Primo Piano

MCI Germania e Scandinavia: iniziati i Convegni di Zona

Francoforte – Sono iniziati ieri, lunedì 9 aprile 2018, i Convegni di Zona delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Il primo appuntamento è stato Aalen, per la Zona Sud con la presenza di don Arthur, il sacerdote che dovrebbe succedere a don Eugenio a Ludwigsburg che lascerà la Missione domenica 29 aprile mentre domenica 6 maggio farà l’ingresso in quella di Dortmund. Tra i temi all’ordine del giorno il progetto della Diocesi di Rottenburg-Stuttgart di ridurre sensibilmente il numero delle Comunità d’altra madre lingua, comprese quelle italiane. La Zona Nord si troverà invece oggi, martedì 10 aprile, presso la Mci di Berlino. La Messa sarà presieduta dal Nunzio Apostolico in Germania mons. Nicola Eterovic’. La Zona Centro si riunirà mercoledì 11 aprile presso la MCI di Francoforte/Nied: ci si interrogherà al mattino su come raggiungere le persone che non ci cercano più (“chiesa in uscita”) ed al pomeriggio è prevista una verifica sulle attività zonali in merito alla formazione dei laici. 
 
 

Milano: “Chiesa dalle genti”, in cammino giovani e stranieri

Milano - Il Sinodo indetto dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha innescato un processo che sta facendo incontrare persone diverse, nei luoghi della quotidianità, per scambiarsi esperienze e sogni sul futuro della Chiesa. Mi capita di incontrare migranti e giovani – due categorie molto affini tra loro perché si stancano se non camminano – che coltivano uno sguardo aperto a cogliere nei problemi le sfide che riaprono l’orizzonte; nelle fatiche, le doglie del parto di un mondo capace ancora di umanità; nelle ferite le feritoie che possono generare vita nuova non solo per chi è accolto ma anche per chi accoglie. Ascoltandoli ricevo spesso questo messaggio: coloro che si trovano a varcare i confini non sono un problema, bensì “degli avamposti del futuro”. L’esilio, qualunque sia la sua forma, può essere incubazione di azioni creative, il focolaio del nuovo. E forse per questo nell’esiliato si vede spesso una minaccia: egli rovescia ciò che è abituale.
Ma se questo processo è attraversato positivamente, allora può sorgere qualcosa di creativamente nuovo per tutti. A ciò vuole contribuire il percorso sinodale, edificando la cattolicità della Chiesa, il suo essere ab origine “Chiesa dalle genti”: la Chiesa della Pentecoste, popolo di popoli in cammino, comunione nella diversità. Il metodo sinodale invita a pensare e agire insieme cogliendo i segni della presenza di Dio nell’umanità gravida della Pasqua. Sono in particolare i giovani, esuli del senso, ad avere a cuore il desiderio di superare forme e linguaggi divenuti inadeguati rispetto alla vita. “La presenza di persone che emigrano - dicono - ci apre finestre su questioni che vanno affrontate”: si tratta di ripensare il proprio essere “civili” sulla base non tanto della sicurezza per alcuni, ma della capacità di prendersi cura della comune aspirazione a un futuro vivibile per tutti. Certamente, il Sinodo costituisce un momento prezioso per la Chiesa, ma il suo valore si allarga: in un tempo in cui il benessere produce nella metropoli tante forme di solitudine e depressione mentre la deprivazione delle periferie (geografiche ed esistenziali) produce disperazione nelle notti di un’umanità che fatica a ritrovare se stessa, forse ci si salverà dai muri e dalla violenza attraverso l’ascolto reciproco e la condivisione. Giovani e migranti dicono di “sentirsi a casa in una Chiesa che ascolta, cammina ‘con’ e sta nella realtà”: “Vorremmo che la Chiesa non fosse un club di amici, ma aperta a correre il rischio dell’incontro” così da “esprimere la dimensione fraterna del Vangelo” in cui la vita chiama altra vita. A questo desiderio fanno eco le parole di Francesco nell’Evangelii gaudium: “Sentiamo la sfida di scoprire la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica”, che è l’incontro dei popoli, il quale “può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”.( Monica Martinelli - membro della Commissione per il Sinodo Monore di Milano)
 

Centro Astalli: calano gli arrivi ma aumentano le difficoltà per i rifugiati

Roma - Nel 2017 sono arrivati in Italia 62.067 rifugiati e richiedenti asilo in meno rispetto all’anno precedente: 119.369 contro i 181.436 del 2017. Ma l’obiettivo di un sistema di accoglienza unico e con standard uniformi è ancora lontano, anzi aumentano le difficoltà  di accesso alla protezione per chi chiede aiuto. E’ quanto si legge nel Rapporto Annuale 2018 del Centro Astalli presentato questa mattina a Roma. Nel documento il bilancio di un anno di servizio del centro voluto dai gesuiti. Nel 2017 sono stati 30 mila le persone assistite in otto centri Astalli presenti in Italia: Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova, con 687 volontari. Circa 60mila i pasti distribuiti e oltre un migliaio le persone accolte nei centri d’accoglienza, di cui a Roma 255 nei centri Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati) e 161 nelle comunità  di ospitalità.
Tra le attività due progetti nelle scuole, “Finestre” e “Incontri”, che hanno coinvolto 28.335 studenti (il 7% in più rispetto all’anno precedente) in circa 200 istituti scolastici in Italia, dove è stata restituita la parola ai rifugiati stessi che “sempre più raramente vengono ascoltati”.
 

Papa Francesco: non marginale il tema dei migranti nella vita cristiana

Roma - “Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi ‘seri’ della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. Possiamo riconoscere che è precisamente quello che ci chiede Gesù quando ci dice che accogliamo Lui stesso in ogni forestiero”. Lo scrive Papa Francesco nell’Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, “Gaudete et Exsultate”. Per il Papa  “la difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto”. Il pontefice cita il libro dell’Esodo sul forestiero: “Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi: tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”. L’invito da raccogliere è  quello del profeta Isaia, che spiega come ciò che è gradito a Dio “consiste nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti”. Sottolinea il Pontefice: “Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del  consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente”. (R.I.)
 

Mons. Nosiglia: su migranti manca politica Europea

Torino - Una donna stringe tra le mani una rosa gialla mentre nel santuario torinese della Consolata entra la bara di Beauty Balogun, la giovane nigeriana morta il 23 marzo dopo il parto a seguito di un linfoma e respinta con il marito alla frontiera francese nel tentativo di raggiungere la sorella. Sulla porta della chiesa, su un tavolino la scritta “soccorrere non è un crimine”. Un fiore, un messaggio, il dolore del marito Destiny urlato all’ingresso e poi una preghiera intensa, segnata dalla commozione, ma anche dal desiderio di vicinanza a un papà rimasto solo con il suo bambino in una terra straniera, senza nulla. Una solidarietà che si percepiva negli sguardi di chi ha scelto di recarsi sabato mattina nella chiesa della Patrona della città per salutare una donna che “ha sacrificato se stessa per donare la vita al suo bambino e questo è il sacrificio più grande che prova il suo amore” come ha richiamato nell’omelia l’arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia che ha presieduto la celebrazione. Questi i funerali di Beauty. Semplicità, dolore, ma anche “speranza per la nostra città e società” come ha più volte ricordato mons. Nosiglia.
È la speranza racchiusa nel cuore del piccolo Israel nato prematuro che i medici del Ospedale Sant’Anna stanno accompagnando nelle sue prime settimane di vita. È la speranza delle tante manifestazioni di solidarietà che il dramma di Beauty ha innescato: “la gara di prossimità e di affetto e anche di disponibilità concrete a rispondere alle necessità di Beauty e di Destiny e del loro bambino”, ha evidenziato l’arcivescovo “mi conforta: sono orgoglioso di Torino e della sua gente, perché hanno dimostrato quanto siano importanti e concrete l’umanità e la solidarietà civile, religiosa e sociale che li animano”.
Vicinanza che lo stesso mons. Nosiglia ha messo in campo in prima persona accogliendo Destiny nel dormitorio allestito quest’inverno in Arcivescovado nell’attesa di trovare una soluzione abitativa e non solo per sostenere papà e figlio. “Tanti privati cittadini” ha aggiunto mons. Nosiglia “si sono resi disponibili ad offrire il loro apporto concreto per dare una casa un’accoglienza e un lavoro a lui e una assistenza al suo bambino e mi auguro che tutto ciò segni una stagione nuova di impegno comune e che aiuti ad allargare tale fattore positivo anche a molte altre situazioni di povertà e di bisogno”. Ed è proprio uno sguardo e una riflessione più “allargata” ai drammi di tanti migranti quella che la storia di Beauty invita ad assumere come nell’omelia ancora è stato ribadito “Purtroppo, nel nostro mondo, che ci piace pensare civile e progredito, quel che manca spesso è proprio l’attenzione ad ogni singola persona, alle sue concrete necessità, per cui va accolta e giudicata a partire da questo valore umano e civile, prima che dall’osservanza scrupolosa delle norme. Dice il Signore che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato: significa che la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. La mancanza, poi, di una politica europea che assicuri una stretta collaborazione tra le nazioni confinanti e scelte conseguenti, per l’accoglienza e la libera circolazione degli immigrati e rifugiati, rendono ancora più dolorosa la loro sorte”. Un dolore che racchiuso nel santuario è stato condiviso dal rettore mons. Giacomo Martinacci, dai numerosi concelebranti, da Sergio Durando direttore dell’Ufficio Migrantes regionale e diocesana con i tanti collaboratori, dalla comunità africana anglofona, dai volontari di varie associazioni. Presenti anche l’assessore alle politiche sociali del comune di Torino Sonia Schellino e l’assessore regionale all’immigrazione Monica Cerutti, Laura Ferraris della Prefettura di Torino. Volti, ruoli e sensibilità diverse ma accomunati dal desiderio di dare ai tanti Destiny e Israel un futuro più umano e sereno rispetto a quanto hanno vissuto nei loro paesi e alle nostre frontiere. (Federica Bello)
 

Centro Astalli: un anno con i rifugiati

Roma - Come passare da una società strumentale a una comunità degli uomini? Si chiedeva qualche anno fa il cardinal Martini che affermava: “per ritrovare la comunità degli uomini occorre in ogni caso far realizzare all’uomo la prossimità sintetica nella sua interezza, superando  quella scomposizione parcellare delle sue esigenze che per sua natura tende a produrre la società complessa”. Occorre far sperimentare agli uomini e alle donne del nostro tempo la prossimità. È una delle priorità che emerge dal Rapporto annuale 2018 del Centro Astalli, cioè creare spazi e occasioni di incontro tra italiani e rifugiati che restituiscano la dignità di persone a queste ultime e alle prime quel volto umano che stanno sempre più smarrendo. Occorre sfondare quei muri che sempre più si erigono per bloccare chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria. Ma per far questo occorre quella creatività a cui ci richiama l’inserto del Rapporto dedicato alla street art . I murales fotografati e raccontati ci aprono alla fantasia sfondando simbolicamente i muri per farci vedere l’oltre dell’alterità umana. Fantasia e creatività dell’umano restituiscono le coordinate entro cui muoversi: l’incontro, mai il muro. Ed è l’incontro con l’altro la priorità che sta alla base del processo di integrazione di cui sentiamo sempre più il bisogno. Integrazione che comincia da un’accoglienza programmata e diffusa che metta al centro le persone, che prosegue attraverso l’accompagnamento dei rifugiati negli spazi del vivere quotidiano rendendo costruttiva la permanenza nei vari territori affinché non sia solo sopravvivenza ma vita vera attraverso la formazione al lavoro, il lavoro stesso e la casa.
Ma integrazione è prima di tutto sensibilità culturale a non uniformare ma a camminare insieme ognuno con la ricchezza della propria diversità. Un noi che ci fa concittadini, prossimi, in una comunità più umana. È la sfida di cui il Centro Astalli si fa promotore da anni ma che oggi diventa improrogabile. Un’urgenza che Papa Francesco ha sottolineato in occasione della Giornata del Rifugiato 2017: “Le loro storie di dolore e di speranza possono diventare opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca. L’incontro personale con i rifugiati dissipa paure, ideologie distorte e diventa fattore di crescita in umanità, capace di fare spazio a sentimenti di apertura e alla costruzione di ponti”. (P. Camillo Ripamonti)
 
 

Centro Astalli: oggi la presentazione del Rapporto 2018

Roma - Una fotografia sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2017 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l’Associazione gestisce. Questo in sintesi il rapporto 2018 del Centro Astalli presentato questa mattina a Roma.
Per ogni servizio, il Rapporto contiene statistiche e commenti con cui si racconta la presenza di migranti  forzati che da gennaio a dicembre 2017 sono entrati in contatto con uno dei servizi Astalli.
Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere uno  strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per
chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione.
Il Rapporto annuale 2018 descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 600 volontari, si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che fa “ancora fatica a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia in cerca di protezione.  Ad arricchire la pubblicazione di quest’anno un inserto fotografico dedicato alle opere di street art che stanno cambiando il volto delle nostre città. Opere pittoriche in cui le migrazioni diventano protagoniste  di un racconto nuovo, fatto insieme e che trasforma i muri in ponti di dialogo e incontro.
A chiudere il Rapporto il testo integrale del colloquio sulle migrazioni tra il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano e Ferruccio De Bortoli , in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
 
 

Milano: vivere la fede da migranti

Milano - Ultimo appuntamento del cineforum proposto dall’Azione cattolica ambrosiana, in riferimento al cammino nazionale degli adulti: #Attraverso. Venerdì 20 aprile verrà proiettato il documentario del 2007 “La strada per Canaan – Vivere la fede da migranti nella grande città”. Alle ore 20 aperitivo in amicizia al bar adiacente la Sala. Alle 20.30 presentazione del film a cura del regista Simone Pizzi. Dalle 20.45 alle 22.45 proiezione. Seguirà una testimonianza del regista e di alcuni protagonisti del film. Sarà presente anche Paolo Branca, esperto di islam.
Info su www.azionecattolicamilano.it. (M.V.)
 

Papa Francesco: favorire la cultura dell’incontro

Città del Vaticano - Favorire la cultura dell’incontro. Lo ha ribadito ancora una volta Papa Francesco ieri mattina prima della preghiera del Regina Coeli in occasione della Giornata Internazionale del popolo Rom e Sinto rivolgendo a loro un “saluto speciale”.  “Auguro – ha detto il Papa - pace e fratellanza ai membri di questi antichi popoli” auspicando che la Giornata internazionale del popolo Rom e Sinto “favorisca la cultura dell’incontro, con la buona volontà di conoscersi e rispettarsi reciprocamente. È questa la strada che porta a una vera integrazione”! Cari Rom e Sinti, pregate per me e preghiamo insieme per i vostri fratelli rifugiati siriani”.
 

Mattarella: impegno a favore della inclusione per assicurare pari opportunità

Roma – “Questo giorno sottolinea il valore della memoria, linfa preziosa per tenere viva l'identità e la coscienza collettiva, nella partecipazione positiva allo sviluppo delle realtà in cui le famiglie e le comunità Rom sono oggi inserite”. E’ quanto ha detto ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione della Giornata internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti. Mattarella ha rivolto un “augurio a tutte le persone che hanno radici nella cultura millenaria di questi popoli antichi, e che ne condividono, oggi, i problemi, le difficoltà, le speranze”.
Un'esperienza, quella dei Rom, Sinti e Caminanti “in cui resterà indelebile il Porrajmos, l'olocausto dei loro popoli, tributo di sangue spaventoso per i numeri e per le sofferenze che la ferocia nazista impose a giovani e anziani, a donne e bambini”, ha aggiunto il Capo dello Stato sottolineando che questa “tragedia appartiene a pieno titolo alla comune storia europea e costituisce appello ulteriore alla responsabilità per superare pregiudizi, arbitrarie generalizzazioni e diffidenze residue che alimentano discriminazioni, xenofobie, ostilità. Le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese, a partire da quella relativa allo statuto delle persone apolidi del 1954, a quella relativa alla riduzione della apolidia del 1961, impegnano – prosegue il Presidente della Repubblica Italiana, l'Italia a favore della inclusione di persone e culture, per assicurare pari opportunità nell'esercizio dei diritti, compresi quelli economici e sociali. La strada dell'integrazione, nel rispetto della libertà di espressione di ciascuna cultura, è il punto di forza della comune vicenda europea”.
 
 

La Migrantes per la Giornata Internazionale del popolo Rom e Sinto

Roma - Ogni anno, l’8 aprile, la Giornata internazionale del popolo rom e sinto ci richiama ad una attenzione particolare su questi uomini, donne e bambini spesso ignorati e lontani dai nostri interessi. Si tratta di un popolo che in Europa conta 12 milioni di persone: in
Italia circa 170mila, che ancora oggi non sono riconosciuti nel nostro Paese. 
Un mancato riconoscimento, come ha più volte sottolineato la Fondazione Migrantes – l’organismo pastorale della Cei che si occupa del mondo della mobilità umana -  che oltre a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione. 
Da qui la richiesta – dice don Gianni De Robertis, direttore generale della Migrantes – di un maggiore impegno verso questo popolo ricercando strade culturali ed ecclesiali e nuove politiche che evitano l’isolamento e costruiscono una nuova cittadinanza. Strade nuove che aiutano, inoltre, ad abbattere pregiudizi e barriere ideologiche in favore della solidarietà e della misericordia, spiega ancora don De Robertis evidenziando che la giornata dell’8 aprile diventa l’occasione per tutti di un nuovo modo di pensare e di incontrare chi ci sta accanto.
Il direttore della Fondazione Migrantes l’8 aprile sarà in Belgio per l’incontro annuale del CCIT (Comité Catholique International pour les Tsiganes) che ogni anno riunisce circa 150 operatori pastorali, religiosi e laici,  che si prendono cura dei Rom e dei
Sinti nei loro Paesi.

L’organismo pastorale della Cei il prossimo 24 e 25 aprile promuove un incontro di confronto e scambio di esperienze con tutti gli operatori pastorali impegnati con i rom e i sinti nel nostro Paese. (R.Iaria)

 

 

 

Mons. Pizzaballa: “dal 20 maggio una parrocchia personale e un Vicariato per i migranti e i rifugiati in Israele”

Gerusalemme - “Una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele” e un “Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati guidato da un vicario episcopale”: sono queste le due decisioni prese dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, e comunicate a tutti i parroci latini in Israele con una lettera datata 23 marzo, resa nota ieri, riferisce il SIR. Obiettivo dei due nuovi organismi è “garantire un servizio pastorale completo ai tanti che sono lontani dalle nostre chiese, ma che – nonostante le difficili circostanze sociali nelle quali vivono – vogliono comunque avere un accompagnamento ecclesiale”.
Il Patriarcato latino di Gerusalemme vuole in tal modo rispondere ai bisogni della comunità ecclesiale in Israele che “da diversi anni si è arricchita di decine di migliaia di stranieri che stabilmente vivono nel nostro territorio e affollano le nostre chiese. Filippini, indiani, srilankesi e molti altri sono ormai diventati parte integrante della nostra comunità. Accanto a loro sono arrivati negli ultimi anni anche rifugiati, provenienti dal Sud-Sudan e dall’Eritrea”.
La parrocchia e il Vicariato “per i migranti e i rifugiati” segnano così un passo avanti nel servizio pastorale di queste persone, dapprima curato da sacerdoti, “in gran parte religiosi, che spontaneamente si mettevano a servizio delle necessità pastorali”, e successivamente organizzato con l’erezione di cappellanie ufficiali e di un coordinamento del servizio pastorale per i migranti.
Quest’ultimo aveva tra i suoi compiti anche “il servizio alle persone che non frequentano i tradizionali luoghi di culto. Se è vero infatti che molti giungono alle nostre chiese per pregare, molti di più rimangono lontani dalle chiese e da qualsiasi servizio religioso, spesso alla mercé di criminalità locale e di altre situazioni di rischio oltre che di sette evangeliche”. “Va detto – scrive mons. Pizzaballa – che dal punto di vista legale e canonico, oltre che sociale, la maggior parte di queste persone vive in situazioni limite, spesso irregolari. Essi inoltre svolgono il loro lavoro in contesti sociali lontani dalla sede delle parrocchie territoriali, con esigenze assai diverse. Si è reso necessario, perciò, individuare forme di aiuto e di sostegno a queste persone, adatte alla loro situazione particolare”. Da qui la decisione di creare i due nuovi organismi pastorali. “La parrocchia personale curerà sotto tutti gli aspetti pastorali, sacramentali e formativi i rifugiati e i migranti che si trovano nel territorio di Israele e avrà dunque tutte le facoltà che il diritto universale concede alle parrocchie”. “Esclusi” dal provvedimento sono “i diplomatici e gli stranieri residenti stabili e tutti coloro che si trovano fuori dalla regione pastorale di Israele”.
“Naturalmente – viene spiegato nella comunicazione – i migranti che attualmente frequentano le parrocchie territoriali, se lo desiderano, possono continuare serenamente a frequentare tali parrocchie; l’accesso ai sacramenti nelle parrocchie territoriali continuerà ad essere aperto a tutti coloro che lo desiderano, senza distinzioni, inclusi i migranti”.
Per quanto riguarda la creazione del “Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati” che sostituirà il “Coordinamento per la pastorale di migranti e dei rifugiati”, mons. Pizzaballa non manca di sottolineare come “le recenti decisioni del governo israeliano riguardo ai richiedenti asilo richiederanno nuove iniziative da definire, per le quali, tuttavia sarà necessario essere preparati”. In futuro, quindi, “tutte le cappellanie, i vari assistenti e tutti coloro che lavorano in questo ambito ecclesiale si coordineranno con il Vicario episcopale per le loro attività e per il loro servizio.
Ritengo infatti, che nella diversità delle lingue e delle culture, che devono essere rispettate, è necessario avere anche elementi di unità e di chiarezza tra i diversi gruppi”. Ribadita la priorità “anche per il Vicario episcopale per i migranti e i rifugiati, in sintonia con le indicazioni del vescovo, di lavorare per l’unità di tutta la Chiesa di Terra Santa, nel territorio di sua competenza. La creazione di nuove strutture ecclesiali è al servizio dei bisogni particolari di ciascuno, ma nell’unità della Chiesa di Cristo in Terra Santa”.
L’erezione canonica della parrocchia e del Vicariato è stata stabilita per il 20 maggio, solennità di Pentecoste.
 

Torino: mons. Nosiglia presiederà domani i funerali di Beauty

Torino - I funerali di Beauty S., nigeriana, la mamma morta all’Ospedale Sant’Anna di Torino dopo aver dato alla luce il suo bambino, vengono celebrati dall’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia domani, sabato 7 aprile alle 9 nel santuario della Consolata.
Beauty era malata, aveva un linfoma all’ultimo stadio, sognava di raggiungere una sorella in Francia quando il 9 febbraio ha tentato di valicare con il marito la frontiera innevata di Claviere ed è stata rispedita in Italia, dov’è morta. L’episodio, una storia di totale miseria, ha suscitato molta emozione. L’inumazione di Beauty nel Cimitero generale di Torino sarà a spese del Comune; l’Opera Barolo ha dato disponibilità a ospitare la sepoltura nel campo ereditato dai Marchesi di Barolo. Sono gesti di compassione e turbamento: chiunque vede nella tristissima fine di questa mamma un segno dell’inumana vicenda cui stiamo assistendo a due passi da casa, lungo l’arco alpino da Ventimiglia su fi no alle nostre valli ove, con tutta evidenza, la legge internazionale non riesce a far propria la tragedia dei profughi (speriamo non sia vero ciò che temono i volontari di alcune Ong, che la neve nelle prossime settimane si scioglierà mostrando corpi morti in alta montagna). La legge va rispettata, però è giusto discuterla.
Appare inadeguato un quadro normativo che esige da Paesi come l’Italia l’accoglienza dei profughi in fuga dalle guerre (Convenzione di Ginevra), ma impedisce di farli transitare negli altri Paesi d’Europa (Regolamento di Dublino). Il doppio dovere – di accogliere e di trattenere i disperati entro i nostri confini – sta producendo gli insostenibili ammassamenti di profughi sulle linee di frontiera con la Francia. Le polemiche suscitate la scorsa settimana da un’azione di controllo sui migranti al confine di Bardonecchia, condotta dalla polizia francese sconfinando in territorio italiano, sono soltanto l’antipasto delle frizioni cui assisteremo nei prossimi anni se l’Unione Europea non prenderà in mano la situazione e non accetterà di regolare direttamente i flussi. L’innalzamento di barriere fra gli Stati membri non sarà una soluzione, anzi. L’Europa moderna si fonda sull’abbattimento delle frontiere. Dopo le grandi guerre del Novecento la rimozione delle barriere è stato il nostro modo per dichiarare che i problemi – soprattutto quelli più gravi - si affrontano e si risolvono insieme, ricavandone in cambio il bene più prezioso: la pace. Ecco dunque il nodo: la chiusura selettiva dei confini rischia di annullare l’Europa politicamente, oltre che umanamente. Le forze politiche che non credono nella costruzione europea hanno intuito l’occasione di dare un spallata, stanno soffiando sul fuoco acceso dai profughi. L’obiettivo per noi resta quello di aprire anziché chiudere. Occorre lavorare per una comunità di Stati comunicanti anche se comprendiamo fi no in fondo la complessità del problema portato dai
profughi: dobbiamo pretendere che venga affrontato collegialmente dai Governi. L’alternativa, neanche troppo dietro l’angolo, sarebbe il ritorno alla contrapposizione fra gli Stati, un disastro.
(Alberto Riccadonna – La Voce e il Tempo)
 
 

Sport e integrazione: i 10 vincitori del contest per le associazioni sportive

Roma -  Si è concluso il percorso della campagna di sensibilizzazione “Fratelli di Sport”, mirata ad accrescere la consapevolezza del ruolo della pratica sportiva come strumento di inclusione. La campagna è stata realizzata nell’ambito dell’Accordo di programma tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il CONI per la promozione delle politiche di integrazione attraverso lo sport. Con le azioni realizzate nelle edizioni precedenti sono stati raccolti e valorizzati i progetti più virtuosi di integrazione realizzati su tutto il territorio nazionale; quest’anno, le associazioni e le società sportive sono state invitate a partecipare a un  contest incentrato su azioni concrete di inclusione, realizzate dentro e fuori dal campo, con il sostegno del Comitato scientifico di progetto e il supporto di un toolkit che include una Guida per gli istruttori.
L’iniziativa ha premiato i migliori 10 tra i numerosi  progetti pervenuti che hanno promosso l'adesione ai Principi del Manifesto “Sport e Integrazione”. Il contest ha previsto due sezioni: una generale, dedicata alle attività proposte e alle linee guida della Guida per gli istruttori, e una dedicata alle esperienze di promozione dell’attività sportiva femminile.
I lavori, selezionati dal Comitato scientifico, sono stati realizzati da società sportive attive in 13 Regioni. Dirigenti, allenatori e operatori hanno realizzato video o foto-racconti per raccontare le esperienze concrete di integrazione realizzate nell’ambito di 33 diverse discipline, tra le quali il calcio, le arti marziali, la pallavolo e il nuoto.
Sono inoltre on line i risultati della seconda fase del progetto di ricerca “Fratelli di Sport” realizzato dal CNR-Irpps in continuità con la scorsa edizione. I dati dell’indagine, che ha approfondito la comprensione del ruolo dello sport nei percorsi di integrazione, sono disponibili sui siti www.integrazionemigranti.gov.it, www.coni.it e www.fratellidisport.it .
Le interviste hanno coinvolto 132 professori e 4.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado di 30 istituti scolastici, selezionati fra quelli con maggior presenza di studenti di cittadinanza non italiana. La survey ha esaminato aspetti relativi alla pratica sportiva e all’inclusione, con un focus sui giovani con background migratorio.
 

CCIT: dal 6 all’8 aprile l’incontro annuale in Belgio

Roma - Si svolgerà dal 6 all'8 aprile Banneux in Belgio l’incontro annuale del CCIT (Comité Catholique International pour les Tsiganes) che ogni anno riunisce circa 150 persone tra Rom e operatori pastorali, religiosi e laici,  che si prendono cura dei Rom e dei Sinti offrendo loro momenti di scambio e di riflessione, per rafforzare la collaborazione e il dialogo. Il tema di quest´anno sarà : "La pietà popolare, culto e devozione”.  Per la Fondazione Migrantes sarà presente il Direttore generale don Giovanni  De Robertis.
L’incontro, dopo l’accoglienza di venerdì, si aprirà con il messaggio del card. Peter K. A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Seguiranno interventi e dibattiti sulla situazione pastorale con i rom e sinti nei vari paesi e domenica anche l’elezione del Presidente del CCIT.
Il CCIT nasce da incontri informali organizzati a Parigi, in Francia, agli inizi degli anni Settanta, dal sacerdote francese Yoschka Barthélemy e dai coniugi belgi Elisa e Léon Tambour, per rispondere all’esigenza di una riflessione a livello internazionale sulle comunità tzigane e sulla loro condizione umana e spirituale. Sin dalla sua costituzione, il Comitato lavora in collaborazione con la Chiesa e ha legami con il Dicastero Vaticano che si occupa della pastorale con il popolo rom e sinto e costantemente in contatto con le cappellanie nazionali degli zingari e degli itineranti. Attualmente conta membri effettivi presenti in 14 Paesi d’Europa.
 
 

MCI Germania e Scandinavia : dal 20 al 22 aprile convegno dei laici

Francoforte – Si svolgerà dal 20 al 22 aprile a  Simmern/Ww (al Bildungshaus Berg Moriah), il Convegno Nazionale dei Laici delle Missioni, che avrà per tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, lo stesso tema scelto da Papa Francesco per il Sinodo del prossimo ottobre. Lo modererà il docente di teologia biblica Marwan Youssef. “Abbiamo deciso di interrogarci – scrivono gli organizzatori – su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere  la chiamata all’amore e alla vita in pienezza. Siamo certi che questo fine settimana ci aiuterà a identificare le modalità oggi più efficaci per metterci all’ascolto dei giovani”. Al convegno sono iscritti 50 persone.
 

Gemellaggio con Bruxelles per il Premio Roma

Roma - E’ gemellato con Bruxelles il Premio Roma per l’edizione 2018. L’annuncio, questa mattina, da parte del presidente del Premio, Aldo Milesi, nella sala “Pietro da Cortona”  dei Musei Capitolini in Campidoglio. Per l’occasione il premio Roma - Bruxelles (per il gemellaggio tra le due capitali) è stato conferito all'Ambasciatore del Regno del Belgio in Italia, Frank Carruet.
Gli altri premi, annunciati oggi per la promozione dell'imprenditoria italiana nel mondo al Presidente e maggiore azionista di Hogan e Tods', Diego Della Valle; per la lotta alla criminalità organizzata al Procuratore della Repubblica di Catanzaro, in prima linea contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri e per il 70° Anniversario della nascita della Repubblica Italiana al giurista e giudice costituzionale Giuliano Amato. La cerimonia di premiazione, con la consegna della Lupa Capitolina,  avrà luogo il prossimo 12 giugno alle 20,30, presso l’Aula Magna della “Sapienza Università di Roma”. (R.I.)
 

Mestre: al via iscrizioni e lezioni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri del Patriarcato

Venezia - Sono aperte le iscrizioni ed anche già avviate le prime lezioni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri (anche migranti e richiedenti asilo) del Patriarcato di Venezia che si ritrova e propone le sue occasioni d’incontro presso il Centro pastorale Papa Luciani a Mestre.
A seguito dell’iscrizione, la persona interessata a seguire la “scuola d’italiano” vivrà poi anche un momento di colloquio e uno specifico test per comprendere il livello linguistico di apprendimento necessario ed essere quindi inserito in uno dei livelli formativi previsti. Il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri – coordinato da Sarah Zilio – è promosso dal Patriarcato di Venezia ed è sede convenzionata CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera), collegata all’Università di Siena, tanto che rilascia apposita certificazione del livello formativo seguito e completato e prevede anche (nei prossimi mesi) un corso di preparazione e sostegno proprio in vista dell’esame CILS.
Ma le proposte del Centro non si limitano solo all’alfabetizzazione e all’apprendimento della lingua italiana per gli uomini e le donne che vi si rivolgono: c’è, infatti, pure un nutrito programma culturale di “formazione migrante continua” che prevede un ciclo d’incontri e di approfondimenti su temi generali ed importanti per la vita quotidiana come medicina e salute, nozioni ed aspetti legali, cenni sul diritto del lavoro, economia domestica ecc.
 
 

Perugia: l’immigrazione trai i temi del Festival del Giornalismo

Perugia - Una città medievale di rara bellezza, un festival innovativo e mai scontato, aperto a tutti, capace di aggregare e coinvolgere intelligenze, energie, entusiasmi “senza confini”. L’ XI edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è pronta a ospitare per 5 giorni – dall’11 al 15 aprile – con dialoghi, confronti, workshop, interviste, spettacoli, musica e documentari, il Festival del Giornalismo con tanti temi. Tra questi quello dell’immigrazione con un convegno, venerdì prossimo, 13 aprile, alle 16, nella sala san Francesco, sul tema “Immigrazione: per una comunicazione positiva”’. Sino previsti interventi di Mario Morcellini, in rappresentanza dell’Agcom, Paolo Brivio di Caritas italiana, Paola Springhetti dell’Università pontificia salesiana, mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve.
Tra gli argomenti dell'edizione 2018, oltre al tema immigrazione, la disinformazione, il cambiamento climatico, cyber guerra e propaganda, intelligenza artificiale, populismo, crisi umanitarie, giornalismo investigativo, reddito di base, fiducia nei media, etc.
 
 

Oltre 4.100 tratti in salvo da gennaio nella rotta del Mediterraneo centrale

Roma - Per la prima volta in questi mesi è avvenuta un’inversione di tendenza nei salvataggi di migranti in mare sulla rotta del Mediterraneo centrale, quella che dalla Libia porta all’Italia: dal primo gennaio la Guardia costiera libica ha compiuto infatti oltre 4.100 salvataggi, quasi il doppio rispetto ai circa 2.500 effettuati dalle Ong. I risultati hanno portato a una drastica riduzione degli arrivi in Italia: secondo dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, aggiornati al 18 marzo, si è passati da 16.238 dei primi due mesi e mezzo del 2017 ai 6.131 del periodo attuale, con una flessione 63%.
Esaminando informazioni che provengono dal paese, dal novembre dell’anno scorso è aumentato inoltre il numero di rimpatri volontari effettuati dall’OIM. A questi vanno aggiunti i circa 1.300 reinsediamenti effettuati dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (ACNUR): di questi solo 25 hanno raggiunto la Francia, mentre l’Italia ne ha accolti oltre 300 attraverso due corridoi umanitari. Othman Belseisi, rappresentante dell’Organizzazione per la Libia, ha segnalato inoltre una forte riduzione dei migranti nei centri di raccolta ufficiali.