Primo Piano

Tra gli scaffali

a cura di Raffaele Iaria Benedetto XVI, “Il Papa del coraggio”
 
Ora che ha compiuto 90 anni, è il momento giusto per riscoprire la grandezza umana e spirituale del Papa emerito Benedetto XVI. Un volume di Mimmo Muolo, vaticanista del quotidiano “Avvenire” ci propone un saggio accurato che parte dalla data storica dell’ 11 febbraio 2013 quando Benedetto XVI annuncia la sua decisione di rinunciare al Soglio pontificio. Un momento storico per la Chiesa e per il mondo. Ma anche l’occasione per guardare finalmente con occhi nuovi a un Pontefice che i media hanno spesso presentato con vecchi stereotipi. Un Papa del coraggio, a partire proprio dal suo gesto più coraggioso: la rinuncia. Sette anni, dieci mesi e nove giorni. È la durata del pontificato, che questo libro – pubblicato in prossimità dei 90 anni del Papa emerito, 16 aprile 2017 – esplora nelle sue coordinate fondamentali. Da un lato il confronto con il mondo laico, al quale il Pontefice ha rivolto un pressante appello ad allargare la razionalità e a vivere «come se Dio ci fosse». Dall’altro la questione della fede, posta con forza all’interno della Chiesa come strumento indispensabile per quel confronto e per un nuovo annuncio del Vangelo. Prendendo le mosse dalla sorprendente rinuncia, Muolo  delinea un ritratto originale di Joseph Ratzinger, mostrando la grande distanza tra il «Papa reale» e quello «percepito». Un Papa dalle scelte coraggiose, il cui insegnamento non va dimenticato.


Mimmo Muolo, Il Papa del coraggio. Un profilo di Benedetto XVI, Ancora

Arte e baratto

Questo volume di Bruno Morelli ha lo scopo di approfondire la conoscenza della storia e della cultura romanì. Per farlo, l'autore analizza tre segmenti cruciali: la storia, l'arte e l'economia. Temi scarsamente trattati in precedenza ma tuttavia fondamentali nella ricostruzione di un'identità spesso relegata ad ambiti esclusivamente sociologici. Unica nel suo genere, l'etnia zingara è trasversale antropologicamente a molte civiltà con le quali è venuta in contatto e con le quali ha convissuto e interagito per molti secoli. Tracce di questi processi sincretici sono rinvenibili tutt'oggi nei rituali, nelle lingue e nell'arte di molti paesi. "Gente del mondo" il cui cammino si insinua tra le pieghe della storia in senso esteso, a volte con ruoli da protagonista. Affonda le proprie radici nella terra di tanti popoli traendo linfa dalla medesima "madre", così da preservare se stessa e assomigliando a tutti, si legge nella quarta di copertina del volume.

 Bruno Morelli, Athìnganos-Zingari. Arte e baratto, Anicia

Un uomo dal cuore d’oro

Flaminia Morandi, in questo volume, ripercorre la vita (1916-1983) del ricco industriale di Milano, Marcello Candia,  che ha dato tutto ciò che aveva per i poveri dell’Amazzonia e di cui è ora in corso la causa di Beatificazione. Nel 1965, dopo aver liquidato l’attività, si trasferisce a Macapà, in Brasile, dove costruisce un ospedale poi donato ai Camilliani per garantirne la continuità dopo la sua morte. Successivamente si trasferisce a Marituba, dove si dedica alla cura dei lebbrosi. Nel 1982 istituisce la Fondazione Dottor Marcello Candia, tuttora operante. Nel 1983 rientra malato dal Brasile e muore a Milano il 31 agosto.

Così lo descrive il giornalista Robi Ronza: “Un uomo che, preso per mano dal Signore, ha percorso strade tanto lontane e diverse da quelle cui sarebbe parso destinato, dando testimonianza eroica di carità, ma senza tuttavia cessare di essere l’uomo che era”. Ed Enrica Lombardi, cara amica di Candia, come lui industriale e missionaria: “Io lo vedevo molto innamorato di Dio. E anche quando parlavo con lui, i suoi tratti di amore, di gentilezza che adoperava con gli altri, secondo me, li viveva con il Signore, perché non si può essere grossolani con il prossimo e fini con il Signore. Era tutt’uno. Aveva coscienza che Dio è Padre, che ci aiuta. Che in lui siamo tutti fratelli”.

Il libro, con uno stile agile e profondo, mette in rilievo le innumerevoli attività e soprattutto la statura umana e spirituale di Candia. “La radicalità” con cui Marcello Candia ha scelto di vivere il Vangelo “mette assolutamente in crisi il nostro modo di vivere la fede”, disse il cardinal Carlo Maria Martini – che l’aveva conosciuto – aprendo l’inchiesta sulla vita, virtù e fama di santità di questo Servo di Dio, dichiarato Venerabile da papa Francesco nel 2014. Come Candia amava dire: “Non sono io che ho dato qualcosa, ma loro, i poveri, che danno a me”.

Flaminia Morandi, Marcello Candia. Un uomo dal cuore d’oro, Paoline


 



 

P. Bentoglio: dispiace “l’ombra”gettata sulle Ong che fanno un grande lavoro

Brescia - “Mi dispiace questa ombra gettata sulle Ong. Chi ha lavorato nell’attività di soccorso sta svolgendo una grande opera e ha salvato tante vite. Dobbiamo agire con prudenza”. A dirlo, in una lunga intervista al settimanale “la Voce del Popolo”, è il neo direttore Migrantes della diocesi di Brescia, p. Gabriele Bentoglio, missionario scalabriniano con una lunga esperienza nel Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti dove ha ricoperto la carica di sottosegretario. Per il religioso il compito dell’approfondimento “spetta alla magistratura. Per esperienza personale, posso dire che moltissime Ong lavorano veramente bene. Fino ad oggi sono state fatte grandi cose con un servizio encomiabile che ha permesso di salvare molte vite e può continuare a salvarne molte altre e a offrire un futuro migliore rispetto a quello che avevano nel territorio di origine. Sono addolorato di fronte ad accuse tese a recuperare qualche voto politico o ad alimentare una forma di populismo”.
P. Bentoglio sostituisce p. Mario Toffari. A Brescia, dal alcune settimane, oltre a seguire l’attività del Centro Migranti (dal servizio di ascolto all’assistenza nella regolarizzazione delle pratiche o della sopravvivenza stessa), accompagna la comunità dei filippini che si raduna ogni domenica nella chiesa di San Faustino, la comunità latino-americana e la comunità nigeriana che si ritrovano in diverse zone della Diocesi per una celebrazione liturgica o per un momento di festa. “Il problema dell’immigrazione non è tanto l’arrivo su un territorio – dice p. Bentoglio -  che ha le sue difficoltà (la lingua, i costumi e le tradizioni diverse), ma il problema grosso è dato dall’integrazione: bisogna conoscere bene la storia, la struttura e la radice culturale. Il nostro lavoro missionario deve aiutare le persone perché abbiano la possibilità di integrarsi con uno scambio che sia proficuo, cioè che non metta sullo stesso piano il migrante e la questione della sicurezza e della delinquenza. Ne abbiamo esperienza anche con l’immigrazione storica italiana di fine Ottocento e inizio Novecento: i flussi di italiani all’estero hanno vissuto la realtà catapultata oggi in Italia da questi flussi (non massicci come l’opinione pubblica vuole farci credere) di una certa importanza. C’è bisogno di accogliere, perché scappano da realtà difficili, se non addirittura di guerra e di persecuzione. Lo dobbiamo alla grande tradizione cristiana e alla memoria storica delle nostre emigrazioni. Ma c’è soprattutto un discorso relativo allo scambio di valori, perché ogni persona ha una sua dignità e ha dei valori da comunicare. Saperli scoprire – aggiunge - permette di creare un mondo diverso, dove la cultura e il vivere insieme permettono la creazione di un mondo molto più ricco e variegato che non è quello a cui siamo stati abituati. Il mondo è più piccolo. La facilità degli spostamenti rende le persone molto più vicine. Tocca a noi fare in modo che questa vicinanza tra le persone crei un mondo diverso altrimenti corriamo il rischio di vivere in un mondo in conflitto dove la sicurezza prende il primo posto, la paura e il sospetto impediscono l’incontro e creano, come paventato da Bauman, lo scontro tra civiltà”. Il direttore Migrantes parla anche della formazione all’interno delle comunità sottolineando la  “formazione è uno degli aspetti fondamentali. La paura è un aspetto normale. Si pensi all’incontro con una persona che non capisco perché parla una lingua diversa o ha un modo diverso di vestirsi e di prendere il cibo... Tutto questo può creare una barriera e a volte anche dei muri quando vediamo nell’altro solo una persona che crea sospetto, cioè che viene a infrangere il normale percorso della nostra vita. Affrontato con realismo il problema del sospetto, la comunità cristiana, in particolare gli operatori pastorali, deve rendersi conto di quanto le persone con la loro diversità possono essere un arricchimento: questo si fa con la formazione”. Oggi occorre rendersi conto di quanto “le persone proprio per la loro diversità linguistica e culturale possano essere un arricchimento. Questo si fa con la formazione, con l’incontro tra le persone, un incontro facilitato da momenti quotidiani (la festa, il condividere il cibo…). Queste occasioni aiutano a fare in modo che la paura e il sospetto diminuiscano e lascino il posto alla valutazione di quanto c’è di positivo e di bello nell’altro. È un cammino difficile, che non è immediato e richiede una maturazione. A noi cristiani offre la possibilità di approfondire quello che un tempo ci veniva dato dal catechismo e oggi abbiamo dimenticato”. Quando parliamo di rifugiato “pensiamo – è l’invito del religioso - alle storie tragiche che hanno alle loro spalle. Quando arrivano, se trovano una mano tesa capace di vincere l’indifferenza è già un primo passo verso l’accoglienza. So bene che ci sono delle difficoltà (lavoro, economia, welfare) che si vincono insieme sapendo quanto è importante partire dalla dignità umana e dalla solidarietà: sono valori che il cristianesimo da secoli instilla nelle sue radici europee e in tutto il mondo. Anche con le altre religioni possiamo condividere lo sforzo di incontro nella carità reciproca, nel soccorrerci l’un l’altro, nel tendere la mano a chi ha più bisogno di un aiuto”. Intanto Brescia si prepara a festeggiare – domenica 14 maggio, la festa dei Popoli, un momento di incontro e di festa: “questa giornata non risolverà i problemi dell’immigrazione, non risolverà i problemi dell’irregolarità e di norme non sempre chiare e percorribili, ma sarà un aiuto anche per la nostra comunità politica ad avere uno sguardo positivo su una realtà che può essere arricchente per tutti quando riusciamo a incontrarci in un modo semplice e festoso. Ci si accoglie per i reciproci valori”.
 
 

8xmille: domenica 14 maggio la 28ª Giornata nazionale di sensibilizzazione

Roma - Informare a livello locale i contribuenti sulla destinazione dei fondi dell’8xmille e avere la possibilità sostenere un proprio progetto parrocchiale. Così il Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica invita le comunità parrocchiali a celebrare la 28ª Giornata nazionale di sensibilizzazione dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, domenica 14 maggio. Una Giornata “in cui le parrocchie possono fare la loro parte, come tramite per raggiungere i fedeli, mostrando attraverso gli strumenti dell’informazione e della trasparenza la Chiesa per quello che è: una madre vicina a chi più ne ha bisogno”. Molteplici le proposte: comunicare con i propri parrocchiani leggendo un messaggio a fine celebrazione, coinvolgendo l’incaricato diocesano o i referenti parrocchiali per il Sovvenire, distribuendo il materiale del kit informativo inviato a tutte le comunità o ancora partecipando al concorso TuttixTutti. Quest’ultima, in particolare, è un’iniziativa rivolta alle parrocchie italiane (l’anno scorso chiamata IfeelCUD) che richiede l’organizzazione di un incontro formativo locale per promuovere il sostegno economico alla Chiesa Cattolica e l’ideazione di un progetto di utilità sociale per la propria comunità, permettendo a ogni parrocchia di concorrere alla vincita di un contributo - tra i 1.000 e i 15.000 euro - per la realizzazione dell’idea proposta. Non solo saranno premiati i 10 progetti più meritevoli ma anche tutti gli incontri formativi, organizzati secondo una specifica procedura, saranno sostenuti con un contributo tra i 1.000 e i 2.000 euro. Da qui lo slogan del concorso che recita: “Quest’anno vincono tutti”.
 

Gentiloni: “fieri di chi salva vite umane ogni giorno”

Roma -  “L’Italia è riuscita finora a rispondere ai flussi migratori in modo civile e organizzato. Ringrazio di questo i volontari, la Guardia costiera e le forze della nostra Marina che ogni giorno salvano vite umane e quando si salvano delle vite umane un paese come il nostro non può che esserne fiero”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni intervenendo alla Camera, nell’auletta dei gruppi, alla Conferenza internazionale dei parlamentari dal titolo “Le sfide di un mondo in movimento: uguaglianza di genere, agency delle donne e sviluppo sostenibile”, alla presenza di Aung San Suu Kyi, consigliera di Stato del Myanmar.(Dire-Sir)
 

P. Ripamonti: “equazione immigrazione e sicurezza pericolosa”

Roma - “Profondo cordoglio” esprime il Centro Astalli per la morte ieri a Roma di Nian Maguette, uomo di 54 anni, originario del Senegal, ribadendo “seria preoccupazione per i fatti di Roma e Milano che hanno riguardato immigrati in strada”. “Episodi gravi – sottolinea il Centro Astalli – che si aggiungono al più generale clima in cui si criminalizza la solidarietà, sotto ogni forma essa si manifesti: dal salvataggio di vite umane in mare al dar da mangiare ai poveri in una mensa cittadina”. “L’equazione immigrazione e sicurezza è pericolosa e mendace” sottolinea p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, evidenziando che “contribuisce a minare la fiducia sociale, a creare paure e razzismo, a fuggire la responsabilità di mettere in atto da parte delle istituzioni, politiche sociali serie e inclusive per gestire le periferie umane e urbane, che non possono essere semplicemente cancellate. Da questo punto di vista Milano e Roma nei giorni scorsi hanno mostrato il loro aspetto peggiore. Abbiamo la responsabilità di eliminare la povertà e le sue cause. Sbagliato e pericoloso pensare di poter eliminare fisicamente i poveri”. Il Centro Astalli chiede a “istituzioni nazionali e locali” di “interrompere misure e politiche che associno arbitrariamente immigrazione e sicurezza. Vanno garantiti diritti e rispettata la dignità di ogni essere umano. Creare spazi di legalità per i migranti è la via per renderci più sicuri. È necessaria una nuova legge organica sull’immigrazione come stiamo chiedendo con la campagna ‘#Erostraniero L’umanità che fa bene’, di cui siamo promotori”.
 
 

Padre Albanese: “Ong? Colpa politici blasfemi e giornalisti mercenari della parola”

Roma -  Sulla questione migranti e le accuse alle Ong sono da “mettere sotto accusa prima di tutti i giornalisti e i politici”. Lo ha detto il missionario comboniano p. Giulio Albanese, ospite di 'Avanti il prossimo' il talk show di Tv2000 condotto da Piero Badaloni. “Lo dico senza peli sulla lingua – ha sottolineato padre Albanese - C'è una questione deontologica: chi prende penna e calamaio deve fare soprattutto un servizio all'opinione pubblica, dare voce a chi non ha voce. Questo non è successo. Ci troviamo di fronte a mercenari della parola. Le responsabilità cadono sugli editori che permettono che questo avvenga, sui direttori di testata e su quei colleghi giornalisti che si prestano a simili misfatti. Queste accuse non hanno alcun fondamento”.
“Sono molto arrabbiato – ha aggiunto – anche nei confronti di certi personaggi della politica italiana. Stiamo strumentalizzando questioni che hanno a che fare con la sacralità della vita. C'è gente che siede nella stanza dei bottoni che dovrebbero servire la 'res publica' ma che al contrario strumentalizza la questione migratoria solo per generare un consenso elettorale. Questo è blasfemo”. “Si è parlato del dramma dei migranti – ha concluso Padre Albanese - e del ruolo che svolgono le Ong con una logica denigratoria, gettando fango e una cortina fumogena che ha provocato un effetto devastante sull'opinione pubblica. Alla fine il messaggio forte che è stato messo alla ribalta e che ha messo alla berlina le Ong è che questi signori abbiano fatto affari con i trafficanti di essere umani. Trovo tutto questo disgustoso”.
 

Migrantes Taranto: domanica 14 la Festa dei Popoli con mons. Santoro

Taranto - Sarà l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, a presiedere la celebrazione eucaristica della XIV Festa dei Popoli diocesana che si svolgerà domenica 14 maggio. Con lui concelebreranno sacerdoti di diverse etnie presenti nella diocesi mentre la liturgia sarà animata da canti di vari paesi del mondo.
L’edizione 2017 della festa dei Popoli ha come tema “Da sconosciuti a fratelli” ed è promossa dalla Migrantes di Taranto in collaborazione con diversi uffici diocesani e associazioni locali. La festa – spiega la direttrice dell’Ufficio, Marisa Metrangolo rappresenta “un momento molto importante per la città in tema di integrazione, multietnicità e intercultura. Un fattore di coinvolgimento e di attrazione per l’intera cittadinanza”.
Durante la giornata musiche, danze, spettacoli, animazione, testimonianze.

Zeferino: oggi 20 anni dalla beatificazione nel ricordo dell’Aizo

Torino - Ricorrono oggi venti anni dalla beatificazione di Ceferino Gimenez Malla, primo martire gitano. Un incontro con migliaia di persone provenienti da tutta Europa e America Latina.
Uno zingaro sugli altari! Ceferino Giménez Malla detto "El Pelé", nato a Benavent de Lérida nel 1861 e fucilato presso il cimitero di Barbastro nell'estate del 1936. Nei primi mesi della guerra civile che insanguinò la Spagna fu arrestato per aver difeso un sacerdote; al momento dell'esecuzione stringeva tra le mani la corona del rosario.
Zefirino Giménez Malla, si adoperò per promuovere la pace e la concordia tra il suo popolo e i vicini, finché fu arrestato in quella stessa persecuzione mentre difendeva un sacerdote trascinato per le vie dai miliziani. Rinchiuso in carcere e condotto infine al cimitero, fu fucilato con la corona del Rosario tra le mani, ponendo così fine al suo pellegrinaggio terreno.
Oggi, presso la sede nazionale dell’A.I.Z.O. di via Foligno 14 a Torino volontari, operatori e rom ricorderanno, in un incontro aperto al pubblico, la figura di Ceferino. In Italia, ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, una giornata di ricordo e di festa a Lanciano.
 

Srilankesi in Italia: a Padova il pellegrinaggio annuale

Padova - Come ogni 1° maggio, anche quest'anno, puntuali, gli immigrati Srilankesi in Italia erano a Padova in migliaia per il loro ormai 20° raduno annuale presso la Basilica di Sant'Antonio. A presiedere la messa, colorata dagli abiti tradizionali e allietata dai canti tipici dell'isola tropicale, il Vescovo della diocesi di Kurunegala, Mons. Harold Anthony Perera. Con lui mons Neville Joe Perera, Coordinatore Nazionale per gli Immigrati Srilankesi in Italia. Ha dato il benvenuto all'assemblea padre Oliviero Svanera, Rettore della Basilica, insieme al direttore Migrante si Padova don Elia Ferro. Mons. Neville Joe Perera all'inizio della celebrazione, con toccanti parole di gratitudine, ha ricordato padre Enzo Poiana, Rettore della Basilica recentemente scomparso, “tanto amico del popolo dello Sri Lanka”.
 

Salerno: un seminario su “I nuovi migranti italiani”

Salerno - “I nuovi migranti italiani”. Questo il tema del seminario che si svolgerà il 10 maggio prossimo  alla Biblioteca A. Santucci di Fisciano (Salerno). Il seminario avvierà i lavori del Centro di documentazione sulle nuove migrazioni, di recente costituito presso l’Università di Salerno. A promuovere il dibattito, e di conseguenza il Centro di documentazione, sono oltre il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, la Filef (Federazione lavoratori emigranti e famiglie) nazionale e Futuridea, un Centro di sviluppo della ricerca sulle nuove tecnologie affermatosi negli ultimi anni in provincia di Benevento. L’obiettivo dei promotori è quello di costruire un canale permanente di informazioni verso i paesi che sono interessati dalla nuova emigrazione e privilegiandone i soggetti coinvolti; collaborare alla costruzione di solide basi identitarie anche per quei giovani che stanno vivendo la prima fase dell’emigrazione in ordine sparso e senza l’importante supporto dell’associazionismo; far partire un numero significativo di ricerche e studi sulle nuove importanti scoperte del giacimento di conoscenze rappresentato dalle nuove migrazioni; esplorare i nuovi percorsi aperti dalla tecnologia e dai nuovi strumenti di comunicazione che sono in grado di governare/utilizzare i nuovi migranti.
Al Seminario interverranno, fra gli altri, Grazia Moffa, Enrico Pugliese, Rodolfo Ricci, Carmine Nardone, Claudio Micheloni, Stefano Morselli, Massimo Angrisano, Francesco Berrettini, Antonio Corbisiero, Anselmo Botte,  Franco Tavella, Domenico Maddaloni, Francesco Calvanese. Sono previsti anche alcuni collegamenti via Skype e un videomessaggio di parlamentare europeo Gianni Pittella
 

Scalabrini-Fest 2017: formazione e incontro per un cambiamento di sguardo sulle migrazioni

Solothurn - Al Centro Internazionale di Formazione “G.B. Scalabrini”, sede centrale delle missionarie secolari scalabriniane a Solothurn in Svizzera, gli appuntamenti di formazione e di incontro culminano una volta all’anno con la Scalabrini-Fest di Primavera. L’edizione del 2017 si è tenuta dal 28 al 30 aprile 2017 con il titolo: “Gente che va… apre la strada. Verso uno sviluppo sostenibile e integrale per tutti”. Come ormai è tradizione si sono ritrovate insieme persone molto diverse per cultura, condizione sociale, età, religione: circa 340 partecipanti originari di 39 paesi.
In tante zone del mondo si costruiscono muri contro i migranti e i rifugiati e molti perdono la vita alle frontiere dei paesi che potrebbero accoglierli. Eppure la comunità internazionale riconosce sempre più l’apporto che le migrazioni danno allo sviluppo sia delle comunità di partenza sia di quelle di arrivo. In questo contesto contraddittorio e complesso il Forum durante la Scalabrini-Fest ha dato spazio a voci e prospettive diverse. Johan Ketelers, dal 2004 al 2016 Segretario Generale dell’International Catholic Migration Commission (ICMC) con sede a Ginevra, ha considerato l’orizzonte globale con le sue luci e le sue ombre evidenziando che “Lo sviluppo è un processo in atto che coinvolge tutta l’umanità. È necessario elaborare politiche migratorie efficaci. L’emigrazione deve diventare una scelta e non una costrizione: un processo di vita, dignità umana e crescita che contribuisce allo sviluppo. Si tratta di una responsabilità condivisa che include tutte le nazioni, le popolazioni locali e i migranti stessi. Non possiamo considerare le migrazioni solo come i sintomi di una crisi, ma come un’opportunità”.
Dopo Ketelers, Karin e Serge Agbodjan-Prince, lei austriaca e lui togolese, sposati e genitori di tre figli, hanno presentato la loro esperienza di vita: l’aspetto della crescita della persona e delle sue relazioni all’interno della loro famiglia e nei diversi ambienti culturali in cui hanno vissuto in Europa e in Africa. L’incontro con la diversità è per loro una grande possibilità di crescita personale, che non è rimasta, però, chiusa tra quattro mura. Entrambi - nel lavoro, in diversi progetti a favore della pace e dello sviluppo sostenibile o nel servizio ai rifugiati minorenni non accompagnati - sanno trasformare la loro esperienza di emigrazione e di apertura in un contributo prezioso per favorire ovunque l’incontro, il superamento del conflitto e la creazione di ponti. In effetti, come ha evidenziato il terzo intervento al Forum della missionaria secolare scalabriniana Agnese Varsalona, teologa, parlare di sviluppo umano significa considerare il nostro diventare sempre più umani: un dono e un compito che rivela la nostra natura di persone in cammino. “Proprio i migranti e i rifugiati, che hanno lasciato tutto alle loro spalle, riportano l’attenzione su ciò che è più importante nella vita di ogni persona: le relazioni con gli altri, la vera patria in cui ovunque possiamo ritrovarci”. L’autentico sviluppo è, dunque, un processo di umanizzazione, che trova la sua via e meta in Gesù Cristo, il quale ha vissuto pienamente l’umanità secondo il progetto del Padre. Insieme, i partecipanti alla Scalabrini-Fest hanno continuato ad approfondire il tema nei gruppi di scambio, nei workshop, attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, un concerto con giovani artisti di vari paesi e un pellegrinaggio al santuario di Einsiedeln. Ed è proprio questa esperienza di comunione nelle diversità tra cittadini del posto, migranti e rifugiati a essere un segno di speranza che indica un futuro per tutti. (Luisa Deponti)
 

Padova: le religioni monoteiste e l’accoglienza

Padova - Oggi alle 17, al Museo della Padova Ebraica (via delle Piazze 26) si tiene la tavola rotonda "L’ospitalità" sul tema dell’accoglienza nelle grandi religioni. L’incontro, ispirato dal libro "L’ospitalità di Abramo" pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova (Emp), vedrà confrontarsi due degli autori del volume, Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, e Mulayka Laura Enriello della Commissione educazione della comunità religiosa islamica italiana (Coreis), con don Elia Ferro, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Padova. Un testo di stringente attualità quello dedicato dall’Editrice padovana all’ospitalità “in questi tempi difficili per i migranti, gli esiliati e gli sfollati”, come sottolinea anche il filosofo e islamologo Mustapha Cherif che ha firmato la prefazione al volume. Il libro fa parte della collana di dialogo interreligioso “Punti di incontro” edita da Emp. Ogni volume interamente bilingue, italiano e arabo, propone un brano tratto, di volta in volta, dalle Scritture sacre di ebrei o cristiani o musulmani, commentato da vari autori appartenenti a queste fedi o laici che accettano di incontrarsi e confrontarsi senza pregiudizi.
L’incontro di oggi si inserisce all’interno di un ciclo di appuntamenti che la Coreis italiana, in collaborazione con Emp, organizza in diverse regioni d’Italia per promuovere dei veri e propri “Punti di incontro” tra differenti tradizioni religiose, con l’obiettivo di trovare ricadute pratiche di convivenza interreligiosa e integrazione.
 

Papa Francesco: all’udienza saluta la rete Civica dei sindaci per l’accoglienza

Città del Vaticano – Questa mattina papa Francesco, al termine dell’udienza generale, ha salutato la rete civica dei sindaci per l’Accoglienza della Provincia di Varese. “A papa Francesco ho portato il saluto delle nostre comunità, le sue parole sono state la scintilla che in tanti di noi hanno innescato quest’impegno per i rifugiati”, ha detto al Sir Silvio Aimetti, sindaco di Comerio e portavoce della Rete che riunisce una trentina di Comuni. “Molti di noi – ha rimarcato Aimetti – si sono attivati proprio dopo l’appello all’accoglienza di papa Francesco nel settembre 2015, taluni anche a livello personale, per dare un esempio”. La Rete tra i sindaci del territorio sensibili alla questione è nata un paio di anni fa “per condividere buone prassi e promuovere progetti di accoglienza diffusa”, con piccoli gruppi “in modo che possano imparare l’italiano, svolgere lavori socialmente utili e integrarsi nelle comunità”. A Comerio ci sono 8 richiedenti asilo su 2.900 abitanti e “vanno nelle scuole a raccontare la loro storia. Poi fanno lavori di pubblica utilità: ad esempio, portano a casa dagli anziani i libri della biblioteca comunale chiesti in prestito, oppure mantengono pulita la piazza”. Il sindaco sottolinea l’importanza “di fare rete e diffondere una cultura dell’accoglienza”, convinto che proprio “l’accoglienza diffusa sia la chiave vincente: se nei 139 Comuni della provincia di Varese si accogliessero 2 migranti ogni mille abitanti, non ci sarebbero problemi di affollamento e l’integrazione funzionerebbe”. A riprova del successo della formula “nel mio Comune – prosegue Aimetti – due migranti accolti durante la loro richiesta di asilo oggi, terminato il percorso, hanno trovato un lavoro fisso, contribuendo così con le loro tasse al welfare italiano”. La Rete poi, lavora “a stretto contatto con la Caritas ambrosiana e anche con le altre confessioni religiose, sensibilizzando all’accoglienza le realtà ecclesiali anche dove non c’è un progetto da parte del Comune”.
 

Migrantes: Mons. Perego verso l’episcopato

Cremona - Si avvicina l’ordinazione episcopale di Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa.
Sabato 6 maggio, infatti, la Cattedrale di Cremona ospiterà la solenne liturgia: la scelta di farsi ordinare a Cremona era stata spiegata dallo stesso Perego (nativo di Vailate, ma cresciuto ad Agnadello) al termine della conferenza stampa di annuncio della sua nomina, il 15 febbraio scorso in Palazzo Vescovile: «Non potevo partire da questa Chiesa e da questa città senza prima dar loro un bacio riconoscente: l’ordinazione a Cremona, presieduta dal Vescovo Mons. Antonio Napolioni sarà questo bacio, arricchito dalla grazia dell’episcopato».
Il rito sarà presieduto dal vescovo affiancato da Mons. Luigi Negri, predecessore di Perego a Ferrara-Comacchio e da Mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e Presidente della Fondazione Migrantes. Alla solenne celebrazione non mancheranno molti altri presuli, soprattutto dell’Emilia-Romagna, ma anche di altre regioni italiane: nei quindici anni a Roma, prima alla Caritas e poi a Migrantes, Mons. Perego si è fatto conoscere e apprezzare in molte diocesi per il suo impegno a favore dei poveri  dei migranti. Non a caso, il motto episcopale scelto da Mons. Perego è «Gaudium et spes», titolo della costituzione del Concilio Vaticano II dedicata alla Chiesa nel mondo contemporaneo.
Il rito avrà il suo inizio poco prima delle 16: da Palazzo Vescovile partirà la processione dei concelebranti che, attraversata piazza del Comune, farà ingresso in Cattedrale dal portone principale.
 

Itinerario per conoscere le migrazioni

Roma - Partirà da Cervignano del Friuli l’itinerario di approfondimento, sul tema più che mai attuale dell’accoglienza dei migranti, proposto dalle Acli Provinciali della provincia di Udine, in stretta collaborazione con i Circoli Acli di Cervignano, Fiumicello, Ruda e Perteole.
Il programma dell’itinerario prevede lo svolgimento di tre incontri, nei primi tre giovedì del mese di maggio.
A proporre riflessioni, analisi, confronti, sarà un esperto in fatto di accoglienza in quel di Zugliano Udinese, don Pierluigi Di Piazza  Il primo incontro si terrà a Cervignano del Friuli, presso la Biblioteca Comunale in Via Trieste, 33, con inizio alle 20.30 di giovedì 4 maggio.
Appuntamento a Fiumicello, presso il Circolo Acli, per la seconda serata, giovedì 11 maggio, allo stesso orario.
Completerà il percorso l’ultima tappa fissata per giovedì 18 maggio, presso la sala "Cian" del Circolo Acli di Ruda. Saranno delle serate che si preannunciano davvero interessanti in quanto – nelle intenzioni degli organizzatori - permetteranno ai partecipanti di chiarire le procedure di un adeguato approccio al tema delle migrazioni, per essere consci del contributo che i cittadini possono offrire perché la situazione critica di tanta parte del mondo si risolva in una crescita comune, nella pace e nella condivisione umana.
L’itinerario - che ha trovato la pronta disponibilità delle amministrazioni comunali e delle parrocchie del territorio interessato - si ripromette di ricercare idee e programmi per rispondere in maniera adeguata alle situazioni di disagio vissute da tante popolazioni. (E.R.)
 

UE: “a novembre ripristinare Schengen”

Bruxelles - Entro il prossimo novembre basta controlli alle frontiere interne Schengen. È stato categorico il commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, presentando ieri una raccomandazione che riguarda i Paesi coinvolti: Austria, Germania, Danimarca, Svezia e (fuori dall’Ue ma dentro Schengen) la Norvegia. Una raccomandazione che da un lato autorizza questi Paesi a prolungare di altri sei mesi i controlli interni, dall’altro chiede loro di ridurli progressivamente. Questo proprio nel giorno in cui la Svezia ha annunciato di star già riducendo i controlli alla frontiera danese, rinunciando alla verifica sistematica delle carte di identità. Una misura che potrebbe ripercuotersi positivamente anche più a sud, visto che la Danimarca aveva a sua volta avviato controlli alla frontiera tedesca dopo la reintroduzione dei controlli da parte di Stoccolma a inizio 2016.
«È arrivato il momento – ha detto Avramopoulos – di muovere gli ultimi passi concreti per tornare gradualmente ad un normale funzionamento: un’area Schengen completamente funzionante, libera da controlli». Il commissario ha ricordato che la proroga adottata ieri è l’ultima possibile. È lo stesso Codice Schengen a porre un limite a un massimo di tre proroghe. E dopo la prima decisione del Consiglio Ue del 12 maggio 2016, due proroghe sono state già concesse l’11 novembre 2016 e il
7 febbraio 2017.
«Il nostro obiettivo – ha spiegato ancora Avramopoulos – è di assicurare una fase di transizione coordinata e graduale. L’alternativa poteva essere quella di decisioni unilaterali e non coordinate (di singoli stati, ndr)», ma questo «non è nello spirito europeo di solidarietà e cooperazione». Bruxelles raccomanda ora ai cinque stati di procedere gradualmente a misure alternative, ad esempio controlli di polizia nelle aree vicine ai confini. Bruxelles avverte tuttavia che, sebbene la situazione «continui
a stabilizzarsi, c’è ancora un numero significativo di migranti irregolari e richiedenti asilo in Grecia», con il rischio di «movimenti secondari». L’occhio, del resto, è rivolto soprattutto al Mediterraneo centrale, con gli ingenti flussi soprattutto dalla Libia. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
 
 

Angola: aiuti aerei dell’UNHCR in soccorso ai rifugiati dalla Repubblica Democratica del Congo

Roma - Un aereo dell'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che trasportava beni di prima necessità è arrivato a Luanda, in Angola, in aiuto alle oltre 11.000 persone fuggite dalle recenti violenze che hanno interessato la Repubblica Democratica del Congo. Il volo, effettuato da UPS, è partito domenica mattina da Dubai, con un carico di 3.500 teli e 100 rotoli di plastica per ripararsi dalle piogge; 17.000 materassini, 16.902 coperte termiche in pile, 8.000 zanzariere, 3.640 set da cucina, 8.000 taniche e 4000 secchi di plastica. L’UNHCR prevede di inviare un altro carico nei prossimi giorni.
Gli aiuti umanitari verranno distribuiti nella zona di Dundo, nella quale i rifugiati sono ospitati dall'inizio di aprile in centri di accoglienza provvisori. I rifugiati, tra i quali circa 4.000 bambini, stanno arrivando esausti, tanti riportano evidenti segni di violenza e hanno pochissimi beni e risorse. A causa del sovraffollamento le condizioni nei centri sono critiche, spiega una nota dell’Agenzia. "Chi arriva ha urgente bisogno di assistenza primaria, compreso cibo, acqua, rifugio e servizi medici", afferma Sharon Cooper, Rappresentante Regionale UNHCR per l'Africa meridionale. "L'UNHCR sta provvedendo anche alla distribuzione di cibo per sostenere i più vulnerabili tra i quali bambini, donne in gravidanza e anziani". Un team di emergenza dell'UNHCR è presente sia a Luanda che a Dundo per rispondere alle esigenze dei rifugiati e per coordinare la risposta umanitaria con il governo, le autorità locali e i partner sul posto.
Il governo sta progettando di organizzare un nuovo sito a Nzaji, nel comune di Camulo, a circa 90 chilometri dal confine. Il sito era stato precedentemente utilizzato per ospitare gli sfollati interni angolani della guerra civile. Sono in corso i preparativi per svolgere una verifica della zona, nell’eventualità che siano allestiti ripari, latrine, docce e punti acqua per trasferire i richiedenti asilo. Il confine è controllato dall'Esercito Angolano. L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha chiesto al Governo di permettere ai rifugiati di continuare ad attraversare il confine, di permettere l’accesso all’UNHCR per gestire i nuovi arrivi e di non rimpatriare quanti fuggono dalla violenza nella Repubblica Democratica del Congo.
L’Angola attualmente ospita circa 56.700 rifugiati e richiedenti asilo, di cui circa 25.000 provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo.
Il budget annuale di UNHCR in Angola per la protezione e assistenza di circa 46.000 persone era inizialmente pari a 2,5 milioni di dollari. In risposta all'attuale emergenza, per assicurare assistenza salvavita immediata, l'UNHCR chiede un totale di 5,5 milioni di dollari.
 

“Mediterraneo: frontiere di speranza”: il congresso della FUCI al via

Roma - Da domani al 7 Maggio a Pavia e Vigevano si incontreranno 200 giovani studenti universitari da tutta Italia per riflettere, analizzare e confrontarsi sulla tematica del Mediterraneo, in riferimento al contesto sociale ed ecclesiale italiano e, soprattutto, europeo.
Gli universitari della FUCI guidati da relatori d’eccezione scelti per l’occasione, si propongono di analizzare il tema nelle giornate di Congresso, costruendosi un’opinione critica ed approfondita della situazione attuale. Come giovani, “ci vogliamo prendere la responsabilità di provare a creare un cambiamento, creare luoghi in cui accogliere l’altro, unendo le diversità. Il cambiamento sta anche nell’interpretare diversamente il concetto di frontiera, ovvero vederlo come luogo di confronto e non di affronto”, si legge in una nota.
L’inizio dei lavori è previsto per giovedì 4 maggio ore 16:30 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Pavia con la prolusione di Mons. Ambrogio Spreafico, in qualità di Presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Seguiranno gli approfondimenti che toccano vari aspetti con il Prof. Andrea Pase, Professore associato di Geografia Storica presso l’Università degli Studi di Padova, e con la Prof.ssa Roberta Ricucci, Professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Torino. Seguiranno nella mattinata di venerdì in una Tavola Rotonda gli interventi del Dr. Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo e Direttore dell’Istituto per gli studi di Politica Internazionale, dell’On. Michele Nicoletti, Presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e Professore ordinario di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Trento, e di P. Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli-Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia. Nel pomeriggio i ragazzi si ritroveranno per elaborare in gruppi di lavoro una sintesi e una rielaborazione delle riflessioni portate avanti nel congresso, che verranno poi divulgate attraverso delle tesi congressuali al termine dei lavori. Nei giorni di sabato e domenica si svolgeranno i lavori dell’Assemblea Federale.
 

Circo: “riportare il tema degli animali su di un piano di razionalità”

Roma - “Riportare il tema degli animali nei circhi su di un piano di razionalità, tenendosi lontani da estremismi e criminalizzazioni. Senza gli animali il Circo andrebbe incontro a morte certa”. Questo il messaggio che il Circo italiano ha lanciato ieri dalla piazza del Pantheon (dove si sono radunati centinaia di circensi) e dal convegno che si è svolto in Santa Maria in Aquiro, dove sono intervenuti Carlo Giovanardi, Vittorio Sgarbi, Livio Togni, il presidente dell'Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni, il presidente Agis Carlo Fontana, Maurizio Chiesa, veterinario, Maria Antonietta Ruggiero, docente di pedagogia all'Università di Roma Tre.
“Il dibattito circhi sì circhi no è privo di senso”, ha detto Fontana. “Il Circo senza animali non è Circo, che resta il primo degli spettacoli socializzanti e valoriali”. Sgarbi ha invece sostenuto che “il Circo è un luogo di libertà, di sogno e di ritorno all'infanzia. La politica non ingerisca né condizioni questo mondo”. Al presidente Agis sono state consegnate oltre 20.000 firme raccolte a favore del Circo con animali (ma la raccolta prosegue e a breve ne verranno aggiunte altrettante) con la richiesta di consegnarle alla relatrice del Ddl 2287-bis, sen. Di Giorgi, a nome del vastissimo pubblico che reclama la libera prosecuzione del Circo di tradizione. Interventi anche del capogruppo alla Camera di Fli, Fabio Rampelli e del senatore della Lega Nord Paolo Tosato. A testimoniare la loro vicinanza al Circo, anche Luca Verdone e Mons. Pierpaolo Felicolo della Migrantes di Roma. La prof.ssa Ruggiero ha smentito molti luoghi comuni sulla “valenza diseducativa” degli spettacoli con animali ed ha bollato di anti scientificità molte delle tesi animaliste al riguardo.
Tema ripreso anche dal dr. Chiesa: “La eliminazione degli animali dai circhi non ha alcun fondamento scientifico. Il tema è regolamentare in base ad evidenze scientifiche, tenendo in considerazione che il benessere degli animali può essere misurato e testato. Il legislatore non può permettersi di compiere scelte azzardate che metterebbero a rischio la vita di animali nati in cattività”.
 

Papa Francesco: “la tenerezza di Dio è capace di cambiare un cuore di pietra con un cuore di carne”

Città del Vaticano- "La tenerezza di Dio è capace di spostare un cuore di pietra e mettere al suo posto un cuore di carne”. Papa Francesco ha concluso così l’omelia dell’odierna Messa mattutina a Casa Santa Marta. Partendo dalla Prima Lettura che narra il martirio di Stefano, il Papa ha spiegato che il cristiano è un testimone di obbedienza mentre chi lapidava Stefano non capiva la Parola di Dio. Anche i discepoli di Emmaus, ha riconosciuto Francesco, non capivano, “avevano paura” ma “erano buoni”, “aperti alla verità”. E quando Gesù li rimprovera il loro cuore si riscalda mentre coloro che lapidarono Stefano “erano furibondi”, non volevano ascoltare. Questo, per il Papa, è il dramma della “chiusura del cuore”: “il cuore duro”. Di qui l’esortazione del Salmo 94 a non indurire il cuore e la promessa di cambiare il cuore di pietra con uno di carne: un cuore “che sappia ascoltare” e “ricevere la testimonianza dell’obbedienza”. “Questo fa soffrire tanto, tanto, la Chiesa – assicura Francesco -: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi” e non lasciano entrare lo Spirito Santo. “Invece, la Lettura di oggi ci dice che Stefano, pieno di Spirito Santo, aveva capito tutto: era testimone dell’obbedienza del Verbo fatto carne, e questo lo fa lo Spirito Santo. Era pieno”. Dal Papa l’invito a guardare “questa tenerezza di Gesù: il testimone dell’obbedienza, il Grande Testimone, Gesù, che ha dato la vita, ci fa vedere la tenerezza di Dio in confronto a noi, ai nostri peccati, alle nostre debolezze. Entriamo in questo dialogo e chiediamo la grazia che il Signore ammorbidisca un po’ il cuore di questi rigidi”.