15 Giugno 2026 - "In occasione del Vertice del G7 che nel 2026 si riunisce in Francia, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi membri del G7, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, rivolgiamo ai Capi di Stato e di Governo un messaggio comune ispirato dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa".
Inizia così il testo dell'appello, in 4 punti, reso noto venerdì 12 giugno. Di fronte ai conflitti armati, alle fratture geopolitiche, alle disuguaglianze crescenti, alle sfide climatiche e ai mutamenti tecnologici, i vescovi ricordano "che il fondamento dell’azione politica ed economica deve essere sempre la dignità di ogni persona umana".
I firmatari chiedono agli Stati del G7 "di riaffermare il loro impegno a favore del multilateralismo, del rispetto del diritto internazionale e della ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti. In un mondo segnato dalla guerra e dall’instabilità, è più che mai necessario consolidare le istituzioni internazionali, tutelare le popolazioni civili e promuovere i diritti fondamentali, in particolare la libertà religiosa e la dignità delle persone più vulnerabili".
Essi invitano inoltre i Paesi del G7 "a riportare la persona umana al centro dello sviluppo e della solidarietà internazionale e chiediamo un ascolto reciproco più attento tra i popoli"; e, "di fronte al rapido sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale", sottolineano "l’urgenza di una governance etica, trasparente e democratica, che garantisca che tali innovazioni rimangano al servizio del bene comune e della persona umana. Chiediamo un’attenzione particolare agli effetti che esse hanno sui bambini e sui giovani, nonché sul rispetto delle libertà fondamentali".
Al termine del quarto punto dell'appello - "Assumere una responsabilità comune nei confronti del creato e delle persone sfollate" - un riferimento esplicito alla questione della mobilità umana: "Ricordiamo inoltre che i migranti e i rifugiati devono sempre essere accolti con dignità, pur riconoscendo la legittima responsabilità degli Stati di preservare il bene comune. Le persone costrette a fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla miseria o dalle catastrofi climatiche non possono essere considerate una minaccia. Sono fratelli e sorelle nell’umanità".