Primo Piano

Mcl: oggi convegno in Germania per festeggiare 50 anni di storia

14 Aprile 2023 - Roma - Il Movimento Cristiano Lavoratori festeggia oggi a Neuhausen Hamberg, in Germania, i 50 anni di vita e di impegno in Italia e tra gli Italiani all’estero. E’ previsto oggi, infatti, un convegno al quale interverrà, fra gli altri, il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego. I lavori saranno aperti da una riflessione spirituale affidata a don Francesco Poli, Assistente Ecclesiastico Nazionale MCL. Tra gli interventi quelli di  Alfonso Luzzi, Vice Presidente MCL, di Tonino Inghingoli, Segretario Generale MCL e diverse testimonianze. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Perego.

Cei: parte la Campagna 8xmille

13 Aprile 2023 - Roma - Anche quest’anno il Servizio CEI per la promozione del sostegno economico si è messo in ascolto. E poi, in viaggio. In ascolto delle storie, tante e belle, che arrivano dal nostro territorio: storie di utilizzo dei fondi 8xmille che permettono a molti di affrontare e, spesso, superare realtà difficili da immaginare. Una volta scelte otto opere segno il viaggio è iniziato per andare a vedere e cercare di riportare, con le lenti della cinematografia, queste realtà pulsanti di bene. Sono iniziate così le riprese, precedute da contatti, sopralluoghi e accordi. E una volta sul set, tra telecamere e luci, è giunto finalmente il contatto con una umanità che resta nel cuore. È impressionante scoprire come, parlando con le persone più disparate, tra nord e sud Italia, ma soprattutto ascoltando, la parola che è stata pronunciata più spesso sia stata “speranza”. La seconda “grazie”. A Brindisi un sacerdote ha raccontato le povertà crescenti e trasversali che si estendono a tessuti sociali fino a pochi anni fa ancora non colpiti dall’indigenza. Qui la mensa rappresenta un luogo vivo, che ogni anno estende i suoi servizi adattandosi alle necessità del territorio e offrendo attività che hanno un senso più profondo rispetto a ciò che viene concretamente offerto. Lo spiega bene nella sua video intervista quando afferma: “noi qui diamo accoglienza, ascolto, amicizia, speranza e poi…diamo anche da mangiare”. A Nardò l’attenzione è stata attirata dallo sguardo acuto e profondo di un altro sacerdote. Egli si spende per il suo territorio creando circuiti virtuosi che, tutelando il lavoro agricolo, lo sottraggono alle logiche del caporalato o altre storture, immettendo il prodotto di questo lavoro “pulito” nel circuito delle forniture alle mense Caritas. Con una sola opera si aiutano i lavoratori, i proprietari terrieri, le mense diocesane e gli ospiti che le frequentano. L’intelligenza a servizio dell’amore. Ad Albano sono stati ascoltati volontari che si dedicano da una vita - e con passione - ai poveri. Molto belle le parole di una referente che ha affermato: “lo scopo ultimo non è solo vestire, dare da mangiare o supplire alle mancanze economiche. Lo scopo ultimo qui è dare dignità. Far capire alle persone che per noi valgono e che per questo motivo esistono”. A Roccella Jonica, poi, l’incontro con i volti di tanti ragazzi, arrivati come migranti e ora inseriti in un percorso virtuoso di integrazione. Qui la Caritas si occupa della prima accoglienza, di garantire assistenza per i primi 3 giorni di sbarco e, quindi, con una sinergia bellissima con altre realtà locali e attraverso altri progetti e cooperative, di integrazione. Quei ragazzi hanno rivissuto per noi i momenti tragici dell’arrivo in Italia con una disponibilità, umiltà e semplicità difficile da dimenticare. Ad Ancona la protagonista del viaggio è stata la bellezza dell’arte che l’8xmille contribuisce a mantenere viva ogni anno attraverso interventi di restauro. Questo permette a gioielli inestimabili, come la chiesa di Santa Maria della Piazza, di continuare a trasmettere un patrimonio di fede e cultura a tutti i cittadini, non solo ai cattolici, ed essere attrattiva per il turismo. Senza contare come le opere di restauro generino anche lavoro nel settore specializzato. Un’altra tappa del viaggio 8xmille 2023 ha toccato anche Verona e Seregno, per altre storie bellissime di accoglienza di famiglie, di donne sole con bambini e di persone con fragilità anche psichica. Anche qui sono stati vissuti, durante le riprese degli spot, incontri straordinari. Così come fuori dall’Italia e precisamente in Tanzania alla volta dell’ospedale di Tosamaganga, di proprietà della diocesi di Iringa ma gestito dai medici del Cuamm. Chi ha destinato l’8xmille alla Chiesa cattolica, ha aiutato concretamente queste popolazioni grazie ai fondi assegnati al reparto maternità e ai corsi di nutrizione rivolti alle giovani donne. Una nuova storia che sarà raccontata a conclusione di questo itinerario, attraverso le varie forme di speranza che l’8xmille può assumere.      

La Guerra Fredda e il campo profughi di Latina

13 Aprile 2023 - Roma - La cortina di ferro ha rappresentato una linea di separazione densa di significati, anche riguardo alla tematica così complessa dei diritti umani. Tra questi il concetto di libertà, nelle sue varie accezioni, è stato cruciale per decidere delle vite di centinaia di migliaia di persone. Emanuela Gasbarroni nel volume “L’Italia e la guerra fredda” (Tau Editrice – Quaderni Migrantes) ricostruisce la  Guerra fredda con la storia del Campo profughi “Rossi Longhi” di Latina, che ha ospitato dal 1957 (all’indomani dell’invasione dell’Ungheria) agli inizi degli anni Novanta (dopo la caduta del muro di Berlino) circa 100 mila rifugiati, che scappavano dai Paesi dell’Est europeo. Dopo qualche mese nel Campo, gli esuli andavano principalmente in Canada, Australia o Stati Uniti. Una incredibile vicenda umana e geopolitica, tracciata con una molteplicità di fonti, per dare voce a uomini e donne che rischiavano la vita, perdevano relazioni affettive e lasciavano il loro mondo pur di conquistare la libertà. Ricostruire il microcosmo del Campo “Rossi Longhi” e della città che lo accoglieva significa non solo narrare una pagina di storia recente, ma anche trovare quelle analogie con il fenomeno migratorio attuale, oggi come allora denso di percezioni sbagliate, strumentalizzazioni politiche e scelte poco adeguate.  

Card. Zuppi, “la vera emergenza è Lampedusa”

13 Aprile 2023 -
Roma - “La vera emergenza è Lampedusa perché da mesi è sovraccaricata. Sono 40 anni che dobbiamo uscire dalla logica emergenziale, chiediamoci perché ci piace o ci costringiamo a stare nell’emergenza”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, interloquendo con la giornalista Bianca Berlinguer durante la presentazione oggi a Roma del Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli. “Dobbiamo fare sistema e dare risposte che guardino avanti e tengano presente il mondo”, ha ribadito, riferisce il Sir, ai giornalisti. Sullo stato di emergenza deciso dal governo “può essere che serva a dare risposte – ha osservato – ma alcune scelte devono essere fatte per uscire dall’emergenza. Vediamo se in questa interlocuzione e confronto si possono trovare insieme delle soluzioni, se è vero che siamo sulla stessa barca e se ne esce solo insieme”. “Serve una visione migliore che guardi al futuro”, ha precisato, confermando la denuncia del Rapporto di “troppa burocrazia” nel rilascio dei permessi di soggiorno. A proposito della possibilità prevista dal decreto Cutro che venga tolta la protezione speciale ha detto: “Pensiamo a fare bene quella normale”. Il suo auspicio è “garantire diritti e combattere l’illegalità con la legalità”: “La porta deve essere aperta e bisogna avere criteri seri per garantire il diritto”. Riguardo ai rapporti con Paesi difficili come la Tunisia e la Libia a suo avviso “bisogna continuare a stabilire rapporti di collaborazione che garantiscano diritti da una parte e dall’altra”. Sulle norme che limitano l’attività delle Ong ha puntualizzato: “Sospettare dell’umanitario è molto inquinante e velenoso per tutti”. (foto Sir)

Centro Astalli: presentato oggi il Rapporto Annuale

13 Aprile 2023 - Roma - Nel 2022 il numero di persone in fuga nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni ma solo una piccola percentuale di questi cerca una vita migliore in Europa. Il dato è contenuto nel Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli presentato oggi a Roma, al Teatro Argentina. Secondo i dati del Centro Astalli in Italia sono arrivati via mare 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati. Alla fine dell’anno erano nel circuito dell’accoglienza 107.677 persone. Altri 170.000 sono arrivati dall’Ucraina, di cui solo il 20% ospitati in strutture d’accoglienza; la maggior parte è stata accolta da familiari e connazionali. Nel 2022, si legge nel Rapporto, sono stati 18.000 gli utenti degli 8 enti della rete del Centro Astalli, di cui 10.000 a Roma. Oltre 700 i volontari, 46.313 i pasti distribuiti, 27.855 gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e il dialogo interreligioso in 18 città italiane. Il Centro Astalli gestisce sia Centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Vicenza, Padova) che centri del Sistema accoglienza e integrazione – Sai (a Bologna, Palermo, Roma, Trento), che alla fine del 2022 accoglieva in totale solo 33.848 persone.  E’ il Sai, suggerisce il rapporto, “il sistema da ampliare e su cui investire, affinché a tutti possa essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard nazionali uniformi”. A Roma, Trento, Vicenza, Padova molte congregazioni religiose hanno aperto le porte all’accoglienza di rifugiati. Delle 1.308 persone accolte in totale dalla rete del Centro Astalli, 240 rifugiati sono state inseriti in percorsi di semi-autonomia in comunità di ospitalità in collaborazione con ordini religiosi, in cui si sono sperimentate, con buoni risultati, anche forme di co- housing tra studenti universitari rifugiati e italiani. “I primi passi del nuovo governo, dopo l’ennesimo braccio di ferro compiuto mentre i migranti erano sulle imbarcazioni in attesa di un porto sicuro, si sono concentrati su una rinnovata lotta alle ong che si occupano del salvataggio in mare. E neanche le vittime del naufragio di Cutro hanno sortito alcuna reazione politica di umanità, nonostante la società civile abbia chiesto con forza un cambiamento”, sottolinea il Centro Astalli: l’esperienza positiva con i 170 mila profughi ucraini arrivati in Italia nel 2022, che hanno usufruito della protezione temporanea, di contributi economici e della possibilità di entrare da subito nel mondo del lavoro, non è stata messa a frutto con tutti gli altri 105.129 (di cui 13.386 minori) arrivati dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica: afgani, siriani, somali, nigeriani, anche loro in fuga da conflitti. “Accogliere i rifugiati con dignità è possibile” ma è “una lezione che l’Italia non vuole imparare” perché “non capitalizza l’esperienza ucraina e non riesce a uscire dalla logica dell’emergenza”. Anzi, “è sembrato come se ci fossero due percorsi paralleli: uno per gli ucraini e uno per tutti gli altri. In realtà si tratta di persone che si trovano nella medesima condizione”. Il Centro Astalli ricorda che il Terzo settore non può farsi carico da solo per percorsi di inclusione sociale e inserimento nel mondo del lavoro: serve “una cabina di regia pubblica in grado di costruire soluzioni concrete e accessibili”. Anche il Piano nazionale di integrazione scritto lo scorso anno dal Tavolo Asilo e Immigrazione, “ad oggi rimane lettera morta”. Secondo il Centro Astalli aumentano le vulnerabilità fisiche e psicologiche dei rifugiati, a causa di violenze e torture nei Paesi di origine e transito (Libia e Balcani): il 50% delle persone accolte nei centri romani del Centro Astalli si trova in queste condizioni. Molti ospiti soffrono di patologie gravi. Per i rifugiati, come per le fasce più deboli della popolazione, è inoltre difficile trovare casa e pagare le bollette, a causa dell’aumento del costo della vita. “Persone rifugiate con contratti di lavoro stabili e processi di integrazione avanzati si trovano di fronte all’impossibilità di poter avere un’abitazione autonoma, senza dover ricorrere a contratti capestro, in nero, alloggi abusivi, subaffitti o soluzioni di fortuna”. Da Trento a Catania, da Bologna a Palermo, il grido d’allarme è lo stesso: “la casa in Italia per i rifugiati è un diritto ancora non esigibile”, sottolinea il rapporto. Le famiglie e le donne sole con bambini (un terzo delle persone seguite dal servizio di accompagnamento sociale a Roma) hanno subìto maggiormente gli effetti negativi della crisi economica, come pure i rifugiati che chiedono il ricongiungimento familiare. Per poter accedere alla protezione internazionale e ai percorsi di integrazione migranti e richiedenti asilo sono costretti a ritardi e percorsi ad ostacoli all’interno della burocrazia italiana. Un terzo degli utenti dei servizi a bassa soglia del Centro Astalli rientra nella categoria “permesso di soggiorno in via di definizione”. Nel 2022 il Centro Astalli, grazie al sostegno dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 586 rifugiati riconosciuti. Chi ha perso il lavoro ha anche avuto difficoltà ad avere un indirizzo valido di residenza, un requisito fondamentale senza il quale non si può fruire dei diritti sociali e dei percorsi di integrazione. Inoltre l’informatizzazione di tante piattaforme di servizi pubblici e privati sta provocando un divario digitale che rischia di aumentare disuguaglianze sociali e marginalità.

Minori immigrati: l’assistenza sanitaria resta un caso

13 Aprile 2023 -

Ancona - È solo dal giugno scorso che i minori figli d’immigrati senza permesso di soggiorno possono iscriversi al Servizio sanitario nazionale e accedere pienamente alle cure. Ci sono voluti dieci anni e un percorso travagliato per attuare una normativa del 2012, così da garantire un diritto sancito dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo. «Ora resta da capire se l’indicazione del ministero della Salute è stata recepita dai Servizi sanitari regionali». A spiegarlo è la dottoressa Patrizia Carletti dell’Agenzia Regionale Sanitaria delle Marche, ex coordinatrice del Tavolo tecnico interregionale Immigrati e servizi sanitari, composto fino al 2016, anno dell’interruzione delle attività, da esperti sanitari delle Regioni e di società scientifiche tra cui la Simm. Fino al giugno scorso i minori figli di extracomunitari senza permesso di soggiorno avevano accesso alle cure con il tesserino Stp (Straniero temporaneamente presente) che tuttavia non dà diritto al pediatra, con la conseguente mancanza di assistenza continuativa, malgrado l’Accordo Stato-Regioni n. 255 del 2012 - elaborato dal Tavolo Immigrati e servizi sanitari - prevedesse la loro iscrizione al Ssn. Ma una problematica amministrativa legata all’assegnazione del Codice fiscale aveva bloccato il tutto. «Nel 2014 il Tavolo aveva individuato, insieme all’Agenzia delle Entrate, la soluzione tecnica: sarebbe stata l’Asl a richiedere il codice fiscale del minore e a iscriverlo al Ssn – spiega Carletti –. Solamente nel giugno 2022 l’Agenzia delle Entrate, su sollecitazione del ministero della Salute e di varie Regioni, ha diramato una risoluzione affinché questo fosse fatto». La nuova normativa prevede la stessa procedura per i minori stranieri non accompagnati e l’esenzione dal pagamento del ticket per entrambe le categorie. Pertanto oggi questi minori hanno gli stessi diritti dei minori ucraini. « Per sostenere la piena e omogenea applicazione di queste normative da parte dei Servizi Sanitari Regionali sarebbe importante riattivare il Tavolo Immigrati e Servizi Sanitari», riflette Carletti. Le questioni aperte restano plurime. Come l’assistenza sanitaria per gli adulti irregolari, che avviene con il tesserino Stp, ma dove persiste il problema della “presa in carico” poiché questo non dà diritto al medico di medicina generale e non tutte le Regioni hanno individuato le modalità con cui garantire l’assistenza di base. Nelle Marche, ad esempio, dal 2006, sono stati istituiti ambulatori per gli stranieri temporaneamente presenti nei presìdi territoriali. «Ma anche in questo caso manca un monitoraggio nazionale - spiega Carletti -. Gli irregolari ricorrono all’ospedale tardivamente e in condizioni di maggiore gravità e dunque fornire risposte assistenziali territoriali sarebbe più appropriato e meno costoso». L’assistenza sanitaria per i migranti in Italia è condizionata più dalle leggi in materia di sicurezza del ministero dell’Interno che dal dicastero per la Sanità e questo, insieme ai particolarismi del federalismo sanitario regionale, comporta spesso un’erosione del diritto. Un’altra questione rilevante riguarda l’assistenza sanitaria ai richiedenti protezione internazionale, che pur avendone diritto, spesso ne rimangono esclusi a causa dei lunghi tempi di attesa per formalizzare la domanda di protezione nelle questure, senza la quale non possono essere iscritti al Ssn. Ma in tantissimi non vengono ricevuti e sono lasciati in condizioni di irregolarità e nell’impossibilità di curarsi. (Marco Benedettelli - Avvenire)

Vangelo Migrante: II domenica di Pasqua (in Albis e della Divina Misericordia) | Vangelo (Gv 20, 19-31)

13 Aprile 2023 - ‘In albis’ è il nome che deriva dal rito festoso della deposizione delle vesti bianche di coloro che sono stati battezzati la notte di Pasqua: tolta quella, indossano l’abito della quotidiana testimonianza da rendere al Risorto. San Giovanni Paolo II aggiunse il titolo della ‘Divina Misericordia’, per celebrare solennemente il dono dell’amore di Dio ricevuto, da custodire e per cui gioire. Una festa nella festa: la vita di Dio ricevuta in dono nel battesimo è l’amore incondizionato di Dio donato a noi nella Resurrezione di Gesù, il centro, il perno, l’origine della nostra fede. Il Vangelo di questa domenica ci dice dove vive questo dono: nella Chiesa. La comunità crede-celebra-vive del risorto mentre è radunata attorno agli Apostoli. Quando si parla di Tommaso, le nostre attenzioni, in genere, vanno tutte sulla sua incredulità; il Vangelo, invece, indugia su un altro aspetto: quando racconta cosa accade la sera dello stesso giorno e otto giorni dopo, sottolinea che l’incontro con Gesù avviene nella Chiesa e il succitato apostolo la prima volta è assente, la seconda è presente. L’appuntamento con il Signore è nel Cenacolo. È lì che lo incontri. Sia chiaro: Dio può decidere di incontrare ogni uomo dove e quando vuole; ma è pur vero che ogni incontro si conclude sempre in un Cenacolo (con gli apostoli ma anche con Paolo dopo la caduta da cavallo: nel cenacolo di Damasco). Prima ancora della sua titubanza, Tommaso è vittima di una mancanza oggettiva: l’assenza dal Cenacolo. Il senso dell’Eucarestia, dell’invito di ogni uomo attorno alla Mensa del Signore, è proprio in questo incontro con Lui. Tutt’altro che scontato: Dio è uno per tutti, ma non sempre la mensa è la stessa per tutti! A volte, nelle nostre comunità, le dovute attenzioni pastorali alle diversità, ma anche i cortesi dinieghi, rischiano di creare veri e propri parallelismi; assieme al rischio, tuttavia, c’è anche la grande opportunità per essere autenticamente comunità di Gesù, accogliente e inclusiva. Dinanzi a questi limiti Gesù sa che per il fatto che siamo umani, siamo portati a dividerci, a risentirci e a dimenticarci di Lui. È per questo che fra Lui e i discepoli (noi) piazza lo Spirito Santo: “alitò su di loro …”. La fede è un dono. Dio lo fa a tutti. Per averla, assieme al Suo soffio, occorre anche inchinarsi, come Giovanni alla porta del Sepolcro, e accoglierla con la presenza nel Cenacolo. Con la fede non si anestetizzano le diversità ma le si conferisce un senso. Non girano a vuoto ma sono intercettate da Dio che si fa trovare (e va a trovare) da chiunque lo cerca con cuore sincero!

Incontri del Mediterraneo: a Marsiglia a settembre con papa Francesco

13 Aprile 2023 - Marsiglia - "Gli Incontri del Mediterraneo". È questo il titolo dell'iniziativa lanciata dall'arcidiocesi di Marsiglia sulla scia dei due incontri di riflessione e spiritualità, col titolo "Mediterraneo frontiera di Pace" celebrati a Bari nel 2020 e a Firenze nel 2022 su iniziativa della Conferenza episcopale italiana. L'evento è stato fissato per la settimana che va dal 18 al 24 settembre prossimi e vedrà la partecipazione di papa Francesco. Ieri la diocesi francesce ha spiegato, in un comunicato, che all'evento parteciperanno in 120, tra vescovi e giovani provenienti da 29 Paesi. L'obiettivo è quello di "far dialogare le cinque rive del Mediterraneo per riflettere insieme sulle grandi sfide che deve affrontare, valorizzare le risorse di cui dispone e aprire «nuovi cammini di pace e di riconciliazione nei quali le Chiese hanno un ruolo essenziale da giocare, al servizio del bene comune". Sarà un evento "unico e inedito", spiega la diocesi e sarà articolato in quattro capitoli. Ci sarà l'assemblea dei sessanta vescovi - è stato già invitato anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei - che si riuniranno per continuare il processo iniziato a Bari e Firenze. Poi ci sarà l'incontro di 60 giovani che raggiungeranno la multietnica Marsiglia per condividere le loro esperienze e le loro testimonianze. Durante tutta la settimana un Festival del Mediterraneo che si celebrerà in diversi luoghi della città e infine l'evento alla presenza di Papa Francesco. Sabato 23 settembre infatti il Pontefice parteciperà alla riunione plenaria dell'Assemblea dei vescovi con i giovani, quindi - informa il comunicato - parteciperà ad un momento di preghiera per i dispersi in mare nella chiesa di Notre-Damede- la-Garde (Nostra Signora della Guardia), la grande basilica che domina la città, e infine presiederà una messa aperta a tutti.

Tavolo Asilo e Immigrazione: invertire la rotta. Il 18 aprile mobilitazione nazionale contro la conversione in legge del Decreto Cutro

12 Aprile 2023 - Roma - Il Tavolo Asilo e Immigrazione (alla quale aderisce anche la Fondazione Migrantes, ndr), insieme a decine di altre organizzazioni e reti impegnate nella promozione dei diritti di rifugiati e migranti esprime  ancora una volta il proprio dissenso sul Ddl 591/2023 di conversione del DL 20/2023, cosiddetto Decreto Cutro, che "ripropone formule vecchie che già in passato hanno mostrato di non risolvere alcun problema, ma anzi di produrre ulteriori ingiustizie e difficoltà". Anche la dichiarazione dello stato di emergenza sull’immigrazione da parte del governo - si legge in una nota - "non fa che alimentare un dibattito lontano anni luce dalla realtà". Dal 2014 al 2017 sono sbarcate 623 mila persone, sono state presentate 400 mila domande d'asilo e sono state registrate nel sistema d'accoglienza 528 mila presenze (molte delle quali durate più di un anno). Negli stessi anni - sottolineano le associazioni - "siamo arrivati ad ospitare più di 190 mila persone senza che sia stata dichiarata alcuna emergenza. Continuare ad usare l’immigrazione come argomento di campagne mediatiche volte a raccogliere facile consenso indicando sempre gli stessi capri espiatori, non solo non è nell’interesse del Paese, ma rischia di generare ulteriori problemi per la pubblica amministrazione e per i territori coinvolti, oltre che per le persone". Il 18 aprile 2023, in concomitanza con il passaggio in aula del Ddl 591/2023 il Tavolo Asilo e Immigrazione ha convocato una conferenza stampa alle 12 presso l’Hotel delle Nazioni, in Via Poli 6, per proporre le alternative agli interventi del governo e della maggioranza. Subito dopo la conferenza stampa, alle 14, le organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione convergeranno in Piazza Santa Maria di Loreto, vicino Piazza Venezia, alla manifestazione promossa insieme ad associazioni di tutta Italia, per esprimere il "nostro dissenso e dare voce alle persone che hanno subito e subiscono le conseguenze degli interventi sbagliati e inaccettabili del governo".

Italiani nel mondo: un docufilm sull’emigrazione italiana in Lussemburgo

12 Aprile 2023 - Roma – “L’arrivée de la Jeunesse”: questo il titolo di un docufill sull’emigrazione italiana in Lussemburgo. Prodotto da  PassaParola Media Group il film racconta, coniugando fiction e documenti d’archivio, 100 anni di storia dell’emigrazione italiana in Lussemburgo. Il docufilm, con la regia di Fabio Bottani e finanziato anche dalla Fondazione Migrantes, sarà presentato presso la sala stampa della Camera dei Deputati vemnerdì 14 aprile mentre il giorno successivo alle 18 verrà proiettato all’Institut français Centre Saint-Louis, su invito dell’Ambasciata del Lussemburgo a Roma.

Naufragio in Calabria: un pezzo di legno del barcone al Museo delle Migrazioni di Cariati

12 Aprile 2023 - Cariati - Un pezzo di legno dell'imbarcazione carica di migranti, che il 26 febbraio scorso è naufragata nel mare di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, è da pochi giorni custodita nel Museo Civico del Mare, dell'Agricoltura e delle Migrazioni di Cariati. Il pezzo di legno è stato consegnato da don Gino Esposito alla direttrice del Museo Assunta Scorpiniti al termine della processione interparrocchiale del Venerdì Santo, durante la quale il legno è stato portato per le strade del centro storico e della marina insieme all'effigie del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. “Il grido di dolore di questi migranti che fuggono dalla loro terra in cerca di accoglienza, rischiando la vita, chiama in causa l'intera umanità”, ha detto don Esposito aggiungendo che questo “unisce alla Passione di Cristo questi uomini, donne e bambini, vittime di ingiustizie, di guerre e dell'egoismo umano”. Il legno del relitto di Cutro era giunto a Cariati in occasione della messa in ricordo delle vittime del naufragio, celebrata presso il santuario di San Cataldo su iniziativa dell'Amministrazione Comunale in collaborazione con l’ufficio Migrantes della diocesi di Rossano-Cariati.

Sinodo: al via i lavori per l’Instrumentum Laboris dell’assemblea sinodale di ottobre2023

12 Aprile 2023 - Città del Vaticano - Da questa mattina (12 aprile) e fino al prossimo 19 aprile un gruppo di esperti, provenienti dai cinque continenti e che hanno preso parte a vario titolo al processo sinodale, s’incontrano presso la Segreteria Generale del Sinodo per un tempo di lavoro e di discernimento sulla Tappa Continentale e i sette documenti finali delle Assemblee Sinodali Continentali con lo scopo di avviare la riflessione che porterà in un secondo momento all’elaborazione dell’Instrumentum Laboris, il documento di lavoro per la prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si svolgerà dal 4 al 29 ottobre prossimo. Dopo un momento di preghiera e la sessione introduttiva, i lavori prevedono un’ampia condivisione sull’insieme della Tappa Continentale e sull’esperienza vissuta durante le sette assemblee sinodali continentali. Successivamente, i Documenti Finali pervenuti alla Segreteria Generale del Sinodo, frutto del discernimento comunitario del Popolo di Dio, saranno analizzati minuziosamente al fine di evidenziare tensioni e priorità da approfondire nel corso dell’assemblea di ottobre. Le giornate saranno scandite dalla celebrazione quotidiana dell’eucarestia e da momenti di preghiera personale e comunitaria.

Mons. Perego: lo stato di emergenza può essere utile, ma serve anche altro​

11 Aprile 2023 - Roma - "Credo che la dichiarazione dello stato di emergenza da una parte possa essere utile per accelerare azioni di trasferimento di persone che in maggiore misura in questo anno, tre volte tanto, stanno raggiungendo soprattutto le coste di Lampedusa. Non deve però questo stato di emergenza far dimenticare un fatto: il sistema di accoglienza in Italia ha bisogno di essere rafforzato; e al tempo stesso non bisogna dare la percezione che i migranti, i rifugiati che stanno arrivando sono un problema emergenziale, nel senso che non possiamo approfondirlo e affrontarlo all'interno di un contesto magari più ampio e più attento. Non dimenticando poi che l'emergenza costa molto di più rispetto al normale affrontare l'accoglienza". Lo ha affermato a Radio Vaticana, mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, durante la trasmissione Il Mondo alla Radio parlando dell'iniziativa del governo che ha deliberato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale a seguito dell'eccezionale incremento dei flussi di persone migranti attraverso le rotte del Mediterraneo. "Da questa parte credo che in questo momento debba essere valutata con molta attenzione se occorrono degli strumenti straordinari, o se non si debbano da una parte mettere in atto una serie di azioni ulteriori rispetto a quelle già in atto per lo sgombero di Lampedusa - ha aggiunto mons. Perego - E al tempo stesso, che è l'aspetto veramente più importante e necessario, rafforzare e ampliare il piano di accoglienza nelle diverse regioni italiane".

Centro Astalli: giovedì la presentazione del Rapporto 2023

11 Aprile 2023 - Roma - Sarà presentato giovedì 13 aprile  al Teatro Argentina di Roma l'edizione 2023 del Rapporto del Centro Astalli. Il Rapporto contiene una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2022 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che il Centro offre a Roma e nelle altre città dove opera: Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Padova, Trento, Vicenza. Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere - spiega una nota -  uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione. Attraverso testimonianze e approfondimenti si cerca di far emergere i principali nodi sulle migrazioni forzate in Italia: vie d’accesso, vulnerabilità, inclusione sociale. Il Rapporto annuale 2023 descrive il Centro Astalli in Italia come una realtà che, grazie agli oltre 700 volontari, risponde ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che stenta a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca protezione.  Alla presentazione interverrà il card. Matteo Maria Zuppi, Presidente Conferenza Episcopale Italiana, che proporrà una riflessione sulle principali questioni da affrontare sulle migrazioni in Italia, anche alla luce delle ultime notizie sugli arrivi e i naufragi nel Mediterraneo. I dati del Rapporto saranno presentati da p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.  Ad aprire l’incontro le testimonianze dei rifugiati.

Albania: da oggi il pellegrinaggio della diocesi di Roma

11 Aprile 2023 - Roma - Tirana, Ocrida, Scutari. Sono solo alcune delle città dove si fermeranno i sacerdoti romani durante il pellegrinaggio diocesano in Albania guidato dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi, il viaggio inizia oggi (martedì 11 aprile) e dura fino al 15 aprile, e vede la partecipazione, tra gli altri, dei vescovi Daniele Salera, Paolo Ricciardi, Dario Gervasi, Guerino di Tora, Valentino Di Cerbo, nonché di numerosi laici. "Abbiamo scelto come meta l’Albania per vari motivi – spiega monsignor Remo Chiavarini, responsabile dell’Opera Romana –. Innanzitutto volevamo andare a trovare l’arcivescovo di Tirana Arjan Dodaj, che di fatto, al momento della sua elezione nel 2021, apparteneva al clero della diocesi di Roma. Don Arjan è membro della Fraternità dei Figli della Croce, è stato ordinato sacerdote nel 2003 da san Giovanni Paolo II ed è stato a lungo nella nostra diocesi. In Albania ci sono anche diverse comunità italiane, che incontreremo durante il nostro pellegrinaggio". L’itinerario proposto dall’Orp, infatti, non prevede solo visite culturali, ma anche molte occasioni di incontro con chi vive a Tirana e dintorni. In particolare, in Albania operano due sacerdoti fidei donum della diocesi di Roma, don Tommaso Morelli e don Raffaele Gagliardi, che hanno dato una mano nell’organizzazione del percorso. "Stiamo pochi giorni ma saranno molto intensi – prosegue monsignor Chiavarini –. Faremo anche una puntata nella Macedonia del Nord, a Ocrida, che è stato uno dei centri più importanti della spiritualità e dell’evangelizzazione nei Balcani, con resti e memorie artistiche molto interessanti. Oltre alle comunità cristiane, avremo contatti anche con la comunità ortodossa e con quella musulmana, che sono molto presenti in Albania". Il gruppo è partito questa mattina dall’aeroporto di Fiumicino alla volta di Tirana. Qui visiteranno il Museo Bunk’Art, realizzato all’interno del bunker di Enver Hoxa, dedicato alla storia dell’esercito comunista albanese e alla vita quotidiana degli albanesi durante il regime. Quindi la Messa nella parrocchia affidata a don Morelli, nella periferia di Tirana, poi la cena e il pernottamento in hotel. Il giorno seguente partiranno per Ocrida, il cui territorio ospitò antichissimi insediamenti illirici e, in seguito, greci. Nel 1979 la città e il suo lago sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. La terza giornata di pellegrinaggio si aprirà con la Messa celebrata nella cattedrale di Tirana, dove i sacerdoti romani si intratterranno con il clero diocesano e pranzeranno insieme. Ci sarà poi spazio anche per l’incontro con la comunità ortodossa e per la visita alla Casa delle Foglie, il più recente dei musei albanesi, e senz’altro tra i più affascinanti. Le foglie hanno un duplice significato: indicano le tracce nascoste nel bosco, ma anche il lascito di registri e dossier sugli albanesi, negli anni della dittatura. Venerdì 14 aprile sarà dedicata alla visita di Scutari, con la cattedrale di Santo Stefano Protomartire e il Memoriale della Persecuzione. Il gruppo della diocesi incontrerà anche la comunità della Suore Stigmatine, che operano in un Centro di accoglienza per bambini bisognosi. Il 15 aprile visita a Kruja, antica capitale albanese simbolo della resistenza anti-ottomana; trasferimento in aeroporto e rientro a Roma.    

Arrivi e un altro naufragio

11 Aprile 2023 -

Milano - Due naufragi in due giorni con almeno 53 morti e oltre 3mila persone salvate e in parte arrivate in modo autonomo sull’isola di Lampedusa. È il bilancio di quello che accade nel Mediterraneo, anche quando è festa, quando è Pasqua o Ramadan, anche quando il mare è in burrasca. A nulla servono gli inasprimenti delle pene, a nulla serve la paura di morire: l’istinto alla sopravvivenza è più forte per chi fugge dagli orrori della guerra e dalle torture libiche. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sull’ultimo naufragio che si è registrato nella notte fra sabato e domenica di Pasqua nel Mediterraneo centrale, in acque Sar maltesi. Ventidue, fra cui 9 donne, i superstiti salvati dalla nave Nadir della Ong tedesca Resqship che ha recuperato anche i cadaveri di due uomini.

Secondo le testimonianze dei sopravvissuti vi sarebbero 18 dispersi. Gli investigatori della Squadra mobile di Agrigento stanno cercando di ascoltare i 22 sopravvissuti, ma fra i 13 uomini e le 9 donne, originari di Costa d’Avorio, Guinea, Camerun e Senegal, c’è molta ritrosia a parlare. Tutti sono sotto choc e fortemente impauriti. Al momento, l’unica cosa che hanno detto è d’aver pagato 3 mila dinari tunisini per la traversata da Sfax. La barca in ferro, di 7 metri, sulla quale viaggiavano è colata a picco e i 22 sarebbero rimasti in acqua per almeno un paio d’ore.

Il giorno prima invece un altro barcone, sempre partito dalla Tunisia, si era ribaltato a ridosso della costa provocando la morte di almeno 35 persone.

Non si ferma anche lo sforzo della Guardia costiera che nel week-end pasquale ha salvato in tutto oltre duemila persone. Solo ieri 1.200 con due diverse maxi-operazioni di soccorso. Un peschereccio, con circa 800 migranti a bordo, intercettato a oltre 120 miglia a Sud-Est di Siracusa, in acque Sar italiane. E circa 400 altre a bordo di un secondo peschereccio, segnalato anche questo da Alarm Phone e intercettato dalla nave Diciotti della Guardia Costiera, sempre in area Sar italiana a circa 170 miglia a Sud-Est di Capo Passero. A supporto delle operazioni di ricerca e soccorso in mare di questi giorni sono operativi anche mezzi aerei, sempre della Guardia Costiera e di Frontex.

Intanto continuano anche gli arrivi sull’isola di Lampedusa. Nella notte sono giunte 36 persone, tra cui 8 donne e un minore. Il gruppo é stato soccorso da una motovedetta della Guardia costiera che ha agganciato il barchino di sette metri lasciandolo alla deriva. Ai soccorritori hanno riferito di essere originari di Burkina Faso, Costa d’Avorio,

Gambia e Guinea. Nel ore precedenti ci sono stati 26 sbarchi per un totale di 974 persone. Il giorno prima erano stati 17 gli approdi con 679 migranti. All’hotspot di contrada Imbriacola, all’alba, c’erano 1.883 ospiti, a fronte dei poco meno 400 posti disponibili. La prefettura ha disposto il trasferimento di 244 persone imbarcate sul traghetto di linea Galaxy verso Porto Empedocle. Ma anche sull’isola si è festeggiata la Pasqua pensando ai più piccoli migranti. Il sindaco, Filippo Mannino, domenica, ha portato oltre 100 uova ai bambini presenti nell’hotspot. A donarli è stato un supermercato dell’isola. A conferma della solidarietà e della vicinanza degli isolani a chi arriva dal mare in fin di vita. Intanto però non c’è solo un problema di arrivi continui, sovraffollamento ed emergenza umanitaria: i pulmini utilizzati per trasferire i migranti dal molo Favarolo, dove avvengono gli sbarchi, fino a contrada Imbriacola dove sorge l’hotspot e da qui al porto commerciale da dove partono i trasferimenti con i traghetti di linea sono inidonei. Uno è totalmente inefficiente per il trasporto di persone, l’altro è necessario metterlo in moto 20 minuti prima dell’avvio in marcia. Ed è per questo motivo che, quotidianamente, quando il numero degli sbarchi è elevato, si registrano rallentamenti e difficoltà nei trasferimenti. La questura di Agrigento ha deciso di avviare delle verifiche mirate su questi mezzi e sugli organi competenti alla loro gestione, ossia la coop che si occupa dell’hotspot di Lampedusa. Si tratta – spiegano fonti della Questura – di una situazione che va avanti da mesi. Nonostante le numerose sollecitazioni fatte dalla Prefettura, la situazione però non è cambiata. (Daniela Fassini - Avvenire)

Pasqua è un affrettarsi incontro al Signore

11 Aprile 2023 -
Città del Vaticano - Giovanni nel suo Vangelo scrive che a notare per prima che la pesante pietra del sepolcro non è più al suo posto è una donna, Maria di Magdala, giunta al luogo della sepoltura che era ancora notte. Gli uomini, gli apostoli, si erano dileguati e vivevano chiusi nella stanza del Cenacolo per paura. In un tempo come quello che viviamo in cui la comunicazione spesso è falsata da fake news, da interessi non sempre coincidenti con la verità dei fatti, Giovanni dà una lezione a noi giornalisti e ci dice quanto sia importante la testimonianza diretta, la fonte attendibile che ci consente di interpretare correttamente gli avvenimenti accaduti. Nessuno degli evangelisti narra il momento esatto della resurrezione, ma attraverso i testimoni diretti, si raccontano quei momenti così difficili da capire. Giovanni fa muovere nel racconto e sulla scena, come un abile cronista, o, se volete, un regista cinematografico, i personaggi: Maria rimane fuori dal sepolcro e, probabilmente, piange perché “hanno portato via il Signore dal sepolcro”. Informati da Maria che è corsa da loro, Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro, entrano, era ancora buio, e vedono i teli posati, il sudario piegato in un luogo a parte. E cosa pensano? Che qualcuno ha profanato il sepolcro, perché dalla morte non si torna indietro, e una nuova cattiveria è stata inflitta a quell’uomo giusto e innocente. Eppure, sapevano, dovevano ricordare le parole pronunciate da Gesù alla sorella di Lazzaro, Maria: “io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore, vivrà”. La sera di Pasqua, poi, due discepoli sulla via di Emmaus incontrano il risorto e subito “partirono senza indugio” per annunciare la gioia di quel momento; infine, Pietro, che si trovava sul lago di Galilea, si tuffa per andare incontro a Gesù risorto appena lo ha visto. La resurrezione di Cristo, ricordava Benedetto XVI, “non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile”. La Pasqua del Signore, ha affermato Papa Francesco nell’omelia della notte in basilica, ci spinge a andare avanti, a uscire dal senso di sconfitta, a rotolare via la pietra dei sepolcri in cui spesso confiniamo la speranza, a guardare con fiducia al futuro, perché Cristo è risorto e ha cambiato la direzione della storia”. Pasqua “invita a rotolare via i massi della delusione e della sfiducia”, e “ribaltare le pietre tombali del peccato e della paura”. Quel correre del Vangelo di Giovanni torna nel Messaggio Urbi et Orbi che Francesco pronuncia dalla loggia centrale della basilica vaticana. Pasqua è un affrettarsi incontro al Signore, afferma; “affrettarsi in un cammino di fiducia reciproca, fiducia tra le persone, tra i popoli e le nazioni. Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio della Pasqua, dalla luce che illumina le tenebre e le oscurità in cui troppe volte il mondo si trova avvolto”. Affrettiamoci, afferma ancora il vescovo di Roma, “a superare i conflitti e le divisioni e a aprire i nostri cuori a chi ha più bisogno. Affrettiamoci a percorrere sentieri di pace e fraternità”. Il pensiero di Francesco va ai tanti luoghi del mondo dove guerre e violenze minacciano la vita delle persone. È un lungo elenco che inizia dall’Ucraina: al Signore chiede aiuto per “l’amato popolo ucraino nel cammino verso la pace e effondi la luce pasquale sul popolo russo”. Quindi invoca conforto per i feriti e per coloro che hanno perso i propri cari in battaglia; per i rifugiati, i deportati, i prigionieri politici, e “tutti coloro che soffrono la fame, la povertà, e i nefasti effetti del narcotraffico, della tratta delle persone e di ogni forma di schiavitù”. Poi ancora Libano, Siria, Haiti, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Gerusalemme. Ai responsabili delle nazioni chiede di non discriminare nessun uomo o donna, né calpestare la loro dignità; di ricercare il bene comune nel rispetto dei diritti umani e della democrazia per costruire dialogo e convivenza pacifica. Pasqua, aggiunge, significa passaggio e “in Gesù si è compiuto il passaggio decisivo dell’umanità: dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalla paura alla fiducia, dalla desolazione alla comunione”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Card. Zuppi: la Resurrezione e tutti i crocifissi

9 Aprile 2023 -

La Pasqua porta con sé il grido del Venerdì Santo. Incorpora i crocifissi del mondo. Il Risorto appare ai discepoli con i segni della croce. Nel Credo professiamo che Gesù è sceso negli inferi.

Accade anche in questa Pasqua. Gesù è sceso negli inferni di oggi. Gli inferni delle guerre, dei popoli che vedono i loro figli morire di fame, dei luoghi di morte, dei fondali del Mediterraneo e dei valichi freddi divenuti cimiteri di esseri umani. E in quanti altri inferni Gesù è disceso! Non lo sappiamo. Ma sappiamo che Lui è andato. Papa Francesco dal Vangelo della Passione ha fatto suo il grido dei crocifissi di oggi, quello della croce: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Il grido non va dimenticato se vogliamo che la Pasqua non rimanga la festa del sepolcro vuoto.

Gesù risorto ci scuote dalla rassegnazione al male e alla morte. Anzi dall’assuefazione pigra. A Pasqua, infatti, non festeggiamo Colui che si è messo in salvo da solo, abbandonandoci al nostro destino. Gesù non ha salvato sé stesso, ultima tentazione, urlata da tanti complici del male. Ha rifiutato di farlo. È morto – com’è vissuto – spendendo la vita per gli altri: non per salvarsi, ma per salvare, perdendo sé stesso per non restare solo.

La Pasqua realizza la vita di Gesù in mezzo agli uomini: non ha mai chiuso il cuore al grido di poveri, deboli, malati, ciechi, storpi, peccatori. Li ascoltava e li amava. E li guariva, certo nel cuore, ma anche nel corpo.

La Pasqua è la resurrezione del Crocifisso.

Non di un qualsiasi Gesù, si potrebbe dire, ma di Gesù carico del peccato del mondo che ci ha riscattati. Ci ha liberati dal potere del male. La resurrezione – in un certo senso – deve continuare ancora. La Pasqua è perciò una sfida totale alla rassegnazione al male e alla morte. La Pasqua è il nostro “programma” nel senso, che apre una via (parola cara agli Atti degli Apostoli) e ci dà un orientamento decisivo. La Pasqua è il nostro contenuto e continua a farci ardere il cuore. Le Pasque non sono tutte uguali: ciascuna parla in un momento della storia e della vita. Ci orienta oggi. Nel nostro Paese – ma non solo – sono rari i sogni e le visioni di un mondo nuovo. Allora è preziosa la visione della Pasqua del 2023.

I sapienti (di qualunque genere, che non mancano mai, hanno sempre ragione e pensano di spiegare tutto) consolano dicendo che bisogna farsi una ragione del male o riempiono di modi per garantirsi un benessere individuale. No, non dobbiamo accettarlo. L’acquiescenza al male non si deve trasformare in ideologia, come avviene purtroppo, tanto da divenire scuola per i più giovani. La Pasqua è liberazione dal male e ci chiede di continuare a riscattare la vita dei prigionieri. Adesso. La nostra Chiesa com’è giusto – deve prendere la forma del suo popolo. Ma è urgente una intelligenza pasquale delle Scritture.

Così possiamo sentire anche noi – come l’apostolo Paolo recalcitrante di fronte alla complessa città di Corinto – la voce di Dio: « Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti d el male: in questa città [in questo Paese, l’Italia!] io ho un popolo numeroso» (At 18, 9-10). C’è un popolo più ricettivo; più di quanto ci immaginiamo. Stiamo facendo il cammino di una Chiesa sinodale, ma non camminiamo per muoverci. C’è una meta: un popolo numeroso da far emergere dalla rassegnazione, dalla paura, dalla lontananza dal Vangelo. Possiamo far nostro il sogno di Paolo, che è quello di Dio. Il cuore di ogni cosa, ordinaria o straordinaria, dovrà essere il Vangelo di Pasqua. Lasciamoci guidare dall’angelo della Pasqua che disse alle due donne: « Non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto... Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risorto dai morti, ed ecco vi precede in Galilea; là lo vedrete» (Mt 28,5-7). Preoccupati e piangenti, come le donne al sepolcro, ci volgiamo facilmente al passato, magari per compiere il nostro dovere. Tendenzialmente ci volgiamo indietro, anche accettando

un senso del declino. Ma l’angelo ci rivela il futuro: Gesù ci precede in Galilea. La Chiesa non è una tomba vuota che custodisce il corpo di Gesù. Ma vive il futuro nell’incontro con Lui in Galilea. A questo dobbiamo orientarci e orientare tutto. Tanti lo aspettano. Ascoltiamo l’angelo di Pasqua! Nulla è impossibile a chi crede. (Card. Matteo Zuppi - Presidente Conferenza Episcopale Italiana)

Via Crucis: “tante persone che fuggono dalla guerra portano croci simili alla mia”

8 Aprile 2023 -
Roma - “La mia via crucis cominciò sei anni fa, quando lasciai la mia città”. A raccontare la sua storia  è un migrante dell’Africa occidentale. Una storia raccontata dettagliatamente durante la Viva Crucis ieri sera al Colosseo: “Dopo tredici giorni di viaggio arrivammo nel deserto e l’attraversammo per otto giorni, imbattendoci in auto bruciate, taniche d’acqua vuote, cadaveri di persone, fino a giungere in Libia. Chi doveva ancora pagare i trafficanti per la traversata fu rinchiuso e torturato fino a quando non pagò. Alcuni persero la vita, altri la testa. Mi promisero di mettermi su una nave per l’Europa, ma i viaggi furono cancellati e non riavemmo i soldi. Lì c’era la guerra e arrivammo a non far più caso alla violenza e alle pallottole vaganti. Trovai lavoro come stuccatore per pagare un’altra traversata. Alla fine salii con più di cento persone su un gommone. Navigammo ore prima che una nave italiana ci salvasse. Ero pieno di gioia, ci inginocchiamo a ringraziare Dio; poi scoprimmo che la nave stava tornando in Libia. Lì fummo rinchiusi in un centro detentivo, il peggior posto del mondo. Dieci mesi dopo ero di nuovo su una barca. La prima notte ci furono onde alte, quattro caddero in mare, riuscimmo a salvarne due. Mi addormentai sperando di morire. Svegliatomi, vidi accanto a me persone che sorridevano. Dei pescatori tunisini chiamarono i soccorsi, la nave attraccò e delle ong ci diedero cibo, vestiti e riparo. Lavorai per pagare un’altra traversata. Era la sesta volta; dopo tre giorni in mare giunsi a Malta. Rimasi in un centro per sei mesi e lì persi la testa; ogni sera chiedevo a Dio perché: perché uomini come noi devono ritenerci nemici? Tante persone che fuggono dalla guerra portano croci simili alla mia”.

Via Crucis: “se ci fosse stata la pace, sarei rimasto a casa mia”

8 Aprile 2023 -
Roma - Joseph e Johnson sono due adolescenti dell’Africa settentrionale, protagonisti della settima stazione della Via Crucis ieri sera al Colosseo. “Sono arrivato nel campo per sfollati con i miei genitori nel 2015 e ci vivo da più di 8 anni”, racconta Joseph: “Se ci fosse stata la pace, sarei rimasto a casa mia, dove sono nato, e mi sarei goduto l’infanzia. Qui la vita non è bella. Ho paura del futuro, per me e per gli altri ragazzi. Perché soffriamo nel campo per sfollati? A causa dei conflitti in corso nel mio Paese, flagellato dalla guerra da quando esiste. Senza pace non riusciremo a rialzarci. Ogni volta si promette la pace, ma si continua a cadere sotto il peso della guerra, la nostra croce”. “Io sono Johnson e dal 2014 vivo in un altro campo per sfollati, blocco B, settore 2”, gli fa eco il suo compagno: “Ho 14 anni e faccio la terza elementare. Qui la vita non è buona, molti bambini non vanno a scuola perché non ci sono insegnanti e scuole per tutti, il posto è troppo piccolo e affollato, non c’è nemmeno lo spazio per giocare a calcio. Vogliamo la pace per tornare a casa. La pace è bene, la guerra è male. Vorrei dirlo ai leader del mondo”.  Alla Via Crucis anche un gruppo di migranti del Congo accompagnati  dal cappellano  don Sylvestre Adesengiu.