Primo Piano

Papa Francesco ai cardinali: siate nonni sognatori per i giovani

Città del Vaticano - I cardinali siano come dei “nonni sognatori” per i giovani di oggi. È quanto affermato da papa Francesco nella Messa concelebrata questa mattina nella Cappella Paolina in Vaticano, con i cardinali presenti a Roma, in occasione del 25.mo della sua ordinazione episcopale. Il Pontefice ha affermato che vecchiaia nella Chiesa non è sinonimo di “gerontocrazia” ed ha sottolineato che non bisogna chiudersi nella malinconia, ma sperare sempre nel Signore come ha fatto Abramo. Secondo quanto riferisce Radio Vaticana Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi sulla figura di Abramo e sul suo dialogo con il Signore, di cui narra la Prima Lettura. Abramo, ha osservato, risponde ai tre imperativi che Dio gli dà: alzarsi e non rimanere seduto; guardare l’orizzonte senza costruire muri; sperare nel Signore che gli darà discendenti numerosi quanto le stelle. “Alzati! Guarda! L’orizzonte, niente muri, l’orizzonte – ha detto il Papa – Spera! E la speranza è senza muri, è puro orizzonte”: Come Abramo, anche a noi il Signore dice: Alzati! Guarda! Spera!”.
“Quando Abramo fu chiamato, aveva più o meno la nostra età: stava per andare in pensione, in pensione per riposarsi… Incominciò a quell’età. Un uomo anziano, con il peso della vecchiaia, quella vecchiaia che porta i dolori, le malattie… Ma tu, come se fossi un giovanotto, alzati, vai, vai! Come se fossi uno scout: vai! Guarda e spera. E questa Parola di Dio è anche per noi, che abbiamo un’età che è come quella di Abramo… più o meno – ci sono alcuni giovani qui, ma la maggioranza di noi è in questa età – e a noi oggi il Signore dice lo stesso: Alzati! Guarda! Spera!”.
Il Signore, ha ripreso Francesco, “ci dice che non è l’ora di mettere la nostra vita in chiusura, di non chiudere la nostra storia, di non compendiare la nostra storia”. Il Signore, ha soggiunto, “ci dice che la nostra storia è aperta, ancora: è aperta fino alla fine, è aperta con una missione. E con questi tre imperativi ci indica la missione: Alzati! Guarda! Spera!”. “Qualcuno che non ci vuole bene dice di noi che siamo la gerontocrazia della Chiesa. È una beffa. Non capisce quello che dice. Noi non siamo geronti: siamo dei nonni, siamo dei nonni. E se non sentiamo questo, dobbiamo chiedere la grazia di sentirlo. Dei nonni ai quali i nostri nipotini guardano. Dei nonni che devono dare loro un senso della vita con la nostra esperienza. Nonni non chiusi nella malinconia della nostra storia, ma aperti per dare questo. E per noi, questo ‘alzati, guarda, spera’, si chiama ‘sognare’. Noi siamo dei nonni chiamati a sognare e dare il nostro sogno alla gioventù di oggi: ne ha bisogno. Perché loro prenderanno dai nostri sogni la forza per profetizzare e portare avanti il loro compito”.
Oggi, ha detto il Papa rivolgendosi ai cardinali presenti, “il Signore chiede a noi di essere nonni. Di avere la vitalità di dare ai giovani, perché i giovani lo aspettano da noi”. Bisogna dunque chiedere al Signore questa grazia “di essere nonni, la grazia di sognare, e dare questo sogno ai nostri giovani: ne hanno bisogno”.
Alla fine della Messa, riferisce ancra la Radio Vaticana,  prima della benedizione, il Papa ha quindi ringraziato i cardinali presenti a partire dal cardinale decano, Angelo Sodano: “Ringraziarvi per questa preghiera comune in questo anniversario, chiedendo il perdono per i miei peccati e la perseveranza nella fede, nella speranza, nella carità. Vi ringrazio tanto per questa compagnia fraterna e chiedo al Signore che vi benedica e vi accompagni nella strada del servizio alla Chiesa. Grazie tante”.​
 

MCI Amburgo: un convegno su l’etica della finanza con mons. Xuereb

Amburgo - In occasione del quinto appuntamento del 65° Anniversario di Fondazione della Missione Cattolica Italiana in Amburgo - “Anno di Pietra” - sabato scorso, 23 giugno, si è tenuta, alla presenza di un folto gruppo di italiani e tedeschi nel salone della Missione Cattolica, una serata di riflessione e dialogo su: “LʼEtica della Finanza”, con la presenza di mons. Alfred Xuereb,   Segretario Generale del Dicastero Vaticano per lʼEconomia, il comm. Anton Andreas Rössner, Console Onorario di Amburgo e mons. Ansgar Thim, Vicario Generale dell diocesi di Amburgo. Alla serata hanno dato il loro Patrocinio il Consolato Generale Italiano in Hannover nella persona del Console Generale Flavio Rodilosso, il Comites nella persona del suo Presidente Giuseppe Scigliano e Palazzo Italia nei Balcani nella persona del suo Presidente Giovanni Baldantoni.
La presenza del “Segretario di due Papi” è stato motivo di grande onore e gioia per la Missione Cattolica Italiana di Amburgo nonché di grande rilevanza nell’avere un amico che ha presentato non solo quanto di interessante è stata ed è la propria presenza con due figure carismatiche come Benedetto XVI e Francesco, ma anche come sia importante la riflessione su la crisi economica, i cambiamenti climatici, le problematiche ambientali e sociali che insieme hanno, col tempo, spinto il mondo cattolico a riaffermare l’urgenza di restituire all’economia e ancor più alla finanza (sia pubblica che privata) quella funzione sociale naturale.
Domenica 25 poi alle ore 18.00, a conclusione delle due giornate, c’è stata la concelebrazione Eucaristica presieduta mons. Alfred Xuereb, al termine della quale lo stesso mons. Xuereb ha consegnato in nome e per conto del Santo Padre a don Pierluigi Vignola, “quale suo collaboratore come missionario nel Nord della Germania", una medaglia del Santo Padre, ricordando che in questo ministero si è chiamati ad esprimere sempre più la maternità della Chiesa; ricordando che “essere Missionario è una responsabilità che viene affidata, perché ci si chiede di essere in prima persona testimoni della vicinanza di Dio e del suo modo di amare. Non il nostro modo, sempre limitato e a volte contraddittorio, ma il suo modo di amare, il suo modo di perdonare, che è appunto la misericordia”. (Mci Amburgo)​
 

Mattarella: gli incontri in Canada con la comunità italiana

Roma - Il Presidente della Repubblica Italiana,Sergio Mattarella, è giunto in Canada dove sarà in Visita di Stato fino al 1° luglio, assistito dal Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Benedetto Della Vedova.
Oggi ad Ottawa Mattarella sarà ospite, al Rideau Hall, del Governatore Generale, David Johnston. Quindi l'omaggio al Monumento dei Caduti con la deposizione di una corona.
Gli incontri con la collettività italiana saranno momenti significativi di tutta la visita partendo proprio da quella di Ottawa che vedrà il Presidente della Repubblica Italiana alla National Gallery of Canada.
In serata, al Rideau Hall, il Pranzo di Stato offerto dal Governatore Generale. Domani, mercoledì 28 giugno, il Capo dello Stato si trasferirà al Parliament Hill dove avrà un colloquio con il Primo Ministro, Justin Trudeau, e incontrerà lo Speaker del Senato, George Furey, e lo Speaker della Camera dei Comuni, Geoff Regan.
La partenza quindi alla volta di Montréal, con un colloquio nel pomeriggio con il Primo Ministro del Québec, Philippe Couillard.
Casa d'Italia ospiterà l'incontro del Presidente Mattarella con la collettività italiana. La visita continuerà a bordo della nave "Amerigo Vespucci" attraccata al porto di Montreal per i 375 anni dalla fondazione della città. Nell'occasione il Sindaco Denis Coderre consegnerà al Presidente Mattarella le chiavi della metropoli del Québec.
Giovedì 29 giugno mattina la partenza per Toronto dove al suo arrivo visiterà il Centro Organizzativo Scuole Tecniche Italiane che da oltre 60 anni offre servizi sociali alle comunità di emigranti.
Nel pomeriggio avrà un colloquio con il Primo Ministro dell'Ontario, Kathleen Wynne.
In serata l'incontro con la più numerosa Collettività italiana che conta più 70.000 iscritti all'AIRE, l’Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero.
Il 30 giugno mattina il trasferimento a Vancouver. Incontrerà il Governatore della British Columbia, Judith Guichon. e nel pomeriggio visiterà il Centro di Ricerca Triumf, laboratorio nazionale canadese per lo studio delle particelle e della fisica nucleare.
Il Presidente Mattarella si recherà quindi al Centro Culturale Italiano per incontrare la Collettività italiana a Vancouver. Nel pomeriggio del 1° luglio la paryenza per l’Italia. ​
 

Don De Stasio: la pastorale migratoria “non può essere più considerata una pastorale settoriale”

Roma - “Si è passati da una fase iniziale in cui il fenomeno migratorio era considerato un problema che richiedeva una pastorale speciale, ad una fase di regolamentazione giuridica delle Missioni Cattoliche Italiane e del loro inserimento nella pastorale ordinaria della Chiesa locale, per giungere ad una sfida profetica ed ecclesiologica, ad una Chiesa in cammino, pellegrina, segno di una società interculturale”. A dirlo, ieri sera, il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera, don Carlo de Stasio, parlando ai partecipanti al corso di formazione di pastorale migratoria promosso dalla Fondazione Migrantes. Don de Stasio, dopo aver ripercorso l’evoluzione delle Mci ha sottolineato che la pastorale migratoria, “come del resto ogni altra pastorale” è sempre in work in progress: “comporta un continuo approfondimento della visione teologica che ne sta a fondamento, una conoscenza dei fenomeni sociali attuali e in particolare dei processi migratori nella loro evoluzione e una attenta considerazione delle varie modalità di esprimere l’unica fede, derivanti dall’inculturazione del vangelo”. Secondo il missionario nell’era della globalizzazione, in cui le migrazioni sono un fenomeno strutturale, la pastorale migratoria “non può essere più considerata una pastorale settoriale e specifica transitoria, destinata a dileguarsi nel tempo, ma è di sua natura parte integrante della pastorale ordinaria”. Più che le strutture oggi è la persona dell’operatore pastorale e la persona del migrante che diventano “elemento “chiave” nel cammino di comunione tra le diversità nella Chiesa locale. Per quweet – ha spiegato il sacerdote – è importante “una formazione alla comunione tra le diversità e luoghi concreti di incontro e di scambio”.​
 

Mons. Di Tora: “farci prossimi dei migranti”

Roma - Questo tempo ci invita a “farci prossimi dei migranti”. A dirlo ieri sera mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, durante la celebrazione che ha concluso la prima giornata del Corso di formazione di pastorale migratoria promosso dall’organismo della cei ed in corso a Roma. Mons. Di Tora ha ricordato, nella giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, i tanti uomini e donne che mettono a rischio la propria dignità per fuggire dai loro Paesi ed arrivare in Europa. Da qui l’impegno di tutti – ha detto mons. Di Tra – a “lavorare insieme per combatterla in ogni forma”.
“Tanti fratelli e sorelle migranti – ha detto ancora il presule commentando le letture del giorno ed in particolare la vicenda di Abramo -  hanno sentito la voce di uscire dalla loro terra come è successo al Patriarca  Abramo. Una pagina che sollecita anche noi ad uscire da noi stessi e che andare incontro all'altro che arriva, facendoci prossimi. Ogni incontro – ha poi concluso – diventa un inizio verso una vita nuova e diversa per noi e per l’altro che incontriamo, persone con i quali  “creare le condizioni di una vita diversa a partire dalla condivisione delle loro storie”. Prima della liturgia l’esperienza dei coordinatori etnici nazionali impegnati in Italia con le comunità cattoliche straniere e l’esperienza portata dal direttore Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo, nella Capitale dove, “lavorando in rete si è riusciti a costruire tanti centri pastorali dove i fedeli cattolici immigrati possono trovare porte aperte”. (R.Iaria)
 

Papa Francesco: camminiamo verso le sorprese di Dio senza oroscopi

Città del Vaticano - Dovremmo avere tutti il dna di Abramo, padre nella fede, e vivere con lo stile cristiano dello «spogliamento», sempre «in cammino» senza mai cercare la comodità ma con la capacità di «bene dire». Sicuri che non servono oroscopi o negromanti per conoscere il futuro, perché basta fidarsi della «promessa di Dio». Ecco le coordinate «semplici» della vista cristiana che Papa Francesco ha riproposto nella messa celebrata lunedì 26 giugno a Santa Marta.
La prima lettura, ha fatto subito notare il Papa riferendosi al passo tratto dal libro della Genesi (12, 1-9), «ci parla dell’inizio della nostra famiglia, dell’inizio di noi cristiani come popolo». E «incominciò così, con Abramo — ha spiegato — e per questo noi diciamo che Abramo è nostro padre». Ma proprio «il modo come è stato chiamato Abramo segna anche lo stile della vita cristiana, lo stile». Abramo, infatti, risponde alla domanda su «come dobbiamo essere cristiani: se tu vuoi, facilmente vai lì, leggi questo e avrai lo stile». Uno stile che certo si trova «anche nei Vangeli». Ma proprio «come nel seme c’è la adn [l’acido deossiribonucleico, il dna] del frutto che verrà dopo, così in Abramo c’è lo stile della vita cristiana, lo stile di noi come popolo».
E «una prima dimensione di questo stile è lo spogliamento» ha fatto presente Francesco. «La prima parola» che il Signore dice ad Abramo è: «Vattene». Dunque, «essere cristiano porta sempre questa dimensione di spogliamento che trova la sua pienezza nello spogliamento di Gesù nella croce». Per questo «c’è sempre un “vattene”, “lascia”, per dare il primo passo: “Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”» è il comando del Signore per Abramo.
Ma «se facciamo un po’ di memoria — ha proseguito il Papa — vedremo che nei Vangeli la vocazione dei discepoli è un “vattene”, “lascia” e “vieni”». Così è «anche nei profeti, pensiamo a Eliseo, lavorando la terra: “Lascia e vieni” —“Ma almeno permettimi di salutare i genitori” — “Ma va e torna”». È sempre lo stile del «lascia e vieni».
«Un cristiano deve avere questa capacità di essere spogliato» ha insistito il Pontefice. «Al contrario, non ci sono cristiani autentici» e certo «non lo sono quelli che non si lasciano, diciamo, spogliare e crocifiggere con Gesù in croce», come per esempio ha fatto san Paolo. E «Abramo, dice la lettera agli Ebrei, “per fede obbedì” partendo per una terra che doveva ricevere in eredità e partì senza sapere dove andava». Del resto, ha affermato il Papa, «il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo» perché «vuole che gli legga la mano: no, non sa dove va, va guidato».
«Lo spogliamento», dunque, «è come una prima dimensione della nostra vita cristiana». E questo «perché? Per una ascesi ferma? No, per andare verso una promessa». Ed ecco, allora, «la seconda» dimensione indicata da Francesco: «Noi siamo uomini e donne che camminiamo verso una promessa, verso un incontro, verso qualcosa — una terra, dice ad Abramo — che dobbiamo ricevere in eredità».
«A me piace vedere — ha confidato il Pontefice — come si ripete in questo passo, e in quelli di questo capitolo che seguono, che Abramo non edifica una casa: pianta una tenda, perché sa che è in cammino e si fida di Dio, si fida». E «lui, il Signore, gli farà sapere quale sarà la terra. Abbiamo letto che l’ha fatta vedere: “Alla tua discendenza, io darò questa terra”». Da parte sua, «Abramo cosa edifica, una casa? No, un altare per adorare il Signore: fa il sacrificio e poi prende la tenda e continua a camminare».
È perciò «sempre in cammino». Un atteggiamento che ci ricorda che «il cristiano fermo non è vero cristiano: il cammino incomincia tutti i giorni al mattino, il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte — pensiamo a una malattia, a una morte — ma aperto, perché io so che tu mi porterai a un posto sicuro, a una terra che tu hai preparato per me». Ecco allora, ha proseguito il Papa, «l’uomo in cammino, l’uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale: l’anima nostra, quando si sistema troppo, si installa troppo, perde questa dimensione di andare verso la promessa e invece di camminare verso la promessa, porta la promessa e possiede la promessa». Ma «questo non va, non è propriamente cristiano».
«Un’altra caratteristica, un’altra dimensione della vita cristiana che vediamo qui, in questo seme dell’inizio della nostra famiglia, è la benedizione» ha spiegato Francesco. «Per cinque volte — ha fatto notare — va detta la parola “benedizione”, cinque volte in questo piccolo pezzo di nove versetti» tratto dalla Genesi. Perché «il cristiano è un uomo, una donna che “benedice”, cioè dice bene di Dio e dice bene degli altri, e che si fa benedire da Dio e dagli altri per il modo come va avanti».
Riepilogando, ha affermato il Papa, «questo è uno schema, diciamo così, della nostra vita cristiana: lo spogliamento, la promessa e la benedizione, sia quella che Dio ci dà sia quella che noi diamo agli altri». Perché, ha avvertito, «tutti, anche voi laici, dovete benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri. E questo è “benedire”». Ma «noi siamo abituati — ha messo in guardia Francesco — a non dire bene tante volte e la lingua si muove un po’ come vuole, no?».
Per questa ragione, ha aggiunto, «mi piace il comandamento che Dio dà al nostro padre Abramo, come sintesi della vita, come deve essere lui: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”». Dunque, ha spiegato, «“cammina nella mia presenza”, cioè davanti a me, lasciandoti spogliare da me e prendendo le promesse che io ti faccio, fidandoti di me, “e sii irreprensibile”». In fondo, ha commentato Francesco, «la vita cristiana è così semplice». E ha suggerito di non dimenticare lo stile dello «spogliamento, la promessa con il fidarsi di Dio e la tenda — senza sistemarsi e installarsi troppo — e la benedizione». (Osservatore Romano)​
 

Migranti: 3.400 persone salvate domenica scorsa

Roma - E’ emergenza soccorsi nel Mediterraneo. Sono ben oltre 3.400 i migranti tratti in salvo nell’ultimo fine settimana. Solo domenica, Guardia costiera, marina militare e navi Ong sono state impegnate in 31 diverse operazioni di soccorso. Recuperati anche due corpi senza vita. Sabato erano stati soccorsi, sempre nel Canale di Sicilia, 430 migranti. E anche ieri la centrale operativa della Guardia costiera è stata impegnata, senza sosta, a coordinare le operazioni di soccorso. In mare anche un pattugliatore irlandese che ha tratto in salvo 712 persone a bordo di diverse imbarcazioni in difficoltà. I migranti, che si trovavano a circa 25 miglia a nord ovest di Tripoli, erano diretti verso l’Europa. Tra loro 14 donne incinte e quattro neonati. «Sono molto orgoglioso di annunciare che tutte le vite sono state salvate, nessuna è andata persa. È stata un’operazione complessa durata otto ore» ha raccontato alla tv irlandese Rte il comandante Brian Fitzgerald.
Anche la Marina spagnola è intervenuta, salvando 229 migranti a rischio naufragio al largo delle coste libiche. Sono state recuperate due salme. A dare notizia dell’intervento è stato il ministero della Difesa di Madrid. Dopo l’operazione di salvataggio, i migranti sono stati trasferiti su una nave svedese, parte delle operazioni europee per contrastare il traffico di esseri umani nel mar Mediterraneo, e sono stati portati in Italia.
Arrivi diretti anche sulla terra ferma in Sicilia. Un centinaio di migranti sono sbarcati nella notte fra domenica e lunedì nella riserva naturale di Vendicari, nel territorio di Noto, nel Siracusano. Sono stati gli uomini del Gruppo interforze della Procura di Siracusa a bloccare i migranti tra cui iraniani, pachistani, siriani mentre la motovedetta della Guardia di finanza ha bloccato una barca a 4 miglia al largo da Vendicari con rotta verso le coste elleniche con a bordo 4 ucraini che sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I migranti sono stati trasferiti ad Augusta per le operazioni di identificazione.
Arriverà invece stamattina,  al porto di Palermo, la nave 'Vos Prudence' di Medici senza frontiere con a bordo 877 migranti, tra cui 53 bimbi e 94 donne. Sono stati soccorsi dalla Ong negli ultimi giorni al largo della Libia. Attivato nel capoluogo siciliano il dispositivo per l’identificazione e l’accoglienza. (D.Fas - Avvenire)
 

Latino-americani in Italia: a Bologna l’incontro dei cappellani

Bologna - Papa Francesco è “un grande profeta del nostro tempo nel servizio della carità verso i fratelli migranti”. È quanto ha detto l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, incontrando i cappellani latino-americani in Italia, riunitisi nei giorni scorsi, su iniziativa del coordinatore nazionale p. Emerson Campos Anguilar, a Bologna. Il presule ha evidenziato “la ricchezza e l’apertura della Chiesa bolognese ai migranti”. Nel suo saluto il direttore Migrantes di Bologna e dell’Emila Romagna, mons. Andrea Caniato, ha sottolineato l’importanza della presenza degli stranieri nella regione e la loro ricchezza “che portano” con la “volontà di inserirsi nelle nostre realtà”. L’impegno delle comunità cattoliche latino-americane in Italia continua con la presenza di cappellani che si impegnano “a seguire le comunità nel loro cammino di fede”.​
 

Rifugiati : presentato l’Atlante SPRAR 2016

Roma - Nel 2016 i progetti finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA), che costituiscono la rete dello Sprar, sono stati 652 rendendo disponibili 26.012 posti in accoglienza per circa mille enti locali complessivamente coinvolti nell’accoglienza. Sicilia e Lazio restano le due regioni in cui si registra il maggior numero di persone in accoglienza (oltre il 19% sul totale delle presenze a livello nazionale) seguite da Calabria (10%) e Puglia (9,7%). Delle oltre 34mila persone in accoglienza nello Sprar, il 47,3% è richiedente protezione internazionale, il 28,3% titolare di protezione umanitaria, il 14,8% titolare di protezione sussidiaria, mentre il 9,6% ha lo status di rifugiato. Nigeria (16,4%), Gambia (12,9%) e Pakistan (11,7%), in linea con lo scorso anno, sono le tre nazionalità maggiormente rappresentate tra le persone in accoglienza. Da 977 posti di accoglienza destinati ai minori stranieri non accompagnati nel 2015 si è passati a 2.039 nel 2016 rendendo possibile l’accoglienza complessiva di 2.898 minori stranieri non accompagnati a fronte dei 1640 dell’anno precedente.
E’ quanto emerge dal nuovo “Atlante Sprar 2016” - presentato questo mattina a Roma dalla direttrice del Servizio centrale dello Sprar Daniela Di Capua e dal presidente di Cittalia Leonardo Domenici - che, come ogni anno, ha fatto il punto non solo sui dati relativi alle persone in accoglienza, ai servizi offerti e alle strutture rese disponibili, ma anche sull’analisi delle circa 500 iniziative di successo dei progetti Sprar.
“Nel 2016 - ha detto durante la conferenza stampa il sindaco di Prato e delegato Anci all’Immigrazione Matteo Biffoni - sono stati fatti grandi passi in avanti verso un sistema di accoglienza sostenibile e diffuso sul territorio, puntando all’allargamento della rete dei Comuni dello Sprar. Siamo partiti da un dato di fatto: l’esigenza di dare una risposta al disagio dei sindaci e delle comunità rispetto ad un’accoglienza spesso disordinata, in strutture alberghiere che allarma le comunità. I primi risultati cominciano ad arrivare grazie ai progetti presentati questa primavera ed ai molti Comuni che hanno già deliberato l’adesione e stanno procedendo a presentare domanda allo Sprar”. “I risultati che presentiamo oggi – ha proseguito Biffoni – sono stati raggiunti grazie ad un grande impegno istituzionale da parte di Anci e delle Anci regionali, che ha permesso, in un vero e proprio percorso di ‘porta a porta’, di incontrare più di 700 comuni sostenendoli nel dialogo con le prefetture e con la cittadinanza.  E’ però fondamentale, a fronte di un fenomeno che, come dimostrano i numeri, che speriamo però possano ridursi, durerà ancora negli anni a venire, che i Comuni si facciano parte del sistema, affinché gli arrivi siano equamente ripartiti sui territori nel rispetto di chi arriva e delle comunità che accolgono. Il dialogo tra le prefetture e i sindaci è dunque imprescindibile. Noi vogliamo una accoglienza ed integrazione di qualità che garantisca laddove ci siano le condizioni integrazione e attraverso i progetti dei comuni qualità del controllo del territorio”.
Il delegato Anci ha poi concluso ricordando l’importante ruolo dell’Europa: “Al grande sforzo del nostro paese che, nonostante la sostanziale solitudine con cui ha dovuto affrontare la più grande crisi migratoria dalla seconda guerra mondiale in poi, deve accompagnarsi anche l’impegno degli altri Stati. Va rafforzata la nostra capacità di fare i rimpatri così come le azioni internazionali a fianco dell’Italia nelle zone interessate affinchè si riducano le partenze ”.
Da parte sua il segretario generale Anci Veronica Nicotra ha rimarcato l’impegno dell’Associazione. “Come Anci – ha detto – crediamo che esiste un problema molto grande che impatta sulla vita delle comunità e sui sindaci, ne abbiamo registrato il disagio ed abbiamo deciso di fare la nostra parte per dare una risposta. Pensiamo che si possa fare accoglienza ed integrazione in modo ordinato senza attendere che finisca l’emergenza. Abbiamo ottenuto per i Comuni che presentano i progetti Sprar la clausola di salvaguardia che vuol dire rispetto di una percentuale di presenza equilibrata. I sindaci non sono obbligati a presentare i progetti, possono attendere come dire gli eventi ma noi ci siamo sforzati di fare una proposta  per un sistema di accoglienza sostenibile e attraverso il ruolo dei Comuni capace di assicurare la qualità del controllo delle presenze”. “In questa direzione – ha continuato – significativo è quanto previsto nel decreto Mezzogiorno in cui si stabilisce un maggior contributo per ogni persona in accoglienza, pari a 700 euro, per i Comuni della rete Sprar e 500 euro per i Comuni sedi di Cara o Cas. Altro importante successo – ha aggiunto Nicotra – è la deroga per le assunzioni a tempo determinato per il personale da impiegare nella gestione dei servizi di accoglienza dello Sprar, un importante risultato che consente ai Comuni di portare avanti concreti percorsi di integrazione”.
 

Mons. Lojudice : “superare i pregiudizi verso i rom accogliendoli e aiutandoli a relazionarsi con l’esterno “

Roma - “Superare i pregiudizi accogliendo le persone rom e sinte come porzione del popolo di Dio”. E’ l’invito rivolto dal vescovo ausiliare di Roma, mons. Paolo Lojudice, intervenendo questa mattina al Corso di formazione della pastorale migratoria promosso dalla Migrantes. Il presule ha parlato della sua esperienza pastorale accanto ai rom  e sinti sia da parroco che da direttore spirituale al Seminario Maggiore di Roma. Un esperienza “forte” che ha coinvolto alcuni seminaristi in attività pastorali nei campi rom di Roma conoscendo quindi la realtà  e che ha portato alla formazione, anche, di un coordinamento pastorale diocesano, con il contributo della Migrantes locale. Iniziative che hanno permesso - ha detto mons. Lojudice - la presenza, con diverse attività, nei campi rom della città con “attività per aiutarli nella loro vita quotidiana” e accompagnarli nell’esperienza di fede.
Avvicinarsi a questo mondo vuol dire anche aiutarli a “riappropriarsi della loro identità ma anche relazionarsi all’esterno”.​
 

Don Dalla Torre: ” la pastorale dello spettacolo viaggiante non si stacca da quella ordinaria”

Roma - “La Pastorale esercitata tra la gente dello Spettacolo Viaggiante non è una Pastorale che si stacca da quella ordinaria delle nostre Chiese particolari. Quando un Circo o un Luna Park sostano in un paese, il parroco del luogo è il loro parroco, e il Vescovo diocesano è il loro Vescovo”. Lo ha ribadito questa mattina don Mirko Dalla Torre, membro della Commissione per la pastorale dello spettacolo viaggiante della Fondazione Migrantes parlando agli oltre 50 operatori pastorali che partecipano al “Corso di formazione di pastorale migratoria” in corso a Roma e promosso dall’organismo pastorale della Cei per la mobilità umana.  Il sacerdote ha ricordato la figura dell’incaricato diocesano per la Pastorale dei fieranti e circensi: una figura “importantissima”, perché questi, nominato dal vescovo,  “anima l’accoglienza e l’attenzione pastorale verso gli esercenti dello Spettacolo Viaggiante”. Una figura importante anche nell’intera regione ecclesiastica. Da qui  l’auspicio che in Regione Ecclesiastica “ci sia un responsabile del settore pastorale per Circhi e per Luna Park, il quale, anima e coordina nella propria regione le attività degli Incaricati diocesani senza sostituirsi a loro”. Per la maggior parte di “noi stanziali”, la conoscenza di questo “strano” e “affascinante mondo si limita solamente al puro e breve divertimento”, ha detto il sacerdote, referente della diocesi di Vittorio Veneto e della Conferenza Episcopale del Triveneto per la pastorale dello spettacolo viaggiante. “Poco o nulla conosciamo invece della vita reale della gente del viaggio – ha detto don Dalla Torre -  vista spesso con sospetto e diffidenza, magari perché la loro abitazione è diversa dalla nostra e il loro modo di vivere richiama atavici pregiudizi sui nomadi, spesso etichettati dalla nostra società come zingari, considerati imbroglioni, truffatori e gente quindi da tenere alla larga. La Chiesa, invece - ha quindi aggiunto -  per la sua missione di portare la salvezza di Cristo Signore ad ogni uomo, guarda alla gente del Viaggio con stima e fiducia, annunciandole il Vangelo, perché anch’essa possa fare esperienza dell’amore di Dio, che è Padre di tutti, e sentirsi così amata”. Tra gli obiettivi pastorali don Dalla Torre ha richiamato il “far crescere e far vivere la Chiesa in questa realtà ‘mobile’”, formare “in particolare gli artisti ad essere loro stessi evangelizzatori dello loro gente”, e una “particolare attenzione” verso i giovani e le donne che vanno “aiutate e sostenute nella loro missione di fedeli custodi e trasmettitrici di valori e della tradizione cristiana”.
 

Card. Bassetti: “accogliere i migranti è difendere la cultura della vita”

Perugia -  Spiega con voce ferma che si tratta di un «provvedimento da sostenere e favorire ». E, mentre ne parla fra pacatezza e decisione, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, si riferisce al dibattito sullo Ius soli temperato e sullo Ius cultura e che infiamma la politica e che si riverbera sull’opinione pubblica. In mezzo a prese di posizione più o meno arroventate e a tratti demagogiche, «l’unico vero sommo bene da difendere è la persona umana», sottolinea Bassetti. Su questo e molto altro si confronterà alla Festa di Avvenire a Matera e che lo vedrà ospite giovedì.
La legge sulla cittadinanza in discussione in Parlamento non può finire su un binario morto. «Perché la Chiesa è in prima linea da molto tempo, non certo da oggi, senza bisogno di riflettori e di prime pagine, per favorire una politica di integrazione che vada nell’interesse di tutti: dei migranti e di chi accoglie. Nell’interesse di tutti, lo voglio sottolineare con forza», afferma il cardinale. Ciò che sta a cuore alla comunità ecclesiale e deve essere riferimento per l’intera società è l’«uomo integrale che si manifesta in ogni istante della vita: nel concepimento e nella nascita, nella scuola e nel lavoro, nelle migrazioni e nella morte», osserva il presidente della Cei. «E potremmo andare avanti facendo mille esempi – aggiunge – per dire solo un’affermazione banale che oggi, però, merita di essere urlata a squarciagola: la cultura della vita va difesa sempre».
Cultura della vita che va declinata anche guardando ai migranti. «Essa si fa carne nella parabola del Samaritano in questo frangente – chiarisce Bassetti –. L’ospite che chiede un tetto dove sostare ci ricorda l’antica condizione di Israele “straniero fatto schiavo”. Un ospite che ha bisogno di essere accolto e di essere curato. Al centro di tutto si colloca la carità, che può essere sviluppata in due modi. Una carità cristiana che ha come unica destinazione la persona umana sofferente. E una carità politica, come diceva PaoloVI, che è sinonimo di sviluppo, di integrazione e di accrescimento del Paese che accoglie». Verrebbe da dire: a ciascuno il suo. Alla Chiesa la carità cristiana e alla politica il compito di legiferare. «La Chiesa – sostiene l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – si impegna da sempre a sostenere uno sviluppo sinfonico della società. Uno sviluppo che adesso passa anche da una legge sullo Ius soli che possa favorire integrazione e partecipazione, ospitalità e promozione della persona umana. Ovviamente le leggi sono il frutto dell’incontro tra gli uomini e quindi possono essere migliorate. Alla “Politica” con la P maiuscola, che guarda veramente al bene comune, il compito di trovare la soluzione migliore che riesca a coniugare responsabilità e accoglienza, e a salvaguardare tradizioni culturali e nuove sensibilità». Eppure c’è chi solleva obiezioni sul tema e sul disegno di legge, in particolare «A loro rispondo – dice il porporato – che il fenomeno dei migranti riguarda la più intima dignità delle persona umana e le basi costitutive della società moderna. Una società che è sempre più complessa e soprattutto sempre più plurale a cui non bisogna rivolgersi con paura e terrore ma, all’opposto, con grande realismo e concretezza. Due esempi di questa concretezza: il primo è la campagna della Cei “Liberi di partire, liberi di restare” che prevede di intervenire proprio nei Paesi di origine e nei Paesi di transito dei flussi migratori; il secondo è rappresentato dai corridoi umanitari che sono necessari a salvaguardare le vite umane dallo sfruttamento dei trafficanti di uomini e a rimanere nella legalità. Ecco penso che la concretezza della carità si deve opporre a chi cavalca le paure insite nella fragilità dell’animo umano. Anche perché, e questo è cruciale, bisogna evitare, in tutti i modi possibili, che si scateni una sorta di “guerra tra poveri” cioè tra coloro che occupano l’ultimo posto della società e tra chi ne sta fuori».
 

“Serrerentola”: con la diocesi di Ragusa in scena la fiaba recitata dai figli dei braccianti

Ragusa - I bambini invisibili salgono sul palco, indossano colori, fanno divertire e commuovere. Lacrime e sorrisi per togliere finalmente il velo su una vita di sfruttamento e diritti negati. Sono i giovanissimi che vivono tra le serre nel Ragusano, in particolare nelle campagne tra Randello e Marina di Acate, in un contesto di lavoro nero, abitazioni fatiscenti, caporalato e segregazione. 'C’era una volta in un paesino della Sicilia una splendida ragazza, il cui nome era Andrea, ma tutti la chiamavano Serrerentola, perché lavorava tutto il giorno nelle serre...', comincia così la fiaba messa in scena a Ragusa e a Vittoria. Tutto come da copione: una matrigna, due sorellastre antipatiche, una fatina e degli animaletti magici. E poi lei, Serrerentola, che ama leggere i libri, ma è costretta a lavorare in campagna e a sbrigare le faccende domestiche. Fin quando il giovane figlio del proprietario non organizza una festa da ballo. Un’occasione per riflettere sulla condizione dei piccoli attori coinvolti, figli dei braccianti agricoli della zona, in maggioranza rumeni o maghrebini, una piccola parte degli oltre 150 minori censiti dal Presidio Caritas che vivono da invisibili sul territorio ibleo. Gli organizzatori dello spettacolo, Caritas e Migrantes della diocesi di Ragusa, operano ogni giorno con questi ragazzi. E questa volta anche i genitori sono diventati spettatori dei talenti dei figli. Sono arrivati in pullman e sono rimasti sbalorditi nel vederli cantare e recitare in perfetto italiano. «Vi preghiamo di continuare in questo lavoro», hanno detto agli operatori, che adesso sognano di portarli in tournée. (Ale. Tu.)
 

Migrantes Rossano-Cariati: la Giornata del Rifugiato

Rossano - Anche quest'anno, in tutto il mondo, il 20 giugno si è celebrata la Giornata internazionale del Rifugiato, il cui scopo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficoltà e sulle sofferenze degli esuli. La Giornata fu celebrata nel medesimo giorno del 2001, anno in cui ricorreva il 50° anniversario della Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati. La data del 20 giugno fu scelta in quanto nello stesso giorno in Africa già si celebrava la Giornata Africana del Rifugiato. Nella Diocesi  di Rossano Cariati  l'ente gestore del museo diocesano "Insieme per camminare"  ha organizzato,  nell'occasione trimestrale che vede il cambio della pagina del “Codex  purpureo” patrimonio dell'umanità, lo sfoglio fatto proprio da un ragazzo rifugiato di nome Bright  accolto nel territorio della diocesi da Mondiversi Onlus. Un dibattito dal titolo "Accoglienza è Cultura" ha fatto da cornice all’evento con la presenza di tante associazioni impegnate nel settore dell'accoglienza dei migranti e dei rifugiati, nonchè delle autorità locali e di figure di spicco impegnate nel sociale. Interessanti e fortemente sentiti sono stati gli interventi di Maurizio Alfano studioso del fenomeno migratorio e quello di Giovanni Fortino, Direttore della Pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano- Cariati, nonchè i saluti da parte di Don Pino Straface Direttore del museo e della Caritas diocesana, ed anche dell’assessore ai servizi sociali Angela Stella. Il tutto coordinato m dalla responsabile del Museo Diocesano Cecilia Perri.  
“Il nostro impegno di cristiani è costruire ponti”, ha detto il Direttore del Museo don Giuseppe Straface, e “non muri, accogliere l'altro nella consapevolezza che accogliamo un nostro fratello e non un problema da evitare”. “Insieme possiamo solo che migliorare”, ha detto il direttore della Migrates Giovanni Fortino la “vita di questi immigrati e in particolare dei rifugiati che fuggono da situazioni di pericolo, e che non possono che essere risorse ed opportunità per il nostro paese e  per la nostra diocesi”. Fortino ha quindi ringrazianto l’arcivescovo, mons. Giuseppe Satriano “sempre attento, propositivo e favorevole a dare una voce ai nuovi poveri che si affacciano in questa nostra Diocesi”. (Sara Fortino)
 

Don De Robertis: il corso di formazione “tempo non solo di studio”

Roma - “Questo nostro incontro ha per me un significato tutto particolare perchè segna l’inizio, è il mio primo impegno come nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes. Dunque mi sento anche io qui come voi un ‘novizio’ che ha bisogno anzitutto di imparare”.  Ha esordito così il neo direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, aprendo questa mattina la nuova edizione del Corso di Formazione “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e rivolto ai Direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e i loro Collaboratori, ai Cappellani etnici (di recente nomina) che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero. Un “tempo non solo di studio” il corso per entrare nel mondo delle migrazioni e che “mi dà l’occasione di condividere con voi, con cui mi sento inviato da Cristo a prendermi cura di una porzione del suo gregge”. E presentando ai “corsisti” lo statuto della Migrantes, modificato qualche anno fa, sottolinea che l’Italia da Paese di emigrazione è diventata Paese di forte immigrazione con la presenza di oltre un  milione di cattolici, la nascita di 700 comunità cattoliche etniche guidate da diversi sacerdoti. Ma anche la presenza consistente di cristiani ortodossi o di altre religioni hanno reso “l’ecumenismo e il dialogo una realtà che appartiene al quotidiano della nostra gente. Tutto questo – ha detto don De Robertis – chiede una nuova consapevolezza alla Chiesa che è in Italia”.
​ 
 

Papa Francesco in Colombia: pubblicato il programma

Città del Vaticano - La Santa Sede ha pubblicato il programma del viaggio apostolico di papa Francesco in Colombia, dal 6 all'11 settembre. Bogotà, Villavicencio, Madellin, Cartagena le città toccate. La partenza dall'aeroporto di Roma Fiumicino è prevista per le 11 del 6 settembre, per atterrare alle 16.30 (ora locale) a Bogotà. Arrivo nell'area militare (CATAM) dell'aeroporto di Bogotá, e cerimonia di benvenuto. Giovedì 7 settembre, alle 9 del mattino Francesco incontra le autorità nella Plaza de Armas della Casa de Nariño a Bogotà e pronuncia il suo primo discorso. Alle 9.30 la visita di cortesia al presidente nel Salone Protocollare della Casa de Nariño, alle 10.20 la visita alla cattedrale e il saluto e la benedizione ai fedeli dal balcone del Palazzo Cardinalizio. Alle 11 l'incontro con i vescovi nel salone del Palazzo Cardinalizio, dove il Pontefice pronuncerà un discorso. Nel pomeriggio, alle 15, l'incontro con il comitato direttivo del Celam nella Nunziatura Apostolica, con un terzo discorso. Alle 16.30 Francesco celebrerà la messa nel Parco Simon Bolivar.
Venerdì 8 settembre,  alle 7 il Papa parte in aereo dall'area militare (CATAM) dell'Aeroporto di Bogotá per Villavicencio, per atterrare alle 8.30 alla Base Aerea di Apiay in Villavicencio. Alle 9.30 celebra la messa nel terreno Catama. Nel pomeriggio, alle 15.40, è previsto il grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale nel Parque Las Malocas, e il Papa pronuncerà un discorso. Alle 17.20 Francesco sosterà alla croce della riconciliazione nel Parque de los Fundadores, prima di ripartire per Bogotà, alle 18.
Il 16 dicembre scorso il Papa ha ricevuto in udienza il presidente colombiano Juan Manuel Santos (a destra) e il suo predecessore Alvaro Uribe. Entrambi si sono impegnati nel porre fine al pluridecennale conflitto con i ribelli delle Farc (Ansa).
Sabato 9 settembre, alle 8.20 il Papa partirà in aereo per Rionegro e da lì si trasferirà in elicottero all'Aeroporto di Medellin dove, alle 10.15, celebrerà la messa. Nel pomeriggio alle 16 è previsto l'incontro con i sacerdoti, religiosi/e, consacrati/e, seminaristi e le loro famiglie di provenienza nello Stadio Coperto La Macarena, con un discorso del Pontefice. Poi ci sarà il trasferimento in elicottero alla Base Aerea di Rionegro e la ripartenza per Bogotá.
Domenica 10 settembre, alle 8.30 il Papa partirà per Cartagena, dove benedirà la prima pietra delle case per i senzatetto dell'Opera Talitha Qum nella Piazza S. Francesco d'Assisi. Alle 12 è prevista la recita dell'Angelus davanti alla chiesa di San Pietro Claver, seguita dalla visita al santuario. Poi ci sarà il trasferimento in elicottero dalla Base Navale all'area portuale del Contecar, dove alle 16.30 il Papa celebrerà la messa. Alle 18.45 ci sarà la cerimonia di congedo nell'aeroporto di Cartagena e la ripartenza per Roma Fiumicino, dove l'arrivo è previsto per le 12.40 del lunedì 11 settembre.
​ 
 

Tv2000: un docu-film su accoglienza a Genova

Roma - Circa 240 migranti ospitati nell’ex Ospedale S. Raffaele a Coronata, sulle alture di Genova Cornigliano. Un luogo di abbandono trasformato in luogo di accoglienza e speranza. La storia è raccontata in un documentario prodotto da Tv2000 che sarà trasmesso a Genova il 3 luglio 2017, alle ore 17.30, presso il Museo della Commenda di Prè durante il Convegno ‘Progetto Sociale Coronata. Il dovere dell’accoglienza: il contributo degli Enti locali e delle aziende di Servizio Pubblico Locale’ e in onda sull’emittente della CEI nei giorni successivi all’evento. Il progetto Coronata è nato da un’iniziativa dell’Arcidiocesi di Genova con la collaborazione della Prefettura, del Comune e del mondo dell’associazionismo con i volontari e i migranti accolti. La cessione dei territori in comodato d’uso, da parte del Comune di Genova, all’Arcidiocesi genovese, ha dato il via al ripristino di parte dell’edificio e al recupero e messa in sicurezza dei terreni, un tempo largamente coltivati a vigna. Oggi la struttura ospita circa 240 migranti che frequentano giornalmente i numerosi laboratori offerti dai volontari delle associazioni coinvolte: scuola di italiano, servizio cucina e sala, scuola di sartoria e falegnameria, edilizia e idraulica. Inoltre grazie alla collaborazione di alcuni residenti è iniziata anche l’opera di ripristino delle vigne circostanti l’edificio con l’idea tra qualche anno di tornare a produrre il vino la ‘bianchetta’ di Coronata. “Il progetto di accoglienza dei migranti a Coronata – sottolinea il direttore generale di Tv2000, Lorenzo Serra – dimostra che fare accoglienza è assolutamente possibile. Quanto più è viva tanto più muove la città, le istituzioni, gli enti, le associazioni ma soprattutto le persone. L’esperienza di Genova è un segno positivo e virtuoso del nostro tempo che è giusto e doveroso raccontare perché possa diventare di esempio ed essere replicata anche altrove”.
 

Migrantes: da lunedì il Corso di formazione “Linee di pastorale migratoria”

Roma - Partirà lunedì 26 giugno la nuova edizione del Corso di Formazione  “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e rivolto ai Direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e i loro Collaboratori; ai Cappellani etnici (di recente nomina) che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina che devono perfezionare il loro “Attestato provvisorio” rilasciato dalla Cemi (Commissione Episcopale per le Migrazioni) e ricevere al termine del Corso l’ “Attestato definitivo”; ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni e ai seminaristi.
Molti gli interventi previsti guidati dal neo direttore generale della Migrantes, don Gianni De Robertis.
 

Roma: i mostra sculture autobiografiche di uno sculture nigeriano rifugiato

Roma - Saranno esposte per la prima volta a Roma le quindici opere d’arte autobiografiche sul pericoloso viaggio affrontato nel Mediterraneo del giovane rifugiato nigeriano Fasasi. Sculture in terracotta dipinta che raccontano la paura e la sofferenza, ma anche la gioia e la speranza dell’arrivo in un luogo sicuro dove riprendere il filo della propria vita. Opere che ci danno il punto di vista di chi rischiando di annegare viene salvato nel Mediterraneo. Con il suo grande talento espressivo e concettuale, unito ad una notevole e raffinata capacità tecnica, Fasasi racconta “L’approdo: l’arrivo in un porto sicuro dopo tanti pericoli”. E’ questo il titolo della prima esposizione di Fasasi che sarà inaugurata lunedì 26 Giugno alle 17:00 presso il Centro Cittadino delle Migrazione in Via Assisi, 41 di Roma. Durante il servizio militare in Nigeria Fasasi ha scoperto il furto di schede elettorali da parte di persone armate denunciando l’accaduto alla polizia. Da quel momento hanno iniziato a cercarlo, bruciandogli la casa e minacciando la sua famiglia. Per questo è stato costretto a fuggire lasciando la sua terra. “In Nigeria facevo lo scultore. Ho studiato con grande impegno – spiega Fasasi - per coltivare la mia passione per la scultura: le mie opere sono esposte nelle piazze della mia città. Ho perso tutto abbandonando la mia famiglia, la mia terra e la mia passione”. Per arrivare in Italia Fasasi ha affrontato un lungo viaggio, passando dalla Libia e attraversando il Mediterraneo.
 A Roma è stato ospitato nel Centro di Accoglienza SPRAR “Casa Benvenuto” di In Migrazione e Acisel. “Abbiamo costruito con Fasasi un percorso per l’integrazione inedito– racconta Simone Andreotti, Presidente In Migrazione – partendo proprio dal valorizzare il suo talento e la sua passione per la scultura. Abbiamo conosciuto una persona ed un artista eccezionale”. Il contatto con una parte sana della città gli ha permesso di ricominciare a scolpire: visitare i tanti musei e chiese della Capitale gli ha permesso di scoprire nuovi elementi artistici che sono entrati nelle sue opere, a partire dai drappeggi che ne rafforzano l’eleganza e il movimento; l’incontro con artisti e artigiani italiani gli ha permesso di affinare le tecniche di realizzazione e di scoprire un mondo nuovo di relazioni sociali. “Scolpire in Italia è il coronamento di un sogno – conclude Fasasi – Ho trovato ripercorrendo e rielaborando la mia storia una strada per lavorare, ma anche per ripagare con l’arte il Paese che mi ha accolto”.