Primo Piano

Profughi in Piazza San Pietro per distribuire il crocefisso regalato dal Papa ai fedeli

Città del Vaticano - C’erano anche alcuni profughi, ieri mattina in piazza San Pietro, a distribuire dei crocifissi ai fedeli che hanno partecipato alla preghiera mariana dell’Angelus di Papa Francesco.
E’ stato lo stesso pontefice a regalare il crocifisso spiegandone, poco prima, il senso. “Oggi, due giorni dopo la Festa della Santa Croce, ho pensato di regalare a voi che siete qui in piazza un Crocifisso”, ha detto il pontefice al termine dell’Angelus: “ringrazio le suore, i poveri e i profughi  che adesso distribuiranno questo dono, piccolo, ma prezioso! Attenzione è un dono del Papa, se qualcuno vuole farvelo pagare è un furbo”. Il Crocifisso, ha quindi spiegato, è “il segno dell’amore di Dio, che in Gesù ha dato  la vita per noi. Vi invito ad accogliere questo dono e a portarlo nelle vostre case, nella camera dei vostri bambini, o dei nonni... In un punto dove si veda. Non è un oggetto ornamentale, ma un segno religioso per contemplare e pregare”.
Quarantamila i crocifissi distribuiti e preparati dall’Elemosineria Pontificia. Confezionati in busta trasparente, il crocifisso è accompagnato da un cartoncino che riporta in tre lingue una  espressione di Papa Francesco pronunciata durante la Via Crucis della  Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile nel 2013: “Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c’è la sua immensa misericordia”. 
Al termine della distribuzione il Papa ha offerto ai circa 300 volontari un tramezzino e una bevanda. (R. Iaria)
 
 

Papa Francesco: la Croce ci insegna a non temere le sconfitte, poi c’è la vittoria

Città del Vaticano -  La croce di Gesù ci insegna che nella vita c’è il fallimento e la vittoria, e a non temere i “momenti brutti”, che possono essere illuminati proprio dalla croce, segno della vittoria di Dio sul male. Un male, Satana, che è distrutto e incatenato, ma “abbaia ancora”, e se ti avvicini ad accarezzarlo “ti distruggerà”. Così Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata questa mattina a Casa Santa Marta, nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
Contemplare la croce, segno del cristiano, spiega il Papa – riferisce Vatican News -  è per noi contemplare un segno di sconfitta ma anche un segno di vittoria. Nella croce fallisce “tutto quello che Gesù aveva fatto nella vita”, e finisce tutta la speranza della gente che seguiva Gesù. “Non abbiamo paura a contemplare la croce come un momento di sconfitta, di fallimento”. E commentando il brano dalla Lettera ai Filippesi della seconda lettura, Papa Francesco sottolinea che “Paolo quando fa la riflessione sul mistero di Gesù Cristo ci dice cose forti, ci dice che Gesù svuotò se stesso, annientò se stesso. Assunse tutto il peccato nostro, tutto il peccato del mondo. Era uno ‘straccio’, un condannato. Paolo non aveva paura di far vedere questa sconfitta e anche questo può illuminare un po’ i nostri momenti brutti, i nostri momenti di sconfitta ma anche la croce è un segno di vittoria per noi cristiani”.
Il Libro dei Numeri, nella prima lettura, racconta il momento dell’Esodo nel quale il popolo ebraico che mormorava “è stato punito dai serpenti”. E questo richiama il  serpente antico, Satana, il Grande Accusatore, ricorda papa Francesco. Ma il serpente che dava la morte, dice il Signore a Mosé, sarà alzato e darà salvezza. E questa, commenta il Pontefice, “è una profezia”. Infatti “Gesù fatto peccato ha vinto l’autore del peccato, ha vinto il serpente”. Satana era felice il Venerdì santo, sottolinea il Papa, “tanto felice che non se ne è accorto” del grande tranello “della storia nel quale sarebbe caduto”.
Come dicono i Padri della Chiesa, Satana “vide Gesù così disfatto, stracciato e come il pesce affamato che va all’esca attaccata all’amo, lui è andato lì e ingoiò Gesù”. “Ma in quel momento ingoiò pure la divinità perché era l’esca attaccata all’amo col pesce”. “In quel momento – commenta Papa Francesco - Satana è distrutto per sempre. Non ha forza. La croce, in quel momento, divenne segno di vittoria”.
 “La nostra vittoria è la croce di Gesù, vittoria davanti al nostro nemico, al grande serpente antico, al Grande Accusatore”. Nella croce, sottolinea il Pontefice “siamo stati salvati, in quel percorso che Gesù ha voluto fare fino al più basso, ma con la forza della divinità”.
Gesù dice a Nicodemo: “Quando sarò alzato, attirerò tutti a me”. “Gesù alzato e Satana distrutto. La croce di Gesù – spiega papa Francesco - deve essere per noi l’attrazione: guardarla, perché è la forza per continuare avanti. E il serpente antico distrutto ancora abbaia, ancora minaccia ma, come dicevano i padri della Chiesa, è un cane incatenato: non avvicinarti e non ti morderà; ma se tu vai ad accarezzarlo perché il fascino ti porta lì come fosse un cagnolino, preparati, ti distruggerà”.
La nostra vita va avanti, chiarisce il Papa, con Cristo vincente e risorto, che ci invia lo Spirito Santo, ma anche con quel cane incatenato, “al quale non devo avvicinarmi perché mi morderà”. La croce – spiega – “ci insegna questo, che nella vita c’è il fallimento e la vittoria. Dobbiamo essere capaci di tollerare le sconfitte, di portarle con pazienza, le sconfitte, anche dei nostri peccati perché Lui ha pagato per noi. Tollerarle in Lui, chiedere perdono in Lui ma mai lasciarci sedurre da questo cane incatenato. Oggi sarà bello se a casa tranquilli prendiamo 5, 10, 15 minuti davanti al crocifisso, o quello che abbiamo a casa o quello del rosario: guardarlo, è il nostro segno di sconfitta, che provoca le persecuzioni, che ci distruggono, è anche il nostro segno di vittoria perché Dio ha vinto lì”.
 
 

Circo: una mostra dedicata a Moira Orfei

Venezia -  “Moira tra Circo e pittura”. Questo il titolo di una mostra di dipinti di Riccardo Orfei che si è aperta ieri a Noventa di Piave, in provincia di Venezia.
La mostra è dedicata alla Moira Orfei, scomparsa nel dicembre del 2015. Ha iniziato a esibirsi nel circo all’età di 6 anni come cavallerizza, acrobata e trapezista. Successivamente è stata una grande artista italiana: ha partecipato ad altre 40 film con grandi attori e diretta da grandi registi. Il motivo del successo di Moira è dovuto alla sua semplicità e alle numerose partecipazioni a programmi televisivi di successo, ai numerosi manifesti riproducenti il suo inconfondibile volto, Moira sorridente attraverso le affissioni di manifesti e locandine da oltre cinquant’anni in Italia e all’estero.
 

Trentino Alto Adige: dal 29 settembre la Settimana dell’Accoglienza

Trento - Un'occasione di confronto fra persone, operatori, volontari sulla situazione attuale e sul futuro del welfare del territorio, sul tema dell’incontro, della solidarietà e, naturalmente, dell’accoglienza. L’edizione 2018 della “Settimana dell’Accoglienza”, promossa dal CNCA del Trentino-Alto Adige si svolgerà dal 29 settembre al 7 ottobre in diverse località del territorio regionale. Anche il Cinformi - Centro informativo per l’immigrazione della Provincia autonoma di Trento parteciperà con una serie di eventi di conoscenza, dialogo e approfondimento. Nel complesso, sono 115 le proposte in programma: 26 incontri/dibattiti, una decina di incontri con testimonianze di persone che raccontano la loro storia legata all’accoglienza, 15 laboratori di animazione, gioco, attività artistica, 17 mostre a tema, 11 occasioni di visitare strutture di accoglienza in ambiti diversi aperte per giornate intere, una decina di proiezioni di film, 11 spettacoli teatrali o musicali, 6 camminate collettive in territori significativi, occasioni di incontro e conoscenza su base “etnico/gastronomica” e tante altre opportunità di riflessione e incontro.
 

L’emigrazione italiana domani su Radio Rai

Roma - Ci sono piccole  storie, esperienze personali che, conoscendole, possono  essere utili a tutti.  Stefania è fresca di laurea, conosce diverse lingue, parla correntemente il cinese ma, dopo tante richieste senza risposta,  per trovare un lavoro adatto a lei  ha dovuto lasciare l’Italia.
Grazia è una docente universitaria che per vivere ha dovuto lasciare il suo Paese e, dopo diversi anni passati in Spagna, è riuscita finalmente a ritornare grazie alla leggi che favoriscono il rientro dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Le due protagoniste, di età diversa e in epoche diverse, fanno parte delle migliaia di laureati che le nostre università formano e che se ne devono andare per poter svolgere un lavoro adatto a loro.  Ma la nostra immigrazione  non è  solo “fuga cervelli”....  Gli italiani sono diventati sempre più migranti economici.
Lucia Coppa ne parla con Delfina Licata, che per la Fondazione Migrantes cura il Rapporto Italiani nel Mondo dal 2006, domani,  sabato 15 settembre su RadioRai, alle 6.37. Titolo del programma “Le storie di Radio1, i racconti dell'Italia di oggi e di domani”.
 
 

Flimon e John: dall’Eritrea a Torino

Torino - Hanno sguardi stremati dopo tre anni di viaggio per cercare di migrare in Europa i due giovani eritrei sbarcati dalla nave “Diciotti”, accolti  dalla diocesi di Torino presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo.
Sono John Birhone e Flimon Modhane, entrambi 21enni: hanno lasciato le loro famiglie a 18 anni: prima tappa lunga un anno e mezzo in Libia e poi la rotta verso l’Italia. Erano insieme alle 177 persone rimaste per dieci giorni sulla nave ormeggiata lo scorso agosto a Catania in condizioni umanitarie, sanitarie e igieniche insostenibili.
Non sanno nulla del dibattito politico attorno al loro sbarco. “Abbiamo trovato persone che ci hanno sempre rassicurato che sarebbe andato tutto bene. Ci siamo fatti forza cercando di resistere”, raccontano con un filo di voce.
Dopo lo sbarco, grazie alla disponibilità della Conferenza episcopale italiana, che ha contribuito a sbloccare una situazione di stallo, i due giovani sono stati ospitati per alcuni giorni insieme agli altri profughi che erano a bordo della nave presso il Centro “Mondo migliore” di Rocca di Papa (Roma). Infine alcuni volontari dell’Ufficio Migrantes della diocesi li hanno accompagnati a Torino dove hanno trovato accoglienza dapprima all’Arsenale della Pace del Sermig e poi al Cottolengo.
“Non appena siamo scesi dalla nave” continuano i due ragazzi “ci siamo sentiti accolti: con l’aiuto di Dio ora vorremmo rimanere qui in Italia e trovare un lavoro”.
Ora vivono all’Housing sociale del Cottolengo “CiVivo 15”, la struttura che ospita famiglie italiane e straniere in emergenza abitativa insieme con studenti fuori sede dove sono stati accolti anche il marito e il figlio di Beauty, la donna nigeriana fermata lo scorso inverno alla frontiera di Bardonecchia mentre cercava di migrare e poi morta a Torino.
“Il gesto di accoglienza da parte di 40 diocesi del nostro Paese” ha sottolineato l’arcivescovo dio Torino, Mons. Nosiglia, “testimonia che in modo capillare è presente una Chiesa che segue Papa Francesco e che di fronte ai problemi risponde con concrete soluzioni. Diverse realtà torinesi, inoltre, si sono rese disponibili all’ospitalità e questo mi conferma l’immediata risposta che la città e la diocesi è in grado di dare alle persone nella fragilità: immigrati, rifugiati senza fissa dimora, famiglie in difficoltà per la mancanza di casa e di lavoro”.
I due giovani frequenteranno i corsi di italiano presso l’Ufficio Migrantes in via Cottolengo 22 e condivideranno la loro quotidianità con la famiglia dell’Housing «CiVivo15». Prenderà poi il via un percorso di formazione professionale in vista di un inserimento lavorativo.
“Abbiamo predisposto un programma di accompagnamento”, spiega Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes.
“Accogliere”, ha concluso Mons. Nosiglia, “non significa solo offrire un tetto per far fronte all’emergenza immediata ma è necessario garantire una vita serena e dignitosa favorendo l’integrazione nel tessuto sociale”. (Stefano Di Lullo)
 

La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio: il 20 la presentazione di una ricerca

Milano -  Che cosa rappresenta la fede per i figli dei migranti? Come la vivono nel nuovo contesto? Qual è il rapporto con la tradizione ereditata dai loro padri? A queste domande cerca di rispondere la ricerca, edita da “Vita e Pensiero”, “Di generazione in Generazione. La trasmissione della Fede nelle famiglie con background migratorio” che sarà presentata giovedì 20 nella Sala Convegni della Curia. La ricerca  è stata realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione di Fondazione Migrantes e degli Uffici Migrantes delle dieci diocesi lombarde.
Nella ricerca intervista a giovani migranti di età compresa tra i 18 e i 29 anni, residenti in Lombardia, che si professano cristiani cattolici, ortodossi, evangelici, e che appartengono ad altre religioni: buddisti, induisti, musulmani e sikh.
Il volume è stato consegnato a Papa Francesco mercoledì scorso dal direttore Migrantes della Lombardia don Antonello Martinenghi.
Alla conferenza stampa interverranno Mons. Franco Agnesi, vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano e delegato per la Pastorale Migrantes della Conferenza episcopale lombarda; don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano; Fabio Introini, tra i curatori dell’indagine, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - Osservatorio Giovani Istituto Toniolo e padre Giacomo Costa, direttore responsabile di Aggiornamenti Sociali, segretario speciale del Sinodo dei Vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. (R.Iaria)
 
 

Gelatieri in Nord Europa: prosegue il progetto Abm finanziato dalla Regione Veneto

Belluno - Prosegue il progetto dell’Associazione Bellunesi nel Mondo per la creazione di un archivio audiovisivo sulla storia dei gelatieri veneti in Nord Europa. Finanziata dalla Regione Veneto, l’iniziativa mira ad approfondire la traiettoria di successo imprenditoriale di questa categoria di emigrati veneti e bellunesi, attraverso una serie di video-interviste tra Italia e Germania. Interviste che permetteranno di raccogliere un patrimonio di testimonianze dirette dei protagonista di questa vicenda di affermazione lavorativa e sociale. A portare avanti il progetto, con il coordinamento dell’Abm e il supporto dell’Uniteis (l’associazione che raggruppa i gelatieri italiani in Germania), di Longarone Fiere e della Mig (la Mostra internazionale del gelato artigianale), è il regista e ricercatore Patrick Grassi. Da poco ultimata la prima fase di interviste in Val di Zoldo, Grassi sarà in Germania tra fine settembre e inizio ottobre per completare il suo percorso. Dopodiché, il materiale acquisito verrà finalizzato e catalogato, per essere conservato presso il MiM Belluno (Museo interattivo delle Migrazioni) e messo gratuitamente a disposizione (in copia) degli interessati che a vario titolo vorranno consultarlo. Un estratto divulgativo, inoltre, sarà presentato nel corso della Mig di Longarone 2018.
 

Nasce il Festival di Lampedusa

Lampedusa - Si svolgerà domenica 16 settembre il festival di Lampedusa. Una iniziativa nata per valorizzare “la bellezza di un luogo magico e del suo popolo”. Una grande festa annuale, che dall’isola più a sud d’Europa vuole “raccontare al mondo intero l’importanza di rispettare e supportare i diritti umani, l’ambiente, l’arte e la cultura”. Per poterlo fare si avvarrà dell’incontro di diverse forme d’arte: cinema, musica, teatro, cibo.
A dare vita al Festiva Hub Turistico Lampedusa, progetto nato per garantire un’offerta turistica adeguata a promuovere il territorio dell’isola; Nuovo Service, impresa locale specializzata nella gestione di servizi audiovisivi; Ondemotive Productions Ltd, società di produzione cinematografica e teatrale, con sede a Londra, che da anni organizza eventi culturali in giro per il mondo.
Il progetto si avvale altresì della direzione artistica di Luca Vullo, artista poliedrico riconosciuto nel panorama internazionale per le diverse attività svolte in campo artistico e culturale.
 

MCI Svizzera: 70 anni di presenza con Mons. Galantino

Roma – Le Missioni Cattoliche Italiane in Argovia (Svizzera) celebrano il settantesimo anniversario di presenza pastorale tra gli italiani. Per l’occasione sabato 15 settembre alle ore 17.00,  Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI e Presidente dell’Apsa, interverrà presso la Sala parrocchiale di Suhr. Dopo la relazione un momento di confronto e alle 19,00 la celebrazione della liturgia eucaristica. Il giorno seguente, alle ore 11 Mons. Galantino celebrerà la S. Messa a Wettingen (S. Antonio) e alle ore 15, presso la chiesa di Aarau, presiederà una solenne concelebrazione con tutti i missionari e i rappresentanti della Landeskirche nella parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo. In Svizzera le missioni cattoliche di lingua italiana sono annoverate tra le più anziane e conosciute.  Attualmente si contano 51 missioni con 64 missionari.
"Settanta anni sono tanti! Ma soprattutto - scrive il coordinatore delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in  Argovia, don Giuseppe Bressani sul periodico "Collegamento Antenna" -  sono anni di vita, per noi, di vita di fede. Guardandoci indietro possiamo vedere come le nostre comunità italiane di fede, si siano trasformate, come anche la Chiesa sia cambiata. Questa celebrazione - spiega ancora - vuole spingerci a riprendere in mano, in modo autentico, la nostra fede. Lo scopo di questo anniversario è quello di risvegliare quella fede genuina che si è un po’ nascosta sotto il peso della abitudine, ritrovare la gioia dell’essere persone credenti, persone che non si accontentano di una spruzzatina di religioso sulla propria vita o sulle proprie tradizioni. A volte capita di guardare con nostalgia il passato. Non possiamo fermarci al passato, quello è passato, basta! Dobbiamo sempre guardare al presente, imparando dal passato ma non rimpiangendolo. Ora in questa situazione sociale, politica, famigliare, ecclesiale come possiamo vivere la nostra fede? È questa la sfida che ci attende". (R.Iaria)


 

Venezia: nuovi corsi a Mestre di lingua e cultura italiana per stranieri

Venezia - Il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri - gestito dalla Diocesi Patriarcato di Venezia e sede convenzionata Cils (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) - riapre le iscrizioni ai corsi di italiano del nuovo anno scolastico 2018/19 per chi voglia avvicinarsi per la prima volta alla lingua e cultura italiana o desideri proseguirne il viaggio di scoperta e apprendimento, dal livello elementare all’avanzato.
Da lunedì 17 a venerdì 21 settembre sarà possibile iscriversi presso la sede del Centro in via Querini 19/A a Mestre (secondo piano del Centro pastorale Papa Luciani), muniti di permesso di soggiorno, carta d’identità o passaporto e codice fiscale. L’iscrizione prevede un test d’ingresso e un colloquio valutativo. La segreteria sarà aperta ogni giorno dalle ore 10.00 alle 13.00 e poi dalle 15.00 alle 18.00. I prossimi corsi inizieranno il 26 settembre e prevedono lezioni di due ore con frequenza quotidiana dal lunedì al venerdì, su due fasce orarie (mattina e pomeriggio).
Il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri ha inaugurato la propria attività all’inizio del 2018 offrendo ai propri studenti corsi di lingua italiana ed anche una serie di incontri formativi sulle tematiche del lavoro, della salute, della scuola, dell’economia e dei diritti. In tutti questi mesi e anche durante l’estate – si legge in una nota - alcune centinaia di studenti - 90 nella prima tornata, 115 nella seconda terminata a fine giugno e ben 150 nei corsi estivi - hanno frequentato con continuità i corsi migliorando il proprio livello di competenza linguistica e comunicativa e taluni anche sostenendo gli esami di certificazione linguistica. Gli studenti che hanno sin qui partecipato ai corsi sono sia uomini che donne (non poche, ad esempio, sono le mamme che al mattino si recavano al Centro dopo aver accompagnato i figli a scuola) provenienti da varie zone del mondo, in parecchi dal Bangladesh e da numerosi Paesi dell’Africa.
Fino al 28 settembre sono, inoltre aperte le iscrizioni ai corsi di preparazione agli esami di certificazione Cils (dal livello A2 al livello C2) del 6 dicembre 2018; i corsi di 20 ore saranno attivati con il numero minimo di 8 iscritti. Sarà possibile iscriversi all’esame fino al 19 ottobre.
Per informazioni ed iscrizioni ai corsi si può telefonare al 3282662199. Per ulteriori informazioni è possibile telefonare o scrivere a: linguaculturaperstranieri@gmail.com .
 

Là dove i migranti aiutano gli italiani

Palermo – Chi l’ha detto che i migranti vengono solo per chiedere? Sono tantissimi coloro che sono pronti a dare, a impegnarsi per la loro nuova terra, per gridare al mondo che “siamo tutti sulla stessa barca”. Ma una cosa è dirlo a parole, un’altra è dimostrarlo con le testimonianze dirette di uomini e donne di origine straniera che si spendono per la città. Ha provato a farlo la “Missione Speranza e Carità”, fondata dal laico fratel Biagio Conte, che ospita circa mille tra migranti, senzatetto, persone sole e che sarà una delle tappe dell’intensa visita di papa Francesco a Palermo (sabato 15 settembre, ndr). Nella sede della Cittadella del povero, in via Decollati, una serie di incontri, coordinati da Riccardo Rossi, direttore del giornalino “La Speranza”, stanno mettendo in vetrina storie “speciali” di migranti.
Come quella di suor Jacinta, una giovane ugandese delle Maestre Pie Venerini, da un anno chiamata a Brancaccio, negli stessi luoghi in cui il beato don Pino Puglisi trascorse gli ultimi tre anni della sua vita, prima di cadere sotto i colpi dei killer di Cosa nostra davanti alla porta di casa in piazza Anita Garibaldi. “Il buon Dio ha voluto che venissi a Brancaccio per mettermi al servizio del Centro Padre Nostro, per aiutare chi è in difficoltà”, dice adesso, abbattendo ogni pregiudizio: “Non c’è solo mafia a Palermo, c’è tanta cultura, ci sono tantissime bellezze che il mondo vuole ammirare e tutti devono saperlo”, ripete la religiosa. E ci sono migranti che arrivano in Italia per aiutare gli italiani, “perché in Africa sappiamo amare” sorride suor Jacinta. La richiesta di venire a Palermo è una sorpresa: “Ho messo tutto nelle mani del Signore, sapevo della mafia, della storia di Palermo e per non fare preoccupare la mia famiglia non ho detto che sarei andata a Brancaccio. Tante suore mi hanno chiamata preoccupate per il mio trasferimento”. Il 17 settembre dell’anno scorso il suo arrivo al servizio del Centro Padre Nostro: “All’inizio gli abitanti del quartiere non mi davano confidenza, ora invece sono molto accoglienti, si confidano, chiedono consigli per i loro figli, un sostegno, sanno che possono contare su di me e io su di loro”. E suor Jacinta mette a frutto la sua esperienza in Africa, cerca di far passare messaggi come senso del sacrificio, rispetto per gli altri, riduzione dello spreco. Al centro si occupa di servizio agli anziani, di recupero scolastico per i ragazzi, insegna l’inglese. Anche nella Casa-museo padre Pino Puglisi accoglie tanti visitatori a cui racconta la vita del beato. E poi fa la catechista nella parrocchia San Gaetano. Insomma, una vita intensissima.
Ma per imparare ad accogliere, bisogna anche comprendere i motivi che spingono a lasciare la propria terra. “In Africa, in tante zone rurali, non esistono servizi di base, come l’acqua potabile e l’illuminazione. Non esiste uno Stato sociale, i cittadini non hanno diritto ad alcun servizio da parte dello Stato, tutto è a pagamento: l’istruzione, la copertura sanitaria. Il lavoro manca e si vive di sussistenza e di vendita di prodotti agricoli. Chi non ha la casa, vive dove capita. La libertà di stampa non esiste, in molti Stati scrivere un articolo di politica significa essere uccisi, in Camerun si finisce a volte in prigione. I servizi per i disabili non ci sono, una pensione sociale non esiste”. È il racconto di Marie Anne Molo, una donna del Camerun di 52 anni, consacrata Missionaria del Vangelo. “In molti Paesi africani c’è la dittatura, in altri la guerra, in altri il terrorismo in tanti altri la povertà estrema – dice – . È meglio per un africano vivere in un carcere italiano che vivere in Africa”. Marie Anne, con il supporto delle Missionarie del Vangelo, realizza diversi microprogetti (frantoi, mulini, pollai, coltivazioni, un pozzo per l’acqua potabile) per aiutare in Camerun il suo popolo. “Noi siamo tutti vittime di un sistema che sfrutta le risorse e le persone sia in Italia, sia in Africa. Invito tutti i cittadini a fare una rivoluzione culturale per cambiare questo sistema che non pensa alle persone, ma ai soldi. Noi del Cristianesimo ci riempiamo la bocca, ma facciamo poco di quello che c’è scritto nel Vangelo”. (Alessandra Turrisi)
 

Le cene in famiglia con i migranti

Lucca - Le foto sono sul profilo Facebook della cooperativa sociale Odissea: cene in famiglia, con parenti e amici. Gente allegra, che scatta selfie e alza i calici. Case diverse, di campagna o di città, con bambini o con i parenti di una certa età. E in ogni scatto, un ospite speciale: un richiedente asilo che per una sera ha lasciato la struttura di accoglienza per assaporare la vita normale.
È stata un successo la seconda edizione di “Aggiungi un posto a tavola”, il progetto nato per favorire l’integrazione dei migranti da un’idea della cooperativa Odissea insieme all’Osservatorio per la pace di Capannori, alla Caritas e al Cooperazione missionaria della diocesi di Lucca.
Se il primo anno erano state 12 le famiglie ad aprire le loro case, questa estate si è arrivati a 26. I migranti sono stati invitati non solo a Capannori, ma anche a Lucca, Pisa, in Versilia... in un tam tam di adesioni che ha stupito gli stessi organizzatori. “Tanti i nuclei con figli adolescenti, che grazie al nostro progetto hanno potuto incontrare coetanei con storie molto diverse dalle loro”, racconta Patrizia Barsi di Odissea. E adesso, per ricambiare, saranno i ragazzi africani a cucinare per le famiglie italiane che li hanno ospitati, presente anche l’arcivescovo di Lucca, Italo Benvenuto Castellani: appuntamento mercoledì prossimo nell’uliveto della parrocchia di Segromigno in Monte, con tre squadre in cucina che prepareranno piatti tipici del Pakistan, del Senegal e della Guinea. E saranno loro, i migranti, ad aggiungere un posto in tavola. (Antonella Mariani – Avvenire)
 

OIM : almeno 1.130 i morti in mare nel 2018

Milano - Almeno 1.130 migranti e rifugiati sono morti quest'anno a largo delle coste libiche (1.549 in tutto il Mediterraneo) in un disperato tentativo di raggiungere le coste europee. A riferirlo è l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Secondo i dati dell'OIM, tra il primo gennaio e il 9 settembre 2018 sono avvenuti 1.549 decessi, lungo le cinque principali rotte marittime che attraversano il mar Mediterraneo, verso Italia, Grecia, Malta, Cipro e Spagna. Il numero di migranti e rifugiati che sono arrivati in Europa quest'anno è di 73.696, quasi un terzo del totale dello scorso anno di 172.362 e quasi un settimo dei 348mila registrati nel 2016.
 
 

Mons. Morosini: non possiamo rimanere tranquilli dinanzi ai fenomeni di xenofobia

Reggio Calabria – “Non possiamo rimanere tranquilli dinanzi ai fenomeni di xenofobia ai quali stiamo assistendo; essa è stata sempre lontana dalla nostra cultura, prima ancora che deprecata dalla fede, perciò non può essere ostentatamente ed erroneamente difesa in nome dell’identità cristiana e della salvaguardia dei valori cristiani”. A dirlo, questa mattina, l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, in occasione della festa della Madonna della Consolazione, patrona della città di Reggio Calabria.
Il presule è tornato anche sul tema accoglienza “così dibattuto ai nostri giorni” con atteggiamenti, “qualche volta, dimentichi delle nostre radici cristiane, ma anche prive di un briciolo di buon senso, così da capire che la rivendicazione di certe esigenze di politica europea, legittime e per troppo tempo forse messe da parte, non può ricadere su tante persone, in stato di grave ed evidente necessità”, ha detto. (R.I.)
 
 

Papa Francesco: in questi tempi sembra che il Grande Accusatore ce l’abbia con i vescovi

Città del Vaticano - In questi tempi sembra che il Grande Accusatore ce l’abbia con i vescovi per creare scandalo. I vescovi devono quindi ricordare tre aspetti fondamentali: la loro forza è essere uomini di preghiera, avere l'umiltà di sapere di essere stati scelti da Dio e rimanere vicino al popolo. Nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta stamani il Papa riflette su questo ministero prendendo spunto dal Vangelo odierno di Luca (Lc 6,12-19). Nel brano proposto dalla Liturgia, Gesù infatti passa la notte pregando, poi è lui a scegliere i Dodici Apostoli - cioè i “primi vescovi” - e quindi scende in pianura e sta in mezzo al popolo che viene per ascoltarlo ed essere guarito da malattie.
Francesco ha pensato di fare questa riflessione sull'elezione dei vescovi come Gesù l’ha fatta la prima volta, anche alla luce del fatto che in questo periodo a Roma si stanno facendo tre corsi per i vescovi: uno di aggiornamento per i presuli che hanno fatto 10 anni di episcopato - finito in questi giorni - uno per 74 vescovi che guidano le diocesi dei Territori di missione, che fanno dunque riferimento alla Congregazione di Propaganda Fidae, ed uno con 130-140 vescovi che appartengono alla Congregazione dei Vescovi. Si tratta quindi di nuovi vescovi: più di 200 in questi due corsi.
Il primo aspetto fondamentale sul quale si sofferma appunto il Papa nell'omelia, è l'essere uomini di preghiera. La preghiera è infatti “la consolazione che un vescovo ha nei momenti brutti”, nota il Papa, cioè sapere che “in questo momento Gesù prega per me”, “prega per tutti i vescovi”. In questa consapevolezza il vescovo trova quella “consolazione” e quella forza che lo porta a sua volta a pregare per se stesso e per il popolo di Dio. Questo è il suo primo compito. E che il vescovo sia un uomo di preghiera lo conferma anche San Pietro quando dice: “A noi, la preghiera e l’annuncio della Parola”. Non dice: “A noi, l’organizzazione dei piani pastorali …”, ricorda Francesco.
Il secondo atteggiamento che il Papa sottolinea è che è Gesù a scegliere i Dodici e il vescovo fedele sa che non ha scelto lui ma che è stato scelto: “Il vescovo che ama Gesù non è un arrampicatore che va avanti con la sua vocazione come fosse una funzione, forse guardando a un’altra possibilità di andare avanti e di andare su: no. Il vescovo si sente scelto. E ha proprio la certezza di essere stato scelto. E questo lo porta al dialogo con il Signore: ‘Tu hai scelto me, che sono poca cosa, che sono peccatore …”: ha l’umiltà. Perché lui, quando si sente scelto, sente lo sguardo di Gesù sulla propria esistenza e questo gli dà la forza.
Infine, come Gesù nel Vangelo odierno, il vescovo è chiamato ad essere vicino al popolo e a non allontanarsi: “Il vescovo che non rimane distante dal popolo, che non usa atteggiamenti che lo portano a essere distante dal popolo; il vescovo tocca il popolo e si lascia toccare dal popolo. Non va a cercare rifugio dai potenti, dalle élite: no. Saranno le élite a criticare il vescovo; il popolo ha questo atteggiamento di amore verso il vescovo, e ha questa – come fosse – questa unzione speciale: conferma il vescovo nella vocazione”.
Più volte, dunque, il Papa ribadisce in quest'omelia che la forza del vescovo è proprio essere “uomo di preghiera”, “uomo che si sente scelto da Dio” e “uomo in mezzo al popolo”: Questo fa bene ricordarlo, in questi tempi in cui sembra che il Grande Accusatore si sia sciolto e ce l’abbia con i vescovi. E vero, ci sono, tutti siamo peccatori, noi vescovi.  Cerca di svelare i peccati, che si vedano, per scandalizzare il popolo. Il Grande Accusatore che, come lui stesso dice a Dio nel primo capitolo del Libro di Giobbe, “gira per il mondo cercando come accusare”. La forza del vescovo contro il Grande Accusatore è la preghiera, quella di Gesù su di lui e quella propria; e l’umiltà di sentirsi scelto e rimanere vicino al popolo di Dio, senza andare verso una vita aristocratica che gli toglie questa unzione. Preghiamo, oggi, per i nostri vescovi: per me, per questi che sono qui davanti e per tutti i vescovi del mondo. (Debora Donnini – Vatican News)
 
 
 

MCLI Svizzera: a Ensielden il pellegrinaggio annuale

Ensielden - Si sono ritrovati, domenica scorsa a Ensilden, al Santuario della Madonna Nera,  le comunità cattoliche italiane in Svizzera per il loro pellegrinaggio nazionale. Momenti clou del pellegrinaggio la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Lugano, Mons. Valerio Lazzeri e concelebrata da 31 sacerdoti missionari. La celebrazione  è stata introdotta dal coordinatore nazionale delle Missione Cattoliche di Lingua Italiana della Svizzera Don Carlo De Stasio che ha salutato i presenti e in particolare il vescovo e Don Gianni De Robertis, Direttore generale  della Fondazione Migrantes.
 

Centro Astalli: attivare da subito corridoi umanitari per salvare vite umane

Roma – “Purtroppo paghiamo un prezzo altissimo in termini di vite umane per l’insufficienza di operazioni di soccorso in mare, dopo che tutte le ong presenti sono state costrette a cessare la propria attività di ricerca e soccorso”. Lo scrive oggi in una nota il centro Astalli  commentando la morte di oltre 100 persone in un naufragio al largo della Libia il primo settembre scorso, come ha riferito “Medici Senza Frontiere”, riportando alcune testimonianze dei sopravvissuti. “Se non si varano subito nuove politiche europee che mettano al centro la vita e la dignità delle persone  purtroppo questo rischia di essere forse il primo di una tragica serie di naufragi di cui sarà sempre più difficile avere notizie”, commenta p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che aggiunge: “Chiediamo l’attivazione immediata di canali umanitari per chi ha diritto di chiedere asilo in Europa, visti e quote d’ingresso che permettano di gestire in sicurezza i flussi migratori verso l’Unione europea e, nell’immediato, un’operazione adeguata che salvi chi è costretto a fuggire da una Libia in fiamme”. (R.I.)
 

Laives: centro accoglienza esempio d’integrazione

Bolzano - A poco più di un anno dalla sua apertura il Centro di accoglienza di Laives, gestito dalla cooperativa sociale “River Equipe” in collaborazione con l’Associazione Volontarius, ha raggiunto il traguardo della “piena occupazione”. Infatti tutti i 52 ospiti della struttura, coordinata da Fabrizio Bissacco, svolgono un lavoro o stanno seguendo corsi professionalizzanti. Nel dettaglio 45 persone richiedenti asilo sono occupate in attività lavorative di queste 16 sono impegnate nella raccolta delle mele nel comprensorio della Bassa Atesina oltre che a Cornaiano ed a Bolzano, gli altri operano nel settore della ristorazione, come operai generici, lavapiatti e tutto fare, nei settori della logistica e magazzino, in alcuni supermercati e nell’ambito delle imprese di pulizia. Secondo Fabrizio Bissacco dagli imprenditori locali viene particolarmente apprezzata la loro buona volontà e la grande voglia di lavorare ed impegnarsi.
Le restanti 7 persone sono occupate in progetti di volontariato tra i quali anche il mantenimento dell’orto realizzato dagli ospiti del Centro di accoglienza con la collaborazione con la Scuola agraria di Laives e di Laimburg.  L’obiettivo di questo inserimento lavorativo è il raggiungimento di un’autonomia economica e sociale che permetterà loro la ricerca consapevole di un alloggio e la conseguente uscita dal progetto di accoglienza.
Prossimamente, al termine della stagione agricola, 24 persone saranno occupate in corsi del Fondo Sociale Europeo. Si tratta di iter formativi per aiuto cuoco, logistica e magazzino e cura del verde. Si tratta  - spiegano - di corsi di perfezionamento professionalizzanti che avranno la durata complessiva di cinque mesi, suddivisi in diversi moduli tra i quali sono previsti stage e tirocini presso le aziende locali. Altri hanno partecipato al progetto “hamet2f”, organizzato dalla Provincia con la collaborazione della cooperativa sociale “Akrat”, con l’obiettivo di valutare le competenze specifiche di ogni singolo migrante per poterlo inserire al meglio in un percorso individuale di integrazione.
I Paesi di provenienza sono in maggioranza Bangladesh, Pakistan, Nigeria e Gambia ma vi sono anche persone provenienti da Nepal, Senegal, Togo, Tunisia, Iraq e Costa d’avorio. Un’attenzione particolare viene dedicata dall’equipe del Centro al “percorso formativo delle persone ed alle capacità evidenziate nel corso delle varie attività svolte”.
 

MSF: “cento migranti annegati al largo della Libia”

Roma - Oltre 100 migranti sarebbero morti all'inizio di settembre al largo della Libia nel naufragio dei gommoni sui quali viaggiavano. Lo riferisce l'organizzazione Medici Senza Frontiere. Secondo il racconto dei superstiti, raccolto dal team di MSF che opera in Libia, i due gommoni portavano ciascuno almeno 160 persone da Sudan, Mali, Nigeria, Camerun, Ghana, Algeria, Egitto e Libia, e sono partiti dalle coste libiche sabato primo settembre, al mattino presto. Uno dei due gommoni ha registrato un guasto al motore e si è fermato. Il secondo è andato avanti ma ha iniziato a sgonfiarsi poco tempo dopo, intorno all'una del pomeriggio. A bordo c'erano 165 adulti e 20 bambini. “Non eravamo lontani dalle coste maltesi - ha raccontato un superstite a Medici senza frontiere -. Abbiamo chiamato la guardia costiera italiana, spedendo con il telefono satellitare le nostre coordinate e chiedendo assistenza perché la gente cominciava a cadere in mare. Ci hanno detto che avrebbero mandato qualcuno. Ma la barca ha iniziato ad affondare, nessuno sapeva nuotare e solo pochi avevano il giubbotto di salvataggio”.
Alcuni migranti si sono salvati aggrappandosi alle parti galleggianti del relitto. “I soccorritori sono arrivati più tardi con gli aerei e hanno lanciato delle zattere, ma tutti eravamo già in acqua e la barca si era rovesciata. Della nostra imbarcazione, solo 55 sono sopravvissuti. Molti sono morti, inclusi bambini e famiglie. Potevano salvarsi, se i soccorritori fossero arrivati prima”. Il testimone parla di 20 bambini morti, tra cui due gemellini di 17 mesi, con la madre e il padre.
Infine sarebbe arrivata la guardia costiera libica che prima ha soccorso i naufraghi del gommone rimasto in panne e poi quelli del secondo gommone. Solo due corpi sarebbero stati recuperati.
Tutti i sopravvissuti al duplice naufragio sono stati trasportati dalla guardia costiera libica nel porto di Khoms, 120 chilometri a est di Tripoli, il giorno dopo, cioè il 2 settembre, all'interno di un gruppo di 276 ai quali MSF ha prestato aiuti medici urgenti. Molti sopravvissuti avevano bruciature a causa del carburante disperso dal motore. Dopo le cure, il gruppo è stato trasferito in un centro di detenzione controllato dal governo libico, ancora secondo il racconto di MSF.