Primo Piano

Il peso delle armi: il 10 la presentazione del Rapporto sui conflitti dimenticati

Roma - La sesta edizione del Rapporto di Caritas Italiana sui conflitti dimenticati nel mondo – che sarà presentata il prossimo 10 dicembre a Roma - viene pubblicata da “Il Mulino”, con la collaborazione di Famiglia Cristiana, Avvenire e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Il Rapporto approfondisce la presenza delle guerre nel mondo, con particolare attenzione ai conflitti dimenticati, lontani dai riflettori dell’arena mediatica internazionale. Come si legge nel Rapporto, nel corso del 2017 i conflitti nel mondo sono stati 378. Di questi, sono 20 le guerre ad elevata intensità.
Il focus dell’edizione 2018 è quello delle armi e degli armamenti, affrontato da diversi punti di vista: la produzione il commercio delle armi; il loro peso nel determinare i conflitti; il valore e il significato culturale delle armi nella cultura contemporanea, con particolare riguardo al mondo della comunicazione e della stampa; il grado di consapevolezza dei giovani e degli adulti.
Su questi temi il volume riporta i risultati di un sondaggio demoscopico SWG condotto sulla popolazione italiana e i risultati di una rilevazione statistica effettuata con la collaborazione del Miur su un campione di studenti delle scuole medie inferiori: 1783 studenti di 45 istituti scolastici, a cui si è affiancato un gruppo di oltre trecento giovani dell’Agesci impegnati nello scoutismo. Molti gli spunti di riflessione che emergono. Ad es., secondo il sondaggio SWG metà degli intervistati (60% tra i giovani), sarebbe favorevole a limitare la produzione italiana di armi, evitando soprattutto di esportare armi laddove c’è guerra. Dalla rilevazione tra gli studenti risulta inoltre che la grande maggioranza dei ragazzi considera la guerra come un “elemento evitabile”, da superare attraverso il progresso culturale. Inoltre solo il 13% non ritiene giusto accogliere le persone che lasciano la propria terra, in fuga dalla guerra.
Il volume verrà presentato nella sessione di avvio di un Forum di tre giorni dedicato a questi temi. Interverranno don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana, Maria Pia Basilicata e Maria Costanza Cipullo del MIUR, oltre ai due curatori del Rapporto, Paolo Beccegato e Walter Nanni, rispettivamente vice direttore e responsabile Ufficio Studi di Caritas Italiana.
 

Violenza a firme alterne

Roma – “Tre ragazzi hanno picchiato selvaggiamente un italiano che li aveva rimproverati sul treno. Anche i tre sono italiani”. Così si leggeva su un giornale nazionale poco dopo la brutale aggressione avvenuta il 1° dicembre a Monza sulla linea Lecco-Milano e conclusasi senza irrimediabili conseguenze per l’intervento di un agente della Polizia di Stato. È un episodio che si aggiunge a molti altri in una catena che scorre stridendo nella quotidianità raccontata dai media. Triste ammetterlo, ma siamo arrivati al punto di opporre a un gesto criminale compiuto da stranieri
un gesto criminale compiuto da italiani con il non nobile intento di bilanciare le responsabilità del male. Come è stato possibile scendere così in basso nel pensare e nel giudicare? Quale dimensione educativa ha il contrapporre un male all’altro nel tentativo di spostare da una parte all’altra un consenso politico? È da tempo che su questo terreno l’opinione pubblica sta segnando il passo non rendendosi conto che si tratta di un esercizio senza via d’uscita e che contribuirà a rendere più rancorosa una società che ha visto e vede crescere il tasso di risentimento, di cattiveria, di indifferenza. Non è possibile che per mandare in pareggio la partita del male si attenda che a un crimine con una firma ne segua un altro con firma diversa. Non può essere questa la strada verso il futuro che gli adulti indicano ai figli e ai nipoti. Chi ha responsabilità educativa - molta ne hanno anche gli uomini e le donne della politica e delle istituzioni - deve dapprima rivolgersi alla propria coscienza. E qui si aprono le domande più difficili: che cosa rimane della coscienza, qual è il suo significato, qual è il compito che le viene assegnato? L’impressione è che la coscienza sia “qualcosa” che ognuno si costruisce nel proprio laboratorio o in quello del piccolo gruppo di appartenenza. In questi luoghi non si affaccia mai la verità perché porte e finestre sono sbarrate. La verità è troppo scomoda, troppo fastidiosa e troppo inquieta. Ma senza la passione per la verità c’è il rischio che si continui a stendere un bilancio delle responsabilità a firme alterne in attesa che il saldo sia a favore dell’una o dell’altra parte. Non può essere questa la risposta al male, alla violenza, alla fuga dalla responsabilità. Occorre dirlo con fermezza: queste non sono strade da percorrere, questi non sono orizzonti a cui tendere. Le nuove generazioni chiedono a quelle adulte se, per crescere in umanità, ci sia bisogno di silenziare il male se ha una firma e di urlare il male se ne ha un’altra. (Paolo Bustaffa)
 

La Migrantes in ritiro presso le “Piccole Sorelle di Gesù”

Roma - Un ritiro insolito, quello di quest’anno della Fondazione Migrantes, a Roma, presso le “Piccole Sorelle di Gesù”, in prossimità delle festività natalizie. Insolito perché è la prima volta che l’Organismo pastorale della CEI, ha deciso di meditare e  fare una riflessione comune sul vero senso del Natale. In una oasi di pace e di assoluto silenzio, tutti raccolti intorno ad un tavolo, Don Giovanni De Robertis, Direttore generale, con la semplicità che lo contraddistingue, ha posto l’accento sull’importanza dello stare insieme sottolineando il valore della natività non come un occasione da calendario, ma come momento clou della cristianità da non smarrire o di anteporre alla realtà consumistica che ci circonda.
Questo senso di intimità profonda deve far scaturire in ognuno di noi un rafforzamento della propria fede che vede nel Salvatore il rifugio delle nostre sofferenze, delle nostre problematiche quotidiane e affidarle a Colui che tutto può. Questo non deve essere un gesto di routine, ma deve avere la potenzialità della piena espressione di comunione con l’Altissimo a cui fare riferimento.
Quale momento migliore, l’Avvento, per metterci di fronte alle nostre responsabilità, alle nostre debolezze  che suscitano momentanea soddisfazione, ma spesso ci allontanano dai veri valori cristiani. E’ il punto centrale del Natale: mettere al centro della nostra coscienza Gesù e se intendiamo dare valore alla nostra vita, dobbiamo affidarci completamente a Lui quale guida certa nel cammino della nostra esistenza.
Ma il Natale va vissuto anche in funzione di una riflessione culturale che richiama con forza i soggetti più vulnerabili: i migranti, i senza tetto, i senza lavoro, sono tutti uomini che vivono accanto a noi ma rischiano una emarginazione senza ritorno. Ecco, allora, che accostarsi al Natale necessita di una visione più larga che faccia richiamo alle proprie coscienze senza esclusioni, ma di accompagnamento ai tanti disperati che affollano le nostre città con gesti consapevoli che facciano vivere il Natale nella  reciprocità che dovrebbe contraddistinguerci.
A questi richiami ha dato voce anche Suor Daniela che nella sua serenità ha scandito le storie delle Piccole Sorelle, che non rappresentano un’isola lontana, ma sono presenti con il loro calore, la loro ricchezza interiore accentuando il senso pieno dell’Avvento.
Le sue riflessioni, aiutate dalle esperienze vissute ci hanno donato momenti di intensa emozione interiore con cui guardare la nostra vita, i nostri percorsi e, soprattutto, come rapportarci con l’altro. In alcuni momenti ci è sembrata fuori dai contesti odierni, ma la sua serenità, la sua devozione incondizionata è stata travolgente e meritevole.
Una occasione arricchente che il vescovo, Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni ha accentuato nella sua omelia esortando a considerare il Natale non solo il 25 dicembre, ma a ricordarlo tutti i giorni. La vera natività è quella che noi stessi costruiamo in una dimensione più vasta, che va oltre la nostra sfera, la nostra visione egocentrica, ma che si confronta in una circolarità sinergica degna dell’essere cristiani. E’ la gioia del Natale che contribuisce ad aprire i cuori e accorciare le distanze. Solo se raggiungiamo la consapevolezza dell’assoluto valore dell’Avvento, saremo in grado di capire di aver fatto un passo in avanti. (Franco Dotolo)
 

La sfida persa contro muri e malattia: Allah morto a Tripoli dopo le cure al “Gaslini”

Milano - Non ce l’ha fatta il piccolo Allah. Aveva un ultimo desiderio: tornare in Libia dai genitori e dai fratelli. Così è stato. Ha trascorso gli ultimi due mesi con loro. Poi, vicino alla mamma, è morto. Allah non sarebbe mai voluto partire per l’Italia. Ma quando i medici di Tripoli avevano confermato che non avrebbero potuto far più nulla per lui e la sua leucemia, un anno fa, il fratello maggiore non aveva perso tempo. Insieme al cugino e al fratellino malato si erano imbarcati da soli su un piccolo gommone per poter raggiungere l’Europa e trovare cure migliori per quel ragazzino di soli 14 anni, il più piccolo di sette fratelli. La guerra in Libia e le politiche migratorie europee non gli lasciavano alternative. Per provare a vivere, dovevano rischiare di morire. La foto di Allah, il fratello maggiore e il cugino, a bordo del canotto alla deriva, salvati in piena notte in mezzo al mare dalla nave della Ong spagnola Open Arms, avevano fatto il giro dei media. Quei ragazzi soli avevano commosso tutti. «Era molto buio, stavamo navigando nel Canale di Sicilia – ricorda Anabel Montes, volontaria dell’Ong spagnola che aveva coordinato il soccorso – poi a un certo punto abbiamo visto una lucina e ci siamo accorti che era una piccola imbarcazione». Il salvataggio è stato immediato. Subito il medico di bordo aveva capito il dramma di quel piccolo equipaggio. Giunto a Pozzallo il quattordicenne era poi stato trasferito al pronto soccorso dove i medici, vista la gravità della malattia, si erano subito messi in contatto con l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Una storia d’amore e di speranza, raccontata da Avvenire nel reportage pubblicato a maggio proprio dal nosocomio ligure (in quel caso avevamo protetto la privacy del piccolo libico chiamandolo Khaled, ndr). Le cure erano state impegnative, come aveva raccontato Carlo Dufour, il primario di ematologia che aveva preso a cuore il ragazzino per il quale il fratello e il cugino avevano messo in pericolo le proprie vite pur di consegnarlo a un vero ospedale. Una malattia difficile, la leucemia. Condizioni aggravate da una brutta ferita alla gamba. Un’infezione provocata da un germe molto resistente, probabilmente contratto durante la traversata in mare. Un’avventura sfiancante, specie per un adolescente già debilitato.
Allah aveva risposto bene alle terapie del Gaslini. Dopo i primi cicli di chemioterapia la leucemia sembrava scomparsa. Non quella brutta infezione che, in un corpo fragile e messo a dura prova, è risultata subito il grande ostacolo. Mentre Allah veniva sottoposto a diversi interventi in sala operatoria, il fratello maggiore non lo abbandonava mai. Ospitato in una foresteria dell’ospedale, accolto ed assistito dai volontari del reparto, trascorreva tutto il giorno accanto ad Allah. Sognavano di tornare a Tripoli, un giorno, dai genitori e dai loro cinque fratelli. Così è stato, ma non per il lieto fine. «La mancata guarigione di quella ferita ha fatto emergere nuovamente la malattia, questa volta più aggressiva », racconta Concetta Michelizzi, il medico dell’équipe che segue tutti i protocolli di leucemia. «Ad un certo punto ci siamo accorti che non avremmo più potuto aiutare Allah – spiega Michelizzi – e ci sembrava giusto esaudire il suo ultimo desiderio». L’ospedale si è attivato per far rientrare il piccolo paziente e il fratello a Tripoli, nella casa di famiglia. Non era facile. Agli inizi di settembre la Libia è tornata nuovamente nell’inferno della guerra civile e l’aeroporto internazionale è stato chiuso. Così il team medico del dottor Dufour decide di optare per un volo di linea, da Genova a Tunisi, e poi da lì tentare di raggiungere la Libia. Con un atto d’amore e coraggio, un medico e una infermiera genovesi, grazie all’ambasciatore italiano, hanno potuto proseguire il viaggio via terra, in ambulanza, fino a Tripoli.
«Allah era contento di essere tornato a casa. Ha continuato a fare le trasfusioni e la terapia di supporto che gli abbiamo fornito», raccontano dal Gaslini. «È assurdo che abbia dovuto prendere un gommone e non altri mezzi legali per venire in Europa a curarsi – insiste Michelizzi – perché avremmo potuto salvarlo». Un rammarico che i sanitari e i soccorritori di Open Arms faticano a trattenere. Come se non bastasse le autorità libiche anziché premiare il coraggio e consolare il dolore del fratello maggiore, gli hanno ritirato il passaporto. (D. Fassini – N. Scavo – Avvenire)
 

Mons. Reali ai migranti: “Siete veri figli di questa Chiesa”

Porto Santa Rufina – Nei giorni scorsi il vescovo di Porto Santa Rufina, Mons. Gino Reali, ha incontrato i responsabili, sacerdoti e laici, dei migranti cattolici. La riunione avvenuta nella curia vescovile è stata introdotta da Enzo Crialesi, direttore diocesano Migrantes.
Monsignor Reali ha chiesto che il discorso migranti acquisti in diocesi ancora maggiore visibilità perché Porto–Santa Rufina è fra le Chiese che hanno una maggiore densità di popolazione proveniente da altri Paesi. Suo desiderio è arrivare a formare un consiglio permanente delle varie comunità sul territorio e raggiungere le altre che sono presenti ma ancora non sono emerse, aiutarle
a rendersi visibili anche attraverso la collaborazione delle comunità etniche già costituite: consci delle medesime difficoltà, possono aiutarsi vicendevolmente e le più anziane possono sostenere le nuove. Diverse comunità hanno partecipato all’incontro: nigeriana, srilankese, slovacca, polacca, filippina, romena. C’era anche la parrocchia di Santa Lucia in Pontestorto, nel cui territorio è presente il Cara, il Centro d’accoglienza per richiedenti asilo.
I rappresentanti hanno raccontato con dettaglio le attività pastorali annuali, rilevando anche alcune difficoltà. Il vescovo ha ribadito in proposito che finché sono in Italia Porto Santa Rufina è la loro Chiesa: non si devono sentire ospiti, ma figli a tutti gli effetti. A conclusione dell’incontro Mons. Reali ha ringraziato l’ufficio Migrantes per l’impegno e la passione con cui da anni segue le comunità. Apprezzamento e incoraggiamento poi per i responsabili, per il loro impegno in favore dei fratelli migranti; con l’esortazione a continuare e a cercare di avvicinare i nuovi. (sr. Maria Grazia Pennisi -  Ufficio Migrantes)
 

Ismu: presentato il Rapporto sulle Migrazioni 2018

Milano – La Fondazione Ismu stima che al 1° gennaio 2018 gli stranieri presenti in Italia siano 6 milioni e 108mila su una popolazione di 60 milioni e 484mila residenti: è stata, dunque, superata la soglia simbolica di uno straniero ogni 10 abitanti. Rispetto alla stessa data del 2017, l'incremento della popolazione straniera è stato del 2,5%, dovuto soprattutto alla componente irregolare (+8,6%), pari a 533mila stranieri. A rivelarlo il rapporto Ismu 2018 presentato a Milano. Per quanto riguarda le provenienze, il 71% degli stranieri residenti in Italia è rappresentato da cittadini dei Paesi Terzi, che sono in totale 3 milioni e 582mila. Tra i residenti, poco meno di 1,1 milioni proviene da Paesi europei extra Ue, soprattutto Albania, Ucraina e Moldova e altrettanti dall’Africa, specie da Marocco, Egitto, Nigeria, Senegal e Tunisia, con un aumento durante il 2017 degli stranieri provenienti da realtà sub sahariane come Guinea (+63%), Mali (+30%), Nigeria (+20%), Costa d’Avorio (+16%) e Somalia (+12%). ISMU sottolinea come le acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel 2017 sono state 147mila, sono destinate a persistere nel tempo. In particolare, ISMU stima che nei prossimi dieci anni i nuovi cittadini saranno tra 1,6 e 1,9 milioni.
Sul fronte lavorativo, si segnala – spiegano i ricercatori - che in Italia, su una popolazione complessiva di occupati pari a poco più di 23 milioni, gli stranieri sono circa due milioni 423mila. Per il terzo anno consecutivo il fenomeno della disoccupazione registra una riduzione, questa volta più significativa sia in valori assoluti (oltre 30mila disoccupati in meno) sia in termini percentuali (-7,1%). Invece, cresce la componente inattiva tra gli stranieri in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni): nel 2017 è pari a un milione e 149mila unità. Il salario medio degli stranieri è inferiore a quello degli italiani del 35%. Per quanto riguarda il sistema scolastico italiano, ISMU segnala che dopo la “crescita zero” del 2015, nell’anno 2016/17 gli alunni stranieri sono tornati ad aumentare e hanno raggiunto il numero di 826mila (+11mila rispetto all’anno precedente), pari al 9,4% del totale della popolazione scolastica. Nel 2017 in Italia ci sono 2 milioni e 189mila Neet (Neither in employment nor in Education and Training), cioè giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non in formazione. Si tratta della quota più elevata tra i Paesi dell’Unione Europea: il 41% cerca attivamente un lavoro. L’incidenza dei Neet è notevolmente più elevata tra gli stranieri (34,4% contro il 23,0% degli italiani); tale differenza è dovuta alla componente femminile (23,7% e 44,3% le rispettive quote tra le italiane e le straniere).
ISMU fa inoltre presente che nel corso del 2018 l’immigrazione è diventata una delle principali questioni dell’Unione europea e dei singoli Paesi che la costituiscono. Lo dimostrano gli ampi spazi riservati a questo tema dai media, in particolare quelli italiani, e la crescente attenzione dell’opinione pubblica. Fondazione ISMU segnala che “l’elevata rilevanza assegnata alle migrazioni, la loro drammatizzazione e strumentalizzazione, si è registrata in un anno in cui i flussi migratori non autorizzati via mare verso l'Italia sono drasticamente diminuiti: nei primi sette mesi del 2018 è, infatti, continuato il rallentamento degli sbarchi iniziato nella seconda metà del 2017 e che aveva portato alla fine dello scorso anno a un bilancio annuo dei nuovi arrivi di 119mila persone (-34% rispetto al 2016)”. Inoltre, il primato degli arrivi di immigrati è passato dall’Italia alla Spagna, dove dal 1° gennaio all'11 novembre 2018 sono arrivati 55mila migranti (di cui 49mila via mare e 6mila via terra) rispetto ai 29mila giunti in Grecia e ai 22mila sbarcati fino al 19 novembre nel nostro Paese.
– Centro Sportivo Italiano di Milano per il progetto “Sport Inside”, che promuove l’attivazione di percorsi di integrazione per giovani richiedenti protezione internazionale attraverso l’inserimento nelle squadre sportive delle società affiliate operanti sul territorio.
 
 

Asti: il 10 dicembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

Asti – Sarà presentato lunedì 10 dicembre, alle 18, ad Asti, il XXVII Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. I due organismi della CEI annualmente analizzano il fenomeno migratorio in Italia attraverso la pubblicazione di questo strumento L’edizione 2017-2018 è sintetizzata dal tema “Un nuovo linguaggio per le migrazioni”, argomento molto attuale che concentra l’attenzione su quando abbia valore ed importanza comunicare l’immigrazione attraverso un linguaggio nuovo ed aderente alla realtà. All’incontro interverrà, fra gli altri, Simone Varisco della Fondazione Migrantes che presenterà i dati contenuti nel Rapporto.
 
 

Diocesi Madrid, “gratitudine” a peschereccio Nostra Madre di Loreto per aver salvato un gruppo di migranti

 
Roma - A nome del Tavolo per l’accoglienza della Chiesa di Madrid, il vicario per la Pastorale sociale, José Luis Segovia, ha inviato una lettera all’equipaggio del peschereccio Nostra Madre di Loreto manifestando “gratitudine, riconoscenza e ammirazione” non solo per aver “salvato da una morte certa un gruppo di naufraghi”, ma anche per aver “salvato la dignità della persona umana”. 
Riferendosi all’azione di salvataggio di un gruppo di migranti compiuta dalla barca nello scorso fine settimana, Segovia prosegue: “Con la vostra azione fraterna e solidale avete dato valore alle leggi del mare e dell’accoglienza” e “avete salvato la dignità del nostro Paese con maggiore diligenza e generosità rispetto al nostro Governo dilettante”.
 
 

Italiani in Germania: storie dei gelatieri veneti

Belluno – Domenica scorsa, nell’ambito della Mostra Internazionale del Gelato Artigianale (MIG), l’Associazione Bellunesi nel Mondo ha presentato “Ritratto di un lavoro. Storie dei gelatieri veneti in Germania”. Attraverso immagini e interviste inedite, il regista Patrick Grassi ha esposto i risultati della ricerca condotta tra Veneto e Germania. Una ricerca realizzata con l’obiettivo di raccontare i gelatieri di ieri e di oggi attraverso un archivio audiovisivo disponibile per la consultazione presso il MiM Belluno.
Il progetto è stato realizzato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo in collaborazione con UNITEIS (Unione dei Gelatieri Italiani in Germani) e Longarone Fiere, e grazie al finanziamento della Regione del Veneto.
 
 

Germania: terza edizione del premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo

Berlino - Si terrà nel 2019 una terza edizione del premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo, sostenuto dalla Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale tedesca. Il concorso è stato aperto e le domande e le proposte possono essere presentate alla Segreteria della Conferenza Episcopale tedesca entro il 15 gennaio 2019. Il premio di 10mila euro – riferisce oggi il Sir -  vuole mettere in luce “individui, gruppi o organizzazioni che si impegnano contro la xenofobia e il razzismo in Germania a motivo della fede cattolica o che partecipano formalmente a iniziative ecumeniche o sociali”, recita il bando.
“Nelle nostre comunità e associazioni ecclesiali, ci sono molte persone che si impegnano con passione e creatività per la coesione e la comprensione, al di là dei confini culturali” ha detto il presidente della Commissione migrazione e presidente della giuria, Mons. Stefan Heße (Amburgo): “Vogliamo rendere questo impegno visibile e rendergli onore”. È già stato annunciato che la cerimonia di premiazione si svolgerà il 4 luglio 2019 presso la ex miniera di carbone Carl a Essen (Zeche Carl), da dove arrivava il vincitore del premio 2017, andato al progetto di coraggio civile per la tolleranza “Sach wat! Tacheles für Toleranz” della Caritas di Essen.
 
 

Così si combatte il traffico di esseri umani

Roma - Oltre cinquanta incontri organizzati nelle scuole e nelle parrocchie delle quattro diocesi di Bamako, Kayes, Sikasso e Mopti a cui hanno partecipato circa 73mila persone, un sito web, una pagina Facebook, ma anche spettacoli teatrali, eventi sportivi e proiezioni di filmati. Sono i primi frutti del progetto “Stop al traffico di esseri umani: diritto di partire, diritto di restare”, promosso dal Vides in Mali per contribuire alla riduzione dei flussi migratori irregolari attraverso una campagna di informazione che si avvale dei canali social (www.facebook.com/VidesMali), del portale www.videsmalilibrecirculation.org e della formazione in presenza.
Dall’avvio dell’iniziativa sono state realizzate infatti diverse attività in loco per sensibilizzare la popolazione sui rischi legati alle rotte irregolari e alla tratta di esseri umani e allo stesso tempo sulle opportunità di formazione e lavoro nel Paese: per questo, oltre agli incontri, sono stati stampati e distribuiti opuscoli e depliant informativi, sono state messe in scena delle rappresentazioni teatrali ed è in fase di realizzazione un film sui rischi della migrazione irregolare dal Mali verso l’Europa, di cui è già disponibile un promo di alcuni minuti. Nell’ambito del progetto, poi, sono stati avviati contatti con istituzioni, associazioni e realtà di accoglienza locali.
 
 

Refugees Welcome Italia: a Roma la presentazione del primo rapporto

Roma -  “Porte Aperte. Tre anni di accoglienza in famiglia”: questo il tema di un incontro che si terrà a Roma il prossimo 17 dicembre presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera.
Durante l’incontro verrà presentato il primo Rapporto delle attività di Refugees Welcome Italia, l’associazione che dal 2015 promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di altra forma di protezione grazie alla mobilitazione della cittadinanza attiva. In tre anni di lavoro Refugees Welcome ha favorito l’inserimento in famiglia di oltre 100 persone in 17 città del Paese, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e l'adozione di una metodologia di lavoro che verrà resa disponibile a tutti gli interessati, allo scopo di “sviluppare sempre più questa modalità di accoglienza e di inclusione sociale e di condividerla in modalità open source” con l’obiettivo di favorire anche la creazione di una community di addetti ai lavori, volontari, associazioni e gruppi informali che “vorranno cimentarsi con questa esperienza. Ci auguriamo – auspicano i promotori -  che il modello di accoglienza che proponiamo possa essere seguito e replicato da altri Enti che operano nel settore dell’accoglienza e non solo”.



 

Notizie di chiusura: l’11 dicembre il Rapporto “Carta di Roma”

Roma - Nel 2018 i temi migratori mantengono la propria centralità nella comunicazione mediatica. Quali sono le parole dell'immigrazione? Quanto e come si è parlato di migranti, richiedenti asilo e rifugiati? Se e in che modo tale narrativa ha influenzato la percezione di lettori e ascoltatori? Qual è stata la reazione degli utenti dei social network a fatti di cronaca come quello di Macerata? A questi e ad altri quesiti prova a rispondere “Notizie di chiusura”, sesto rapporto annuale su media e immigrazione curato dall'Associazione “Carta di Roma” insieme all’Osservatorio di Pavia, i cui dati saranno presentati l'11 dicembre presso la Camera dei deputati
Dopo il saluto di Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, a presentare le tendenze rilevate e a confrontarsi su di esse saranno, Valerio Cataldi, presidente dell’Associazione “Carta di Roma”; Ilvo Diamanti, professore presso l’Università di Urbino e direttore di Demos e Giuseppe Milazzo, ricercatore presso l’Osservatorio di Pavia. Interverranno anche Serena Bortone, giornalista e conduttrice di Agorà, e Lirio Abbate, giornalista e vicedirettore de “L'Espresso”. "Notizie di chiusura" è composto da 3 sezioni: analisi della carta stampata; analisi dei telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset, La7); analisi delle pagine Facebook dei quotidiani. Attraverso dati e casi di studio sono tracciate le principali tendenze del racconto mediatico del fenomeno migratorio nel 2018.
 
 

Ong italiane a governo e parlamento: aderire al Global compact

Roma - Tutte le Ong italiane lanciano un appello a governo e parlamento italiano perché l’Italia aderisca al Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, la cui adozione avverrà durante la conferenza intergovernativa di Marrakech il 10 e 11 dicembre. Nei giorni scorsi l’Italia ha annunciato che non prenderà parte all’incontro, rimandando alla decisione del Parlamento la sottoscrizione o meno del Global Compact delle Nazioni Unite. Il Coordinamento italiano Ong internazionali (Cini) e l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) esprimono oggi “rammarico rispetto a tale posizionamento, determinando questo un cambiamento nella linea italiana finora comunicata a livello internazionale, non da ultima durante la partecipazione del presidente del Consiglio Conte alla 73ª Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 26 settembre 2018”. Cini e Aoi intendono allo stesso tempo manifestare piena fiducia al parlamento, “a cui spetterà ora il voto circa il sostegno italiano al Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, una decisione fondamentale, che permetterebbe agli Stati membri dell’Onu  di assicurare – per la prima volta nella storia – una risposta condivisa e coordinata al tema delle migrazioni”. L’accordo mira a “stabilire principi, impegni e intese tra gli Stati in materia di migrazione internazionale; rafforzare il coordinamento intergovernativo rispetto ai fenomeni migratori; sviluppare politiche condivise di cooperazione internazionale”. “Adottare il Global Compact – sottolineano – significa che nessuno Stato verrà lasciato solo, in particolare quelli che hanno maggiormente a che fare con grandi pressioni migratorie”. Le Ong ricordano che la sua adozione “non pregiudica in nessun modo l’applicazione del diritto sovrano degli Stati di determinare le proprie politiche migratorie, né di controllare i propri confini esterni” e “non implica di per sé nessun obbligo aggiuntivo rispetto a quanto già previsto dal diritto internazionale”. “Mai come oggi – affermano – riteniamo necessario un rafforzamento della cooperazione tra Paesi per garantire un’efficace ed umana gestione dei fenomeni migratori, in particolare per quanto riguarda le categorie più vulnerabili, inclusi i minori, in particolare se separati dalle proprie famiglie o non accompagnati”.
 

Tra il già e il non ancora

di mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI Roma - All’inizio del primo sussidio dell’Anno liturgico 2018-2019 (Sussidio per l’Avvento e il Natale 2018) , con le parole del prefazio  dell’Avvento è posta in evidenza la duplice prospettiva in cui è incluso questo tratto di tempo salvifico. Facciamo memoria, infatti, della venuta del Verbo incarnato “nell’umiltà della nostra natura umana” certi che egli “verrà di nuovo nello splendore della gloria”. Questo tempo di salvezza permea l’esistenza del singolo credente e della Chiesa tutta. Entrambi desiderano affrancarsi dalle pesantezze della vita quotidiana, entrambi anelano a recuperare una serenità di fondo che sembra dissolta dalla diffusa precarietà sociale. Tuttavia, le nebbie dell’autunno dell’anima non manifestano soltanto opacità e confusione. Esse annunciano, pur velatamente, l’avvicinarsi del Sole invitto, Cristo Gesù, che a Natale rinasce nel cuore di ciascuna persona pronta ad aderire alla volontà del Padre.
È trascorso ormai un anno durante il quale molti hanno attraversato prati ridenti e paesaggi incantevoli. Il panorama non è stato però sempre idilliaco. Sentieri impervi ci hanno messo in difficoltà, ci hanno costretto a prendere coscienza dei nostri limiti. I successi non sempre bilanciano i fallimenti, i dolori talora insidiano la gioia e il piacere di vivere. Immersi e quasi schiacciati da una folla anonima, rischiamo di non trovare il porto della pace nell’ambito familiare e nel contesto del lavoro quotidiano. Non c’è, tuttavia, condizione di vita che sia destinata a durare per sempre. Solo Cristo è stato ieri, è oggi e sarà domani. È il nostro Salvatore, la via da percorrere, la verità da assorbire totalmente, la vita da riscoprire ogni giorno e condividere nello splendore della gloria perché in Lui anche noi siamo figli di Dio.
Il sussidio aiuta clero e fedeli a prendere coscienza dell’agire liturgico. Siamo chiamati a vivere, in ogni celebrazione, nella duplice dimensione storica e insieme escatologica. Il cammino dell’Avvento si compie sotto la guida di Isaia e di Giovanni il Battista, della vergine Maria e del suo sposo san Giuseppe. Preziosa come perla del Regno è poi la testimonianza degli evangelisti Luca e Matteo. Nell’avvicinarci alla vetta natalizia, l’Avvento esige un impegno solidale in tutte le comunità. Si sceglieranno, come prima di una salita in montagna, gli attrezzi più idonei, si potranno sperimentare innovazioni già collaudate in esperienze positive. È in quest’ottica che possono risultare preziose le indicazioni del presente sussidio, che, a partire dalla proclamazione, ascolto e venerazione della Parola di Dio, ci invita a valorizzare con sapienza i “santi segni” della liturgia della Chiesa. Vivere l’Avvento è farne emergere la ricchezza nelle molteplici e differenti manifestazioni del  quotidiano, tra il già e il non ancora, profondamente radicati nella concretezza del presente umano e totalmente aperti alla presenza di Dio. In quest’ultima esperienza troveremo il nostro futuro.
 
 

Papa Francesco: l’Avvento non sia mondano, è il tempo per purificare la fede

Città del Vaticano - Il tempo di Avvento ha “tre dimensioni”: passato, futuro e presente. Celebrando la Messa nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco ricorda che l’Avvento, inaugurato ieri, è il tempo propizio “per purificare lo spirito, per far crescere la fede con questa purificazione”. Il punto di partenza delle riflessioni del Pontefice, riferisce Vatican News,  è il Vangelo odierno (Mt 8,5-11): l’incontro a Cafàrnao tra Gesù e un centurione, che chiede aiuto per il suo servo, paralizzato a letto. Anche oggi, precisa, può succedere di “abituarsi alla fede”, dimenticandone la sua “vivacità”. “Quando siamo abituati – rimarca – perdiamo quella forza della fede, quella novità della fede che sempre si rinnova”.
Nell’omelia, Papa Bergoglio sottolinea che la prima dimensione dell’Avvento è il passato, “la purificazione della memoria”: “ricordare bene che non è nato l’albero di Natale”, che è certamente un “bel segno”, ma ricordare che “è nato Gesù Cristo”: “E’ nato il Signore, è nato il Redentore che è venuto a salvarci. Sì, la festa … noi sempre abbiamo il pericolo, avremo sempre in noi la tentazione di mondanizzare il Natale, mondanizzarlo … quando la festa lascia di essere contemplazione – una bella festa di famiglia con Gesù al centro – e incomincia a essere festa mondana: fare le spese, i regali, e questo e l’altro … e il Signore rimane lì, dimenticato. Anche nella nostra vita: sì, è nato, a Betlemme, ma … E l’Avvento è per purificare la memoria di quel tempo passato, di quella dimensione”.
L’Avvento, inoltre, serve a “purificare la speranza”, a prepararsi “all’incontro definitivo con il Signore”: “Perché quel Signore che è venuto là, tornerà, tornerà! E tornerà a chiederci: ‘Com’è andata la tua vita?’. Sarà un incontro personale. Noi, l’incontro personale con il Signore, oggi, lo avremo nell’Eucaristia e non possiamo avere un incontro così, personale, con il Natale di 2000 anni fa: abbiamo la memoria di quello. Ma quando Lui tornerà, avremo quell’incontro personale. E’ purificare la speranza”.
Infine, Papa Francesco invita tutti a coltivare la dimensione quotidiana della fede, nonostante le preoccupazioni e i tanti affanni, prendendo “custodia” della propria “casa interiore”. Il nostro Dio, infatti, è il “Dio delle sorprese” e i cristiani dovrebbero scorgere ogni giorno i segni del Padre Celeste, quel suo parlarci nell’oggi: “E la terza dimensione è più quotidiana: purificare la vigilanza. Vigilanza e preghiera sono due parole per l’Avvento; perché il Signore è venuto nella Storia a Betlemme; verrà, alla fine del mondo e anche alla fine della vita di ognuno di noi. Ma viene ogni giorno, ogni momento, nel nostro cuore, con l’ispirazione dello Spirito Santo”.
 

Migrantes: domani a Genova la presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo”

Genova – Su iniziativa della Fondazione Migrantes e del Cisei, sarà presentato domani pomeriggio a Genova l’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo”.  A presentarlo, dopo i saluti istituzionali, Paola Corti dell’Università di Torino, Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Stefano Luconi dell’Università di Genova e Emilio Franzina dell’Università di Verona.
 

Firenze: domani convegno “Fare sistema oltre l’accoglienza”

Firenze - “Fare sistema oltre l’accoglienza”. Questo il tema di un seminario che si svolgerà domani pomeriggio a Firenze presso il Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira”
Interverranno Marco Salvatori,  Presidente Associazione Volontari del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira-ONLUS; Vito Pesce, Coordinatore del Progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”; Flavia Cultrera, Referente Nodo Sicilia,  Paola Iacovone e Katiuscia Carnà,  Referenti Nodo Lazio, Sara Vatteroni e Massimiliano D’Alisa, Referenti Nodo Toscana.
Sulle riflessioni su alcune specificità del Progetto Pietro Parlani, Presidente AFN; Salvatore Brullo, Presidente FOCO; Maurizio Certini, Direttore Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira” su “Il ruolo del Centro nel promuovere Integrazione”;  Sara Funaro Assessora  al Welfare e sanità, accoglienza e integrazione, pari opportunità, casa del Comune di Firenze.
 

Avvento

Roma - “Nel Presepio vediamo bambini di tutto il mondo che piangono di fame e di abbandono, sulla Croce i nostri compagni disoccupati, taglieggiati, oppressi e crocifissi. Non ascoltate chi vuole dimostrarvi che le barriere sono necessarie e che senza una guerra non si rimette a posto nulla…Guardate il Presepio o il Calvario e troverete la risposta all’incosciente menzogna”. A distanza di ben 87 anni, le parole di don Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo, risuonano ancora in tutta la loro attualità e verità. Nella newsletter di dicembre della Campagna CEI “Liberi di Partire, Liberi di restare” (link) che apre il secondo anno e ci accompagna nel periodo di Avvento, abbiamo scelto di riflettere sul significato del “vegliare”, dell’“attendere”, oggi, nel tempo del “tutto e subito”. Guardando alla famiglia di Nazaret, costretta a fuggire dalla propria terra. Con l’augurio, come ha detto papa Francesco, di “riconoscere nel Natale l’incontro del Cristo con l’umanità, soprattutto quella che ancora oggi vive ai margini della società, nel bisogno e nella sofferenza, e nelle tante guerre”. (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli,  don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)
 
 
 

Papa Francesco: un cero e una preghiera per la pace in Siria

Città del Vaticano - “L’Avvento è tempo di speranza. In questo momento vorrei fare mia la speranza di pace dei bambini della Siria, martoriata da una guerra che dura ormai da otto anni”. E’ quanto ha affermato ieri mattina, dopo la preghiera dell’Angelus Papa Francesco aderendo alla campagna di preghiera “Candele per la Pace in Siria”, promossa dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.
Il Pontefice ha acceso un cero “insieme a tanti bambini siriani e tanti fedeli nel mondo che oggi accendono le loro candele”: “Questa fiamma di speranza e tante fiammelle di speranza disperdano le tenebre della guerra! Preghiamo e aiutiamo i cristiani a rimanere in Siria e in Medio Oriente come testimoni di misericordia, di perdono e di riconciliazione. La fiamma della speranza raggiunga anche tutti coloro che subiscono in questi giorni conflitti e tensioni in diverse parti del mondo, vicine e lontane. La preghiera della Chiesa li aiuti a sentire la prossimità del Dio fedele e tocchi ogni coscienza per un impegno sincero a favore della pace. E che Dio, nostro Signore, perdoni coloro che fanno la guerra, coloro che fanno le armi per distruggersi e converta il loro cuore. Preghiamo per la pace nell’amata Siria”. La Campagna “Candele per la pace in Siria”, iniziata ieri nella prima domenica di Avvento, coinvolge oltre 50 mila bambini, appartenenti a diverse religioni.