7 Agosto 2026 – L’8 agosto 2026 ricorrono i 70 anni dalla tragedia di Marcinelle: morirono 262 persone nella miniera di Bois du Cazier, tra cui 136 italiani. È per questo motivo che dal 2001 è stata indetta in questa data la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo; e, ora, l’Unione europea vuole trasformare l’8 agosto in una Giornata europea in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro e per la tutela e la dignità dei lavoratori. È poi di poche settimane fa la notizia che sono state identificate due nuove vittime tra i 14 corpi a cui non era ancora stato possibile dare un nome.
Una memoria, tre ricorrenze
«Nel 2026 c’è una concomitanza particolarmente significativa – commenta il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, che recentemente compiuto una visita in Belgio per incontrare gli emigranti italiani – perché abbiamo da poco ricordato gli 80 anni della Repubblica italiana e quelli dell’Accordo italo-belga “uomini contro carbone”. Uno snodo delicato del secondo dopoguerra italiano ed europeo».
“I belgi avevano bisogno di braccia e l’Italia aveva bisogno di carbone. Così, nel 1946, fu stipulato tra i due Stati il primo accordo di emigrazione assistita, termine edulcorato rispetto al trattamento amaro riservato a chi emigrava”. Così Luigi Dal Cin – nel suo recente racconto “Pregiudizio e riscatto” contenuto nel volume Tondi orizzonti. Emigranti italiani nel mondo (Fondazione Migrantes/Terre di Mezzo editore, 2026) – ha sintetizzato i contenuti del protocollo pensato per far rinascere i due Paesi, dopo la rovina della guerra. Ma anche la strage di Marcinelle è “figlia” di quell’iniziativa.
Prima e dopo Marcinelle
«Una volta mi sono trovato in Abruzzo, nel cimitero di Manoppello – continua mons. Felicolo –. C’erano tante tombe di defunti nella tragedia di Marcinelle: quanti italiani per anni hanno lavorato in condizioni impossibili, vivendo in abitazioni totalmente inadeguate? Quanti italiani prima di Marcinelle non potevano entrare nei bar belgi? Oggi sono parte integrante della società.
Non possiamo non pensare a come accogliamo noi chi arriva in Italia in cerca di un futuro migliore, che garanzie di lavoro e quali possibilità alloggiative offriamo. Pensiamo allo sgombero della tendopoli di San Ferdinando in Calabria avvenuto nei giorni scorsi. Quanto c’è ancora da imparare da Marcinelle!».
La Chiesa italiana vicina ai parenti delle vittime
Marcinelle, per la Fondazione Migrantes, è anche il richiamo a uno dei suoi compiti pastorali, quello di sostenere i missionari per gli italiani all’estero: «In quel momento così tragico la Chiesa ebbe un ruolo importante: sacerdoti, religiosi e religiose e quanti potevano con generosità si fecero accanto a tante donne, mogli, mamme, sorelle, figlie rimaste senza mariti, figli, fratelli e padri. E quanto la Chiesa ha aiutato anche a fare da collante con la società belga!».
Marcinelle e le urgenze della mobilità umana
L’esperienza sul campo e la ricerca della Fondazione Migrantes sottolineano da tempo l’urgenza che il nostro passato e il nostro presente di emigrazione si parlino e siano uno stimolo per superare stereotipi e pregiudizi, ancora presenti quando parliamo in generale di mobilità umana.
«Marcinelle – spiega mons. Felicolo – ci ricorda con un’attualità che deve sollecitare tutti, tre capisaldi della convivenza umana, che sono da tempo consolidati anche nella voce del Magistero della Chiesa: il diritto a un lavoro sicuro e a un alloggio decoroso; la dignità di tutti i migranti e il primato della persona sul profitto».
Ascoltare la memoria dell’emigrazione italiana
Alla memoria di Marcinelle dà voce anche Gli ultimi minatori. 8 agosto Marcinelle, un podcast realizzato dall’Associazione Nembresi nel mondo, scritto e narrato da Paolo Riva e Diego Ravier, con sound design e musiche di Angelo Miotto, prodotto da Intrecci media con il contributo di Fondazione Cariplo, in collaborazione con Cooperativa Impresa Sociale Ruah di Bergamo e anche con la Fondazione Migrantes.
Il podcast raccoglie le voci di numerosi ex minatori italiani emigrati in Belgio. Sono testimonianze raccolte in anni di lavoro da Paolo Riva e Diego Ravier, per non perdere il racconto diretto di una generazione che ha conosciuto la miseria e l’emigrazione, le discriminazioni e il sacrificio, ma anche la soddisfazione e l’orgoglio di una vita costruita lontano da casa.
Tra le voci del podcast c’è anche quella di Lino Rota, ex minatore e soccorritore, che ricorda ciò che vide scendendo nelle gallerie alla ricerca dei sopravvissuti. È disponibile su tutte le principali piattaforme di ascolto.
Non rassegnarsi alla «globalizzazione dell’impotenza»
«Dopo la doverosa e ancora commossa memoria, – conclude mons. Felicolo – la tragedia di Bois du Cazier ci richiama a un impegno per il presente e per il futuro che non possiamo lasciare solo alle parole dei discorsi di rito. Servono scelte, da quelle “piccole” della quotidianità di ciascuno a quelle “grandi” dei leader politici e dei governi, che tramutino l’impegno in cambiamenti. Una risposta indispensabile all’economia dello scarto, alla globalizzazione dell’indifferenza e a quella dell’impotenza, per usare le immagini incisive di Francesco e papa Leone XIV».


