Primo Piano

Circo: riunione dei direttori dei circhi italiani a Roma

Roma - Nel corso della riunione svoltasi mercoledì 10 gennaio scorso presso il Circo Lidia Togni, alla quale hanno partecipato una settantina di operatori con una rappresentanza di circa 30 complessi circensi italiani, è stato deciso di programmare un nuovo incontro per mercoledì 31 gennaio al fine di proseguire e concludere il lavoro avviato.
 

Migrantes Benevento: ieri convegno su “Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare”

Benevento - «L’accoglienza è prima di tutto luogo teologico perché negli occhi di chi si accoglie c’è il volto di Gesù; l’accoglienza è segno dei tempi, non possiamo voltarci dall’altra parte. Questi fratelli non arrivano a mani vuote». Con queste parole mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro e vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana ha introdotto la sua relazione al convegno “Essere #Welcome, Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare” organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Benevento, svoltosi ieri pomeriggio alla Sala Convegni della Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli.
Mons. De Luca ha proseguito: «questo Convegno è una modalità molto bella di celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Papa Francesco ci dice proteggere, protezione vuol dire anche rispettare la dignità delle persone. Spesso si dice di aiutarli nelle loro terre. Ma il problema è che se tornassero nelle loro terre troverebbero noi occidentali. La diocesi Teggiano-Policastro ha vissuto al molo Garibaldi di Salerno 22 sbarchi, alcuni purtroppo tragici. Nel penultimo sbarco oltre 300 migranti erano bambini. Di questi quattro bambine hanno raccontato di essere vittime di tratta». Inoltre mons. De Luca si è soffermato sul progetto accoglienza Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar): «è un modello di accoglienza intelligente. Su 8mila comuni italiani solo mille hanno risposto all’appello, in Campania appena solo 43 comuni. Nel Sannio sono una cifra considerevole».
«Come Chiesa locale siamo chiamati a discutere di immigrazione per far riflettere su questo problema che è anche un esercizio dell’amore»: ha esordito don Sergio Rossetti, Direttore Ufficio Migrantes della diocesi di Benevento. Don Rossetti ha continuato informando che la Giornata Migrantes e del Rifugiato 2019 sarà celebrata domenica 8 settembre 2019 e proponendo di organizzare il prossimo convegno Migrantes in una zona della diocesi.
«Noi dimentichiamo di essere stati e di essere ancora popolo di emigrati». Così ha dichiarato Maria Pia Mercaldo, responsabile dell’Osservatorio Povertà e Risorse di Caritas Benevento, introducendo il tema “Dall’Italia al Sannio. La nostra emigrazione”. «Il tema dell’immigrazione in Italia – ha continuato - è molto relativo. Sono 80 milioni gli oriundi italiani soprattutto in Brasile, Argentina e Stati Uniti. A gennaio 2017 gli italiani residenti all'estero iscritti all’Anagrafe Italiani residenti all'estero (Aire) erano 4.973.942 che costituiscono l'8,2% degli oltre 60,5 milioni di residenti in Italia alla stessa data. Più della metà degli italiani residenti all'estero proviene da regioni del Sud». Riguardo alla Campania e il Sannio: «La nostra regione ha registrato un incremento migratorio, il dato delle aree interne risulta quello più evidenziato. Per quanto riguarda il Sannio mille sanniti, soprattutto giovani, hanno lasciato la propria terra, dal 2011 oltre 5.000 abitanti sono andati via dalla provincia di Benevento e il numero purtroppo è destinato a salire, se si considera che la proiezione al 2020 è quello del totale spopolamento delle aree più interne prive di opportunità lavorative. Tra le province campane quella di Benevento è al quinto e ultimo posto in Campania per numero di stranieri; al primo posto per tasso di mortalità; al quarto posto per tasso di natalità e per tasso di crescita e al primo posto per età media ed indice di vecchiaia». Mercaldo ha concluso con una riflessione sul Welcome: «L’accoglienza è uno dei punti del Manifesto per una Rete dei Piccoli Comuni #Welcome, di Caritas di Benevento. Una piccola rivoluzione che ruota intorno a un elemento: gli Sprar. Essi portano un beneficio notevole per la comunità che accoglie, in termini economici e di occupazione, otre a scongiurare la morte di tanti paesi in via di estinzione».
Al termine della relazione della dott.ssa Mercaldo è seguita la testimonianza della famiglia siriana accolta tramite il programma “Resettlement” promosso da Caritas Italiana e finanziato totalmente dalla Conferenza Episcopale Italiana. La famiglia è giunta in Italia il 14 dicembre scorso ed è stata accolta da Caritas Benevento. Una storia difficile. Lasciare la Siria, i propri cari, i propri amici per fuggire dalla guerra civile. Arrivare in Giordania per poi giungere in Italia e trovare accoglienza. Traumatico l’arrivo in Italia ma ora la serenità è vicina grazie al ritorno della normalità come il ritorno a scuola dei bambini.
Le conclusioni sono state affidate a mons. Felice Accrocca, Arcivescovo di Benevento che ha affermato: «I quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare hanno una funzione non solo teologica ma anche genitoriale». L’Arcivescovo di Benevento ha proseguito: «Noi ragioniamo sempre più per slogan, occorre ragionare seriamente. Non dobbiamo nascondere la difficoltà d’integrazione come non nasconderne le risorse. Abbiamo un evidentissimo problema demografico, quelli che posso essere un problema possono essere anche una risorsa». Mons. Accrocca ha infine concluso: «occasioni come il Convegno ci aiutano a crescere, riflettere e a interrogarci».
Mons. Pompilio Cristino, Parroco di Santa Maria di Costantinopoli, introducendo il convegno e durante la preghiera iniziale a cura della Caritas Parrocchiale, ha voluto augurare di riconoscere nel migrante il volto di Gesù.
 
 

Richiedenti asilo ed esiti in Europa: per gli afghani è “asylum lottery”

Torino - Come è possibile che i richiedenti asilo afghani in Francia ottengano protezione nell’80% dei casi, mentre in Belgio solo il 60% scarso, in Germania meno del 50% e nella civile Norvegia meno del 40%, per non parlare del 30% che la medesima nazionalità ottiene in Bulgaria, dove le richieste di protezione presentate da cittadini afghani vengono ritenute «manifestamente infondate»?
La bassissima incidenza di esiti positivi per gli afghani in quest’ultimo Paese dell’UE ha suscitato la preoccupazione della Commissione europea. Ma l’AIDA (l’Asylum information database dello European Council on Refugees and Exiles), che ha raccolto dati ormai aggiornati a tutto il 2017 in vari Paesi dell’Europa “unita”, ha gettato uno sguardo più ampio e ha parlato per chi è fuggito dall’Afghanistan di «asylum lottery», lotteria dell’asilo.
Altre contraddizioni balzano agli occhi se, sempre fra i Paesi europei presi in esame dall’AIDA, si considerano le percentuali di esiti positivi nel complesso, cioè rispetto a tutti richiedenti esaminati: si spazia dal 71% di esiti positivi della Norvegia fino ai livelli minimi del 19% in Polonia e del 30% in Ungheria. L’Italia, come è ormai noto, si colloca nella zona medio-bassa della “classifica”, sul 40%, mentre la Germania sul 53%, dopo che nel 2016 aveva registrato ben il 71%.
L’anno scorso ha visto, in generale, un drastico calo dei richiedenti protezione in Germania, dai circa 746 mila del ’16 (peraltro arrivati nel Paese in maggioranza nel ’15)  ai 223 mila del ’17, ma anche nell’Ungheria “nazionalista” di Viktor Orban e in Bulgaria.
Fra 12 Paesi esaminati, quelli in cui si è verificato un aumento dei richiedenti sono l’Italia, la Francia, il Belgio, la Norvegia e la Slovenia. (fonte www.viedifuga.org)
 

Migrantes Reggio Emilia: una “Bibbia per i migranti”

Reggio Emilia – Ieri,  domenica 21 Gennaio, nella cripta della Cattedrale di Reggio Emilia si sono celebrati i vespri nell’annuale incontro ecumenico della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, presieduti da Mons. Adriano Caprioli.
Durante la celebrazione è stato proposto, come gesto di Comunione e di Carità, di raccogliere offerte per l'iniziativa diocesana  “UNA BIBBIA PER I MIGRANTI”, per donare Bibbie in lingua madre ai migranti cristiani che arrivano nella diocesi emiliana. “E' una delle prime cose che questi nostri fratelli e sorelle in Cristo chiedono, per alimentare la loro fede”. E' stato un momento molto intenso: Ortodossi Copti, Rumeni e Georgiani, Ucraini Ortodossi e Greco-Cattolici, Cattolici Italiani, Cinesi e molti altri in processione per offrire “un piccolo contributo che diventa un grande aiuto spirituale per i nostri fratelli e sorelle in Cristo che migrano”.
 

Migranti: nelle città la sfida di costruire “cantieri di pace”

Roma - «Le condizioni degli immigrati non sono buone; alcuni sono abbandonati, isolati in regioni inospitali, soggetti a pericoli e sopraffazioni, altri viventi in ogni ristrettezza, affollati nei quartieri cittadini, mal visti dai Paesi che li ospitano; molti sono analfabeti; tutta gente che in generale si distingue da quella di altri popoli per il tenore di vita più basso e per la minore considerazione di cui gode». Potrebbe sembrare la fotografia dell’immigrazione oggi in Italia. E invece è una pagina scritta nel 1910 dal beato Giuseppe Toniolo che così descriveva la condizione degli italiani all’estero. «Un documento che dovrebbe farci riflettere – ha detto ieri il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, l’arcivescovo Domenico Sorrentino – e che rende ancora più attuali i quattro verbi con i quali papa Francesco parla delle migrazioni: accogliere, promuovere proteggere, integrare». Il presule è intervenuto con il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dica- stero per il servizio umano integrale della Santa Sede, al seminario organizzato da Azione Cattolica e Istituto Toniolo sul Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace 2018. Il porporato in particolare ha sottolineato come quei verbi abbiano «la capacità di trasformare in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati». I quali sono soprattutto persone. Dunque «la base da cui partire è l’unione tra compassione e prudenza». Un equilibrio «da mantenere tra queste moltitudini di persone e il bene delle comunità che le ricevono». Secondo Turkson, infatti, «non dobbiamo e non possiamo rispondere come se il problema non esistesse, riparandoci dietro i nostri egoismi. Dobbiamo invece governare il problema». Tocca perciò in primo luogo ai responsabili della cosa pubblica «definire misure razionali e ragionevoli per accogliere, proteggere, promuovere e integrare, nel quadro generale del bene comune. Nello stesso tempo i nuovi arrivati hanno il dovere di considerare e rispettare gli ordinamenti e la cultura dei Paesi nei quali sono accolti».
Non rientrano invece in questa linea di condotta, ha ricordato Turkson, gli accordi che si stipulano per arginare o limitare i flussi migratori tra Paesi di partenza, Paesi di transito e Paesi di arrivo. Questi accordi «rischiano di ledere i diritti umani di migranti e rifugiati». Inoltre, «sono tristi realtà le violazioni della loro dignità nei campi di detenzione dove essi sono spesso costretti a sopravvivere ammassati l’uno sull’altro». Il cardinale ha anche rivolto un appello alle Conferenze episcopali e alle organizzazioni cattoliche di volontariato, affinché «ascoltino con grande entusiasmo la voce del Papa».
Gli ha fatto eco Sorrentino. «Come Chiesa – ha detto l’arcivescovo – abbiamo il dovere di contrastare una cultura xenofoba che ingenerosamente sente e presenta gli immigrati come dei pericoli o dei problemi. La nostra, se siamo cristiani, non può che essere una cultura dell’incontro», naturalmente senza chiudere gli occhi di fronte ai problemi.
Al seminario, condotto dal presidente uscente del Comitato scientifico dell’Istituto Toniolo, Ugo De Siervo (che proprio venerdì ha passato il testimone a Ugo Villani) erano presenti anche il presidente nazionale di Azione cattolica, Matteo Truffelli, che ha ricordato come «dalla risposta al questione immigrazione dipenda ciò che saremo nei prossimi decenni», oltre a Gabriella Serra e Michele Tridente (rispettivamente presidente femminile della Fuci e vicepresidente di Ac per i giovani) che hanno inquadrato il Messaggio del Papa dal punto di vista dei loro coetanei. (Mimmo Muolo)
 
 

“L’accoglienza? Non si revoca”

Milano - «Se si sono presi cura di voi, vuol dire che Dio non vi ha dimenticati. Adesso sorridete un po’, forza». Antony, Cristian e Daniel sono seduti al tavolo di legno, nella canonica della chiesetta di Altipiani di Arcinazzo. Lassù, – a 900 metri d’altezza a cavallo tra la Ciociaria e la Provincia di Roma, dove si arriva dopo infiniti tornanti e si trovano solo silenzio, e quiete – s’è presentato a sorpresa, sabato, un altro «prete buono». Non lo sanno, chi è. Poi il giovane parroco, don Onofrio Cannato, si volta commosso: «Ragazzi, vi presento il vescovo di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa. La Chiesa italiana è venuta a incontrarvi». Le parole si infilano nel microfono dello smartphone e vengono riportate ai tre nigeriani dal traduttore istantaneo.
Una chiesa, d’altronde, è la loro casa da quando sono arrivati in Italia. Prima ci passavano le giornate a pregare e pulire, per poi far ritorno nel Centro d’accoglienza per richiedenti asilo approntato nel vecchio albergo del paese chiuso per fallimento. Poi, una decina di giorni fa, quando dal Cara sono stati espulsi, in chiesa hanno cominciato anche a dormire, accolti a braccia aperte da don Onofrio. Che ora si occupa di loro grazie all’aiuto dei suoi parrocchiani: qualcuno cucina, qualcuno ha dato i letti e le coperte, qualcuno passa semplicemente a chiedere di cosa c’è bisogno. Anche adesso bussano, che c’è il vescovo, e sgranano gli occhi pensando sia un miracolo, una benedizione.
Antony, Cristian e Daniel invece – in tre non arrivano a settant’anni – dallo Stato italiano sono maledetti. “Revoca dell’accoglienza”, si chiama in termini tecnici: ti sei comportato male, dice la Prefettura, non meriti più d’essere accolto. E il richiedente asilo, che in Italia deve comunque restare in attesa di documenti e di uno status, ha un solo destino: la strada. Colpa della manifestazione di protesta che i ragazzi – insieme a una cinquantina di altri – hanno inscenato a inizio gennaio, stanchi di aspettare la risposta a una domanda inoltrata da mesi. E stanchi di star fermi nella “piccola Svizzera” (così gli Altipiani di Arcinazzo venivano chiamati negli anni Settanta da tanti romani che qui costruirono le seconde case, per poi abbandonarle): 100 migranti su 200 anime residenti, una sola strada, un bar, un paio di autobus pubblici al giorno per Fiuggi.
Per farsi sentire, i richiedenti asilo, hanno urlato i loro slogan incomprensibili per le strade del paesino. Uno di quegli autobus per Fiuggi l’hanno pure fermato, piazzandosi in mezzo alla strada. Nessuna aggressione, nessuno scontro con le forze dell’ordine, che pure sono intervenute per tenere sotto controllo la situazione e consentire al pullman di transitare. I migranti, però, sono stati tutti denunciati per interruzione di pubblico servizio e per 5 di loro la Prefettura ha preso la decisione più dura: «Fuori». Uno è scappato via, su, a Bardonecchia, per affrontare la neve e passare in Francia. Un altro è stato accolto dalla Caritas di Roma. Antony, Cristian e Daniel sono stati “adottati” dal don, e dalla comunità.
«La sproporzione tra numero di residenti e ospiti del Cara è stata evidente fin dall’inizio» spiega Silvio Grazioli, dal 2015 sindaco di Trevi a capo di un’amministrazione civica, avvocato e già presidente dei giuristi cattolici di Frosinone: «Sono stato sindaco anche dal 2006 al 2010 e nel 2008 fummo i primi, in tutto il Lazio, ad accogliere la richiesta del Vicariato di Roma di accogliere rifugiati. Già allora si presentarono problemi legati al numero di arrivi: ecco perché l’anno scorso sconsigliammo la riapertura di un Cara in un territorio così piccolo». Il sindaco scrive al prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli, assieme ai colleghi dei comuni vicini di Piglio e Arcinazzo Romano, dove pure mancano strutture per l’accoglienza. Ma non c’è niente da fare: a maggio 2017 la stessa Prefettura destina agli Altipiani oltre 100 richiedenti asilo sistemati prima nel vecchio hotel e poi, a settembre, in due comprensori di villette, con l’accoglienza curata da Le Tre Fontane, una coop romana dalla lunga e solida esperienza nel settore. «Questi ragazzi passano le giornate ad aspettare unicamente che la Commissione interprovinciale, presieduta proprio dal prefetto di Frosinone, li convochi per verificare lo status e destinarli altrove – continua il sindaco –. Ma da otto mesi neppure uno di loro è stato chiamato, nonostante i solleciti».
Ora si cerca una soluzione, e in fretta: dalla Prefettura sembra siano pronte a partire un’altra quarantina di revoche. Che svuoterebbero il Cara, certo, ma riempirebbero le strade del paese. «La soluzione sarebbe trasferirli in strutture adeguate, e lasciarne qui 15-20: vogliamo favorirne la piena integrazione, non solo farli mangiare e dormire» continua il sindaco Grazioli. «È incredibile che si faccia questo» sbotta don Onofrio, mentre si prepara a dir messa. I ragazzi sono seduti sulla prima panca. A sera chiamano casa, migliaia di chilometri sotto gli Altipiani, per dire che va tutto bene. Il don saluta le mamme, sullo schermo del telefono. Poi si va a dormire. (Viviana Daloiso e Igor Traboni – Avvenire)
 
 
 

Migrantes e FCEI: a Lampedusa “Ecumenismo del fare”

Roma - La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), la Fondazione Migrantes - organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) - e la parrocchia di San Gerlando di Lampedusa hanno sottoscritto un accordo di fraternità ecumenica per l'apertura sull'isola di un "infopoint” per i richiedenti asilo e i migranti.
Questo sportello, aperto in collaborazione con don Carmelo La Magra nei locali della parrocchia, si avvarrà di operatori e volontari di Mediterranean Hope (programma rifugiati e migranti della FCEI) e della Fondazione Migrantes.
"Non è un caso che questo accordo ecumenico venga sottoscritto nella Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani – commentano don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes e Paolo Naso, Coordinatore di Mediterranean Hope -. È il segnale di un ecumenismo operoso che individua nell'accoglienza dei migranti e nella tutela dei loro diritti un terreno prioritario di impegno e di testimonianza cristiana".
 

Da Lima all’Italia un ponte di fede

Roma - Si è concluso ieri sera il viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù. Adesso il pontefice è in volo per far ritorno in vaticano dove arriverà nel pomeriggio. «Uniti per la speranza», il motto del viaggio in Perù, ultima tappa iniziata lo scorso 18 gennaio. Un motto fatto proprio dalla comunità peruviana che vive in Italia. Un viaggio che è «un grande Kairos per la Chiesa peruviana e la società tutta», ha detto il coordinatore Migrantes per la pastorale con i peruviani in Italia, padre Ermes Campos, spiegando che alla vigilia e nei giorni del viaggio hanno pregato molto per questa visita nelle circa quaranta cappellanie presenti nel Paese. Lo stesso sacerdote ha visitato diverse città dove la presenza dei peruviani è consistente. «Desideriamo che il viaggio apostolico del Papa sia molto fecondo per la popolazione dello Stato latinoamericano ma anche per i peruviani e latinoamericani che vivono in Italia e in tanti altri Paesi del mondo», evidenziava prima di partire per il Perù. Un viaggio per «rafforzare la speranza: il nostro popolo è un popolo che crede, che soffre e che aspetta. Il Pontefice sa – spiega il sacerdote – che la terra peruviana è fertile, è un Paese ricco di santi, patria del grande profeta latinoamericano Santo Toribio di Mogrovejo, che ha dato impulso a tre “Concili Limensi”, cercando l’unità, la speranza latinoamericana, tradotto la Bibbia al Quechua, perché gli indios potessero capire la Parola e viverla. Perù, terra di santa Rosa da Lima, prima santa del Perù e del continente americano, terra di san Martino di Porres, il santo della carità senza limiti e senza misura, san Giovanni Macias e suora Ana de los Angeles». Papa Francesco.  Giorni intensi quelli trascorsi per le comunità latinoamericane e in particolare in quelle peruviane per questo evento molto atteso e molto seguito. Nel nostro Paese vivono oggi oltre 103mila peruviani di cui oltre 60mila donne. E come ogni comunità i peruviani hanno portato con loro la devozione al loro patrono, il Señor de Los Milagros (Il Signore dei Miracoli), celebrato ogni anno anche nelle comunità sparse nel mondo. Il Señor de Los Milagros è stato dichiarato patrono dei peruviani residenti e dei migranti nel 2005. Una memoria popolare che da secoli ha lasciato un segno indelebile. Per le strade di Lima va in scena una processione con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. E nei Paesi in cui i migranti peruviani hanno messo radici si svolgono cerimonie analoghe, a testimonianza di una fede radicata e che non soffre le distanze dalla terra di origine. Così anche quest’anno migliaia di persone hanno sfilato per le strade di diverse città italiane camminando pregando e cantando dietro l’immagine del Cristo miracoloso. In Perù c’è anche una forte presenza di italiani: oltre 33mila di cui 17mila donne. (Raffaele Iaria)
 

GMM: le iniziative nella diocesi di Trieste

Trieste - Domenica 14 gennaio abbiamo celebrato nella parrocchia di Santa Caterina la “Festa dei popoli” in occasione della “Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato”. E’ ormai il quarto anno che la diocesi di Trieste vive con una celebrazione particolare presieduta dal Vescovo questo appuntamento molto importante.
E’ stata una messa molto partecipata: quasi 150 persone, nonostante l’orario particolare, hanno portato in quella chiesa il loro entusiasmo, la loro passione per Gesù celebrato nelle lingue e nelle culture più diverse. C’erano bandiere dell’Africa, dell’Asia (Filippine…), di alcuni stati europei (Ucraina, Croazia, Polonia…) e i testi della messa (letture, preghiere dei fedeli, canti…) ci hanno fatto gustare la bellezza della “varietà delle lingue” che ci ricorda proprio il dono dello Spirito Santo nella Pentecoste.
Il nostro Vescovo ha fatto riflettere tutti i presenti sui quattro verbi che il Papa nel suo messaggio per questa giornata ha proposto a tutta la Chiesa: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”: il tema delle migrazioni esige un cuore capace di fare discernimento, perché ciascuno abbia dignità, perché “integrazione” non sia una parola vuota o retorica. Mons. Giampaolo Crepaldi ha sottolineato in particolare l’importanza della formazione e dello studio per tutti coloro che vengono accolti, perché possano imparare la ricchezza della cultura del paese di un cui vengono ospitati e possano essere davvero costruiti ponti di un arricchimento reciproco e “alla pari”.
La celebrazione è stata molto partecipata, erano presenti una decina di nostri sacerdoti appartenenti alle varie etnie diverse (tra cui padre Rosario di San Giuseppe) e una rappresentanza dei seminaristi di Padre Mario Michalik, della parrocchia di San Pasquale Baylon, vera anima della giornata. Ci hanno aiutato a pregare soprattutto i canti cantati in diverse lingue del mondo: è bello per una volta pregare con parole che magari non si conoscono, ma che dicono tutte la lode di Dio e la celebrazione della Vita.
Dopo la messa c’è stato un significativo momento di ritrovo nel Salone dell’Oratorio. Non solo la possibilità di un piccolo rinfresco, ma soprattutto l’occasione di stare insieme tra culture diverse per conoscersi sempre di più. Ogni gruppo etnico, ogni nazione rappresentata ha potuto presentarsi agli altri con un canto, con alcune immagini o video… nella massima libertà. Il risultato è stata la gioia di passare un po’ di tempo insieme e arricchirsi gli uni gli altri nella serenità e nella fraternità.
Davvero un mondo nuovo è possibile, un mondo in cui non ci sia la paura dell’altro, ma il rispetto e la stima reciproci: questo abbiamo sperimentato nel pomeriggio che abbiamo vissuto. A risate e applausi si sono alternati anche i momenti di riflessione toccanti, quando abbiamo ascoltato anche i racconti di cristiani perseguitati in Egitto, oppure abbiamo visto come si celebrano alcune parti della messa nella cultura africana.
 

Migranti: in Sicilia 1.637 sbarcati 3 salme, tra cui 2 neonati

Roma - È morto la notte scorsa, il neonato a bordo della nave Ong Open Arms. È morto perché mancavano i soccorsi. «Desolazione, rabbia, impotenza» scrivono in un tweet i volontari dell’organizzazione spagnola che sta trasferendo in Sicilia 315 migranti, soccorsi martedì scorso nel Mediterraneo. Per il piccolo era stato richiesto un trasporto sanitario urgente che, a causa del maltempo non è stato però possibile fare. Sulla stessa nave ci sono anche altri due cadaveri (un ragazzo e un neonato) recuperati nei giorni scorsi. Intanto sono oltre 700 i migranti già sbarcati ieri tra Catania e Palermo. E altri 315, appunti, attesi nelle prossime ore. Sono i 1.400 soccorsi martedì scorso, 'la giornata più lunga dell’inverno', come l’ha ribattezzata la Ong Sos Mediterranee, più altri 200 il giorno dopo. In totale saranno 1.637 i migranti sbarcati nelle prossime ore in Sicilia.
 

Papa in Cile: la comunità in Italia ha seguito la visita in preghiera

Roma - Papa Francesco ha concluso ieri il suo viaggio in Cile e da oggi visita il Perù. Attualmente vivono oltre 3000 cileni mentre nel Paese latino americano sono presenti oltre 50mila italiani. La comunità cilena dei residenti a Roma, nata durante il Giubileo del 2000 ha seguito la visita del pontefice pregando affinché porti frutti di fecondità
 

Papa Francesco: “attenti a chi approfitta dei migranti”

Iquique - Ai piedi delle Ande una Messa per l’integrazione fra i popoli ha segnato ieri l’ultimo giorno cileno del Papa argentino. A fianco del Cerro Dragón, l’immensa duna di sabbia dove l’impeto dell’oceano s’incontra con il deserto, la città di Iquique è una frontiera di vento e di colori. «Questa terra è terra di sogni, ma facciamo in modo che continui a essere anche terra di ospitalità». L’uscita dal Cile Francesco ha voluto così simbolicamente segnarla in questa striscia di sabbia della regione di Tarapacá, zona franca nel nord del Paese, porta d’accesso dagli altri Paesi sudamericani.
Iquique è «terra di sogni», questo significa il nome nella lingua aymara, ha detto il Papa nell’omelia, «terra che ha saputo ospitare gente di diversi popoli e culture che hanno dovuto lasciare i loro cari e partire. Una partenza sempre basata sulla speranza di ottenere una vita migliore, ma sappiamo che è sempre accompagnata da bagagli carichi di paura e di incertezza per quello che verrà». Iquique, ha detto ancora il Papa è una zona «di immigrati che ci ricorda la grandezza di uomini e donne; di famiglie intere che, davanti alle avversità, non si danno per vinte e si fanno strada in cerca di vita. Essi – specialmente quelli che devono lasciare la loro terra perché non hanno il minimo necessario per vivere – sono icone della Santa Famiglia, che dovette attraversare deserti per poter continuare a vivere». Il Cile è il Paese che adesso riceve più migranti pro capite di tutta l’America latina. In un anno ha accolto 100 mila persone provenienti da Haiti. Secondo il National Socioeconomic Characterization Survey, cinquecentomila migranti vivono nel Paese. Il dato conferma una tendenza al rialzo dal 2006, dove la popolazione straniera è aumentata negli ultimi 10 anni più del 200 per cento. Principalmente provengono dal Perù, dai Paesi caraibici, dalla Colombia, dall’Argentina e dalla Bolivia. Un mese fa i primi migranti provenienti dalla Siria e dal Venezuela. La Regione di Tarapacá, dove si trova Iquique, è la seconda con il maggior numero di immigrati, che ha visto raddoppiare gli arrivi negli ultimi due anni. Attualmente, il dieci per cento della popolazione di Tarapacá è straniera. Francesco non poteva che toccare qui questa urgenza e ribadire quanto più volte ha espresso in merito ai migranti. «Il grido del popolo di Dio, il grido del povero, che ha forma di preghiera e allarga il cuore e ci insegna ad essere attenti. Siamo attenti – chiede Francesco – a tutte le situazioni di ingiustizia e alle nuove forme di sfruttamento che espongono tanti fratelli a perdere la gioia della festa. Siamo attenti di fronte alla precarizzazione del lavoro che distrugge vite e famiglie. Siamo attenti a quelli che approfittano dell’irregolarità di molti migranti, perché non conoscono la lingua o non hanno i documenti in regola. Siamo attenti alla mancanza di casa, terra e lavoro di tante famiglie».
«La nostra legge sull’immigrazione è molto vecchia. Adesso è in corso un piano di riforma per integrare meglio coloro che arrivano in Cile» ha commentato Francisco Mariano Fernández Amunátegui, ambasciatore del Cile presso la Santa Sede.
L’accoglienza degli stranieri, dei migranti e la sollecitudine verso chi è nel bisogno, nella prospettiva delle opere di misericordia, è stata tuttavia delineata dal Papa non come uno sforzo volontaristico, ma come il segno e l’effetto del cambiamento operato in noi da Cristo: «Lasciamo – ha detto in conclusione della sua omelia – che Gesù possa completare il miracolo, trasformando le nostre comunità e i nostri cuori in segno vivo della sua presenza, che è gioiosa e festosa perché abbiamo sperimentato che Dio-è-con-noi, perché abbiamo imparato a ospitarlo in mezzo a noi». (Stefania Falasca – Avvenire)
 

Germania: un convegno dell’associazione degli italianisti-germanofona

Magonza - Dal 1° al 3° marzo 2018 l’Associazione degli Italianisti Germanofoni – l’associazione di materia dell’italiano in scienze e insegnamento organizza l’XI Convegno di Italianistica tedesca, con la tematica “Ibridità e norma – Norm und Hybridität” all’Università Johannes Gutenberg di Magonza. I convegni ricorrenti, tenendosi in diverse regioni tedesche presso varie università, si sono fortemente stabiliti per istituire dei forum per lo scambio e per avviare un intenso contatto con il panorama scientifico italiano. Il tema centrale del convegno di quest’anno dà una prospettiva scientifica di tipo linguistico, culturale, letterario e didattico. Il programma presta particolare attenzione ai molteplici processi di cambiamento che si manifestano in rapporti di tensione tra norma (nella sua funzione di principio, di ordine o di orientamento) e ibridità (come risultato di processi di fusione, di combinazione e di infiltrazione). Processi di trasformazione del genere, talvolta, possono arrivare al punto che l’ibridità stessa diventi una manifestazione iconica delle mutate costellazioni culturali e/o sociali, dei mutati metodi e dei mutati progetti della realtà, che così probabilmente finisce nel costituire una nuova norma. (Corriere d’Italia)
 

GMM: le iniziative nella diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

Sora - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata domenica 14 gennaio, ha avuto quest’anno nella diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo una risonanza particolare, perché simbolicamente in tutte le zone pastorali – anche se non in tutte le parrocchie – l’ufficio Migrantes diocesano, guidato da don Akuino Toma Teofilo, Luigi Pietroluongo e Maria Grazia Petricca, ha offerto la testimonianza degli stessi immigrati – per lo più provenienti dall’Africa – che hanno incontrato, al termine della celebrazione eucaristica, alcune  comunità parrocchiali di Sora, Cassino, Aquino, Pontecorvo, Cervaro, Arpino, Castelliri, S. Restitura Rosce, Atina Inferiore, San Donato Val Comino, Alvito, Fontechiari, Gallinaro. 
La scelta è stata quella di coinvolgere alcune tra le circa 30 cooperative sociali presenti nel territorio diocesano, che si occupano – con progetti finanziati dalla comunità europea – di accogliere e accompagnare molte centinaia di immigrati rifugiati, richiedenti asilo: La speranza, Sole e cuore, La casa di Tom, Chrimar, Associazione Freedom, Integra, Etica, Xenia. L’intento è stato quello di offrire un confronto diretto con i migranti e rifugiati, in vista di  conoscere direttamente, anche se in modo parziale, le persone, per tentare di uscire dalla dinamica del sentito dire,  che alimenta il pregiudizio e l’ignoranza. Occuparsi di migranti  può significare, infatti, per molti soltanto incamerare immagini dalla tv, in occasione degli sbarchi più pericolosi, sentendo distanti le situazioni e le persone.
Quando si ha davanti a sé un ragazzo sui vent’anni, che racconta la sua personale storia, la dimensione comunicativa esce dall’orizzonte piatto in cui siamo abituati a collocare le troppe tragedie del mondo, per fermentare con germogli di umanità che sorprendono. Almeno questa è l’esperienza emotiva di chi ha ascoltato, pensando ad un lontano parente che è stato immigrato a sua volta, o immergendosi nella drammatica vicenda altrui, o ascoltando il grido del Cristo, che emerge dal racconto  del fratello.  È proprio vero quanto ha affermato papa Francesco: “Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci”.
Compito della comunità ecclesiale è piuttosto quello di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati, superando i condizionamenti dovuti alla paura del diverso, dello straniero: cammino impervio, esigente, eppure appassionante e fecondo, per quanti si incamminano coraggiosamente sulla pista che conduce fuori dal proprio mondo, per andare verso gli altri, percepiti e vissuti non come estranei, ma come possibili fratelli.(Suor Antonella Piccirilli)
 

CEI: da lunedì il Consiglio Episcopale Permanente

Roma - Con la prolusione del Card. Gualtiero Bassetti si aprirà  lunedì 22 gennaio, alle 17 la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente. I lavori si svolgeranno a Roma fino a mercoledì 24, presso la sede della CEI (Circonvallazione Aurelia, 50). I Vescovi si confronteranno, innanzitutto, sul tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e su una proposta per l’Assemblea Straordinaria a novembre. All’ordine del giorno anche una proposta sul contributo delle Chiese alla pace nel Mediterraneo; il confronto sulla posizione delle strutture sanitarie cattoliche in seguito alla legge sulle DAT e sull’idoneità diocesana in vista del concorso per gli insegnanti di Religione Cattolica; una valutazione sugli esiti della Settimana Sociale di Cagliari, dedicata al lavoro, e sulle modalità con cui darvi continuità. Saranno messi a tema, infine, il percorso per l’approvazione della terza edizione del Messale Romano e l’introduzione nella liturgia della nuova versione del Padre Nostro. Il comunicato finale sarà diffuso giovedì mattina e presentato, nel corso di una conferenza stampa, dal segretario generale mons. Nunzio Galantino.
 

Migrante Eritrea: “In Libia ho partorito figlio già morto. Mia vita vale 450 dollari”

Roma - “Dopo 4 mesi in questa prigione libica, una notte ho cominciato ad avere le contrazioni. stavo molto male ma non c’era nessuno che mi potesse aiutare. Nessuno ha chiamato un medico. Così dopo due giorni ho partorito, ma il mio bambino era morto. Non so dire cosa abbiano fatto del suo corpo”. È il racconto di una donna eritrea al microfono dell’inviato Massimiliano Cochi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. La giovane al momento si trova a Ventimiglia in attesa di poter andare in Francia per poi raggiungere il fratello in Germania. 
“Quando sono partita dall’Eritrea, un anno fa, - ha proseguito la donna - ero incinta di cinque mesi. Avevo appena finito le scuole superiori ed ero stata chiamata per il servizio militare, che da noi è obbligatorio e può durare anche tutta la vita. Per questo, con mio marito, abbiamo deciso di partire. Quando siamo arrivati in Libia, i trafficanti ci hanno rinchiuso in un magazzino. Eravamo 120 persone, uomini e donne, tutti insieme. È stato terribile. Molte donne sono state stuprate, anche davanti ai mariti. Gli uomini invece venivano picchiati”. 
“Quando la mia famiglia – ha aggiunto la donna - è riuscita a mandare i 450 dollari per i trafficanti, mi hanno fatto salire su un gommone e sono partita per l’Italia. Questo è successo un mese e mezzo fa”. 
“Pensavo che finalmente – ha concluso la giovane eritrea - sarei stata trattata come una persona. Pensavo: sono in Europa. Volevo raggiungere mio fratello in Germania. Volevo avere i documenti, studiare, lavorare. Invece dormo sotto ad un ponte, al freddo. Ho provato per tre volte ad andare in Francia ma ogni volta sono stata arrestata dalla polizia e mi hanno riportato indietro. Vi prego aiutatemi, ditemi come si fa ad andare in Francia”.
 
 

Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace: un seminario a Roma dell’AC

Roma - Con il Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018, “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”, papa Francesco invita ad assumere una nuova prospettiva sulla presenza, sull’arrivo di migranti e rifugiati, uno sguardo “altro” scevro da strumentalizzazioni politiche e pregiudizi discriminatori e xenofobi che enfatizzano i rischi per la sicurezza e i costi dell’accoglienza.
Lo sguardo auspicato da papa Francesco è quello di chi sa che migranti e rifugiati «non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono». Lo sguardo di chi stima un bene prezioso e inviolabile la dignità di ogni persona umana.
È con questo stesso sguardo che venerdì 19 gennaio prossimo, a Roma (presso la Domus Mariae, in via Aurelia 481 – inizio lavori ore 16.30), la Presidenza nazionale dell’Azione cattolica e l’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” promuovono un seminario di studio per riflettere sulle parole del Messaggio pontificio e sulle sfide poste dai fenomeni migratori.
Dopo il saluto iniziale del Presidente nazionale dell’Ac, Matteo Truffelli, e l’introduzione del Presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto Toniolo, Ugo De Siervo, i lavori saranno aperti da una relazione del card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero pontificio per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che si soffermerà sulle quattro pietre miliari suggerite da papa Francesco per la realizzazione di una strategia che edifichi la pace a partire dalle migrazioni globali: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
A seguire, è previsto un intervento di mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi e Presidente del Comitato di canonizzazione del beato Giuseppe Toniolo, che declinerà l’impegno della Chiesa universale nella dimensione nazionale e della testimonianza laicale. Una presenza che si carica di significato nell’anno in cui ricorre il centenario della scomparsa del laico di Azione cattolica proclamato beato e a distanza di 100 anni dalla fine della prima Guerra mondiale.
Il seminario sarà anche l’occasione per guardare al prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani, valorizzando la centralità delle giovani generazioni per l’edificazione della pace. A tal motivo, ad aprire il dibattito saranno i contributi sulle attese e le speranze di pace dei giovani presentati da Gabriella Serra, Presidente nazionale della Fuci, e Michele Tridente, Vicepresidente nazionale dell’Ac per il Settore giovani.
 

Mazara del Vallo: 33 liceali vivono l’esperienza del Centro “Voci dal Mediterraneo”

Mazara del Vallo - L’attività del centro “Voci dal Mediterraneo” della Fondazione “San Vito Onlus” è l’esperienza di alternanza scuola-lavoro che 33 ragazzi studenti dei licei “G.P. Ballatore” e “G. Adria” di Mazara del Vallo faranno sino a maggio. Il protocollo è stato firmato tra la Fondazione, il liceo e l’Unitalsi sul tema “Insieme per aiutare”. Presso la Fondazione gli studenti non faranno solo un’esperienza pratica di assistenza ai ragazzi immigrati e mazaresi che seguono il doposcuola del Centro, ma sarà per loro anche un’occasione di formazione sulle tematiche del Terzo settore e del volontariato. Durante il primo incontro ha illustrato ai ragazzi le ultime novità della riforma del Terzo settore il presidente della Fondazione, Vito Puccio, che è anche componente della Consulta nazionale dei Co.Ge. (Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato in ogni regione). «Con mano gli studenti potranno toccare le dinamiche di convivenza tra ragazzi e bambini mazaresi con gli immigrati di seconda e terza generazione – spiegano gli operatori del Centro – per loro sarà un’opportunità di arricchimento del corso di studi intrapreso». A turno i 33 ragazzi che hanno aderito al progetto, svolgeranno attività di sostegno al Centro una volta a settimana.
 

GMM a Gorizia: incontro tra giovani italiani e stranieri

Gorizia - In occasione della Giornata dei Migranti e dei Rifugiati c’è stato un gesto piccolo, ma importante nella diocesi di Gorizia: venerdì 12 gennaio presso la parrocchia di N.S. di Lourdes a Gorizia si sono incontrati una ventina di giovani in parte italiani, in parte provenienti dalle comunità straniere (Romania, America Latina, Senegal, Mauritania).
Obiettivo della serata – spiga il settimanale diocesano “La Voce Isontina” - era avviare un dialogo e un confronto che abbia sullo sfondo il Sinodo sui Giovani del prossimo ottobre.
Dopo la condivisione della cena c’è stato un momento a piccoli gruppi in cui ciascuno ha raccontato il viaggio più importante della propria vita.
Per quasi tutti i giovani immigrati il viaggio più importante è stato quello che li ha portati in Italia, ma c’è anche chi venuto in Italia da piccolo, ha visto come viaggio più importante il ritorno nel proprio paese di origine per conoscere le proprie radici. C’è stato poi un passo ulteriore di dialogo attorno all’intuizione che l’immagine del viaggio/pellegrinaggio è importante in tutte le tradizioni religiose: per i cristiani e i musulmani presenti c’è stata l’occasione di confrontarsi sul significato del pellegrinaggio.
Da questo scambio è nato l’invito a due appuntamenti che vogliono essere aperti a tutti i giovani, e non solo ai cattolici, proprio come papa Francesco desidera per questo Sinodo.
Domenica 20 maggio nel pomeriggio ci sarà l’Assemblea diocesana dei giovani: un momento di ascolto e di confronto.
Nei giorni dal 4 al 9 agosto 2018 ci sarà il cammino da Caporetto/Kobarid ad Aquileia e poi il 10-11-12 agosto l’incontro a Roma con papa Francesco.
La speranza è che a questi appuntamenti, oltre a tanti giovani italiani e cattolici della diocesi, ci sia almeno una rappresentanza di giovani stranieri e di altre confessioni religiose.
 
 

Spettacolo viaggiante: da domenica il Forum delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti

Montecarlo - “Che cosa significa l’ecumenismo per noi?” del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti che si svolgerà, da domenica 21 a martedì 23 gennaio durante il Festival internazionale del circo di Monaco.  Per l’Italia partecipano Don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Piergiorgio Saviola, per anni responsabile della pastorale per i circensi della Fondazione Migrantes e don Mirko Dalla Torre, membro del coordinamento nazionale dello Spettacolo viaggiante. L’incontro rappresenta un momento importante che aiuta chi opera nella pastorale dei circensi, al di là della loro confessione cristiana, nel promuovere e nel mettere al centro le dimensioni umane, professionali e spirituali dei lavoratori del circo. Il Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti, formato dai Direttori nazionali della pastorale circense, è nato per promuovere in senso ecumenico l’animazione pastorale, culturale e sociale dei circensi e lunaparchisti d’Europa e per stimolare nella comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. I membri del Forum parteciperanno, nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, a una celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, prevista lunedì sera, 22 gennaio, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni cristiane e alla quale parteciperanno, come gli altri anni, migliaia di persone oltre agli artisti del Festival del Circo. (Raffaele Iaria)