Primo Piano

Messico: “città protetta” per i migranti deportati

Roma - Sei mesi di sussidi e l’aiuto, in collaborazione con le imprese locali, a trovare un lavoro: sono alcuni dei servizi attivati a Città del Messico, “ciudad sanctuario” che protegge e tutela i migranti deportati dagli Stati Uniti. Ad avviare i programmi è stato il governatore della capitale, Miguel Angel Mancera. Il primo passo è stata l’apertura di uno sportello di aiuto all’aeroporto. Il secondo l’attivazione dei sussidi, per 2264 pesos al mese, l’equivalente di 114 dollari statunitensi. Il Comune, del resto, sta trattando con le imprese locali un pacchetto di 2500 posti di lavoro da offrire ai connazionali rimpatriati. Il progetto è stato inaugurato dopo l’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump. Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha annunciato una stretta nei confronti dei migranti nonostante già con Barack Obama le deportazioni abbiano raggiunto la quota record di due milioni e mezzo.(Dire-Sir)
 
 

Immigrazione: un convegno a 20 anni dalla legge 40/98

Roma - “A 20 anni dalla prima legge quadro sull’immigrazione. L’attualità di una riforma per governare l’immigrazione”. Questo il tema di un convegno che si è svolto ieri sera al Senato su iniziativa della Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Nilde Iotti a 20 anni dalla legge Turco-Napolitano, la 40/1998 sull’immigrazione in Italia. Un momento per ricordare i presupposti di quell’iniziativa che – come hanno detto i promotori – “spesso viene dimenticata ma è stata una svolta all'interno delle politiche migratorie del nostro Paese". Una normativa – come ha detto Livia Turco, all’epoca Ministro per la Solidarietà Sociale nel Governo Prodi – che "resta molto attuale per la sua rottura con una logica di emergenza delle migrazioni". Una legge che prevede "una scelta molto netta, fatta di diritti e doveri per gli immigrati e che tutela l'accesso alla salute, il diritto alla maternità, la difesa dei minori ed i diritti connessi alla cittadinanza", insieme alla "lotta alla tratta degli esseri umani". Giorgio Napolitano, allora Ministro dell’Interno ha voluto ricordare quanto detto durante i lavori di approvazione della legge e cioè il bisogno di una politica europea sul tema migratorio evidenziando che il contrasto all’immigrazione irregolare “presuppone canali legali” Napolitano ha voluto rivendicare che alcune norme  previste "in tema di integrazione sono rimaste “soltanto sulla carta e non applicate”.
Durante il convegno è intervenuto anche il ministro dell'Interno Marco Minniti, che ha definito la legge "un riferimento normativo importante e di assoluta attualità" sottolineando che oggi occorre intervenire alla fonte dei flussi, replicando con la Libia gli accordi fatti con la Turchia. Inoltre occorre accogliere i richiedenti asilo in modo diffuso, con tempi rapidi per l’esame delle richieste e nell’attesa lavori volontari di pubblica utilità, su base volontaria, nei comuni che li ospitano. “Governare l’immigrazione illegale ci consente – ha detto - di affrontare l’immigrazione legale. La mia idea è semplicissima, ma difficilissima da realizzare: diminuire gli ingressi illegali e rafforzare i corridoi umanitari”. Minniti ha poi dati alcuni numeri aggiornati ai primi mesi del 2017 e riportati da Frontex: nel 2016 la rotta balcanica da Occidente è diminuita dell’84%, del 72% quella da Oriente. Quella del Mediterraneo è cresciuta del 18%, nei primi due mesi del 2017 del 50%. Al convegno anche Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che dopo aver ricordato alcuni dati sull’immigrazione in Italia (/pls/siti/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=18931&rifi=guest&rifp=guest) ha lanciato alcune proposte per una riforma del governo delle migrazioni. Tra queste una legislazione “con la capacità di regolare  i due volti delle  migrazioni oggi: le libere migrazioni e le migrazioni forzate, ampliando i titoli di soggiorni, con un’attenzione più ampia e non residuale alla protezione sociale e umanitaria di migranti per nuovi fenomeni  sociali, come le migrazioni forzate per ragioni ambientali o per ragioni religiose, per tratta”; un ufficio migrazione e un servizio accoglienza migranti in ogni Comune o  consorzi di piccoli Comuni ”strumenti di conoscenza, accompagnamento e prima accoglienza, diffusa e preparata sul territorio” come “primo passo di un buon governo delle migrazioni, che evita improvvisazione, superficialità, sfruttamento”. Perego è convinto che la gestione dell’immigrazione può essere realizzata “soltanto a partire dal nostro territorio, da un incontro fra domanda e offerta di lavoro, da un incontro che nasce da una legalità di presenza, che è il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, che già il Consiglio d’Europa ha consigliato in alcune direttive. Fare in modo che il nostro territorio, la nostra città, riesca sempre di più a costruire un discorso di accoglienza, di formazione e di tutela della legalità da subito, che è la vera garanzia sociale”. E poi la facilitazione per le conversioni dei permessi di soggiorno da richiedente asilo a lavoratore, da studente a lavoratore, il lavoro comune di Uffici della Questura e uffici di mediazione sociale per permettere, dal momento in cui una persona migrante riceva un titolo di soggiorno, “un accompagnamento a tutele sociali e sanitarie che costituiscano una sicurezza per tutti”; una legislazione che favorisca  il ricongiungimento familiare, “in fedeltà al dettato costituzionale di tutela della famiglia e del matrimonio,  per un percorso di genitorialità fondamentale, oltre che garanzia di sicurezza sociale” e al tempo stesso, una legge che favorisca “una nuova storia di tutela e di affido familiare per adolescenti minori non accompagnati, sempre più numerosi”. E poi forme di accesso alla cittadinanza che “amplino lo ius soli, ma soprattutto strumenti di esercizio della cittadinanza, riconosciute (come il servizio civile), ma ancora da riconoscere , come il diritto di voto amministrativo, già presente nel primo schema della legge Turco-Napolitano, all’art. 38, poi stralciato, per un dubbio di legittimità costituzionale”. “La vita, la storia, la cultura del mondo, soprattutto di  molti Paesi poveri,  che si incontra con la vita sempre più debole, la storia, la cultura del nostro Paese e dell’Europa devono trovare – ha concluso il direttore di Migrantes -  una legge che aiuti un cammino intelligente di incontro, di scambio, di cittadinanza attiva. Solo così si eviterà che la ‘rabbia dei paesi poveri’ – come scriveva 50 anni fa nell’enciclica  Populorum progressio Paolo VI – si scagli contro di noi e innesti nuovi conflitti  sociali e politici, che possono indebolire la democrazia e un cammino culturale, economico e sociale rinnovato nel nostro Paese”. (Raffaele Iaria)
 
 
 

Mons. Perego: trovare una legge che porti ad una cittadinanza attiva degli stranieri

Roma - 5.024.000 stranieri persone regolarmente soggiornanti in Italia di cui 2.500.000 di lavoratori e imprenditori, 1.800.000 famiglie, 814.000 studenti, 176.000 richiedenti asilo e rifugiati oggi accolti in strutture. Questi alcuni dati forniti oggi pomeriggio da Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes intervenuto al Senato  all’incontro sul tema “A 20 anni dalla prima legge quadro sull’immigrazione. L’attualità di una riforma per governare l’immigrazione”, promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Nilde Iotti a 20 anni dalla legge Turco-Napolitano, la 40/1998, una legge che “ha iniziato a pensare il Paese non nonostante questo popolo, ma con questo popolo”, ha detto Mons. Perego. “Come Migrantes salutammo la legge come uno strumento di tutela della dignità della persona  immigrata nel nostro Paese, con un’attenzione particolare e unica alle vittime di tratta (art. 18), anche se notavamo – ha detto - alcune lacune o stralci: gli articoli sulla protezione umanitaria e il diritto d’asilo, il diritto di voto amministrativo, la riduzione da dieci a cinque anni per la richiesta della cittadinanza, l’espulsione per via amministrativa e non giurisdizionale, l’incognita dei centri di permanenza temporanea”. Mons. Perego lancia alcune proposte per una riforma del governo delle migrazioni. Tra queste una legislazione “con la capacità di regolare  i due volti delle  migrazioni oggi: le libere migrazioni e le migrazioni forzate, ampliando i titoli di soggiorni, con un’attenzione più ampia e non residuale alla protezione sociale e umanitaria di migranti per nuovi fenomeni  sociali, come le migrazioni forzate per ragioni ambientali o per ragioni religiose, per tratta”; un ufficio migrazione e un servizio accoglienza migranti in ogni Comune o  consorzi di piccoli Comuni ”strumenti di conoscenza, accompagnamento e prima accoglienza, diffusa e preparata sul territorio” come “primo passo di un buon governo delle migrazioni, che evita improvvisazione, superficialità, sfruttamento”. Perego è convinto che la gestione dell’immigrazione può essere realizzata “soltanto a partire dal nostro territorio, da un incontro fra domanda e offerta di lavoro, da un incontro che nasce da una legalità di presenza, che è il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, che già il Consiglio d’Europa ha consigliato in alcune direttive. Fare in modo che il nostro territorio, la nostra città, riesca sempre di più a costruire un discorso di accoglienza, di formazione e di tutela della legalità da subito, che è la vera garanzia sociale”. E poi la facilitazione per le conversioni dei permessi di soggiorno da richiedente asilo a lavoratore, da studente a lavoratore, il lavoro comune di Uffici della Questura e uffici di mediazione sociale per permettere, dal momento in cui una persona migrante riceva un titolo di soggiorno, “un accompagnamento a tutele sociali e sanitarie che costituiscano una sicurezza per tutti”; una legislazione che favorisca  il ricongiungimento familiare, “in fedeltà al dettato costituzionale di tutela della famiglia e del matrimonio,  per un percorso di genitorialità fondamentale, oltre che garanzia di sicurezza sociale” e al tempo stesso, una legge che favorisca “una nuova storia di tutela e di affido familiare per adolescenti minori non accompagnati, sempre più numerosi”. E poi forme di accesso alla cittadinanza che “amplino lo ius soli, ma soprattutto strumenti di esercizio della cittadinanza, riconosciute (come il servizio civile), ma ancora da riconoscere , come il diritto di voto amministrativo, già presente nel primo schema della legge Turco-Napolitano, all’art. 38, poi stralciato, per un dubbio di legittimità costituzionale”. “La vita, la storia, la cultura del mondo, soprattutto di  molti Paesi poveri,  che si incontra con la vita sempre più debole, la storia, la cultura del nostro Paese e dell’Europa devono trovare – ha concluso il direttore di Migrantes -  una legge che aiuti un cammino intelligente di incontro, di scambio, di cittadinanza attiva. Solo così si eviterà che la ‘rabbia dei paesi poveri’ – come scriveva 50 anni fa nell’enciclica  Populorum progressio Paolo VI – si scagli contro di noi e innesti nuovi conflitti  sociali e politici, che possono indebolire la democrazia e un cammino culturale, economico e sociale rinnovato nel nostro Paese”. (Raffaele Iaria)
 
 

Accordo CEI – Governo Italiano: dalla Giordania un canale umanitario

Roma - Grazie ad un accordo tra la CEI e il Governo Italiano dal 7 marzo arriveranno in Italia 41 persone, tra le quali molte con gravi problemi di salute, provenienti dai campi profughi della Giordania. Si tratta di sette famiglie di cittadini siriani, il cui trasferimento è stato reso possibile dall’ambasciata Italiana in Giordania e dalla Nunziatura Apostolica, che hanno lavorato in stretta sinergia con Caritas Italiana, UNHCR e IOM.
Grazie a tale canale umanitario verrà garantito a queste persone un accesso sicuro e protetto nel nostro Paese. A San Giovanni Rotondo (FG) i malati troveranno il supporto specialistico della “Fondazione centri di riabilitazione di Padre Pio” e dell’ospedale “Casa del sollievo della sofferenza”. L’accoglienza di queste famiglie sarà garantita dalla Caritas diocesana di Manfredonia nell’ambito del progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”; i siriani saranno accompagnati nel percorso di integrazione da famiglie della comunità cristiana. I primi due nuclei familiari arriveranno in Italia il 7 marzo all’aeroporto di Bari.
La situazione dei profughi siriani in Giordania rimane drammatica. A centinaia di migliaia – si legge in una nota dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI -  sono bloccati nei campi allestiti dal governo o in altre sistemazioni precarie in attesa di trovare una soluzione al proprio futuro. La stessa condizione è vissuta anche da migliaia di yemeniti e di iracheni, fra cui molti cristiani.
Anche per questo motivo nel Paese è stato avviato il più ampio programma di reinsediamento a livello globale degli ultimi due anni che ha permesso ad oltre 56mila persone di raggiungere Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e l’Italia.
 

Papa a Santa Marta: fede ideologica adora un dio che non ha le piaghe dei fratelli

Città del Vaticano  - All’inizio della Quaresima risuona forte l’invito a convertirsi. E la Liturgia del giorno – osserva il Papa – pone questa esortazione davanti a tre realtà: l’uomo, Dio e il cammino. La realtà dell’uomo è quella di scegliere tra il bene e il male: “Dio ci ha fatto liberi, la scelta è nostra” - ha affermato Francesco - ma “non ci lascia soli”, ci indica la via del bene con i Comandamenti. Poi c’è la realtà di Dio: “per i discepoli era difficile capire” la via della croce di Gesù. Perché “Dio ha preso tutta la realtà umana, meno il peccato. Non c’è Dio senza Cristo. Un dio senza Cristo, ‘disincarnato’, è un dio non reale”: “La realtà di Dio è Dio fatto Cristo, per noi. Per salvarci. E quando ci allontaniamo da questo, da questa realtà e ci allontaniamo dalla Croce di Cristo, dalla verità delle piaghe del Signore, ci allontaniamo pure anche dall’amore, dalla carità di Dio, dalla salvezza e andiamo su una strada ideologica di Dio, lontana: non è Dio che venne a noi e si è fatto vicino per salvarci, ed è morto per noi. Questa è la realtà di Dio”.
Il Papa cita il dialogo tra un agnostico e un credente, riportato da uno scrittore francese del secolo scorso: “L’agnostico di buona volontà domandava al credente: ‘Ma come posso … per me, il problema è come Cristo è Dio: non posso capire questo. Come Cristo è Dio?’. E il credente rispose: ‘Eh, per me questo non è un problema. Il problema sarebbe stato se Dio non si fosse fatto Cristo’. Questa è la realtà di Dio: Dio fatto Cristo, Dio fatto carne e questo è il fondamento delle opere di misericordia. Le piaghe dei nostri fratelli sono le piaghe di Cristo, sono le piaghe di Dio, perché Dio si è fatto Cristo. La seconda realtà. Non possiamo vivere la Quaresima senza questa realtà. Noi dobbiamo convertirci, non a un Dio astratto, ma al Dio concreto che si è fatto Cristo”.
Infine, c’è la terza realtà, quella del cammino. Gesù dice: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”:
“La realtà del cammino è quella di Cristo: seguire Cristo, fare la volontà del Padre, come Lui, prendere le croci di ogni giorno e rinnegare se stesso per seguire Cristo. Non fare quello che io voglio, ma quello che vuole Gesù; seguire Gesù. E Lui parla che su questa strada noi perdiamo la vita, per guadagnarla dopo; è un continuo perdere la vita, perdere di fare quello che io voglio, perdere le comodità, essere sempre sulla strada di Gesù che era al servizio degli altri, all’adorazione di Dio. Quella è la strada giusta”.
“L’unico cammino sicuro - ha concluso il Papa - è seguire Cristo crocifisso, lo scandalo della Croce”. E queste tre realtà, l’uomo, Dio e il cammino, “sono la bussola del cristiano” che non ci fa sbagliare strada. (Sergio Centofanti – Radio Vaticana)
 
 

Olanda: profugo siriano 13enne vince “The voice”

Amsterdam - La settimana passata il pubblico televisivo olandese ha assistito a un piccolo miracolo. Un evento che parla di "bella" accoglienza ai rifugiati politici, di solidarietà, sogni realizzati, persino felicità nonostante la guerra e la sofferenza.
Il protagonista di questa commovente storia si chiama Jean Gharibian e ha 13 anni. Soltanto un anno fa viveva in Siria, dove ha assistito alla morte del padre, alla distruzione del suo paese d’origine, ha visto una bomba colpire la sua casa. Poi la fuga. Il viaggio attraverso il Mar Mediterraneo su una piccola barca con dentro 40 persone, ammassate come bestie dirette al macello. L’approdo in Turchia dei fortunati rimasti vivi in mezzo ai compagni morti di stento; fra i quali lui, la mamma, la sorellina, la nonna. Subito dopo, la partenza verso la Grecia e un lungo viaggio in Europa alla ricerca di un posto che li ospitasse. Sino all’arrivo nei Paesi Bassi, stremati, stanchi di quella fuga senza sosta.
Fino a qui purtroppo niente di nuovo. Ma qualcosa di speciale è accaduto nella vita di Jean. Venerdì scorso ha partecipato al programma televisivo olandese "The Voice Kids", con la canzone "Diamonds" di Rihanna. Vestito semplicemente, con i jeans, una felpa, grandi occhiali neri su un faccino luminoso, sorridente. Ed è stato subito un tripudio di applausi, un’ovazione unica! La giuria ha definito la sua voce «angelica, magica». Jean è arrossito, portandosi una mano alla bocca per fermare una risata incontenibile di gioia. Intanto anche su twitter scorrevano fiumi di lacrime! Dietro le quinte la sua piccola famiglia scampata alla guerra e due accompagnatori del Centro di accoglienza.
«Voglio ringraziare il Coa (organizzazione centrale di accoglienza dei profughi, a Deventer)», ha detto il ragazzino visibilmente emozionato, parlando in inglese. «Perché ci hanno subito accolto a braccia aperte; là abbiamo ritrovato una casa. Il mio sogno era quello di cantare. Mi hanno aiutato a realizzarlo. Non so che cosa ci riserverà il futuro, siamo in Olanda solo da sei mesi, speriamo di ottenere presto il permesso di soggiorno. Ma adesso sono tanto felice!” Uno dei giurati gli ha chiesto perché vuole fermarsi in Olanda. Lui ha risposto: «per ricominciare una nuova vita. Ora so che è possibile». (M.C. Giongo - Avvenire)
 
 

Msna: il Senato dà il via libera alla legge

Roma - Più protezione per i minori soli che scappano da guerre e da violenza e sbarcano sulle nostre coste. Con 170 voti favorevoli, 50 contrari e 8 astenuti, il Senato ha approvato la legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Ora spetta alla Camera dare l’approvazione definitiva in terza lettura. Un passaggio formale. Il disegno di legge, infatti, non è cambiato dal punto di vista dei contenuti ma ha subito una piccola modifica tecnica chiesta dal Ministero dell’Economia. «Una buona notizia – commenta su Facebook il presidente del Senato, Pietro Grasso – Sono molto soddisfatto perché questo provvedimento, fortemente voluto da chi ogni giorno si impegna per difendere i minori e tutelarne i diritti, è stato licenziato con una larga maggioranza».
 

Quei migranti di nome Bergoglio: ad Asti una mostra e una tavola rotonda

Asti – Domani, venerdì 3 marzo, alle ore 18, nel Museo Diocesano San Giovanni aprirà i battenti l’allestimento fotografico “Asti-Genova-Buenos Aires sola andata”, che racconta l’emigrazione italiana verso l’America con particolare attenzione al viaggio della famiglia di Giovanni, Rosa e Mario Bergoglio, nonni e papà di Papa Francesco nel febbraio del 1929. La mostra, a cura del giornalista Massimo Minella, è costituita da 26 pannelli illustrativi che ripercorreranno le tappe più significativi della storia della famiglia Bergoglio, ma anche della storia di un Paese intero.
Il viaggio dei Bergoglio è il filo conduttore di questo lavoro ricco di contributi forniti dai più importanti centri di documentazione italiani e argentini. La sua riflessione di fondo è un invito a non dimenticare di quando anche gli italiani sono stati migranti in cerca di fortuna in terre lontane, desiderosi di riscatto, alla ricerca di una nuova occasione, in fuga dalla disperazione. Ognuno, dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla prima metà del secolo successivo, aveva un motivo sufficiente per lasciare l’Italia. Molti sono tornati, moltissimi hanno sfruttato quel viaggio verso “la Merica” soltanto nella tratta di andata. Come appunto la famiglia Bergoglio che da Asti si trasferì in Argentina e non fece più ritorno.
La mostra si sviluppa per “isole” attorno alle quali corre questa lunga e spesso sofferta storia di emigrazione fino ad arrivare alla storia della famiglia Bergoglio, paradigma di un Paese che cerca altrove il suo riscatto e che trova, spesso ma non sempre, risposte dall’Argentina. Un viaggio nella storia che ancora ci sorprende e ci spinge a indagare sul nostro passato, trovando chiavi di lettura utili a leggere anche il nostro futuro. L’allestimento, resterà aperto al pubblico da sabato 4 marzo a domenica 19 marzo il venerdì dalle15 alle18 e il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18 (nei restanti giorni della settimana su prenotazione).
Per tutta la durata dell’evento l’ingresso al Museo Diocesano sarà con offerta libera. Lunedì 13 marzo, invece, si terrà una serata di approfondimento sui quattro anni di pontificato di Papa Francesco. Alla tavola rotonda parteciperanno don Carlo Pertusati, docente di patristica e di storia dell’ecumenismo e responsabile della Commissione diocesana di ecumenismo e dialogo interreligioso che presenterà la visione e l’opera ecumenica di papa Bergoglio, per certi aspetti rivoluzionaria come nell’apertura al movimento pentecostale, don Vittorio Croce, docente di teologia e direttore del settimanale diocesano Gazzetta d’Asti, che delineerà i contenuti della proposta politica di Bergoglio e Francesco Scalfari, docente di storia dell’evoluzionismo e direttore del polo universitario di Asti, che tratterà della sensibilità ecologica del Santo Padre contenuta principalmente nell’enciclica “Laudato sì”. A condurre la riflessione sarà Michelino Musso, responsabile diocesano del Progetto Culturale. Il convegno si terrà dalle ore 21 nello spazio San Giovanni di via Natta 36.
 

Minori migranti: allarme del Parlamento europeo

Bruxelles - Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Bruxelles (1-2 marzo) chiede maggiori tutele per i minori migranti. Durante il dibattito di ieri con il commissario Dimitris Avramopoulos sulla scomparsa dei bambini migranti in Europa, i deputati hanno chiesto all’Ue e agli Stati membri “la creazione di un ambiente sicuro per i bambini rifugiati non accompagnati, grazie ad esempio alla nomina immediata dei tutori a cui affidarli, a una hotline per le informazioni urgenti e a una maggiore cooperazione transfrontaliera”. Gli eurodeputati hanno inoltre discusso di come rendere più facile il ritrovamento dei bambini (ad esempio scattando foto o prendendo le impronte digitali al loro arrivo in Europa) e hanno sottolineato che “la lotta contro i criminali che li sfruttano deve essere intensificata”. Circa 10mila minori rifugiati non accompagnati sono scomparsi, secondo Europol, dopo l’arrivo in Europa nel 2016. A fare da sfondo al dibattito il rapporto Unicef “Un viaggio mortale per i bambini”, che vorrebbe sensibilizzare sulla situazione dei minori non accompagnati che dall’Africa arrivano in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
 

Lucani nel Mondo: a Potenza l’Assemblea annuale

Potenza - “Terra d’emigrazione, terra d’immigrazione” è il tema dell’assemblea annuale dei lucani nel mondo, che avrà luogo a Potenza dal 3 al 4 marzo. La prima sessione dell’incontro è prevista venerdì 3 marzo, alle ore 10,00 nella sala “Inguscio” della Regione (via Verrastro, 9 – Potenza). Ai saluti del sindaco del capoluogo Dario De Luca e del presidente della Regione Marcello Pittella seguiranno gli interventi del presidente del Consiglio regionale Francesco Mollica, del segretario del Consiglio generale degli italiani all’estero Michele Schiavone e del sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Amendola. Nel corso del dibattito sarà presentato il programma annuale e triennale di attività della Commissione regionale dei lucani nel mondo. “Il modello culturale lucano e le relazioni internazionali” è invece il tema che sarà affrontato dalla rettrice dell’Università degli studi della Basilicata Aurelia Sole, che si soffermerà sugli accordi di collaborazione fra l’Unibas e l’Università La Molina di Lima (Perù).
Nel pomeriggio di venerdì 3 marzo alle 15,30 l’assemblea si sposta nella sala convegni del Park Hotel (strada statale 407 Basentana) dove avrà luogo la seconda sessione dal titolo “I lucani si raccontano”. Previsti gli interventi di Domenico Pinto (Associazione lucani New York), Vito Santarsieri (Federazione lucani Argentina), Annarita Teissere (Federazione lucani Svizzera), Joe Di Giacomo (Associazione lucani Australia). Presiederà i lavori il vice presidente della Crlm Michele Napoli, mentre Luigi Scaglione, coordinatore del Centro lucani nel mondo “Nino Calice” e il presidente dell’Anci Basilicata Salvatore Adduce, parleranno di “Storie dell’emigrazione lucana e anagrafe comunale”. Successivamente sarà presentato il progetto elaborato a Rosario, città argentina partner di Matera 2019, ed interverrà il presidente del Forum delle Associazioni italiane nel mondo Franco Narducci. Alle 18,00 è prevista infine la riunione del Forum dei giovani.
Sempre al Park Hotel, sabato 4 marzo, alle 9,30, l’ultima sessione dell’assemblea, con gli interventi di Patrizia Del Puente (I dialetti lucani risorsa culturale), Antonio Colaiacovo (I Parchi letterari progetto identitario) e padre Carmelo Gagliardi (Rapporto 2016 della Fondazione Migrantes). Presiederà i lavori il vice presidente della Crlm Vito Giuzio. 
 

ACS-Italia: in Quaresima progetti per sostenere l’infanzia dei bambini cristiani nel mondo

Roma - Aiuto alla Chiesa che soffre-Italia quest’anno dedica la Quaresima a sei Progetti, uno per ogni settimana, a sostegno dei bambini cristiani. “A soffrire nelle aree del pianeta teatro di guerre, povertà e persecuzioni sono soprattutto i bambini appartenenti alle minoranze, innanzitutto quelle religiose. L’infanzia cristiana in almeno 40 nazioni del mondo vive condizioni difficilissime” sottolinea Alessandro Monteduro, Direttore di Acs- Italia, introducendo l’iniziativa della Fondazione pontificia.
“Abbiamo selezionato sei diversi Progetti legati da un unico filo conduttore, aiutare i bambini cristiani a formarsi e a studiare per diventare cristiani autentici e sottrarsi alla povertà”. Il primo Progetto riguarda la Siria e si intitola ‘Doniamo ai bambini di Damasco la possibilità di continuare a studiare’. “La diocesi damascena sta infatti realizzando due iniziative: mini borse di studio per far fronte ai costi dell’istruzione primaria e un servizio scolastico nelle case. Nelle scuole rimaste in piedi infatti non c’è più posto per tutti”. Il secondo Progetto riguarda il Togo, ed è intitolato ‘Costruiamo tre aule dove insegnare la dottrina cristiana ai bambini’. “Siamo nella parrocchia di San Paolo a Dapaong, nel Nord del Paese. Queste tre aule eviterebbero l’insegnamento all’aperto”. Il terzo Progetto è relativo alla Crimea: ‘Sosteniamo la vita quotidiana dei bambini’. “Dopo il conflitto del 2014 il livello economico si è abbassato repentinamente e molti padri di famiglia hanno perso il lavoro. La Chiesa si sta facendo carico dei nuclei familiari numerosi, aiutandoli a sopravvivere in una situazione che, da tre anni, sembra essere dimenticata dal resto del mondo”. Si torna in Africa con il quarto progetto, che riguarda il Ghana: ‘Regaliamo 10.000 copie del catechismo per bambini’. “Per farli crescere nella fede cristiana c’è bisogno di strumenti adeguati e, come confermano gli 8 milioni di copie finora diffuse nel mondo, il Catechismo Acs per l’infanzia lo è sicuramente”. C’è poi l’India, e siamo al quinto Progetto: ‘Garantiamo percorsi di formazione alla fede per 5.000 bambini’. “Le fondamenta della fede cristiana devono essere più che solide in un Paese nel quale i cattolici sono appena lo 0,5% della popolazione. La diocesi di Belthangady realizza regolarmente percorsi di formazione destinati ai bambini, ma ha bisogno di un aiuto economico per proseguire”.
Siamo partiti dal Medio Oriente e concludendo torniamo in questa martoriata area del mondo, precisamente in Iraq. ‘Realizziamo nuove aule ad Erbil dove studiano i bambini fuggiti dall’ISIS’ è il sesto Progetto presentato da Acs-Italia. “I piccoli che con le loro famiglie cristiane sono arrivati nel Kurdistan iracheno dopo essere stati scacciati dai terroristi sono migliaia. Per loro Acs ha costruito otto scuole. Tra queste la “Al Beshara” delle Suore domenicane di Santa Caterina da Siena. Ora però c’è bisogno di sei nuove aule”. 
“Le sfide sono molte, ma come sempre confidiamo nella straordinaria generosità dei nostri benefattori, che in 70 anni di attività della Fondazione non è mai venuta meno!”, conclude Monteduro.
 

Fondazione Milan-UNHCR: l’impegno a favore dei bambini siriani in Libano

Milano - Per ogni bambino rifugiato, l’istruzione è un bene essenziale per sopravvivere e costruirsi un futuro dignitoso. Un principio, questo, molto caro a Fondazione Milan, la Public Charity legata ai colori rossoneri e uno dei principali donatori dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). Grazie a Fondazione Milan, 90 bambini siriani rifugiati in Libano hanno avuto la possibilità di tornare sui banchi di scuola. In particolare, il contributo prezioso di Fondazione Milan ha consentito a questi bambini di frequentare il secondo turno scolastico, un programma realizzato dal Ministero dell’Istruzione libanese con la collaborazione di UNHCR, nato a causa dell’incremento del numero dei rifugiati siriani e della conseguente saturazione del sistema scolastico libanese. Un paese, il Libano, che accoglie oltre un milione di rifugiati siriani, a fronte di una popolazione complessiva di 4 milioni di persone.
Secondo i dati dell’UNHCR, dei 480 mila bambini e ragazzi siriani rifugiati in Libano, la metà non ha accesso all’istruzione. Per tutti loro, l’iscrizione nelle scuole libanesi rappresenta l’unica chance di continuare a studiare. Inizialmente inclusi nel regolare turno mattutino, a partire dal 2013, a causa del loro incremento massiccio, i bambini siriani sono stati inclusi nel secondo turno pomeridiano creato dal Ministero dell’Istruzione con il sostegno dell’UNHCR. E proprio in questo ambito si colloca il sostegno garantito da Fondazione Milan.
“Ancora una volta vogliamo esprimere il nostro più caloroso ringraziamento a Fondazione Milan, da anni ormai uno dei nostri principali donatori – commenta Federico Clementi, Direttore della Raccolta Fondi di UNHCR Italia. Il sostegno di Fondazione Milan in quasi 7 anni ha avuto un impatto concreto e positivo nella vita di migliaia di bambini rifugiati. In particolare, ai bambini siriani rifugiati in Libano è stata restituita la possibilità di fare sport, di socializzare e di studiare, tutti fattori essenziali per superare il trauma della guerra e costruire un avvenire dignitoso e di pace”, conclude Clementi.   
 La collaborazione tra Fondazione Milan e UNHCR è iniziata nel 2010, come risposta alla grave emergenza umanitaria che aveva colpito il Pakistan in seguito alla terribile alluvione. È poi proseguita su progetti legati all’istruzione e all’integrazione. Nel 2012 Fondazione Milan ha garantito un anno di lezioni in aule nuove e pulite in Libano per rifugiati siriani, con materiali didattici adeguati e con insegnanti formati. Nel biennio 2014-2015, è stato finanziato il progetto Sports for Peace, grazie al quale, fra le altre cose, oltre 2mila bambini siriani e libanesi hanno avuto la possibilità di praticare diversi sport insieme e, soprattutto, di socializzare.
 
 
 
 
 

Parlamento Europeo: al centro della Planaria i Msna e i cittadini europei in Gran Bretagna

Bruxelles – Si riuniranno oggi e domani a Bruxelles di deputati del Parlamento europeo per discutere diversi temi all’ordine del giorno. Durante i lavori i deputati interrogheranno la Commissione sulle violazioni del diritto di libera circolazione nel Regno Unito in relazione al Brexit. Gli europarlamentari sono infatti “preoccupati – spiega una fonte dell’Assemblea Ue – della possibilità che vi siano state o vi saranno violazioni del diritto di libera circolazione dei cittadini dell’Unione che risiedono nel Regno Unito”. “Il diritto alla libera circolazione, regolato dalla direttiva 2004, rappresenta infatti un caposaldo della cittadinanza europea, ma non è applicato pienamente in vari Stati membri, tra cui il Regno Unito”. Nel pomeriggio di oggi i deputati discuteranno del problema della scomparsa di migranti minori in Europa con il commissario Dimitris Avramopoulos. L’Europol ha stimato che, nel 2016, circa 10mila bambini rifugiati non accompagnati sono scomparsi dopo il loro arrivo in Europa.
 

MCI: è morto p. Amedeo Paolino

Gootenborg - P. Amedeo Paolino, classe 1924,  nativo di Marzano Appio ( Caserta), sacerdote dal 1957 e ultimamente residente nella Comunità dei PP. Gesuiti a  Napoli ha raggiunto la Casa del Padre.  Di natura benevolo e vivace di intelligenza, ha trovato nella Compagnia di Gesù, che lo ha accolto ventiduenne, l’occasione  migliore per la sua formazione spirituale ed intellettuale. Dopo il noviziato è stato inviato a Ceylon ( India)  per una” esperienza di magistero” e dopo gli studi teologici a Posillipo (Napoli) ed una specializzazione in ascetica a Firenze  si è dedicato  ai “ritiri di perseveranza”. E’ stato anche cappellano di  fabbrica e Padre spirituale in vari Collegi, nonché  nel Seminario Regionale di Reggio Calabria.
Nella sua piena maturità agli inizi  degli anni ’70 ha accettato e svolto con fedeltà, pazienza e dedizione il servizio pastorale in Svezia nella Missione Cattolica Italiana di Goeteborg. Ivi resta   per ben trentadue anni, un primato a confronto dei suoi tre predecessori, svolgendo un  costante lavoro di accompagnamento e formazione in condizioni non sempre favorevoli. Conoscitore di lingue, ha allargato la sua attività anche alla locale comunità spagnola e stabilito un proficuo dialogo con svedesi protestanti, rimuovendo pregiudizi ed accostandoli alla Chiesa di Roma. Ha dotato la Missione di una buona biblioteca favorendo la cultura dei migranti. Ed è anche riuscito ad ottenere  in uso gratuito un terreno per  costruirvi una cappella dedicata a San Giuseppe e benedetta dal Vescovo di Stoccolma Mons. Brandenburg il 1° maggio 1983. Una cappella che era divenuta l’orgoglio della comunità italiana e che poi un incendio ha distrutto. Ma P. Paolino era già rientrato  presso la sua Congregazione a Napoli, causa l’età avanzata e la salute malferma, dedicandosi qui  ad attività formative. Il decorso della malattia  negli ultimi tempi è stato una paziente ed orante preparazione alla morte avvenuta il 23 febbraio scorso sempre a Napoli ove anche hanno avuto luogo i funerali sabato 25  febbraio. La Migrantes ricorda questo missionario italiano residente  in Goeteborg con riconoscenza e lo raccomanda al Pastore  eterno, Cristo Signore (sr)
 
 

Inizia oggi la Quaresima

Roma – Oggi Il 1° marzo, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come dice san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri. Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre», ricorda papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2017.
Nella liturgia si parla di Quadragesima, cioè di un tempo di quaranta giorni. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Tornando alla Quaresima, essa è un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire», ha spiegato Benedetto XVI nel 2011.
Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Come ricorda uno dei prefazi di Quaresima, «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente (dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio). La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19). La parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.
Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria.
Il digiuno è legato poi all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone ». Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi. La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».
Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l'“Alleluia”.
Papa Francesco ha scelto “La Parola è un dono. L’altro è un dono” come tema per il Messaggio per la Quaresima 2017. Bergoglio sottolinea che «la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo». E «lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi». Da qui l’invito «ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell’incontro nell'unica famiglia umana». Nel testo il Papa si sofferma sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro. E spiega: «Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita». Quindi il Papa osserva riferendosi al ricco: «La sua vita è prigioniera dell’esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza. Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia. Per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io. Il frutto dell'attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità: il ricco non vede il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione». (G.G.)
 

MSF: presentato il rapporto “Morire per raggiungere l’Europa”

Roma -  I pericolosi viaggi attraverso il deserto e il mare intrapresi da decine di migliaia di eritrei per raggiungere l’Europa sono un chiaro esempio dell’impatto devastante che le politiche migratorie restrittive stanno avendo sulle persone che cercano sicurezza fuori dai loro paesi d’origine. Lo afferma “Medici Senza Frontiere” nel nuovo rapporto “Morire per raggiungere l’Europa: Eritrei in cerca di sicurezza”, basato sulle “testimonianze dirette di rifugiati fuggiti dal piccolo ma altamente militarizzato paese dell’Africa orientale, che denunciano mancanza di libertà, reclutamento militare forzato per anni o addirittura decenni e rischio di prigionia, torture e morte per chi si oppone”.
“Il novanta percento degli eritrei che riescono a raggiungere l’Europa via terra o via mare ottiene asilo. I governi europei riconoscono le loro testimonianze come reali, ma nonostante questo stanno facendo di tutto per impedire a loro e ad altri richiedenti asilo di raggiungere le coste europee” dice Arjan Hehenkamp, direttore generale di MSF.
Ogni giorno, le équipe di MSF sono testimoni delle “terribili” conseguenze mediche e umanitarie dell’approccio sempre più restrittivo in tema migrazione, spiega una nota: nel caso dell’Eritrea, le équipe di MSF che assistono i rifugiati eritrei in Etiopia, Libia e nel Mediterraneo vedono le loro condizioni mediche, che comprendono “ferite, cicatrici, pesanti traumi psicologici, che avvalorano le testimonianze delle persone. Testimoniano l’isolamento senza speranza nei campi profughi in Etiopia, dove le persone dipendono completamente dagli aiuti per sopravvivere. In Sudan l’accesso alla protezione e all’assistenza è inadeguato e i rifugiati eritrei rischiano di essere arrestati e deportati di nuovo in Eritrea. Invece di passare la propria vita nell’attesa, in molti sentono di non avere altra scelta che rischiare violenze fisiche, psicologiche e sessuali, detenzioni arbitrarie e deportazioni in Libia, e la pericolosa traversata del mare, nella speranza di raggiugere sicurezza e libertà in Europa”. Secondo il rapporto nel 2015, i rifugiati eritrei sono stati il gruppo più numeroso ad attraversare il Mediterraneo, con 39.162 uomini, donne e bambini arrivati in Italia. Nel 2016, gli eritrei hanno rappresentato il secondo gruppo più numeroso, con 20.718 persone soccorse in barconi sovraccarichi e portate in Europa. “È fondamentale che l’UE, gli stati membri e altri governi forniscano canali sicuri per raggiungere sicurezza e protezione per gli Eritrei, e per tutte le persone in fuga da conflitti e persecuzioni. Gli sforzi per gestire la migrazione non dovrebbero esternalizzare i controlli di frontiera a paesi non sicuri – dovunque essi siano – o fornire aiuti condizionati al blocco dei flussi migratori. Le persone in cerca di protezione non devono essere abbandonate o lasciate intrappolate in luoghi insicuri, senza alcuna altra opzione che rischiare la propria vita in un pericoloso viaggio. Il contenimento non è la risposta; le politiche migratorie non dovrebbero bloccare le persone o costringerle al pericolo. È atroce, ma le politiche attuali stanno facendo proprio questo” ha detto Marco Bertotto, responsabile advocacy di MSF.
 
 
 
 
 

Papa Francesco: accogliere ed aiutare i migranti

Città del Vaticano - I migranti che arrivano in Europa “scappano dalla guerra o dalla fame. E noi siamo in qualche modo colpevoli perché sfruttiamo le loro terre ma non facciamo alcun tipo di investimento affinché loro possano trarre beneficio. Hanno il diritto di emigrare e hanno diritto ad essere accolti e aiutati”. A dirlo nuovamente è oggi Papa Francesco in una lunga intervista rilasciata al mensile della strada “Scarp de’ tenis” voluto dalla Caritas ambrosiana e distribuito a Milano dai senza fissa dimora. Tra questi anche molti migranti. L’accoglienza – dice il papa nell’intervista diffusa oggi dalla sala Stampa della Santa Sede – “si deve fare con quella virtù cristiana che è la virtù che dovrebbe essere propria dei governanti, ovvero la prudenza”. Cosa significa? Significa – spiega -  “accogliere tutti coloro che si ‘possono’ accogliere. E questo per quanto riguarda i numeri. Ma è altrettanto importante una riflessione su ‘come’ accogliere. Perché accogliere significa integrare. Questa è la cosa più difficile perché se i migranti non si integrano, vengono ghettizzati”.
Papa Francesco ricorda l’attentato all’aeroporto di Bruxelles del 22 marzo 2016: “questi ragazzi erano belgi, figli di migranti ma abitavano in un quartiere che era un ghetto” e poi il suo viaggio a Lesbo da dove “sono venuti con me in Italia tredici persone” migranti: “al secondo giorno di permanenza i bambini già frequentavano le scuole. Poi in poco tempo hanno trovato dove alloggiare, gli adulti si sono dati da fare per frequentare corsi per imparare la lingua italiana e per cercare un qualche lavoro. Certo, per i bambini è più facile: vanno a scuola e in pochi mesi sanno parlare l’italiano meglio di me. Gli uomini hanno cercato un lavoro e l’hanno trovato. Integrare allora – ha detto il pontefice -  vuol dire entrare nella vita del Paese, rispettare la legge del Paese, rispettare la cultura del Paese ma anche far rispettare la propria cultura e le proprie ricchezze culturali. L’integrazione è un lavoro molto difficile”. Il Papa rico0rda ancora la Svezia: su una popolazione di 9 milioni di abitanti 890 mila sono nuovi svedesi, cioè “migranti o figli di migranti integrati. Il Ministro della cultura Alice Bah Kuhnke è figlia di una donna svedese e di un uomo proveniente dal Gambia. Questo è un bell’esempio di integrazione. Certo ora anche in Svezia si trovano in difficoltà: hanno molte richieste e stanno cercando di capire cosa fare perché non c’è posto per tutti. Ricevere, accogliere, consolare e subito integrare. Quello che manca è proprio l’integrazione. Ogni Paese allora deve vedere quale numero è capace di accogliere. Non si può accogliere se non c’è possibilità di integrazione”. E poi nel suo Pese natale, l’Argentina, dove vivono molti migranti, la maggioranza italiana, spagnola, polacca, mediorientale, russa, tedesca, croata, slovena. Negli anni a cavallo dei due secoli precedenti il fenomeno migratorio “è stato di enorme portata. Mio papà era ventenne quando è arrivato in Argentina e lavorava alla Banca d’Italia, si è sposato là”, ricorda oggi: “i miei nonni e mio papà avrebbero dovuto partire alla fine del 1928, avevano il biglietto per la nave ‘Principessa Mafalda’, nave che affondò al largo delle coste del Brasile. Ma non riuscirono a vendere in tempo quello che possedevano e così cambiarono il biglietto e si imbarcarono sulla ‘Giulio Cesare’ il 1 febbraio del 1929. Per questo sono qui”.
Nell’intervista papa Bergoglio parla anche dell’elemosina sottolineando che “un aiuto ai poveri è sempre giusto. Certo non è una buona cosa – ha detto - lanciare al povero solo degli spiccioli. È importante il gesto, aiutare chi chiede guardandolo negli occhi e toccando le mani. Buttare i soldi e non guardare negli occhi, non è un gesto da cristiano”. (Raffaele Iaria)
 

CCEE: l’accompagnamento dei giovani al centro del prossimo Simposio

Barcellona - Circa 200 partecipanti tra vescovi, responsabili per la pastorale giovanile, scolastica, universitaria, vocazionale e della catechesi delle Conferenze Episcopali in Europa s’incontreranno dal 28 al 31 marzo 2017 a Barcellona per confrontarsi e discutere sul tema dell’accompagnamento dei giovani.
Il Simposio, intitolato Camminava con loro (Lc 24,15). Accompagnare i giovani a rispondere liberamente alla chiamata di Cristo, è promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), in collaborazione con la Conferenza Episcopale Spagnola e l’arcidiocesi di Barcellona. L’incontro, al quale parteciperanno anche diversi rappresentanti delle aggregazioni laicali e movimenti ecclesiali, vuole essere un’occasione per riflettere insieme sulle modalità di accompagnamento dei giovani di oggi, nell’integralità della loro persona e nel loro cammino di fede. Oltre ai saluti del Cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster (Vice-Presidente CCEE), di Mons. Juan José Omella Omella, arcivescovo di Barcellona, e gli interventi del Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (Presidente CCEE) e di Mons. Marek Jedraszewski, arcivescovo di Cracovia, Presidente della Commissione CCEE Catechesi, Scuola, Università, l’assemblea ascolterà le riflessioni e le testimonianze di numerosi direttori nazionali e di giovani.  A Barcellona, i lavori prevedono un percorso in 3 tappe che, partendo dai giovani, procederà con una riflessione sulle sfide dell’accompagnamento alla luce dell’attuale contesto socio-culturale europeo e si concluderà sulla figura dell’accompagnatore stesso, la sua formazione, le sue esigenze. Queste tre tappe saranno successivamente approfondite attraverso lo scambio tra i partecipanti di “buone pratiche” e una presentazione-visita alla Sagrada Família, come esempio di annuncio del Vangelo e di accompagnamento  delle persone attraverso l’arte e l’architettura.
I lavori saranno scanditi da numerosi momenti di preghiera e dalla celebrazione quotidiana dell’eucarestia. L’obiettivo principale dell’incontro è di riconoscere la centralità dell’accompagnamento dei giovani e proporre una riflessione della Chiesa europea. Il CCEE farà lavorare insieme i delegati nazionali di diversi ambiti pastorali specializzati di tutto il continente europeo (catechesi, scuola, università, vocazioni…) su di un unico soggetto: l’accompagnamento dei giovani a rispondere liberamente alla chiamata di Cristo prendendo come esempio il modello del “camminava con loro” (Lc 24,15) proposto da Gesù stesso nell’episodio dell’incontro con i discepoli sulla via di Emmaus (Lc 24 13-35).
Dopo il documento preparatorio “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” e in attesa della diffusione del questionario del Sinodo dei Vescovi (Santa Sede) indirizzato ai giovani di tutto il mondo, il Simposio europeo costituisce una tappa significativa del cammino che porterà la Chiesa a celebrare nell’ottobre 2018 un Sinodo su giovani e vocazioni.   I lavori di Barcellona saranno portati direttamente al Sinodo e serviranno da base infatti per la riflessione della prossima assemblea plenaria del CCEE (Minsk, 28 settembre – 1 ottobre) incentrata sui giovani, attraverso la quale il CCEE intende offrire ai padri sinodali un suo specifico contributo. Proprio in vista del Sinodo del 2018, nel corso dell’incontro, il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, animerà un momento di scambio con gli operatori pastorali. Il simposio è stato preparato da un cammino iniziato già nel settembre 2015 a Malta, prima ancora dell’annuncio del Sinodo, a testimonianza di quanto l’attenzione ai giovani sia al centro della Chiesa europea. Dal marzo 2016, si è poi sviluppato attorno a diversi incontri quali: l’Incontro dei delegati nazionali per la Catechesi (Rabat, Malta, 1-4 marzo 2016), l’Incontro dei delegati nazionali per la pastorale universitaria e giovanile (Szeged, Ungheria, 27-29 aprile 2016), l’Incontro dei direttori nazionali per le vocazioni – (Bruxelles, Belgio, 10-11 maggio 2016), e l’Incontro di un gruppo di lavoro della pastorale scolastica (Parigi, Francia, 16 maggio 2016).
A partire dei risultati di questi incontri è stato elaborato un sussidio per la riflessione in 12 punti con lo scopo di promuovere a livello europeo una riflessione interdisciplinare in preparazione al Simposio. Sul Sito del Simposio (http://symposium2017.ccee.eu/) sono disponibili varie informazioni (programma, sussidio, “buone pratiche”…).
 

Aumentati gli sbarchi

Roma - Aumentano gli sbarchi, quasi raddoppiati rispetto a un anno fa. Dal 1° gennaio ad oggi, sulle coste italiane sono sbarcati 13.457 migranti, il 49,84% in più dello stesso periodo dell’anno scorso (quando a sbarcare erano stati 8.981) e il 70,73% in più dello stesso periodo di due anni fa (7.882). Nel periodo compreso tra il 1° e il 23 gennaio, sono inoltre sbarcati 395 minori non accompagnati. Gli ultimi dati aggiornati sono stati diffusi dal Viminale che conferma anche che i migranti attualmente accolti sono 176.666, dei quali 138.427 presenti nelle strutture temporanee, 13.494 nei centri di prima accoglienza, 1.028 negli hotspot e 23.717 nel circuito Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo rifugiati).
Il Paese da cui nel 2017 è sinora arrivato il maggior numero di migranti è - secondo la nazionalità dichiarata al momento dello sbarco – la Guinea (1.874), seguita da Costa d’Avorio (1.548), Nigeria (1.222), Senegal (1.080) e Gambia (1.019).

 

“I migrati”: ecco cosa vuol dire buona tv

Roma - Ogni tanto ci si interroga su cosa sia la televisione oggi. Si dice che non è più una, che è diversificata, per tanti motivi: per l’offerta, per il modo e i tempi di vederla... Ma poi, di fronte a certi programmi, ti accorgi che il segreto è uno solo: raccontare storie, proporre volti, persone e situazioni. Allora diventa esempio di buona tv quella fatta da quattro disabili mentali che sono andati in giro per alcuni paesi del Centro Sud a cercare di capire come vivono e vengono accolti i profughi arrivati in Italia.
Un viaggio partito da una spiaggia perché Benito, Barbara, Gianluca e Giovanni (questi i nomi dei quattro) fanno parte di un’associazione di volontariato, la “Comunità XXIV luglio - handicappati e non”, che porta nel nome la data della loro prima vacanza al mare.
Ed è proprio dal mare che iniziano a raccontare le storie di chi dal mare arriva nel nostro Paese in attesa di sapere cosa sarà della sua vita. Disabilità e migrazione dunque si incontrano e confrontano attraverso una prospettiva diretta, senza filtri, semplice e piena di scoperte nel documentario di Francesco Paolucci, I migrati, andato in onda su Rai 2 sabato scorso intorno a mezzanotte all’interno di Tg2 Dossier e domenica alle 19.05 su Tv2000. E questa è un’ulteriore notizia: forse per la prima volta lo stesso programma va in onda sulla tv pubblica e su una rete privata nell’arco di nemmeno ventiquattr’ore. Segno di un meritato interesse per un prodotto che avvicina autentiche diversità e le mette in ascolto reciproco, grazie a un dialogo istintivo e graduale. I quattro improvvisati giornalisti, nella loro semplicità, riescono a porre quesiti interessanti, dando una lezione ai tanti giornalisti che spesso fanno domande arzigogolate convinti che siano più intelligenti delle risposte. «C’avete il vostro Dio come ce l’abbiamo noi qua?», domanda uno dei quattro. «Siamo tutti uguali, cristiani e musulmani», risponde uno dei profughi. «Sono figli, siamo mamme anche noi», afferma una delle anziane donne di paese. I migrati finiscono così per raccontare un’Italia dei piccoli borghi lontana dalla paura e dalla rabbia manifestata quando si parla di immigrazione. Se ben gestita  l’accoglienza può diventare uno strumento di reciproco arricchimento culturale. Del resto, come dice Benito, «c’hanno la voglia di vivere come noi, anche se hanno la faccia africana».(Andrea Fagioli)