Primo Piano

Alluvioni in Libia: trovati anche corpi di migranti

12 Settembre 2023 -
Roma - “Qui a Tripoli la situazione é calma e non ci sono problemi. Al momento dicono che ci sono circa 3.000 morti ma sicuramente i numeri saranno molto più alti. Sono stati trovati anche corpi di migranti”. A parlare al Sir è mons. George Bugeja, vicario apostolico di Tripoli, in Libia, a proposito delle devastanti inondazioni che hanno colpito la Cirenaica, la regione nord orientale del Paese, in seguito al passaggio del ciclone Daniel. Nella Tripolitania, la regione a nord-ovest dove è ubicata la capitale libica finora il tempo è buono: “Si aspetta un po’ di pioggia ma non sembra che ci saranno problemi – dice il vescovo –. Il disastro ha colpito in modo particolare Derna, in Cirenaica, a causa di due dighe che non hanno resistito e hanno rotto mura e argini, con la conseguenza che l’acqua accumulata dentro é uscita all’improvviso, con fango e detriti che hanno distrutto case e strade e portato tutto fino al mare”. Derna è una città costiera, la quarta più grande del Paese, con 120.000 abitanti. Il crollo delle due dighe ha fatto defluire 33 milioni di metri cubi d’acqua, distruggendo centinaia di case e cinque quartieri residenziali. Difficile l’accesso a queste zone, le squadre di soccorso e i cittadini hanno dovuto estrarre a mani nude dalle macerie centinaia di vittime. Monsignor Bugeja esprime parola di vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite: “Sono tutti nelle nostre preghiere. Il Signore della Misericordia dia sollievo ai feriti e a chi ha perso i propri cari e sostegno ai soccorritori negli aiuti di emergenza e assistenza”. Intanto la Croce rossa internazionale parla di almeno 10.000 dispersi. Confermati dai servizi di emergenza libici oltre 2.300 morti. Molti sono stati seppelliti in fosse comuni nel cimitero di Martouba, a una ventina di chilometri alle porte di Derna. Le autorità contrapposte di Cirenaica e Tripolitania, che si dividono il potere esecutivo, hanno chiesto aiuti umanitari alla comunità internazionale, tra cui macchinari pesanti, forniture mediche e cibo. La Turchia, che sostiene il governo di Bengasi (la Cirenaica), ha inviato tre aerei con personale di ricerca e salvataggio subacqueo e assistenza logistica. L’Italia ha attivato la Protezione civile ma nella zona non sono presenti Ong italiane.

Presidenza Ue: accordo con Tunisia contro immigrazione irregolare

12 Settembre 2023 -
Bruxelles - “Lottare contro l’immigrazione irregolare con origine o destinazione Tunisia evitando la perdita di vite umane nel mare sono priorità comuni tra Tunisia e Unione europea”. Così è intervenuto il segretario di Stato spagnolo, Pascual Navarro Rios, della presidenza spagnola di turno dell’Ue, durante la plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, sul Memorandum d’intesa tra l’Ue e la Tunisia. “L’accordo contribuisce a un approccio globale sull’immigrazione. Siamo d’accordo con gli omologhi tunisini che l’immigrazione vada affrontata tramite un vincolo tra immigrazione e sviluppo. L’accordo prevede: la lotta contro la tratta dei migranti e la gestione delle frontiere, con la formazione della guardia di frontiera tunisina, attrezzature; limitare le perdite di vita nel mare; promuovere corridoi umanitari con l’occupazione stagionale; l’appoggio per i rimpatri volontari degli irregolari e cooperazione per la riammissione di tunisini in situazione irregolare tramite progetti di occupazione locale”. Nei prossimi mesi ci sarà la riunione del Consiglio di Associazione sul Memorandum e sui diritti dei rifugiati. È fondamentale bloccare le partenze irregolari, che troppo spesso si concludono con tragedie. Rafforzeremo la capacità di controllo dei confini della Tunisia, costieri e terrestri, con il pieno rispetto dei diritti umani. Dobbiamo impegnarci ulteriormente per smantellare le reti di trafficanti di esseri umani che sfruttano la disperazione”, ha detto il commissario Ue per il Vicinato e l’allargamento, Oliver Varheliy.

Al Ferrara Film Festival si parla di rifugiati

12 Settembre 2023 - Ferrara - Il conflitto in Ucraina irrompe anche al Ferrara Film Festival con l’anteprima europea di “Sisters of Ukraine” (trailer), il film documentario diretto da Mike Dorsey in concorso nella categoria Premiere Docu, che racconta il lavoro di due suore impegnate nell’aiutare i rifugiati e le famiglie dei soldati a scappare dal Paese devastato da un conflitto che sembra non avere fine. Alla proiezione in anteprima europea, martedì 19 settembre alle ore 19:00 al Teatro Nuovo, saranno presenti anche il regista, il produttore ed alcuni dei protagonisti del film, per raccontare in prima persona la drammaticità di un’invasione russa che non accenna ad arrestare la sua violenza. "Sisters of Ukraine” è un documentario di guerra sulle vite dietro la linea del fronte, le vite che i soldati ucraini stanno proteggendo combattendo – racconta il regista Mike Dorsey - Abbiamo trascorso quattro giorni in un convento di suore nell'Ucraina occidentale che hanno intrapreso la missione di aiutare i rifugiati dalla guerra. Insieme a loro e a un gruppo di tre dozzine di rifugiati abbiamo poi viaggiato attraverso l’Europa via terra, fino alle braccia accoglienti di un’organizzazione umanitaria in Spagna. Non dimenticherò mai di aver vissuto un’esperienza con queste giovani suore incredibilmente coraggiose, guidate da Madre Cristiana, mentre affrontavano la più grande sfida delle loro vite”. Il film segue due volontari di Barcellona che si recano in un convento nell'Ucraina occidentale, dove le suore aiutano i rifugiati in seguito all'invasione russa. Mentre gli attacchi missilistici su tutta l’Ucraina raggiungono livelli senza precedenti in seguito al bombardamento del ponte di Kerch in Crimea, le suore e i volontari accompagnano un gruppo di tre dozzine di rifugiati e famiglie di soldati che combattono in guerra in un viaggio di tre giorni attraverso l’Europa, fino agli alloggi di una ONG vicino a Barcellona. Nel documentario si susseguono e alternano immagini di un’Ucraina dai due volti, dalla calma apparente di alcune aree risparmiate dal conflitto, alla distruzione e gli occhi provati da una sofferenza interminabile, testimoni della incessante intensità della guerra, quasi uscita dall’informazione mainstream.

Lampedusa: riprendono gli sbarchi

12 Settembre 2023 -

Milano - Dopo alcuni giorni di pausa dovuta al maltempo e al mare in burrasca, riprendono gli sbarchi a Lampedusa. Dieci barchini, con a bordo 364 migranti, sono stati soccorsi al largo dell’isola dalle motovedette della Guardia di finanza e dalla nave ong Sea Punk1. Salgono così a 24, gli approdi di ieri sulla maggiore delle isole Pelagie con complessivi 966 persone. L’ultimo sbarco ha portato sull’isola 24 tunisini, rintracciati dalle Fiamme gialle sulla strada di Ponente. Prima le motovedette avevano soccorso imbarcazioni, tutte salpate dalla Tunisia, con a bordo da 29 a 44 tra tunisini, etiopi, sudanesi, somali, ivoriani. La nave ong Sea Punk1 ha sbarcato al molo commerciale 38 eritrei e sudanesi.

Dopo i 509 sbarcati dalla tarda serata di domenica, sono più di 800 i migranti nell’hotspot di Lampedusa, con una capienza di poco più di 400 persone. Sulle piccole unita’ approdate domenica c’erano tra i 34 e i 45 migranti, provenienti da Sudan, Etiopia, Mali, Benin, Niger, Senegal e Burkina Faso. Tra loro donne e minori, anche piccoli. Sull’isola sono arrivati anche i 39 (tra cui 11 minori non accompagnati) salvati dalla nave Ong Sea Punk I. I migranti erano a bordo di una barca di ferro a rischio. «Esausti, e disidratati e con mal di mare - afferma la Ong tedesca – le autorità ci hanno chiesto di portarli a Lampedusa». Dall’inizio dell’anno sulle coste italiane sono sbarcati complessivamente 116.028 migranti, l’82,7% in più rispetto ai 63.498 dello stesso periodo dell’anno scorso. Sono i dati dell’ultimo aggiornamento (alle 8 di ieri mattina e quindi non sono inclusi gli ultimi arrivi, ndr) del “cruscotto statistico” del Viminale. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sono a oggi 11.630, a fronte dei 14.044 dell’intero 2022.

È boom di sbarchi anche alle Canarie, dove sono stati segnalati 12 dispersi con oltre 1.200 persone soccorse in mare o già a terra tra la serata di venerdì e le prime ore di ieri. L’attivista Helena Maleno dell’ Ong Caminando Fronteras ha riportato sui social che almeno 12 persone risultano disperse in mare dopo che l’imbarcazione su cui viaggiavano ha iniziato a naufragare al largo di Fuerteventura. «Quando sono arrivati i soccorritori c’erano già persone in acqua», ha scritto. Tali informazioni non sono state al momento confermate dal servizio di salvataggio marittimo spagnolo (Salvamento Marítimo). Si tratta di imbarcazioni partite presumibilmente dalle coste dell’Africa subsahariana occidentale, sia da più a nord. (D. Fas. - Avvenire)

Migrantes Triveneto: il Triveneto territorio di accoglienza

11 Settembre 2023 - Mestre - Nella sede della Conferenza Episcopale Triveneta a Mestre, questa mattina si è svolto l’incontro della Commissione Regionale Migrantes, presieduta dall’arcivescovo mosn. Luigi Bressan. Dopo la preghiera iniziale, l’assemblea ha condiviso le iniziative diocesane in vista della prossima Giornata Mondiale delle Migrazioni. E' seguito poi un confronto sulla situazione attuale dell’accoglienza degli immigrati. Il Triveneto rimane ancora territorio di accoglienza ma soprattutto di passaggio. Il controllo dei flussi migratori è stato monitorati da alcune diocesi. Dalla frontiera di Trieste alcuni migranti seguono la via del nord Europa, altri si avviano verso la frontiera francese con mezzi precari. La Val di Susa risulta essere un punto di passaggio meno controllato per arrivare al Paese transalpino. L’incontro si è concluso la programmazione della Consulta Triveneta per quest’anno pastorale 2023/2024. Su suggerimento di don Giuseppe Mirandola, responsabile della commissione Regionale, l’arcivescovo Bressan preparerà un comunicato per i vescovi della Regione che si incontreranno in questi giorni.

La migrazione dagli occhi di chi migra, alla Mostra di Venezia

11 Settembre 2023 - Venezia - La voce di chi migra ha raggiunto Venezia ed è risuonata alla Mostra del cinema, conclusa sabato sera. È stata interpretata da alcuni degli autori più attesi. È arrivata dal confine meridionale e da quello orientale d’Europa, dai luoghi (non gli unici) dove la politica di chiusura della frontiera infligge dolore alle persone che tentano di attraversarla, le umilia e le uccide. È arrivata dal presente, con urgenza, ed è arrivata dal passato, per risvegliare la memoria di persecuzioni di un tempo e mettere in guardia dal rischio sempre vivo del loro ripetersi. È arrivata con la potenza dell’esperienza diretta, attraverso film costruiti su tante testimonianze personali che ne fanno opere corali, attraverso gli occhi di un ragazzo senegalese e di due genitori siriani, che il tragitto dai Paesi d’origine fino in Europa l’hanno percorso in prima persona. Sono i protagonisti di Io capitano di Matteo Garrone e Green border di Agnieszka Holland, i due tra i film in concorso in cui la cinepresa è direttamente puntata sulla migrazione, o meglio sugli effetti che la strategia antimigratoria europea produce sui corpi delle persone che migrano. Sulle ferite fisiche e psicologiche inferte durante la detenzione e nell’atto del respingimento, da carcerieri e cacciatori incaricati di presidiare il confine d’Europa. Come succede lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dove si compie il viaggio di Seydou e Moussa in Io capitano, da Dakar alle acque italiane passando per il deserto e per la Libia. I due cugini partono adolescenti all’inseguimento dei loro sogni, ma lo fanno a costo della vita: la naturale pretesa di un futuro libero è sottratta ai giovani come loro, nati nel sud del mondo. Matteo Garrone voleva raccontare il tratto che sfugge alla cronaca della migrazione mediterranea, quello che parte da molto lontano e si interrompe in vista delle nostre coste, dove chi ce l’ha fatta riceve soccorso, rifugio e forse l’opportunità di una vita migliore. E voleva raccontarlo dal punto di vista di chi lo percorre, altrettanto dimenticato, nel rifiuto della narrazione comune, che parla di numeri e di masse, che impedisce l’empatia e contribuisce alla deumanizzazione. Punti di vista inediti, in questo caso più d’uno, sono la scelta anche in Green border, racconto quasi documentaristico in bianco e nero di un’altra frontiera chiusa, la fredda foresta tra Bielorussia e Polonia, dove profughi provenienti in gran parte da Siria e Afghanistan sono attratti dal primo Paese e respinti dal secondo, pedine di una geopolitica che li riduce a merce di scambio. Si gioca qui la stessa battaglia tra dentro e fuori Europa, tra salvezza e morte. Si incontra la stessa sospensione dolorosa, la stessa richiesta di bisogni essenziali e lo stesso incomprensibile rifiuto, anzi la risposta crudele, la stessa violenza. Il film segue una famiglia siriana intrappolata e un gruppo di attivisti che offrono solidarietà, le cui esperienze sono le stesse realmente vissute da alcuni degli attori, e segue una guardia polacca che non riesce a sopire la coscienza, anche questo capitolo ispirato a testimonianze autentiche, come ha raccontato la regista. Raccolte clandestinamente, come clandestine sono state le riprese, perché la zona al confine è da tempo interdetta a chiunque voglia documentare. Nel silenzio la politica disumana può proseguire, e invece deve essere denunciata perché si fermi. Per Agnieszka Holland il cinema ha il compito di affrontare le sfide contemporanee, compresi i risvolti drammatici, deve coinvolgere le coscienze e così scongiurare che l’indifferenza renda possibili nuovi totalitarismi. Il trattamento dei migranti ai bordi d’Europa è l’Olocausto del nostro tempo: alla presentazione del film, Holland ha chiesto un minuto di silenzio per le 60.000 vite perse in questo modo dal 2014. Davanti a ciò, suona come un monito potente anche un altro tra i film in concorso, Lubo di Giorgio Diritti, ambientato nella Svizzera di inizio Novecento ma la rappresentazione universale delle conseguenze della deumanizzazione del diverso. Il film recupera la storia dimenticata della popolazione nomade degli Jenisch in Svizzera, che subì l’allontanamento forzato dei bambini dai loro genitori, per rieducarli in collegi o in altre famiglie. Una pratica di genocidio, che aveva l’obiettivo di sterminare la comunità cancellandone la cultura e disperdendone il sangue, e che si interruppe solo negli anni Settanta. Secondo Giorgio Diritti, le società di oggi sono tutt’altro che immuni dal rischio di persecuzioni razziali come quella contro gli Jenisch. Anche Lubo nasce da una testimonianza diretta, quella di Uschi Waser, sottratta da bambina alla sua famiglia Jenisch, è stata la guida linguistica e storica nella preparazione del film. Le opere di Venezia sulla popolazione migrante di ieri e di oggi hanno avuto questa forza: un punto di vista personale e diretto sulle storie raccontate, a tratti spiazzante, la chiave giusta per spiegare un fenomeno, anche il più complesso, riconducendolo all’umanità di cui è fatto. Alla Mostra ha funzionato e sono arrivati i premi: miglior regia per Io capitano e miglior attore emergente il suo protagonista Seydou Sarr, premio speciale della giuria per Green Border. Adesso è importante che questi film raggiungano quanti più possibile, come ha detto Matteo Garrone. Che parlino alle coscienze della cittadinanza europea, pubblico distratto delle ingiustizie che non lo riguardano, che le risveglino, con la voce di chi normalmente non ha diritto di parola, né alcun altro diritto. (Livia Cefaloni)

Ucraina: card. Zuppi: “serve sforzo della Cina. Pace sia scelta da ucraini”

11 Settembre 2023 - Roma - “Deve essere una pace scelta dagli ucraini con le garanzie, l'impegno, lo sforzo di tutti. E quindi chiaramente quello della Cina è uno degli elementi forse più importanti". Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine dell'incontro a Berlino di Sant'Egidio "L'audacia della pace". “Serve l’impegno di tutti – ha ribadito il card. Zuppi - in particolare di quelli che hanno un’importanza maggiore come la Cina. La pace richiede lo sforzo di tutti, non è mai qualcosa che può essere imposta da qualcuno”. "I tempi – ha sottolineato il card. Zuppi - notoriamente sono eterni, i tempi della Santa Sede e i tempi della Cina sono notoriamente molto lunghi". "Credo che sia così chiaro - ha aggiunto il card. Zuppi - e penso che se ci sono delle nubi ovviamente si sono già chiarite o si chiariranno: sono comprensibili in una tensione così forte. Credo che il governo e il popolo ucraino sanno bene il sostegno che la Chiesa e Papa Francesco hanno sempre avuto per la loro sofferenza". “I percorsi della pace - ha concluso il card. Zuppi ai microfoni di Tv2000 - sono qualche volta imprevedibili, hanno bisogno dell’impegno di tutti. Serve una grande alleanza per la pace e spingere tutti nella stessa direzione”.

Terremoto in Marocco: mons. Repole alla comunità marocchina, “affetto e partecipazione”

11 Settembre 2023 - Torino - “In queste giornate così dolorose per il Marocco, colpito dal durissimo terremoto di venerdì notte, desidero esprimere a nome mio e di tutta la Chiesa torinese affetto e partecipazione. È un sentimento che vorrei andasse in modo speciale ai cittadini torinesi di origine marocchina – circa 22mila in tutta la Città Metropolitana – che nel territorio diocesano vivono, qui lavorano e in queste ore soffrono per i familiari e per gli amici rimasti nei luoghi del sisma”. Così mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, in un messaggio inviato alla comunità marocchina. “Prego e preghiamo per loro, siamo pronti ad aiutare come potremo unendoci alla rete ecclesiale italiana, ci sentiamo uniti ai fratelli della comunità islamica nell’invocazione dell’unico Dio Padre di tutti”.  

Papa Francesco: “vicino al popolo del Marocco, colpito da un devastante terremoto”

11 Settembre 2023 -

Terremoto in Marocco: la vicinanza della Fondazione Migrantes anche ai migranti marocchini presenti in Italia

9 Settembre 2023 - Roma - Il devastante terremoto in Marocco, che ha già fatto centinaia di vittime e di feriti, ha profondamente turbato la vita di uomini e donne, famiglie del Marocco che vivono in Italia. I migranti del Marocco nel nostro Paese sono la seconda nazionalità più numerosa, con oltre 500.000 persone e presenti da anni in Italia, con una ricca rete associativa. La Migrantes desidera esprimere la propria vicinanza all’angoscia e al dolore di tanti uomini e donne del Marocco presenti nel nostro Paese per la sorte anche delle loro famiglie e dei loro connazionali. Come Migrantes, oltre ad assicurare la preghiera e la vicinanza ai migranti, sosterremo ogni azione della Chiesa Italiana a favore dei terremotati del Marocco.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 115.368 persone migranti sulle coste

8 Settembre 2023 -
Roma - Sono 115.368 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 14.349 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (13.769, 12%), Tunisia (10.558, 9%), Egitto (8.233, 7%), Bangladesh (7.465, 6%), Burkina Faso (6.514, 6%), Pakistan (6.251, 5%), Siria (4.875, 4%), Camerun (4.128, 4%), Mali (4.011, 4%) a cui si aggiungono 35.215 persone (31%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono stati diffusi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Card. Lojudice: l’immigrazione “non può più essere sinonimo di emergenza”

8 Settembre 2023 - Firenze – “L’immigrazione non può più essere sinonimo di emergenza”. Lo sottolinea, in una nota pubblicato sl sito del settimanale “Toscana Oggi”, il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, delegato Migrantes  della Conferenza Episcopale Toscana sottolineando che “non c’è dubbio che il problema esista e che, giorno dopo giorno, stia diventano sempre più grande, ma è anche vero che trattare i flussi migratori solo con l’ottica emergenziale rischia di non mettere bene al centro di ogni sforzo i diritti degli uomini, donne e dei bambini che ogni giorno arrivano nel nostro paese”. Per il porporato “non basta dire li abbiamo accolti. Occorre in uno sforzo congiunto tra istituzioni, chiesa e società civile, capire come questa accoglienza sia veramente a misura di uomo e come si possa favorire una reale integrazione di queste persone. Non penso – ha aggiunto - sia utile investire solo su dei grandi parcheggi- come li chiamo io – di tante persone che non hanno più nulla e che fuggono dai loro paesi”. Molti centri di prima e seconda accoglienza rischiano di diventare “solo delle gabbie senza una vera integrazione e senza quello spirito di umanità e vicinanza che deve animare ogni azione nell’accoglienza. La Chiesa – ha quindi sottolineato il delegato Migrante dei vescov della Toscana - dal conto suo è da sempre in prima linea su questo. Penso allo sforzo di tutte le diocesi italiane e in particolare di quelle della Toscana”. Dopo aver citato alcuni dati nazionali il card. Lojudice si sofferma su quelli della Toscana dove sono presenti, al 31 agosto, 7759 persone nei centri di accoglienza di diversa natura e 1178 nei centri SAI. In totale 9557 persone. “Un crescendo di numeri – sottolinea - che nascondono la storia e la vita di migliaia di uomini, donne e bambini che hanno un nome, tante sofferenze, ma anche una speranza e ai quali dobbiamo garantire un futuro che vada oltre il ‘parcheggio’ in una struttura”. Possono essere tante le iniziative da mettere in campo come quella di Chiusi dove in una struttura sequestrata alla mafia verranno accolti a breve trenta migranti: “benissimo. Ma ripeto, oltre ai luoghi e alle persone, sono importanti le modalità dell’accoglienza, anche nel rapporto con la comunità, coinvolgendola e preparando ogni situazione. Mi viene da dire che questa accoglienza va fatta anche con il cuore. Non si può pensare di catapultare in una realtà grande o piccola un centro di accoglienza per migranti senza avere coinvolto i cittadini, senza averli informati e formati. Senza questo passaggio non possiamo parlare d’integrazione, ma solo di emergenza. Ma non basta a tutelare questa umanità sofferente. Il nostro Paese – conclude il card. Lojudice - la nostra regione da sempre sono un simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione. Occorre uno sforzo di tutti su questo”. (Raffaele Iaria)

Migrantes Asti: dal 23 al 30 settembre il Festival dei Popoli

8 Settembre 2023 - Asti - Dal 23 al 30 settembre 2023 Asti ospiterà il “Festival dei Popoli”, organizzato dall’Ufficio diocesano Migrantes Pastorale Migranti in collaborazione con altri Uffici Pastorali, numerosi enti e associazioni del terzo settore e le comunità etniche presenti nell’astigiano. Il tema, “Liberi di scegliere se migrare o restare”, si ispira al messaggio di Papa Francesco in occasione della 109ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 24 settembre. Il tema della festa dei Popoli sarà sviluppato attraverso una serie di eventi volti a proporre una riflessione sul complesso e articolato fenomeno migratorio e a favorire occasioni di conoscenza, incontro e condivisione tra le diverse comunità culturali che danno forma al tessuto sociale della nostra provincia. Una rassegna, dunque, che – spiegano alla Migrantes di Asti - intende “arricchire ulteriormente il già ricco programma del settembre astigiano, promuovendo l’apertura delle nostre tradizioni locali alla multiculturalità – dato ormai da tempo evidente anche nel nostro territorio – per comprendere e valorizzare gli elementi positivi presenti nelle tradizioni di chi astigiano non è per nascita, ma per adozione”. Un "contenitore" come lo ha definito il direttore Migrantes Paolo Maccario in cui ognuno ha creato e messo dentro qualcosa. Con l'unico obiettivo, quello di cambiare prospettiva: "non basta più chiederci cosa dobbiamo fare, ma anche cosa dobbiamo smettere di fare, come Paese". "Lo slogan del festival dei popoli richiama una realtà quella dell'immigrazione che segna la storia dell'umanità in questo momento ma che non è certo una novità nella storia del mondo”, ha detto il vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro:  “non è un'emergenza ma un dato di fatto il movimento di popoli che da una terra vanno a un'altra scappando da situazioni in cui la vita è difficile”.

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: il 26 settembre pellegrinaggio di preghiera sulla spiaggia di Cutro

7 Settembre 2023 - Reggio Emilia - Domenica 26 marzo l’Ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla si è ritrovato, presso la chiesa del S. Cuore a Baragalla, per fare memoria delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio scorso. “ Lo abbiamo fatto in ascolto della Parola, accompagnati dalle testimonianze di don Matteo Mioni, che è stato in ritiro su quella spiaggia, e di Isaiah e Futsum, che hanno attraversato il mare”, spiegano alla Migrantes diocesana.  Il 30 e 31 Marzo, un gruppo si è recato in pellegrinaggio di preghiera sulla spiaggia di Steccato di Cutro dove è avvenuto il tragico naufragio. Come frutto dell’incontro e del pellegrinaggio, da Giugno, il 26 di ogni mese alle ore 21.00 nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù si tiene un momento preghiera, pensato da Case della Carità, Migrantes diocesana e Servi della Chiesa. “Un incontro che vuole aprirsi a tutti, per portare nella preghiera le morti, le sofferenze e anche le speranza e le risurrezioni di tante sorelle e fratelli migranti”. Il prossimo 26 settembre, mentre si terrà come ogni mese l’incontro nella Chiesa del Sacro Cuore, un gruppo, accompagnato da don Matteo Mioni, si recherà in pellegrinaggio di preghiera sulla spiaggia di Steccato di Cutro.  È prevista la partenza il 26 mattina in pulmino e la celebrazione della Messa sulla spiaggia della strage. Quindi il pernottamento a Steccato e il ritorno a Reggio Emilia il giorno successivo.

Migrantes Salerno – Campagna – Acerno: oggi la “Consulta dei Popoli” con la firma della Carta dei Valori

7 Settembre 2023 - Salerno - Questa sera, presso il Convento dei Padri Cappuccini in Piazza San Francesco a Salerno, la festa per i 14 anni della "Consulta dei Popoli di Salerno", promossa dalla diocesi di Salerno - Campagna - Acerno e coordinata dal direttore dell'ufficio Migrantes, Antonio Bonifacio. La Consulta è composta dagli esponenti delle diverse comunità etniche presenti sul territorio salernitano, ed è motivo di incontro, conoscenza, confronto e impegno comune, sottolina Bonifacio. la Consulta rappresenta nela città campana un "esempio di accoglienza, multietnicità e responsabilità sociale". Nel corso di questi 14 anni, la Consulta si è ampliata con l’aggiunta di nuovi membri. Questo ha contribuito ad "arricchire e diversificare - spiega Bonifacio -  la sua composizione, non solo per quanto riguarda la provenienza dei suoi partecipanti, ma anche per la presenza di esponenti di diverse generazioni che collaborano insieme allo scopo di creare una società coesa, solidale e in grado di valorizzare le esperienze di ogni singola comunità". Questa sera anche la firma della Carta dei Valori da parte di 17 esponenti di paesi e religioni diversi. Il momento celebrativo sarà presieduto dall'arcivescovo della citta, mons. Andrea Bellandi. Durante la serata sarà anche annunciata e presentata la "Festa dei Popoli".

Migrantes: da domani il convegno degli operatori pastorali con i Rom e sinti

7 Settembre 2023 - Roma - “I Rom nel cuore della Chiesa”: questo il tema dell’incontro nazionale degli operatori pastorali Migrantes che si svolgerà a Frascati da domani al 10 settembre. Il convegno si aprirà domani pomeriggio (8 settembre) con una preghiera animata da don Daniele Simonazzi. Il giorno successivo (sabato 9 novembre) la giornata si aprirà con i saluti del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Seguirà una relazione su “Rileggere attraverso la Parola l’esperienza insieme a Rom e Sinti” affidata a don Simonazzi del Comitato Campano con i Rom e alcune esperienze e testimonianze: Parrocchia San Giovanni Evangelista di Modena; Migrantes della diocesi di Carpi e dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Nel pomeriggio relazione su “Migranti nella Bibbia ‘Una sfida Antropologica e Teologica all’accoglienza ospitale’” affidata al teologo Carmine De Sante mentre domenica la conclusione con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Riccardo Lamba, Incaricato per la Migrantes della diocesi di Roma. Durante la tre giorni momenti di riflessione, confronto in stile sinodale e momenti di festa con canti e musiche della tradizione rom e sinta.

La cittadinanza? Aiuta a imparare…

7 Settembre 2023 -

Milano - La scuola italiana perde studenti e non riesce a valorizzare compiutamente i talenti di quelli che ha. Mentre le vacanze volgono al termine (per gli studenti dell’Alto Adige la prima campanella dell’anno è già suonata martedì, mentre in questi giorni le lezioni riprenderanno un po’ dappertutto), un Rapporto di Save the children alza il velo su un aspetto del nostro sistema d’istruzione non sufficientemente considerato nel discorso pubblico: la condizione di svantaggio in cui versano oltre 800mila studenti con cittadinanza non italiana, pari al 10,6% dell’intera popolazione scolastica. Così, mentre quest’anno in prima elementare ci saranno 71mila bambini e bambine in meno rispetto all’anno scorso, gli studenti figli di immigrati dovranno ancora lottare contro una legge sulla cittadinanza che non li riconosce come italiani, nonostante per il 67,5% siano nati nel Bel Paese. Da qui la campagna di Save the children, “Cittadinanza italiana per i bambini nati o cresciuti in Italia. È il momento di riconoscere i loro diritti!”, che, sotto forma di petizione, chiede a governo e Parlamento di «riformare la legge sulla cittadinanza e consentire a bambine, bambini e adolescenti nati in Italia o arrivati nel nostro Paese da piccoli, figli di genitori regolarmente residenti, di diventare italiani prima del compimento della maggiore età». Perché, osserva il Rapporto, «il mancato riconoscimento della cittadinanza italiana ha un impatto sul successo scolastico e segna il loro percorso di crescita e di formazione rispetto ai coetanei». Nel nostro Paese, si legge nel Rapporto “Il Mondo in una classe. Un’indagine sul pluralismo culturale nelle scuole italiane”, solo il 77,9% dei bambini con cittadinanza non italiana è iscritto e frequenta la scuola dell’infanzia (percentuale che sale all’83,1% per i nati in Italia) contro il 95,1% degli italiani, sperimentando così, fin dai primi anni di vita, percorsi scolastici e educativi diversi, che incidono sui risultati e sulle opportunità future. Tra gli studenti con background migratorio, si registrano maggiori ritardi scolastici, casi di dispersione e abbandono scolastico. Mentre gli studenti di origine italiana in ritardo nell’anno scolastico 2021/22 rappresentavano l’8,1%, quelli con cittadinanza non italiana erano il 25,4%, con un divario che diventa ancora più allarmante nella scuola secondaria di II grado (16,3% contro il 48,4%). Le disuguaglianze si rilevano anche negli apprendimenti, prosegue il Rapporto: al termine del primo ciclo di istruzione la percentuale degli studenti che non raggiungono le competenze adeguate in italiano, matematica e inglese (secondo i dati Invalsi del 2023) tra gli immigrati di prima generazione è doppia (26%) rispetto agli studenti italiani o stranieri di seconda generazione. A gravare sul percorso educativo dei minori immigrati, anche le condizioni di povertà economica – con un’incidenza del 36,2% della povertà assoluta tra le famiglie con minori composte esclusivamente da stranieri (per le famiglie composte solo da italiani si ferma all’8,3%, per quelle miste arriva al 30,7%) - e l’impatto della pandemia, che ha in molti casi comportato l’interruzione dell’insegnamento della lingua italiana e delle attività extrascolastiche, la mancanza di dispositivi tecnologici per seguire le lezioni, la mancanza di occasioni di socialità e di rapporto scuola- famiglia. «Gli studenti immigrati non beneficiano delle stesse opportunità dei loro coetanei italiani - denuncia Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children -. Per questo, sono necessari interventi e politiche ampie che sostengano nella scuola e nella società le opportunità date da una società multiculturale e consentano di far fiorire i talenti di tutte le studentesse e gli studenti, cosa di cui, peraltro, il nostro Paese ha un enorme bisogno per il suo sviluppo». Proprio per favorire il percorso scolastico e di vita dei figli di famiglie immigrate, Save the children chiede la modifica della legge sulla cittadinanza, vecchia di trent’anni. «Da troppo tempo l’Italia attende una riforma legislativa che riconosca piena cittadinanza ai bambini e alle bambine che nascono o giungono da piccoli nel nostro Paese, rafforzando così il senso di appartenenza alla comunità nella quale crescono e spingendo in avanti le loro aspirazioni per il futuro - ricorda Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia Europa di Save the children -. È un’opportunità che il nostro Paese non può perdere. L’impegno a favore dei percorsi scolastici degli studenti con background migratorio - prosegue Milano - deve inserirsi, a pieno titolo, in un piano di contrasto a tutte le gravi disuguaglianze educative che oggi pregiudicano il futuro dei bambini: le disuguaglianze territoriali, quelle legate alla condizione economica delle famiglie, quelle relative al genere, in particolare per l’accesso delle bambine alle discipline scientifiche. Il superamento delle disuguaglianze educative va messo al centro degli interventi previsti dal Pnrr, così come dei fondi ordinari e della nuova programmazione europea. Un intervento organico e strutturale a sostegno delle scuole e dei territori che affrontano giornalmente questa sfida è la strada per assicurare una scuola “aperta a tutti”, come recita la Costituzione». (Paolo Ferrario - Avvenire)

Chiamati ad educare

7 Settembre 2023 - Roma - La cronaca delle settimane appena trascorse ha riproposto all’attenzione di tutti la necessità di rinnovare un patto educativo finalizzato alla comprensione delle nuove tecnologie. È un’esigenza richiamata più volte, che non può e non deve essere trasmessa solo dagli eventi negativi. C’è un contesto culturale che cambia costantemente nelle pratiche e nei valori di riferimento. Ci sono linguaggi mediati dai social che vanno oltre le stesse tecniche, influenzando stili di vita. C’è un ambiente che è sempre meno quello che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa. Eppure, nonostante l’evoluzione in corso, la chiamata alla conoscenza – e dunque all’educazione – non può essere elusa. Altrimenti, sarebbe tradimento comunicativo. Ecco, forse conviene ripartire proprio da questa accezione di una comunicazione che sa costruire ponti di comprensione per abitare le varie stagioni della vita. Non è mai troppo tardi. (Vincenzo Corrado)

Padova: da oggi il LetteraMondo Fest!

6 Settembre 2023 - Padova: da oggi il LetteraMondo Fest! Padova – Da oggi torna il festival culturale e letterario realizzato con le otto comunità straniere residenti a Padova protagoniste del progetto “LetteraMondo. Popoli che si narrano“! Il festival culturale e letterario torna con una seconda edizione, questa volta itinerante con nuove comunità straniere e alcune che già “avevamo imparato a conoscere nel 2021”: Albania, Afghanistan, Africa francofona, Brasile, Corno d’Africa, Ex Jugoslavia, Filippine e Ucraina, si legge in una nota pubblicata in internet. Il progetto “LetteraMondo. Popoli che si narrano” promosso dall’Associazione Popoli Insieme e sostenuto dalla Fondazione Migrantes, ha coinvolto le comunità straniere residenti sul territorio padovano con un obiettivo comune: “lasciare loro spazio di raccontarsi alla cittadinanza attraverso la letteratura (e non solo) del proprio Paese d’origine”. Il programma completo su https://www.popolinsieme.eu/notizie/dal-6-al-16-settembre-torna-il-letteramondo-fest/