Primo Piano

Sport e integrazione: una iniziativa del Coni provinciale di Catanzaro

Catanzaro - Si intitola “Sport e integrazione” il progetto approvato e finanziato dal comitato regionale del Coni, su iniziativa della delegazione provinciale di Catanzaro, per contribuire all’inserimento nella realtà dei giovani migranti, soprattutto minorenni. La proposta ha ottenuto il via libera durante l’ultima giunta regionale del comitato olimpico, nel corso della quale si è proceduto alla rimodulazione del budget 2017 con l’individuazione delle risorse economiche necessarie.
Il progetto, ideato dal delegato provinciale Giampaolo Latella, si prefigge lo scopo di promuovere l’integrazione sociale degli stranieri attraverso lo sport, contrastando le forme di discriminazione razziale e di intolleranza, ma soprattutto promuovendo un’idea di società culturalmente aperta, plurale e multietnica.
“Sport e integrazione” è rivolto a giovani migranti ospitati in strutture di accoglienza della provincia di Catanzaro e prevede l’organizzazione di lezioni di avviamento allo sport, di educazione alla pratica agonistica, di formazione tecnica e regolamentare. Un percorso nel quale i destinatari del progetto saranno accompagnati da tecnici e professionisti (figure non solo strettamente legate al mondo dei cinque cerchi) che avranno il compito di agevolare l’inserimento di questi giovani, trasferendo loro diverse competenze, tra cui le norme generali di comportamento, di soccorso, di igiene e di sicurezza.
Il Coni Catanzaro punta molto su questo progetto per il quale rivolge un sentito ringraziamento al presidente regionale Maurizio Condipodero e all’intera giunta. "Sport e integrazione" riveste infatti – si legge in una nota -  un alto valore sociale in una terra, come la Calabria, che si distingue per la qualità dell’accoglienza dei migranti. Proprio per la particolare attenzione a queste tematiche, l'obiettivo del Coni del capoluogo di regione è quello di coinvolgere nel progetto le migliori realtà del sistema dell’accoglienza, guardando soprattutto ai principi di trasparenza e legalità.
Lo spirito del progetto "Sport e integrazione" è volto a esaltare la capacità dello sport di creare senso di comunità: niente più della pratica agonistica, infatti, può spingere i giovani di diverse etnie a conoscersi e a stringere legami di solidarietà. Stare insieme per superare le difficoltà e raggiungere un obiettivo comune è l’essenza dell’attività sportiva così come della vita sociale. Per questo il progetto "Sport e Integrazione" può svolgere “un ruolo chiave nel contrasto a forme assai diffuse di xenofobia, abituando i giovani a condividere un sistema di regole, a sviluppare una cultura del rispetto e della convivenza e soprattutto a costruire un comune senso di appartenenza con i loro coetanei provenienti da un contesto straniero, con effetti positivi nelle relazioni interne alle comunità locali”.
 

Card. Parolin: le “Confessioni” di sant’Agostino sono “il libro di preghiera di un migrante”

Roma - Le “Confessioni” di sant’Agostino sono “il libro di preghiera di un migrante” perché lui stesso “è l’icona del giovane migrante per una vita migliore”. Ad affermarlo è il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero del settimanale della diocesi di Pavia “Il Ticino”. Il porporato, che ieri ha presieduto a san Pietro in Ciel d’Oro il solenne pontificale di chiusura della festa del santo vescovo di Ippona, sottolinea che “il libro di Agostino che più viene stampato (il secondo dopo quello della Bibbia) sono le sue ‘Confessioni'”.
“La nostra epoca - osserva -, come è sotto gli occhi di tutti, si configura come una migrazione perenne, quasi ossessiva: vengono in Europa in particolare in Italia tanti dall’Africa come dall’Asia. In Italia la disoccupazione giovanile porta i giovani ad emigrare e, con loro, i genitori, che vanno a trovarli cioè li rincorrono. Agostino nelle ‘Confessioni’ è l’icona del giovane migrante per una vita migliore (lui dall’Africa venne in Italia, a Roma, a Milano, e dopo cinque anni fece ritorno in patria alla sua Tagaste, ubicata ai confini dell’Impero romano). Lo segue la madre, suo fratello, sua sorella, alcuni parenti, alcuni amici. Durante le tappe migratorie erano sempre in cerca di un qualche aiuto, di un qualche amico, e pregavano sempre, cercavano Dio, la loro consolazione”. Le “Confessioni” di Agostino, conclude Parolin, sono, infatti, il libro di preghiera di un migrante”.
 

Piano di integrazione per i titolari di protezione internazionale

Roma - All’inizio di quest’estate è stato presentato in Parlamento il Piano Nazionale di integrazione per i titolari di protezione internazionale. Il documento, atteso da anni, è stato presentato dal Ministro degli Interni  Marco Minniti al tavolo di coordinamento nazionale presso il ministero dell’Interno, dove siedono anche i rappresentanti del dicastero del Lavoro, delle Regioni e dei Comuni.  Punto fondamentale del documento, ancora non consultabile perchè in attesa di approvazione, è l’avvio del processo di integrazione fin dalla fase iniziale dell’arrivo in Italia del migrante, la cosiddetta prima accoglienza. Accoglienza e integrazione dovrebbero quindi andare di pari passo e non essere due percorsi a se stanti, compiuti in momenti differenti. E se ai più sembra un’ovvietà le vicende di cronaca italiana dimostrano quanto siamo lontani da un simile risultato. Proprio in queste ore si sta procedendo a Roma a un doppio sgombero di diverse decine di eritrei, riconosciuti rifugiati, prima dal palazzo che avevano occupato e poi dalle aiuole che li avevano accolti per la notte. E se i fatti romani di questo fine agosto possono essere imputati all’assenza strutturale di politiche di lungo corso sul complesso tema dell’integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati a Roma non si può non citare le reazioni al Piano Nazionale di integrazione degli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto che definiscono il Piano un documento di resa di fronte all’invasione di clandestini (clicca qui).
Per tornare al testo esso raccoglie tutte le esperienze già in corso a livello locale considerate «buone pratiche» e punta al concetto di replicabilità. Le direttrici dell’integrazione, immaginata dal Viminale, sono sei: formazione, mediazione culturale, conoscenza della lingua, assistenza sanitaria, lavoro, dimensione abitativa. Ma sono trattati anche gli aspetti del ricongiungimento familiare e del dialogo interreligioso. Il lavoro è stato riconosciuto come nodo fondamentale anche dall’Unhcr che è stato chiamato a collaborare alla stesura del Piano.
La grande scommessa del piano è nella sua attuazione e questa volta sono coinvolte moltissime realtà istituzionali e sociali. “Non solo i prefetti e gli enti territoriali ma anche i ministeri della Salute, Istruzione, gli Affari Esteri, l’Oim (organizzazione internazionale per le migrazioni). Tirarsi indietro sarebbe inspiegabile”. (Mirtha Sozzi – Viadifuga.org)

Calabria: conclusa la II edizione del “Piccolo Festival delle Spartenze”

Paludi - Positivo il bilancio della seconda edizione del Festival delle Spartenze, l’iniziativa culturale sul tema “migrazioni e cultura” ideata e organizzata a Paludi (Cs) dall’associazione Assud, sotto la direzione di Giuseppe Sommario. Il tema è stato sviluppato attraverso momenti di condivisione (da cui il termine “spartenze” nel senso di “spartire”) di antiche tradizioni, come la ri-accensione dei forni rionali, o ancora attraverso momenti culturali di teatro e musica con protagonisti: nel primo caso, Antonio Damasco, drammaturgo e regista, direttore della Rete di Cultura Popolare italiana, nello spettacolo “Juve – Napoli 3-1”;  nel secondo caso, il musicista Nando Brusco nel concerto coinvolgente e vibrante “Tamburo è Voce. Battiti di un cantastorie”.
Ci sono stati artisti che hanno interpretato il senso delle spartenze riannodando “fili” per ricostruire le origini, come Elena Nonnis e le sue opere uniche fatte di retro-ritratti e installazioni di disegni cuciti con filo nero. Il maestro Roberto Giglio di Badolato ha invece coinvolto i bambini in un vivacissimo laboratorio di colori, con i quali hanno ridisegnato simbolicamente la Paludi del futuro. Infine, Giovanna Del Sarto ha utilizzato le fotografie scattate con la Polaroid come arte per documentare e raccontare storie di migranti, regalando un ricordo di felicità vissuta.
“La realizzazione del Festival ­ – spiega il direttore Sommario – è stata possibile grazie ai tanti cittadini di Paludi che hanno partecipato attivamente e a vario titolo all’organizzazione, e grazie alle istituzioni patrocinanti, a partire dal parroco don Vincenzo Tassone, che ha messo a disposizione del festival spazi e chiese”.
“Una delle esperienze delle quali abbiamo avuto immediato riscontro positivo – aggiunge Sommario - è stata la Scuola del Viaggio presente con lo scrittore Andrea Bocconi. I racconti e le storie di Paludi tracciate da chi è arrivato in paese per la prima volta con l’occhio attento e critico dello scrittore – parlo di persone provenienti dai posti più disparati d’Italia (Napoli, Arezzo, Milano e così via) che sono venute per frequentare la scuola di viaggio appunto – sono per noi valore inestimabile, anche in termini di promozione del territorio”.
Prosegue Sommario: “Il Festival delle Spartenze è stato anche momento di riflessione politico – istituzionale, importante generatore di idee. Grazie alle esperienze raccontate da calabresi emigranti: Natale Serpa, Presidente Ass. Paludese la IV Sibari di Singen in Germania; Anthony Reale, imprenditore italo-canadese che dopo un'assenza di 30 anni è tornato in Calabria 8 anni fa ed ha deciso di rimanervi per produrre vino calabrese. Grazie alla collaborazione con la CIDIS ONLUS, che ha incoraggiato le due famiglie nigeriane beneficiarie del progetto SPRAR a Paludi a preparare un piatto tipico e ad offrire la testimonianza di vita attraverso le parole di Olayemi. Grazie all’esempio di calabresi meritevoli come Carmine Lupia ch’è ritornato in Calabria ed ha messo ha frutto la sua esperienza fuori regione: oggi dirige la Riserva Naturale di Valli Cupe, considerata un’eccellenza a livello ambientale e turistico che attira turisti da ogni parte del mondo”.
 

Tv2000: a 20 anni dalla morte di Santa Teresa di Calcutta

Roma - Tv2000, dal 2 settembre, manda in onda una serie di documentari e film dedicati alla Santa di Calcutta, in occasione del 20° anniversario della morte avvenuta il 5 settembre del 1997 proprio a Calcutta.
Sabato 2 settembre, alle ore 22.45, il docufilm “Le bambine di Calcutta” di Andrea Salvadore. Orfanotrofio di Barasat, ad un’ora circa da Calcutta. Le Sorelle della Provvidenza si prendono cura di 40 bambine, ragazze, dai 5 ai 18 anni, orfane o abbandonate. Arrivano alla casa famiglia spesso proprio attraverso le Missionarie della carità. Le loro storie spezzano il cuore ma dentro quella casa di Barasat si aprono ad un futuro potenzialmente più felice.
Domenica 3 settembre, alle 21.20, Tv2000 trasmette il film “Madre Teresa: Nel nome di Poveri di Dio” di Kevin Connor. Madre Teresa è interpretata da Geraldine Chaplin. A seguire il documentario “Le bambine di Calcutta crescono”: la prima generazione sta per uscire dalla casa orfanotrofio di Barasat. È un momento straordinario. Bambine che diventano piccole donne in una società che conserva una divisione di genere, di classe sociali, di caste abolite solo sulla carta. Il racconto prova a uscire dal perimetro della meravigliosa casa di Barasat per provare ad entrare nella complessità di un paese che incrocia futuro e passato come forse nessun altro al mondo.
Mercoledì 6 settembre, alle 21.05, la puntata di “Beati voi” su Madre Teresa. La vita di Madre Teresa di Calcutta è raccontata, con un linguaggio a metà fra il teatro e lo storytelling, da Giovanni Scifoni e Claudia Benassi. Fra gli ospiti della puntata: Francesco Malavolta, fotogiornalista che documenta per “Frontex” quello che accade lungo i confini marittimi e terrestri dell’Italia; Selene Biffi, innovatrice sociale vincitrice del “Mother Teresa Memorial Award for Social Justice”; Luigino Bruni, economista, cofondatore della Scuola di economia civile; Barbara Stancati, madre affidataria, e Sarita Agnes Rossi, annunciatrice televisiva nata in India, cresciuta in un orfanotrofio di Madre Teresa. Il commento catechetico è di padre Paul Iorio, frate minore francescano italo-americano, mentre Micol Forti, direttrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, illustra il messaggio della Santa attraverso l’arte.
 

Migranti: ieri vertice a Parigi

Parigi - “Un piano d’azione a breve termine più efficace” per combattere “i trafficanti di esseri umani, armi e droghe e i gruppi legati al terrorismo che hanno fatto del Mediterraneo e dell’Africa un cimitero”. È quello che arriva dalla riunione che si è svolta ieri pomeriggio a Parigi tra i leader di Francia, Germania, Italia, Spagna, Libia, Ciad, Niger, alla presenza di Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per la politica estera. In conferenza stampa, dove sono intervenuti tutti i partecipanti, il presidente Francese Emmanuel Macron ha sintetizzato in tre punti i risultati delle concertazioni: sono state definite “proposte concrete per smantellare le reti di trafficanti” in appoggio a progetti già avviati in alcuni Paesi africani, nel senso del rafforzamento della sicurezza e del sostegno alle economie locali; un secondo filone d’azione guarda alla stabilizzazione della situazione politica in Libia, in sostegno al lavoro che Onu e Unhcr stanno facendo nel Paese; infine impegni per “garantire che le persone siano trattate con umanità” in Niger e Ciad e per fare in modo che “procedure di asilo efficaci possano cominciare già in Africa”, in collaborazione con Oim e Unhcr, sulla base di criteri precisi. “Solidarietà, umanità ed efficacia” sono i criteri che guidano questi impegni, ha sottolineato il presidente francese, che dovranno accompagnarsi a una politica dell’Ue di lungo periodo per lo sviluppo dei Paesi africani. Elemento importante è la decisione di una task force sul terreno che dovrà identificare i bisogni precisi da parte dei tre Paesi africani e verificare l’attuazione delle decisioni odierne. I sette leader si ritroveranno in autunno, prima che si svolga il summit Unione europea – Unione africana previsto in novembre ad Abijai.
È stato “un incontro di nuova qualità perché si è lavorato in modo preciso”: questo il giudizio della cancelliera tedesca Angela Merkel. I Paesi europei singolarmente così come l’Ue sono economicamente già coinvolti in numerosi progetti bilaterali con Niger e Ciad per far ripartire lo sviluppo, una delle leve più significative per interrompere “l’emorragia” di persone che lasciano l’Africa affidandosi alle reti di trafficanti e che di fatto “ingrandiscono le fila del terrorismo”, come ha sottolineato il presidente del Ciad Idriss Déby: questa crisi migratoria “ci mette di fronte alle nostre responsabilità” di affrontare il problema della povertà in tutti i Paesi dell’Africa. Sulla stessa linea il presidente del Niger Mahamadou Issoufou: combattere le migrazioni illegali e fermare i flussi è un imperativo “morale”, per mettere fine ai morti, ma ha anche ragioni di sicurezza. Per questo il Niger ha avviato un piano di lotta alla migrazione clandestina con misure per innalzare i livelli di sicurezza nel Paese, ma anche sostenere lo sviluppo perché le persone possano trovare “alternative al crimine per risolvere la loro povertà”. Consenso pieno da tutti i presenti sul fatto che la sfida sia comune e quindi da condividere. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha ringraziato per tutta la solidarietà percepita dopo il tragico attentato di Barcellona: “Terrorismo e migrazioni sono secondo un recente sondaggio le principali preoccupazioni dei cittadini europei”, ha affermato presentando una proposta di piano in cinque punti per affrontare insieme la lotta al terrorismo.
 

Agrigento: domani la presentazione dei laboratori per minori migranti

Agrigento - Saranno presentati domani, alle ore 17:00,  presso i locali del punto di erogazione del CPIA Agrigento (ex I.C. Quasimodo) i “Laboratori Estivi”, iniziativa  rivolta a 50 migranti minori delle Comunità operanti nel comune di Agrigento.
I laboratori, promossi in collaborazione con la Migrantes diocesana,  riguardano la  Creatività,  Informatica e Fotografia. 
 

Mons. Mogavero: “per il Mediterraneo manca una strategia condivisa”

Mazara del Vallo - È stato un messaggio di riflessione ma anche di speranza quello letto dal vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero ieri, al rientro della processione a mare del simulacro di San Vito, a conclusione del Festino dedicato al Santo Patrono. "Alle vittime di un lavoro, duro e talora ingrato, abbiamo dedicato un pensiero orante, una corona di profumato alloro posta presso la statua del Redentore nei fondali azzurri e un saluto alla marinara con tre giri di barca. A loro abbiamo accomunato anche gli innumerevoli migranti, vittime di un destino che ha posto sul loro cammino di speranza un rifiuto disumano che mortifica la nostra coscienza civile e la nostra religiosità» ha detto il presule. 
"Permettere che questo mare, grembo di vita e crogiolo che accoglie le tre grandi religioni monoteistiche, diventasse cimitero liquido è stata una scelta sciagurata e dissacrante di cui la storia chiederà conto a tutti e severamente e sulla quale Dio stesso ci giudicherà chiedendoci, come a Caino: Dove sono i tuoi fratelli?" è stata la riflessione del Vescovo. Monsignor Mogavero ha poi posto l’attenzione sul futuro del Mediterraneo, "un orizzonte che si presenta denso di nubi oscure, presaghe di nuove incertezze e, Dio non voglia, di nuovi martiri tra la pacifica e operosa gente del mare. Il Mediterraneo ha una vocazione di laboriosità, di incontro, di dialogo, di pace e di sicurezza, oggi messa in forse da insorgenti, e forse mai sopiti, rigurgiti di ostilità e di predominio. Occorre intervenire subito in tutte le sedi - istituzionali e non - prima che la situazione sfugga di mano e devastanti bagliori di guerra sconvolgano questo mare, mettendo a repentaglio la vita e il lavoro dei nostri equipaggi e di quanti operano in esso". E ancora: "manca una strategia condivisa. Sperare principalmente nelle risorse della politica, della diplomazia, dell’economia e della finanza è illusorio. Dobbiamo portare avanti la nostra appassionata scelta di amore per il mare Mediterraneo, impegnandoci nel progetto di renderlo casa comune di quanti abitano le sue sponde nella quale vivere relazioni umane e umanizzanti, quasi un laboratorio di incontro, di dialogo, di solidarietà, di pace". 
 

Papa Francesco: a novembre viaggio in Myanmar e Bangladesh

Città del Vaticano - Papa Francesco visiterà, nel prossimo mese di novembre il Myanmar e Bangladesh.
“Accogliendo l’invito dei rispettivi Capi di Stato e Vescovi, Sua Santità Papa Francesco - ha dichiarato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Greg Burke - compirà un Viaggio Apostolico in Myanmar dal 27 al 30 novembre 2017, visitando le città di Yangon e Nay Pyi Taw, e in Bangladesh dal 30 novembre al 2 dicembre 2017, visitando la città di Dhaka”.
Il programma del viaggio sarà pubblicato nelle prossime settimane.
 

Pistoia: la vicinanza della parrocchia e della diocesi a don Biancalani

Pistoia - La diocesi di Pistoia e la comunità parrocchiale di Vicovaro si sono stretti, ieri attorno a don Massimo Biancalani, il sacerdote giunto agli onori della cronaca – e più volte insultato e minacciato via web – per aver accolto alcuni ragazzi rifugiati, portandoli in piscina per una giornata. Ieri alla messa si sono presentati una ventina di esponenti di Forza nuova, accolti sulla porta della chiesa dallo stesso don Biancalani. Gli estremisti di destra sono stati invece fischiati da alcuni parrocchiani e apostrofati come ”fascisti” e “razzisti”. Don Massimo ha celebrato la messa assieme al vicario generale della diocesi di Pistoia, mons. Patrizio Fabbri. Il parroco si è scusato con la sua comunità per la sovraesposizione mediatica di questi giorni; poi, citando il Papa, ha detto: “Gesù non fa l’esame del sangue e le porte della Chiesa sono sempre aperte”. Mons. Fabbri ha affermato: “Don Massimo coniuga il Vangelo con la vita e la sua è una bella testimonianza perché accoglie ragazzi da altri Paesi e senza fissa dimora da anni”.
 

Parigi: oggi vertice euro-africano

Parigi - Si svolgerà oggi a Parigi un nuovo vertice euro-africano sul nodo migratorio tra i leader di Francia, Germania, Italia, Spagna, Libia, Ciad, e Niger. Le discussioni, secondo alcune anticipazioni,  verteranno sulla necessità di frenare i flussi attraverso il Mediterraneo, assicurando aiuti ai Paesi di partenza e di transito, creando, come sostiene il Presidente francese Macron, alcuni “hotspot avanzati” in Africa, centri di accoglienza in cui esaminare in anticipo le identità dei migranti, tra chi fugge da una guerra o persecuzione politica e chi invece lascia alle spalle povertà, crisi economica e carestie. Una scelta in sé discutibile e che si scontra fra l’altro con la sua possibile concretizzazione: creare avamposti per i migranti in Paesi in cui mancano stabilità politica e certezza dei diritti non è semplice e questo i leader lo riconoscono. Dovrebbe inoltre essere ribadita la volontà di sostenere economicamente i Paesi africani. Il premier italiano Gentiloni porterà all’attenzione dei colleghi l’accordo siglato con 14 sindaci libici che hanno accettato di frenare gli sbarchi in cambio di aiuti. Gli sherpa dei 7 Paesi lavorano a un documento che potrebbe concludere il vertice all’Eliseo, nella cui bozza si legge: “Il salvataggio in mare resta una priorità. Germania, Francia, Spagna e l’Alto rappresentante Ue si felicitano per le misure prese dall’Italia nel pieno rispetto del diritto internazionale”. Sul codice di condotta per le Ong si afferma che “è un passo avanti positivo che consente di migliorare coordinamento ed efficacia dei salvataggi”. I capi di Stato e di governo chiedono “a tutte le Ong che operano in zona di firmare il codice e di rispettarlo”. In vista del vertice, la cancelliera tedesca Merkel ha dichiarato: “Tutti in Europa devono accettare che il vecchio sistema-Dublino non è sostenibile. Non può essere che Grecia e Italia debbano sopportare da sole tutto il carico, soltanto a causa del fatto che la loro posizione geografica è tale che i profughi arrivano da loro”.

Papa Francesco: Gesù “ha voluto per la sua Chiesa anche un centro visibile di comunione in Pietro”

Città del Vaticano - “Sono arrivate tristi notizie su persecuzioni religiose ai nostri fratelli Rohingya. Vorrei esprimere tutta mia vicinanza a loro. Chiediamo a Dio di salvarli e di suscitare uomini e donne di buona volontà che possano dare loro aiuto”. Papa Francesco, ieri all’Angelus domenicale in piazza San Pietro, rivolge un appello a favore dei Rohingya, minoranza musulmana, oggetto in questi giorni di persecuzioni in Birmania. Nel Dopo Angelus ancora lo sguardo del pontefice a chi vive momenti difficili con la richiesta di pregare per le vittime delle alluvioni in India, Nepal e Bangladesh.
E commentando il Vangelo del giorno papa Francesco ha sottolineato che ci Gesù “ha voluto per la sua Chiesa anche un centro visibile di comunione in Pietro - anche lui, non è una grande pietra, è una piccola pietra, ma presa da Gesù diventa centro di comunione - e in coloro che gli sarebbero succeduti nella stessa responsabilità primaziale, che fin dalle origini sono stati identificati nei Vescovi di Roma, la città dove Pietro e Paolo hanno reso la testimonianza del sangue”.
Con noi, oggi, Gesù – ha detto ancora il Papa – vuole “continuare a costruire la sua Chiesa, questa casa con fondamenta solide ma dove non mancano le crepe, e che ha continuo bisogno di essere riparata. Sempre. La Chiesa ha sempre bisogno di essere riformata, riparata. Noi certamente non ci sentiamo delle rocce, ma solo delle piccole pietre. Tuttavia, nessuna piccola pietra è inutile, anzi, nelle mani di Gesù la più piccola pietra diventa preziosa, perché Lui la raccoglie, la guarda con grande tenerezza, la lavora con il suo Spirito, e la colloca nel posto giusto, che Lui da sempre ha pensato e dove può essere più utile all’intera costruzione. Ognuno di noi – ha spiegato  - è una piccola pietra, ma nelle mani di Gesù partecipa alla costruzione della Chiesa. E tutti noi, per quanto piccoli, siamo resi “pietre vive”, perché quando Gesù prende in mano la sua pietra, la fa sua, la rende viva, piena di vita, piena di vita dallo Spirito Santo, piena di vita dal suo amore, e così abbiamo un posto e una missione nella Chiesa: essa è comunità di vita, fatta di tantissime pietre, tutte diverse, che formano un unico edificio nel segno della fraternità e della comunione”.
 

Il vangelo della domenica

Is 22,19-23; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20 Domenica scorsa le letture bibliche della Messa hanno annunciato che il progetto di salvezza di Dio è per tutti gli uomini. Ma questi devono restare in un rapporto solo personale con Gesù, oppure devono diventare comunità, popolo nuovo di Dio?
Una prima risposta è nel brano di Isaia: vi è detto che il Signore si preoccupa per il suo popolo – che è ancora quello ebraico -, vuole tenerlo unito; per questo mette alla sua guida un uomo che sarà “padre” per tutti gli abitanti di Gerusalemme. A lui Dio pone sulla spalla “la chiave della casa di Israele”, gli darà il potere di “aprire e chiudere”, cioè di decidere; e, allo stesso tempo, garantisce che il suo potere, garantito da Dio stesso, sarà saldo. Dio, insomma, si preoccupa del bene del suo popolo, guidandolo per mezzo di un uomo da lui garantito.
Una scelta, questa, che si realizza in pienezza nel ministero di Gesù, come ci indica il brano di Matteo: nel momento in cui dà il via al nuovo popolo di Dio, Gesù si preoccupa di scegliere l’uomo che lo guiderà con un potere/autorità ricevuto da Dio stesso. Siamo al racconto della professione di fede di Pietro e della sua “elezione” a guida della nuova comunità. La premessa sta nella dichiarazione di fede: Simone, per primo, illuminato da Dio, riconosce in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Pietro – finora si chiamava Simone – è scelto proprio per questo: non sarà, come si vedrà nel seguito della sua vicenda, il più forte, il più coraggioso tra gli apostoli: ma per primo è giunto alla proclamazione di Gesù come Figlio di Dio.
Per questo Gesù lo sceglie: d’ora in poi si chiamerà “Pietro” (“kefa” in ebraico, che significa “roccia”; tradotto in greco con “petros”); sarà quindi la roccia su cui poggia saldamente il nuovo popolo di Dio, al quale viene dato qui, per la prima volta, il nome di “Chiesa”, che nella forma ebraica significa “assemblea convocata” da Dio. A questa Chiesa Gesù garantisce fin d’ora che “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”. In questa Chiesa, Gesù dà a Pietro “le chiavi del regno dei cieli”, con il potere di “legare” e di “sciogliere”.
La Messa di questa domenica insegna a tutti noi a valutare la storia della nostra fede: nessun cristiano può esserlo in solitudine: si crede in Gesù Cristo e nella sua parola “insieme”, in una comunità che è “Chiesa: assemblea convocata” non da uomini, ma da Dio stesso; Chiesa che è fondata su una “roccia” che è Pietro e poi i suoi successori: a lui sono affidate “le chiavi del regno dei cieli”, con il potere di “legare” e di “sciogliere”: il che significa che, nel tempo e nella storia, sarà lui l’interprete autorevole, garantito da Gesù stesso, della parola di Dio.
La Messa di oggi, attraverso i testi biblici, diventa una presentazione indispensabile dell’origine della Chiesa, della sua natura e della sua missione, sotto la guida del successore di Pietro. (Vincenzo Rini)
 
 
 
 

Centro Astalli: “A Roma manca integrazione. Rifugiati allo sbando”

Roma - “Nell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati una delle fasi che manca a Roma è proprio l’integrazione. Nel momento in cui queste persone non hanno più diritto a stare in un centro d’accoglienza rimangono allo sbando e non avendo una casa trovano situazioni di fortuna”. Lo ha detto il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamont...

Rifugiata eritrea: “Polizia disumana, è stato il putiferio”

Roma - “E’ da stamane che sto piangendo, la polizia è stata disumana. Gente con le stampelle che non riusciva a camminare è stata cacciata con gli idranti. Un’altra signora colpita dalla forza dell’acqua è stata addirittura scaraventata a terra”. Così una giovane rifugiata eritrea, in Italia da 13 anni, ha raccontato...

Torricella Peligna: da oggi il “John Fante” dedicato alle migrazioni

Torricella Peligna - Da oggi e fino a domenica Torricella Peligna, in Abruzzo, ospiterà il John Fante Festival “Il dio di mio padre”, la manifestazione che ricorda e celebra lo scrittore italoamericano John Fante. Il Festival letterario, giunto alla sua XII edizione e diretto da Giovanna Di Lello, affronterà i temi delle migrazioni e la letteratura “outsider”.

Tra gli ospiti: Jim e Victoria Fante, Gianrico Carofiglio, Matteo Nucci, Francesco Durante, Leonardo Colombati, Edoardo Camurri, Luca Briasco, Carlo Paris, Carmen Pellegrino, Omar Di Monopoli, Matteo Marchesini e Nada, che si esibirà anche in un concerto insieme a Julian Barrett.
Oggi , giornata nella quale sarà annunciato il vincitore del Premio John Fante Opera Prima 2017, saranno ospiti del Festival anche i tre finalisti: Tommaso Avati, autore di “Ogni città ha le sue nuvole” (Sem); Valerio Callieri, autore di “Teorema dell’incompletezza” (Feltrinelli); e Giacomo Mazzariol, autore di “Mio fratello rincorre i dinosauri” (Einaudi).

Mileto: sabato la festa dei popoli

Mileto - “Costruiamo ponti e non muri”. Questo lo slogan della Festa dei Popoli 2017 che si svolgerà a Mileto sabato 26 agosto su iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e della Cooperativa “Cooperazione Sud per l’Europa”.

Si tratta di un evento interculturale, interetnico e interreligioso all’insegna dell’accoglienza e dell’incontro tra i popoli.

Il programma prevede , dalle 17, giochi e mostre artistiche. Alle 21 la “Sfilata dei Popoli” e l’esibizione alcuni gruppi etnici e folk.