Primo Piano

Bologna: giovedì convegno su “Immigrazione fra integrazione e sicurezza”

Bologna – “Immigrazione fra integrazione e sicurezza. La sostenibilità dell’accoglienza”. Questo il tema di un incontro che si  svolgerà  giovedì 1 febbraio alle ore 17.00 nella sede di Confartigianato Imprese di Bologna (Via Papini, 18).

All’incontro interverranno, fra gli altri, mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna.

Migranti: 3000 gli arrivi nel 2018

Roma - Sono 3.176 i migranti sbarcati nei primi 29 giorni del 2018, un quarto in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la crisi siriana aveva spinto centinaia di migliaia di persone verso le coste nordafricane. Dei nuovi arrivati, 2.622 sono partiti dalla Libia ed anche questo dato è in calo rispetto al 2017, quando erano stati 4.040 (-35%).
Gli eritrei, informa una nota del Viminale, sono i più numerosi tra i migranti sbarcati quest’anno (580), seguiti dai pakistani (258)- tunisini (232) e libici (192). L’analisi dei flussi mostra che, a fronte di una forte riduzione delle partenze dalla Libia, sono riprese invece le altre vie, come quelle dalla Turchia e dalla Tunisia, segno che i trafficanti hanno riprogrammato le rotte riuscendo a ridurre le 'perdite' dalla parziale chiusura della rotta libica ma a prezzo, in proporzione al numero degli arrivi, di un maggior numero di morti, circa 230 dall’inizio dell’anno. Ieri nel corsi di tre operazioni coordinate dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma sono state tratte in salvo 270 persone a cui si aggiungono oggi le 303 salvate nel fine settimana dalla nave dell’Ong Sea Watch e le altre 215, tra cui i corpi di due giovani madri, a bordo di Aquarius, di Sos Mediterranee.
 

Papa Francesco: i pastori devono stare in mezzo al popolo

Città del Vaticano - Al “pastore che non sa farsi vicino manca qualcosa: forse è un padrone del campo, ma non è un pastore. Un pastore al quale manca tenerezza sarà un rigido, che bastona le pecore”. Lo ha affermato questa mattina Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata a Casa Santa Marta. Il pontefice, riferisce Vatican News, nella sua riflessione ha ripercorso “come era una giornata della vita di Gesù” per avere un modello di come dovrebbe essere anche quella di pastori, vescovi o sacerdoti.
“La figura di pastore che Gesù ci dà” e quella di chi “si butta in mezzo al popolo”: “Gesù non apre un ufficio di consulenze spirituali con un cartello ‘Il profeta riceve lunedì, mercoledì, venerdì dalle 3 alle 6. L’entrata costa tanto o, se volete, potete dare un’offerta’. No, non fa così, Gesù. Neppure Gesù aprì uno studio medico con il cartello ‘Gli ammalati vengono tal giorno, tal giorno, tal giorno e saranno guariti’”. E quando si trova tra la folla, Gesù viene “stretto” tutt’intorno e “toccato”. Il Papa ha sottolineato che il popolo fa così anche oggi durante le visite pastorali, lo fa per “prendere grazia” e questo il pastore lo sente. Mai Gesù si tira indietro anzi, “paga”, anche con la “vergogna” e la “beffa”, “per fare il bene”. “Il pastore – ha ricordato il Papa – va unto con l’olio, il giorno della sua ordinazione: sacerdotale e episcopale. Ma il vero olio, quello interiore, è l’olio della vicinanza e della tenerezza”. “Vicinanza e tenerezza”, ha ripetuto, “così era Gesù”. E, come successo a Gesù, anche il pastore “finisce la sua giornata stanco”, stanco di “fare il bene” e se il suo atteggiamento sarà questo il popolo sentirà la presenza di Dio viva. Francesco ha invitato a “pregare nella Messa per i nostri pastori, perché il Signore dia loro questa grazia di camminare con il popolo, essere presenti al popolo con tanta tenerezza, con tanta vicinanza”. “Quando il popolo trova il suo pastore, sente quella cosa speciale che soltanto si sente alla presenza di Dio”, avverte “lo stupore di sentire la vicinanza e la tenerezza di Dio nel pastore”.
 

Minori stranieri: integrazione a rotelle

Roma - “Sport e integrazione» è il tema dato al progetto messo in cantiere dal Coni di Catanzaro e dal centro d’accoglienza "Luna Rossa" che fa parte della comunità "Progetto Sud" di Lamezia Terme. Coinvolge migranti minorenni non accompagnati giunti sulle nostre coste e accolti in strutture di vario genere.
Alagie, Amadou, Sulayman e Mamadu hanno tra i 16 e i 17 anni e arrivano da Gambia e Costa d’Avorio. Nei mesi passati, più fortunati di altri, si sono messi in viaggio su barconi di fortuna riuscendo ad attraversare il Mediterraneo sino a quando sono stati tratti in salvo. Ora imparano a pattinare con le rotelle grazie al lavoro della società "Pattinaggio Lamezia" che insegna loro le basi di questo sport. Sono impegnati in prima persona il presidente Salvatore Raccuglia e sua figlia Valeria più volte campionessa italiana della specialità. Per i giovani migranti è la prima volta sui pattini ma se la stanno già cavando bene, divertendosi e pure muovendo piccoli ma fondamentali passi su un percorso di integrazione che mira a renderli protagonisti e coinvolti. E i frutti ci sono. Da subito Alagie, Amadou, Sulayman e Mamadu hanno familiarizzato con gli altri ragazzi. «Il coinvolgimento dei minori richiedenti asilo può essere un efficace strumento per abbattere le barriere della diffidenza, della paura e dell’incomunicabilità attraverso il linguaggio universale dello sport», sottolinea il delegato provinciale del Coni Gianpaolo Latella. Che sigilla: «Il progetto dimostra i grandi risultati che lo sport può contribuire a realizzare in campo sociale». (Domenico Marino)
 

Calabria: la marcia della “Piccola Africa”

San Ferdinando - Malgrado il drammatico incendio, malgrado le centinaia di baracche incenerite, malgrado la terribile morte di Becky Moses, la nuova settimana dei migranti è cominciata come le altre. All’alba, sia quelli rimasti nella baraccopoli, sia quelli ospitati nella grande tensostruttura della Protezione civile regionale, erano già tutti al lavoro o almeno alla sua ricerca: perché questo è il motivo per cui sono a Rosarno e negli altri paesi della Piana di Gioia Tauro.
Un centinaio ha, invece, partecipato alla marcia fino al Comune di San Ferdinando, organizzata dal sindacato Usb e alla quale hanno aderito varie associazioni del territorio. Una manifestazione silenziosa. A parlare solo alcuni striscioni: "Schiavi mai", "Basta discriminazioni, residenze per tutti", "Le nostre vite più in alto dei vostri profitti". Alla fine della marcia una delegazione ha incontrato il commissario straordinario per l’area di San Ferdinando, prefetto Andrea Polichetti, il prefetto vicario di Reggio Calabria, Anna Aurora Colosimo, il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi e quello di Cinquefrondi Michele Conia, che ha partecipato alla marcia con la fascia tricolore.
I migranti hanno chiesto condizioni di vita migliori, stanchi di vivere nelle baracche o nelle tendopoli, chiedendo soluzioni abitative alternative. Intanto sono in arrivo cento tende acquistate dalla prefettura di Reggio Calabria. Saranno installate nella tendopoli/baraccopoli, dopo aver portato via i resti dell’incendio. È stato infatti escluso, come ci spiegano, di metterle in altri Comuni. «I migranti vogliono restare qua, tutti assieme». È la "piccola Africa" che in un modo o nell’altro li fa sentire più sicuri. Altrove non sarebbero andati, soprattutto in sistemazioni precarie. Anche perché ora il problema più urgente per molti di loro sarà riavere i preziosi documenti distrutti dall’incendio. Dovranno presentare una denuncia di smarrimento alla polizia, ci spiegano, che poi farà gli accertamenti necessari per avere un duplicato.
Ci vorrà molto tempo. Un problema in più per chi già vive degrado e sfruttamento. Un aiuto potrebbe venire da alcuni Comuni della zona che si sono detti pronti a svolgere le pratiche di residenza necessarie. Ma è solo un primo passo. Sul fronte delle indagini della procura di Palmi, affidate ai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, sono stati sentiti alcuni testimoni, migranti della tendopoli. Si vuole capire come sia partito l’incendio, se doloso o colposo. E sembra si rafforzi l’ipotesi che ad appiccare le fiamme sia stato qualcuno per vendetta, all’interno del mondo della prostituzione. Si cerca anche di capire come mai la ragazza nigeriana non sia riuscita a scappare dalla baracca in fiamme, diversamente da altre 5 che erano con lei, che addirittura avrebbero salvato anche le proprie cose. Cosa ha bloccato Becky? C’è qualche mistero? «Tre giorni prima l’ho incontrata, era raggiante per aver visto un prete. Lei era cattolica e voleva venire in parrocchia», ricorda don Roberto Meduri, parroco di S. Antonio al "Bosco" di Rosarno. (A. M. mira – Avvenire)

Papa Francesco: non c’è vera umiltà senza umiliazione

Città del vaticano -  “Non c’è vera umiltà senza umiliazione”. E’ il cuore dell’omelia di Papa Francesco questa mattina alla Messa a Casa Santa Marta. Una riflessione, riferisce la Radio Vaticana, che parte dalla figura del re Davide , al centro della Prima Lettura odierna.
Davide infatti è “un grande”: aveva vinto il filisteo, aveva “un’anima nobile” perché per due volte avrebbe potuto uccidere Saul e non l’aveva fatto ma anche un peccatore, aveva “peccati grossi” : “quello dell’adulterio e dell’assassinio di Uria", il marito di Betsabea, “quello del censimento”. Eppure – nota Francesco – la Chiesa lo venera come santo “perché si è lasciato trasformare dal Signore, si è lasciato perdonare”, si è pentito, e per “quella capacità non tanto facile di riconoscere di essere peccatore: ‘Sono peccatore’”.
In particolare la Prima Lettura è incentrata sull’umiliazione di Davide: suo figlio Assalonne “fa la rivoluzione contro di lui”. Proprio lui, il figlio, “uscito dalle mie viscere”. In quel momento Davide non pensa “alla propria pelle” ma a salvare il popolo, il Tempio, l’Arca. E fugge: “ un gesto che sembra da codardo ma è coraggioso”, sottolinea il Papa . Piangeva, camminando con il capo coperto e i piedi scalzi.
Ma il grande Davide viene anche umiliato non solo con la sconfitta e la fuga ma anche con l’insulto. Durante la fuga, un uomo, Simeì, lo insulta dicendogli che il Signore aveva fatto ricadere su di lui tutto sangue della casa di Saul -  “al posto del quale regni” - e messo il regno nelle mani di suo figlio Assalonne: “eccoti nella tua rovina – affermava - perché sei un sanguinario”. Davide lo lascia fare nonostante i suoi volessero difenderlo: “E’ il Signore che ispira di insultarmi”, forse “questo insulto commuoverà il cuore del Signore e mi benedirà”.
 “Davide saliva l’erta degli ulivi”, dice ancora la Parola. Questa – nota il Papa - è profezia di Gesù che sale il Calvario per dare la vita: insultato, lasciato da parte. Il riferimento è proprio all’umiltà di Gesù.
Alle volte, noi pensiamo che l’umiltà è andare tranquilli, andare forse a testa bassa guardando il pavimento … ma anche i maiali camminano a testa bassa: questa non è umiltà. Questa è quell’umiltà finta, prêt-à-porter, che non salva né custodisce il cuore. E’ buono che noi pensiamo questo: non c’è vera umiltà senza umiliazione, e se tu non sei capace di tollerare, di portare sulle spalle un’umiliazione, tu non sei umile: fai finta, ma non lo sei.
Davide carica sulle sue spalle i propri peccati. “Davide è Santo; Gesù, con la santità di Dio, è proprio Santo”, dice il Papa e aggiunge: “Davide è peccatore, Gesù è peccatore ma con i nostri peccati. Ma tutti e due, umiliati”.
Sempre c’è la tentazione di lottare contro quello che ci calunnia, contro quello che ci fa l’umiliazione, che ci fa passare vergogna, come questo Simeì. E Davide dice: “No”. Il Signore dice: “No”. Quella non è la strada. La strada è quella di Gesù, profetizzata da Davide: portare le umiliazioni. “Forse il Signore guarderà alla mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”: portare le umiliazioni in speranza.
Francesco però avverte che l’umiltà non è giustificarsi subito di fronte all’offesa, cercando di sembrare buono: “se non sai vivere una umiliazione, tu non sei umile”, ammonisce. “Questa è la regola d’oro”.
Chiediamo al Signore la grazia dell’umiltà, ma con umiliazioni. C’era quella suora che diceva: “Io sono umile, sì, ma umiliata, mai!”. No, no! Non c’è umiltà senza umiliazione. Chiediamo questa grazia. E anche, se qualcuno è coraggioso, può chiedere – come ci insegna Sant’Ignazio – può chiedere al Signore che gli invii umiliazioni, per assomigliare di più al Signore.

 

Mons. Castellucci: tragettare la paura verso l’incontro

Modena – “Ascoltando l’omelia che papa Francesco ha pronunciato pochi giorni fa, domenica 14 gennaio, in occasione della 104° Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato, mi è venuto in mente un episodio capitato al doposcuola parrocchiale alcuni anni fa. La scena riguarda un bimbo di dieci anni, figlio di genitori tunisini, che insieme ad altri bambini – figli di famiglie italiane o provenienti dall’estero – frequentava il doposcuola parrocchiale. Era nato nel nostro paese e parlava perfettamente l’italiano. Quel pomeriggio era piuttosto confuso, perché la maestra che il giorno prima aveva assegnato un’esercitazione in classe dal titolo ‘Descrivi il tuo paese’,  aveva riportato il compito corretto dicendogli che era andato fuori tema, poiché aveva parlato dell’Italia, mentre avrebbe dovuto parlare del ‘suo paese’. Quel bimbo chiese dunque all’insegnante del doposcuola: “ma qual è il mio paese?’”.
Inizia così la Lettera alla città 2018 dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, pubblicata in occasione della solennità di San Geminiano. Un invito a passare dall'emergenza alle scelte quotidiane. Nel prossimo anno la Chiesa di Modena continuerà la riflessione pastorale sul tema anche attraverso i contributi che arriveranno dai cittadini come lo stesso presule chiede nella lettera annunciando il desiderio di dedicare la prossima Lettera pastorale al tema della comunità “inclusiva” e multietnica. Per queste chiede osservazioni, idee, esperienze e disponibilità “a costruire insieme un’accoglienza non semplicemente emergenziale ma veramente strutturale e strutturata”.
Per il presule modenese il primo passo per “traghettare la paura verso l’incontro è il contrasto alla disinformazione. “Senza informarsi sulla realtà – scrive - prevalgono i pregiudizi e le paure”. “La percezione è distorta rispetto alla realtà; alcuni parlano così di ‘allarme’, di ‘invasione’, e magari di ‘invasione musulmana’ – aggiunge riferendosi al fenomeno migratorio -. Non sono i numeri, ma i volti, che aiutano a vincere paure e pregiudizi”. Dopo aver ricordato che “il timore, lo spaesamento, può riguardare sia i cittadini italiani sia i migranti”, il presule ricorda gli appelli di Papa Francesco e il suo “sguardo realistico” sul fenomeno migratorio ma anche la via da seguire per superare la paura dello straniero. “A volte purtroppo è la paura, alimentata ad arte, a prendere il sopravvento. La paura segnala un problema, ma non riesce a trovare la soluzione”.
Mons. Castellucci chiede “interventi legislativi adeguati e prassi più snelle e meno burocratizzate, per rendere più agevole l’ottenimento dei permessi di soggiorno e le verifiche per la concessione dello status di rifugiato”.
Nella lettera mons. Castellucci fornisce anche qualche numero per spiegare il fenomeno nel nostro Paese: la popolazione italiana residente è formata da poco meno di 61 milioni di persone, dei quali circa 5 milioni di origine straniera; tra di loro un milione e mezzo sono di religione musulmana e circa un milione e 600.000 cristiani, per lo più di confessione ortodossa. Complessivamente quindi i migranti presenti nel nostro paese sono l'8,3% della popolazione e i musulmani sono il 2,5%. Quanto agli "sbarchi": negli ultimi quattro anni sono giunti in Italia via mare circa 625.000 migranti: 170.000 nel 2014, 154.000 nel 2015, 181.000 nel 2016 e 120.000 lo scorso anno.
Altri numeri possono aiutare a capire "qual è il mio paese": I lavoratori stranieri in Italia, “i quali spesso svolgono mansioni che non attirano gli italiani, producono un saldo annuo positivo per le casse dell’INPS di circa 5 miliardi di Euro all’anno, tali da mantenere oggi più di 600.000 pensionati. Gli studenti stranieri in Italia sono 814.000; senza di loro quasi tremila scuole sarebbero chiuse e migliaia di docenti non avrebbero lavoro. Alla fine del 2016 erano 571.000 in Italia le aziende condotte da lavoratori immigrati, il 9,4 % di tutte le aziende italiane; e queste aziende danno lavoro anche a molti italiani, specialmente nei settori del commercio, dell’artigianato, dell’edilizia e della ristorazione. Venendo alla provincia di Modena, su una popolazione 701.000 cittadini risultano presenti nel territorio poco più di 90.000 residenti stranieri, cioè quasi il 13%.”. “Si potrebbe continuare con le cifre, ma sono sufficienti questi accenni per dare un'idea precisa del fenomeno. Non c'è motivo di parlare di invasione, né tantomeno di invasione islamica. Ciò non significa affatto – scrive -  sottovalutare i lati problematici, gli eventuali contraccolpi psicologici negativi e alcuni comportamenti deviati, che vanno bloccati e puniti da qualunque parte vengano e che sono ovviamente favoriti da situazioni di instabilità, mancato impiego, precarietà abitativa e indisponibilità economica. Purtroppo la carenza di normative adeguate crea dei vuoti legislativi, per cui i migranti e i rifugiati, in alcune fasi della loro permanenza, non sono tutelati adeguatamente nemmeno per l'assunzione di un lavoro temporaneo e si trovano spesso in condizioni di ozio forzato, che nuoce a loro e ai cittadini italiani e favorisce condotte illegali, talvolta dentro a reti di malavita e sfruttamento gestite da organizzazioni senza scrupoli”. Viene spesso riferito un dato che fa pensare: “sulle circa 57.000 persone detenute in Italia, un terzo sono di origine straniera; e spesso questo fatto provoca considerazioni xenofobe. Ma per interpretarlo bene, occorre sapere - senza diminuirne la portata - che il 90% dei cittadini italiani incriminati o condannati ha la possibilità di ottenere misure alternative alla detenzione, cosa che è possibile solo al 10% degli stranieri incriminati o condannati. Anche in considerazione di questi delicati fenomeni, dovremmo tutti concorrere ad invocare e provocare interventi legislativi adeguati e prassi più snelle e meno burocratizzate, per rendere più agevole l'ottenimento dei permessi di soggiorno e le verifiche per la concessione dello status di rifugiato”. (R.I)



Mediterraneo: soccorse 800 persone

Roma - Sono circa 800 i migranti soccorsi e salvati sabato nel Mediterraneo centrale, in 5 distinte operazioni coordinate dalla Centrale operativa della Guardia costiera a Roma: due i corpi privi di vita recuperati. I migranti si trovavano a bordo di due barconi, due gommoni e un barchino. Hanno preso parte alle operazioni di soccorso un’unità del dispositivo Eunavformed, un’unità della Guardia di finanza e unità Ong. Durante uno dei soccorsi, è stato necessario un trasporto sanitario urgente a favore di sette bambini che stavano per annegare. I piccoli, con acqua nei polmoni, sono stati trasportati da due elicotteri della Marina militare italiana a Sfax (Tunisia), dove è situata la più vicina struttura ospedaliera in grado di fornire cure urgenti.

Mons. Milito: i migranti “sono fratelli che hanno bisogno”

Oppido - “Signore, l’incendio di ieri notte a Rosarno ha sottratto alla vita una nostra sorella e reso ancora più precarie le condizioni di una già difficile ospitalità. L’azione congiunta delle istituzioni e del volontariato possano pervenire in modo determinato a condizioni di vivibilità rispettose della persona umana”.

 

Così, ieri mattina nella Basilica “Madonna dei Poveri – durante la celebrazione eucaristica presiedita dal vescovo di Oppido mamertina-Palmi, mons. Francesco Milito - in diretta su Rai Uno - si è pregato per la morte di una donna, Becky Moses, 26 anni di origine nigeriana, durante un terribile incendio che ha distrutto gran parte della tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando (Rc) che ospita 2.300 migranti che lavorano nelle campagne di Rosarno e degli altri paesi della Piana di Gioia Tauro. “Provo un senso di desolazione per quello che è successo e non doveva succedere”, ha detto il presule che annuncia anche una posizione comune sul tema immigrazione da parte della Conferenza Episcopale Calabra da oggi riunita a Reggio Calabria. Il vescovo, vicepresidente della Cec, ha visitato la baraccopoli accompagnato da alcuni volontari. “Dobbiamo – ha detto - smetterla di parlare di emergenza. Emergenza è qualcosa di imprevedibile. Ma dopo tanti anni dobbiamo invece parlare di integrazione”. I migranti “sono fratelli che hanno bisogno. Le migrazioni ci sono sempre state, anche per noi italiani, ma c’era sicurezza sia alla partenza che all’arrivo. È possibile che oggi non si riesca a fare lo stesso?”, si è domandato: “ci vuole qualcosa in più della presa di coscienza. Non ci può essere un’emergenza continua e non si può caricare tutto sulla nostra comunità. Se no questi drammi si ripeteranno. Tocca allo Stato continuare la sua opera portandola a compimento. Questa non è una tendopoli, parola troppo gentile, è plasticopoli, cartonopoli”.

Nela mattinata di ieri anche una preghiera comune in memoria ella giovane vittima in una baracca mentre questa mattina è previsto un corteo dei migranti che raggiungerà il municipio del piccolo centro dell’area portuale. Una delegazione sarà ricevuta dal prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari. (Raffaele Iaria)

 

Papa Francesco: tacciano le armi in Ucraina

Roma - E’ iniziata con il volo di una colomba, in segno di pace e con una preghiera alla Madonna per la pace la visita di Papa Francesco alla comunità greco-cattolica ucraina in Italia nella Basilica di Santa Sofia nella zona di Boccea...

Rom e sinti: l’associazione 21 luglio ricorda la Giornata della Memoria

Roma - Si celebra domani 27 gennaio la Giornata della Memoria, una ricorrenza istituita in Italia con la legge n.211/2000 in ricordo delle vittime perseguitate e uccise nei campi di concentramento e sterminio durante il nazi-fascismo. “Manca tuttavia un riconoscimento ufficiale degli almeno 500 mila rom e sinti caduti per mano di questi regimi”, ricorda oggi l’associazione 21 luglio.
In vista di questa Giornata sono iniziate celebrazioni, commemorazioni e dibattiti ma “l’amnesia relativa allo sterminio di queste comunità resta una profonda lacuna soprattutto sul piano politico e istituzionale”, sottolinea l’associazione evidenziando che non è stato discusso da questa legislatura il disegno di legge presentato nel 2015 che prevedeva di includere il riferimento allo sterminio di rom e sinti nella legge istitutiva del Giorno della Memoria. L’ Associazione 21 luglio, celebrerà quest’anno la Giornata della Memoria presso Gioia del Colle (BA) dove ha organizzato, in collaborazione con il Comune e l’Associazione Sic! ProgettAzioni Culturali, un convegno dal titolo “Porrajmos. La persecuzione dei rom e dei sinti durante il fascismo” al quale parteciperanno Luca Bravi (università di Firenze), Stefano Pasta (Università Sacro Cuore di Milano), Eva Rizzin (Università di Verona) e Ernesto Grandini (Associazione Sinti di Prato). A seguire verrà rappresentato, presso il Teatro Comunale Rossini, “Il mio inv(f)erno. Vita da zingaro”, uno spettacolo di Maurizio Vacca prodotto da Sic! ProgettAzioni Culturali e Comune di Gioia del Colle dedicato alla storia del pugile Johann Trollmann, detto Rukeli, campione e vittima del nazi-fascismo.
 

Ucraini in Italia: segno bello ed importante la visita di Papa Francesco

Roma - Domenica 28 gennaio Papa Francesco visiterà la comunità greco–cattolica ucraina in Italia nella basilica di Santa Sofia a Roma. Il Pontefice, accolto dal rettore don Yaroslav Semehen, terrà una catechesi, al termine della quale incontrerà alcuni gruppi parrocchiali e i  bambini. Renderà poi omaggio alla tomba del vescovo Stepan Chmil, sacerdote salesiano che nel 1948 fu inviato missionario in Argentina dove, l’anno successivo, conobbe il giovane Jorge Mario Bergoglio con il quale celebrava la Divina Liturgia nelle prime ore del mattino. “Questa visita – spiega il coordinatore nazionale Migrantes  per la pastorale con gli ucraini in Italia, don Volodymyr Voloshyn  è un segno di solidarietà del Papa con il popolo ucraino che da qualche anno soffre della guerra al Donbas in Ucraina. La Cattedrale di Santa Sofia a Roma è - aggiunge - un importante centro spirituale e culturale per tutti più di 200 mila ucraini d’Italia”. In Italia ci sono 145 comunità greco-cattoliche ucraine guidate da  62 cappellani. “Incontrando i migranti ucraini, domenica – spiega il coordinatore - Papa Francesco darà forza a un popolo che ha vissuto la diaspora, e la cui storia conosce bene”.
Questa visita – aggiunge il direttore Migrantes di Roma e Lazio, mons. Pierpaolo Felicolo - è “veramente un segno importante e bello che dimostra l’attenzione di Papa Francesco verso questa realtà e verso il mondo dell’immigrazione in Italia”.  “La comunità greco-cattolica ucraina presente a Roma  - spiega il sacerdote - è una comunità che si sta integrando sempre più nella città e che trova nella Basilica di Santa Sofia un luogo di preghiera e di aggregazione che l’aiuta e l’accompagna nella nostra città”. (Raffaele Iaria)
 

Modena: lettera del vescovo alla città su “la società multietnica: dalla chiusura all’incontro”

Modena - Domani, sabato 27 gennaio, alle ore 12.30 al Centro Famiglia di Nazareth di Via Formigina 319, il vescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci,  presenterà alla stampa la lettera alla città, pubblicata come ogni anno in occasione della festa del Patrono san Geminiano. Titolo della lettera “Ma qual è il mio paese?’ - La società multietnica: dalla chiusura all'incontro”. A proposito delle migrazioni, scrive mon. Castellucci, "il fenomeno è così complesso che nello spazio di una Lettera alla città non può neppure essere delineato. Pensando però che anche San Geminiano è stato migrante per qualche tempo, nel suo viaggio a Costantinopoli per guarire la figlia dell'imperatore - episodio splendidamente rappresentato nell'architrave della Porta dei Principi del Duomo di Modena - ho deciso di scrivere queste righe nell'annuale Solennità del nostro grande Patrono”.
 

Per non dimenticare: il genocidio rom e sinto nella Giornata della Memoria

Roma - Insieme al drammatico percorso di sterminio di almeno sei milioni di ebrei (denominato Shoah) nel Giorno della Memoria, che si celebra domani, 27 gennaio, vogliamo ricordare anche 500.000 morti tra rom e sinti nei campi di concentramento nazisti noto come Porrajmos, divoramento.
E’ una giornata che vogliamo non fosse dimenticata e che ha coinvolto uomini, donne e bambini. Non è lontana, però, anche oggi dal sentire comune la discriminazione nei confronti di questo popolo, ancora non riconosciuto come minoranza: un popolo che, in Italia, conta 120.000 persone, di cui la metà sono minori. Persone spesso emarginate, sistemate fuori dai contesti urbani, nei cui confronti prevalgono stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi. La Giornata della Memoria ci aiuta a riflettere si questa minoranza mettendo al centro le persone.
E’ di qualche anno fa lo studio di suor Carla Osella, pubblicato dalla Fondazione Migrantes sul genocidio dei rom e sinti (“Rom e Sinti: Il genocidio dimenticato”, Tau editrice): un viaggio nei luoghi del genocidio Rom e Sinto, per non dimenticare “un popolo che vive e soffre nelle nostre città, non sempre riconosciuto nella sua storia e nel suo cammino”, dice oggi la Migrantes.
 

Al Quirinale si piange anche per lo sterminio dei rom

Roma - Non è un Giorno della Memoria come gli altri quello che si celebrerà sabato e che è stato anticipato dalla cerimonia tenuta al Quirinale ieri alla presenza delle più alte cariche dello Stato. E non solo perché nel 2018 cade un vergognoso anniversario - esattamente 80 anni fa in Italia venivano promulgate le leggi razziali - ma anche perché per la prima volta al Quirinale si è parlato a lungo anche di un altro genocidio avvenuto sempre nei lager nazisti contemporaneamente alla Shoah: il Porrajmos, ovvero lo sterminio di 500 mila rom e sinti. E il primo a ricordare con la voce rotta e gli occhi lucidi è Piero Terracina, ebreo sopravvissuto all'orrore di Birkenau.
Assieme alla neosenatrice a vita Liliana Segre risponde alla domande dei più giovani, bambini e ragazzi, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato da tante scuole d'Italia.
"Noi - racconta rispondendo a Gennaro Spinelli, rappresentante della comunità rom, sinti e camminanti che ringrazia l'Ucei dell'invito al viaggio della memoria ad Auschwitz - eravamo nel campo della morte di Birkenau e ogni giorno, ogni notte eravamo sottoposti ad atroci selezioni. La mattina ci guardavamo negli occhi, non sapendo se la sera ci saremmo ritrovati ancora. Ci spogliavano nudi e ci buttavano fuori al freddo, urlando e armati di bastoni. Uno a destra, uno a sinistra. Chi andava a destra finiva nel forno crematorio. Ne ho superate tante di quelle selezioni e solo per puro caso sono vivo, non perché fossi in migliori condizioni".
"Vicino a noi - continua emozionato ed emozionante - c'era il campo dei sinti e rom: avevano ancora i loro bambini, i loro capelli, i loro vestiti. Pensavamo si sarebbero salvati e sarebbero tornati liberi per il mondo, come erano sempre stati.  E invece una notte piombarono le SS, le sentimmo arrivare terrorizzati e tememmo che ci avrebbero uccisi tutti. Invece andarono da loro... La mattina oltre il filo spinato c'era solo silenzio, un agghiacciante silenzio. Il fumo nero dei forni crematori ci disse il resto. In una notte li avevano sterminati tutti quanti. Ho visto tante cose terribili, ma non posso dimenticare la notte atroce del 2 agosto '44, la notte dello sterminio degli zingari di Birkenau".
Anche Mattarella nel suo discorso ringrazia la Federazione dei rom e sinti e ricorda "lo sterminio di milioni di ebrei, oppositori politici e di altri gruppi sociali - gitani omosessuali, testimoni di Geova, disabili - considerati inferiori e ritenuti un ostacolo per il progresso della nazione".
Nel pubblico c'è anche l'attrice e attivista rom Dijana Pavlovic: "Noi ci sentiamo privati della nostra dignità, il nostro sterminio razziale non è stato riconosciuto dallo Stato italiano, non ci siamo nella legge che ha istituito il 27 gennaio. Nei campi nomadi che sono il retaggio dei campi nazifascisti non ci sono persone che non abbiano un ricordo di quella strage, di un parente finito negli oltre 50 campi di internamento italiani appositamente creati per gli zingari o nei campi nazisti. La nostra missione è far riconoscere le nostre vittime, il nostro Porrajmos, lo dobbiamo ai nostri vecchi e ai nostri bambini. Le leggi razziali hanno riguardato anche rom e sinti". (Ansa)
 

Una preghiera con i migranti e i rifugiati per la pace

Roma - La Chiesa del Gesù a Roma ha ospitato ieri pomeriggio un incontro, promosso dal Centro Astalli, con la presenza di migranti, rifugiati che hanno portato la loro testimonianza e la presenza del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.  L’incontro si è concluso con l’invocazione della pace in 30 diverse lingue diverse e una preghiera, scritta per l’occasione e letta dal porporato che pubblichiamo integralmente
 
PREGHIERA CON I MIGRANTI E I RIFUGIATI
Dio della Pace ascolta la nostra preghiera.
Facci dono della pace dentro di noi e fra di noi.
Te lo chiediamo come popolo in cammino,
pellegrini sulle strade della Storia ancora troppo segnata da violenza, conflitti e ingiustizia.
Tu che pensi per noi e con noi un mondo in pace, guida i nostri passi su sentieri di fraternità.
Tu il Dio accogliente, insegnaci ad accoglierci reciprocamente nelle nostre diversità con la sapienza del cuore, attenti ai percorsi di ciascuno, a essere ospitali e capaci di condivisione.
Tu il Dio che protegge il povero che chiede aiuto, insegnaci a proteggere chi non vede riconosciuti i propri diritti e vede schiacciata la propria dignità. Tu il Dio che promuove l’esistenza di ogni vivente, insegnaci a promuovere ogni persona nel proprio desiderio di felicità: Tu il Dio che sempre è disposto a reintegrarci nel suo disegno di amore insegnaci a essere strumenti di integrazione di ogni bambino, donna e uomo nei complessi intrecci di relazioni delle nostre società.
Dio della Pace ascolta oggi la nostra preghiera: mostraci la via di quella pace che tutti desideriamo e cerchiamo, la pace che nasce nel cuore che cambia nell’incontro con l’altro accolto come dono, la pace che nasce nel cuore di chi protegge i più deboli, la pace che nasce nel cuore quando ci si promuove come persone, la pace che cresce quando tutti possono vivere integrati nelle nostre città.
Dio amante della Pace, ascoltaci!
 

Mons. Galantino: il Mediterraneo è diventato un “mare monstrum”

Roma - “Da Mare nostrum il Mediterraneo è diventato un Mare monstrum”. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha usato questa metafora per illustrare questa mattina - in occasione della presentazione del comunicato finale del Consiglio Permanente -  le iniziative per rendere il nostro mare un luogo di confronto e di pace, e non soltanto di morte. “Lo sguardo di tutti sul Mediterraneo è su un luogo di profonda crisi – ha detto il segretario generale della Cei– non solo perché è diventato un mare ‘monstrum’, perché ha inghiottito tantissime persone”. Il Mediterraneo, ha spiegato Galantino, “viene visto di più come luogo di crisi, sia per il tema dell’immigrazione, sia per tutto quello che sta avvenendo in quei Paesi che si affacciano su questo mare”. Di qui la scelta della Chiesa italiana “di farci promotori di una inversione di rotta, perché il Mediterraneo diventi, grazie al determinante contributo dei vari credenti, un luogo in cui maturino progettualità politiche nuove e un’attenzione diversa alle persone”. “Siamo in cammino per definire l’ambito di intervento e il parterre dei partecipanti”, ha detto il vescovo rispondendo alle domande dei giornalisti: “Speriamo che la politica, soprattutto l’Unione europea, ci aiuti ad andare avanti a guardare sì al dramma degli immigrati, ma anche alle possibilità nuove che possono esserci”.