Francoforte – Si svolgerà dal 3 al 5 maggio 2019 al Bildungshaus Berg Moriah (Simmern/Ww) il Convegno Nazionale dei laici delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Tema del convegno: “Il Cristiano, sale e luce nell’oggi” che sarà guidato da don Marwan, professore del Corso di Teologia per laici della Zona Centro e dal primo di marzo cappellano alla MCI di Lippstadt.
Primo Piano
MCI: a Padova l’incontro degli ex-missionari
Padova – Si sono ritrovati a Padova, nei giorni scorsi, alcuni ex missionari con gli italiani all’estero. Ad ospitarli il direttore Migrantes don Elia Ferro nella Parrocchia SS. Nome di Gesù adiacente al tempio Antoniano della Pace. Si tratta di sacerdoti che nella loro attività pastorale hanno prestato servizio con i nostri connazionali in Belgio, Francia e Germania.
Gli ex missionari, dopo aver raccontato e portato la loro esperienza, hanno evidenziato “i doni ricevuti” da questa esperienza: “la conoscenza di chiese diverse, il piacere di aver lavorato in comunione con queste”, “l’arricchimento umano e la passione per servire gli emigranti italiani. Da tutti è emerso il desiderio di “non perdersi di vista, almeno per raccogliere e condividere notizie circa la salute ed il benessere di chi è rientrato in Italia”, “il poter essere informati di chi è ammalato o che giunge al passaggio verso la vita eterna e poter esprimere una preghiera o un ricordo”. L’esperienza pastorale all’estero “resta una crescita spirituale preziosa che viene reinvestita nei servizi pastorali della propria diocesi, da parte di quanti hanno ricevuto un incarico dal proprio vescovo. Per quanti stanno vivendo il tempo della quiescenza, è piacevole rivedere compagni di lavoro in emigrazione e conoscere notizie di uno o dell’altro e delle rispettive vicissitudini”, si legge in una nota giunta a www.migrantesonline.it.
Tra le preoccupazioni degli ex missionari il dialogo fra Conferenze episcopali nazionali e la CCEE Consigli delle conferenze episcopali Europee. E poi il tema delle “nuove generazioni italiane all’estero che si orientano al di fuori dei riferimenti delle tradizionali Missioni Cattoliche Italiane che restano pur sempre riferimento delle prime generazioni e punti di identità utili e certi”. Ma anche l’esigenza di “camminare insieme alle chiese locali per accogliere e accompagnare le migliaia di giovani italiani e non che raggiungono le capitali europee e le città universitarie e snodi importanti della realtà europea”. I sacerdoti chiedono anche di non essere dimenticati e di essere coinvolti pastoralmente e non solo, nel mondo della mobilità umana. “Il servizio ai migranti – si legge ancora nella nota - è soprattutto pastorale e di annuncio e non può essere ‘schiacciato’ su una risposta ‘assistenziale’”. Per questo chiedono agli uffici “Migrantes” nonché alle famiglie religiose spazi per poter “contribuire in esperienza e saggezza alla situazione della chiesa che sta vivendo profondi cambiamenti”.
Gli ex missionari hanno anche promosso una segreteria organizzativa e hanno chiesto di riprendere a livello nazionale un incontro annuale degli ex missionari, inviare loro le riviste “Migranti press” e “Servizio Migranti” e il Rapporto Italiani nel Mondo.
Gli ex missionari, dopo aver raccontato e portato la loro esperienza, hanno evidenziato “i doni ricevuti” da questa esperienza: “la conoscenza di chiese diverse, il piacere di aver lavorato in comunione con queste”, “l’arricchimento umano e la passione per servire gli emigranti italiani. Da tutti è emerso il desiderio di “non perdersi di vista, almeno per raccogliere e condividere notizie circa la salute ed il benessere di chi è rientrato in Italia”, “il poter essere informati di chi è ammalato o che giunge al passaggio verso la vita eterna e poter esprimere una preghiera o un ricordo”. L’esperienza pastorale all’estero “resta una crescita spirituale preziosa che viene reinvestita nei servizi pastorali della propria diocesi, da parte di quanti hanno ricevuto un incarico dal proprio vescovo. Per quanti stanno vivendo il tempo della quiescenza, è piacevole rivedere compagni di lavoro in emigrazione e conoscere notizie di uno o dell’altro e delle rispettive vicissitudini”, si legge in una nota giunta a www.migrantesonline.it.
Tra le preoccupazioni degli ex missionari il dialogo fra Conferenze episcopali nazionali e la CCEE Consigli delle conferenze episcopali Europee. E poi il tema delle “nuove generazioni italiane all’estero che si orientano al di fuori dei riferimenti delle tradizionali Missioni Cattoliche Italiane che restano pur sempre riferimento delle prime generazioni e punti di identità utili e certi”. Ma anche l’esigenza di “camminare insieme alle chiese locali per accogliere e accompagnare le migliaia di giovani italiani e non che raggiungono le capitali europee e le città universitarie e snodi importanti della realtà europea”. I sacerdoti chiedono anche di non essere dimenticati e di essere coinvolti pastoralmente e non solo, nel mondo della mobilità umana. “Il servizio ai migranti – si legge ancora nella nota - è soprattutto pastorale e di annuncio e non può essere ‘schiacciato’ su una risposta ‘assistenziale’”. Per questo chiedono agli uffici “Migrantes” nonché alle famiglie religiose spazi per poter “contribuire in esperienza e saggezza alla situazione della chiesa che sta vivendo profondi cambiamenti”.
Gli ex missionari hanno anche promosso una segreteria organizzativa e hanno chiesto di riprendere a livello nazionale un incontro annuale degli ex missionari, inviare loro le riviste “Migranti press” e “Servizio Migranti” e il Rapporto Italiani nel Mondo.
Bergamo: ad aprile “Integrazione Film Festival”
Bergamo - Sarà l'attore Yoon C. Joyce il testimonial della 13esima edizione dell'Integrazione Film Festival - IFF, rassegna di cinema internazionale dedicata all'integrazione interculturale, in programma a Bergamo dal 10 al 14 aprile.
Yoon C. Joyce, all'anagrafe Yoon Cometti, è nato in Corea nel 1975, a tre mesi è stato adottato da una famiglia bergamasca, a 13 anni si è trasferito a Roma per studiare recitazione, cosa che ha fatto poi anche al Centro Teatro Attivo di Milano e all'Actor's Studio di New York, e oggi ha all'attivo più di 40 film, girati con gli attori e registi più celebri: tra gli altri, Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Ridley Scott, Cristopher Lambert, Gabriele Salvatores, Elio Germano, Michael Madsen, Leonardo Pieraccioni, Benson Lee, Louise Nero, Jake Gyllenhaal, Edoardo De Angelis.
Sarà ospite d'onore di IFF, manifestazione ormai consolidata e promossa da Cooperativa Ruah, che quest'anno fa un salto di qualità, grazie anche alla collaborazione con Lab 80 film, e cambia veste grafica e nome: da C'è un tempo per... l'integrazione a Integrazione Film Festival.
Il Festival propone cinque giorni di film in anteprima, tra cortometraggi di finzione e documentari, per raccontare storie di integrazione: tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Le prime due giornate si svolgeranno a Bergamo, all'Auditorium di Piazza Libertà, e le ultime tre al Cine Junior di Sarnico (provincia di Bergamo).
Yoon C. Joyce, all'anagrafe Yoon Cometti, è nato in Corea nel 1975, a tre mesi è stato adottato da una famiglia bergamasca, a 13 anni si è trasferito a Roma per studiare recitazione, cosa che ha fatto poi anche al Centro Teatro Attivo di Milano e all'Actor's Studio di New York, e oggi ha all'attivo più di 40 film, girati con gli attori e registi più celebri: tra gli altri, Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Ridley Scott, Cristopher Lambert, Gabriele Salvatores, Elio Germano, Michael Madsen, Leonardo Pieraccioni, Benson Lee, Louise Nero, Jake Gyllenhaal, Edoardo De Angelis.
Sarà ospite d'onore di IFF, manifestazione ormai consolidata e promossa da Cooperativa Ruah, che quest'anno fa un salto di qualità, grazie anche alla collaborazione con Lab 80 film, e cambia veste grafica e nome: da C'è un tempo per... l'integrazione a Integrazione Film Festival.
Il Festival propone cinque giorni di film in anteprima, tra cortometraggi di finzione e documentari, per raccontare storie di integrazione: tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Le prime due giornate si svolgeranno a Bergamo, all'Auditorium di Piazza Libertà, e le ultime tre al Cine Junior di Sarnico (provincia di Bergamo).
Migrantes: da domani il convegno di pastorale per i rom
Roma - Si svolgerà da domani, 15 marzo a domenica 17 marzo a Frascati il convegno degli operatori impegnati nella pastorale con i Rom e Sinti della Fondazione Migrantes.
L’incontro si aprirà con i saluti del Direttore generale della Fondazione, don Gianni De Robertis seguiti da momenti di incontro, testimonianze ed esperienze nel nostro Paese.
La relazione centrale, sabato 16 marzo, è stata affidata a p. Claude Dumas, presidente del CCIT, il Comitè Catholique International pours les Tsiganes, e sarà centrata sul tema “Una visione pastorale presso i Rom”. I circa 80 operatori pastorali, provenienti da diverse diocesi italiane, lavoreranno poi in gruppo su vari temi riguardanti la trasmissione della fede tra i rom, l’evangelizzazione e il rapporto con la chiesa locale mentre domenica le conclusioni saranno affidate al direttore Migrantes don De Robertis. (R.I.)
L’incontro si aprirà con i saluti del Direttore generale della Fondazione, don Gianni De Robertis seguiti da momenti di incontro, testimonianze ed esperienze nel nostro Paese.
La relazione centrale, sabato 16 marzo, è stata affidata a p. Claude Dumas, presidente del CCIT, il Comitè Catholique International pours les Tsiganes, e sarà centrata sul tema “Una visione pastorale presso i Rom”. I circa 80 operatori pastorali, provenienti da diverse diocesi italiane, lavoreranno poi in gruppo su vari temi riguardanti la trasmissione della fede tra i rom, l’evangelizzazione e il rapporto con la chiesa locale mentre domenica le conclusioni saranno affidate al direttore Migrantes don De Robertis. (R.I.)
UNAR: dal 18 marzo la Settimana contro il razzismo
Roma - In occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali che si celebra il 21 marzo, l’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR) promuove la “Settimana di azione contro il razzismo”, campagna di sensibilizzazione e animazione territoriale giunta alla sua quindicesima edizione, in programma dal 18 al 24 marzo 2019.
Quest’anno il tradizionale appuntamento sarà prolungato nel tempo: al posto di una sola settimana, infatti, le iniziative si protrarranno durante il mese di marzo con un programma promosso in tutta Italia, che coinvolgerà il mondo della scuola, delle università, dello sport e delle associazioni.
Oltre agli eventi territoriali è previsto il lancio di una campagna di informazione dal titolo “Diversi perché unici” – #diversipercheunici e di uno spot che andrà in onda sulle reti Rai. L’obiettivo – spiega l’UNAR - è quello di diffondere un messaggio di rispetto e tolleranza della diversità, di contrasto nei confronti di ogni forma di discriminazione e di sostegno attivo alle vittime.
Si prevede, inoltre, l’avvio di una campagna social sui canali Facebook e Instagram dell’UNAR, così da raggiungere anche un pubblico più giovane.
Quest’anno il tradizionale appuntamento sarà prolungato nel tempo: al posto di una sola settimana, infatti, le iniziative si protrarranno durante il mese di marzo con un programma promosso in tutta Italia, che coinvolgerà il mondo della scuola, delle università, dello sport e delle associazioni.
Oltre agli eventi territoriali è previsto il lancio di una campagna di informazione dal titolo “Diversi perché unici” – #diversipercheunici e di uno spot che andrà in onda sulle reti Rai. L’obiettivo – spiega l’UNAR - è quello di diffondere un messaggio di rispetto e tolleranza della diversità, di contrasto nei confronti di ogni forma di discriminazione e di sostegno attivo alle vittime.
Si prevede, inoltre, l’avvio di una campagna social sui canali Facebook e Instagram dell’UNAR, così da raggiungere anche un pubblico più giovane.
Mons. Russo: “non criminalizzare i migranti alimentando xenofobia e razzismo”
Roma - “Stiamo attenti a non criminalizzare i migranti: non serve a nessuno costruire il nemico, alimentando xenofobia e razzismo, invece di fare la nostra parte in favore di questi fratelli”. È il monito di Mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica e Segretario generale della CEI, che, intervenendo alla presentazione del volume di Limes “Una strategia per l’Italia”, ieri, ha ricordato l’impegno della Chiesa “per sostenere le vie dell’immigrazione legale, i protocolli legati ai corridoi umanitari, come pure iniziative quali ‘Liberi di partire, liberi di restare’, fino alle migliaia di progetti di aiuto allo sviluppo realizzati nei Paesi più poveri”. Si tratta, ha spiegato, “di iniziative di decine di milioni di euro, sostenute dalla Chiesa italiana grazie ai fondi 8xmille”. “Sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione siamo in prima linea, forti dell’esperienza evangelica, del magistero pontificio e di una tradizione consolidata”, ha affermato Mons. Russo sottolineando che questa è “una prospettiva inclusiva che dovremmo assumere come Paese, anche davanti al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione”. (Sir)
Genova: dal Campus di Coronata tre progetti per favorire integrazione dei richiedenti asilo
Genova - Nato come centro di accoglienza e scuola dei richiedenti asilo genovesi, il Campus di Coronata si propone oggi di sviluppare tre nuovi progetti di integrazione rivolti agli stessi migranti così come alle fasce più deboli del territorio cittadino. I progetti saranno presentati venerdì 15 marzo, in occasione della visita che l'arcivescovo di Genova, Card. Angelo Bagnasco, farà alla struttura. Alle 10 il card. Bagnasco visiterà i terreni agricoli, la scuola, i laboratori di formazione professionale e la struttura. Alle 11 ci sarà la conferenza stampa dell' arcivescovo e di Mons. Giacomo Martino, Direttore dell’ ufficio diocesano Migrantes, durante la quale saranno illustrate le tre iniziative. Verrà avviato un progetto di formazione e cultura, che favorisca l' integrazione del territorio con tutte le fasce deboli senza distinzione, attraverso la creazione di un vero "incubatore" privato che, in una dinamica imprenditoriale, mira all' autonomia e all' indipendenza economica e funzionale dei partecipanti. Tra i progetti, riferisce il Sir - anche l'utilizzo della struttura di Coronata per ospitare conferenze, eventi sportivi, musicali e culturali oltre all' opportunità di conoscere gli ospiti, la loro storia e i loro sogni, favorendo un servizio di accoglienza per gruppi, specialmente durante i fine settimana. Il terzo progetto riguarda l'apertura di "spazi sociali" diurni per anziani e altre fasce deboli, oltre all'assistenza medica e farmaceutica, in collaborazione con le pubbliche assistenze.
Scarponi per i migranti al confine italo-francese: una campagna
Milano – “Mi chiamo Amir. Sono originario del Niger. Da due anni vivo in Italia e da tre giorni sono bloccato in una stanza fatta di materassi al confine con la Francia. Il telefono segna le otto ma fuori è già buio. Anche qui dentro la luce è fioca, è fredda: è la cosa che più mi manca. A casa mia, anche la mattina presto c’è una luce da non crederci. Un volontario mi ha dato dei sacchetti di plastica. Mi ha detto di infilarli nelle scarpe, sopra le calze, che aiutano, almeno per il primo chilometro. Sorrido. Ho passato gran parte della mia vita a camminare senza scarpe. Mi piaceva andare in giro a piedi nudi, sentire il terreno, sentire i granelli di sabbia tra le dita”.
Come Amir, chi attraversa le Alpi in direzione del confine con la Francia, spesso non è equipaggiato ad affrontare pareti ripide, nevai e pietraie. La storia di Amir, raccontata in sei cartoline che vengono pubblicate e condivise sui social, rappresenta il cuore della campagna crowdfunding per donare 100 scarponi ai profughi che rischiano la vita, sognandone una migliore, nel tentativo di oltrepassare il confine italo-francese. Obiettivi? Da un lato raccogliere circa 2mila euro per acquistare 100 paia di scarponi da montagna da consegnare a diverse associazioni non-profit che li distribuiranno alle persone in attesa di partire. E dall'altro, denunciare ciò che sta accadendo sul confine, sensibilizzare chi ancora non conosce o ignora le storie delle persone che sono costrette a rischiare la propria vita per evitare i controlli delle forze dell'ordine e poter raggiungere le proprie famiglie in Francia o altri Paesi europei e cercare lavoro dove vi sono più possibilità. Va ricordato che alla frontiera con la Francia solo nel mese di dicembre 2018 sono state soccorse 250 persone: “Ci sono persone che arrivano dall'Africa occidentale, dall'Africa subsahariana, a cui si sono aggiunti pachistani, bangladesi, curdi, siriani, afgani, perfino persone che arrivano dalle repubbliche ex sovietiche. Lo scorso anno i migranti volevano raggiungere amici e parenti in Francia, ora scappano dall'Italia perché hanno paura di perdere la protezione umanitaria e diventare irregolari” ha spiegato Paolo Narcisi, medico fondatore dell’ong Rainbow for Africa che a Bardonecchia offre assistenza e aiuto alle persone di passaggio. (I. Sol)
Come Amir, chi attraversa le Alpi in direzione del confine con la Francia, spesso non è equipaggiato ad affrontare pareti ripide, nevai e pietraie. La storia di Amir, raccontata in sei cartoline che vengono pubblicate e condivise sui social, rappresenta il cuore della campagna crowdfunding per donare 100 scarponi ai profughi che rischiano la vita, sognandone una migliore, nel tentativo di oltrepassare il confine italo-francese. Obiettivi? Da un lato raccogliere circa 2mila euro per acquistare 100 paia di scarponi da montagna da consegnare a diverse associazioni non-profit che li distribuiranno alle persone in attesa di partire. E dall'altro, denunciare ciò che sta accadendo sul confine, sensibilizzare chi ancora non conosce o ignora le storie delle persone che sono costrette a rischiare la propria vita per evitare i controlli delle forze dell'ordine e poter raggiungere le proprie famiglie in Francia o altri Paesi europei e cercare lavoro dove vi sono più possibilità. Va ricordato che alla frontiera con la Francia solo nel mese di dicembre 2018 sono state soccorse 250 persone: “Ci sono persone che arrivano dall'Africa occidentale, dall'Africa subsahariana, a cui si sono aggiunti pachistani, bangladesi, curdi, siriani, afgani, perfino persone che arrivano dalle repubbliche ex sovietiche. Lo scorso anno i migranti volevano raggiungere amici e parenti in Francia, ora scappano dall'Italia perché hanno paura di perdere la protezione umanitaria e diventare irregolari” ha spiegato Paolo Narcisi, medico fondatore dell’ong Rainbow for Africa che a Bardonecchia offre assistenza e aiuto alle persone di passaggio. (I. Sol)
Una Italia aperta
di Raffaele Iaria
Roma - Una Italia aperta, accogliente e solidale che non ha paura dell’incontro con l’altro e non ha paura di aprire le porte a chi bussa. E’ il messaggio che arriva dal Meeting svoltosi a Sacrofano (dal 15 al 17 febbraio) aperto da una celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco.
Un momento intenso, forte, che ha voluto dire “grazie” a tante persone che in Italia hanno messo da parte paure e timori aprendo le loro braccia, le loro case, il loro cuore a persone provenienti da varie parti del mondo.
Si tratta di famiglie, di parrocchie, di istituti religiosi che si sono ritrovati a Sacrofano, per uno scambio di esperienze e per un sostenersi a vicenda e invitare tutti alla speranza. Quella speranza di guardare in faccia le persone che ogni giorno incontriamo sulle nostre strade senza farci intimorire. Lo stesso Papa Francesco ha trasmesso con la sua presenza e le sue parole coraggio e desiderio di continuare ad essere umani e cristiani.
“Rinunciare all’incontro non è umano”, ha detto infatti Francesco durante l’Omelia: ed è quello che i cinquecento partecipanti al meeting rilanciano auspicando un nuovo slancio per continuare a vivere la solidarietà e a farci prossimi verso chi è nel bisogno. Valori che sono propri del nostro Paese, valori che mettono al centro l’amore per il prossimo: un amore contagioso. E’ la sinergia dell’amore tra chi lo riceve e chi lo da.
Ascoltando a Sacrofano le testimonianze di persone che hanno accolto e persone che sono state accolte ce lo hanno dimostrato: una Italia che accoglie, una Italia che non si fa intimorire, una Italia nuova e diversa. Da qui inizia “il piccolo passo” che “ fa grande il cammino della storia! Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio”, come ha detto il Santo Padre sottolineando che “siamo chiamati a superare la paura per aprirci all’incontro”, è “Gesù che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito”.
E il Papa, come ha detto il Segretario della CEI, Mons. Stefano Russo, “ci dà l’esempio e ci incoraggia a non avere paura, a non ripiegare su certezze consolidate per evitare il rischio di esporci, ad avere il coraggio di fidarci, fino al dono di noi stessi”. Non c’è paura più “insidiosa di quella che nasce dalla diffidenza e si alimenta della mancanza di speranza”, scrivono la Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana e il Centro Astalli nel documento finale dell’incontro: “essa ci fa vedere l’altro come un contendente, un avversario, fino a trasformarlo in una minaccia, un nemico”. La nostra fede “ci chiede di non abbandonarci alle nostre paure e di comprendere le paure che abitano i nostri fratelli e le nostre sorelle. Come cristiani, rendendoci conto delle sfide e delle difficoltà, siamo chiamati a non rinunciare: ‘Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci!’”.
Un momento intenso, forte, che ha voluto dire “grazie” a tante persone che in Italia hanno messo da parte paure e timori aprendo le loro braccia, le loro case, il loro cuore a persone provenienti da varie parti del mondo.
Si tratta di famiglie, di parrocchie, di istituti religiosi che si sono ritrovati a Sacrofano, per uno scambio di esperienze e per un sostenersi a vicenda e invitare tutti alla speranza. Quella speranza di guardare in faccia le persone che ogni giorno incontriamo sulle nostre strade senza farci intimorire. Lo stesso Papa Francesco ha trasmesso con la sua presenza e le sue parole coraggio e desiderio di continuare ad essere umani e cristiani.
“Rinunciare all’incontro non è umano”, ha detto infatti Francesco durante l’Omelia: ed è quello che i cinquecento partecipanti al meeting rilanciano auspicando un nuovo slancio per continuare a vivere la solidarietà e a farci prossimi verso chi è nel bisogno. Valori che sono propri del nostro Paese, valori che mettono al centro l’amore per il prossimo: un amore contagioso. E’ la sinergia dell’amore tra chi lo riceve e chi lo da.
Ascoltando a Sacrofano le testimonianze di persone che hanno accolto e persone che sono state accolte ce lo hanno dimostrato: una Italia che accoglie, una Italia che non si fa intimorire, una Italia nuova e diversa. Da qui inizia “il piccolo passo” che “ fa grande il cammino della storia! Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio”, come ha detto il Santo Padre sottolineando che “siamo chiamati a superare la paura per aprirci all’incontro”, è “Gesù che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito”.
E il Papa, come ha detto il Segretario della CEI, Mons. Stefano Russo, “ci dà l’esempio e ci incoraggia a non avere paura, a non ripiegare su certezze consolidate per evitare il rischio di esporci, ad avere il coraggio di fidarci, fino al dono di noi stessi”. Non c’è paura più “insidiosa di quella che nasce dalla diffidenza e si alimenta della mancanza di speranza”, scrivono la Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana e il Centro Astalli nel documento finale dell’incontro: “essa ci fa vedere l’altro come un contendente, un avversario, fino a trasformarlo in una minaccia, un nemico”. La nostra fede “ci chiede di non abbandonarci alle nostre paure e di comprendere le paure che abitano i nostri fratelli e le nostre sorelle. Come cristiani, rendendoci conto delle sfide e delle difficoltà, siamo chiamati a non rinunciare: ‘Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci!’”.
Bergamo: ad aprile “Integrazione Film Festival”
Bergamo - Sarà l'attore Yoon C. Joyce il testimonial della 13esima edizione dell'Integrazione Film Festival - IFF, rassegna di cinema internazionale dedicata all'integrazione interculturale, in programma a Bergamo dal 10 al 14 aprile.
Yoon C. Joyce, all'anagrafe Yoon Cometti, è nato in Corea nel 1975, a tre mesi è stato adottato da una famiglia bergamasca, a 13 anni si è trasferito a Roma per studiare recitazione, cosa che ha fatto poi anche al Centro Teatro Attivo di Milano e all'Actor's Studio di New York, e oggi ha all'attivo più di 40 film, girati con gli attori e registi più celebri: tra gli altri, Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Ridley Scott, Cristopher Lambert, Gabriele Salvatores, Elio Germano, Michael Madsen, Leonardo Pieraccioni, Benson Lee, Louise Nero, Jake Gyllenhaal, Edoardo De Angelis.
Sarà ospite d'onore di IFF, manifestazione ormai consolidata e promossa da Cooperativa Ruah, che quest'anno fa un salto di qualità, grazie anche alla collaborazione con Lab 80 film, e cambia veste grafica e nome: da C'è un tempo per... l'integrazione a Integrazione Film Festival.
Il Festival propone cinque giorni di film in anteprima, tra cortometraggi di finzione e documentari, per raccontare storie di integrazione: tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Le prime due giornate si svolgeranno a Bergamo, all'Auditorium di Piazza Libertà, e le ultime tre al Cine Junior di Sarnico (provincia di Bergamo).
Yoon C. Joyce, all'anagrafe Yoon Cometti, è nato in Corea nel 1975, a tre mesi è stato adottato da una famiglia bergamasca, a 13 anni si è trasferito a Roma per studiare recitazione, cosa che ha fatto poi anche al Centro Teatro Attivo di Milano e all'Actor's Studio di New York, e oggi ha all'attivo più di 40 film, girati con gli attori e registi più celebri: tra gli altri, Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Ridley Scott, Cristopher Lambert, Gabriele Salvatores, Elio Germano, Michael Madsen, Leonardo Pieraccioni, Benson Lee, Louise Nero, Jake Gyllenhaal, Edoardo De Angelis.
Sarà ospite d'onore di IFF, manifestazione ormai consolidata e promossa da Cooperativa Ruah, che quest'anno fa un salto di qualità, grazie anche alla collaborazione con Lab 80 film, e cambia veste grafica e nome: da C'è un tempo per... l'integrazione a Integrazione Film Festival.
Il Festival propone cinque giorni di film in anteprima, tra cortometraggi di finzione e documentari, per raccontare storie di integrazione: tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Le prime due giornate si svolgeranno a Bergamo, all'Auditorium di Piazza Libertà, e le ultime tre al Cine Junior di Sarnico (provincia di Bergamo).
Pietre d’inciampo a ricordo del giovane del Mali con la pagella cucita nella giacca
Vercelli - Entrando nelle scuole superiori di Vercelli ragazze, ragazzi e insegnanti dovranno fare attenzione a non inciampare in una piccola lastra a ricordo di un loro coetaneo nato in Mali e annegato nelle acque del Mediterraneo a 14 anni, il 18 aprile 2015, in uno dei più spaventosi naufragi avvenuti nel mar Mediterraneo dalla seconda guerra mondiale, dove morirono annegati nel canale di Sicilia oltre mille esseri umani che cercavano di raggiungere il nostro Paese.
Nessuno conosce il suo nome, ma Cristina Cattaneo, medico legale che ha raccolto con cura le sue spoglie, nel libro "Naufraghi senza volto" ha rivelato un dettaglio che ha commosso molti. Cucito nel risvolto di una tasca dei suoi abiti ha trovato infatti, ben riposta, la sua pagella piena di buoni voti scritti in arabo e francese. Un documento che dava prova del suo impegno scolastico e che lui ha desiderato portare con sé nella lunga traversata del deserto e del mare, perché probabilmente sognava potesse fargli da lasciapassare nel trovare un lavoro o magari proseguire gli studi.
A Vercelli la cerimonia è avvenuta ieri, 12 marzo in occasione della giornata dei Giusti dell'Umanità̀ dopo che tutte le scuole superiori avevano accolto la proposta dell'Istituto Comprensivo “B. Lanino”: “Quest'anno siamo felici di aver avuto la collaborazione di tutte le scuole della città, che hanno accolto la nostra proposta di posizionare una pietra d'inciampo dedicata al giovane del Mali morto annegato portando la pagella cucita negli abiti” si legge sulla pagina Facebook dell'istituto Comprensivo “B. Lanino”: “È un messaggio importante che testimonia l'apertura al dialogo e all'accoglienza della comunità scolastica di Vercelli”.
Già il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva citato la commovente storia dello studente del Mali (Mattarella ricorda) come monito per le coscienze di tutti: “I giovanissimi attribuiscono alla pagella il valore di un passaporto, di accreditamento per il mondo”, sottolineando come lo studio costituisca al tempo stesso “la spinta e lo strumento per l’apertura”.
E anche in un liceo della provincia di Salerno nel gennaio 2019 era stato compiuto un gesto analogo di testimonianza civile: Elzida Pepe, preside dello scientifico “Mangino” di Pagani, insieme ad alcuni insegnanti e a un gruppo di studenti “alla fine di una loro rappresentazione dedicata a esplorare e a mettere in scena l’angoscia dei sopravvissuti, hanno voluto incastonare, nel pavimento della scuola, una targa che ricorda lo sconosciuto ragazzo del Mali annegato con la sua pagella”.
Chiedendole ragione di questa scelta, aveva raccontato a Internazionale che “quel segno, ben visibile nel pavimento all'ingresso dell’istituto che dirige, è solo uno dei punti di arrivo di un progetto didattico dedicato ai migranti, frutto di una ricerca che nella scuola dura dal 2015 e ha coinvolto i ragazzi del biennio”.
Le pietre d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig sono poste all'uscita di una casa in cui la vittima non è potuta tornare, mentre la pietra posta dai ragazzi di Pagani sta sulla soglia di una scuola che forse, se avesse avuto maggiore fortuna, il ragazzo del Mali avrebbe potuto frequentare per completare gli studi a cui teneva tanto”. (Ilaria Solini)
Nessuno conosce il suo nome, ma Cristina Cattaneo, medico legale che ha raccolto con cura le sue spoglie, nel libro "Naufraghi senza volto" ha rivelato un dettaglio che ha commosso molti. Cucito nel risvolto di una tasca dei suoi abiti ha trovato infatti, ben riposta, la sua pagella piena di buoni voti scritti in arabo e francese. Un documento che dava prova del suo impegno scolastico e che lui ha desiderato portare con sé nella lunga traversata del deserto e del mare, perché probabilmente sognava potesse fargli da lasciapassare nel trovare un lavoro o magari proseguire gli studi.
A Vercelli la cerimonia è avvenuta ieri, 12 marzo in occasione della giornata dei Giusti dell'Umanità̀ dopo che tutte le scuole superiori avevano accolto la proposta dell'Istituto Comprensivo “B. Lanino”: “Quest'anno siamo felici di aver avuto la collaborazione di tutte le scuole della città, che hanno accolto la nostra proposta di posizionare una pietra d'inciampo dedicata al giovane del Mali morto annegato portando la pagella cucita negli abiti” si legge sulla pagina Facebook dell'istituto Comprensivo “B. Lanino”: “È un messaggio importante che testimonia l'apertura al dialogo e all'accoglienza della comunità scolastica di Vercelli”.
Già il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva citato la commovente storia dello studente del Mali (Mattarella ricorda) come monito per le coscienze di tutti: “I giovanissimi attribuiscono alla pagella il valore di un passaporto, di accreditamento per il mondo”, sottolineando come lo studio costituisca al tempo stesso “la spinta e lo strumento per l’apertura”.
E anche in un liceo della provincia di Salerno nel gennaio 2019 era stato compiuto un gesto analogo di testimonianza civile: Elzida Pepe, preside dello scientifico “Mangino” di Pagani, insieme ad alcuni insegnanti e a un gruppo di studenti “alla fine di una loro rappresentazione dedicata a esplorare e a mettere in scena l’angoscia dei sopravvissuti, hanno voluto incastonare, nel pavimento della scuola, una targa che ricorda lo sconosciuto ragazzo del Mali annegato con la sua pagella”.
Chiedendole ragione di questa scelta, aveva raccontato a Internazionale che “quel segno, ben visibile nel pavimento all'ingresso dell’istituto che dirige, è solo uno dei punti di arrivo di un progetto didattico dedicato ai migranti, frutto di una ricerca che nella scuola dura dal 2015 e ha coinvolto i ragazzi del biennio”.
Le pietre d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig sono poste all'uscita di una casa in cui la vittima non è potuta tornare, mentre la pietra posta dai ragazzi di Pagani sta sulla soglia di una scuola che forse, se avesse avuto maggiore fortuna, il ragazzo del Mali avrebbe potuto frequentare per completare gli studi a cui teneva tanto”. (Ilaria Solini)
Servizio civile: a Firenze 800 giovani per parlare di “una vera e propria esperienza di vita”
Firenze - “La buona politica è al servizio della pace”. Questo il tema scelto da Papa Francesco per il Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2019, in cui il Pontefice sottolinea come la politica sia “un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione”. Ed è proprio partendo dal Messaggio del Papa che ieri, 12 marzo, si è tenuto a Firenze l’annuale incontro dei giovani in servizio civile degli enti aderenti al Tesc (Tavolo ecclesiale sul servizio civile), che riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati in questo ambito.
Sono circa 50mila i ragazzi, tra i 18 e i 28 anni, che ogni anno intraprendono questa esperienza nel “rispetto dei principi della solidarietà, della partecipazione, dell’inclusione e dell’utilità sociale nei servizi resi, anche a vantaggio di un potenziamento dell’occupazione giovanile”. L’incontro di quest’anno, che ha coinvolto 800 ragazzi provenienti da ogni regione, si è svolto nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Massimiliano di Tebessa che, nel 295 d.C., fu ucciso a 21 anni perché rifiutò, come cristiano, di prestare servizio militare nell’esercito romano.
Un appuntamento intenso, fatto di momenti di riflessione, confronto, ma anche di svago e condivisione. Numerose le testimonianze e le “buone pratiche”, incentrate tutte sul servizio, declinato nelle sue più diverse forme, ma tutte orientate “al dono, all’incontro con l’altro e alla crescita come persone e cittadini”, come hanno raccontato alcuni dei giovani presenti.
La giornata si è aperta con un momento di riflessione guidato da mons. Roberto Filippini, vescovo di Pescia e delegato della Conferenza episcopale toscana per la Pastorale della carità. “Vi esprimo riconoscenza e ammirazione da parte della Chiesa – ha detto ai ragazzi -. Una Chiesa che ha compiuto un lungo cammino per tornare a quell’amore altro che San Massimiliano ha incontrato e che lo ha portato al martirio. La sua testimonianza ci sia da esempio per rafforzare il nostro impegno per la pace”. Richiamando le parole di Papa Francesco, mons. Filippini ha poi evidenziato come la guerra “sia una follia” che l’umanità deve necessariamente “lasciarsi alle spalle come qualcosa che dovrebbe essere persa”. “Quindi grazie – ha concluso rivolgendosi ai giovani volontari – per la vostra scelta controcorrente. Una scelta che va contro una realtà così cinica”.
Tra le diverse esperienze di servizio civile presentate, sia in Italia che all’estero, tutti i ragazzi hanno convenuto nell’affermare che al termine o nel corso di questa “avventura” hanno raggiunto la
“consapevolezza che nell’aiutare le persone si riceve molto di più di quel che si sta dando”. “Anche se i mesi in cui si presta servizio non sono tanti – hanno spiegato i volontari -, aiutano a capire che direzioni si vogliono prendere nella propri vita. Molti di noi spesso si avvicinano al servizio civile perché delusi dal percorso universitario o lavorativo; quasi tutti ne escono con una rinnovata ‘voglia di vivere’ e con l’entusiasmo di intraprendere strade nuove in direzione dell’aiuto al prossimo”. Pertanto, “il servizio civile non è solo un’esperienza di volontariato, ma una vera e propria esperienza di vita che ci accompagnerà e influenzerà le nostre scelte negli anni”.
Non sono mancate anche le testimonianze di “una vita orientata al servizio”, non filtrata necessariamente dal Servizio civile. Tra queste, quella di Giuliana Ricozzi, redattrice di “Europhonica” e collega di Antonio Megalizzi e Bartosz Orent-Niedzielski, soprannominato “Bartek”, i giovani reporter appassionati d’Europa morti nell’attentato terroristico di Strasburgo lo scorso dicembre. “Abbiamo messo tutte le nostre energie per non disperdere quanto di buono avevano fatto i nostri colleghi”, ha raccontato Ricozzi, spiegando l’impegno dei redattori di “Europhonica”, oggi ancor più deciso, nell’offrire “un servizio di informazione più chiaro possibile sull’Unione europea”. “È un lavoro molto difficile quello di rendere ‘attraente’ un qualcosa che ai giovani sembra lontano come l’Unione europea – ha detto -. La nostra sfida è quella di raccontare quello che l’Europa fa per loro. Raccontarne i meriti e i punti negativi con un linguaggio semplice perché comunque fa parte della vita di tutti noi”. Interpellata dai ragazzi sulle imminenti elezioni europee, la giornalista li ha invitati a “essere parte attiva della cittadinanza”, anche e soprattutto partecipando al voto: “Il consiglio è quello di non dare nulla per scontato, farsi delle domande e cercare di capire anche quelle istituzioni che risultano difficili da comprendere”.
Con i giovani impegnati nel servizio civile era presente, tra gli altri, anche don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana. “Questo incontro – ha spiegato al Sir -, giunto ormai alla sua quattordicesima edizione, è un’occasione di verifica, di scambio di buone pratiche e un momento di condivisione. Un incontro non è mai banale, non è mai ripetitivo, è un momento per entrare in relazione”. Per don Soddu, il Messaggio di Papa Francesco consegna una tematica molto importante: “Una politica al servizio della pace richiama il senso profondo di quello che questi ragazzi stanno facendo, cioè il servizio”. Un servizio, ha precisato il direttore della Caritas, “che non è un servizio qualsiasi che nasce da un’idea banale, ma che nasce dal proposito profondo di voler costruire qualcosa, iniziando dalla propria persona e dalla progettazione non solo del futuro, ma anche di ciò che si vuole essere già da adesso”.
La giornata si è conclusa con una Messa presieduta dal card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che ha esortato i ragazzi alla “reciprocità dell’amore e del servizio tra fratelli” e al “rifiuto della connivenza con il male”. “Alle parole umane – ha rimarcato – , che si perdono nelle loro verbosità e che soprattutto rischiano di illudere proponendo visioni ideologiche, che nelle loro volontà di potenza diventano distruttive del vero volto dell’umano, come mostrano le ingiustizie diffuse e le guerre devastatrici, si contrappone la parola di Dio, che, rivelando il disegno d’amore che egli ha sul mondo, offre all’umanità un traccia di vita da cui trarre il frutto di un’esistenza piena”.
“La corrispondenza della propria vita a un disegno alto della storia è ciò che ispira anche l’impegno della persona nella costruzione di una società più giusta e pacifica – ha detto ai volontari il card. Betori -, impegno che trova una forma alta di attuazione nella vita politica, come ricorda il tema del vostro incontro”. “Un tema – ha precisato l’arcivescovo di Firenze – che fa eco a quello proposto da Papa Francesco alla Giornata mondiale della pace di quest’anno. Il Papa prospetta che possa esserci una ‘buona politica’, un’affermazione che si pone sulla scia di un costante insegnamento della Chiesa, che trova la sua sintesi nell’espressione spesso ripetuta e attribuita al santo Papa Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta ed esigente della carità’”. Richiamando sempre il Messaggio del Papa, il card. Betori ha sottolineato nuovamente l’importanza della pace come “una conversione del cuore e dell’anima”. Ed è “facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria – ha fatto notare -: la pace con se stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza, esercitando ‘un po’ di dolcezza verso se stessi’, per offrire ‘un po’ di dolcezza agli altri’; la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé; la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire”. “Tradurre questo progetto nella ordinarietà della vita – ha concluso – è il compito che ci viene affidato, il servizio che la gente attende da noi”. (Andrea Regimenti – Sir)
Sono circa 50mila i ragazzi, tra i 18 e i 28 anni, che ogni anno intraprendono questa esperienza nel “rispetto dei principi della solidarietà, della partecipazione, dell’inclusione e dell’utilità sociale nei servizi resi, anche a vantaggio di un potenziamento dell’occupazione giovanile”. L’incontro di quest’anno, che ha coinvolto 800 ragazzi provenienti da ogni regione, si è svolto nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Massimiliano di Tebessa che, nel 295 d.C., fu ucciso a 21 anni perché rifiutò, come cristiano, di prestare servizio militare nell’esercito romano.
Un appuntamento intenso, fatto di momenti di riflessione, confronto, ma anche di svago e condivisione. Numerose le testimonianze e le “buone pratiche”, incentrate tutte sul servizio, declinato nelle sue più diverse forme, ma tutte orientate “al dono, all’incontro con l’altro e alla crescita come persone e cittadini”, come hanno raccontato alcuni dei giovani presenti.
La giornata si è aperta con un momento di riflessione guidato da mons. Roberto Filippini, vescovo di Pescia e delegato della Conferenza episcopale toscana per la Pastorale della carità. “Vi esprimo riconoscenza e ammirazione da parte della Chiesa – ha detto ai ragazzi -. Una Chiesa che ha compiuto un lungo cammino per tornare a quell’amore altro che San Massimiliano ha incontrato e che lo ha portato al martirio. La sua testimonianza ci sia da esempio per rafforzare il nostro impegno per la pace”. Richiamando le parole di Papa Francesco, mons. Filippini ha poi evidenziato come la guerra “sia una follia” che l’umanità deve necessariamente “lasciarsi alle spalle come qualcosa che dovrebbe essere persa”. “Quindi grazie – ha concluso rivolgendosi ai giovani volontari – per la vostra scelta controcorrente. Una scelta che va contro una realtà così cinica”.
Tra le diverse esperienze di servizio civile presentate, sia in Italia che all’estero, tutti i ragazzi hanno convenuto nell’affermare che al termine o nel corso di questa “avventura” hanno raggiunto la
“consapevolezza che nell’aiutare le persone si riceve molto di più di quel che si sta dando”. “Anche se i mesi in cui si presta servizio non sono tanti – hanno spiegato i volontari -, aiutano a capire che direzioni si vogliono prendere nella propri vita. Molti di noi spesso si avvicinano al servizio civile perché delusi dal percorso universitario o lavorativo; quasi tutti ne escono con una rinnovata ‘voglia di vivere’ e con l’entusiasmo di intraprendere strade nuove in direzione dell’aiuto al prossimo”. Pertanto, “il servizio civile non è solo un’esperienza di volontariato, ma una vera e propria esperienza di vita che ci accompagnerà e influenzerà le nostre scelte negli anni”.
Non sono mancate anche le testimonianze di “una vita orientata al servizio”, non filtrata necessariamente dal Servizio civile. Tra queste, quella di Giuliana Ricozzi, redattrice di “Europhonica” e collega di Antonio Megalizzi e Bartosz Orent-Niedzielski, soprannominato “Bartek”, i giovani reporter appassionati d’Europa morti nell’attentato terroristico di Strasburgo lo scorso dicembre. “Abbiamo messo tutte le nostre energie per non disperdere quanto di buono avevano fatto i nostri colleghi”, ha raccontato Ricozzi, spiegando l’impegno dei redattori di “Europhonica”, oggi ancor più deciso, nell’offrire “un servizio di informazione più chiaro possibile sull’Unione europea”. “È un lavoro molto difficile quello di rendere ‘attraente’ un qualcosa che ai giovani sembra lontano come l’Unione europea – ha detto -. La nostra sfida è quella di raccontare quello che l’Europa fa per loro. Raccontarne i meriti e i punti negativi con un linguaggio semplice perché comunque fa parte della vita di tutti noi”. Interpellata dai ragazzi sulle imminenti elezioni europee, la giornalista li ha invitati a “essere parte attiva della cittadinanza”, anche e soprattutto partecipando al voto: “Il consiglio è quello di non dare nulla per scontato, farsi delle domande e cercare di capire anche quelle istituzioni che risultano difficili da comprendere”.
Con i giovani impegnati nel servizio civile era presente, tra gli altri, anche don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana. “Questo incontro – ha spiegato al Sir -, giunto ormai alla sua quattordicesima edizione, è un’occasione di verifica, di scambio di buone pratiche e un momento di condivisione. Un incontro non è mai banale, non è mai ripetitivo, è un momento per entrare in relazione”. Per don Soddu, il Messaggio di Papa Francesco consegna una tematica molto importante: “Una politica al servizio della pace richiama il senso profondo di quello che questi ragazzi stanno facendo, cioè il servizio”. Un servizio, ha precisato il direttore della Caritas, “che non è un servizio qualsiasi che nasce da un’idea banale, ma che nasce dal proposito profondo di voler costruire qualcosa, iniziando dalla propria persona e dalla progettazione non solo del futuro, ma anche di ciò che si vuole essere già da adesso”.
La giornata si è conclusa con una Messa presieduta dal card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che ha esortato i ragazzi alla “reciprocità dell’amore e del servizio tra fratelli” e al “rifiuto della connivenza con il male”. “Alle parole umane – ha rimarcato – , che si perdono nelle loro verbosità e che soprattutto rischiano di illudere proponendo visioni ideologiche, che nelle loro volontà di potenza diventano distruttive del vero volto dell’umano, come mostrano le ingiustizie diffuse e le guerre devastatrici, si contrappone la parola di Dio, che, rivelando il disegno d’amore che egli ha sul mondo, offre all’umanità un traccia di vita da cui trarre il frutto di un’esistenza piena”.
“La corrispondenza della propria vita a un disegno alto della storia è ciò che ispira anche l’impegno della persona nella costruzione di una società più giusta e pacifica – ha detto ai volontari il card. Betori -, impegno che trova una forma alta di attuazione nella vita politica, come ricorda il tema del vostro incontro”. “Un tema – ha precisato l’arcivescovo di Firenze – che fa eco a quello proposto da Papa Francesco alla Giornata mondiale della pace di quest’anno. Il Papa prospetta che possa esserci una ‘buona politica’, un’affermazione che si pone sulla scia di un costante insegnamento della Chiesa, che trova la sua sintesi nell’espressione spesso ripetuta e attribuita al santo Papa Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta ed esigente della carità’”. Richiamando sempre il Messaggio del Papa, il card. Betori ha sottolineato nuovamente l’importanza della pace come “una conversione del cuore e dell’anima”. Ed è “facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria – ha fatto notare -: la pace con se stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza, esercitando ‘un po’ di dolcezza verso se stessi’, per offrire ‘un po’ di dolcezza agli altri’; la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé; la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire”. “Tradurre questo progetto nella ordinarietà della vita – ha concluso – è il compito che ci viene affidato, il servizio che la gente attende da noi”. (Andrea Regimenti – Sir)
Migrantes Roma: sabato si parla di sicurezza nelle migrazioni
Roma - “La sicurezza nell’opera missionaria e nelle migrazioni”. Questo il tema di un incontro promosso dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma per sabato 16 marzo alle ore presso l’Oratorio di san Francesco Saverio del Caravita. L’incontro inserisce nel percorso di formazione e informazione missionaria 2018–2019. Nello stesso percorso si inserisce il 6 aprile, ore 9,30-12,00 l’incontro sul “La diversità religiosa come fattore della migrazione. La sfida dell’evangelizzazione e una sua rilettura alla luce del rispetto delle diversità”.
Misericordie d’Italia: i 100 profughi che soccorrono gli anziani in ambulanza
Firenze - Si chiamano Jennifer,Dieudonne, Ojo, Isaac, Sekou. E tanti altri ancora. Sono i circa cento giovani volontari profughi delle Misericordie d'Italia. Aiutano i soccorritori nel trasporto di disabili e anziani. Li accompagnano nei centri diurni, negli ospedali, nei centri di riabilitazione. E mentre li accompagnano li assistono, a volte li accarezzano, ci parlano, per cercare di alleviare le loro sofferenze. Ieri mattina una trentina di loro si è ritrovato a Firenze per l'annuale incontro nazionale dei giovani in servizio civile degli enti aderenti al TESC (Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile), che riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito. Ognuno di questi giovani profughi, tutti di un'età compresa tra i 19 e i 29 anni e ospiti nei centri di accoglienza del territorio, hanno svolto il corso per soccorritore di 72 ore. Soltanto in Toscana, sono circa 50 i migranti volontari.
“Sono ragazzi molto volenterosi - ha spiegato Claudia Barsanti, responsabile servizio civile delle Misericordie - Spesso la loro attività di volontariato va oltre le ore stabilite. Questa attività è importante per la loro integrazione, una ventina dei nostri profughi volontari è stato assunto, trovando lavoro in ambito socio sanitario”. Ma non sempre è facile: i migranti volontari, pur indossando la divisa delle Misericordie, sono talvolta vittime dei pregiudizi delle persone. “Capita a volte che i cittadini, vedendo scendere dalle nostre ambulanze un ragazzo di colore, abbiano qualcosa da ridire”. I migranti attivi nelle Misericordie, sono in Italia da meno di due anni. Hanno ancora difficoltà con la lingua italiana, ma imparano a poco a poco. Molti non hanno ancora la patente, motivo per cui non possono guidare i mezzi di soccorso. Il lavoro, per tutti loro, è l'obiettivo principale, ma spesso non è semplice trovarlo. “Gli operatori delle Misericordie cercano di aiutare questi ragazzi a trovare lavoro, cerchiamo di intercettare le offerte del territori - ha detto Barsanti - e alcuni di questi ragazzi hanno trovato un'occupazione nei vivai, come a Pistoia, o nei ristoranti, come in Versilia”.
All'incontro di martedì mattina hanno partecipato, tra gli altri, l'assessore toscano alle politiche sociali Stefania Saccardi, l'assessore fiorentino alle politiche sociali Sara Funaro,la Capo Dipartimento Gioventù e Servizio Civile Nazionale, Valeria Vaccaro. (www.redattoresociale.it)
“Sono ragazzi molto volenterosi - ha spiegato Claudia Barsanti, responsabile servizio civile delle Misericordie - Spesso la loro attività di volontariato va oltre le ore stabilite. Questa attività è importante per la loro integrazione, una ventina dei nostri profughi volontari è stato assunto, trovando lavoro in ambito socio sanitario”. Ma non sempre è facile: i migranti volontari, pur indossando la divisa delle Misericordie, sono talvolta vittime dei pregiudizi delle persone. “Capita a volte che i cittadini, vedendo scendere dalle nostre ambulanze un ragazzo di colore, abbiano qualcosa da ridire”. I migranti attivi nelle Misericordie, sono in Italia da meno di due anni. Hanno ancora difficoltà con la lingua italiana, ma imparano a poco a poco. Molti non hanno ancora la patente, motivo per cui non possono guidare i mezzi di soccorso. Il lavoro, per tutti loro, è l'obiettivo principale, ma spesso non è semplice trovarlo. “Gli operatori delle Misericordie cercano di aiutare questi ragazzi a trovare lavoro, cerchiamo di intercettare le offerte del territori - ha detto Barsanti - e alcuni di questi ragazzi hanno trovato un'occupazione nei vivai, come a Pistoia, o nei ristoranti, come in Versilia”.
All'incontro di martedì mattina hanno partecipato, tra gli altri, l'assessore toscano alle politiche sociali Stefania Saccardi, l'assessore fiorentino alle politiche sociali Sara Funaro,la Capo Dipartimento Gioventù e Servizio Civile Nazionale, Valeria Vaccaro. (www.redattoresociale.it)
L’ “Accoglienza che rigenera”: se ne discuterà a Roma il 25 marzo
Roma - L' “Accoglienza che rigenera”: è il tema dell’incontro si si svolgerà il prossimo 25 marzo a Roma nella Chiesa di S. Ignazio di Loyola durante il quale interverranno il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, Mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma, delegato di Migrantes del Lazio e padre Alex Zanotelli, missionario comboniano. La serata rientra tra le iniziative organizzate in occasione del giubileo dell'Acse (Associazione comboniana servizio emigranti e profughi) fondata a Roma nel 1969.
CEI: impegnati con gioia accanto a Francesco
Il messaggio della Presidenza della CEI in occasione del VI anniversario dell’elezione di Papa Francesco
Roma - Santità, nello scorrere dei giorni ci sono date che diventano occasione per esprimere alla persona amata un ringraziamento e un augurio. Così, l’odierno anniversario della Sua elezione a Vescovo di Roma diventa motivo di gratitudine per i processi che ha saputo avviare nella Chiesa con l’eloquenza della Sua testimonianza. La nostra preghiera si fa intercessione, perché possa sperimentare ogni giorno l’olio dello Spirito Santo e il vino della comunione ecclesiale. Con il nostro popolo Le rinnoviamo la gioia della nostra disponibilità e del nostro impegno. (La Presidenza della CEI)
Commissione libertà civili UE: no a centri controllati
Bruxelles - In commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (Libe) del Parlamento europeo sono state approvate due obiezioni, con 44 voti favorevoli contro 8, agli atti delegati della Commissione europea per l'ampliamento di due fondi dell'Unione europea al fine di finanziare anche i “centri controllati”, ovvero centri che dovrebbero essere istituiti dagli Stati membri con l'obiettivo di controllare le migrazioni.
Secondo i deputati il concetto di “centri controllati” è controverso, inoltre non è contemplato dal diritto dell'Unione europea. Per questi motivi tali luoghi non dovrebbero essere finanziati. Per essere adottate, le obiezioni agli atti delegati necessitano la maggioranza dei deputati del Parlamento europeo: si voterà in plenaria a fine marzo. (Pis/ Dire)
Secondo i deputati il concetto di “centri controllati” è controverso, inoltre non è contemplato dal diritto dell'Unione europea. Per questi motivi tali luoghi non dovrebbero essere finanziati. Per essere adottate, le obiezioni agli atti delegati necessitano la maggioranza dei deputati del Parlamento europeo: si voterà in plenaria a fine marzo. (Pis/ Dire)
ACRA: campagna #integration per far riflettere opinione pubblica
Milano - “L’integrazione è così semplice che la capisce anche un bambino. Siamo voluti partire dall’innocenza e dalla spontaneità con cui i bambini affrontano il tema dell’integrazione necessaria nelle società sempre più multietniche dei paesi europei. Questa campagna di sensibilizzazione usa il linguaggio di una fresca ironia, che nasce dalla spontaneità dei bambini che per loro natura non hanno pregiudizi nei confronti di chi è apparentemente diverso”. È ciò che afferma Alberto Contri – Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso – nel presentare l’impegno della Fondazione nella campagna di sensibilizzazione a sostengo del progetto guidato da ACRA “Le nostre città invisibili - Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”, denominata #IntegrAction. La campagna, promossa dalla Fondazione Pubblicità Progresso insieme ad ACRA, con il supporto scientifico di Fondazione ISMU, e firmata da Bedeschi Film e Acqua Group, nasce dalla volontà di far riflettere sulla necessità di imparare a vivere in una società capace di far convivere le diverse identità culturali che la abitano, mirando a creare un nuovo lessico comune in grado di uscire dalla logica emergenziale.
Per raggiungere tali obiettivi è necessario non solo sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche sottolineare – spiegano i promotori - il modo in cui le diverse culture interagiscono nella quotidianità e contribuiscono allo sviluppo delle nostre società. Da questo spunto si sviluppa la scelta di mettere in risalto, all’interno della campagna, il pensiero dei bambini, partendo dalla scuola, luogo in cui l’inte(g)razione avviene già, ogni giorno. Il progetto “Le nostre città invisibili. Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”, guidato da ACRA e co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (A.I.C.S), intende favorire il dialogo interculturale e valorizzare il contributo dei cittadini stranieri alla società italiana, mettendo in pratica azioni di conoscenza reciproca, come la realizzazione delle passeggiate urbane interculturali Migrantour (www.migrantour.org) proposte in 10 diverse città della penisola con lo scopo di dare un punto di vista inedito sui quartieri cittadini più multietnici.
Cercando di evitare inutili retoriche, la Fondazione Pubblicità Progresso e ACRA presentano una campagna che punta a promuovere con ironia e semplicità il valore essenziale della diversità culturale e della cultura dell’integrazione nella nostra società. Per mirare a questo ambizioso obiettivo, si è deciso di utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione integrata multimediale: i media classici per portare l’attenzione sul tema, il web e i social media per approfondire e “viralizzare” le tematiche correlate, oltre a un corso di formazione dedicato a giornalisti intitolato “Comprendere e comunicare le migrazioni”.
Per raggiungere tali obiettivi è necessario non solo sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche sottolineare – spiegano i promotori - il modo in cui le diverse culture interagiscono nella quotidianità e contribuiscono allo sviluppo delle nostre società. Da questo spunto si sviluppa la scelta di mettere in risalto, all’interno della campagna, il pensiero dei bambini, partendo dalla scuola, luogo in cui l’inte(g)razione avviene già, ogni giorno. Il progetto “Le nostre città invisibili. Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”, guidato da ACRA e co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (A.I.C.S), intende favorire il dialogo interculturale e valorizzare il contributo dei cittadini stranieri alla società italiana, mettendo in pratica azioni di conoscenza reciproca, come la realizzazione delle passeggiate urbane interculturali Migrantour (www.migrantour.org) proposte in 10 diverse città della penisola con lo scopo di dare un punto di vista inedito sui quartieri cittadini più multietnici.
Cercando di evitare inutili retoriche, la Fondazione Pubblicità Progresso e ACRA presentano una campagna che punta a promuovere con ironia e semplicità il valore essenziale della diversità culturale e della cultura dell’integrazione nella nostra società. Per mirare a questo ambizioso obiettivo, si è deciso di utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione integrata multimediale: i media classici per portare l’attenzione sul tema, il web e i social media per approfondire e “viralizzare” le tematiche correlate, oltre a un corso di formazione dedicato a giornalisti intitolato “Comprendere e comunicare le migrazioni”.
Gisotti: Il Papa “mostra che i migranti sono persone e non cifre”
Città del Vaticano - Papa Francesco fra poche settimane, dal 30 al 31 marzo, nel suo viaggio apostolico in Marocco visiterà un centro per migranti. Successivamente, dal 5 al 7 maggio, nel viaggio apostolico in Bulgaria e nella Repubblica di Macedonia del Nord, avrà un “momento di vicinanza” ai migranti perché visiterà un campo profughi.
A dirlo oggi, alla viglia del sesto anniversario dell’elezione al pontificato di papa Francesco, è il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.
Il Papa “mostra che i migranti sono persone e non cifre”, dice Gisotti a Vatican News: “e lo fa perché ha un’attenzione costante verso di loro, mentre vediamo che purtroppo spesso i media si occupano di migranti quando c’è una grave crisi, il naufragio di un barcone o situazioni di emergenza per una guerra”. Oltre al suo primo viaggio a Lampedusa, qualche mese dopo la sua elezione, ci sono stati tantissimi “gesti di vicinanza, di prossimità ai migranti, anche appunto nei viaggi, pensiamo al campo profughi di Lesbo, fino ad arrivare alla stretta attualità” come succederà tra qualche settimana in Marocco, Bulgaria e Repubblica di Macedonia del Nord. (Raffaele Iaria)
A dirlo oggi, alla viglia del sesto anniversario dell’elezione al pontificato di papa Francesco, è il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.
Il Papa “mostra che i migranti sono persone e non cifre”, dice Gisotti a Vatican News: “e lo fa perché ha un’attenzione costante verso di loro, mentre vediamo che purtroppo spesso i media si occupano di migranti quando c’è una grave crisi, il naufragio di un barcone o situazioni di emergenza per una guerra”. Oltre al suo primo viaggio a Lampedusa, qualche mese dopo la sua elezione, ci sono stati tantissimi “gesti di vicinanza, di prossimità ai migranti, anche appunto nei viaggi, pensiamo al campo profughi di Lesbo, fino ad arrivare alla stretta attualità” come succederà tra qualche settimana in Marocco, Bulgaria e Repubblica di Macedonia del Nord. (Raffaele Iaria)
CCEE: in continuità con il Sinodo, un nuovo simposio europeo sui giovani a Cracovia
Roma - Da giovedì 7 a sabato 9 marzo si è svolto a Roma, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, l’incontro congiunto dei delegati nazionali per la Pastorale giovanile e l’Università delle Conferenze Episcopali d’Europa.
Organizzato dal Segretariato e dalla Commissione Giovani del CCEE, l’incontro ha visto la partecipazione di oltre 50 responsabili e incaricati dei due settori provenienti da tutta Europa per riflettere e confrontarsi sull’accompagnamento dei giovani alla luce del Sinodo dei Vescovi sui Giovani e dopo la GMG di Panama.
I lavori sono iniziati con il saluto del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente del CCEE, di Mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione Giovani e di Mons. Marek Jędraszewski, arcivescovo di Cracovia e Responsabile della Sezione Università.
Tre relazioni sul Sinodo e due sulla GMG e l’ampio spazio dato al dibattito fra i partecipanti, hanno permesso di gettare le basi per un lavoro comune con i giovani alla luce dei due grandi momenti di Grazia vissuti e delle indicazioni del documento finale del Sinodo. Don Michele Falabretti, Responsabile del Servizio di Pastorale giovanile italiana, ha ripercorso “La preparazione e i giorni del Sinodo. Le novità di questo incontro.” A Paul Metzlaff, Referente del Dipartimento per la Pastorale giovanile tedesca, è stato chiesto di raccontare “I giovani protagonisti del Sinodo. La loro partecipazione ai lavori.” Padre Giacomo Costa, Segretario speciale del Sinodo sui Giovani, ha presentato “Il documento finale. Analisi e prospettive future.”
La partecipazione numerosa dei giovani polacchi alla GMG è stata l’occasione per don Emil Parafiniuk, Responsabile della Pastorale giovanile polacca, di far rivivere i giorni di Panama “Voi non siete il futuro ma l’adesso di Dio. Papa Francesco e i giovani a Panama.”
Mentre Padre João Chagas, Responsabile dell’Ufficio Giovani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha tracciato un percorso per unire insieme eventi e ordinario “Dopo la GMG. La pastorale giovanile e il quotidiano”. A conclusione dei lavori è stato dato l’annuncio di un nuovo Simposio europeo sui giovani che si celebrerà a Cracovia dal 20 al 23 ottobre 2020, nel centenario della nascita e nella festa liturgica, il 22 ottobre, di San Giovanni Paolo II.
Dopo quello di Barcellona del 2017, quale momento europeo di preparazione al Sinodo dei giovani, il Simposio di Cracovia vuole essere l’occasione per attuare le indicazioni del Sinodo e lasciarsi illuminare dall’Esortazione apostolica post - sinodale che Papa Francesco firmerà il prossimo 25 marzo.
Organizzato dal Segretariato e dalla Commissione Giovani del CCEE, l’incontro ha visto la partecipazione di oltre 50 responsabili e incaricati dei due settori provenienti da tutta Europa per riflettere e confrontarsi sull’accompagnamento dei giovani alla luce del Sinodo dei Vescovi sui Giovani e dopo la GMG di Panama.
I lavori sono iniziati con il saluto del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente del CCEE, di Mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione Giovani e di Mons. Marek Jędraszewski, arcivescovo di Cracovia e Responsabile della Sezione Università.
Tre relazioni sul Sinodo e due sulla GMG e l’ampio spazio dato al dibattito fra i partecipanti, hanno permesso di gettare le basi per un lavoro comune con i giovani alla luce dei due grandi momenti di Grazia vissuti e delle indicazioni del documento finale del Sinodo. Don Michele Falabretti, Responsabile del Servizio di Pastorale giovanile italiana, ha ripercorso “La preparazione e i giorni del Sinodo. Le novità di questo incontro.” A Paul Metzlaff, Referente del Dipartimento per la Pastorale giovanile tedesca, è stato chiesto di raccontare “I giovani protagonisti del Sinodo. La loro partecipazione ai lavori.” Padre Giacomo Costa, Segretario speciale del Sinodo sui Giovani, ha presentato “Il documento finale. Analisi e prospettive future.”
La partecipazione numerosa dei giovani polacchi alla GMG è stata l’occasione per don Emil Parafiniuk, Responsabile della Pastorale giovanile polacca, di far rivivere i giorni di Panama “Voi non siete il futuro ma l’adesso di Dio. Papa Francesco e i giovani a Panama.”
Mentre Padre João Chagas, Responsabile dell’Ufficio Giovani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha tracciato un percorso per unire insieme eventi e ordinario “Dopo la GMG. La pastorale giovanile e il quotidiano”. A conclusione dei lavori è stato dato l’annuncio di un nuovo Simposio europeo sui giovani che si celebrerà a Cracovia dal 20 al 23 ottobre 2020, nel centenario della nascita e nella festa liturgica, il 22 ottobre, di San Giovanni Paolo II.
Dopo quello di Barcellona del 2017, quale momento europeo di preparazione al Sinodo dei giovani, il Simposio di Cracovia vuole essere l’occasione per attuare le indicazioni del Sinodo e lasciarsi illuminare dall’Esortazione apostolica post - sinodale che Papa Francesco firmerà il prossimo 25 marzo.