Primo Piano

Migrantes Roma: le comunità etniche per la pace

29 Aprile 2024 -

Roma - L’Ave Maria recitato in lingue diverse, intervallato da canti devozionali della tradizione ucraina, rumena, filippina, latino-americana, nigeriana. Sarà molto suggestivo il “Rosario per la pace” promosso dall’equipe pastorale Migrantes all’interno dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, in programma domenica 5 maggio, dalle ore 17, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. A guidare la recita del Rosario sarà don Pietro Guerini, parroco della basilica e direttore dell’Ufficio diocesano.  «Ma verranno coinvolti laici, sacerdoti, religiose e religiosi dell’equipe che animeranno il Rosario», anticipa il sacerdote, che coglie l’occasione per presentare il nuovo gruppo di lavoro. «L’equipe è stata costituita di recente – spiega – ed è composta da persone che hanno una particolare formazione ed esperienza accreditati nel lavoro con i migranti. Il loro compito è quello di proporre iniziative di carattere formativo e spirituale, come appunto il Rosario di domenica prossima, ma anche fornire accompagnamento ai parroci e ai consigli pastorali affinché vi sia un vero processo di integrazione nel territorio diocesano». Sono circa 120 le etnie presenti a Roma, che rappresentano tutti e cinque i continenti e quasi tutti i Paesi del mondo. «Questo Rosario – prosegue don Guerini – nasce da una esigenza emersa in termini molto pressanti e intensi soprattutto da parte di alcune comunità etniche, provenienti da zone dove ci sono conflitti. L’esigenza, cioè, di condividere insieme la preghiera perché sia lenita la sofferenza». In tanti, tra i migranti che vivono a Roma, hanno perso parenti e amici a causa delle guerre o vengono da Paesi attualmente coinvolti in conflitti. «Testi biblici e brani tratti da discorsi di Papa Francesco accompagneranno la meditazione di ogni Mistero del Rosario – annuncia il sacerdote –. Questo percorso di preghiera vuole essere un’accorata invocazione del mondo riunito a Roma per il mondo che soffre la violenza della guerra. L’invocazione a Maria e al Signore aiuti un processo di pace che parte anche da noi». (Giulia Rocchi)

MCI Germania: da sabato il pellegrinaggio a Lourdes

29 Aprile 2024 - Roma - Si concluderà domani il pellegrinaggio mariano a Lourdes delle Missioni cattoliche Italiane in Germania. Il pellegrinaggio si è aperto con la Santa Messa, presieduta dal delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia don Gregorio Milone, nella Basilica del Rosario a Lourdese il passaggio di tutti i pellegrini nella Grotta. Ieri la Via Crucis per gli ammalati e la Processione eucaristica mentre domani mattina è prevista l'Adorazione Eucaristica e il ritorno in Germania. (R.I.)  

Rimanere, verbo di movimento

29 Aprile 2024 -
Roma - In questa quinta domenica di Pasqua la liturgia ci propone un altro dei discorsi di addio di Gesù, e dopo l’immagine del buon pastore, domenica scorsa, Giovanni propone la figura della vite e dei tralci, per dire il legame stretto tra il Signore e i suoi discepoli. E c’è un verbo che nel quarto Vangelo viene ripetuto ben sette volte: rimanere. Verbo che non va interpretato come qualcosa di statico, dice Papa Francesco, non significa “star fermi, parcheggiati nella passività”, ma invece ci chiede di “metterci in movimento”, perché rimanere nel Signore “significa crescere, crescere nella relazione con lui”; significa ancora camminare e “lasciarci provocare dal suo Vangelo e diventare testimoni del suo amore”. È a Venezia in questa domenica di fine aprile Papa Francesco, prima tappa di un viaggio nel triveneto che lo porterà a maggio a Verona e, a luglio, a Trieste. E il verbo rimanere fa un po’ da filo conduttore dei suoi incontri in questa città che Giovanni Paolo II, nella sua visita del giugno 1985, definiva “una architettura che addobba lo spazio reso luce dall’acqua e dal cielo”. Venezia, per Francesco, “da sempre è luogo di incontro e di scambio culturale”, e nello stesso tempo è chiamata a “essere segno di bellezza accessibile a tutti, a partire dagli ultimi, segno di fraternità e di cura per la nostra casa comune”; è “terra che fa fratelli”. La prima tappa della visita è il carcere femminile della Giudecca dove, alle donne detenute, ricorda ci sono “errori di cui farci perdonare e ferite da curare”; e quel restare in carcere non è luogo dove la dignità della persona è “messa in isolamento”, ma può segnare “l’inizio di un qualcosa di nuovo”, un “cantiere di ricostruzione in cui guardare e valutare con coraggio la propria vita, rimuovere ciò che non serve, che è di ingombro, dannoso o pericoloso”. Agli artisti alla Biennale d’Arte ha parlato dell’arte come di città di rifugio. Anche qui non qualcosa di statico, ma luogo che “disobbedisce al regime di violenza e discriminazione per creare forme di appartenenza umana capaci di riconoscere, includere, proteggere, abbracciare tutti a iniziare dagli ultimi”; una “rete” per dire no al razzismo, alla xenofobia, alla disuguaglianza, allo squilibrio ecologico, all’aporofobia” cioè la fobia dei poveri. Ai giovani, davanti la Chiesa della salute, ha detto di “alzarsi e andare”, e rimanere in piedi “quando viene voglia di sedersi, di lasciarsi andare”; alzarsi e rimanere in piedi di fronte alla vita “non seduti sul divano”, uscire “dal mondo ipnotico dei social che anestetizza l’anima”, perché per Dio non siete “un profilo digitale, ma un figlio, con un Padre nei cieli”. Infine, nell’omelia in piazza San Marco, il verbo rimanere è coniugato nella interpretazione del testo giovanneo della vite-Gesù e dei tralci-apostoli-fedeli, metafora che “mentre esprime la cura amorevole di Dio per noi, d’altra parte ci mette in guardia, perché, se spezziamo questo legame con il Signore, non possiamo generare frutti di vita buona e noi stessi rischiamo di diventare rami secchi”. Un legame, ricorda Francesco, che “non imprigiona la nostra libertà ma, al contrario, ci apre ad accogliere la linfa dell’amore di Dio, il quale moltiplica la nostra gioia, si prende cura di noi con la premura di un bravo vignaiolo e fa nascere germogli anche quando il terreno della nostra vita diventa arido”. Rimanere, dunque. Perché restando uniti a Cristo, afferma il Papa, “potremo portare i frutti del Vangelo dentro la realtà che abitiamo: frutti di giustizia e di pace”, e al Regina caeli rinnova il suo appello per la pace in Ucraina, in Palestina e Israele; pace e fine delle violenze a Haiti dove è in vigore lo stato di emergenza. Ancora “frutti di solidarietà e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano. Da Venezia con la sua “incantevole bellezza”, Francesco rinnova l’appello per la salvaguardia del creato: “i cambiamenti climatici, hanno un impatto sulle acque della laguna e sul territorio”; la città “è un tutt’uno con le acque su cui sorge, e senza la cura e la salvaguardia di questo scenario naturale potrebbe perfino cessare di esistere”. (Fabio Zavattaro)

Srilankesi in Italia: festa della Vergine della Rivelazione a Laurentina

26 Aprile 2024 - Roma - Anche quest’anno il 25 aprile la comunità cattolica dello Sri Lanka a Roma ha celebrato la festa della Vergine della Rivelazione presso il santuario mariano a Laurentina a Roma. La Santa Messa è stata presieduta da Mons. Neville Joe Perera, coordinatore nazionale per gli immigrati srilankesi in Italia e concelebrata da numerosi sacerdoti. “Dopo la messa molti di voi daranno in dono una rosa o un mazzo di fiori alla Vergine della Rivelazione, vi chiedo di donare anche il vostro cuore” ha detto Mons. Perera. In conclusione ha ricordato ai fedeli il valore e l’importanza della preghiera del S. Rosario come "potente strumento di protezione e di amore delle famiglie". Centinaia di srilankesi che vivono e lavorano a Roma hanno partecipare a questo momento di preghiera, ringraziando la Vergine della Rivelazione per le tante grazie ricevute. (Riccardo Nelumdeniya)  

Italiani nel Mondo: il Santo Crocifisso di Leporano negli USA

26 Aprile 2024 - Taranto - Leporano, in provincia di Taranto, vola negli Stati Uniti. L’Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo, Iolanda Lotta, insieme all’Associazione nazionale delle Città del Santo Crocifisso, dal oggi al al 6 maggio fanno tappa a Brooklyn e New York per partecipare al Culto del Santissimo Crocifisso. Anche in occasione dell’Anno delle Radici Italiane nel Mondo, designato per il 2024 dal Ministero degli Affari Esteri, il Culto del Santissimo Crocifisso verrà celebrato durante il gemellaggio di fede con le comunità italiane in America Settentrionale, per favorire l’integrazione e l’inclusione oltre oceano. Scambio interculturale che è stato promosso dall’Associazione delle Città del SS. Crocifisso e che nel corso del decennio si è sviluppata sino ad annoverare tra i suoi iscritti ben 50 Comuni appartenenti a nove regioni italiane quali Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia. “Siamo molto orgogliosi di questa missione internazionale – hanno dichiarato il Sindaco di Leporano, Vincenzo Damiano, e l’Assessore Lotta - perché saremo gli unici esponenti istituzionali in rappresentanza della Puglia. Onorati di far parte di questa Associazione, crediamo che questi incontri siano importanti sia dal punto di vista religioso che per l’interscambio umano e culturale tra italiani fuori e dentro i confini, per incrementare ponti e relazioni invitando i nostri connazionali all’estero a venire a visitare Leporano, Taranto e la Puglia, particolarmente ricche di storia e cultura, tradizioni enogastronomiche e risorse naturalistiche di straordinaria bellezza”.  

Sophia e Migrantes unite per l’Earth Day: il 18 e il 19 aprile la presentazione del fumetto “In fuga” 

24 Aprile 2024 - Roma - A Villa Borghese, in occasione della 54esima Giornata Mondiale della Terra che si svolgerà a Roma a Villa Borghese dal 18 al 22 aprile, Fondazione Migrantes e Sophia Impresa Sociale hanno presentato In Fuga. Si tratta del primo fumetto realizzato dall’organismo pastorale della CEI e stampato da Tau editrice nato dall’idea di Cristina Molfetta, Chiara Marchetti, Duccio Facchini e Manuela Valscecchi con la collaborazione del fumettista Valerio Chiola e alla sceneggiatrice Emanuela Bissattini. Il fumetto richiama la tematica del diritto d’asilo europeo ed italiano mostrando una problematica che tanti stanno vivendo sulla propria pelle: il diverso trattamento riservato a chi scappa dalla guerra a seconda del paese di provenienza. L’opera presenta storie parallele di rifugiati ucraini, nigeriani, egiziani e afghani che pur incontrando difficoltà simili riscontrano risposte diverse. Circa 120 studenti hanno assistito alla presentazione del fumetto da parte di Cristina Molfetta e di alcuni collaboratori di Sophia il 18 e il 19 aprile tra le 9 e le 15. Nell’incontro gli studenti hanno letto il fumetto insieme al team. E’ seguito un breve approfondimento sulle tematiche affrontate e un momento in cui i giovani hanno potuto fornire un feedback su quanto emerso dalla lettura. “Il fumetto è nato da un’intuizione” racconta Cristina Molfetta, una delle ideatrici dell’opera e tra le curatrici del dossier annuale di Fondazione Migrantes sul diritto di asilo: “ci siamo chiesti come portare e sensibilizzare i giovani su una tematica così delicata e in maniera più semplice rispetto al nostro dossier”. “Si è trattato del lavoro di un anno” prosegue. “L’obiettivo è suscitare domande scomode”. Quanto realizzato per l’Earth Day non sarà un unicum. All’interno del progetto Educare senza Confini che Sophia Impresa Sociale attua con il sostegno della Fondazione Migrantes nelle scuole, per questa edizione uno dei due incontri sarà dedicato proprio alla lettura dell’opera per sensibilizzare i giovani alla tematica dell’accoglienza. “Siamo molto contenti di poter collaborare ancora più a stretto contatto con Migrantes” commenta Erik Conte, responsabile del progetto. “Il fumetto per noi significa portare nelle classi, a questi 500 studenti che incontreremo, qualcosa di nuovo e parlare di una tematica delicata come quella dei centri di accoglienza in modo diverso, più vicino alla loro sensibilità”. (Alessio Mirtini)

Vescovi cattolici e leader cristiani del regno Unito: “richiedenti asilo usati come football politico”

24 Aprile 2024 -
Roma - “Abbiamo molti dubbi sul Safety of Rwanda Bill per il precedente che avvia a casa nostra e negli altri Paesi su come rispondiamo ai più vulnerabili tra i quali vi sono le vittime della schiavitù moderna e minori, considerati come adulti, che abbiamo il dovere di proteggere”. Con queste parole, contenute in un comunicato, firmato anche dai più importanti leader cristiani del Regno Unito, la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha criticato la legislazione che dà il via alle deportazioni di migliaia di richiedenti asilo arrivati sulle coste inglesi. Il premier britannico Rishi Sunak ha annunciato, riferisce l'agenzia SIR, che i primi voli partiranno tra dieci, dodici settimane, anche se sono attesi ricorsi presso i tribunali britannici. “Come leader cristiani esprimiamo la nostra gratitudine a chi risponde alla chiamata di Gesù di dar da mangiare e vestire i poveri e dare il benvenuto agli stranieri e notiamo, con tristezza e preoccupazione, la crescita in ostilità verso chi cerca rifugio in queste isole e anche il modo in cui il trattamento dei richiedenti asilo è usato come un football politico”. Il comunicato è firmato, oltre che dai vescovi inglesi e gallesi, anche dal primate anglicano Justin Welby, dall’arcivescovo di York Stephen Cottrell, dalla segretaria generale dei Battisti reverenda Lynn Green, dalla moderatrice delle Chiese riformate, reverenda Tessa Henry-Robinson, e dalla presidentessa dei Metodisti, Gill Newton.

Parlamento europeo: approvata la nuova direttiva in materia di prevenzione e lotta contro la tratta di esseri umani e protezione delle vittime

24 Aprile 2024 - Roma - Nella seduta del 23 aprile u.s. con 563 a favore, 7 contro e 17 astensioni il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che “modifica la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime”. Adottando il nuovo testo, il Parlamento ha fornito risposte alle richieste dei cittadini formulate nelle conclusioni della Conferenza del futuro dell'Europa, in particolare: la proposta 24, paragrafo 6, sulla lotta alla tratta di esseri umani in cooperazione con i paesi terzi, la 42, paragrafo 2, sull'affrontare le sfide alle frontiere esterne e la 43, paragrafo 1, sulla sicurezza dei migranti.  Il provvedimento amplia il campo di applicazione delle attuali misure al fine di affrontare e prevenire la tratta di esseri umani e sostenere meglio le sue vittime. Per sostenere le azioni dell'UE contro la tratta di esseri umani anche al di là del lavoro e dello sfruttamento sessuale, la nuova direttiva criminalizza a livello europeo anche il matrimonio forzato, l'adozione illegale e lo sfruttamento della maternità surrogata. Essa provvederà inoltre a:
  • rafforzare il coordinamento tra le autorità antitratta e quelle in materia di asilo, in modo che le vittime che necessitano anche di protezione internazionale ricevano un sostegno e una protezione adeguati e che il loro diritto di asilo sia rispettato;
  • criminalizzare l'uso dei servizi forniti da una vittima della tratta, qualora l'utente sappia che la vittima è sfruttata, al fine di ridurre la domanda di sfruttamento;
  • introdurre sanzioni per le imprese condannate per tratta, ad esempio escludendole dalle procedure di appalto e dall’ottenimento di aiuti pubblici o sovvenzioni; garantire che i pubblici ministeri possano scegliere di non perseguire le vittime per atti criminali che sono stati costretti a commettere e che le vittime ricevano sostegno indipendentemente dal fatto che collaborino o meno con le indagini;
  • fornire sostegno alle vittime, compreso l'accesso a rifugi e alloggi sicuri, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili; garantire i diritti delle persone con disabilità e un adeguato sostegno, compresa la nomina di tutori o rappresentanti, ai minori non accompagnati; e a
  • consentire ai giudici di considerare la diffusione non consensuale di immagini o video sessuali come una circostanza aggravante nell'emettere sentenze.
Il Consiglio della UE dovrà ora approvare formalmente l'accordo. La direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE e gli Stati membri avranno due anni per attuare le sue disposizioni. Come accennato, la nuova direttiva vieta, insieme ai matrimoni forzati e le adozioni illegali, lo sfruttamento della maternità surrogata. L’ambito è quello delle vittime del traffico di esseri umani, includendo tutte quelle situazioni in cui la madre surrogata non è consenziente perché forzata o indotta. Diversi esponenti politici auspicano a questo punto di compiere un ulteriore passaggio, che però non ha nulla a che vedere con la motivazione alla base di questa direttiva, per vietare in tutto e per tutto la maternità surrogata, a prescindere dal consenso. Per il momento, però, le leggi restano quelle attualmente vigenti e la novità in ambito europeo non riguarda i dibattiti intorno al cosiddetto utero in affitto, ma il principio di libertà, dignità e autodeterminazione di ogni essere umano in quanto tale. Al riguardo, i Paesi europei hanno diverse disposizioni circa la maternità surrogata, che è completamente legale in: Grecia, Olanda, Albania, Ucraina, Polonia, Russia, Stati Uniti (alcuni Stati). In altri paesi, invece, è consentita esclusivamente la maternità surrogata a titolo gratuito, si tratta di: Gran Bretagna, Paesi Bassi, Cipro, Australia, Canada, Danimarca, Ungheria, Israele, Alcuni paesi degli Stati Uniti. In Belgio e Repubblica Ceca, invece, la maternità surrogata non è espressamente regolamentata dalla legge. Tutti gli altri paesi sono quindi contrari, proprio come l’Italia. Infatti, nel nostro Paese la maternità surrogata è illegale essendo vietata dalla legge n. 40 del 2004, secondo cui: Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. La ragione di questo divieto è la tutela delle donne, in particolar modo di quelle economicamente più fragili, che potrebbero prestarsi come madri surrogate per il compenso economico, ma soffrendone. Questo il motivo per cui diversi Stati hanno scelto di legalizzare soltanto la maternità surrogata a titolo gratuito, in modo da limitare eventuali situazioni di abuso. Ciò potrebbe però non essere sufficiente, in quanto ci sono vari modi per aggirare il divieto di pagamento, come i rimborsi spese. (Alessandro Pertici)      

L’inaccettabile deportazione

24 Aprile 2024 - Milano - Entro tre mesi il governo conservatore britannico di Rishi Sunak inizierà le deportazioni in Ruanda dei richiedenti asilo arrivati illegalmente nel Regno Unito dopo il 2022. I cargo sono pronti a lavorare tutta l'estate per "trasferire" 2.220 persone nel cuore dell'Africa. La notizia, arrivata dopo l'ennesimo naufragio nella Manica sulle coste francesi costata la vita a cinque persone, svela la versione 2024 del famoso piano Ruanda, più volte presentato in Parlamento e bocciato lo scorso novembre dalla Suprema corte per gli sfregi al diritto internazionale. Perché i profughi verranno espulsi nei Grandi Laghi in pratica prima che vengano esaminate le richieste d'asilo. Infatti, avranno solo una settimana di preavviso sulla deportazione e cinque giorni per presentare eventuale ricorso, tempi troppo stretti. Del resto, il principio ispiratore del governo Sunak è quello di negare il diritto di restare sul suolo britannico agli irregolari. Il governo conservatore ha così inventato la nuova frontiera della esternalizzazione: dal controllo dei confini è passato all'esame dei diritti, cedendo a pagamento la valutazione delle domande di asilo a un Paese nel cuore dell'Africa definito sicuro per legge e non certo famoso per la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Norme che hanno già allarmato il numero uno dell'Unhcr Filippo Grandi e l'Alto commissario Onu per i diritti umani Voelker Turk, che hanno richiamato Londra al contrasto dei flussi di irregolari di rifugiati e migranti sulla base della cooperazione internazionale e del rispetto del diritto internazionale umanitario. Norme per inciso spesso promosse da Londra o che l'hanno vista in prima linea per farle approvare in un tempo ormai lontano. Sunak, con la nuova legge, si è dato la facoltà di ignorare le ingiunzioni della Corte europea dei diritti dell'uomo e ha annunciato pubblicamente che i tribunali internazionali non lo fermeranno. Una iniziativa di propaganda in vista delle elezioni di fine anno per risollevare sondaggi in picchiata per i Tories sulla pelle di poche migliaia di disperati che hanno attraversato il Mediterraneo e le frontiere secondarie dell'Ue per raggiungere un Paese che, grazie al passato imperiale e coloniale, vanta numerose comunità di rifugiati. La domanda è se la terribile "ricetta" inglese, le deportazioni dei potenziali richiedenti asilo irregolari, non rischi di corrodere anche l'Ue, che già con nuovo il patto sulle migrazioni e l'accoglienza ha ammainato la bandiera della solidarietà in favore dell'innalzamento di nuovi muri. Non è improbabile. Ieri è arrivato in Italia in visita il ministro dell'interno britannico James Cleverly per incontrare la guardia costiera e «accelerare il lavoro congiunto volto ad arginare l'immigrazione clandestina dal Nord Africa». Non a caso la scelta è caduta su Roma, che più di tutte le capitali mediterranee europee punta non più sulla redistribuzione tra i 27, ma sul blocco degli arrivi rafforzando l'intesa con libici e tunisini e ostacolando le operazioni delle Ong in mare. Perché quando con la bella stagione si intensificheranno i flussi, in base alle nuove norme europee, Roma rischia di avere dai partner i soldi per tenersi i migranti sbarcati. Se invece i flussi dell'Africa occidentale e della Libia orientale in mano all'Africa Corps (ex Wagner Group) russa si indirizzeranno soprattutto verso le Canarie e la Grecia, rischia di doversi prendere i migranti sbarcati negli altri Paesi a meno di pagare a sua volta. L'altro progetto assai apprezzato in Ue e che interessa Londra è la discussa apertura di due centri per migranti in Albania per contenere 3mila migranti e che costeranno un miliardo di euro. Somma che si potrebbe impiegare meglio in accoglienza e integrazione. L'auspicio è che a Roma nessuno voglia copiare il piano Ruanda, inutile e costoso perché dai Grandi Laghi con i trafficanti si può ripartire facilmente verso nord. Bloccare i profughi in Paesi terzi insicuri, piaccia o no ai governi, è una palese violazione dei diritti umani. Sarebbe invece più razionale governare i flussi, a partire dal potenziamento dei corridoi umanitari, anziché sprecare tempo e grandi somme di danaro pubblico provando invano a fermarli, vista l'ormai cronica mancanza di braccia e di giovani che affligge Regno Unito e Ue. (Paolo Lambruschi)  

Legge asilo Regno Unito-Ruanda: allarme Nazioni Unite su ricadute “dannose”, “a livello globale, sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati”

23 Aprile 2024 -
Roma - Allarme delle Nazioni Unite per le ricadute “dannose” del disegno di legge “Safety of Rwanda” approvato dal Parlamento britannico “a livello globale, sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati”. Per questo, in una nota congiunta diffusa oggi, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, chiedono al governo britannico di “riconsiderare il piano di trasferimento dei richiedenti asilo in Ruanda e di adottare invece misure pratiche per gestire i flussi irregolari di rifugiati e migranti, sulla base della cooperazione internazionale e del rispetto della legislazione internazionale sui diritti umani”. Secondo le agenzie delle Nazioni Unite, il disegno di legge è stato presentato al Parlamento insieme al Trattato di partenariato per l’asilo tra Regno Unito e Ruanda, nonostante la Corte Suprema del Regno Unito abbia messo in guardia l’anno scorso che la proposta di trasferire i richiedenti asilo in Ruanda avrebbe violato il diritto internazionale e quello britannico, rilevando le debolezze del sistema ruandese per la determinazione delle singole richieste di asilo. Il disegno di legge e il trattato – argomenta l’Unhcr – non solo non superano le lacune di protezione individuate dalla Corte Suprema ma “una volta promulgati, limiteranno i tribunali britannici dal vagliare adeguatamente le decisioni di allontanamento, lasciando ai richiedenti asilo un margine di ricorso limitato anche se corrono rischi significativi”. “La nuova legislazione segna un ulteriore passo indietro rispetto alla lunga tradizione del Regno Unito di fornire rifugio a chi ne ha bisogno, in violazione della Convenzione sui rifugiati”, ha dichiarato Grandi. E Türk aggiunge: “”Questa nuova legislazione, trasferendo la responsabilità sui rifugiati, riducendo la capacità dei tribunali britannici di controllare le decisioni di espulsione, limitando l’accesso ai rimedi legali nel Regno Unito e limitando la portata delle tutele nazionali e internazionali dei diritti umani per un gruppo specifico di persone, ostacola seriamente lo stato di diritto nel Regno Unito e crea un pericoloso precedente a livello globale”. L’Unhcr fa notare come la nuova legislazione sia la terza di una serie di leggi britanniche progressivamente restrittive che hanno eroso l’accesso alla protezione dei rifugiati nel Regno Unito dal 2022. Se attuata, i richiedenti asilo, comprese le famiglie con bambini, verrebbero inviati in Ruanda per presentare le loro richieste di asilo, senza alcuna prospettiva di ritorno nel Regno Unito. Inoltre, limiterà drasticamente la possibilità per i richiedenti asilo di contestare o appellarsi alle decisioni di allontanamento, in quanto i responsabili delle decisioni e i giudici dovranno considerare definitivamente il Ruanda come un Paese “sicuro” in termini di protezione dei richiedenti asilo, indipendentemente da qualsiasi prova contraria, presente o futura. Questa situazione è ancora più preoccupante se si considera che la legislazione autorizza espressamente il governo a ignorare qualsiasi ricorso provvisorio di protezione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Migrantes Campania: sabato l’incontro dei coordinatori etnici della regione

23 Aprile 2024 -
Napoli - Il 27 aprile 2024 si terrà un incontro presso l'Istituto Pennese a Portici, in provincia di Salerno, destinato ai Cappellani etnici delle Diocesi della Campania, sacerdoti e religiosi strani che collaborano con gli uffici diocesani Migrantes e i Direttori diocesani Migrantes.  L'obiettivo principale dell'evento è quello di condividere le esperienze e le attività svolte all'interno delle comunità etniche cattoliche presenti sul territorio regionale. La convocazione, firmata dall'Incaricato Regionale Migrantes Antonio Bonifacio e sostenuta dal Vescovo delegato mons. Giuseppe Mazzafaro, offre un'importante momento per la collaborazione tra le varie realtà religiose impegnate nell'assistenza, nell'accoglienza e nell'accompagnamento, nella vista quotidiana e di Fede, dei migranti e delle comunità etniche presenti nella regione.
L'ordine del giorno prevede diverse sezioni, tra cui la comunicazione del Vescovo delegato, le comunicazioni dell'Incaricato Regionale e un aggiornamento sulle attività ed esperienze delle cappellanie etniche. L'incontro sarà anche un'occasione per rafforzare i legami fraterni tra i partecipanti e per promuovere una maggiore coesione e collaborazione tra le varie realtà ecclesiastiche impegnate nell'assistenza ai migranti e alle comunità etniche.

Viminale: da inizio anno sbarcate 16.090 persone sulle coste italiane

23 Aprile 2024 -
Roma - Sono 16.090 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno aggiornato all data di ieri secondo il Ministero degli Interni. Di questi 3.425 sono di nazionalità bengalese (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (2.460, 15%), Tunisia (2.224, 14%), Guinea (1.629, 10%), Egitto (1.037, 7%), Pakistan (690, 4%), Mali (596, 4%), Sudan (497, 3%), Gambia (495, 3%), Costa d’Avorio (472, 3%) a cui si aggiungono 2.565 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 2.335 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Srilankesi in Italia: ricordato l’anniversario della strage della Domenica di Pasqua

22 Aprile 2024 - Roma - Il 21 aprile è una data che la Chiesa dello Sri Lanka non può dimenticare, 272 persone hanno tragicamente perso la vita durante gli attentati della domenica di Pasqua nel 2019. A distanza di 5 anni la comunità dello Sri Lanka a Roma si è riunita presso la basilica dei XII Apostoli per commemorare le vittime, pregare per le loro anime e per rinnovare l’appello affinché giustizia sia fatta. Oltre mille srilankesi hanno voluto partecipare a questo evento dalle limitrofe comunità dell’Infernetto, Laurentina, Prima Porta e  La Storta. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Neville Joe Perera, coordinatore nazionale dei srilankesi in Italia  e concelebrata da mons.  Indunil Janakaratne, segretario del dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso e numerosi sacerdoti. “Ai giorni d’oggi vediamo una grande disparità tra la giustizia umana e quella divina, diversamente dalla giustizia umana, la giustizia divina riflette la gloria di Dio” ha detto mons. Perera durante l’omelia. “Come ha detto anche il nostro caro Arcivescovo il Cardinal Ranjith, questi vili attentati hanno rispolverato due termini dimenticati da molto tempo in Sri Lanka: Giustizia e rispetto della Legge. Domandiamoci, vogliamo veramente una società ingiusta e immorale per i nostri figli?” ha aggiunto. Mons. Perera ha concluso invitando i partecipanti a pregare affinché l’anno prossimo ci sia la prima commemorazione dei “martiri degli attentati della domenica di Pasqua” e non più la commemorazione per le vittime. L’evento è stato organizzato da don Isira Jayasuriya, vice cappellano per la comunità srilankese nella diocesi di Roma con l’aiuto di molti volontari. (Riccardo Nelumdeniya)        

Mons. Renna: “corridoi lavorativi espressione di bene comune”

22 Aprile 2024 -
Catania - Non solo accoglienza, ma anche una prospettiva lavorativa per una reale integrazione nel nostro paese grazie alla nuova proposta dei corridoi lavorativi. Se ne è parlato a Catania nel convegno “Ero straniero e mi avete accolto. Dalla buona accoglienza di ‘Welcome to Catania’ ai corridoi lavorativi”. L’evento è stato promosso dal Consorzio Umana Solidarietà s.c.s, da Als, Associazione lavoratori stranieri Mcl, dal Movimento cristiano lavoratori (Mcl) Sicilia e dalla Comunità di Sant’Egidio Sicilia. “Abbiamo avviato in Sicilia una prima sperimentazione dei corridoi lavorativi – ha spiegato Paolo Ragusa, Coordinatore Consorzio Umana Solidarietà e presidente della Als Mcl Sicilia – in collaborazione con l’Ugtm di Fez (Marocco). Quaranta lavoratori marocchini saranno formati nel loro paese di origine e poi verranno in Italia per svolgere l’attività lavorativa stagionale nell’ambito agricolo e tessile. Abbiamo voluto lanciare anche la piattaforma on-line Migrants.Work per mettere in contatto diretto lavoratori e aziende”. L’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, ha aggiunto: “L’espressione bene comune a volte diventa retorica. Oggi lo si vede circoscritto a un solo ambiente e al proprio paese. Ma in realtà il suo vero significato sta nel mettere tutti nelle condizioni di sviluppo. Per noi oggi ‘bene comune’ è l’Europa. La visione che possiamo condividere qui è una visione globale, che abbraccia tutto il genere umano. L’abitazione e il lavoro – ha proseguito mons. Renna – sono fondamentali per le persone, che qui si offrono con difficoltà. Tanti migranti pagano tanto per vivere in tuguri. Se c’è lavoro e non si hanno abitazione non c’è dignità. Se c’è abitazione, ma non c’è lavoro è lo stesso. Ben vengano allora progetti come quello che presentiamo oggi, e spero facciano cultura su questi concetti, perché oggi ci vogliono imbeccare di slogan, ma abbiamo bisogno di conoscere davvero le cose”.

Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro in un libro della collana Migrantes

22 Aprile 2024 - Roma - "Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro" è l’ultimo libro scritto da Massimo Pavanello edito dalla Tau Editrice nella collana "Testimonianze e esperienze delle Migrazioni".  Il libro si avvale della prefazione di Antonella Benedetta Ventre, giornalista Rai, con esperienza di studi e di lavoro all’estero; e della postfazione di don Antonio Serra, da anni residente a Londra e coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Inghilterra e Galles. Il testo raccoglie una decina di interviste realizzate per la rubrica "Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro" proposta da Radio Mater. Una trasmissione ideata e condotta da Massimo Pavanello, con la consulenza della Fondazione Migrantes. L’interesse giornalistico dà conto della vita di alcune Missioni Cattoliche Italiane. Dopo un primo volume, che ha proposto testimonianze attinte all’interno del Vecchio continente, questo offre vetrina a voci che abitano fuori dall’Europa. Preti, imprenditori, giovani, funzionari di Organizzazioni internazionali si sono prestati al microfono del conduttore raccontando la propria esperienza di italiani all’estero e il ruolo delle Missioni Cattoliche Italiane nel fare comunità. Nei colloqui sono stati affrontati anche argomenti mutuati dalla cronaca: la guerra, con un cappellano militare; le migrazioni, con un missionario impegnato in Marocco; il benessere, con un imprenditore che lavora a Hong Kong; l’8xmille destinato ai progetti esteri; la scelta di trasferirsi all’estero, con una giovane connazionale che ora vive in Canada.  Con un occhio sempre attento alla presenza di carità che gli italiani testimoniano in questi contesti. "L’intuizione che ha portato a questo libro (frutto dell’omonima rubrica radiofonica) - dichiara Pavanello - parte da un dato: ci sono più italiani nel mondo che stranieri in Italia. Da quando l’emigrazione è un fenomeno, i connazionali all’estero hanno avuto al loro fianco una Chiesa dall’idioma familiare. Per tutti, anche i molti realizzati, è il bisogno e non il romanticismo a spingere verso nuovi lidi". L’autore, da questa ricognizione ad extra, individua anche una ricaduta interna. Infatti, chiosa: "conoscere l’andamento vettoriale della emigrazione italiana, che include il dato spirituale, facilita anche la rilettura dell’immigrazione verso le coste domestiche". Il pensiero finale è quasi una dedica. "Né la prima né la seconda edizione della rubrica radiofonica hanno potuto ospitare membri della vivace Comunità italiana di Mosca che si raduna presso la chiesa di San Luigi dei Francesi. Il contesto internazionale ha suggerito di custodire questo gruppo di fedeli. Basti qui una prudente citazione. In attesa di dare loro voce". A tal proposito, dopo la visita in Russia del Cardinal Matteo Zuppi, in qualità di rappresentante personale del Papa, la MCI moscovita ha rilasciato un comunicato che si riporta nel libro. È l’unico intervento pubblico dei fedeli italiani, dall’inizio del conflitto.

Papa Francesco: “preoccupazione” e “dolore” per il Medio Oriente

22 Aprile 2024 - Città del vaticano - “Continuo a seguire con preoccupazione, e anche con dolore, la situazione in Medio Oriente”. Lo ha assicurato il Papa, che al termine del Regina Caeli di ieri ha rinnovato l’appello “a non cedere alla logica della rivendicazione e della guerra; prevalgano invece le vie del dialogo e della diplomazia, che può fare tanto”. “Prego ogni giorno per la pace in Palestina e in Israele e spero che quei due popoli possano presto smettere di soffrire”, ha rivelato Francesco: “E non dimentichiamo la martoriata Ucraina, la martoriata Ucraina che soffre tanto per la guerra”. “Con dolore ho appreso la notizia della morte, in un incidente, di padre Matteo Pettinari, giovane missionario della Consolata in Costa d’Avorio, conosciuto come il ‘missionario instancabile’, che ha lasciato una grande testimonianza di generoso servizio”, ha proseguito il Santo Padre: “Preghiamo per la sua anima”. Non è mancato un saluto “ai nuovi presbiteri della diocesi di Roma, che sono stati ordinati ieri pomeriggio nella basilica di San Pietro”: “Preghiamo per loro!”.    

Ognuno di noi è “importante” per Cristo

22 Aprile 2024 -
Città del Vaticano - In questa domenica, la quarta di Pasqua, la Chiesa vive la Giornata delle vocazioni, e ricorda, nel Vangelo di Giovanni, la figura del buon pastore che veglia e protegge. Immagine che non è soltanto riferita al contesto sociale e culturale del tempo in cui Gesù è vissuto, e che vedeva nel quotidiano la presenza di greggi e pastori, ma comunica una visione della vita cristiana che coinvolge tutti noi, e che mette in primo piano il buon pastore, appunto, e dall’altro il mercenario e il lupo. Questi ultimi due hanno, per così dire, una visione simile: il mercenario agisce per fini personali, per denaro e non si cura di abbandonare il gregge nel momento del pericolo; il lupo “le rapisce e le disperde” come leggiamo in Giovanni. Agiscono, i due, con indifferenza e egoismo e guardano solo alla propria soddisfazione, al proprio tornaconto. È l’immagine di una realtà che non guarda l’altro, e oggi possiamo dire non guarda i poveri e i profughi che cercano di raggiungere altre terre per costruirsi e costruire per la propria famiglia un futuro migliore; è la cultura dello scarto per usare sempre le parole di Papa Francesco. Il buon pastore, invece, è colui che conosce le pecore, anzi dà la vita per le proprie pecore. “Gesù – ricorda Papa Francesco al Regina caeli – non è solo un bravo pastore che condivide la vita del gregge”, ma per noi “ha sacrificato la vita e, risorto, ci ha dato il suo Spirito”. Di più, come leggiamo nel quarto Vangelo, il buon pastore- Gesù ha “altre pecore che non provengono da questo recinto. Anche quelle deve guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. Facile leggere qui l’invito a non fermarsi al proprio popolo ma guardare anche oltre, anche a coloro che appartengono a altre culture e a altri paesi. Ecco perché la Chiesa celebra, in questa domenica, la Giornata delle vocazioni, per ricordare che il sacerdote non è un funzionario, non un manager ma deve assumere la mentalità del servo, diceva Papa Francesco nel 2015, “a imitazioni di Gesù che, spogliando sé stesso, ci ha salvati con la sua misericordia”. E ancora affermava che il pastore non è un collezionista di antichità; la prospettiva non è più quella delle novantanove pecore nel recinto: oggi nel recinto ne abbiamo una sola e le novantanove le dobbiamo andare a cercare. Benedetto XVI, il 3 maggio del 2009, metteva in guardia i nuovi sacerdoti: il mondo, spiegava, “è una mentalità, una maniera di pensare e di vivere che può inquinare anche la Chiesa, e di fatto la inquina”. E aggiungeva: “siamo nel mondo, e rischiamo di essere anche del mondo”. Parlando al Regina caeli Francesco ha affermato che ognuno di noi è “importante” per Cristo: “lui mi pensa, sono insostituibile, valgo il prezzo infinito della sua vita. E questo non è un modo di dire: lui ha dato veramente la vita per me, è morto e risorto per me. Perché mi ama e trova in me una bellezza che io spesso non vedo”. Il buon pastore-Gesù “ci conosce” afferma ancora il vescovo di Roma, “ci chiama per nome e, quando ci smarriamo, ci cerca finché ci ritrova”. E questo perché “ci pensa come l’amore della sua vita”. Per lui siamo un valore, mentre oggi tante persone “si ritengono inadeguate o persino sbagliate. Quante volte si pensa che il nostro valore dipenda dagli obiettivi che riusciamo a raggiungere, dal successo agli occhi del mondo, dai giudizi degli altri. E quante volte si finisce per buttarsi via per cose da poco. Oggi Gesù ci dice che noi per lui valiamo tanto e sempre”. Ancora una volta, come domenica scorso, il Papa ha messo in primo piano la via del negoziato per fermare i conflitti che insanguinano Israele, Palestina e l’Europa. Ha detto di seguire “con preoccupazione, e anche con dolore, la situazione in Medio Oriente”. Per questo ha rinnovato “l’appello a non cedere alla logica della rivendicazione e della guerra; prevalgano invece le vie del dialogo e della diplomazia, che può fare tanto”. La sua preghiera quotidiana è “per la pace in Palestina e in Israele” e spera che quei “due popoli possano presto smettere di soffrire”. E preghiera di pace per “la martoriata Ucraina che soffre tanto per la guerra”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes Campania: il prossimo 27 aprile l’incontro della cappellanie etniche della regione

19 Aprile 2024 -
Napoli - Il 27 aprile 2024 si terrà un importante incontro presso l'Istituto Pennese a Portici, in provincia di Salerno, destinato ai Cappellani etnici delle Diocesi della Campania, sacerdoti e religiosi stranieri che collaborano con gli uffici diocesani Migrantes e i Direttori diocesani Migrantes.  L'obiettivo principale dell'evento è quello di condividere le esperienze e le attività svolte all'interno delle comunità etniche cattoliche presenti sul territorio regionale. La convocazione, firmata dall'Incaricato Regionale Migrantes Antonio Bonifacio e sostenuta dal Vescovo delegato mons. Giuseppe Mazzafaro, offre un'importante momento per la collaborazione tra le varie realtà religiose impegnate nell'assistenza, nell'accoglienza e nell'accompagnamento, nella vista quotidiana e di Fede, dei migranti e delle comunità etniche presenti nella regione.
L'ordine del giorno prevede diverse sezioni, tra cui la comunicazione del Vescovo delegato, le comunicazioni dell'Incaricato Regionale e un aggiornamento sulle attività ed esperienze delle cappellanie etniche. L'incontro sarà anche un'occasione per rafforzare i legami fraterni tra i partecipanti e per promuovere una maggiore coesione e collaborazione tra le varie realtà ecclesiastiche impegnate nell'assistenza ai migranti e alle comunità etniche.

Bologna: un’ambulanza coi segni della guerra in Ucraina

19 Aprile 2024 -
Bologna - Un’ambulanza, crivellata da colpi di bombe e di artiglieria, proveniente dal villaggio di Staryi Saltiv nella regione di Kharkiv, è stata portata nel centro di Bologna, a testimonianza dell’orrore che ancora oggi vive l’Ucraina. Nel settembre 2022 l’ambulanza era giunta in soccorso di un ferito. Trenta secondi dopo l’arrivo dei sanitari è caduta la prima bomba: una prassi purtroppo ricorrente ripetuta in almeno 2000 casi, tanti sono i veicoli speciali distrutti. L’iniziativa è promossa dall’associazione internazionale “Ukraine is calling”, con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’acquisto di nuove ambulanze per le operazioni di soccorso ed è stata fatta propria dalla parrocchia greco-cattolica di San Michele di Bologna che si riunirà attorno all’ambulanza per un momento di preghiera. Mons. Andrea Caniato dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Bologna sottolinea: "sentiamo tutte le vittime dell’Ucraina come nostre, le sentiamo nostre per la presenza di una numerosa  comunità ucraina in mezzo a noi , ma le sentiamo nostre perché sono in fondo parte del nostro continente e della nostra famiglia di popoli. E la nostra preghiera è che ,anche grazie alla sensibilizzazione che questo mezzo sta portando nelle città italiane, possa crescere una grande coscienza di responsabilità per la costruzione della pace".    

Migrantes Messina-Lipari-S.Lucia del Mela: domani il quinto incontro di formazione su “Diaconi e mobilità umana”

19 Aprile 2024 - Messina - Si svolgerà domani, sabato 20 aprile 2024, il quinto incontro del percorso formativo sulla pastorale della mobilità umana che l’Ufficio diocesano Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-S.Lucia del Mela ha preparato per i Diaconi permanenti della diocesi. L'incontro si svolgerà presso l’Istituto “Cristo Re” dei Padri Rogazionisti sul tema "Le migrazioni forzate e l’accoglienza: il diritto alla protezione"  e si aprirà con un momento di preghiera, che prevede l’intronizzazione della Parola e una breve riflessione sul brano biblico, curata dal diacono Salvatore Bellinghiere. A seguire verrà proiettato un video, prodotto dalla Migrantes diocesana, con la testimonianza di chi è stato costretto a lasciare il proprio Paese e gli affetti più cari alla ricerca di protezione e di un futuro migliore. Dopo il video, attingendo al volume sul Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes, verranno presentate alcune caratteristiche che contraddistinguono le migrazioni forzate, per andare oltre la narrazione della “propaganda”. L’ultima parte dell’incontro racconterà l’esperienza dei Corridoi Universitari per Rifugiati (UNICORE) che, assieme ad altre realtà, vede il protagonismo della Chiesa locale. Saranno tre le voci che si alterneranno: i volontari dell’Ufficio, gli studenti beneficiari del progetto, le “famiglie tutor” che accompagnano i ragazzi. "Siamo certi - spiega il direttore Migrantes Santino Tornesi - che anche questa tappa formativa consegnerà nuovi stimoli per il ministero diaconale, che nella 'Chiesa povera' di Papa Bergoglio deve solo mettere in moto la fantasia pastorale, che non può e non deve mancare in chi ha come modello la figura di Cristo servo, Figlio di Dio venuto al mondo per liberare l’umanità da ogni forma di schiavitù".