Primo Piano

Migrantes: non dimenticare il lavoro di tanti emigrati italiani e tanti immigrati in italia

Roma - 62 anni fa una tragedia tra le più gravi della storia dei lavoratori italiani nel mondo. Siamo in Belgio, a Marcinelle. E’ l’8 agosto del 1956: nel pozzo minerario di Bois du Cazier un incendio riempì di fumo tutto il pozzo minerario, provocando la morte di 262 lavoratori dei 274 presenti in quel momento. Di questi 136 erano italiani. Ricordare quello che è successo – dice oggi la Fondazione Migrantes - ...

Torino: mons. Nosiglia sulla vicenda ex Moi

Torino – “Sono lieto che la vicenda del Moi, almeno per una palazzina, si sia conclusa positivamente, grazie alle tante persone coinvolte nel Progetto promosso dagli agenti istituzionali: Comune, Regione, Prefettura e Questura, Diocesi di Torino e Compagnia di San Paolo”. A dirlo oggi l’arcivescovo di Torino...

Italiani in Germania: parte il concorso “Bravo Bravissimo”

Berlino - “Bravo Bravissimo”: questo il titolo della prima edizione del concorso, promosso dall’Ambasciata italiana  a Berlino e rivolto agli studenti italiani in Germania. Due le categorie previste: “Che pagella!”, che va a premiare gli studenti con i risultati migliori; e “Che progressi!”, riconoscimento agli studenti che dimostrano i maggiori progressi nel corso dell’anno. La partecipazione, fa sapere l’ambasciata, è completamente gratuita. Possono concorrere al premio tutti gli studenti italiani regolarmente residenti in Germania e che frequentano la scuola tedesca di ogni ordine e grado, dalla seconda elementare alla Maturità. Per partecipare basta inviare all’Ambasciata d’Italia a Berlino una copia delle pagelle dell’anno scolastico 2017/2018 (1° e 2° semestre) entro il 15 agosto 2018.
Sul sito dell’Ambasciata d’Italia sono disponibili tutte le informazioni.
 
 

Sport e integrazione: al via la Call “Fratelli di sport”

Roma - Una Call dal titolo "Fratelli di Sport" per tecnici impegnati nel sociale. E’ quanto prevede la quinta edizione del progetto "Sport e Integrazione", realizzato nell'ambito dell'Accordo di programma per la promozione delle politiche di integrazione attraverso lo sport tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il CONI.
La Call, istituita in memoria del calciatore/allenatore Emiliano Mondonico, è rivolta alla valorizzazione delle figure di tecnici sportivi fortemente impegnati sui temi sociali e attenti al ruolo dello sport quale strumento di inclusione e integrazione. Possono aderire al progetto gli organismi sportivi riconosciuti dal CONI, le società sportive o altre forme di associazioni che possano segnalare profili e candidature di tecnici sportivi virtuosi.
Al termine della Call, il 20 ottobre 2018, le candidature ritenute più meritevoli saranno valorizzate e premiate con attrezzature e materiali sportivi.
 

Calabria: un festival per raccontare l’emigrazione italiana

Paludi - Si chiama Festival delle Spartenze, si legge Festival della condivisione. E' la promessa dell'Associazione Assud che, con la terza edizione dell'iniziativa culturale in programma da ieri nei comuni di Paludi, Cropalati e Rossano, in provincia di Cosenza, pone in chiave positiva e propositiva l'attenzione sul tema delle migrazioni. La cultura è il filo conduttore, l'ago che ricuce i rapporti tra passato e presente, che riporta vita nei borghi abbandonati, che crea sinergie tra gli emigranti di ieri e di oggi, tra coloro che sono partiti verso paesi e culture diverse e coloro che sono rimasti. Due i linguaggi utilizzati nell'ambito del Festival per raccontare l'italianità dispersa. Il primo, la musica, protagonista sia nello spettacolo musicale letterario di Cataldo Perri, il medico musicista calabrese che ha raccontato l'emigrazione proponendo alla comunità di Cropalati le vibrazioni della sua chitarra battente, che nella seconda serata nel borgo di Paludi con il concerto a mani doppie di Peppe Voltarelli e Otello Profazio, due artisti “cantastorie”, entrambi calabresi, ricercatori eterodossi della contemporaneità popolare che documentano (rivisitando) la realtà del Sud, mescolando dialetto, realtà e leggende a tematiche scomode e inaccessibili, omaggio alla cultura popolare.
Il secondo linguaggio utilizzato è quello delle parole e delle idee, con dibattiti e confronto tra ricercatori calabresi ormai radicati in università lontane dalla propria terra, italiane e estere che per il Festival delle Spartenze sono stati coinvolti nel “I raduno dei ricercatori calabresi nel mondo”. Ma anche confronto tra istituzioni e studiosi che, con le loro testimonianze, hanno sottolineato la necessità di restituire ai borghi abbandonati ciò che hanno perso con l'emigrazione e l'opportunità di valorizzare chi ha deciso di investire nella propria terra ed è restato, in uno scenario che, secondo le ultime stime Svimez, nei prossimi 50 anni perderà 5 milioni di abitanti solo al Sud Italia. Vito Teti, antropologo e docente all'Università della Calabria, personalità a cui l'associazione Assud e il direttore del Festival Giuseppe Sommario, hanno premiato con il Premio Spartenze 2018, ha commentato: “Le ‘spartenze’devono essere viste non solo come una negatività, ma come un'occasione di riconciliazione tra mondi che si sono separati per fenomeni emigratori, e che possono essere recuperati, almeno a livello antropologico, con le nuove generazioni creando una continuità tra il prima e il dopo, per un nuovo senso di appartenenza contestualizzato nell'oggi”. Presenti alle due serate, tra gli altri, Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Giudiceandrea, Consigliere Regione Calabria, la ricercatrice calabrese della University College of London Maria Maiarù, Giovanna Giordano, presidente Comites di Montreal.
 

Cgie: l’Italia deve credere di più sulle sue potenzialità

Roma - Il primo agosto la Svizzera ha festeggiato l’unità nazionale. In questa giornata i ventisei cantoni che costituiscono la Confederazione Elvetica hanno rinnovato il patto del Grütli, una montagna sul lago dei 4 cantoni sulla quale fu pronunciato il giuramento dal quale è evoluta la forma confederata della Svizzera moderna. Quest’anno la ricorrenza, “per puro caso”, è culminata con il contestuale riconoscimento della medaglia Fields, “il premio Nobel della matematica” assegnato a Rio de Janerio a Alessio Figalli, un giovane italiano professore ordinario presso il Politecnico di Zurigo. Questo ateneo in passato ha ospitato diversi illustri professori, tra loro figure rinomate che hanno scritto pagine della storia d’Italia. Merito del giovane professore e ricercatore Alessio Figalli é aver studiato il modo più economico o ottimale per trasportare la distribuzione di massa da un luogo all’altro.
“La notizia – dice il segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Sstero (Cgie), Michele Schiavone -  ha incontrato molte simpatie suscitando un pizzico d’orgoglio nella comunità italiana in Svizzera, perché negli ultimi anni sono numerosi i nostri connazionali trasferitisi nella Confederazione e tra loro, una significativa percentuale é anche impegnata in ambiti accademici e di ricerca, avendo ricevuto una alta formazione scolastica nel nostro Paese, che li colloca tra i più preparati professionalmente”. Questo riconoscimento – aggiunge – “fotografa, tuttavia, le allarmanti cause, anticipate nella stessa giornata, dallo Svimez nel rapporto economico e sociale nelle regioni meridionale nel 2018, che spingono molti nostri connazionali a trasferirsi all’estero.
Il rapporto indica come l’emigrazione sia ridiventata un tratto endemico del nostro paese, favorita dall’esclusione di una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro. Nel 2017 ci sono stati più morti che nati, i giovani vanno via e iniziano a scappare anche gli stranieri. Negli ultimi anni ci sono stati dei segnali di ripresa occupazionale, ma se non cambia l’atteggiamento delle politiche strutturali c’è il rischio di una marcia indietro repentina”.
Per Schiavone “le due notizie mostrano le differenze tra la Svizzera e l’Italia e lo spaccato di un Paese, il nostro, con grandi potenzialità e capacità indiscusse, che il sistema italiano non riesce a valorizzare costringendole a inventarsi un futuro di successo altrove”.
 
 

Ong a istituzioni italiane e internazionali: “chiudere i porti è illegittimo”

Roma -  “Chiudere i porti è illegittimo”: lo ribadiscono in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, al Governo e al Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, le organizzazioni A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty international Italia, Arci, Asgi, Casa dei diritti sociali, Cnca, Emergency, Fcei, Intersos, Médecins du monde Missione Italia, Medici senza frontiere e Oxfam, denunciando “le gravi violazioni delle norme internazionali, europee e nazionali di cui le autorità italiane si sono rese responsabili, nei recenti casi in cui hanno impedito o ritardato lo sbarco di persone soccorse nell’ambito di operazioni di salvataggio coordinate dall’Italia”. Le organizzazioni evidenziano, riferisce il Sir, i vari dubbi e le violazioni delle norme del diritto internazionale del mare, ricordando che l’eventuale respingimento in Libia delle persone soccorse costituirebbe “una gravissima violazione della normativa internazionale, europea e interna, con riferimento sia all’obbligo di condurre le persone soccorse in un ‘luogo sicuro’, sia alle norme in materia di diritti umani e protezione dei richiedenti asilo”. Alle istituzioni viene chiesto che “in nessun caso venga effettuato (direttamente o indirettamente) un respingimento verso la Libia delle persone soccorse;  nell’ambito delle future operazioni Sar (Search & rescue) coordinate dall’Italia, il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto indichi tempestivamente il porto sicuro di sbarco alle navi che trasportano le persone soccorse; cessino immediatamente le azioni che ostacolano l’operato delle Ong e di tutti i soggetti impegnati nelle operazioni di salvataggio in mare e che hanno determinato l’aumento del numero di persone morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (più di 1.400 nel 2018); siano resi pubblici i provvedimenti adottati dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, dal ministero dell’Interno e da ogni altra autorità coinvolta in merito al divieto di attracco e di sbarco nei confronti delle navi impegnate nei soccorsi; il Governo italiano promuova un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati europei non impedendo lo sbarco dei naufraghi ma sostenendo un meccanismo di distribuzione permanente e obbligatorio quale quello previsto dalla riforma del Regolamento di Dublino approvata dal Parlamento europeo”.
 
 

Il viaggio di Yaguine e Fodè

Roma - Era il 1999, Yaguine e Fodè erano due ragazzi di 15 e 14 anni, che volevano lasciare la Guinea per andare a studiare in Europa. Per questo si sono nascosti nel carrello di atterraggio di un aereo e sono morti durante il viaggio per il freddo. I due giovani avevano con sé una lettera pubblicato oggi sul sito della Comunità di Sant’Egidio.
Parlavano dei loro problemi, anche della scuola: “Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti. Al livello dei problemi abbiamo la guerra, la malattia, il cibo. Quanto ai diritti dei bambini, in Africa e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole ma una grande mancanza d'istruzione e d'insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento. Ma ci vogliono molti soldi e i nostri genitori sono poveri, anche se fanno di tutto per darci da mangiare”.
Yaguine diceva sempre: “Il giorno in cui me ne andrò in Francia vi aiuterò tutti a studiare”.
La classe di Fodè era di 107 persone, la scuola una costruzione a un piano, ricoperta da un tetto di tegole sconnesse. L'arredamento è povero: una lavagna, alcune aperture nei muri per lasciar passar la luce, dal momento che non c'è elettricità, e pochi banchi dove si stringevano gli studenti”.
 
 

Medici su malattie migranti: un timore senza basi scientifiche

Roma - “La paura che l’arrivo di persone migranti nel nostro Paese possa nuocere alla salute di chi risiede in  Italia è abbastanza diffusa. Ma è un timore che ha basi più radicate  in convinzioni politiche che in evidenze scientifiche ed  epidemiologiche”. Il sito www.dottoremaeveroche.it (realizzato dalla Federazione degli Ordini dei Medici) pubblica un lungo articolo con domande e risposte, basate su evidenze scientifiche, per smentire alcune informazioni che circolano sulla salute dei migranti. 
“È vero: vedere medici, infermieri e volontari così protetti”, con  tute, guanti, mascherine, “può far sospettare che ritengano di esporsi  a un rischio infettivo. Ma si tratta - spiega il sito - invece, di una procedura  prevista dalla Normativa di tutela della salute e della sicurezza sul  lavoro. Dal punto di vista strettamente sanitario, la salute dei  migranti è controllata in maniera capillare e scrupolosa”.
Le malattie più frequenti nelle persone che sbarcano in Italia sono  “altre e, alcune, molto particolari, come ‘la malattia dei gommoni’: le lesioni e le ustioni provocate dal carburante che, trasportato sui  gommoni vicino alle persone, può rovesciarsi nella barca e miscelarsi  all’acqua salata. A contatto con la pelle, la corrode provocando ferite dolorose e molto gravi”. Inoltre, “occorre considerare che  persone malate difficilmente potrebbero sopportare lo sforzo di un viaggio terribilmente impegnativo come quello che intraprende chi  sbarca sulle coste italiane”.
Domande anche su malattie come scabbia e tubercolosi. La prima è una delle malattie più diffuse ma - scrivono i medici -  “non è nulla di particolarmente preoccupante. E’ un’infezione della  pelle dovuta a un parassita diffuso in tutto il mondo. Compresa  l’Italia. È favorita dalle condizioni di vita e, come spesso accade,  chi vive in una situazione di scarsa igiene o di sovraffollamento è più vulnerabile. Diversi farmaci curano la scabbia, anche in un’unica soluzione”.
I migranti portano la tubercolosi? “Probabilmente no, ma è importante - si legge  sul sito - vigilare non soltanto sulla popolazione migrante. Infatti, il riemergere della tubercolosi è legato ad un aumento diffuso di situazioni di povertà”.  E ancora i medici spiegano i passaggi che avvengono dopo l’arrivo di un migrante. L’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà ha elaborato, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e la Società italiana di medicina delle migrazioni, un documento “utile non solo per guidare il lavoro degli operatori ma anche per informare i cittadini interessati”. “Durante le operazioni di soccorso in mare, i migranti ricevono una prima valutazione sanitaria da parte dei team sanitari che operano a bordo, in coordinamento con la Guardia costiera. Già durante il viaggio, e quindi prima dell’arrivo in porto, possono essere trasferiti presso strutture sanitarie per mezzo di velivoli della Marina Militare o della Guardia costiera; una volta in porto, il trasferimento d’urgenza avviene tramite il sistema 118. Il Ministero della Salute, in attuazione delle proprie funzioni di profilassi internazionale e in applicazione del Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS, ha l’incarico di rilasciare alle navi che portano migranti in arrivo un attestato di libera pratica sanitaria - LPS. La LPS segnala l’assenza di rischi per la salute collettiva e consente lo sbarco dei migranti in uno dei (circa) quindici porti attualmente interessati dal fenomeno, in cinque diverse regioni italiane. La LPS viene rilasciata dopo una prima verifica delle condizioni generali di salute delle persone a bordo della nave.” Dopo lo sbarco, l’attività continua per quelli che sono i compiti di profilassi internazionale. Sulle banchine è fornita – oltre all’assistenza umanitaria – anche un’assistenza di tipo sanitario, che “consiste in una prima valutazione volta a identificare eventuali quadri emergenziali o situazioni sospette cui dare risposta immediata”.
 

Cei: il Card. Bassetti con 70.000 giovani dal Papa

Roma - Martedì 7 agosto alle ore 12.00, a Roma, presso la Sala Marconi di Palazzo Pio (Piazza Pia, 3), si terrà la conferenza stampa di presentazione delle due giornate di incontro dei giovani italiani con Papa Francesco, sabato 11 (al Circo Massimo) e domenica 12 agosto (in piazza San Pietro). Attesi circa 70.000 giovani.
Alla conferenza stampa, moderata da don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, interverranno il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI e don Michele Falabretti, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI.
 Nel corso della conferenza stampa verrà presentato un primo bilancio dei pellegrinaggi in corso nelle 190 diocesi italiane e il programma dell’evento: sabato pomeriggio al Circo Massimo con il Papa, la festa serale dei giovani, la Notte bianca in una ventina di chiese romane, la mattinata di domenica in piazza San Pietro.
Fin da ora è possibile trovare maggiori informazioni nel sito www.giovani.chiesacattolica.it.
 
 

Com. Sant’Egidio: il ricordo del genocidio rom dia “monito per evitare ogni discriminazione”

Roma - Oggi ricorre il “Roma Genocide Remembrance Day”, la giornata in ricordo del Porrajmos, lo sterminio di Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale. Il 2 agosto 1944, infatti, i nazisti liquidarono lo Zigeunerlager del campo di Auschwitz-Birkenau, uccidendo nelle camere a gas oltre 4mila persone, in maggioranza donne e bambini. La Comunità di Sant’Egidio “si stringe accanto a questa minoranza, la più numerosa in Europa”, e invita a ricordare la sua storia “segnata da persecuzioni e sofferenze. La memoria del genocidio provocato da ideologie razziste - si legge in una nota- costituisca un monito per evitare ogni discriminazione e favorire la piena inclusione del popolo Rom, composto ancora oggi soprattutto di minori, cui va garantita integrazione scolastica, sanitaria e abitativa”.
 
 

Rom e Sinti: oggi manifestazione in piazza Montecitorio

Roma- si svolgerà oggi pomeriggio a Piazza Montecitorio un presidio di cittadini e cittadine Rom e Sinti per manifestare al Parlamento Italiano – come si legge nell’appello firmato da alcuni rappresentanti di queste minoranze etniche – “ la propria preoccupazione per il clima di discriminazione con minacce di censimenti etnici e violenza diffusa contro persone e comunità rom e sinti”.
 

P. Perry: “Dio si identifica con lo straniero accolto o il rifiutato di ogni epoca”

Assisi -  “Le politiche migratorie diventano sempre più escludenti e chiuse”, particolarmente “in Europa e negli Usa”: “Le immagini che negli ultimi giorni abbiamo visto dalle coste libiche fanno comprendere quanto insensibile possa diventare il cuore nei confronti del dolore altrui”. Lo ha detto ieri fra Michael A. Perry, ministro generale dell’Ordine dei Frati minori, nell’omelia della messa celebrata per la Festa di Santa Maria degli Angeli nel Proto-Monastero di Santa Chiara in occasione del Perdono di Assisi.
“La Parola di Dio oggi ci vuole incoraggiare a combattere quella cultura di esclusione e distanziamento che sembra imbattibile. Il Signore stesso – ha proseguito fra Perry – dice, ‘avvicinatevi’ e ‘saziatevi’. Questi due verbi sono un appello che contrasta con la mentalità egoista di chi sta bene e non vuole essere disturbato. Sono parole che ci spingono, come direbbe Papa Francesco, ad aprirci a un incontro personale, che contempla un tempo adeguato per accogliere, conoscere e riconoscere l’altro”. Il ministro generale ha invitato, infine, a vivere “la festa del perdono con la consapevolezza che Dio vuole fare la sua dimora in mezzo a noi e che oggi si identifica particolarmente con lo straniero accolto o il rifiutato di ogni epoca”. (Sir)
 
 

Mons. Staglianò il battesimo di Esrom

Noto - Grande festa all'hotspot di Pozzallo per il battesimo del piccolo Esrom. Era arrivato tra il 15 e 16 luglio nel porto ragusano, dopo essere stato soccorso con sua madre e il suo fratellino dalle navi “Monte Sperone” della Guardia di Finanza e “Protector” legata al dispositivo Frontex.
A celebrare la cerimonia è stato il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò. Con lui anche il parroco della Chiesa Madre “Madonna del Rosario” a Pozzallo, don Salvatore Cerruto.
A fare da madrina l’assistente sociale dell’hotspot, Franca Assenza, mentre il padrino è stato un altro operatore Giuseppe Amore.
Alla cerimonia erano presenti anche il sindaco Roberto Ammatuna, la direttrice dell’hotspot Emilia Pluchinotta, e alcuni altri rappresentanti delle strutture che operano all'interno dell’hotspot. Va ricordato che lo scorso 16 luglio dopo i soccorsi, assieme a Esrom e suo fratello, approdarono a Pozzallo altri 129 minori di cui soltanto 2 hanno i genitori. (I.Sol) 
 

Marcinelle si prepara a ricordare i morti della tragedia dell’8 agosto 1956

Marcinelle - Sarà il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, a rappresentare il governo italiano in occasione delle commemorazioni, 8 agosto, per la tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove nel 1956 una frana causò la morte di 262 minatori: di questi 163 erano italiani. L’annuncio lo ha dato qualche giorno fa lo stesso titolare della Farnesina in una audizione alle commissioni congiunte di Camera e Senato Affari esteri ed emigrazione.
Sono trascorsi 62 anni da quel tragico evento del 1956  ma la memoria rimane ancora forte. Quel giorno un incendio riempì di fumo tutto il pozzo minerario di Bois du Cazier, nei pressi di Marcinelle. Quella data, dal 2011, è stata riconosciuta ufficialmente in Italia dove viene celebrata la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Occasione, come ha più volte ribadito la Fondazione Migrantes, per non dimenticare chi, ancora oggi, muore  sui luoghi di lavoro, siano essi italiani all’estero che stranieri residenti nel nostro Paese.
Come ogni anno a Marcinelle è prevista una celebrazione eucaristica per ricordare quella tragedia seguita da 262 rintocchi di campana con il nome di ognuno dei minatori morti. (R.Iaria)