Primo Piano
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Lampedusa: riprendono gli sbarchi
Milano - Dopo alcuni giorni di pausa dovuta al maltempo e al mare in burrasca, riprendono gli sbarchi a Lampedusa. Dieci barchini, con a bordo 364 migranti, sono stati soccorsi al largo dell’isola dalle motovedette della Guardia di finanza e dalla nave ong Sea Punk1. Salgono così a 24, gli approdi di ieri sulla maggiore delle isole Pelagie con complessivi 966 persone. L’ultimo sbarco ha portato sull’isola 24 tunisini, rintracciati dalle Fiamme gialle sulla strada di Ponente. Prima le motovedette avevano soccorso imbarcazioni, tutte salpate dalla Tunisia, con a bordo da 29 a 44 tra tunisini, etiopi, sudanesi, somali, ivoriani. La nave ong Sea Punk1 ha sbarcato al molo commerciale 38 eritrei e sudanesi.
Dopo i 509 sbarcati dalla tarda serata di domenica, sono più di 800 i migranti nell’hotspot di Lampedusa, con una capienza di poco più di 400 persone. Sulle piccole unita’ approdate domenica c’erano tra i 34 e i 45 migranti, provenienti da Sudan, Etiopia, Mali, Benin, Niger, Senegal e Burkina Faso. Tra loro donne e minori, anche piccoli. Sull’isola sono arrivati anche i 39 (tra cui 11 minori non accompagnati) salvati dalla nave Ong Sea Punk I. I migranti erano a bordo di una barca di ferro a rischio. «Esausti, e disidratati e con mal di mare - afferma la Ong tedesca – le autorità ci hanno chiesto di portarli a Lampedusa». Dall’inizio dell’anno sulle coste italiane sono sbarcati complessivamente 116.028 migranti, l’82,7% in più rispetto ai 63.498 dello stesso periodo dell’anno scorso. Sono i dati dell’ultimo aggiornamento (alle 8 di ieri mattina e quindi non sono inclusi gli ultimi arrivi, ndr) del “cruscotto statistico” del Viminale. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sono a oggi 11.630, a fronte dei 14.044 dell’intero 2022.
È boom di sbarchi anche alle Canarie, dove sono stati segnalati 12 dispersi con oltre 1.200 persone soccorse in mare o già a terra tra la serata di venerdì e le prime ore di ieri. L’attivista Helena Maleno dell’ Ong Caminando Fronteras ha riportato sui social che almeno 12 persone risultano disperse in mare dopo che l’imbarcazione su cui viaggiavano ha iniziato a naufragare al largo di Fuerteventura. «Quando sono arrivati i soccorritori c’erano già persone in acqua», ha scritto. Tali informazioni non sono state al momento confermate dal servizio di salvataggio marittimo spagnolo (Salvamento Marítimo). Si tratta di imbarcazioni partite presumibilmente dalle coste dell’Africa subsahariana occidentale, sia da più a nord. (D. Fas. - Avvenire)
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La cittadinanza? Aiuta a imparare…
Milano - La scuola italiana perde studenti e non riesce a valorizzare compiutamente i talenti di quelli che ha. Mentre le vacanze volgono al termine (per gli studenti dell’Alto Adige la prima campanella dell’anno è già suonata martedì, mentre in questi giorni le lezioni riprenderanno un po’ dappertutto), un Rapporto di Save the children alza il velo su un aspetto del nostro sistema d’istruzione non sufficientemente considerato nel discorso pubblico: la condizione di svantaggio in cui versano oltre 800mila studenti con cittadinanza non italiana, pari al 10,6% dell’intera popolazione scolastica. Così, mentre quest’anno in prima elementare ci saranno 71mila bambini e bambine in meno rispetto all’anno scorso, gli studenti figli di immigrati dovranno ancora lottare contro una legge sulla cittadinanza che non li riconosce come italiani, nonostante per il 67,5% siano nati nel Bel Paese. Da qui la campagna di Save the children, “Cittadinanza italiana per i bambini nati o cresciuti in Italia. È il momento di riconoscere i loro diritti!”, che, sotto forma di petizione, chiede a governo e Parlamento di «riformare la legge sulla cittadinanza e consentire a bambine, bambini e adolescenti nati in Italia o arrivati nel nostro Paese da piccoli, figli di genitori regolarmente residenti, di diventare italiani prima del compimento della maggiore età». Perché, osserva il Rapporto, «il mancato riconoscimento della cittadinanza italiana ha un impatto sul successo scolastico e segna il loro percorso di crescita e di formazione rispetto ai coetanei». Nel nostro Paese, si legge nel Rapporto “Il Mondo in una classe. Un’indagine sul pluralismo culturale nelle scuole italiane”, solo il 77,9% dei bambini con cittadinanza non italiana è iscritto e frequenta la scuola dell’infanzia (percentuale che sale all’83,1% per i nati in Italia) contro il 95,1% degli italiani, sperimentando così, fin dai primi anni di vita, percorsi scolastici e educativi diversi, che incidono sui risultati e sulle opportunità future. Tra gli studenti con background migratorio, si registrano maggiori ritardi scolastici, casi di dispersione e abbandono scolastico. Mentre gli studenti di origine italiana in ritardo nell’anno scolastico 2021/22 rappresentavano l’8,1%, quelli con cittadinanza non italiana erano il 25,4%, con un divario che diventa ancora più allarmante nella scuola secondaria di II grado (16,3% contro il 48,4%). Le disuguaglianze si rilevano anche negli apprendimenti, prosegue il Rapporto: al termine del primo ciclo di istruzione la percentuale degli studenti che non raggiungono le competenze adeguate in italiano, matematica e inglese (secondo i dati Invalsi del 2023) tra gli immigrati di prima generazione è doppia (26%) rispetto agli studenti italiani o stranieri di seconda generazione. A gravare sul percorso educativo dei minori immigrati, anche le condizioni di povertà economica – con un’incidenza del 36,2% della povertà assoluta tra le famiglie con minori composte esclusivamente da stranieri (per le famiglie composte solo da italiani si ferma all’8,3%, per quelle miste arriva al 30,7%) - e l’impatto della pandemia, che ha in molti casi comportato l’interruzione dell’insegnamento della lingua italiana e delle attività extrascolastiche, la mancanza di dispositivi tecnologici per seguire le lezioni, la mancanza di occasioni di socialità e di rapporto scuola- famiglia. «Gli studenti immigrati non beneficiano delle stesse opportunità dei loro coetanei italiani - denuncia Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children -. Per questo, sono necessari interventi e politiche ampie che sostengano nella scuola e nella società le opportunità date da una società multiculturale e consentano di far fiorire i talenti di tutte le studentesse e gli studenti, cosa di cui, peraltro, il nostro Paese ha un enorme bisogno per il suo sviluppo». Proprio per favorire il percorso scolastico e di vita dei figli di famiglie immigrate, Save the children chiede la modifica della legge sulla cittadinanza, vecchia di trent’anni. «Da troppo tempo l’Italia attende una riforma legislativa che riconosca piena cittadinanza ai bambini e alle bambine che nascono o giungono da piccoli nel nostro Paese, rafforzando così il senso di appartenenza alla comunità nella quale crescono e spingendo in avanti le loro aspirazioni per il futuro - ricorda Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia Europa di Save the children -. È un’opportunità che il nostro Paese non può perdere. L’impegno a favore dei percorsi scolastici degli studenti con background migratorio - prosegue Milano - deve inserirsi, a pieno titolo, in un piano di contrasto a tutte le gravi disuguaglianze educative che oggi pregiudicano il futuro dei bambini: le disuguaglianze territoriali, quelle legate alla condizione economica delle famiglie, quelle relative al genere, in particolare per l’accesso delle bambine alle discipline scientifiche. Il superamento delle disuguaglianze educative va messo al centro degli interventi previsti dal Pnrr, così come dei fondi ordinari e della nuova programmazione europea. Un intervento organico e strutturale a sostegno delle scuole e dei territori che affrontano giornalmente questa sfida è la strada per assicurare una scuola “aperta a tutti”, come recita la Costituzione». (Paolo Ferrario - Avvenire)