Primo Piano

MCI Mosca: domenica raccolta viveri per i poveri della città

Mosca - “Questa nuova Giornata Mondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”.
Con queste parole si chiude il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale dei poveri celebrata due settimane fa. Ed è a queste parole che fa riferimento il missionario per la pastorale degli italiani di Mosca, don Giampiero Caruso che per domenica prossima, 3 dicembre, ha promosso una raccolta di viveri a favore dei poveri sostenuti da due religiose italiane: Suor Paola e Suor Anna Maria. I viveri verranno raccolti prima e dopo la celebrazione della Santa Messa.
 

Senise: da domani la mostra “Bambini, storie di viaggio di speranza e di filo spinato”

Senise - Le storie dei bambini sono al centro della mostra che viene inaugurata a Senise (Potenza) domani, 2 dicembre, alle ore 10,30, nell’ex Convento di San Francesco, a Piazza del Municipio. La mostra, dal titolo “Bambini, storie di viaggio di speranza e di filo spinato”, resterà aperta fino all’8 dicembre e raccoglie le storie di bambini che da soli, o insieme alla loro famiglia, fuggono da guerre e miseria, raccontate con le installazioni dei video artisti di Studio Azzurro, sulla base dei reportage che i giornalisti  Valerio Cataldi e Francesca Mannocchi hanno realizzato in questi ultimi anni sui confini d’Europa: la Libia, la Serbia, il Mediterraneo, il Libano, la Turchia.
Il 2 dicembre, nel corso dell’inaugurazione della mostrala lettura di storie di bambini dai confini del nostro continente sempre meno accessibile, sempre più pericoloso da raggiungere, attraversato da linee invisibili che segnano le rotte di chi cerca disperatamente di riuscire a superare il filo spinato e a riposarsi e finalmente cominciare a vivere.
“La mostra dell’Associazione Museo Migranti è una immersione in una dimensione che non conosciamo anche se è proprio dietro l’angolo. Arte e giornalismo si uniscono per ricercare un linguaggio nuovo, capace di andare oltre il banale per costringere chi guarda a prendere coscienza e a porsi domande. Un’esperienza che nello stesso tempo emoziona e informa, anche passando attraverso l’esposizione di tanti oggetti appartenuti ai migranti che morirono nel terribile naufragio di Lampedusa del 2013, come la macchinetta rossa del piccolo Esrom”, si legge in una nota.
 

Mons. Galantino: accogliere non è rinunciare ad identità

Fiumicino - “Non voglio entrare a gamba tesa nelle questioni politiche ma spero che la sensibilità e l’attenzione, epurate dalle paure, aiutino i nostri politici a ragionare ulteriormente”. Così Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, ha risposto oggi ai giornalisti ad una domanda sul rischio che la legge sullo ius soli non sia discussa a e approvata prima della fine legislatura. “Non penso di dire cose nuove ma ciò che già tantissimi pensano – ha affermato a Roma Mons. Galantino, riferisce il Sir, a margine della cerimonia di accoglienza dei primi 25 profughi dei corridoi umanitari -. È importante aprire il nostro cuore, anche attraverso forme di riconoscimento di chi è nato e studia in Italia, accettando i nostri valori. Accogliere non significa rinunciare alla propria identità”.

Mons. Galantino accoglie 25 profughi africani arrivati grazie ai corridoi umanitari

Fiumicino - “Benvenuti! È stato bello sentirmi dire ‘ci sentiamo già a casa nostra’”. Così Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, ha accolto stamattina  all’aeroporto di Fiumicino (Roma) i primi 25 profughi africani (un terzo sono bambini) arrivati dai campi in Etiopia grazie ai corridoi umanitari, nell’ambito del protocollo di intesa con lo Stato italiano, siglato dalla CEI – che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, prevede il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni. Già 50 diocesi hanno dato disponibilità all’accoglienza. Mons. Galantino ha ringraziato il governo italiano che ha accolto la proposta di aprire questo ulteriore canale umanitario. “La speranza è che il reiterarsi di questa esperienza possa diventare la prassi consolidata, la strada perché chi ne ha bisogno possa realizzare il suo sogno di vivere con dignità”, questo il suo auspicio. Il segretario generale della CEI ha ricordato che l’esperienza dei corridoi umanitari “non nasce oggi, non è un fatto nuovo, ma affianca altre iniziative che la Chiesa italiana sta sviluppando da più di 30 anni in maniera non organizzata attraverso i missionari, le missionarie e i laici da sempre presenti nelle vostre terre”. “È desiderio e progetto della Chiesa italiana – ha affermato – creare le condizioni per cui le persone possano rimanere nei Paesi in cui stanno”. A questo proposito ha ricordato il progetto “Liberi di partire, liberi di restare”, al quale la CEI ha destinato 30 milioni di euro dell’otto per mille e le tante famiglie, parrocchie e comunità che hanno accolto già 30.000 persone con vari progetti.
 

Governatorato Vaticano: al via la V edizione della Lotteria di beneficenza per le opere di carità del Papa

Città del Vaticano - Anche quest’anno viene riproposta una iniziativa di solidarietà: la quinta edizione della Lotteria di beneficenza per le opere di carità del Papa. L'iniziativa coincide con le Festività natalizie, periodo “particolarmente propizio per un gesto di solidarietà e di condivisione”, si legge in una nota. Il Papa – come ogni anno - ha messo personalmente a disposizione tutti i premi. La vendita dei biglietti della Lotteria inizierà venerdì 1° dicembre p.v. e si concluderà il 2 febbraio 2018 con l’estrazione dei biglietti vincenti alla presenza di una apposita Commissione che ne garantirà la correttezza.
I biglietti, al costo di €. 10,00 ciascuno, saranno posti in vendita in Vaticano presso la Farmacia, le Poste, il Servizio Telefoni, gli Spacci Annonari, il Magazzino “Stazione”, i punti vendita dell’Ufficio Filatelico e Numismatico ed i ‘Bookshop’ dei Musei Vaticani. La novità di questa edizione consiste nella possibilità di acquistare i biglietti della Lotteria di beneficenza presso l’Atrio dell’Aula Paolo VI, una opportunità concessa a tutti coloro che assisteranno al Concerto di Beneficenza di Natale del 16 dicembre 2017. In questo modo si avrà un’occasione per compiere un doppio gesto di carità!
Anche quest’anno sarà possibile acquistare i biglietti senza recarsi in Vaticano: grazie al costante impegno della Direzione delle Telecomunicazioni-Provider Servizi Internet Vaticani e della Direzione della Ragioneria dello Stato del Governatorato S.C.V., infatti, sarà possibile acquisire i biglietti collegandosi all’apposita sezione dedicata del sito www.vaticanstate.va. 
 

Diocesi di Ragusa accoglie una famiglia di rifugiati

Ragusa - Oggi sono atterrate a Fiumicino il primo gruppo di 25 profughi provenienti dall’Etiopia attraverso il Corridoio Umanitario promosso dalla CEI attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tra coloro che giungeranno in Italia anche due famiglie che saranno ospitate dalle Caritas diocesane di Ventimiglia San Remo e di Ragusa nell’ambito del progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”. La Conferenza Episcopale Italiana ha promosso l’apertura di un corridoio umanitario tra l’Etiopia e l’Italia che permetterà l’arrivo, nei prossimi mesi, di 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso e bloccati nei campi profughi del Paese. A siglare il “protocollo tecnico” tre soggetti: la Conferenza Episcopale Italiana (che agirà attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes), la Comunità di Sant’Egidio e il Governo Italiano. Questo Protocollo consentirà l’ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi etiopici in condizioni di grande precarietà. Nell’ambito del protocollo la Chiesa Italiana si impegna nella realizzazione del progetto di accoglienza facendosene carico interamente senza quindi alcun onere per lo Stato italiano.  Martedì il vescovo di Ragusa, Mons. Carmelo Cuttitta in occasione del II anniversario dell’ingresso come Vescovo della Diocesi di Ragusa ha annunciato alla comunità l'avvio del corridoio umanitario: a Ragusa arriverà una famiglia somala di sette persone (genitori più cinque bambini dai 2 ai 13 anni). Sono una famiglia contadina, di una etnia perseguitata dalle milizie islamiche che reclutava forzatamente gli uomini e violentava le donne, impedendo ai bambini persino di studiare. “Dalle notizie - fa sapere la diocesi siciliana - che ci giungono dal campo profughi sappiamo che una dei loro figli soffre di una grave malattia immunitaria e che sono estremamente poveri, non hanno vestiti, scarpe, valigie e nessun bene di valore. Ad Addis Abeba abitano in una baracca fatta di lamiera e di mattoni di fango, senza bagno, senza acqua potabile”.
 

“Storie di semola” al festival Librarsi di Asola: “Educare alla lettura significa educare alla diversità”

Milano - “Scoprire che la lettura possa diventare una finestra su realtà tanto vicine ed al contempo lontane, trasforma un ammasso di carta stampata in un processo di crescita” – confida Damiano Meo, autore di “Storie di semola e semplicità” (Fondazione Migrantes e Tau). Lo scrittore, nella mattinata di sabato, sarà ospite del festival “Librarsi” di Asola per conversare con 170 studenti delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Completo. Nel pomeriggio si uniranno al dialogo anche i genitori degli alunni, perché “non esistono letture per grandi e piccini, ma soltanto spunti su cui riflettere insieme”- puntualizza Damiano. Nel corso dell’evento verrà proiettato anche un cortometraggio dal titolo “Save Our Souls”, sull’esperienza della migrazione, realizzato dallo stesso autore, attraverso alcuni filmati forniti da migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. La narrazione inizia con un “quasi Natale” nella cucina di una donna musulmana. E da lì si sposta in ambienti lavorativi e in strada, attraversando festività musulmane e cristiane, con la leggerezza di chi ha voglia di scoprire il vicino di casa ed il bagaglio di tradizioni che custodisce. In un condensato di  pagine il tascabile “Storie di semola” delinea il fenomeno migratorio italiano ed europeo attraverso prospettive multiple: la cucina, le ibridazioni linguistiche e i dati. Tali argomenti vengono affrontati con un linguaggio adatto a tutti, per creare ponti in maniera trasversale. L’iniziativa rientra all’interno di un progetto di educazione alla lettura della durata di una settimana, con cadenza annuale, proposta dall’Istituto di Asola in collaborazione con altri enti, tra cui la Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi. Incontri, dibattiti, laboratori, proiezioni e teatro all’insegna della scoperta di libri, culture e luoghi. “Se è vero che le parole non possano cambiare il mondo, possono però far qualcosa per migliorarlo” – ama ripetere Damiano, con un sorriso carico di speranza: “bisogna partire dal presupposto che nessuno sia cattivo per sua natura, ma la cattiveria sia il risultato di prigioni culturali, mentali e materiali, quelle fatte di pregiudizi, diffidenze, bugie, controversie e stenti”. Così la letteratura diviene il pretesto per porre le basi di una crescita globale dell’individuo, quella fatta di esperienze concrete e di dialoghi, per imparare, conoscere, convivere ed essere autentici. "È buona la scuola che, attraverso la propria progettualità, mette in relazione, crea legami, affinità, comprensione reciproca; apre all’altro, al diverso, al nuovo. È buona la scuola che rende capaci di costruire non muri, ma ponti” – riporta il manifesto della struttura scolastica che ha organizzato l’evento. “Basterebbe osservare lo spessore di una pagina ed il suo peso per comprendere quanto la misurazione quantitativa spesso sia riduttiva, perché non svela nulla del contenuto racchiuso in quel foglio; bisognerebbe iniziare a misurare più spesso anche in termini emotivi per comprendere, o almeno percepire, la globalità di gesti, momenti e situazioni”- conclude l’autore, guardando la pioggia scrosciante che profuma l’aria di novità e vita.
 

Istat: aumentano le migrazioni interne

Roma - Dopo tre anni di calo torna a crescere la mobilità all’interno dell’Italia, con un flusso dal Sud verso il Centro-Nord  o tra comuni della stessa regione: nel 2016 hanno spostato la residenza 1 milione e 331mila persone (+4%), in aumento anche i trasferimenti degli anziani (da 99mila ultra sessantacinquenni nel 2006 a 116mila nel 2016, +18%). Sono i dati forniti dall’Istat nel Rapporto su “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente – Anno 2016”. All’aumento degli spostamenti interni contribuiscono anche gli stranieri, con 230mila cambiamenti di residenza, circa 27mila in più rispetto al 2015. Le province del Nord come al solito sono le più attrattive: al primo posto l’Emilia Romagna (+2,3 per mille) con Bologna e Rimini, seguita da Trentino Alto Adige (+2,1 per mille), Lombardia (+1,7). Partono soprattutto da Basilicata (-3,8), Calabria (-3,5) e Molise (-3,4). Perdono più residenti le province siciliane e calabresi: Vibo Valentia (-5,2 per mille), Enna (-5,1), Caltanissetta (-4,8 per mille), Reggio Calabria (-4,4 per mille). Per quanto riguarda gli anziani, oltre i 70 anni si trasferiscono soprattutto le donne, per via della maggiore longevità. Si ricongiungono a familiari o si recano presso case di cura.
 

Migrazioni: task force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Onu “per salvare e proteggere vite umane”

Roma - Nascerà “una task force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite per salvare e proteggere vite di migranti e rifugiati lungo le rotte e in particolare in Libia, accelerando il ritorno volontario assistito ai Paesi di origine e il reinsediamento di chi ha bisogno di protezione internazionale”. La decisione, comunicata con una nota stampa congiunta delle tre istituzioni, è stata presa a margine del summit Ue-Ua in corso ad Abidjan dal segretario dell’Onu, Antonio Guterres, dal Presidente della commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat, e dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker con l’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. I quali si sono incontrati, riferisce il Sir,  per “discutere passi concreti” con cui “affrontare insieme la drammatica situazione di migranti e rifugiati vittime delle reti criminali, soprattutto in Libia”. La task force dovrà “basarsi, ampliare e accelerare il lavoro già portato avanti dai Paesi di origine e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), con finanziamenti dell’Unione europea, lavoro che da gennaio ad ora ha permesso il ritorno volontario ai Paesi di origine di 13mila migranti”, spiega la nota. Onu, Ua e Ue hanno deciso che la task force lavorerà insieme alle autorità libiche e “sarà parte del lavoro comune complessivo” che le tre istituzioni internazionali “intensificheranno per smantellare” le reti criminali e offrire “opportunità di sviluppo e stabilità nei Paesi di origine e di transito, affrontando le cause profonde della migrazione”. Dell’accordo fa parte anche la decisione di “aggiornare in modo sistematico la cooperazione trilaterale, incontrandosi regolarmente al più alto livello politico, in particolare a margine delle Assemblee generali delle Nazioni Unite”.
 
 

Avvento: il popolo della pace

Roma - “Se davvero a partire dall’ascolto diventeremo “il suo popolo”, se davvero saremo fedeli alla sua chiamata, allora potremo ripetere parole di pace per i poveri, per i disprezzati e gli scartati della storia, e anche per coloro che – con maggiore o minore responsabilità – si rivelano ingiusti e oppressori”. Così Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, introduce il Sussidio per l’Avvento e il Natale 2017, curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale e disponibile online. Filo conduttore un versetto del Salmo 85: “Il Signore annuncia la pace”. Il sussidio – afferma ancora Mons. Galantino – ripropone con forza “le linee essenziali della liturgia: gesti, parole e canti che introducono a un ascolto intenso e coinvolgente, che mettendoci al riparo da un facile protagonismo individualistico e dalla spettacolarizzazione emotiva, rendono possibile una comunione spirituale profonda e consentono di celebrare e vivere una festa piena e gioiosa, aliena dall’evasione deresponsabilizzante”.
 

Fondazione Adecco e UNHCR insieme per i rifugiati

Milano - E’ stato firmato il protocollo d’intesa tra Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, che dà il via al progetto LOCUS – Learning knowledge and based action Oriented Contents for a Useful IncluSion.
Il progetto partito da Lamezia Terme  coinvolgerà inizialmente circa 20 rifugiati. LOCUS vuole dare ai titolari di protezione internazionale reali occasioni di integrazione attraverso la formazione e percorsi di orientamento al mondo del lavoro sia in forma individuale che di gruppo, spiega una nota. In particolare il progetto permetterà di analizzare “le proprie competenze e aspettative, capire quali sono le conoscenze specifiche spendibili nel mercato del lavoro, avere opportunità di confronto con il mondo del lavoro e sviluppare la propria autonomia nel percorso di inserimento lavorativo”.
Solo attraverso il lavoro, infatti, è “possibile una reale integrazione e il progetto nato dalla collaborazione fra UNCHR e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità agisce sulle prime, enormi difficoltà di approccio al mondo del lavoro che i rifugiati affrontano. L’integrazione dei rifugiati passa per la possibilità di rendersi autonomi attraverso il lavoro. Investire in politiche di integrazione nel mercato del lavoro, rappresenta non solo uno strumento per restituire dignità e autostima ai rifugiati ma anche una opportunità di sviluppo economico e culturale per le comunità ospitanti” ha dichiarato Stephane Jaquemet, Delegato UNHCR per il Sud Europa”.
 

Istat: per le donne italiane 1,26 figli in media, per le straniere 1,97

Roma - Nel 2016 le residenti in Italia hanno avuto in media 1,34 figli per donna, un valore in linea con la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo di 1,46 figli per donna. Per le italiane l’indicatore è di 1,26 figli per donna, mentre ammonta a 1,97 per le donne straniere. Lo dice oggi l’Istat che ha pubblicato il Report “Natalità e fecondità della popolazione residente”.   L’analisi nel tempo e sul territorio conferma l’avvicinamento dei livelli di fecondità tra le ripartizioni, in particolare tra il Centro (1,31 figli per donna) e il Mezzogiorno (1,29 circa nel 2016). L’indicatore di fecondità è più elevato per le residenti nelle Province Autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,76 e 1,52 figli per donna), seguite dalla Lombardia (1,42). Le differenze territoriali nella fecondità totale sono spiegate dal diverso contributo delle donne straniere: al Nord l’impatto è più rilevante grazie alla loro maggiore presenza e alla loro maggiore propensione ad avere figli. I livelli più elevati della fecondità delle donne straniere si registrano, infatti, tra le residenti al Nord (circa 2,09 figli per donna contro 1,26 per le italiane). Hanno in media un numero più contenuto di figli le straniere che risiedono al Centro e al Sud (rispettivamente 1,76 e 1,81 figli per donna).
I tassi di fecondità delle donne italiane mostrano invece – spiega l’Istat - una minore variabilità sul territorio: il più elevato numero medio di figli per donna si registra nella Provincia autonoma di Bolzano (1,67) tra le regioni del Nord, nel Lazio (1,29) tra quelle del Centro e in Campania (1,33) e Sicilia (1,30) tra quelle del Mezzogiorno. Si tratta comunque di livelli bassissimi. Ad eccezione dell’Abruzzo, in tutte le regioni del Mezzogiorno la fecondità delle donne italiane è anche inferiore ai valori osservati nel 1995, anno di minimo assoluto della fecondità per il nostro Paese (1,19 figli per donna).
L’evoluzione della fecondità di periodo è fortemente condizionata dalle variazioni nella cadenza delle nascite rispetto all’età delle donne. L’aumento del numero medio di figli per donna registrato tra il minimo del 1995 e il 2010 si è verificato nei territori interessati dal recupero delle nascite precedentemente rinviate da parte delle donne di cittadinanza italiana e dove la presenza straniera è più stabile e radicata (quindi più nati stranieri o con almeno un genitore straniero). Ciò è accaduto, in particolare, nelle regioni del Nord e del Centro mentre nel Mezzogiorno è proseguito il fenomeno della denatalità a causa della posticipazione delle nascite, ancora in atto da parte delle cittadine italiane, non compensata dalla quota, modesta in questa area, di nascite di bambini con almeno un genitore straniero.
Il dispiegarsi degli effetti sociali della crisi economica ha agito – scrive ancora l’Istituto di ricerca - direttamente sulla cadenza delle nascite. Le donne residenti in Italia hanno accentuato il rinvio dell’esperienza riproduttiva verso età sempre più avanzate; rispetto al 1995, l’età media al parto aumenta di quasi due anni, arrivando a 31,8 anni; anche l’età media alla nascita del primo figlio cresce arrivando a 31 anni nel 2016 (quasi tre anni in più rispetto al 1995). Le regioni del Centro sono quelle che presentano il calendario più posticipato (32,1 anni). Tra le regioni, Sardegna e Basilicata sono quelle che detengono il primato italiano della posticipazione (32,5 anni).
Confrontando i tassi di fecondità per età del 1995, del 2010 (solo italiane) e del 2016 (italiane e totale residenti) si osserva lo spostamento della fecondità verso età più mature  Si hanno, per il complesso delle donne residenti, tassi di fecondità più elevati nelle età superiori a 30 anni, mentre nelle donne più giovani si continua a riscontrare una diminuzione dei livelli di fecondità. Questo fenomeno è ancora più accentuato considerando le sole cittadine italiane.
 

Istat: soprattutto rumene, marocchine e albanesi le madri straniere

Roma - Considerando la cittadinanza delle madri, al primo posto per numero di figli iscritti in anagrafe si confermano le donne rumene (19.147 nati nel 2016), seguite da marocchine (11.657) e albanesi (8.961), che coprono il 42,7% delle nascite da madri straniere residenti in Italia La distribuzione delle cittadinanze dei genitori per tipologia di coppia rivela l’elevata propensione a formare una famiglia con figli tra concittadini (omogamia) delle comunità maghrebine, cinesi e, più in generale, di tutte le comunità asiatiche e africane. All’opposto le donne ucraine, polacche, moldave, russe e cubane mostrano un’accentuata propensione ad avere figli con partner italiani più che con connazionali. E’ quanto si legge nel Report Istat su “Natalità e fecondità della popolazione residente” diffuso oggi
 

Istat: al Nord più di un nato su cinque con genitori entrambi stranieri

Roma - Al primo posto per numero di nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (15.417 nati nel 2016), seguiti dai marocchini (9.373), dagli albanesi (7.798) e dai cinesi (4.602). Queste quattro comunità rappresentano il 53,6% del totale dei nati stranieri. Lo dice l’Istat nel Report “Natalità e fecondità della popolazione residente” pubblicato questa mattina. L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri è notoriamente molto più elevata nelle regioni del Nord (circa 20,8%), dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (16,9%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (5,7% al Sud e 5,1% nelle Isole). Nel 2016 è di cittadinanza straniera circa un nato su quattro in Emilia-Romagna, quasi il 22% in Lombardia, circa un nato su cinque in Piemonte, Veneto, Liguria e Toscana. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo dove supera il 10%.
L’impatto dei comportamenti procreativi dei cittadini stranieri è “più evidente – scrive l’Istat -  se si estende l’analisi al complesso dei nati con almeno un genitore straniero, ottenuti sommando ai nati stranieri le nascite di bambini italiani nell’ambito di coppie miste (madri di cittadinanza straniera e padri italiani o viceversa)”. A livello territoriale la geografia è analoga a quella delle nascite da genitori solo stranieri, ma con intensità più elevate: in media nel 2016 ha almeno un genitore straniero oltre il 29% dei nati al Nord e il 24,3% al Centro, mentre al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,0% e 8,2%. Le regioni del Centro-Nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono l’Emilia-Romagna (33,9%) e la Lombardia (30,0%).
 

Istat: in diminuzione anche i nati con almeno un genitore straniero

Roma - Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. E’ il dato riportato oggi dall’Istat nel report “Natalità e fecondità della popolazione residente”. Dal 2012 – sottolinea l’Istituto di Statistica italiano - diminuiscono, seppur lievemente (-7 mila), anche i nati con almeno un genitore straniero pari a poco più di 100 mila nel 2016 (21,2% del totale). Tra questi, a calare in maniera più accentuata sono i nati da genitori entrambi stranieri, che nel 2016 scendono per la prima volta sotto i 70 mila.
Le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile ravvisabili nella struttura per età delle donne italiane, stanno a loro volta “invecchiando”: la quota di donne straniere 35-49enni sul totale delle cittadine straniere in età feconda passa dal 41% al 1° gennaio 2005 al 51,7% al 1° gennaio 2017. Questa trasformazione – scrive l’Istat - è conseguenza delle dinamiche migratorie nell’ultimo decennio. Le grandi regolarizzazioni del 2002 hanno dato origine nel corso del 2003-2004 alla concessione di circa 650 mila permessi di soggiorno, che si sono in gran parte tradotti in un “boom” di iscrizioni in anagrafe dall’estero (oltre 1 milione 100 mila in tutto, che ha fatto raddoppiare il saldo migratorio degli anni 2003-2004 rispetto al biennio precedente). Le boomers, che hanno fatto il loro ingresso o sono “emerse” in seguito alle regolarizzazioni, hanno realizzato nei dieci anni successivi buona parte dei loro progetti riproduttivi nel nostro Paese, contribuendo in modo importante all’aumento delle nascite e della fecondità di periodo. La dinamica migratoria si è attenuata con la crisi degli ultimi anni, pur restando positiva come avviene ormai da oltre venti anni. In Italia, inoltre, sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano una minor propensione a fare figli in Italia. È il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane, che hanno alti tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie.
Per queste ragioni il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente si va lentamente riducendo. Si osservano tuttavia, due tendenze divergenti tra i nati in coppia mista e quelli con entrambi i genitori stranieri. I primi – spiega ancora il report dell’Istat -  passati da 23.970 del 2008 a 30.984 del 2016, presentano un andamento oscillante a partire dal 2010. I nati da genitori entrambi stranieri, invece, dopo un incremento sostenuto fino al 2012 sono diminuiti di oltre 10 mila unità negli ultimi quattro anni (nel 2016 ammontano a 69.379, 14,7% del totale delle nascite). Il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese, testimoniato anche dal notevole aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, rende però sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera. Si riscontra, infatti, un numero rilevante di acquisizioni di cittadinanza proprio da parte di quelle collettività che contribuiscono in modo più cospicuo alla natalità della popolazione residente. Nel 2016 le acquisizioni di cittadinanza hanno riguardato principalmente albanesi (36.920) e marocchini (35.212) che insieme coprono oltre il 39% delle acquisizioni registrate nell'ultimo anno dai cittadini non comunitari3. Sono quasi 90 mila le donne non comunitarie che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2016; di queste, oltre la metà ha un’età compresa tra 15 e 49 anni. Sono 17.586 le acquisizioni di cittadinanza di donne albanesi e 15.987 quelle di donne marocchine, con quote in età feconda rispettivamente del 60% e 46%.
 
 
 
 

Milano: un Sinodo su come vivere la fede nelle parrocchie sempre più multietniche

Milano– Un percorso di studio, riflessione e decisione per definire le modalità attraverso le quali annunciare adeguatamente il Vangelo, celebrare i sacramenti, vivere l’esperienza della carità nelle parrocchie ambrosiane, tutte sempre più multietniche.  L’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ha indetto il sinodo minore “Chiesa delle genti, responsabilità e prospettive. Linee diocesane per la pastorale”.
Il percorso avviato dall’arcivescovo – spiega la diocesi -  nasce dall’esigenza di aggiornare l’azione pastorale alla luce dei cambiamenti sociali prodotti all’interno delle stesse parrocchie della vasta diocesi ambrosiana dai flussi migratori. Al centro di questo sinodo non saranno i fenomeni migratori in quanto tali o l’impegno della Chiesa per l’accoglienza, da sempre oggetto di impegno per la Chiesa. Il tema che invece sarà messo a fuoco da questo percorso riguarda l’esperienza dentro le 1107 parrocchie della diocesi, la cui realtà è molto mutata in questi decenni anche per la presenza di cattolici provenienti da altre nazionalità, di lingue e culture diverse che però abitano la stessa comunità, sotto lo stesso campanile. Affinché si evitino due rischi, “l’uno speculare all’altro. Da un lato, che i cristiani migranti una volta giunti a Milano debbano pregare e celebrare solo tra di loro, per gruppi etnici o linguistici. Dall’altro, che siano i cristiani ‘stranieri’ a doversi adeguare ad modo di essere chiesa preesistente. La domanda ideale che tutti – milanesi da più generazioni e ‘nuovi ambrosiani’ – dovranno porsi è ‘come dobbiamo cambiare per essere anche oggi, insieme, discepoli del Signore e Chiesa delle genti?”.
Il Sinodo diocesano è l'assemblea di sacerdoti e di altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per prestare aiuto al Vescovo in ordine al bene di tutta la comunità diocesana. Nella storia della Diocesi ambrosiana ne sono stati convocati 47. L’ultimo, indetto dall’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, durò due anni, dal ’93 al ’95 ed è quello in vigore ancora oggi e normativo per la Chiesa di Milano.
Coerentemente con le indicazione di Papa Francesco per «una Chiesa dell'ascolto», in cui «ascoltare è più che sentire» perché «ciascuno ha qualcosa da imparare» (discorso per l’anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015), Mons.  Delpini ha ritenuto opportuno convocare un Sinodo, definito minore, perché non tratterà tutti gli aspetti della vita della Chiesa, come accadde in quello precedente appunto, ma un solo tema, rimandando ad altri possibili sinodi la trattazione dei diversi argomenti, spiega ancora la diocesi sottolineando che il Sinodo “La Chiesa della genti”, in particolare, aggiornerà quanto contenuto nel capitolo 14 del 47° Sinodo intitolato “Pastorale degli esteri”.
Per avviare il percorso, l’Arcivescovo contestualmente al documento di indizione che reca la data del 27 novembre 2017, ha costituito con decreto la “Commissione di coordinamento”. Tale commissione - presieduta da Mons. Luca Bressan, affiancato nel ruolo di segretari da Mons. Paolo Martinelli, vicario episcopale per i Consigli diocesani, e da don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes) - opererà con il contributo di 18 membri, tra cui 10 laici, e l’eventuale apporto di altri consulenti invitati dallo stesso presidente. Il ruolo della Commissione sarà di coordinare i lavori del Consiglio presbiteriale che riunisce i sacerdoti e del Consiglio pastorale diocesano che raccoglie i laici.
Il Sinodo sarà presentato alla diocesi dall’arcivescovo il 14 gennaio 2018, in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Dal quel momento partirà la fase dell’ascolto durante la quale i presbiteri (nei decanati) e i fedeli (nei consigli pastorali decanali e parrocchiali) porteranno la propria riflessione. Al termine di questa fase che si concluderà a Pasqua (1 aprile 2018), la Commissione raccoglierà i contribuiti nello strumento di lavoro. Sulla base di questo documento i Consigli pastorale e presbiteriale delineeranno le proposizioni, vale a dire le norme giuridiche, che saranno promulgate dall’Arcivescovo. I lavori si concluderanno sabato 3 novembre 2018, vigilia della festa liturgica in onore di San Carlo Borromeo, pastore della chiesa ambrosiana che indisse i primi 11 sinodi diocesani.
 

Ucraini in Italia: a Milano la commemorazione dell’85° anniversario dell’Holodomor

Milano – Domenica scorsa, 26 novembre, le comunità ucraine del Nord d'Italia si sono riunite nella Cattedrale di Milano per la commemorazione delle vittime dell'Holodomor in Ucraina negli anni 1932-1933.
Alle ore 13.00 è stata celebrata la Solenne Divina Liturgia “Requiem” presieduta dell'Arcivescovo mons. Cyril Vasil', Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali. Con lui hanno concelebrato mons. Hlib Lonchyna, Vescovo dell’Eparchia Cattolica Ucraina della Sacra Famiglia di Londra, mons. Ireneo Bilyk, canonico della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, don Volodymyr Voloshyn, Coordinatore nazionale Migrantes per la pastorale dei cattolici ucraini in Italia, con una trentina di pastori-cappellani della regione del nord d'Italia e il diacono Pietro Zablotskyy della Cattedrale di San Giorgio a Lviv. Il coro della comunità ucraina del San Josafat di Milano ha animato la celebrazione.
Hanno partecipato anche alla preghiera comune Tetiana Izhevska, Ambasciatore di Ucraina presso la Santa Sede e Roman Goriainov, Console Generale dell'Ucraina a Milano.
Al termine della celebrazione liturgica l'arcivescovo di Milano, mons. Mario Enrico Delpini ha portato il suo saluto sottolineando che questa tragedia non ha toccato solo il popolo ucraino, ma l'intera Chiesa: “La Divina Liturgia, celebrata oggi da voi, è la risposta a tutte le sofferenze del mondo che si trasfigurano nella Risurrezione di Gesù Cristo.
Alla fine don Voloshyn, a nome di mons. Dionisio Lachovicz, Visitatore Apostolico per i fedeli ucraini greco-cattolici in Italia, assente per motivi di salute, ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione, in modo particolare don Igor Krupa, il cappellano della comunità ucraina a Milano, che si è impegnato per organizzazione questo evento insieme con tutti suoi volontari.
La celebrazione si è conclusa con la preghiera per le vittime dell'Holodomor, che a suo tempo ha scritto Sua Beatitudine Lubomyr Husar, conclusa con l'inno liturgico per la protezione del popolo ucraino “O Dio, Grande e Unico, ci custodisci Ucraina”. E’ seguita la processione dei fedeli verso la Basilica di Santo Stefano Maggiore, davanti alla quale è stata celebrata “Panakhyda” –  commemorazione di tutte vittime dell'Holodomor.
Mons. Hlib Lonchyna ha pronunciato, al termine della processione, l’omelia, durante la quale ha sottolineato l'essenza della “nostra” preghiera comune: “Preghiamo per l’eterno riposo di tante vittime dell'Holodomor, perché la preghiera è ciò che ci unisce a loro. Non possiamo oggi nutrirli con il cibo, ma possiamo solo pregare per loro. La nostra preghiera è il massimo che possiamo dare oggi a coloro che hanno vissuto questo terribile tormento a causa della fame. La nostra partecipazione alla preghiera comune ci offre anche una lezione per la generazione futura, affinché non avvenga più questa terribile tragedia contro la dignità umana. Oggi bisogna far conoscere ai giovani la storia dell'Holodomor affinché siano capaci di condividere il pane gli uni con gli altri, mostrando con ciò la loro ricchezza di fede e amore. Pregando oggi per le vittime dell'Holodomor, chiediamo al Signore la misericordia, il perdono e la pace, affinché immersi nella Sua beatitudine lodino Dio senza fine”.
 

“Emigrazione 2.0”: il nuovo programma di Radio ABM

Belluno -  “Emigrazione 2.0” è il nuovo programma di Radio “ABM”, la radio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che andrà in onda a partire da oggi alle ore 5.15 e alle ore 20.30. Un programma che darà voce all’emigrazione dei nostri giovani. Un fenomeno migratorio in costante crescita, basti pensare che solo in provincia di Belluno dal 2006 al 2016 vi è stato un aumento di iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) pari a 15.459: si è passati dai 34.550 agli attuali 50.009, si legge in una nota. E proprio da questi dati inizierà la prima puntata. Sarà seguita da una serie in interviste. La prima porterà a Barcellona. Il primo intervistato sarà Paolo Rizzardini, nativo di Cesiomaggiore.
“Emigrazione 2.0” andrà in onda il martedì, e in replica la domenica, alle ore 5.15 e alle ore 20.30 (ora locale italiana). E’ possibile ascoltare Radio ABM dal seguente link: www.bellunesinelmondo.it/radio-abm o scaricando l’app Radio ABM dal proprio smartphone/tablet
 

CEI: giovedì il primo arrivo di profughi dall’Africa con i corridoi umanitari

Roma - Giovedì 30 novembre è previsto l’arrivo delle prime 25 persone dall’Etiopia nell’ambito del Protocollo di intesa con lo Stato italiano, siglato dalla CEI – che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il Protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, prevede il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni.
Questi primi nuclei familiari, oltre che da parenti già presenti in Italia, saranno ospitati dalla Caritas diocesana di Ventimiglia, dalla Caritas diocesana di Ragusa e dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma.
L’accoglienza prevede l’intervento di parrocchie, famiglie e istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati, con il supporto di famiglie tutor italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa di ognuno sul territorio garantendo servizi, corsi di lingua italiana, cure mediche adeguate.
Alle ore 10.00, a Fiumicino, è prevista l’accoglienza ai profughi in arrivo e una conferenza stampa con la partecipazione di: Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, Prefetto Gerarda Pantalone, capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione e prefetto Mario Morcone, in rappresentanza del Ministero dell’Interno, Ministro Luigi Vignali, Direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri.  Modererà il dibattito Ferruccio Ferrante, responsabile della comunicazione di Caritas Italiana.
I profughi, il cui arrivo all’aeroporto di Fiumicino è previsto per le ore 4.30 del mattino, saranno accolti da don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana, Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana e Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati, rifugiati e Rom.
 
 

Migrantes: l’11 dicembre l’incontro del coordinamento per lo Spettacolo Viaggiante

Roma – Si svolgerà il prossimo 11 dicembre a Roma, presso la sede della Migrantes, l’l’incontro del coordinamento nazionale per la pastorale dello spettacolo viaggiante. Tra i temi all’ordine del giorni le modalità da attuare per la conoscenza e il coinvolgimento degli operatori pastorali che si occupano del settore nelle diocesi italiane, la possibilità di avviare un lavoro pastorale in rete, coinvolgendo i direttori regionali e diocesani Migrantes ed aggiornamenti sul cammino della causa di beatificazione del Servo di Dio don Dino Torreggiani, pioniere della pastorale nel mondo rom e circense.