Primo Piano

Ismu: nel 2017 224 mila nuovi cittadini

Milano - Secondo le stime Istat sono stati 224mila (Istat, Indicatori demografici 2017) coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2017. Lo rende noto oggi la Fondazione Ismu in occasione della Festa della Repubblica che si celebrerà il prossimo 2 giugno. Negli anni precedenti il numero dei nuovi cittadini è sempre più cresciuto: si è passati dai 65mila del 2012 ai 101mila del 2013, ai 130mila del 2014, per arrivare ai 178mila nel 2015 e ai 202mila nel 2016. In totale, negli ultimi sei anni, i nuovi cittadini sono stati 900mila (cifra che sale a 1,1 milioni se consideriamo l’ultimo decennio).
Nel 2016 (ultimi dati disponibili), dei 202mila nuovi cittadini, 64mila erano minori di 15 anni (quasi uno su tre). Inoltre va sottolineato che i neoacquisiti alla cittadinanza italiana di quest’ultimo decennio, essendo molto spesso giovani, hanno contribuito alla nascita di bambini con nazionalità italiana (appunto perché figli di genitori divenuti italiani).
Secondo i dati Ismu nel 2015 e nel 2016 (ultimi dati disponibili) l’Italia risulta al primo posto in Europa per numero di acquisiti alla cittadinanza: le nostre 380mila nuove acquisizioni sono il 40% in più rispetto a quelle del Regno Unito (268mila) o della Spagna (265mila), seguite da Francia (233mila), Germania (223mila) e Svezia (110mila). Ed è probabile che le 224mila acquisizioni di cittadinanza avvenute nel solo 2017 in Italia “confermeranno o rafforzeranno questo primato”.
Per quanto riguarda l’incidenza dei neocittadini rispetto alla popolazione straniera residente, si calcola che nel 2016 l’Italia abbia dato la cittadinanza al 4,01% degli stranieri residenti (ovvero a uno straniero su 25). Il dato è inferiore all’incidenza registrata in Croazia (9,71%), Svezia (7,93%) e Portogallo (al 6,46%), mentre è superiore ai valori registrati in Germania (1,30%, laddove non si è mai raggiunto neanche l’1,70% nell’ultimo decennio) e nel Regno Unito (2,65%), ma anche in Spagna e nei Paesi Bassi (3,42% in entrambi questi due stati).
Dal punto di vista dei numeri assoluti primeggiano per il 2016 gli albanesi, con 37mila neocittadini, seguiti da marocchini (35mila), rumeni (13mila) e indiani (10mila). Se invece si analizzano le incidenze, tra i principali Paesi di immigrazione in Italia, il Brasile è quello con il tasso di acquisizione maggiore: ogni otto brasiliani, residenti in Italia a inizio 2016, uno è divenuto italiano durante l’anno (l’incidenza è del 12,77%). Seguono i cittadini provenienti dalla Macedonia (9,96%), dall’Argentina (9,40%), dal Ghana (9,17%), dal Kosovo (8,69%), dal Marocco (8,37%), dall’Albania (8,23%) e dalla Costa d’Avorio (7,65%). Per quanto riguarda la Romania, invece, “nonostante siano necessari meno anni di presenza in Italia per poter ottenere la cittadinanza, il numero relativamente basso di neocittadini italiani si spiega sia con un flusso migratorio più recente sia con una minor necessità di diventare italiani in quanto già comunitari”: solo l’1,11% dei rumeni, rispetto alla popolazione rumena residente in Italia al 1° gennaio 2016, è divenuto italiano durante l’anno.
È possibile stimare inoltre quanti siano stati gli acquisiti alla cittadinanza italiana per nazionalità di origine nell’ultimo decennio 2006-2017. Al primo posto ci sono i marocchini (216mila, pari al 19,1% degli acquisiti alla cittadinanza italiana in totale in Italia nell’ultimo decennio), poi gli albanesi (189mila, pari al 16,6%), i rumeni (70mila, pari al 6,2%), gli indiani (42mila, pari al 3,7%), i bangladeshi (37mila, pari al 3,3%), i tunisini (34mila, pari al 3,0%), i pakistani (33mila, pari al 2,9%), i macedoni (32mila, pari al 2,8%) e i brasiliani (26mila, pari al 2,3%).
Secondo recenti stime di Fondazione ISMU, si rileva come presumibilmente metà degli italiani con background straniero siano di religione islamica (il 49,4% pari a 560mila unità), con un’incidenza superiore a quella tra gli stranieri in Italia. I musulmani hanno cioè recentemente acquisito la cittadinanza italiana in misura relativamente superiore a quanto abbiano fatto i cristiani e gli altri gruppi nazionali che risiedono nel nostro Paese. Metà dei musulmani neoitaliani sono marocchini (210mila, pari al 37,5% dei musulmani neoitaliani complessivi) o albanesi (87mila, pari al 15,4%), seguiti da tunisini, bangladeshi e pakistani (gruppi ciascuno formato da 30-34mila neoitaliani musulmani, con un’incidenza totale complessivamente del 17,0%) e poi a senegalesi, macedoni ed egiziani (gruppi a loro volta di numerosità stimabile in circa 21mila unità a testa, per un’incidenza totale ulteriore dell’11,3%). Seguono kosovari (12mila, 2,3%), algerini (10mila, 1,8%) e cittadini della Bosnia-Erzegovina (9mila, 1,7%).
 
 

Mci Zimmerberg: il 23 giugno le conclusione dell’anno giubilare

Zimmerberg - Il 23 di giugno prossimo si concluderà l’anno giubilare relativo ai 50 anni della MCI Zimmerberg. I festeggiamenti sono iniziati lo scorso 29 Ottobre con una celebrazione eucaristica ad Horgen cui hanno partecipato ex Missionari e parroci delle Parrocchie della diocesi di Zurigo.
Tra gli eventi di ques’anno – si legge nella pagine della Mci pubblicata oggi dal settimanale “Corriere degli Italiani” un pranzo di beneficenza a favore dell’associazione “Kinderkrebshilfe” che si occupa di bambini malati di cancro, spettacoli teatrali ed altri momenti celebrativi.
Per l’occasione la la Missione Cattolica Italiana ha pubblicato un volume - in italiano e tedesco – sulla storia della Mci, le attività del presente e gli obiettivi del futuro della Missione.
Il momento conclusivo il 23 Giugno con una celebrazione nella chiesa di Adliswil.
 

Giornata mondiale del Rifugiato: porte aperte negli Sprar

Roma - Cibo, musica, sport, arte. Saranno queste le parole d’ordine durante le tante iniziative per sensibilizzare all’inclusione nella Giornata mondiale del rifugiato 2018 – presentate ieri a Roma – che si svolgeranno non solo nel giorno stabilito dall’Onu, il 20 giugno, ma continueranno in tutta Italia per oltre un mese sotto lo slogan #withrefugees.
Tra questi – organizzati in partnership con le molte associazioni ed enti che si occupano di migranti – una mostra all’Auditorium Parco della musica di Roma con scatti di fotografi siriani del progetto Life in Syria sulla prosecuzione della vita scolastica sotto le bombe; porte aperte alla cittadinanza nei centri Sprar che accolgono richiedenti asilo di Cividale del Friuli, Trieste e Napoli con la partecipazione di testimonial del mondo dello spettacolo; festival di street food e iniziative di ristorazione con cibo etnico a Palermo, Pollenzo, Roma; una serata con l’artista britannica Kate Daudy a Palermo il 17 giugno in una tenda per rifugiati arrivata dal campo profughi di Zaatari in Giordania; un concerto di world music il 20 giugno a Villa Ada a Roma; partite di calcio con giocatori famosi e richiedenti asilo insieme all’associazione arbitri e calciatori italiani; la collaborazione con i 5mila notai italiani nel progetto #Io ho diritto per far sapere a migranti e richiedenti asilo quali sono i loro diritti; spot video e radio con la voce di Francesco Pannofino e testi di Erri De Luca; infine, il 20 giugno nella Capitale, la presentazione del rapporto statistico dell’Acnur Global trends 2017 sulle tendenze mondiali dei flussi migratori.
La logica è dunque quella dell’incontro, l’unica che «può davvero cambiare la cultura e spingere all’inclusione», sottolinea la portavoce Acnur per il Sud Europa Carlotta Sami, ricordando che «oggi stare dalla parte dei rifugiati non è solo un atto di umanità, purtroppo è anche un atto di coraggio». Ecco perché con le iniziative della Giornata per il rifugiato, aggiunge, «vogliamo che la gente superi paure e diffidenza, li incontri e scopra i loro talenti e la loro generosità». In questo modo, continua Daniela Di Capua, direttore della rete Sprar, «sposiamo l’idea di far muovere le informazioni dal basso, perché nei territori con l’esperienza si radicano punti di vista diversi sui migranti». (A. Guerrieri)
 

Usa: 1.500 minori entrati illegalmente e scomparsi

New York - Gli Stati Uniti hanno "perso" oltre 1.500 bambini che erano entrati nel Paese illegalmente senza i loro genitori. La notizia ha allarmato sia le associazioni che difendono i diritti umani sia i sostenitori di una linea dura contro gli immigranti. I primi temono che i ragazzini siano finiti nelle maglie delle reti del traffico minorile, i secondi che i giovanissimi incoraggino ulteriori arrivi illegali. Ma la bufera scoppiata sui social media è servita soprattutto a mettere in luce la politica inaugurata dall' Amministrazione Trump di separare dai loro figli tutti gli adulti che arrivano negli Usa senza documenti. È stato il vice-segretario del Dipartimento per la salute e i servizi umani, Eric Hargan, a sostenere, in una testimonianza in Senato, che il governo federale ha perso traccia di 1.475 bambini migranti che aveva affidato a famiglie 'sponsor' dopo che avevano attraversato illegalmente il confine tra Usa e Messico. Poi l' Amministrazione ha precisato che nella maggioranza dei casi gli adulti ai quali erano stati affidati erano i genitori o familiari che vivevano già negli Stati Uniti e che «non hanno risposto alle nostre telefonate o non sono stati raggiunti, al momento». Una spiegazione plausibile è che spesso queste persone sono a loro volta nel Paese illegalmente. Di qui l' allarme dei conservatori, e della stessa Amministrazione Trump, che ha descritto la prassi di rilasciare i minori in attesa che un' audizione in tribunale determini il loro status «un difetto fondamentale nella politica sull' immigrazione degli Usa che incentiva a violare le leggi». Le associazioni per la tutela dei migranti riconoscono che la spiegazione del ministero è verosimile, ma vorrebbero saperne di più, per scongiurare il pericolo che i giovanissimi siano caduti nelle mani di sfruttatori del lavoro o della prostituzione minorile. Di quei bambini si sa che sono arrivati dopo l' insediamento del presidente repubblicano, che la maggior parte proviene da Honduras, El Salvador e Guatemala, e che sono scappati dai cartelli della droga e dalla violenza delle bande. Tutti avevano fatto domanda di asilo per motivi umanitari e il Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani, che sovrintende al reinsediamento dei rifugiati, ha iniziato a contattarli su richiesta della Casa Bianca per determinare cosa fosse successo ai 7.635 bambini che aveva collocato lo scorso anno in base alle politiche inaugurate da Barack Obama. Politiche che il nuovo inquilino di Pennsylvania Avenue ha ora modificato. Il ministro alla Giustizia Jeff Sessions ha infatti confermato ufficialmente una politica di "tolleranza zero", già di fatto in vigore da ottobre, che prevede la separazione e la detenzione per le famiglie centroamericane che tentano di attraversare il confine illegalmente. Già centinaia di bambini immigrati sono stati tolti ai loro genitori alla frontiera da ottobre, e la nuova prassi comporterà un forte aumento. (E.Molinari - Avvenire)
 

Savona: da domani iniziative diocesane per la Giornata Mondiale del Rifugiato

Savona - Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato, un’iniziativa internazionale che come sempre avrà una sua declinazione anche sui territori con una serie di iniziative. A organizzare e promuovere il “Mese del rifugiato” nella diocesi di Savona-Noli, realtà diocesane come Caritas, Fondazione ComunitàServizi (ente gestore per la Provincia e il Comune di Savona del progetto di accoglienza richiedenti asilo Sprar) e Migrantes, ma anche quelle impegnate sul medesimo fronte, come Progettocittà, Arcimedia, Cpia, Korakane.
Tra le iniziative promosse domani, venerdì 1° giugno alle 18, alla parrocchia di San Paolo e domenica 10 giugno alle 21 nel teatro dei Cattivi Maestri (Officine Solimano) con lo spettacolo teatrale “E’ qui la festa?” a cura della compagnia “I Foresti”.
 

Accoglienza: le diocesi in prima linea

Roma - Da Acqui a Patti: c’è un filo rosso che unisce l’Italia, tessendo storie di accoglienza e di promozione dei migranti. È quello dei progetti presentati dalle diocesi nell’ambito della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Sono attualmente 35 gli interventi approvati, per uno stanziamento di 2,1 milioni di euro. Ad un anno e mezzo dal lancio dell’iniziativa straordinaria della Cei, infatti, grazie al coinvolgimento dei vescovi, sono nate le prime esperienze locali di pastorale integrata che hanno permesso di ideare e pianificare attività di accoglienza, integrazione, accompagnamento dei minori. Così, ad esempio, a Tivoli partirà “Restart-agricoltura sociale per l’inclusione” (155mila euro), a Firenze “Trame 2.0-  Tessere Autonome Metropolitane (180 mila euro), a Brescia “Farm Training” (121mila euro), a Benevento “Esther, per non dimenticare” (80mila euro”, ad Udine “Liberi di stare bene” (69mila euro), a Genova “Ogni ragazzo è speciale” (10mila euro), ad Oppido Mamertina “A casa…lontano da casa” (35 mila euro), ad Ugento “Briciole di libertà” (56 mila euro). Tra le diocesi che avvieranno progetti anche Pescara, Teggiano, Acqui, Aversa, Catanzaro, Foligno, Lodi, San Benedetto del Tronto, Trani, Faenza.
Oltre a realizzare interventi negli ambiti dell’educazione e dell’informazione, della sanità, della promozione di opportunità lavorative nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza, “Liberi di partire, liberi di restare” si propone infatti di sensibilizzare la popolazione italiana affinché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimentino percorsi di tutela e integrazione.
“La Chiesa locale, diocesi e parrocchie, ha la missione di essere fermento e presenza profetica e ringrazio il Cielo per le tante realtà ecclesiali che sono oggi presenza profetica, nei fronti difficili dell’attenzione alle persone povere e marginali e dell’accoglienza ai migranti”, ha sottolineato nei giorni scorsi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, aprendo a Pietrelcina la manifestazione #PortidiTerra.
 

“Uno, nessuno, centomila” e “Italia, Culture, Mediterraneo”

Agrigento - Si è svolta ad Agrigento, nei giorni scorsi, la manifestazione conclusiva della II° edizione del Concorso nazionale “Uno, nessuno e centomila”, avviato nel 2017 in occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello, ed esteso - in raccordo con il MIUR - anche alle scuole e sezioni italiane all’estero. Il Concorso è stato inserito in “Italia, Culture, Mediterraneo”, il programma culturale che la Farnesina, attraverso la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti di Cultura, sta realizzando nel 2018, con lo svolgimento di progetti linguistico-culturali e scientifici finalizzati alla valorizzazione delle diverse identità culturali e sociali del Mediterraneo.
Tra le scuole che hanno raccolto la sfida e aderito alla competizione, cimentandosi nella realizzazione di corti teatrali liberamente ispirati alle novelle di Pirandello: gli studenti delle scuole statali di Atene, Barcellona, Istanbul, il Lycée Cité scolaire internationale Europole” di Grenoble e il “Collège des Hauts-Grillets” di Saint Germain-en-Laye in Francia, il Collegio Nazionale “ G. Baritiu” di Cluji-Napoca in Romania.
Presenti all’evento di Agrigento oltre 500 studenti provenienti da tutta Italia, delegazioni di studenti e docenti da Atene, Istanbul, Saint-Germain e dalla Romania. A tutte le scuole che hanno partecipato al Concorso, un Rappresentante della Direzione Generale per il Sistema Paese del MAECI ha consegnato un attestato di partecipazione. Uno specifico riconoscimento è stato assegnato al “Collège des Hauts-Grillets” di Saint Germain-en-Laye in Francia e al Collegio Nazionale “ G. Baritiu” di Cluji-Napoca in Romania per aver saputo meglio declinare il tema di fondo dell’Anno 2018: “Italia, Culture, Mediterraneo” attraverso l’opera pirandelliana e il teatro. La scuola avrà la possibilità di illustrare il proprio lavoro e metterlo in scena in occasione di un evento che verrà appositamente organizzato dal Consolato italiano o dal locale Istituto italiano di Cultura entro la fine dell’anno.
 

Lampedusa: vescovi e il governo del Burkina Faso hanno reso omaggio ai migranti morti in mare

Lampedusa - La Conferenza episcopale e una delegazione del governo del Burkina Faso si sono recati ieri e oggi in visita all’isola di Lampedusa, che fu la prima tappa delle visite pastorali di Papa Francesco in Italia nel settembre 2013, meta d’approdo di centinaia di migliaia di migranti. Nella giornata di ieri i vescovi hanno preso parte ad una cerimonia sulla costa dove sorge la “Porta d’Europa”.  Questa mattina hanno invece reso omaggio alle migliaia di vittime morte in mare con la sosta al cimitero e al Molo della Madonnina da dove partono regolarmente i soccorsi ai tanti barconi alla deriva. Al termine della cerimonia, ricordando il gesto di Papa Francesco, è stata lanciata una corona di fiori in mare a bordo di una motovedetta del Corpo della Capitaneria. A guidare la delegazione dei vescovi, insieme al cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou,  è stato il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Paul Y. Ouedraogo, arcivescovo di Bobo-Dioulasso: “Questo viaggio è stato per noi un vero pellegrinaggio; si tratta di un luogo che è stato raggiunto da coloro che sono riusciti a sfuggire alla morte nel deserto, alla morte nel Mediterraneo e da coloro che poi proprio lì non ce l’hanno fatta”. E ha parlato di una responsabilità comune, di Europa e Africa, di fronte a questa tragedia:  “Dai due lati del mare ci si è troppo abituati alle morti in mare. L’Europa dei responsabili pensa a difendersi dai rifugiati, l’Africa dei responsabili chiude gli occhi e gira la testa dall’altra parte…”.Gli ha fatto eco il segretario di Stato Alfred Gouba, a nome del governo burkinabè, che oltre a ricordare le drammatiche statistiche dei morti in mare, da una parte ha chiesto ai Paesi di accoglienza “una maggiore protezione” e “condizioni più degne “ per i migranti, dall’altra, “consapevole della nostra responsabilità di africani verso coloro che partono”, ha chiesto “una nuova forma di partenariato” tra i due continenti “perché cessino queste tragedie”.
 

Corridoi umanitari CEI: stamattina a Fiumicino un nuovo gruppo dall’Etiopia

Roma - Questa mattina è giunto a Fiumicino da Addis Abeba un nuovo gruppo di profughi dal Corno d’Africa (somali, sud sudanesi, eritrei) che erano rifugiati in Etiopia. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie ad un accordo firmato dalla Conferenza Episcopale Italiana (che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes) e dalla Comunità di Sant’Egidio, insieme allo Stato italiano.
Si raggiunge così la quota di quasi 200 profughi già arrivati nel nostro Paese sui 500 previsti in due anni. Tra i 50 giunti questa mattina a Fiumicino ci sono molti bambini e numerosi casi di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria per malattie aggravate da precarie condizioni di vita nei campi profughi e in alloggi di fortuna.
Saranno accolti in diverse regioni italiane (tra cui Lazio, Puglia, Liguria, Emilia Romagna e Sicilia) dove sono state già attivate le strutture sanitarie per le persone bisognose di cure (come il Bambino Gesù di Roma, il Gaslini di Genova e la Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo) e, più in generale, predisposto un percorso di integrazione nel nostro Paese, che prevede l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori e un rapporto costante con famiglie e realtà presenti sul territorio. Tutto ciò grazie ad un progetto totalmente autofinanziato, grazie all’8x1000 della CEI, a fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e alla generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.
 

Migrantes: due incontri sulla pastorale dello spettacolo viaggiante

Roma - “Accogliere, conoscere e condividere”. Questi sono i tre  verbi dell’agire pastorale della Chiesa tra la gente dello spettacolo viaggiante emersi durante due incontri promossi a Bologna e Roma dalla Migrantes e che ha visto la partecipazione degli operatori pastorali impegnati in questo settore per fare il punto della situazione oggi. Una occasione – come ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, di “incoraggiamento e di stimolo per conoscere le esigenze di tanti fratelli e sorelle impegnati ad annunciare il Vangelo tra i viaggianti e per individuare nuove ed attuali vie affinché l’evangelizzazione tra la gente dello Spettacolo viaggiante sia un impegno di Chiesa”. Nella due giornate don Mirko Dalla Torre, dopo un  excursus storico sulla nascita del Circo e del Luna Park, si è soffermato sul magistero della Chiesa a favore della gente del Viaggio e ha parlato degli strumenti per l’annuncio del Vangelo tra fieranti e circensi.
 “Accogliere – ha detto il sacerdote -  significa farsi prossimo con chi ci sta di fronte, ascoltarlo, e osservarlo evitando ogni pregiudizio culturale, sia esso negativo, ma anche positivo. Sappiamo quanto la gente del Viaggio faccia fatica a sentirsi accolta. Fermarsi e dedicare del tempo ad ascoltare crea fiducia e questa genera accoglienza, aprendo il cuore alla vera solidarietà, frutto di comprensione, di pazienza e di tolleranza. Il verbo conoscere – ha aggiunto - è un’azione conseguente all’accogliere. L’Accoglienza per essere vera fino in fondo deve abbracciare l’altro, il diverso da noi, per quel che è senza alcuna riserva, entrando nel suo vissuto e nella sua ferialità. Accogliere la gente del viaggio significa abbattere quei tanti muri che spesso la società innalza”. E poi il “condividere”, una “scelta di vita che chiede impegno e compassione. Sappiamo bene, come operatori del Viaggio, quanto il semplice entrare in un circo, in un luna park o in una carovana, significhi inserirsi nella loro storia personale fatta di ricordi, di vissuto quotidiano, condivisione delle tante difficoltà che spesso incontrano e che diventano anche le nostre. Un vero e proprio rapporto profondo di condivisione è naturale che si stabilisca con la gente del Viaggio, e questa deve sapere di vera amicizia e di stima reciproca, senza alcun interesse o tornaconto. In questo modo apriranno il loro cuore rivelandoci anche i loro segreti, che spesso hanno taciuto o fanno fatica a raccontare a noi gagi”.
Questa pastorale – è stato sottolineato durante gli incontri – si può definire una “pastorale speciale” nel senso che è rivolta a persone spesso lontane dalla realtà della nostre parrocchie e che non possono frequentare a pieno la vita della comunità, persone in continuo movimento che vivono pochi giorni la sosta nella piazza con le loro attrazioni; perché il luogo della preparazione dei sacramenti per i ragazzi avviene di solito in carovana, o sotto lo chapiteaux del circo, oppure in un angolo del luna park; perché la loro presenza “in mezzo a noi ricorda la precarietà della nostra vita, legata ad effimere sicurezze” e perché “è chiamata a educare la comunità stanziale ad una cultura dell’accoglienza della gente del Viaggio, spesso etichettata con atavici pregiudizi sui nomadi e ben distante da quell’accoglienza suggerita dalla lettera agli Ebrei, dove si ricorda che nell’ ‘ospitalità, alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli’”. Da qui l’importanza di operatori pastorali formati, che sappiano accogliere conoscere e condividere gioie e speranze di questo popolo formato da uomini, donne e bambini. “Essere un buon operatore in questa realtà di Chiesa – ha detto don Dalla Torre -  è la consapevolezza di sentirsi chiamati ad agire in nome della Chiesa, e non certo mossi da motivi personali o magari perché attratti da questo mondo che spesso affascina e ammalia. È bene ricordarci quanto ogni azione pastorale tra la gente del viaggio debba essere sempre coordinata dalla chiesa locale, dove il vescovo è Pastore anche di quei viaggianti che per pochi giorni sostano nella sua diocesi. Per questo è opportuno nominare in ogni chiesa locale un incaricato per la pastorale dei circensi e dei fieranti con il compito di coordinare e seguire gli operatori pastorali, e il loro operare”. L’essere operatori tra fieranti e circensi è “una vocazione, poiché è una chiamata di Dio e non una semplice opera di volontariato; se fosse così saremmo solo dei tecnici. Essere operatori pastorali tra la gente del viaggio significa rispondere alla gioia di essere stati scelti da Dio per stare con Lui e inviati ad annunciare il Vangelo in questo mondo che ancora oggi sa portare gioia, serenità e festa”.
Durante i due incontri anche la presentazione di un recente studio sulla storia della Fondazione Migrantes – 5 volumi dal titolo “Impronte e scie. 50 anni di Migrante e migranti” – da parte dello storico Simone Varisco che ha dedicato un apposito volume a questo mondo. Un volume che analizza alcuni temi forti e ricorrenti della gente dello spettacolo viaggiante: famiglia, giovani, anziani. (Raffaele Iaria)
 

Viminale: dall’inizio anno 78% in meno di arrivi sulle coste italiane

Roma - Davanti alle 2.500 persone arrivate negli ultimi giorni, il Viminale sottolinea il calo dei migranti sulle coste italiane. Dall'1 gennaio a oggi, infatti, i migranti sbarcati sono stati 13.303, il 78% in meno rispetto ai 60.228 dello stesso periodo dell' anno scorso. Se si fa riferimento solo a quelli provenienti dalla Libia la diminuzione è ancora più consistente, pari all' 84 %, e cioè 9.087 sbarcati dall'1 gennaio a oggi rispetto ai 58.258 dell'analogo periodo del 2017.
 

Card. Bassetti: prima il bene comune

Roma - Di fronte alla crisi sociale e politica in cui è precipitata la «nostra diletta Italia» ogni persona di buona volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo ruolo, per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c'è un urgente bisogno di uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando una strada e una meta. Questo è il tempo grave della responsabilità e non certo dello scontro istituzionale, politico e sociale. Per il bene delle famiglie, dei giovani e dei figli del popolo italiano. Invito tutti gli uomini e le donne di buona volontà affinché si prendano cura del nostro amatissimo Paese con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte. E rinnovo l’appello di don Luigi Sturzo a “tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria”. È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell'Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in queste ore trova drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei social network persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini. Mai come in questi giorni c'è assoluto bisogno di rispettare la volontà popolare, che si è espressa liberamente il 4 marzo, e tutte le Istituzioni civili che rappresentano l'architrave insostituibile della nostra democrazia e della nostra libertà: dalla più elevata, il Capo dello Stato, alla più rappresentativa, il Parlamento. In questo momento difficile servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese. Noi tutti rivestiti di responsabilità abbiamo il compito, per primi, di pacificare gli animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole. E oggi, tutti assieme, con carità e con senso del dovere, possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante. Nel nome dell'Italia e dell'unità del Paese. Esorto, quindi, tutti i credenti a pregare, e tutti gli italiani a lavorare, insieme, per la custodia e la salvezza del nostro grande e bellissimo Paese. A questo proposito, faccio mie alcune preziose parole della preghiera per l' Italia scritta da san Giovanni Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. () La tua legge d' amore conduca la nostra comunità civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace». Che Dio benedica l' Italia! (Card. Gualtiero Bassetti – Presidente Cei)
 

Papa Francesco: non tornare agli schemi del mondo, tolgono libertà

Città del Vaticano - Nei momenti di prova non tornare agli schemi del mondo, che tolgono libertà. Bisogna invece rimanere in cammino verso la santità. Lo ha ricordato Papa Francesco nella Messa a Casa Santa Marta. Si parte, riferisce Vatican News, dalla Prima Lettura (1Pt 1,10-16) odierna nella quale Pietro invita a camminare verso la santità: “E la chiamata alla santità, che è la chiamata normale, è la chiamata a vivere da cristiano, cioè vivere da cristiano è lo stesso che dire ‘vivere da santo’. Tante volte, noi pensiamo alla santità come a una cosa straordinaria, come avere delle visioni o preghiere elevatissime … o alcuni pensano che essere santo significhi avere una faccia da immaginetta, … no. Essere santi è un’altra cosa. E’ camminare su questo che il Signore ci dice sulla santità. E cosa è, camminare sulla santità? E Pietro lo dice: “Ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà”.
“Camminare verso la santità” consiste quindi nel camminare verso quella grazia che viene incontro, camminare verso la speranza, essere in tensione verso l’incontro con Gesù Cristo. E’ come quando si cammina verso la luce: tante volte non si vede bene la strada perché la luce ci abbaglia. “Ma non sbagliamo - nota il Papa - perché vediamo la luce e sappiamo la strada”. Quando invece si cammina con la luce alle spalle, si vede bene la strada: in realtà però davanti a noi c’è ombra, non luce.
Per camminare verso la santità, poi, è necessario “essere liberi e sentirsi liberi”. Il Papa avverte però che ci sono tante cose che schiavizzano. Per questo Pietro esorta a non conformarsi ai desideri “di un tempo quando eravate nell’ignoranza”. Anche Paolo nella Prima Lettera ai  Romani dice: “non conformatevi”, che significa “non entrate negli schemi”: “Questa è la traduzione corretta di questi consiglio – non entrate negli schemi del mondo, non entrate negli schemi, nel modo di pensare mondano, nel modo di pensare e di giudicare che ti offre il mondo, perché questo ti toglie la libertà”. E per andare sulla santità, bisogna essere liberi: la libertà di andar guardando la luce, di andare avanti. E quando noi torniamo, come dice qui, al modo di vivere che avevamo prima dell’incontro con Gesù Cristo o quando noi torniamo agli schemi del mondo, perdiamo la libertà”.
Nel Libro dell’Esodo si vede, infatti, come tante volte il popolo di Dio non ha voluto guardare avanti, verso la salvezza, ma tornare indietro. Si lamentavano e “immaginavano la bella vita che passavano in Egitto” dove mangiavano cipolle e carne, evidenzia Francesco. “Nei momenti di difficoltà, il popolo torna indietro”, “perde la libertà”: è vero che mangiavano cose buone ma alla “mensa della schiavitù”: “nel momenti della prova, noi abbiamo sempre la tentazione di guardare indietro, di guardare agli schemi del mondo, agli schemi che avevamo noi prima di iniziare il cammino della salvezza: senza libertà. E senza libertà non si può essere santi. La libertà è la condizione per poter camminare guardando la luce avanti. Non entrare negli schemi della mondanità: camminare avanti, guardando la luce che è la promessa, in speranza; questa è quella promessa come il popolo di Dio nel deserto: quando guardavano avanti andavano bene; quando veniva loro la nostalgia perché non potevano mangiare le cose buone che davano loro lì, sbagliavano e dimenticavano che lì non avevano libertà”.
Il Signore, quindi, chiama alla santità di tutti i giorni. E ci sono due parametri per sapere se siamo in cammino verso la santità: prima di tutto se guardiamo verso la luce del Signore nella speranza di trovarlo e, poi, se, quando vengono le prove, guardiamo avanti e non perdiamo la libertà rifugiandoci negli schemi mondani, che “ti promettono tutto e non ti danno niente”. “Sarete santi perché Io sono santo”: è il comandamento del Signore. Francesco lo ricorda ancora in conclusione per esortare a chiedere la grazia di capire bene cosa sia il cammino della santità: “strada di libertà ma in tensione di speranza verso l’incontro con Gesù”. E a capire bene anche cosa sia andare verso gli “schemi mondani che avevamo tutti noi, prima dell’incontro con Gesù”.

Savona: iniziative diocesane per la Giornata Mondiale del Rifugiato

Savona - Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato, un’iniziativa internazionale che come sempre avrà una sua declinazione anche sui territori con una serie di iniziative. A organizzare e promuovere il “Mese del rifugiato” nella diocesi di Savona-Noli, realtà diocesane come Caritas, fondazione ComunitàServizi (ente gestore per la Provincia e il Comune di Savona del progetto di accoglienza richiedenti asilo Sprar) e Migrantes, ma anche quelle impegnate sul medesimo fronte, come Progettocittà, Arcimedia, Cpia, Korakane.
Tra le iniziative promosse venerdì 1° giugno alle 18 alla parrocchia di San Paolo e domenica 10 giugno alle 21 nel teatro dei Cattivi Maestri (Officine Solimano) con loi spettacolo teatrale “E’ qui la festa?” a cura della compagnia “I Foresti”.
 

Global Compact. Oggi convegno a Milano all’Università Cattolica

Milano - È stato il primo accordo intergovernativo preparato sotto l’egida delle Nazioni Unite e rappresenta un’opportunità unica per migliorare la governance della migrazione. Il Global Compact nasce dalla Dichiarazione di New York del 2016, quando i capi di Stato dei 193 Stati membri Onu affrontarono le questioni relative alla migrazione e ai rifugiati: questo documento ha avviato un processo di consultazioni e negoziati che culminerà nel patto globale per la migrazione alla prossima conferenza sulla migrazione internazionale in Marocco che si terrà entro la fine dell’anno. Proprio su questo tema l’Università Cattolica promuove il convegno “Verso i Global Compacts su migranti e rifugiati. L’impegno della Chiesa, le risposte delle istituzioni” che si svolgerà oggi a Milano presso l’Università Cattolica.
La giornata - alla presenza del rettore Franco Anelli, dell’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e dell’assistente ecclesiastico generale dell’ateneo, mons. Claudio Giuliodori - prevede una sessione dedicata ad approfondire finalità e contenuti dei Global Compacts e la posizione della Santa Sede, e una sessione con il punto di vista delle istituzioni, dove interverranno Stefano Bruno Galli, assessore regionale ad Autonomia e Cultura, il prefetto di Milano Luciana Lamorgese e i sindaci Davide Galimberti ( Varese) e Dario Allevi (Monza).
 

Migranti e poveri al Golden Gala di atletica leggera

Città del Vaticano - L’Elemosineria Apostolica della Santa Sede, a nome di Papa Francesco, ha invitato i poveri, i senzatetto, i profughi, i migranti e le persone più bisognose allo Stadio Olimpico di Roma per partecipare, nel pomeriggio di giovedì 31 maggio, al Golden Gala, la  manifestazione internazionale di atletica leggera.  L’iniziativa è stata resa possibile - informa una nota -  grazie alla Federazione Italiana di Atletica Leggera che ha riservato gratuitamente i posti per “i poveri del Santo Padre”. L’obiettivo è quello di “offrire una serata di festa e di amicizia, attraverso la bellezza di uno sport universale e semplice come l’atletica e di rilanciare i valori dell’accoglienza e della solidarietà”. Più volte Papa Francesco ha ricordato che “i poveri hanno bisogno non solo di cibo, vestiti e un posto per dormire ma anche di una parola amica, di un sorriso e di occasioni di svago e di sano divertimento”. Nel settore “Curva Sud” dello Stadio Olimpico, gli invitati del Papa riceveranno anche una “cena al sacco”.
 

Umbria: riunito il consiglio regionale dell’emigrazione

Perugia - “Dal Rapporto sugli italiani nel Mondo della Fondazione  Migrantes emerge che, al primo gennaio 2017, sono quasi 5 milioni gli italiani iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero. Attualmente l'Italia sta vivendo una nuova stagione della mobilità della popolazione per partenze e arrivi, da intendersi come risorsa, perché permettendo il confronto con realtà diverse, costituisce un'opportunità di crescita e di arricchimento”: lo ha detto il vicepresidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, in apertura della riunione del Consiglio regionale dell'Emigrazione che si è svolto ieri a Perugia. 
Alla riunione, dopo i saluti e l'introduzione del direttore regionale, Lucio Caporizzi, è intervenuta la presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, Donatella Porzi secondo la quale “l'emigrazione deve essere consapevole ed è fondamentale non perdere i collegamenti con l'Umbria. Una regione, la nostra, che è fatta di specificità e tanti piccoli centri. Il Consiglio regionale dell'Emigrazione - ha detto -  è e deve essere per le istituzioni una realtà che arricchisce e con cui lavorare per amplificare la nostra Umbria. Ma non tutti se ne sono andati dall'Umbria per scelta - ha concluso - alcuni hanno dovuto affrontare difficoltà e resistenze culturali ed è proprio su sempre maggiori forme di integrazione che dovremo lavorare”.
In proposito il vicepresidente Paparelli dopo aver reso noto  che a livello continentale, oltre la metà dei cittadini italiani, risiede in Europa, più specificatamente nell'UE (54 per cento), mentre il 40,4 per cento in America soprattutto quella centro-meridionale e a seguire l'Oceania, l'Asia e l'Africa, ha evidenziato che “in questo articolato sistema emerge la necessità che la mobilità diventi sempre più un processo dinamico di relazioni, un ‘benessere' condiviso di molti e tra più persone”.
“I giovani in movimento sono  in crescita – ha proseguito - la generazione dei Millennials comprende molti ragazzi e ragazze che decidono, non solo di investire in formazione guardando all'estero, ma anche di cercare lavoro fuori dai confini nazionali. E' una storia molto diversa da quella delle migrazioni del XX secolo, che vede persone in possesso di un capitale culturale molto elevato, veri e propri ‘talenti mobili' che nel muoversi verso migliori e proficue opportunità, restano comunque legati alla loro italianità e non intendono perderla”.
Paparelli ha quindi ricordato che “l'esperienza portata avanti  nell'ambito del Progetto Brain Back ha dato la possibilità di cominciare ad entrare in contatto con una parte di questa nuova emigrazione. Al riguardo la Regione Umbria ha di recente riaperto il Bando Brain Back, rivolto agli emigrati di origine umbra e a coloro che hanno conseguito un titolo di laurea presso le nostre università e che intendano avviare nel nostro territorio un'attività d'impresa. In tal modo, si vuole trasformare l'unidirezionalità del fenomeno migratorio in circolarità. Alla nostra società – ha riferito - e alle nostre istituzioni spetta, pertanto, il compito di entrare in relazione con questa realtà e di supportarla, creando, ove possibile, opportunità per offrire, a chi decide di rientrare, un'adeguata valorizzazione del percorso compiuto, sapendo che sono portatori di un valore aggiunto per il nostro territorio”.
“La Regione ha già avviato una riflessione su questi temi nell'ambito delle varie iniziative – ha reso noto - e abbiamo ritenuto opportuno dotarci di una nuova legge in materia di emigrazione, in grado di essere innovativa ed al passo con i tempi e con il profondo cambiamento avvenuto nelle comunità dei nostri corregionali all'estero, con un aumento costante, della componente di terza e quarta generazione. La legge, frutto di un lavoro condiviso con le nostre comunità all'estero, ha cercato di tradurre in termini normativi i cambiamenti che oggi contraddistinguono la mobilità dei nostri concittadini, dando molto più spazio ai giovani e partendo dal presupposto che le comunità degli italiani all'estero rappresentano una grande risorsa per il posizionamento dell'Umbria  nei paesi di residenza  dal punto di vista degli scambi economici, della promozione turistica, culturale, nonché dell'offerta formativa.  Pertanto,  le associazioni degli italiani all'estero non rappresentano più un luogo della nostalgia, ma un luogo di appartenenza per sostenere una cittadinanza a distanza, globale, consapevole delle sue radici culturali, linguistiche e sociali e capace di cogliere la complessità di un fenomeno in continua e costante trasformazione”. 
Scendendo nel dettaglio della normativa la dirigente della Direzione regionale Programmazione, Affari internazionali ed Europei, Anna Ascani,  ha evidenziato che attraverso la legge “la Regione mantiene e sviluppa i legami culturali, sociali ed economici con gli umbri all'estero, promuove la loro partecipazione alla vita della comunità regionale e agevola l'eventuale loro rientro e reinserimento in Umbria”.
Tra  gli obiettivi della normativa c'è il rafforzamento delle identità culturali degli umbri all'estero, nonché favorire la diffusione e promozione dell'associazionismo degli umbri nel mondo, la valorizzazione del ruolo delle comunità umbre nella promozione all'estero dell'Umbria,  la   sinergia tre le iniziative di promozione delle comunità umbre all'estero e quelle attivate dalla Regione, la valorizzazione delle conoscenze e delle professionalità maturate all'estero, l'inserimento sociale, economico e formativo degli umbri all'estero che stabiliscono la propria residenza nel territorio regionale, favorire i contatti con gli umbri all'estero e la diffusione della conoscenza delle attività della Regione, nonché promuovere lo studio e  la ricerca sul fenomeno migratorio umbro”.
La legge prevede una Consulta regionale degli umbri all'estero e una serie di interventi dei Comuni della Regione a favore degli emigrati, mentre la Regione garantisce il sostegno alla creazione di attività economiche e nuove imprese nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di stato e l'erogazione di borse di studio per la frequenza di studi universitari.
 

Vacis e i migranti dall’Africa più De Amicis che Conrad

Torino - Cuore / Tenebra. Migrazioni tra De Amicis e Conrad, regia di Gabriele Vacis (in scena al Teatro Carignano, a Torino, fino al 10 giugno), è uno spettacolo particolare, poiché ogni recita è preceduta da una breve lezione sul tema migrazioni da “diversi maestri del mondo culturale e scolastico”. La sera della prima per la stampa il maestro che apriva la serata è stato il giornalista Domenico Quirico, che ha svolto una relazione intensa, pregnante, sintetica e commossa su chi egli considera migrante: non colui che provenendo da un altro paese o continente ha un proprio bagaglio tecnico o culturale (sapere usare un computer o svolgere un’attività manuale specifica), ma chi non sa fare nulla, nulla di ciò che serve al sistema della nostra società. Il “migrante inutile”, nudo, che tocchiamo con il guanto, il più disperato, quello che, con calma e passione, Quirico ha definito un dono che noi riceviamo, dalla vita.
Questa parte è la più coerente dello spettacolo. Non è teatro in senso stretto, ma una lezione che entra nel teatro. L’urgenza sociale è il motivo forte da cui ha origine lo spettacolo stesso e, dopo la lezione felice a cui ho assistito, inizia la recita. Qui sorgono dei problemi. A parte il valore dell’interpretazione del bravo Jurij Ferrini, che interpreta con impercettibile quanto necessaria e lodabile ironia il ruolo del maestro nel Cuore di De Amicis, e a parte il fatto che la regia funziona in quanto a tempi, ritmo, movimenti (importanti e accattivanti quelli collettivi anche fuori scena) e che insomma lo spettacolo ha una sua tenuta, c’è un buco. Non da poco.
Il titolo, e il sottotitolo, propongono una rivisitazione scenica del libro di De Amicis e del capolavoro tra i capolavori di Conrad.
Lo spettacolo è iniziato alle 19,40. Fino alle 21,20 tutto De Amicis. Cuore, citato e rielaborato, con interventi di at- tualità riusciti. Alle 21,20 arriva Conrad, per una ventina di minuti (qui non ho cronometrato, ma la sostanza è questa). Del grande libro di Conrad abbiamo una brevissima sintesi di una parte di un viaggio. Peraltro introdotta da un collegamento francamente improbabile: dalla tragicomica guerra coloniale dell’Italia fascista in Eritrea, un ragazzo che si imbarca evoca l’uomo che salpa da Londra, per l’avventura nel “Cuore di tenebra” dell’Africa nera. Del romanzo di Conrad non vi è traccia: chi lo ha letto sa che è la storia, metafora infera, di un marinaio che salpa da Londra, capitale di tutti i mari, verso l’Africa per risalire il fiume Congo, navigando contro corrente, cioè contro natura, come il legno dell’ Ulisse dantesco nel folle viaggio che lo condurrà al naufragio e, giustamente, all’inferno. Ombre, buio inferno, inconsapevoli riti sacrificali.
Cuore di tenebra è un libro sul Fato e sull’azione umana: tra Parche, all’inizio, tre donne inquietanti in una “città sepolcrale” (Bruxelles), poi la risalita contro il corso del fiume Congo, violando la sacralità delle acque dopo avere violato un continente. E, al culmine, il segreto della dannazione di quel viaggio infernale: l’avorio, la massa di zanne di elefante: lo scopo e la brama di ricchezza dell’uomo occidentale, il quale, distruggendo il continente nero, ha oppresso la parte nera (non negativa, bensì oscura, misteriosa, vitale), della propria anima.
Non un accenno a questa avventura tenebrosa, cupamente metafisica. Non si affronta Cuore di tenebra se se ne riassume fuggevolmente un episodio. Sembra citato nel titolo per l’abbinamento del termine “tenebra” alla parola “cuore” (idea valida), ma mentre il romanzo di De Amicis è affrontato, drammatizzato e reso interessante anche a chi non lo apprezza (indubbio merito del regista), Conrad è citato ed eluso. In uno spettacolo che, comunque, sul piano scenico regge e funziona.(Roberto Mussapi - Avvenire)
 

Mons. Galantino: “nessuno ha mai parlato dell’accoglienza senza se e senza ma”

Roma -  “Chiunque vada al governo, sia come premier sia come ministri, di fronte alla realtà si renda conto che alcuni proclami vanno ridimensionati. La realtà anche sul tema dell’immigrazione aiuterà tutti. Ci aiuterà a guardare con attenzione a questo tema”. Lo ha detto il Segretario Generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, nell’intervista rilasciata ieri alla trasmissione di Raitre “Mezz’ora in più”, condotta da Lucia Annunziata. “Nessuno ha mai parlato dell’accoglienza senza se e senza ma – ha aggiunto mons. Galantino -. Io più volte ho detto che la legalità è il primo passo verso una politica intelligente della mobilità umana. Alla Chiesa non spetta decidere chi deve entrare, chi deve uscire. A quali condizioni si entra e a quali condizioni si esce. Questo è un compito della politica e ha tutto il diritto di farlo”.
Delineando il “compito della Chiesa” su questo tema, il Segretario Generale della CEI ha detto che ha “una sola regola”, “quella dettata dal Vangelo: ‘Ero forestiero e mi avete accolto’”. “Per parlare a favore dell’immigrazione – ha ricordato – non ho mai messo in moto ragionamenti anche sacrosanti, che sono quelli dei vantaggi che l’economia riceve dagli immigranti. Io questo ragionamento non lo faccio, perché non è mio, non è della Chiesa. È di chi amministra, di chi governa”.
 

Centro Astalli: domani presentazione e progetto di inclusione rifugiati

Roma -  “Costruire integrazione - Percorsi di inclusione dei rifugiati per una nuova società più aperta e inclusiva”. Questo il titolo di un progetto che sarà presentato domani a Roma dal Centro Astalli in collaborazione con UBI Banca.
All’incontro interverranno mons. Paolo Lojudice, Vescovo ausiliare per la Diocesi di Roma e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, p. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli; Gianni Del Bufalo, Direttore Generale Fondazione Il Faro; Vincenzo Algeri, Responsabile UBI Comunità - UBI Banca, Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile - UBI Banca. Durante l’evento sono previste le testimonianze di due rifugiati beneficiari del progetto.