Primo Piano

Migrantes Cosenza: da domenica la “Festa delle Migrazioni”

Cosenza - Al via a Cosenza, all'interno del Progetto di animazione territoriale "Per una globalizzazione delle differenze" finanziato da Fondazione Migrantes, la  "Festa delle Migrazioni 2017 - Settimana di arte, sport, musica, cucina, teatro e cultura" organizzata dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano.
Si comincia, Domenica 21 alle ore 19.00 presso la Parrocchia di Sant'Aniello a Cosenza, con la Tavola Rotonda "Ero straniero e mi avete accolto - Il nuovo contesto normativo tra populismo e accoglienza",  moderata da Alfonso Senatore, con gli interventi di Biagio Politano, Magistrato, Eugenio Naccarato, avvocato e Pino Fabiano, direttore dell’Ufficio Migrantes introdotti dai saluti di don Salvatore Fuscaldo, parroco di Sant'Aniello e le  conclusioni affidate al Vicario Episcopale per l'Area Sociale  don Giacomo Tuoto. 
Martedì 23 sono previste le “Olimpiadi dei popoli” dalle 16 alle 20.30, presso il Campo-Scuola Coni di Cosenza, con la partecipazione di richiedenti asilo e rifugiati  dei centri d'accoglienza e degli SPRAR presenti in diocesi, con la collaborazione dell'ufficio diocesano sport, del comune di Cosenza, dell'ASD K42 per l'atletica leggera, dell'ASD CB Cosenza per il Basket e dell'ASD Cricket Calabria per il Cricket.
Giovedì 25 alle ore 9.30, presso l'Istituto Comprensivo Spirito Santo, verrà proposto ai ragazzi delle scuole medie del medesimo istituto, dopo i saluti del Parroco della Cattedrale don Luca Perri e del Dirigente Scolastico Massimo Ciglio, lo spettacolo teatrale “Se son rose - Una storia che s-confina delicatamente”  dell'Associazione Zahir, realizzato all'interno del progetto “Myart”, attraverso un laboratorio teatrale rivolto a ragazzi italiani, ragazzi degli SPRAR, e persone diversamente abili, che hanno dato vita ad uno spettacolo poetico frutto dell'incontro e dello scambio tra diverse identità. 
Sarà inoltre allestita la Mostra Fotografica "Non sono razzista.Ma...." messa a disposizione dall'Associazione Multietnica La Kasbah.
Sabato 27 alle ore 11, presso il Salone degli Stemmi del palazzo arcivescovile, si aprirà, organizzata dal Museo Diocesano, la Mostra “Partenze” di P. Anselmo Perri, con gli interventi di Mons. Francesco Nole', arcivescovo di Cosenza-Bisignano, don Salvatore Fuscaldo, direttore Museo Diocesano,  Pino Fabiano, direttore Migrantes, Marcello Filice, presidente Associazione Medici Cattolici Italiani - sez. San Giuseppe Moscati di Cosenza, Giovanni Dalle Molle, presidente Associazione Amici di 'Nzermu, p. Pino Stancari, Biblista e Valentina Filice, Storica dell'arte. Sempre sabato, in serata, a Piazza Skanderberg si svolgerà l'incontro "I Popoli insieme per la Pace" con gli interventi dei rappresentanti dei popoli provenienti dalle situazioni di conflitti presenti nel mondo e di un rappresentante del gruppo interreligioso costituitosi nei mesi scorsi in città.
Domenica 28 pomeriggio, ultimo appuntamento, in Piazza Loreto, dove si svolgerà la “Festa delle Migrazioni” organizzata dall'Ufficio Migrantes in partnership con la Parrocchia di Loreto, le Acli, il Moci, Stella Cometa e le comunità ucraina, rumena, bulgara, marocchina, tunisina, nigeriana, filippina, cubana, ecuadoregna, polacca, Si parte alle 17 con Canti, Musica, Danze e Cucina dal Mondo, alle 20 è previsto l'Incontro delle comunità con l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano Mons. Nolè, per poi concludere con il concerto dei Dunia (Band multietnica).
 
 
 

CEI: da lunedì l’Assemblea elettiva

Roma - L’incontro di Papa Francesco con i Vescovi delle Chiese che sono in Italia aprirà lunedì 22 maggio, alle 16.30 la 70a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. I lavori assembleari si svolgono in Vaticano nell’Aula del Sinodo.
Dopo il saluto del Presidente della CEI, il Card. Angelo Bagnasco, il Papa offrirà una breve introduzione, aprendo così il dialogo con i Vescovi. Martedì 23 la prolusione del Card. Bagnasco e le votazioni per l’elezione della terna relativa alla nomina del Presidente della CEI. I presuli si confronteranno, quindi, sul tema principale dell’Assemblea: “Giovani, per un incontro di fede”.
Tra gli altri argomenti all’ordine del giorno, il cammino di preparazione verso la prossima Settimana Sociale (Cagliari, 26-29 ottobre 2017), le norme circa il regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici in Italia e una serie di adempimenti di carattere giuridico-amministrativo. Mercoledì 24, alle 8.30, i Vescovi concelebreranno l’Eucarestia nella Basilica di San Pietro.
 

Card. Bagnasco: “i muri non sono delle Chiese ma degli Stati”

 
Roma - “Le differenze non sono a livello di Chiese ma a livello di Stati. I muri non sono delle Chiese ma sono degli Stati”. Lo ha detto questa mattina il card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva quanto fosse profondo il fossato tra le Chiese europee dell’Est e dell’Ovest rispetto alla questione migratoria, nel corso di una conferenza stampa a Roma. Per il porporato  i vescovi di tutti i Paesi europei “sono vescovi della Chiesa cattolica, pertanto fanno riferimento al Vangelo, ai principi della tradizione della dottrina cattolica e al continuo magistero del Santo Padre che è chiaro per tutti. Questi sono i criteri ispiratori e non possono essere che questi”. Questa mattina, la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) si è incontrata con Papa Francesco e il Cardinale ha raccontato ai giornalisti che con lui “si è parlato di accoglienza e d’integrazione”, ribadendo: “Accoglienza e integrazione. È questa la via, il criterio di comportamento della comunità cristiana e dell’episcopato della Chiesa cattolica. Queste due parole devono essere tradotte, fatte carne nelle situazioni concrete che sono evidentemente differenziate nei diversi Paesi del continente”. In Italia, per esempio, “queste due parole sono valide per tutti i cattolici, i cristiani e spero anche per le persone di buona volontà e si cercano di tradurre in un certo modo, a seconda della configurazione del nostro Paese, della sua storia. E così fanno gli altri Paesi in condizioni diversificate”.
 

Messina: domani terzo incontro su “Cristianesimo e Islam per una Città plurale”

Messina - La Comunità Islamica di Messina e la diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, rappresentata da Consulta delle Aggregazioni laicali, Caritas, Ufficio Migrantes e Ufficio per il Dialogo interreligioso, a seguito della positiva esperienza del precedente ciclo 2016, ripropongono per il 2017 cinque incontri a tema, con lo scopo di continuare e progredire nella conoscenza, nel riconoscimento reciproco e nella convivenza pacifica. Nella consapevolezza che la comprensione delle reciproche affinità e differenze aiuti a stabilire un clima di maggiore dialogo e serenità per la realizzazione di una Città plurale. Il quinto e ultimo appuntamento di questo secondo ciclo è previsto domani, venerdì 19 maggio 2017 alle ore 18.00, presso la chiesa “SS. Annunziata dei Catalani”. Il tema di questo quinto incontro sarà: Il dialogo della vita, esperienze e buone prassi. I due relatori saranno la prof.ssa Giusy BROGNA, coordinatrice della rete per il dialogo tra cristiani e musulmani per il Movimento dei Focolari in Italia, e Mustapha Baztami, imam e portavoce della Comunità islamica abruzzese. Il dialogo della vita viene dalle relazioni di “buon vicinato”, tra persone aperte a condividere gioie e difficoltà, preoccupazioni umane e speranze, offrendo reciprocamente testimonianza della propria fede. Gli interventi dei relatori, esperti nel campo dell’incontro in ambiti interculturali e interreligiosi, ci racconteranno le buone prassi messe in atto nei loro contesti. Storie di percorsi condivisi dove l’incontro e la conoscenza reciproca si sono concretizzate in relazioni efficaci di amicizia e impegno per il bene comune.
 

Papa Francesco: l’amore di Gesù è senza misura, non seguire “amori” mondani

Città del Vaticano - L’amore di Gesù è senza misura, non come gli amori mondani che ricercano potere e vanità. Così Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che la missione cristiana è “dare gioia alla gente” ed ha ribadito che l’amore di Dio è il "nocciolo" della vita di un cristiano.
 Papa Francesco ha sviluppato l’omelia muovendo dall’affermazione di Gesù che sottolinea come il suo amore sia infinito. Il Signore, ha poi osservato, ci chiede di rimanere nel Suo amore “perché è l’amore del Padre” e ci invita a osservare i Suoi Comandamenti. Certo, ha detto il Papa, i Dieci Comandamenti sono la base, il fondamento ma bisogna seguire “tutte le cose che Gesù ci ha insegnato, questi comandamenti della vita quotidiana”, che rappresentano “un modo di vivere cristiano”.
E’ “molto largo” l’elenco dei comandamenti di Gesù, ha ripreso il Papa, “ma il nocciolo è uno: l’amore del Padre a Lui e l’amore di Lui a noi”:
“Ci sono altri amori. Anche il mondo ci propone altri amori: l’amore al denaro per esempio, l’amore alla vanità, pavoneggiarsi, l’amore all’orgoglio, l’amore al potere, anche facendo tante cose ingiuste per avere più potere … Sono altri amori, questi non sono di Gesù e non sono del Padre. Lui ci chiede di rimanere nell’amore suo che è l’amore del Padre. Pensiamo anche a questi altri amori che ci allontanano dall’amore di Gesù. E anche, ci sono altre misure di amare: amare a metà, questo non è amare. Una cosa è volere bene e un’altra cosa è amare”.
“Amare – ha sottolineato – è più di voler bene”. Qual è, dunque, “la misura dell’amore”, si domanda Francesco: “La misura dell’amore è amare senza misura”:
“E così, facendo questi comandamenti che Gesù ci ha dato, rimarremo nell’amore di Gesù che è l’amore del Padre, è lo stesso. Senza misura. Senza questo amore tiepido o interessato. ‘Ma perché, Signore, tu ci ricordi queste cose?’, possiamo dirgli. ‘Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena’. Se l’amore del Padre viene a Gesù, Gesù ci insegna la strada dell’amore: il cuore aperto, amare senza misura, lasciando da parte altri amori”.
“Il grande amore a Lui – ha soggiunto il Papa – è rimanere in questo amore e c’è la gioia”; “l’amore e la gioia sono un dono”. Doni che dobbiamo chiedere al Signore: “Poco tempo fa un sacerdote è stato nominato vescovo. È andato dal suo papà, dal suo anziano papà a dargli la notizia. Quest’uomo anziano, già in pensione, uomo umile, un operaio tutta la vita, non era andato all’università, ma aveva la saggezza della vita. Ha consigliato al figlio due cose soltanto: ‘Obbedisci e dà gioia alla gente’. Quest’uomo aveva capito questo: obbedisci all’amore del Padre, senza altri amori, obbedisci a questo dono e poi, dà gioia alla gente. E noi, cristiani, laici, sacerdoti, consacrati, vescovi, dobbiamo dare gioia alla gente. Ma perché? Per questo, per la via dell’amore, senza alcun interesse, soltanto per la via dell’amore. La nostra missione cristiana è dare gioia alla gente”.
“Che il Signore custodisca, come abbiamo chiesto nella preghiera – ha concluso il Papa – custodisca questo dono del rimanere nell’amore di Gesù per poter dare gioia alla gente”. (A.Gisotti – Radio Vaticana)
 
 

Milano: questa sera Rosario multietnico con il card. Scola

Milano – Questa sera, giovedì 18 maggio, alle ore 21, l’arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, sarà in via Paolo Sarpi 36, nella cinatown milanese, per la recita del Rosario. La Celebrazione avverrà all’interno del civico 36, che corrisponde ad una tipica casa di ringhiera, nel cui cortile è presente una statua della Madonna, davanti alla quale da almeno 10 anni gli abitanti del condominio nelle sere di maggio, mese mariano, si raccolgono in preghiera, rinverdendo la tradizione milanese dei Rosari nei cortili. “Un gesto molto bello che abbiamo voluto valorizzare perché dimostra che nei condomini si può litigare, certo, ma si può anche pregare insieme nel nome di Maria che come una mamma tiene insieme un po’ tutti in famiglia”, spiega il parroco della Santissima Trinità, don Mario Longo.  Inoltre il Rosario di via Paolo Sarpi sarà anche multietnico. Trovandosi infatti il cortile nel cuore della Chinatown milanese, il card. Scola sarà accolto non solo dal parroco ma anche dal cappellano cinese che ha invitato alla preghiera i cinesi cattolici.   
 
 

Rom e sinti: ritorna LabRom

Roma – Riprendono domani, da Sesto Fiorentino, i laboratori di confronto e discussione sul tema rom e sinti “LabRom” . La prima tappa è prevista per domani e sabato - 19-20 maggio -  a Sesto Fiorentino, presso la Parrocchia S. Martino in Piazza della Chiesa, 83 e avrà al centro il tema dell’educazione e della prima infanzia: “Il bambino rom: dalla ‘pedagogia zingara’ a pratiche educative innovative”. “Anche in questa seconda edizione – spiegano i promotori tra quali Associazione 21 Luglio e Fondazione Migrantes - daremo vita a uno spazio aperto di relazione in cui conoscerci, incontrarci, confrontarci e condividere idee sulla cosiddetta ‘questione rom’”. Durante gli incontri ogni partecipante sarà chiamato a condividere esperienze, spunti e idee per conoscere e diffondere buone pratiche oltre che analizzare criticità e problematiche. Le altre tappe saranno Napoli e Cosenza.
 

Vescovi liguri: “segno di Dio che parla alla Chiesa”

Genova - Parla del “dovere dell’accoglienza e della carità concreta” il documento della Conferenza episcopale ligure (Cel) sui profughi, "Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”.
Firmato dagli otto vescovi delle diocesi della Liguria, sette ordinari più un ausiliare (Card. Angelo Bagnasco, Mons. Alberto Tanasini, Mons. Luigi Ernesto Palletti, Mons. Guglielmo Borghetti, Mons. Antonio Suetta, Mons. Vittorio Francesco Viola, Mons. Calogero Marino, Mons. Nicolò Anselmi), il testo “vuole offrire alle comunità cristiane una riflessione che ci aiuti a leggere le migrazioni come un segno di Dio che parla alla Chiesa, non dimenticando le cause del fenomeno”. Già nel 2015 i vescovi della Liguria, terra di confine – in particolare a Ventimiglia, dove è forte l’emergenza migranti – con un messaggio si erano fatti interpreti della situazione drammatica di tanti profughi.
“Troppo spesso il tema dei profughi e dei loro Paesi di origine viene trattato superficialmente, sulla base di pregiudizi”, denunciano i vescovi liguri, sottolineando che “il Sud del mondo vive gravissimi problemi che sono la conseguenza di politiche economiche e di strategie geopolitiche che altro non sono che giochi di potere, pagati a caro prezzo soprattutto dai poveri”. In realtà, “l’arrivo dei richiedenti asilo nei nostri paesi solleva non solo problemi di ordine sociale ed economico, ma anche ecclesiale, perché fa emergere la profonda difficoltà delle nostre comunità ad essere evangelizzatrici verso queste persone, anche solo nella modalità dell’accoglienza. Persino il rapporto con gli immigrati cristiani spesso risulta estremamente faticoso”. Di qui la necessità di una "rielaborazione di una missionarietà efficace”, perché “il fenomeno delle migrazioni ci chiede di essere missionari nell’accogliere le genti a casa nostra”.
Il primo passo verso l’accoglienza, suggeriscono i presuli liguri, è cercare di comprendere “le ragioni che spingono enormi masse di persone ad abbandonare il proprio Paese”, dalla mancanza di prospettive al degrado ambientale e al terrorismo, dalle guerre alla violazione dei diritti umani. Di fronte a questi drammi, i vescovi liguri suggeriscono “l’inserimento dei rifugiati nei nostri paesi, come vere risorse umane e culturali”, il superamento della “distinzione di trattamento tra profughi politici e profughi economici” e dell’“attuale legislazione che trasforma circa la metà dei migranti arrivati in ‘clandestini’”, una “legislazione che sancisca il diritto di cittadinanza a quanti hanno portato a compimento un verificabile percorso di integrazione”.
“Occorre ripensare a fondo la legislazione europea e italiana sull’accoglienza dei richiedenti asilo perché abbia come reale obiettivo quello dell’integrazione”, ammoniscono i presuli.
Nell’ultimo paragrafo del documento i vescovi chiedono “di comprendere che la migrazione coinvolge la vita di tutti, ci ‘tocca’ tutti in eguale maniera, riguarda l’uomo al di là della provenienza, della religione, della condizione sociale, delle convinzioni politiche”. L’obiettivo non è “solo risolvere il problema contingente dell’accoglienza ma è la costruzione di una società più giusta e accogliente”. Non solo:
“Si tratta di saper cogliere dentro il fenomeno delle migrazioni segni di realtà divine, vale a dire il dispiegarsi nella storia del disegno di Dio sull’umanità”.
“La nostra fede in Dio”, ricordano i presuli, “ci chiede di cercare soluzioni”, come pure “una corretta attenzione al dialogo interreligioso e al dialogo ecumenico”. E ancora: “Il fenomeno delle migrazioni sollecita le nostre diocesi a un profondo ripensamento delle modalità con cui offriamo la proposta evangelica”: “Ora che l’annuncio ad gentes non è più solo ai confini della terra, ma è entrato prepotentemente nella nostra vita sociale, le comunità cristiane devono usare parole e porre gesti capaci di dire il Vangelo anche agli stessi migranti che vengono da una formazione cristiana”.
Secondo la Conferenza episcopale ligure, “il fenomeno delle migrazioni forzate domanda un rinnovamento del linguaggio e della prassi dell’evangelizzazione a cui, come Chiesa, non possiamo sottrarci”. Il primo passo da cui partire è “un profondo cambio di prospettiva: fino ad ora la missio ad gentes ha prevalentemente favorito l’atteggiamento di chi è chiamato a portare ad altri il Vangelo, la cultura, gli aiuti. Ora il mondo, le culture, le religioni interpellano le nostre Chiese”.
Occorre anzitutto “ascoltare: i profughi sono portatori di culture altre, di stili di vita differenti, di sensibilità alternative alle nostre e, quando cristiani, di un patrimonio di esperienza di fede e vita ecclesiale da cui abbiamo molto da imparare, soprattutto in un contesto così secolarizzato come il nostro”.
“Dobbiamo continuare a sostenere la scelta di misurarsi, in modo compromettente, nell’accoglienza dei richiedenti asilo come degli altri immigrati, come già abbiamo fatto. Vogliamo vivere un’attenta dinamica evangelica che sappia leggere a fondo i ‘segni dei tempi’ dando adeguate risposte e sollecitare un profondo ripensamento del modo di fare cultura all’interno della Chiesa. Scegliere di accogliere e farlo nel modo opportuno – concludono i vescovi – non è solo un’urgenza morale, ma cambia la prospettiva del nostro modo di pensarci come Chiesa. Come cristiani siamo chiamati a un radicale atteggiamento di disponibilità all’accoglienza”.(Gigliola Alfaro)
 

Istat: famiglie con almeno uno straniero hanno le condizioni economiche peggiori

Roma – Il  gruppo composto da famiglie in cui almeno uno dei componenti è uno straniero è quello che presenta le peggiori condizioni economiche in base al reddito, con uno svantaggio di circa il 40% rispetto alla media nazionale. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istat presentato questa mattina a Roma. Questo nonostante il fatto che, per titolo di studio della persona di riferimento, questo gruppo è secondo soltanto alla classe dirigente e alle famiglie degli impiegati. Vi rientrano 1,8 milioni di nuclei (7,1% del totale) corrispondenti a 4,7 milioni di individui (7,8% del totale). In oltre un caso su tre si tratta di persone sole o di coppie senza figli. E’ il gruppo più giovane, in quanto l’età media della persona di riferimento è 42,5 anni. Oltre la metà di queste famiglie si trova in condizione di rischio di povertà o esclusione sociale e il 27,2% in stato di grave deprivazione. Per avere una visione più dettagliata delle condizioni di vita dei cittadini stranieri, analizzati per singole cittadinanze l’Istat ha scelto di approfondire altre dimensioni, quali le condizioni di salute, gli stili di vita e la partecipazione culturale. I cittadini stranieri presenti in Italia sono in buone condizioni di salute: circa nove stranieri su dieci (l’89,7 per cento degli uomini e l’86,3 delle donne) hanno – si legge nel rapporto -  una percezione positiva del proprio stato di salute. Le condizioni di salute peggiorano all’aumentare dell’età: infatti, oltre il 90 per cento dei giovani di 14-24 anni è in buona salute (il 95,1 per cento dei ragazzi e il 93,5 per cento delle ragazze), mentre si trova nella stessa condizione l’80,7 per cento degli uomini di 45-54 anni e il 75,8 per cento delle coetanee. Per i cittadini stranieri che si trovano in Italia da più tempo si osserva un peggioramento dello stato di salute: a parità di età, coloro che sono presenti sul nostro territorio da più anni riportano un peggior stato di salute rispetto agli stranieri arrivati recentemente (da meno di tre anni), scrive l’Istat. Questa tendenza può essere spiegata “in parte dal fenomeno del ‘migrante sano’: in genere intraprendono il percorso migratorio i cittadini in buone condizioni di salute”. Tra le principali cittadinanze presenti sul territorio italiano si riscontrano molte differenze: a parità di età sono gli uomini albanesi e moldavi che dichiarano migliori condizioni di salute, mentre i cittadini polacchi e ucraini si collocano all’estremo opposto. Per le donne la percezione positiva della salute è più frequente tra le cinesi, meno tra le ucraine e le moldave. I comportamenti legati al consumo di alcol rappresentano notoriamente uno dei fattori di rischio per la salute: il consumo di bevande alcoliche è più diffuso tra gli uomini stranieri, che presentano percentuali tre volte superiori rispetto alle donne (20,1 per cento tra gli uomini, 7,1 per cento tra le donne).
Il consumo di alcol risulta più elevato tra le persone di età compresa tra i 25 e i 44 anni rispetto alle altre fasce di popolazione; per quanto riguarda le differenze di comportamento tra le cittadinanze, i cittadini provenienti da Romania, Ucraina e Polonia hanno quote di consumo di alcolici più elevate rispetto ai consumi medi. Molto più bassi rispetto alla media i valori per i cittadini provenienti dall’area maghrebina (Marocco e Tunisia, casi in cui “giocano un ruolo importante il divieto religioso e la disapprovazione sociale)” e dall’India. Il consumo di tabacco rappresenta un’altra abitudine dannosa per la salute ed è diffusa nel 23,2 per cento dei cittadini stranieri, che fumano principalmente sigarette (98,0 per cento), quotidianamente in nove casi su dieci. Il fumo di sigarette è più diffuso tra i giovani e gli adulti stranieri, ma si registrano differenti comportamenti tra gli uomini e le donne: gli uomini fumatori sono il 32,4 per cento e le donne fumatrici il 15,1. Gli stranieri presenti da più tempo in Italia presentano percentuali di fumatori più elevate rispetto agli stranieri arrivati più di recente (23,8 per cento per gli stranieri presenti da oltre 6 anni rispetto al 19,8 di quelli presenti da 3 anni o meno).
Un altro aspetto “particolarmente importante e rischioso” per lo stato di salute è l’essere sovrappeso
od obeso, condizione che interessa il 39,1 per cento dei cittadini stranieri (il 48,2 per cento degli uomini e il 31,2 per cento delle donne ). L’eccesso di peso tende ad aumentare con l’età in misura differenziata tra i sessi: oltre la metà degli uomini stranieri di 35 anni e più risulta in sovrappeso od obeso, mentre lo stesso livello di diffusione del problema si registra tra le donne di 55 anni e oltre. L’eccesso di peso è più diffuso tra gli uomini provenienti dalla Moldavia (60,7 per cento), dall’Ucraina (56,5 per cento), dall’Albania (53,8 per cento) e dalla Romania (53,8 per cento), meno tra filippini, polacchi e cinesi (rispettivamente 43,7 per cento, 43,1 e 24,6 per cento). Tra le donne invece il fenomeno è più presente tra le marocchine (43,8 per cento), meno tra le ucraine e le cinesi (23,2 e 17,7 per cento).
 
 

Cinesi in Italia: a Napoli la Giornata annuale di preghiera per la Chiesa cinese

Napoli – Sarà la parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli al Museo a Napoli  ad ospitare, domenica prossima, 21 maggio, la preghiera per la Chiesa in Cina promossa dalla comunità cattolica cinese in Italia e dalla diocesi di Napoli. A presiedere la celebrazione il card. Crescenzio Sepe, animata dalla comunità cinese.  
La Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina è stata istituita, nel 2007, da papa Benedetto XVI ed fissata al 24 maggio, festa liturgica di Maria Ausilio dei cristiani. Quest’anno è anticipata alla domenica precedente per favorire la partecipazione dei fedeli che arriveranno a Napoli da tante parti d’Italia.
 
 

Susanna torna in aula per gli otto profughi

Susa - Ci sono dei mestieri a cui non ti puoi sottrarre e non c’è pensione che tenga. È così per Susanna Tittonel, 63 anni, valsusina doc, già dirigente scolastica in quel di S. Antonino di Susa. Poco più di sei mesi fa per lei è scoccata l’ora di riporre il gessetto. Ma lei, non è stata neanche per un attimo sfiorata dall’idea di andare dietro la lavagna. Così, dopo qualche bella e meritata vacanza e un periodo sabbatico (meno di un anno), Susanna è tornata in cattedra. E oggi i suoi allievi si chiamano Lancej, Bahyom, Hassane, Babadi, Ibrahim, Siaka, Modoli, Papa Malick. Sono gli otto profughi richiedenti asilo ospitati in paese all’interno del progetto di microaccoglienza dei comuni valsusini. Arrivano tutti dall’Africa. Per loro Susanna, con l’Unitre del paese, ha messo in piedi una scuola di italiano. L’appuntamento è tutti i venerdì pomeriggio, nella sede dell’associazione, nel cuore di S. Antonino. I ragazzi arrivano. Sullo schermo parte un video, poi vengono proiettati alcuni disegni. Susanna li invita, uno per uno, a leggere un brano in italiano. Si va avanti un passo alla volta, si lavora sulla pronuncia corretta ma, soprattutto, sulla comprensione delle parole e del significato del testo. «Ragazzi diligenti, educati… Avercene come questi nelle nostre classi!», commenta la ex preside. «E poi sono tutti soci dell’Unitre – spiegano Paola Comolli e Piero Del Vecchio, responsabili dell’associazione – tanto che presto, da allievi, si trasformeranno in insegnanti e terranno lezioni di geografia turistica e di letteratura africana”. (Bruno Andolfatto)
 

Ricollocamenti: ultimatum dell’UE

Bruxelles - La Commissione Europea a giugno aprirà finalmente procedure d’infrazione contro Polonia e Ungheria che rifiutano di applicare il programma di ridistribuzione di richiedenti asilo da Italia e Grecia. Ad annunciarlo è stato ieri il Commissario Europeo alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, mentre un rapporto del Parlamento Europeo boccia l’intero sistema degli hotspot, i centri di identificazione e registrazione dei migranti con il sostegno di agenzie UE cuore del programma di ridistribuzione, con pesanti critiche all’Italia. «Il numero delle persone ricollocate dall’inizio del 2017 ad oggi – ha detto Avramopoulos – è quasi uguale a quello dell’intero 2016». Al 12 maggio siamo a 18.418 ricollocamenti (5.711 dall’Italia e 12.707 dalla Grecia). Certo, siamo lontani dalla cifra di 160.000 ma, sottolinea la Commissione, «considerato che il numero totale di persone ammissibili alla ricollocazione presenti nei due Paesi è di gran lunga inferiore a quello previsto», completare il programma entro settembre 2017 «è senz’altro possibile». Per farcela, bisogna accelerare ancora, e per questo Bruxelles passa alle maniere forti con Polonia e Ungheria (ci sarebbe anche l’Austria, che però si è impegnata ad accogliere primi 50 richiedenti asilo dall’Italia). «Se non ci saranno stati progressi entro giugno – ha detto Avramopoulos – avvieremo procedure». Anche l’Italia, però, ha aggiunto, «deve accelerare la registrazione e l’identificazione dei richiedenti asilo ammissibili al ricollocamento. In aggiunta ai 2.500 candidati alla ricollocazione attualmente registrati in Italia dovrebbero essere presto registrate 700 persone e gli oltre 1.100 eritrei che sono arrivati nel 2017».
Ben più duro è il rapporto del Parlamento Europeo, che sarà votato domani a Strasburgo. Il testo accusa certo la scarsa solidarietà di tanti Stati membri e chiede un sistema centralizzato Ue di ridistribuzione e gestione dell’asilo. Soprattutto, però, boccia il sistema degli hotspot, il quale «ha ostacolato il ricollocamento», anzitutto perché il focus «si è spostato sul controllo migratorio (e cioè impedire la migrazione irregolare e procedere alle espulsioni, ndr) in un modo che ha fatto crescere gravi violazioni dei diritti fondamentali». Complessivamente, «gli hotspot non hanno aiutato ad alleviare la pressione su Italia e Grecia, al contrario hanno aumentato l’onere». Tra i punti più contestati è il fatto che gli hotspot non prevedono nuovi centri di accoglienza, ma si basano su quelli già esistenti, ormai del tutto insufficienti, con lunghissime attese in strutture sovraffollate, scarsa tutela per i minori, e inevitabile frustrazione dei migranti, molti dei quali come possono spariscono.
In Italia i richiedenti asilo che potrebbero essere ricollocati spesso mancano di informazioni, come manca un quadro normativo chiaro, si legge. Spesso le impronte sono prese con la forza, il rapporto cita testimonianze «credibili» che parlano di «percosse, privazione di servizi di base, cibo, acqua, detenzione arbitraria». Inoltre le procedure di identificazione della nazionalità diventa «una forma sommaria e iper-accelerata» di scelta di chi potrà chiedere asilo o sarà espulso, in genere ad opera di «agenti di polizia non addestrati e non competenti» in materia. «Queste pratiche – tuona il rapporto – equivalgono a espulsioni di massa». Il documento denuncia inoltre la scarsa cooperazione sia tra agenzie italiane, sia tra queste e quelle Ue e le Ong, senza gerarchie e priorità chiare, che porta a lungaggini, duplicazioni, trasferimenti da un posto all’altro dei migranti. Insufficienti pure uomini e mezzi delle agenzie Ue, anche in questo gli Stati non mantengono gli impegni. «La mancanza di precisi meccanismi di monitoraggio – avverte ancora il documento – da parte di attori indipendenti rende l’intero sistema sospetto e non trasparente». Per risolvere la situazione, avverte il documento, ci vorrà miglior coordinamento, chiari punti di riferimento per i migranti, migliori strutture di accoglienze e tutela dei diritti. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
 

Frontex: – 84% arrivi in Ue, in Italia 33%

Roma - Meno arrivi in Europa, aumentano gli sbarchi in Italia. Secondo gli ultimi dati diffusi da Frontex (l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera) il numero dei migranti entrati irregolarmente in Ue nei primi quattro mesi del 2017 sono stati 47.000, l’84% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Ad aprile sono stati invece 12.900 i migranti soccorsi e sbarcati in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, con un aumento del 19% rispetto a marzo, la metà dei quali soccorsi da navi private.
In tutto sono oltre 37.200 i migranti arrivati in Italia nei primi quattro mesi dell’anno, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Provengono soprattutto da Nigeria, Bangladesh e Costa d’Avorio. Alcuni di loro hanno lavorato per un po’ in Libia ma hanno deciso di partire a causa della situazione instabile del Paese.
 

Papa Francesco: la pace di Gesù è reale, non quella anestetizzata del mondo

Città del Vaticano -  “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Francesco ha svolto la sua omelia di questa mattina a Santa Marta muovendo dalle parole rivolte da Gesù ai discepoli nell’Ultima Cena. Il Papa si è così soffermato sul significato della pace donata dal Signore. Il passo degli Atti degli Apostoli della Prima Lettura odierna, ha rilevato, narra delle tante tribolazioni che hanno subito Paolo e Barnaba nei loro viaggi per annunciare il Vangelo. “Questa è la pace che dà Gesù?”, si domanda il Papa. E subito ha osservato che Gesù sottolinea che la pace che dona Lui non è quella che dà il mondo.  “La pace che ci offre il mondo – ha commentato – è una pace senza tribolazioni; ci offre una pace artificiale”, una pace che si riduce a “tranquillità”. E’ una pace, ha ripreso, “che soltanto guarda alle proprie cose, alle proprie assicurazioni, che non manchi nulla”, un po’ come era la pace del ricco Epulone. Una tranquillità che rende “chiusi”, non si vede “oltre”: “Il mondo ci insegna la strada della pace con l’anestesia: ci anestetizza per non vedere un’altra realtà della vita: la Croce. Per questo Paolo dice che si deve entrare nel Regno del cielo nel cammino con tante tribolazioni. Ma si può avere pace nella tribolazione? Da parte nostra, no: noi non siamo capaci di fare una pace che sia tranquillità, una pace psicologica, una pace fatta da noi perché le tribolazioni ci sono: chi un dolore, chi una malattia, chi una morte … ci sono. La pace che dà Gesù è un regalo: è un dono dello Spirito Santo. E questa pace va in mezzo alle tribolazioni e va avanti. Non è una sorta di stoicismo, quello che fa il fachiro: no. E’ un’altra cosa”. La pace di Dio, ha ripreso, è “un dono che ci fa andare avanti”. Gesù, dopo aver donato la pace ai discepoli, soffre nell’Orto degli Ulivi e lì “offre tutto alla volontà del Padre e soffre, ma non manca la consolazione di Dio”. Il Vangelo infatti narra che “gli apparve un angelo dal cielo per consolarlo”: “La pace di Dio è una pace reale, che va nella realtà della vita, che non nega la vita: la vita è così. C’è la sofferenza, ci sono gli ammalati, ci sono tante cose brutte, ci sono le guerre … ma quella pace da dentro, che è un regalo, non si perde, ma si va avanti portando la Croce e la sofferenza. Una pace senza Croce non è la pace di Gesù: è una pace che si può comprare. Possiamo fabbricarla noi. Ma non è duratura: finisce”. Quando uno si arrabbia, ha rilevato, “perde la pace”. Quando il mio cuore “si turba – ha soggiunto Francesco – è perché non sono aperto alla pace di Gesù”, perché non sono capace “di portare la vita come viene, con le croci e i dolori che vengono”. Dobbiamo invece essere capaci di chiedere al Signore la grazia della Sua pace: “‘Dobbiamo entrare nel Regno di Dio attraverso molte tribolazioni’. La grazia della pace, di non perdere quella pace interiore. Un Santo diceva, parlando di questo: ‘La vita del cristiano è un cammino fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio’ (Sant’Agostino, De Civitate Dei XVIII, 51, ndr). Il Signore ci faccia capire bene come è questa pace che Lui ci regala con lo Spirito Santo”. (Alessandro Gisotti – Radio Vaticana)
 
 

Il mondo del volontariato tra immigrazione e salute

Milano - Il convegno annuale del volontariato, promosso dal Servizio di pastorale della salute della Diocesi di Milano, si terrà sabato 20 maggio dalle 9 alle 12.30 presso l’Ambrosianeum (sala Falck, via delle Ore 3, Milano) sul tema dell’immigrazione. Il convegno «Accoglienza.
Imparare ad aprirsi al mondo» sarà moderato da Alberto Scanni. Ad aprire i lavori, il Vicario episcopale Mons. Luca Bressan e don Paolo Fontana della Pastorale della salute, quindi l’introduzione di don Carlo Stucchi, «Volontariato e immigrazione». Seguono Luca Bettinelli, «L’immigrazione in Italia e la tutela della salute per i migranti»; suor Anna Maria Villa, «Il fenomeno migratorio attraverso l’osservatorio dell’ambulatorio»; Giulio Borromeo, «La bocca e i denti degli immigrati: disagio e sofferenza»; Gregorio Barberi, «L’esperienza del Dipartimento della Protezione civile nell’accoglienza ai migranti». Poi don Mussie Zerai, responsabile della comunità di eritrei e di etiopi in Svizzera, porterà una testimonianza e Lino Duilio parlerà dell’aiuto della Fondazione Verga nell’integrazione di migranti e rifugiati. In questi giorni, in cui è deflagrato il tema del fenomeno migratorio nel dibattito pubblico, scopo del convegno è di sollecitare “un’attenzione più profonda ad argomenti troppo spesso trattati superficialmente. La tutela della salute dell’immigrato è la cifra sintetica per abbracciare la totalità e la dignità della sua persona”. Alle preziose relazioni di coloro che sul campo agiscono per una adeguata accoglienza farà seguito la testimonianza di chi ora dedica il suo tempo ad aiutare, in quanto a suo tempo aiutato, e di chi ha messo al centro della sua opera l’integrazione di migranti e rifugiati.
 

Seminario: progettare interventi di inclusione sociale per migranti e rifugiati

Roma - Si terrà a Roma il 18 e il 19 maggio 2017 la prima edizione del seminario formativo ‘Progettare interventi di inclusione sociale per migranti e rifugiati’, promosso da Programma integra e rivolto a operatori del settore e a coloro che sono interessati a conoscere strumenti e metodologie per la progettazione di interventi finalizzati a facilitare i percorsi di integrazione di migranti e rifugiati. La scadenza per la presentazione delle domande è  15 maggio 2017.
Gli incontri si svolgeranno a Roma giovedì 18 maggio 2017 dalle ore 14,30 alle 17,30 e venerdì 19 maggio 2017 dalle ore 10,00 alle 17,00, in Via Assisi, 78. Il seminario è a numero chiuso e prevede un massimo di 15 partecipanti. A conclusione del percorso è previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione. Per informazioni Programma integra - e-mail: comunicazione@programmaintegra.it
 
 

8Xmille: firmare per la Chiesa cattolica

Roma - Se i rendiconti pubblicati sui siti 8xmille.it e chiediloaloro.it indicano le assegnazioni dei fondi alla Chiesa italiana per macrovoci, la Mappa8xmille – agli stessi indirizzi web – restituisce il dettaglio territoriale delle opere per regione, diocesi, provincia e comune. La geografia della solidarietà, con gli interventi 'firmati' dai fedeli italiani, è in continuo aggiornamento. E la Mappa è uno zoom sulle singole opere finanziate, talvolta anche con foto, video e articoli pubblicati sulla stampa diocesana. In modo da restituire l’aspetto amministrativo, ma anche le ricadute sul territorio, rendendo il senso delle speranze e della dignità restituite. Già oltre 13 mila le voci inserite, ancora tuttavia lontane dal rappresentare la totalità dei contributi erogati.
«Obiettivo della Mappa 8xmille – ricorda il responsabile del Servizio promozione CEI Matteo Calabresi – è anche far scoprire che opere vicine a dove viviamo hanno ricevuto un contributo da tutti i fedeli italiani, attraverso le firme. E che dunque l’8xmille cammina concretamente vicino ai progetti di annuncio del Vangelo, di restauri che tramandano arte e fede, e che in genere una parrocchia da sola non potrebbe sostenere. Dà man forte a piani di pastorale, al sostentamento dei sacerdoti e agli interventi caritativi resi possibili ogni giorno da preti diocesani, fedeli e volontari». Sullo sfondo, l’impegno della CEI per un 'progetto di trasparenza' che superi gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale (come previsto dall’articolo 44 della legge 222 del 1985) ed entri nel dettaglio della vita ecclesiale nazionale. Tre le direttrici fondamentali d’impiego: 398,8 milioni di euro per il culto e la pastorale nelle 226 diocesi; per il sostentamento dei circa 35 mila sacerdoti diocesani e missionari, 350 milioni di euro. E infine per i progetti caritativi 270 milioni di euro.
Ad esempio, la Mappa mostra il corrispettivo della prima macro-voce segnalando, tra gli altri, i nuovi spazi parrocchiali di Ss. Cosma e Damiano a Borgaro Torinese (Torino) per i 14 mila abitanti di una cittadina alle porte del capoluogo, che a lungo si è riunita per la liturgia in un prefabbricato, e dove l’edilizia residenziale continua a crescere sulle aree industriali dismesse (contributo 2 milioni di euro). Fondi per 72 mila euro hanno invece provveduto al consolidamento della chiesa seicentesca del Carmine, gioiello barocco nel centro storico di Oristano. La Mappa registra tra gli altri – sul fronte carità – l’Emporio per la spesa gratuita delle famiglie in difficoltà a Grosseto (50 mila euro) o la casa 'La Madre' (120 mila euro) che accoglie donne e minori. Sul sito http://sictm.chiesacattolica. it/ infine un progetto analogo per il Terzo Mondo: con ospedali, scuole, formazione di medici e insegnanti. E risposte alle emergenze umanitarie e ambientali: dal soccorso alle famiglie irachene in Giordania alla ricostruzione post terremoto 2016 in Ecuador (500 mila euro). (Laura Delsere)
 
 

Belluno: domenica la Festa dei Popoli

Belluno - Domenica 21 maggio si terrà come ogni anno la “Festa dei popoli” al Teatro Comunale di Belluno. Dalle 14.30 alle 17.00 si esibiranno vari gruppi provenienti da diversi Paesi e continenti. In ordine di apparizione: Ucraina (canto dal vivo e ballo), Repubblica Dominicana (mix di balli e danza “baciata”), Mondo Arabo (coro di bambini con filmati), Filippine (balli con musica), Camerun (canto e sfilata di moda), Ecuador (balli con musica), Romania e Moldavia (balli con sottofondo musicale), Nigeria (canti dal vivo), Venezuela (canti dal vivo), Senegal (canti e percussioni con i tamburi). Aprirà lo spettacolo un canto di alcuni bambini bellunesi. Al termine della manifestazione sarà offerto ai presenti un momento conviviale preparato dai vari popoli.