17 Luglio 2026 – Immerso tra distese di grano, a ridosso della strada provinciale, sorge un grande edificio con porticato, circondato da un bel giardino popolato da gatti. Si tratta di Casa Betania, una struttura di accoglienza situata nella frazione di Serramarina, all’interno del territorio comunale di Bernalda (in provincia di Matera) gestita dall’ufficio Migrantes della diocesi di Matera-Irsina.
Qui risiedono persone – sia ospiti attuali che ex residenti – impiegate stabilmente nella raccolta della frutta: fino a fine maggio si occupavano delle fragole, mentre ora è il turno delle albicocche e di altra frutta di stagione. Molti di questi giovani lavorano nella zona da diversi anni e, pur disponendo di un regolare contratto d’impiego e delle risorse economiche per pagare una locazione, si scontrano con l’impossibilità di trovare un alloggio.
La realtà del Metapontino
Don Antonio Polidoro, alla guida della Migrantes diocesana, ha iniziato a supportare i lavoratori stagionali nel 2016, in seguito allo sgombero dell’insediamento informale della “Felandina” dove vivevano circa 500 persone in un ghetto all’interno di un grosso capannone. Quell’evento lo spinse a dare vita a questo e ad altri presidi per tamponare l’emergenza abitativa del territorio, comunemente chiamata “Metapontino” dal nome di Metaponto, un’altra frazione del comune di Bernalda.
Tra i territori di Bernalda e Scanzano Jonico si concentrano circa 1200 ettari dedicati alla coltura delle fragole, un volume produttivo che, insieme a quello della Campania, rappresenta il fulcro di questo settore in Italia. Questa coltivazione è diventata un pilastro occupazionale per l’intera area, tanto che Scanzano Jonico ha istituito da qualche anno la “Sagra della fragola” proprio per valorizzare l’identità cittadina legata a questo frutto.
La stagione di raccolta delle fragole va da fine febbraio a metà maggio, richiedendo un forte incremento di manodopera che attira lavoratori e lavoratrici da ogni parte del Mezzogiorno. Tuttavia, l’attività nei campi non si esaurisce in primavera: il terreno fertile della zona consente la coltivazione di numerose altre varietà ortofrutticole, come le albicocche e l’uva da tavola. Per i braccianti, la fine di un raccolto coincide semplicemente con l’inizio del successivo. Di conseguenza, l’impiego agricolo perde il carattere della pura stagionalità per trasformarsi in un’occupazione stabile, offrendo a molti la concreta opportunità di lavorare sul territorio per tutto l’anno.
Lavoro-casa-documenti: il corto circuito dei diritti
Nonostante la stabilità dell’impiego, i braccianti denunciano costantemente la totale difficoltà nel reperire appartamenti in affitto, pur essendo in possesso di buste paga e contratti regolari. Pino Passarelli, attivo con l’associazione “Tutti Migranti” per tutelare e supportare i lavoratori stranieri, mostra i grandi immobili inutilizzati di Metaponto. Questa piccola frazione ha vissuto in passato una pianificazione urbanistica tarata su una crescita demografica che non si è mai realizzata. Oggi, alcune di queste strutture vuote – come un vecchio palazzetto dello sport – sono state occupate da chi necessita di un riparo, mentre altre sono state sbarrate e murate pur di impedirne l’accesso.
“Le case ci sono, ma non le affittano ai neri”. È l’esperienza diretta di Abdu, uno dei residenti della struttura di Serramarina. Molti proprietari scelgono infatti di affittare esclusivamente ai turisti per brevi periodi estivi o, in alternativa, preferiscono lasciare gli immobili sfitti piuttosto che concederli a lavoratori stranieri. Questa discriminazione costringe spesso i braccianti a vivere nei canali, in sistemazioni precarie o all’interno di alloggi privi di contratti regolari.
La regolarità abitativa, d’altro canto, è un tassello cruciale: senza un contratto non è possibile iscriversi all’anagrafe ed ottenere la residenza, che è il documento indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno. A causa di questo cortocircuito, diverse persone non riescono a rinnovare i propri documenti, scivolando nell’irregolarità giuridica. Per arginare tale problematica, i Comuni potrebbero rilasciare la cosiddetta “residenza fittizia” (un indirizzo formale dedicato ai senza fissa dimora per garantire loro l’accesso ai diritti essenziali, come l’assistenza del medico di base), ma gli uffici municipali oppongono frequentemente forti resistenze nell’accordarla. (Simone Garbero e Laura Tresso, Ascs – Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo Sviluppo)



