Primo Piano

CNR: uno studio sulle migrazioni climatiche verso l’Italia

Roma - In uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Environmental Research Communications dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), si osserva come le variazioni meteo-climatiche svolgano un ruolo primario nell’influenza dei flussi migratori dalla fascia africana del Sahel all’Italia. I ricercatori si sono concentrati sul periodo 1995-2009, precedente alle primavere arabe e alla crisi siriana, escludendo così conflitti recenti ed evidenziando meglio eventuali incidenze climatiche.
“In questo contesto appare interessante valutare quantitativamente l’influenza dei cambiamenti climatici sulle migrazioni dalla fascia africana del Sahel all’Italia, che rappresentano circa il 90% degli ingressi sul nostro territorio dalla rotta mediterranea”, afferma Antonello Pasini, ricercatore del Cnr-Iia e autore dello studio, svolto in collaborazione con Stefano Amendola, dottorando in fisica dell'Università di Roma Tre. “Nello specifico, abbiamo utilizzato un semplice modello lineare e un altro più sofisticato di intelligenza artificiale, un sistema a rete neurale recentemente sviluppato dal nostro gruppo, in grado di evidenziare cambiamenti non graduali ed effetti del superamento di determinate soglie nelle variabili meteo-climatiche. Con il modello a rete neurale siamo stati in grado di spiegare quasi l’80% della variabilità nelle correnti migratorie verso l’Italia, prendendo in considerazione i soli dati meteo-climatici, per causa diretta e per influenza sull’ammontare dei raccolti annuali”.
L’agricoltura rappresenta quindi un collegamento tra cambiamenti climatici e migrazioni. “Raccolti poveri ed eventuali carestie, congiuntamente alle ondate di calore durante la stagione di crescita, amplificano il fenomeno migratorio”, chiarisce Pasini.
Il fattore dominante che ha indotto queste migrazioni sembra essere però la temperatura, tanto da far pensare che il superamento di una soglia di tolleranza termica, umana ed animale, possa avere un ruolo primario sulle variazioni dei flussi migratori. “Oggi sappiamo che i paesi africani sono molto vicini a queste soglie. I nostri risultati modellistici rappresentano ovviamente solo un primo passo verso studi più ampi, che possano vedere la collaborazione con scienziati sociali per una valutazione più completa di tutti i fattori che influenzano le migrazioni”, conclude il ricercatore. “Nonostante ciò, ritengo che già ora le evidenze presentate in questo studio vadano seriamente prese in considerazione dal mondo della politica, affinché anche in Africa si adottino strategie doppiamente vincenti, come il recupero di terreni degradati e desertificati, che possano condurre a mitigare il riscaldamento globale e, nel contempo, a creare situazioni che prevengano il triste fenomeno delle migrazioni forzate”.
 
 

Papa Francesco: Roma “faro di civiltà” e “maestra di accoglienza”

Roma - “Roma si mantenga all’altezza dei suoi compiti e della sua storia, che sappia anche nelle mutate circostanze odierne essere faro di civiltà e maestra di accoglienza, che non perda la saggezza che si manifesta nella capacità di integrare e far sentire ciascuno partecipe a pieno titolo di un destino comune”.
E’ stato questo l’auspicio di Papa Francesco questa mattina in Campidoglio parlando all’Amministrazione Capitolina. Roma – ha detto il Papa -  lungo i suoi quasi 2.800 anni di storia, “ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni e persone provenienti da ogni parte del mondo, appartenenti alle più varie categorie sociali ed economiche, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità. Piuttosto ha prestato a ciascuna di esse quel terreno fertile, quell’humus adatto a far emergere il meglio di ognuna e a dar forma – nel reciproco dialogo – a nuove identità”. Roma, infatti, ha accolto studenti e pellegrini, turisti, profughi e migranti provenienti da ogni regione d’Italia e da tanti Paesi del mondo. È “diventata – ha detto papa Bergoglio -  polo d’attrazione e cerniera. Cerniera tra il nord continentale e il mondo mediterraneo, tra la civiltà latina e quella germanica, tra le prerogative e le potestà riservate ai poteri civili e quelle proprie del potere spirituale. Si può anzi affermare – ha spiegato - che, grazie alla forza delle parole evangeliche, si è qui inaugurata quella provvida distinzione, nel rispetto reciproco e collaborativo per il bene di tutti, tra l’autorità civile e quella religiosa, che meglio si conforma alla dignità della persona umana e le offre spazi di libertà e di partecipazione”.
Papa Francesco ha quindi ricordato il Convegno, 45 anni fa, sul tema “Le responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella Diocesi di Roma”, meglio noto come il convegno “sui mali di Roma”. Esso – ha detto – “si impegnò a tradurre in pratica le indicazioni del Concilio Vaticano II e consentì di affrontare con maggiore consapevolezza le reali condizioni delle periferie urbane, dove erano giunte masse di immigrati provenienti da altre parti d’Italia. Oggi quelle e altre periferie hanno visto l’arrivo, da tanti Paesi, di numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa”. Roma, “città ospitale”, è chiamata ad affrontare questa “sfida epocale nel solco della sua nobile storia; ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita”. (Raffaele Iaria)
 

La città di Budapest sarà gemellata con il Premio Roma

Roma - Sarà la città di Budapest a gemellarsi quest’anno con il Premio Roma giunto alla XX edizione. Sarà la prima senza il fondatore, il prof. Aldo Milesi, scomparso lo scorso 20 febbraio. Era stato, infatti, il prof. Milesi a promuovere questo evento culturale che ha visto passare, tra gli ospiti e premiati, grandi uomini della cultura, dello spettacolo, della politica e della scienza e molto ambasciatori italiani all’estero. Ogni anno una delegazione del Premio incontrava nei vari Paesi la comunità italiana.
I gemellaggi con le varie capitali sono iniziate  sin dal 2004: Madrid, Berlino, Parigi, Miami, Atene, Vienna, Buenos Aires, Mosca, Londra, Abu Dhabi, Gerusalemme, Stoccolma, La Valletta, Varsavia e lo scorso anno Bruxelles.
 

Acli Svizzera: a Basilea un convegno sulle nuove migrazioni

Basilea -  “Basilea è luogo d’incontro di diverse provenienze e differenti culture. Basilea è tornata in questi ultimi anni a essere destinazione di un gran numero di giovani italiani, ma anche di intere famiglie”. Lo ha detto Giuseppe Rauseo, presidente delle Acli Svizzera, che ha organizzato, nei giorni scorsi, un convegno su nuove migrazioni, lavoro e integrazione. La scelta di Basilea non è stata casuale, ha sottolineato Rauseo evidenziando che anche per questo è stata scelta Basilea per il primo Consiglio nazionale del 2019 perché questa città e questo territorio” sono meta di arrivo della recente migrazione italiana e qui abbiamo un circolo molto attivo, ‘ACLI Welcome’, costituito pochi anni fa da un gruppo di giovani rappresentanti della nuova emigrazione”. Durante il convegno sono stati offerti ampi spunti di riflessione sulle nuove “migrazioni” o “mobilità”, come le ha definite lo storico Toni Ricciardi tra gli autori del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes in sostituzione delle obsolete “immigrazioni” o “emigrazione”. “Fin dai primi insediamenti, uomini e donne hanno sempre conosciuto forme di mobilità, vuoi per esigenze ambientali vuoi per spingersi oltre; la mobilità è uno dei fattori che ha caratterizzato la storia dell’umanità”,  ha sottolineato Ricciardi, che ha analizzato la recente migrazione italiana messa al confronto con quella passata, da cui emerge un quadro piuttosto variegato. “A differenza di quanto si crede, ha evidenziato Ricciardi, non sono solo i giovani a lasciare l’Italia, ma la nuova mobilità coinvolge molte fasce di età e provenienze regionali. Inoltre, a partire non sono solo i cosiddetti ‘cervelli in fuga’ ma la migrazione italiana continua a interessare tutti i ceti sociali”. Cristina Franchi - partendo dalle risultanze di una sua recente ricerca sul campo - ha tracciato “un quadro della nuova migrazione italiana a Basilea, situandola in tre categorie di mobilità che sono state appositamente indagate. Una migrazione sempre più ecclettica, che mette in mostra il contrastante sentimento di chi lascia il paese: da un lato tante speranze e motivazioni per un futuro migliore, dall’altro tanta delusione e rabbia per l’indifferenza e l’inefficienza del sistema produttivo e politico nell’affrontare la questione lavoro”. 
La domanda emersa durante il convegno è stata: “È più coraggioso chi parte o chi resta?” La risposta è più complessa di quanto si possa pensare. Negli ultimi anni in Europa i flussi migratori hanno raggiunto livelli elevati e la politica non ha saputo dare risposta ai bisogni di chi lasciava il proprio paese per un futuro migliore, spiega una nota delle Acli. A tale proposito, un contributo è stato dato da Christof Hiltmann, che ha raccontato come la crescita e lo sviluppo di Birsfelden – piccolo sobborgo nei pressi di Basilea – sia frutto delle migrazioni che negli Anni '60 e '70 arrivavano per colmare la mancanza di manodopera nella regione. Hiltmann ha rimarcato il grande portato culturale dei migranti e la reciprocità del valore aggiunto che ne deriva per entrambe le comunità, quella di accoglimento e quella dei nuovi arrivati. Il successo di questa sinergia sta tuttavia nello sforzo che deve essere fatto per integrare i nuovi arrivati e nella disponibilità del Comune a raccogliere le domande e i bisogni dei nuovi arrivati.
 

Papa Francesco: in Romania anche un incontro con la comunità Rom

Città del Vaticano - È previsto anche un incontro con la comunità rom negli intensi tre giorni della visita di Papa Francesco in Romania, in calendario dal 31 maggio al 2 giugno prossimi. Secondo il programma diffuso dalla Sala stampa vaticana, saranno nove i discorsi pronunciati dal Papa nel corso di questo nuovo viaggio alle periferie d'Europa.
Papa Francesco partirà da Fiumicino nella mattinata di venerdì 31 maggio. Al suo arrivo, dopo l'accoglienza ufficiale allo scalo aereo, la cerimonia di benvenuto vera e propria si svolgerà all'ingresso del complesso del Palazzo presidenziale Cotroceni, cui seguiranno la visita di cortesia al presidente della Repubblica Klaus Iohannis e l'incontro col primo ministro Viorica Dancila. Alle 13 è previsto quindi l'incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico, sempre nel Palazzo Cotroceni. A partire dalle 15.45, quindi, l'incontro con il patriarca ortodosso Daniele nel Palazzo del Patriarcato, l'incontro con il Sinodo permanente della Chiesa ortodossa rumena, la preghiera del Padre Nostro nella nuova Cattedrale ortodossa e ma messa nella Cattedrale cattolica di San Giuseppe.
Sabato 1 giugno, il Papa partirà alle 9.30 in aereo per Bacau, atterrandovi alle 10.10 e trasferendosi poi in elicottero allo stadio di Miercurea-Ciuc. Francesco celebrerà la Messa nel Santuario cattolico di Sumuleu-Ciuc, molto caro anche agli ungheresi, trasferendosi subito dopo in elicottero a Iasi, per la visita alla Cattedrale di Santa Maria regina e l'incontro mariano con la gioventù e le famiglie nel piazzale antistante il Palazzo della Cultura. Alle 19 il volo di rientro a Bucarest.
Domenica 2 giugno, papa Francesco partirà alle 9.00 in aereo per Sibiu, dove atterrerà alle 9.40 per trasferirsi poi in elicottero a Blaj. Qui, nel Campo della Libertà, è in programmala divina liturgia con la beatificazione dei sette vescovi greco-cattolici martiri. Dopo il pranzo col seguito papale, sempre a Blaj, il resto del programma prevede l'incontro con la comunità rom, il trasferimento in auto chiusa allo Stadio Municipale per il ritorno in elicottero a Sibiu dal cui aeroporto, dopo la cerimonia di congedo dalla Romania, il Papa alle 17.30 partirà in aereo per Roma-Ciampino.
 

Società Dante Alighieri: confermato alla presidenza Andrea Riccardi

Roma - Con l’83% dei consensi è stato confermato Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi, con un programma tutto dedicato allo sviluppo dell’editoria italiana nel mondo.
“Consegniamo alla testimonianza dei fogli dei nostri libri il futuro dell’Italia, avviando dei presidi letterari e sostenendo la nostra impresa editoriale in Italia e nel mondo”. Con queste parole Riccardi ha salutato l’Assemblea dei Soci, riunitasi a Roma che ha votato il rinnovo del suo mandato.
“Sostenere i nostri autori, le traduzioni, la nostra impresa editoriale – ha dichiarato Riccardi – sarà l’impegno del mio mandato nei prossimi quattro anni”.
 

Papa in Marocco: il programma aggiornato del viaggio

Città del Vaticano - È stato diffuso oggi, dalla Sala Stampa della Santa Sede, il programma aggiornato del viaggio apostolico di Papa Francesco in Marocco, previsto per il 30 e il 31 marzo. Il Pontefice partirà, sabato 30 marzo, alle 10.45, da Roma-Fiumicino per Rabat. Dopo l’arrivo all’aeroporto internazionale, previsto per le 14, i primi appuntamenti in programma sono l’accoglienza ufficiale, la cerimonia di benvenuto sulla spianata della Moschea Hassan (ore 14.40) e, alle 15, l’incontro con il popolo marocchino, le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico, nello stesso luogo, occasione per il primo discorso del Papa in terra marocchina.
Alle 16 la visita al Mausoleo di Mohammed V, seguita alle 16.25 dalla visita di cortesia al Re Mohammed VI nel Palazzo reale.
Alle 17.10 la prima giornata del viaggio di Francesco in Marocco proseguirà con la visita all’Istituto Mohammed VI degli Imam, predicatori e predicatrici, cui farà seguito, alle 18.10, l’incontro con i migranti nella sede della Caritas diocesana, ai quali Francesco rivolgerà un saluto.
Nella giornata del 31 marzo, il primo appuntamento previsto, alle 9.30, è la visita privata al centro rurale per i servizi sociali di Témara, seguita alle 10.35 dall’incontro con i sacerdoti, i religiosi, i consacrati e il Consiglio ecumenico delle Chiese nella cattedrale di Rabat, luogo del secondo discorso del Papa, cui seguirà l’Angelus.
Dopo il pranzo, sarà celebrata la Messa, alle 14.45, nel complesso sportivo Principe Moulay Abdellah. L’ultimo appuntamento è la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Rabat/Salé, alle 17, un quarto d’ora prima del volo di ritorno. L’arrivo è previsto all’aeroporto di Roma-Ciampino, alle 21.30.
 
 

Corridoi umanitari: 54 rifugiati dal Libano in arrivo il 28 marzo a Roma

Roma - Giovedì 28 marzo giungeranno all’aeroporto di Fiumicino 54 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in accordo con i Ministeri dell’Interno e degli Esteri. Come le oltre 2.000 persone arrivate finora nel nostro Paese (tra cui circa 1.500 giunte dal Libano), i rifugiati saranno accolti da associazioni, parrocchie e comunità in diverse regioni italiane e subito avviati in un percorso di integrazione attraverso l’apprendimento della lingua per gli adulti, la scuola per i minori e l’inserimento lavorativo, una volta ottenuto lo status di rifugiato.
 

MCI Berna: due iniziative per i migranti italiani

Berna - Il numero di persone che arrivano in Svizzera è in continuo aumento, e per molte italiani che migrano in terra elvetica le differenze culturali e linguistiche rappresentano un vero e proprio ostacolo. Per questo la Missione cattolica di lingua Italiana di Berna la lanciato due iniziative di particolare interesse: “WelcHome” e “Diamoci una mano”.
La prima “WelcHome” è un progetto coordinato dal Com.it.es. (l’organo di rappresentanza dei cittadini italiani residenti) di Berna e Neuchâtel e dalla Missione Cattolica di lingua Italiana. L’iniziativa è stata presentata , nei locali della MCI, sabato scorso e mira ad aiutare concretamente gli immigrati italiani a Berna, fornendo loro supporto nel processo d’inserimento e integrazione nel territorio svizzero. “WelcHome” sarà un punto di riferimento per quanto riguarda alloggio, accoglienza, corsi di lingua, materiale informativo e orientamento lavorativo.
Il progetto è realizzato anche grazie al contributo del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e delle Associazioni regionali italiane.
L’altra iniziativa, “Diamoci una mano” è promossa dalla Missione Cattolica di lingua Italiana di Berna ed è rivolta a genitori e adulti accomunati dall’assenza di una rete parentale su cui fare affidamento o dalla disponibilità di tempo da dedicare agli altri.
Il progetto ha l’obiettivo di creare un ponte tra le famiglie arrivate recentemente nella città svizzera e le famiglie e i singoli della comunità, che possono cosi presentarsi come punti di riferimento per le varie necessità.
La Missione Cattolica di lingua Italiana è stata istituita ufficialmente nel 1947 ed è attualmente guidata da p. Antonio Grasso. 
 
 

Sovrano Ordine Malta: mostra fotografica su interventi di soccorso sanitario nel Mediterraneo

Roma - Una mostra fotografica per mettere in luce gli interventi di soccorso sanitario nel mar Mediterraneo: è quanto si propone il Sovrano Ordine di Malta con la sua partecipazione all’XI Festival Giornalisti del Mediterraneo, che si svolgerà ad Otranto (Le) dal 2 al 7 settembre e che vedrà la partecipazione della diplomazia internazionale, in particolare dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un appuntamento che coinvolge rappresentanti istituzionali e della società civile, accademici, giornalisti e fotoreporter. Autore del Festival Giornalisti del Mediterraneo è il giornalista Tommaso Forte, nonché, l’ideatore sin dalla sua prima edizione. Arricchita da immagini d’epoca e didascalie esplicative, la mostra illustrerà le caratteristiche più rilevanti dell’Ordine di Malta, come la sua sovranità e gli oltre 2000 progetti medico-sociali in 120 paesi nel mondo, con un’attenzione particolare alle attività di soccorso.
La mostra sarà inaugurata da Yves Gazzo, Ambasciatore dell’Ordine di Malta presso l’Unione Europea e da Gabriele Checchia, Ambasciatore dell’Ordine di Malta presso le Nazioni Unite a Roma. Sarà inoltre allestito uno spazio in cui volontari e personale medico approfondiranno la storia e le attività dell’Ordine. “Fin dagli inizi l’Ordine si distinse per un forte carattere multinazionale, poiché al di là del suo presidio permanente a Gerusalemme, poi a Rodi e a Malta, la maggior parte dei suoi membri era già sparsa in Europa”, dichiara il Segretario Generale degli Affari Esteri Ambasciatore Stefano Ronca. “Nella sua storia millenaria l’Ordine si è posto come Ordine di frontiera che univa le sponde del Mediterraneo. Ispirato al motto fondante Tuitio Fidei, Obsequium Pauperum, (testimonianza della fede, assistenza ai bisognosi,) ancora oggi le sue attività nel campo umanitario sono diffuse nei principali paesi che affacciano su questo mare e si sviluppano nel pieno rispetto delle culture e tradizioni locali”. Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta, fondato a Gerusalemme intorno all’anno 1048, è ente primario di diritto internazionale ed Ordine religioso cattolico laicale. (sir)
 
 

Filosofia e migrazioni: una giornata a “Exodus”

Roma - Una giornata dedicata al tema “Filosofia e Migrazioni” all’interno della mostra “Exodus” in corso a Roma (Chiesa San Francesco Saverio del Caravita) promossa fra gli altri da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Ufficio Caritas della diocesi di Roma.
La giornata è prevista per mercoledì 27 marzo con due appuntamenti. Alle 10 il tema “Migrazioni: diritti, identità, lavoro e salute”  con gli interventi di Michele Colucci e  Andrea Crescenzi del CNR), Francesca Gambetti dell’Università di Roma Tre, Giuseppe Ippolito dell’INMI “L. Spallanzani”  Claudia Sforza del Consiglio Italiano per i Rifugiati.
Nel pomeriggio al centro il tema “Filosofia e Migrazioni” con interventi di Francesca Brezzi e Maria Teresa Pansera e le curatrici  Francesca Gambetti, Paola Mastrantonio e Giulietta Ottaviano.
A moderare i due eventi Simone Varisco della Fondazione Migrantes.
Durante la giornata la mostra sarà visitata da alcuni studenti delle scuole superiori di Roma che presenteranno alcuni progetti sul tema della giornata e realizzati durante l’anno scolastico.
 

Diocesi Genova: la Chiesa continua l’opera di accoglienza dei migranti

Genova - Dopo la recente visita del card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova al Campus di Coronata dove sono ospitati molti migranti e dopo aver preso atto della “bontà” e delle “finalità dell’impegno a loro favore”, la Chiesa genovese, in una nota, sottolinea che la diocesi ha “contribuito all’accoglienza dei profughi, sino ad oggi, attraverso due enti che manifestano l’attenzione della Chiesa stessa per sostenere le persone in difficoltà e per venire incontro alle loro necessità”. Si tratta di “Migrantes” e “Caritas-Auxilium”, che operano in collaborazione con alcune cooperative. “Nonostante siano cambiate le regole circa l’affidamento dei migranti per la valutazione dei loro diritti e per la loro integrazione – sottolinea la diocesi di Genova - e nonostante siano mutate anche le possibilità economiche, insufficienti per affrontare il compito richiesto”, la diocesi genovese ha “ugualmente deciso di continuare l’opera di accoglienza. Questo impegno vuole essere un segno di incoraggiamento alle persone ospitate in vista di un futuro migliore”.
Nella consapevolezza che la questione economica rimane “determinante per una buona accoglienza dei migranti” si auspica “la possibilità di una interlocuzione con le istituzioni competenti per una loro efficace integrazione sul nostro territorio”.
 
 

Il diritto di tornare: presentato a Torino il Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes

Torino  “Aumentano le richieste presso l’Ufficio Pastorale Migrantes della Diocesi di Torino di informazioni da parte di giovani in partenza per diverse destinazioni europee. La loro preoccupazione è di avere contatti con altri italiani nel luogo di destinazione. L’ultima richiesta è di qualche giorno fa: la destinazione di una giovane laureata era Helsinki”. A raccontare il fenomeno è Sergio Durando, Direttore dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Torino in apertura dell’incontro di presentazione del Rapporto della Fondazione Migrantes “Italiani nel Mondo”, tenutosi il 21 marzo scorso. “Presi dalle emergenze delle migrazioni in entrata, ci siamo dimenticati dei flussi in uscita. I dati però raccontano di un fenomeno che va riconosciuto e a cui dare un’attenzione prioritaria. A partire dal lavoro Pastorale della Chiesa, concentrato negli ultimi decenni in particolare sulla migrazione straniera in Italia e sulle emergenze dell’accoglienza degli ultimi anni”.
La Fondazione Migrantes nei tredici anni di lavoro di ricerca sul fenomeno della emigrazione ha messo in evidenza alcuni diritti che dovrebbero essere imprescindibili e universali. Primo fra tutti, il diritto alla mobilità per chi ha la volontà o la necessità di emigrare. Poi viene il diritto di restare a vivere dignitosamente nel proprio paese per tutti i cittadini, senza essere costretti ad andarsene. Oggi si ribadisce un terzo diritto: quello di tornare. La fotografia emersa giovedì 21 marzo a Torino è che non sempre chi emigra verso paesi esteri ce la fa. Così come succedeva in tempi remoti, anche oggi non tutti gli italiani all’estero sono riusciti a integrarsi nei nuovi paesi di destinazione. Molti di loro vorrebbero tornare, ma non riescono. A raccontare il fenomeno è stata Delfina Licata, ricercatrice e curatrice del Rapporto annuale “Italiani nel mondo” della Migrantes. Homeless italiani a Londra, italiani irregolari in Australia, detenuti italiani nelle carceri del Regno Unito, ma anche sparsi per tutto il Mondo. A partire, infatti, non sono solo persone altamente qualificate e preparate al processo migratorio. Partono anche italiani che non conoscono la lingua del paese ospitante, non ne conoscono neppure le leggi, e partono senza un progetto professionale almeno abbozzato. Nelle capitali europee sono sempre più numerosi i giovani italiani in stato di depressione. Per questa fascia di persone, soprattutto, Licata afferma che il processo di migrazione è unidirezionale: non si può scegliere di tornare.
128.193 è il numero dei connazionali che nel 2017 ha lasciato l’Italia e si è iscritta all’AIRE come espatriato, 8.798 riguardano il Piemonte, sesta regione italiana dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Sicilia e Puglia per numero di espatri. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. Si tratta soprattutto di giovani tra i 18 e i 34 anni (37,4%), seguiti dai giovani adulti tra i 35 e i 49 anni (25%). A stupire sono le partenze delle persone più anziane: gli over 65 hanno avuto un incremento di +35,3% e gli over 75 addirittura del 78,6%. “Si tratta dei genitori dei giovani espatriati che, stremati dalla lontananza, scelgono di ricongiungersi ai figli - afferma Licata – o di anziani soli, sull’orlo della povertà, che seguono la loro badante nel paese di origine, unica persona rimasta di riferimento”.  
Eugenio Marino, nel suo intervento, ha presentato il lavoro di ricerca sull’emigrazione attraverso la canzone italiana a partire dalla fine del 1800, lavoro pubblicato nel volume “Andarsene sognando. L’emigrazione nella canzone italiana”. “L’Italia ha tra i suoi tratti fondanti la migrazione e la canzone più di altre discipline ne ha raccontato gli aspetti socio-politici”. Lo ha fatto con sensibilità culturali molto diverse, che vanno dalle canzoni di denuncia a quelle in cui si minimizza, nasconde, o mistifica il fenomeno. “Con versi dal linguaggio ricercato, che affonda le radici nella tradizione classica italiana, o altri sperimentali, di rottura”, racconta l’autore. Nella sua ricerca, Marino concentra l’attenzione sui testi, valutandone contenuti, contesti, poeticità e stili, sottolineando le trasformazioni sociali, musicali e linguistiche, gli influssi e le tradizioni, evidenziando ciò che lega il mondo della canzone a quello dell’emigrazione, ma anche, nell’ultima parte, dell’immigrazione. Si va pertanto dall’ironia di Renato Carosone a Domenico Modugno, dall’impegno politico di De Gregori alla “scuola genovese”, alla profondità di De André o Guccini, fino a Caparezza. “Dall’800 a oggi – afferma Marino – sono cambiate le condizioni generali, ma il tratto migratorio resta”. Tra le canzoni commentate, l’ultima è di Simone Cristicchi “Cigarette”, testo tratto da una relazione dell'Ispettorato del Congresso americano sui migranti italiani.  Eccone l’incipit:
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina.
Poi però, dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra di loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti”.
A chiudere l’incontro, il collegamento skype con Don Luigi Usubelli, Missionario Migrantes per gli emigrati italiani a Barcellona, che racconta degli 80 mila connazionali che vivono in città. “Il mio lavoro pastorale è pluridirezionale, mi occupo infatti di una pastorale di strada”, racconta. Questo è un buon modo di favorire l’integrazione con la popolazione locale ed evitare l’isolamento creando delle Little Italy.
La testimonianza dalla Svezia, invece, ha dato voce a un giovane migrante italiano, Marco Berera, che nonostante i suoi 15 anni vissuti in giro per l’Europa, ancora è pronto a nuove esperienze migratorie. “Da Torino mi sono spostato a studiare a Parigi. Ho poi lavorato a Montpellier per un periodo. Ritornato in Italia, sono stato a Roma per lavoro per qualche anno, per poi trasferirmi in Polonia e per ultimo in Svezia”, racconta Marco. La città in cui dice di aver sofferto la solitudine è Roma. “Ho una moglie peruviana – racconta - conosciuta a Torino e una figlia di due anni che è nata in Polonia e che vive in Svezia. Torniamo spesso a Torino a trovare la famiglia e un giorno, lontano, vorremmo tornare”. Nel frattempo la loro intenzione è di fare almeno un’altra esperienza di mobilità in Europa o nel Mondo.
Il tema della mobilità è “liquido per eccellenza. La mobilità è fluida e cangiante e dobbiamo continuare a studiare il fenomeno andando oltre l’usuale”, conclude Delfina Licata.(Uff. Migrantes Torino)
 
 

Loreto: oggi Papa Francesco forma l’Esortazione post-sinodale sui giovani

Loreto - “Vive Cristo, esperanza nuestra”: è questo l’incipit del testo originale in spagnolo dell’Esortazione apostolica post-sinodale in forma di “Lettera ai Giovani”, che Papa Francesco firmerà oggi a Loreto dove è giù arrivato per il suo primo viaggio in Italia del 2019.
Con questo gesto il pontefice vuole affidare alla Vergine Maria il documento che suggella i lavori del Sinodo dei Vescovi tenutosi in Vaticano, dal 3 al 28 ottobre 2018, sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
Il documento sarà solo firmato ma non ne sarà divulgato il contenuto che invece sarà pubblicato, come informa la Sala Stampa della Santa Sede, nei prossimi giorni e presentato con una conferenza stampa.
Papa Francesco, poi, dal 30 al 31 marzo sarà in Marocco a Rabat, nel Paese musulmano dove Giovanni Paolo II, nel 1985, poté dialogare con i giovani musulmani. Un viaggio che avrà come motto “Servitore di speranza”, lo stesso titolo dell’ultima lettera pastorale dei vescovi
della Conferenza Episcopale del Nord Africa, che riunisce i vescovi di Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Sahara Occidentale. (Raffaele Iaria)
 
 

Papa Francesco: appello per Nicaragua, Nigeria e Mali

Città del Vaticano -  “Dal 27 febbraio sono in corso in Nicaragua importanti colloqui per risolvere la grave crisi socio-politica in cui versa il Paese. Accompagno con la preghiera l’iniziativa e incoraggio le parti a trovare al più presto una soluzione pacifica per il bene di tutti”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’Angelus di ieri in cui ha ricordato anche la beatificazione, in Spagna di Mariano Mullerat i Soldevila: “Padre di famiglia e medico, giovane, morì a 39 anni, si prese cura delle sofferenze fisiche e morali dei fratelli, testimoniando con la vita e con il martirio il primato della carità e del perdono. Un esempio per noi, a cui tanto costa perdonare, a tutti noi. Egli interceda per noi e ci aiuti a percorrere le strade dell’amore e della fraternità, nonostante le difficoltà e le tribolazioni. Un applauso al nuovo Beato!”. Poi il riferimento alla Giornata in memoria dei missionari martiri: “Nel corso del 2018, in tutto il mondo numerosi vescovi, sacerdoti, suore e fedeli laici hanno subito violenze; mentre sono stati uccisi quaranta missionari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente”, ha fatto notare Francesco, secondo il quale “ricordare questo calvario contemporaneo di fratelli e sorelle perseguitati o uccisi a motivo della loro fede in Gesù, è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa, ma anche uno stimolo a testimoniare con coraggio la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla Croce ha vinto per sempre l’odio e la violenza con il suo amore”. “Preghiamo per le numerose vittime degli ultimi attentati disumani avvenuti in Nigeria e in Mali”, l’appello: “Il Signore accolga queste vittime, guarisca i feriti, consoli i familiari e converta i cuori crudeli”. Infine un pensiero per il viaggio a Loreto, “nella Casa della Vergine”. “Ho scelto questo luogo per la firma dell’Esortazione Apostolica dedicata ai giovani”, ha spiegato il Papa ai fedeli: “Chiedo la vostra preghiera, affinché il ‘sì’ di Maria diventi il ‘sì’ di tanti di noi”.
 
 

Trento: 13mila gli stranieri

Trento - Sono oltre 13mila, e per la precisione 13.618 (6.644 maschi e 6.974 femmine), i cittadini stranieri residenti sul territorio comunale di Trento a fine 2018, pari all’11,5% della popolazione; nel 2017 l’incidenza era dell’11,3%. Il dato è stato fornito dalla newsletter di Cinformi precisando che, analizzando la presenza dei migranti nel capoluogo, bisogna tenere in considerazione il dato riferito alle acquisizioni di cittadinanza (peraltro caratterizzate da un trend di notevole diminuzione), pari a 371 persone. Infatti, tale dato “influenza la diminuzione di pari importo del numero degli stranieri e aumenta invece il numero di residenti con cittadinanza italiana”. Complessivamente, conteggiando tutte le movimentazioni che influiscono sul calcolo della popolazione straniera residente (cioè̀ nati, morti, iscrizioni, cancellazioni, acquisizioni di cittadinanza italiana), rispetto al 2017 vi sono 359 cittadini stranieri in più̀, pari ad un aumento del 2,7%. I migranti sono caratterizzati da una struttura demografica giovane: infatti il 72,5% ha meno di 45 anni; l’età̀ media è pari a 33,6.  Le famiglie straniere sono 4.913 (-0,9% rispetto al 2017), di cui il 55,5% composte da un solo individuo; le famiglie miste (con almeno un componente straniero) sono 1.883, con un aumento del 4,8% rispetto al 2017. Guardando al quadro demografico complessivo, al 31 dicembre 2018 la popolazione a Trento ammonta a 118.288 residenti (56.982 maschi e 61.306 femmine) con un aumento di 291 persone (+0,2%) rispetto all’anno 2017.
 

Comunità migranti in Italia: pubblicati i Rapporti annuali 2018

Roma – Sono stati pubblicati i Rapporti, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione - e da ANPAL Servizi S.p.A., sulle comunità straniere in Italia. I rapporti  illustrano le caratteristiche e i processi di integrazione di ciascuna delle 16 principali comunità (albanese, bangladese, cinese, ecuadoriana, egiziana, filippina, indiana, marocchina, moldava, nigeriana, pakistana, peruviana, senegalese, srilankese, tunisina, ucraina). All'analisi degli aspetti socio-demografici si affiancano quelle sulle componenti più giovani (minori e nuove generazioni), sull'accesso al mercato del lavoro e al sistema del welfare, la partecipazione sindacale e l'inclusione finanziaria.
Al 1° gennaio 2018 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.714.934, con un incremento inferiore alle 800 unità rispetto al 1° gennaio 2017. I primi tre Paesi coprono circa un terzo delle presenze: Marocco (11,9%), Albania (11,6%), Cina (8,3%). L'incidenza dei minori è pari al 21,7%.
I permessi rilasciati per motivi di lavoro rappresentano il 4,6% dei nuovi titoli. Cresce la quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei regolarmente soggiornanti (61,7%). Sono 754mila, negli ultimi 6 anni, i cittadini di origine non comunitaria diventati italiani (135.814 nel 2017).
Il 9,7% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria. Il tasso di disoccupazione femminile risulta elevato in comunità come la tunisina (51,2%), la bangladese (46,6%), l'egiziana (44,5%).
Il 70% degli occupati stranieri di età compresa tra i 15 e i 64 anni risulta iscritto a una delle prime quattro confederazioni sindacali italiane; si tratta di un milione e centomila persone, un decimo del totale degli iscritti.
Il 79% delle imprese a conduzione straniera è guidato da cittadini non comunitari. Crescono in particolare le imprese individuali (+2,1%), soprattutto nelle comunità di origine asiatica (pakistana: +10,6%; srilankese: +6,9%; indiana: +6,4%) ed europea (moldava: +6,3%; ucraina: +5,5%).
Nel 2017, l'80% delle rimesse (4 miliardi di euro) è diretto verso Paesi non comunitari. I primi due Paesi di destinazione sono il Bangladesh e le Filippine.
L'indice di bancarizzazione indica una quota di "esclusi" dal settore finanziario in costante diminuzione: dal 40% del 2010 all'attuale 28%.
 

Calabria: un morto nella nuova tendopoli di San Ferdinando

San Ferdinando - Un migrante ha perso la vita la notte scorsa in un rogo sviluppatosi in una tenda della nuova tendopoli di San Ferdinando. È la quarta vittima degli ultimi due anni. L’incendio, secondo una prima ricostruzione, si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, dove erano posizionati alcuni cavi elettrici. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme. Nell’incendio è andata distrutta solo una tenda.
 
 

Caritas Italiana: da lunedì il convegno nazionale

Roma -  Inizia lunedì 25 marzo 2019 alle ore 16 a Scanzano Jonico, nella Diocesi di Matera-Irsina, il 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane dal titolo "Carità è cultura".
Il Convegno rappresenta – spiega una nota - un momento di confronto fondamentale per dare – o restituire – “speranza alle nostre comunità riscoprendo la dimensione ‘educante’, con un rinnovato investimento nella formazione e sulla cultura”. Si delinea così “un duplice ma connesso percorso di impegno: da una parte riuscire ad essere sempre più consapevolmente un riferimento sicuro in rapporto ai fenomeni culturali dei nostri giorni, attraverso la capacità di tracciare sentieri di vita illuminati da un nuovo umanesimo cristiano; dall’altra proseguire con convinzione lungo il cammino dei gesti concreti, della prossimità fraterna, della testimonianza della carità in funzione della comunità”.
Nella prima giornata, dopo la preghiera di apertura, presieduta alle ore 16 da Mons. Salvatore Ligorio, Presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata, è previsto il saluto delle Autorità presenti. Alle 17 la Prolusione di Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto e Presidente di Caritas Italiana e a seguire la relazione del prof. Giuseppe Savagnone, direttore dell’ufficio di Pastorale della cultura della diocesi di Palermo.
 

Rifugiati in azienda: storie di successo

Milano - Abdul è diventato apicoltore. Sta insegnando le tecniche ai suoi familiari e sogna, domani, di ritornare nel suo Paese, il Senegal per iniziare a produrre e vendere la pappa reale. Amadou vive a Bologna e fa il gelataio. Viene dal Gambia. Poi c’è Gianfaruk, del Togo, che vive e lavora a Fucecchio in una conceria. Sono solo alcune, le più piccole, storie di grande integrazione. È l’altra faccia delle migrazioni, la faccia più bella. Che aiuta il rifugiato a costruirsi un futuro ma diventa anche risorsa per il Paese che lo ospita. Sì, perché l’integrazione passa soprattutto dal lavoro e non solo dall’accoglienza. Da un percorso guidato verso un’autonomia lavorativa che ridà dignità a chi ha vissuto sulla propria pelle storie di schiavitù e violenza. Sono le storie dei rifugiati che, insieme ai loro imprenditori e datori di lavoro, ieri sono stati premiati a Milano dall’Agenzia Onu per i rifugiati (ACNUR) e da Assolombarda. Complessivamente, dal 2017, 120 aziende sono state premiate per aver favorito l’inserimento di 1.200 rifugiati.
“I paesi che accolgono rifugiati affrontano sfide importanti per includerli nelle loro economie e società – ha sottolineato l’Alto Commissario per i rifugiati Filippo Grandi – . Ma è giunto il momento di cambiare il modo in cui ne parliamo. I rifugiati devono essere considerati una risorsa per i Paesi ospitanti. I rifugiati apportano un patrimonio di competenze ed esperienze che possono essere di grande beneficio per tutti. I rifugiati sono esseri umani, persone che nella maggior parte
dei casi facevano una vita normale, come il resto di noi: avevano un lavoro oppure frequentavano corsi di formazione, prima che il conflitto o la persecuzione nei loro paesi li costringesse a fuggire. Erano dottori, idraulici, ingegneri, insegnanti, elettricisti, e lo sono ancora o sognano di esserlo”.
“Ho incontrato tanti rifugiati durante la mia carriera e quando ho chiesto loro cosa li ha aiutati, o li avrebbe aiutati a sentirsi integrati, la risposta è stata quasi invariabilmente: il lavoro”, ha aggiunto. Ma in Italia l’immigrato diventa anche in molti casi imprenditore di se stesso. L’ultimo rapporto della Fondazione Moressa parla di 700mila imprenditori stranieri. Una cifra record. E per la prima volta, i cinesi superano i marocchini e i tunisini. Gli imprenditori nati all’estero a fine 2018 erano, precisamente, 708.949, con un’incidenza del 9,4% sul totale del sistema Paese. Negli ultimi dieci anni, secondo la Fondazione Moressa, appare evidente la differenza tra i titolari d’impresa nati in Italia (-10,5%) e quelli nati all’estero (+41,0%), tendenza che si conferma, anche se meno marcatamente, nell’ultimo anno: -0,1% per gli italiani, +2,6% per gli stranieri.
Tra le novità anche il fatto che per la prima volta la Cina diventa il primo paese di provenienza degli imprenditori immigrati (73.795), superando il Marocco (72.630). Al terzo posto la Romania, con poco meno di 70mila unità. Il comparto in cui la componente straniera ha il peso maggiore è l’edilizia, con il 15,0%; seguono commercio (13,1%) e ristorazione (11,7%). Tra gli imprenditori cinesi, circa un terzo, opera nel commercio (34,3%), poi nella manifattura (26,8%) e nella ristorazione (22,6%). I titolari d’impresa della Romania sono specializzati invece nelle costruzioni (53,4%), così come quelli dell’Albania (63,0%). Tra le grandi città dove le imprese hanno forte componente straniera vi sono Milano, Roma, Torino e Napoli. Il record appartiene però a Prato, patria del tessile a firma cinese, con un’incidenza del 23%. (Daniela Fassini – Avvenire)