Primo Piano

Viminale: circa 16mila i migranti sbarcati in Italia nel 2017

Roma - Hanno raggiunto quota 15.844 i migranti sbarcati in Italia nel 2017, il 74% in più rispetto allo stesso periodo del 2016, che è poi diventato l’anno record per l’arrivo di stranieri via mare. Nello scorso fine settimana, indicano i dati del Viminale, c’è stato un picco, con quasi 2.500 sbarchi. Guineani (2.221), nigeriani (1.831) e ivoriani (1.765) sono le nazionalità più rappresentate. Numerosi anche i minori non accompagnati: 1.670 nei primi due mesi dell’anno. Gli stranieri presenti nel sistema nazionale d’accoglienza sono 174.606: la Lombardia è la regione che ne ospita di più (23.298, pari al 13% del totale); seguono Lazio (14.754), Campania (14.735) e Piemonte (14.070). I richiedenti asilo trasferiti in altri Paesi europei in applicazione del principio della relocation sono 3.703.
 

Roma: arriva il “bus” telefonico per parlare con i familiari dei migranti

Roma - Aisha è arrivata dalla Costa d'Avorio, al telefono rivela alla madre di essere stata imprigionata e violentata in Libia, "pero' con la testa ero lì al villaggio, mamma, solo il mio corpo era di quegli uomini". E poi prega la madre di fermare le ragazze che vogliono intraprendere il suo stesso viaggio, "perche' in Libia è un inferno". Moussa invece è maliano, è riuscito finalmente a parlare con la moglie dopo tre lunghi mesi di silenzio ed ha scoperto di essere diventato papà. Anche Gilbert non parlava con il padre da diversi mesi e quando ha sentito la sua voce al telefono non è riuscito a trattenere le lacrime. Queste e tante altre sono le storie che si nascondono dietro le telefonate dal 'Tracing bus', ufficio mobile della Croce Rossa, a bordo del quale rifugiati, richiedenti asilo e persone migranti hanno la possibilità di ristabilire un collegamento con i propri familiari, usufruendo di una telefonata di tre minuti e del supporto di operatori e volontari della Cri.
Ogni anno, infatti, migliaia di persone perdono il contatto con la famiglia a causa di conflitti, calamità naturali o migrazione. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, avvalendosi della loro rete internazionale, lavorano in tutto il mondo per ripristinare il contatto tra i familiari e offrire assistenza e servizi per il ricongiungimento. Il progetto 'Tracing bus' è stato ideato dalla Croce Rossa olandese e reso possibile grazie ad una collaborazione con Vodafone Olanda. Il camper è stato messo a disposizione della consorella italiana ed è operativo nel nostro Paese dalla fine di gennaio.
Il camper è già stato nei principali luoghi di transito di migranti della Penisola (la Sicilia, Como, Milano, Ventimiglia, Taranto), facendo registrare numeri importanti. Finora sono stati oltre mille i tentativi di collegamento con quasi il 60% di telefonate andate a buon fine. Il 'Tracing bus', dopo essere stato nei giorni scorsi a Lampedusa, ieri, lunedì 6 marzo, è arrivato nella sede della Croce Rossa italiana di via Ramazzini 15, a Roma, che ospita persone migranti. (Dire)
 

Corridoi umanitari per i rifugiati in Spagna

Madrid - “Aprire corridoi umanitari per i rifugiati”: è quanto ha chiesto al governo la Conferenza episcopale spagnola per far fronte alle innumerevoli richieste di ingresso nella penisola iberica. I presuli sono fermamente convinti che l’ospitalità sia la strada percorribile e chiedono di attuare “l’unica soluzione che funziona”: i corridoi umanitari già sperimentati in altri paesi europei. In Italia, per esempio - sostengono i presuli spagnoli - si sono riusciti a portare più rifugiati rispetto alla stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione europea. La Spagna, come l’Italia e la Grecia, è uno degli approdi delle migliaia di profughi che giungono da Libia, Siria, Iraq e da molti altri paesi africani.
Nelle ultime settimane, sia il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid, sia il cardinale Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid, hanno pubblicamente espresso l’urgente necessità di provvedimenti efficaci a sostegno di chi si trova in condizioni di bisogno.
Di recente, il cardinale Osoro Sierra ha avuto l’opportunità di visitare a Roma alcuni centri di accoglienza per rifugiati e si è convinto che l’idea dei corridoi umanitari sia valida. Secondo il porporato, per il governo spagnolo si tratterebbe di un’iniziativa sicura e conveniente dal punto di vista economico. Dopo aver acquisito tutte le informazioni necessarie, i presuli iberici hanno scritto una lettera all’esecutivo guidato da Mariano Rajoy nella quale chiedono di discutere la fattibilità di attuare i corridoi umanitari. I primi incontri, tra vescovi e rappresentanti del governo - si legge sul sito Religión Digital, ripreso dall’Osservatore Romano - inizieranno nel prossimi giorni.
Tra i principali obiettivi dei corridoi umanitari vi è quello di evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini; concedere a persone in condizioni di vulnerabilità, come donne sole con bambini, un ingresso legale con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.
 

Card. Nycz: “accogliere i profughi siriani”

Varsavia -  L’arcivescovo di Varsavia, cardinale Kazimierz Nycz, auspica che attraverso i corridoi umanitari alcune centinaia di profughi siriani bisognosi di urgenti cure mediche possano essere accolti in Polonia. Nella lettera per la Quaresima letta domenica 5 marzo in tutte le chiese della capitale polacca, viene inoltre sottolineata la validità dell’iniziativa “Famiglia per famiglia” della Caritas, promossa a favore delle vittime della guerra in Siria. Il progetto, lanciato nell’ottobre scorso attraverso il sito web www.rodzinarodzinie.caritas.pl ha permesso finora a oltre 1700 famiglie siriane di ricevere per sei mesi degli aiuti da parte delle famiglie di volontari polacchi. “Incoraggio tutti, sacerdoti, parrocchie, famiglie cattoliche e tutte le persone di buona volontà ad aderire a quell’iniziativa concreta, promossa con discrezione, ed efficace”, ha scritto il cardinale aggiungendo che “si tratta di dare prova della sensibilità della misericordia”. Il presule ha anche ricordato i numerosi immigrati economici dall’Ucraina che lavorano oggi in Polonia, rammentando quanto “la sensibilità e la rettitudine nei confronti degli esuli siano la misura della nostra umanità e del nostro essere cristiani”. Secondo le recenti analisi, in mancanza di forza lavoro polacca, il 39% di imprenditori prevede l’assunzione di lavoratori ucraini necessari alla realizzazione delle commesse. (sir)
 

Palermo: il medico in prima linea con i rom

Palermo - L’assistenza dei migranti è una vocazione di famiglia. Anche quando gli stranieri a Palermo erano molto pochi, a casa loro i rom erano frequentatori abituali e gli africani amici da conoscere e amare. È la vita di Lorella Vassallo, 58 anni, medico palermitano, che da oltre vent’anni opera proprio nel campo della cura e dell’ascolto dei migranti. Assieme al marito Mario Affronti, direttore della Medicina delle migrazioni al Policlinico di Palermo e di Migrantes  della diocesi di Palermo e della Sicilia, vive con grande trasporto la sua professione accanto a chi si trova in terra straniera.
Tutto inizia nel lontano 1987, al centro salesiano Santa Chiara di Ballarò, con don Baldassere Meli, pioniere nell’accoglienza dei migranti, africani soprattutto, che diventano poco a poco i nuovi abitanti del centro storico di una Palermo in profonda trasformazione. E poi c’è il campo rom, alla Favorita, ormai ridotto a poche decine di presenze, ma negli anni Novanta una “polveriera” con circa mille persone. L’ufficio di Igiene pubblica comincia a lavorare tra quelle baracche.
Vaccinazioni per i più piccoli, medicina di base. Vincere la diffidenza per garantire il diritto alla salute. Lorella Vassallo è lì, in prima linea, a lottare contro i pregiudizi, per “accendere i riflettori su quella situazione incredibile”. Nel 2000 apre un ambulatorio territoriale in via Massimo D’Azeglio, una zona residenziale, ma facilmente raggiungibile a piedi dal campo rom. Diventa l’attuale Centro salute immigrati e nomadi dell’Asp di Palermo, guidato oggi da Ornella Dino. La dottoressa Vassallo continua il suo lavoro, che comincia a estendersi anche ad altre tipologie di migranti, le donne dell’est, gli africani e gli asiatici, tutti gli irregolari che non hanno diritto ad avere un medico di base.
“In questo ambulatorio, in cui hanno accesso almeno 5mila persone all’anno, di cui circa 1.300 prime visite – racconta Lorella Vassallo – svolgiamo un’attività di medicina generale dal punto di vista assistenziale, della prevenzione, dell’integrazione. Ci troviamo a creare contatti con gli avvocati, a dare una mano in tutti i sensi a queste persone che vengono da lontano. Arrivano molte donne che chiedono l’interruzione volontaria di gravidanza. Parlando con loro scopriamo che il problema principale è quello economico, allora proviamo a metterle in contatto con le associazioni che possono sostenerle in questo periodo di difficoltà, col Centro aiuto alla vita. In molti casi riusciamo a trovare soluzioni alternative”. La metà delle persone che arrivano in via D’Azeglio sono donne, la media d’età si è alzata intorno ai 45-50 anni, vengono dall’est Europa. Poi ci sono gli uomini del Bangladesh, ghanesi, senegalesi. Addosso, le piaghe del lavoro nero, dello sfruttamento, delle famiglie lontane a cui mandare soldi. Non c’è tempo per guardarsi indietro ed “è difficile giudicare se stessi, però vedo quello che l’accoglienza e la condivisione ha prodotto sui nostri figli – conclude Lorella, 35 anni di impegno alle spalle e 5 ragazzi a casa –. Sono aperti, senza chiusure mentali, abituati a vedere i rom in casa propria. Questo mi basta”. (Alessandra Turrisi – Avvenire)
 

Mons. Perego: chi è in cammino è solo e quindi ha bisogno di qualcuno che si faccia vicino e lo accompagni dopo averlo accolto

Roma - “Questi anni sono stati belli, perché l’attenzione agli emigranti italiani (che sono oltre quattro milioni e ottocentomila), e cinque milioni di immigrati in Italia, il mondo dei rifugiati (mezzo milione di persone sbarcate sulle nostre coste) o dei Rom, il mondo dello spettacolo viaggiante e gli artisti di strada, sono state per me occasioni per conoscere un popolo in cammino”.
A dirlo oggi è mons. Gian Carlo Perego, direttore Generale della Fondazione Migrantes sul numero  del settimanale diocesano “la Voce di Ferrara-Comacchio”, rispondendo ad una domanda del direttore  Massimo Manservigi.
Per mons. Perego, arcivescovo eletto della di Ferrara-Comacchio, “chi è in cammino è chiamato a portare con sé l’essenziale, al tempo stesso chi è in cammino è solo e quindi ha bisogno di qualcuno che si faccia vicino e lo accompagni dopo averlo accolto. Meditando su quattro verbi che il Papa ha ricordato nell’ultimo incontro, al Forum su ‘Migrazioni e pace’: accogliere, tutelare, promuovere e integrare, scopriamo - spiega il direttore di Migrantes - le quattro modalità con cui coniugare anche oggi una pastorale della mobilità, e che non è soltanto la pastorale di chi arriva da noi, ma è anche quella di studenti che si muovono ogni giorno, di lavoratori che si spostano quotidianamente, di turisti che arrivano sulle nostre spiagge, di persone che sono costrette a lasciare l’Italia - circa centosettemila - per andare a trovare un posto di lavoro all’estero e che sono tre volte di più rispetto a chi arriva in Italia”. Sono i problemi che le nostre famiglie e i nostri giovani stanno vivendo. “Questo - ha aggiunto -  è il patrimonio che porto con me e spero di arricchirlo ulteriormente con gli incontri e con le provocazioni che vengono dalla Chiesa di Ferrara-Comacchio”.
Nell’intervista mons. Perego spiega alche il senso della scelta del motto “Gaudium et Spes”: un documento che “rimanda a uno dei documenti del Concilio che più amo e che più ho studiato. È uno dei documenti che ha rinnovato il rapporto Chiesa-mondo, ha rafforzato il dialogo, l’incontro, la valorizzazione di diverse realtà come la cultura, l’economia, la vita familiare, la vita sociale, il tema della pace”. (Raffaele Iaria)
 

Migranti: duemila profughi accolti nelle diocesi di Piemonte e Valle d’ Aosta

Torino - Sono duemila i profughi accolti nelle diocesi del Piemonte e Valle d' Aosta. Ne parla un articolo de "La Voce e il Tempo", il settimanale della diocesi di Torino, dove il 16 febbraio scorso la Fondazione Migrantes ha presentato il primo rapporto nazionale "Il diritto d' asilo. Report 2017. Minori rifugiati, vulnerabili e senza voce". Il capoluogo piemontese nel 2016 ha accolto 758 ospiti: 235 hanno trovato posto in parrocchie e famiglie, 476 in 20 centri ecclesiali per l' accoglienza temporanea, 47 negli Sprar. Seguono Novara, Biella e Asti, rispettivamente con 556, 223 e 163 accoglienze. In Piemonte-Valle d' Aosta, sulla base delle informazioni fornite dalle prefetture e aggiornati al 4 marzo 2016 sulle presenze nelle strutture di accoglienza, delle 7284 persone accolte nelle 391 strutture delle due regioni, gli accolti nelle diocesi di Piemonte e Valle d' Aosta risultavano 2002: 1490 in 50 centri ecclesiali di cui 20 a Torino con 476 persone, 339 in 70 parrocchie, di cui 207 (37 le parrocchie) nella diocesi di Torino. Complessivamente le famiglie che hanno aperto le porte sono state 27 per 47 posti e Torino è capofila con 12 famiglie coinvolte e 28 accolti. Dei 25772 minori non accompagnati arrivati in Italia poco meno del 3% è accolto in Piemonte. Secondo il Report di Migrantes il Piemonte al 30 settembre 2016 era la quinta regione italiana per numero di accoglienze, 2,9 persone per ogni mille abitanti.
 

Papa Francesco: domenica visita alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa

Città del Vaticano - Papa Francesco, domenica prossima, 12 marzo, visiterà la parrocchia romana  di Santa Maddalena di Canossa alla Borgata Ottavia, in via della Lucchina 82, nord ovest di Roma, affidata ai Figli della Carità, noti come canossiani e guidata dal parroco, padre Giorgio Spinello. La visita segue quella del 19 febbraio scorso, nella parrocchia di Santa Maria Josefa a Castelverde di Lunghezza. Si tratta della quattordicesima parrocchia visitata da Papa Francesco in quattro anni di pontificato.
La visita avverrà due giorni dopo la conclusione degli esercizi spirituali di Papa Francesco con la Curia Romana in corso alla casa del Divin Maestro di Ariccia. (R.Iaria)

Coldiretti: via libera a 17mila lavoratori migranti

Roma - Via libera all’ingresso di 17mila lavoratori stranieri con la presentazione delle domande telematiche che potranno essere inviate fino al 31 dicembre utilizzando il sistema disponibile sul sito del Ministero dell'Interno. A renderlo noto è la Coldiretti dopo l’approvazione del nuovo decreto (in attesa di pubblicazione) sui flussi.
La novità di quest’anno è – rileva Coldiretti – l’aumento delle quote riservate al settore agricolo, da 13.000 dello scorso anno alle 17.000 di quest’anno per gli ingressi stagionali, e da 4.600 dello scorso anno alle 5.750 di quest’anno per le conversioni dei permessi per lavoro stagionale in permessi di soggiorno per lavoro subordinato che consentiranno a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri lavoratori stranieri che anno dopo anno sono entrati con i flussi stagionali.
Con la modifica inoltre del Testo Unico sull’Immigrazione, da quest’anno – spiega Coldiretti - risultano semplificati anche i requisiti per la richiesta del permesso stagionale pluriennale e la procedura di accoglimento dell’istanza per “silenzio-assenso”, essendo sufficiente che lo straniero abbia fatto regolare ingresso con permesso di soggiorno stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti per potervi avere accesso.
Con il click day sarà presto possibile inoltrare le domande di ingresso on line per lavoratori stagionali extracomunitari che - sottolinea la Coldiretti - troveranno occupazione soprattutto in agricoltura che, insieme al turismo, è il settore con maggiori opportunità occupazionali principalmente per le grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti.
Sono molti i "distretti agricoli" dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso - aggiunge la Coldiretti - della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l'attività di bergamini sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia.
 

Istat: oltre 5milioni gli stranieri in Italia

Roma - Gli stranieri residenti al 1° gennaio 2017 sono 5 milioni 29mila (8,3% della popolazione totale), in lievissimo aumento (+2mila 500 unità, pari a +0,5 per mille). Per gli stranieri risultano positivi il saldo naturale (+54mila) e il saldo migratorio con l’estero ( +216mila).
Il dato è contenuto nel report sugli Indicatori demografici diffuso oggi dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica italiano. Secondo i dati il contingente dei cittadini stranieri viene ridimensionato, tuttavia, da 122mila cancellazioni per irreperibilità e 205mila acquisizioni della cittadinanza italiana. Per l’Istat la popolazione di cittadinanza italiana scende a 55 milioni 551mila (-89mila residenti). Per i cittadini
italiani risulta negativo sia il saldo naturale (-189mila) che il saldo migratorio con l’estero  (-80mila).
 

San Giovanni Rotondo: domani le prime 2 famiglie siriane con i corridori umanitari Cei

San Giovanni Rotondo - Arriveranno domani, martedì 7 marzo, all’aeroporto di Bari, le due famiglie di profughi che saranno alloggiate presso “Casa Papa Francesco. Padre Pio per le famiglie di migranti”, realizzata dai Frati Minori Cappuccini a San Giovanni Rotondo per offrire ospitalità a cittadini stranieri in difficoltà e donata idealmente il 5 febbraio dello scorso anno al Pontefice come “segno concreto per ricordare l’onore che egli ha riservato a san Pio da Pietrelcina scegliendolo, durante il Giubileo straordinario della Misericordia, come modello per i sacerdoti impegnati nel ministero della Riconciliazione sacramentale”.
Si tratta di due famiglie siriane, da tempo sfollate in un campo profughi della Giordania, ciascuna con un componente gravemente malato e bisognoso di cure. Giungeranno in Italia grazie ad uno dei corridoi umanitari attivati dalla Conferenza Episcopale Italiana, frutto di un accordo con il Governo Italiano, per garantire un ingresso sicuro e protetto nel nostro Paese a persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità (vittime di persecuzioni, violenze, guerre, famiglie con bambini, anziani, malati e persone con disabilità).
Da Bari le due famiglie saranno subito trasportate a San Giovanni Rotondo con un pullman messo a disposizione dalla Caritas diocesana di Manfredonia, che coordinerà le attività ricettive e assistenziali, nelle quali saranno coinvolti l’Ordine Francescano Secolare di San Giovanni Rotondo, la Parrocchia di San Francesco d’Assisi e, per le prestazioni sanitarie, l’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” e il presidio residenziale “Gli Angeli di Padre Pio” della Fondazione “Centri di riabilitazione Padre Pio Onlus”. Nella tarda serata di domani, quindi, potranno già prendere alloggio nella “Casa Papa Francesco”, progettata per far dimorare quattro nuclei familiari. In questa prima fase di utilizzo saranno soltanto due, perché le famiglie sono numerose: una composta da nove persone, l’altra da sei.
 

Istat: un nato su cinque ha una madre straniera

Roma - Nel 2016 il 19,4% dei bambini è nato da madre straniera, una quota identica a quella riscontrata nel 2015 mentre l’80,6% ha una madre italiana. In assoluto, i nati da cittadine straniere sono 92mila, il 2,2% in meno dell’anno prima. Di questi, 61mila sono quelli avuti con partner straniero, 31mila quelli con partner italiano. I nati da cittadine italiane sono 382mila, con una riduzione del 2,4% sul 2015.
Sono alcuni dati contenuti nel report sugli Indicatori demografici diffuso oggi dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica italiano. Per l’Istat le donne straniere in età feconda, che usualmente evidenziano un comportamento riproduttivo più accentuato e sono favorite da una struttura per età nettamente più giovane, hanno avuto in media 1,95 figli nel 2016 (contro 1,94 del 2015). Le italiane, dal canto loro, sono rimaste sul valore di 1,27 figli, esattamente come l’anno precedente.
La contrazione delle nascite da parte di straniere e italiane – evidenzia l’Istat -  pertanto non va ricondotta all’abbassamento delle rispettive propensioni di fecondità, quanto piuttosto alla riduzione delle donne in età feconda e al invecchiamento che interessano anche la componente straniera”.

Centro “La Pira”: incontri interculturali dio giovani di diversi Paesi

Firenze - Il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, spazio di incontro interculturale e interconfessionale, organizza sei incontri in cui ragazze e ragazzi di origini diverse, dall’Italia al Senegal e dal Maghreb all’Albania, si raccontano e si confrontano sui temi a loro più vicini. Il primo incontro si è svolto lo scorso 28 febbraio  sul tema “La vita di noi giovani delle nuove generazioni. Percorsi di identità nella dimensione familiare e sociale”-.
I giovani - spiega il Centro “La Pira”  - costituiscono la forza innovativa e trainante, creativa e critica al tempo stesso di un futuro non lontano, in cui tutti possano dialogare senza barriere e senza muri. L’obiettivo si consegue attraverso il “fare”, il confronto diretto su problemi concreti, quotidiani, di tipo relazionale, esistenziale, socio-economico e culturale.
Domani il prossimo appuntamento sul tema “Le mie competenze, le mie qualità, le mie risorse. Percorsi di cittadinanza attiva”, mentre il 14 marzo al centro della riflessione il tema “Vivere e interpretare la quotidianità nella sfera civile e religiosa. Il rapporto tra sfera religiosa e società civile nell’esperienza individuale”.
Il 21 marzo si parlerà di “Lo ‘status’ della donna. La donna, la sua condizione giuridica, culturale e sociale” mentre dal 28 marzo al 4 Aprile il laboratorio “narrativo sul tema “L’arte, veicolo di comunicazione e dialogo”.
 

Migrantes: oggi a Brindisi la presentazione del Rapporto “Italiani nel Mondo”

Brindisi - Oggi pomeriggio alle ore 16,00, , presso il Salone di Rappresentanza della Provincia di Brindisi, la Fondazione Opera “Beato Bartolo Longo” presenterà l' ultimo Rapporto “Italiani nel Mondo”, realizzato dalla Fondazione Migrantes. Si tratta di una fotografia della migrazione italiana nei diversi Paesi del mondo e il contributo degli emigranti italiani alla trasformazione di grandi città e nazioni.
Alla presentazione interverranno don Franco Galiano, presidente della Fondazione “Opera Beato Bartolo Longo”; don Gianni De Robertis, direttore dell' Ufficio regionale Migrantes della Puglia, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, quello della Provincia di Brindisi Maurizio Bruno, la dirigente del Settore Fernanda Prete, mons. Gian Carlo Perego, direttore generale di Migrantes, Delfina Licata, curatrice del Rapporto; Rosa Quaranta, del Servizio Pugliesi nel Mondo della Regione Puglia e Roberta Pace, docente di demografia e statistica presso l' Università di Bari.
 

Migrantes: i morti di Rignano chiedono legalità e tutela dei lavoratori migranti sfruttati

Roma - I nuovi morti nel ghetto di Rignano ricordano il “dramma” di 400.000 lavoratori “sfruttati non solo nel mondo del lavoro agricolo,  ma anche in altri comparti lavorativi, per i quali oltre a una non giusta retribuzione, alla non contribuzione,  si aggiunge anche il diritto negato a un'abitazione idonea”.
E’ quanto afferma mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, dopo la morte di due immigrati del Mali in un incendio che si è sviluppato all'interno del 'Gran ghetto', che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico, in Puglia. Per il direttore dell’organismo pastorale della Cei queste morti “rilanciano la necessità di una riforma della legge sull'immigrazione, con l'attenzione a creare canali legali d'ingresso per i lavoratori, attraverso un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro che faccia incontrare da subito domanda e offerta di lavoro”. A fronte,  inoltre, di numerosi dinieghi in atto nei confronti dei richiedenti asilo giunti nel nostro Paese in questi ultimi anni “sarebbe anche importante – aggiunge mons. Perego -  per non alimentare ulteriormente l'esercito di lavorati sfruttati, garantire un permesso di protezione umanitaria per chi è presente in Italia da almeno un anno, ha iniziato un percorso di alfabetizzazione, ha scelto di fare lavori socialmente utili o ha già un contratto di lavoro”. La “drammaticità” della situazione, che potrebbe “aggravarsi” nei mesi estivi – conclude il direttore Migrantes - richiede “una urgente decisione politica che va nella direzione della legalità e della sicurezza dei migranti e del Paese”. (Raffaele Iaria)
 

Due donne rom in Trappola: la posizione di Missio Toscana

Follonica - La vicende delle 2 donne Rom rinchiuse in una gabbia per la raccolta di cartone e di materiale buttato tra i rifiuti di un supermercato a Follonica, ha suscitato contrastanti reazioni, moltissime sui social media, meno sui quotidiani. Ammirevoli alcune prese di posizioni, come quella del sindaco della stessa Follonica che ha condannato senza alcuna riserva il gesto, le parole di un sacerdote intervistato (di Follonica?) che ha manifestato il suo sbigottimento per quel gesto, come pure l’immediata presa di posizione della direzione del Supermercato. Ma non si contano quanti hanno applaudito i sequestratori, andando ben oltre un semplice commento di irrisione. A distanza di pochi giorni la notizia è scomparsa, già rimossa. Gli autori di questo gesto hanno anche voluto filmare la scena con le grida disperate delle due povere donne in trappola, mentre i dipendenti si divertivano e ridevano soddisfatti e hanno postato il filmato su Facebook come fosse un “trofeo di vittoria” , di disprezzo e intolleranza da immortalare e sventolare. Anche facendo le debite differenze , la spettacolarizzazione e l’esibizione delle sofferenze e dell’umiliazione di queste due donne rom, richiama l’esposizione e l’esecuzione pubblica dei loro ostaggi da parte di gruppi e movimenti che hanno fatto della disumanizzazione di chi non è come loro, uno strumento di minacciosa propaganda e violenze. Certo, i tre giovani dipendenti di Follonica non avevano l’intenzione di giustiziare nessuno, ma i commenti di approvazione del loro operato, apparsi sul Social, erano messaggi di incitamento esplicito alla violenza, ad usare il fuoco per eliminare i rom, e di esaltazione del razzismo. La barbarie sembra attraversare impunemente i nostri confini, non solo quelli geografici, fino ad annidarsi fin dentro i nostri cuori e menti. Fino a far ritenere la cosa, come normale, legittima.
C’è materia su cui riflettere molto..
La dignità di 2 povere donne è stata umiliata, calpestata, derisa… e non sono molti i movimenti e le associazione in difesa della donna che abbiano sentito il bisogno di fare sentire la loro voce, contro un maschilismo così becero, arrogante e xenofobo.
Anche lo scarto, la spazzatura di un Centro commerciale, hanno più importanza delle persone e della loro dignità, soprattutto se si tratta di due donne Rom. Gli scarti di un centro commerciale vanno tutelati, più degli “scarti umani” che la nostra società produce.
“Non potete servire Dio e la ricchezza.” (Mt. 6,24)
Domenica scorsa abbiamo ascoltato nel vangelo questa affermazione perentoria di Gesù. Per la comunità cristiana, servire Dio porta a sentirci custodi dei nostri fratelli e alla luce del Vangelo di Gesù, soprattutto dei più deboli, dei poveri, degli ultimi. Servire Dio nell’umanità. Fingere di servire Dio, porta facilmente un “credente” a sostituire la cura del fratello, con la custodia di altre “cose”. Invece di custodire i fratelli, rischiamo di fare spazio solo a cose, oggetti, proprietà. E i poveri, i migranti, i rom diventano, in questa prospettiva, dei concorrenti anche per la spazzatura, degli intralci al nostro benessere e dominio, al nostro stile di vita da salvaguardare, costi quello che costi, per cui si arriva a considerare normale le “trappole per i rom”.
Dio sempre include, abbraccia, rialza chi è caduto, libera i prigionieri, ascolta i deboli. Mammona (la ricchezza), invece esclude, divide, ingabbia, crea disparità e produce persone indifferenti e incapaci di ascoltare il grido di sofferenza e di disperazione che oggi, soprattutto è quello dei migranti, ingabbiati nei centri di accoglienza, a causa delle nostre paure e di un sistema che produce poveri e ne mortifica la speranza, abbandonandoli alla mercé degli interessi economici subdoli, a volte camuffati di servizio sociale.
È lo stesso grido di aiuto e disperazione di tanti Rom quando vengono sgomberati dalle loro povere baracche, abbattute senza pietà e vengono espulsi dalle città in nome degli idoli della sicurezza, del decoro dell’arredo urbano, dell’ordine disumano che vi regnano. Le stesse politiche sociali, nazionali e locali, che dovrebbero integrare i Rom, si rivelano, per lo più, come ulteriore gabbia non meno violente e progettate solo per controllare, opprimere ed escludere un mondo visto con gli occhi dell’intolleranza a della diffidenza.
Come rispondere a questa deriva di pregiudizi, di intolleranza, di negazione di chi appare diverso?
Non ci sono ricette precostituite, né soluzioni facili specie oggi che comportamenti come questi del supermercato di Follonica contro le due donne rom, sembrano trovare l’approvazione di tanti. Deve restare però come punto di partenza fermo, la scelta di campo: la scelta di stare dalla parte dei poveri, dei deboli, degli scartati, di quelli che per vivere, hanno persino bisogno di rovistare, rischiando aggressioni e violenze, tra la spazzatura di un supermercato.
Da qualche giorno la comunità cristiana ha iniziato il cammino quaresimale con l’imposizioni della cenere sulla nostra testa, ci auguriamo che sia una possibilità concreta per riconoscere le nostre colpe, anche del silenzio ecclesiale, che in questa vicenda ha mancato di far sentire la sua voce chiara, forte e autorevole. Che siano i poveri, gli scarti, “gli ingabbiati” a mettere sul nostro capo la cenere e pronunciare ai nostri cuori: “Convertitevi, e credete al Vangelo!” (Missio Toscana)
 
 

Papa Francesco a Santa Marta: il vero digiuno è aiutare gli altri, no a tangenti della vanità

Città del Vaticano - Il vero digiuno è soccorrere il prossimo, quello falso mischia la religiosità con gli affari sporchi e le tangenti della vanità: così Papa Francesco nella omelia della Messa del mattino celebrata oggi a Casa Santa Marta.
Le letture del giorno parlano del digiuno, cioè - spiega il Papa - “della penitenza che noi siamo invitati a fare in questo tempo di Quaresima” per avvicinarci al Signore. Dio gradisce “il cuore penitente”, dice il Salmo, “il cuore che si sente peccatore e sa di essere peccatore”. Nella prima lettura, tratta dal Libro del profeta Isaia, Dio rimprovera la falsa religiosità degli ipocriti che digiunano mentre curano i propri affari, opprimono gli operai e litigano “colpendo con pugni iniqui”: da una parte fanno penitenza e dall’altra compiono ingiustizie, facendo “affari sporchi”. Il Signore, invece, chiede un digiuno vero, attento al prossimo: “L’altro è il digiuno ‘ipocrita’ - è la parola che usa tanto Gesù - è un digiuno per farsi vedere o per sentirsi giusto ma nel frattempo ho fatto ingiustizie, non sono giusto, sfrutto la gente. ‘Ma io sono generoso, farò una bella offerta alla Chiesa’ – ‘Ma dimmi, tu paghi il giusto alle tue domestiche? Ai tuoi dipendenti li paghi in nero? O come vuole la legge perché possano dare da mangiare ai loro figli?’”.
Papa Francesco racconta una vicenda capitata subito dopo la seconda Guerra mondiale al padre gesuita Pedro Arrupe, quando era missionario in Giappone. Un ricco uomo d’affari gli fa una donazione per la sua attività evangelizzatrice, ma con lui c’erano un fotografo e un giornalista. La busta conteneva solo 10 dollari: “Questo è lo stesso che noi facciamo quando non paghiamo il giusto alla nostra gente. Noi prendiamo dalle nostre penitenze, dai nostri gesti di preghiera, di digiuno, di elemosina, prendiamo una tangente: la tangente della vanità, del farci vedere. E quella non è autenticità, quella è ipocrisia. Per questo quando Gesù dice: ‘Quando pregate fatelo di nascosto, quando date l’elemosina non fate suonare la tromba, quando digiunate non fate i malinconici’, è lo stesso che se dicesse: ‘Per favore quando fate un’opera buona non prendete la tangente di quest’opera buona, è soltanto per il Padre’”.
Il Papa cita il profeta Isaia, laddove il Signore dice agli ipocriti quale sia il vero digiuno. Parole che sembrano dette “per i nostri giorni”: “’Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?’. Pensiamo a queste parole, pensiamo al nostro cuore, come noi digiuniamo, preghiamo, diamo elemosine. E anche ci aiuterà pensare cosa sente un uomo dopo una cena, che ha pagato 200 euro, per esempio, e torna a casa e vede uno affamato e non lo guarda e continua a camminare. Ci farà bene pensare quello”.(Sergio Centofanti – Radio Vaticana)
 

Migrantes: al via le iscrizioni al corso base e intermedio di lingua araba

Benevento - L’ufficio diocesano Migrantes, diretto da don Sergio Rossetti, comunica che sono aperte le iscrizioni ai corsi base e intermedio di lingua araba. Ѐ possibile iscriversi fino a venerdì 17 marzo recandosi all’ufficio Migrantes, presso la Cittadella della Carità “Evangelii Gaudium” in via San Pasquale 11 il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9:30 alle 12:30  e il martedì e giovedì dalle 15:30 alle 19. Per informazioni è possibile chiamare il numero 0824/24638 o scrivere a migrantes@diocesidibenevento.it indicando come referente Simona Barbato. Il costo dell’iscrizione è di 25 euro. Il corso intermedio prenderà il via il 21 marzo, quello base partirà il 23 marzo e sono previsti due incontri settimanali: dalle ore 16 alle 18 per un totale di 30 ore complessive. Le lezioni, dirette dal docente di lingua madre, Moustafa Ghafir dell’Associazione “Il Dialogo”, si svolgeranno presso la Cittadella della Carità. Al termine dei corsi sarà consegnato un attestato di frequenza.
 
 

Mons. Perego: l’ordinazione a Cremona il 6 maggio

Cremona - Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, riceverà l’ordinazione episcopale nelle Cattedrale di Cremona sabato 6 maggio, alle ore 16. Il rito sarà presieduto dal vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni affiancato da Mons. Luigi Negri, predecessore di Mons. Perego e da Mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes. Alla solenne celebrazione non mancheranno molti altri presuli, soprattutto dell’Emilia-Romagna, ma anche di altre regioni italiane: nei 15 anni a Roma, prima alla Caritas e poi a Migrantes, Mons. Gian Carlo si è fatto conoscere e apprezzare in molte diocesi per il suo impegno a favore dei poveri e dei migranti. La scelta di farsi ordinare a Cremona l’ha spiegata lo stesso arcivescovo eletto al termine della conferenza stampa di annuncio della sua nomina, il 15 febbraio scorso al Palazzo Vescovile di Cremona: “Non potevo partire da questa Chiesa e da questa città senza prima dar loro un bacio riconoscente: l’ordinazione a Cremona, presieduta dal Vescovo Antonio, sarà questo bacio, arricchito dalla grazia dell’episcopato”. Mons. Perego farà il suo ingresso in diocesi di Ferrara-Comacchio con una solenne celebrazione nella cattedrale di San Giorgio Martire, sabato 3 giugno, alle ore 17, vigilia della solennità di Pentecoste. Il motto episcopale scelto da Mons. Perego è “Gaudium et spes”, titolo della costituzione del Concilio Vaticano II dedicata alla Chiesa nel mondo contemporaneo.
 

Usa: a calciatrici e rifugiate tibetane negato il visto

Roma - Calciatrici ma anche rifugiate, che forse con Donald Trump alla Casa Bianca non aiuta: alle ragazze della squadra femminile del Tibet è stato negato il visto per partecipare a un torneo internazionale in programma negli Stati Uniti. Lo stop è stato comunicato a New Delhi, dall’ambasciata Americana che avrebbe dovuto autorizzare la partenza. “Sono delusa perché stavamo organizzando il viaggio da mesi” ha detto Cassie Childers, direttrice della squadra, la Tibet Women’s Soccer: “Era un’opportunità per dimostrare che le donne tibetane sono capaci di ottenere qualunque risultato”.
La squadra, under 21, forte di un impegno sociale che coinvolge circa 3000 rifugiate, avrebbe dovuto prendere parte alla Dallas Cup. Da chiarire se e in che misura il diniego dell’ambasciata sia legato al cambio di amministrazione negli Stati Uniti. Nella lista dei Paesi banditi da Trump, giudicata incostituzionale dalla magistratura, non figurano né l’India né il Tibet né la Cina che dal 1959 controlla la regione a nord dell’Himalaya.