Primo Piano
Milano: “Chiesa dalle genti”, in cammino giovani e stranieri
Ma se questo processo è attraversato positivamente, allora può sorgere qualcosa di creativamente nuovo per tutti. A ciò vuole contribuire il percorso sinodale, edificando la cattolicità della Chiesa, il suo essere ab origine “Chiesa dalle genti”: la Chiesa della Pentecoste, popolo di popoli in cammino, comunione nella diversità. Il metodo sinodale invita a pensare e agire insieme cogliendo i segni della presenza di Dio nell’umanità gravida della Pasqua. Sono in particolare i giovani, esuli del senso, ad avere a cuore il desiderio di superare forme e linguaggi divenuti inadeguati rispetto alla vita. “La presenza di persone che emigrano - dicono - ci apre finestre su questioni che vanno affrontate”: si tratta di ripensare il proprio essere “civili” sulla base non tanto della sicurezza per alcuni, ma della capacità di prendersi cura della comune aspirazione a un futuro vivibile per tutti. Certamente, il Sinodo costituisce un momento prezioso per la Chiesa, ma il suo valore si allarga: in un tempo in cui il benessere produce nella metropoli tante forme di solitudine e depressione mentre la deprivazione delle periferie (geografiche ed esistenziali) produce disperazione nelle notti di un’umanità che fatica a ritrovare se stessa, forse ci si salverà dai muri e dalla violenza attraverso l’ascolto reciproco e la condivisione. Giovani e migranti dicono di “sentirsi a casa in una Chiesa che ascolta, cammina ‘con’ e sta nella realtà”: “Vorremmo che la Chiesa non fosse un club di amici, ma aperta a correre il rischio dell’incontro” così da “esprimere la dimensione fraterna del Vangelo” in cui la vita chiama altra vita. A questo desiderio fanno eco le parole di Francesco nell’Evangelii gaudium: “Sentiamo la sfida di scoprire la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica”, che è l’incontro dei popoli, il quale “può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”.( Monica Martinelli - membro della Commissione per il Sinodo Monore di Milano)
Centro Astalli: calano gli arrivi ma aumentano le difficoltà per i rifugiati
Tra le attività due progetti nelle scuole, “Finestre” e “Incontri”, che hanno coinvolto 28.335 studenti (il 7% in più rispetto all’anno precedente) in circa 200 istituti scolastici in Italia, dove è stata restituita la parola ai rifugiati stessi che “sempre più raramente vengono ascoltati”.
Papa Francesco: non marginale il tema dei migranti nella vita cristiana
Mons. Nosiglia: su migranti manca politica Europea
È la speranza racchiusa nel cuore del piccolo Israel nato prematuro che i medici del Ospedale Sant’Anna stanno accompagnando nelle sue prime settimane di vita. È la speranza delle tante manifestazioni di solidarietà che il dramma di Beauty ha innescato: “la gara di prossimità e di affetto e anche di disponibilità concrete a rispondere alle necessità di Beauty e di Destiny e del loro bambino”, ha evidenziato l’arcivescovo “mi conforta: sono orgoglioso di Torino e della sua gente, perché hanno dimostrato quanto siano importanti e concrete l’umanità e la solidarietà civile, religiosa e sociale che li animano”.
Vicinanza che lo stesso mons. Nosiglia ha messo in campo in prima persona accogliendo Destiny nel dormitorio allestito quest’inverno in Arcivescovado nell’attesa di trovare una soluzione abitativa e non solo per sostenere papà e figlio. “Tanti privati cittadini” ha aggiunto mons. Nosiglia “si sono resi disponibili ad offrire il loro apporto concreto per dare una casa un’accoglienza e un lavoro a lui e una assistenza al suo bambino e mi auguro che tutto ciò segni una stagione nuova di impegno comune e che aiuti ad allargare tale fattore positivo anche a molte altre situazioni di povertà e di bisogno”. Ed è proprio uno sguardo e una riflessione più “allargata” ai drammi di tanti migranti quella che la storia di Beauty invita ad assumere come nell’omelia ancora è stato ribadito “Purtroppo, nel nostro mondo, che ci piace pensare civile e progredito, quel che manca spesso è proprio l’attenzione ad ogni singola persona, alle sue concrete necessità, per cui va accolta e giudicata a partire da questo valore umano e civile, prima che dall’osservanza scrupolosa delle norme. Dice il Signore che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato: significa che la legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. La mancanza, poi, di una politica europea che assicuri una stretta collaborazione tra le nazioni confinanti e scelte conseguenti, per l’accoglienza e la libera circolazione degli immigrati e rifugiati, rendono ancora più dolorosa la loro sorte”. Un dolore che racchiuso nel santuario è stato condiviso dal rettore mons. Giacomo Martinacci, dai numerosi concelebranti, da Sergio Durando direttore dell’Ufficio Migrantes regionale e diocesana con i tanti collaboratori, dalla comunità africana anglofona, dai volontari di varie associazioni. Presenti anche l’assessore alle politiche sociali del comune di Torino Sonia Schellino e l’assessore regionale all’immigrazione Monica Cerutti, Laura Ferraris della Prefettura di Torino. Volti, ruoli e sensibilità diverse ma accomunati dal desiderio di dare ai tanti Destiny e Israel un futuro più umano e sereno rispetto a quanto hanno vissuto nei loro paesi e alle nostre frontiere. (Federica Bello)
Centro Astalli: un anno con i rifugiati
Ma integrazione è prima di tutto sensibilità culturale a non uniformare ma a camminare insieme ognuno con la ricchezza della propria diversità. Un noi che ci fa concittadini, prossimi, in una comunità più umana. È la sfida di cui il Centro Astalli si fa promotore da anni ma che oggi diventa improrogabile. Un’urgenza che Papa Francesco ha sottolineato in occasione della Giornata del Rifugiato 2017: “Le loro storie di dolore e di speranza possono diventare opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca. L’incontro personale con i rifugiati dissipa paure, ideologie distorte e diventa fattore di crescita in umanità, capace di fare spazio a sentimenti di apertura e alla costruzione di ponti”. (P. Camillo Ripamonti)
Centro Astalli: oggi la presentazione del Rapporto 2018
Per ogni servizio, il Rapporto contiene statistiche e commenti con cui si racconta la presenza di migranti forzati che da gennaio a dicembre 2017 sono entrati in contatto con uno dei servizi Astalli.
Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per
chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione.
Il Rapporto annuale 2018 descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 600 volontari, si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che fa “ancora fatica a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia in cerca di protezione. Ad arricchire la pubblicazione di quest’anno un inserto fotografico dedicato alle opere di street art che stanno cambiando il volto delle nostre città. Opere pittoriche in cui le migrazioni diventano protagoniste di un racconto nuovo, fatto insieme e che trasforma i muri in ponti di dialogo e incontro.
A chiudere il Rapporto il testo integrale del colloquio sulle migrazioni tra il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano e Ferruccio De Bortoli , in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
Milano: vivere la fede da migranti
Info su www.azionecattolicamilano.it. (M.V.)
Papa Francesco: favorire la cultura dell’incontro
Mattarella: impegno a favore della inclusione per assicurare pari opportunità
Un'esperienza, quella dei Rom, Sinti e Caminanti “in cui resterà indelebile il Porrajmos, l'olocausto dei loro popoli, tributo di sangue spaventoso per i numeri e per le sofferenze che la ferocia nazista impose a giovani e anziani, a donne e bambini”, ha aggiunto il Capo dello Stato sottolineando che questa “tragedia appartiene a pieno titolo alla comune storia europea e costituisce appello ulteriore alla responsabilità per superare pregiudizi, arbitrarie generalizzazioni e diffidenze residue che alimentano discriminazioni, xenofobie, ostilità. Le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese, a partire da quella relativa allo statuto delle persone apolidi del 1954, a quella relativa alla riduzione della apolidia del 1961, impegnano – prosegue il Presidente della Repubblica Italiana, l'Italia a favore della inclusione di persone e culture, per assicurare pari opportunità nell'esercizio dei diritti, compresi quelli economici e sociali. La strada dell'integrazione, nel rispetto della libertà di espressione di ciascuna cultura, è il punto di forza della comune vicenda europea”.
La Migrantes per la Giornata Internazionale del popolo Rom e Sinto
Roma - Ogni anno, l’8 aprile, la Giornata internazionale del popolo rom e sinto ci richiama ad una attenzione particolare su questi uomini, donne e bambini spesso ignorati e lontani dai nostri interessi. Si tratta di un popolo che in Europa conta 12 milioni di persone: in
Italia circa 170mila, che ancora oggi non sono riconosciuti nel nostro Paese.
Un mancato riconoscimento, come ha più volte sottolineato la Fondazione Migrantes – l’organismo pastorale della Cei che si occupa del mondo della mobilità umana - che oltre a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione.
Da qui la richiesta – dice don Gianni De Robertis, direttore generale della Migrantes – di un maggiore impegno verso questo popolo ricercando strade culturali ed ecclesiali e nuove politiche che evitano l’isolamento e costruiscono una nuova cittadinanza. Strade nuove che aiutano, inoltre, ad abbattere pregiudizi e barriere ideologiche in favore della solidarietà e della misericordia, spiega ancora don De Robertis evidenziando che la giornata dell’8 aprile diventa l’occasione per tutti di un nuovo modo di pensare e di incontrare chi ci sta accanto.
Il direttore della Fondazione Migrantes l’8 aprile sarà in Belgio per l’incontro annuale del CCIT (Comité Catholique International pour les Tsiganes) che ogni anno riunisce circa 150 operatori pastorali, religiosi e laici, che si prendono cura dei Rom e dei
Sinti nei loro Paesi.
L’organismo pastorale della Cei il prossimo 24 e 25 aprile promuove un incontro di confronto e scambio di esperienze con tutti gli operatori pastorali impegnati con i rom e i sinti nel nostro Paese. (R.Iaria)
Mons. Pizzaballa: “dal 20 maggio una parrocchia personale e un Vicariato per i migranti e i rifugiati in Israele”
Il Patriarcato latino di Gerusalemme vuole in tal modo rispondere ai bisogni della comunità ecclesiale in Israele che “da diversi anni si è arricchita di decine di migliaia di stranieri che stabilmente vivono nel nostro territorio e affollano le nostre chiese. Filippini, indiani, srilankesi e molti altri sono ormai diventati parte integrante della nostra comunità. Accanto a loro sono arrivati negli ultimi anni anche rifugiati, provenienti dal Sud-Sudan e dall’Eritrea”.
La parrocchia e il Vicariato “per i migranti e i rifugiati” segnano così un passo avanti nel servizio pastorale di queste persone, dapprima curato da sacerdoti, “in gran parte religiosi, che spontaneamente si mettevano a servizio delle necessità pastorali”, e successivamente organizzato con l’erezione di cappellanie ufficiali e di un coordinamento del servizio pastorale per i migranti.
Quest’ultimo aveva tra i suoi compiti anche “il servizio alle persone che non frequentano i tradizionali luoghi di culto. Se è vero infatti che molti giungono alle nostre chiese per pregare, molti di più rimangono lontani dalle chiese e da qualsiasi servizio religioso, spesso alla mercé di criminalità locale e di altre situazioni di rischio oltre che di sette evangeliche”. “Va detto – scrive mons. Pizzaballa – che dal punto di vista legale e canonico, oltre che sociale, la maggior parte di queste persone vive in situazioni limite, spesso irregolari. Essi inoltre svolgono il loro lavoro in contesti sociali lontani dalla sede delle parrocchie territoriali, con esigenze assai diverse. Si è reso necessario, perciò, individuare forme di aiuto e di sostegno a queste persone, adatte alla loro situazione particolare”. Da qui la decisione di creare i due nuovi organismi pastorali. “La parrocchia personale curerà sotto tutti gli aspetti pastorali, sacramentali e formativi i rifugiati e i migranti che si trovano nel territorio di Israele e avrà dunque tutte le facoltà che il diritto universale concede alle parrocchie”. “Esclusi” dal provvedimento sono “i diplomatici e gli stranieri residenti stabili e tutti coloro che si trovano fuori dalla regione pastorale di Israele”.
“Naturalmente – viene spiegato nella comunicazione – i migranti che attualmente frequentano le parrocchie territoriali, se lo desiderano, possono continuare serenamente a frequentare tali parrocchie; l’accesso ai sacramenti nelle parrocchie territoriali continuerà ad essere aperto a tutti coloro che lo desiderano, senza distinzioni, inclusi i migranti”.
Per quanto riguarda la creazione del “Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati” che sostituirà il “Coordinamento per la pastorale di migranti e dei rifugiati”, mons. Pizzaballa non manca di sottolineare come “le recenti decisioni del governo israeliano riguardo ai richiedenti asilo richiederanno nuove iniziative da definire, per le quali, tuttavia sarà necessario essere preparati”. In futuro, quindi, “tutte le cappellanie, i vari assistenti e tutti coloro che lavorano in questo ambito ecclesiale si coordineranno con il Vicario episcopale per le loro attività e per il loro servizio.
Ritengo infatti, che nella diversità delle lingue e delle culture, che devono essere rispettate, è necessario avere anche elementi di unità e di chiarezza tra i diversi gruppi”. Ribadita la priorità “anche per il Vicario episcopale per i migranti e i rifugiati, in sintonia con le indicazioni del vescovo, di lavorare per l’unità di tutta la Chiesa di Terra Santa, nel territorio di sua competenza. La creazione di nuove strutture ecclesiali è al servizio dei bisogni particolari di ciascuno, ma nell’unità della Chiesa di Cristo in Terra Santa”.
L’erezione canonica della parrocchia e del Vicariato è stata stabilita per il 20 maggio, solennità di Pentecoste.
Torino: mons. Nosiglia presiederà domani i funerali di Beauty
Beauty era malata, aveva un linfoma all’ultimo stadio, sognava di raggiungere una sorella in Francia quando il 9 febbraio ha tentato di valicare con il marito la frontiera innevata di Claviere ed è stata rispedita in Italia, dov’è morta. L’episodio, una storia di totale miseria, ha suscitato molta emozione. L’inumazione di Beauty nel Cimitero generale di Torino sarà a spese del Comune; l’Opera Barolo ha dato disponibilità a ospitare la sepoltura nel campo ereditato dai Marchesi di Barolo. Sono gesti di compassione e turbamento: chiunque vede nella tristissima fine di questa mamma un segno dell’inumana vicenda cui stiamo assistendo a due passi da casa, lungo l’arco alpino da Ventimiglia su fi no alle nostre valli ove, con tutta evidenza, la legge internazionale non riesce a far propria la tragedia dei profughi (speriamo non sia vero ciò che temono i volontari di alcune Ong, che la neve nelle prossime settimane si scioglierà mostrando corpi morti in alta montagna). La legge va rispettata, però è giusto discuterla.
Appare inadeguato un quadro normativo che esige da Paesi come l’Italia l’accoglienza dei profughi in fuga dalle guerre (Convenzione di Ginevra), ma impedisce di farli transitare negli altri Paesi d’Europa (Regolamento di Dublino). Il doppio dovere – di accogliere e di trattenere i disperati entro i nostri confini – sta producendo gli insostenibili ammassamenti di profughi sulle linee di frontiera con la Francia. Le polemiche suscitate la scorsa settimana da un’azione di controllo sui migranti al confine di Bardonecchia, condotta dalla polizia francese sconfinando in territorio italiano, sono soltanto l’antipasto delle frizioni cui assisteremo nei prossimi anni se l’Unione Europea non prenderà in mano la situazione e non accetterà di regolare direttamente i flussi. L’innalzamento di barriere fra gli Stati membri non sarà una soluzione, anzi. L’Europa moderna si fonda sull’abbattimento delle frontiere. Dopo le grandi guerre del Novecento la rimozione delle barriere è stato il nostro modo per dichiarare che i problemi – soprattutto quelli più gravi - si affrontano e si risolvono insieme, ricavandone in cambio il bene più prezioso: la pace. Ecco dunque il nodo: la chiusura selettiva dei confini rischia di annullare l’Europa politicamente, oltre che umanamente. Le forze politiche che non credono nella costruzione europea hanno intuito l’occasione di dare un spallata, stanno soffiando sul fuoco acceso dai profughi. L’obiettivo per noi resta quello di aprire anziché chiudere. Occorre lavorare per una comunità di Stati comunicanti anche se comprendiamo fi no in fondo la complessità del problema portato dai
profughi: dobbiamo pretendere che venga affrontato collegialmente dai Governi. L’alternativa, neanche troppo dietro l’angolo, sarebbe il ritorno alla contrapposizione fra gli Stati, un disastro.
(Alberto Riccadonna – La Voce e il Tempo)
Sport e integrazione: i 10 vincitori del contest per le associazioni sportive
L’iniziativa ha premiato i migliori 10 tra i numerosi progetti pervenuti che hanno promosso l'adesione ai Principi del Manifesto “Sport e Integrazione”. Il contest ha previsto due sezioni: una generale, dedicata alle attività proposte e alle linee guida della Guida per gli istruttori, e una dedicata alle esperienze di promozione dell’attività sportiva femminile.
I lavori, selezionati dal Comitato scientifico, sono stati realizzati da società sportive attive in 13 Regioni. Dirigenti, allenatori e operatori hanno realizzato video o foto-racconti per raccontare le esperienze concrete di integrazione realizzate nell’ambito di 33 diverse discipline, tra le quali il calcio, le arti marziali, la pallavolo e il nuoto.
Sono inoltre on line i risultati della seconda fase del progetto di ricerca “Fratelli di Sport” realizzato dal CNR-Irpps in continuità con la scorsa edizione. I dati dell’indagine, che ha approfondito la comprensione del ruolo dello sport nei percorsi di integrazione, sono disponibili sui siti www.integrazionemigranti.gov.it, www.coni.it e www.fratellidisport.it .
Le interviste hanno coinvolto 132 professori e 4.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado di 30 istituti scolastici, selezionati fra quelli con maggior presenza di studenti di cittadinanza non italiana. La survey ha esaminato aspetti relativi alla pratica sportiva e all’inclusione, con un focus sui giovani con background migratorio.
CCIT: dal 6 all’8 aprile l’incontro annuale in Belgio
L’incontro, dopo l’accoglienza di venerdì, si aprirà con il messaggio del card. Peter K. A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Seguiranno interventi e dibattiti sulla situazione pastorale con i rom e sinti nei vari paesi e domenica anche l’elezione del Presidente del CCIT.
Il CCIT nasce da incontri informali organizzati a Parigi, in Francia, agli inizi degli anni Settanta, dal sacerdote francese Yoschka Barthélemy e dai coniugi belgi Elisa e Léon Tambour, per rispondere all’esigenza di una riflessione a livello internazionale sulle comunità tzigane e sulla loro condizione umana e spirituale. Sin dalla sua costituzione, il Comitato lavora in collaborazione con la Chiesa e ha legami con il Dicastero Vaticano che si occupa della pastorale con il popolo rom e sinto e costantemente in contatto con le cappellanie nazionali degli zingari e degli itineranti. Attualmente conta membri effettivi presenti in 14 Paesi d’Europa.
MCI Germania e Scandinavia : dal 20 al 22 aprile convegno dei laici
Gemellaggio con Bruxelles per il Premio Roma
Gli altri premi, annunciati oggi per la promozione dell'imprenditoria italiana nel mondo al Presidente e maggiore azionista di Hogan e Tods', Diego Della Valle; per la lotta alla criminalità organizzata al Procuratore della Repubblica di Catanzaro, in prima linea contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri e per il 70° Anniversario della nascita della Repubblica Italiana al giurista e giudice costituzionale Giuliano Amato. La cerimonia di premiazione, con la consegna della Lupa Capitolina, avrà luogo il prossimo 12 giugno alle 20,30, presso l’Aula Magna della “Sapienza Università di Roma”. (R.I.)
Mestre: al via iscrizioni e lezioni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri del Patriarcato
A seguito dell’iscrizione, la persona interessata a seguire la “scuola d’italiano” vivrà poi anche un momento di colloquio e uno specifico test per comprendere il livello linguistico di apprendimento necessario ed essere quindi inserito in uno dei livelli formativi previsti. Il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri – coordinato da Sarah Zilio – è promosso dal Patriarcato di Venezia ed è sede convenzionata CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera), collegata all’Università di Siena, tanto che rilascia apposita certificazione del livello formativo seguito e completato e prevede anche (nei prossimi mesi) un corso di preparazione e sostegno proprio in vista dell’esame CILS.
Ma le proposte del Centro non si limitano solo all’alfabetizzazione e all’apprendimento della lingua italiana per gli uomini e le donne che vi si rivolgono: c’è, infatti, pure un nutrito programma culturale di “formazione migrante continua” che prevede un ciclo d’incontri e di approfondimenti su temi generali ed importanti per la vita quotidiana come medicina e salute, nozioni ed aspetti legali, cenni sul diritto del lavoro, economia domestica ecc.
Perugia: l’immigrazione trai i temi del Festival del Giornalismo
Tra gli argomenti dell'edizione 2018, oltre al tema immigrazione, la disinformazione, il cambiamento climatico, cyber guerra e propaganda, intelligenza artificiale, populismo, crisi umanitarie, giornalismo investigativo, reddito di base, fiducia nei media, etc.
Oltre 4.100 tratti in salvo da gennaio nella rotta del Mediterraneo centrale
Esaminando informazioni che provengono dal paese, dal novembre dell’anno scorso è aumentato inoltre il numero di rimpatri volontari effettuati dall’OIM. A questi vanno aggiunti i circa 1.300 reinsediamenti effettuati dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (ACNUR): di questi solo 25 hanno raggiunto la Francia, mentre l’Italia ne ha accolti oltre 300 attraverso due corridoi umanitari. Othman Belseisi, rappresentante dell’Organizzazione per la Libia, ha segnalato inoltre una forte riduzione dei migranti nei centri di raccolta ufficiali.