidiana esistenza sia l’attesa di un incontro di un volto. Certo poche settimane e avremo anche la gioia della festa, ma attenzione, sembra dirci questo tempo, a non dimenticare, tra luci e doni, chi è il festeggiato. Un cammino l’Avvento che ci fa riscoprire il senso del tempo perché, come ricordava Benedetto XVI, “Dio ci dona il suo tempo, ha tempo per noi…perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’esterno, per farla diventare storia di alleanza”. Torniamo al verbo vigilare, e Francesco spiega che la vigilanza “non è fatta di paura” di un castigo imminente, ma “di desiderio” dei servi di andare incontro al padrone. La parabola è chiara: il servo nella Bibbia è persona di fiducia cui il padrone ha affidato i suoi beni. Servo di Dio è Mosè; serva del Signore è Maria. Vigilare allora significa per il vescovo di Roma tenersi pronti ad accogliere il Signore “nel Natale che celebreremo tra poche settimane; alla fine dei tempi, quando tornerà nella gloria; ogni giorno mentre egli ci viene incontro nell’eucaristia, nella sua parola, nei fratelli e sorelle, specialmente nei più bisognosi”. Forse è necessario, in questo tempo segnato dall’attesa, inserire anche la preoccupazione per il futuro del Pianeta. A Dubai proseguono i lavori della Cop28 ai quali avrebbe voluto essere presente Francesco, bloccato in Vaticano a causa di una bronchite acuta. Comunemente diciamo che abbiamo ricevuto in dono dai nostri padri e per questo dobbiamo proteggere il creato; le popolazioni native dell’America invece dicono che l’ambiente, il mondo lo abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli: un’affermazione che cambia profondamente la prospettiva, il modo di vedere le cose. Nelle parole dopo la preghiera mariana il Papa rinnova il suo appello affinché “ai cambiamenti climatici si risponda con cambiamenti politici concreti”. Usciamo, scrive, “dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi, schemi del passato, e abbracciamo una visione comune”. Nel messaggio inviato alla Cop28, che a Dubai è stato letto dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, Francesco sottolinea l’urgenza di un impegno che riguarda “tutti e ora, senza rimandare”, per favorire e sostenere “una necessaria conversione ecologica globale”. Un pensiero infine all’attentato compiuto nel Sud delle Filippine dove sono morte quattro persone e una quarantina sono rimaste ferite a seguito di una esplosione: “desidero assicurare la mia preghiera”, è il messaggio di Papa Francesco che esprime vicinanza “alle famiglie, al popolo di Mindanao, che già tanto ha sofferto”.  (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: Angelus I° domenica di Avvento

4 Dicembre 2023 - Oggi, prima domenica di Avvento, nel breve Vangelo che la liturgia ci propone (cfr Mc 13,33-37), Gesù ci rivolge per ben tre volte un’esortazione semplice e diretta: «Vegliate» (vv. 33.35.37). Il tema è dunque la vigilanza. Come dobbiamo intenderla? A volte si pensa a questa virtù come a un atteggiamento motivato dalla paura di un castigo imminente, come se un meteorite stesse per precipitare dal cielo e minacciasse, se non ci scansiamo in tempo, di travolgerci. Ma non è certo questo il senso della vigilanza cristiana! Gesù lo illustra con una parabola, parlando di un padrone che tornerà e dei suoi servi che lo attendono (cfr v. 34). Il servo nella Bibbia è la “persona di fiducia” del padrone, con il quale c’è spesso un rapporto di collaborazione e di affetto. Pensiamo, ad esempio, che servo di Dio è definito Mosè (cfr Nm 12,7) e che anche Maria dice di sé stessa: «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38). Allora la vigilanza dei servi non è fatta di paura, ma di desiderio, nell’attesa di andare incontro al loro signore che viene. Si tengono pronti al suo ritorno perché gli vogliono bene, perché hanno in animo di fargli trovare, quando arriverà, una casa accogliente e ordinata: sono contenti di rivederlo, al punto che ne aspettano il rientro come una festa per tutta la grande famiglia di cui fanno parte. È con questa attesa carica di affetto che vogliamo anche noi prepararci ad accogliere Gesù: nel Natale che celebreremo tra poche settimane; alla fine dei tempi, quando tornerà nella gloria; ogni giorno, mentre Egli ci viene incontro nell’Eucaristia, nella sua Parola, nei fratelli e nelle sorelle, specialmente nei più bisognosi. Allora, in modo speciale in queste settimane, prepariamo con cura la casa del cuore, perché sia ordinata e ospitale. Vigilare, infatti, significa tenere pronto il cuore. È l’atteggiamento della sentinella, che nella notte non si lascia tentare dalla stanchezza, non si addormenta, ma rimane desta in attesa della luce che verrà. Il Signore è la nostra luce ed è bello disporre il cuore ad accoglierlo con la preghiera e ad ospitarlo con la carità, i due preparativi che, per così dire, lo fanno stare a suo agio. In proposito, si narra che San Martino di Tours, uomo di preghiera, dopo aver dato metà del suo mantello a un povero, abbia sognato Gesù rivestito proprio di quella parte di mantello che aveva donato. Ecco un bel programma per l’Avvento: incontrare Gesù che viene in ogni fratello e sorella che ha bisogno di noi e condividere con loro ciò che possiamo: ascolto, tempo, aiuto concreto. Carissimi, ci fa bene oggi chiederci come preparare un cuore accogliente per il Signore. Possiamo farlo accostandoci al suo Perdono, alla sua Parola, alla sua Mensa, trovando spazio per la preghiera, accogliendolo nei bisognosi. Coltiviamo la sua attesa senza farci distrarre da tante cose inutili e senza lamentarci in continuazione, ma tenendo il cuore vigile, cioè desideroso di Lui, desto e pronto, impaziente di incontrarlo. La Vergine Maria, donna dell’attesa, ci aiuti a ricevere il suo Figlio che viene. (Papa Francesco)

Migrantes Cesena-Sersina: domenica il ritiro di Avvento delle comunità migranti

1 Dicembre 2023 -

Cesena - L’ufficio diocesano Migrantes della diocesi di Cesena-Sersina  propone per domenica 3 dicembre il ritiro di Avvento per i migranti. L’appuntamento è per le 15,30 nella chiesa di San Domenico, in centro a Cesena. Il parroco don Firmin Adamon approfondirà il tema della bellezza della vita cristiana alla luce della Grazia della fede. Al termine ci sarà lo scambio degli auguri all’interno di un momento di fraternità.

Vangelo Migrante: Domenica 3 dicembre – I di Avvento (Vangelo Marco 13,33-34)

1 Dicembre 2023 -
“Maranathà, Il Signore viene”! Parola aramaica che esprime un invito: un incoraggiamento a non fermarsi ad andare avanti in un clima di attesa gioiosa… “Avventiamoci” allora in questa dolce attesa del Messia. Il Verbo si fa “carne” e viene ogni giorno ad abitare in mezzo a noi perché è entrato “eph apax” (una volta per tutte) nella nostra vita. Un “per sempre” con noi, che dice la verità del Natale. Un avvento non apocalittico, che non sceglie uno scenario di guerra e di bombe come quello raccontato ogni giorno dai media, ma un evento straordinario e umile, che irrompe nella notte della storia e dischiude la speranza. In questa prima domenica di Avvento, riscopriamo in Isaia non “il Dio lontano e temerario”, ma il Dio che “non ci lascia vagare senza una meta ma si prende cura di noi … Lui che ci ha fatto poco meno degli angeli, opera delle sue mani sua argilla si prende sempre cura di noi”. È importante allora chiedersi cosa stiamo attendendo, quale il senso di una “waiting room”, (sala d’attesa) da ricercare e trovare negli spazi reconditi della nostra esistenza. Aspettare e vigilare, sono due situazioni interessanti, a volte noiose e stressanti se ciò che attendiamo tarda ad arrivare. Noi attendiamo Gesù, questa la nostra certezza e Gesù non viene mai in ritardo, anzi ci invita ad essere attenti, pronti ad aprirgli subito la porta. In un dipinto nella cattedrale di San Paolo a Londra è raffigurato un Cristo che bussa ad una porta la cui maniglia, però, è all’interno. È la porta del cuore, che ciascuno di noi può aprire, ma solo dall’interno. “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Vivremo bene questo tempo di avvento se saremo quindi capaci di aprire il cuore, di dare il benvenuto ad ogni essere umano, a cominciare dal benvenuto dell’umanità all’uomo Gesù che solo può svelare il senso di ciò che siamo e di ciò che diventeremo. Il Natale ci aiuti a riscoprire il valore della antropologia cristiana, l’“imago Dei” presente in ogni essere umano, sia maschio che femmina, degno di stima e valore. E forse in questo tempo di attesa, non farà male riconoscere e apprezzare la dignità della donna come parte integrante del nostro presepio da rappresentare al meglio in questo scenario di sangue e violenza, contro ogni femminicidio e intolleranza. Il Natale viene e viene mentre sono impegnato a fare altre cose … a organizzare, ad acquistare, oppure a “chattare” come pazzi cercando di rispondere a tutti. L’avvento ci invita a non correre, come sempre, da una parte all’altra, a non lasciarsi prendere dalla frenesia di una vita senza tempo che ci rinchiude nel circuito vizioso delle nostre abitudini. Fermiamoci invece e leviamo il capo per ri-trovare Colui che ci salva: il “Verbo fatto carne”. Lo troveremo nel povero, nella schiava di un racket disumano, nel diverso, nello straniero.  Essere pronti, attenti e vigilanti. Fermiamoci, ma non per sederci in poltrona lasciandoci consumare magari da uno zapping compulsivo. Fermiamoci in piedi, pronti ad aprire la porta a Cristo. che viene, sempre, quando meno te lo aspetti. In questa ricerca spasmodica di senso e di valore, focalizziamo la nostra attenzione e la nostra vigilanza, non cadiamo nella superficialità di una routine noiosa, ma “avventiamoci” sul presente, per cogliere il “kairos” della salvezza. È tempo di alzare il capo, di ribellarsi alla pigrizia del momento e di guardare alla salvezza che si avvicina e che desidera trovare spazio in ciascuno di noi.  Guardiamoci dentro, con un endoscopio spirituale e lasciamoci illuminare dalla fibra luminosa della Parola di Dio, affinché questa ci aiuti a cogliere, in un sorriso o nella gentilezza di un piccolo gesto, i frammenti della Vita eterna. Cogliamo la Luce che viene “quella  che illumina ogni uomo”, presente in un fascio di paglia sul quale un bimbo, appena nato, freme dal freddo. Stiamo attenti … sta arrivando. Andiamogli incontro. (p. Andrea Fulco, Responsabile della Saint Peter Church a Londra)

Decreto flussi al via con boom di richieste

1 Dicembre 2023 -

Milano - La prima tornata di pratiche del maxi decreto flussi, varato nei mesi scorsi dal governo, è al nastro di partenza. Fra domani, sabato 2, lunedì 4 e martedì 12 dicembre avranno luogo i primi tre click day previsti dal ministero dell’Interno, relativi alla tranche iniziale di ingressi regolari per lavoratori stranieri – 136mila, su un totale di 452mila in un triennio – autorizzati a entrare in Italia per svolgere le mansioni previste dai contratti di chi li assumerà. E le proiezioni di queste ore fatte dal Viminale, confermano ciò che il mondo datoriale e le associazioni del terzo settore dicono da tempo: le richieste di imprenditori e datori di lavoro privati, nel caso di colf e badanti, è assolutamente superiore alle quote stabilite dal governo.

Per agevolare le operazioni durante le giornate del click, l’Interno ha infatti dato possibilità a chi volesse – fra il 30 ottobre e il 26 novembre – di compilare in anticipo i moduli di domanda, tramite il “Portale Servizi ALI”. Ebbene, al termine della fase di precompilazione, sono state inserite 607.904 istanze, un numero oltre 4 volte superiore a quello dei 136mila ingressi 2023 e perfino più grande dei 452mila stabiliti in tre anni.   Fra queste, 253.473 richieste sono relative al “lavoro subordinato non stagionale” (a fronte di 52.770 posti), 260.953 relative al “lavoro stagionale” (82.550) e ben 86.074 al “settore dell’assistenza familiare e socio-sanitaria”, a fronte di soli 9.500 posti per colf, badanti e baby sitter disponibili. Insomma, benché ampie, le quote fissate dall’esecutivo risultano nei fatti lontane dalle esigenze reali del sistema produttivo del Paese e del welfare privato sociale, per così dire, con cui i cittadini cercano di dare risposte alle necessità di familiari anziani o dei propri bambini. Un affare per l’erario. E una sanatoria “mascherata”. A ben guardare, e al netto della retorica politica e dei diversi punti di vista, il meccanismo messo in moto dai click day può essere visto come un prisma dalle molte facce: per le casse dello Stato è obiettivamente un buon affare; per le famiglie diventa una buona occasione per accendere o regolarizzare rapporti di lavoro; e in fondo, anche se il governo di centrodestra non lo ammetterebbe mai, diventa di fatto uno strumento per introdurre una limitata sanatoria di immigrati irregolari (già presenti sul territorio nazionale da tempo come lavoratori in nero ma privi finora della possibilità di emergere) senza esplicitarlo politicamente. Le stime dei datori di lavoro. Proviamo a fare qualche conto. Secondo i calcoli elaborati dall’Osservatorio sul lavoro domestico di Domina, una delle maggiori associazioni datoriali, la sola assunzione di 9.500 tra colf, badanti e baby sitter stabilita dal decreto flussi per il 2023 (altrettante ne sono previste per il 2024 e il 2025, ma abbiamo visto che le sole domande per quest’anno sono quasi dieci volte i posti consentiti) determinerà maggiori entrate nette per 16,2 milioni di euro. Il calcolo è stato effettuato tenendo conto che la retribuzione del nuovo lavoratore non potrà essere inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale (503,27 euro mensili) e ipotizzando che i guadagni dei lavoratori si distribuiscano solo nelle prime tre classi di reddito possibili (6-10 mila; 10-15 mila; 15-25 mila). Su questa base, vengono stimate imposte Irpef per 4,2 milioni di euro e contributi previdenziali per 15,9 milioni che le famiglie e i lavoratori pagheranno a favore dei nuovi rapporti di lavoro, per un totale di 20,1 milioni. Cifra alla quale vanno però sottratti gli effetti indiretti legati alla componente deducibile Irpef del datore di lavoro e al trattamento integrativo per il lavoratore domestico, per cui lo Stato dovrebbe “restituire” circa 3,9 milioni, riducendo così il saldo delle entrate totali appunto a 16,2 milioni di euro. Secondo lo studio di Domina, l’impatto fiscale del primo anno andrebbe poi a incrementarsi con le nuove assunzioni previste di 28.500 addetti all’assistenza familiare nel triennio, con un introito complessivo netto di 48,6 milioni di euro. Calcolatrice alla mano, dunque, si tratta di un’operazione conveniente, che conferma come «Il lavoro regolare in ambito domestico rappresenti un beneficio anche per le casse dello Stato e andrebbe quindi meglio sostenuto e incentivato sempre con sgravi per le famiglie datrici di lavoro», commenta Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina. Il bacino d’intervento e le potenzialità della convenienza per i conti pubblici in effetti sono decisamente ampi, se solo si considera che Inps e Istat stimano l’esistenza oggi di oltre un milione di rapporti “in nero”.

Lavoro domestico, il “nero” che emerge. In teoria, il decreto flussi prevede che il lavoratore extracomunitario autorizzato a soggiornare in Italia in virtù di un contratto di lavoro si trovi nella sua patria al momento della presentazione della domanda da parte del datore di lavoro. Ma l’esperienza degli ultimi decenni mostra come ciò avvenga solo in una parte di casi. Per colf e badanti spesso la domanda viene presentata per chi già è impiegato in nero presso quel datore di lavoro o che sono temporaneamente disoccupate ma già presenti nel nostro Paese. La natura stessa – altamente fiduciaria – del rapporto di lavoro domestico, infatti, rende molto improbabile l’assunzione di un lavoratore extracomunitario reclutandolo da un Paese estero senza conoscerlo personalmente. Chi affiderebbe infatti a uno sconosciuto che vive all’estero il proprio genitore anziano da custodire e curare? Di solito, in molti casi, quel lavoratore o quella lavoratrice già operano con un contratto non regolare presso una famiglia italiana oppure si trovano senza impiego per cause impreviste (è accaduto durante il Covid per molte badanti in seguito al decesso degli anziani di cui si prendevano cura). Così, quella persona può essere regolarizzata facendola tornare in patria (in genere i Paesi dell’Est Europa, raggiungibili con viaggi brevi, in aereo, treno o corriera) per qualche tempo – dopo aver visto accolta la domanda del click day – e poi da lì rientrare in Italia, rispettando le norme previste dal decreto flussi e con tutte le carte in regola. Accanto a questi, ci sono poi chiaramente gli ingressi ex novo dai Paesi esteri per i quali sono previsti i flussi: in genere si tratta di assunzioni di persone residenti in nazioni non vicine (ad esempio in America Latina, come il Perù, o in Asia, come Filippine o Sri Lanka) per cui parenti o amici in Italia si fanno garanti presso le famiglie datrici di lavoro.

L’incognita dei tempi. Sul buon esito dell’operazione, infine, aleggia il rischio che – al di là delle buone intenzioni – l’esame delle centinaia di migliaia di pratiche finisca per durare anni, per via della cronica scarsità di personale civile del ministero dell’Interno, addetto in questure e prefetture all’esame delle pratiche amministrative. Una situazione denunciata dai sindacati di settore e che Avvenire ha segnalato ad agosto in un’approfondita inchiesta, che ha dato luogo a interrogazioni parlamentari. «Il piano di assunzioni del Viminale è iniziato - osserva Dario Montalbetti, coordinatore della sigla sindacale Flp Interno - ma per noi è insufficiente, non garantisce il turn over dei pensionamenti che nei prossimi anni riguarderanno gran parte dei dipendenti civili: andranno via in 10mila su 16mila entro il 2029». Non si tratta di fare le cassandre, dunque, ma di essere realisti, visto lo sconfortante precedente della regolarizzazione del 2020 – avviata dal governo Conte II e proseguita da quelli di Draghi e Meloni –, per la quale l’esame delle oltre 200mila domande non è ancora incredibilmente terminato (a Roma, ad esempio, restano da vagliare circa la metà di quelle presentate). E siccome le domande preliminari registrate solo per questi primi click day sono oltre 600mila (il triplo di quelle del 2020), è opportuno che il governo attrezzi in breve tempo un’adeguata “macchina” di funzionari (e non qualche centinaio di lavoratori interinali), se non si vuole correre il rischio di far arenare un meccanismo di regolarizzazione cruciale per il mercato del lavoro del Paese. (Francesco Riccardi - Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)

 

Migrantes Benevento: domenica la festa dell’integrazione con i migranti

1 Dicembre 2023 - Benevento - In occasione dell'arrivo del Natale l'ufficio diocesano Migrantes di Benevento, in collaborazione con l'associazione Kairasù, organizza un momento di condivisione e integrazione, domenica 3 dicembre alle ore 16, presso la parrocchia Sacro Cuore di Benevento. Ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo mons. Felice Accrocca e successivamente una serie di attività dedicate ai bambini.

Viminale: da inizio anno sbarcate 152.272 persone migranti sulle coste italiane

30 Novembre 2023 -
Roma - Sono finora 152.272 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito oggi dal Ministero dell'Interno e aggiornato alle 8 di queta mattina. Di questi 18.159 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (17.073, 11%), Costa d’Avorio (15.967, 10%), Bangladesh (11.518, 8%), Egitto (10.882, 7%), Siria (9.285, 6%), Burkina Faso (8.410, 5%), Pakistan (7.454, 5%), Mali (5.866 4%), Sudan (5.799, 4%) a cui si aggiungono 41.859 persone (28%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 140.858 persone su tutto il territorio nazionale di cui 530 negli hot spot (347 in Sicilia e 183 in Puglia), 105.639 nei centri di accoglienza e 34.689 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 18.069 persone), Emilia Romagna, Piemonte e Lazio (9%), Campania (8%).

Migrantes: il 13 dicembre la presentazione del Rapporto Asilo

30 Novembre 2023 - Roma - Sarà presentato il prossimo 13 dicembre a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, l’edizione 2023 del Rapporto su Il Diritto d'Asilo della Fondazione Migrantes che ha per tema “Liberi di scegliere se migrare o restare”. Nei prossimi giorni il programma dell'iniziativa.

Camera dei deputati: approvato il decreto migranti che ora passa al Senato

30 Novembre 2023 - Roma - Nella seduta del 28 novembre u.s. l'aula della Camera dei deputati ha approvato, con 162 sì, 106 no e 2 astenuti, il c.d. decreto "Cutro 2" sui migranti (decreto 5 ottobre 2023, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché per il supporto alle politiche di sicurezza e la funzionalità del Ministero dell'interno), su cui il giorno precedente il Governo aveva posto la fiducia. Ora il provvedimento passa all’esame del Senato. Forti critiche sono giunte dalle forze politiche delle opposizioni, che contestano all'Esecutivo di utilizzare queste norme per fare propaganda. Il provvedimento estende da 30 a 45 giorni il tempo massimo di permanenza dei minori nelle strutture di prima accoglienza. E, in caso di flusso migratorio significativo, i Centri potranno ospitare fino al 50% di persone in più rispetto al limite di capienza fissato. I minori che abbiano compiuto i 16 anni saranno ospitati nei centri per gli adulti. Le misure sui minori introdotte nel decreto, con emendamenti e subemendamenti presentati durante l’esame in Commissione Affari Costituzionali, sono tra le più contestate dalle opposizioni. Come quella, ad esempio, che consente ai minorenni che abbiano compiuto i 16 anni di restare nei Centri di detenzione per adulti altri 60 giorni rispetto ai 90 già previsti dal dl del Governo. A causa di questa ulteriore modifica, i minori che hanno compiuto 16 anni potranno restare nei Centri per adulti per complessivi 150 giorni, cioè 5 mesi. Nel testo si stabilisce anche che l’attivazione delle strutture di prima accoglienza avvenga “sulla base delle esigenze del territorio e dell’entità degli arrivi in frontiera o dei rintracci” e si “elimina la possibilità per gli enti locali di gestire tali strutture” tramite convenzione con il Ministero dell’Interno”. Si consente, quindi, di realizzare o ampliare i CAS (Centri di Accoglienza straordinaria) per minori, in deroga al limite di capienza, nella misura massima del 50%. Fra le altre disposizioni contenute nel provvedimento, viene stabilito che non potrà entrare in Italia chi è condannato, anche con sentenza non definitiva, per lesioni personali ai danni di incapaci, minori o infermi o con prognosi di oltre 20 giorni. Porte chiuse anche a chi ha commesso reati "relativi a pratiche di mutilazione genitale femminile" e che abbiano comportato "lesioni permanenti al viso". Si riduce da 30 a 15 giorni (e da 60 a 40 giorni se chi ricorre risiede all'estero) il termine per presentare ricorso contro l'espulsione di stranieri con il permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Si assegnano ispettori e sovrintendenti di Polizia in ambasciate e consolati fino 20 unità. E si stabilisce che la domanda di protezione internazionale non si perfezioni nel caso in cui lo straniero non si presenti in Questura per gli adempimenti richiesti. E’ disposta la riduzione da 12 a 9 mesi del periodo di sospensione della domanda nel caso in cui il richiedente asilo si allontani senza giustificazione dai Centri di accoglienza o si sottragga al trattenimento negli hotspot e nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Per le donne vittime di violenza è stato approvato un ordine del giorno presentato dalle opposizioni. Con questo si impegna il governo "a verificare compatibilmente con le risorse disponibili a normativa vigente" la possibilità di "indirizzare le donne migranti vittime di violenza accertata dai servizi socio-sanitari territoriali di riferimento, a percorsi presso le reti territoriali anti-violenza e a creare sezioni specifiche nell'ambito dei Centri Sai, prevedendo in tempi rapidi le risorse necessarie". Al momento restano nei Centri di detenzione. (Alessandro Pertici)    

Decreto Flussi: dal 2 dicembre la presentazione delle domande

30 Novembre 2023 - Roma - E’ ormai prossima la data di apertura della procedura telematica di trasmissione delle istanze ingresso regolarmente in Italia: il decreto flussi 2023 (i termini e le quote degli ingressi di lavoratori extracomunitari per il triennio 2023-25 sono stati definiti dal D.P.C.M. 27 settembre 2023) prevede il rilascio del nulla osta per 136.000 lavoratori non comunitari, di cui 52.770 ingressi per lavoro subordinato non stagionale, 680 ingressi per lavoro autonomo e 82.550 ingressi per lavoro subordinato stagionale. Fino al 26 novembre 2023, sul “portale servizi” del Ministero dell’interno, è stato disponibile l'applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda. Le istanze potranno essere trasmesse esclusivamente con le consuete modalità telematiche, a decorrere dal: - 2 dicembre 2023 per i lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Paesi che hanno accordi di cooperazione con l’Italia (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Georgia, Ghana, Giappone, Giordania, Guatemala, India, Kirghizistan, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina); - 4 dicembre 2023 per gli altri lavoratori subordinati non stagionali; - 12 dicembre 2023 per i lavoratori stagionali. Tutte le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2023. Prima di poter procedere all’invio della domanda per il nulla osta, i datori di lavoro devono verificare presso il centro per l’impiego competente che non ci siano altri lavoratori già presenti sul territorio nazionale disponibili a ricoprire il posto per cui si intende far arrivare personale dall’estero. Una verifica che si effettua inviando al CPI una richiesta di personale, trasmettendo l’apposito modulo disponibile sul sito dell’ANPAL e del Ministero del Lavoro. Il datore di lavoro deve allegare all’istanza di nulla osta una autocertificazione in cui dichiara di aver svolto tale procedura. (Alessandro Pertici)  

Al card. Bassetti il Premio Internazionale “Empedocle” per il suo impegno nel Mediterraneo

30 Novembre 2023 - Agrigento - Nel pomeriggio del prossimo 16 dicembre, ad Agrigento, sarà il cardinale Gualtiero Bassetti a ricevere il “Premio Internazionale Empedocle”, in memoria di Paolo Borsellino, promosso e curato dall’Accademia di Studi Mediterranei, Istituto di Alta Cultura animato dalla fondatrice Assunta Afflitto Gallo e presieduto dal vescovo Enrico dal Covolo, già rettore della Pontificia Università Lateranense.  Il prestigioso riconoscimento -per la sezione “Mare Nostrum” -”Lago di Pace”- va ad un porporato noto non solo per il suo ruolo alla guida dell’episcopato italiano, ma anche per il suo impegno continuo sul fronte del Mediterraneo e le sue battaglie in difesa della dignità dei migranti, tema al centro di diversi convegni  promossi anche recentemente dall’Accademia agrigentina. Presenti l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, don Carmelo Mezzasalma - presidente del Comitato Scientifico dell'Accademia - e diverse autorità Istituzionali, politiche, religiose, nonché personalità della scienza e della cultura, con il presidente emerito della Conferenza Episcopale italiana , già arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nella Sala Zeus del Museo Archeologico, ci saranno altri tre premiati. L’ambasciatrice del Regno del Marocco presso la Santa Sede, Rajae Naji El Mekkaoui, autorevole giurista, membro del Consiglio Superiore degli Ulema, annoverata fra le personalità più influenti del mondo arabo; il medico palermitano Antonio Montalto, console onorario dell’Italia in Armenia da tempo dedito a progetti umanitari e di cooperazione nelle aree colpite da catastrofi naturali e guerre in tutto il mondo (sezione “Medicina – Coscienza Universale”); la pedagogista dell’ Università Cattolica, Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Milena Santerini, da sempre a servizio del primato educativo nelle sue attività accademiche e istituzionali (sezione “Giustizia, Legalità, Pedagogia Interculturale e interreligiosa”). Tutti terranno una lectio magistralis. I lavori saranno introdotti alle ore 16 da monsignor Dal Covolo al quale seguiranno interventi del sindaco di Agrigento Francesco Micciché, dell’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano; della presidente onorario Assunta Gallo Afflitto, del presidente del Comitato Scientifico don Carmelo Mezzasalma, del socio onorario dell’Accademia nonché sindaco di Palermo Roberto Lagalla, del presidente del Consorzio Universitario di Agrigento Antonino Mangiacavallo; della dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Maria Buffa; di Roberto Sciarratta e Giuseppe Parello, rispettivamente direttore e commissario straordinario del Parco Archeologico Valle dei Templi. Alla fine della XXIX edizione del Premio si terrà il recital “Empedocle” tratto dal poemetto della monaca eremita, già ricercatrice alla Sorbona, Mirella Muià. A dare voce al grande pensatore  il noto attore Gaetano Aronica, accompagnato al pianoforte dal Maestro Marco Palmisano che ha trascritto in musica l’intero testo.    

Decreto flussi: 607mila domande precompilate

30 Novembre 2023 -

Roma - Decreto flussi: sono 607.904 domande precompilate presentate, a fronte di 136mila i lavoratori non comunitari che potranno fare ingresso regolarmente in Italia in forza dello stesso decreto: 52.770 per lavoro subordinato non stagionale, 680 per lavoro autonomo e 82.550 per lavoro subordinato stagionale. Per agevolare le operazioni, dal 30 ottobre al 26 novembre, è stata data la possibilità di precompilare i moduli di domanda, tramite il “Portale Servizi ALI”: al termine di questa fase di precompilazione informa il Viminale- delle 607.904 istanze inserite, 253.473 sono di lavoro subordinato non stagionale, 260.953 relative al lavoro stagionale, 86.074 riferite all’assistenza familiare e socio-sanitaria.

Minori migranti: la Corte di Strasburgo punisce l’Italia

30 Novembre 2023 -

Bruxelles - Mentre dilaga la polemica sul decreto legge immigrazione del governo, per l’Italia arriva una condanna dalla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo (che dipende dal Consiglio d’Europa, del tutto indipendente dall’Ue). Al centro, il fatto che quattro migranti irregolari minorenni africani siano stati alloggiati nell’hotspot di Taranto, previsto per soli adulti, in condizioni degradanti e di privazione della libertà. Un verdetto che sembra destinato a mettere in questione la volontà del governo di consentire la promiscuità con adulti di migranti minorenni con più di 16 anni. I quattro (tre gambiani e un ghanese) avevano raggiunto la costa italiana a bordo di un’imbarcazione fatiscente il 22 maggio 2017. I ricorrenti sostengono di aver immediatamente informato le autorità italiane di essere minorenni. Ciononostante, furono trasferiti nell’hotspot di Taranto. Solo a metà luglio furono poi trasferiti in centri per minori. Tradotto: i migranti minorenni hanno dovuto convivere con adulti per quasi due mesi. Non basta: i ricorrenti, scrive la Corte, hanno lamentato che «il centro era sovraffollato e che le condizioni erano malsane». Il tutto documentato con foto. I loro legali hanno inoltre fatto riferimento a un rapporto sui Cie pubblicato nel gennaio 2017 dalla Commissione straordinaria sui diritti umani del Senato. Uno dei vicepresidenti, il senatore di Forza Italia Riccardo Mazzoni, visitò l’hotspot di Taranto, confermando che vi erano ospitati minori senza una vera e propria separazione dagli adulti, e sottolineando che «i servizi offerti non possono coprire le esigenze di un'accoglienza prolungata ». Il governo italiano non ha negato, ma ha cercato di giustificarsi: il 22 e il 26 maggio 2017 erano approdati due grandi gruppi di migranti, tra cui 202 minori. Numeri, questo l’argomento italiano, «particolarmente difficili da gestire».

I giudici hanno ravvisato tre violazioni della Convenzione europea dei diritti umani. La prima riguarda l’articolo 3, che vieta la tortura e i trattamenti disumani e degradanti. « La Corte – si legge – prende atto che il governo non contesta l’informazione sottoposta dai ricorrenti circa le carenze delle condizioni materiali dell’hotspot di Taranto». E, vista la durata della permanenza, «conclude che i ricorrenti sono stati sottoposti a un trattamento disumano e degradante ». Seconda violazione: articolo 5, che vieta la privazione di libertà salvo nei casi previsti dalla legge e, in caso d’arresto, prescrive il diritto di essere informati sulle ragioni. Il governo assicura che i ragazzi erano liberi di muoversi, ma Mazzoni invece afferma che liberi di uscire erano solo gli adulti. La Corte contesta inoltre che la detenzione dei quattro a Taranto è avvenuta «senza una chiara e accessibile base legale». Terza violazione: l’articolo 13 della Convenzione (diritto a un ricorso effettivo): la Corte afferma che, dal momento che all’inizio non era stato nominato un tutore legale, i minori non avevano al momento potuto denunciare le violazioni. L’Italia dovrà ora risarcire ciascuno dei quattro migranti con 6.500 euro per il danno non pecuniario, più 4.000 euro per i costi legali. La sentenza arriva nel giorno in cui si giungono le critiche indirette dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, all’accordo Italia-Albania. «La tendenza preoccupante di esternalizzare le procedure di asilo – ha dichiarato davanti al Parlamento Europeo - mandando i migranti in Paesi terzi non fa che alimentare i timori per i diritti umani». (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)

Migrantes: “Incrementare il sostegno ai nuclei familiari che vogliono rientrare”

29 Novembre 2023 - Roma – “Incrementare il sostegno ai nuclei familiari che vogliono rientrare e il bisogno di rispondere positivamente alle richieste di proroga”. Lo ha chiesto oggi pomeriggio la Fondazione Migrantes in occasione di una audizione alle Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato nell’ambito Dello “schema di decreto legislativo recante attuazione della riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale”. “Chi parte ha sempre nel cassetto il sogno di rientrare. Oggi – ha detto la rappresentante della Fondazione Migrantes, Delfina Licata accompagnata dal Direttore Generale mons. Pierpaolo Felicolo - il sogno di rientrare è di difficile realizzazione”. La Migrantes ha dedicato l’edizione 2023 del Rapporto Italiani nel Mondo al tema del ritorno indagando i motivi che non lo rendono possibile e quanto invece, proprio alla luce della “sete demografica” avvertita dall’Italia, sia qualcosa da “incoraggiare, conoscendo il fenomeno e mettendo in atto strumenti efficaci. Le nostre osservazioni in questa sede, quindi – ha spiegato la relatrice -  riguardano specificatamente il solo art. 5 dello schema di decreto legislativo relativo alla riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale dedicato al nuovo regime agevolato a favore dei lavoratori rimpatriati”. Dopo aver spiegato i compiti della Fondazione Migrantes e sottolineato che l’Italia “non ha mai smesso di essere un paese di emigrazione e non ha mai subito la trasformazione da paese di emigrazione a paese di immigrazione come erroneamente spesso sentiamo dire o leggiamo”, Licata ha evidenziato alcuni dati circa la mobilità italiana nel mondo cresciuta dal 2006 del 91% e caratterizzata, ogni anno, da giovani (il 44% tra i 18 e i 34 anni) e giovani adulti (il 24% tra i 35 e i 44 anni) e sottolineato che “il bisogno di rientro non è soltanto una necessità demografica. L’Italia ha bisogno di capitale umano e professionale plasmato dalla mobilità che è la cifra distintiva dell’epoca che stiamo vivendo. Chi parte non è mai la stessa persona di chi rientra. Il rientro dall’estero è di una persona e di un lavoratore/lavoratrice arricchito culturalmente e professionalmente proprio dall’esperienza di mobilità”. Per Migrantes il 2021 è stato l’anno nel quale si è manifestato l’impatto dell’introduzione delle nuove agevolazioni fiscali per l’attrazione di capitale umano in Italia. Il numero di rientri è, infatti, raddoppiato passando da una media di 2-3 mila all’anno ad oltre 6.500 (dati Gruppo Controesodo). Le agevolazioni hanno funzionato perché “le misure sono state disegnate dal basso guardando alle necessità italiane sicuramente, ma analizzando anche la situazione della mobilità italiana che nel frattempo, anche grazie alla pandemia mondiale da Covid-19, ha ulteriormente cambiato le sue peculiarità. Osservando chi, da dove e verso quali territori è rientrato è palese però che queste misure messe in atto debbano essere ulteriormente migliorate”. Per Migrantes non sono solo gli incentivi fiscali ad essere auspicati, ma anche “il riconoscimento della dimensione famigliare, l’accompagnamento e il sostegno della famiglia che dall’estero rientra in Italia.  Non è solo l’incentivo fiscale ad essere ricercato, quindi, è ben altro. È un sistema che si prenda cura della famiglia e l’accompagni nelle fasi di transizione dall’estero all’Italia. Da qui poniamo in evidenza le numerosissime richieste di proroga che sono sottoposte all’attenzione della Fondazione Migrantes di chi aveva già strutturato un progetto di rientro e si trova in questa fase di transizione bloccato tra una decisione presa e una trasformazione in atto che mette in discussione equilibri personali e soprattutto familiari molto delicati”. I dati relativi al 2021 dei rientrati, grazie all’introduzione del DL 34/2019, sono caratterizzati dal “considerevole aumento dei rientri nelle regioni meridionali anche se il Nord, e la Lombardia in particolare, si confermano essere le aree di maggiore attrazione essendo il territorio particolarmente devoto al Terzo Settore e ricco di multinazionali”, ha concluso la relatrice della Migrantes che ha evidenziato come l’attuale mobilità, all’interno di una Italia sempre più longeva e spopolata, vede il Sud soffrire maggiormente per cui la partenza per il Meridione di Italia si trasforma in una doppia perdita, dal Sud verso il Nord (mobilità interna) e dal Nord verso l’estero (secondo percorso migratorio). Allo stesso tempo, però, è “anche vero che l’analisi della mobilità partendo sempre dalle fragilità strutturali dei nostri territori deve concentrare l’attenzione del decisore su un’altra prospettiva altrettanto importante, quella cioè che mette a confronto le aree metropolitane e le cosiddette aree interne o del margine. In questo caso l’analisi si fa ancora più complessa considerando che le aree interne non si trovano soltanto al Sud Italia ma all’interno di ogni territorio regionale e sono quelle aree che soffrono ad esempio la carenza di un sistema di trasporto idoneo o di una moderna digitalizzazione che permetterebbe di usufruire di uno smart working che sia davvero il ‘lavorare da dove si vuole quando si vuole’ e non come attualmente viene concepito in Italia, il ‘lavorare da casa’”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: il circo “esprime una dimensione dell’anima umana: quella della gioia gratuita”

29 Novembre 2023 - Città del Vaticano - All’Udienza Generale di questa mattina in Vaticano erano presenti i partecipanti al Festival dei talenti circensi italiani che si sono esibiti davanti a papa Francesco. Il Pontefice li ha ringraziati per “questo momento di gioia” aggiungendo che il circo “esprime una dimensione dell'anima umana: quella della gioia gratuita, la gioia semplice, fatta con la mistica del gioco. Ringrazio tanto queste ragazze e questi ragazzi che ci fanno ridere ma anche ci danno un esempio di allenamento molto forte perché per arrivare a quello che arrivano loro c'è un allentamento forte, molto forte”. E da qui l’invito ad un appaluso.  (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: preghiamo per chi è disabile perché cresca l’inclusione nelle comunità

29 Novembre 2023 - Città del Vaticano - Sono le persone con disabilità al centro dell’intenzione di preghiera per il mese di dicembre scelta da papa Francesco. Una preghiera affinché «siano al centro dell’attenzione sociale», sottolinea il Pontefice nel video che solitamente annuncia l’intenzione per il mese alle porte. Video diffuso come ogni mese dalla Rete mondiale di preghiera del Papa e realizzato in collaborazione con il Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Una scelta dettata anche dal fatto che proprio a dicembre le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata internazionale delle persone con disabilità (il 3), con l’obiettivo di promuovere i loro diritti e il loro benessere non sempre riconosciuti. «Si tratta di cambiare un po’ la nostra mentalità per aprirci ai contributi e ai talenti di queste persone con diverse abilità, sia nella società che nella vita della Chiesa – dice il Papa nel videomessaggio –. E quindi, creare una parrocchia completamente accessibile non significa solo eliminare le barriere fisiche, ma anche capire che dobbiamo smettere di parlare di “loro” e cominciare a parlare di “noi”»

Tratta: a Roma domani si presentano i risultati del progetto europeo Net-works

29 Novembre 2023 -
Roma - Si terrà nella Casa internazionale delle donne, in via della Lungara 19, a Roma, giovedì 30 novembre, fra le 9.30 e le 12.30, la Conferenza finale del progetto europeo Net-works intitolato “Integrate, non invisibili”. Verranno presentati i risultati del progetto Net-works, finanziato dall’Unione europea, per l’integrazione a lungo termine delle donne sopravvissute alla tratta di esseri umani, e le attività realizzate tra il 2022 e il 2023. La conferenza sarà moderata da Oluwakemi Victoria Ajibola, assistente sociale e presidente della Nigerian Women Association. Tra i relatori, Gianni Rosas, direttore dell’Organizzazione internazionale del lavoro per l’Italia, e Adina Balam, responsabile europea della Rete internazionale Thalita Kum, che interverranno sul tema Sfide per l’integrazione delle sopravvissute alla tratta di esseri umani nel contesto europeo. Durante l’evento sarà lanciato un videotutorial multilingue indirizzato alle potenziali vittime di tratta e alle sopravvissute nell’Unione europea per incoraggiarle ad intraprendere percorsi di integrazione, nella legalità e col supporto di enti antitratta, incluse misure di conciliazione vita-lavoro per madri. Sarà presentato anche un toolkit per operatori e professionisti coinvolti nell’inserimento lavorativo delle donne uscite dalla tratta con strumenti utili per aziende, cooperative e associazioni nel passaggio delicato dal recupero personale all’autonomia lavorativa.
Grazie al progetto Net-works 54 donne sopravvissute alla tratta hanno ottenuto il sostegno di enti antitratta in 5 Paesi: Italia (Comunità Papa Giovanni XXIII), Lituania (Centras Kopzi), Lettonia (Shelter Safe House), Spagna (Fundaciòn de Solidaridad Amaranta) e Germania (The Justice Project). Le associazioni impegnate sul campo hanno formato un team di lavoro che garantisca percorsi di integrazione in una prospettiva centrata sulla persona, culturalmente sensibile e attenta al background migratorio delle vittime per facilitarne l’integrazione a lungo termine con un approccio olistico, anche collaborando con Nordic Diaspora Forum in Svezia e Inas Cisl in Italia. I percorsi di integrazione hanno favorito il processo di avvio dell’empowerment e del lavoro di 30 madri, incinte e/o con bambini piccoli. Tra le nazionalità predominanti Nigeria (29 beneficiarie), seguita da Costa d’Avorio, Camerun e Repubblica Democratica del Congo (12 beneficiarie). Per quanto riguarda il principale supporto ottenuto dalle beneficiarie attraverso i percorsi pilota di integrazione, il 23,3% ha frequentato percorsi di formazione e orientamento professionale, il 21,7% ha frequentato un corso di lingua, il 18,3% ha ottenuto sostegno alla mobilità, il 16,7% tirocini, il resto altri tipi di supporto alla maternità e all’integrazione. In Italia, la Comunità Papa Giovanni XXIII, leader del progetto, ha fornito un supporto psicosociale competente a 29 beneficiarie presenti nelle case rifugio e nelle case famiglia di 7 regioni italiane, attraverso tirocini, corsi di formazione al lavoro e sui diritti e doveri delle lavoratrici, formazione professionale e patenti di guida.

Commissione Ue: proposta legislativa contro traffico migranti

28 Novembre 2023 -
Bruxelles - Per contrastare la tratta dei migranti, la Commissione europea propone “un regolamento per rafforzare il ruolo di Europol e la cooperazione tra agenzie nella lotta contro il traffico di esseri umani”. Ciò si basa sul Centro Europol contro il traffico di migranti. Il ruolo del Centro “sarà ora elevato a una vera dimensione europea lungo aree strategiche”: rafforzare il coordinamento a livello Ue (il Centro europeo contro il traffico di migranti sarà rafforzato e sarà sostenuto dagli Stati membri, Eurojust, Frontex e dalla Commissione); cooperazione tra agenzie europee; migliorare la condivisione delle informazioni. Inoltre: rafforzare le risorse (gli Stati membri dovranno designare servizi specializzati per contrastare il traffico di migranti e collegare questi servizi all’applicazione sicura della rete di scambio di informazioni); rafforzare il sostegno di Europol attraverso l’invio di personale. Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione propone inoltre di aumentare le risorse finanziarie e umane di Europol. La Commissione Ue lancio dunque un appello all’azione per un’alleanza globale contro il traffico di migranti. “I migranti dovrebbero essere protetti dalla tratta. È necessario interrompere il modello di business in continua evoluzione dei trafficanti e smantellare le reti criminali transnazionali attraverso azioni informate, decise e coordinate delle forze dell’ordine e della magistratura”. L’appello all’azione per un’alleanza globale “è fondamentale per riunirsi sulla prevenzione, la risposta e le alternative alla migrazione irregolare, affrontando le cause profonde della migrazione irregolare e facilitando i percorsi legali”.
(Photo European Commission)

Migrantes: favorevoli alla promzione della conoscenza della storia dell’emigrazione italiana nelle scuole

28 Novembre 2023 - Roma - La Fondazione Migrantes “saluta favorevolmente” la promozione, attraverso un Progetto nazionale, della “conoscenza della storia e del presente migratorio del nostro Paese e del nostro popolo, affinché le nuove generazioni si riconoscano pienamente inserite in un’epoca e in una società naturalmente migrante e dove la mobilità sia non depauperamento ma opportunità di arricchimento che nasce dal confronto con realtà nazionali e culturali altre, più o meno distanti, e che abbia pieno compimento nel processo di circolarità”. E’ quanto ha detto la curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, Delfina Licata, intervenendo oggi davanti alla Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge recante “Disposizioni per la promozione della conoscenza dell’emigrazione italiana nel quadro delle migrazioni contemporanee”. Durante l’audizione – alla quale era presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – dopo la presentazione dell’organismo pastorale della Cei e del Rapporto Italiani nel Mondo, Licata ha sottolineato che la mobilità italiana oggi, “proprio perché vede soprattutto protagonisti i giovani, non è più solo sfuggire da situazioni di fragilità economica e occupazionale. La mobilità è desiderio di rivalsa e di crescita. Questo bisogno lo si trova tanto nelle aree metropolitane medio-grandi quanto nelle città medio-piccole. Essa accompagna chi vive nelle aree depresse e chi risiede in zone ricche del nostro Paese, quelle aree apparentemente prive di problemi ma che, nell’epoca della mobilità e della fluidità dell’identità, diventano per alcuni troppo strette al punto da spingere a cercare spazi vitali più ampi”. Il nostro Paese  “non ha mai smesso di essere un paese di emigrazione e non ha mai subito la trasformazione da paese di emigrazione a paese di immigrazione come erroneamente spesso sentiamo dire o leggiamo. Il nostro Paese è chiamato – ha spiegato la relatrice - oggi a fare un salto culturale importante e assolutamente necessario. L’Italia deve riconoscersi Paese della migrazione, società fondata sulla mobilità al punto tale che moltissimi connazionali non fanno rientro in Italia, ma sono pienamente protagonisti di quella mobilità circolare europea che produce ricchezza culturale, professionale ed economica all’interno del Vecchio Continente. Lo testimonia il fatto che non vi è paese al mondo in cui non vi sia presenza italiana e che, nell’ultimo anno, i nostri connazionali e le nostre connazionali sono partiti da tutte le province d’Italia raggiungendo 195 destinazioni diverse nel mondo”. Per questo serve una “rivoluzione culturale” attraverso la quale “sappia riconoscere e riconoscersi società interculturale già in essere, società plurale di uguali diritti e doveri dove non conta la nazionalità di partenza quanto la valorizzazione del background migratorio come di un elemento arricchente e portatore di novità. Ciò vale per gli italiani da sempre in mobilità, ma vale anche per i tanti cittadini di nazionalità non italiana che hanno scelto l’Italia come meta del loro progetto migratorio e vale anche per le seconde e terze generazioni che lottano per essere riconosciuti figli e figlie di questa Italia in crisi demografica, per i ‘nuovi’ italiani che hanno preso la cittadinanza italiana”.  La proposta di legge in discussione guarda a questo futuro e lo fa “partendo dal fatto che l’unica Italia che cresce oggi è quella che mette radici all’estero (+91% dal 2006), che a partire sono giovani e giovani adulti (il 44% delle partenze nell’ultimo anno per la sola motivazione espatrio), ma che l’Italia fuori dell’Italia è anche costituita da chi è all’estero da più di 15 anni (il 51,1% dei 6 milioni di residenti italiani all’estero) e da chi nasce con la cittadinanza italiana fuori dei confini nazionali (il 40,4% del totale, +175% dal 2006). Tutto questo patrimonio non può essere disperso, ma va innanzitutto riconosciuto come importante e prezioso e poi conosciuto e tramandato alle nuove generazioni che vivono nella cosiddetta epoca della mobilità e che, nel caso particolare degli italiani, hanno la mobilità come cifra caratteristica e strutturale della loro dimensione culturale e identitaria”. Per questo Migrantes si dice favorevole il Progetto nazionale proposto in quanto “si avverte la necessità di rendere le nuove generazioni pienamente consapevoli del loro passato e presente migratorio, del loro vivere in un Paese della migrazione e in una società fondata sulla migrazione, dove l’interculturalità è abbondantemente abitata”. (R.Iaria)