Primo Piano

Campobasso: domenica incontro su “anche noi migranti, sulle vie della Pace e della Giustizia”

Campobasso -  “Anche noi migranti, sulle vie della Pace e della Giustizia”. Sarà questo il tema del talk show promosso dalla diocesi di Campobasso–Bojano in collaborazione con Fondazione Migrantes, Caritas, Pastorale Familiare, UCSI Molise, Presidenza Regione Molise, per raccontare, testimoniare e riflettere sulla crisi migratoria, sulle azioni per raggiungere una convivenza pacifica, per imparare a “sognare… e costruire un mondo dove nessuno si senta solo, nessuno si senta superfluo o senza un posto”.
L’incontro si svolgerà domenica 5 febbraio presso l’auditorium del Palazzo Gil, in via Milano, 1 –con la partecipazione di Pino Finocchiaro, giornalista e inviato di Rai News 24. Con lui interverranno Mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso–Bojano; don Adriano Cifelli, direttore della Pastorale Migrantes della diocesi di Campobasso, don Franco D’Onofrio direttore della Caritas diocesana. Gli interventi saranno alternati da testimonianze dirette di migranti, di famiglie, di cooperative di accoglienza, sindaci del Molise che attuano i progetti Sprar.
In apertura immagini e suoni a cura dei giovani ospiti della cooperativa il “Geco” di Campobasso e Isernia.
 

Parlamento Ue: presa di distanza dai provvedimenti di Trump

Bruxelles - L’Ue “non respingerà nessuno che gode della protezione internazionale, questo è il nostro punto di vista e continueremo a difenderlo”. Lo ha affermato Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera, nel corso di un dibattito sulle decisioni del neo presidente Usa Trump in materia di immigrazione e asilo, inserito nella plenaria del Parlamento europeo, che ha preso avvio ieri a Bruxelles e proseguirà fino a oggi. Da molti eurodeputati si sono levate voci di condanna dei primi provvedimenti assunti dal presidente statunitense. Manfred Weber (Ppe) ha detto: “Trump è stato eletto e noi vogliamo il dialogo. Quando dice che sta combattendo l’immigrazione clandestina o l’islamismo radicale, ci trova d’accordo. Ma il divieto di ingresso non è così. Il sospetto generalizzato di Paesi e di persone conduce alla xenofobia. Gli Stati Uniti sono sempre stati un Paese di libertà e di diritti fondamentali, ora Trump tollera la tortura”. Così facendo, “uno Stato diventa esso stesso un criminale”. Gianni Pittella (Socialisti e democratici), ha affermato: “I provvedimenti di Trump sono un attacco alla civiltà giuridica europea e ai suoi valori fondamentali. Il ‘travel ban’ contro alcuni cittadini non è diretto contro il terrorismo, è una bugia, è demagogia, colpisce alcuni Stati e altri no, quelli con cui Trump fa affari”. Syed Kamall (Conservatori) ha sottolineato che “questo divieto arbitrario invia il messaggio che vi sarebbe contraddizione tra l’essere un buon musulmano e l’essere un buon cittadino di una democrazia occidentale. Tuttavia, gli americani hanno votato per il candidato, che sta facendo ciò che ha promesso di fare. Dobbiamo quindi accettare che questo presidente, le sue priorità e le politiche siano la conseguenza della crescente ondata di malcontento”. La leader del gruppo della Sinistra unitaria, Gabrielle Zimmer, ha chiesto di “mettere i nostri valori contro il disprezzo di Trump, di mostrare, con una politica migratoria caratterizzata dalla solidarietà, che le persone in cerca di protezione non sono la causa di tutti i mali”. Invece per Nigel Farage (antieuropeista britannico), quello che sta accadendo negli Stati Uniti è che “un verace democratico sta facendo quello per cui è stato eletto”. (Sir)
 

Spagna: la preghiera per il piccolo Samuel, morto sulla via dell’Europa

Milano - Si chiamava Samuel, aveva sei anni e veniva dal Congo. Il mare ha portato il suo corpo sulla spiaggia di Mangueta en Zahora, vicino a Cadice, venerdì scorso. Quel giorno, però, sulla costa non c’era un fotografo per catturare l’immagine del piccolo cadavere riverso sul bagnasciuga. Forse per questo, a differenza di Aylan, di Samuel non c’è traccia sulle reti sociali.
Le stesse autorità andaluse hanno liquidato la vicenda con una breve dichiarazione. Per buona parte dei media spagnoli e dell’opinione pubblica, il piccolo non è mai esistito. La diocesi di Cadice e Ceuta, invece, ha voluto ricordarlo con una preghiera sulla spiaggia. Un modo concreto per esprimere solidarietà - si legge nel comunicato della diocesi – “a quanti sono costretti ad abbandonare la propria terra in cerca di una vita migliore”. All’iniziativa, hanno partecipato decine e decine di persone, tra i quali anche esponenti di altre religioni e non credenti. Attivisti e cittadini hanno denunciato la crudeltà di una legislazione che costringe i migranti a rischiare la vita per realizzare il “sogno europeo”. Proprio come Aylan, anche Samuel fuggiva dalla violenza dimenticata che dilania la regione orientale del Congo e buona parte dell’Africa subsahariana.
Un altro dramma invisibile. Il 13 gennaio, è partito dal litorale Marocco insieme alla madre, Veronica. Avrebbe voluto raggiungere Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino, blindato da una triplice barriera. La valla, la chiamano. Tentare il salto è praticamente impossibile per donne e bambini. Questi, dunque, devono intraprendere la via del mare, a bordo dei barconi. Quello su cui viaggiavano Samuel e Veronica, però, come spesso accade, non ha mai raggiunto l’Andalusia: le onde l’hanno risucchiato. Solo il cadavere di Samuel, alla fine, è arrivato in Spagna. (Lucia Capuzzi – www.avvenire.it)
 
 

Svezia: 60mila firme per campagna immigrazione dal volto umano

Stoccoloma - Sono 63.243 le persone che in Svezia hanno sottoscritto la Juluppropet, la “campagna di Natale” lanciata il 14 dicembre scorso dai leader di 13 Chiese cristiane presenti nel Paese, per “una politica d’immigrazione umana”. La petizione verteva su tre richieste indirizzate al governo: “tutti coloro che hanno ricevuto asilo in Svezia abbiano diritto alla vita familiare; siano eliminati tutti gli ostacoli pratici alla riunificazione familiare; tutti i bambini e i giovani possano vivere il loro diritto alla sicurezza e al futuro”, come spiega il manifesto. A sollecitare questa iniziativa delle Chiese il “drastico cambiamento nella politica svedese” nel 2016 riguardo all’immigrazione e le “leggi restrittive in materia di asilo” approvate dal parlamento, che riguardano in particolare gli oltre 70mila minori non accompagnati arrivati in Svezia nel 2015. “Con l’iniziativa Juluppropet vogliamo dare speranza a tutti quei bambini e ragazzi che ora hanno paura di essere espulsi perché non c’è posto per loro qui”, aveva dichiarato il vescovo Anders Arborelius al lancio della campagna. La collaborazione ecumenica sui temi delle migrazioni e dell’asilo ha una storia decennale in Svezia. Una simile campagna era già stata fatta nel 2005, con oltre 160mila firme. Il prossimo 7 febbraio l’elenco completo delle persone che hanno partecipato all’iniziativa sarà inoltrata al governo, annuncia oggi il sito della campagna.
 

Commissione Episcopale Migrazioni Argentina: “gli stranieri necessari per la società”

Buenos Aires - Il dibattito sui migranti infiamma anche l’Argentina, dove si comincia a parlare di una legislazione più severa, con l’obiettivo dichiarato, riporta l’agenzia Aica, di proteggere il paese contro la criminalità proveniente da paesi stranieri. Un deputato argentino, Alfredo Ormedo, ha proposto di costruire un muro alla frontiera con la Bolivia. Di fronte a tale dibattito la Commissione episcopale per le migrazioni e il turismo ha emesso ieri un comunicato intitolato “Stigmatizzazione del migrante?”, nel quale lancia l’allarme su una visione che sta avanzando non solo nel mondo politico ma anche nella società. “A livello di governo e conseguentemente a livello politico – si legge nella nota – si sta dibattendo su una riforma della legislazione sugli immigrati che punta a proteggere la sicurezza del paese contro la criminalità proveniente da paesi stranieri”. La Commissione della Chiesa argentina fa notare la ricchezza che nel corso della storia il popolo argentino ha ottenuto grazie all’incontro di molte culture. “Chi è l’altro? Come posso relazionarmi con lui?”: sono le domande che il documento pone, di fronte alle divisioni che sul tema si stanno creando sia nel mondo politico sia nella società civile.
I migranti, in effetti, “si vedono obbligati ad abbandonare la loro terra per necessità di sopravvivenza o per migliorare le loro condizioni. Sono attratti verso i paesi di destinazione per la possibilità di occupare spazi lavorativi lasciati liberi dalla popolazione locale” e sono quindi “necessari per la società, come è facile da constatare gettando uno sguardo agli operai stranieri così numerosi nelle fabbriche, ai cuochi e ai camerieri nei ristoranti, nei cantieri, nelle aziende agricole e nelle campagne”. Al tempo stesso gli stranieri “cercano per se stessi e per le proprie famiglie casa, salute, istruzione, sicurezza. In una parola, hanno bisogno di integrazione”. Un obiettivo che “le istituzioni possono garantire, coniugando un’accoglienza che guardi al futuro e la prosperità di tutta la società”. Il messaggio termina con un’esortazione a “costruire un’identità più ricca, aperta, capace di tutelare e promuovere il patrimonio di valori e idealità che sono stati ereditati dagli antenati, e insieme ad aprirsi alla nuova ricchezza di vita che molti migranti portano con sé”. In quest’ottica viene richiamata “la cultura dell’incontro promossa da Papa Francesco quale “via privilegiata per superare i vuoti di una globalizzazione senz’anima e segnata dall’indifferenza”. (SIR)
 
 

MCI Svizzera sul referendum del 12 febbraio

Zurigo – “Impegnarsi per nuovi diritti non lede quelli acquisiti. Riconoscere una cittadinanza formale a chi, nei fatti, già è cittadino a tutti gli effetti, non solo estenderebbe un diritto, ma segnerebbe anche un vero riconoscimento per quanto, in più di un secolo, è stato fatto dai milioni di italiani in questo paese”. E’ quanto afferma oggi a www.migrantesonline.it don Carlo de Stasio, Coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera, in riferimento al referendum del prossimo 12 febbraio sulla naturalizzazione agevolata dei cittadini stranieri della terza generazione. Gli svizzeri, infatti,  saranno chiamati alle urne per una modifica della Costituzione in tal senso. Don De Stasio evidenzia che quella italiana, ancora oggi con oltre mezzo milione, è la prima comunità di stranieri in Svizzera (meno della metà ha dopo passaporto). La sua storia e i processi di radicamento e progressiva integrazione testimoniano – dice – “come il dialogo e la reciproca comprensione siano l’unica soluzione possibile”. Il 12 febbraio – spiega il sacerdote - il popolo svizzero è chiamato ad esprimersi sull’iniziativa parlamentare per la naturalizzazione facilitata per le terze generazioni. In altre parole, i nipoti delle migliaia di italiani e italiane – arrivati nel secondo dopoguerra, che hanno contribuito in maniera determinante alla crescita e al benessere economico della Confederazione – avranno la possibilità di vedersi riconoscere un percorso agevolato per naturalizzarsi in un paese nel quale sono nati, cresciuti e del quale fanno parte a tutti gli effetti. Per don de Stasio “riconoscere una cittadinanza formale a chi, nei fatti, già è cittadino a tutti gli effetti, non solo estenderebbe un diritto, ma segnerebbe anche un vero riconoscimento per quanto, in più di un secolo, è stato fatto dai milioni di italiani in questo paese”. Per questo e perché “cristianamente il dialogo e la comunanza di intenti è l’unica strada degna di essere percorsa” l’invito ad “esprimere un chiaro e netto ‘Sì’ il prossimo 12 febbraio”.
 
 

Trump: Mons. Becciu: “C’è preoccupazione. Noi messaggeri cultura dell’apertura”

Roma - “Certamente c'è preoccupazione perché noi siamo messaggeri di un'altra cultura quella dell'apertura”. Lo ha detto il Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato Vaticana, Mons. Angelo Becciu, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la politica sull'immigrazione e la conseguente costruzione del muro del Presidente degli Usa, Donald Trump. “Papa Francesco – ha aggiunto Mons. Becciu – infatti insiste anche sulla capacità d'integrare coloro che arrivano nella nostra società e cultura”.
 

Parlamento Europeo discute degli effetti del Decreto di Trump sugli ingressi negli Usa

Bruxelles - I leader dei gruppi politici del Parlamento Europeo discuteranno le “restrizioni di viaggio in seguito agli ordini esecutivi del Presidente degli Stati Uniti”. La discussione sarà aggiunta all'ordine del giorno della Plenaria – in programma oggi e domani -  in occasione dell'apertura della sessione.
I leader dei gruppi politici prenderanno la parola per esprimere la loro opinione sulle conseguenze dell'ordine esecutivo firmato venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in cui si vieta, con effetto immediato, l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da sette Paesi.
 

Educare alla salvaguardia del creato in tempo di migrazioni: un convegno Migrantes a Roma

Roma - “Educare alla salvaguardai del creato in tempo di migrazioni”: questo il tema di un convegno promosso dalla Fondazione Migrantes e che si svolgerà il prossimo 7 febbraio alle ore 17,00, presso il Seminario Maggiore di Roma (Piazza San Giovanni in Laterano, 4) durante il quale saranno presentati due nuove pubblicazioni.
Si tratta di “Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali” di Carlotta Venturi (Tau editrice) e “Amici della Terra. Vivere nel rispetto del creato” (MamApulia).
Oggi la consapevolezza nei confronti del problema climatico e ambientale cresce e le potenze mondiali  hanno iniziato a capire che bisogna agire per ridurre le emissioni di CO2 e che “ognuno deve fare la sua parte”. Ma se aumenta l’interesse politico sul clima resta un vulnus importante sulla questione che riguarda le principali vittime del degrado ambientale e del cambiamento climatico, i poveri e i migranti. Ecco perché occorre collaborare e lavorare sulle cause dell’emigrazione e favorire uno sviluppo dei popoli nei loro Paesi. Le motivazioni che spingono a partire vanno limitate e solo attraverso una sincera e fiduciosa cooperazione si potranno ottenere dei risultati soddisfacenti.
La Chiesa promuove un cambiamento di mentalità, un nuovo stile di vita, una collaborazione sincera in favore dello sviluppo umano integrale – di tutto l’uomo e di ogni uomo – nel rispetto dell’ambiente. Un cambio di mentalità è possibile – si legge nel volume di Venturi – “solo a patto si esca dalla logica del do ut des, del puro utilitarismo, che ci sia un rinnovato interesse dell’umanità per l’umanità, contro l’indifferenza e l’individualismo. A patto, cioè che l’umanità riscopra in sé stessa capacità di dialogo e di empatia e riconosca nella solidarietà un valore da coltivare e condividere”.
Su questi stessi temi il progetto “Amici della Terra. Vivere nel rispetto del Creato” promosso dalla Migrantes e rivolto ai più piccoli e alla loro educazione. Amici della Terra attraverso l’unione di un edugame e una tradizionale dispensa tematica, si rivolge al tema dell’ambiente e del rispetto del Creato a partire dall’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’interesse alle nuove forme della mobilità, in un momento storico in cui la protezione internazionale è la forma di migrazione che coinvolge numeri sempre più importanti, diventa imprescindibile – si legge nel testo -  per il cammino formativo ed educativo dei piccoli cittadini così come fondamentale è renderli protagonisti attivi di scelte ponderate di consumo e di vita per il loro futuro”.
Al convegno, moderato dal giornalista Gabriele Moccia,  interverranno, dopo i saluti istituzionali, Rocco d'Ambrosio della Pontificia Università Gregoriana; Carlotta Venturi, autrice del volume “Senza casa e senza tutela”, Daniela Marcheggiani e Mirko Notarangelo, curatori del progetto “Amici della Terra”. Durante l’incontro, che sarà concluso dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, anche la testimonianza di un profugo ambientale. (R. Iaria)
 
 

Conferenza Episcopale Usa: i cattolici uniscano la loro voce “in difesa della dignità umana”

Un appello in difesa della dignità umana è stato lanciato dai vescovi statunitensi, che sono tornati a criticare in maniera ferma il provvedimento deciso dalla Casa Bianca sul tema dell’accoglienza dei profughi. Lo riferisce l’“Osservatore Romano”.
Critiche già avanzate a caldo da singoli presuli e dal presidente del Comitato episcopale per la migrazione, il vescovo di Austin, Joe Steve Vasquez, e ribadite dai vertici della Conferenza episcopale. In una dichiarazione a firma del presidente e del vicepresidente, rispettivamente il cardinale Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston, e monsignor José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles, si fa appunto appello a tutti i fedeli cattolici perché uniscano la propria voce «in difesa della dignità umana». Per i presuli non si tratta certamente di una intromissione in uno dei momenti più delicati della scena pubblica: «Il nostro desiderio non è quello di entrare nell’arena politica» quanto di ribadire il contenuto centrale del Vangelo, perché, ricordano, «accogliere lo straniero non è un’opzione tra le tante nella vita cristiana». Citando il concilio Vaticano II, in particolare la dichiarazione “Nostra aetate”, i presuli sottolineano come il legame tra cristiani e musulmani si fondi «sulla forza indistruttibile della carità e della giustizia», ribadendo altresì che «la Chiesa non rinuncia alla difesa dei nostri fratelli e sorelle di tutte le fedi che soffrono per mano di persecutori spietati».
 
 

Salvati in 210 dall’Aquarius: 41 sono minori

Augusta - Approderà oggi al porto di Augusta la nave Aquarius della organizzazione italo-franco-tedesca Sos Mediterranee che opera in partnership con Msf (Medici Senza Frontiere), con a bordo 124 profughi tratti in salvo da un gommone grigio domenica mattina ed altri 86 salvati da una nave mercantile e trasferiti a bordo nella notte tra sabato e domenica.
Ieri mattina una delle due donne incinte salvate è stata evacuata a Lampedusa da una motovedetta della Guardia Costiera. Il trasferimento della donna – una trentunenne della Costa d’Avorio all’ottavo mese di gravidanza – è stato disposto per scongiurare i rischi connessi alla permanenza a bordo per la salute della madre e del bambino.
Ad Augusta dunque sbarcheranno i 210 profughi rimasti a bordo: si tratta di 180 uomini e 30 donne, un’altra delle quali incinta. Quarantuno i minorenni, di cui 38 non accompagnati. Provengono da Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Ghana, Guinea Conacry, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Mali, Camerun, Marocco, Niger.
 

Trump: il mondo cattolico critica “Muslim Ban”

Roma - Il provvedimento “Muslim Ban”, la “messa al bando” dei musulmani, e la conseguente corsia preferenziale per i richiedenti asilo cristiani del presidente Usa, Donald Trump è “una politica pericolosa” che “avrà gravi conseguenze”. Così ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, il direttore generale della Fondazione Migrantes (CEI), Mons. Gian Carlo Perego e il direttore di AsiaNews, padre Bernardo Cervellera, hanno espresso l’unanime disapprovazione nei confronti del nuovo piano per l’immigrazione degli Stati Uniti.
“E’ una scelta – ha commentato Mons. Perego - che oltre ad essere sbagliata sul piano politico, sarà grave sul piano culturale perché indica una correlazione sbagliata tra terrorismo e islamismo. Avrà conseguenze gravi: invece di portare avanti percorsi di dialogo porterà ad una diffidenza reciproca e una contrapposizione. E’ una scelta grave sulla quale speriamo il movimento culturale e religioso possa portare i politici a rileggerla poiché contraria alla stessa democrazia americana”. “Trovo che sia una politica – ha aggiunto padre Cervellera - difficile e pericolosa. In Medio Oriente ci sono persone musulmane colpite e perseguitate dall’Isis. Cristiani e musulmani hanno vissuto insieme per secoli in Medio Oriente. Ora fare una distinzione, anche se comprensibile perché i cristiani non trovano aiuto in tante parti, crea un’immagine confessionale dei conflitti. Questo è molto pericoloso”. “Queste scelte – ha sottolineato Mons. Perego - non fanno altro che aggravare persecuzioni e contrapposizioni anziché salvaguardare i cristiani che oggi sono perseguitati in almeno 59 Paesi del mondo”. “Muoversi in difesa dei cristiani – ha ribadito padre Cervellera - è un discorso pericoloso. Così si discrimina all’origine, si strappa dal terreno del Medio Oriente il tessuto che ha messo insieme cristiani e musulmani. In più si mette in mano ai fondamentalisti musulmani un’arma per attaccare l’Occidente cristiano”.
Il “Muslim Ban” di Trump, ha concluso padre Cervellera, è “una mossa azzardata. Gli Usa stanno cercando una sicurezza ma è difficile da quantificare perché sono stati esclusi Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar che sono noti per sostenere i gruppi di fondamentalisti che lottano in Siria ma anche Paesi, come l’Iran, che vorrebbero entrare in dialogo con la Comunità internazionale”.
 
 

Albenga: un’attenta lettura dei rapporti sui migranti

Albenga - Saranno presentati venerdì 3 febbraio, alle 18, ad Albenga, nell’ambito di un convegno all’Auditorium San Carlo il III Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia e il XXV “Rapporto Immigrazione” redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Relatori saranno Maria Cristina Molfetta, antropologa culturale, Sergio Durando, direttore regionale Migrantes per Piemonte e Valle d’Aosta, Lucia Foglino e Maddalena Stortoni, redattrici per la Liguria del Rapporto.
Parteciperanno all’incontro il Vescovo di Albenga– Imperia, Mons. Guglielmo Borghetti, il vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Ligure, Mons. Calogero Marino e  quello emerito di Savona, per molti anni Vescovo delegato regionale Migrantes, Mons. Vittorio Lupi.
Il Rapporto sulla Protezione Internazionale fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia e in Europa, a seguito di gravi e perduranti violazioni dei diritti umani nei paesi d’origine. Il Rapporto di Caritas e di Migrantes analizza nel dettaglio ciò che concerne l’immigrazione in Italia, cercando, a partire dai dati statistici, una lettura attenta e reale del fenomeno.
 
 

L’odissea di Hamaseh, la veterinaria iraniana e “toscana” bloccata in Costa Rica

Roma - L'odissea di Hamaseh, la veterinaria iraniana e "toscana" bloccata in Costa Rica dal bando di Trump. Un crowdfunding fulmineo ha raccolto più del doppio dei soldi necessari ad aggirare il veto di Donald Trump contro i cittadini provenienti dai 7 paesi musulmani nella lista nera Tweet 30 gennaio 2017 Hamaseh Tayari, veterianaria che lavora in Scozia ma cresciuta in Italia - "toscana" come la definiscono molti 'twit' che in queste ore hanno portato alla luce la sua storia - era in vacanza in Costa Rica con il compagno Alessio Citi di Vicopisano. Giunti di buon ora all'aeroporto di San Jose per rientrare a Glasgow via New York hanno scoperto che gli effetti del veto di Donald Trump contro i musulmani provenienti da alcuni paesi 'canaglia'. La carta d'imbarco di Hamaseh non poteva essere stampata perché la sua Visa di transito per gli Stati Uniti non era più valida perché la dottoressa Tayari ha un passaporto iraniano. L'unica soluzione praticabile a quel punto era cambiare percorso ma il volo per Glasgow via Madrid-Londra poneva un altro grosso problema, il costo. Dove trovare le 2600 sterline necessarie? Intervistata radiofonicamente dalla BBC scozzese Hamaseh ha detto che una cifra del genere li avrebbe svenati, senza più soldi per il cibo, l'affitto e le bollette per mesi. A questo punto è partito un crowdfunding, lanciato dall'associazione Women for Independence e che in poche ore, grazie al tam tam sui social media e l'ondata di critiche al provvedimento del neo presidente americano ha raccolto ben più della cifra necessaria a coprire il costo dei biglietti: 6175 sterline. La reazione di Hamaseh è stata di stupore e gratitudine e il resto dei fondi verranno donati allo Scottish Refugee Council. Jamaseh è cresciuta in Italia e si è laureata in veterinaria nel 2012 si è specializzata con un dottorato all'Università di Pisa prima di trasferirsi in Scozia per lavorare all'Università di Glasgow dopo un ulteriore periodo di formazione in Svizzera. A scendere in campo a sostegno di Hamaseh anche la premier scozzese Nicola Sturgeon che ha ringraziato per l'appoggio incredibile che in tanti hanno dato all'iraniana. "Ho ancora la nazionalità iraniana", ha raccontato Hamaseh, "Perche' non ho mai pensato di cambiarla. Non ho mai avuto problemi fino ad ora, forse ho dovuto aspettare un po' più a lungo per i visti, ma nulla di tutto questo mi è mai accaduto." (RaiNews)
 
 

Svizzera: i vescovi sul voto del 12 febbraio, sì alla naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione

Zurigo - “Le giovani straniere ed i giovani stranieri, le cui famiglie vivono in Svizzera da generazioni e sono integrati da tempo nel nostro Paese, hanno il diritto di farsi naturalizzare più facilmente”. La Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale Svizzera si schiera a favore della naturalizzazione agevolata dei cittadini stranieri della terza generazione”. Il prossimo 12 febbraio, la popolazione svizzera sarà chiamata alle urne per una modifica della Costituzione in tal senso. I cittadini svizzeri dovranno esprimersi sul Decreto federale concernente la naturalizzazione agevolata degli stranieri della terza generazione. Secondo questo decreto i giovani stranieri la cui famiglia vive in Svizzera da generazioni e sono bene integrati nel nostro Paese devono potersi naturalizzare in modo agevolato. Questa decisione del Parlamento implica una modifica della Costituzione federale e quindi è richiesto il voto della popolazione.
“Questi nostri giovani concittadini e concittadine – scrive ‘Giustizia e Pace’ in un comunicato – avvertono un legame più forte con la Svizzera che con il Paese d’origine dei loro nonni. La Svizzera è la loro madrepatria, eppure non hanno il passaporto rossocrociato. Da un profilo d’etica sociale, occorre offrire a questi giovani le stesse prospettive che ai loro coetanei svizzeri. Abbiamo bisogno delle loro competenze, talenti e impegno. Una naturalizzazione agevolata sarebbe un segnale forte di riconoscimento del loro apporto al benessere della società. Segnalerebbe che la loro partecipazione alla vita civile e il concorso alla coesione sociale ci importano molto, che non li lasciamo da parte. Molti di loro sono peraltro integrati e impegnati nelle varie Chiese. Non ci si potrebbe immaginare la vita della Chiesa senza di loro. L’oggetto in votazione persegue una naturalizzazione facilitata, e non una naturalizzazione automatica. Cantoni e Comuni possono continuare a far valere il loro diritto ad opporvisi”. (Sir)
 
 

Migrantes Benevento: unire intelligenza e cuore per costruire nuove comunità

Benevento - “Unire intelligenza e cuore per iniziare a costruire nuove comunità”: questa è l’esortazione del Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, intervenuto ieri sera al convegno dell’Ufficio diocesano Migrantes di Benevento dal titolo “Migranti Minori vulnerabili e senza voce”, celebratosi presso la Sala Parrocchiale “Sacro Cuore”. Il Direttore della Fondazione Migrantes, nel relazionare sul tema del convegno, ha esordito citando i dati del popolo migrante che rinnova non solo la società civile ma anche la Chiesa. “La migrazione economica ha visto una crescita significativa con 17.500 arrivi, soprattutto nelle regioni del Sud Italia. Stiamo vivendo il periodo del migrante che deve lasciare la propria terra non solo per la guerra ma anche per i disastri ambientali”. Mons. Perego ha parlato anche delle problematiche sull’accoglienza che ha l’Italia: “È un Paese di passaggio che in questi ultimi anni si è trovato ad affrontare una grande ondata migratoria ed il rischio è stato di delegare a in questi ultimi anni ad affrontare una grande ondata migratoria ed il rischio è stato di delegare a imprenditori legati alla malavita la gestione dell’accoglienza. Il caso di Mafia Capitale ne è un esempio. La Chiesa ha promosso un’accoglienza diffusa sul territorio. Il novanta per cento dei minori accolti sono adolescenti, 17.500 sono ospitati in strutture. Il sistema di accoglienza ha due elementi di debolezza: il primo è che molti ragazzi continuano il viaggio da soli, senza nessun sostegno, rischiando la vita e il secondo è la ricomparsa di veri e propri orfanotrofi, in cui alloggiano anche più di cento ragazzi”. Mons. Perego ha concluso il suo intervento affermando : “Alcuni minori sono vittime di tratta sessuale o lavorativa. Sono trentamila i minori accolti nelle nostre strutture ecclesiastiche, che poi diventati adulti lavorano nel settore tessile nell’agricoltura e come badanti. I volti dei ragazzi ci devono ricordare che anche i giovani italiani, spesso laureati, sono costretti a lasciare il nostro Paese: gli emigranti sono centosettemila, un dato che ci porta al 1960”. L’Arcivescovo di Benevento, Mons. Felice Accrocca, ha invitato a proporre soluzioni relative al tema dei migranti “circoncidendo” i nostri cuori. “Argomenti così complicati non possono essere risolti ragionando di pancia ma con la testa e con il cuore. Come Chiesa occorre contribuire ad offrire soluzioni alternative”. “Dobbiamo prendere coscienza – ha concluso l’arcivescovo di Benevento - che questo problema è più grande di quanto pensiamo”. Al termine degli interventi di Mons. Perego e dell’Arcivescovo di Benevento è seguita la proiezione del video “Vita da SPRAR” e la testimonianza di Yankuba Darboe e Mario La Monaca, protagonisti di un’emozionante e positiva storia di accoglienza. È intervenuto inoltre al convegno Moustapha Ghafir, Imam di Benevento e responsabile dell’associazione “Il Dialogo” che ha esordito ringraziando “la Chiesa e Papa Francesco per quanto si sta facendo per l’accoglienza e il dialogo”. L’Imam ha poi raccontato il  cammino con la Caritas beneventana con cui è nato il gruppo “Pace Alaykom”: “non  vogliamo restare chiusi ma vogliamo dialogare per farci conoscere e abbattere il muro della paura”. A chiudere gli interventi  il direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes, don Sergio Rossetti che ha ringraziato i presenti e ha relazionato sull’attività della Migrantes: “Centosessantasei nuove famiglie, novecentottantasette richieste di aiuto di vario genere di cui centonovantacinque sono garantite. Sono settecentoundici gli interventi analizzati, settantadue ritorni di persone, sessantasei richieste di  badante”. Don Sergio Rossetti  ha concluso affermando: “Dobbiamo essere sensibili, come direbbe il Papa: i migranti sono la carne di Cristo. È stato svolto il convegno in una parrocchia perché punto di partenza. Dobbiamo dare speranza a chi è meno fortunato. Dobbiamo partire dalle periferie perché è lì che le persone vengono accolte”.
 

Cie: Carta di Roma esprime preoccupazione per gli accessi negati alla stampa

Roma - Associazione Carta di Roma esprime “preoccupazione” per i ripetuti dinieghi ricevuti di recente dai colleghi che hanno richiesto l’accesso all’interno dei Centri di identificazione ed espulsione. Come segnala LasciateCiEntrare i dinieghi riguardano, in particolare, l’ingresso nei Cie di Torino e di Ponte Galeria. Le motivazioni addotte dal Ministero degli Interni – sottolinea una nota dell’Associazione- sarebbero “generiche e non sufficienti, dunque, a giustificare l’impedimento dell’accesso alla stampa e, di fatto, l’impedimento dell’esercizio del diritto di cronaca all’interno di tali centri di trattenimento”. Carta di Roma ricorda che nel 2012 il Tar del Lazio era intervenuto in materia dichiarando “illegittimo il divieto di opporre ai giornalisti un generico diniego di accesso ai centri di identificazione e espulsione per migranti (Cie)”. Affinché l’immigrazione sia raccontata in modo corretto e completo – sottolinea Carta di Roma - è “indispensabile consentire ai giornalisti lo svolgimento del proprio lavoro”. Da qui l’invito ai giornalisti a segnalare gli eventuali dinieghi ricevuti.

Albenga: un’attenta lettura dei rapporti sui migranti

Albenga - Saranno presentati venerdì 3 febbraio, alle 18, ad Albenga, nell’ambito di un convegno all’Auditorium San Carlo il III Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia e il XXV “Rapporto Immigrazione” redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Relatori saranno Maria Cristina Molfetta, antropologa culturale, Sergio Durando, direttore regionale Migrantes per Piemonte e Valle d’Aosta, Lucia Foglino e Maddalena Stortoni, redattrici per la Liguria del Rapporto. Parteciperanno all’incontro il Vescovo di Albenga– Imperia, Mons. Guglielmo Borghetti e quello emerito di Savona, per molti anni Vescovo delegato regionale Migrantes, Mons. Vittorio Lupi. Il Rapporto sulla Protezione Internazionale fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia e in Europa, a seguito di gravi e perduranti violazioni dei diritti umani nei paesi d’origine. Il Rapporto di Caritas e di Migrantes analizza nel dettaglio ciò che concerne l’immigrazione in Italia, cercando, a partire dai dati statistici, una lettura attenta e reale del fenomeno.
 
 

Il FAIM incontra le Regioni

Roma - Due intense giornate di lavoro hanno caratterizzato le riunioni del Comitato di Coordinamento e del Consiglio Direttivo del FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo) convocati a Roma il 26 e il 27 gennaio scorsi. Vi era molto attesa per l’incontro con il Coordinamento delle Regioni, considerando l’importanza che gli Enti locali rivestono – soprattutto in questa fase – nel rapporto con le comunità italiane all’estero, un rapporto che molto spesso coinvolge e cointeressa l’associazionismo in emigrazione.
La riduzione delle risorse economiche da una parte e la ridotta sensibilità che si registra a livello nazionale rispetto agli italiani all’estero – si legge in una nota del FAIM -  dovrebbero sensibilizzare tutti gli attori in campo a intensificare azioni progettuali comuni, superando approcci riduttivi, e a indirizzare gli sforzi alla costruzione di reti comuni, in primo luogo tra le diverse realtà regionali. Sono tante, infatti, le questioni annose che attendono risposta e numerose sono quelle nuove che si sono aggiunte, in particolare sul versante della nuova emigrazione e delle nuove mobilità professionali.
Dal punto di vista di una più intensa cooperazione tra istituzioni regionali e mondo associativo, il FAIM ha auspicato che si possa inaugurare al più presto una stagione di politiche interregionali, sviluppando progetti che possano dare risposte ad alcune delle priorità e delle opportunità in campo. È decisivo, a tal proposito, che i governi regionali recepiscano rapidamente i cambiamenti che sono intervenuti nella composizione della nostra emigrazione e si dotino di risorse, strumenti e modalità nuove di azione.
Il Coordinamento delle Regioni in materia di emigrazione, guidato da  Luigi Scaglione, ha illustrato le complessità che gravano sulle politiche verso gli italiani all’estero ma anche le potenzialità esistenti e i risultati delle azioni innovative che sono state messe in campo in questi ultimi anni.
Al termine dell’incontro il Coordinamento delle Regioni e il FAIM hanno concordato di proseguire e intensificare il confronto nei prossimi mesi con l’obiettivo di costruire un quadro di riferimento e di operatività che possa essere messo a disposizione delle istituzioni e del mondo associativo in generale. L’azione comune si svilupperà in tre direzioni: a) sul piano istituzionale per il rilancio dell’associazionismo sociale e delle consulte, come pure sul sostegno ai progetti di riforma di COMITE e CGIE; b) sul piano dei contenuti con il coinvolgimento reciproco nella costruzione di reti innovative; c) nella compartecipazione alla costruzione dei Forum Paese all’estero.
Nel seguito dei lavori il Consiglio Direttivo (presieduto da Rodolfo Ricci) del FAIM, a cui hanno partecipato i consiglieri provenienti da Argentina, Australia, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera, nonché i rappresentanti delle Associazioni in Italia, ha valutato e discusso il lavoro svolto dopo l’Assemblea costitutiva (aprile 2016) per dare al Forum gli strumenti occorrenti sul piano organizzativo, amministrativo e operativo per realizzare gli obiettivi che si è dato e affrontare le sfide a cui è chiamato. “Il fondamento della nostra azione – ha dichiarato Franco Narducci, portavoce e rappresentante legale del FAIM – risiede nel manifesto degli Stati Generali svoltisi nel mese di luglio 2015 e che fu approvato dall’ampia rappresentanza dell’associazionismo intervenuta in quell’assise. Una rappresentanza sociale che raccoglie complessivamente una rete di oltre 1.500 associazioni singole e aderenti alle maggiori reti associative nazionali, regionali e di diversi paesi”.
Per la realizzazione dei suoi obiettivi il FAIM potrà contare sulle risorse umane alle quali è stata affidata la responsabilità delle aree funzionali come la costruzione dei Forum Paese, la realizzazione di analisi e approfondimenti sui temi dell’emigrazione con il sostegno del neo costituito Comitato Scientifico - di cui fanno parte importanti esponenti del mondo universitario e della ricerca sociale - e la costruzione di una piattaforma informatica per strutturare forme di comunicazione e condivisione interna tra gli aderenti e di profilo esterno del Forum. Ma anche attivando gruppi di lavoro specifici, due dei quali sono stati già costituiti, quello sull’Internazionalizzazione e quello su Nuova Emigrazione e Immigrazione.
Il Direttivo ha infine approvato le quattro relazioni introduttive e le proposte di attività del Comitato di Coordinamento, integrate dai diversi suggerimenti e indicazioni degli altri interventi e l’adesione dei nuovi membri, previa conclusione dell’istruttoria in corso e che porterà a una ratifica al prossimo Consiglio Direttivo di giugno 2017. La compagine di aderenti al FAIM salirà, con questa integrazione a oltre 100 associazioni tra federazioni nazionali e regionali, federazioni estere e singole associazioni. 
 
 
 
 

Messico: i disperati in fila prima che arrivi il muro

Nuevo Laredo  - Il confine tra Messico e Usa è una catena umana, anche di notte. Siamo a Nuevo Laredo, Messico, al di là del Rio Grande (o Rio Bravo) c’è Laredo, Usa. Il canale, che divide due Stati, scorre placido all’una e mezzo di una notte serena, mentre sopra, sul ponte, un fiume umano sta per passare i controlli. Tra le auto, incolonnate da circa un’ora, sbucano all’improvviso dei venditori ambulanti. Piccoli e scuri, non si capisce se siano bambini o adulti, vista la statura minuta. Chi sa quanti di loro sognano quel permesso che li farebbe passare al di là del ponte per raggiungere i familiari, e quanti ci hanno già provato. A nuoto o infilati nei cofani delle auto, come si faceva per passare il muro di Berlino. Storie di ieri e di oggi. Muri che si abbattono e muri che si costruiscono. Statue enormi della Vergine di Guadalupe, personaggi dell’ultima cena, bibite e dolci al “chile” (peperoncino), sono venduti tra bus e auto da ragazzini e donne oramai anziane, con rughe che segnano i visi scuri illuminati dai fari. Oggi non ci sono barriere fisiche, domani, sicuramente, si ergerà il muro che Trump ha promesso in campagna elettorale. In queste ore i primi mattoni si stanno alzando. Almeno quelli della diplomazia, visto com’è finito il vertice tra il presidente Usa e il presidente messicano Peña Nieto. Parcheggiate le auto avanzano intere famiglie assieme ai bambini, avvolti nelle coperte e abbracciati dai genitori per scaldarli nella fredda notte messicana. Delle ragazze tirano borse enormi. Sembrano gli emigranti italiani negli anni Trenta. Scatoloni legati con lo spago pieni di noci, sono trascinati sulle rampe metalliche che portano al primo controllo dei militari. I sacchi di tela sulle spalle di donne, giovani e vecchie, accompagnate dai loro mariti, sembrano macigni. Appare un gruppo di signori eleganti, con i classici cappelli da “vaqueros” (cowboy) e vistosi baffi. Il fiume umano impiegherà almeno un’ora per passare i controlli. A volte anche due. Prima le borse, i pacchi e tutto quello che c’è nelle loro auto, è visionato dai raggi X, mentre anche lo stesso autobus viene controllato. Una camionetta monta un ponte metallico che scannerizza da cima a fondo i bus, mentre i cani, addestrati a scovare marijuana, sono al guinzaglio dei soldati in divisa verde. La fila umana, depositati in un angolo i bagagli, passa al controllo dei documenti: l’Esta, per chi viene dall’Europa e il visto per gli atri. Qualcuno socializza e parla del muro. «Trump está loco» (Trump è pazzo), commenta amaro Luis, tassista di Monterrey in visita al figlio a Dallas. Blanca, di Hermosillo, ricorda emozionata la visita del Papa un anno fa, in un altro punto del confine. «Mi trovavo a Ciudad Juárez, la rete tra Usa e Messico era metallica. La gente tantissima, da tutto il Nord per un incontro indimenticabile. Al passaggio di papa Francesco abbiamo fatto volare i palloncini colorati sulle frontiere. Un segno di libertà». La fila è composta, entra nei prefabbricati dove giovani militari chiedono cosa si va a fare negli Usa. Vengono prese le impronte digitali: prima le quattro dita, poi del pollice. Il clima è pesante. Si passa alla foto della retina, e alla fine, se tutto è regolare, viene posto il timbro sul passaporto. Il rischio è di essere rispediti indietro. A casa, senza riabbracciare quel pezzo di famiglia che vive negli Usa. Per chi passa c’è il costo di sei dollari a persona e la corsa a riprendere i bagagli rimasti all’aperto, incustoditi. Di fronte alle minacce di rendere tutto più difficile per chi vorrà varcare i confini, i vescovi non se ne sono stati zitti.
«Con profondo dolore, attraverso i mezzi di comunicazione, riceviamo la notizia dell’ordine esecutivo che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha firmato per iniziare la costruzione del muro sulla frontiera», scrive la Conferenza Episcopale Messicana. «Invitiamo tutti a una riflessione più approfondita sui modi attraverso i quali si può garantire la sicurezza, lo sviluppo, la creazione di posti di lavoro e altre misure necessarie senza causare ulteriori danni a coloro che già soffrono, i più poveri e i più vulnerabili». I vescovi della frontiera del Nord dl Messico conoscono bene i problemi della loro gente. «La prima preoccupazione è che molte persone che vivono rapporti familiari, di lavoro o amicizia, rimarranno bloccati per questa inumana interferenza». Il Presidente della commissione sulla Mobilità umana della Conferenza Episcopale Messicana, Guillermo Ortiz Mondragón, afferma una verità troppo nota: come al solito saranno i deboli le prime vittime dei mercanti di esseri umani. (Nicola Nicoletti – Avvenire)