Primo Piano
Amore e ceneri
L’Europa viaggia ancora a due velocità: “Ius soli temperato” in 8 Paesi
Nel Paese più popoloso d’Europa, la Germania, un bambino acquisisce la cittadinanza tedesca alla nascita solo se almeno uno dei due genitori ha un permesso di soggiorno permanente (da almeno tre anni) ed entrambi i genitori risiedono in Germania da almeno otto anni. Ma gli anni si ridurranno a cinque non appena entrerà in vigore la riforma della cittadinanza approvata a gennaio per attirare più lavoratori qualificati nel paese. Secondo la nuova legge, il bambino nato sul suolo tedesco otterrà automaticamente la cittadinanza tedesca, senza dover rinunciare a quella dei genitori. La Germania è infatti uno dei pochi Paesi europei in cui non è ammessa la doppia cittadinanza (eccezion fatta per cittadini svizzeri e comunitaria) portando al grave dilemma di rinunciare (o meno) alla cittadinanza di origine per i numerosi residenti di origine turca e balcanica.
In altri quattro Stati membri dell'Unione Europea: Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna, viene invece applicato il cosiddetto “doppio ius soli”. Questo significa che un bambino nato nel territorio di uno di questi Stati acquisisce la cittadinanza del Paese se almeno uno dei suoi genitori è nato nello stesso territorio, indipendentemente dalla loro nazionalità. Un approccio simile (“doppio Ius soli condizionato”), lo ha intrapreso più recentemente anche la Grecia, dove i bambini nati all’estero e i cui genitori abbiano vissuto in Grecia per cinque anni acquisiscono la cittadinanza al completamento del primo ciclo di studi. Gli stranieri maggiorenni devono invece avere vissuto nel Paese per almeno 7 anni.
Nello specifico, nel secondo Paese più popoloso dell’Ue, la Francia, i nati nella Repubblica da almeno un genitore straniero, a sua volta nato nel Paese, ottengono automaticamente la cittadinanza francese. Inoltre i figli di stranieri, che risiedono da almeno cinque anni nel Paese, possono invece richiedere la cittadinanza quando diventano maggiorenni se hanno risieduto nel Paese per almeno cinque anni dall'età di 11 anni in poi. Si è aperto, però, un dibattito in vista delle prossime elezioni, che potrebbe preludere a un possibile giro di vite sulle regole.
In Belgio invece un bambino diventa cittadino se almeno uno dei genitori è nato nel Paese o vi ha vissuto cinque degli ultimi dieci anni. La cittadinanza si acquisisce dopo il compimento dei 18 anni o dei 12 anni, se i genitori sono residenti da almeno dieci anni nel Paese. Anche in Portogallo vige una forma di “Ius soli temperato”, il riconoscimento della cittadinanza dei figli di stranieri nati all’interno del territorio dello Stato avviene a condizione che i genitori siano residenti nel Paese da almeno due anni. In Irlanda, invece, ai figli di stranieri nati entro i confini del Paese viene riconosciuta la cittadinanza se almeno uno dei due genitori è residente nello Stato da almeno tre anni.
Secondo dati Eurostat del 2023, nell’Ue il tasso di naturalizzazione dei cittadini di origine straniera è comunque molto basso, attestandosi al 5% in 23 Stati membri. Solo in Svezia e nei Paesi Bassi supera il 10%, mentre in sei Paesi dell’Europa centrale e baltica ( Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania) non arriva all’1%. In Italia si attesta appena al di sotto del 3%. Questi dati sono in aperta contraddizione con le ambizioni inclusive della Commissione europea che vorrebbe vedere le minoranze sempre più rappresentate nelle sfere pubbliche. È evidente però che gli ostacoli, che si presentano sin dalla nascita, non aiutano a sviluppare il pieno potenziale della cittadinanza europea. (Susan Dabbous - Avvenire)
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Mons. Savino: “a Cutro è morta l’umanità”
Novità al Cinema dal 14 febbraio
Roma - Al cinema dal 14° febbraio. Titolo di punta della settimana di san Valentino è il dramma sentimentale “Past Lives”, opera prima della sudcoreana Celine Song, con Greta Lee, Teo Yoo e John Magaro. Presentato con successo al Sundance Film Festival e alla 18a Festa del Cinema di Roma, “Past Lives” è candidato ai 96mi Premi Oscar come miglior film e sceneggiatura originale. È il racconto poetico di un’amicizia nata sui banchi di scuola a Seul e che prova a ritrovarsi nella vita adulta, tra Corea e Stati Uniti; un legame intenso, sul confine dell’amore, che però fatica a fronteggiare distanze. Film convincente e raffinato.
In Concorso all’80a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia “Finalmente l’Alba” di Saverio Costanzo con Lily James, Joe Keery, Willem Dafoe, Alba Rohrwacher e Rebecca Antonaci. Con richiami a Federico Fellini e Luchino Visconti, Costanzo mette in scena il racconto di formazione di una giovane donna che sogna il cinema nella Roma degli anni ’50 e ne rimane “rapita” nel corso di notte, tra incanto e delusioni. Un film che esalta gli anni d’oro della Hollywood sul Tevere, toccando anche la cronaca del tempo, il delitto dell’aspirante attrice Wilma Montesi. Costanzo dimostra ancora una volta di possedere uno sguardo acuto ed elegante.
“Romeo è Giulietta” è la nuova commedia firmata da Giovanni Veronesi, con Pilar Fogliati, Sergio Castellitto, Geppi Cucciari e Domenico Diele. Nella cornice teatrale, va in scena una riflessione contemporanea su amore e legami a partire dal testo del Bardo, con rimandi al cult “Shakespeare in Love” (1998) di John Madden.
Ancora, targato Sony è “Madame Web” di S.J. Clarkson, incursione nei fumetti Marvel per raccontare l’eroina Cassandra Webb dai poteri di chiaroveggenza. Protagonista Dakota Johnson, affiancata da Tahar Rahim e Sydney Sweeney. Dalla Francia arriva anche “I Tre Moschettieri. Milady” di Martin Bourboulon, secondo capitolo dedicato all’opera di Alexandre Dumas, con Eva Green, Vincent Cassel, Louis Garrel, Romain Duris e Pio Marmaï.
Focus “Sound of Freedom. Il canto della libertà”. Distribuito da Dominus Production, nelle sale italiane dal 19 febbraio c’è “Sound of Freedom. Il canto della libertà”, titolo che ha conquistato il box office USA nel 2023. Diretto da Alejandro Monteverde (“Bella”, 2006), con Jim Caviezel, Bill Camp, Mira Sorvino ed Eduardo Verástegui, “Sound of Freedom” prende le mosse da una storia vera, quella dell’ex agente federale Tim Ballard e del suo impegno contro le violenze sui minori e la tratta dei bambini dall’America Latina agli Stati Uniti. Monteverde riesce a gestire la bruciante materia narrativa direzionandola su un binario che convince e coinvolge: il racconto è come un serrato poliziesco, un crime-thriller hollywoodiano dal vivo pathos, che allarga poi l’orizzonte espressivo a favore del film di denuncia. “Sound of Freedom” è un film da vedere, da approfondire in chiave civile ed educativa, proprio per mettere in condivisione una problematica che non si può né tacere né marginalizzare.
Trento: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Migrantes Torino: il 15 febbraio la presentazione del Rapporto Immigrazione
La concretezza dell’amore
Migrantes Messina: diaconato e mobilità umana: domani quarto incontro di formazione

Messina: veglia di preghiera contro la tratta animata dal coro Migrantes
Il contributo fotografico è stato realizzato da Adriana Manguerra, referente per l'area documentazione della Cappellania Cattolica Filippina di Messina Viminale: da inizio anno sbarcate 3.428 persone sulle coste italiane
Il decreto “Cutro” all’attenzione della Corte di Giustizia europea
Nuovo naufragio al largo della Tunisia
A Ferentino domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Vangelo Migrante: Voglio essere purificato (MC 1,40-45)
Nella liturgia odierna la Scrittura ci ricorda le meraviglie di Dio nella nostra vita. I “mirabilia Dei” sono una presa di coscienza di chi riconosce Gesù come kyrios, e come maestro della vita. Non è un semplice guaritore ma il Figlio di Dio, il Verbo che si fa carne e a quanti lo accolgono dà il potere di diventare figli di Dio (prologo). Impariamo a riconoscere i nostri mali e il peccato come fa il salmista nella liturgia: ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa, ho detto confesserò le mie iniquità e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. La grandezza e l’Onnipotenza della Misericordia di Dio non consiste in un mero pentimento né in un battersi il petto per convenienza, ma in un sano realismo della nostra vita. Gesù ama la consapevolezza di chi ammette di aver sbagliato e si affida a lui. Il pentimento è necessario per il perdono dei peccati ma non basta per essere risanati dal male. Continuiamo infatti a peccare e a chiuderci nel vortice di sbagli e omissioni senza un coinvolgimento del cuore. La lebbra che dobbiamo temere non consiste in piaghe fisiche o in inguardabili croste stampate sul corpo, ma nella mancanza di verità su noi stessi. La peggiore lebbra è la difficoltà di dire: ho sbagliato, mi sono comportato male, ti chiedo scusa. Non serve pentirsi nel timore di aver a che fare con un Padre castigatore, quando il cuore è lontano da Lui … solo sentendoci veramente perdonati riusciremo ad amarlo e nell’amore saremo capaci di riconoscere le nostre debolezze. L’amore ottiene la vera misericordia: “le sono perdonati i peccati perché ha molto amato”. L’amore e la vicinanza della nostra anima a Cristo ottiene una vera purificazione. Possiamo capire che Gesù non è un distributore autorizzato di grazie e di guarigioni. Chissà quanti lebbrosi non sono stati guariti, ma risanati sono solo coloro che si lasciano amare e perdonare e seppur nel dolore non esitano a iniziare un cammino con Lui. “Voglio essere purificato”, non è solo il grido disperato di chi non ce la fa più a soffrire e a sentirsi alienato dal mondo, ma il grido profondo di chi anela sentirsi amato. I lebbrosi sono considerati uomini da allontanare perché considerati “peccatori” per il male che hanno compiuto e poi perché sono contagiosi. Il contagio del male è la paura più diffusa. La vera lebbra di cui dobbiamo aver paura è presente nel mondo e a volte anche nelle nostre chiese. Spesso corriamo il rischio di sentirci sicuri all’interno della nostra “routine” spirituale, la santa messa, i sacramenti, l’elemosina, tutto ciò che ci fa sentire a posto con la coscienza ma le nostre azioni non sono coerenti, se non contraddicono, la nostra professione di fede. Ci ritroviamo di fronte a una ortodossia che non corrisponde a una ortoprassi. In tutta la liturgia di oggi siamo invitati a essere sinceri e coerenti e soprattutto ad affidarci a Lui. Cristo sa cosa abbiamo dentro e perché gridiamo a lui. Occorre andare a lui non con atteggiamento di sfida ma con la stessa umiltà del centurione: “non sono degno che tu entri sotto il mio tetto ma di soltanto una parola ed io sarò salvato”. Che bello essere destinatari di quella Parola che ci salva. Essere imitatori di Cristo ci porta alla vera testimonianza di fede che abbatte divisioni, muri e precomprensioni e ci apre all’incontro con i nostri fratelli. Chi la pensa come Cristo si apre alla misericordia e alla compassione. Gesù mosso dalla compassione tocca il lebbroso e lo purifica. Che bello sentirsi toccati dal dito della Sua grazia, sperimentiamo lo stesso sentimento del malato che in un letto di ospedale tenta di stringere la mano di qualcuno per sentirsi sollevato. Oggi giornata mondiale del malato sentiamoci solidali con tutte le sofferenze umane e spirituali e accompagniamole con solidarietà e compassione. Nella purificazione del lebbroso siamo tutti coinvolti e tutti attendiamo che Gesù ci guardi, ci ascolti, ci tocchi e ci risani. Il Mondo ha bisogno di gioia, la gioia piena che non verrà mai tolta. Una gioia che passa attraverso la relazione e il dialogo. Non si guarisce restando chiusi nel mondo virtuale di messaggi effimeri o di emoticons più o meno accattivanti, si è risanati se si ha il coraggio di uscire dall’anonimato e dal mondo invisibile per farci conoscere cosi come si è. Del resto siamo amati cosi come siamo e se questo è vero siamo stati già purificati. (Andrea Fulco)