Primo Piano

Vaticano: domani l’inaugurazione di una statua di San Gregorio di Narek

Città del vaticano - Papa Francesco inaugurerà nei Giardini Vaticani una statua di bronzo, che raffigura l’eroe della cultura armena, San Gregorio di Narek, Dottore della Chiesa, autentico ponte tra Oriente e Occidente, simbolo dell’ecumenismo.
L’inaugurazione avverrà domani 5 aprile 2018, alle ore 12:00 alla presenza di Serzh Sargsyan, Presidente della Repubblica d’Armenia, di Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni e Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia. L’artista che ha realizzato l’opera si chiama David Erevantsi. L'opera bronzea è stata realizzata in una fonderia nella Repubblica Ceca ed è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario dell’Ambasciatore armeno presso la Santa Sede Mikayel Minasyan e di Arthur Dzhanibekyan. Ne sono state prodotte due copie, una per i Giardini Vaticani e l’altra destinata ai giardini del Catolicossato di Etchmiadzin. L’arte diventa così un messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle.
L’idea di offrire alla Città del Vaticano e a Francesco la statua bronzea di Gregorio di Narek che verrà inaugurata è affiorata due anni fa, durante il viaggio in Armenia del Pontefice, quando il Presidente Sargsyan ha donato al pontefice una piccola statua bronzea di San Gregorio di Narek con l’auspicio di poterla vedere un giorno nei Giardini Vaticani molto più in grande.
 

Mestre: al via iscrizioni e lezioni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri del Patriarcato

Venezia -  Sono aperte le iscrizioni ed anche già avviate le prime lezioni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri (anche migranti e richiedenti asilo) del Patriarcato di Venezia che si ritrova e propone le sue occasioni d’incontro presso il Centro pastorale Papa Luciani a Mestre.
A seguito dell’iscrizione, la persona interessata a seguire la “scuola d’italiano” vivrà poi anche un momento di colloquio e uno specifico test per comprendere il livello linguistico di apprendimento necessario ed essere quindi inserito in uno dei livelli formativi previsti. Il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri – coordinato da Sarah Zilio – è promosso dal Patriarcato di Venezia ed è sede convenzionata Cils (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera), collegata all’Università di Siena, tanto che rilascia apposita certificazione del livello formativo seguito e completato e prevede anche (nei prossimi mesi) un corso di preparazione e sostegno proprio in vista dell’esame Cils.
Ma le proposte del Centro non si limitano solo all’alfabetizzazione e all’apprendimento della lingua italiana per gli uomini e le donne che vi si rivolgono: c’è, infatti, pure un nutrito programma culturale di “formazione migrante continua” che prevede un ciclo d’incontri e di approfondimenti su temi generali ed importanti per la vita quotidiana come medicina e salute, nozioni ed aspetti legali, cenni sul diritto del lavoro, economia domestica ecc.
 

Regione Toscana: al via il concorso “DiMMi 2018”

Firenze – Sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sui temi della pace, della memoria e del dialogo interculturale, creando inoltre un "Fondo speciale di diari di migranti". Questo l’obiettivo del progetto  “DiMMi” (Diari Multimediali Migranti) finanziato dalla Regione Toscana.  
Da questa iniziativa è nato l'omonimo concorso rivolto a uomini, donne e giovani fino ai 18 anni che hanno vissuto l'esperienza migratoria verso il nostro paese. Il concorso DiMMi è aperto alle prime 100 opere che saranno presentate entro il 15 giugno 2018. Saranno ammessi al concorso i racconti in forma scritta e quelli che si serviranno di fotografie, video o musica.
 
 

Cosenza: nasce centro polifunzionale migranti nel centro storico

Cosenza - Migranti, la sfida dell’incontro. È il titolo della mostra realizzata per la 37esima edizione del Meeting dell’amicizia tra i popoli che arriverà a Cosenza in occasione dell’inaugurazione del Centro polifunzionale per l’integrazione e l’inclusione sociale degli immigrati a Palazzo Gervasi, in pieno centro storico.
Il centro polifunzionale sarà gestito dalla cooperativa sociale La Terra che si è aggiudicata un bando del Comune. La stessa cooperativa, che opera a Cosenza dal 1979, in convenzione con la Prefettura di Cosenza, gestisce il centro di accoglienza San Martino, sempre nella città vecchia, che dal 2013 al 2016 ha accolto centinaia di persone immigrate richiedenti asilo. Negli spazi del centro saranno allestiti un internet social point, uno spazio di socializzazione e ristoro per le donne, una sala multi culto, uno sportello di orientamento e una mediateca culturale. Inoltre saranno organizzati laboratori di formazione linguistica e manifestazioni ricreative e culturali. Palazzo Gervasi sarà, anche centro di accoglienza diurna per i figli degli immigrati. L’inaugurazione è prevista venerdì 6 aprile, alle 11 e vedrà la partecipazione di Gianni Romeo, presidente della cooperativa sociale La Terra, Alessandra Convertini, curatrice della mostra, Gianfranco Tomao, prefetto di Cosenza, Giancarlo Conticchio, questore, Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, Franco Iacucci, presidente della Provincia e mons. Francesco Nolè, arcivescovo di Cosenza – Bisignano.
Contemporaneamente sarà inaugurata anche la mostra, organizzata dalla cooperativa sociale La Terra in collaborazione con il CSV di Cosenza, che propone al visitatore, sfatando i tanti luoghi comuni e gli stereotipi legati alla problematica, di seguire i percorsi intrapresi dai migranti, immedesimandosi nella loro condizione umana. La mostra, ad ingresso libero, che si potrà visitare dal 6 al 15 aprile, a Palazzo Gervasi, è patrocinata dalla Fondazione Migrantes.
Martedì 10 aprile, alle 20, al cinema San Nicola di Cosenza, sarà proiettato il film “My name is Adil” alla presenza del regista Andrea Pellizzer. Il film racconta la vera storia di Adil, un bambino marocchino. A dialogare con il regista sarà il docente Leonardo Spataro. Infine sabato 14 aprile, alle 10.30, alla Cittadella del Volontariato di via degli Stadi, si svolgerà la tavola rotonda a cura del CSV sul tema “Immigrati: le testimonianze del volontariato”. Parteciperanno Gianni Romeo, presidente Volontà Solidale - CSV Cosenza, Eufemia Tarsia, vice prefetto di Cosenza, Gianfranco Sangermano, coordinatore MOCI, Marco Soliberto, presidente Stella Cometa, Pino Fabiano, direttore regionale Ufficio Migrantes, Anna Marsico, direttore Casa San Martino e Pasqualino Perri, direttore Fondazione Casa San Francesco. A moderare i lavori sarà il giornalista Attilio Sabato.
 
 

P. Nahra (past. migranti): “popolo ebraico sa cosa significa essere schiavo e essere liberato. Dia dignità a rifugiati”

Roma - “Spero che i leader politici israeliani non si facciano influenzare dalla pressione di una parte della popolazione israeliana contraria alla presenza di migranti nel Paese. Auspico che venga assunta una decisione umana, rispettosa della dignità umana e del diritto di queste persone degna della meravigliosa tradizione israeliana”. Così padre Rafic Nahra, coordinatore per la pastorale dei migranti che opera in seno al Patriarcato latino di Gerusalemme e vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica del Vicariato di San Giacomo in Israele, commenta al Sir la vicenda del piano concordato, e poi annullato, da Israele con l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) che prevedeva il ricollocamento e la regolarizzazione di circa 40mila richiedenti asilo eritrei e sudanesi. “Il popolo ebraico – dichiara il sacerdote - sa cosa significa essere schiavo, essere liberato da Dio e diventare un popolo libero. Che si ricordi di questa esperienza e che la dignità che ha ricevuto, ora la dia anche ad altri. È capace di farlo. Spero che i suoi leader politici abbiano il giusto coraggio. Ho molto rispetto di questo popolo”.
“La notizia iniziale dell’accordo che prevedeva il ricollocamento di 16mila richiedenti asilo in altri Paesi che non fossero Ruanda e Uganda, dove non avrebbero goduto di nessuna protezione, e l’integrazione di altri 16mila in Israele ci aveva soddisfatto. Sarebbe stata un’ottima soluzione, umana e dignitosa”, aggiunge il sacerdote che sottolinea come “su 40mila persone solo 11 hanno ottenuto ad oggi lo status di rifugiato”. Da parte sua la Chiesa locale “cerca di fare quel che può per aiutare i migranti, in particolare le famiglie con figli. Ci prendiamo cura dei bambini mentre sono a lavoro. Offriamo anche il nostro punto di vista sui problemi che riguardano migranti, lavoratori stranieri, rifugiati ma purtroppo il nostro raggio di azione resta molto limitato. Ma non ci fermiamo e continuiamo ad assistere chi è nel bisogno così da essere davvero quella Chiesa madre dove tutti possono sentirsi a casa”.
 

Firenze: da domani il seminario nazionale sul tema “La scuola aperta sul mondo”

Firenze – “Costruttori di ponti” quest’anno va in trasferta. Dopo i primi seminari nazionali all’Istituto Alcide Cervi, nella campagna di Gattatico, Reggio Emilia, quest’anno “Costruttori di ponti” va in città, a Firenze, il 5 e 6 aprile 2018. Il primo incontro, il 27 e 28 novembre 2015, era dedicato in particolare al tema della scuola, delle migrazioni e della memoria; il secondo, l’8 aprile 2016, all’Europa e ai modelli di integrazione a confronto; il terzo, costruito insieme alle nuove generazioni italiane, a Reggio Emilia e a Gattatico, il 30 e 31 marzo 2017, era intitolato Protagonisti! Perché̀ a Firenze? Si scriveva nell’introduzione al primo incontro “Tanti anni fa, nel clima difficile del dopoguerra, un giurista fiorentino, Piero Calamandrei, aveva fondato una rivista che si chiamava “Il Ponte”, con l’obiettivo di seguire le fasi dell’attuazione della Costituzione repubblicana e di mettere di nuovo in dialogo e in cammino persone e culture, scuole e territori, memorie e città”. Ecco, siamo nella città di Calamandrei e della Costituzione che ha appena compiuto 70 anni. Siamo nella città di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze dal 1951 al 1965, con Calamandrei padre costituente, tessitore di dialogo, di pace tra popoli e culture. Ricorrono quest’anno i 40 anni del Centro Internazionale per gli studenti intitolato al suo nome. E siamo nella città, o meglio nella sua ”periferia”, della scuola di don Lorenzo Milani. Dalle finestre di Barbiana si potevano, si possono, vedere molti angoli di mondo. Ecco il tema di quest’anno: “La scuola aperta sul mondo”, una realtà̀ di fatto, certo più̀ complessa e difficile, per la composizione delle classi con allievi delle più̀ diverse provenienze, lingue, religioni. Una sfida per l’educazione ma anche un’occasione di cambiamento. C’è ancora bisogno di ponti e di insegnanti costruttori, dotati di bussole e di materiali e tecniche utili per l’”impresa”. L’arte di costruire, di questo è fatto il mestiere di insegnare. C’è bisogno per questo di una nuova cittadinanza e un nuovo sogno per tutti. Il convegno è promosso da Istituto Alcide Cervi, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira di Firenze, Ministero dell’Istruzione, dell’Università̀ e della Ricerca, Ufficio Scolastico regionale per la Toscana, in collaborazione con la Fondazione Migrantes e l’Associazione MUS-E. Qui di seguito il link relativo all’evento: http://www.centrointernazionalelapira.it/it/costruttori-di-ponti-4/
 

Cesena-Sarsina: tutte straniere le catecumene della Veglia pasquale

Cesena - Il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri, ha accolto nella  Chiesa cattolica durante la celebrazione della grande Veglia pasquale le catecumene che quest’anno hanno maturato il loro cammino di preparazione.  Sono soltanto tre (contro gli otto dello scorso anno) e tutte straniere. Le loro storie e le loro osservazioni sono per noi edificanti ed istruttive. Una ragazza di 30 anni, già di religione sikh in India, Harpreet Kaijr , accompagnata dal suo fidanzato Davide con cui si sposerà il prossimo anno, ha detto al  giornale diocesano, “il Corriere Cesenate”: “mi sono stupita nel vedere giovani lontani dalla religione o senza riferimenti a Dio. Questa cosa mi ha fatto più volte riflettere”. La giovane ventunenne albanese, Daiana Mushi, in Italia dal 2013, si è avvicinata alla religione e alla fede cattolica soprattutto seguendo l’ora di religione nel  suo liceo scientifico. Ma ha notato  che “ quando entrava il professore (di religione) la mia classe si svuotava”. E’ albanese anche la terza neo-battezzata Afedita Rita Curraj, 50 anni, che ha rivelato: “San Francesco ha cambiato la mia vita. Sono stata al Santuario de  La Verna tanti anni fa. La bellezza del luogo….la grandiosità delle immagini del Santo…mi hanno colpita e commossa”. E quello che poi  si può veramente dire in questo caso ” il colpo di grazia”  è stato vedere pregare la figlia che frequenta la parrocchia. Ed ora il suo pensiero è per il marito ed il suo grande desiderio il matrimonio religioso.  (sr)
 
 

Torino: il progetto sull’ ex-Moi va avanti, anche se con qualche ritardo

Torino - Sono ancora circa un migliaio coloro che vivono oggi all' interno delle palazzine occupate dell' ex Mercato ortofrutticolo all' ingrosso di Torino, trasformato in villaggio per gli atleti durante le Olimpiadi del 2006 e poi abbandonato fino ad essere occupato nel corso degli anni dai migranti (in gran parte, anche regolari) che non avevano un posto per dormire.
Il progetto Moi (Migranti un' Opportunità d' Inclusione), frutto di un accordo inter-istituzionale tra il Comune di Torino, la Prefettura, la Compagnia di San Paolo, la Città Metropolitana, la Regione Piemonte e la Diocesi, nasce per trovare una soluzione, costruendo un percorso seriamente realizzabile di integrazione. “Non basta collocare le persone fisicamente da un' altra parte - spiega Sergio Durando, direttore Migrantes di Torino - ma è necessario pensare anche alla conoscenza della lingua e al lavoro. Per questo occorre del tempo. Il rallentamento può avere una valenza positiva se serve a favorire percorsi più attenti alla situazione individuale, per accompagnare le persone verso l' autonomia ed evitare che ritornino, alla fine del progetto, a vivere nuovamente per strada”. A metà novembre dello scorso anno era finalmente partita la prima fase di trasloco dei migranti. Per iniziare, si era deciso di offrire una nuova sistemazione al centinaio di persone che vivevano negli scantinati, in condizioni igienico-sanitarie proibitive. I nuovi posti letto erano stati messi a disposizione dalla diocesi di Torino e dalla Prefettura e, non senza difficoltà, i sotterranei erano stati sgombrati senza lasciare nessuno per la strada. Il cronoprogramma prevedeva che il Comune, entro pochi mesi, mettesse a disposizione nuovi alloggi per poter procedere con una seconda "tranche" di trasferimenti. Il tutto però poi si è rallentato. La sede dei mediatori culturali, allestita proprio all' interno del Moi, è stata oggetto diverse volte di atti vandalici: a dicembre, tre migranti (arrestati poi nel febbraio scorso con l' accusa di resistenza aggravata per aver impedito, con l' uso della violenza, la prosecuzione delle attività) sono entrati negli uffici scaraventando tutti i mobili all' esterno. Lo stesso Project manager è stato aggredito fisicamente, ricevendo un pugno in pieno volto per aver cercato di difendere gli uffici. Lo sportello è stato quindi definitivamente chiuso in quei locali e, a distanza di quattro mesi, dovrebbe riaprire a breve nella stessa zona, ma al di fuori del complesso delle palazzine, in un luogo più sicuro e maggiormente controllabile. Insomma, un ritardo di circa tre mesi sulla tabella di marcia di un programma molto ampio che non potrà durare meno di tre anni. Il clima è ancora piuttosto teso e da parte di tutti c' è un' enorme prudenza nel prendere decisioni. L' assessora alle Politiche sociali del Comune di Torino assicura che il progetto non si è mai fermato: «Indubbiamente c' è un rallentamento, ma lo sportello riaprirà tra poche settimane e intanto si è lavorato sul percorso dei cento migranti già accolti e su alcune famiglie con bambini, per le quali abbiamo trovato una sistemazione. Adesso abbiamo anche la disponibilità di nuovi posti letto, selezionati attraverso un bando e coperti economicamente dall' intervento del Ministero, che ha messo a disposizione circa un milione di euro in totale». La quotidianità però non è facile: «Le storie personali sono molto diverse e richiedono percorsi differenziati, anche nella durata. Con la nuova apertura dello sportello, incontreremo ciascuno per valutare ogni caso». (Danilo Poggio – Avvenire)
 

Palermo: la fede oltre ogni confine

Palermo - Don Giuseppe Graziano ha aperto la chiesa ai giovani migranti. «Ho spalancato le porte e pure le finestre» dice sorridendo, mentre organizza gli ultimi dettagli di una celebrazione che ha coinvolto non solo la parrocchia, ma l’intero paese in una notte di Pasqua da ricordare. Il loro Raymond, giunto dalla Nigeria un paio d’anni, è stato “adottato” dalla parrocchia e sabato notte è entrato a far parte della Chiesa cattolica. Un’emozione condivisa con un altro giovane, Samuele Cognato. Per entrambi l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha autorizzato che i sacramenti dell’Iniziazione cristiana venissero amministrati durante la Veglia pasquale, ma non in Cattedrale assieme agli altri, bensì nella comunità che li ha cresciuti e amati, Maria Ss. del Carmelo a Bolognetta. Sono due dei dieci catecumeni dell’arcidiocesi palermitana, tutti seguiti dal servizio catecumenale diocesano guidato dal diacono Giovanni Di Simone. La storia di Raymond Friday è speciale. Questo giovane venuto dall’Africa ha oggi 19 anni, ma la sua vita si intreccia con il piccolo Comune di 4 mila abitanti quando viene accolto in una comunità per minori stranieri. «Per questi ragazzi arrivati con i barconi la canonica è diventata la loro casa – racconta don Graziano – Due li hanno dati in affido a me, uno è proprio Raymond, che aveva frequentato sempre la Chiesa cattolica anche in Nigeria, ma mai ricevuto i sacramenti ». E anche Raymond lascia trasparire la gioia. «Mi sento vicino a Dio. Ho cominciato due anni fa questo cammino, sono felice». Un’altra storia particolare è quella di Karim Abdelali, che adesso ha preso il nome di Alessandro, che si è preparato nella parrocchia di Santa Chiara alle Stimmate di Palermo, e che in Cattedrale è diventato cristiano. Di padre tunisino, ma di madre italiana evangelica, Karim Alessandro, 22 anni, ha sempre frequentato oratorio e doposcuola in varie parrocchie. Il suo cammino verso il catecumenato è stato, quindi, naturale, aiutato anche dalla fede cattolica della fidanzata. (A. Turrisi)
 

La scelta di Chiky guidata dalla conversione del nonno

Vicenza - Mamma Rong è di origine cinese, papà Mot vietnamita; arrivarono in Italia negli anni ’70 per scappare dalla guerra. I nonni paterni erano di “provenienza invertita”: la nonna vietnamita e il nonno cinese. Un curioso mix, quello degli antenati di Chiky Ong che, invece, è italiano, così come il fratello Chinghiep e la sorella Vuisian. Ventinove anni, elettricista, Chiky, residente a Marano (diocesi e provincia di Vicenza), si esprime perfettamente in dialetto vicentino, il che la dice lunga su come l’integrazione superi di fatto tutte le teorie. L’integrazione avviene. Il pluralismo è una realtà. Punto. Con buona pace di chi erge ostacoli e barriere. Chiky, la cui famiglia è di religione buddista, ha scelto di diventare cristiano e durante la Veglia pasquale, nella chiesa parrocchiale ha ricevuto i tre Sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione, Eucaristia. “I miei genitori non mi hanno battezzato da piccolo perché hanno voluto lasciarmi libero di decidere la mia appartenenza religiosa. E io ho sempre frequentato la parrocchia, servivo Messa come chierichetto, frequentavo il catechismo e i gruppi giovanili”. E sabato sera tutta la comunità si è stretta attorno a Chiky, soprattutto la sua fidanzata, Debora che, con la sua fede semplice, ma radicata, è stata determinante per la sua decisione. “Mi ha sempre detto che, pregando, i problemi si superano”. Veglierà, invece, dal cielo, nonno Than. “Nel 2009, mio nonno si ammalò – racconta Chiky –. Per mesi stette molto male e io lo accudivo. Mi diceva che vedeva Gesù e questo rendeva la sua sofferenza più sopportabile. Ha chiesto di essere battezzato in punto di morte. Se n’è andato con Gesù nel cuore. Questo mi ha molto colpito”. “Il Battesimo da adulto è più responsabilizzante, più impegnativo – spiega don Giovanni Casarotto, direttore Ufficio diocesano evangelizzazione e catechesi della diocesi di Vicenza –. Perché ti rendi conto che la fede riguarda la tua vita. A volte si tratta di una scelta sofferta, perché non sempre le famiglie sono d’accordo, a volte non lo è il partner”. E sottolinea ancora: “L’esperienza di Chiky e, qualche anno fa, di una signora vietnamita, vanno anche letti in un’ottica di supporto al dialogo fra Santa Sede e Chiesa cinese. La forza del catecumenato è che fa riflettere le comunità su che cosa significa diventare cristiani da adulti. Da una parte, la persona si sente accolta, dall’altra, la comunità cresce e si fortifica”. Cresce anche la comunità della parrocchia di san Giacomo Maggiore di Verona, che sta vivendo un’esperienza particolare, con due ragazzi senegalesi. Ernest e Odion saranno battezzati a Pentecoste. “Ernest è scappato perché un gruppo di integralisti musulmani ha incendiato il suo villaggio. Non si è salvato nessuno. Odion è scappato addirittura dalla sua famiglia, che ha tentato di avvelenarlo perché si era fatto cristiano”, spiega suor Maria Pia, che ne sta seguendo il percorso spirituale. Due eventi dirompenti, che però hanno rafforzato la loro fede. Dovranno ancora pazientare qualche settimana per accostarsi a quel Gesù che ha cambiato le loro vite. Un dono che invece per Chiky si è realizzato. “Sono molto emozionato e molto felice e, soprattutto, impaziente. La persona che più mi ha mostrato che Dio è amore è la mia meravigliosa fidanzata. Con il suo amore infinito ha dato un senso a tutta la mia vita”. Si preannuncia un altro Sacramento. “Il matrimonio? Certo. Ci siamo già iscritti al corso fidanzati”. (R. Gobbo)
 

Asilo: i dati UE 2017 Eurostat

Roma - Sono 650mila le richieste di protezione internazionale registrate nel 2017 nei paesi dell’Unione Europea. Si tratta di circa la metà di tutte le richieste ricevute nel 2016, anno durante il quale sono state presentate 1.206.500 domande d’asilo.
Siria con 102.400 richiedenti asilo, Iraq con 47.500 e Afghanistan con 43.600 richiedenti asilo continuano ad essere ai primi posti tra i paesi di provenienza. Le domande d’asilo presentate dalle persone originarie di questi paesi rappresentano il 30% di tutte le richieste registrate nell’UE nel 2017. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto di Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Unione Europea. 3 richieste di asilo su 10 sono state registrate in Germania, paese che conta 198.300 domande di protezione internazionale nel 2017. Al secondo posto nell’UE per il numero di domande d’asilo presentate lo scorso anno è l’Italia, con 126.600 domande, il 20% del totale. Seguono Francia con 91.100 (14% del totale), Grecia con 57.000 (9%), Inghilterra a quota 33.300 (5%) e Spagna con 30.400 (5%).
 

Manduria: No alla Lavanda dei piedi, interviene il vescovo

Manduria - Si è risolto con un incontro chiarificatore del vescovo di Oria mons. Vincenzo Pisanello con i due religiosi serviti, l’increscioso episodio avvenuto durante la Messa in Coena Domini nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Manduria (provincia di Taranto). Il sacerdote che presiedeva la celebrazione ha deciso di non compiere il rito della Lavanda dei piedi perché non informato dal confratello e non avendo preparato il gesto con le persone scelte, in questo caso 12 migranti seguiti dalla Caritas, molto attiva in parrocchia. Una scelta che ha creato stupore, ingenerando anche l’idea di un rifiuto dalla coloritura razzista. «Nulla di tutto questo» hanno assicurato i religiosi al vescovo che li ha incontrati sabato. Di certo un fatto sconcertante avvenuto durante un’omelia e il Giovedì Santo, che ha creato non poco disagio nella comunità parrocchiale.
 

Dai migranti spinta alla crescita

Roma - Se da inizio millennio ad oggi in Italia il contributo della demografia alla crescita economica si è limitato a essere negativo, anziché risultare disastroso, lo si deve all’immigrazione. Un effetto tampone che con ogni probabilità sarà ancora più evidente nei prossimi decenni. A segnalare come con i flussi dall’estero si compensino parzialmente i danni causati dal calo delle nascite nel Belpaese è un report diffuso dalla Banca d’Italia. Si tratta di un occasional paper in cui i tre curatori – Federico Barbiellini Amidei, Matteo Gomellini e Paolo Piselli – con il supporto di statistiche, analisi e stime evidenziano che la demografia ha dato e darà un contributo diretto sensibilmente negativo al Pil. I flussi migratori non saranno in grado di invertire il trend – è la tesi degli autori – ma eviteranno conseguenze peggiori. Oltre a lanciare l’allarme per la restrizione della crescita, nel documento si avanzano anche suggerimenti. In particolare si propongono interventi per favorire l’estensione della vita lavorativa, l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’incremento nei livelli di istruzione per “contrastare i puri effetti contabili legati all’evoluzione nella struttura per età”. Tornando all’apporto positivo dei flussi, si parte da quanto già avvenuto negli anni scorsi prima di lanciarsi in previsioni. Il contributo dei migranti alla crescita del Pil nel decennio 2001-2011 dice che la crescita cumulata è stata positiva per 2,3 punti percentuali, mentre sarebbe risultata negativa e pari a -4,4% senza l’immigrazione. Sempre nello stesso periodo il Pil pro capite senza la componente straniera avrebbe subìto un calo del 3%, invece del 1,9% effettivamente registrato. Ancor più significativo è risultato il contributo della popolazione straniera per l’ultimo quinquennio, quello in cui la crisi si è fatta sentire con particolare incisività: la flessione del Pil pro capite (-4,8%) sarebbe stata più marcata in uno scenario di assenza della popolazione straniera (-7,4%).
Passando ad analizzare i potenziali effetti dell’evoluzione demografica futura sulla crescita economica, lo studio sottolinea che “l’effetto meccanico delle dinamiche demografiche determinerebbe in 45 anni un calo del Pil del 24,4 per cento rispetto ai livelli del 2016 e del 16,2 per cento in termini pro capite (-0,4 medio annuo), a parità di altre condizioni”. Per compensare il contributo negativo della demografia, in modo da mantenere il reddito reale pro capite sui livelli attuali, la produttività dovrebbe crescere a un ritmo dello 0,3% all’anno. Ecco, in questo quadro già desolante, se si azzerassero i flussi migratori futuri e la componente di popolazione straniera già residente in Italia al 2016 assumesse parametri demografici identici a quelli dei nativi italiani, il risultato sarebbe devastante: “Il livello del Pil aggregato risulterebbe dimezzato con un calo del 50%. Il livello del reddito pro capite nel 2061 risulterebbe inferiore di un terzo rispetto al livello del 2016”. A quel punto per compensare la diminuzione del reddito pro capite, la produttività dovrebbe crescere allo 0,64% all’anno. (Luca Mazza – Avvenire)
 

Messina: un migrante tra i nuove battezzati

Messina – Quattro nuovi battezzati nella diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela nella notte di Pasqua. Tra questi Bruno Nzogang, il migrante arrivato nella città siciliana tre anni fa su un barcone. Con lui Simone Buglisi, Rosario Manuguerra e Daniele Vinci. Oggi Bruno, oltre a frequentare l’Istituto professionale fa parte del gruppo Missione giovani, suona la chitarra e canta nel coro dell’Ufficio Migrantes diocesano.
 

Roma: un convegno sulla legge “Zampa”

Roma -  Sabato 7 aprile, dalle ore 10, al Seminario Maggiore di Roma si terrà un incontro di formazione promosso dal Centro missionario diocesano e dall’Ufficio Migrantes sui minori stranieri in Italia. Ne parleranno Simona Spinelli, viceprefetto al Ministero dell’Interno e Maria Franca Posa, responsabile area minori della Caritas diocesana di Roma. Modererà la giornalista Federica Cifelli di Romasette.it.
 

Milano: nuovi catecumeni nella Notte di Pasqua

Milano - Durante la celebrazione della Notte di Pasqua  mons. Mario Delpini ha battezzato  9 catecumeni adulti.  Tre sono nati in Cina: Dongmei Lidia Li (43 anni, nata Heildngjiang), Yongjie Ambrogio Tu (28anni, nato a Jiangsu), Jiancai Paolo Zhang (48 anni, nato a Hebei).  Due sono originari dell’Albania: Eni Ilaria Dulja (31 anni, di Tirana), Diana Pano (53 anni, di Scutari). Vengono dall’Egitto Amro Bayoumi (24 anni, di Kafir Elzaiat) dal Perù Fernando Juan Hurraca Vaigas (47 anni) dagli Stati Uniti Amanda Jean Johnson (23 anni, di Danville).  È nata a Milano Anna Yi Li Zuo (23 anni).
Non solo in Duomo, ma in molte delle parrocchie della Diocesi di Milano, nella stessa notte, sono stati battezzati degli adulti. Complessivamente sono stati 130. Gli uomini (60%) superano le donne. La maggioranza è costituita da persone di origine straniera (72%). Il gruppo nazionale di gran lunga più numeroso è quello albanese (31% sul totale).
 

Padova: 10 richiedenti asilo battezzati nella Veglia pasquale

Padova – 10 richiedenti asilo sono stati battezzati a Padova dal vescovo mons. Claudio Cipolla. Si tratta di sette persone che tuttora vivono nei due grandi – e molto discussi – centri di accoglienza di Conetta e Bagnoli, e altri tre nel frattempo trasferiti e che da sabato notte sono diventati cristiani. “E stato il giorno più glorioso della mia vita”, ha detto Martins, di 37 anni e di origine nigeriana. Martins porta, ben visibile al collo, il crocifisso da catecumeno: “Mi hanno chiesto di venderlo – confessa –. Non lo avrei fatto per nulla al mondo”. “Il Signore – ha spiegato al quotidiano ‘Avvenire’ - mi ha salvato dal fuoco in Africa e dall’acqua nel mezzo del Mediterraneo. Non posso che dare la mia vita a Lui”. Nelle orecchie di Albert – camerunense, 19 anni – non si placano i colpi di mitra che sibilavano sul cassone del pick-up su cui ha viaggiato, coperto, la notte, verso Sabrata, sognando l’Europa. “Arrivati in Libia – racconta – siamo stati venduti come schiavi per 190 dinari (poco più di 115 euro, ndr)”.
E poi Bruno che parla del battesimo come di un progetto che si realizza. “Quando sono arrivato a Cona il 27 maggio, ho subito chiesto dove fosse una chiesa”. Il suo cammino, racconta sempre al quotidiano, verso i sacramenti era già iniziato in Guinea Bissau, ma non si era mai completato. Anche a lui, Dio deve essersi fatto presente nel viaggio. Njoni Gidé, nigeriano di 32 anni, non dimenticherà la prigionia libica, la schiavitù nelle mani di un arabo, le violenze ricevute, l’essere accatastati uno sopra l’altro in un furgone, fino alla fuga verso il mare. Ma non scorderà mai nemmeno quella volta alla Messa ad Agna, nel Padovano, che gli hanno rifiutato la mano allo scambio della pace. “Le brutte persone ci sono ovunque” riflette, ma poi sono comparsi anche gli angeli custodi. Tra tutti padre Lorenzo Snider, un missionario della Società missioni africane originario della Valtellina, di stanza a Feriole, ai piedi dei colli Euganei. La nomina del vescovo, mons. Cipolla, a occuparsi di questi ragazzi è arrivata un anno fa. Attorno a lui è nato il gruppo Rinascita: ogni venerdì incontri di preghiera nelle due ex basi Nato, tante testimonianze e Messe animate in tutta la diocesi, la Marcia per la pace diocesana di gennaio proprio ad Agna, finché questi ragazzi non hanno espresso il desiderio di diventare cristiani.
L’esperienza religiosa ha spalancato le porte a molte relazioni. “Alcune famiglie che hanno accolto questi ragazzi per un pranzo a Natale o alle Palme ora diventeranno loro padrini o madrine – racconta –. L’evangelizzazione e la rottura del pregiudizio sono i segni della verità di questo percorso. Ma questi sono dei privilegiati. E gli altri?”. Intanto, per queste dieci persone la notte di sabato si è aperta aprirà una nuova vita. Il simbolo è Ejike, nigeriano convinto che la sua vita sia una testimonianza, che ha scelto Christian come nome di battesimo. Lui, arrivato pieno di vergogna per il suo analfabetismo, sicuro nemmeno di essere nato 25 anni fa e riempito di botte fin dall’infanzia, oggi è qui a dire in lacrime: “Non so davvero come ringraziare Dio per la vita”.
 

Viminale: calo degli sbarchi nel 2018

Roma - Da gennaio a marzo  sono arrivate via mare 6.161 persone (di cui 4.399 provenienti dalla Libia), mentre nello stesso periodo dell’anno scorso si contavano 24.278 nuovi arrivi. Un calo pari al 74,62%, fa sapere il Ministro degli Interni italiano. I più numerosi sono gli Eritrei (1.551) e i  tunisini (1.187). Seguono nigeriani (363), pakistani (288) e libici (239). Proprio i libici rappresentano una novità  tra le nazionalità  di chi intraprende i viaggi della speranza. I minori soli arrivati sono 909. Continuano, infine, a migliorare i dati della relocation: i richiedenti asilo trasferiti in altri Paesi europei secondo lo strumento messo in campo dalla Commissione Europea sono saliti a quota 12.354. La Germania è la nazione che ne ha accolti di più (5.221).
 

Papa Francesco: attenzione ai rifugiati costretti ad abbandonare le proprie terre

Città del Vaticano - Una società  che non “scarti” i più fragili, a partire dai bambini e dagli anziani e attenzione ai rifugiati: “non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere”. Sono alcuni degli appelli che Papa Francesco ha invocato domenica di Pasqua nella benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro davanti a circa 80mila fedeli. Il pontefice ha chiesto che si ponga fine allo sterminio “nella martoriata Siria”, ha chiesto la riconciliazione dei popoli di Terra Santa, “anche in questi giorni ferita da conflitti”, ha incoraggiato il dialogo in Corea senza dimenticare tutti i teatri di tensione e conflitti, dall’Ucraina al Venezuela, dallo Yemen al Sud Sudan. “Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude”, ha detto il Papa che ha chiesto di portare speranza e dignità  nella “nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze”, “dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati, tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi”.