GMMR 2026. Ad Asti il Festival dei Popoli sul “filo invisibile” che lega donne, pace e comunità

21 Settembre 2026 – Asti si prepara ad accogliere una nuova edizione del Festival dei Popoli, promosso dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale dei Migranti della Diocesi di Asti con il contributo della Fondazione Migrantes, nell’ambito delle iniziative del Festival dell’Accoglienza di Torino. La manifestazione si avvale inoltre del patrocinio del Comune di Asti ed è realizzata in collaborazione con numerosi enti e associazioni del Terzo Settore, le comunità internazionali dell’Astigiano, l’associazione Generazioni Migranti e l’Ufficio Pastorale Migranti di Torino.

Dal 25 settembre al 17 ottobre 2026, il Festival proporrà un ricco calendario di eventi dedicati ai temi delle migrazioni, della cittadinanza, della pace e del dialogo interculturale, confermandosi uno dei principali appuntamenti del territorio dedicati all’incontro tra culture, alla partecipazione e alla costruzione di comunità inclusive.

Il titolo scelto per questa edizione, “Il filo invisibile. Donne, pace, comunità”, richiama quella trama di relazioni, responsabilità, gesti quotidiani e pratiche di cura che spesso rimangono sullo sfondo del dibattito pubblico ma che rendono possibile la vita delle comunità. Un filo che il Festival sceglie di osservare attraverso lo sguardo e le esperienze delle donne, protagoniste di percorsi di mediazione, solidarietà, partecipazione civile e costruzione della convivenza.

In un tempo segnato da guerre, polarizzazioni, disuguaglianze e migrazioni forzate, il Festival propone una riflessione sul significato della pace come processo concreto di costruzione di fiducia, inclusione, giustizia e appartenenza. Una pace che nasce dalle relazioni quotidiane e dalla capacità delle comunità di affrontare le differenze senza trasformarle in divisioni.

Il programma attraversa linguaggi e prospettive differenti. Giornaliste, ricercatrici, attiviste, amministratrici pubbliche, operatrici umanitarie, artiste e rappresentanti dell’associazionismo porteranno ad Asti esperienze e riflessioni sui conflitti contemporanei, sul lavoro di cura, sulle migrazioni, sulla partecipazione politica, sull’inclusione e sulla costruzione delle comunità.

Tra gli appuntamenti più significativi figurano il dialogo tra Lisa Clark e Anna Pozzi sul ruolo delle donne nei processi di pace, l’incontro con Maria Jeanne Belagizi Sifa e Silvia Dumitrache dedicato al contributo delle donne migranti nel welfare e nel lavoro di cura, la testimonianza dell’ex funzionaria ONU Alessandra Morelli, la tavola rotonda sulle esperienze di partecipazione femminile di alcune donne astigiane con background migratorio e l’approfondimento sulla condizione delle donne iraniane con l’artista e attivista Bahar Heidarzade. Accanto agli incontri trovano spazio il teatro, la musica, le presentazioni di libri, le performance artistiche e i momenti di confronto pubblico.

Non mancheranno gli eventi che negli anni sono diventati simbolo del Festival, come il Corteo dei Popoli, la Festa dei Popoli, il Torneo di calcio a 5, la lettura pubblica dei nomi delle vittime delle migrazioni, la preghiera interreligiosa per la pace e la camminata etnogastronomica Eat&Walk, occasioni in cui la riflessione si intreccia con la partecipazione e l’incontro tra le diverse comunità del territorio.

Ad aprire il Festival, il 25 settembre in Piazza Marconi, davanti alla stazione ferroviaria, sarà un momento pubblico dedicato all’accoglienza e alla pluralità, mentre la conclusione sarà affidata all’inaugurazione del murale collettivo “Il filo invisibile: donne, pace, comunità”, segno permanente lasciato alla città come testimonianza del percorso condiviso costruito durante la manifestazione.

Il Festival dei Popoli si conferma così uno spazio di ascolto, dialogo e confronto aperto a tutta la cittadinanza. Un’occasione per interrogarsi sulle sfide del presente e per riconoscere il valore di quelle relazioni che, pur rimanendo spesso invisibili, continuano a tenere insieme il tessuto delle nostre comunità. Un percorso costruito grazie alla collaborazione tra istituzioni, associazioni, comunità internazionali e realtà ecclesiali che, anno dopo anno, contribuiscono a fare del Festival un’esperienza condivisa di incontro, partecipazione e cittadinanza. (fonte: Ufficio Migrantes della diocesi di Asti)

 

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