Primo Piano

Papa Francesco: la testimonianza del cristiano, essere sale e luce per gli altri

Città del Vaticano - Essere sale e luce per gli altri, senza attribuirsi meriti. Questa è "la semplice testimonianza abituale", la "santità di tutti i giorni",  a cui è chiamato il cristiano. Lo sottolinea il Papa, stamani, a partire dal Vangelo odierno, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, come riferisce Vatican News. La testimonianza più grande del cristiano è dare la vita come ha fatto Gesù, cioè il martirio ma c’è, appunto, anche un’altra testimonianza, quella di tutti i giorni, che inizia la mattina, quando ci si sveglia, e termina la sera, quando si va a dormire.
 “Sembra poca cosa” ma il Signore “con poche cose nostre fa dei miracoli, fa delle meraviglie”, nota papa Francesco. Bisogna quindi avere questo atteggiamento di “umiltà”, che consiste nel cercare soltanto di essere sale e luce: “Sale per gli altri, luce per gli altri, perché il sale non insaporisce se stesso, sempre al servizio. La luce non illumina se stessa, sempre al servizio. Sale per gli altri. Piccolo sale che aiuta ai pasti, ma piccolo. Al supermercato il sale si vende non a tonnellate, no … In piccoli sacchetti; è sufficiente. E poi, il sale non si vanta di se stesso perché non serve se stesso. Sempre è lì per aiutare gli altri: aiutare a conservare le cose, a insaporire le cose. Semplice testimonianza”.
Essere cristiano di ogni giorno significa, quindi, essere come la luce che – ribadisce il Papa – “è per la gente, è per aiutarci nelle ore di buio”: “Il Signore ci dice così: ‘Tu sei sale, tu sei luce’- ‘Ah, vero! Signore è così. Attirerò tanta gente in chiesa e farò …’ – ‘No, così farai che gli altri vedano e glorifichino il Padre. Neppure ti sarà attribuito alcun merito. Noi quando mangiamo non diciamo: ‘Ah, buono il sale!’, No!: ‘Buona la pasta, buona la carne, buona …’. Non diciamo: ‘Buono il sale’. Di notte quando andiamo per casa, non diciamo: ‘Buona la luce’, no. Ignoriamo la luce, ma viviamo con quella luce che illumina. Questa è una dimensione che fa che noi cristiani siamo anonimi nella vita”.
“Non siamo protagonisti dei nostri meriti”, sottolinea ancora in conclusione il Papa e non bisogna, quindi, fare come il fariseo che ringrazia il Signore pensando di essere santo: “E una bella preghiera per tutti noi, alla fine della giornata, sarebbe domandarsi: ‘Sono stato sale oggi? Sono stato luce oggi?’. Questa è la santità di tutti i giorni. Che il Signore ci aiuti a capire questo”.
 
 
 

Reggio Calabria: migrante di 11 anni salvato. In Libia uccisi i genitori

Reggio Calabria - C’è anche Ola (nome di fantasia), 11 anni , fra i 28 minori stranieri non accompagnati che sono sbarcati sabato mattina a Reggio Calabria. È arrivato solo: mamma è papà sono stati uccisi in Libia, durante il suo disperato viaggio della speranza. Sulla nave anche altri adulti vittime di tortura, ora ricoverato per accertamenti. “Ola è in stato confusionale, è emotivamente molto provato. Dimostra di essere più piccolo di quanto ha dichiarato. Molti minori durante gli sbarchi mostrano i segni delle sofferenze e delle torture subite durante il viaggio attraverso il deserto e la permanenza in Libia”, riferisce Giovanni Fortugno, referente ambito immigrazione della Comunità Papa Giovanni XXIII. Adesso Ola è ospitato come in famiglia, in una casa per l’accoglienza dei minori della Comunità. “Sabato si è assistito ad una mercificazione delle persone, non solo da parte dei trafficanti, ma anche della politica. Il Governo sa che i flussi migratori non si possono fermare, ma vanno governati”, commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, che aggiunge: “A Reggio Calabria abbiamo assistito ad una risposta umana, di Chiesa, all’emergenza, che vuole essere un sollecito alla società civile e al terzo settore. Chiediamo al Presidente del Consiglio Conte un tavolo tecnico dove si possa riflettere insieme. I migranti in mare vanno soccorsi ed accolti, il nuovo Ministro dell'Interno ritorni ad un'azione politica congiunta con le altre potenze europee e cerchi il dialogo con la Libia”.
La Comunità Papa Giovanni XXIII partecipa a Reggio Calabria al Coordinamento Ecclesiale “Emergenza sbarchi” che garantisce il sostegno alla persona nei momenti dello sbarco e nelle strutture di primo soccorso.




 

Buonomo (Lateranense) a Tv2000: “Spagna dimostra che solidarietà Ue è possibile”

Roma - “Il gesto della Spagna è la conferma del fatto che è possibile affrontare il tema del trasferimento della mobilità umana in termini di solidale cooperazione europea. L’intervento spagnolo fa capire infatti che una solidarietà sul piano europeo è possibile”. Lo ha detto l’ordinario di Diritto Internazionale della Pontificia Università Lateranense, Vincenzo Buonomo, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000 e a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della CEI. “Una solidarietà – ha aggiunto Buonomo – non fatta semplicemente di assistenza e aiuti ma anche di cooperazione. La questione della mobilità umana coinvolge tutti gli Stati europei e non può essere delegata o lasciata solo a pochi Paesi”.
Il caso Aquarius, ha sottolineato Buonomo, “ci insegna la necessità di rispettare le regole internazionali che impongono il soccorso e il trasferimento del naufrago nel porto più vicino. La diatriba Italia-Malta non è soltanto qualcosa che riguarda i due Paesi ma potrebbe essere considerato paradigmatico di un modo di agire degli Stati. Se la regola ci dice che” l’ approdo in un porto sicuro è “l’area e il Paese più vicino è chiaro che ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità”. “La costruzione dell’Unione europea – ha ricordato Buonomo - è basata fin dalle sue origini è basata su un principio di solidarietà. Questo significa che l’Europa non deve avere semplicemente un atteggiamento amorevole verso un Paese ma che ciascun membro deve assumersi le proprie responsabilità. L’Italia ha fatto tanto ma lo ha fatto da sola. E l’Unione europea ha dimostrato di non avere una linea decisa e soprattutto unitaria”.
“La mancanza di questa unità – ha concluso Buonomo - si riflette immediatamente sugli effetti della politica di migrazione. L’Ue deve passare dall’enunciazione della politica di migrazione a fatti concreti che non devono limitarsi ai soli finanziamenti”.
 
 

Aquarius: la nave sarà accolta dal porto di Valencia, in Spagna

Roma - Sarà la Spagna ad accogliere i migranti della nave Aquarius con oltre seicento persone a bordo che da ore vaga nel Mediterraneo. La svolta positiva è giunta in tarda mattinata, quando il Presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che consentirà l’attracco nel porto di Valencia. Sulla nave oltre a 123 minorenni non accompagnati, ci sono 11 bambini e 7 donne incinte.
 

Sant’Egidio: salvare vite umane è la priorità

Roma - Di fronte al caso della nave Aquarius, bloccata nel Mediterraneo con 629 profughi a bordo, l’Italia deve “restare ancorata ai principii di umanità che sono nella sua tradizione, a partire dal dovere di salvare le vite umane in pericolo, così come ha fatto negli ultimi anni di fronte ad una delle più grandi tragedie di inizio millennio: la morte in mare e nel deserto africano di migliaia di persone, tra cui molti bambini, in fuga dal Sud del mondo verso l’Europa”. E’ quanto afferma la Comunità di Sant’Egidio che chiede di “continuare a salvare e, al tempo stesso, invita i Paesi dell’Unione Europa ad assumere la loro responsabilità: le navi, come l’Aquarius, possono attraccare nei porti italiani o in altri porti del Mediterraneo, ma i differenti Stati europei, non solo l’Italia o la Grecia, dovrebbero condividere l’accoglienza facendosi carico, ognuno, di una quota di profughi. Il ricollocamento immediato di chi chiede asilo – come già sperimentato - alleggerirebbe – si legge in una nota - l’impegno del nostro Paese e faciliterebbe l’integrazione che, occorre ricordarlo, è la più grande sfida vissuta attualmente dall’Europa alle prese con l’immigrazione. Interventi più incisivi e di lunga durata nei Paesi di origine dei migranti aiuterebbero ad affrontare il fenomeno alla sua radice insieme alla riapertura di vie di ingresso regolare per motivi di lavoro, dato anche il preoccupante calo demografico in atto in Europa e in Italia.



 

Essere Chiesa Cattolica Orientale oggi : l’incontro annuale a Lungro

Lungro - L’incontro annuale dei vescovi cattolici orientali d’Europa si svolge quest’anno a Lungro (Italia), su invito dell’Eparca mons. Donato Oliverio. L’incontro è da intendersi come preparatorio ai festeggiamenti per il centenario dell’istituzione dell’Eparchia di Lungro avvenuta il 13 febbraio 1919 con la Costituzione Apostolica "Catholici fideles" di Papa Benedetto XV. Quest’anno, i vescovi delle Chiese cattoliche orientali del continente si confronteranno sulla figura del Vescovo, specialmente in alcuni aspetti del nuovo processo matrimoniale, e sulla liturgia, il suo rinnovamento nella fedeltà all’identità propria delle Chiese cattoliche orientali e come essa è rinnovatrice della vita dell’uomo. Tra gli altri temi presi in esame quello dei tratti peculiari dell’identità di una Chiesa cattolica orientale; il diritto particolare intereparchiale, e il contributo della Chiesa Italo-Albanese al cammino ecumenico.
I lavori inizieranno nel tardo pomeriggio del prossimo 14 giugno con la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di San Nicola di Mira in Lungro. Seguirà una sessione inaugurale con gli interventi del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del CCEE, e Mons. Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia. L’incontro, al quale parteciperanno vescovi e membri del clero rappresentanti di 12 Chiese cattoliche orientali in Europa, sarà scandito dalla celebrazione quotidiana della Divina Liturgia (eucarestia), a testimonianza della ricchezza delle varie tradizioni liturgiche nella Chiesa cattolica. L’incontro è sponsorizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). I lavori si concluderanno domenica 17 giugno con la celebrazione della Divina Liturgia nella Cattedrale di San Nicola di Mira.  
 

I Migranti e le devozione a Sant’Antonio

Palermo - Il 13 giugno è la festa di S. Antonio da Padova. E’ celebrata con grande fede e devozione da milioni di cattolici in tutto il mondo. La devozione verso S. Antonio nata a Padova si è estesa in tutto il mondo ad opera dei francescani che ne hanno diffuso la sua santità accompagnata da miriadi di miracoli. E’ un Santo definito taumaturgo: chi lo prega riceve grazie e miracoli. I francescani poi, nella loro evangelizzazione in molte parti del globo, hanno dedicato a questo santo un giorno della settimana: il martedì.
Ogni martedì le chiese cattoliche della Romania si riempiono di fedeli ortodossi che vanno a pregare il santo seppellito ai Padova. A lui rivolgono preghiere e suppliche scrivendo in dei foglietti le loro intenzioni.
Ogni martedì anche a Palermo la chiesa di S. Antonino in Corso Tukory, è un via vai di fedeli che vi si recano per innalzare preghiere al Santo dei miracoli. Ma questa volta non ci sono solo i cattolici o i cristiani ortodossi, ma bensì anche induisti e buddisti provenienti da diverse parti dell’est asiatico residenti nella città, in particolare srilankesi e mauriziani.
La devozione a S. Antonio, conosciuto e venerato nel mondo cattolico, ha travalicato l’appartenenza religiosa specifica perché questo santo risponde ai bisogni dell’uomo, ai bisogni di pace, di salute, di prosperità, di lavoro, etc. S. Antonio entra nella vita di ogni giorno e si fa compagno di viaggio di quanti lo invocano e per loro intercede presso il Padre celeste elargitore di ogni dono e di ogni grazia, al di là di ogni appartenenza religiosa. I cattolici hanno “contagiato” di questa devozione i loro connazionali, penetrando il vissuto quotidiano. I membri di una comunità etnica, in quanto cattolici ricevono grazie da S. Antonio. Per osmosi anche quanti appartengono alla medesima area culturale, possono ricevere grazie dal medesimo santo se gli rivolgono preghiere e suppliche.
Una pista per l’evangelizzazione è quella della pietà popolare se essa è intrisa del Vangelo e dell’annuncio kerigmatico della passione, morte e resurrezione di Cristo Signore.
La comunicazione della “devozione” ai santi passa attraverso tutti gli aspetti della cultura e delle culture, cioè di tutto quel bagaglio umano ed esistenziale che ogni essere umano porta e conserva nella “valigia” della propria vita come “bagaglio” esistenziale. Proprio perché esistono delle relazioni umane interpersonali i cattolici hanno potuto trasmettere anche ai non cristiani la ricchezza della relazione con S. Antonio. Ciò è avvenuto inizialmente nei loro Paesi d’origine e continua ad essere vissuto e trasmesso anche oggi nel Paese che li ha accolti come Paese d’approdo del loro progetto migratorio.
I migranti non sono solo soggetti passivi del loro cammino umano e religioso, come il più delle volte noi pensiamo, ma bensì soggetti attivi nella trasmissione della fede in Cristo Gesù Salvatore del mondo. Soggetti attivi anche nel dialogo interreligioso ovunque essi si trovino e scelgano di vivere. Un dialogo costruito e vissuto “dal basso” che come operatori pastorali siamo interpellati a decodificare come uno dei “segni dei tempi”.
Dal tempo di Gesù molta gente continua a cercare “un segno”, a seguire Gesù perché egli continua in altro modo a compiere miracoli e prodigi. Noi speriamo e preghiamo perché tutti i credenti smettano di cercare i “doni di Dio” e sappiano accogliere e seguire il “Dio dei doni”. (a cura di Sergio Natoli, Migrantes Palermo)
 
 
 
 

Tv2000: da oggi la serie docufilm “Angeli del mare” su Guardia Costiera Lampedusa

Roma - Per chi affronta il viaggio della speranza il mare è una frontiera da superare in cerca di un sogno ma per molti rischia di essere una tomba. Un tema d’attualità su cui Tv2000 lancia la serie docufilm “Angeli del mare” in onda a partire da stasera 11 giugno alle 21.05. E poi dal 18 giugno, dal lunedì al venerdì, alle ore 20.45. Nella prima puntata le operazioni di soccorso e sbarco in Sicilia di circa 600 migranti con donne e bambini della nave Aquarius della ong SOS Mediterranée risalenti all’estate 2017. Dieci puntate, dirette da Simone Gandolfo e prodotte da Samarcanda Film in collaborazione con Macaia Film, che raccontano il lavoro della Guardia Costiera di Lampedusa e i soccorsi alle imbarcazioni di migranti provenienti dall’Africa. I docufilm sono stati realizzati con la collaborazione della Guardia Costiera, la Croce Rossa Italiana, la Ong Open Arms, Medici senza frontiere e con il patrocinio della Fondazione Migrantes, il Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale - sezione Migranti e Rifugiati, l’UNHCR e Save the Children. Gli “Angeli del mare” sono donne e uomini della Guardia Costiera addestrati a intervenire in situazioni limite, in cui anche una piccola distrazione può essere fatale. Salvare la vita dei naufraghi non è infatti solo questione di tecnica, ma di cuore e di coraggio. La serie, realizzata nella base della Guardia Costiera di Lampedusa, racconta le vicende umane e professionali di tutti gli eroi di frontiera che attraverso il loro lavoro ed il loro servizio salvano bambini, donne e uomini spinti in mare dall’emergenza migratoria che dal Nord-Africa si sposta verso l’Europa. “La cosa più bella di ogni puntata (girate nel 2017) – afferma il direttore di Tv2000, Paolo Ruffini - è l’incontro ravvicinato che permette di fare ad ognuno di noi con le storie di chi come ha detto Papa Francesco – incontrando una delegazione della Guardia costiera - rischia ogni giorno la vita per salvare quella degli altri e poi deve mettere la propria faccia di fronte a una società che non lo capisce. È difficile, effettivamente, capire. Ma essere stati per tanto tempo accanto a loro permette di discernere meglio i problemi, i rischi, le criticità i dubbi, le scelte che ognuno di noi è chiamato a fare. ‘Angeli del mare’ porta ognuno di noi in prima linea, ci fa incontrare occhi negli occhi i naufraghi, cerca di seguire anche le loro di storie (i loro drammi, i loro sogni) e di farle incontrare con le nostre vite”.
 

Migrantes: un film sulla figura della Patrona degli emigranti

Roma – Su iniziativa della Fondazione Migrantes, nella parrocchia di San Tommaso Moro a Roma è stato proiettato un film su Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti,  “Frances Xavier Cabrini: the people’s saint”, in italiano con alcune parti in lingua inglese sottotitolati. Santa Francesca Cabrini – ha detto il Presidente della Fondazione, mons. Guerino Di Tora, ha “ancora una forza di attrazione non solo per gli immigrati ma per ogni persona che vive un ideale forte nei confronti degli altri”. L’Italia – ha aggiunto il vescovo -  che “pensava di essere solo un Paese di immigrazione, si sta ricoprendo anche un Paese di emigrazione”. Da qui l’invito ad avere “attenzione verso i connazionali all’estero e ad accogliere chi viene in Italia, perché viviamo in una realtà di globalizzazione. Ed è il modo normale di stabilire i rapporti di una nuova società”.
 Ancora oggi, come ha insegnato la santa, “bisogna avere attenzione alla persona, nel suo momento concreto di difficoltà, esserle vicini per saper riconoscere la presenza del Signore in colui che soffre. In un momento di individualismo e di chiusura, l’apertura all’uomo, alla persona è fondamento per poter costruire un mondo diverso”.
Gli italiani “negli Stati Uniti hanno “sofferto tantissimo agli inizi del ‘900. Oggi si è un po’ dimenticata anche la discriminazione di quei tempi”, ha detto la regista Lucia Mauro, figlia di italiani emigrati negli Usa: “con la presenza degli immigrati si migliora la società. Questo, secondo me, è successo negli Usa. E ora gli italoamericani sono integrati”.
Alla proiezione hanno partecipato, tra gli altri, il parroco di San Tommaso Moro, mons. Andrea celli, il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis e il direttore Migrantes di Roma e Lazio, mons. Pierpaolo Felicolo.
 

Migrantes: ieri il pellegrinaggio a Vercelli dei migranti del Piemonte e Valle d’Aosta

Vercelli – Ieri, domenica 10 giugno 2018, si è tenuta a Vercelli la quinta edizione del Pellegrinaggio dei popoli, manifestazione che coinvolge le comunità cattoliche di migranti di Piemonte e Valle d’Aosta, organizzata dal Coordinamento regionale Migrantes. In questa edizione circa mille pellegrini di diverse etnie si sono dati appuntamento a Vercelli, provenienti dalle diocesi di Asti, Casale Monferrato, Cuneo, Ivrea, Pinerolo, Torino e Vercelli.
“Madri e fratelli in terra straniera. Come diventare dono per gli altri” era il tema della giornata, su cui i partecipanti hanno potuto riflettere in mattinata, nel momento previsto di catechesi nelle diverse lingue. Nel pomeriggio i pellegrini hanno condiviso canti e balli tradizionali nel parco Kennedy, a pochi passi dalla Cattedrale, dove l’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo e mons. Guido Ravinale, vescovo d di Asti e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale regionale, hanno poi celebrato la S. Messa.
Nell’omelia mons. Arnolfo ha sottolineato come il “Pellegrinaggio dei popoli” sia testimonianza dell’incontro e del dialogo tra persone dalle diverse provenienze, di una convivenza possibile e auspicabile in un tempo e su un territorio, quello italiano, messi a dura prova dalla cultura della paura e dell’intolleranza.
Vercelli ha saputo – sottolinea il coordinamento regionale Migrantes, essere aperta e ospitale e ha offerto in dono ai partecipanti “il cuore della città”.
 
 

Papa Francesco: gli evangelizzatori non siano imprenditori o arrampicatori

Città del Vaticano - L’evangelizzazione ha tre dimensioni fondamentali: l’annuncio, il servizio e la gratuità. Lo sottolinea Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata a Santa Marta questa mattina, come riferisce Vatican News.
Partendo dalle Letture del giorno, il Pontefice chiarisce che è lo Spirito Santo il “protagonista” dell’annuncio, che non rappresenta una semplice “predica” o la “trasmissione” di alcune idee, ma è un moto dinamico capace di “cambiare i cuori” grazie all’opera dello Spirito. “Abbiamo visto piani pastorali ben fatti, perfetti”, precisa, “ma che non erano strumento per l’evangelizzazione”, perché semplicemente fine a sé stessi, “incapaci di cambiare i cuori”. “Non è un atteggiamento imprenditoriale quello che Gesù ci manda a fare, con un atteggiamento imprenditoriale, no. E’ con lo Spirito Santo. Questo è il coraggio. Il vero coraggio dell’evangelizzazione non è una testardaggine umana, così… No. E’ lo Spirito che ci dà il coraggio e ti porta avanti”.
La seconda dimensione dell’evangelizzazione messa a fuoco da Papa Bergoglio è quella del servizio, offerto anche “nelle cose piccole”. Sbagliata, infatti, è la presunzione di voler essere serviti dopo aver fatto carriera, nella Chiesa o nella società: “l’arrampicarsi nella Chiesa – aggiunge – è un segno che non si sa cosa è l’evangelizzazione”, “quello che comanda deve essere come quello che serve”. “Noi possiamo annunciare cose buone ma senza servizio non è annuncio, sembra, ma non è. Perché lo Spirito non solo ti porta avanti a proclamare le verità del Signore e la vita del Signore ma ti porta anche dai fratelli, dalle sorelle per servirli. Il servizio. Anche nelle cose piccole. E’ brutto quando si trovano evangelizzatori che si fanno servire e vivono per farsi servire. E’ brutto. Saranno come i principi dell’evangelizzazione”. Infine, la gratuità, perché nessuno può redimersi grazie ai propri meriti. “Gratuitamente avete ricevuto – ci ricorda il Signore – gratuitamente date”: “Tutti noi siamo stati salvati gratuitamente da Gesù Cristo e quindi dobbiamo dare gratuitamente. Gli operatori pastorali dell’evangelizzazione devono imparare questo, la loro vita deve essere gratuita, a servizio, all’annuncio, portati dallo Spirito. La propria povertà li spinge ad aprirsi allo Spirito”.
 

Centro Astalli: “salvare vite in mare una priorità non derogabile”

Roma - Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione per le condizioni degli oltre 600 migranti in mare che attendono di essere tratte in salvo in un porto sicuro”. Tra loro 123 minori e 7 donne incinte. “Mettere in salvo vite – scrive il Centro - è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi”. Da qui la richiesta di “una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi. Atti dimostrativi che hanno conseguenze serie sulle già precarie condizioni di donne, bambini e uomini, non risolvono nulla in assenza di politiche di lungo termine che prevedano via legali d’ingresso. Al contrario – spiega il Centro Astalli - vanno ad aumentare il rischio di morte in mare di innocenti in cerca di salvezza. Sì chiede infine a tutti gli attori coinvolti di rispettare e applicare la normativa nazionale e le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare”.
 

Papa Francesco prega per “l’amato popolo coreano”

Città del Vaticano – Papa Francesco invita a pregare per “l’amato popolo coreano”. L’occasione i colloqui a Singapore che si svolgeranno nei prossimi giorni. “Desidero nuovamente far giungere all’amato popolo coreano un particolare pensiero nell’amicizia e nella preghiera”, ha detto il pontefice al termine della preghiera mariana dell’Angelus in piazza San Pietro: “i colloqui che avranno luogo nei prossimi giorni a Singapore possano contribuire allo sviluppo di un percorso positivo, che assicuri un futuro di pace per la penisola coreana e per il mondo intero”. “Per questo preghiamo il Signore”, ha aggiunto: “tutti insieme preghiamo la Madonna, Regina della Corea, che accompagni questi colloqui”.
 

Migrantes Piemonte – Valle D’Aosta: a Vercelli il pellegrinaggio regionale con il vescovo mons. Arnolfo

Vercelli-  “Madri e fratelli in terra straniera – come diventare dono per gli altri”. Questo il tema del convegno regionale Migrante Piemonte-Valle d’Aosta che si svolgerà domenica, 10 giugno, a Vercelli. Sono previsti circa 700 migranti provenienti da tutte diocesi della regione ecclesiastica. Il ritrovo alle ore 10-10,30 in Piazza D’Angennes, da cui saranno suddivisi in gruppi linguistici: italiano, inglese, francese, albanese, portoghese, filippino, romeno, cinese, spagnolo, ucraino, e accompagnati nei luoghi di destinazione, dove alle 11 si terranno le catechesi. Momento conclusivo la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo, presiederà la celebrazione eucaristica con la quale si concluderà il pellegrinaggio.
 

Migrantes Asti: “Open Church” …nella Chiesa nessuno è straniero

Asti - “Nella Chiesa nessuno è straniero e la Chiesa non è straniera a nessuno in nessun luogo e in nessun modo”; è questo il senso delle recenti iniziative promosse dall’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Asti che vede come obiettivo una Chiesa aperta, dove ognuno possa sentirsi a casa. Il progetto è rivolto in particolare alle persone migranti, perché abbiano l’opportunità di sentirsi accolte all’interno della Chiesa e “possano trovare in Essa un punto di riferimento non solo materiale, ma soprattutto spirituale. Infatti tra i bisogni espressi da chi arriva nel nostro Paese quello spirituale è uno dei più importanti”. Per questo motivo ogni mercoledì pomeriggio nella parrocchia Nostra Signora di Lourdes di Asti, dalle ore 15 alle ore 17.30, i residenti astigiani madrelingua inglese o francese avranno la possibilità di essere accolti, dialogare, pregare o ricevere il sacramento della Riconciliazione, da parte di un sacerdote anglofono o francofono. “Sarà – spiegano alla Migrantes -  un momento di vicinanza alle persone migranti, di conoscenza, crescita spirituale e condivisione dell’esperienza di vita e di fede, ma anche un luogo per sperimentare veramente quella chiamata alla fraternità e alla relazione autentica di amore tra gli uomini”.
Con questa prospettiva di attenzione si segnala che domenica 10 giugno 2018 si svolgerà un Pellegrinaggio regionale a Vercelli con tema: “Madri e fratelli in terra straniera, come diventare dono per gli altri”. Tra le iniziative anche la presentazione, lunedì 18 giugno, presso il Seminario vescovile, del “Rapporto Asilo 2018” della Fondazione Migrantes. Interverranno Chiara Marchetti, co-curatrice del volume, Alberto Mossino, presidente PIAM onlus, Angela Bosio, presidente Consorzio COALA e Beppe Amico, direttore della Caritas diocesana. Le conclusioni saranno affidate a Daniela Iavarone e Paolo Maccario, direttori dell’Ufficio Pastorale Migrantes di Asti.
 

MCI Germania-Scandinavia: sul “credo delle nuove generazioni” il convegno nazionale di settembre

Francoforte - “Il credo delle nuove generazioni”: questo il tema del convegno nazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, che si svolgerà al Bisldungshaus St. Ursula di Erfurt dal 24 al 27 settembre prossimo. Sarà l’occasione per concludere – spiega il delegato nazionale p. Tobia Bassanelli – “la riflessione che stiamo portando avanti in questo anno pastorale, in vista del Sinodo di ottobre dedicato ai giovani”.
Relatore principale p. Tobias Keßler dell’Institut für Weltkirche und Mission dell’Università teologica Sankt Georgen di Francoforte/M. ed ex responsabile diocesano per la pastorale giovanile della diocesi di Colonia.
 
 

Amazzonia: cresce “atteggiamento xenofobo e di criminalizzazione verso migranti e profughi”

Città del Vaticano - L’Amazzonia è una regione “multietnica, pluri-culturale e pluri-religiosa, uno specchio di tutta l’umanità che, a difesa della vita, esige cambiamenti strutturali e personali di tutti gli essere umani, degli Stati e della Chiesa”. Lo si legge  nel documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica – presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede - sul tema “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale” che si svolgerà nell’ottobre 2019. Questi cammini di evangelizzazione – si legge nel testo – “devono essere pensati per e con il Popolo di Dio che abita in quella regione: abitanti di comunità e zone rurali, di città e grandi metropoli, popolazioni che vivono sulle rive dei fiumi, migranti e profughi e, specialmente, per e con i popoli indigeni”. Attualmente fra il 70 e l’80% della popolazione di quel territorio risiede nelle città: “i movimenti migratori più recenti all’interno della regione amazzonica si caratterizzano, soprattutto, per il trasferimento degli indigeni dai loro territori d’origine alle città”. Molti di questi indigeni “non hanno documenti o sono irregolari, rifugiati, abitanti delle rive dei fiumi o appartengono ad altre categorie di persone vulnerabili”. Di conseguenza – spiega il documento - cresce in tutta l’Amazzonia “un atteggiamento xenofobo e di criminalizzazione verso i migranti e i profughi. Questo, al tempo stesso, favorisce lo sfruttamento delle popolazioni amazzoniche, vittime del mutamento di valori dell’economia mondiale, in base al quale il guadagno è più importante della dignità umana”. L’esempio citato è la “crescita drammatica del traffico di persone, specialmente donne, ai fini dello sfruttamento sessuale e commerciale”. Le donne, così, “perdono il loro protagonismo nei processi di trasformazione sociale, economica, culturale, ecologica, religiosa e politica delle loro comunità”.
 

Profughi: primo corridoio umanitario dalla Turchia al Belgio

Roma - Ieri sera, all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem, sono giunti 34 profughi siriani, per la prima volta dalla Turchia, grazie ai Corridoi Umanitari, che - promossi in Italia, Francia e Belgio dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con diverse confessioni religiose - hanno permesso finora l’arrivo in Europa di circa 1.500 persone in condizioni di “vulnerabilità”: famiglie con bambini, anziani, malati. Il nuovo gruppo, composto da 19 adulti e 15 minori, verrà accolto dalle strutture messe a disposizione dalle diverse associazioni belghe che hanno aderito. Finora sono arrivate in Belgio 72 persone con i Corridoi Umanitari. Il progetto, che è autofinanziato, ne prevede in questo Paese un totale di 150 che giungeranno nei prossimi mesi dalla Turchia e dal Libano.