17 Settembre 2026 – Secondo i dati di Unhcr, resi noti il 20 giugno 2026, le persone che sono in una situazione di fuga forzata dalle loro case nel mondo sono 117,8 milioni. Tra queste il 39% del totale sono minori. Il fatto che la percentuale di minorenni rispetto alla popolazione mondiale sia il 29% dimostra una volta in più che le situazioni di crisi pesano in proporzione maggiore sulle persone più fragili e vulnerabili rispetto alle altre.
Normalmente il motivo che porta il minore a partire è già in sé traumatico. Ma quello del viaggio risulta essere, purtroppo, un tempo in cui i minori, specialmente quelli soli, accumulano esperienze durissime, che producono ulteriori ferite, sia fisiche che psicologiche.
Questo avviene sia che i minori sperimentino prima l’attraversamento del deserto, poi la prigionia in Libia e, infine, la traversata del mare, sia che arrivino nel nostro Paese attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”.
In questo secondo caso, infatti, essi possono subire maltrattamenti da parte della polizia di frontiera e dei cani, la distruzione dei propri telefoni cellulari, la sottrazione dei vestiti e delle scarpe anche in pieno inverno. Oltre al rischio di finire intrappolati in reti di sfruttamento oppure detenuti. Senza dimenticare che già di per sé il transito per foreste, montagne e fiumi non li risparmia da sofferenze e difficoltà anche letali, per chi non ha conoscenza del contesto, del clima o anche solo un equipaggiamento adatto.

La violazione dei diritti dei minori stranieri non accompagnati
I minori non accompagnati subiscono, dunque, numerose violazioni dei loro diritti, non solo nel Paese dal quale fuggono, ma anche in molti dei Paesi da cui transitano prima di arrivare a destinazione. Servirebbero servizi di tutela fisica e psicologica per i minori anche lungo le rotte su cui si muovono.
Ma i loro problemi, purtroppo, non finiscono una volta entrati in Europa, ad esempio nel nostro Paese. In Italia a fine maggio 2026, secondo il portale di monitoraggio del ministero delle Politiche sociali e del lavoro, risultavano essere presenti 14.237 minori stranieri non accompagnati (Msna): il 12% sono bambine e ragazze e l’88% bambini e ragazzi. Il 55% ha tra i 17 e i 18 anni, il 21% tra i 15 e i 16 anni. Il 9% tra i 15 e i 14 anni. Il 13% tra i 7 e i 14 anni e l’1,5% tra gli 0 e i 6 anni.
Le tre nazionalità principali sono Egitto (33%), Ucraina (17%) e Bangladesh (12%), mentre le prime tre regioni per la loro accoglienza risultano essere Sicilia (20%), Lombardia (14%) e Campania (12%).
Sebbene siano numericamente molte meno rispetto ai ragazzi e ai bambini, le bambine e le ragazze sono più facilmente esposte al rischio di divenire vittime di trafficanti che “facilitano” il passaggio da un Paese all’altro; ma anche a quello della tratta da parte di reti criminali che le sfruttano sia lavorativamente che sessualmente, a volte già nel corso del viaggio.
L’accoglienza e il fenomeno dell’allontanamento volontario
Sebbene per la legislazione italiana – considerata tra le più avanzate al mondo in questo specifico ambito – i minori non accompagnati dovrebbero prevalentemente essere posti in affido, questa nei fatti per gli stranieri è una soluzione che riguarda per ora numeri molto piccoli, e soprattutto per i giovani e le giovani ucraine. Ancora troppi minori non accompagnati di altre nazionalità possono, infatti, essere collocati in hotspot o Cas (Centri di accoglienza straordinaria), anche insieme agli adulti, specie se hanno tra i 16 e i 18 anni di età.
Accanto a questo, uno dei problemi maggiori è il cosiddetto “allontanamento volontario”: spesso già pochi giorni dopo l’arrivo in Italia si perdono le tracce di molti minori. Secondo i dati presenti nella Relazione del Commissario straordinario sulle persone scomparse, nel 2025 su 22.000 segnalazioni, 17.942 hanno riguardato minori e tra questi 12.959 risultavano essere minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo
Dal 12 giugno 2026 i minori stranieri non accompagnati si devono confrontare anche con gli effetti del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e di alcuni decreti-legge necessari per la sua messa in pratica in Italia.
Il Patto, infatti, invece di mitigare i rischi a cui i minori sono già sottoposti – non solo lungo la rotta, come abbiamo detto, ma anche nel momento in cui arrivano in Italia – rischia di potenziarne i traumi.
Ad esempio, li espone al rischio di poter essere rimpatriati in un Paese terzo lontano dall’Ue, violando il principio di non respingimento; e alla possibilità di essere detenuti o confinati, nel corso di procedure di frontiera che comunque ne limitano la possibilità di movimento. Inoltre, li priva della possibilità di poter usufruire di un “prosieguo amministrativo” di tre anni – come previsto per gli altri minori non accompagnati italiani –, perché nel loro caso ora è previsto per solo un anno, tra i 18 e i 19 di età.
Questo nuovo quadro giuridico aumenta, quindi, le possibilità che un minore o una minore si trovino in un contesto non tutelante, in una soluzione di accoglienza non adatta o che si sentano in pericolo e abbandonati.
Msna e devianza
Se facciamo riferimento al report del Cespi “I minori stranieri non accompagnati in Italia e il rischio di cooptazione da parte della criminalità organizzata” del giugno 2025, non risulta che i Msna arrivino in Italia presentando in prevalenza significativa dei profili devianti. Sembra piuttosto che i comportamenti devianti si sviluppino in Italia, sia a causa dei luoghi non idonei in cui vengono alloggiati, sia della situazione di abbandono che si può generare al raggiungimento della maggiore età, se escono dal sistema di accoglienza o dal meccanismo del “prosieguo amministrativo”.
I minori che finiscono alloggiati in centri sovraffollati o in dormitori a contatto con adulti – dove non vengono offerte opportunità di inserimento scolastico e lavorativo, oggetto di continui tagli di spesa –, hanno una probabilità maggiore di sviluppare comportamenti devianti.
In un contesto che richiederebbe un investimento globale e cooperativo per concretizzare gli standard minimi di tutela dei minori, specie se non accompagnati, nel Paese di origine come in quelli di transito e di arrivo, la collaborazione tra i governi sembra attivarsi solo per porre sempre più ostacoli. E per offrire sempre meno tutele a bambine e bambini, ragazze e ragazzi che fuggono proprio perché non hanno la protezione e la speranza di un futuro dignitoso che dovrebbero avere sempre e ovunque. (Mariacristina Molfetta | “Migranti Press” 7-8 2026)



