Primo Piano

ONU: in Italia violenza e razzismo

Ginevra – “Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e razzismo contro migranti, persone di origini africane e rom”. Ad annunciarlo, da Ginevra, è stato il neo Alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet. Parlando all’apertura dei lavori del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre, Bachelet ha poi precisato che una squadra analoga dell'Onu sarà inviata anche in Austria per "dare priorità al ritorno dei migranti dall'Europa, senza assicurare che gli obblighi internazionali in materia di diritti umani siano assicurati, non può essere considerata una risposta di protezione".
 

Mons. Morosini: la xenofobia “non è né ragionevole né cristiana”

Reggio Calabria – “Senza accoglienza, senza solidarietà, senza prossimità, senza apertura al diverso, senza il coraggio dell’ascolto, senza la tutela della dignità di tutti, noi condanneremo i giovani a vivere in una cultura disumana e barbara che nulla ha da spartire con i grandi valori del progresso e della tradizione culturale e cristiana”. Lo ha detto Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova parlando in Piazza della Consegna, in occasione  dell’accoglienza del Quadro della Madonna della Consolazione,  patrona della città. 
Per il presule calabrese la xenofobia “non è né ragionevole né cristiana. Supplico la Vergine consolatrice di non far giungere, anche tra noi, come sta accadendo in altre parti d’Italia e d’Europa, il vento della xenofobia: terribile parola che significa odio contro lo straniero e il diverso. La paura degli stranieri, degli immigrati ed il conseguente odio nei loro confronti, è una condizione che non ci appartiene, né come italiani, né come calabresi. Noi, per tradizione e cultura, abbiamo sempre trattato con rispetto e amore chi è ‘diverso da noi’, con tutto l’aiuto di cui siamo capaci. L’impegno legittimo a correggere tutti gli errori, le storture e gli inganni del fenomeno migratorio degli anni passati, se mai esistiti, non può giustificare l’ondata di xenofobia che sta invadendo l’animo di tanti italiani ed europei”.
“Non lasciamoci – l’invito del presule - suggestionare da subdoli ragionamenti semplicistici. Non lasciamoci prendere da eccessive paure. Usiamo di più la ragione, la fede e la morale cristiana. Non lasciamoci ingannare da chi vuol giustificare questa vergognosa caccia allo straniero come impegno a salvaguardare i valori cristiani. Davanti alla Madonna vi dico, con la forza della fede: questa è una menzogna diabolica”.
 
 

MCI: è morto p. Gheza

Brescia  - Lo scorso 2 settembre è deceduto a Esine (Brescia) padre Flaminio Gheza, per anni missionario tra gli italiani in Francia. Negli anni ’70 ha dedicato tre anni all’UCEI (l’Ufficio Centrale dell’Emigrazione Italiana) occupandosi della formazione dei Missionari tra gli italiani all’estero.
 Nato a Esine (Bs) il 22 settembre del 1931 e ordinato sacerdote nel 1956 ha iniziato il suo ministero come missionario in Francia. Dal 1963 al 1969 ha diretto la Missione Cattolica Italiana a Parigi. Successivamente, dopo l’esperienza all’UCEI, è stato a Grenoble e ancora a Parigi e parroco a Château d’Ecoublay (Regione Parigina) e a Saint-Ouen-l'Aumône. Si è ritirato a Bassano del Grappa nel 2005. Dal 2018 era ad Esine per motivi di salute.
La Fondazione Migrantes esprime alla famiglia e agli scalabriniani la sua vicinanza e ringrazia Dio per l’opera prestata da p. Gheza.
 

Mons. Felicolo: la pastorale delle migrazione “sta assumendo un aspetto più ordinario”

Roma - L’Italia non è la destinazione finale dei migranti ma una tappa obbligatoria e intermedia per chi vuole raggiungere altri Stati. La conferma sta nell’allontanamento volontario dai centri di accoglienza di alcuni migranti sbarcati a fine agosto dal pattugliatore della Guardia costiera “Ubaldo Diciotti”. Ne è convinto Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore regionale dell’Ufficio Migrantes di Roma e del Lazio. Quest’episodio, dice al settimanale RomaSette  “richiama l’Europa alle proprie responsabilità su come poter integrare e accogliere realmente tanti migranti»”. Il sacerdote si dice, comunque, preoccupato per la sorte degli stranieri che si sono allontanati  sottolineando, però, che essi “sono liberi di spostarsi”.
Mons. Felicolo offre anche alcuni dati nella Capitale: qui sono oltre 130 i centri pastorali che servono 37 comunità di stranieri. In città vivono 377.217 migranti e nell’area metropolitana (compresa Roma) 544.916. La disponibilità di accoglienza offerta dalle diocesi italiane dimostra – dice il direttore Migrantes - che l’accoglienza “sta diventando una buona prassi della Chiesa cattolica e la pastorale delle migrazioni sta assumendo un aspetto più ordinario”. Un’ordinarietà che richiede anche l’incentivo a creare momenti di incontro, conoscenza e dibattito mirati a un “confronto sereno senza rinfocolare paure e sentimenti di diffidenza”. Per Mons. Felicolo l’Europa “non badi solo all’aspetto finanziario ma viva la propria unione in maniera solidale. Certamente l’emergenza migratoria va affrontata a partire dai Paesi di origine, distinguendo da luogo a luogo e da situazione a situazione, ma deve realizzarsi il sogno di unire le sponde del Mediterraneo con percorsi legali come i corridoi umanitari”.
 

Papa Francesco: la novità del Vangelo non ammette una doppia vita

Città del Vaticano -  “Fratelli, si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani. Ma voi siete cristiani e vivete così?”.
Sono le dure parole di rimprovero, tratte dalla prima Lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, che Paolo rivolge a quei cristiani costatando che molti di essi conducono “una doppia vita”. L'apostolo, sottolinea il Papa nell'omelia alla Messa di questa mattina a Casa Santa Marta, riferisce Vatican News, è molto arrabbiato con loro, che si vantavano di essere dei “cristiani aperti” e in cui “la confessione di Gesù Cristo andava di pari passo con un’immoralità tollerata”. Paolo ricorda che il lievito fa fermentare tutta la pasta e che ci vuole un lievito nuovo per una pasta nuova. 
Gesù aveva raccomandato ai suoi discepoli: “A vini nuovi, otri nuovi”: “la novità del Vangelo, la novità di Cristo - afferma il Papa - non è soltanto trasformare la nostra anima; è trasformare tutti noi: anima, spirito e corpo, tutti, tutto, cioè trasformare il vino - il lievito – in otri nuovi, anche tutto. La novità del Vangelo è assoluta, è totale; ci prende tutti, perché ci trasforma da dentro a fuori: lo spirito, il corpo e la vita quotidiana”.
Papa Francesco osserva che i cristiani di Corinto non avevano capito la novità totalizzante del Vangelo che non è un’ideologia o un modo di vivere sociale che convive con le abitudini pagane. La novità del Vangelo è la Risurrezione di Cristo, è lo Spirito che ci ha inviato “perché ci accompagni nella vita”. Noi cristiani siamo uomini e donne di novità, afferma il Papa, non delle novità: “E tanta gente cerca di vivere il suo cristianesimo ‘delle novità’: ‘Ma oggi, si può fare così; no, oggi si può vivere così … ‘. E questa gente che vive delle novità che vengono proposte dal mondo è mondana, non accetta tutta la novità. C’è un confronto fra ‘la novità’ di Gesù Cristo e ‘le novità’ che il mondo ci propone per vivere”.
La gente che Paolo condanna, continua il Papa, “è gente tiepida, è gente immorale, (…) è gente che simula, è gente formale, è gente ipocrita”. E ribadisce: “La chiamata di Gesù è una chiamata alla novità”: “Qualcuno può dire: ‘Ma, padre, noi siamo deboli, siamo peccatori …’ – ‘Ah, questa è un’altra cosa’. Se tu accetti di essere peccatore e debole, Lui ti perdona, perché parte della novità del Vangelo è confessare che Gesù Cristo è venuto per il perdono dei peccati. Ma se tu che dici di essere cristiano convivi con queste novità mondane, no, questa è ipocrisia. Quella è la differenza. E Gesù ci aveva detto nel Vangelo: ‘State attenti quando vi diranno: il Cristo è lì, è là, è là …. Le novità sono questo: no la salvezza è con questo, con questo …’. Cristo è uno solo. E Cristo è chiaro nel suo messaggio”.
Gesù però non illude chi lo vuol seguire e Francesco alla domanda: “Ma com'è la strada di coloro che vivono “la novità” e non vogliono vivere “le novità”? ricorda come finisce il brano del Vangelo di oggi e cioè con la decisione di scribi e dottori della legge, di uccidere Gesù, di “farlo fuori”. “La strada di coloro che prendono la novità di Gesù Cristo è la stessa di Gesù: la strada verso il martirio”, avverte il Papa. Martirio non sempre cruento, ma quello di tutti i giorni. “Noi siamo in strada e siamo guardati dal grande accusatore che suscita gli accusatori di oggi per prenderci in contraddizione”. Ma, conclude, non bisogna negoziare con ‘le novità’, non bisogna “annacquare l’annuncio del Vangelo”.
 
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Mons. Delpini: “Chiesa dalle genti” che “tutti devono sentire propria anche se si viene da lontano”

Milano - “Non tiratevi indietro: troppe persone hanno bisogno di una Chiesa che sia cattolica e che sia giovane, accogliente, libera, fiduciosa”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini in occasione del Pontificale in Duomo nella Solennità della Natività della Beata Vergine Maria con il Rito di Ammissione dei Candidati al Diaconato e al Presbiterato, che segna, tradizionalmente, l’avvio dell’Anno Pastorale. Per il presule “occorre affrontare non solo la dedizione ordinaria per l’annuncio del Vangelo, i percorsi di comunione e la sollecitudine per i fratelli e le sorelle più bisognosi di attenzione e di soccorso”, ma si deve dare “compimento” a due eventi sinodali: il Sinodo minore diocesano “Chiesa dalle genti” che “ci impegna ad avviare percorsi per costruire la Chiesa di domani – Chiesa che tutti devono sentire propria anche se si viene da lontano” – e il Sinodo dei Vescovi del prossimo mese di ottobre su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Il presule ambrosiano ha anche annunciato la visita pastorale che inizierà il prossimo 18 novembre “in piena consonanza con il nuovo anno pastorale che si inaugura nel segno delle dimensione pellegrinante della fede”. L’arcivescovo visiterà un decanato scelto per ognuna delle zone pastorali della Diocesi, recandosi personalmente in tutte le parrocchie che lo compongono “in occasione di una celebrazione eucaristica o altra celebrazione liturgica o manifestazione di pietà popolare”.  Nell’omelia ha esortato fedeli, sacerdoti, uomini e donne di buona volontà ad “osare il cammino, di vivere la vita come un pellegrinaggio che sperimenta la verità”, evocando le parole che l’Angelo del Signore pronuncia in sogno a Giuseppe quando gli comunica che Maria avrebbe partorito per opera dello Spirito Santo: «Non temere. Non tirati indietro”.



 

Milano: nasce casa per le donne migranti vittime di violenza

Milano - “Bisogna dare un supporto a chi fugge dalle guerre. L'abbiamo visto in questi anni: Milano è una città davvero accogliente”. Con queste parole il prefetto Luciana Lamorgese tiene a battesimo la nascita della casa che accoglierà donne migranti e richiedenti asilo che hanno subito violenze. Il progetto “Un viaggio per la libertà” è della Casa delle donne maltrattate (Cadmi), che in 30 anni di attività ha aiutato più di 30 mila donne. “Dal trust 'In nome della donna' abbiamo ricevuto in comodato d'uso gratuito un immobile che abbiamo ristrutturato - racconta Manuela Ulivi, presidente del Cadmi -. In questa nuova casa le donne migranti avranno assistenza psicologica, consulenza legale, formazione culturale e professionale. Sono donne che ci raccontano storie di violenze terribili, inascoltabili. Con il nostro progetto saranno aiutate a superare i traumi e a tornare a vivere in autonomia”. Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Cariplo con 100 mila euro e dalle offerte di alcune donne. “C'è chi ha dato somme consistenti ma vuole rimanere anonima”, sottolinea Manuela Ulivi. 
Nella nuova casa del Cadmi potranno essere accolte 10 donne con figli. Ciascuna avrà la sua stanza e spazi in comune, come la cucina e i locali per altre attività. Saranno seguite giorno e notte da educatrici e psicologhe esperte di gestione del trauma. “Investire risorse ed energie in un progetto che supporta il percorso di emersione dalla violenza e l'integrazione della componente più vulnerabile e più fragile dell'immigrazione, serve a rafforzare la coesione e la stabilizzazione sociale - aggiunge il prefetto - . Vogliamo dare una speranza a queste donne”.
(D.P. – Redattore Sociale) 
 

Sovvenire per trasparenza e partecipazione

Roma - Le prospettive del sostegno economico alla Chiesa avranno un volano solo nella formazione dei sacerdoti e dei fedeli, che ha ancora ampi margini di crescita. Proprio 8xmille e Offerte, puntando su trasparenza e partecipazione, potranno rivelarsi strumento privilegiato per responsabilizzare le comunità, rafforzando il vincolo di comunione tra presbiteri e popolo di Dio.
Il campus di formazione su 8xmille e Offerte per la missione dei sacerdoti «ComuniDare», svoltosi al Carmelo di Ciampino (Roma) ed organizzato dal Servizio Promozione Cei, si è concluso venerdì scorso, dopo cinque giornate di lavori tra aula e plenaria, facendo il punto su queste prospettive di maturazione ecclesiale. Gli oltre cento partecipanti, tra seminaristi e incaricati diocesani, hanno potuto contare su una dozzina di docenti d’eccezione. Dai direttori Cei a docenti universitari. Si è fatto il punto sul sostegno economico alla Chiesa, «dalle comunità cristiane delle origini agli attuali sistemi di finanziamento delle confessioni religiose in Europa», con monsignor Ennio Apeciti, docente di storia della Chiesa presso il Seminario di Milano, e don Dario Vitali, docente di ecclesiologia all’Università Gregoriana di Roma. Elementi di amministrazione locale sono stati affrontati da don Girolamo Dello Iacono, direttore amministrativo e incaricato per il Sovvenire in diocesi di Isernia-Venafro. Profili giuridici del sostentamento del clero sono stati approfonditi dal sottosegretario Cei monsignor Giuseppe Baturi, direttore dell’Ufficio problemi giuridici, mentre è stato illustrato da don Sandro Panizzolo, parroco di San Giuseppe operaio a Monselice (Padova) il legame tra Sovvenire e comunione ecclesiale.
Nella giornata conclusiva sono intervenuti gli esperti di fundraising della Scuola internazionale di management pastorale , con il workshop progettuale «Comunicare, condividere, coinvolgere ». Le prospettive del sistema di finanziamento delle confessioni religiose in Italia sono state al centro della relazione di Settimio Carmignani Caridi, ricercatore in Diritto canonico ed ecclesiastico presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Nei lavori è emerso come, a fronte di un’alta propensione a donare per la missione dei sacerdoti e della Chiesa da parte degli italiani - ben uno su 5, per un totale di 15 milioni di cittadini, secondo una ricerca GfkEurisko 2016 - resta nebulosa l’informazione sul nuovo sistema. La donazione resta per lo più diretta e destinata a parroci del proprio territorio. Nel trentennale del documento dei vescovi italiani «Sovvenire alle necessità della Chiesa» del 1998, resta molto meno nota e «difficile », l’Offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Ma ha un valore ecclesiale più alto, che è importante trasmettere, perché raggiunge tutti i 35mila preti diocesani, dal più lontano al nostro, seppure attraverso un bollettino postale, un bonifico bancario, la carta di credito o la donazione agli istituti sostentamento clero. (Laura Delsere)
 
 
 

Papa Francesco: aprirci alle necessità dei più bisognosi

Città del Vaticano – Ci sono molti modi di emarginare, anche con la “pseudo pietà” o la “rimozione del problema” che fa rimanere “sordi e muti di fronti ai dolori delle persone segnate da malattie, angosce e difficoltà”, mentre “troppe volte l’ammalato e il sofferente diventano un problema, mentre dovrebbero essere occasione per manifestare la sollecitudine e la solidarietà di una società nei confronti dei più deboli”. Papa Francesco, ieri, commentando, prima dell’Angelus in piazza San Pietro, le letture del giorno, ha parlato della guarigione. Una guarigione non soltanto fisica, ma anche “dalla paura che ci spinge ad emarginare l’ammalato, il sofferente, il disabile”. Per il pontefice tutti dobbiamo “aprirci alle necessità  dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore”.
“Gesù – ha spiegato Papa Francesco -  agisce sempre con discrezione. Non  vuole fare colpo sulla gente, non è  alla ricerca della  popolarità o del successo, ma desidera soltanto fare del bene  alle persone” evidenziando che Gesù “ci insegna che  il bene va compiuto senza clamori e senza ostentazione”. 
 
 

Richiedenti asilo e disabili giocano per l’accoglienza

Fossano (CN) - Diciotto squadre di calcio composte da disabili e richiedenti asilo,  si sfideranno anche sulla pista di atletica; 14 squadre di bocce; la grande sfida del baseball e poi il kung-fu: saranno circa 300 le persone coinvolte nella settima edizione del torneo sportivo di Fossano (CN) dedicato, a dieci anni dalla morte, al fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII Don Oreste Benzi. Le gare si disputeranno domenica 9 settembre, dalle 9.15, nel villaggio sportivo Francesco Bongiovanni, in zona S. Lucia a Fossano (CN) . Spiega Claudio Marro, coordinatore dell’evento per la Comunità Papa Giovanni XXIII: “Giocheremo per raccontare la bellezza della condivisione della vita con tutti. Proponiamo al territorio un percorso di crescita nell’accoglienza di ogni diversità, raccogliendo il testimone che ci ha lasciato Don Benzi”.
La giornata avrà inizio alle 9,30 con le prime partite. Seguirà poi il pranzo, in tre turni, dalle 12. Alle 14.15 verrà spazio alle testimonianze, poi proseguirà il torneo fino alla finalissima delle 16.45.
 

Padova: oggi e domani “Crescere nella diversità”

Padova - Non poteva esserci tema più aderente ai “tempi moderni” per il quarto convegno interdisciplinare promosso e organizzato da Messaggero di sant’Antonio e Ufficio di Pastorale dell’Educazione e della Scuola della Diocesi di Padova che si terrà oggi e domani sul tema “Tra l’altro. Crescere nella diversità”. Un appuntamento divenuto tradizione di formazione e di approfondimento per gli oltre 900 tra insegnanti ed educatori che, anche quest’anno, popoleranno l’Auditorium dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio a Sarmeola di Rubano (Pd) e il vicino Auditorium di Casa Madre Teresa di Calcutta, collegato in videoconferenza.
 Un incontro che cerca di offrire – spiega una nota -  approfondimenti e strumenti per guardare al mondo di oggi e immaginare percorsi educativi e formativi adeguati agli scenari in continua evoluzione, vedendo proprio nelle scuole e negli spazi educativi i primi laboratori di integrazione unici e preziosi. Basti pensare – scrivono i promotori -  al progressivo incremento della presenza di alunni e studenti provenienti da altre culture e religioni. Secondo i dati del MIUR (luglio 2017 su dati A. S. 2015/2016), gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano rappresentano il 9,2% della popolazione scolastica complessiva (il 10,4% nella scuola dell’infanzia, il 10,6% nelle primarie, il 9,4% nelle secondarie di primo grado e il 7% nelle secondarie di secondo grado). Una popolazione di circa 814.851 persone, che nel periodo di riferimento è cresciuta dello 0,1% (653 unità) sull’A.S. 2014/2015.
 Negli anni i convegni interdisciplinari dell’abbinata “Diocesi di Padova&Messaggero di sant’Antonio” si sono soffermati ad analizzare tanti “tra”, binomi che interrogano i percorsi di crescita, la vita stessa delle persone e i rapporti intergenerazionali: “tra corpo e spirito; tra mente e cuore; tra tatto e contatto”. Quest’anno “si entra nel rapporto uno a uno nel contesto della diversità che interroga sempre più la società. Tra l’altro si vuole soffermare sulla ‘differenza’, sulla ‘diversità’ come elemento qualificante dell’essere umano e determinante nel processo di crescita, ma vuole anche smarcarsi da falsi pregiudizi e aprire prospettive”.
Il convegno ospiterà voci e culture diverse, si interrogherà sul quanto mai delicato e prezioso aspetto dell’incontro inteso come “ospitare” l’altro nei propri contesti di vita (sociali, culturali, artistici, religiosi), ma cercherà anche di sfatare luoghi comuni.
Marco Dal Corso, docente all’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia aprirà le relazioni di oggi con un intervento sull’arte dell’ospitalità che sarà integrato dalla capacità di “Dire” la diversità proposta da Salvatore Soresi, professore di psicologia all’Università di Padova.
La mattinata si concluderà con un momento artistico: lo spettacolo Fratelli IN Italia (testo di Loredana d’Alesio e regia di Alberto Riello) che mette in scena, attraverso giovani italiani e stranieri, l’aspetto ordinario delle migrazioni e il dramma del viaggio che troppo spesso accompagna oggi la ricerca di una vita migliore o la fuga dai drammi di guerre e soprusi.
Nel pomeriggio si argomenterà “il mito della razza” con Patricia Santos e Maria Teresa Vizzari dell’Università di Ferrara (ore 14.30 -15.30) e si ragionerà sul principio di reciprocità con Paolo De Stefani (docente di diritto internazionale all’Università di Padova). Chiuderà il primo giorno di lavori l’intervento di Paolo Berti, psicologo del Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana che riporterà i temi del rapporto tra “diversità” nella relazione intergenerazionale: “A contatto. Come i ragazzi e le ragazze vedono gli adulti”.
La seconda giornata di convegno, domani  sabato 8 settembre, vedrà una tavola rotonda sul tema “Visti dagli altri”. Sabina Fadel, caporedattore del mensile «Messaggero sant’Antonio», ragionerà con Ritanna Armeni, giornalista e saggista; Ritika Handa, induista e Nader Akkad, imam di Trieste. Non credenti e credenti non cattolici metteranno sotto la lente di ingrandimento pregi e difetti della cultura dell’incontro nella tradizione occidentale, oggi a confronto con un dinamismo culturale, religioso e di pensiero che chiede continuo confronto con l’altro, diverso – per qualche aspetto – da me.
Alla tavola rotonda seguirà un intervento dello scrittore Matteo Righetto, che indagherà Identità e diversità, conflitti e abbracci nella letteratura.
 

Papa Francesco a Palermo: 30 immigrati all’incontro con i giovani

Palermo - Saranno una trentina gli immigrati che parteciperanno, il prossimo 15 settembre, all’incontro di Papa Francesco con i giovani della città. Saranno accompagnati da don Enzo Volpe, che da sei anni dirige il Centro salesiano Santa Chiara, in uno dei quartieri storici palermitani, quello di Ballorò, dove convivono persone provenienti da religioni e culture diverse "Andrò al Politeama – spiega il sacerdote - insieme con 30 giovani immigrati  anche se chiamarli così è  sbagliato, sono quasi tutti nati qui, sono ‘palermitani’, parlano più in dialetto che nella loro lingua d’origine. Qui a Ballarò abbiamo dimostrato che la convivenza e l’integrazione è possibile. Quo accogliamo tutti".
A Palermo sono circa 40mila i migranti residenti, dice p. Sergio  Natoli dell’Ufficio Migrantes: il 60 per cento sono cristiani e di questi circa 15 mila sono cattolici. Per “comunità  cattoliche intendiamo quelle che si riuniscono in modo regolare e continuativo per esercitare la loro fede”. La più numerosa è quella dello Sri Lanka che conta due etnie, Tamil e Cingalese: 6 mila persone in tutto, circa 4 mila cattolici”. In occasione della visita del Papa le diverse comunità  hanno messo insieme un gruppo di 60 giovani di 12 Paesi diversi che lo abbracceranno simbolicamente: parte di loro formeranno un coro, altri daranno vita ad una coreografia, tutti insieme in piazza Politeama si esibiranno in due canzoni, "Oh happy day!" e "Se ciascuno fa qualcosa", quest’ultima scritta dallo stesso padre Natoli. "Il messaggio che vogliamo mandare a tutti i giovani che saranno in piazza Politeama – sottolinea il rappresentante della migrantes diocesana - per il Santo Padre è che è possibile stare insieme, costruire un arcobaleno di popoli. Ma è necessario innanzitutto respingere i segnali di razzismo e xenofobia”.
 

Papa Francesco: “non esiste futuro pacifico per l’umanità se non nell’accoglienza della diversità”

Roma - I migranti rappresentano oggi “una grande sfida per tutti”. A dirlo è Papa Francesco questa mattina in una intervista al Direttore del “Sole24Ore”. Si tratta della prima intervista di Bergoglio ad un giornale economico-finanziario. Per il Papa i poveri che si muovono “fanno paura specialmente ai popoli che vivono nel benessere. Eppure non esiste futuro pacifico per l’umanità se non nell’accoglienza della diversità, nella solidarietà, nel pensare all’umanità come una sola famiglia. È naturale per un cristiano riconoscere in ogni persona – spiega -  Gesù. Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte, magari aderendo all’iniziativa che ho lanciato nel settembre dell’anno scorso: Share the Journey - Condividi il viaggio. Il viaggio, infatti, si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore per capirli, capire la loro cultura, la loro lingua, senza trascurare il contesto attuale”. Questo sarebbe – per papa Francesco – “un segno chiaro di un mondo e di una Chiesa che cerca di essere aperta, inclusiva e accogliente, una chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune”
Il pontefice, nella lunga intervista, invita a non dimenticare che è “la speranza la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare... La speranza è la spinta per ‘condividere il viaggio’ della vita, non abbiamo paura di condividere il viaggio! Non abbiamo paura di condividere la speranza. La speranza non è virtù per gente con lo stomaco pieno e per questo i poveri sono i primi portatori della speranza e sono i protagonisti della storia”.
E oggi l’Europa “ha bisogno di speranza e di futuro. L’apertura, spinti dal vento della speranza – dice il Papa - alle nuove sfide poste dalle migrazioni può aiutare alla costruzione di un mondo in cui non si parla solo di numeri o istituzioni ma di persone”. Tra i migranti ci sono persone alla ricerca di “condizioni per vivere o sopravvivere”. Per queste persone che fuggono dalla miseria e dalla fame, “molti imprenditori e altrettante istituzioni europee a cui non mancano genialità e coraggio, potranno intraprendere percorsi di investimento, nei loro paesi, in formazione, dalla scuola allo sviluppo di veri e propri sistemi culturali e, soprattutto, in lavoro. Investimento in lavoro che significa accompagnare l’acquisizione di competenze e l’avvio di uno sviluppo che possa diventare bene per i Paesi ancora oggi poveri consegnando a quelle persone la dignità del lavoro e al loro Paese la capacità di tessere legami sociali positivi in grado di costruire società giuste e democratiche”.
Secondo Papa Bergoglio le risposte alle richieste di aiuto, “anche se generose”, nei confronti dei migranti, “forse non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti. Ci sono stati troppi silenzi. Il silenzio del senso comune, il silenzio del si è fatto sempre così, il silenzio del noi sempre contrapposto al loro. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati”.
Ecco l’invito del pontefice a non smettere di “essere testimoni di speranza”: “allarghiamo i nostri orizzonti senza consumarci nella preoccupazione del presente. Così come è necessario che i migranti siano rispettosi della cultura e delle leggi del Paese che li accoglie per mettere così in campo congiuntamente un percorso di integrazione e per superare tutte le paure e le inquietudini. Affido queste responsabilità anche alla prudenza dei governi, affinché trovino modalità condivise per dare accoglienza dignitosa a tanti fratelli e sorelle che invocano aiuto. Si può ricevere un certo numero di persone, senza trascurare la possibilità di integrarle e sistemarle in modo dignitoso. È necessario avere attenzione per i traffici illeciti, consapevoli che l’accoglienza non è facile”.
Per Papa Francesco abbiamo “un’etica non amica della persona quando, quasi con indifferenza, non siamo capaci di porgere l’orecchio e di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non versiamo lacrime di fronte ai drammi che consumano la vita dei nostri fratelli né ci prendiamo cura di loro, come se non fosse anche responsabilità nostra, fuori dalle nostre competenze. Un’etica amica della persona diventa – spiega - un forte stimolo per la conversione. Abbiamo bisogno di conversione. Manca la coscienza di un’origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanità e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita”. (Raffaele Iaria)
 

Papa Francesco: “riconoscersi peccatori e accusare se stessi, non gli altri”

Città del Vaticano - Bisogna riconoscersi peccatori: senza imparare ad accusare se stessi, non si può camminare nella vita cristiana. E’ il cuore del messaggio di Papa Francesco espresso oggi nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. La riflessione di Francesco, riferisce Vatican News,  si snoda a partire dall’odierno Vangelo di Luca (Lc 5,1-11) nel quale Gesù chiede a Pietro di poter salire sulla barca e, dopo aver predicato, lo invita a gettare le reti e avviene una pesca miracolosa. Un episodio che richiama alla mente l’altra pesca miracolosa, quella dopo la Risurrezione, quando Gesù chiede ai discepoli se avessero qualcosa da mangiare. In entrambi i casi – nota il Papa – “c’è un’unzione di Pietro”: prima come pescatore di uomini, poi come pastore. Gesù, poi, cambia il suo nome da Simone a Pietro e da “buon israelita” Pietro sapeva che un cambio di nome significa un cambio di missione. Pietro “si sentiva orgoglioso perché davvero amava Gesù” e questa pesca miracolosa rappresenta un passo avanti nella sua vita.
Dopo aver visto che le reti quasi si rompevano per la grande quantità di pesci, si gettò infatti alle ginocchia di Gesù dicendogli: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore”.
Questo è il primo passo decisivo di Pietro sulla strada di discepolato, di discepolo di Gesù, accusare se stesso: “Sono un peccatore”. Il primo passo di Pietro è questo e anche il primo passo di ognuno di noi, se vuole andare nella vita spirituale, nella vita di Gesù, servire Gesù, seguire Gesù, deve essere questo, accusare se stesso: senza accusare se stesso non si può camminare nella vita cristiana.
C’è però un rischio. Tutti “sappiamo di essere peccatori” ma “non è facile” accusare se stessi di essere concretamente peccatori. “Noi siamo tanto abituati a dire: ‘Sono un peccatore’” - rileva il Papa - ma nello stesso modo in cui diciamo: “io sono umano” o “io sono cittadino italiano”. Accusare se stessi è invece sentire la propria miseria: “sentirsi miserabili”, miseri, davanti al Signore. Si tratta di sentire vergogna. Ed è qualcosa che non si fa a parole ma con il cuore, cioè è un’esperienza concreta come quando Pietro dice a Gesù di allontanarsi da lui peccatore: “si sentiva un peccatore davvero” e poi si sentì salvato. La salvezza che “ci porta Gesù” ha bisogno di questa confessione sincera perché “non è una cosa cosmetica”, che ti cambia un po’ la faccia con “due pennellate”: trasforma ma, perché entri, bisogna farle posto con la confessione sincera dei propri peccati, così si sperimenta lo stupore di Pietro.
Il primo passo della conversione è quindi quello di accusare se stessi con vergogna e provare lo stupore di sentirsi salvati. “Dobbiamo convertirci”, “dobbiamo fare penitenza”, esorta il Papa invitando a riflettere sulla tentazione di accusare gli altri: “C’è gente che vive sparlando degli altri, accusando gli altri e mai pensa a se stesso e quando vado a confessarmi come mi confesso, come i pappagalli? ‘Bla, bla, bla… Ho fatto questo, questo…’. Ma il cuore ti tocca quello che hai fatto? Tante volte, no. Tu vai lì a fare la cosmetica, a truccarti un po’ per uscire bello. Ma non è entrato nel tuo cuore completamente, perché tu non hai lasciato posto, perché non sei stato capace di accusare te stesso”. Il primo passo è dunque una grazia: quella che ognuno impari ad accusare se stesso e non gli altri: “Un segnale che una persona non sa, che un cristiano non sa accusare se stesso è quando è abituato ad accusare gli altri, a sparlare degli altri, a mettere il naso nella vita altrui. E’ ciò un brutto segnale. Io faccio questo? E’ una bella domanda per arrivare al cuore. Chiediamo oggi al Signore la grazia, la grazia di trovarci davanti a Lui con questo stupore che dà la sua presenza e la grazia di sentirci peccatori, ma concreti e dire come Pietro: ‘Allontanati da me perché sono un peccatore’”.
 

Brescia: oggi l’arrivo di sei migranti della nave “Diciotti”

Brescia – Arriveranno nella giornata di oggi a Brescia i sei migranti della nave “Diciotti” che saranno accolti dalla diocesi dopo la disponibilità assicurata dal vescovo, Mons. Francesco Tremolada.
I migranti – spiega il direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi, don Adriano Bianchi - saranno accolti in via provvisoria nella comunità di Sant’Eufemia: “dopo una prima fase di accoglienza, in base anche alle necessità rilevate e alla disponibilità delle parrocchie, si provvederà infatti a definire la destinazione più opportuna”.
Nella diocesi bresciana sono stati accolti,  negli ultimi due anni,  197 richiedenti asilo, di cui 147 in 28 parrocchie (al 31.12.2017).
 

MCI: è morto p. Abramo Seghetto

Roma – E’ scomparso, nei giorni scorsi, padre Abramo Seghetto, missionario scalabriniano. Aveva 86 anni. Si era ritirato da due anni a Bassano del Grappa, dopo 60 anni di ministero tra gli italiani all’estero. Nato nel 1932 in provincia di Verona, ha fatto la sua prima professione nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote il 1° giugno 1957. Dopo i primi anni di ministero a Mulhouse (Francia), in Algeria, in Lussemburgo e al nord della Francia, dal 1966 al 2016 ha prestato servizio in varie missioni italiane in Belgio.
La Fondazione Migrantes esprime alla famiglia e agli scalabriniani la sua vicinanza e ringrazia Dio per l’opera prestata da p. Seghetto.
 
 

UNHCR: la Libia non può essere considerata un porto sicuro

Roma - Mentre la tregua in Libia regge, dopo dieci giorni di duri scontri, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) lancia un monito: la Libia non è un possibile porto di sbarco per i migranti soccorsi nel Mediterraneo, per via dei 'gravi abusi' che questi rischiano di subire in quel Paese. Il monito è stato ribadito in una valutazione (aggiornando le precedenti direttive risalenti al 2015) verso la Liba. ACNUR ha detto che il Paese nordafricano “non soddisfa” i criteri del luogo sicuro, previsti per i porti di sbarco dopo i salvataggi in mare e ha invitato, quindi, gli Stati a “non riportare in Libia i cittadini di Paesi terzi intercettati o soccorsi in mare” e “a garantire che le persone bisognose di protezione internazionale possano accedere a procedure di asilo eque ed efficaci, dopo lo sbarco”. Intanto, in accordo con il ministero dell’Interno libico è stato “organizzato il ricollocamento in un centro di detenzione più sicuro” di 800 migranti che erano in pericolo a causa degli scontri fra milizie a Tripoli in quello di Trik al Matar.
 

Torino: ieri sera l’arrivo dei profughi eritrei

Torino - Sono arrivati ieri sera, intorno alle 21, da Rocca di Papa sul pulmino dei volontari dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Torino, i due giovani eritrei della nave Diciotti accolti dalla diocesi piemontese e che saranno ospiti all’Arsenale della Pace. “Sono ragazzi simpatici - hanno raccontato i volontari Migrantes Beppe Bardello e Gian Franco Ceronetti  che li hanno accompagnati a Torino  -, hanno voglia di incontrare e di integrarsi”. “Sono lieto che la Diocesi di Torino accolga due immigrati della nave Diciotti”, aveva detto ieri l’arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia che oggi, alle 12, terrà una conferenza stampa alla presenza dei due giovani. (R.I.)
 

Card. Bassetti: non sono venuti per restare in Italia

Milano – “Appena sentita la notizia, per prima cosa sono passato in cappella per parlare con il Signore. Quando umanamente siamo impotenti di fronte a tante situazioni umane, c’è sempre la forza della preghiera che ci sostiene. Come diceva La Pira, la preghiera è più potente di una bomba atomica. E io ne sono convinto”. A parlare è il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti dopo la notizia dell’allontanamento di 44 migranti arrivati in Italia con la nave “Diciotti”. Il porporato si dice “profondamente dispiaciuto”: “So – spiega - con quanto amore e premura erano stati accolti dalla Caritas, ci siamo veramente sentiti di fare per loro tutto ciò che facciamo per i nostri poveri. E ora temo per la loro sorte: ci sono tante espressioni di malavita nella nostra società, pronte a sedurli come specchietti per le allodole. E anche questo mi fa paura. Ma rispetto la loro scelta anche se la ritengo in parte assurda. 'Liberi di partire liberi di restare': sono scelte opposte che difficilmente si possono conciliare”. “Lo dico con fierezza: non ho nulla da rimpiangere circa quanto abbiamo fatto per accoglierli e toglierli dalla nave Diciotti. La nostra coscienza su questo punto è tranquilla, e il Vangelo ci dice che in situazioni analoghe dovremmo sempre comportarci nello stesso modo. È la logica del Samaritano, che ci porta a prenderci cura, a farci carico, a interessarci, a fermarci accanto”, ha spiegato il cardinale intervistato da Francesco Ognibene. “Avrei desiderato tanto di incontrarvi, di capire i vostri problemi, di aiutarvi a risolverli. Ma mi sembra che in questo momento l’allontanamento non sia per voi la soluzione migliore”, dice rivolgendosi direttamente ai migranti e spiegando che “sono persone libere, non possiamo andare oltre certi tipi di assistenza. Non possiamo chiamare i carabinieri in modo da farli vigilare perché non scappino. Se facessimo così, li metteremmo nelle stesse condizioni di quand’erano chiusi nella nave...”: non sono venuti per restare in Italia, “lo sappiamo bene. Desiderano raggiungere i loro parenti, mete diverse, oppure seguire altri sogni. In questo momento la loro scelta di allontanarsi la ritengo un’imprudenza, ma devo anche capire che se lo hanno fatto avevano dei motivi, non è certo perché li abbiamo angariati o trattati male. Non sono scappati perché erano trattati male: erano denutriti e gli hanno dato da mangiare, sfiniti e hanno trovato un letto, i volontari li hanno rivestiti, i medici li hanno visitati e curati. E appena sono stati un pochino meglio, si sono riaccesi in loro quei desideri che li avevano spinti a fuggire dalla loro terra”. “Senza polemizzare con nessuno”, conclude il cardinale, “abbiamo fatto un’accoglienza umana, fraterna. Sono andati i volontari, hanno parlato con loro, abbiamo saputo tante cose delle loro storie. Non sono stati messi in un lager, al contrario, gli abbiamo fatto sentire che la Chiesa è una famiglia. Questo non ha impedito le loro libere scelte, anzi. Si sono sentiti trattati come esseri umani dopo chissà quanto tempo, hanno ripreso coscienza della propria dignità, e sono rinati in loro quei motivi che li avevano spinti a viaggiare. In loro brucia il desiderio di andare dove vanno i loro sogni”. (R.I.)
 

“Gli immigrati non ci rubano il lavoro” secondo i millennials

Bologna  - Gli immigrati non ci “rubano” il lavoro e non vanno necessariamente rimpatriati: ne sono convinti quasi nove millennials su dieci, intervistati da Radioimmaginaria, primo network radiofonico in Europa gestito da ragazzini tra gli 11 e i 17 anni, in occasione della terza edizione di Teen Parade, il festival del lavoro spiegato dagli adolescenti che si svolge oggi e domani a Bologna Fiere. “Da tre anni stiamo costruendo un percorso tematico costruito per invitare i nostri coetanei a superare le incertezze e insicurezze che accompagnano la fase di ingresso nel mondo del lavoro” affermano i ragazzi del network radiofonico che ormai conta 50 redazioni fra Italia e Europa.
I più giovani ritengono che l’occupazione immigrata e quella autoctona in Italia siano prevalentemente complementari: l’88,8% ha dichiarato a Radioimmaginaria che i migranti non rappresentano un ostacolo per l’inserimento nel mercato del lavoro e l’82,5% è contrario alla misura del rimpatrio.
Gli unici che si discostano da questo pensiero sono gli over 26, che si dimostrano più inclini a vedere il diverso come una minaccia e credono “sia più corretto fornire agli immigrati le condizioni più idonee nel loro Paese piuttosto che adattarli al nostro”.
 Alla domanda: “Tu che consiglio daresti a chi si occupa della questione migratoria?” gli adolescenti rispondono auspicando l’integrazione. Per i teenager occorre “potenziare le strutture per l'accoglienza, cercare il supporto dell'Unione Europea e invitare i cittadini a proporre soluzioni creative per l'integrazione anche a livello locale”. E molti chiedono di ascoltare il proprio lato umano: “Se fossimo noi gli immigrati, vorremmo o no essere accolti?”.