“Squilibrata”, longeva e multiculturale: un’Italia in movimento. Una ricerca di Fondazione Migrantes e Istituto Toniolo

9 Ottobre 2026 – L’Italia contemporanea vive tre grandi trasformazioni strettamente intrecciate: lo squilibrio demografico tra giovani e anziani; la crescente dimensione multiculturale della popolazione; la mobilità, interna e internazionale, che modifica territori, famiglie e relazioni.

È questa, in sintesi, la fotografia del Paese proposta dal volume Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale, a cura di Fabio Introini, Delfina Licata e Cristina Pasqualini (ed. il Mulino), realizzato da Fondazione Migrantes e Istituto Toniolo, in collaborazione con Istat. Il volume è stato presentato questa mattina a Roma.

Stare nel mondo
La pubblicazione, in uscita il 30 ottobre 2026, è il risultato di una ricerca che integra analisi statistiche e interviste biografiche (200 interviste: 100 giovani di 18-34 anni e i rispettivi nonni o nonne con cui i giovani hanno una relazione significativa). La prima parte ricostruisce quantitativamente il cambiamento demografico e sociale. La seconda dà voce a giovani e anziani, mettendo a confronto esperienze, bisogni, rappresentazioni dell’età e modi di vivere la fede.

Dalle biografie dei nonni e dei loro nipoti è emerso un quadro che Cristina Pasqualini, professoressa associata di Sociologia all’Università Cattolica di Milano e co-curatrice del volume, ha riassunto così: «Giovani e anziani riconoscono più libertà e possibilità rispetto al passato, ma ci ricordano anche quanto contino la stabilità e le relazioni. Nessuna generazione è migliore delle altre: ciascuna va compresa nel proprio tempo, ascoltando ciò che ha guadagnato e le difficoltà che incontra».

Qualche spunto
  • Molte Italie demografiche. L’Italia non è semplicemente un Paese che invecchia: è un Paese nel quale il peso numerico delle generazioni si è rovesciato e nel quale immigrazione, genere e territorio producono molte “Italie demografiche” differenti, in cui le opportunità sono sempre più diseguali.
  • Il divario generazionale non è solo numerico. I giovani sono meno numerosi, più poveri, più precari e più dipendenti dalla famiglia; gli anziani sono più protetti economicamente, ma maggiormente esposti alla solitudine, alla fragilità fisica e al bisogno di assistenza. La Generazione Z non ha meno possibilità dei nonni: ne ha molte di più, ma fatica maggiormente a trasformarle in un progetto di vita stabile. La libertà è cresciuta; la prevedibilità del futuro è diminuita.
  • Un Paese in movimento, all’interno e verso l’esterno. La mobilità interna non è più soltanto la tradizionale migrazione degli italiani dal Sud verso il Nord. È un sistema complesso nel quale stranieri, italiani e nuovi italiani si spostano, si stabilizzano, invecchiano e ridisegnano la geografia sociale del Paese. L’Italia è, poi, contemporaneamente Paese di immigrazione, di emigrazione e di transito. La mobilità verso l’estero non segue più un unico modello: può essere fuga dei giovani, circolazione professionale, ritorno al Paese d’origine, riunificazione familiare o scelta residenziale nella pensione.
  • La fede cambia, non scompare. La fede non scompare: semplicemente, passando dagli anziani ai giovani, cambia forma. I nonni trasmettono meno attraverso regole e insegnamenti e più attraverso la testimonianza, la memoria, i gesti e la relazione affettiva.
Dati più interessanti
  1. In quarant’anni il rapporto è passato da 52 anziani ogni 100 giovani a circa 140 anziani ogni 100 giovani.
  2. Gli over 65 rappresentano il 24,3% della popolazione italiana.
  3. I giovani di 18-34 anni sono diminuiti del 22,9% rispetto al 2002.
  4. Il 67,4% dei giovani di 18-34 anni vive ancora con i genitori.
  5. La povertà assoluta riguarda il 14% dei minori, contro il 5,4% dei 65-74enni.
  6. È povero il 43,7% dei minori stranieri, contro il 9,7% dei minori italiani.
  7. Nelle zone rurali del Mezzogiorno la popolazione giovanile è diminuita di oltre il 32%.
  8. Gli utenti regolari di Internet sono passati dal 24,9% all’84,5% in vent’anni.
  9. I giovani che si riconoscono nella religione cattolica sono scesi dal 56% al 33,7%.
  10. Prega ogni giorno il 44,4% degli anziani, contro il 14,4% dei giovani.

Interessante, infine, l’identikit dei cittadini italiani con background migratorio (persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana o che appartengono a famiglie con una storia migratoria) e dei cosiddetti “expat”, i giovani italiani nati in Italia e poi emigrati, oppure giovani di origine italiana nati all’estero. Le due categorie non coincidono: i primi raccontano soprattutto l’integrazione e la doppia appartenenza; i secondi la mobilità internazionale e il mantenimento delle radici italiane.

«La collaborazione di queste tre organizzazioni – ha detto nel suo intervento il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – può e deve portare certamente ad analizzare la realtà, ma anche dare poi il proprio contributo nell’affrontare le criticità di oggi: le necessità che emergono nella vita delle persone, le forme di fragilità e le carenze di un sistema pubblico e privato a volte troppo distante da singoli e famiglie».

Come evidenzia nelle sue conclusioni Anna Maria Tarantola, «solo con un cambiamento culturale profondo, che guidi le decisioni politiche e i comportamenti di istituzioni, aziende, comunità, si può realizzare un nuovo patto sociale tra generazioni ed etnie in grado di restituire equilibrio tra chi dà e chi riceve, tra chi lavora e chi ha lavorato, tra chi nasce e chi arriva in un contesto di turbolenta innovazione tecnologica».

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