Primo Piano

MCI Bradford: passaporti alla Missione?

Bradford - E’ la curiosa domanda che tante persone si sono poste in questo periodo: come, alla Missione Cattolica Italiana si fanno anche i Passaporti? Nei giorni scorsi Agenti Consolari da Londra si sono trasferiti  alla Missione Cattolica prendendo  le impronte a sessanta amici  connazionali, per il loro nuovo Passaporto.
Sono state servite prevalentemente persone anziane, con problemi anche fisici di mobilità. Ma anche famiglie, le quali, grazie a questa iniziativa, hanno evitato di raggiungere Londra, cinque-sei ore di viaggio, trovando un prezioso servizio a casa loro. Amici di Liverpool, Manchester, Nottingham e tanti vicini alla missione, si sono ritrovati per una inconsueto incontro.
“Come non ringraziare – si legge in una nota della MCI - le Liliana Cherubini e Lorena Martin per la loro presenza. A parere nostro, hanno svolto un lavoro eccellente non solo come  controllo dei  documenti e presa delle impronte digitali, ma hanno dato, dove è stato possibile, informazioni  riguardanti servizi AIRE, cittadinanza ed altre, preziosi consigli per la comunità tutta.
Al di là della loro competenza, ci pare importante sottolineare  la gentilezza e la disponibilità ma soprattutto la loro pazienza. Avrebbero dovuto esserci solo  quaranta persone, temevamo di approfittarne troppo, siamo arrivati a sessanta persone”.
 

Migrantes Porto Santa Rufina: oggi incontro con il vescovo

Porto Santa Rufina – Oggi il vescovo di Porto Santa Rufina, Mons. Gino Reali, assieme al direttore Migrantes della diocesi, Enzo Crialesi, incontra in curia i sacerdoti e i responsabili laici dei migranti cattolici. La Chiesa portuense – si legge nella pagina diocesana dell’inserto di Avvenire “Lazio Sette” - ha sempre avuto una spiccata sensibilità per il tema della migrazioni, perché nel territorio sono molte le persone provenienti da altri Paesi che decidono di costruirsi un nuovo futuro nel territorio della provincia romana. La riunione con il vescovo sarà occasione per un momento di confronto sulla vita dei cattolici stranieri sul territorio diocesano.
 

Ismu: aumentano i minori non accompagnati nelle strutture di accoglienza

Milano -  I rilevanti flussi di ingresso via mare hanno determinato un incremento delle presenze di minori non accompagnati nelle strutture di accoglienza. I dati relativi ai minori soli, segnalati alle autorità e che risultano presenti e censiti nelle strutture di accoglienza italiana rilevati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenziano un aumento nel triennio 2014-2017: al 31 dicembre del 2015 erano presenti 12mila minori non accompagnati, a fine 2016 oltre 17mila e al 30 settembre di quest’anno si contavano più di 18mila giovani ospitati presso famiglie e strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale, di cui il 43% nella sola Sicilia, principale regione di sbarco. È quindi soprattutto il flusso di ingressi via mare ad aver determinato – spiega la Fondazione Ismu -  tale aumento, sebbene siano importanti anche le presenze di coloro che hanno intrapreso altre rotte terrestri o aeree (da Albania e paesi Balcanici). Il 93% dei minori non accompagnati presenti nelle strutture di accoglienza è costituito da giovani maschi; il 60% degli accolti ha 17 anni. Al 30 settembre scorso le nazionalità prevalenti tra i presenti erano Gambia (2.512), Egitto (1.925) e Guinea (1.772).
Secondo l’Ismu sono in crescita i minori non accompagnati che fanno richiesta di asilo. Le richieste di asilo presentate da minori non accompagnati in Italia, infatti, pur risultando esigue rispetto al numero degli sbarcati e dei presenti, hanno registrano un incremento dal 2014 ad oggi. Infatti è passati da 2.500 minori non accompagnati richiedenti asilo nel 2014 ai quasi 4mila del 2015 (+58%) e ai 5.700 dello scorso anno. Nei primi dieci mesi del 2017 i numeri sono ancora in crescita: le domande di asilo presentate sono 7.758 e rappresentano il 6,7% del totale, contro il 4,6% dell’anno precedente.
 
 

Ismu: aumentano i minori stranieri non accompagnati

Milano - In occasione della giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si è celebrata lunedì scorso, la Fondazione ISMU ha segnalato che la presenza dei minori stranieri in Italia si è consolidata man mano nel tempo. Al primo gennaio 2017 sono più di 1 milione i minori stranieri iscritti nelle anagrafi comunali del nostro Paese e rappresentano un quinto della popolazione straniera residente. I giovani stranieri con più di 5 anni che frequentano le scuole italiane sono oltre 815mila e che ogni anno nascono in Italia mediamente 70mila bambini e bambine con genitori stranieri (il 14% di tutte le nascite). Inoltre ogni anno aumentano significativamente i minorenni di origine straniera che ottengono la cittadinanza italiana: ad oggi rappresentano il 40% di tutte le acquisizioni.
 Sebbene la presenza di minori stranieri nel nostro Paese appaia dunque consolidata e bene avviata nei processi di integrazione, merita una speciale attenzione il segmento di minori che negli ultimi anni ha registrato un significativo aumento e a cui va data speciale considerazione vista la particolare condizione di vulnerabilità in cui si trovano: i minori soli, che giungono nel nostro paese senza genitori o familiari.
Dal 1° gennaio al 31 ottobre 2017 oltre 14mila minori non accompagnati (msna) sono sbarcati sulle coste italiane, il 13% di tutti i migranti giunti in modo non autorizzato via mare.
Rispetto a tutti i minori che sbarcano nel nostro Paese la componente di giovani soli è sempre più rilevante. Il peso relativo di essi è andato crescendo nel tempo: nel 2014 essi costituivano il 49%, nel 2015 il 75% , nello scorso anno il 92% degli oltre 28mila minori sbarcati e nel periodo gennaio-ottobre 2017 costituiscono il 93% dei minori arrivati via mare, a testimonianza di una migrazione prevalentemente individuale di giovani quasi adulti originari soprattutto dal continente africano (Guinea, Costa d’Avorio e Gambia i principali paesi di provenienza).
La situazione italiana si distingue da quella greca, che invece è caratterizzata soprattutto da una migrazione di nuclei familiari in arrivo dal Medio Oriente (Siria, Afghanistan, Iraq): i dati UNHCR E IOM disponibili per il periodo gennaio-giugno 2017 indicano per la Grecia 2.609 minori accompagnati e 411 minori soli sbarcati, mentre nello stesso periodo l’Italia ha accolto sulle proprie coste oltre 11mila giovani migranti giunti soli e 833 minori con almeno un familiare.
 

“Mezzi di informazione e flussi migratori”: oggi un corso per giornalisti a Padova

Padova - Un corso di formazione a Padova oggi, 22 novembre, sul tema “Mezzi di informazione e flussi migratori. “Quando la situazione è bollente, chi getta benzina sul fuoco rischia di innestare processi destabilizzanti e irreversibili nella società. Nel caso del potente flusso migratorio che nell’attraversare la nostra penisola sta provocando gravi effetti collaterali sulla politica e sulla popolazione, le parole – si legge in una nota della Federazione Nazionale della Stampa Italiana - possono provocare esplosioni come fossero benzina. E il ruolo dei media nel dare le informazioni in questo contesto diventa cruciale. Per queste ragioni va contrastata con una corretta informazione l’istigazione all’odio, al razzismo e a ogni forma di xenofobia, e vanno smascherate, attraverso un rigoroso controllo delle fonti, le informazioni false che producono sulla popolazione spesso malriposti timori”. Su questi temi vari i corsi di formazione come quello di oggi organizzato dal Sindacato giornalisti Veneto in collaborazione con l’assessorato al Sociale, inclusione, e politiche di genere del Comune di Padova, avvalendosi dell’impegno della Sezione veneta di Articolo 21.
 

Mons. Cantafora: la triste realtà dei migranti braccianti

Lamezia Terme - “L’indagine portata avanti dalla Comunità Progetto-Sud sulla condizione dei braccianti stranieri nell’area lametina, ci fa aprire gli occhi sulla triste realtà di un lavoro umiliante, molto simile alla schiavitù e purtroppo ancora attuale. Tutto ciò non è lavoro. È altro! Non possiamo definirlo ‘lavoro umano’ quando non nobilita nessuno: né chi è costretto a subirlo, né chi sfrutta le persone come mera forza lavoro, né noi che abitiamo questa terra e che assistiamo inerti a questa ingiustizia. Tutto questo sia un richiamo alla nostra coscienza di credenti. Sia un monito, perché solo attraverso la condivisione con i poveri la nostra presenza cristiana nel mondo può farci diventare più veri e credibili. Siamo chiamati a ‘far strada ai poveri’ in modo che attraverso il lavoro dignitoso essi possano far fruttificare i loro talenti come dono a sé stessi e all’umanità”. Così il vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora nel corso della presentazione del dossier "Lavoro indecente. I braccianti stranieri nella piana lametina", a cura di Francesco Carchedi, Marina Galati, Isabella Saraceni dell'associazione Comunità Progetto Sud, iniziativa conclusiva delle celebrazioni diocesane per la prima giornata mondiale dei poveri voluta da Papa Francesco.
 Nel corso della presentazione del volume, alla quale erano presenti tra gli altri il fondatore della Comunità Progetto Sud Don Giacomo Panizza e una delle curatrici Marina Galati, il vescovo lametino ha evidenziato come si tratti  “del primo studio svolto in maniera sistematica e scientifica, sulla piaga dello sfruttamento lavorativo dei migranti nella nostra diocesi. Diviene fondamentale partire dai dati e non da punti di vista basati su impressioni o sul sentito dire, tantomeno partendo da ideologie. È importante comprendere i termini della questione lavorativa per poter aprire gli occhi su una realtà complessa e talvolta tragica, che non pochi, semplicisticamente, intendono ignorare facendo finta di non vedere. Invece, il lavoro modella la vita di senso, di ruolo sociale e - per i cristiani – di collaborare con Dio a coltivare e custodire amorevolmente il creato”.
 “Di fronte alle ingiustizie economiche, allo sfruttamento e perfino alla tratta delle persone, non possiamo tacere  - ha aggiunto Cantafora - Così, volendo dare voce alla denuncia e alla condanna nei confronti di ogni tipo di esclusione e di emarginazione, è necessario conoscere le soglie o i margini dove abbiamo relegato le nostre sorelle e i nostri fratelli poveri.”
 
 

Migrantes: il ruolo “centrale” dei direttori regionali

Roma - “Il ruolo dei direttori regionali Migrantes è “assolutamente centrale”. A dirlo questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, aprendo i lavori dell’incontro dei direttori regionali. “Da un lato – ha detto il sacerdote – avete il compito di offrire suggerimenti, domande, indicazioni che vengono dal territorio in cui operate. Dall’altro – ha aggiunto – siete chiamati a incoraggiare, sollecitare, far camminare insieme le diverse realtà presenti nelle diocesi della vostra regione e nei diversi ambiti della mobilità umana”. 
Don De Robertis ha quindi parlato dei vari “strumenti” siano più efficaci come la Consulta nazionale Migrantes, i coordinamenti dei vari settori della mobilità umana (immigrati, rifugiati, richiedenti asilo, rom e sinti, spettacolo viaggiante, italiani residenti all’estero), i missionari con gli italiani all’estero, i cappellani etnici in Italia, etc. 
Il convegno di oggi “vuole essere – ha detto don De Robertis – un laboratorio, occasione per verificare e ripensare il cammino della Fondazione”.
 

Torino: al via sgombero del Villaggio olimpico. 80 migranti ospitati dalla diocesi

Torino - Ha preso il via questa mattina a Torino il trasferimento dei primi migranti dal villaggio olimpico. Un'ottantina di persone, sui 750 che attualmente abitano la struttura utilizzata per le Olimpiadi del 2006, verrà collocata in posti letto messi a disposizione dalla diocesi di Torino. Lo sgombero, iniziato alle 7 del mattino, è avvenuto sin qui senza particolari tensioni, se si eccettua la protesta di alcuni giovani, che si sono detti non intenzionati a spostarsi. Oltre agli agenti della Digos, erano presenti sul posto anche l'assessore alla Sicurezza del Comune di Torino, Roberto Finardi, e il presidente della Circoscrizione, Davide Ricca. Negli spazi delle palazzine, ci sono ragazzi e uomini che si sono raggruppati in vari alloggi divisi per paesi di provenienza, ma anche famiglie con bambini. Il degrado nella zona è noto da tempo: manca il riscaldamento e c'è solo qualche allacciamento della corrente. Lo sgombero di oggi rientra nel progetto condiviso e messo in campo da soggetti diversi: oltre al Comune, ci sono infatti Regione Piemonte, Prefettura, diocesi di Torino e Compagnia di San Paolo. Il primo tassello del piano è stato il censimento delle persone che, da quattro anni, hanno occupato le case nate per ospitare gli atleti. Per Sergio Durando, direttore dell'Ufficio Migrantes di Torino, che da tempo segue questo dossier, "l'impegno deve essere ancora più ampio e andare al di là del semplice trasferimento di persone. Per aiutare questi ragazzi a reinserirsi gradualmente a livello sociale, è necessario adesso aiutarli a completare il loro percorso di autonomia".
 
 

Pistoia: la “tenda di Abramo” per giovani immigrati

Pistoia - Una casa di accoglienza per i giovani immigrati ai quali è stato concesso lo status internazionale di rifugiato. E’ questa la novità de “la tenda di Abramo”, una struttura fortemente voluta dal vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, che nasce con l’obiettivo di creare un percorso di accoglienza che esca dalla logica emergenziale, ma che favorisca l’inserimento nella società dei soggetti che attualmente, pur essendo migranti regolari, non rientrano più in nessun programma di aiuto ed orientamento specifico. “Questa nuova struttura – afferma il vescovo – vuole essere una piccola risposta concreta al problema migranti che, in linea con le regole vigenti si apprestano a cominciare il vero e proprio percorso di integrazione. Va sottolineato che se il governo e l’unione europea hanno messo a disposizione risorse per gestire l’emergenza, lo stesso non si può dire per il ‘dopo’. Ciò significa che il progetto è a totale carico della Chiesa pistoiese”. “E’ un gesto concreto – ha aggiunto il presule - nei confronti di coloro che hanno ricevuto un regolare permesso di soggiorno e ora corrono il rischio di essere risucchiati dalla strada e di entrare nella marginalità o, ancora peggio, essere facili preda delle varie forme di criminalità. La Chiesa pistoiese crede che nel rispetto della legalità, e vuole accompagnare chi ha tutte le carte in regola a integrarsi positivamente, soprattutto spronando a prendere in mano la propria vita, decidendo responsabilmente del proprio futuro”.
 

Padova: giovani richiedenti asilo ospitati per la notte in un locale della parrocchia di Piove di Sacco

Padova - “Per ragioni meramente umanitarie i giovani richiedenti asilo sono stati ospitati per la notte in un locale della parrocchia di Piove di Sacco”. Né da notizia la diocesi di Padova in una nota diffusa nella tarda serata di ieri ad integrazione di una comunicazione diffusa in precedenza con la quale si informava che, dopo quanto successo alcuni giorni fa nella chiesa di Codevigo (Pd) – dove erano stati accolti per “una situazione di estrema emergenza” un gruppo di richiedenti asilo – la situazione si stava riproponendo “in termini decisamente diversi” a Piove di Sacco. Infatti, per quanto successo a Codevigo “ci si è relazionati con i richiedenti asilo con cui sono state concordate le modalità dell’accoglienza temporanea per la notte”. “C’è stata la collaborazione di un’intera comunità – spiega la diocesi di Padova – che ha dato aiuto e sollievo a circa 200 persone in difficoltà. Era una situazione straordinaria”. Mentre, relativamente a quanto successo ieri, “i richiedenti asilo sono stati sollecitati da alcuni esponenti del sindacato Usb a lasciare comunque l’hub di Conetta, senza dialogare in maniera costruttiva con la prefettura di Venezia, che ha la responsabilità della loro presenza nel territorio e il panorama di possibilità concrete e fattibili di ricollocazione”. “Come Chiesa non possiamo accettare strumentalizzazioni, né tantomeno – cosa ancor più grave – che i giovani che escono dall’ex base di Conetta vengano illusi di trovare comunque un alloggio e una sistemazione alternativa, quando invece rischiano di perdere anche i pochi diritti acquisiti: l’assicurazione di un tetto e di un pasto”. “La Chiesa – sottolinea la diocesi di Padova – sta lavorando per l’accoglienza diffusa, che vede come unica strada umana e dignitosa per un’integrazione sostenibile. I fatti di questi giorni dimostrano tutta la fragilità delle macro accoglienze. Un’accoglienza dignitosa può realizzarsi, infatti, in maniera virtuosa se istituzioni, politica, realtà ecclesiali e società civile operano ognuno per le responsabilità proprie”. “Da parte sua la Chiesa di Padova rispetto alle macro accoglienze sta da tempo collaborando con le istituzioni affinché queste situazioni vengano superate a favore di soluzioni più dignitose”. E, se in un primo tempo, la “scelta per noi dolorosissima” era quella di “dire no e a non aprire le porte”, si è poi deciso di accogliere “per ragioni meramente umanitarie” i giovani nelle strutture della parrocchia. Di quanto successo e dell’“inadeguatezza di queste modalità di protesta” se ne parlerà in una conferenza stampa convocata per il primo pomeriggio di oggi.
 
 

Firenze: l’educazione interculturale come strumento per educare ad una cittadinanza globale

Firenze -  Si è svolto, nei giorni scorsi a Scandicci (Fi) un seminario regionale, promosso dal MIUR sul tema  “L’Educazione Interculturale nella Scuola del Primo Ciclo di Istruzione” dove sono stati presentati vari progetti che diverse scuole adottano per aiutare i bambini e le loro famiglie di diverse nazionalità ad integrarsi e soprattutto ad essere accettati dai loro coetanei. Il seminario affollatissimo ha avuto luogo all’Istituto Comprensivo “A. Spinelli” e ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Rosa De Pasquale, Domenico Petruzzo, Marina Andalò, Sandro Fallani, Vinicio Ongini, Alessandra Papa, Marina Baretta, Sabrina Corsino, Emanuela Rigotto.  I massicci flussi migratori obbligano la società e la scuola a prendere atto di un processo sociale complesso, a cui si devono adeguare. L’origine dell’educazione interculturale è da collegarsi allo sviluppo dei fenomeni migratori e costituisce un’educazione alla cittadinanza globale che impara ad accogliere, a educare per guardare il mondo in modo decentrato e forma alla cultura della convivenza. La scuola rappresenta un luogo della mediazione, dell’incontro con diverse culture che aiuta a superare gli stereotipi dettati dalla non conoscenza del fatto che uno scambio di esperienze può essere un arricchimento per il mondo dell’istruzione e per la società che accoglie. Si deve ritrovare il senso della dignità umana e investire nella fiducia del futuro, favorendo percorsi di inclusione e soprattutto, dare maggiore attenzione alle seconde generazioni, perché saranno loro i futuri cittadini. 
“Ognuno è un mondo costruttore di un futuro migliore, ognuno è una cultura diversa, ognuno ha la parola e la possibilità di cambiare qualcosa”, ha detto Rosa De Pasquale. 
La scuola deve essere in grado di accogliere non solo l’alunno, ma anche la sua cultura e la sua famiglia. Sono stati promossi corsi di facilitazione linguistica per le mamme non italofone, percorsi di alfabetizzazione per alunni, settimane interculturali, laboratori e corsi per l’apprendimento della musica, cori di bambini e cori di genitori e docenti.
Vinicio Ongini, referente per l’educazione interculturale del MIUR, ha presentato i quattro principi dell’educazione interculturale: il diritto all’istruzione come valore costituzionale che va garantito a tutti i bambini, anche ai “minori stranieri non accompagnati”; una scuola comune, dove tutti i bambini vengono inseriti nella classe comune, principio su cui l’Italia si è distinta da altri Paesi che hanno adottato le classi speciali; la persona, i bambini e le famiglie sono prima di tutto persone e l’intercultura, c’è bisogno di un intreccio con una reciproca conoscenza.
L’integrazione è un percorso lungo e complesso e la scuola e gli insegnanti hanno come principale compito quello di far emergere le potenzialità, favorire processi di buona interazione e socializzazione tra gli alunni e le loro famiglie e aiutare tutti a diventare cittadini attivi e parte integrante della società di accoglienza. (Dutei Alina Mihaela)
 
 

Ass. 21 luglio e la rete REYN Italia: “i circa 15 mila minori rom che risiedono nelle baraccopoli italiane vivono un’esistenza di diritti negati”

Roma - Associazione 21 luglio e la rete Reyen Italia (Romani Early Years Network) impegnate nella promozione dei diritti e del benessere delle bambine e dei bambini, in occasione della Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza denunciano “la condizione drammatica in cui versano i circa 15 mila minori rom residenti nelle baraccopoli formali e informali del nostro Paese”. Nella Capitale – si legge in una nota - si stima una presenza di circa 4100 minori rom in emergenza abitativa e in condizioni di povertà: 1350 di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, 2750 sono quelli tra i 7 e i 18. La vita di tutti questi minori è “segnata dall’esclusione sociale, dallo scarso accesso ai servizi sanitari e dalla stigmatizzazione da parte della società. Per questi bambini l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media, in un caso su 5 non inizieranno mai un percorso scolastico e avranno possibilità prossime allo 0 di intraprendere una carriera universitaria”. Per le due associazioni a “ostacolare il pieno godimento del diritto all’istruzione sono – in primis – le condizioni abitative. La maggior parte delle baraccopoli – scrivono - si caratterizza per la lontananza da servizi essenziali, collocati nelle estreme periferie delle città e spesso a ridosso di zone inquinate e insalubri. La carenza di reddito, la discriminazione, l’esclusione sociale, la deprivazione culturale e l’inadeguatezza dello spazio abitato sono tutti fattori che hanno un forte impatto sul benessere fisico e psichico di questi minori e causano l’insorgere delle cosiddette “patologie da ghetto”: malnutrizione, scabbia, tubercolosi, o disturbi psichici come ansia e depressione”. Una ricerca di Associazione 21 luglio ("Ultimo Banco") focalizzata sul “Progetto di scolarizzazione Rom di Roma Capitale” del periodo 2009-2015 ha riportato “dati allarmanti”: nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico.
 

Migrantes Porto Santa Rufina: mercoledì incontro con il vescovo

Porto Santa Rufina - Mercoledì il vescovo di Porto Santa Rufina, Mons. Gino Reali, assieme al direttore Migrantes della diocesi, Enzo Crialesi, incontra in curia i sacerdoti e i responsabili laici dei migranti cattolici. La Chiesa portuense – si legge nella pagina diocesana dell’inserto di Avvenire “Lazio Sette” - ha sempre avuto una spiccata sensibilità per il tema della migrazioni, perché nel territorio sono molte le persone provenienti da altri Paesi che decidono di costruirsi un nuovo futuro nel territorio della provincia romana. La riunione con il vescovo sarà occasione per un momento di confronto sulla vita dei cattolici stranieri sul territorio diocesano.
 

Nella sede Cisl si parla di immigrazione

Mantova - Giovedì 23 novembre, alle ore 9, presso la sede Cisl di Mantova, in via Torelli 10, è in programma un convegno dal titolo “Accoglienza e integrazione”. L’obiettivo è quello di riflettere sul tema dei flussi migratori, un argomento particolarmente attuale e sentito in questo periodo. Il dibattito ha assunto toni molto accesi, alimentati da polemiche continue e strumentalizzazioni, perciò è necessario un confronto aperto, nel rispetto delle opinioni individuali, per trovare nuovi strumenti e soluzioni allo scopo di amministrare il fenomeno al meglio e con minori rischi. «Gestire e governare in modo efficace e lungimirante il fenomeno migratorio – si legge sulla locandina che presenta l’iniziativa – non significa limitarsi a irrealistiche azioni di deterrenza. Occorrono, invece, norme che favoriscano i flussi d’ingresso e la permanenza regolare dei cittadini stranieri, contrastando così il lavoro nero e lo sfruttamento». La giornata sarà aperta da un saluto di Dino Perboni, segretario Cisl–Asse del Po. In seguito sono in programma vari interventi per alimentare la discussione. È infatti prevista la partecipazione di numerosi ospiti: Tajinder Grover, presidente della
sezione locale dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere, realtà formata da immigrati residenti in Italia che promuove fratellanza tra i popoli, nel rispetto della Costituzione); Paolo Bonetti, docente all’Università degli Studi Milano–Bicocca e collaboratore della riforma delle norme in materia di immigrazione; Sandro Lombardi, prefetto di Mantova; Andrea Caprini, assessore al Welfare del Comune di Mantova, e Aristide Pelagatti, direttore della Fondazione Migrantes di Mantova. (R.D.B.)
 

L’addio alle migranti morte nel naufragio del 3 novembre

Salerno - Marian, Osaro, e poi i numeri: 3, 4, 5, fino a 26. Sulle bare una rosa bianca, se erano sole ad affogare nella disumanità del Mediterraneo. Una bianca e una azzurra se in grembo portavano un figlio. Eccolo qui, sotto il sole luminoso di Salerno, l’ultimo capitolo della “strage delle ragazze”. L’hanno chiamato tutti così, il naufragio che s’è consumato lo scorso 3 novembre al largo delle coste libiche: salvati tutti i vivi, in mare sono rimaste soltanto loro, le ragazze. Ventisei corpi esanimi sul pelo dell’acqua. Ventisei voragini nella coscienza dell’Occidente.
A salutarle per l’ultima volta, c’erano centinaia di persone. I parenti delle vittime riconosciute, prima di tutto: il marito di Marian, Sule, e il fratello di Osato. Il primo non ha voluto nemmeno parlare: è rimasto lì, immobile, davanti alla bara di legno lucido. Sulla targhetta la data di nascita della moglie, 7 febbraio 1997. Aveva vent’anni, Marian, da 5 mesi aspettava un bambino. Avevano sognato insieme i suoi lineamenti, e una vita felice per lui in Italia, o forse più lontano. Resteranno sogni. Immobile e zitto anche il fratello di Osaro: ha 18 anni e ha telefonato a mamma, che è rimasta in Nigeria con altri tre figli, «Osaro non c’è più». Anche lei era incinta, di due mesi. «Queste donne cercavano la libertà e la pace – ha detto durante la celebrazione del rito interreligioso l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Luigi Moretti –. Di fronte a loro, che non conosciamo, diciamo “sono nostre sorelle”». Accanto a lui l’imam di Bellizzi, Ebderrhmane Es Saba: «Quello che vivo oggi è il sentimento di qualsiasi cristiano onesto. Queste ragazze cercavano la fortuna, hanno trovato la morte. Ma ora dobbiamo pensare ai vivi. A quelli che sono ancora vivi. Ci vuole umanità tra gli uomini». Sono stati i ragazzi di alcune scolaresche salernitane, poi, a deporre i fiori sui feretri disposti in cerchio sull’Ossario, là dove riposano i morti senza nome della città. Nessuna istituzione era presente alle esequie: «Abbiamo scelto di non invitare nessuno che non appartenesse a questo territorio, e in modo condiviso con chi rappresenta questo territorio. Abbiamo scelto che fosse un rito funebre, per questo oggi non c’è nessuno qui. Ma ci sono, sono tutti con noi» è stata la spiegazione del prefetto di Salerno, Salvatore Malfi.
Dieci salme rimarranno nel cimitero salernitano, le altre verranno sepolte nei cimiteri comunali di Battipaglia, Montecorvino Rovella, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Pellezzano, Baronissi, Sala Consilina e Pontecagnano Faiano «perché il nostro territorio è capace di accogliere – ha proseguito il prefetto – e, come accogliamo i vivi, così lo facciamo con i morti».
Presenti alle esequie tutti i sindaci dei Comuni interessati. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha proclamato per la giornata di ieri il lutto cittadino e, per mezz’ora, ieri sera, si sono spente le luci in alcune strade e piazze della città. Al cimitero sono arrivate anche delegazioni dell’associazione Casa delle Donne e del movimento delle Donne in Nero: «Siamo qui oggi per dimostrare la nostra solidarietà nei confronti di queste nostre sorelle» hanno detto. Sabato prossimo, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, hanno deciso di partire alla volta di Roma da qui. (V.D.)
 

Migrantes: domani l’incontro dei Direttori Regionali

Roma – Si svolgerà domani, martedì 21 novembre, si incontreranno i Direttori regionali Migrantes. Dopo il saluto del Presidente della Fondazione, Mons. Guerino Di Tora, e l’introduzione del Direttore generale, Don Giovanni De Robertis, i lavori proseguiranno con la preparazione della Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato del prossimo anno e con una ricognizione sull’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nelle parrocchie italiane.
 
 

Dalla traversata in mare ai gol: la vita di Tony ricomincia a Bari

Bari - La comunità parrocchiale della chiesa di Santa Maria del Fonte a Carbonara, popoloso quartiere periferico (ex frazione) di Bari, ha aperto il cuore e le porte ai migranti. Più di due anni fa venne ospitata una famiglia curda in una casa adiacente alla parrocchia presa in affitto grazie al sostegno economico di molti. Accoglienza e integrazione nel segno dell’appello lanciato da papa Francesco, a cui era seguita l’iniziativa del parroco don Mimmo Chiarantoni che aveva dato un alloggio in alcuni locali della canonica a due giovani africani.
La mamma curda diede poi alla luce il 6 maggio del 2016 la piccola Larin che ha ispirato l’opera solidale di alcuni volontari già impegnati in parrocchia e nelle diverse attività della Caritas. Le due signore Mariella, Milena, Patrizia, Carla, Rosa, Domenica, Marina insieme a Francesco e Giuseppe sono diventati i punti di riferimento della "Casa di Larin", un gruppo affiatato che lavora in piena sinergia per prendersi cura dei tre giovani migranti ospitati nell’appartamento in cui prima viveva la famiglia curda. «Vogliamo prenderci cura del prossimo – dicono all’unisono i volontari della "Casa di Larin" –. Questi ragazzi che arrivano da terre lontane, dopo aver affrontato sacrifici, paure e peripezie rischiando anche la vita, sono per noi come dei figli da amare e da accudire. Facciamo tutto questo aiutati anche da famiglie e gente comune. Per noi è un aprire le porte a Cristo e anche loro ci regalano quotidianamente qualcosa d’importante ed un pizzico di emozione». Solidarietà vera che sgorga spontanea dall’animo di chi si è messo al servizio dei fratelli più deboli.
I tre giovani africani si chiamano David, proveniente dalla Nigeria, Djakary, ivoriano, e Tony che arriva dal Gambia. Quest’ultima storia, in particolare, è ricca di significato. Due anni fa, appena 16enne, lasciò la famiglia partendo dalla sua città Serekunda, la più grande del Gambia, col sogno di giocare a calcio in Italia. Prima, la traversata di tre settimane per andare in Libia, poi l’estenuante viaggio in mare per raggiungere le coste italiane pagando con i suoi risparmi i trafficanti di essere umani. «Da Tripoli mi imbarcai su un gommone dove salirono altre cento persone, tra cui molti bambini – racconta Tony –. Stipati come sardine, col buio della notte e le onde del mare che facevano paura, arrivammo a Lampedusa. Quel giorno rividi la luce». Una volta approdato a Bari, con il cuore gonfio di speranza, Tony ha avuto modo di incontrare gli operatori di "Mama Africa" che si occupa di integrazione tra immigrati e italiani nel territorio pugliese con progetti di cultura, arte e sport. Durante una partita di calcio, venne notato dal direttore sportivo della Vigor Moles, una società di Promozione, Giulio Mastrolonardo. Così nell’agosto scorso è cominciata l’avventura nel calcio dilettante di casa nostra. Il giovane gambiano è diventato il centravanti della squadra allenata da Martino Traversa (ex Bologna. Perugia e Lecce in serie A) che rappresenta la città di Mola, accolto con entusiasmo e affetto dai tifosi che lo hanno soprannominato la "pantera" per le sue movenze feline e la sua velocità. Finora ha segnato 11 gol tra campionato e Coppa Italia. «Per me è stato come toccare il cielo con un dito. Qui mi hanno accolto bene e sono felice. So che devo migliorare, anche perché vorrei tanto poter giocare un giorno tra i professionisti e magari calcare le orme del mio idolo Icardi». (N. Lavacca – Avvenire)
 

Mons. Moraglia: “aiuto dato con prontezza per fronteggiare l’emergenza”

Venezia - “In queste ore, come Chiesa di Venezia, abbiamo cercato di alleviare una situazione che rischiava di deflagrare: è stato un intervento di tipo emergenziale, messi di fronte ad una situazione singolarissima – di vera difficoltà ed emergenza oggettiva, che rischiava di ‘incartarsi’ e di aggravarsi ulteriormente – a cui abbiamo offerto una risposta con la disponibilità dei nostri parroci che ringrazio, insieme alle loro comunità, per l’aiuto dato con prontezza”. Lo ha dichiarato al settimanale diocesano “Gente Veneta” il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, a proposito della vicenda relativa all’ospitalità e all’accoglienza nella scorsa notte di oltre 200 persone richiedenti asilo – “in marcia” da Cona a Venezia – in patronati e strutture parrocchiali e diocesane della zona di Mira. “Dare una mano, ospitare, accogliere, venire incontro a chi si trova in situazione di vero disagio: ecco quello che abbiamo fatto. Per questo ho chiesto alle comunità parrocchiali coinvolte di aprire le porte delle loro strutture; il vicariato interessato è quello della Riviera e delle sue collaborazioni pastorali”, ha aggiunto il presule, che ha ricordato: “Sono stati distribuiti pasti, messe a disposizione coperte, in una di queste strutture c’era anche a disposizione un medico che ha prestato la sua opera, visitando alcune persone… Sento, quindi, il dovere e la gioia di ringraziare tanti che si sono impegnati e mobilitati in queste ore con uno spirito di servizio, di sacrificio ed una generosità notevoli ed encomiabili”.
Richiamando le parole scritte alla Chiesa di Venezia per la Giornata mondiale dei poveri, il patriarca ha evidenziato che oggi “la sfida è costruire una società che sia realmente inclusiva, accogliente, capace d’incontrare gli altri anche innanzi a diritti che configgono. Per far questo è necessario, quindi, che nessuno – dalle istituzioni agli enti locali, dalla politica alla società civile e alle realtà ecclesiali – si sottragga al senso profondo ed autentico del proprio impegno e delle proprie responsabilità. C’è bisogno che ognuno faccia la sua parte, non eliminando o accantonando difficoltà e problemi ormai ‘strutturali’ per il nostro vivere di oggi ma aiutando concretamente a risolverli, in modo lungimirante e realista”. Infatti, “la questione centrale rimane sempre quella di mantenere l’uomo al centro, nella sua dignità e nel suo valore da rispettare e nel suo essere soggetto imprescindibile, insieme, di diritti e doveri”. E ha concluso: “In queste ore si è fatto fronte in tempi brevi ad un’emergenza, con grande impegno e dedizione. Pensare che tale situazione si possa protrarre ancora non sarebbe realistico e confidiamo, quindi, nel lavoro delle istituzioni”.
 

Livorno: nasce la prima parrocchia “africana”

Livorno - Non poteva esserci data più significativa della Giornata mondiale dei poveri, domenica prossima, per inaugurare la prima parrocchia africana della diocesi di Livorno; segno di attenzione e prossimità alle oltre 3.300 persone originarie del continente africano, che vivono sul territorio, tra cui tantissimi cristiani. Il progetto si inserisce in un contesto di accoglienza ampio e diversificato che inizia con i servizi base, legati al ristoro e all’alloggio, per continuare con l’apprendimento della lingua italiana, l’eventuale ricongiungimento familiare, l’inserimento lavorativo e l’accompagnamento spirituale. La parrocchia avrà come sede la chiesa di Santa Maria Assunta, nel quartiere Torretta, proprio accanto al Porto di fraternità, la struttura della Caritas diocesana dove si trovano i servizi di prima necessità per i più poveri. Sarà presente un sacerdote africano e vi saranno celebrate tre Messe, una in lingua inglese, una in francese ed un’altra in swahili; accanto alla parrocchia nascerà anche un centro culturale africano, perché non c’è vera inclusione se non c’è conoscenza reciproca. L’idea della parrocchia africana è solo una parte di un piano pastorale molto più grande: il sogno di monsignor Simone Giusti, vescovo di Livorno, è infatti quello di realizzare una parrocchia per ogni gruppo etnico presente in diocesi, per andare incontro ai quasi 9mila stranieri presenti in tutta la provincia. «Livorno nasce come città di popoli – ricorda il pastore della Chiesa livornese – e anche oggi continua ad esserlo. In questi ultimi anni sono arrivati qui migliaia di stranieri, tanti si sono integrati, amano questa città, lavorano e vivono qui, mi sembra giusto dare loro anche la possibilità di vivere le celebrazioni della fede secondo le loro tradizioni. Abbiamo già istituito la parrocchia ucraina, una parrocchia per i cattolici rumeni e abbiamo dato una chiesa agli ortodossi rumeni, adesso è il momento di sostenere le popolazioni dell’Africa, mentre in futuro ci impegneremo anche per gli ospiti asiatici, anch’essi molto presenti nella zona, soprattutto di etnia peruviana e filippina». A dicembre sarà poi inaugurato il Villaggio della carità che vedrà raddoppiare i servizi Caritas alle centinaia di persone che ogni giorno chiedono aiuto: una nuova mensa; un guardaroba più grande; piccole abitazioni per dare un tetto nelle emergenze; locali per incontrarsi, imparare un mestiere e soprattutto conoscersi: altre opere per promuovere quello sviluppo umano integrale, come vuole il nuovo Dicastero pontificio voluto da papa Francesco, perché la convivenza non sia solo sinonimo di tolleranza, ma di reale integrazione pacifica. (Chiara Domenici)
 

Migrantes Albenga-Imperia: continua il percorso “Punti d’Incontro” sul tema: “Dialogo e cooperazione internazionale”

Albenga - Sabato 18 novembre alle ore 15,00 presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Albenga in Via Trieste, 31 Induisti, cristiani, musulmani e rappresentanti del volontariato si confronteranno nella necessità sempre più urgente di unire gli sforzi per far fronte alle sfide di un mondo in crisi ritrovando insieme una nuova possibilità di convivenza fraterna. “Ci aiuteranno - dice il direttore Migrantes Giorgio Puzzo - nella riflessione ‘Abd al – Ghafur Masotti, Responsabile per il Dialogo Interreligioso della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, Svamini Hamsananda Giri, Vice Presidente U.I.I. Unione Induista Italiana e Sergio Schintu, Segretario Januaforum - Associazione di Promozione Sociale”. Modera l'incontro Don Gabriele Corini, Direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose – Albenga. Durante l’incontro verrà presentato il libro, “La Via del Dialogo” della collana Punti di Incontro Ed. Messaggero di Padova. Per informazioni: 349 2801417 - 349 5646140.