Primo Piano

A Lampedusa la “Porta aperta della Divina Misericordia”

Lampedusa - E' stata inaugurata a Lampedusa "La porta aperta della Divina Misericordia". La cerimonia si è svolta nell'Ufficio circondariale marittimo, alla presenza del comandante generale delle Capitanerie di Porto, l'ammiraglio Ispettore Vincenzo Melone. La scultura è stata realizzata dall'artista Mauro Vaccai e donata alla Guardia Costiera quale riconoscimento per lo sforzo incessante assicurato nei salvataggi in mare, con particolare riferimento alle migliaia di migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo. L'opera, interamente costruita in marmo di Carrara, è stata benedetta il 25 gennaio a San Pietro da Papa Francesco, per poi essere trasferita a Lampedusa e posizionata nella sede della Settima Squadriglia Guardia costiera. Il Sindaco Giusi Nicolini ha espresso parole di apprezzamento per l'attività della Guardia costiera italiana che nel corso degli anni, oltre agli innumerevoli soccorsi, ha affrontato diverse emergenze, ultima tra tutte il "Marrobbio", evento calamitoso abbattutosi recentemente sull'isola.
 

Papa Francesco: san Paolo, una vita sempre in cammino per annunciare Cristo

Città del Vaticano - Predicazione, persecuzioni, preghiera. Nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, come riporta la Radio Vaticana - papa Francesco si è soffermato su questi tre punti per descrivere la vita dell’Apostolo Paolo. Il Pontefice ha messo l’accento sull’esempio che, anche oggi, ci offre l’Apostolo delle Genti: annunciare il Vangelo tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Signore. “La vita dell’Apostolo Paolo è una vita sempre in moto”, difficile – ha detto il Papa – “pensare Paolo a prendere il sole su una spiaggia, riposandosi”. È un uomo, ha soggiunto, “che sempre era in moto, in movimento”. Il Pontefice si è soffermato sul passo odierno degli Atti degli Apostoli per mettere l’accento proprio sulle “tre dimensioni” di questa “vita di Paolo in movimento, sempre in cammino”.
La prima, ha affermato, “è la predicazione, l’annunzio”. Paolo, ha commentato, “va da una parte all’altra ad annunziare Cristo” e “quando non predica in un posto, lavora”:
“Ma quello che fa di più, è la predicazione: quando è chiamato a predicare e ad annunziare Gesù Cristo, è una passione la sua! Non è seduto davanti alla sua scrivania: no. Lui sempre, sempre è in moto. Sempre portando avanti l’annuncio di Gesù Cristo. Aveva dentro un fuoco, uno zelo … uno zelo apostolico che lo portava avanti. E non si tirava indietro. Sempre avanti. E questa è una delle dimensioni, che gli porta difficoltà, davvero”.
La seconda dimensione di questa vita di Paolo, ha proseguito, sono appunto “le difficoltà, più chiaramente le persecuzioni”. Nella Prima Lettura odierna, ha detto, leggiamo che tutti sono uniti nell’accusarlo. Paolo va a giudizio, perché lo ritengono “un perturbatore”:
“E lo Spirito ispirò a Paolo un po’ di furbizia e sapeva che non erano ‘uno’, che fra loro c’erano tante lotte interne, e sapeva che i sadducei non credevano nella Risurrezione, che i farisei ci credevano … e lui, un po’ per uscire da quel momento, disse a gran voce:
‘Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei. Sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dai morti’. Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l’assemblea, perché i sadducei non credevano … E questi, che sembravano essere ‘uno’, si sono divisi, tutti”. Costoro, ha commentato, “erano i custodi della Legge, i custodi della dottrina del Popolo di Dio, i custodi della fede”, “ma uno credeva una cosa, uno l’altra”. Questa gente, ha ammonito, “aveva perso la Legge, aveva perso la dottrina, aveva perso la fede, perché l’avevano trasformata in ideologia”, “lo stesso la dottrina”.
San Paolo dunque, ha rammentato il Papa, “ha dovuto lottare tanto” su questo. La prima dimensione della vita di Paolo, ha ripreso, “è l’annuncio, lo zelo apostolico: portare avanti Gesù Cristo”, “la seconda è: soffrire le persecuzioni, le lotte”. Infine, la terza dimensione: la preghiera. “Paolo – ha detto il Pontefice – aveva questa intimità con il Signore”:
“Gli veniva accanto tante volte. Una volta lui dice che è portato quasi al settimo cielo, nella preghiera, e non sapeva come dire le cose belle che aveva sentito lì. Ma questo lottatore, questo annunciatore senza fine di orizzonte, sempre di più, aveva quella dimensione mistica dell’incontro con Gesù. La forza di Paolo era questo incontro con il Signore, che faceva nella preghiera, come è stato il primo incontro sul cammino per Damasco, quando andava a perseguitare i cristiani. Paolo è l’uomo che ha incontrato il Signore, e non si dimentica di quello, e si lascia incontrare dal Signore e cerca il Signore per incontrarlo. Uomo di preghiera”.
Questi, ha riaffermato, “sono i tre atteggiamenti di Paolo che ci insegna questo passo: lo zelo apostolico per annunciare Gesù Cristo, la resistenza – resistere alle persecuzioni - e la preghiera:
incontrarsi con il Signore e lasciarsi incontrare dal Signore”. E così, ha affermato, Paolo andava avanti “fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Signore”. “Che il Signore ci dia la grazia – ha concluso il Papa – a tutti noi battezzati, la grazia di imparare questi tre atteggiamenti nella nostra vita cristiana: annunziare Gesù Cristo, resistere” alle persecuzioni “e alle seduzioni che ti portano a staccarti da Gesù Cristo, e la grazia dell’incontro con Gesù Cristo nella preghiera”. (A.Gisotti - Radio Vaticana)
 

Festa della Repubblica Italiana: molte le celebrazione tra gli italiani all’estero

Roma – La Festa della Repubblica Italiana è molto sentita tra i nostri connazionali all’estero. Tra le iniziativa quella di domenica prossima a Montreal dove è previsto, alle 18,00, allo Stadio Saputo una iniziativa promossa dal Consolato Generale d’Italia a Montreal con la collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura, del Comitato per gli Italiani all'Estero, della Camera di Commercio Italiana in Canada, del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi. Si tratta di un evento per la comunità italiana, che conta 140mila persone,  anche per testimoniare la loro presenza  in questa città nel  375mo anniversario della fondazione, dove ha portato nei decenni creatività, imprenditorialità, laboriosità facendola diventare città globale  fiorente e aperta.
Con l’occasione, la città di Bologna sarà  quest'anno ospite d'onore nella città canadese. Ospite della Festa Virginio Merola, Sindaco di Bologna, insieme al Sindaco di Montreal, Denis Coderre.
Durante l’evento saranno presentati prodotti italiani di ogni ambito – enogastronomico, moda, design, automobile, industria tutti elementi che fanno parte della cultura e dell'identità italiana. La festa si conclude con la partecipazione di Antonello  Venditti. Altre celebrazioni sono previste a Kreuzlingen in Svizzera, in Brasile, in Spagna, in Giordania, a Tenerife, a Canberra, etc.
 
 

Nomadi: domenica torneo di calcio a 5 per ricordare le tre sorelle Halilovic

Roma - Domenica prossima, 4 giugno 2017, a partire dalle ore 10, presso il Protettorato S. Giuseppe, in via Nomentana 337, si svolgerà la prima edizione del torneo di calcio a 5 dedicato alla tre sorelle Halilovic, Francesca di 8 anni, Angelica di 4 e Elisabeth di 20, morte meno di un mese fa nel tragico rogo del loro camper.
L’iniziativa, che è promossa dall’A.S.D. Ercolini di Don Orione società affiliata all’US ACLI di Roma, vuole ricordare anche tutte le piccole vittime innocenti a Roma del disagio, dell'indifferenza e di condizioni sociali e sanitarie difficili. L'associazione gli Ercolini di Don Orione da anni lavora con i ragazzi dei campi rom della Capitale per integrarli attraverso lo sport. Ad oggi sono oltre 80 i giovani under 18 che fanno parte dell'iniziativa. E' presente anche una squadra rom femminile.
Le squadre previste sono quattro: il Protettorato di S. Giuseppe, A.S.D. Ercolini di Don Orione, Roma calcio femminile e Laurentino 38. La maggior parte dei calciatori sono di etnia Rom.
Prima della finale del torneo alle ore 14,30 è prevista la celebrazione della Santa Messa presieduta da Mons. Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma Sud e concelebrata da Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma. “Questa iniziativa- dichiara Salvatore Paddeu, presidente del Asd Ercolini di Don Orione – è nata spontaneamente dai ragazzi rom dei vari campi della Capitale che in questo modo desiderano ricordare la perdita di tre ragazze coetanee che non ci sono più”. “Credo – aggiunge Paddeu – che proprio dai giovani rom parta un segnale importante per costruire con tutti un percorso di vera integrazione e dialogo che prescinda dall’isolamento o dal concentramento nei campi”.
 
 

Migrantes Lamezia: domenica la Festa dei Popoli

Lamezia Terme - Domenica 4 giugno la città di Lamezia Terme diventerà scenario esclusivo per l’incontro di mondi, culture, popoli e tradizioni. Si svolgerà a partire dalle 16.30 lungo l’isola pedonale di corso Giovanni Nicotera, il consolidato appuntamento de “La festa dei popoli”. Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione è promossa dalla Diocesi di Lamezia Terme e dall’Ufficio Diocesano Migrantes, con il patrocinio del Comune di Lamezia Terme, e coinvolge numerose realtà presenti sul territorio: Caritas Diocesana con il centro Interculturale Insieme, Azione Cattolica, Arci, Comunità Progetto Sud, Cooperativa Malgrado Tutto, Comunità Rumena, Ucraina, Marocchina, Cinese, alcuni Sprar e numerosissimi immigrati di diverse nazionalità. A dare inizio all’evento una sfilata di costumi tipici e bandiere dei diversi paesi, accompagnata dal Gruppo folk “I Calabruzi”, sfilata che dal chiostro di San Domenico muoverà verso il Corso, lì dove avrà luogo l’apertura degli stand espositivi al pubblico, e lo spettacolo condotto dalla giornalista Maria Scaramuzzino. “A tutti le realtà coinvolte, citate, va un caloroso e doveroso ringraziamento per la partecipazione e la collaborazione, ma un grazie va soprattutto a ogni singolo cittadino straniero e italiano, che prenderà parte alla festa”, si legge in una nota: “la presenza forte e chiara di ognuno, sarà un segno vivo e vero di una città che vuole abbattere i muri dell’indifferenza e della paura, una città che vuole accorciare le distanze e vincere le divisioni, una città di popoli che vuole sentirsi, ma soprattutto essere, un unico popolo. 
“Una Lamezia per… accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. È con un titolo cosi chiaro e semplice, che si vuole esprimere il senso della festa. E non è un caso, che al centro di questo titolo “siano state messe le parole di Papa Francesco, che vuole indicarci una strada di integrazione vera per un futuro fraterno e solidale”. Quello di domenica “vuole essere – spiega la nota -  un momento di gioia e condivisione. È nel fare festa che ogni popolo vorrà raccontarsi, farsi conoscere, e donarsi agli altri. Sarà il fascino e il mistero di mondi diversi a prendere vita, con balli, musiche, colori e profumi. Sensazioni che ci regaleranno un viaggio culturale ricco di storie e tradizioni diverse. Ricordiamoci che la diversità non è un limite, ma una straordinaria ricchezza. Non è la paura dell’altro e del diverso che deve essere la ragione delle nostre scelte, ma piuttosto un desiderio di conoscere, accettare e rispettare. Apriamo all’altro le porte delle nostre case, del nostro cuore, e della nostra mente”. 
 

Tv2000: domani docufilm “Dustur”, migranti a confronto nel carcere Dozza di Bologna

Roma - I detenuti del carcere Dozza di Bologna di origine araba e religione islamica sono i protagonisti del docufilm ‘Dustur’, che tradotto dall’ arabo significa ‘Costituzione’, in onda su Tv2000 domani, venerdì 2 giugno alle 23.40, in occasione della Festa della Repubblica. Insegnanti e volontari hanno organizzato un corso scolastico in cui i detenuti sono impegnati a discutere sulla Costituzione Italiana e a scrivere un Dustur ideale. A tenere le fila è Ignazio, un religioso che ha vissuto per molti anni in Medio Oriente, affiancato da Yassine, un giovane mediatore culturale musulmano, che traduce in italiano (e in un arabo) i diversi dialetti parlati dai detenuti e media le posizione più estreme.. Ad ogni incontro un ospite esterno; l’ultimo è Samad, un giovane ex detenuto marocchino che ha trascorso quattro anni nel carcere di Bologna e ora cerca di ricostruire la propria vita.  Un viaggio dentro e fuori il carcere, dentro e fuori i confini della libertà. Un viaggio che comincia dietro le sbarre di una biblioteca, per concludersi sull’Appennino, in uno dei luoghi simbolo della Resistenza e della Costituzione Italiana. 
 
 

Latina: domani al via la Parish Cup 2017 con giovani di fede religiosa diversa

Latina – Domani, 2 giugno, si terrà a Sabaudia la Parish Cup 2017, manifestazione sportiva diocesana giunta ormai alla settima edizione. Quest'anno sarà la parrocchia di Sabaudia ad ospitare gli oltre trecento giovani provenienti dalle varie comunità della diocesi di latina. In tutto 24 squadre tra maschili, femminili e miste che si sfideranno nei vari tornei di calcetto e pallavolo. Per la prima volta, l'evento assume anche una dimensione tesa al dialogo interreligioso. Infatti, a scendere in campo con la maglia della parrocchia Sant'Anna di Pontinia ci sarà una squadra di ragazzi islamici, ospiti della struttura. Ci sarà spazio anche per coloro che si sentono portati per sport fisicamente meno impegnativi: il torneo di burraco e quello di scacchi. Per i più piccoli non mancheranno i laboratori creativi dell'associazione Martis Bambini. Non viene tralasciata la dimensione spirituale, visto che durante la giornata sono previsti momenti di preghiera che troveranno il loro culmine nella Messa presieduta dal vescovo Mariano Crociata.
“Scopo dell’iniziativa”, ha spiegato don Peppino Mustacchio, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del Turismo, Tempo libero e Sport organizzatore dell'evento, “è quello di creare un’occasione di festa e di sport in cui i giovani delle nostre Parrocchie possano vivere un’esperienza positiva di fede e di comunione ecclesiale, in particolare tra le parrocchie della stessa chiesa diocesana. Quest’anno, inoltre, abbiamo deciso di marcare maggiormente la dimensione spirituale che deve caratterizzare l’evento, ossia la sua finalità educativo-pastorale. Gli stessi organizzatori hanno voluto intraprendere per primi un percorso che li ha visti maggiormente impegnati nella spiritualità e nella crescita della condivisione reciproca, pregando costantemente il Signore perché l’evento raggiunga i frutti spirituali desiderati a favore dei giovani che vi hanno preso parte”.
 

Roma: il Campidoglio annuncia piano superamento campi rom

Roma - Il Campidoglio presenta il piano per il superamento dei campi rom con la delibera approvata dalla Giunta - e presentata ieri dalla sindaca Virginia Raggi e dall'assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre - che si propone di attuare la normativa comunitaria in materia, recepita dall'Italia con la "Strategia nazionale d'inclusione dei Roma, Sinti e Camminanti 2012-2010". Il piano prevede un Patto di responsabilità con Roma Capitale che dovrà essere sottoscritto dai capofamiglia, «senza intermediazioni», per poter usufruire delle misure previste. Il Patto definisce competenze, diritti e doveri dei sottoscrittori. La mancata osservanza annulla il diritto alle misure di sostegno.
Per attuarlo si annuncia «il ritiro di tutti i bandi coinvolti in Mafia Capitale», in realtà già ritirati da tempo dall'assessore alle Politiche sociali Francesca Danese della Giunta Marino, su richiesta del presidente dell'Anac Raffaele Cantone. Lo stanziamento annunciato, per cominciare chiudendo i campi di "La Barbuta" e "La Monachina", è di 3,8 milioni di fondi europei. Già destinati allo stesso scopo dalla Giunta Marino con la delibera n°350 del 28 ottobre 2015, all'epoca di 4,4 milioni. «E' finita l'epoca delle parole - dichiara la sindaca pentastellata - si passa ai fatti e il superamento dello scempio dei campi diventa realtà».
Quali sono le misure per attuare l'ambizioso piano? Per ora non vengono indicate misure concrete. Alla voce Scuola si parla di «favorire processi di pre-scolarizzazione e di scolarizzazione dei bambini promuovendo l'accesso (le iscrizioni, la frequenza, i risultati) alle scuole di ogni ordine e grado e contrastando l'abbandono scolastico». Verrà anche «implementata la partecipazione dei giovani all'istruzione universitaria» e ai percorsi di formazione al lavoro. L'assessore Baldasarre dice che «sul trasporto scolastico è importante che i genitori possano accompagnare i figli direttamente a scuola perché fa parte del percorso di inclusione, il trasporto rimarrà in parte residuale solo nei campi meno raggiungibili».
Riguardo all'Occupazione «la formazione finalizzata all'accesso al lavoro costituisce un asse del piano» perché «l'incremento dell'occupazione contribuirà a diminuire il tasso di criminalità» anche «eliminando ogni possibilità di lavoro nero». Allo scopo «verranno quindi organizzati corsi di formazione per la creazione e la conduzione in autonomia di piccole realtà imprenditoriali» oppure «favorendo la creazione di ditte individuali e cooperative miste di servizi».
Alla voce Salute si parla di «implementare la medicina preventiva e l'educazione alla salute» fornendo «informazioni sul diritto alla salute e sulla modalità di accesso e fruizione dei servizi». Il tutto con «particolare attenzione per i minorenni»
Nessuna misura viene indicata neanche - al momento - per il problema più delicato, quello dell'Abitazione. Il Campidoglio parla di «protocolli di collaborazione con la Guardia di Finanza, l'agenzia delle Entrate e l'Inps» per «riscontrare la presenza nei campi di persone economicamente autosufficienti e che quindi non hanno alcun diritto di essere destinatarie di misure a sostegno pubblico. Diversamente, per chi non è autosufficiente, saranno attivati interventi di supporto finanziati dall'Ue». L'assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre spiega qualcosa di più: «Ai Rom bisogna dare la possibilità di accedere a servizi e prestazioni già esistenti, quindi questo tema è stato inserito nel Piano sociale cittadino e potranno usufruire di quello che è previsto per l'abitare per i cittadini romani, uscendo dall'assistenzialismo in un passaggio importantissimo per la legalità. Ovvero «accompagnamento all'abitare attraverso contributi all'affitto e richiesta per alloggi sociali».
I primi interventi del piano saranno avviati «da subito, nei due campi denominati "La Barbuta" (656 persone in circa 100 nuclei familiari) e la "La Monachina" (115 in circa 30 nuclei) mediante l'utilizzo di fondi europei (3,8 milioni)disponibili sul bilancio 2017».
Negativo il giudizio dell'Associazione 21 luglio: «Un Piano vuoto, confuso e privo di concretezza. Sulla questione si preferiscono slogan optando per un preannunciato fallimento. Una serie di principi vengono scanditi in successione senza che vengano indicati tempistiche, priorità, obiettivi, azioni».
 

Card. Filoni: ottobre 2019 sarà un mese missionario “straordinario”

Roma - Il prossimo ottobre 2019 sarà «per tutta la Chiesa, un mese straordinario dedicato alla preghiera, alla carità, alla catechesi e alla riflessione teologica sulla missione». Ad annunciare la decisione del Papa, riferisce Fides, è stato il cardinale Fernando Filoni prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, intervenuto all’Assemblea generale delle Pontificie opere missionarie (Pom), in corso a Roma. Punto di partenza, il centenario della Lettera Apostolica 'Maximum illud' di Benedetto XV, pubblicata il 30 novembre 1919. Tuttavia – ha aggiunto il porporato – , «la celebrazione non si ridurrà alla sola commemorazione del testo tanto cruciale per la missionarietà di tutta la Chiesa» ma sarà soprattutto «l’occasione per ravvivare una vera conversione missionaria e un autentico discernimento pastorale affinché tutti, fedeli e pastori, vivano in stato permanente di missione (Evangelii gaudium 25).
 

Vicenza: dal 2 giugno la Settimana della Cittadinanza

Vicenza - La festa nazionale del 2 giugno, Festa della Repubblica, è quest’anno occasione per rilanciare a Vicenza il tema del necessario adeguamento della legge riguardante la concessione della cittadinanza italiana ( legge 5 febbraio 1992, n.91) agli studenti, figli dei lavoratori immigrati, nati qui e con il ciclo di formazione scolastica uguale a quello dei coetanei italiani. Sono passati sei anni da quando, tra il settembre 2011 e il marzo 2012, le organizzazioni della Campagna “ L’Italia sono anch’io” hanno raccolto più di 200mila firme per chiedere che siano riformate le leggi sulla cittadinanza e il diritto di voto amministrativo ai lavoratori stranieri legalmente residenti,regolarmente contribuenti e, in vari casi, anche piccoli imprenditori. Un’iniziativa che intendeva concretizzare una discussione parlamentare avviata fin dal 2003. Dal 13 ottobre 2015, la Camera ha approvato la proposta di riforma della legge sulla cittadinanza n. 91/92. Da allora però la proposta giace al Senato in attesa del dibattito nella Commissione Affari Costituzionali. Ora potrebbe essere discussa il 15 giugno, ma pesano l’incertezza della volontà politica e migliaia di emendamenti. Un milione di effettivi concittadini, italiani di fatto, è in attesa del riconoscimento di un diritto che stenta ad essere riconosciuto.
Per questo nella festa nazionale del 2 giugno, festa della Repubblica, “vogliamo sia quest’anno occasione per rilanciare nella nostra città il tema della necessità di concluderne la procedura parlamentare in tempi brevi e dare così il giusto riconoscimento di appartenenza ai giovani “figli della migrazione” che ne abbiano i requisiti previsti”, spiegano i promotori della settimana della cittadinanza che si svolgerà dal 2 al 10 giugno su degli assessorati alla Comunità e alle Famiglie, Sport e Cultura del Comune di Vicenza insieme all’Ufficio Migrantes diocesano, dell’associazione Orizzonti Comuni, , del Centro Missionario Scalabrini di Bassano del Grappa, degli Istituti Comprensivi 1 e 2 di Montecchio Maggiore, dell’Associazione sportiva Cricket Club di Vicenza in sinergia con il Consiglio degli Stranieri del Comune. 
Tra gli appuntamenti il 3 giugno il conferimento del Premio Scalabrini alle Buone Pratiche di interculturalità e cittadinanza, giunto quest’anno alla sua quinta edizione e che mira alla costruzione di “reti educative”, che favoriscono la reciproca conoscenza e la coesione sociale per una governance del territorio e per un futuro di crescita per tutti i nostri giovani, siano essi cittadini italiani che “ nuovi cittadini italiani”. Nel corso di questi cinque anni, sono stati concretamente premiati enti pubblici e privati, istituti scolastici, persone singole, cooperative e gruppi, selezionati da una commissione multiculturale, multisettoriale e interreligiosa. Quest’anno al Premio Scalabrini si sono candidate 28 realtà che hanno presentato le loro attività e le loro espressività artistiche. Il tutto nella propria Lingua Madre in modo da far apprezzare con la musicalità e la bellezza fonetica anche la pari dignità di tutte le lingue del mondo e, quindi, i pari diritti/doveri di quanti le parlano. Le Lingue Madri presenti: Lingua Veneta e Lingua Italiana (anche nelle versioni Pugliese e Calabrese), Araba, Inglese( nella versione Gambia e Burkina Faso), Spagnola (nelle versioni Perù, Repubblica Domenicana, Venezuela, Messico  ), Rumena, Ucraina, Serba, Albanese, Francese (nella versione Costa d’Avorio), Brasiliana, Hindi, Croata, Russa, Bangla. Ogni espressione linguistica presentata altro non è se non il simbolo di un percorso: “proveniamo da mondi culturali-linguistici diversi, di cui siamo fieri. Ma, nello stesso tempo, tra di noi non c’è alcuna differenza: pur con lingue originarie materne distinte, siamo tutti nati qui, parliamo tutti la Lingua Italiana e anche la Lingua Veneta, abbiamo fatto le scuole qui, i nostri genitori lavorano legalmente e pagano le tasse sistematicamente, abbiamo scelto l’Italia, ci stiamo assumendo tutti pari diritti e pari doveri. Ci sentiamo “cittadini” di questo paese.
 

UNHCR: morti 1.700 migranti nel 2017

Roma - Il numero totale di morti e dispersi dall’inizio del 2017 ha già superato quota 1.720. Lo riferisce l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Negli ultimi giorni un totale di 50 corpi sono stati consegnati nei porti di Crotone, Palermo e Catania, dopo un numero indefinito di incidenti, nei quali si teme che decine di altre persone siano morte o comunque disperse in mare.
Numeri confermati anche dall’Organizzazione mondiale dei migranti presso l’Onu (Oim). “Ci sono almeno 156 persone disperse da venerdì scorso nel Mediterraneo, vittime di un naufragio di cui abbiamo avuto notizia solo ieri sera”, lo rende noto Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, riferendo quanto raccontato da alcuni superstiti arrivati domenica a Taranto. Con questi 156 e i 34 morti di ieri il Mediterraneo ha già fatto circa 1.400 morti solo sulla rotta Libia-Italia.
Le 34 vittime di cui si è avuta notizia ieri hanno perso la vita in un naufragio particolarmente drammatico. Tra di esse 13 donne e 7 bambini, mentre si teme che siano decine i dispersi, evidenzia l’UNHCR parlando dell’incidente avvenuto il 24 maggio. Quando sono iniziate le operazioni di soccorso, i rifugiati e i migranti si sono agitati per il panico e la nave ha iniziato a imbarcare acqua. Il peschereccio di legno a tre livelli era partito dalla Libia la sera prima, con a bordo un numero di passeggeri compreso tra i 700 e i 900, di cui 300 stipati nella stiva. Sabato scorso un totale di 593 sopravvissuti sono stati fatti sbarcare a Crotone e stanno ricevendo aiuto, anche nella forma di sostegno psicologico, dal momento che molti sono profondamente traumatizzati. La maggior parte di essi viene dal Sudan, dall’Eritrea, dalle Isole Comore, dall’Egitto e dal Marocco.
Dall’inizio dell’anno sono 8.183 i migranti tratti in salvo al largo delle coste libiche di cui 2.845 solo negli ultimi 10 giorni. È quanto ha riferito l’ufficio in Libia dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sottolineando come l’incremento del numero di interventi sia dovuto a condizioni meteo favorevoli. Tutte le operazioni di soccorso degli ultimi 10 giorni sono avvenute al largo di diverse città costiere libiche situate nella zona occidentale del Paese.( N.S.)
 

Italia in Movimento: una tavola rotonda a Berlino

Berlino - La mobilità è una grande risorsa, ma quali sono le sue dimensioni attuali, le sue caratteristiche e la sua importanza per la società moderna? Qual è il volto dell'Italia migrante? Come si è trasformata la mobilità italiana e degli italiani? Quali sono le opportunità che si aprono a questi nuovi "nomadi" in un contesto europeo e che ruolo ha e può avere in questi movimenti la concezione di una propria "identità europea"? Di questo si parlerà il 15 giugno prossimo a Berlino nel corso di una tavola rotonda sul tema L’Italia in Movimento” promossa dall’Istituto di Cultura Italiano e dal Comites di Berlino. Alla tavola rotonda interverranno Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Edith Pichler e Luciana Degano del Comites di Berlino
 

Mons. Suetta: “una città di confine che fa molto più del ragionevole”

Ventimiglia – “Le notizie che riceviamo non fanno ben sperare, l’incremento di minori non accompagnati ci preoccupa ed è il problema più serio”. Il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta pensa all’estate alle porte. La terza per l’accoglienza dei migranti di passaggio nella città ligure di confine. Sono le categorie più fragili, le famiglie con bambini ma anche e soprattutto i minori non accompagnati a preoccupare l’enorme macchina dell’accoglienza messa in campo dalla Diocesi e dalla Caritas. Suetta conferma la piena collaborazione con le istituzioni locali: un ascolto e una collaborazione reciproca, e anche “una certa comunione di vedute e di lettura del fenomeno”. Il problema è più “strutturale e le carenze sono molte”.
“Mi preoccupa la chiusura ostinata, prolungata e per molti aspetti incomprensibile della Francia – ammette Mons. Suetta – ma anche l’incapacità di programmazione. In due anni forse potevano essere perlomeno studiate o abbozzate delle migliori strutture di accoglienza”.
Il mondo occidentale è eccessivamente lento ad affrontare il momento. “Le persone che arrivano qui non vogliono rimanere e l’unica risposta che possiamo dare è quella di preoccuparci dei loro bisogni più immediati, cibo vestiti e orientamento dal punto di vista umano, incoraggiamento, solidarietà e accoglienza”. “Questa città si è rivelata veramente una città di confine e di vocazione – prosegue Mons. Suetta – perché è una città che fa certamente più di quello che sarebbe ragionevole pensare in termini di accoglienza e anche in termini di pace perché quella minima integrazione che la situazione lo consente di fatto avviene”. Ma la chiusura ostinata dei muri sta foraggiando l’illegalità. “Se noi contiamo che l’anno scorso sono più di 40mila le persone che sono arrivate qui e un migliaio sono ancora qui che girano mentre duemila sono stati trasferiti, gli altri dove sono andati? Se sono passati numeri così elevati vuol dire che c’è una sorta di meccanismo illegale che lo consente. Questa chiusura non sortisce l’effetto che vorrebbe e diventa indirettamente un foraggiamento di meccanismi ingiusti”. (D. Fas.-Avvenire)
 
 

Papa Francesco: il vero pastore non si crede il centro della storia

Città del Vaticano  - Il vero pastore sa congedarsi bene dalla sua Chiesa, perché sa di non essere il centro della storia, ma un uomo libero, che ha servito senza compromessi e senza appropriarsi del gregge: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta.
Al centro dell’omelia è la prima Lettura tratta dagli atti degli Apostoli, che si può intitolare - sottolinea Francesco - “Il congedo di un vescovo”. Paolo si congeda dalla Chiesa di Efeso, che lui aveva fondato. “Adesso deve andarsene”: “Tutti i pastori dobbiamo congedarci. Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà. Il pastore che non impara a congedarsi è perché ha qualche legame non buono col gregge, un legame che non è purificato per la Croce di Gesù”.
Paolo, dunque, chiama tutti i presbiteri di Efeso e in una sorta di “consiglio presbiteriale” si congeda. Il Papa sottolinea “tre atteggiamenti” dell’apostolo. Innanzitutto afferma di non essersi mai tirato indietro: “Non è un atto di vanità”, “perché lui dice che è il peggiore dei peccatori, lo sa e lo dice”, ma semplicemente “racconta la storia”. E “una delle cose che darà tanta pace al pastore quando si congeda - spiega il Papa - è ricordarsi che mai è stato un pastore di compromessi”, sa “che non ha guidato la Chiesa con i compromessi. Non si è tirato indietro”. “E ci vuole coraggio per questo”.
Secondo punto. Paolo dice che si reca a Gerusalemme “costretto dallo Spirito”, senza sapere ciò che là gli accadrà”. Obbedisce allo Spirito. “Il pastore sa che è in cammino”: “Mentre guidava la Chiesa era con l’atteggiamento di non fare compromessi; adesso lo Spirito gli chiede di mettersi in cammino, senza sapere cosa accadrà. E continua perché lui non ha cosa propria, non ha fatto del suo gregge un’appropriazione indebita. Ha servito. ‘Adesso Dio vuole che io me ne vada? Me ne vado senza sapere cosa mi accadrà. So soltanto - lo Spirito gli aveva fatto sapere quello - che lo Spirito santo di città in città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni’. Quello lo sapeva. Non vado in pensione. Vado altrove a servire altre Chiese. Sempre il cuore aperto alla voce di Dio: lascio questo, vedrò cosa il Signore mi chiede. E quel pastore senza compromessi è adesso un pastore in cammino”.
Il Papa spiega perché non si è appropriato del gregge. Terzo punto. Paolo dice: “Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita”: non è “il centro della storia, della storia grande o della storia piccola”, non è il centro, è “un servitore”. Francesco cita un detto popolare: “Come si vive, si muore; come si vive, ci si congeda”. E Paolo si congeda con una “libertà senza compromessi” e in cammino. “Così si congeda un pastore”: “Con questo esempio tanto bello preghiamo per i pastori, per i nostri pastori, per i parroci, per i vescovi, per il Papa, perché la loro vita sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano che sono al centro della storia e così imparino a congedarsi. Preghiamo per i nostri pastori”. (Sergio Centofanti-Radio Vaticana)
 

Il migrante somalo che pilota i droni

Lamezia Terme - Solare, da sempre, specialmente per i bambini, rappresenta la realizzazione del desiderio di libertà.
Un desiderio che in particolare tra chi vive in aree di guerra diventa sempre più forte. Così è stato per Abdifataah Shabeel, somalo, musulmano praticante, che, arrivato a bordo di uno dei tanti barconi carichi di speranza dalle coste nordafricane, qualche anno fa è giunto a Lamezia Terme tra i ragazzi della cooperativa «Malgrado Tutto» nel centro di accoglienza straordinaria di Pian del Duca. Qui ha modo di conoscere Raffaello Conte e la sua realtà, ed è qui che inizia l’avventura che lo vede, oggi, abile pilota di droni oltre che eccezionale arrampicatore di alberi.
La sua in realtà è una storia come tante di questo tipo, storie che si intrecciano con altre fatte di privazioni ma anche di sogni. Abdifataah il suo sogno lo ha portato con sé quando, ancora minorenne, abbandonò la Somalia dove sin da bambino veniva impiegato per sminare i terreni. Un’attività svolta a rischio della propria vita non avendo alcuna protezione e che era praticamente costretto a fare per contribuire al sostentamento della sua famiglia. Lui, però, crede che i sogni possano avverarsi e pensa che un giorno forse potrà vivere in pace, lontano dalla guerra. Il destino l’ha portato a Lamezia dove si è appassionato ai droni, diventandone in poco tempo un abile pilota al punto da partecipare con i volontari della «Malgrado tutto» ai soccorsi nei paesi dell’Italia centrale colpiti dal terremoto ma anche per portare aiuto durante l’alluvione di Rossano, mettendo a disposizione la sua abilità a effettuare le riprese dall’alto. (Saveria M.Gigliotti)
 

8Xmille : firmare per la Chiesa Cattolica

Se i rendiconti pubblicati sui siti 8xmille.it e chiediloaloro.it indicano le assegnazioni dei fondi alla Chiesa italiana per macrovoci, la Mappa8xmille – agli stessi indirizzi web – restituisce il dettaglio territoriale delle opere per regione, diocesi, provincia e comune. La geografia della solidarietà, con gli interventi 'firmati' dai fedeli italiani, è in continuo aggiornamento. E la Mappa è uno zoom sulle singole opere finanziate, talvolta anche con foto, video e articoli pubblicati sulla stampa diocesana. In modo da restituire l’aspetto amministrativo, ma anche le ricadute sul territorio, rendendo il senso delle speranze e della dignità restituite. Già oltre 13 mila le voci inserite, ancora tuttavia lontane dal rappresentare la totalità dei contributi erogati.
«Obiettivo della Mappa 8xmille – ricorda il responsabile del Servizio promozione CEI Matteo Calabresi – è anche far scoprire che opere vicine a dove viviamo hanno ricevuto un contributo da tutti i fedeli italiani, attraverso le firme. E che dunque l’8xmille cammina concretamente vicino ai progetti di annuncio del Vangelo, di restauri che tramandano arte e fede, e che in genere una parrocchia da sola non potrebbe sostenere. Dà man forte a piani di pastorale, al sostentamento dei sacerdoti e agli interventi caritativi resi possibili ogni giorno da preti diocesani, fedeli e volontari». Sullo sfondo, l’impegno della Cei per un 'progetto di trasparenza' che superi gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale (come previsto dall’articolo 44 della legge 222 del 1985) ed entri nel dettaglio della vita ecclesiale nazionale. Tre le direttrici fondamentali d’impiego: 398,8 milioni di euro per il culto e la pastorale nelle 226 diocesi; per il sostentamento dei circa 35 mila sacerdoti diocesani e missionari, 350 milioni di euro. E infine per i progetti caritativi 270 milioni di euro. Ad esempio, la Mappa mostra il corrispettivo della prima macro-voce segnalando, tra gli altri, i nuovi spazi parrocchiali di Ss.Cosma e Damiano a Borgaro Torinese (Torino) per i 14 mila abitanti di una cittadina alle porte del capoluogo, che a lungo si è riunita per la liturgia in un prefabbricato, e dove l’edilizia residenziale continua a crescere sulle aree industriali dismesse (contributo 2 milioni di euro). Fondi per 72 mila euro hanno invece provveduto al consolidamento della chiesa seicentesca del Carmine, gioiello barocco nel centro storico di Oristano. La Mappa registra tra gli altri – sul fronte carità – l’Emporio per la spesa gratuita delle famiglie in difficoltà a Grosseto (50 mila euro) o la casa 'La Madre' (120 mila euro) che accoglie donne e minori. Sul sito http://sictm.chiesacattolica. it/ infine un progetto analogo per il Terzo Mondo: con ospedali, scuole, formazione di medici e insegnanti. E risposte alle emergenze umanitarie e ambientali: dal soccorso alle famiglie irachene in Giordania alla ricostruzione post terremoto 2016 in Ecuador (500 mila euro). (Laura Delsere)

Firenze: un convegno sui bambini rom

Firenze - L'azione educativa rivolta ai minori Rom in Italia deve voltare pagina. È questa la conclusione a cui sono giunti gli esperti, le associazioni professionisti e i ricercatori presenti al Convegno appena concluso a Sesto Fiorentino (sala parrocchiale della pieve di San Martino), dal titolo  "Il bambino Rom: dalla pedagogia zingara a pratiche educative innovative".
Promosso da Associazione 21 luglio, Ass.  Articolo 34, Ufficio Migrantes di Firenze, Rete Reyn, Gruppo Mosaico al Margine e Movimento di Cooperazione Educativa; presenti una sessantina di convegnisti, arrivati da varie città.
La relazione chiave, presentata dallo storico di UNIFI, Luca Bravi, ha evidenziato il filo rosso che lega lo sterminio di Auschwitz delle famiglie Rom, alle azioni "rieducative" divenute prassi negli anni Ottanta. I "campi nomadi" e le "classi differenziali" hanno rappresentato l'espressione di pratiche discriminatorie, promosse con le migliori intenzioni,  che hanno considerato il bambino Rom come un alunno diverso. Azioni pedagogiche differenziate sono ancora presenti in varie parti d'Italia. Spesso sono difficili da riconoscere e da criticare, in quanto camuffate come pratiche che pur fondando sull'idea di inclusione, operano di fatto una involontaria ghettizzazione. Non è un caso che oggi nelle Linee guida del MIUR, il bambino Rom venga presentato come "poco incline a prestare attenzione al discorso anonimo e astratto presentato dall'insegnante all'intera classe". Tutto ciò smentito dalle 12 esperienze  educative presentate nel Convegno (Bolzano, Mazzara del Vallo, Pescara,  Roma, Pusa), dimostranti la necessità  di un cambiamento di approccio, in discontinuità  col passato. Oggi, in Italia, non sono più  un'eccezione quella ragazze e quei ragazzi Rom iscritti all'Università. Ciò è stato possibile grazie a pratiche educative innovative e a politiche non segreganti. Molte e stimolanti le prospettive aperte a Sesto Fiorentino. (Maurizio Certini)
 

Migrantes Bergamo: domenica la festa dei Popoli

Bergamo - “Camminare insieme nella gioia del Vangelo”. Questo il tema della Festa dei Popoli promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Bergamo e che si svolgerà domenica 4 giugno.
Ad ospitare l’iniziativa quest’anno è la Parrocchia di Loreto. La mattinata inizierà con il corteo delle comunità cattoliche di altra lingua presenti in diocesi che sfilano secondo le proprie tradizioni, seguito da una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal direttore Migrantes don Massimo Rizzi. Nel pomeriggio una serie di iniziative e momenti di testimonianza e riflessione. La Festa dei Popoli - spiega Migrantes Bergamo -  è un momento di preghiera e di convivialità in cui tutte le comunità di cattolici provenienti da varie zone del mondo si ritrovano insieme.
 

Migranti: ieri altre 12 vittime del mare

Milano - Con i quasi diecimila arrivi negli ultimi tre giorni il conto degli sbarchi nel 2017 ha superato quota 60mila, il 48% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando erano stati 40mila. Lo indicano i dati del Viminale che segnalano i nigeriani, provenienti specialmente dalle aree colpite dai guerriglieri Boko Haram, in testa tra le nazionalità (8.120), seguiti da bengalesi (7.567) e guineani (6.144). I minori non accompagnati sono 6.242. Ma nonostante la crescente presenza della Guardia costiera libica, non diminuisce il numero di migranti che salpano per raggiungere l’Europa. Sono oltre duemila gli stranieri giunti ieri sulle coste siciliane. Una dozzina sono arrivati privi di vita, e tra essi la madre di due bambine di 3 e 5 anni rimaste orfane prima che arrivassero i soccorritori.
Nel primo pomeriggio a Pozzallo sono stati sbarcati dalla Guardia costiera italiana 252 migranti, tra cui 65 donne e 13 minori, oltre alle salme di due uomini, che stando a quanto avrebbe appurato l’ispezione cadaverica sarebbero morti per annegamento. I sopravvissuti sono stati messi in salvo nel corso di due operazioni distinte, ma non si conosce l’esatto numero di quanti avrebbero perso la vita in mare. Le nazionalità dichiarate al momento dell’identificazione, sono molteplici: Costa d’Avorio, Nigeria, Egitto, Siria, Eritrea, Mali, Camerun, Somalia, Marocco, Gambia, Sudan, Guinea e Niger. C’è stato anche un elevato numero di ricoveri: tra i 19 casi che hanno avuto necessità di un approfondimento precauzionale, si contano 11 donne in gravidanza, una donna con il figlioletto appena nato, e un’altra che ha avuto un aborto durante la traversata. C’è anche un uomo con una frattura da trattare all’altezza del costato e un minore disidratato.
Nei giorni precedenti è invece avvenuto un episodio che sta mettendo in allarme le capitanerie di porto, poiché potrebbe segnare un ritorno al passato dei trafficanti. Tra sabato e domenica sulla costa ragusana, in località Punta di Mola, è stato rinvenuto un peschereccio di circa 10 metri, arenato sugli scogli. Gli occupanti si sarebbero dileguati nella notte senza lasciare traccia, forse aiutati a fuggire da emissari dei trafficanti intervenuti sul posto. Da lungo tempo, infatti, non avvenivano sbarchi di questo genere. Segno che i pescherecci di piccole dimensioni possono bucare il controllo radar e arrivare indisturbati sulla terra ferma. Sempre domenica quasi 1000 persone sono state condotte nel porto di Catania, dove sono state sbarcate anche dieci salme. Tra i deceduti, la mamma di due bimbi di 3 e 5 anni. Uno dei piccoli - riferisce la Croce Rossa - non parla da due giorni. «Purtroppo anche questa volta - ha detto il presidente del comitato di Catania della Croce rossa Stefano Principato - abbiamo assistito a quello a cui non vogliamo assistere. Dal punto di vista sanitario non vi sono al momento criticità particolari. Finora i migranti che stanno sbarcando provengono tutti dall’area subsahariana».
A contribuire ai salvataggi è stato anche il rimorchiatore Vos Thalassa, che domenica ha condotto nel porto di Palermo 1.042 migranti. «Eravamo a 40 miglia dalle coste libiche - ha raccontato il primo ufficiale Paride Pipino –, svolgevamo un’attività di security per una piattaforma, quando abbiamo incrociato il primo barcone carico di persone. Li abbiamo fatti salire a bordo, poi la Guardia Costiera ci ha chiesto di restare in zona avvertendoci che in mare c’erano altre imbarcazioni» Ai primi, intercettati nel Canale di Sicilia, si sono aggiunti altri migranti sbarcati da diverse motovedette della Capitaneria. A bordo di una di queste anche 7 morti: 5 donne e due ragazzi. I 14 membri dell’equipaggio della Vos Thalassa per due giorni si sono occupati delle centinaia di migranti assicurando a loro assistenza e pasti. «Ci sono stati momenti di tensione – racconta l’ufficiale - durante la distribuzione dei viveri perché erano tutti affamati e si sono accalcati». Ad accogliere i 1.042 stranieri a Palermo, oltre alle forze dell’ordine e al prefetto Antonella De Miro, c’erano volontari della Caritas, della Croce Rossa e dell’Asp. Un presidio che già nelle prossime ore potrebbe tornare a intervenire in occasione di nuovi sbarchi. (Nello Scavo – Avvenire)
 

Ascensione del Signore al Santuario di Genazzano: pellegrinaggio annuale degli immigrati albanesi

Roma - L’appuntamento annuale di preghiera degli immigrati albanesi in Italia presso il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (RM) quest’anno è stato partecipato da numerosissimi fedeli, circa un migliaio, provenienti da diverse parti d’Italia e dalla stessa Albania ma per la prima volta da tutti i vescovi della Conferenza Episcopale Albanese. Senz’altro possiamo definire la celebrazione di quest’anno un evento storico, perché univa in un solo quadro emozioni diverse e particolarmente intense; negli interventi dei concelebranti e dei partecipanti si sono più volte toccati i temi che hanno caratterizzato la vita del popolo albanese durante l’anno pastorale in corso: in primo luogo la beatificazione di 38 testimoni della fede in Dio che vince le paure e le umane miserie e trionfa su ogni idea di morte; sembrava ascoltare attraverso le parole dell’omelia del neo cardinale Zef Simoni, testimone vivente del martirio del clero albanese durante il regime comunista, il “Cristus vincit!” (“Rrnoftë Krishti Mbret!”) che questi martiri hanno pronunciato prima di essere uccisi. Le loro reliquie, offerte dai vescovi al santuario ed esposte sull’altare, durante la liturgia avevano creato un clima di preghiera così intenso che faceva recepire la richiesta unanime al Signore di benedizione, per loro intercessione, sulle famiglie e su tutta l’Albania. Nella circostanza, testimone particolare della preghiera sull’Albania è stata Madre Teresa di Calcutta di origine albanese, canonizzata il settembre scorso, che ha fatto accendere nel mondo il senso profondo della carità evangelica, via necessaria per godere dei beni del cielo di cui il Signore ha reso partecipi tutti con la sua incarnazione; per il popolo albanese è sicuramente un vanto avere questa ulteriore testimone che ha reso noto la piccola nazione albanese in tutto il mondo. Ma su tutto questo, in questo particolare santuario, “piccola Albania” vicino Roma, aleggiava la figura rassicurante della Regina del Buon Consiglio, patrona di questa nazione. La chiesa gremita di gente racchiudeva in quel momento il senso di unità che ha sempre caratterizzato questo popolo anche se gli eventi lo hanno costretto ad essere il più smembrato emigrante della storia. L’esperienza di preghiera vissuta ha sicuramente arricchito tutti i partecipanti anche perché i temi scritturistici del mistero dell’Ascensione del Signore, di cui ricorreva la festa nella stessa domenica 28 maggio, si sono impressi nell’animo di ognuno ricordando loro che il Signore non abbandona mai il suo popolo, anzi salendo al cielo porta in gloria quell’umanità che il peccato voleva costringere in catene e in tutti coloro che confidano in lui Dio realizza il suo mistero di Redenzione. Possiamo affermare che il santuario di Genazzano quest’anno è stata la cornice nella quale questi eventi hanno dipinto il quadro più bello degli ultimi anni che meriterebbe, come hanno chiesto e firmato i vescovi albanesi in un documento da presentare a Papa Francesco durante la loro visita ad limina, la “Rosa d’oro”. La festa è continuata nei giardini della cittadina laziale dove i diversi gruppi sono stati visitati, ascoltati e incoraggiati dalle parole paterne di mons. Angelo Massafra, metropolita di Scutari e presidente della Conferenza Episcopale Albanese e nella gioia dei canti e danze, che ogni anno allietano l’agape fraterna, hanno manifestato il superamento delle difficoltà iniziali, il desiderio di sentirsi uniti come popolo e comunità che conserva, nel paese straniero che l’accoglie, la sua identità culturale e religiosa e l’augurio per un futuro migliore. (Don Pasquale Ferraro Coordinatore nazionale della pastorale per gli immigrati albanesi in Italia)