Primo Piano

Cei: un Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo

Roma - La proposta avanzata dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, di promuovere un Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo è stata ripresa, condivisa ed approfondita nei lavori del Consiglio Permanente che si è concluso oggi. I vescovi hanno sottolineato la necessità che tale iniziativa sia pensata secondo un progetto aperto e inclusivo, da svilupparsi nel tempo; un processo da avviare con la costituzione di un Comitato che possa elaborare contenuti e programmi, a partire innanzitutto da un censire e abbracciare con visione unitaria le iniziative già in atto. Il Consiglio, che si è fatto interprete del dramma di decine di migliaia di morti nel Mediterraneo, intende valorizzare - si legge nel comunicato finale dei lavori - le Chiese che su questo mare si affacciano, ponendosi in ascolto attento della loro provata testimonianza. Lo scambio di informazioni, il dialogo e il servizio alla pace rimangono le finalità di un incontro che si vuole abbia la cifra della profezia.
Accanto alla dimensione di incontro fraterno e pastorale tra Vescovi, si è posta attenzione alla possibilità di coinvolgere nell’iniziativa anche le nuove generazioni.
 

Centro Astalli: la Libia non è un paese sicuro

Roma - Il Centro Astalli esprime “sconcerto” e “seria preoccupazione” per i fatti di domenica scorsa che hanno coinvolto 218 migranti, tra cui donne e bambini, in balia delle onde nel Mediterraneo. Soccorse e tratte in salvo da una ong spagnola, sono divenute in mare oggetto di disputa con una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se non le fossero state riconsegnate le persone soccorse.
Per il Centro Astalli, sulla base di testimonianze dei rifugiati che “accogliamo e di cui certifichiamo le torture e le violenze subite nei centri di detenzione libici, la Libia non può essere considerata in alcun modo un paese sicuro. Come denunciano le Nazioni Unite e le principali ong umanitarie, le condizioni nel Paese – si legge in una nota -  sono tali da rendere inaccettabile la soluzione di affidare alla guardia costiera libica, che in varie occasioni si è tra l’altro resa responsabile di abusi, i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo”.
“E’ concreto – prosegue il Centro Astalli - il rischio che le persone, sistematicamente soggette a detenzione, subiscano trattamenti inumani e degradanti. Favorire dunque il loro rinvio in Libia si configura come violazione di importanti principi giuridici, quali l’art. 3 della Carta Europea dei Diritti Umani e il principio di non respingimento previsto dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato. Il Centro Astalli chiede “un’azione umanitaria urgente e immediata per l’evacuazione della Libia e l’istituzione di vie d’ingresso legali stabili per chi cerca legittimamente protezione in Europa”.
 

Mci Svizzera: morto don Paolo Gallo

Zurigo - Si è spento lo scorso 19 febbraio il sacerdote salesiano, don Paolo Gallo, amministratore parrocchiale e missionario per i fedeli di lingua italiana in Svizzera. Nato nel 1946, don Gallo è stato ordinato sacerdote nel 1978 nella Chiesa parrocchiale St. Peter und Paul di Zurigo. Ha guidato diverse Missioni cattoliche Italiane nei suoi anni di sacerdozio.
I funerali si sono svolti lo scorso 26 febbraio nella Chiesa parrocchiale di S. Paolo a Palazzolo Acraide, in Sicilia, suo paese natale.
La sua figura è stata ricordata con una liturgia sabato, 10 marzo  nella Chiesa parrocchiale St. Josef ad Affoltern am Albis in Svizzera.
Grati per il generoso servizio pastorale svolto tra  i connazionali in Svizzera siamo vicini al dolore dei familiari e dei suoi parrocchiani ed assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera.
 

Mons. Galantino: accoglienza migranti “non è programma politico, ma Vangelo”

Roma -  “Il motivo che porta il Santo Padre, e la Chiesa, a parlare dell’accoglienza dei migranti è un motivo unicamente biblico, evangelico”. E’ quanto ha detto mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, nel corso della conferenza stampa che ha chiuso il Consiglio Permanente svoltosi a Roma dal 19 al 21 marzo.
“Ero forestiero e mi avete accolto – ha spiegato mons. Galantino -  sta nel Vangelo, non in un programma politico”. La Chiesa è “in prima linea sull’accoglienza, lo è stata, lo è e lo sarà”. “Non si tratta di convincere qualcuno ad andare a destra o a sinistra, ma di convincere qualcuno ad andare nella direzione del Vangelo”, ha detto Galantino, precisando che la sensibilità verso i migranti “è la stessa sensibilità che porta la Chiesa a interessarsi della famiglia”.
 
 

CEI: una lettera alle parrocchie dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni

Roma - A venticinque anni dal documento “Ero forestiero e mi avete ospitato”, il Consiglio Permanente della CEI, che si è concluso oggi, ha approvato una Lettera alle parrocchie, predisposta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni, per aiutare le comunità a passare dalla paura all’incontro, dall’incontro alla relazione, dalla relazione all’interazione e all’integrazione.
Il testo intende condividere una riflessione sul tema dell’immigrazione per non far mancare – spiega il comunicato finale - una parola di aiuto al discernimento comunitario, di stimolo a rendere la fede capace, ancora una volta, di incarnarsi nella storia, di gratitudine e di incoraggiamento a quelle comunità che hanno già accolto.
 

Card. Bassetti: paura del migrante è “spesso indice di insicurezze”. Una lettera alle parrocchie sul tema dell’immigrazione

Roma – “Stando al calendario, oggi inizia la primavera. In realtà, siamo alle prese con la coda di un inverno – non solo meteorologico – che potrebbe farci dubitare della buona stagione”. Con queste parole ha esordita questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana in conclusione del Consiglio Permanente della CEI. I “segni” dell’inverno – ha aggiunto -  parlano “nella paura del futuro: paura legata al tasso di disoccupazione dei giovani, al livello di impoverimento delle famiglie, al senso di abbandono che umilia le periferie”. L’inverno si “esprime nella paura del diverso: una paura che spesso trova nell’immigrato il suo capro espiatorio. In realtà, questa paura è spesso indice di insicurezze e chiusure su cui rischia di attecchire una forma di involuzione del principio di nazionalità”.
Durante i lavori del Consiglio Permanente della CEI le iniziative con i giovani in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi, l’iniziativa di un incontro di riflessione e spiritualità per le Chiese dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e infine una Lettera alle parrocchie per una riflessione sul tema dell’immigrazione che “aiuti a passare dalla paura all’incontro, dall’incontro alla relazione, dalla relazione all’integrazione”.  (Raffaele Iaria)
 
 

Centro Astalli: lunedì 9 il Rapporto annuale

Roma – Sarà presentato lunedì 9 aprile a Roma, presso il teatro Argentina, l’annuale Rapporto del Centro Astalli. Dopo il salito di p. Michael Czerny, Sottosegretario della Sezione Rifugiati e Migranti del Dicastero per lo sviluppo umano integrale della Santa Sede, interverranno Monica Maggioni, presidente della Rai, Marco Damilano, Direttore de L'Espresso e p. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli.
 

Profughi siriani in Giordania: inaugurati presso Irbid i nuovi interventi italiani in scuole e sanità

Roma - Nel corso di un’intensa mattinata che ha visto la partecipazione di autorità e comunità locali di Wasatyyeh e di Yarmouk, nel nord della Giordania a 5 km dal confine siriano, l’Ambasciatore italiano in Giordania Giovanni Brauzzi ha inaugurato il 18 marzo tre impianti fotovoltaici in altrettante scuole e un centro medico realizzati nell’ambito del programma della cooperazione italiana a sostegno delle Municipalità giordane interessate dal flusso di profughi siriani. Sono state scelte per l’inaugurazione degli impianti, tra gli undici istituti che hanno beneficiato del sostegno italiano, la “Kufur Asad primary school for boys and girls”, la “Kufur Asad primary school for girls” e la “Gum primary school for boys” di Wasatyyeh e di Yarmouk, nel Governatorato di Irbid.
Gli interventi, destinati alla produzione di energia elettrica per il fabbisogno delle scuole stesse per un totale di 194 KW ed un investimento di 145.000 dinari giordani (circa 166.000 euro), permetteranno di produrre energia rinnovabile e così ridurre del 90% i costi della bolletta elettrica degli istituti scolastici presso cui sono stati collocati. Tali considerevoli risparmi andranno a beneficio di due Comuni in cui un quarto della popolazione residente è costituita da profughi sfuggiti al conflitto in Siria. Da sottolineare come la popolazione studentesca degli istituti interessati sia composta da giovani sia siriani sia giordani, costituendo un positivo esempio di integrazione e coesistenza in un'area del Paese caratterizzata da diffusa vulnerabilità sociale e sensibili livelli di povertà, si legge in una nota. Nel corso della mattinata è stato quindi inaugurato il Centro di salute “Haremah” nella Municipalità di Yarmouk, ampliato mediante la costruzione di un piano aggiuntivo ed equipaggiato con apparecchiature mediche e di laboratorio per un totale circa 160.000 dinari giordani (circa 184.000 euro). Nel quadro del Programma Municipalità, volto a migliorare le condizioni di vita della popolazione nelle aree maggiormente interessate dai flussi di profughi ai confini con la Siria, sono stati finanziati 22 progetti in sei diverse municipalità nei Governatorati di Irbid e Mafraq, nel nord della Giordania, per un importo complessivo di 1.750.000 euro.
 

Palermo : Via Crucis dei migranti

 
Palermo - Ormai da decenni l’Ufficio Migrantes della diocesi  di Palermo, nel pomeriggio della domenica delle Palme, organizza la “Via Crucis dei Migranti”. Sono sempre state centinaia le persone nate in altri continenti che hanno partecipato a questo pio esercizio spirituale. Anche quest’anno il 25 marzo, con partenza alle ore 16,00 dalla Chiesa di p. Messina al Foro Italico ed arrivo alla Chiesa di S. Maria dei Miracoli a Piazza Marina, si ripeterà questo rito. La domenica delle palme “Gesù entra a Gerusalemme tra i trionfi del popolo, ma a breve ne uscirà per essere crocifisso sul Golgota” spiega una nota: “Gesù è l’emblema di tutti coloro che arrivano in Europa con il cuore carico di speranze. E’ l’emblema di quanti non trovano ciò che desiderano. È l’emblema di tanti giovani che gioiosi hanno conquistato un titolo di studio, ma poi sono costretti ad andare in altri Paesi per trovare un’occupazione. La via della croce è un percorso interiore e spirituale che tocca ogni uomo. Noi crediamo che Gesù ha preso su di sè la croce di ogni uomo”. Ripercorrendo l’esperienza dolorosa di Gesù che andrà a morire sul calvario, e dopo tre giorni risorgerà, “siamo certi che in ciascuno di noi sgorgherà la speranza”, conclude la Migrantes.
 

Papa Francesco: Messa “in coena Domini” nel carcere di Regina Coeli

Città del Vaticano - Giovedì 29 marzo 2018, alle ore 16.00 papa Francesco si recherà in visita alla Casa Circondariale “Regina Coeli” a Roma, per la celebrazione della Santa Messa “in coena Domini”. Lo rende noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede.
La visita prevede l’incontro con i Detenuti ammalati in infermeria; la celebrazione eucaristica con il rito della lavanda dei piedi a 12 Detenuti, nella “Rotonda”; un incontro con alcuni Detenuti della VIII Sezione.
 

Viminale: da inizio anno sbarcate sulle coste italiane 6.161 persone

Roma  - Sono finora 6.161 i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio 2018, il 62,06% in meno rispetto alle 16.238 che erano arrivate in Italia via mare nello stesso periodo del 2017 e il -52,55% rispetto alle 12.983 arrivate in Italia tra il 1° gennaio e il 19 marzo 2016. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati al data di ieri. Degli oltre 6mila migranti sbarcati in Italia nel 2018, 4.399 sono quelli provenienti dalla Libia (-71,73% rispetto allo stesso periodo del 2017 e -66,12% rispetto al 2016). I porti maggiormente interessati dagli arrivi nei primi mesi dell’anno sono Pozzallo (1.395), Messina (1.118), Catania (925), Augusta (773), Lampedusa (487), Trapani (367), Crotone (296), Porto Empedocle (291), Palermo (210), Rocella Jonica (74). La nazionalità dei migranti – sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco – sono Eritrea (1.551, 25%), Tunisia (1.187, 19%), Nigeria (363, 6%), Pakistan (288, 5%), Libia (239, 4%) Costa d’Avorio (236, 4%), Guinea (223, 4%), Senegal (193, 3%), Mali (192, 3%), e Sudan (184, 3%) a cui si aggiungono 1.505 persone (24%) provenienti da altri Stati.
Secondo i dati, sono in calo i minori stranieri non accompagnati, passati dai 25.846 dell’intero 2016 ai 15.731 del 2017 ai 909 dei primi mesi del 2018. Rispetto alla ricollocazione in altri Paesi europei, sono state 12.024 (11.368 delle quali di nazionalità eritrea) le persone che hanno lasciato l’Italia entro il 12 marzo: per la maggior parte (4.909) si sono trasferite in Germania. Sono 232 le persone la cui richiesta è stata approvata e per le quali la procedura di trasferimento è in corso (la Germania è il Paese di maggior approdo) mentre sono 667 le richieste in attesa di approvazione dagli Stati membri individuati (529 verso la Germania, 94 verso la Francia).
 

Papa Francesco: per superare i nostri deserti, guardare Cristo crocifisso

Città del vaticano - Guardare il Crocifisso nei momenti difficili, quando si ha il cuore depresso e ci si stanca del viaggio della vita. E’ l’invito che il Papa ha rivolto questa mattina nell’omelia della Messa a Casa Marta. Francesco, riferisce Vatican News, inizia la sua riflessione a partire dalla Prima Lettura odierna (Nm 21,4-9) nella quale si narra della desolazione vissuta dal popolo di Israele nel deserto e dell’episodio dei serpenti. Il popolo aveva avuto fame e Dio aveva risposto con la manna e poi con le quaglie, aveva avuto sete e Dio gli aveva dato l’acqua. Poi, in prossimità della terra promessa, alcuni di loro avevano manifestato scetticismo perché gli esploratori inviati da Mosè avevano detto che era ricca di frutta e animali ma abitata da un popolo alto e forte, ben armato: avevano paura di essere uccisi. E quindi esprimevano le ragioni del pericolo di andare lì. “Guardavano alla propria forza e si erano dimenticati della forza del Signore che li aveva liberati dalla schiavitù di 400 anni”, nota il Papa.
In sostanza “il popolo non sopportò il viaggio” come quando le persone iniziano “una vita per seguire il Signore, per essere vicino al Signore” ma ad un certo punto le prove sembrano superarle. Quel tempo della vita quando uno dice: “ Ma, basta!, ‘io mi fermo e torno indietro’”. E si pensa con rimpianto al passato: “quanta carne, quante cipolle, quante cose belle mangiavamo lì”. Il Papa invita però a guardare la parzialità di questa “memoria ammalata”, di questa nostalgia distorta perché quella era la mensa della schiavitù, quando erano appunto schiavi in Egitto.
Queste sono le illusioni che porta il diavolo: ti fa vedere il bello di una cosa che hai lasciato, dalla quale ti sei convertito nel momento della desolazione del cammino, quando tu ancora non sei arrivato alla promessa del Signore. E’ un po’ il cammino così della Quaresima, sì, possiamo pensare così; o concepire la vita come una Quaresima: sempre ci sono le prove e le consolazioni del Signore, c’è la manna, c’è l’acqua, ci sono gli uccelli che ci danno da mangiare … ma quel pasto era più buono. Ma non dimenticarti che lo mangiavi a tavola della schiavitù!
Questa esperienza – sottolinea il Papa – capita a tutti noi quando vogliamo seguire il Signore ma ci stanchiamo. Ma il peggio è che il popolo ha sparlato di Dio e “sparlare di Dio è avvelenarsi l’anima”. Forse uno pensa che Dio non lo aiuti o che ci sono tante prove. Sente “il cuore depresso, avvelenato”. E i serpenti, che mordevano il popolo come narra la Prima Lettura odierna, sono proprio “il simbolo dell’avvelenamento”, della mancanza di costanza nel seguire il cammino del Signore.
Mosè, allora, su invito del Signore, fa un serpente di bronzo e lo mette sopra un’asta. Questo serpente, che guariva tutti coloro che erano stati attaccati dai serpenti per aver sparlato di Dio, “era profetico: era la figura di Cristo sulla croce”.
E’ qui la chiave della nostra salvezza, la chiave della nostra pazienza nel cammino della vita, la chiave per superare i nostri deserti: guardare il crocifisso. Guardare Cristo crocifisso. “E cosa devo fare, Padre?” – “Guardalo. Guarda le piaghe. Entra nelle piaghe”. Per quelle piaghe noi siamo stati guariti. Ti senti avvelenato, ti senti triste, ti senti che la tua vita non va, è piena di difficoltà e anche di malattia? Guarda lì.
Francesco invita, quindi, in quei momenti a guardare “il crocifisso brutto, cioè il reale” perché “gli artisti hanno fatto crocifissi belli, artistici”, alcuni d’oro e di pietre preziose. E questo – nota – “non sempre è mondanità” perché vuole significare “la gloria della croce, la gloria della Resurrezione”. “Ma quando tu ti senti così, guarda questo: prima della gloria”, sottolinea ancora il Papa.
Quindi Francesco va col pensiero a quando da bambino andava con la nonna il Venerdì Santo: si faceva la processione delle fiaccole nella parrocchia e veniva portato il Cristo giacente, di marmo, di dimensioni naturali. E quando arrivava, la nonna ci faceva inginocchiare: “Guardalo bene” – diceva – “ma domani resusciterà!”. In quel tempo, infatti, prima della riforma liturgica di Pio XII, la Resurrezione si celebrava il sabato mattina, non la domenica. E, allora, la nonna, il sabato mattina, quando si sentivano le campane della Resurrezione, faceva lavare gli occhi con acqua, per vedere la gloria di Cristo.
Insegnate ai vostri bambini a guardare il crocifisso e la gloria di Cristo. Ma noi, nei momenti brutti, nei momenti difficili, avvelenati un po’ dall’aver detto nel nostro cuore qualche delusione contro Dio, guardiamo le piaghe. Cristo innalzato come il serpente: perché lui si è fatto serpente, si è annientato tutto per vincere “il” serpente maligno. Che la Parola di Dio oggi ci insegni questo cammino: guardare il crocifisso. Soprattutto nel momento nel quale, come il popolo di Dio, ci stanchiamo del viaggio della vita.
 
 

Lacrime Nere: venerdì a Sospirolo si parla di emigrazione e lavoro in miniera

Belluno - Il duro lavoro dei minatori in Belgio, il contrasto tra i verdi paesaggi delle Valli del Natisone e i grigi agglomerati urbani del Pays Noir, le migrazioni come motori delle società e come catalizzatori di esperienze personali, individuali e familiari. Di tutto questo si parlerà venerdì 23 marzo a Sospirolo con la presentazione del libro “Lacrime Nere. Dalle Valli del Natisone alle miniere del Belgio”, di Ferruccio Clavora e Romeo Pignat. Appuntamento al Centro civico (in piazza Girolamo Segato 135) alle 20.30. Saranno presenti i due autori. Il libro è ispirato dall’esperienza personale di Ferruccio Clavora, nato a Cras di Pulfero, emigrato a nove mesi in Belgio al seguito del papà minatore, e formatosi tra Bruxelles, Londra e Colonia. Da adulto ha scoperto in profondità le Valli del Natisone. Ha così ritrovato il luogo delle proprie origini e del proprio ritorno: quella Slavia friulana, tormentata terra di confine, dove ancora vive uno dei popoli più antichi d’Europa, con una peculiare identità etnica, linguistica e culturale. Questa scoperta è il tema della prima parte del libro, un piccolo viaggio nell’anima della Slavia friulana, mediato attraverso lo sguardo esterno del coautore, il pordenonese Romeo Pignat. Da questo lembo di Friuli verde e spirituale, attraversato dal suo fiume di smeraldo, comincia un secondo viaggio verso la notte: da casa… all’Inferno Nero delle miniere del Belgio, dove molti giovani della Valli del Natisone sono emigrati nel secondo dopoguerra.   L'evento è organizzato dalla Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Sospirolo e con il patrocinio dell’Abm, del Comune di Sospirolo e della Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”.
 

Dalle rifugiate foulard per le malate di cancro

Padula - Le donne migranti provenienti dai Paesi dell’Africa sub-sahariana beneficiarie del Progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Atena Lucana e Padula, in provincia di Salerno, hanno realizzato con le loro mani sessanta foulard per donne che in seguito a una patologia oncologica si ritrovano a dover vivere il trauma della perdita dei capelli. I copricapo sono stati donati all’Associazione 'Noi per te-Volontariato oncologia e Cure palliative' di Salerno. Il laboratorio di sartoria è il cuore del progetto 'For your smile', inserito nell’ambito delle attività formative dello Sprar nella diocesi di Teggiano-Policastro guidata dal vescovo mons. Antonio De Luca, e attivo negli Sprar di Padula ed Atena Lucana, gestiti dalle Cooperative 'Il Sentiero', 'L’Opera di un Altro' e 'Tertium Millennium'.
Un lavoro a più mani, quelle dei migranti e delle operatrici impegnate da mesi a tagliare e cucire scampoli di tessuto, scelti per ogni donna e per i diversi momenti della giornata. Ogni copricapo ha una sua originalità, sia per il colore sia per il tessuto utilizzato: ce ne sono in pizzo e in raso, in seta per le occasioni speciali, in cotone o in lino per le giornata calde, quelli etnici e colorati ma anche altri semplici e sobri. Ognuno diverso dall’altro, cuciti da mani di donne con l’unica finalità di regalare un sorriso alla donna che lo indossa. Un circuito di bene collega così le donne migranti, beneficiarie dell’accoglienza, alle donne che percorrono l’arduo sentiero della sofferenza. (Lucia Giallorenzo)
 

MCI Germania-Scandinavia: morto don Luigi Cescon

Francoforte – E’ morto venerdì sera, 9 marzo 2018, don Luigi Cescon, per lunghi anni missionario con gli italiani in Germania. La liturgia esequiale, presieduta dal vescovo della diocesi di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo,  ha avuto luogo martedì 13 marzo, nella chiesa di Ogliano di Conegliano, dove don Luigi era parroco.
Don Luigi era nato il 28.07.1937 a Chiarano (Treviso) ed era stato ordinato sacerdote a Fregona (TV) il 27.06.1965. Ha esercitato il suo ministero sacerdotale nella diocesi di Vittorio Veneto: prima come cooperatore a Fontanelle, a Campo di Pietra ed a Vidor; poi come vicerettore del Collegio Dante; quindi cooperatore e insegnante di religione a Pianzano, e poi parroco a Grassaga. È arrivato in Germania nel 1992, dove in novembre ha assunto la guida della Missione Cattolica Italiana di Esslingen, nella diocesi di Rottenburg-Stuttgart. Nel 2000, con la ristrutturazione delle unità pastorali, gli sono state affidate le Comunità italiane San Marco di Kircheim/Teck e San Martino di Nürtingen. Qui è rimasto fino a tutto il luglio del 2008, quando si è congedato dalle due Comunità per far rientro nella sua diocesi di origine dove ha esercitato il ministero di parroco a Ogliano di Conegliano (Treviso).
“Grati per il generoso servizio pastorale svolto tra  i connazionali della diocesi di Rottenburg-Stuttgart, siamo vicini al dolore dei familiari e dei suoi parrocchiani, ed assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera”, si legge in una nota della delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia alla quale si associa la Fondazione Migrantes.
 
 

Commissione interamericana per i diritti umani: sostegno ai profughi venezuelani

Caracas – La commissione interamericana per i diritti umani ha chiesto di «adottare tutte le misure necessarie per permettere ai venezuelani che se ne vanno dal loro paese a causa della crisi di entrare in altri paesi in modo sicuro e con garanzie». La commissione — un organismo autonomo legato all’Organizzazione degli stati americani (Osa) — ricorda che, in base a stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, 133.574 venezuelani hanno richiesto asilo in un altro paese, mentre altri 350.861 hanno scelto canali diversi per ottenere una residenza legale all’estero, sottolineando che «a causa della mancanza di canali legali molti stanno optando per l’emigrazione irregolare».
Questa «migrazione forzata», segnala la commissione in un comunicato, «è dovuta alla grave crisi politica, economica e sociale che i venezuelani stanno attraversando», così come «alle molteplici violazioni dei diritti umani nel loro paese» che ha seriamente «compromesso il loro diritto alla vita, l’integrità e la libertà personale, la libertà di espressione e di circolazione, la protezione giudiziaria, così come il diritto alla salute, l’alimentazione e il lavoro».
 
 

Milano: ieri il pellegrinaggio delle comunità greco-cattoliche romene d’Italia

Milano – Ieri, domenica, 18 marzo 2018, le comunità romene cattoliche di rito bizantino presenti in Italia hanno organizzato un pellegrinaggio alla Basilica Sant'Ambrogio di Milano. L’niziativa ha avuto come ospiti mons. Virgil Bercea, Vescovo di Oradea, responsabile per la diaspora da parte del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco cattolica rumena, Ioan Aurel Pop, rettore dell’Università Babes Bolyai di Cluj – Napoca, Cesare Alzati, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, George Bologan, Ambasciatore di Romania nella Repubblica Italiana, Liviu Zăpîrţan, Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Adrian Georgescu, Console Generale romeno di Milano. 
Per i greco-cattolici romeni della diaspora italiana è tradizione trovarsi una volta all’anno, durante la Quaresima, per pregare, stare assieme e conoscersi meglio. Questa volta è stata scelta la Chiesa di Sant’Ambrogio a Milano, luogo di grande rilievo spirituale. Il pellegrinaggio ha avuto una nota particolare nel contesto del Centenario dell’Unione della Romania. In questo senso, l’iniziativa organizzata e sostenuta dalle comunità greco-cattoliche d’Italia si è sviluppata in due momenti.
Sabato, 17 marzo, alle ore 18.00, in sala San Satiro, del complesso della Basilica Sant’Ambrogio, si è tenuto il Convegno “100 anni dalla Grande Unione” in occasione del Centenario dell’unione dalla Romania. Sono intervenuti Ioan-Aurel Pop, Cesare Alzati e mons. Virgil Bercea. Tra i partecipanti a questo momento anche George Bologan, Liviu Zăpîrţan e Adrian Georgescu.
Il punto centrale del pellegrinaggio è stata la Santa e Divina Liturgia celebrata nella Basilica di sant’Ambrogio e presieduta da mons. Bercea. Prima della celebrazione i fedeli romeni assieme ai loro padri spirituali sono stati salutati da mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano.
 

Marcinelle: morto l’ultimo sopravvissuto

Roma – E’ morto, nei giorni scorsi, Mario Ziccardi, 83 anni, l’ultimo sopravvissuto della tragedia di Marcinelle, la miniera in Belgio dove sono morti 275 persone: 262 i lavoratori italiani.
“Il matrimonio mi ha salvato la vita. La mia, quella di mio padre e quella di mio fratello. Ma lì sotto sono rimasti sepolti tutti i miei amici, quelli con cui andavo al bar dopo il lavoro, con cui uscivo la domenica. Eravamo come i migranti di oggi, in fuga da un Paese che non ci poteva garantire nessun futuro. Sono passati molti anni ma ogni volta che ci penso mi viene da piangere”, diceva in una intervista  L'8 agosto del 1956 Ziccardi infatti non era presente al Bois du Cazier: “Stavo a Ferrazzano, il mio paese in provincia di Campobasso. Dovevo rientrare al lavoro quattro giorni prima e sarei sicuramente morto anche io. Mi presentai in chiesa e dissi al prete: non voglio più aspettare, mi sposo prima di rientrare in Belgio. Al lavoro mi diedero qualche giorno di permesso, giusto il tempo di fare la cerimonia. E così mi sposai e tre giorni dopo seppi della tragedia”.
 

Papa Francesco: crocifisso “non è un oggetto ornamentale”

Città del Vaticano - “Chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere”.
E’ quanto ha detto ieri mattina papa Francesco durante l’Angelus. “Vedere”, ha spiegato il pontefice a proposito del verbo usato da Giovanni nel suo Vangelo, “è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona”. “Come guardo io il crocifisso?”, ha chiesto papa Francesco a braccio ai fedeli: “Come un’opera d’arte, per vedere se è bello o non bello? O guardo dentro, entro nelle piaghe di Gesù fino al suo cuore? Guardo il mistero del Dio annientato fino alla morte, come uno schiavo, come un criminale?”. “Non dimenticatevi di questo: guardare il crocifisso, ma guardarlo dentro”, l’invito del Papa, che ha citato la “bella devozione di pregare un Padre Nostro per ognuna delle cinque piaghe: quando preghiamo quel Padre Nostro, cerchiamo di entrare attraverso le piaghe di Gesù dentro, dentro, proprio al suo cuore. E lì impareremo la grande saggezza del mistero di Cristo, la grande saggezza della croce”. “La croce, morte e risurrezione” di Gesù, ha concluso papa Bergoglio menzionando l’immagine del chicco di grano, “è un atto di fecondità: le sue piaghe ci hanno guariti, una fecondità che darà frutto per molti”. Gesù, quindi, “deve morire, per riscattare gli uomini dalla schiavitù del peccato e donare loro una nuova vita riconciliata nell’amore. Per riscattare me, te, tutti noi, ognuno di noi, lui ha pagato quel prezzo. Questo è il mistero di Cristo. Va’ verso le sue piaghe, entra, contempla; vedi Gesù, ma da dentro. Voglio vedere Gesù, ma vederlo da dentro. Entra nelle sue piaghe e contempla quell’amore del suo cuore per te, per te, per te, per me, per tutti”. Al termine il pontefice ha ricordato il viaggio di sabato nei luoghi di Padre Pio: Pietrelcina e San Giovanni Rotondo. Un viaggio “che non dimenticherò mai”, ha detto.
 

Migrantes Prato: sabato momento di preghiera italo-cinese nella Chinatown con mons. Agostinelli

Prato - Non una Via Crucis come negli anni passati, ma un momento di preghiera e di annuncio della Pasqua alla comunità cinese di Prato. Il luogo naturalmente sarà via Pistoiese, nella zona con più alta concentrazione di orientali della città toscana. 
La tradizionale iniziativa promossa da oltre dieci anni nel tempo di Quaresima dall'Ufficio diocesano Migrantes, dalla comunità dei frati minori dell’Ascensione al Pino, dalle suore cinesi e dalle Francescane del Vangelo si tiene sabato 17 marzo con ritrovo alle 15,15. "La preghiera verrà fatta nel parcheggio di via Pistoiese, al civico 148 - spiega padre Roberto Bellato, parroco dell’Ascensione -, si tratta di un punto molto frequentato dalla comunità cinese, è una piazzetta dove si incontrano le persone. Qui pregheremo e leggeremo brani delle Sacre Scritture in italiano e in lingua cinese aiutati dal nostro padre Paolo Hou e dalle suore cinesi".
Saranno queste ultime a tradurre per i presenti le parole del vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli, che anche quest’anno guiderà questo momento di fede rivolto ai cinesi di Prato. "Il nostro intento è quello di continuare a intessere relazioni con questa popolosa comunità, verso la quale non vogliamo imporci ma proporci, in modo da far conoscere a tutti il messaggio e l’annuncio di Gesù Cristo", spiega monsignore. Nel corso della preghiera saranno distribuiti alcuni volantini contenenti un invito a conoscere la realtà della comunità cattolica orientale che si ritrova alla parrocchia dell’Ascensione al Pino.