Primo Piano

ICMC: l’intervento del Card. Parolin

Roma - Pubblichiamo di seguito l’intervento che il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede ha pronunciato questa mattina ai lavori di apertura dell’Assemblea Plenaria della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni che ha luogo a Roma da oggi all’8 marzo:
 
Eccellenze, Signore e Signori, cari amici,
sono lieto di questa opportunità che mi date per rivolgervi un saluto ed offrirvi alcune considerazioni in un momento importante nel quale la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni è chiamata a dare alla Chiesa e al mondo, oltre che a sé stessa, risposte adeguate a nuove domande e ad interrogarsi sulle forme oggi più adatte per portare avanti il suo impegno nelle situazioni che riguardano le migrazioni.
Tutti qui sappiamo che l’ICMC è nata a seguito degli sconvolgimenti causati dalla II guerra mondiale, per volontà del Papa Pio XII, che l’aveva voluta per far fronte al massiccio spostamento di rifugiati, come organismo cattolico internazionale di informazione, di coordinamento e di rappresentanza per le migrazioni.
Sin dai suoi inizi, gli Episcopati delle nazioni più implicate nel fenomeno delle migrazioni furono coinvolti, tramite rappresentanti, nell’elaborazione del suo statuto, poi formalmente approvato dal Santo Padre con Lettera del 12 aprile 1951 a firma del Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni Battista Montini. La Commissione aveva lo scopo principale di promuovere l’applicazione dei principi cristiani in tema di migrazioni e di politiche riguardanti le popolazioni e di far adottare tali principi dalle organizzazioni internazionali, governative e non-governative, in modo particolare in favore della protezione dei diritti della famiglia.
Nei lunghi anni della sua attività in quanto organizzazione cattolica di ambito internazionale, l’ICMC, fedele alle finalità per cui è stata istituita, si è distinta per la sua azione concreta e per la competenza professionale del suo personale, intessendo rapporti con diversi organismi e istituzioni di diverso grado. Ne è prova la stima che l’ICMC si è guadagnata da parte della comunità internazionale, collaborando, in coerenza con la sua identità cattolica, con agenzie internazionali ed altre istituzioni governative e non governative a vario livello e in Paesi diversi. A questo riguardo, sottolineo in particolare la capacità, via via acquisita dall’ICMC, di mettere in dialogo tra loro soggetti diversi: i governi e la società civile, le istituzioni umanitarie e quelle preposte alla sicurezza, le organizzazioni cattoliche e quelle appartenenti ad altre denominazioni cristiane o che non s’identificano con un’appartenenza religiosa, ma intendono operare per il bene dei migranti. Per anni, poi, l’ICMC ha coordinato, per incarico dei diversi Governi ospitanti, l’intero processo di partecipazione, a livello mondiale, delle organizzazioni della società civile agli incontri del Forum Globale su Migrazioni e Sviluppo, organizzando, con successo, i Civil Society Days.
Possiamo anche ricordare che l’ICMC ha pubblicato ricerche e guide sulle migrazioni con importanti istituzioni internazionali (UE e Consiglio d’Europa, OIM, UNHCR) e della “società civile”.
È un’esperienza concreta ed esperta di dialogo che, mi auguro, possa continuare ed estendersi, per creare e sostenere quella rete di solidarietà, l’unica che può rispondere alle grandi urgenze attuali e, insieme, garantire l’attuazione delle intese di cui si sente grande necessità a livello internazionale.
Per quanto riguarda la sua materia e le sue finalità, l’ICMC lavora ora in stretto contatto con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: un lavoro che, sebbene avviato solo da poco più di un anno, ha già dato buoni frutti ed ha messo a disposizione della Sezione tutto il bagaglio di studio e di esperienza acquisito dall’ICMC.
Nello stesso modo, più volte per la sua attività presso gli organismi internazionali, l’ICMC agisce in stretto contatto con la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e con le Missioni Permanenti della Santa Sede. In particolare, specialmente nell’ultimo biennio e nell’anno corrente, siete anche impegnati ad offrire, in collaborazione con le Missioni Permanenti a New York e a Ginevra, il vostro apprezzato contributo per la preparazione Global Compact su una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare, e del Global Compact sui Rifugiati.
Ci auguriamo davvero che questi due documenti, dei quali sono in corso, rispettivamente i negoziati e le consultazioni, possano realmente rispondere alle necessità di una migliore protezione e di tutela dei diritti umani di queste persone, di fronte alle reticenze, ai ripensamenti ed alle titubanze di vari Stati, portando ad una reale ed equa collaborazione e condivisione a livello internazionale delle responsabilità e degli oneri legati all’accoglienza.
In questi giorni avrete occasione di rivedere il cammino percorso e vi interrogherete su come l'ICMC potrà continuare l'opera per cui è stata fondata, un’opera che abbiamo visto già onorata da un impegno ricco di frutti, che ora chiede di aprirvi ai nuovi orizzonti del servizio ai migranti e ai rifugiati. Questi, come Papa Francesco ci ricorda sempre, non sono numeri: sono persone, donne, uomini, bambini, che hanno un volto, che spesso soffrono e sono scartati. Un volto umano nel quale noi ravvisiamo quello di Cristo, che vogliamo servire specialmente in quelli che sono più piccoli e in necessità.
Una delle finalità per cui è nata l’ICMC è il sostegno alle famiglie migranti, che spesso emigrano alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa, soprattutto per i figli. Tuttavia, molte di queste arrivano nei Paesi d’approdo dopo aver sperimentato nel viaggio violenze ed abusi, e si confrontano poi con nuove esperienze di miseria e con difficoltà prima impensate. La vicinanza della comunità cristiana e l’aiuto concreto e specializzato di organizzazioni come la vostra possono aiutare a mantenere insieme queste famiglie evitando che i figli trovino in reti alternative la risposta alle loro frustrazioni.
Di contro, benché nei Paesi di provenienza dei migranti il progresso sia legato anche al loro apporto economico a livello sociale e familiare, in questi, tuttavia, c’è una dimensione che la Chiesa non può trascurare. È quella dei familiari rimasti in patria, spesso con figli da mantenere, quando uno dei coniugi, o anche entrambi, emigrano, lasciando a casa, ad occuparsene, l’altro, o i nonni anziani, in povertà per i quali non sempre arrivano o sono sufficienti le rimesse. E talvolta il coniuge non torna in patria. Questo è un aspetto delicato della migrazione, purtroppo diffuso, che chiede maggiore attenzione e accompagnamento.
Un altro “fronte” che si presenta all’ICMC a livello globale è quello del rifiuto dell’accoglienza. Nonostante le nazioni, specialmente quelle più progredite dal punto di vista economico, debbano innegabilmente molto del loro sviluppo ai migranti, e benché siano divulgate le loro esperienze – talvolta terribili – che causano la loro migrazione o che essi incontrano nel viaggio, la migrazione è vista oggi solo come emergenza, o pericolo, pur essendo ormai divenuto un elemento caratteristico delle nostre società.
Papa Francesco ci ricorda che “è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla ‘cultura dello scarto ’ – ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore” (Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, 2014).
Uno degli impegni difficili che si prospettano più urgenti e richiesti oggi proprio quello di lavorare perché avvenga questo cambio di atteggiamento, abbandonando la cultura dominante “dello scarto” e del rifiuto. Un lavoro d’informazione e di sensibilizzazione nel quale la vostra Commissione può aiutare la Chiesa cattolica a dissipare tanti pregiudizi e paure infondate che riguardano l’accoglienza degli stranieri e - senza nasconderci l’impegno che l’accoglienza richiede sotto molti aspetti - diffondere una percezione equilibrata e positiva della migrazione.
È un lavoro importante, tra l’altro, per la preparazione del Patto Globale sulla migrazione anche nel periodo tra la conclusione dei negoziati intergovernativi e la Conferenza di Marrakech (10-11 dicembre 2018) che dovrà adottarlo: un periodo delicato che occorre accompagnare perché, senza esitazioni, gli Stati membri dell’ONU possano condividerne l’appello con consapevolezza e determinazione.
Agli atteggiamenti di chiusura vediamo, però, contrapporsi positivamente quelli di molti giovani che ritengono la migrazione come una dimensione normale della nostra società, resa interdipendente dai collegamenti veloci, dalle comunicazioni, dalla necessità di rapporti su scala mondiale. Sono dimensioni nelle quali possiamo davvero vedere dei “segni dei tempi” che spingono alla solidarietà su una scala globale.
Dalle vostre variegate esperienze “sul campo” nasce poi un altro speciale contributo, discreto e competente, per creare vie alternative e sicure di migrazione, specialmente ove queste sono forzate da eventi violenti o da disastri. Vi incoraggio a proseguire questo lavoro che, basato sulla vostra competenza, capacità di dialogo e discrezione, costituisce una delle migliori pratiche per salvare vite, evitando i viaggi pericolosi e il ricorso ai trafficanti; per tenere unite le famiglie; per proteggere i minori in necessità; per creare tra i Paesi legami di fiducia reciproca in questo ambito, scongiurando allarmi sociali che hanno anche ripercussioni politiche.
Sono consapevole che quanto ho ora sottolineato riguarda solo alcuni orizzonti, benché pressanti, del vostro lavoro.
Ormai la migrazione è nell’agenda di ogni incontro che ho con Autorità di governo che vengono in Vaticano, o che vado a visitare. Da loro raccolgo di frequente l’apprezzamento ed anche la riconoscenza per il contributo che la Chiesa cattolica, anche tramite le organizzazioni che si ispirano ai suoi principi, offre nei loro Paesi, per consentire, come ci invita Papa Francesco, di “accogliere, proteggere, promuovere, integrare” con senso di responsabilità e di umanità questi fratelli e sorelle migranti e rifugiati.
In continuità con la sua origine, l’ICMC è ora chiamata a rinnovarsi. Questo avviene, logicamente, quando si cambiano i quadri direttivi. Infatti, in questa Assemblea, saranno cambiati i membri del Comitato Direttivo e verrà scelta una persona per il compito – che, ricordiamolo, è anche un servizio - di Presidente. Inoltre, “fortificati in uno spirito di solidarietà profetica”, vi interrogherete anche sulla necessità di un nuovo slancio di impegno in favore dei migranti, non solo nei progetti esterni, ma anche all’interno. In questa dimensione di comunione anche al vostro interno, siete chiamati a rafforzare le strutture e la coesione di quanti lavorano per l’ICMC circa principi, orientamenti e finalità, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, affinché il vostro lavoro non rimanga soltanto in un ambito strettamente umanitario, ma attraverso questo, le persone aiutate percepiscano l’influsso di “testimonianza” che solo un vissuto personale di fede potrà offrire.
È un’unità e comunione che desideriamo possano coinvolgere in questo servizio ecclesiale tutti i membri della Commissione e quanti sono impegnati nella realizzazione delle sue finalità. Auspico, al riguardo, che i miei fratelli Vescovi possano sempre più apprezzare il servizio che offre l’ICMC promuoverla ed aiutarla a crescere secondo la sua fisionomia di istituzione “di Chiesa” e “per la Chiesa”.
Nell’assicurare uno speciale ricordo nella preghiera per voi, per il vostro lavoro e perché la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni possa continuare e sempre più manifestarsi come segno concreto di fratellanza nel mondo e nella Chiesa, mi piace ricordare quanto Papa Francesco ha detto alla conclusione degli esercizi spirituali, il 23 febbraio scorso: “la Chiesa non è una gabbia per lo Spirito Santo, (…) lo Spirito vola anche fuori e lavora fuori. (…) lavora nei non credenti, nei “pagani”, nelle persone di altre confessioni religiose: è universale, è lo Spirito di Dio, che è per tutti.” A tutti portiamo, allora, attraverso il nostro amore concreto, questo annuncio libero dell’amore di Dio che accoglie, protegge, sa valorizzare e fa sentire parte della Sua famiglia. Dio, che sa ricompensare ogni sforzo, ogni gesto di buona volontà, ci aiuti ad aprirci senza paure e ritrosie ai nuovi appelli dello Spirito, per il bene dei fratelli. Vi auguro, quindi, un buono e fruttuoso lavoro!
 

Card. Parolin: “continueremo ad educare popolazione a visione positiva migrazioni”

Roma – “La Santa Sede sa che deve lavorare nelle condizioni che si presentano. Noi non possiamo avere la società che vorremmo, non possiamo avere le condizioni che vorremmo avere. Quindi credo che, anche in questa situazione, la Santa Sede continuerà la sua opera di educazione, che richiede molto tempo”. Lo ha detto oggi al Sir il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, rispondendo a margine dell'incontro della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni in corso a Roma, a proposito dei risultati delle elezioni politiche in Italia, con la vittoria di partiti che hanno impostato la campagna elettorale contro i migranti. “Importante è riuscire ad educare la popolazione a passare da un atteggiamento negativo ad un atteggiamento più positivo nei confronti dei migranti - ha affermato -. E’ un lavoro che continua, anche se le condizioni possono essere più o meno favorevoli. Da parte della Santa Sede ci sarà sempre questa volontà di proporre il suo messaggio fondato sulla dignità delle persone e la solidarietà”. Alle organizzazioni cattoliche impegnate in prima linea nell’accoglienza e integrazione dei migranti il card. Parolin consiglia di continuare ad “impegnarsi per creare una visione positiva della migrazione. Perché ci sono tanti aspetti della migrazione positivi che all’interno di tutta questa complessità non si percepiscono”. “Consiglio di continuare il loro lavoro sul terreno perché questo le contraddistingue e caratterizza - ha sottolineato -, ma al tempo stesso non avere paura di aiutare la popolazione ad avere questo nuovo approccio”.  Sulla necessità di conciliare le esigenze di sicurezza dei cittadini e i bisogni di chi fugge da situazioni difficili ha osservato: “Non è facile, dobbiamo riconoscerlo. Ma questa è una sfida che spetta alla politica, ossia conciliare le due esigenze, ambedue imprescindibili. E’ logico, i cittadini devono sentirsi sicuri e protetti ma allo stesso tempo non possiamo chiudere le porte in faccia a chi sta fuggendo da situazioni di violenza e di minaccia”. A questo proposito ha invitato a “lavorare tutti insieme, che è un altro aspetto fondamentale. E’ una indicazione di metodo: tenere conto della difficoltà, voler trovare delle soluzioni e farlo tutti insieme”.
 

Papa Francesco “Dio ci perdona a patto che noi perdoniamo gli altri”

Città del Vaticano -  “L’accusa di noi stessi è il primo passo verso il perdono”. Lo ha detto Papa Francesco questa mattina nell’omelia della messa celebrata a Casa Santa Marta. A riferirlo è “Vatican News. “Accusare se stessi è parte della saggezza cristiana”, ha detto il pontefice: “No, accusare gli altri, no … Se stessi. Io ho peccato. E quando noi ci accostiamo al sacramento della penitenza avere questo in mente: Dio grande che ci ha dato tante cose e purtroppo io ho peccato, io ho offeso il Signore e chiedo salvezza”. Il Papa ha raccontato l’aneddoto di una signora che nel confessionale riferiva a lungo dei peccati della suocera, cercando di giustificarsi, fino a che il sacerdote le ha detto: ‘Va bene, adesso confessi i suoi peccati’. Accusare se stessi, ha spiegato Francesco, “piace al Signore, perché il Signore riceve il cuore contrito, perché, come di Azaria: ‘Non c’è delusione per coloro che confidano in Te’, il cuore contrito che dice la verità al Signore: ‘Io ho fatto questo, Signore. Ho peccato contro di Te’. Il Signore gli tappa la bocca, come il papà al figliol prodigo; non lo lascia parlare. Il suo amore lo copre. Perdona tutto”. “Il perdono di Dio viene forte in noi a patto che noi perdoniamo gli altri”, ha precisato però Francesco: “E non è facile questo, perché il rancore mette il nido nel nostro cuore e sempre c’è quella amarezza. Tante volte portiamo con noi l’elenco delle cose mi hanno fatto: ‘E questo mi ha fatto quello, mi ha fatto quello, mi ha fatto questo, …'”. “Queste sono le due cose che ci aiuteranno a capire la strada del perdono”, ha concluso il Papa: ‘Tu sei grande Signore, purtroppo ho peccato’ e ‘Sì, ti perdono, settanta volte sette, a patto che tu perdoni gli altri’”.
 

Mattarella: rafforzare impegno contro ogni forma di discriminazione

Roma – “La piena dignità di ogni donna e di ogni uomo, che trova fondamento nel rispetto del diritto alla vita e dei diritti inviolabili della persona, è condizione indispensabile per una società libera e democratica, per uno sviluppo equilibrato, per un futuro di pace”. A scriverlo oggi, in occasione della Giornata nazionale in memoria dei Giusti dell’Umanità, è il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella in un messaggio al Presidente di Gariwo, La Foresta dei Giusti, Gabriele Nissim. La scelta del Parlamento italiano di istituire la Giornata nazionale in memoria dei Giusti dell'Umanità, “rafforzando così il valore della Giornata europea fissata per il 6 marzo, offre – scrive il Capo dello Stato - una preziosa occasione per approfondire i temi della convivenza e per rafforzare l'impegno comune contro ogni forma di sopraffazione, di violenza sulle persone, di intolleranza, di razzismo. Le storie dei Giusti - cioè di donne e uomini coraggiosi, che hanno affrontato alti rischi personali per salvare vite umane dalla persecuzione di regimi sanguinari, di apparati oppressivi, di ideologie totalitarie - sono memoria viva, e continueranno a essere esempi di civiltà e di umanità a cui ispirarsi”. Per Mattarella trasmettere questa memoria alle generazioni più giovani è “opera di straordinaria importanza, perché, come sappiamo, i germi dell'odio e della discriminazione non sono mai sconfitti una volta per tutti. L'azione educativa, a partire dalle scuole, è indispensabile per costruire il futuro”.
 

ICMC: aperto l’incontro a Roma

Roma - Le organizzazioni cattoliche che lavorano con i migranti, quando sono in grado di influenzare il dibattito pubblico, “possono svolgere un ruolo cruciale”. Ne è convinta Anna Rowlands, docente di teologia e religione alla Durham University, nel suo discorso programmatico fatto oggi a Roma alla plenaria della Commissione Internazionale Cattolica sulle Migrazioni (ICMC), organismo che ha sede a Ginevra e riunisce i rappresentanti degli episcopati e delle organizzazioni cattoliche impegnate con migranti e rifugiati. Secondo Rowland, le organizzazioni cattoliche devono “sfidare le basi della politica pubblica” sui temi che riguardano migranti e rifugiati “sfidando il sistema a perseguire autentici beni individuali, pubblici e comuni attraverso il diritto”. “Il populismo ci insegna che non è possibile comprendere l’intera gamma di beni che contano per le persone nella vita di tutti i giorni – ha osservato -: sia se la popolazione è stabile, sia se è in movimento. Non abbiamo meccanismi per impegnarci bene nei confronti di queste perdite ordinarie del bene che creano rabbia e risentimento, depressione e disimpegno. La nostra tradizione della dottrina sociale della Chiesa orientata al bene ci offre un linguaggio per dialogare sul senso di ciò che è stato perso ed è minacciato e sulle visioni del bene (individuale, pubblico, comune) che desideriamo perseguire. Bisogna dialogare tra comunità che accolgono e migranti, classi sociali, Paesi”. La tradizione della dottrina sociale sul tema delle migrazioni, ha proseguito, “sottolinea che gli Stati devono fare di più, ma che gli Stati non saranno mai in grado di realizzare la visione completa del Vangelo nei confronti del dovere verso i migranti. Ciò richiede una cultura dell’incontro, dell’accompagnamento, del dialogo e dell’ospitalità e una crescente resistenza alle forze ostili: richiede l’amore come parte della creazione della giustizia”. Rowlands ha poi ricordato che Papa Francesco “ci incoraggia a sfidare l’approccio a corto termine in campo umanitario e nelle politiche pubbliche”. (SIR)
 

Voci e immagini sul sociale e l’ambiente: torna il premio L’anello debole 2018

Fermo - Torna il premio internazionale “L’anello debole”, il riconoscimento assegnato dalla Comunità di Capodarco ai migliori video e audio cortometraggi, giornalistici o di finzione, a forte contenuto sociale e/o ambientale. Il bando della XII edizione dà tempo fino al 9 aprile 2018 per la consegna delle opere. Le sezioni del concorso sono quattro: audio cortometraggi; video cortometraggi della realtà; video cortometraggi di fiction; video cortissimi. Gli audio e i video cortometraggi non dovranno superare la durata di 25’; i video cortissimi di 3’. A queste sezioni si aggiunge il premio speciale assegnato dall’agenzia giornalistica “Redattore sociale” al migliore web-doc - documentario concepito e realizzato per internet - volto alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi sociali e ambientali.
 Anche quest’anno le opere in concorso saranno valutate da una giuria di qualità presieduta come sempre dal giornalista Giancarlo Santalmassi e composta da una ventina di esperti nel campo giornalistico radio-televisivo e cinematografico riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Direttore artistico del premio dal 2014 l’autore e conduttore Andrea Pellizzari. L’organizzazione è a cura di Redattore sociale.
Le opere pervenute verranno inizialmente valutate da una commissione scelta dalla Comunità di Capodarco. Tra le “preselezionate” la giuria di qualità sceglierà i finalisti di ogni categoria in concorso. Questi si contenderanno il premio “L’anello debole” durante il “Capodarco l’Altro Festival”, che si svolgerà dal 21 al 24 giugno 2018 nella splendida cornice della terrazza della Comunità di Capodarco di Fermo, nelle Marche, con il consueto cartellone di eventi, tra proiezioni di film, documentari e cortometraggi, incontri con registi, attori e autori delle opere finaliste, degustazioni di bontà eno-gastronomiche locali e concerto finale. Concorrerà alla scelta dei vincitori anche il voto della giuria popolare.
Il premio “L’anello debole” è nato nel 2005 da un’idea di Santalmassi e si è distinto fin dalla prima edizione per l’originalità e la qualità tecnica dei video e degli audio “brevi”, diventando una delle più importanti manifestazioni nel suo genere in Italia. Le prime 11 edizioni hanno avuto 1.830 opere partecipanti, 827 delle quali selezionate per la votazione finale (molte sono visibili integralmente sul sito del premio). Tra i partecipanti, giornalisti di tutte le testate televisive e radiofoniche nazionali insieme al meglio dei giovani audio e video-maker indipendenti dall’Italia e da una quindicina di paesi esteri. Nell’ultima edizione hanno partecipato 189 opere (187 ammesse al concorso). Le opere selezionate per essere sottoposte alla valutazione della giuria sono state 93, di queste le finaliste della giuria di qualità sono state 22. Quattordici i Paesi di provenienza: Bulgaria, Brasile, Canada, Colombia, Egitto, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Italia, Islanda, Russia, Serbia e Spagna.
 
 
 
 

Chiamati alla vita: il 24 marzo Giornata in memoria dei missionari martiri

Roma - Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l'Eucarestia, venne ucciso Monsignor Oscar  A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo Stato centroamericano di El  Salvador.
La celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, il 24 marzo, prende ispirazione da quell'evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.
Per materiale informativo www.missioitalia.it
 

Migranti: nuovo sbarco in Sicilia

Agrigento - Dopo l'allarme di alcune settimane fa su possibili sbarchi di terroristi provenienti con i "taxi del mare" dalla Tunisia, tra sabato e domenica ennesimo "sbarco fantasma" a Zingarello, spiaggia a sud-est di Agrigento. A darne notizie è l’associazione Mareamico di Afrigento.
«Gli uomini arrivati, praticamente dei rambo, di notte hanno scalato una collina impervia e pericolosa e si sono dispersi nelle campagne tra Punta bianca e Zingarello», dicono dall'associazione. La barca proveniva dalla Tunisia poiché era iscritta nel registro di Monastir. Le indagini sono svolte dalla Capitaneria di Porto Empedocle e dai carabinieri di Agrigento. (P. Lambruschi –www.avvenire.it)
 

ICMC: a Roma l’incontro su nuove sfide e risposte della Chiesa cattolica

Roma - La risposta della Chiesa cattolica ai bisogni dei migranti e dei rifugiati sarà al centro dell’incontro dell’International Catholic Migration Commission (ICMC), che si terrà dal 6 all’8 marzo a Roma. Ad aprile l’incontro il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano e il card. Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. L’appuntamento di quest’anno è mirato ad adottare un quadro strategico per il 2019-2022, “per essere dinamici ed in grado di rispondere ai bisogni di rifugiati e migranti – spiega mons. Robert J. Vitillo, segretario generale dell’ICMC -, radicato nella dottrina della Chiesa cattolica e nella forte leadership di Papa Francesco, che ci invita a proteggere, promuovere ed integrare rifugiati e migranti”. Si discuterà anche dei due Global compact Onu sui migranti e rifugiati che dovranno essere adottati entro quest’anno. L’ultimo giorno è previsto anche una udienza con Papa Francesco.
 

Papa Francesco: fede non è spettacolo, pensare con spirito di Dio

Città del Vaticano - Nella Messa del mattino a Casa Santa Marta, Papa Francesco ha ricordato che la Chiesa ci chiede una conversione del pensiero, secondo gli insegnamenti di Cristo. La religione e la fede non sono “uno spettacolo”, ha detto il papa riflettendo sulla Prima Lettura dedicata a Naamàn il Siro e sul Vangelo di Luca in cui Gesù spiega che nessun profeta è bene accetto in patria. Il Pontefice, riferisce Vatican News, ricorda come in questo tempo di Quaresima, la Chiesa ci faccia riflettere oggi sulla conversione del pensiero, dello stile di esso, oltre che sulla conversione delle opere e dei sentimenti.
“La Chiesa ci dice che le nostre opere devono convertirsi, e ci parla del digiuno, dell’elemosina, della penitenza: è una conversione delle opere. Fare opere nuove, opere con lo stile cristiano, quello stile che viene dalle Beatitudini, in Matteo 25: fare questo. Anche la Chiesa ci parla della conversione dei sentimenti: anche i sentimenti devono convertirsi. Pensiamo per esempio alla Parabola del Buon Samaritano: convertirsi alla compassione. Sentimenti cristiani. Conversione delle opere; conversione dei sentimenti; ma, oggi, ci parla della ‘conversione del pensiero’: non di quello che pensiamo, ma anche di come pensiamo, dello stile di pensiero. Io penso con uno stile cristiano o con uno stile pagano? Questo è il messaggio che oggi la Chiesa ci dà”.
A proposito dell’episodio di Naamàn il Siro, malato di lebbra, il Papa ricorda che “va da Elisèo per essere guarito” e si sente consigliare di bagnarsi sette volte nel Giordano. Pensa invece che i fiumi di Damasco siano migliori delle acque d’Israele, “si arrabbia, si sdegna e vuol tornare senza farlo”, ricorda Francesco perché - aggiunge – “quest’uomo aspettava lo spettacolo”. Ma lo stile di Dio, prosegue, è un altro: “guarisce in un altro modo”. Lo stesso - nota il Pontefice - accade con Gesù che torna a Nazareth e va alla Sinagoga. Inizialmente “la gente lo guardava”, “era stupita”, “era contenta”.
“Ma mai manca un chiacchierone, che ha cominciato a dire: ‘Ma questo, questo è il figlio del falegname. Cosa ci insegna? In quale università ha studiato questo?’. ‘Sì! È il figlio di Giuseppe’. Incominciarono a incrociarsi le opinioni; e cambia l’atteggiamento della gente, e vogliono ucciderlo. Dall’ammirazione, dallo stupore, alla voglia di ucciderlo. Anche questi volevano lo spettacolo. ‘Ma, che faccia dei miracoli, quello che dicono che ha fatto nella Galilea, e noi crederemo’. E Gesù spiega: ‘In verità io vi dico: Nessun profeta è ben accetto nella sua patria’. Perché noi facciamo resistenza a dire che qualcuno di noi può correggerci. Deve venire uno con lo spettacolo, a correggerci. E la religione non è uno spettacolo. La fede non è uno spettacolo: è la Parola di Dio e lo Spirito Santo che agisce nei cuori”.
La Chiesa, sottolinea Francesco, ci invita dunque a cambiare il modo di pensare, lo stile di pensare. Si può recitare “tutto il Credo, anche tutti i dogmi della Chiesa”, ma se non lo si fa “con lo spirito cristiano”, non serve a “nulla”.
“La conversione del pensiero. Non è abituale che noi pensiamo in questo modo. Non è abituale. Anche il modo di pensare, il modo di credere, va convertito. Possiamo fare la domanda: ‘Con quale spirito io penso? Con lo spirito del Signore o con lo spirito proprio, lo spirito della comunità alla quale appartengo o del gruppetto o della classe sociale alla quale appartengo, o del partito politico al quale appartengo? Con quale spirito io penso?’ E cercare se io penso davvero con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia di discernere quando penso con lo spirito del mondo, e quando penso con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia della conversione del pensiero”.
 

Migrantes Sicilia: incontro della Commissione regionale

Ragusa - Ad Ispica (Rg), l’1 ed il 2 marzo 2018, presieduta dal neoeletto vescovo delegato mons. Antonio Staglianò e con la partecipazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, si è svolta la prima riunione della nuova Commissione dell’Ufficio Regionale Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana dedicata alla programmazione dell’attività pastorale per il prossimo quinquennio.
Accogliendo i direttori diocesani con i loro collaboratori (provenienti da 11 diocesi), mons. Staglianò ha ricordato che quella dell’accoglienza dei migranti è un tema scottante ma anche una opportunità per la Chiesa dei poveri ed in uscita di papa Francesco e per quel dinamismo missionario verso le periferie esistenziali tutte, università comprese. Una grande occasione per riuscire finalmente a smarcare il cattolicesimo cristiano da quello convenzionale, riconoscendo ai migranti, in fuga dalla fame e dall’indigenza, ed ai profughi, che continuano a giungere nelle nostre coste per vie avventurose e drammatiche, dignità ed accoglienza fraterna. Il Signore Gesù – ha ricordato durante l’omelia della S. Messa - ha voluto identificarsi con questi nostri fratelli e sorelle: «Ero forestiero e mi avete ospitato». Dobbiamo, allora, riscoprire tutta la responsabilità di questa prospettiva esaltante, per riconoscere fin d’ora il Cristo nel volto, troppo spesso sfigurato, dello straniero.
Don Giovanni De Robertis, dopo essersi complimentato per lo sforzo dell’Ufficio Regionale per consolidare la rete Migrantes nelle varie diocesi, in modo che gli uffici siano sempre più attivi (non dormienti) ed autonomi, ha ricordato, secondo statuto, gli ambiti di cui siamo chiamati ad occuparci ed i compiti che la Chiesa ci affida, evitando il rischio di dimenticare i cosiddetti ambiti minori (Rom e Spettacolo viaggiante). Compito che per essere svolto non può non prevedere in ogni ufficio la formazione di una equipe di religiosi/e e laici, visto che il soggetto della pastorale non è il prete ma la comunità parrocchiale nelle sue diverse articolazioni e visto che un aspetto fondamentale del nostro lavoro è quello culturale, di conoscenza, studio e divulgazione della questione migratoria che – come ricordava Bernanos – è anzitutto una questione di onore.
Dopo gli interventi del direttore regionale, Mario Affronti, con un breve report sulle attività e le idee di fondo del passato quinquennio, uno sguardo ai diversi settori della mobilità umana in Sicilia (don Filippo Bonasera da Caltanissetta, per gli emigranti italiani, il diacono Santino Tornesi da Messina, per gli immigrati i rifugiati, i profughi e i richiedenti asilo; da Catania, i diaconi Cannizzo e Rizzo per la Gente dello spettacolo viaggiante, i Rom, i Sinti e i Camminanti; e dopo l’intervento di Mariella Guidotti da Agrigento sulla campagna “Liberi di partire Liberi di restare”, è stato il momento del confronto tra i direttori diocesani e i loro collaboratori per  condividere le buone prassi e per dare slancio all’azione pastorale.
Queste le coordinate generali del lavoro che ci attende per il prossimo futuro: costituzione nelle diocesi di un tavolo permanente con gli altri uffici (Caritas, Missio ed Ecumenismo, in primis) come metodo di azione ineludibile ed imprescindibile (la patria del migrante sono le relazioni, allo stesso modo la patria dell’operatore pastorale-migrante esistenziale) che abbia la forza di proporre nel piano pastorale diocesano un percorso specifico sulle migrazioni; creazione di una sub-commissione, snella ed operativa che metta insieme le competenze a livello regionale nei vari ambiti; creazione di un ufficio comunicazione che contribuisca a combattere il clima culturale di ostilità nei confronti del fenomeno delle migrazioni; sensibilizzazione e formazione. (Mario Affronti – Dir. Reg. Migrantes Sicilia)
 
 

Accoglienza e integrazione: la parola ai migranti

Roma - Giovedì 8 marzo 2018, alle ore 16, presso la Biblioteca Centrale “Guglielmo Marconi” del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, avrà inizio un ciclo di seminari sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti.
In dialogo con i ricercatori CNR, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva, spiega una nota.
Nel primo seminario Haregewoin Mekonnen Damtew (Etiopia) dialoga con Maria Eugenia Cadeddu.
 

Papa Francesco: non strumentalizzare la fede per coltivare interessi illeciti

Città del Vaticano - “Vivere la nostra vita non nella ricerca dei nostri vantaggi e interessi, ma per la gloria di Dio che è l’amore”. All’Angelus in piazza San Pietro, ieri mattina davanti a ventimila fedeli, Papa Francesco ha invitato a vivere una vita diversa e, riprendendo il brano evangelico  - la cacciata dal tempio secondo il vangelo di Giovanni – ha esortato a non fare “della casa del Padre mio un mercato!”. Un insegnamento “sempre attuale”, quello di Gesù, “non soltanto per le comunità ecclesiali, ma anche per i singoli, per le comunità civili e per le società”. «È comune, infatti –ha spiegato – la tentazione di approfittare di attività buone, a volte doverose, per coltivare interessi privati, se non addirittura illeciti”. Un “pericolo grave” specialmente quando “strumentalizza Dio stesso e il culto a Lui dovuto, oppure il servizio all’uomo, sua immagine”. Perciò Gesù quella volta ha usato “le maniere forti”, per “scuoterci da questo pericolo mortale”. (R.I.)
 

MCI Germania Centro: domenica una giornata di spiritualità

Francoforte - Su iniziativa del Coordinamento della Zona Centro delle Missioni cattoliche Italiane in Germania, si terrà domenica, 4 marzo 2018, con inizio alle ore 9.30, presso la MCI  di Darmstadt (Feldbergstr. 29), la tradizionale giornata di spiritualità per i membri dei Consigli pastorali, i collaboratori ed i laici interessati, sul tema: “Ogni anno la quaresima – ma cambia qualcosa nella mia vita?”. P. Giuseppe Bianco offrirà suggerimenti per la riflessione personale e comunitaria, con possibilità di domande in assemblea e nei lavori di gruppo. Dopo il pranzo in Missione, con la ripresa dei lavori verranno presentati i risultati del dibattito nei gruppi. L’adorazione eucaristica e la santa Messa chiuderanno la Giornata, che ogni anno registra una buona partecipazione da tutta la Zona.
 

Papa: il 21 giugno a Ginevra

Città del Vaticano – “Sua Santità Papa Francesco ha in animo di visitare il Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra in occasione del 70° anniversario della sua fondazione. La visita avrà luogo giovedì 21 giugno 2018. Il programma del viaggio sarà pubblicato prossimamente”. Lo ha detto questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke. E’ la prima volta che un Pontefice si reca al Cec, che raggruppa 349 confessioni cristiane sparse per il mondo, tra le quali non  è compresa la Chiesa Cattolica che vi partecipa come “osservatrice”. La visita è legata a un’iniziativa di pace promossa dal Cec che nel 2018 compie 70 anni.
 

Rovereto: dall’8 marzo il Festival delle Lingue

Rovereto - Si svolgerà a Rovereto, dall'8 al 10 marzo prossimi, il festival delle lingue giunto alla terza edizione. Studenti, ricercatori nel campo delle lingue, docenti, professionisti e genitori si daranno appuntamento per partecipare a seminari, workshop, spettacoli, laboratori pratici e di lettura, anche rivolti ai bambini, tavole rotonde, con tutte le novità del settore. La kermesse inizierà giovedì 8 marzo al mattino, ma l'inaugurazione ufficiale è in programma alle ore 14, nell'aula magna di Iprase: dopo gli interventi delle autorità, si terrà lo spettacolo: "Come un passero sulla barra del doganiere", che vedrà in scena gli studenti del Liceo Linguistico Scholl di Trento e a dialogare con loro un protagonista d'eccezione, John Peter Sloan, attore, autore, insegnante d'inglese ma anche stand-up comedian e opinionista comico in diverse trasmissioni televisive. Il Festival delle Lingue proseguirà fino a sabato, e porterà nella città della Quercia linguisti, esperti, professori e ricercatori nel campo delle lingue, per oltre 150 eventi che vedranno le lingue protagoniste con appuntamenti dedicati non solo a italiano, tedesco, inglese, ma anche alle lingue classico - greco e latino, nonché a quelle minoritarie -  cimbro, mocheno, ladino - e poi alle lingue europee, come lo spagnolo e il francese, fino alle lingue più lontane come il russo, il cinese, l'arabo. Il Festival delle Lingue è un'iniziativa organizzata da Iprase, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento, il Comune di Rovereto, il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e quest'anno si avvale per la prima volta del Patrocinio della Commissione Europea. Per info http://festivaldellelingue.iprase.tn.it/ 
 

Ventimiglia: una chiesa aperta per i migranti

Ventimiglia - Rimane sempre critica, a Ventimiglia, la condizione dei 150 migranti che soggiornano in tenda lungo il fiume Roja. Con la neve copiosa caduta negli ultimi giorni e il gran freddo, il parroco delle Gianchette, Don Rito Alvarez, ha riaperto il sagrato e la parrocchia che in passato aveva accolto migliaia di persone in transito. Poi il centro era stato chiuso ad agosto 2017 per volontà della prefettura quando era stato avviato il trasferimento al Parco Roya dei migranti accolti in quella che era nata come una soluzione di emergenza. Don Rito mercoledì sera ha aperto il sagrato della chiesa e organizzato un falò con la distribuzione di cibo e bevande calde per i migranti.
“Lasciare queste persone sotto la neve è disumano, qui c’è poco da dire e tanto da fare” ha dichiarato a Sanremonews Don Rito Alvarez, anche in risposta alle possibili lamentele di qualche residente per la riapertura eccezionale della struttura. Don Rito ha confermato che si tratta di un’apertura momentanea dovuta alle condizioni meteo di queste ore.
 

Libia: oltre 100 persone soccorse in mare

Roma - Oltre 100 migranti sono stati intercettati e soccorsi al largo delle coste libiche dalla Guardia costiera di Zuara, a ovest di Tripoli. I migranti erano in alto mare, a bordo di un gommone che era rimasto senza carburante. Il comandante della Guardia costiera di Zuwara, Mansur Tor, ha spiegato che l’operazione di salvataggio dei migranti “illegali” è durata sei ore. Provengono soprattutto dall’Eritrea (in tutto 58, tra cui tre donne) ma anche da Marocco (24, tra cui cinque donne e un bambino), Algeria (11), Somalia (6) e Libia (1). Sono le stesse nazionalità maggiormente dichiarate dai migranti che riescono a raggiungere le nostre coste: Eritrea, Tunisia, Nigeria, Pakistan e Libia. Anche se, il numero degli arrivi, anche nel mese di Febbraio, conferma il crollo degli ultimi mesi: 1.065 arrivi contro gli 8.971 del febbraio 2017 (-88%) informa il Viminale. Ancora più netta la flessione registrata a febbraio: 1.065 arrivi contro gli 8.971 del febbraio 2017 (- 88%). Nei primi due mesi dell’anno sono arrivati 5.247 migranti contro i 13.439 dello stesso periodo del 2017 (-61%). Numeri che confermano il segno meno per l’ottavo mese consecutivo.
 

Tv 2000: continuano le puntate di Italiani anche noi

Roma - Su Tv2000 continua il programma “Italiani anche noi” che racconta le scuole di lingua italiana per stranieri. Un viaggio in dieci tappe all’interno delle “Penny Wirton”, fondate dallo scrittore Eldo Affinati e da sua moglie Anna Luce Lenzi. Domenica 4 marzo, alle 19.30, protagonista è Milano, con una Penny Wirton speciale, a Casa Manzoni, a casa dello scrittore dei “Promessi sposi” che dopo essere andato a “sciacquare i panni in Arno” ha dato vita alla lingua che oggi si parla in Italia. Proprio le mura della casa di Milano di Manzoni, grazie alla scrittrice Laura Bosio, ospitano una scuola Penny Wirton. Domenica 11 marzo, sempre alle 19.30, “Italiani anche noi” è al Sud, a Bari, dove c’è una scuola Penny Wirton con un grande cortile, dove studenti  e insegnanti mangiano tutti insieme, dove si mescolano la tradizione
culinaria pugliese con quella africana e brasiliana, dove si suona e si canta, dove si impara il rispetto.

Padova: un progetto e una proposta teatrale “Fratelli IN Italia”

Padova - Otto attori sul palco, quattro giovani italiani e quattro stranieri, per raccontare non solo storie di viaggi, migrazioni, accoglienze, pregiudizi che riguardano l’immigrazione oggi, ma anche per avviare prove di integrazione, a partire dalla realizzazione stessa dello spettacolo. I giovani attori, infatti, sono stati protagonisti di un cammino di fraternità cresciuto prova dopo prova.  
È questo il progetto che sta alla base di “Fratelli IN Italia”, lo spettacolo teatrale su testo di Loredana D’Alesio per la regia di Alberto Riello, che sarà circuitato nel tempo di Quaresima, a partire da lunedì 5 marzo, nelle principali sale di comunità del territorio diocesano: da Padova (lunedì 5 marzo alle 21 al Piccolo Teatro e mercoledì 7 marzo alle 21 all’Esperia) a Gallio (Vi) (sabato 10 marzo alle 20.45 al Cineghel); da Solagna (Vi) (martedì 13 marzo alle 20.45 al teatro Valbrenta) a Campodarsego (Pd) (mercoledì 14 marzo, alle 21 al teatro Aurora); da San Giorgio delle Pertiche (Pd) (giovedì 15 marzo alle 21 al teatro Giardino) a Conselve (martedì 20 marzo alle 20.45 al Marconi); da Piove di Sacco (giovedì 22 marzo alle 21 al cinema Marconi) a Torreglia (sabato 24 marco alle 21 al teatro La Perla).
Lo spettacolo racconta, attraverso oggetti e scenografia volutamente essenziali, sia l’aspetto ordinario delle migrazioni che il dramma del viaggio che molti affrontano. Il tutto condito da riferimenti biblici e appelli alla coscienza individuale e comunitaria.
La proposta teatrale verrà di volta in volta accompagnata dalla mostra “Restiamo umani oltre le paure!” che aiuterà il pubblico a sfatare pregiudizi.
“Fratelli IN Italia” nasce dalla stretta collaborazione tra Ufficio di Pastorale della Missione, Ufficio Migrantes, Ufficio per le Comunicazioni sociali e Servizio Assistenza Sale Sas-Acec della diocesi.
«Nel progettare gli strumenti pastorali per la Quaresima 2018 – spiega don Gaetano Borgo, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione di Padova che ha prodotto lo spettacolo insieme al Servizio Sas-Acec – stavamo cercando un’opportunità per provocare il territorio diocesano a riflettere sulla presenza degli immigrati, sull’integrazione e sulla fraternità evangelica. Insieme al Servizio assistenza sale della diocesi di Padova è nata l’idea di dar vita a uno spettacolo originale che non mettesse in scena solo il dramma degli sbarchi ma che raccontasse anche il cammino di fraternità concreta che molti stanno già compiendo fianco a fianco a persone straniere che non sempre si sentono accolte e integrate».
La diocesi di Padova conta oltre un milione di abitanti sparsi su cinque province e la presenza dei migranti è di circa centomila persone di cui solo 1800 sono richiedenti asilo e più della metà del totale sono di religione cristiana.
“Operiamo quotidianamente in favore di tutti i migranti – rilancia don Elia Ferro delegato Migrantes della diocesi patacina che ha contribuito alla progettazione dello spettacolo – ma siamo un po’ soffocati dalle logiche dell’emergenza e dell’assistenza che rischiano di non farci cogliere la ricchezza della condivisione di culture e religioni diverse”.
“Vogliamo portare in scena un’azione teatrale che metta in campo le ricchezze di ciascuno – spiega Riello – perché sia chiaro che l’arricchimento è reciproco, che l’osmosi è costante. Così Ibrahima, che faceva il dj in Guinea, narrerà la sua vicenda di personaggio noto con un viaggio drammatico alle spalle; Ramona suonerà il violino che ha imparato a suonare in Romania e Luca porterà la sua capacità espressiva di giovane interprete italiano sullo stesso palco”.
Il Servizio Assistenza Sale della Diocesi di Padova, collegato all’Ufficio Comunicazioni sociali, segue la programmazione di una ventina di sale di cui tre quarti all’interno del territorio diocesano. “La distribuzione dello spettacolo in ben nove sale presenti in diocesi – chiarisce Christian Mosele, responsabile del Sas-Acec patavino – ci consentirà di distribuire la riflessione indotta da ‘Fratelli IN Italia’ in modo capillare sul territorio, spingendo anche le varie zone pastorali a prendere contatto con i gestori e i volontari delle sale stesse e a considerarle come strumenti di pastorale. Un progetto così integrato con la proposta diocesana di Quaresima ci consente anche di mettere in evidenza la preziosità delle Sale come presidi culturali e luoghi di pastorale all’interno di una diocesi così vasta”.
 
L’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Padova è costantemente impegnato nel connettere l’operato delle sale della comunità con la pastorale diocesana, dagli spettacoli biblici per ragazzi alle proposte cinematografiche per i tempi liturgici forti. Lo spettacolo sarà accompagnato da una mostra itinerante “Restiamo umani oltre le paure”, che, grazie a numeri e grafici esplicativi, aiuterà gli spettatori a comprendere alcuni dati essenziali sull’entità e la realtà del fenomeno migratorio in diocesi. “Abbiamo chiesto ad alcuni giovani per ciascuna sala dove verrà proposto lo spettacolo – aggiunge Agostino Rigon, coordinatore della produzione di strumenti pastorali per la Quaresima per la Diocesi di Padova – di illustrare i dati contenuti in ciascun pannello della mostra ma anche di essere presenti al termine della rappresentazione per guidare un momento di confronto con gli attori. Per aiutarli a condurre gli scambi su un argomento così delicato abbiamo scelto di seguire i consigli del metodo innovativo della proposta #neldialogo (www.neldialogo.it), un’idea di Catholic Voices Italia per imparare a relazionarsi con persone che la pensano diversamente senza aggredire e senza alzare la voce». «Vorremmo “re incorniciare” la questione come ci insegna #neldialogo – riprende don Gaetano Borgo – per evitare che si instauri nell’immaginario delle persone l’equivalenza immigrato=richiedente asilo ospite di un centro di raccolta. Immigrate sono anche le persone che lavorano fianco a fianco con noi, quelle che si occupano dei nostri cari, religiosi religiose che seguono la cura pastorale in Diocesi. Per questo abbiamo scelto tra gli attori il musicista che tutti i giorni suona la fisarmonica sotto le finestre della Curia di Padova, per sottolineare come la nostra quotidianità sia abitata anche da presenze familiari e sensibili che alimentano la nostra sete di fraternità e di bellezza».