I “grazie” per il 2025. E la sfida per il 2026

22 Dicembre 2025 – Siamo nel tempo di Natale. E in quello dei bilanci. Il 2025, dal punto di vista ecclesiale, è stato innanzi tutto all’insegna della gratitudine.

Siamo grati per la vita di papa Francesco, da cui ci siamo congedati nella notte tra la Pasqua e il Lunedì dell’Angelo; per l’elezione di papa Leone; per aver potuto attraversare quest’anno giubilare.

In particolare, è stato bellissimo vivere il Giubileo dei migranti, in concomitanza eccezionale con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il passaggio di testimone tra Francesco e Leone qui è stato sul territorio italiano, con i 96 pastorale fatta alla base e nel esplicito: papa Bergoglio aveva indicato il tema della Giornata – “Migranti, missionari di speranza” – e papa Prevost ci ha regalato un Messaggio che ci consegna un’immagine-guida, quella della missio migrantium.

Siamo certamente soddisfatti anche del lavoro della Fondazione nel corso dell’anno, a livello nazionale e soprattutto sul territorio italiano, con i 96 progetti specifici e 10 di ricerca sostenuti e animati.

La realizzazione dei nostri tre Rapporti annuali – Rapporto Immigrazione, con Caritas Italiana; Rapporto Italiani nel Mondo; Report “Il diritto d’asilo” – è poi l’espressione più istituzionale ed evidente di un’azione di ricerca, informazione, formazione e accompagnamento pastorale fatta alla base e nel quotidiano da tanti piccoli tasselli.

La mobilità umana, dall’Italia e verso l’Italia, è un fenomeno complesso e intrecciato, con diverse criticità, ma anche ricco di opportunità.

Fin qui, le cose belle e comunque importanti nella nostra missione pastorale.

Ovviamente, i “ma” sono tanti e preoccupanti, in un contesto internazionale in cui la logica della guerra, l’ossessione per la “sicurezza armata” e per la costruzione del nemico, sembrano guadagnare ogni giorno un metro in più.

Mi soffermo su due aspetti per arrivare a una domanda sincera e aperta. Da un lato, i dati preliminari sul 2025 diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ci dicono che c’è un forte calo degli ingressi irregolari nell’Unione Europea. Ma, come ha commentato su Avvenire Paolo Lambruschi, “resta grave il bilancio di perdite di vite umane, con oltre 1.700 morti sulle rotte migratorie mediterranee che partono dal continente africano in direzione della Fortezza Europa”.

Dall’altro lato, politica e media, in Italia come altrove, continuano a soffiare strumentalmente sulle paure della cittadinanza rispetto ai fenomeni migratori e alle loro presunte implicazioni.

Mi sembra che dobbiamo fare i conti col fatto che produrre ricerche, informazioni e dati o confutare scientificamente dei preconcetti sia necessario, ma non basti – anche nelle nostre parrocchie – a riportare l’opinione pubblica dentro i binari dell’obiettività e a restituire alle persone, di cui parliamo e di cui ci occupiamo tutti i giorni, la loro dignità.

Cosa possiamo fare?

In questo senso, penso anche alle occasioni in cui nel corso dell’anno ci siamo dovuti chiedere se fosse necessario emanare l’ennesimo comunicato per commentare l’ennesimo naufragio, macabra e inaccettabile ricorrenza di morti evitabili.

Non corriamo forse il rischio di assuefarci alla ritualità del pianto, delle parole, dei commenti? Con le nostre parole accendiamo davvero un riflettore? Cominciamo a chiedercelo. Altrimenti le morti, che la statistica e la spettacolarizzazione del dolore lasciano senza volto e senza storia, saranno inutili.

Come Fondazione Migrantes vogliamo raccogliere questa sfida per il 2026 insieme a te che leggi: aiutaci a trovare le parole, le proposte, le scelte opportune. Alla luce del Vangelo. (mons. Pierpaolo Felicolo | “Migranti Press” 11-12 2025)

Rifugiati
(Max Hirzel)

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