Primo Piano

Papa: i ragazzi debbono tornare a sognare

Città del Vaticano - San Giuseppe obbedisce all’angelo che gli appare in sogno e prende con sé Maria, incinta per opera dello Spirito Santo, come narra il Vangelo di Matteo. Un uomo silenzioso, obbediente. E’ attorno a questa figura che si snoda l’omelia di Francesco di oggi a Santa Marta. Giuseppe è un uomo che porta sulle sue spalle promesse di “discendenza, di eredità, di paternità, di filiazione, di stabilità”: “E quest’uomo, questo sognatore è capace di accettare questo compito, questo compito gravoso e che ha tanto da dirci a noi in questo tempo di forte senso di orfanezza. E così questo uomo prende la promessa di Dio e la porta avanti in silenzio con fortezza, la porta avanti perché quello che Dio vuole sia compiuto”.
San Giuseppe è un uomo che “può dirci tante cose, ma non parla”, “l’uomo nascosto”, l’uomo del silenzio, “che ha la più grande autorità in quel momento senza farla vedere”. E il Papa sottolinea che le cose che Dio confida al cuore di Giuseppe sono “cose deboli”: “promesse” e una promessa è debole. E poi anche la nascita del bambino, la fuga in Egitto, situazioni di debolezza. Giuseppe prende nel cuore e porta avanti “tutte queste debolezze” come si portano avanti le debolezze: “con tanta tenerezza”, “con la tenerezza con cui si prende in braccio un bambino”: “E’ l’uomo che non parla ma obbedisce, l’uomo della tenerezza, l’uomo capace di portare avanti le promesse perché divengano salde, sicure; l’uomo che garantisce la stabilità del Regno di Dio, la paternità di Dio, la nostra filiazione come figlio di Dio. Giuseppe mi piace pensarlo come il custode delle debolezze, delle nostre debolezze pure: è capace di far nascere tante cose belle dalle nostre debolezze, dai nostri peccati pure”.
E Giuseppe è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede. Ma questo compito lo ha ricevuto durante un sogno: è un uomo “capace di sognare”, nota Francesco. E’ quindi anche “custode del sogno di Dio”: il sogno di Dio “di salvarci tutti”, della redenzione, viene confidato a lui. “Grande questo falegname!”, esclama quindi il Papa: silenzioso, lavora, custodisce, porta avanti le debolezze ed è capace di sognare. Una figura, dunque, che ha un messaggio per tutti: “Io oggi vorrei chiedere, ci dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi. Che ai giovani dia – perché lui era giovane – la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni. E ci dia a tutti noi la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, lui era giusto, cresce nel silenzio - poche parole - e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri”. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 

P. Baggio: impegnarsi nella costruzione di città migliori cominciando dalle periferie

Roma - “Gli operatori impegnati nella pastorale migratoria devono pensare agli obiettivi a lungo termine, impegnandosi nella costruzione di città migliori cominciando dalle periferie”. E’ quanto ha detto questa mattina padre Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, intervenendo all’incontro annuale dei responsabili della pastorale dei migranti delle grandi Città Europee in corso, fino a mercoledì, a Roma con al centro il tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”. Facendo un analisi socio-pastorale delle periferie p. Baggio ha sottolineato che quello della migrazione è una “sfida missionaria” che “ nasce spontanea dalla coscienza della necessità di essere una ‘Chiesa in uscita’”. E in questa missione – ha aggiunto il religioso – “non possiamo andare mai da soli, ma sempre come Chiesa, come comunità missionaria”. Occorre andare “dal centro alle periferie”. I missionari possono “caricare le batterie” nel “centro”, ma “devono poi andare nelle periferie”, ha evidenziato il sottosegretario del neo dicastero vaticano ricordando che i “ missionari devono confrontarsi personalmente con la realtà delle periferie per essere credibili, concreti ed efficaci”: “il trucco non serve. Nelle periferie non servono interventi di chirurgia estetica, ma trasformazioni reali tese a un inclusione sociale e dignitosa”. P. Baggio ha quindi rivolto lo sguardo ai gruppi “particolarmente vulnerabili” come i rom e i bambini . “Tra le persone vulnerabili delle periferie – ha spiegato – un’attenzione speciale va ai bambini migranti, rifugiati e vittime della tratta” e ai rom e sinti che “rappresentano gruppi particolarmente vulnerabili  tra gli abitanti delle periferie”.   (Raffaele Iaria)
 

Messico: una marcia per i migranti promossa dalla diocesi di Tijuana

Tijuana - L’arcidiocesi di Tijuana, che si trova al confine tra Messico e Stati Uniti (appena al di là della frontiera c’è la californiana San Diego) ha fatto sentire tutta la sua vicinanza ai migranti nel momento in cui da parte statunitense viene confermata la volontà di alzare muri. La tradizionale Marcia per la vita promossa dalla chiesa locale quest’anno ha voluto essere anche e soprattutto una marcia per i migranti, iniziata proprio con una preghiera davanti al muro frontaliero di confine, che a Tijuana esiste già da parecchi anni. Proprio sul muro l’arcivescovo di Tijuana, monsignor Francisco Moreno Barrón – riferisce l’agenzia Sir - ha voluto inserire i segni della croce e della corona di spine. “Un gesto che parla da solo”, ha detto; “vogliamo farci presenti a tutti i nostri fratelli migranti, non solo a quelli che passano per questa frontiera. Tutta la comunità umana è una sola famiglia, uscita dalle mani di Dio per amore. Siamo chiamati a vivere nell’amore come una sola famiglia. Purtroppo, per l’egoismo che è presente nel mondo e negli animi umani si sono sollevati muri, non solo in passato, ma anche nel presente, muri che pretendono di dividerci, mettere distanza e a volte anche metterci contro”, quando invece abbiamo bisogno “di ponti che ci aiutino a costruire la fraternità, per poter vivere in pace e si realizzi il sogno di Dio per i suoi figli, che vivano uniti nell’amore”. Ha proseguito l’arcivescovo: “Siamo coscienti che siamo un’arcidiocesi ‘migrante’. Il segno di stare qui davanti al muro è molto importante. Chiediamo a Dio di proteggere i nostri fratelli migranti”. La Marcia per la vita e per i migranti è poi proseguita con una processione e con la santa messa.
 

Censis: senza stranieri interi territori a rischio spopolamento

Roma - Gli stranieri antidoto al rischio spopolamento. In una Italia in declino demografico, con un numero di nati mai così basso dal 1861, ci sono 841 comuni in cui nell’ultimo quinquennio (2010-2015) la popolazione è cresciuta esclusivamente grazie agli immigrati. In questi comuni, che si trovano in ogni area del Paese e hanno dimensioni diverse, risiedono quasi 13,9 milioni di abitanti, ovvero il 23% della popolazione. Le crescite maggiori si sono verificate a Collegiove nel Lazio (dove la popolazione nei cinque anni è aumentata del 13,3%), Camini in Calabria (+12,8%), Baranzate in Lombardia (+10%). E’ quanto emerge da un'analisi del Censis realizzata nell'ambito del programma “Fuori dal letargo: soluzioni per una buona crescita”. Secondo il Censis non sono solo i comuni piccoli e medi ad aver beneficiato della presenza degli stranieri. Senza immigrati, negli ultimi cinque anni 51 dei 144 comuni italiani con più di 50.000 abitanti avrebbero sofferto di una contrazione demografica. Nel quinquennio a Bologna la popolazione cresce di 17.010 residenti, ma i cittadini italiani sono 596 in meno e gli stranieri 17.606 in più. A Torino si contano 16.209 residenti in più come risultato di una crescita di 28.780 stranieri e una diminuzione di 12.571 italiani. A Napoli i residenti aumentano di 11.413 unità, frutto di un incremento di 24.340 stranieri e di una diminuzione di 12.927 italiani. In termini percentuali, nel periodo le variazioni maggiori si registrano in tre grandi comuni della Lombardia. A Sesto San Giovanni, nonostante la diminuzione dei cittadini italiani, la popolazione complessiva è aumentata del 6,9%, a Pavia del 5,9%, a Cinisello Balsamo del 5,7%. I migranti salvano i comuni ultraperiferici. C’è una categoria di comuni, quelli più isolati, che distano almeno 75 chilometri dai poli urbani maggiori, che senza immigrati sarebbero a rischio di estinzione. In questi comuni minori, dove vivono più di 923.000 abitanti, negli ultimi cinque anni i residenti italiani sono diminuiti di oltre 10.000 unità, mentre gli stranieri sono cresciuti di oltre 13.700, garantendo così un saldo demografico positivo di 3.685 abitanti e quindi una crescita della popolazione dello 0,4%. Fra questi comuni minori, che crescono esclusivamente grazie alla popolazione straniera, che ha compensato l’emorragia di italiani, si trova Ischitella in provincia di Foggia, dove gli immigrati residenti sono 278, cresciuti del 186% nei cinque anni. Poi Sant’Arcangelo in Basilicata, dove vivono 370 migranti, che sono aumentati del 94,7% dal 2010. Poi ancora alcune isole che sono meta di turisti: Ventotene, dove ci sono 91 stranieri su 739 residenti, Isola del Giglio, dove ci sono 129 stranieri su 1.442 residenti, e Pantelleria, con 549 stranieri su 7.701 abitanti. Da alcuni anni – sottolinea il Censis - le nascite di figli da genitori stranieri si stanno riducendo e nell’ultimo anno crollano rovinosamente. La debolezza delle politiche familiari sta scoraggiando anche gli immigrati, che vedevano nei figli uno strumento di crescita e di riscatto sociale. Negli ultimi anni si è registrato un progressivo adattamento della popolazione straniera al nostro modello demografico, fatto di pochi figli partoriti in età avanzata. Si è passati dai 72.096 nati da entrambi i genitori stranieri del 2015 ai 61.000 stimati del 2016, con una riduzione del 15,3%, assai superiore a quella dei nati da donne italiane, fra le quali le nascite si sono ridotte del 2,4%. Il risultato è che il tasso di fecondità delle donne straniere negli ultimi cinque anni si è ridotto da 2,4 a 2,0 figli per donna, e l’età media al primo parto è arrivata a 28,7 anni, più vicina ai 32,3 anni delle italiane.
 
 

Perù: in preghiera le comunità peruviane in Italia

Roma - “Le ultime alluvioni del fenomeno del Niño stanno creando tanti danni in Perù, in particolar modo nelle diverse città della costa”: per questo “chiedo a tutti voi fratelli una preghiera costante”. E’ la richiesta rivolta a tutti i cappellani etnici in Italia dal coordinatore nazionale delle comunità peruviane in Italia, don Emerson Campos Anguilar. Il sacerdote ci informa che tutte le comunità dei  Peruviani in Italia  si sono incontrati ieri, e continueranno a farlo in questi giorni, nelle diverse cappellanie per pregare per i loro connazionali che vivono in Perù dopo i danni e la perdita dei frutti della terra e dei campi “con l'augurio che ritorni presto la calma e la serenità per il nostro popolo. Che Santa Rosa de Lima, San Martin de Porres intercedano davanti a Dio – conclude - per calmare questa situazione di violenza naturale”.
Anche ieri Papa Francesco al termine dell’Angelus ha assicurato la sua  “vicinanza alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni. Prego – ha detto - per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso”. 
In Italia vivono circa 110mila cittadini provenienti dal Perù formatasi per la gran parte tra la fine degli anni '80 e quelli '90, in virtù della grave crisi economica che ha attraversato il Perù, e della guerriglia di Sendero Luminoso e dei Tupac Amaru che ha scosso il Paese, evidenzia il coordinatore. (R. Iaria)
 

Da “Medì” una scuola periferica a Tunisi

Livorno - Guardare sempre anche dall’altra parte del mare per ripatire dall’ 'inizio' che cambia una società e le dà ossigeno: la scuola, anche come espressione di quella necessità di formazione, di educazione, di 'scuola' in senso più ampio, che grandi maestri, come don Pino Puglisi, sanno dare. A 'Medì', l’incontro internazionale della città del Mediterraneo promosso a Livorno dalla Comunità di Sant’Egidio, si è concretizzato un progetto di sostegno alla scuola media di Oued Ellil, alla periferia di Tunisi. Sant’Egidio insieme a Tunisia Africa Forward, rappresentata da Radhia Abdelati, i Comitati di Amicizia 'Medì' hanno raccolto risorse per ristrutturare una scuola in una cittadina con 60 mila abitanti, abitata soprattutto da migranti interni, quasi la metà al di sotto dei 30 anni e con un tasso di analfabetismo pari al 14,27 per cento.
Padre Angelo Romano, della Pontificia Università Urbaniana, ha ricordato come don Puglisi guardava ai giovani degli anni 70: «Molti si interessano al senso della vita e gettano le mani avanti per essere afferrate, come i trapezisti che attendono qualcuno che prende queste mani, per evitare che una generazione di giovani si sfracelli». La Buona Notizia veniva seminata da Puglisi a partire da più piccoli: «Attraverso i bambini don Puglisi era riuscito a riconciliare famiglie che non si parlavano da 40 anni». Si aprono prospettive nuove e unitive: giovani studenti e richiedenti asilo si incontrano. Jean Pierre Cavalié, del Cimade (Comité intermouvement auprés des Evacués) ha spiegato come a Marsiglia sia nato il comitato delle Feste del convivere: «Gli attentati di Parigi non hanno limitato questa volontà di accoglienza. Molte persone comuni hanno formato collettivi e si sono mossi per la solidarietà». A Marsiglia, ma anche a Cagliari: «Qui – ha detto Caterina di Bella, presidente del Comitato sardo di solidarietà – spesso arrivano migranti algerini in barche da 10-12 persone delle quali spesso non si parla. Abbiamo 600 studenti profughi e facciamo un doposcuola per 35 bambini. L’accoglienza funziona. Molti gli incontri dei ragazzi profughi nelle scuole per parlare con i loro coetanei». Vasilios Koukousas (dell’Università di Salonicco) concorda: «Servono bambini aperti alla società». E Gianna Valente, dirigente scolastica di Livorno, lamenta: «Alcuni genitori mettono figli in classi separate dagli stranieri, ma così non si comprende l’enorme ricchezza della multiculturalità». Per la diocesi di Livorno, il cui saluto è stato portato a Medì da don Giuseppe Coperchini a nome del vescovo Simone Giusti, il titolo di 'Medì', 'Le città vogliono vivere', indica «la certezza che se ognuno di noi dà il meglio di se stesso, la realtà cambia. Vivere vuol dire renderci conto che l’altro fa parte della nostra vita». (Michele Brancale – Avvenire)
 
 

Papa Francesco: vicinanza al popolo peruviano

Città del Vaticano – Papa Francesco è vicino alla popolazione del Perù, “duramente colpita da devastanti alluvioni”. E’ quanto ha detto il Pontefice, ieri mattina subito dopo l’Angelus a piazza San Pietro, davanti al 40mila fedeli. Poco prima aveva ricordato, fra l’altro, l’importanza durante la Quaresima di avvicinarci a Gesù, “incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore”, e diventare “artefici di riconciliazione”. Papa Francesco ha ricordato il Vangelo del giorno, col dialogo tra Gesù e la Samaritana. Il papa dunque ha sottolineato che “l’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo; allora Dio ci ha trasformati e riempiti della sua grazia”: “Ma può darsi che questo grande dono lo abbiamo dimenticato, o ridotto a un mero dato anagrafico; e forse andiamo in cerca di 'pozzi' le cui acque non ci dissetano. Quando dimentichiamo la vera acqua, andiamo in cerca di pozzi che non hanno acque pulite”.
Dunque, il Vangelo di oggi è “proprio per noi! Non solo per la samaritana, per noi! – ha detto il Pontefice - Certo, noi già lo conosciamo, ma forse non lo abbiamo ancora incontrato personalmente. Sappiamo chi è Gesù, ma forse non l’ho incontrato personalmente, parlando con lui e non lo abbiamo ancora riconosciuto come il nostro Salvatore”: “Questo tempo di Quaresima è l’occasione buona per avvicinarci a Lui, incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore, parlare con Lui, ascoltare Lui; è l’occasione buona per vedere il suo volto anche nel volto di un fratello o di una sorelle sofferente. In questo modo possiamo rinnovare in noi la grazia del Battesimo, dissetarci alla fonte della Parola di Dio e del suo Santo Spirito; e così scoprire anche la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana.”.
Subito dopo l’Angelus, Francesco ha assicurato la sua “vicinanza alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni. Prego per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso”.
 
 

Tra gli scaffali

A cura di Raffaele Iaria La vita in due valigie
 “E se un giorno dovessi andar via dalla mia terra, non per scelta o per necessità di studio o di lavoro, ma in seguito a eventi così gravi da costituire una probabile minaccia di morte, cosa porterei con me in solo due bagagli a mano, da preparare in massimo ventiquattro ore?”. Questo è il quesito proposto da Anca Martinas in questo volume  come linea guida per una riflessione in chiave empatica, nello sforzo di immaginarsi al posto di chi è costretto a scappare a causa di guerre, persecuzioni o calamità. Sono nove, insieme all’autrice, le persone che hanno accettato l’invito di vestire il ruolo di “protagonisti” di una ipotetica fuga salvavita, situazione non del tutto improbabile considerando gli attuali esodi a cui stiamo assistendo. “Vogliamo leggere questo libro come un mettersi nei panni di – scrive mons. Gian Carlo Perego nella presentazione del volume – e ci auguriamo che quanto proposto dall’autrice diventi non un esercizio di stile, ma uno dei tanti modi per essere compassionevoli, accoglienti e veri cristiani non solo di parole di pace e fratellanza, ma anche di gesti di carità”.
Anca Martinas, La vita in due valige, Tau
 
 “IO CREDO” di Benedetto XVI
Molti conoscono solo “per sentito dire” la voce di papa Ratzinger, senza averne letto i numerosi, sempre lucidi e profondi scritti: ecco l’occasione perfetta per incontrare più da vicino il papa emerito Benedetto XVI.
In questo florilegio vengono presentati i grandi temi che gli sono sempre stati a cuore e che compongono il suo “Credo” personale, che abita il grande fiume della fede della Chiesa: Dio, la comunità dei credenti, i sacramenti, la Parola di Dio, l’impegno cristiano nel mondo, la pace, la liturgia, la vita eterna, Maria, la preghiera... Pagine in cui l’impegno del pensiero e della fede non è mai banale e spesso va controcorrente.
Un libro che è anche un omaggio alla figura di pontefice che, più di ogni altro nei decenni seguenti al Concilio Vaticano II, ha sottolineato il valore della continuità della tradizione cattolica pur nel rinnovamento che i nostri tempi richiedono.
Benedetto XVI, Io credo, Edizioni San Paolo
 
Mangia come sai
 
Con lo spreco alimentare si potrebbe sfamare il 30% della popolazione del nostro pianeta, visto che 1/3 del cibo che viene prodotto va a finire nella pattumiera. Solo in Italia quello che si butta via dalla tavola vale l’1% del Pil, ovvero 16 miliardi di euro: nelle nostre case la voragine degli sprechi pesa 145 kg annui a famiglia, per un costo di 360 € (fonte: Osservatorio Waste Watcher). Oggi gli ipernutriti (obesi) sono quasi il doppio dei denutriti (800 milioni di persone). Il 50% della popolazione mondiale potrebbe nutrirsi in maniera sufficiente con gli sprechi alimentari.
Non stupisce quindi che Andrea Segrè, agroeconomista, autore di questo libro definisca l’atto del mangiare al contempo agricolo, economico, ecologico, etico e politico, come appunto scrive in questo saggio, in libreria da ieri, 16 marzo.
Il volume suggella l’ideale trilogia degli ultimi anni dedicata al cibo, qui declinato attraverso gli highlights delle ultime lezioni magistrali a Francoforte,  New York e Buenos Aires. Ma riprende anche i temi del viaggio “A piedi nella piana”, 48 ore a Gioia Tauro e dintorni fra gli agrumeti di Rosarno e  la baraccopoli di San Ferdinando: dove la produzione del cibo è motore di vita e lavoro, ma dove prosperano caporalati e soprusi sui braccianti, si generano distorsioni e illegalità nella filiera distributiva. Oggi il cibo contraffatto in Italia dalle agromafie (60 miliardi di euro) vale quasi il doppio dell’export alimentare (36,8 miliardi di euro).
Andrea Segrè, Mangia come sai. Il cibo ci nutre o ci consuma?, Editrice missionaria italiana
 

CEI: In aiuto del Sud Sudan

Roma - La Presidenza della CEI ha destinato un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per fornire assistenza agli sfollati e alle vittime del conflitto che da anni insanguina il Sud Sudan. La somma, attraverso Caritas Italiana, sosterrà interventi di carattere sanitario e nutrizionale di Medici con l’Africa CUAMM, l’ospedale comboniano di Wau e progetti di riabilitazione socio economica della Caritas locale.
La Repubblica del Sud Sudan, indipendente dal 2011, vive una delle crisi umanitarie più gravi del continente africano a causa del conflitto iniziato nel 2013 e delle violenze perpetrate sulla popolazione da parte delle milizie in lotta. Secondo le Nazioni Unite sono circa 100.000 le persone che stanno rischiando di morire di fame, mentre per 5 milioni e mezzo il medesimo scenario potrebbe presentarsi entro la fine di quest’anno. Quasi due milioni, infine, le persone in fuga dalla guerra e che necessitano di assistenza umanitaria.
 

Prato: oggi una veglia per i missionari martiri e i migrati “crocifissi della storia”

Prato - La Chiesa di Prato si riunisce nel nome dei missionari martiri. Oggi, venerdì 17 marzo alle 21,15 nella chiesa parrocchiale di San Paolo in via Carissimi, è in programma la veglia promossa dall’Ufficio missionario diocesano insieme a Caritas e Migrantes. L’iniziativa, presieduta dal vescovo Mons. Agostinelli, ha per titolo “Crocifissi della storia” e vuole ricordare tutti coloro che hanno sofferto e perso la vita per cercare la “salvezza”. Per questo motivo all’interno della veglia ci sarà la testimonianza di due richiedenti asilo ospiti a Prato in strutture gestite dalla Coop22. I due migranti racconteranno la storia del loro viaggio e le difficoltà della loro condizione di migranti. Come lo scorso anno, anche questa volta sotto l’altare sarà posta una barca di legno a simboleggiare la sofferenza della migrazione. All’interno dell’imbarcazione sarà posto l’elenco con i nomi dei missionari martiri. La funzione sarà animata dal coro Saint Paul Gospel Choir.
 

CEI: dal 20 al 22 il Consiglio Permanente

Roma - Con la prolusione del Presidente, il Card. Angelo Bagnasco, si aprirà lunedì 20 marzo, alle 17, la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente. Nel corso dei lavori – che si svolgeranno a Roma fino a mercoledì 22, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana i Vescovi approveranno contenuti e programma della prossima Assemblea Generale che si svolgerà  a Roma dal 22 al 25 maggio.
All’ordine del giorno del Consiglio Permanente, il tema della revisione dei Tribunali ecclesiastici, un primo confronto sullo stato dei media diocesani, alcune riflessioni di natura etica e giuridica e una comunicazione in vista della 48ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (Cagliari 26-29 ottobre 2017).

Reggio Calabria: Sant’Egidio inaugura due corsi universitari per mediatori interculturali

Roma - Verranno inaugurati oggi alle ore 17,00 presso la Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio due innovativi percorsi di formazione dedicati ai mediatori interculturali.
All’inaugurazione parteciperanno Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il viceprefetto Maria Eleonora Corsaro, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Salvatore Berlingò, rettore dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. I corsi, di livello universitario, intendono formare operatori capaci di svolgere la preziosa attività di mediazione tra i cittadini immigrati, i rifugiati, le istituzioni e la società civile, rafforzando la preparazione di una figura professionale, quella del mediatore, che svolge un ruolo chiave per favorire l’integrazione dei nuovi italiani.
Il Corso di Laurea sperimentale per “Mediatori per l’Intercultura e la coesione sociale in Europa” e il Corso di Alta Formazione per Mediatori Interculturali sono stati promossi da Sant’Egidio in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il Ministero dell’Interno, che ha contribuito al finanziamento con il FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione), e si basano su un’esperienza maturata lo scorso anno presso l’Università per Stranieri di Perugia.
I due corsi, attivati presso l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, hanno già numerosi iscritti, di cui oltre duecento provenienti dalla Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio, e hanno tasse d’iscrizione molto basse per favorire la partecipazione di studenti immigrati.
 

Papa Francesco: l’indifferenza verso il povero è corruzione

Città del Vaticano - Stiamo attenti a non prendere la strada che dal peccato arriva alla corruzione. È il monito levato da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha preso spunto dal Vangelo odierno – tratto da Luca – in cui il Signore racconta la parabola del ricco e il povero Lazzaro per sottolineare che anche oggi dobbiamo guardarci dal chiuderci in noi stessi ignorando i poveri e i senzatetto delle nostre città.
“Scruta, Dio, il mio cuore. Vedi se percorro la via di menzogna e guidami sulla via della vita”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dalle parole dell’antifona e rivolgendo poi l’attenzione al Salmo 1 ha evidenziato che “l’uomo che confida nell’uomo, pone nella carne il suo sostegno, cioè nelle cose che lui può gestire, nella vanità, nell’orgoglio, nelle ricchezze” e da qui ne deriva un “allontanamento dal Signore”. Francesco rileva “la fecondità dell’uomo che confida nel Signore, e la sterilità dell’uomo che confida in se stesso”, nel potere e nelle ricchezze. “Questa strada – ammonisce – è una strada pericolosa, è una strada scivolosa, quando soltanto mi fido del mio cuore: perché lui è infido, è pericoloso”.
 “Quando una persona vive nel suo ambiente chiuso – aggiunge il Papa – respira quell’aria propria dei suoi beni, della sua soddisfazione, della vanità, di sentirsi sicuro e si fida soltanto di se stesso, perde l’orientamento, perde la bussola e non sa dove sono i limiti”. E’ proprio quello che succede al ricco di cui parla il Vangelo di Luca, che passava la vita a fare feste e non si curava del povero che stava alla porta della sua casa: “Lui sapeva chi era quel povero: lo sapeva. Perché poi, quando parla con il padre Abramo, dice: 'Ma inviami Lazzaro': ah, sapeva anche come si chiamava! Ma non gli importava. Era un uomo peccatore? Sì. Ma dal peccato si può andare indietro: si chiede perdono e il Signore perdona. Questo, il cuore lo ha portato su una strada di morte a tal punto che non si può tornare indietro. C’è un punto, c’è un momento, c’è un limite dal quale difficilmente si torna indietro: è quando il peccato si trasforma in corruzione. E questo non era un peccatore, era un corrotto. Perché sapeva delle tante miserie, ma lui era felice lì e non gli importava niente”.
“Maledetto l’uomo che confida in se stesso, che confida nel suo cuore – sottolinea il Papa richiamando il Salmo 1 - Niente è più infido del cuore, e difficilmente guarisce. Quando tu sai quella strada di malattia, difficilmente guarirai”. Di qui il Papa rivolge una domanda a tutti noi: “Cosa sentiamo nel cuore quando andiamo per strada e vediamo i senzatetto, vediamo i bambini da soli che chiedono l’elemosina … ‘No, ma questi sono di quella etnia che rubano …’, vado avanti, faccio così? I senzatetto, i poveri, quelli abbandonati, anche quelli senzatetto benvestiti, perché non hanno soldi per pagare l’affitto perché non hanno lavoro… cosa sento io? Questo è parte del panorama, del paesaggio di una città, come una statua, la fermata del bus, l’ufficio della posta, e anche i senzatetto sono parte della città? E’ normale, questo? State attenti. Stiamo attenti. Quando queste cose nel nostro cuore risuonano come normali – ‘ma sì, la vita è così … io mangio, bevo, ma per togliermi un po’ di senso di colpa do un offerta e vado avanti’ – la strada non va bene”. Il Papa ribadisce la necessità di accorgersi quando siamo sulla strada “scivolosa dal peccato alla corruzione”. “Cosa sento, io – si domanda – quando al telegiornale” vedo che “è caduta una bomba là, su un ospedale, e sono morti tanti bambini”, la “povera gente”. Dico una preghiera e poi continuo a vivere come se niente fosse? “Entra nel mio cuore questo” oppure “sono come questo ricco che il dramma di questo Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani, non entrò mai nel cuore?”. Se fosse così sarei in un “cammino dal peccato alla corruzione”: “Per questo, chiediamo al Signore: ‘Scruta, o Signore, il mio cuore. Vedi se la mia strada è sbagliata, se io sono su quella strada scivolosa dal peccato alla corruzione, dalla quale non si può tornare indietro’ – abitualmente: il peccatore, se si pente, torna indietro; il corrotto, difficilmente, perché è chiuso in se stesso. ‘Scruta, Signore, il mio cuore’: che sia oggi la preghiera. ‘E fammi capire in quale strada sono, su quale strada sto andando’”. (A. Gisotto – Radio Vaticana)
 
 

MCI Mosca: domenica l’arcivescovo Pezzi incontra la comunità

Mosca - Domenica prossima, 19 marzo, l’arcivescovo di Mosca monsignor Paolo Pezzi visiterà la comunità italiana a Mosca. La visita del proprio vescovo – spiega il missionario don Gianpiero Caruso è “un’occasione privilegiata per essere sostenuti e confermati nella fede: questa ne è la ragione fondamentale. Cristo continua a prendersi cura del suo popolo attraverso i Pastori che Lui stesso chiama alla guida della sua Chiesa, che è il suo Corpo”.  
Durante la celebrazione eucaristica, nella parrocchia San Luigi dei Francesi, presieduta da Mons. Pezzi, il Battesimo di una nostra connazionale, “un ulteriore ragione di festa”.
Dopo la celebrazione nel pomeriggio il ritrovo alla Biblioteca dello Spirito (Duchovnaja Biblioteka), Ulitsa Pokrovka 27, edificio 1) per un incontro con Mons. Paolo Pezzi, occasione per dialogare “liberamente” con la comunità italiana.
 

Pastorale Migranti in Europa: da domenica a Roma l’incontro annuale

Roma  - Da oltre venticinque anni i responsabili della pastorale dei migranti nelle grandi città d’Europa hanno la consuetudine di incontrarsi per uno scambio di esperienze e un approfondimento delle tematiche riguardanti questo fondamentale settore della pastorale di tutte le Chiese del vecchio Continente, in particolare per quanto riguarda le metropoli.
Per il 2017 l’incontro si terrà a Roma dal 19 al 22 marzo, presso il Church Village (Via di Torre Rossa, 94) sul tema: “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”.
Il programma, molto intenso,  prevede diversi interventi e si  aprirà domenica pomeriggio con la presentazione dei partecipanti e i “Rapporti dalle città”. Lunedì mattina la celebrazione eucaristica presieduta dal Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni della CEI e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora. Seguiranno, presso il SIMI, le relazioni di Laura Zanfrini, sociologa dell’Università Cattolica di Milano sul tema “Le periferie: analisi sociologica” e p. Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale su “Le periferie: analisi socio pastorale”. Nel pomeriggio, alla Domus Pacis l’intervento della teologa, Stella Morra, della Pontificia Università Gregoriana e i lavori di Gruppo.
Martedì 21, presso la Sede della Fondazione Migrantes, relazioni affidate a Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, sul tema “La sfida della convivenza: coesione sociale e legami solidali nella mobilità umana”. Seguiranno due relazioni su due casi “emblematici” delle “periferie assolute”: la comunità Rom affidata a Carlo Stasolla dell’associazione 21 Luglio e Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio e a Mons. Paolo Lojudice che tratterà del quartiere di Tor Bella Monica. Nel pomeriggio visita al centro Astalli di Roma con l’incontro con il Presidente, p. Camillo Ripamonti  e nel quartiere di Tor Bella Monaca con la celebrazione della liturgia e l’incontri con il parroco e alcuni parrocchiani Mercoledì mattina, 22 marzo, la partecipazione all’Udienza generale con papa Francesco e nel pomeriggio le conclusioni con la presentazione del comunicato finale. (Raffaele Iaria)
 

Cosenza: ritorna FieraInMensa e diventa MensaInFiera!

Cosenza - Dopo alcuni anni di pausa, riparte quest'anno “FieraInMensa”, esperienza nata nel 2002 dall'incontro tra realtà ecclesiali, associative e di movimento impegnate in percorsi di condivisione ed inclusione sociale. Sin dalla sua nascita, FieraInMensa ha accolto i migranti presenti in città durante la Fiera di San Giuseppe, coprendo spesso - spiegano i promotori - il vuoto istituzionale lasciato da amministrazioni superficiali: ha offerto gratuitamente alcuni servizi di accoglienza di base, distribuito centinaia di pasti, fornito assistenza legale, sanitaria e servizio internet gratuito, creato momenti di incontro, conoscenza e confronto.
La rinascita di questa iniziativa, che vede la partecipazione di un migliaio di volontari, vuole segnare anche un cambio di passo. Da quando la fiera è stata trasferita su Viale Mancini, un'onda umana, fatta di storie e volti spesso segnati dalla sofferenza, vive nell'area dei capannoni delle ex-officine delle Ferrovie della Calabria. Negli anni, tuttavia, i servizi offerti – complici i numeri sempre più grandi della fiera – sono diventati insufficienti: spesso osserviamo situazioni potenzialmente critiche e difficilmente controllabili. Dopo una serie di riunioni, il Comitato, al fine anche di non congestionare l’area dei capannoni, ha deciso di sperimentare una nuova modalità di servizio.
Quest’anno, per la prima volta, FieraInMensa (che vede tra i promotori anche l’Ufficio Migrantes diocesano) che si svolgerà fino al 19 marzo, si sposta in fiera, diventando MensaInFiera. Il cambiamento nasce non solo dal tentativo di risolvere alcune annose difficoltà logistiche, ma anche dalla volontà di proporre una formula che renda la nostra esperienza visibile alla città, che ci faccia letteralmente scendere in strada e che recuperi una dimensione di dialogo, compagnia e socializzazione. Il servizio che siamo chiamati a rendere – si legge in una nota - è forse anche più bello: siamo noi che camminiamo verso i migranti; siamo noi che, attraverso un pasto caldo ed un sorriso, accoglieremo questi fratelli rispettandone sempre la dignità e la storia.
“Nel corso degli ultimi mesi abbiamo inoltre intrapreso un percorso di confronto con l’Amministrazione Comunale – in spirito collaborativo e di sussidiarietà – al fine di organizzare alcuni dormitori diffusi dove i migranti potessero riposare nelle fredde ore notturne. Queste persone meritano infatti un’accoglienza diversa e non basta quella generosa e spontanea, ma comunque limitata nei numeri, di cui da sempre si fa carico il variegato mondo delle realtà associative cosentine. Nonostante i numerosi incontri, il percorso intrapreso si è concluso negativamente per la presenza di difficoltà logistiche e per l’impossibilità - ventilata dall’Amministrazione Comunale - di assumersi responsabilità di ordine pubblico. Comprendiamo l’impraticabilità di alcuni interventi logisticamente complessi, tuttavia crediamo che - visto il dialogo franco instaurato con l’Amministrazione - molto di più poteva essere fatto. Ci auguriamo che, l’anno venturo, il confronto tra il cartello delle realtà organizzatrici e le istituzioni possa fornire risultati concreti positivi. Purtroppo per quest’anno, ancora una volta, molti migranti dormiranno all’addiaccio sotto il cielo bruzio. Sabato 18 Marzo “vogliamo invitare la città ad una marcia colorata e pacifica: un abbraccio ideale della Cosenza solidale ai nostri fratelli e amici migranti. Questa #marciaimmensa, marcia dei diritti irrinunciabili dei migranti, vuole ribadire il diritto all’accoglienza e alla libertà di movimento in un’Europa fatta di ponti e non di muri”. La marcia, che partirà alle ore 19.00 da Piazza Mancini, si concluderà simbolicamente in piazza Bilotti nel cuore della città con un momento di festa e abbraccio tra i cosentini e i migranti giunti in fiera.
 
 

Migrantes: i dati Frontex dimostrano l’inutilità dell’accordo con la Libia

Roma - I dati Frontex segnalano da una parte come “l'accordo dell'Europa con la Turchia abbia creato una sorta di muro all'ingresso dei migranti forzati verso la Grecia e i paesi balcanici creando però un numero sempre maggiore di migranti forzati che permangono nei campi della Turchia con il rischio che siano dimenticati i loro diritti fondamentali”. A dirlo è stato Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes commentando i dati di Frontex diffusi ieri. Secondo questi dati gli arrivi di migranti verso l’Ue continuano a calare a febbraio rispetto a un anno fa, con 10.900 arrivi totali pari a meno di un decimo di quelle del febbraio 2016. Il numero di arrivi complessivi segna però un +46% rispetto a gennaio a causa dell’aumento dei migranti entrati in Ue via l’Italia e la rotta mediterranea, con quasi 9mila arrivi, più del doppio rispetto al mese precedente. Per il direttore di Migrantes la crescita degli arrivi in Italia ( + 46% a fine febbraio) che in questi giorni “hanno superato il 70 % rispetto al 2016, indicano chiaramente l'inutilità  dell'accordo con la Libia”. Occorre inoltre “segnalare la crescita del numero dei migranti morti in mare con una ulteriore precarizzazione del loro viaggio con partenze da coste differenti e con anche un aumento dell'arrivo di persone vulnerabili come minori non accompagnati e donne”. Questo aumento di persone che arrivano dal continente africano chiede “urgentemente – conclude Mons. Perego -  canali legali di ingresso dai diversi Paesi dell'Africa subsahariana anche per colpire fermamente la tratta degli esseri umani, fonte di ricchezza per il terrorismo”. (Raffaele Iaria)
 

Como: domenica Italia e Svizzera unite nel ricordo del migrante morto al confine

Como - Era stato il parroco di Rebbio don Giusto Della Valle a lanciare per primo l’idea. “Purtroppo questa sera non possono essere qua con noi i migranti presenti a Como, alcuni dei quali sono connazionali del giovane rimasto ucciso”, aveva detto lo scorso 6 marzo alla stazione di Balerna a conclusione della preghiera  per il migrante del Mali morto sul tetto di un treno partito da Milano e diretto a Bellinzona.
“Sarebbe bello, allora – aveva proseguito – provare ad organizzare qualcosa di simile anche in Italia, coinvolgendo proprio i migranti, insieme a cittadini ed associazioni dei due Paesi”.
L’invito è stato subito raccolto da cittadini ed associazioni sui due lati della frontiera che invitano tutti – domenica 19 marzo – ad un momento di riflessione in memoria del giovane maliano. A promuovere l’iniziativa – spiega “Il Settimanale di Como” -  sono le associazioni del Canton Ticino (Firdaus, Associazione DaRe, Azione Posti Liberi, Amnesty International) e le realtà di Como (Caritas diocesana, Pastorale dei Migranti-Migrantes, rete Como Senza Frontiere, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti).
Il programma prevede il ritrovo dei cittadini svizzeri alle 14.30 alla stazione di Balerna e lo spostamento verso la Stazione S. Giovanni dove il raduno è previsto per le 15.15.
Successivamente si procederà in corteo verso l’oratorio di S. Eusebio in via Volta, nei locali utilizzati come mensa la scorsa estate. Qui alle 16 si terrà il momento di riflessione e preghiera che sarà animato dalle comunità migranti del territorio, in collaborazione con i rappresentanti delle diverse religioni (cristiane e musulmane) e delle associazioni partecipanti.
Il giovane migrante del Mali (le cui generalità non sono state diffuse dalla polizia cantonale Svizzera) si trovava sul tetto di un Tilo partito alle 18.10, del 27 febbraio scorso, da Milano Centrale con destinazione Bellinzona. Non è chiaro in quale punto del tragitto il giovane, che aveva già provato a passare la frontiera nei mesi scorsi dal valico di Ventimiglia, sia salito sul treno dove è morto a causa di un contatto con la corrente che alimenta il convoglio. E’ il primo migrante a perdere la vita nel tentativo di varcare il confine.
Un flusso, quello verso la Svizzera, che seppur diminuito, continua anche in queste settimane: nei giorni scorsi le autorità elvetiche hanno diffuso i dati dei primi due mesi del 2017. I tentativi di ingresso illegale in Ticino in gennaio e febbraio sono stati 2909 (un migrante può aver tentato più volte) e le riammissioni in Italia 2518.
 

Milano: “Chinamen” in mostra

Milano - Un secolo di storia della comunità cinese di Milano esposto in una mostra a Milano. Si tratta di “Chinamen. Un secolo di cinesi a Milano” in mostra  al Mudec di via Tortona.
La mostra è curata dal sinologo Daniele Brigadoi Cologna, che ha coordinato la ricerca attingendo dagli archivi fotografici delle antiche famiglie italo-cinesi di Milano ed espone anche illustrazioni di Matteo Demonte, autore del documentario a disegni animati co-prodotto dal Mudec, Chinamen, e della graphic novel che fa da catalogo.
Il programma prevede anche una serie di incontri a partire da sabato con la proiezione del documentario da parte del curatore e dell’artista.  Per info www.chinamen.it e www.mudec.it.
 
 

Sacerdoti Buenos Aires: rischio razzismo da giro di vite contro migranti

Roma – “Nessun popolo è criminale o narcotrafficante o violento. ‘Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione”: citano Papa Francesco, e in particolare l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, i sacerdoti che operano nelle periferie di Buenos Aires, i quali, in un documento intitolato “L’immigrazione e il razzismo", esprimono la loro preoccupazione per la decisione delle Istituzioni nazionali di rendere più severe le leggi sull’immigrazione e la cittadinanza. Una decisione, riporta l’Osservatore Romano, che potrebbe avere “conseguenze discriminatorie" e incentivare il razzismo e la xenofobia, scrivono.  “Il nostro popolo ha scorte morali, che ci invitano alla solidarietà e all’ospitalità. Preferiamo una legislazione che non si concentri tanto sulle punizioni ma cerchi invece di convogliare il potenziale dei migranti per il bene comune della nazione”. Nel testo — firmato tra gli altri da padre José María “Pepe” Di Paola — viene condannata l’associazione migrante-reato: lo straniero “non può essere ritenuto responsabile del problema della droga, dell’insicurezza e di tutti gli aspetti negativi della società. Il problema non è l’immigrazione ma il crimine. Siamo convinti che lo sfruttamento sofferto spesso dai migranti sia causato dai muri invisibili della discriminazione, che ci separano da essi come dagli altri, rendendoci insensibili e creando in noi la difesa immaginaria da una paura giustificata solo dal pregiudizio. Per i curas villeros, le misure che rafforzano il controllo migratorio in Argentina, rischiano dunque di aggravare la frammentazione e le divisioni, "distruggendo il nostro sogno nazionale di popolo”.