Primo Piano

Migrantes: oltre 5milioni gli italiani residenti all’estero

Roma - Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) a più di 5,1 milioni. E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.   
Al 1 gennaio 2018 gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE, riferisce il Rapporto, sono 5.114.469, l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia alla stessa data. La crescita nell’ultimo anno corrisponde a +2,8%, a +6,3% nell’ultimo triennio e al +14,1% negli ultimi cinque anni.
A livello continentale l’Europa accoglie il numero più alto di cittadini italiani (54,1%) e, in particolare, l’UE15 (40,3%) mentre in America si registra una presenza del 40,3% con una maggiore concentrazione nel Centro-Sud (32,4%).
Le realtà nazionali più consistenti sono l’Argentina (819.899), la Germania (743.799), la Svizzera (614.545). Nell’ultimo anno, il Brasile (415.933) ha superato numericamente la comunità italiana in Francia (412.263).
Il 49,5% è di origine meridionale (Sud: 1.659.421 e Isole: 873.615); del Settentrione è il 34,9% (Nord-Ovest: 901.552 e Nord-Est: 881.940); del Centro il 15,6% (797.941).
 

Svizzera: i Bellunesi hanno una piazza a loro dedicata

Lucerna - Una piazza in onore dei Bellunesi emigrati in Svizzera! La città svizzera di Emmenbrücke, Lucerna, ha reso omaggio a quei bellunesi, che hanno vissuto gran parte della loro vita lavorativa nella famosa azienda tessile Viscosuisse.
Per questa ragione è stata inaugurata nei giorni scorsi la “Belluno-Platz”, una piazza unitamente ad una fontana, allestita nella vecchia area industriale, per ricordare le tante storie di questi operai, per la maggior parte donne, simbolo di un periodo storico dell’emigrazione bellunese in Svizzera. «Un atto doveroso nei confronti delle tantissime donne bellunesi che hanno lasciato la loro terra per trovare fortuna qui a Emmenbrücke, e che con la loro capacità di lavorare sui tessuti di seta hanno scritto una parte fondamentale del successo della Viscosuisse”, ha detto il sindaco Rolf Born: “questa piazza insieme alla fontana è un omaggio a tutti bellunesi, anzi, anche a tutti gli italiani, che hanno contribuito agli anni d’oro della nostra Viscosuisse e che con il loro impegno e volontà hanno creato un’azienda che produceva tessile di seta di fama mondiale”.
Fondata nel 1902 a Emmenbrücke, città a pochi chilometri da Lucerna nella Svizzera centrale, la Viscosuisse si mette subito in luce per la sua produzione a quei tempi modernissima di tessuti di seta. Per far fronte alla quantità di lavoro, la direzione iniziò a reclutare un gran numero di operaie, anche al di fuori della Svizzera. Furono cosi che, a cavallo tra gli anni Cinquanta per arrivare agli anni Ottanta, molte ragazze della provincia di Belluno saliranno sul treno nella speranza di trovare lavoro e fortuna. Sogno, che con il passare degli anni diventò per quasi tutte una bella realtà.
In quegli anni, le ragazze venete erano molto conosciute e apprezzate per le loro agilità a lavorare sui prodotti tessili. Fatto, che non era sfuggito alla direzione della Viscosuisse in Svizzera e che spesso inviava in Veneto, soprattutto in provincia di Belluno, veri e propri “scout”, che avevano l’incarico di trovare personale agile e affidabile per questo genere di lavoro. Negli anni d’oro l’azienda dava lavoro a quasi 6000 persone, di cui più di 1700 donne del Bellunese. Poi però, con la crisi al finire degli anni Ottanta, il personale iniziò a diminuire, per arrivare a poco più di 160 lavoratori, prima della chiusura definitiva nel 2005. Oggi l’ex-area industriale si presenta come nuovo quartiere di Emmenbrücke con moltissimi appartamenti, ma anche negozi e luoghi d’incontro per la cultura e la formazione. Per Alan Homberger, direttore amministrativo della Viscostadt, azienda nata dalle ceneri della Viscosusise e che gestisce gli immobili, era importante non dimenticare la storia di questo posto.
«Questa intitolazione ha un importante valore simbolico per l’emigrazione bellunese – ha detto il  presidente dell’associazione Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona – e ringrazio la dirigenza della Viscostadt per questo gesto che deve essere di esempio per i nostri figli».
 
 

Don De Robertis: “nessuna invasione, differenza tra realtà e narrazione”

Alessandria -  “Un po’ è sotto gli occhi di tutti la differenza tra la realtà dei numeri e la ‘narrazione’ della presenza nel nostro Paese dei migranti. Molti sono convinti di essere davanti a un’invasione, ma non è così: negli ultimi tre anni il numero degli stranieri in Italia è rimasto costante”. Lo dice don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, in un’intervista rilasciata al settimanale della diocesi di Alessandria “La voce alessandrina”.
“Un altro luogo comune – aggiunge don De Robertis – è che i migranti siano tutti musulmani, mentre invece sono solo il 28%. Esiste una distanza rilevante tra racconto della migrazione e realtà. C’è bisogno di un nuovo linguaggio per descrivere le cose come stanno”.
Il Direttore della Fondazione Migrantes osserva che “spesso i media comunicano una realtà distorta, in cui alcuni elementi vengono amplificati e altri, invece, vengono silenziati”. “Ma la realtà che noi sperimentiamo non è quella che ci immaginiamo: anzi, quando abbiamo a che fare con persone concrete, il tono cambia. Ecco perché, paradossalmente, nei posti in cui non ci sono migranti la gente ha più paura di loro. Non li conosce, questa è la verità”.
Guardando all’apparato normativo, secondo don De Robertis, è necessaria “una riforma della legge Bossi-Fini”. “Il fatto che tanti migranti in Italia siano diventati ‘regolari’, grazie alle varie sanatorie che i diversi governi hanno dovuto promuovere nel primo decennio del 2000, dimostra l’inadeguatezza della legge”.
 
 

Mattarella: la lingua italiana è il primo strumento di integrazione

Roma – “Per coloro che sono giunti in Italia di recente, la lingua rappresenta il primo strumento nel cammino di integrazione”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l'incontro al Quirinale con i partecipanti agli “Stati Generali della lingua italiana 2018”.
“Importante e prezioso - aggiunge- è il ruolo svolto in questo campo dagli enti locali, dalle numerose associazioni della società civile e da tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte nell'insegnamento dell'italiano". (Dire)
 
 

Migranti: ad Oulx flusso inarrestabile

Oulx - Loki scende dal treno e guarda i monti spruzzati di neve prima di telefonare. Riattacca sconsolato, l’ultimo bus per Claviere è partito, appuntamento saltato. Un operatore si avvicina e gli propone di dormire al caldo dopo un pasto e una doccia nel rifugio di Oulx che ha aperto i battenti qui vicino un mese fa. Loki accetta, domani ripartirà in treno verso il confine perché non ha più nulla da perdere. «Vengo da Milano – spiega in inglese il 33enne nigeriano – mi hanno respinto la domanda di asilo tre volte. Dall’Italia me ne devo andare, tanto vale provare a passare in Francia». Sono le 20,30, scene come questa alla stazione sono frequenti da metà settembre, da quando a 50 metri dallo scalo ha aperto il dormitorio voluto da comune e prefettura in collaborazione con due fondazioni della Val di Susa, Talità kum, che lo gestisce, e Magnetto, che sostiene il progetto.
Un rifugio nell’ala della struttura salesiana destinata ai pellegrini. Due stanze, 10 letti, una cucina e un operatore per evitare che i migranti dormano per strada o nei boschi con l’inverno alle porte. Un angolo di speranza, un osservatorio dell’umanità migrante che va in Francia. Sono diverse le novità al confine del Monginevro, non solo il presidio della polizia disposto da domenica con l’usuale clamore dal ministero dell’Interno. Per capire cosa succede al confine occorre arretrare a Oulx, tappa obbligata per i viaggiatori in cerca del passaggio a ovest e di quelli che l’hanno trovato, ma sono stati respinti. Sono soprattutto giovani africani occidentali. «Apriamo alle 20 – spiega don Luigi Chiampo, parroco di Bussoleno e fondatore di Talità kum – offriamo un pasto e un letto a chi arriva nella notte. Alle otto del mattino si esce dopo la colazione. A noi interessa l’aspetto umanitario, non quello politico, salvare vite umane. Perché quando si è sciolta la neve hanno trovato i corpi di tre migranti nei boschi, morti da chissà quando. Non c’è modo di fermarli, ognuno vuole raggiungere famigliari, genitori o amici che li possono aiutare e spesso non sono equipaggiati. A Claviere si infilano nei sentieri». Come a guardie e ladri. «La polizia francese – conferma il prete – ne ferma alcuni, i più ce la fanno. All’inizio avevamo 2-3 presenze, da un paio di settimane i dieci posti letto sono sempre occupati da donne, minori e giovani africani». Loki intanto è stato raggiunto al ricovero proprio da tre ragazzi africani arrivati con il treno un’ora dopo. Aspettavano una risposta alla domanda di asilo, si sono stufati, vogliono lavorare. All’una il centro è pieno. Chi arriva dopo verrà trasportato a Bardonecchia. Accanto alla stazione la Croce Rossa ha aperto un punto diurno con un mediatore culturale. «Vediamo ogni giorno una quarantina di persone – spiega Moussa Kalil, mediatore interculturale della rete comuni solidali in servizio a Oulx e Bardonecchia – diretti a Claviere o respinti dai francesi.  La maggior parte arriva da centri della Sicilia e sta aspettando la risposta alla domanda di asilo. Allora vanno in Francia, spesso inconsapevoli del fatto che rischiano di perdere i diritti acquisiti». Da venerdì, sempre a Claviere, la Croce Rossa ha organizzato un servizio di trasporto migranti mentre è imminente l’apertura anche qui di una sala per i migranti. Il sindaco del comune frontaliero Franco Capra giudica il presidio disposto dal Viminale «una risposta al caso diplomatico scoppiato in questi giorni, ma non risolve il problema migranti».
«È così – aggiunge il primo cittadino di Oulx Paolo De Marchis – il flusso è inarrestabile anche se in calo. Ma i francesi non hanno solo sconfinato, hanno violato altri trattati. La settimana scorsa al rifugio due donne nigeriane in stato interessante, nonostante le avessimo sconsigliate, sono passate per raggiungere i mariti e sono state respinte. E la polizia transalpina non controlla i documenti dei minori perché altrimenti dovrebbe accoglierli. Parecchi minori passati da Oulx sono stati respinti. Cosa è cambiato? Che da ieri riconsegnano gli stranieri alla polizia italiana. Intanto i centri di accoglienza minori in Valsusa, dove si pratica la microaccoglienza, sono saturi».
Da Oulx lo scenario del passaggio a nordovest vede da una parte Italia e Francia rivaleggiare su sconfinamenti e respingimenti in attesa di un incontro tra i Ministri degli interni. E dall’altra il territorio - due fondazioni private e i tre comuni di Oulx, Claviere e Bardonecchia - impegnato a salvare vite in cerca di futuro. Sul confine si aspetta l’inverno, questa sarà una storia lunga. (P.Lambruschi – Avvenire)
 

Migrantes: oggi a Radio Abm si parla del Rapporto Italiani nel Mondo

Belluno – Si parlerà del Rapporto Italiani nel Mondo, che sarà presentato domani mattina a  Roma, a Radio Abm, la radio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. In studio, nella puntata,  “Una voce delle Dolomiti”, la curatrice  Delfina Licata. L’intervista andrà in onda oggi alle 18.00 e alle ore 23.30.
Licata, oltre a illustrare la giornata del 24 ottobre, racconterà anche come nasce il Rapporto Italiani nel Mondo. Un lavoro che vede la collaborazione di oltre sessanta studiosi e addetti ai lavori del fenomeno migratorio italiano.
 

Fisc: azzeramento Fondo per il pluralismo “non toccherà i grandi giornali, ma spariranno le voci dal territorio”

Roma - “Sono fiducioso che ci possa essere ancora un dialogo con il Governo. Mi rifiuto di credere che sia serio da parte della politica agire in maniera emotiva, senza entrare nel merito delle questioni. Mi auguro si tratti soltanto di annunci. L’azzeramento del Fondo per il pluralismo non toccherà i grandi giornali, ma quelli piccoli. È più facile fare la battaglia parlando di taglio all’editoria, ma in realtà verranno tagliati soltanto i giornali del territorio”. Così don Adriano Bianchi, direttore della “Voce del Popolo” di Brescia e presidente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), all’indomani della conferma pubblica da parte di Vito Crimi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria, che durante la festa del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo ha ribadito che “con la prossima legge di bilancio partirà la progressiva abolizione del finanziamento pubblico a giornali”.
Qual è la situazione dei settimanali diocesani?
Parliamo di circa 180 testate con caratteristiche, storie e dimensioni diverse. Ci sono giornali che hanno la consistenza di aziende editoriali, e sono quelli che in questi anni hanno ricevuto i contributi da parte dello Stato. Per adeguarsi alla legge sulla riforma dell’editoria queste testate si sono attrezzate con l’assunzione di giornalisti a tempo indeterminato e strutture adeguate. Altre, soprattutto al centro e al sud, fanno invece più affidamento sul volontariato pur mantenendo l’ispirazione dei valori cattolici al servizio del territorio.
Chi soffrirà maggiormente l’annunciato azzeramento dei contributi?
L’impatto sarebbe gravissimo. Le realtà editoriali più grandi e storicamente radicate, subirebbero un danno molto serio. Come Fisc abbiamo seguito un percorso di trasparenza per ricevere i contributi, con una rendicontazione estremamente precisa e una trasformazione a livello aziendale secondo i parametri previsti dalla legge. Lo scorso anno abbiamo chiuso anche un accordo con l’Fnsi che estende alcune tutele del contratto Aeranti-Corallo anche ai giornalisti delle realtà diocesane. La legge ci ha spinto in questa direzione. La mancanza del sostegno, in un contesto di crisi della carta stampata, impatterà in maniera importante. Molte realtà non sopravviveranno.
Anche i settimanali diocesani stanno risentendo della crisi dell’editoria?
Certamente, anche se forse meno rispetto alle grandi testate. I giornali del territorio raccontano le cose del territorio che altri non dicono. La crisi della carta stampata la si avverte, ma in misura ridotta. Inoltre, quasi tutti i nostri settimanali hanno una presenza online e sui social network. Stanno vivendo la trasformazione anche dal punto di vista della digitalizzazione. L’erosione sulla carta è innegabile, anche se meno evidente. Le difficoltà economiche ci sono soprattutto dove le realtà editoriali hanno una certa consistenza. La sopravvivenza dei giornali è però sulle spalle della carta stampata, che è ancora l’unica fonte di reddito grazie alla pubblicità e alle copie vendute. L’online non offre risorse sufficienti per mantenere una informazione di qualità.
Perché andrebbero tutelate queste realtà editoriali?
Il Fondo per il pluralismo garantisce che nel Paese ci siano voci diverse, anche quelle che esprimono i territori, le minoranze, le realtà più piccole. Fonti di informazione veramente legate ai cittadini, che raccontano quell’Italia che le persone vivono quotidianamente.
Eppure il disegno del Governo sembra chiaro.
Si è scatenata una tempesta. Capisco la necessità politica di esprimere una posizione che rispecchi il programma elettorale, ma mi auguro che nel merito della questione ci sia buon senso ed equità al fine di non disperdere un patrimonio del genere. Può essere legittimo che si abbia una idea differente rispetto al Governo precedente, ma non si aprano le porte a un impoverimento del dibattito e del pluralismo nel Paese. (R.Benotti - Sir)
 
 

Società geografica italiana: Italia è “tessera centrale” dello scacchiere geopolitico nel Mediterraneo

Roma - L’Italia è la “tessera centrale di uno scacchiere di natura fondamentalmente geopolitica che fa dei flussi migratori, comunque originati e motivati, una componente strategica di primo rilievo nell’ambito delle relazioni interstatali che si sviluppano sul piano politico ed economico nel Mediterraneo”. È quanto si legge nel Rapporto presentato dalla Società geografica italiana dal titolo “Per una geopolitica delle migrazioni. Nuove letture dell’altrove tra noi”.
“Fin dall’esordio del ventunesimo secolo, il principale fattore delle dinamiche che riguardano lo spazio geografico italiano sia da individuare nei flussi migratori. Pur non dovendosi trascurare il ruolo che, nella recente trasformazione del quadro delle relazioni territoriali del Paese e nelle prospettive di scenario delle stesse, svolgono i flussi di capitale, di innovazione, di capacità di impresa, è senza dubbio nella dinamica migratoria che può essere individuata la componente primaziale della proiezione territoriale delle evoluzioni demografiche, insediative, economiche, sociali e politiche che riguardano l’Italia”.
 
 

Migrantes: il card. Bassetti alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Roma - Sarà il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana a concludere i lavori di presentazione, il prossimo 24 ottobre (Auditorium “V. Bachelet” del The Church Palace - Via Aurelia, 481 dalle 9,30 alle 13,00), della XIII edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo”, della Fondazione Migrantes. Un Rapporto, unico in Italia, che ha coinvolto 64 autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 50 saggi.
L’edizione 2018 del Rapporto Italiani nel Mondo è dedicata interamente alla neo-mobilità dei giovani e dei giovani-adulti che stanno partendo oggi dall’Italia alla volta dell’estero. Si comincia dai numeri dei flussi e delle presenze e al loro declinarsi in base alle principali fonti ufficiali e alle fondamentali disaggregazioni (genere, destinazioni, luoghi di partenza, classi di età, titolo di studio,
ecc.), ma anche a seconda dei vari profili (giovani, minori, anziani, studenti, specializzandi, ricercatori, “nuovi italiani”, frontalieri). Successivamente, si dà sviluppo a diverse tematiche: dal lavoro alle interrelazioni generazionali, dal rapporto con le famiglie all’associazionismo, dalle necessità pastorali a quelle legate alle pratiche burocratiche come, per esempio, l’iscrizione all’AIRE. Non vengono tralasciati neppure alcuni elementi negativi come l’estrema povertà che conduce a vivere in strada o la presenza irregolare su un determinato territorio che porta alla detenzione e alla espulsione. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative.
“Mobilità – si legge nella Introduzione – come complesso intreccio di percorsi e motivazioni che spingono oggi a muoversi nel mondo convinti che, comunque, la partenza porterà ad incontrare e, mai come nel caso del migrare, il coinvolgimento è di persone. Dalle persone si parte e alle persone si arriva quando si riflette sulla mobilità. Mobilità e migrare sono, quindi, parole che ‘vanno abitate’ e dalle quali ‘bisogna farsi abitare’ perché parlare o scrivere di migrazioni non significa solo comunicare concetti, ma trasmettere gioie e dolori, certezze e paure, guardare l’altro negli occhi e allo specchio se stessi, condividere e dialogare”.
Alla presentazione, moderati interverranno, oltre al Card. Bassetti, Mons. Guerino Di Tora e Don Giovanni De Robertis, rispettivamente Presidente e Direttore generale della Fondazione Migrantes, Vincenzo Morgante, Direttore di Tv2000, Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Piergiorgio Sciacqua, della Commissione scientifica del Rapporto Italiani nel Mondo, Michele Schiavone, Segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e il Sen. Ricardo Merlo, Sottosegretario al Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale con delega agli italiani nel mondo.  I lavori saranno moderati da Francesca Fialdini, giornalista e conduttrice televisiva.

 
 
 
 

Vescovi Messico: “le grida dei poveri ci interpellano”

Roma -  “Oggi ci inquieta il grido che ci scuote dei nostri fratelli dell’Honduras e di altri Paesi centroamericani, che hanno intrapreso una carovana per cercare la sopravvivenza”. Un grido “inarticolato, che si esprime totalmente nella silenziosa e inumana migrazione forzata”. Contemporaneamente, “assistiamo stupiti al fatto che parti della società stanno cercando di soffocare queste grida, viste come una minaccia al proprio livello economico e ai propri interessi”. Lo si legge in un comunicato diffuso ieri sera dalla Conferenza episcopale messicana (Cem) e rilanciato dal Sir, che interviene così sull’esodo dei profughi honduregni, molti dei quali si trovano ormai in territorio messicano. Il comunicato è firmato dal presidente della Cem, il cardinale José Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara, dal segretario generale, mons. Alfredo Gerardo Miranda Guardiola, e dal responsabile per la dimensione della Mobilità umana, mons. Guillermo Ortíz Mondragón, vescovo di Cuautitlán. Nel testo si fa riferimento al Piano pastorale globale elaborato dall’Episcopato messicano, nel quale ci sono l’impegno ad ascoltare le grida dei poveri e l’attenzione al “dolore generato dalla migrazione forzata e dalla conseguente vulnerabilità giuridica”. Nella prospettiva di “una Chiesa impegnata per la pace e per le cause sociali”. Nel Progetto pastorale, evidenziano i vescovi, si legge: “Accogliere con carità, accompagnare, difendere i diritti e integrare i fratelli e le sorelle migranti che transitano per il Paese o che desiderano restare con noi”. Un impegno che viene subito messo alla prova: “Dio ci offre la possibilità di convertire in azioni e processi pastorali le nostre scelte e i nostri impegni, che non possono restare solamente sulla carta”. In tale contesto, la Cem apprezza “l’attenzione e l’accompagnamento pastorale messi in atto attraverso la dimensione della Mobilità umana nei 133 alberghi e centri di accoglienza e orientamento della nostra Chiesa”. Esorta “i fratelli vescovi a mantenersi in dialogo con le autorità civili, alle quali chiediamo, nei loro diversi livelli, di applicare quello che lo stesso contesto legale del nostro Paese prescrive, in applicazione degli accordi e patti internazionali sottoscritti dalla nostra nazione”. “Gratitudine viene espressa alle diocesi e alle istituzioni religiose di Tapachula e San Cristóbal de Las Casas. Conclude, dunque, il comunicato della Cem: “I nostri fratelli migranti forzati sono autentici poveri, siamo chiamati a rivolgere su di loro il nostro sguardo per ascoltare il loro grido e riconoscere le loro necessità. Tutti, nella Chiesa e nella società, siamo chiamati a uscire incontro ai migranti e a offrire il nostro aiuto, sia organizzato che spontaneo, come principio di umanesimo e di carità”.
 

Perugia: da ieri la comunità di fedeli romeni di rito cattolico bizantino

Perugia - Con la celebrazione della prima messa nella chiesa ex-parrocchiale de La Valle di Perugia (alle spalle dell’Arte Hotel), a metà strada tra i centri abitati di Ferro di Cavallo ed Olmo, domenica ieri si è costituita ufficialmente la comunità di fedeli romeni di rito cattolico bizantino o greco con il suo cappellano, il quarantacinquenne padre Lucian Gheorge Cordis. La chiesa de La Valle e la canonica sono state affidate dalla diocesi di Perugia-Città della Pieve a questa comunità cattolica che conta 500 membri e rappresenta il 10% dei cittadini romeni presenti in Umbria.
All’inizio della celebrazione è intervenuto il vescovo ausiliare Mons. Paolo Giulietti, che ha portato il saluto del cardinale Gualtiero Bassetti. Il presule ha detto, in sintesi, che “la nostra Chiesa diocesana si arricchisce con una nuova comunità non perché parla un’altra lingua, ma perché da oggi c’è al suo interno la componente cattolica di rito bizantino che ha la caratteristica di avere una tradizione importante. Si tratta di avere a Perugia sia la tradizione latina che quella greca cattolica, i ‘due polmoni’, come diceva san Giovanni Paolo II, il ‘polmone destro’ e il ‘polmone sinistro’ con cui la nostra Chiesa può correre molto”.
La celebrazione eucaristica è stata presieduta da padre Valer Sician, decano di Toscana e Umbria e parroco della comunità greco cattolica romena di Firenze, insieme a padre Lucian Cordis. Alla celebrazione ha partecipato anche don Francesco Medori, parroco della parrocchia di Ferro di Cavallo, ed era presente Anna Rita Caponera, presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane e del Centro ecumenico ed universitario “San Martino” di Perugia.
 
 

Migrantes Messina: Parola di Dio, accoglienza e migrazioni

Messina - Come emerge dagli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il decennio che si sta per concludere, l’immigrazione è una delle “più grandi sfide educative” per la Chiesa e per il Paese, che mostrano talora distanze e paure rispetto alle persone migranti: L’opera educativa deve tener conto di questa situazione e aiutare a superare paure, pregiudizi e diffidenze, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione  (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, 2010, n. 14).
La sfida più urgente anche sul piano pastorale è imparare a convivere come diversi, condividendo lo stesso territorio geografico e sociale; imparare a convivere senza distruggerci, senza ghettizzarci, senza disprezzarci, senza solo tollerarci. La debolezza culturale più rischiosa è cedere alle paure. Alla comunità cristiana è chiesto di diventare luogo educativo all’incontro.
La proposta dell’Ufficio diocesano Migrantes, per il nuovo anno pastorale, è quella di offrire alla nostra Chiesa locale un percorso di preghiera e riflessione sui temi dell’accoglienza e della migrazione che la Sacra Scrittura, in maniera esigente ed inequivocabile, indica al nostro agire di cristiani credenti e credibili. Educare a leggere le migrazioni “con gli occhi della fede”, attraverso la lettura e la meditazione di alcuni brani biblici per aprire nuove prospettive al nostro lavoro pastorale.
Un percorso scandito da incontri mensili, da ottobre a maggio, dove la Parola di Dio verrà intronizzata, proclamata, commentata e attualizzata. Gli incontri avranno uno schema comune molto semplice per favorire il clima di preghiera e meditazione.
Gli incontri si svolgeranno nella chiesa di Sant’Elia, rettoria affidata al direttore dell’Ufficio Migrantes per farne un punto di riferimento per le attività pastorali a favore della mobilità umana. (Santino Tornesi - Ufficio Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)
 
 

Prato: ieri la festa dei Popoli

Prato – Ieri pomeriggio a Prato l’annuale Festa dei Popoli. Una iniziativa promossa dalla Chiesa di Prato per favorire l’integrazione e la conoscenza delle comunità straniere presenti in città. L’evento, organizzato da Caritas diocesana, Migrantes e Ufficio missionario, ha visto un pomeriggio all’insegno della musica, delle danze e dei canti tradizionali dei vari paesi.  Inoltre testimonianze che hanno raccontato l’accoglienza di uno straniero in un paese diverso dal proprio. I profughi hanno parlato di come l’Italia si è presa cura di loro e alcuni giovani pratesi hanno portato la loro esperienza di missione all’estero.
La Festa dei Popoli è stato il primo evento del progetto diocesano Apri (accogliere, proteggere, promuovere, integrare) legato alla campagna CEI «Liberi di partire, liberi di restare».
 
 

Festival della Migrazione: a Modena dal 9 all’11 novembre

Modena - Si svolgerà a Modena dal 9 all’11 novembre la terza edizione del Festival della Migrazione “Umani 100%.
L’iniziativa sarà presentata a Roma giovedì 25 ottobre, alle ore 12 presso sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica nel corso si una conferenza stampa.  Saranno presenti Don Giovanni De Robertis, Direttore Generale Fondazione Migrantes;  Alberto Caldana, Consigliere di Porta Aperta; Edoardo Patriarca, Maria Elisabetta Vandelli, Presidente IntegriaMo; Teresa Marzocchi del Comitato scientifico del Festival della migrazione.
Il Festival della migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta, Crid Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Università di Modena e Reggio Emilia, Comune di Modena, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio. Sono 50 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
 

Solidarietà e diritti umani nel tempo dell’intolleranza: un convegno delle Acli Lugano

Lugano -  “Solidarietà e diritti umani nel tempo dell'intolleranza”. Questo il tema di un convegno che si svolgerà a Lugano, in Svizzera, domenica 21 ottobre su iniziativa del locale Circolo Acli . A 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – spiegano i promotori – “aumentano i muri e i toni sulle questioni delle emarginazione di vario tipo che penalizzano la coesione sociale e civile in molte nostre società. Le difficoltà di dialogo a vario livello alimentano paure e intolleranze”. In questo convegno, alla “tentazione di indifferenza e chiusura in sé stessi”, si propongono due esperienze i di impegno solidale espresse dalla società civile. All’incontro, introdotto da Franco Plutino delle Acli di Lugano, interverranno Aldo Ragusa, segretario di Ocst, su “Solidarietà e Diritti in discussione” e il  portavoce del Gruppo Volontari di Milano di Medici senza frontiere, che presenterà anche un filmato sull’organizzazione e le attività svolte. Nel pomeriggio Riccardo Mauri della Comunità di Milano e Mauro Orsatti della Facoltà teologica di Lugano. La conclusioni saranno affidate ad Aldo Ragusa.
 

Unaie: oggi l’assemblea ordinaria

Trento - E’ prevista per oggi a Levico Terme (Trento) l’assemblea ordinaria dell’Unaie (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati). Oltre alla relazione della presidente Ilaria Del Bianco si discuterà sulla riforma del Terzo settore, sulle prossime iniziative in programma nel 2019 e, ovviamente, non mancheranno gli interventi da parte dei rappresentanti delle associazioni aderenti.
 

Bergamo: parte l’ “Accademia per l’integrazione”

Bergamo - “Un passo avanti in direzione della promozione umana del migrante che supera la necessaria e importante accoglienza e presa in cura”. Così il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, parla dell’Accademia per l'integrazione, un progetto sperimentale di accoglienza attiva dei richiedenti asilo promosso da Comune, Diocesi (attraverso l'associazione Diakonia e la cooperativa Ruah) e Confindustria. “Vogliamo – aggiunge il presule -  aprire nuove frontiere sociali sotto il segno della speranza. L'integrazione si nutre di interazione. Come tutti i segni, comincia con dimensioni modeste, ma vuole essere un percorso fecondo. Si aggiunge il valore della rete sociale con le istituzioni del territorio. L'impegno è anche quello di alimentare la coscienza delle comunità”. Il progetto focalizza l’attenzione e l’impegno sulla formazione linguistica, civica e professionale, con la finalità di costruire le premesse per una possibile integrazione fondata sull'autonomia e sulla legalità. 
Saranno 30 i richiedenti asilo (che saliranno a 60 alla fine di novembre) coinvolti per nove mesi come in un'accademia appunto nell'impegno dello studio e in attività di volontariato, oltre che il rispetto delle regole di comportamento previste dall'Accademia stessa. Al termine i partecipanti potranno usufruire di un tirocinio ed eventualmente di un contratto di lavoro.
 

Catania: la comunità srilankese festeggia S. Agata

Catania - Come ogni anno, a Catania, la comunità cattolica srilankese ha festeggiato in Duomo la Patrona Sant’ Agata insieme a molti connazionali provenienti da Messina, Siracusa, Caltagirone, Mazzarrone e Acireale. Una festa promossa dall’Ufficio diocesano  Migrantes diretto dal diacono Giuseppe Cannizzo in collaborazione con la Comunità Cingalese di Catania. La celebrazione è stata preceduta dall'accensione del Lume tradizionale e dalla liturgia dei vespri nella chiesa di S. Maria Ogninella, presieduta da mons. Cletus Chandrasiri Perera, vescovo di Ratnapura. La processione dei fedeli srilankesi (Cingalesi e Tamil) in costume tradizionale, con la banda musicale e con numerose bambine danzatrici in abito tradizionale, ha percorso il centro storico prima dell'accoglienza in cattedrale da parte del parroco Mons. Barbaro Scionti. E' seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Chandrasiri che nel corso dello svolgimento della funzione religiosa ha amministrato il sacramento della Confermazione a  ragazzi  e ragazze preparati per l’evento.
Al termine, il diacono Cannizzo, a nome dell’arcivescovo, mons. Gristina, ha rivolto un  saluto al Vescovo Cletus che ha presieduto la S. Messa, ai sacerdoti concelebranti, ai cappellani etnici Cansius Fernandus Michael di Catania, Neville Perera di Messina, Sachita Fernando di Siracusa, al confratello diacono  Giuseppe Calantropo e all’assemblea dei fedeli accorsi numerosi sia srilankesi che italiani, che hanno gremito la Basilica Cattedrale.
Il direttore Migrantes ha ribadito ai fedeli l'importanza dell'accoglienza dei doni di Dio, che è Padre di tutti gli uomini suoi figli senza alcuna distinzione, perché in ogni creatura risiede il germe della verità, e ha sottolineato come le sfide delle migrazioni richiedono un forte impegno della comunità cristiana per “dare risposta evangelica alle tante persone che vivono il dramma migratorio, in particolare quello a carattere forzato dei profughi”. (G.C.)
 

Nasce la “Baita del silenzio”

Roma - Nella giornata del dialogo cristiano-islamico, il prossimo 27 ottobre, KIM, associazione onlus che accoglie a Roma da tutto il mondo bambini ammalati accompagnati dalle loro mamme, apre uno spazio di riflessione e preghiera, nel rispetto delle diverse fedi religiose. Si tratta della “Baita del Silenzio”. Una iniziativa che nasce come “un luogo personale e spirituale di orientamento, incontro, meditazione, sosta nel mezzo di un lungo cammino. Dove chiunque si senta accolto”.
Alla cerimonia interverranno i rappresentanti di diverse religioni.
 

Padova: domani un convegno su scuola e intercultura

Padova - Come la scuola affronta l’interculturalità? Come cambiano i metodi educativi a fronte della compresenza di tante culture nei contesti sociali occidentali? Quali sono i nuovi paradigmi educativi per una città che raccoglie molteplici tradizioni? L’Ufficio per l’educazione e la scuola della Diocesi di Padova e la Fondazione Lanza pongono a tema la questione interculturalità nell’ambito del percorso formativo per gli insegnanti, con un appuntamento aperto al pubblico, che si terrà venerdì 19 ottobre, dalle 16.30 alle 18.30, all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano (Pd).
A riflettere su Nuovi paradigmi educativi per una città interculturale saranno il sociologo Enzo Pace (Università di Padova) e il pedagogista Flavio Pajer (Pontifica Università Salesiana di Roma), esperto di insegnamento delle religioni nei diversi paesi europei