Oppido Mamertina – “Il 2018 si è aperto e va chiudendosi, purtroppo, con due morti causa incendio nella tendopoli di San Ferdinando”. Lo ha scritto ieri in un messaggio ai parroci e ai fedeli della diocesi il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Francesco Milito, dopo la morte nel rogo divampato nella notte fra sabato e domenica nella baraccopoli di San Ferdinando. A morire, questa volta, Jaith Suruwa, 18enne migrante del Gambia. “Un fratello vittima di un fuoco che l'ha portato alla morte. Ancora una volta – scrive il presule nel messaggio - restiamo colpiti da queste tragiche e improvvise notizie. Non possiamo rimanere indifferenti, la nostra comunità ecclesiale deve pregare per questi fratelli e queste sorelle”. Da qui l’invito a tutti i parroci in questo inizio di Avvento a ricordare nelle sante Messe Jait Suruwa, detto Cisse per “affidare la sua anima a Dio - che è nato nel gelo e nel freddo di una 'baracca' dell'epoca; e per tutti i migranti e questi amici più poveri che si ritrovano ad essere 'invisibili' in questa nostra società e perché si faccia tutto quello che è possibile per evitare il ripetersi di queste morti”. (R. Iaria)
Primo Piano
Mons. Bertolone: i migranti “sono persone, con i loro diritti fondamentali, da tutelare”
Catanzaro - Nel 2017 sono 257,7 milioni le persone che nel mondo vivono in un Paese diverso da quello d’origine… nel 48,4% dei casi donne”. Il dato riportato dal Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes è stato ripreso questo pomeriggio a Catanzaro dal presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone alla presentazione del Rapporto stesso su iniziativa delle delegazioni regionali della Calabria dei due organismi pastorali della CEI (vai all'articolo).Soffermandosi sulla nota della CEI “Comunità accoglienti: uscire dalla paura” il presule ha evidenziato che “piuttosto che alimentare nuovi timori o paventare rischi, è più giusto parlare di opportunità, come ha suggerito anche papa Francesco, il quale ha articolato la possibile risposta pastorale al fenomeno migratorio in quattro verbi: ‘accogliere, proteggere, promuovere e integrare’. Verbi che, opponendosi alle ‘logiche funeste della cultura dello scarto e della globalizzazione dell’indifferenza’, incentivano le logiche ‘della relazionalità e dell’alterità volute dal Creatore come tratti distintivi di ogni essere umano e condizioni essenziali della sua piena realizzazione’. Logiche del tutto antitetiche al ‘lucrativo traffico di esseri umani perpetrato da organizzazioni criminali senza scrupoli”. Logiche che offrono ai cattolici l’opportunità di proporre una nuova frontiera missionaria per l’annuncio di Cristo nelle nostre stesse terre”. I migranti – ha detto Mons. Bertolone – “non possono essere ricondotti – come più di uno tende oggi a fare – allo stereotipo di stupratori, ladri e terroristi. Mentre qualcuno vorrebbe farci credere questo, la Chiesa non può che ribadire che i migranti – tutti, donne, uomini, bambini e adolescenti - sono persone, con i loro diritti fondamentali, da tutelare, anche in base alla Convenzione di Ginevra del 1951. Da parte sia dei governi, sia della società civile e della Chiesa, è auspicabile che si instauri un cambiamento di linguaggio e di atteggiamento. Non si dovrebbe mai far diventare il tema dell’immigrazione una specie di ordigno di fine del mondo per far saltare l’Europa o le maggioranze politiche, se usato come detonatore di una vera e propria strategia della tensione comunicativa. Non si può rispondere a una sensazione (reale o presunta) di minaccia, mettendo in atto uno stato di eccezione democratica, ovvero non si può sostenere che, per ottenere una vera sicurezza, bisogna in qualche modo limitare la libertà delle persone migranti”.
Come raggiungere politiche di sicurezza sui versanti della lotta alla deprivazione economico-sociale, del terrorismo, della gestione dei flussi migratori e della emarginazione delle mafie, senza costruire una specie di fabbrica della paura? È questa la domanda – per il presidente dei vescovi calabresi - che oggi “richiede nuovi linguaggi, ben diversi, da quello della criminalizzazione dell’immigrato, del ‘diverso’ e dall’altro, per cui ogni azione di prossimità ai migranti non è altro che un buon affare ai limiti della legalità”.
Per Mons. Bertolone al superamento delle paure, degli allarmismi, e della sindrome da accerchiamento, può “molto contribuire il peso sociale e culturale del fattore religioso”. In merito, il Rapporto Immigrazione lamenta che “il dibattito in Italia è oscillato, in questi anni, tra il disinteresse per l’importanza del fattore religioso – in ottemperanza a una concezione economicistica dell’immigrazione – e l’enfatizzazione dei problemi e dei ‘rischi’ implicati dalla trasformazione in senso multi religioso della società”. Inoltre, esso sottolinea il grande contributo che i media possono dare a una diversa costruzione sociale della realtà”. (R.I.)
Come raggiungere politiche di sicurezza sui versanti della lotta alla deprivazione economico-sociale, del terrorismo, della gestione dei flussi migratori e della emarginazione delle mafie, senza costruire una specie di fabbrica della paura? È questa la domanda – per il presidente dei vescovi calabresi - che oggi “richiede nuovi linguaggi, ben diversi, da quello della criminalizzazione dell’immigrato, del ‘diverso’ e dall’altro, per cui ogni azione di prossimità ai migranti non è altro che un buon affare ai limiti della legalità”.
Per Mons. Bertolone al superamento delle paure, degli allarmismi, e della sindrome da accerchiamento, può “molto contribuire il peso sociale e culturale del fattore religioso”. In merito, il Rapporto Immigrazione lamenta che “il dibattito in Italia è oscillato, in questi anni, tra il disinteresse per l’importanza del fattore religioso – in ottemperanza a una concezione economicistica dell’immigrazione – e l’enfatizzazione dei problemi e dei ‘rischi’ implicati dalla trasformazione in senso multi religioso della società”. Inoltre, esso sottolinea il grande contributo che i media possono dare a una diversa costruzione sociale della realtà”. (R.I.)
Papa Francesco: l’annuncio “non è né proselitismo, né pubblicità, né marketing”, è “mettere la propria carne sulla griglia”
Città del Vaticano- L’annuncio di Gesù Cristo è portare “non una notizia semplice” ma “la unica grande Buona Notizia”. Lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, in cui nella festa di Sant’Andrea apostolo: ha esortato ad essere “vicini alla Chiesa di Costantinopoli, la Chiesa di Andrea”, pregando “per l’unità delle Chiese”. L’annuncio del messaggio cristiano – ha spiegato Francesco, secondo quanto riferisce Vatican news – “non è un lavoro di pubblicità, fare pubblicità per una persona molto buona, che ha fatto del bene, ha guarito tanta gente, e ci ha insegnato cose belle. Neppure è per fare proselitismo. Se qualcuno va a parlare di Gesù Cristo, a predicare Gesù Cristo per fare proselitismo, no, questo non è annuncio di Cristo: questo è un lavoro, di predicatore, retto dalla logica del marketing. Che cosa è l’annuncio di Cristo? Che non è né proselitismo né pubblicità né marketing: va oltre. Come si può capire questo? È prima di tutto essere inviato”. Essere dunque inviati “alla missione”, facendo entrare “in gioco la propria vita”. L’apostolo, l’inviato che “porta avanti l’annuncio di Gesù Cristo”, ha sottolineato Francesco, “lo fa a condizione che metta in gioco la propria vita, il proprio tempo, i propri interessi, la propria carne”. Il Papa ha ricordato quindi un detto argentino, che implica “mettere la propria carne sulla griglia”, cioè mettersi in gioco: “Questo viaggio, di andare all’annuncio, rischiando la vita, perché io gioco la mia vita, la mia carne – questo viaggio – ha soltanto il biglietto di andata, non del ritorno. Ritornare è apostasia. Annuncio di Gesù Cristo con la testimonianza. Testimonianza vuol dire mettere in gioco la propria vita. Quello che io dico lo faccio”. La parola, “per essere annuncio”, deve essere testimonianza, ha ribadito Francesco, parlando di “scandalo” a proposito di quei cristiani che dicono di esserlo e poi vivono “come pagani, come non credenti”, come se non avessero “fede”. Di qui l’invito alla “coerenza, tra la parola e la propria vita: questo si chiama testimonianza”. L’apostolo, l’annunciatore, “quello che porta la Parola di Dio, è un testimone”, che gioca la propria vita “fino alla fine”, ed è “anche un martire”, ha concluso Francesco, ricordando che è stato Dio Padre che “per farsi conoscere” ha inviato “suo Figlio in carne, rischiando la propria vita”. Un fatto che “scandalizzava tanto e continua a scandalizzare”, perché Dio si è fatto “uno di noi”, in un viaggio “con biglietto soltanto di andata”.
Avvento: come vivere il tempo dell’attesa
Roma - Inizia domenica 2 dicembre 2018 l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La prima domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano, mentre nel rito ambrosiano sono sei e infatti l’Avvento è già cominciato domenica 18 novembre. Si tratta di un «tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, anche per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo», aveva spiegato lo scorso anno papa Francesco nel suo primo Angelus d’Avvento in piazza San Pietro. E la domenica successiva, sempre all’Angelus, aveva chiarito che «è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene».
L’Avvento inizia con i primi Vespri della prima Domenica di Avvento e termina prima dei primi Vespri di Natale. Il colore dei paramenti liturgici indossati dal sacerdote è il viola; nella terza domenica di Avvento (ossia, la domenica Guadete) facoltativamente si può usare il rosa, a rappresentare la gioia per la venuta di Cristo. Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa della notte per la Natività del Signore.
I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa. La prima domenica è detta del Ad te levavi («A te elevo», Salmo 25); la seconda domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19.30); la terza domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la quarta domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8).
Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto.
I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
L’Avvento è «tempo di attesa, di conversione, di speranza», come spiega il Direttorio su pietà popolare e liturgia. È il tempo dell’attesa della venuta di Dio che viene celebrata nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».
L’Avvento è poi tempo di conversione, alla quale la liturgia di questo momento forte invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 3, 2). Infine è il tempo della speranza gioiosa che la salvezza già operata da e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e «noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è» (1 Giovanni 3, 2).
Le letture – nel 2018 vengono seguite quelle dell’Anno C con il Vangelo di Luca – testimoniano questa suddivisione dell’Avvento. Nella prima domenica di Avvento – 2 dicembre – il Vangelo (Luca 21,25-28.34-36) descrive «il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» e ricorda che «la vostra liberazione è vicina». Nella seconda domenica di Avvento – 9 dicembre – il Vangelo (Luca 3,1-6) ha al centro Giovanni Battista che predica «un Battesimo di conversione» ed è «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore». Nella terza domenica di Avvento – 16 dicembre – il Vangelo (Luca 3,10-18) si sofferma ancora sul Battista che spiega: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali». Infine il Vangelo dell’ultima domenica di Avvento (Luca 1,39-45) – 23 dicembre – è quello dell’incontro fra Maria ed Elisabetta che si rivolge alla Vergine con queste parole: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?».
Nei ritmi dell’anno liturgico l’Avvento è il tempo mariano per eccellenza. Lo ricorda chiaramente Paolo VI nel paragrafo 4 della Marialis Cultus: «In tal modo i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio,sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode». Il tempo dell’Avvento ha quindi come icona quella della Vergine. Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Romani 16,25)» grazie «al suo “sì” umile e coraggioso». La presenza della Solennità dell’Immacolata Concezione – 8 dicembre – fa parte del mistero che l’Avvento celebra: Maria è il prototipo dell’umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta redentiva di Cristo. E in questo tempo forte la figura della Vergine viene presentata come l’icona dell’attesa fiduciosa e vigilante, della disponibilità attenta e concreta al mistero di Dio. (Giacomo Gambassi)
L’Avvento inizia con i primi Vespri della prima Domenica di Avvento e termina prima dei primi Vespri di Natale. Il colore dei paramenti liturgici indossati dal sacerdote è il viola; nella terza domenica di Avvento (ossia, la domenica Guadete) facoltativamente si può usare il rosa, a rappresentare la gioia per la venuta di Cristo. Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa della notte per la Natività del Signore.
I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa. La prima domenica è detta del Ad te levavi («A te elevo», Salmo 25); la seconda domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19.30); la terza domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la quarta domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8).
Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto.
I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
L’Avvento è «tempo di attesa, di conversione, di speranza», come spiega il Direttorio su pietà popolare e liturgia. È il tempo dell’attesa della venuta di Dio che viene celebrata nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».
L’Avvento è poi tempo di conversione, alla quale la liturgia di questo momento forte invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 3, 2). Infine è il tempo della speranza gioiosa che la salvezza già operata da e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e «noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è» (1 Giovanni 3, 2).
Le letture – nel 2018 vengono seguite quelle dell’Anno C con il Vangelo di Luca – testimoniano questa suddivisione dell’Avvento. Nella prima domenica di Avvento – 2 dicembre – il Vangelo (Luca 21,25-28.34-36) descrive «il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» e ricorda che «la vostra liberazione è vicina». Nella seconda domenica di Avvento – 9 dicembre – il Vangelo (Luca 3,1-6) ha al centro Giovanni Battista che predica «un Battesimo di conversione» ed è «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore». Nella terza domenica di Avvento – 16 dicembre – il Vangelo (Luca 3,10-18) si sofferma ancora sul Battista che spiega: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali». Infine il Vangelo dell’ultima domenica di Avvento (Luca 1,39-45) – 23 dicembre – è quello dell’incontro fra Maria ed Elisabetta che si rivolge alla Vergine con queste parole: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?».
Nei ritmi dell’anno liturgico l’Avvento è il tempo mariano per eccellenza. Lo ricorda chiaramente Paolo VI nel paragrafo 4 della Marialis Cultus: «In tal modo i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio,sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode». Il tempo dell’Avvento ha quindi come icona quella della Vergine. Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Romani 16,25)» grazie «al suo “sì” umile e coraggioso». La presenza della Solennità dell’Immacolata Concezione – 8 dicembre – fa parte del mistero che l’Avvento celebra: Maria è il prototipo dell’umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta redentiva di Cristo. E in questo tempo forte la figura della Vergine viene presentata come l’icona dell’attesa fiduciosa e vigilante, della disponibilità attenta e concreta al mistero di Dio. (Giacomo Gambassi)
Emigrazione e libri di testo: un incontro all’Università Roma Tre
Roma – “Memorie narranti: educazione, migrazioni e libri di testo”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà il prossimo 6 dicembre a Roma presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. Si tratta di riflessioni a partire dal testo di Lorenzo Luatti, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, “L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero”.
All’incontro porteranno contributi Michele Colucci ì, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Delfina Licata dell’Area ricerca della Fondazione Migrantes, Maura Di Giacinto, ricercatrice dell’Università Roma Tre e l’autore del volume Luatti. I lavori saranno introdotti e coordinati da Elena Zizioli, dell’Università Roma Tre
All’incontro porteranno contributi Michele Colucci ì, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Delfina Licata dell’Area ricerca della Fondazione Migrantes, Maura Di Giacinto, ricercatrice dell’Università Roma Tre e l’autore del volume Luatti. I lavori saranno introdotti e coordinati da Elena Zizioli, dell’Università Roma Tre
Card. Bassetti: per gestire i flussi e nell’accoglienza occorre coniugare “carità e responsabilità”
Roma – “Non possiamo permettere che un vento grigio di paura, rancore e xenofobia soffi sulla nostra cara Europa. Torniamo a far risplendere sul cielo dell’Europa una luce di pace, concordia e solidarietà. Perché quella luce non è altro che la luce di Cristo”. Con queste parole il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha concluso il suo intervento questa mattina al convegno “La nostra Europa”, organizzato da Acli, Azione Cattolica, Comunità di Sant’Egidio, Cisl, Confcooperative, Fuci e Istituto Sturzo.
Nella relazione sul tema “Unione Europea, unione di popoli, unione di destini” il porporato si è detto convinto che “proprio quando le voci critiche sembrano essere sempre più numerose, è necessario rimarcare con vigore l’importanza religiosa, culturale e politica dell’Europa. Magari con basi nuove, ma unita”. Una Europa “solidale – ha detto il Card. Bassetti – che sappia essere veramente una casa comune – e non solo un insieme di strutture – e che si fondi su un nuovo umanesimo europeo”. Oggi abbiamo bisogno – secondo il Presidente della CEI – di una Europa “unita, pacificata e solidale che non speculi sui conflitti sociali e sulle divisioni politiche, che non pratichi l’incultura della paura e della xenofobia, ma che costruisca, con animo puro, la cultura della solidarietà per un nuovo sviluppo della promozione umana”. Due temi, quello dello sviluppo della promozione umana e il rischio xenofobia che richiamano la “la grande questione” della gestione dei flussi migratori”. Su questo tema “serve – ha detto Bassetti – una “azione coordinata a livello internazionale nel gestire un fenomeno, al tempo stesso, complesso e drammatico”. Per questo “è fondamentale il ruolo dell’Europa, ma se vincono i singoli egoismi nazionali non c’è Europa che tenga e l’innalzamento dei muri è, da un lato, il triste epilogo di chi non sa dare risposta e quindi preferisce chiudere gli occhi; e dall’altro lato è un tragico avvertimento per quello che potrebbe cadere in futuro”. Per gestire i flussi e nell’accoglienza occorre coniugare “carità e responsabilità”: occorre “essere prudenti senza correre il rischio di alimentare paure o ancora peggio, di lasciar scoppiare una ‘guerra tra poveri’ nelle periferie delle nostre città”. Le sfide internazionali come le migrazioni “ci pongono – ha concluso il Card. Bassetti – davanti ad un bivio: o ci chiudiamo a riccio oppure rilanciamo con una nuova proposta che magari possa fare da modello al mondo intero. Io sono assolutamente convinto che sia doveroso percorrere la seconda opzione”. (Raffaele Iaria)
Nella relazione sul tema “Unione Europea, unione di popoli, unione di destini” il porporato si è detto convinto che “proprio quando le voci critiche sembrano essere sempre più numerose, è necessario rimarcare con vigore l’importanza religiosa, culturale e politica dell’Europa. Magari con basi nuove, ma unita”. Una Europa “solidale – ha detto il Card. Bassetti – che sappia essere veramente una casa comune – e non solo un insieme di strutture – e che si fondi su un nuovo umanesimo europeo”. Oggi abbiamo bisogno – secondo il Presidente della CEI – di una Europa “unita, pacificata e solidale che non speculi sui conflitti sociali e sulle divisioni politiche, che non pratichi l’incultura della paura e della xenofobia, ma che costruisca, con animo puro, la cultura della solidarietà per un nuovo sviluppo della promozione umana”. Due temi, quello dello sviluppo della promozione umana e il rischio xenofobia che richiamano la “la grande questione” della gestione dei flussi migratori”. Su questo tema “serve – ha detto Bassetti – una “azione coordinata a livello internazionale nel gestire un fenomeno, al tempo stesso, complesso e drammatico”. Per questo “è fondamentale il ruolo dell’Europa, ma se vincono i singoli egoismi nazionali non c’è Europa che tenga e l’innalzamento dei muri è, da un lato, il triste epilogo di chi non sa dare risposta e quindi preferisce chiudere gli occhi; e dall’altro lato è un tragico avvertimento per quello che potrebbe cadere in futuro”. Per gestire i flussi e nell’accoglienza occorre coniugare “carità e responsabilità”: occorre “essere prudenti senza correre il rischio di alimentare paure o ancora peggio, di lasciar scoppiare una ‘guerra tra poveri’ nelle periferie delle nostre città”. Le sfide internazionali come le migrazioni “ci pongono – ha concluso il Card. Bassetti – davanti ad un bivio: o ci chiudiamo a riccio oppure rilanciamo con una nuova proposta che magari possa fare da modello al mondo intero. Io sono assolutamente convinto che sia doveroso percorrere la seconda opzione”. (Raffaele Iaria)
Msna girano un film con lo smarthphone
Roma - Sarà presentato il 6 dicembre a Roma (ore 18.15), alla Casa del Cinema, “Tumaranké”, il film documentario interamente girato con lo smarthphone da trentotto migranti minori non accompagnati, risultato del progetto europeo Re-future. Il film, girato in Sicilia, sarà proiettato in contemporanea nei tre Paesi europei partner del progetto: Svezia (Film i Väst – Göteborg,) Turchia (Human Rights Festival – Izmir) e Francia (Nuit des Débats – Parigi). Lo smartphone diventa in questo modo un mezzo che crea integrazione. Tumaranké – parola che in lingua bambara definisce chi si mette in viaggio alla ricerca di un futuro migliore – è uno dei risultati del progetto che ha coinvolto il gruppo di minori in un workshop di educazione all’immagine e film-making; un percorso lungo un anno per sensibilizzare e stimolare il loro sguardo sulla realtà e imparare a esprimersi utilizzando in modo più consapevole lo strumento che ognuno di loro ha in tasca, lo smartphone. “Un film corale che offre la possibilità di conoscere più da vicino e senza filtri, chi sono i giovani migranti che arrivano in Europa”, spiegano i promotori: “Emerge uno spaccato della società contemporanea vista attraverso i loro occhi. Un modo per ridimensionare l’apparente distanza che il racconto dei media costruisce ormai quotidianamente”. Dopo la proiezione, tre dei ragazzi che hanno realizzato il film incontreranno il pubblico, insieme a rappresentanti di associazioni e realtà che operano con rifugiati e migranti, tra le quali Accoglierete, Civico Zero, Centro Astalli, Dugong Films, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Stalker/Noantri Cittadini Planetari, Global Shapers Community, In Migrazione, Officine 47, Studenti del liceo Tasso e Mamiani, The Nationless Pavilion.
Liturgia di Avvento: la I Domenica
Le letture: Ger 33,14-16; 1Ts 3,12 – 4,2; Lc 21,25-28.34-36
La prima obiezione dinanzi al testo proposto in questa domenica di Avvento, presenta, secondo lo stile tipico del narratore evangelista, uno scenario terrificante per la distruzione che comporta.
In realtà questi segni li possiamo constatare? Non parzialmente, vale a dire qua o là ma radicalmente in alcune zone del nostro pianeta bisogna affermare che stanno avvenendo. Mutamenti atmosferici, catastrofi, sono un preludio, un avvertimento.
Tuttavia, l’accento primo cade sulla libertà della persona che può scegliere di vivere in ascolto della Parola oppure in ascolto dello spirito del tempo, di quelle vane elucubrazioni che sottraggono lucidità alla mente e impediscono di avvertirsi liberi nel profondo.
Nel brano è porta non la soluzione magica ma la certezza di saper dare il valore a quanto avviene: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Subito all’inizio quando un cataclisma si annuncia non bisogna scomparire, cedere, nascondersi e, infine, soccombere.
“Risollevatevi”: quindi si era a terra, fisicamente o con il morale, cioè atterriti, spaventati, demotivati.
“Alzate il capo”: guardate in faccia la realtà, imponetele la sfida di un animo sicuro, aggrappato alla Roccia che è Cristo.
Non perché il rifugio atomico regge (o si crede che regga) e la scorta di viveri è tanto certa da consentire la sopravvivenza per qualche anno, ma perché è annunciato l’arrivo del Liberatore.
Non dagli eventi stessi ma dall’esito degli eventi sulla persona e sulla sua concezione di vita.
Alcune dinamiche che si innestano nel quotidiano possono sconvolgere lo sguardo del cuore, cioè del centro decisionale della persona, non in quell’aspetto emotivo che si lascia sbilanciare ma in quel fondo in cui ogni opzione è motivata seriamente nella sua validità.
Il cuore può appesantirsi, cioè risultare ottenebrato quando venga dissipato, corra dietro cioè ad ogni novità che promette una vita, comoda, priva di fatiche e quindi di responsabilità. Tipica di chi sia centrato su se stesso e su se stesso si rigiri crogiolandosi e disperdendosi in
In realtà questi segni li possiamo constatare? Non parzialmente, vale a dire qua o là ma radicalmente in alcune zone del nostro pianeta bisogna affermare che stanno avvenendo. Mutamenti atmosferici, catastrofi, sono un preludio, un avvertimento.
Tuttavia, l’accento primo cade sulla libertà della persona che può scegliere di vivere in ascolto della Parola oppure in ascolto dello spirito del tempo, di quelle vane elucubrazioni che sottraggono lucidità alla mente e impediscono di avvertirsi liberi nel profondo.
Nel brano è porta non la soluzione magica ma la certezza di saper dare il valore a quanto avviene: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Subito all’inizio quando un cataclisma si annuncia non bisogna scomparire, cedere, nascondersi e, infine, soccombere.
“Risollevatevi”: quindi si era a terra, fisicamente o con il morale, cioè atterriti, spaventati, demotivati.
“Alzate il capo”: guardate in faccia la realtà, imponetele la sfida di un animo sicuro, aggrappato alla Roccia che è Cristo.
Non perché il rifugio atomico regge (o si crede che regga) e la scorta di viveri è tanto certa da consentire la sopravvivenza per qualche anno, ma perché è annunciato l’arrivo del Liberatore.
Non dagli eventi stessi ma dall’esito degli eventi sulla persona e sulla sua concezione di vita.
Alcune dinamiche che si innestano nel quotidiano possono sconvolgere lo sguardo del cuore, cioè del centro decisionale della persona, non in quell’aspetto emotivo che si lascia sbilanciare ma in quel fondo in cui ogni opzione è motivata seriamente nella sua validità.
Il cuore può appesantirsi, cioè risultare ottenebrato quando venga dissipato, corra dietro cioè ad ogni novità che promette una vita, comoda, priva di fatiche e quindi di responsabilità. Tipica di chi sia centrato su se stesso e su se stesso si rigiri crogiolandosi e disperdendosi in
- ubriachezza, cioè l’eccesso che squilibra e falsa i parametri di giudizio;
- affanni, in quanto logora ma che, veramente, è fallace, illusorio;
Chi se ne astenga, può proporsi una postura di vigilanza che non si lascia sorprendere ma attende Colui che viene, il Liberatore.
Tutto si potrà sfuggire se il cuore sarà in Lui e con Lui: leggero non pesante. (Cristiana Dobner)
Cei: primi arrivi iracheni dalla Turchia con corridoi umanitari
Roma - Prosegue l’impegno della Chiesa italiana per promuovere vie legali e sicure d’ingresso dall’Africa e dal Medio Oriente.
Ieri, 28 novembre...
Mons. Cutitta: l’umanità “non ha colore”
Ragusa - “Quanto accaduto è frutto di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarietà e vuol privare a una consistente parte di umanità anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma di un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri”. A dirlo è il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cutitta in riferimento a quanto accaduta ad una donna eritrea fatta allontanare dal reparto di Neonatologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo, dove è ricoverato il suo bambino nato durante uno dei viaggi della speranza attraverso il Canale di Sicilia. “Come vescovo di Ragusa, quanto accaduto in Neonatologia mi induce a chiedere scusa: ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo”, ha detto ieri sera nell’omelia in occasione della ricorrenza del terzo anniversario del suo ingresso in diocesi: “viviamo in un clima di crescente insofferenza, alimentato anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità di accrescere i consensi”.
Papa Francesco: “apriamo il cuore con speranza e allontaniamoci dalla paganizzazione della vita”
Città del Vaticano - “Ci sarà un giorno nel quale il Signore dirà: ‘Basta, alle apparenze di questo mondo’. Questa è la crisi di una civiltà che si crede orgogliosa, sufficiente, dittatoriale e finisce così”. Il Papa ha descritto in questi termini la distruzione di Babilonia, la città bella, simbolo della mondanità, “del lusso, dell’autosufficienza, del potere di questo mondo”, al centro delle letture di oggi, insieme alla devastazione di Gerusalemme, la città santa. Quest’ultima – ha spiegato il Papa, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta – vedrà la sua rovina per un altro tipo di corruzione, quella “dell’infedeltà all’amore; non è stata capace di riconoscere l’amore di Dio nel suo Figlio”. La città santa “sarà calpestata dai pagani”, punita dal Signore, perché ha aperto le porte del suo cuore ai pagani.
“C’è la paganizzazione della vita, nel nostro caso, cristiana”, il grido d’allarme di Francesco: “viviamo come cristiani? Sembra di sì. Ma in verità, la nostra vita è pagana, quando succedono queste cose, quando entra in questa seduzione della Babilonia e Gerusalemme vive come Babilonia. Vuol fare una sintesi che non si può fare. E ambedue saranno condannate. Tu sei cristiano? Tu sei cristiana? Vivi come cristiano. Non si può mescolare l’acqua con l’olio. Sempre diverso. La fine di una civiltà contraddittoria in sé stessa che dice di essere cristiana e vive come pagana”. “Ci sono delle tragedie, anche nella nostra vita, ma davanti a queste, guardare l’orizzonte, perché siamo stati redenti e il Signore verrà a salvarci”, l’esortazione del Papa: “E questo ci insegna a vivere le prove del mondo non in un patto con la mondanità o con la paganità che ci porta alla distruzione, ma in speranza, distaccandoci da questa seduzione mondana e pagana e guardando l’orizzonte, sperando Cristo, il Signore. La speranza è la nostra forza: andiamo avanti. Ma dobbiamo chiedere allo Spirito Santo”.
Papa Francesco ha concluso invitando a pensare alle Babilonie del nostro tempo, ai tanti Imperi potenti, per esempio del secolo scorso, che sono crollati: “E così finiranno anche le grandi città di oggi – ha affermato – e così finirà la nostra vita, se continuiamo a portarla su questa strada di paganizzazione”. Di qui l’invito: “Apriamo il cuore con speranza e allontaniamoci dalla paganizzazione della vita”.
“C’è la paganizzazione della vita, nel nostro caso, cristiana”, il grido d’allarme di Francesco: “viviamo come cristiani? Sembra di sì. Ma in verità, la nostra vita è pagana, quando succedono queste cose, quando entra in questa seduzione della Babilonia e Gerusalemme vive come Babilonia. Vuol fare una sintesi che non si può fare. E ambedue saranno condannate. Tu sei cristiano? Tu sei cristiana? Vivi come cristiano. Non si può mescolare l’acqua con l’olio. Sempre diverso. La fine di una civiltà contraddittoria in sé stessa che dice di essere cristiana e vive come pagana”. “Ci sono delle tragedie, anche nella nostra vita, ma davanti a queste, guardare l’orizzonte, perché siamo stati redenti e il Signore verrà a salvarci”, l’esortazione del Papa: “E questo ci insegna a vivere le prove del mondo non in un patto con la mondanità o con la paganità che ci porta alla distruzione, ma in speranza, distaccandoci da questa seduzione mondana e pagana e guardando l’orizzonte, sperando Cristo, il Signore. La speranza è la nostra forza: andiamo avanti. Ma dobbiamo chiedere allo Spirito Santo”.
Papa Francesco ha concluso invitando a pensare alle Babilonie del nostro tempo, ai tanti Imperi potenti, per esempio del secolo scorso, che sono crollati: “E così finiranno anche le grandi città di oggi – ha affermato – e così finirà la nostra vita, se continuiamo a portarla su questa strada di paganizzazione”. Di qui l’invito: “Apriamo il cuore con speranza e allontaniamoci dalla paganizzazione della vita”.
Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes: domani presentazioni in Calabria e Puglia
Roma – Sarà presentato domani in Calabria e Puglia il rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. In Calabria l’iniziativa è delle Delegazioni Regionali di Caritas e Migrantes Calabria e si svolgerà alle ore 17.00 a Catanzaro. Dopo l'introduzione di Pino Fabiano, direttore Migrantes della Calabria, sono previsti gli interventi di Mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra che si soffermerà sulla nota pastorale della CEI "Comunità Accoglienti: uscire dalla paura" e di Simone Varisco della Fondazione Migrantes che presenterà il rapporto. Saranno poi presentate alcune esperienze di integrazione sociale e lavorativa attraverso la voce di migranti e operatori pastorali. Infine, dopo la presentazione del Corso di formazione per tutori volontari MSNA che sarà avviato da Gennaio a Catanzaro, le conclusioni di don Antonino Pangallo, delegato regionale Caritas.
Domani sera presentazione anche a Brindisi su iniziativa dell’ assessorato alle Politiche sociali del Comune, in collaborazione con il Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose della provincia di Brindisi. Dopo i saluti dell’assessore alle Politiche sociali Isabella Lettori, interverrà il Direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis che illustrerà i punti più importanti del rapporto. Seguirà l’intervento del giornalista di #ItalianiSenzaCittadinanza Arber Agalliu che si soffermerà sull’importanza del linguaggio quando si tratta il tema dell’immigrazione.
Domani sera presentazione anche a Brindisi su iniziativa dell’ assessorato alle Politiche sociali del Comune, in collaborazione con il Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose della provincia di Brindisi. Dopo i saluti dell’assessore alle Politiche sociali Isabella Lettori, interverrà il Direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis che illustrerà i punti più importanti del rapporto. Seguirà l’intervento del giornalista di #ItalianiSenzaCittadinanza Arber Agalliu che si soffermerà sull’importanza del linguaggio quando si tratta il tema dell’immigrazione.
Refugees Welcome Italia: a Roma la presentazione del primo rapporto
Roma - “Porte Aperte. Tre anni di accoglienza in famiglia”: questo il tema di un incontro che i terrà a Roma il prossimo 17 dicembre presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera.
Durante l’incontro verrà presentato il primo Rapporto delle attività di Refugees Welcome Italia, l’associazione che dal 2015 promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di altra forma di protezione grazie alla mobilitazione della cittadinanza attiva. In tre anni di lavoro Refugees Welcome ha favorito l’inserimento in famiglia di oltre 100 persone in 17 città del Paese, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e l'adozione di una metodologia di lavoro che verrà resa disponibile a tutti gli interessati, allo scopo di “sviluppare sempre più questa modalità di accoglienza e di inclusione sociale e di condividerla in modalità open source” con l’obiettivo di favorire anche la creazione di una community di addetti ai lavori, volontari, associazioni e gruppi informali che “vorranno cimentarsi con questa esperienza. Ci auguriamo – auspicano i promotori - che il modello di accoglienza che proponiamo possa essere seguito e replicato da altri Enti che operano nel settore dell’accoglienza e non solo”.
Durante l’incontro verrà presentato il primo Rapporto delle attività di Refugees Welcome Italia, l’associazione che dal 2015 promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di altra forma di protezione grazie alla mobilitazione della cittadinanza attiva. In tre anni di lavoro Refugees Welcome ha favorito l’inserimento in famiglia di oltre 100 persone in 17 città del Paese, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e l'adozione di una metodologia di lavoro che verrà resa disponibile a tutti gli interessati, allo scopo di “sviluppare sempre più questa modalità di accoglienza e di inclusione sociale e di condividerla in modalità open source” con l’obiettivo di favorire anche la creazione di una community di addetti ai lavori, volontari, associazioni e gruppi informali che “vorranno cimentarsi con questa esperienza. Ci auguriamo – auspicano i promotori - che il modello di accoglienza che proponiamo possa essere seguito e replicato da altri Enti che operano nel settore dell’accoglienza e non solo”.
Dono, segno di comunione
Roma - Le settimane che vanno da domenica scorsa, 25 novembre, solennità di Cristo Re e Giornata nazionale di sensibilizzazione delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti, fino all’Epifania, rappresentano il periodo più importante per la raccolta delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti. In queste settimane infatti si concentra abitualmente oltre la metà delle donazioni annuali. È un tempo di comunione più intenso, in cui la gratitudine per il dono dei sacerdoti prende la forma di un contributo concreto al loro sostentamento.
La Giornata Nazionale di sensibilizzazione delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti è stato il primo passo per ricordare ai fedeli il valore ecclesiale e sociale del contributo a favore di tutti i preti diocesani. Si celebra nelle parrocchie italiane da 30 anni e sulle locandine di questa edizione era scritto: “78.289 fedeli sono insieme ai sacerdoti, con le famiglie, i giovani, gli ultimi. Sostieni anche tu i sacerdoti con un’offerta”.
L’anno scorso, infatti, 78.289 fedeli hanno effettuato una donazione per il sostentamento dei sacerdoti diretta all’Istituto Centrale Sostentamento Clero. Queste Offerte sono uno strumento perequativo e di solidarietà nazionale scaturito dalla revisione concordataria del 1984, per sostenere l’attività pastorale dei 35mila sacerdoti diocesani. Infatti da 30 anni essi non ricevono più uno stipendio dallo Stato ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento, anche attraverso queste Offerte.
“Comunione e solidarietà non sono opzionali per i cristiani, sono l’essenza della Chiesa – spiega Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto e Presidente del Comitato CEI per il sostegno economico ecclesiale -. L’Offerta per il sostentamento dei nostri sacerdoti ci chiama a porci a fianco delle necessità dei presbiteri, perché ciascuno dia per quanto può dare e riceva per quanto necessita. Il dono è e fa la Chiesa, e San Paolo ci insegna che ogni obolo ecclesiale non può essere vissuto come limitato alla sfera dell’avere, ma parla della nostra identità di credenti, di chi vive pienamente in un orizzonte di grazia”.
“È tempo di guardare ai sacerdoti non come a persone che possono fare tutto, ma a ministri dei sacramenti e annunciatori del Vangelo che hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto delle comunità che servono – afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione CEI per il sostegno economico alla Chiesa -. Anche Papa Francesco ci ricorda l’importanza di questa vicinanza ai nostri preti. L’Offerta ci incammina su una nuova strada di comunione con la Chiesa. Basterà anche un piccolo importo, ma donato in tanti, perché raggiunga tutti i preti diocesani in Italia.”
Dal 25 novembre ha preso il via su tv e stampa cattolica una campagna di sensibilizzazione con spot da 30 e 15 secondi, che in formato web verranno promossi anche su Facebook. La pagina è molto seguita e racconta la missione dei sacerdoti attraverso storie vere presentate ogni mese nello spazio “Insieme a Don” con foto, interviste, documentari.
Nel 2017 sono state raccolte 102.820 Offerte, per un totale di 9.609.811,21 euro. La campagna di partecipazione è promossa dal Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa cattolica e si avvale del supporto di una rete di 225 incaricati diocesani che, con la collaborazione dei referenti parrocchiali, affiancano i parroci nella sensibilizzazione al tema.
La Giornata Nazionale di sensibilizzazione delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti è stato il primo passo per ricordare ai fedeli il valore ecclesiale e sociale del contributo a favore di tutti i preti diocesani. Si celebra nelle parrocchie italiane da 30 anni e sulle locandine di questa edizione era scritto: “78.289 fedeli sono insieme ai sacerdoti, con le famiglie, i giovani, gli ultimi. Sostieni anche tu i sacerdoti con un’offerta”.
L’anno scorso, infatti, 78.289 fedeli hanno effettuato una donazione per il sostentamento dei sacerdoti diretta all’Istituto Centrale Sostentamento Clero. Queste Offerte sono uno strumento perequativo e di solidarietà nazionale scaturito dalla revisione concordataria del 1984, per sostenere l’attività pastorale dei 35mila sacerdoti diocesani. Infatti da 30 anni essi non ricevono più uno stipendio dallo Stato ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento, anche attraverso queste Offerte.
“Comunione e solidarietà non sono opzionali per i cristiani, sono l’essenza della Chiesa – spiega Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto e Presidente del Comitato CEI per il sostegno economico ecclesiale -. L’Offerta per il sostentamento dei nostri sacerdoti ci chiama a porci a fianco delle necessità dei presbiteri, perché ciascuno dia per quanto può dare e riceva per quanto necessita. Il dono è e fa la Chiesa, e San Paolo ci insegna che ogni obolo ecclesiale non può essere vissuto come limitato alla sfera dell’avere, ma parla della nostra identità di credenti, di chi vive pienamente in un orizzonte di grazia”.
“È tempo di guardare ai sacerdoti non come a persone che possono fare tutto, ma a ministri dei sacramenti e annunciatori del Vangelo che hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto delle comunità che servono – afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione CEI per il sostegno economico alla Chiesa -. Anche Papa Francesco ci ricorda l’importanza di questa vicinanza ai nostri preti. L’Offerta ci incammina su una nuova strada di comunione con la Chiesa. Basterà anche un piccolo importo, ma donato in tanti, perché raggiunga tutti i preti diocesani in Italia.”
Dal 25 novembre ha preso il via su tv e stampa cattolica una campagna di sensibilizzazione con spot da 30 e 15 secondi, che in formato web verranno promossi anche su Facebook. La pagina è molto seguita e racconta la missione dei sacerdoti attraverso storie vere presentate ogni mese nello spazio “Insieme a Don” con foto, interviste, documentari.
Nel 2017 sono state raccolte 102.820 Offerte, per un totale di 9.609.811,21 euro. La campagna di partecipazione è promossa dal Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa cattolica e si avvale del supporto di una rete di 225 incaricati diocesani che, con la collaborazione dei referenti parrocchiali, affiancano i parroci nella sensibilizzazione al tema.
Brasile: le associazioni italiane promuovono una messa natalizia a San Paolo
San Paolo – Le associazioni italiane di San Paolo, in Brasile, promuoveranno per domenica prossima, 2 dicembre, prima domenica di Avvento, nella chiesa di Nossa Senhora da Paz di San Paolo del Brasile una liturgia eucaristica in lingua italiana. A presiederla p. Paolo Parisi. Per l’occasione i nostri connazionali consegneranno alla parrocchia viveri per i poveri del quartiere.
La migrazione italiana nel Regno Unito: dibattito ieri alla Camera dei deputati
Roma - “La migrazione italiana nel Regno Unito: maledizione o opportunità?”. Si è discusso di questo ieri pomeriggio alla Camera dei deputati. La sala stampa ha ospitato, infatti, la presentazione, su iniziativa del deputato, eletto all’estero, Massimo Ungaro, del Rapporto “Talented Italians in the Uk” che analizza le varie sfumature della comunità italiana in Gran Bretagna” alla vigilia anche del processo che porterà alla Brexit. “Da questo studio – ha detto Ungaro - emerge un messaggio importante e cioè che l’emigrazione può essere una risorsa”, anche se al momento rappresenta “una perdita per l’Italia e un guadagno per la Gran Bretagna”.
Quella in Gran Bretagna – ha detto Delfina Licata della Fondazione Migrantes – è un emigrazione italiana “complessa”, una “mobilità precaria, stabilmente in movimento, diciamo noi, ovunque, ma soprattutto in Europa e in Uk”, paese “molto attrattivo per i giovani”, ma non solo. Licata ha presentato, quindi, i dati del Rapporto Italiani nel Mondo redatto dall’organismo pastorale della CEI: un quarto degli italiani sono giovani-adulti (25 - 34 anni), il 21% ha meno di 18 anni, il 54% di questi ultimi meno di 10 anni. “Significa che partono famiglie giovani, con figli piccoli”. Il Regno Unito – ha quindi aggiunto - è “lo specchio della complessità della situazione” di oggi. Ci sono lavoratori “altamente qualificati, che si trasferiscono facilmente da altri Paesi europei, dentro multinazionali o enti di ricerca, ma anche diplomati e laureati che hanno trovato nicchie lavorative”. Di alcune realtà italiane in Gran Bretagna e soprattutto a Londra ha parlato la giornalista Francesca Marchese, in collegamento video. Tra queste realtà quella dei senza fissa dimora italiani, dei detenuti, etc. temi affrontati e studianti nelle varie edizioni del Rapporto Migrantes evidenziando come la Chiesa italiana è “al primo posto tra chi dà ascolto ai detenuti o agli ex detenuti italiani che devono rientrare in società, così come a chi, arrivato a Londra per fare fortuna ma avendo idealizzato la partenza, dopo grandi difficoltà finisce in strada”. Tra i progetti citati “Benvenuti a bordo” per aiutare coloro che arrivano in questo paese e conoscerlo meglio.
L’emigrazione – ha poi aggiunto ancora Licata, “non è un fenomeno destinato a fermarsi ma a diventare sempre più complesso ed è sempre più necessario studiarlo, analizzarlo e lavorare insieme perché partendo dalla sua conoscenza si possa operare al meglio, mettere in campo le strategie migliori perché la mobilità sia una risorsa. Al dibattito sono intervenuti anche i coordinatori del rapporto, Brunello Rosa e Flavio Mondello Malvestiti, Pierluigi Puglia dell’Ambasciata britannica in Italia, il senatore Raffaele Fantetti, anch’egli eletto all’estero e Marta Palazzo e Domenico Meliti della Camera di Commercio Italiana in Uk.
Quella in Gran Bretagna – ha detto Delfina Licata della Fondazione Migrantes – è un emigrazione italiana “complessa”, una “mobilità precaria, stabilmente in movimento, diciamo noi, ovunque, ma soprattutto in Europa e in Uk”, paese “molto attrattivo per i giovani”, ma non solo. Licata ha presentato, quindi, i dati del Rapporto Italiani nel Mondo redatto dall’organismo pastorale della CEI: un quarto degli italiani sono giovani-adulti (25 - 34 anni), il 21% ha meno di 18 anni, il 54% di questi ultimi meno di 10 anni. “Significa che partono famiglie giovani, con figli piccoli”. Il Regno Unito – ha quindi aggiunto - è “lo specchio della complessità della situazione” di oggi. Ci sono lavoratori “altamente qualificati, che si trasferiscono facilmente da altri Paesi europei, dentro multinazionali o enti di ricerca, ma anche diplomati e laureati che hanno trovato nicchie lavorative”. Di alcune realtà italiane in Gran Bretagna e soprattutto a Londra ha parlato la giornalista Francesca Marchese, in collegamento video. Tra queste realtà quella dei senza fissa dimora italiani, dei detenuti, etc. temi affrontati e studianti nelle varie edizioni del Rapporto Migrantes evidenziando come la Chiesa italiana è “al primo posto tra chi dà ascolto ai detenuti o agli ex detenuti italiani che devono rientrare in società, così come a chi, arrivato a Londra per fare fortuna ma avendo idealizzato la partenza, dopo grandi difficoltà finisce in strada”. Tra i progetti citati “Benvenuti a bordo” per aiutare coloro che arrivano in questo paese e conoscerlo meglio.
L’emigrazione – ha poi aggiunto ancora Licata, “non è un fenomeno destinato a fermarsi ma a diventare sempre più complesso ed è sempre più necessario studiarlo, analizzarlo e lavorare insieme perché partendo dalla sua conoscenza si possa operare al meglio, mettere in campo le strategie migliori perché la mobilità sia una risorsa. Al dibattito sono intervenuti anche i coordinatori del rapporto, Brunello Rosa e Flavio Mondello Malvestiti, Pierluigi Puglia dell’Ambasciata britannica in Italia, il senatore Raffaele Fantetti, anch’egli eletto all’estero e Marta Palazzo e Domenico Meliti della Camera di Commercio Italiana in Uk.
Decreto sicurezza: per Anci “pericoloso arretramento sulle politiche relative all’immigrazione. Così si creano irregolari”
Roma – “C’è un arretramento”. Lo dice presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, Antonio Decaro, riguardo al decreto legge sicurezza, evidenziando che “si cancella un percorso faticosamente costruito, fondato sull’accoglienza diffusa, che si è rivelata l’unica strada per evitare tensioni sociali tra ospiti e popolazione residente”. “Si cancella la protezione umanitaria che però non cancellerà i migranti: nella migliore delle ipotesi diventeranno irregolari che possono solo occupare immobili o lavorare in nero, nella peggiore si trasformeranno in manovalanza per la criminalità organizzata”. Decaro sottolinea infine che “non sono state accolte le poche ed essenziali modifiche che noi sindaci chiedevamo: estensione del sistema di accoglienza Sprar per migranti appartenenti a due sole categorie, vulnerabili e nuclei familiari”.
Pluralismo nell’informazione: un valore costituzionale
Roma - Qualcosa sta cambiando nel Paese se il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’ultimo mese ha sentito la necessità di ribadire più volte che l’informazione è un bene pubblico di rilevanza costituzionale. E che la libertà di stampa e la tutela delle minoranze richiedono il sostegno dello Stato. In un tempo in cui pare che tutto debba essere ricondotto alla legge di mercato, il valore del pluralismo nell’informazione torna ad essere al centro del dibattito. Qui ci interessa in particolare quello che dà voce ai territori, alle comunità, alle periferie, alle realtà decentrate.
Sono i giornali di carta e sul web che raccontano una comunità, un’area ben definita del nostro Paese. Molte delle notizie che diffondono non arrivano mai alla ribalta nazionale. Sono i giornali diocesani che, come ha sottolineato papa Francesco, sono “voce, libera e responsabile, fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati”. Hanno una tiratura legata al territorio e svolgono una funzione indispensabile e preziosa nella crescita democratica della Nazione e consentono di essere consapevoli del tempo che si sta vivendo. Ancor più nell’attuale contesto comunicativo che avvolge tutti con sempre nuovi strumenti, veloci e persuasivi.
Da quest’anno, dopo un lungo ed articolato lavoro a livello parlamentare e dei protagonisti dell’informazione tra cui anche la Fisc, è in vigore la riforma del comparto editoria, che con regole chiare, trasparenti ed eque, sostiene l’informazione locale (carta e web) legata al no-profit e alle cooperative dei giornalisti.
La notizia di questi giorni è che in Parlamento sarà discusso un emendamento alla legge di Bilancio, su proposta di una porzione della maggioranza al Governo, che rimette in discussione tutto questo, liquidando un tema vitale per il Paese. Tutto si può ridiscutere e migliorare, ma, per un comparto così significativo, delicato e complesso come la libertà di stampa e il pluralismo informativo, occorre un ascolto più ampio con coloro che sono coinvolti. Evitando dogmatismi pregiudiziali, e guardando alla realtà delle cose ed al contesto democratico.
Un cambio repentino della legge metterebbe a rischio anche i posti di lavoro di migliaia di giornalisti che sono radicati sul territorio. E non è immaginabile un Paese impoverito di queste voci, sarebbe privato di apporti fondamentali al dibattito sociale e civile. Verrebbe meno un’informazione credibile sempre sul campo al di là delle tante, troppe, fake news che proliferano.
Confidiamo, quindi che non si proceda al cambiamento attraverso la legge di Bilancio, ma che si apra un confronto costruttivo e aperto per continuare a sostenere il pluralismo. (Direttori Fisc)
Sono i giornali di carta e sul web che raccontano una comunità, un’area ben definita del nostro Paese. Molte delle notizie che diffondono non arrivano mai alla ribalta nazionale. Sono i giornali diocesani che, come ha sottolineato papa Francesco, sono “voce, libera e responsabile, fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati”. Hanno una tiratura legata al territorio e svolgono una funzione indispensabile e preziosa nella crescita democratica della Nazione e consentono di essere consapevoli del tempo che si sta vivendo. Ancor più nell’attuale contesto comunicativo che avvolge tutti con sempre nuovi strumenti, veloci e persuasivi.
Da quest’anno, dopo un lungo ed articolato lavoro a livello parlamentare e dei protagonisti dell’informazione tra cui anche la Fisc, è in vigore la riforma del comparto editoria, che con regole chiare, trasparenti ed eque, sostiene l’informazione locale (carta e web) legata al no-profit e alle cooperative dei giornalisti.
La notizia di questi giorni è che in Parlamento sarà discusso un emendamento alla legge di Bilancio, su proposta di una porzione della maggioranza al Governo, che rimette in discussione tutto questo, liquidando un tema vitale per il Paese. Tutto si può ridiscutere e migliorare, ma, per un comparto così significativo, delicato e complesso come la libertà di stampa e il pluralismo informativo, occorre un ascolto più ampio con coloro che sono coinvolti. Evitando dogmatismi pregiudiziali, e guardando alla realtà delle cose ed al contesto democratico.
Un cambio repentino della legge metterebbe a rischio anche i posti di lavoro di migliaia di giornalisti che sono radicati sul territorio. E non è immaginabile un Paese impoverito di queste voci, sarebbe privato di apporti fondamentali al dibattito sociale e civile. Verrebbe meno un’informazione credibile sempre sul campo al di là delle tante, troppe, fake news che proliferano.
Confidiamo, quindi che non si proceda al cambiamento attraverso la legge di Bilancio, ma che si apra un confronto costruttivo e aperto per continuare a sostenere il pluralismo. (Direttori Fisc)
CEI: nuovi progetti di sviluppo
Roma - Sono stati resi noti i dati relativi alla riunione del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo tenutasi nei giorni scorsi, presso la sede CEI. Sono stati approvati 109 progetti, per i quali saranno stanziati € 13.116.270 così suddivisi: € 8.818.804 per 43 progetti in Africa; € 1.559.526 per 40 progetti in America Latina; € 2.345.188 per 24 progetti in Asia; € 362.752 per 1 progetto in Medio Oriente; ed € 30.000 per 1 progetto in Est Europa.
Tra i progetti più significativi quattro sono in Africa. Il primo, in Benin, per un piano di rimboschimento dei terreni finalizzato alla tutela delle risorse naturali della diocesi di Kandi, per garantire alla popolazione la disponibilità di legname. È prevista anche la costruzione un garage da adibire a magazzino e di un pozzo. Un secondo progetto, biennale, è in Burkina Faso, per attività formative rivolte a 250 giovani artigiani e contadini per favorire micro-imprese generatrici di reddito. Il progetto è promosso dal CESAO, istituzione di appoggio allo sviluppo fondata in Burkina nel 1960 dai Missionari Bianchi, e si appoggerà ad un terreno di 7 ettari dotato di refettorio, camere e sale polivalenti, dove si terranno le lezioni. Il terzo progetto sarà realizzato in Etiopia e coinvolgerà 17 centri professionali in 11 diverse località: saranno coinvolti 5.960 studenti (per la metà donne) per imparare la lavorazione dei metalli e del legno, a fare gli elettricisti, i grafici, i meccanici d’auto e i parrucchieri. Il quarto progetto sarà finanziato nel Mali, per sostenere le comunità agricole femminili di 7 villaggi nell’area di Mopti. Saranno organizzati incontri formativi e sarà incentivata l’imprenditorialità femminile.
Tra i progetti asiatici più interessanti ce ne sono due che saranno realizzati in India. Il primo, nella Diocesi di Kumbakonam, assicurerà l’accesso al sistema scolastico nazionale ai bambini più indigenti, attraverso la costruzione e l’equipaggiamento di un scuola. Il secondo progetto è per incentivare ecologia integrale e sviluppo sostenibile nei villaggi comunitari, attraverso la formazione e la cura di progetti pilota nelle fattorie. In Vietnam, invece, la Diocesi di Vinh realizzerà cinque sistemi di purificazione dell’acqua da installare in altrettante parrocchie e comunità per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale, garantendo l’accesso all’acqua potabile. Segnaliamo infine un progetto che sarà realizzato in America Latina, nel Salvador, per il completamento di una clinica ambulatoriale a Chalatenango. La struttura prevede locali per visite specialistiche, pre-sala e sala operatoria, stanze pre e post intervento, stanze per la degenza con bagno, zona alloggio per le Hermanas Franciscanas de la Inmaculada Conception (le suore cui è affidato il centro) e per il personale sanitario. Dall’inizio del 2018 ad oggi sono stati approvati 818 progetti per un valore complessivo di € 119.868.618.
Tra i progetti più significativi quattro sono in Africa. Il primo, in Benin, per un piano di rimboschimento dei terreni finalizzato alla tutela delle risorse naturali della diocesi di Kandi, per garantire alla popolazione la disponibilità di legname. È prevista anche la costruzione un garage da adibire a magazzino e di un pozzo. Un secondo progetto, biennale, è in Burkina Faso, per attività formative rivolte a 250 giovani artigiani e contadini per favorire micro-imprese generatrici di reddito. Il progetto è promosso dal CESAO, istituzione di appoggio allo sviluppo fondata in Burkina nel 1960 dai Missionari Bianchi, e si appoggerà ad un terreno di 7 ettari dotato di refettorio, camere e sale polivalenti, dove si terranno le lezioni. Il terzo progetto sarà realizzato in Etiopia e coinvolgerà 17 centri professionali in 11 diverse località: saranno coinvolti 5.960 studenti (per la metà donne) per imparare la lavorazione dei metalli e del legno, a fare gli elettricisti, i grafici, i meccanici d’auto e i parrucchieri. Il quarto progetto sarà finanziato nel Mali, per sostenere le comunità agricole femminili di 7 villaggi nell’area di Mopti. Saranno organizzati incontri formativi e sarà incentivata l’imprenditorialità femminile.
Tra i progetti asiatici più interessanti ce ne sono due che saranno realizzati in India. Il primo, nella Diocesi di Kumbakonam, assicurerà l’accesso al sistema scolastico nazionale ai bambini più indigenti, attraverso la costruzione e l’equipaggiamento di un scuola. Il secondo progetto è per incentivare ecologia integrale e sviluppo sostenibile nei villaggi comunitari, attraverso la formazione e la cura di progetti pilota nelle fattorie. In Vietnam, invece, la Diocesi di Vinh realizzerà cinque sistemi di purificazione dell’acqua da installare in altrettante parrocchie e comunità per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale, garantendo l’accesso all’acqua potabile. Segnaliamo infine un progetto che sarà realizzato in America Latina, nel Salvador, per il completamento di una clinica ambulatoriale a Chalatenango. La struttura prevede locali per visite specialistiche, pre-sala e sala operatoria, stanze pre e post intervento, stanze per la degenza con bagno, zona alloggio per le Hermanas Franciscanas de la Inmaculada Conception (le suore cui è affidato il centro) e per il personale sanitario. Dall’inizio del 2018 ad oggi sono stati approvati 818 progetti per un valore complessivo di € 119.868.618.
Decreto Sicurezza: “l’allarme” del Centro Astalli
Roma - Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione” per gli effetti dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza su cui oggi la Camera dei Deputati ha votato la fiducia al Governo, senza “aver avuto la possibilità di entrare nel merito delle questioni contenute nel testo proposto”. Le migrazioni – si legge in una nota - “non sono materia contingente o imprevedibile tale da richiedere la decretazione d’urgenza o peggio la necessità di ricorrere alla fiducia alle Camere. Eliminando ogni forma di approfondimento e confronto sul merito delle norme contenute nel provvedimento, si elimina ogni possibilità di gestire un fenomeno complesso con una legge ordinaria, espressione del potere legislativo affidato alle Camere dai cittadini. Oltre alle procedure di approvazione imposte dal Governo sul Decreto Sicurezza, preoccupano soprattutto le misure in esso contenute che sono incompatibili con diversi principi costituzionali e di diritto internazionale, e che avranno ricadute negative sulla vita delle persone migranti e su tutta la società”. In particolare, sottolinea il Centro dei gesuiti perché “contrario alla Costituzione, l’introduzione della detenzione amministrativa, fino a oltre 6 mesi, per persone che non hanno commesso alcun crimine ma solo per verificarne l’identità. A questo si aggiunge la previsione di una lista di Paesi sicuri stilata dal Governo, per cui un richiedente originario di uno Stato considerato sicuro, non può presentare domanda d’asilo, in aperta violazione del principio di non respingimento, contenuto nella Convenzione di Ginevra sullo Status di Rifugiato”. L’abolizione della protezione umanitaria e l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sistema di Accoglienza dei Richiedenti asilo e Rifugiati (SPRAR) sono – scrive il Centro Astalli - “misure irrazionali e incoerenti rispetto all’esigenza del Governo di aumentare la sicurezza dei cittadini. Ampliando la marginalità e riducendo di molto le possibilità di accompagnamento di tanti migranti forzati, tra cui anche molti portatori di gravi vulnerabilità, si aumentano le fasce di irregolarità, di esclusione sociale e di illegalità. Un passo indietro di cui non si vede la logica, se non quella di alimentare l’allarme sociale per distogliere l’opinione pubblica dalle vere urgenze del Paese e ottenere consensi politici senza preoccuparsi di trovare soluzioni strutturali a temi complessi”. Con “maggior determinazione continueremo ad accompagnare i migranti forzati nel loro percorso di integrazione, perché siamo convinti che solo lavorando per la legalità, il rispetto dei diritti umani e la dignità delle persone, saremo tutti più sicuri”, conclude la nota.