Primo Piano

Avvento: ogni uomo vedrà il Salvatore

Roma - “Questo tempo di salvezza permea l’esistenza del singolo credente e della Chiesa tutta. Entrambi desiderano affrancarsi dalle pesantezze della vita quotidiana, entrambi anelano a recuperare una serenità di fondo che sembra dissolta dalla diffusa precarietà sociale”.
Così Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, introduce il Sussidio per l’Avvento e il Natale 2018, “Verrà il Signore in tutta la sua gloria: ogni uomo vedrà il Salvatore”, curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale e disponibile online.
“Il sussidio – spiega il Segretario Generale – aiuta clero e fedeli a prendere coscienza dell’agire liturgico. Siamo chiamati a vivere, in ogni celebrazione, nella duplice dimensione storica e insieme escatologica.
“Vivere l’Avvento – conclude mons. Russo – è farne emergere la ricchezza nelle molteplici e differenti manifestazioni del quotidiano, tra il già e il non ancora, profondamente radicati nella concretezza del presente umano e totalmente aperti alla presenza di Dio. In quest’ultima esperienza troveremo il nostro futuro”.
 

Decreto sicurezza: dopo la fiducia di ieri si attende il via libera definitivo

Roma - Dopo la fiducia incassata nella serata di ieri, è atteso tra oggi e domani alla Camera dei deputati il via libera definitivo al decreto sicurezza. A Montecitorio, infatti, è alla battute conclusive l’iter di approvazione del decreto in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica voluto fortemente dal vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il decreto introduce una serie di novità in tema di immigrazione e sicurezza, come il giro di vite sui permessi di soggiorno per motivi umanitari, la revoca dell’asilo in caso di violenza sessuale o furto, la revoca della cittadinanza italiana in caso di condanna per terrorismo, l’introduzione del braccialetto elettronico per gli imputati per maltrattamenti in famiglia e stalking, la dotazione della pistola a impulsi elettrici anche per i vigili urbani, l’estensione del Daspo urbano.
 

Bologna: un progetto per migranti per fare del sogno un mestiere

Bologna - Come trasformare un sogno in un'attività lavorativa autonoma? Parte da questa domanda e ha questo scopo il progetto Crib-strumenti di impresa per nuovi cittadini, un percorso pensato per valorizzare i talenti e le competenze delle persone migranti che vivono in Italia. Crib (to CReate, to Include, to Build) sarà presentato giovedì 29 novembre, alle Serre dei Giardini Margherita di Bologna, dove si trova l'Hub metropolitano per l'innovazione e la sensibilizzazione alla cultura imprenditoriale creato dall'incubatore d'impresa Kilowatt. Il progetto, realizzato da Kilowatt, è stato finanziato dalla Fondazione Grameen Italia, grazie alla Social Challenge From Job Seekers to Job Creators promossa attraverso la piattaforma Social Challenge Innovation Platform, riferisce l’agenzia Dire. A partire dalle 17  il 29 novembre si susseguiranno i racconti in prima persona di Keltoum Kamal Idrissi, 23enne co-fondatrice del primo negozio di moda per donne musulmane e non solo aperto nel centro di Bologna nel 2018 solo grazie ai risparmi propri e dell'amica co-fondatrice Hijab Paradise, che non potevano accedere a contributi statali perchè non hanno la cittadinanza italiana; di Madi Sakande, general manager di New Cold System, che nel 2011 insieme ad altri soci ha rilevato una storica azienda del bolognese nel campo della refrigerazione, in gravi difficoltà a causa della crisi e oggi attestata su un fatturato annuo di 2 milioni di euro; di Moulaye Niang, co-fondatore de Il Muranero, che a Venezia realizza oggetti d'arte in vetro contaminando la tradizione appresa dagli artigiani di Murano con quella del suo Paese di origine, il Senegal. A seguire saranno illustrate le modalità per candidarsi a Crib.
 

Papa Francesco: saggio pensare alla fine, sarà un incontro di misericordia con Dio

Città Del Vaticano -  “Come sarà la mia fine? Come vorrei che il Signore mi trovasse quando mi chiamerà?” E’ saggio pensare alla fine, “ci aiuta ad andare avanti”, a fare un esame di coscienza su quali cose dovrei correggere e quali “portare avanti perché sono buone”. Papa Francesco dedica la sua omelia del mattino, a Casa Santa Marta, alla fine del mondo e della propria vita, perché “in quest’ultima settimana dell’anno liturgico la Chiesa ci fa riflettere su questo, ed “è una grazia” commenta “perché a noi non piace pensare alla fine”, “rimandiamo sempre a domani questo pensiero”.
Nella Prima Lettura, dal Libro dell’Apocalisse, san Giovanni parla della fine del mondo “con la figura della mietitura”, con Cristo e un Angelo armati di falce. Quando sarà la nostra ora, prosegue Francesco, come riferisce Vatican News, dovremo “far vedere la qualità del nostro grano, la qualità della nostra vita”. E prosegue: “Forse qualcuno di voi dice: ‘Padre, non sia così tetro, che queste cose non ci piacciono … ‘, ma è la verità”: “É la mietitura, dove ognuno di noi si incontrerà con il Signore. Sarà un incontro e ognuno di noi dirà al Signore: ‘Questa è la mia vita. Questo è il mio grano. Questa è la mia qualità di vita. Ho sbagliato?’ - tutti dovremmo dire questo, perché tutti sbagliamo –, ‘Ho fatto cose buone’- tutti facciamo cose buone; e un po’ far vedere al Signore il grano”. Se il Signore mi chiamasse oggi, cosa gli direi? Cosa direi, si domanda ancora il Pontefice “se oggi il Signore chiamasse? ‘Ah, non mi sono accorto, ero distratto … ‘. Noi non sappiamo né il giorno né l’ora. ‘Ma padre, non parli così che io sono giovane’ – ‘Ma, guarda quanti giovani se ne vanno, quanti giovani sono chiamati … ‘. Nessuno ha la propria vita assicurata”. Invece è sicuro che tutti avremo una fine. Quando? Solo Dio lo sa. Ci farà bene in questa settimana pensare alla fine. Se il Signore mi chiamasse oggi, cosa farei? Cosa direi? Quale grano gli farò vedere? il pensiero della fine ci aiuta ad andare avanti; non è un pensiero statico: è un pensiero che va avanti perché è portato avanti dalla virtù, dalla speranza”. 
“ Sì, ci sarà una fine, ma quella fine sarà un incontro: un incontro con il Signore. È vero, sarà un rendiconto di quello che ho fatto, ma anche, sarà un incontro di misericordia, di gioia, di felicità”:  “pensare alla fine, alla fine della creazione, alla fine della propria vita, è saggezza; i saggi lo fanno”, ha aggiunto il papa che ci invita  a chiederci “come sarà la mia fine? Come vorrei che il Signore mi trovasse quando mi chiamerà?”. Devo fare “un esame di coscienza” e valutare “Quali cose dovrei correggere, perché non vanno bene? Quali cose dovrei appoggiare e portare avanti perché sono buone? Ognuno di noi ha tante cose buone”. E in questo pensiero noi siamo soli: “c’è lo Spirito Santo che ci aiuta”: “questa settimana chiediamo allo Spirito Santo la saggezza del tempo, la saggezza della fine, la saggezza della risurrezione, la saggezza dell’incontro eterno con Gesù; che ci faccia capire questa saggezza che è nella nostra fede. Sarà un giorno di gioia l’incontro con Gesù. Preghiamo perché il Signore ci prepari. E ognuno di noi, questa settimana, finisca la settimana pensando alla fine: ‘Io finirò. Io non rimarrò eternamente. Come vorrei finire?’”.
 

Carovana migranti: tensione a Tijuana dopo il tentativo di forzare il confine

Roma - Sale la tensione a Tijuana, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, dove nel fine settimana alcune centinaia di migranti, che formano la gigantesca carovana di centroamericani, hanno cercato di entrare a forza negli Stati Uniti, provocando la reazione delle forze federali, che hanno chiuso la frontiera più trafficata del mondo per qualche ora e sparso gas lacrimogeni tra i migranti, compresi donne e bambini. Le autorità messicane ieri hanno annunciato che provvederanno a rimpatriare coloro che hanno cercato di attraversare la frontiera: finora le persone tratte in arresto sono una novantina e una cinquantina, invece, quelle arrestate dalle forze dell’ordine statunitensi. E la situazione rischia di creare strascichi e malumori anche nella stessa Tijuana, città abituata ad accogliere sia i migranti che vivono il “sogno americano” e sperano di transitare negli Stati Uniti, sia i “deportati” espulsi dagli States. Molti, però, non hanno gradito la forzatura dei migranti della carovana, come spiega al Sir dalla città di frontiera messicana padre Andrés Ramírez, responsabile della pastorale della mobilità dell’arcidiocesi di Tijuana. “L’azione di forza di questo fine settimana è stata un errore, bisogna avere pazienza. Tijuana è una città abituata ad accogliere, qui ci sono possibilità di lavoro e noi abbiamo avuto l’esempio dell’esodo degli haitiani. Molti sono rimasti qui”. Prosegue il sacerdote: “Certo, il sogno di queste persone è valido, però devono ascoltare e avere pazienza e rispettare le regole”. Del resto, la realtà appare segnata agli occhi di chi da anni opera nell’accoglienza: “I dati dicono che solo il 3% delle domande di asilo viene accolto, per evadere tutte le domande servirà un anno e mezzo”. Insomma: conviene non considerare Tijuana una città di rapido transito, ma una destinazione che per molte persone potrebbe diventare stabile. La chiusura della frontiera danneggerebbe proprio gli abitanti di Tijuana: “Sono moltissime le persone che lavorano negli Stati Uniti e giornalmente attraversano il confine – dice padre Ramírez -. La chiusura rischia di danneggiare non poco l’economia della nostra città”.
Nonostante queste difficoltà, l’attività di accoglienza prosegue: “Il nostro arcivescovo, Mons. Francisco Moreno, continua a insistere perché la gente sia generosa e porti alimenti e generi di prima necessità al centro di raccolta della Caritas. E il Governo sta pensando a un secondo grande centro di prima accoglienza. Resta la difficoltà di distribuire queste persone nelle varie strutture, poiché spesso vogliono restare insieme senza dividersi in diversi luoghi”.
 

Sicilia: Ecumenismo e Migrazioni a servizio dell’unità della Chiesa

Palermo - Le Chiese di Sicilia si sono ritrovate a Catania per riflettere a 25 anni dalla pubblicazione del Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’Ecumenismo. Occasione un convegno regionale voluto ed organizzato dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso e dall’Ufficio per le Migrazioni della Conferenza episcopale siciliana.
“Un quarto di secolo non è poco, ma è tanto se consideriamo ciò che è accaduto in questo spazio  di tempo. Abbiamo vissuto anni di ansietà e di timori – ha detto Mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, aprendo i lavori -, anni durante i quali si è affievolito lo slancio ecumenico avviato dal Vaticano II e lo scandalo della separazione ha continuato a ferire la Chiesa e le Chiese. Tutto questo – ha aggiunto Mons. Mogavero – rende ancora più urgente riprendere in mano il Direttorio e rilanciare la nostra volontà di operare per l’unità”.
In apertura dell’appuntamento dal titolo “La Chiesa in dialogo a 25 anni dal Direttorio per l’Ecumenismo è stato presente anche Mons. Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania e presidente della Conferenza episcopale siciliana, che ha porto ai presenti il saluto da parte dei confratelli vescovi di tutte le Chiese di Sicilia.
“Dall’ecumenismo arriva a tutta la Chiesa un forte incoraggiamento a vivere la nostra vita e la nostra fede guidati e affidati alla Divina Provvidenza: abbiamo spesso, infatti – ha detto il presule –, la sensazione di fare poco e in modo poco efficace, ma poi scopriamo che i semi crescono e che arrivano i frutti, anche più abbondanti di quanto osavamo sperare. E questo è benedizione del Signore. A Lui ci rivolgiamo  – ha aggiunto – per ringraziarlo del cammino che ci ha indicato e nel quale ci ha accompagnati e a Lui torniamo ad affidarci per riprendere e continuare. A nome personale e a nome dell’intera Conferenza episcopale benedico voi – ha concluso Mons. Gristina -, la vostra presenza qui oggi e il vostro impegno ecumenico” .
All’incontro regionale, insieme con quanti sono impegnati nei settori dell’ecumenismo e delle migrazioni e – grazie alla collaborazione con l’Uciim – a numerosi docenti, sono stati presenti i rappresentanti del Patriarcato ortodosso di Romania, della Chiesa anglicana e della Chiesa battista. “Dinanzi a loro – ha detto Erina Ferlito, direttrice dell’Ufficio regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso -, si mostra ancor più paradossale la dicotomia tra ‘Chiese sorelle’ e ‘fratelli separati’. E’ scandalosa l’espressione ‘fratelli separati’: come possono i fratelli separarsi?”. Ha richiamato, poi, la necessità di “un ecumenismo che reale, concreto e frutto dell’impegno di tutti, ossia di chiunque professi la fede cattolica”.
Le fa eco Mario Affronti, direttore dell’Ufficio Cesi per le Migrazioni, il quale, spiegando “le due motivazioni che hanno portato alla realizzazione di un convengo congiunto sull’ecumenismo”, parla dell’unità come “sollecitudine per l’unità, che è al cuore della Chiesa e alla quale tutti. Tutti i cristiano – ha chiarito Affronti – dovrebbero essere animati dallo spirito ecumenico, qualunque sia la loro particolare missione e la loro specifica funzione nel mondo e nella società. I migranti e l’azione pastorale che li riguarda – ha aggiunto –  possono portare, nel processo dell’unità dei cristiani e in genere del dialogo interreligioso, un contributo che non è solo antropologico – culturale, ma anche ecclesiologico e teologico, vivendo sulla propria carne la difficoltà dei problemi connessi con i concetti di identità e alterità su cui si gioca il destino del dialogo nel mondo di oggi”
Tre le riflessioni proposte sul servizio all’unità della Chiesa offerte nel corso dei lavori: don Angelo Passaro ha approfondito il tema ricollegandolo al messaggio biblico; don Antonino Pileri Bruno lo ha fatto muovendosi all’interno della riflessione teologica; il vescovo mons. Domenico Mogavero ne ha trattato gli aspetti nel vissuto della Chiesa locale.
Per Mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato Cesi per le Migrazioni, “non possiamo risolvere le differenze con la vecchia formula del ‘guardare a ciò che ci unisce anziché a ciò che ci divide’. Ma potremmo fare passi avanti se insieme riconoscessimo il maggiore peso specifico di ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide. Annunciare insieme il Vangelo – ha detto il presule – è certo il compito più arduo che ci sta davanti. Le difficoltà e le resistenze nel cammino di comunione verso l’unità sono inevitabili: come giungere alla comunione tramite la tensione della diversità? Lo faremo ‘anche’ attraverso alcuni punti fondamentali: la pedagogia della cattolicità; l’ospitalità data ai migranti più poveri; l’inserimento della Chiesa locale, attraverso la parrocchia, nei luoghi di fratture sociali, di più difficile convivenza; il dialogo interreligioso; la responsabilità pastorale del sacerdote nell’accogliere lo straniero”.
 
 

Milano: da domani “Il Circo sale in cattedra”

Milano - Da domani al 5 dicembre “Il Circo sale in cattedra”, l’iniziativa che come ogni anno porta la meraviglia del circo in Università. In questa edizione, la decima, le Giornate di Studio sull'Arte Circense, alla Statale di Milano, celebreranno anche i 250 anni del circo con tantissimi artisti, compagnie, operatori del settore, performance e workshop di acrobatica e giocoleria.
Il cartellone di eventi  è curato da Open Circus, un progetto ideato dallo storico Alessandro Serena e sostenuto dal Mibac per la diffusione della cultura circense.
Sempre nel capoluogo lombardo, l'evento “Spettacolo e circo del futuro” coinvolgerà un altro ateneo, la Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm” con uno dei più interessanti giocolieri contemporanei, Viktor Kee, già star del Cirque du Soleil e di produzioni come Alis. “Come il circo riunisce in un unico spazio arti e poetiche varie- spiega Alessandro Serena - così questa manifestazione propone nel contesto accademico tutte le declinazioni possibili dello spettacolo popolare, dal classico al contemporaneo passando per il circo sociale e per le forme artistiche vicine al circo come l’illusionismo e il burlesque”. (R.I.)
 

Global compact for Migratio: incontro il prossimo 28 novembre

 
Roma – si svolgerà il prossimo 28 novembre, presso la Sala Stampa estera, un incontro stampa sul Global Compact for Migration/Patto Mondiale sulle Migrazioni, la cui storica firma é prevista nel mese di dicembre.
All’incontro di mercoledì interverranno P. Michael Czerny, il gesuita canadese sotto-segretario della Sezione “Migranti e rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale,  Anne T. Gallagher, presidente de the International Catholic Migration Commission (ICMC) e Stéphane Jaquemet, direttore Policy ICMC e capo organizzatore del Global Forum delle ONG che si riuniranno en Marrakesh prima della ratifica degli Stati.
“Per la prima volta nella storia della diplomazia, la comunità internazionale è giunta ad un consenso sul primo patto mondiale sulle migrazioni, chiamato Global Compact for Migration, il quale sarà adottato formalmente durante il summit dei capi di Stato e di governo previsto a Marrakech i prossimi 10 e 11 dicembre. L’accordo, anche sotto l’egida del Vaticano, gira intorno a tre concetti: che le migrazioni siano sicure, ordinate e regolari. Mai prima si era arrivati così lontano, a livello internazionale, su questo argomento. Qui l’agreement del 13 luglio 2018, spiega una nota aggiungendo che alcuni Paesi si sono ritirati e altri vogliono farlo.
 

Mobilitazioni per i migranti al confine tra Stati Uniti e Messico

New York - Si moltiplicano le azioni e gli attestati di solidarietà verso i migranti, soprattutto nelle zone di confine tra Stati Uniti e Messico, dove si trovano i maggiori centri di detenzione e dove le comunità americane si stanno preparando all’accoglienza della nuova carovana di profughi centroamericani. Intanto 200 persone ebree, musulmane e cristiane hanno partecipato ad un pellegrinaggio, lo scorso giovedì, all’esterno del campo di detenzione di Tornillo, vicino alla città di El Paso, in Texas, dove ad oggi oltre 1.000 minori non accompagnati sono ancora detenuti. A capo della delegazione diversi rabbini e leader religiosi che contestano la politica dell’amministrazione Trump sia sulla militarizzazione dell’accoglienza dei migranti che sulla detenzione.
Il rabbino Josh Whinston di Ann Arbor, in Michigan, uno degli organizzatori del “sacro viaggio” ha rilasciato una dichiarazione al settimanale Newsweek in cui chiede che “la pratica scandalosa” della detenzione per i minori immigrati, cessi. “Come persone di fede non possiamo non chiedere la riunificazione dei bambini con le loro famiglie o con i loro tutori indipendentemente dallo stato di immigrazione – ha continuato il rabbino -. Non possiamo lasciarli impantanati in una povertà disperata o rinchiusi in campi di prigionia.
Stanno fuggendo dalla violenza, stanno fuggendo dalle persecuzioni, stanno fuggendo per salvarsi la vita”.
Il pellegrinaggio è anche un’azione di memoria per gli ebrei, che vedono in questi migranti i loro antenati in fuga dal faraone egiziano per cercare una vita migliore. “È nostra responsabilità, in quanto popolo religioso e uno dei Paesi più ricchi del mondo, fare tutto il possibile per aiutare questi richiedenti asilo, anziché trattarli come criminali”, ha concluso Whinston.
Il pellegrinaggio interreligioso non è la sola manifestazione ad animare gli Usa. Circa 3mila cattolici e appartenenti ad altre fedi hanno firmato, nei giorni scorsi, un impegno di solidarietà per tutti coloro che chiedono asilo negli Stati Uniti e promettono di agire da buoni vicini per “costruire una comunità dove tutti siano i benvenuti”. Tra i sottoscrittori dell’appello ci sono vari gruppi tra cui la Franciscan Action Network, il Colomban Center for Advocacy and Outreach, Faith in Public Life e la Chiesa evangelica luterana in America.
“C’è stata molta retorica politica intorno alla carovana migrante e dobbiamo separare i fatti dalla finzione – spiegano i francescani - Gli appartenenti alla carovana non sono membri di una banda di malviventi e non sono terroristi: molti hanno familiari che sono cittadini americani e queste persone semplicemente vogliono vivere con le loro famiglie senza paura e hanno tutto il diritto di chiedere asilo per sentirsi al sicuro”.
La direttrice di uno dei programmi del network francescano, suor Maria Orlandini, ha fatto parte della delegazione di rappresentanti delle diverse fedi che si sono recati in Honduras per constatare quali problemi affliggono chi sta fuggendo e ha avuto modo di verificare di persona la gravità della situazione, aggravata anche dalla scelta degli Usa di “porre fine allo status di protezione temporanea per gli immigrati provenienti dalla regione. E la politica di deportazione e tolleranza zero, non ha fatto altro che aggravare la situazione”. I francescani sostengono con convinzione “le nostre sorelle e i nostri fratelli bisognosi e denunciamo la retorica e le politiche che ci danneggiano, minacciano e dividono”.
Faith in Public Life, un’organizzazione di oltre 50mila rappresentanti delle chiese e delle fedi, ha lanciato un giuramento pubblico in cui chi sottoscrive si impegna “a dire la verità su chi sta fuggendo dal pericolo respingendo ogni narrazione disonesta e xenofa; si impegna ad accompagnare e sostenere i richiedenti asilo o le persone della comunità che lo stanno già aiutando; si impegna a contattare i propri rappresentanti politici che stanno cercando di disumanizzare chi cerca protezione e si impegna a fare della propria comunità un luogo accogliente”.
L’azione di solidarietà è partita in contemporanea alla decisione di un giudice della Corte distrettuale di San Francisco di bloccare l’ordine esecutivo emesso dal presidente Trump, il 9 novembre scorso, che per 90 giorni avrebbe rallentato il processo di identificazione dei migranti, incoraggiando respingimenti e deportazioni.
Anche il vescovo mons. Joe Vasquez, presidente della Commissione sui migranti, a nome della Conferenza episcopale ha sottoscritto, assieme alle responsabili della Catholic Charities Usa, del Catholic Legal Immigration Network e del Catholic Relief Services.
“Troviamo questa azione estremamente preoccupante”, ha dichiarato il vescovo, spiegando che il provvedimento di fatto limiterà e rallenterà l’accesso alla protezione di centinaia di bambini e di famiglie in fuga dalle violenze in Centro America: “Lasciandoli in condizioni non sicure in Messico o in situazioni di detenzione indefinita ai confini”. Mons. Vasquez ribadisce che il diritto d’asilo “è codificato sia nelle nostre leggi che nei valori e quindi esortiamo l’Amministrazione a cercare altre soluzioni che rafforzino l’integrità del sistema di immigrazione esistente, garantendo nel contempo l’accesso alla protezione per i bambini e le famiglie vulnerabili”. Il documento non cessa di sottolineare che “la Chiesa cattolica continuerà a servire, accompagnare e assistere tutti coloro che fuggono dalle persecuzioni, indipendentemente da dove cercano tale protezione e da dove provengono”. (Maddalena Maltese – Sir)
 

Mons. Marciante: trattenere i giovani nei nostri paesi e allo stesso tempo accogliere chi viene in cerca di speranza

Cefalù – “Oggi mi avete reso felice perché ho visto realizzato un grande sogno: trattenere i giovani nei nostri paesi, ma allo stesso tempo accogliere chi viene qui in cerca di speranza”. Lo ha detto il Vescovo di Cefalù, Mons. Giuseppe Marciante visitando la Cooperativa Sant'Antonio in Geraci Siculo, creata da giovani Geracesi per accogliere minorenni migranti.
“Oggi – ha detto il presule - ho incontrato un gruppo di giovani che vogliono restare al Sud e che danno speranza ad altri giovani che vengono dal Sud del mondo; devo dire che qui c'è qualcosa di nuovo. Il vostro è un servizio di accoglienza per chi cerca speranza nel nostro paese: qui si sposano due diritti, quello di restare e quello di immigrare. Quanti dei nostri giovani sono partiti perché non trovavano speranza”.
Mons. Marciante ha ringraziato il parroco per aver messo a disposizione i beni della Parrocchia di Santa Maria Maggiore: “questo è ciò che intendo nel dire che la Comunità Diocesana è pronta a mettere a disposizione i suoi beni. Il Signore Gesù non mette confini all'umanità, ma ne spalanca i cuori”. La Cooperativa ha sede in locali messi a disposizione dalla Parrocchia Santa Maria Maggiore e dalla Fondazione Castello.
 
 
 

Papa Francesco: la generosità delle piccole cose allarga il cuore, attenzione al consumismo

Città del Vaticano - Nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta oggi Papa Francesco esorta a chiedersi come poter essere più generosi con i poveri, anche con “le piccole cose”. E avverte che nemico della generosità è il consumismo, spendere più di quello di cui abbiamo bisogno. La generosità, al contrario, allarga il cuore e porta alla magnanimità.  Il Papa, riferisce Vatican News, rileva che tante volte nel Vangelo Gesù fa il contrasto fra ricchi e poveri, basti pensare al ricco Epulone e a Lazzaro o al giovane ricco. Un contrasto che fa dire al Signore: “È molto difficile che un ricco entri nel regno dei cieli”. Qualcuno può etichettare Cristo come “comunista”, rileva Francesco, “ma il Signore, quando diceva queste cose, sapeva che dietro alle ricchezze c’era sempre il cattivo spirito: il signore del mondo”. Per questo disse una volta: “Non si può servire due signori: servire Dio e servire le ricchezze”.
Anche nel brano del Vangelo odierno (Lc 21,1-4) c’è un contrasto tra i ricchi “che gettavano le loro offerte nel tesoro” e una vedova povera che gettava due monetine. Questi ricchi sono diversi dal ricco Epulone: “non sono cattivi”, sottolinea il Papa. “Sembra essere gente buona che va al Tempio e dà l’offerta”. Si tratta, quindi, di un contrasto differente. Il Signore vuole dirci un’altra cosa quando afferma che la vedova ha gettato più di tutti perché ha dato “tutto quello che aveva per vivere”. “La vedova, l’orfano e il migrante, lo straniero, erano i più poveri nella vita di Israele” - ricorda -  tanto che quando si voleva parlare dei più poveri si faceva riferimento a loro. Questa donna “ha dato il poco che aveva per vivere” perché aveva fiducia in Dio, era una donna delle Beatitudini, era molto generosa: “dà tutto perché il Signore è più di tutto. Il messaggio di questo passo del Vangelo è un invito alla generosità”, evidenzia il pontefice.
Di fronte alle statistiche della povertà nel mondo, ai bambini che muoiono di fame, che non hanno da mangiare, non hanno le medicine, tanta povertà - che si sentono tutti i giorni nei telegiornali e nei giornali - è un atteggiamento buono quello di chiedersi: “Ma come posso risolvere questo?”. Nasce dalla preoccupazione di fare il bene. E quando una persona che ha un po’ di denaro, si chiede se il poco che fa serva, il Papa risponde che serve, “come le due monetine della vedova”: “Una chiamata alla generosità. E la generosità è una cosa di tutti i giorni, è una cosa che noi dobbiamo pensare: come posso essere più generoso, con i poveri, con i bisognosi … come posso aiutare di più? ‘Ma lei sa, Padre, che noi appena arriviamo alla fine del mese’ – ‘Ma qualche monetina ti avanza? Pensa: si può essere generosi con quelle …’. Pensa. Le piccole cose: facciamo, per esempio, un viaggio nelle nostre stanze, un viaggio nel nostro guardaroba. Quante paia di scarpe ho? Uno, due, tre, quattro, quindici, venti … ognuno lo può dire. Un po’ troppo … Io ho conosciuto un monsignore che ne aveva 40 … Ma, se hai tante scarpe, dà la metà. Quanti vestiti che non uso o uso una volta l’anno? E’ un modo di essere generoso, di dare quello che abbiamo, di condividere”.
Papa Francesco ha raccontato, poi, di aver conosciuto una signora che quando faceva la spesa al supermercato, sempre comprava per i poveri il dieci per cento di quello che spendeva: dava “la decima” ai poveri, sottolinea ancora papa Francesco: “Noi possiamo fare miracoli con la generosità. La generosità delle piccole cose, poche cose. Forse non facciamo questo perché non ci viene in mente. Il messaggio del Vangelo ci fa pensare: come posso essere io più generoso? Un po’ di più, non tanto … ‘E’ vero, Padre, è così ma … non so perché ma sempre c’è la paura …’. Ma, c’è un’altra malattia, che è la malattia contro la generosità, oggi: la malattia del consumismo”.
E consiste nel comprare, sempre, cose. Francesco ricorda che quando viveva a Buenos Aires “ogni fine-settimana c’era un programma di turismo-shopping”: si riempiva l’aereo il venerdì sera e si andava in un Paese a circa dieci ore di volo e tutto il sabato e parte della domenica si passava a comprare nei supermercati. Poi si tornava: “una malattia grossa, (quella) del consumismo, di oggi! Io non dico che tutti noi facciamo questo, no. Ma il consumismo, lo spendere più di quello di cui abbiamo bisogno – ha detto il papa - una mancanza di austerità di vita: questo è un nemico della generosità. E la generosità materiale – pensare ai poveri, ‘questo posso dare perché possano mangiare, perché si vestano’ – queste cose, ha un’altra conseguenza: allarga il cuore e ti porta alla magnanimità”.
Si tratta, quindi, di avere un cuore magnanimo dove tutti entrano. “Quei ricchi che davano i soldi erano buoni; quella vecchietta era santa”, evidenzia il Papa che, in conclusione, esorta a percorrere il cammino della generosità, iniziando con “un’ispezione a casa”, cioè pensando a “cosa non serve a me, cosa servirà a un altro, per un po’ di austerità”. Bisogna pregare il Signore “perché ci liberi” di quel male tanto pericoloso che è il consumismo, che rende schiavi, una dipendenza dallo spendere: “è una malattia psichiatrica”. “Chiediamo - esorta - questa grazia al Signore: la generosità, che ci allarga il cuore e ci porti alla magnanimità”.
 
 

Parrocchie “presidi di accoglienza”

Roma - Con un convegno in Vicariato, a Roma, sono iniziati, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes diocesano e del centro Missionario, gli incontri  formativi sull’immigrazione, aperti a tutti. Il primo incontro ha avuto come tema “Liberi di partire e liberi di restare”, titolo anche della campagna della CEI. Concludendo l’incontro il vescovo ausiliare e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, Mons. Paolo Lojudice, le parrocchie devono diventare “presidi di accoglienza”: “ricordiamoci – ha detto -  di tenere sempre disponibili appartamentini o locali adiacenti le nostre chiese, perché se qualcuno ci bussa in cerca di un tetto, non dobbiamo mai rispondere: non c’è posto per te. È il Signore che ci chiede questo, non dimentichiamolo mai”. E "Liberi di partire e liberi di restare” rappresenta “un programma – ha spiegato l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, fino allo scorso anno Direttore Generale della Fondazione Migrantes - sui diritti delle persone, da una parte di voler trovare una vita migliore e dall’altra di essere accolti in una città aperta, capace di dare loro delle opportunità, per costruire percorsi di promozione e di tutela contro i trafficanti e gli sfruttatori, e per un economia più giusta a servizio dell’uomo e non il contrario”. E la libertà di scelta la possiamo trovare ben delineata nei quattro verbi utilizzati da Papa Francesco nell’ultimo suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e cioè accoglienza, promozione, tutela ed integrazione. Quattro verbi concatenati tra loro” Mons. Perego ha evidenziato come l’Italia non è il Paese preferito da chi lascia il proprio. Non è raro, infatti, che una famiglia sia costretta ad aspettare fino a dieci anni prima di riunirsi, perciò molti scelgono altre destinazioni. All’incontro anche il comboniano p. Giulio Albanese che ha parlato del ruolo dell’informazione che è quello di far conoscere anche le “periferie del mondo”: “raccontare queste realtà è la prima forma di solidarietà verso le popolazioni migranti, perché oggi la vera sfida per battere la paura, la diffidenza o l’indifferenza verso l’altro è soprattutto sul piano culturale”.
Altri incontri il 9 febbraio, il 16 marzo e il 6 aprile, dice il direttore Migrantes di Roma, Mons. Pierpaolo Felicolo secondo il quale diventa importante soffermarsi su vari aspetti del fenomeno per “non speculare sul tema dell’immigrazione. Bisogna fare attenzione – è l’invito del sacerdote - alla cattiva informazione perché spesso si mette al centro la paura e non la ricchezza dell’incontro con il diverso”. Roma è stata sempre “una città molto accogliente” come dimostrano anche tante attività di volontariato a testimonianza che  “lo sforzo di accogliere è uno sforzo di civiltà e non deve mai venire meno”, ha spiegato Mons. Felicolo. (R.I.)

 
 

Papa Francesco: appello per la pace in Ucraina

Città del Vaticano - “Preghiamo per quel caro Paese e per la pace tanto desiderata”. È quanto ha auspicato ieri mattina Papa Francesco al termine della preghiera mariana dell’Angelus.
Il pontefice ha ricordato “l’anniversario dell’Holodomor, terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime”. “L’immagine – ha detto - è dolorosa”: “la ferita del passato sia un appello per tutti perché tali tragedie non si ripetano mai più”.
 

Migranti: 197 associazioni non profit nel Lazio secondo il Cesv

Roma – Sono 197 le associazioni non profit, la maggioranza a Roma, censite nel Lazio e che si occupano di migranti. Il dato emerge da una ricerca svolta tra luglio 2017 e marzo 2018 da un gruppo di ricercatori di Cesv-Centro servizi per il volontariato del Lazio, Cemea del Mezzogiorno, Assomoldave, Cooperativa Folias, Associazione Tuscolana Solidarietà, e con il supporto scientifico di ricercatori dell'Università di Tor Vergata e di Studio Come. La presentazione oggi nell'ambito dell'iniziativa “Vieni a conoscerci” in corso a Roma nello spazio WeGil. Di tutte le associazioni “solo il 12% ha sede nell'area metropolitana, mentre le altre si trovano a Roma”, si evince dalla ricerca: la maggioranza sono organizzazioni di volontariato (40%), seguite da associazioni culturali (26%) e di promozione sociale (20%).
 
 

Card. Bassetti: I comuni “cuore pulsante dell’Italia”

Roma - “Faccio il tifo per i Comuni italiani, sono il cuore pulsante dell’Italia. Il Comune è ancora il tipo di governo più vicino alla gente. I sindaci sono eletti dalla gente”. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti, in un videomessaggio trasmesso durante l’evento organizzato da Tv2000 in cui sono stati premiati 37 sindaci dei Comuni italiani protagonisti della scorsa stagione del programma ‘Borghi d’Italia’, curato e condotto da Mario Placidini. La consegna degli attestati è avvenuta a Roma questa mattina. “Viaggiando per l’Italia – ha proseguito il card. Bassetti - vedo spesso tanti amministratori locali giovani. A questi chiedo di metterci tutto l’entusiasmo e le energie per ascoltare anche la vecchietta che si va a lamentare per una buca davanti casa. Il sindaco deve ascoltare e comprendere. Ci sono certamente le grandi città con la loro storia e tradizione ma anche i Comuni sono belli e gloriosi. Viva i Comuni d’Italia. Spero che i sindaci continuino a stare vicino alla gente. Oggi la gente ha bisogno di accompagnamento sia i vecchi che i giovani. Spesso la gente vive nella propria solitudine per questo ha bisogno di due occhi che sorridono e un cuore che pulsa per loro”.
Tra i presenti il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante; l’amministratore delegato di Rete Blu SpA, Massimo Porfiri; il vicepresidente vicario Anci Nazionale e Sindaco di Valdengo (Biella), Roberto Pella; il segretario Generale Anci Lazio, Enrico Diacetti; il sovrintendente ai Conti della Società Dante Alighieri, Salvatore Italia; il presidente dei Parchi Letterari Italiani, Stanislao de Marsanich e il responsabile Area Certificazioni e Programmi Territoriali Touring Club Italiano, Isabella Andrighetti.
“I borghi e i piccoli Comuni – ha sottolineato il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante - sono il terreno in cui affondano le radici del Paese. Tv2000 in questi anni, anche con il programma ‘Borghi d’Italia’, ha voluto con forza portare al grande pubblico le piccole eccellenze italiane. Un viaggio alla scoperta e la valorizzazione dei territori che tutto il mondo ci invidia e che troppo spesso vengono abbandonati al proprio destino”.
“Anche in questa stagione, con la nona serie del programma Borghi d’Italia, - ha aggiunto il curatore e conduttore del programma Mario Placidini – ci siamo occupati dei piccoli Comuni italiani. Abbiamo incontrato 37 sindaci, 42 parroci, 5 vescovi, 40 ristoratori, 50 associazioni di volontariato. Visitato 90 chiese, 25 monasteri, 20 conventi, 45 musei, 30 castelli, aree naturalistiche e altre eccellenze del territorio. Poi abbiamo scoperto 37 dialetti, filmato le quattro stagioni, la gente, il mare, i laghi, i fiumi, la pianura, la collina, i monti, la fauna e la flora. Inoltre, con la puntata doppiata siamo approdati in Cina e con la versione radiofonica ci hanno ascoltati su Radio Vaticana Italia e InBlu Radio. Con la troupe abbiamo percorso oltre 70 mila chilometri. Per noi i borghi d’Italia sono tutti belli, dal più piccolo al più grande, ognuno con le proprie tradizioni e abitudini. Non ci interessa farli gareggiare tra di loro perché sono tutti vincenti. E da quest’anno c’è anche un nuovo appuntamento dedicato ai capoluoghi italiani. Si inizierà il 22 dicembre alle 14.20 con il Comune di Verona, patrimonio mondiale dell' Unesco”.
 
 
 

Trento: il 1 dicembre un seminario sule donne migranti

Trento  - “L’esercizio di diritto nasce dalla conoscenza”. Questo il titolo del seminario che mira all’integrazione sociale e all’inserimento lavorativo delle donne immigrate in Trentino. Il seminario si svolgerà sabato 1 dicembre 2018, dalle ore 08.00 alle ore 18.00, presso il Seminario Maggiore di Trento. Il programma della giornata prevede momenti formativi sui diritti delle donne e sulla normativa sulla parità di genere. Sempre nella stessa giornata vi saranno delle attività per conoscere le pratiche di igiene ambientale e personale, non solo nella vita privata ma anche come dipendenti di cooperative di pulizie oppure come assistenti familiari. Per informazioni ed iscrizioni (entro il 30 novembre 2018) scrivere una mail all’indirizzo acdait@yahoo
 
 

Pime: domani il convegno: “Dove va l’Africa? Sfide, Migrazioni, narrazioni”

Milano – “Si parla tanto di migranti. Si parla pochissimo dei luoghi e delle situazioni da cui provengono. Paradossalmente, più la presenza di africani cresce in Italia, meno si conosce dell’Africa. Eppure il continente sta vivendo una stagione di trasformazioni epocali, da tutti i punti di vista - economico, politico, sociale, ambientale... - che chiamano in causa anche nostre scelte e responsabilità”. Così il Centro missionario Pime di Milano presenta il convegno sul tema “Dove va l’Africa? Sfide, Migrazioni, narrazioni” che si svolgerà domani, 24 ottobre, al Teatro Pime Piero Gheddo a Milano. Il convegno è organizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore e con Ucsi Lombardia.

Fieranti e circensi chiedono accoglienza

Ostia - Con una celebrazione eucaristica nel ParcoLido di Ostia, dove vivono una ventina di famiglia di esercenti del Luna park, si è concluso oggi l’incontro nazionale degli operatori dello Spettacolo Viaggiante promosso dalla Fondazione Migrantes sul tema “Testimoni del Vangelo di Gesù tra fieranti e circensi: l'accoglienza e l'ascolto della gente del viaggio”.  A tirare le conclusioni don Mirko Dalla Torre della Consulta pastorale dell’organismo della Cei.
“Sono diciotto anni che sono prete e diciotto anni che seguo la ‘gente del viaggio’”, ha detto il sacerdote a VaticanNews: “i vescovi della mia diocesi, Vittorio Veneto, hanno sempre voluto che si continuasse questa tradizione pastorale di seguire la gente che viaggia di piazza in piazza”.
“Fieranti e circensi - ha spiegato - come cristiani chiedono accoglienza alle nostre comunità”. Quando piantano il loro circo e la loro giostra, con la loro carovana, girando di piazza in piazza, una settimana in un paese e quella dopo in un altro, ci ricordano la provvisorietà della nostra vita. Tutto ciò è uno spunto di riflessione per noi che siamo stanziali e pensiamo di avere tante sicurezze. Ci ricorda che l’unica sicurezza che abbiamo, in realtà è la speranza nella Provvidenza di Dio, così come loro che si affidano a Dio, augurandosi di poter lavorare nel paese dove sostano”.
Si tratta - ha detto ancora il sacerdote, incaricato nella sua diocesi di seguire questo settore -   di “una porzione del Popolo di Dio che non ha parrocchia. Le parrocchie che frequentano sono quelle di noi stanziali che visitano quando si fermano, il loro vescovo è quello della diocesi in cui si fermano. È per questo che c’è bisogno di un’attenzione particolare della Chiesa nei loro confronti. Ogni diocesi dovrebbe avere un referente per questa pastorale o perlomeno ogni Conferenza episcopale locale, perché seguirli da vicino è impossibile, tante volte”. “Tra le roulotte, i camion e i tendoni si vive una fede itinerante, genuina, una fede trasmessa dai genitori, trasmessa in famiglia”, spiega ancora don Mirko Dalla Torre: “una fede semplice, ma con i caratteri della genuinità e dell’autenticità. Io ho lavorato bene sia con gruppi di adulti che di ragazzi, per esempio nella preparazione dei sacramenti, o nei momenti di lutto famigliare. Sono i momenti in cui come Chiesa partecipiamo alla loro vita, siamo vicini a loro e siamo accolti, soprattutto quando siamo già conosciuti”.
 “Una difficoltà pastorale dei fieranti e dei circensi è che nelle giornate di sabato e domenica sono costretti a lavorare. È pressoché impossibile che nel giorno del Signore partecipino alla vita della comunità”, racconta ancora il sacerdote evidenziando che per loro il mercoledì e il giovedì sono “giorni di sosta, in cui trovano più facilmente il tempo per celebrare i sacramenti, per esempio i matrimoni. Sono giorni in cui si può celebrare l’Eucarestia insieme, o vivere un momento di fede tra le carovane o sotto lo chapiteaux del Circo. È capitato anche a tanti miei colleghi che svolgono questa pastorale. Anche la domenica, terminato lo spettacolo serale – racconta - può capitare di ritrovarsi dietro le quinte, nei camerini degli artisti, per vivere insieme l’ascolto del Vangelo domenicale, con alcune riflessioni e momenti di preghiera, che sorgono anche spontaneamente da parte loro”.
 

Gruppo Abele: a Torino la festa dell’accoglienza

Torino - “Ogni terra è casa mia”: è questo  è il titolo scelto per la quarta edizione de “Le terre attraverso il mare”, che si terrà, a Torino  presso la Fabbrica delle “e” domenica 2 dicembre a partire dalle 16.30. Protagoniste sono dieci associazioni torinesi di migranti da quattro continenti: Europa (Romania e Italia), America Latina (Brasile, Perù), Africa (Marocco, Senegal, Africa sub Sahariana) e Asia (Cina e, per la prima volta, la comunità Curda a Torino) che attraverso performance di musica e canto, di teatro e narrazione, di danza, pittura, artigianato coinvolgeranno i partecipanti nel racconto della loro terra e della loro esperienza di migranti.
Un insieme ricco e multiforme che sarà rappresentato, in contemporanea, dalla costruzione di un mandala a cura di Paola Franco, Milena Primavera e altri performer e si concluderà con la danza collettiva della Pizzica per sottolineare la reciprocità di questo incontro interculturale promosso dal Gruppo Abele. L’evento proseguirà alle 20 con assaggi di cibi etnici e si concluderà alle 21 con la pièce teatrale Tutte le terre della città – Giovani, Intercultura, Partecipazione. 
Le terre attraverso il mare è l’evento conclusivo di un anno di attività del progetto Fami multiazione – Progetto “InterAzioni in Piemonte” – Azione 4 “AssociAzione” promosso dalla Regione Piemonte, in partenariato con l’Associazione Gruppo Abele per il territorio della città di Torino, per migliorare la partecipazione attiva di giovani immigrati e di seconda generazione ai processi di inclusione sociale e pianificazione delle politiche di integrazione nella città.
 

Rimini: torna la Mostra dei Presepi dal mondo promosso da Caritas e Migrantes

Rimini - Quest’anno la Mostra dei Presepi dal Mondo, giunta la XVI edizione a Rimini su iniziativa degli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Rimini, quest’anno è inserita nel programma del Natale riminese: "L'Opera di Natale" che coinvolgerà il quadrante urbano compreso fra Piazza Cavour, Piazza Malatesta e Castel Sismondo, e che si estenderà nel Natale diffuso in tutto il centro storico. La Mostra dei Presepi dal mondo, insieme all’Equo e solidale di Pacha Mama, saranno ospitati nell’Ala Isotta del Castel Sismondo. Il tema della Mostra sarà “Viaggiare, Incontrare, Narrare”.
Il viaggio - spiegano i promotori -  è necessario per uscire da sé stessi, dalle proprie convinzioni, spesso rivestite di pregiudizi. Il viaggio è necessario per incontrare l’altro, per conoscere davvero la sua vita.
A volte il viaggio è necessario per salvarsela, la vita. E se l’incontro può iniziare da quello che riconosciamo, fatto da sogni, progetti e preoccupazioni, le differenze diventano fonte di ricchezza e crescita reciproca. Perché incontrarsi significa rendersi conto che nell’incontro è più quello che ricevo che quello che posso offrire”.
La Mostra sarà inaugurata insieme al “Natale al Castello” sabato 1 dicembre alle ore 11 e domenica 2 dicembre alle ore 16 ci sarà la presentazione ufficiale insieme al Vescovo mons. Francesco Lambiasi e rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2018 con ingresso gratuito la mattina 9,30 - 12,30  e il  pomeriggio 15,30 - 19,00.
Lo scorso anno a visitare la Mostra oltre 20.000 persone con una cinquantina di visite guidate di scolaresche e gruppi di catechismo. “Presepi dal Mondo - si legge in una nota - vuole essere un momento di riflessione, conoscenza e interscambio religioso e culturale proposto alla Città per accrescere il sentimento di fraternità e abbattere le barriere di intolleranza che sempre più spesso si affacciano nella società civile. Presepi dal Mondo è anche una grande opportunità per conoscere la straordinaria ricchezza sociale e culturale nel mondo e condividere un messaggio di pace e unione fra i popoli.
Per una cultura dell'incontro, dell'accoglienza, della solidarietà e dell'attenzione agli esclusi.