Primo Piano

Mons. Nosiglia su accoglienza ai profughi: lettera-messaggio alla diocesi e ai cittadini

Torino - Un appello alle famiglie torinesi perché accolgano un rifugiato nelle loro case e alle Unità Pastorali perché individuino parrocchie, case di riposo, istituti ecclesiali, in grado di accoglierne cinque. E’ quanto propone in una lettera-messaggio l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia che firma la lettera come “vescovo, Padre e amico”.
 Ecco il testo integrale:
 
“Cari presbiteri, diaconi e religiosi, famiglie e fedeli della Diocesi di Torino e cari cittadini,
in questo periodo estivo è emersa in tutta la sua gravità la problematica dell'accoglienza dei rifugiati che giungono numerosi nella nostra patria come in altre nazioni europee per fuggire da situazioni tragiche di guerre, violenze e povertà̀ estreme. Ne sono derivate polemiche e contrapposizioni aspre. Tutti ci accorgiamo che un clima di tensione incentivato anche dai media non giova ad affrontare con equilibrio e generosità̀ questa emergenza, che invece esige un supplemento di impegno da parte di ogni componente sociale, rifuggendo da cinici populismi o ingenui buonismi.
Cavalcare le paure e gli allarmismi ingenera atteggiamenti di rifiuto che chiudono il cuore e addormentano la responsabilità̀ di fronte all'obbligo forte consegnatoci dal Signore e che deve risuonare nelle coscienze e nel cuore di credenti e cittadini: “ero forestiero e mi avete ospitato”. Il buonismo ingenuo, a sua volta, rischia di ostacolare una intelligente gestione dei vari problemi che l'accoglienza pone. Sono questioni che vanno affrontate con la volontà̀ di mettere al centro la persona bisognosa e che interpellano ciascuno di noi, non solo le istituzioni, sul senso vero che diamo alle parole ‘solidarietà’ e ‘giustizia’.
Ringrazio l’Ufficio diocesano di Pastorale dei Migranti (Migrantes, ndr), la Caritas diocesana e le tante realtà̀ parrocchiali o religiose e civili che, insieme a diverse famiglie hanno già offerto nei mesi scorsi a molti rifugiati alloggio o assistenza degna, attenta alle loro necessità primarie. Ritengo tuttavia che il Signore, attraverso questi ‘segni dei tempi’ ci chiami ancora ad un di più di sforzo comune che, pur esigendo sacrificio, ottiene una forte, significativa e concreta testimonianza ecclesiale al Vangelo della carità che come comunità̀ cristiana siamo chiamati ad offrire andando oltre le parole spesso vacue o inutili.
Per questo, pur consapevole dell'impegno che comporta la proposta, chiedo ad ogni Unità Pastorale della nostra Diocesi di provare a definire un concreto programma di accoglienza straordinaria e di accompagnamento per alcuni fratelli e sorelle vittime della migrazione forzata. Si tratta in partenza di affrontare il bisogno urgente dell'alloggio per poi promuovere insieme alle altre realtà̀ ecclesiali e civili un sostegno effettivo al percorso di inclusione sociale di cui avranno bisogno. Finora abbiamo messo a disposizione in diverse strutture ecclesiali capaci di accogliere decine e decine di persone - oltre 500 posti, senza contare tanti piccoli nuclei di singole persone o famiglie accolte nelle parrocchie. L'acuirsi dell'emergenza esige ora un intervento diverso, per favorire l’accoglienza capillare di gruppi numericamente più piccoli, ma geograficamente più diffusi sul territorio.
Chiedo in particolare ai moderatori e referenti territoriali della Caritas, San Vincenzo e altre realtà che operano nel sociale, di promuovere in ogni Unità Pastorale uno o più luoghi di accoglienza temporanea capaci di ospitare 5 persone ciascuno, cercando la disponibilità presso le parrocchie, gli istituti religiosi, le case di risposo, altre strutture ecclesiali presenti sul territorio. Le comunità siano coinvolte in questa iniziativa sentendosene responsabili e offrendo il loro sostegno.
Non si tratta di una accoglienza solo notturna, come per quella offerta ai senza dimora da alcune parrocchie, ma di ospitalità completa per alcuni mesi, in base alle necessità e alle indicazioni che le Istituzioni pubbliche potranno fornirci. La capillarità di tale operazione, unita all'invito affinché anche alcune famiglie siano disponibili ad accogliere un rifugiato in casa, può produrre un frutto molto positivo: oltre all'estensione del numero di persone che ne usufruiscono, avvia un'azione di responsabilità da parte delle comunità cristiane e civili e di ogni cittadino, che rifiutano quella cultura dello scarto, di cui tanto ci ha parlato Papa Francesco in riferimento anche agli anziani, poveri, malati e disabili, disoccupati o in cerca di lavoro, famiglie soggette a sfratto incolpevole.... Essi sono ogni giorno destinatari della solidale azione delle nostre comunità mediante la Caritas e tante realtà associative religiose e laicali per cui non si tratta di togliere o diminuire questa concreta azione di sostegno, ma di estenderla anche a chi si trova in una particolare situazione di miseria e di abbandono. Dio, che non si lascia vincere in generosità e ama chi dona con gioia, saprà moltiplicare il bene fatto anche a vantaggio di chi lo fa. Siccome l’iniziativa presenta anche aspetti delicati, per rendere ordinato il progetto e per attuarlo davvero in rete chiedo ad ogni Unità Pastorale di riferirsi all’Ufficio Pastorale dei Migranti (Migrantes, ndr) che – in stretta collaborazione con la Caritas diocesana – offrirà un supporto di indirizzo, di coordinamento, di informazione, di elaborazione progettuale.
Maria Santissima Consolata e i nostri grandi Santi sociali ci aiutino e sostengano nel compiere fino in fondo questo dovere primario della carità, fonte prima di fede e di pace per tutti.
Vi benedico di cuore”. (+ Cesare Vescovo, Padre e amico).
 

 

Mci Yverdon: uno speciale di “Camminare Insieme” per il 50mo di Fondazione

Yverdon - “Questa tappa significativa di vita comunitaria vi porti non solo alla conoscenza, coscienza del cammino percorso fino ad oggi ma anche ad uno sguardo sul futuro: un futuro progettato, desiderato e attuato insieme alla vostra chiesa diocesana di Losanna, Ginevra e Friburgo
e alle parrocchie locali”. E’ quanto scrive il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera, don Carlo De Stasio in un messaggio alla Missione Cattolica di Yverdon che celebra il 50mo di Fondazione. 
“Mediante la vostra testimonianza e il fedele impegno profuso in questi anni - scrive il sacerdote - la Mci  “ha elargito abbondanti frutti spirituali e materiali ai nostri connazionali residenti sul territorio della missione e alla chiesa locale”.
“Mi piace pensare - aggiunge -  alla vostra comunità di missione come ad una grande famiglia che in occasione di un evento gioioso si ritrova per festeggiare e ricordare, fare memoria”.
Al 50mo, che si celebrerà domani e domenica è dedicato l’intero numero del periodico della Missione Cattolica Italiana del  Nord Vaudois “Camminiamo Insieme” diretto dal missionario don Gianfranco Falgari. Lo “speciale” raccoglie testimonianze, indirizzi di saluto, i missionari che si sono succeduti alla guida della Mci e le attività promosse in questi anni oltre alla storia che ha caratterizzato questo mezzo secolo di vita. (R.I.)

Scalabriniane: Porto Alegre incontro internazionale su migrazioni

Porto Alegre - Le migrazioni nella congregazione scalabriniana femminile sono il tema principale dell'incontro delle suore scalabriniane riunite a Porto Alegre, in Brasile, fino al prossimo 31 agosto. Le partecipanti vengono dall'Albania, Italia, Stati Uniti d'America, Messico, Ecuador, Filippine e Brasile e compongono il governo generale e i governi provinciali oltre che la Commissione internazionale della comunicazione e  la commissione per la stesura di un progetto missionario. “Questo incontro – ha spiegato suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale – ha come fine quello di rafforzare l'unità e la comunione tra i vari team di governo e che abbiamo come mandato e funzione il ministero dell'animazione della vita consacrata in funzione della missione, affrontando il tema delle migrazioni, alquanto complesso e che richiede risposte nuove”. La vicaria generale e consigliera per la formazione, suor Etra Modica, insieme alla consigliera generale per l'economia, suor Marlene Vieira, sono riunite con le econome locali: “Il nostro obiettivo - aggiunge sr. De Fatima Mariano -  è formare le econome per una gestione delle opere in vista della vitalità del carisma. Per gestione intendiamo l'interazione di tutte le risorse presenti nella congregazione, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista umano e relazionale”. La consigliera generale per la comunicazione, suor Elizabeth Pedernal, coordina il tavolo di lavoro sui media. “E' molto importante il tema delle comunicazioni sociali per dare maggior visibilità al carisma e ai migranti – ha spiegato suor Elizabeth – Tutti i mezzi di comunicazione, anche quelli digitali, sono fondamentali per approfondire e diffondere il carisma scalabriniano sia nella Chiesa sia nel mondo. Come suore scalabriniane il mondo digitale è fondamentale in vista dell'evangelizzazione, perché ci facilita la vicinanza con le comunità in missione nei 27 Paesi dove siamo presenti. Ciò per noi è un modo per fare comunione”. “La migrazione ora nel mondo è vista come una preoccupazione e una sfida, per noi è un luogo teologico. Siamo chiamate come scalabriniane a rispondere a Dio tra i migranti, a trovare Gesù nelle realtà che urlano aiuto ogni giorno alle nostre orecchie”, spiega suor Albertina Pauletti, consigliera generale dell'apostolato.

Australia: domenica la celebrazione della Giornata dei Migranti

Sydney - Domenica 30 agosto, nell’ambito del mese dedicato alla sensibilizzazione sulla questione delle migrazioni, i vescovi di Sydney celebreranno a livello locale la 101.ma Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, celebrata a livello globale lo scorso 18 gennaio sul tema “Chiesa senza frontiere, Madre di tutti”. A darne notizia è il sito della Chiesa australiana www.catholic.org.au “Migranti e rifugiati hanno bisogno delle nostre cure e delle nostre attenzioni perché sono nostri fratelli”, si legge in una nota a firma di monsignor Vincent Long Van Nguyen, delegato della Chiesa australiana per i migranti e i rifugiati.
Il vescovo, di origine vietnamita e rifugiato 40 anni fa in Australia con la propria famiglia, prosegue: “Si tratta di un’importante occasione di solidarietà per accogliere le popolazioni perseguitate nella nostra casa, l’Australia”. Ricordando la “risposta generosa” del Paese che lo ha accolto, mons. Long sostiene che “ora è ancora una volta il momento di dimostrare ai fratelli del Medio Oriente e dell’Asia la stessa generosità che gli australiani hanno dimostrato nei confronti dei rifugiati vietnamiti”. Di fronte alle “invisibili sfide e difficoltà” che i migranti devono affrontare, i cristiani sono chiamati ad esprimere solidarietà a questi fratelli e sorelle”.

Papa: a novembre viaggio in Africa

Città del Vaticano - La Prefettura della Casa Pontificia ha diffuso il calendario degli impegni dei prossimi mesi di papa Francesco. Tra questi è confermato l’annunciato viaggio in Africa che si svolgerà da mercoledì 25 a lunedì 30 novembre.
Il programma è ancora in fase di elaborazione, ma molto probabilmente il Pontefice visiterà l’Uganda, la Repubblica Centrafricana e forse il Kenia come da lui annunciato il 12 giugno.
Con questo undicesimo viaggio apostolico fuori Italia, papa Francesco, avrà visitato nazioni di tutti i cinque continenti. Ma, nel frattempo, il Papa sta preparandosi al prossimo lungo viaggio che lo porterà dal 19 al 28 settembre a Cuba e negli Stati Uniti dove lo attendono rilevanti impegni tra cui un discorso alle Nazioni Unite e la partecipazione al VIII Incontro mondiale delle Famiglie a Filadelfia.
 

Massa Carrara: al via tavolo per accoglienza migranti

Massa Carrara - Si è svolto alla prefettura di Massa Carrara, presieduto dal prefetto Giovanna Menghini, un tavolo con i sindaci della provincia per esaminare il tema dell’accoglienza dei migranti sul territorio e per individuare strutture anche grazie al contributo degli enti locali. Presente all’incontro l’assessore regionale, Vittorio Bugli. Prefetto, enti locali e associazioni di volontariato si impegneranno a garantire l’accoglienza dei migranti e dei minori non accompagnati provvedendo ad una equilibrata distribuzione sul territorio e individuando percorsi di integrazione, come le attività di volontariato da far svolgere ai migranti. Attualmente 262 migranti richiedenti protezione internazionale sono ospitati in 18 strutture, dislocate in 10 comuni della provincia.

Mci Yverdon: domenica celebrazioni per il 50.mo con mons. Di Tora

Yverdon - Il ricordo di 50 anni di vita pastorale “segni una ripartenza, perché al di là di strumenti e strutture organizzative diverse, non manchi mai nelle nostre comunità il segno della misericordia”. E’ quanto scrive mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes in un messaggio alla Missione Cattolica Italiana di Yverdon che sabato e domenica prossima celebra il 50mo di fondazione.
“Sono passati 50 anni dalla primavera del 1965, quando, mentre a Roma si viveva la conclusione del Concilio Vaticano II e si apriva una nuova stagione della vita della Chiesa, a Yverdon i 4000 emigranti italiani, con le loro famiglie, iniziavano il cammino rinnovato di una missione cattolica italiana in Svizzera”, sottolinea mons. Perego ricordando il cammino della Mci e i vari missionari che si sono succedut: “un cammino intenso di vita pastorale sempre attento alla vita e all’esperienza di fede dei nostri emigranti”.
Le celebrazioni si concluderanno con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora e dal vescovo ausiliare di Losanna-Friburgo-Ginevra, mons. Alain De Raemy e concelebrata dal missionario italiano, don Gianfranco Falgari e da diversi sacerdoti italiani presenti in Svizzera. Animeranno la messa i vari gruppi della Mci. Seguiranno i saluti delle autorità presenti e la proiezione di un documentario che ripercorre e narra il passato, il presente ed il futuro della Missione, dice don Falfgari.
Sabato momenti di divertimento con musica, concerti e danze.
La Mci di Yverdon è nata nel 1965 per rispondere ai bisogni spirituali degli italiani allora presenti sul territorio e che negli anni successivi sarà estesa a tutto il Nord Vaudois.
Inizialmente la Missione Cattolica è stata affidata, dal vescovo di Losanna ai comboniani. Primo Missionario è stato padre Luigi Cigolla. Gli sono succeduti, poi, padre Quirino Giuliani, Padre Riccardo Rebucini, don Antonio Locatelli, don Bruno Caccia, don Egidio Todeschini, padre Emanuele Chimienti, don Romeo Todeschini, don Eliseo Pasinelli, don Francesco Orsini, don Passio Ferrari, don Domenico Locatelli e oggi don Gianfranco Falgari. (Raffaele Iaria)

Gli artisti di strada al Festival Buskers

Ferrara - Apertasi all’Expo di Milano lo scorso 20 agosto, la 28esima edizione del Ferrara Buskers Festival, la rassegna internazionale dei musicisti di strada, proseguirà per le strade e le piazze di Ferrara fino al 30 agosto con più di 100 spettacoli gratuiti al giorno e il talento di oltre 1.200 musicisti. Sono 20 i gruppi invitati  protagonisti di questa edizione che si mescolano tra le oltre 300 formazioni di artisti accreditati presentando nel monumentale centro storico ferrarese le espressioni più eclettiche e gli stili musicali più insoliti del panorama musicale universale: dai generi provenienti da ancestrali tradizioni alle sperimentazioni e confluenze sonore più innovativi, dagli strumenti personalizzati costruiti a mano con i materiali più disparati, da quelli recuperati da antiche culture. Tra i protagonisti non sono passati inosservati i 3 gruppi provenienti dal Belgio, la nazione ospite di quest’anno, che si lega idealmente alla 25esima edizione dedicata ai Paesi d’Europa.  “Le culture, i suoni, le espressioni musicali più ancestrali e più innovative – spiega il direttore artistico della manifestazione, Stefano Bottoni – s’incontrano nel festival della musica di strada più grande del mondo e più antico d’Europa. Una manifestazione che si distingue anche per l’attenzione all’ambiente e all’alimentazione con il Progetto EcoFestival”.

Migranti: Sinodo Valdese rilancia proposta di corridoi umanitari

Torre Pellice - Il sinodo delle Chiese metodiste e valdesi in corso a Torre Pellice (To) ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che esprime sgomento e cordoglio per l’ennesima tragedia avvenuta ieri nel mar Mediterraneo.
“Il Sinodo - si legge nel testo - di fronte all’ultima tragedia nel Mar Mediterraneo che ha visto la perdita di 51 vite umane, esprime sgomento e cordoglio e rilancia con forza la necessità di istituire corridoi umanitari che permettano un passaggio sicuro alle donne, agli uomini e ai bambini che sono costretti a intraprendere un sofferto viaggio per sfuggire a distruzioni, violenze e persecuzioni che si registrano in ampie aree dell’Africa e del Medio Oriente.”
La costituzione di corridoi umanitari è uno dei pilastri del progetto Mediterranean Hope della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) che a Lampedusa ha istituito un Osservatorio sulle migrazioni. “Siamo rimasti profondamente segnati da quello che abbiamo vissuto. Ieri sera - dicono gli operatori - al molo di Lampedusa non abbiamo visto solo profughi, non abbiamo soccorso semplicemente chi fugge dalle guerre e chiede protezione. Ma abbiamo soccorso madri, figli, fratelli e amici di persone morte in mare. che per tutta la vita, come noi, continueranno a rivivere questi momenti drammatici”. (R.I)
 

Sant’ Egidio: “non possiamo abituarci alla strage degli innocenti”

Roma - “E’ doloroso constatare che l’Europa e l’intera comunità internazionale non riescano a evitare la strage continua di intere famiglie nel Mediterraneo”. Lo afferma oggi la Comunità di Sant’Egidio che  lancia un forte appello perché “non ci si abitui al bollettino quotidiano delle stragi del mare” con centinaia di migranti morti.
“Invece di litigare per le doverose quote di accoglienza o, addirittura, proporre muri per difendersi da presunte invasioni - si legge in una nota -  occorre intervenire al più presto per evitare che il numero delle vittime assomigli sempre più al bilancio di una vera e propria guerra, combattuta da disperati che hanno la sola colpa di essere nati in Paesi in cui regna la violenza e la fame”.
Per evitare le traversate a rischio di morte occorre al più presto “aprire canali umanitari dall’Africa e dal Medio Oriente” e concedere permessi per motivi umanitari. Al tempo stesso è necessario “incrementare – spiega la nota - con tutti gli strumenti possibili, le trattative per giungere ad alcune tregue localizzate - premessa della pace - nei Paesi interessati dai conflitti, con la mediazione della comunità internazionale, a partire dagli Stati più coinvolti nelle diverse aree di crisi. Ricordiamo a tutti che la vera emergenza non sono i profughi, che continuano a morire, ma le guerre che li fanno partire da Paesi come la Siria in cui vivere diventa sempre più difficile se non impossibile”. (R.I.)

Australia: domenica la celebrazione della Giornata dei Migranti

Sydney - Domenica 30 agosto, nell’ambito del mese dedicato alla sensibilizzazione sulla questione delle migrazioni, i vescovi di Sydney celebreranno a livello locale la 101.ma Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, celebrata a livello globale lo scorso 18 gennaio sul tema “Chiesa senza frontiere, Madre di tutti”. A darne notizia è il sito della Chiesa australiana www.catholic.org.au “Migranti e rifugiati hanno bisogno delle nostre cure e delle nostre attenzioni perché sono nostri fratelli”, si legge in una nota a firma di monsignor Vincent Long Van Nguyen, delegato della Chiesa australiana per i migranti e i rifugiati.  Il vescovo, di origine vietnamita e rifugiato 40 anni fa in Australia con la propria famiglia, prosegue: “Si tratta di un’importante occasione di solidarietà per accogliere le popolazioni perseguitate nella nostra casa, l’Australia”. Ricordando la “risposta generosa” del Paese che lo ha accolto, mons. Long sostiene che “ora è ancora una volta il momento di dimostrare ai fratelli del Medio Oriente e dell’Asia la stessa generosità che gli australiani hanno dimostrato nei confronti dei rifugiati vietnamiti”. Di fronte alle “invisibili sfide e difficoltà” che i migranti devono affrontare, i cristiani sono chiamati ad esprimere solidarietà a questi fratelli e sorelle”.

Messico: insieme per i migranti

Città del Messico - Individuare nuove strategie al fine di migliorare l’assistenza e le condizioni di vita dei migranti e dei rifugiati. Con questo obiettivo si è svolto nei giorni scorsi, a Città del Messico, un incontro tra rappresentanti della Conferenza episcopale messicana (Cem) e le autorità federali. Alla riunione hanno preso parte, oltre a numerosi esponenti politici e istituzionali, il segretario generale della Conferenza episcopale, il vescovo Eugenio Andrés Lira Rugarcía, il responsabile episcopale per i temi della mobilità, il vescovo Guillermo Rodrigo Teodoro Ortiz Mondragón e altri ecclesiastici.
Nel corso dell’incontro è stato messo a punto un piano di intervento rapido da parte dell’Istituto nazionale della migrazione nel caso in cui vi fossero migranti in situazioni di pericolo per minacce o violenze. Inoltre, si è discusso su come individuare nuovi meccanismi di coordinamento per la tutela dei migranti e dei rifugiati tra i centri di detenzione per migranti, le case di accoglienza e i numerosi centri gestiti dalla Chiesa cattolica nel Paese. I vescovi hanno proposto l’istituzione di un registro dei migranti più vulnerabili.
Sia le autorità federali messicane, sia i presuli - in una dichiarazione congiunta - si sono trovati d’accordo su una serie di questioni da affrontare nel breve periodo. Tra queste: analizzare congiuntamente i protocolli per i migranti e in particolare per le ragazze e i bambini non accompagnati; istituire gruppi di “attenzione immediata” nei casi di rischio per l’incolumità dei migranti; una collaborazione operativa per sostenere i migranti cubani; una partnership per la tutela dei rimpatriati nel processo di accoglienza, di reinserimento sociale e di integrazione produttiva.
Ogni anno sono decine di migliaia le persone provenienti da Guatemala, Honduras, El Salvador che transitano in Messico nel tentativo di arrivare negli Stati Uniti. Vengono rinchiuse in treni merci che caricano fino a 1.500 passeggeri in condizioni disumane, nascosti sui tetti dei vagoni o aggrappati ai lati dei convogli. Sono vittime di sequestri, torture e stupri da parte del crimine organizzato, che dagli Usa chiede il riscatto ai familiari, fino a 7.000 dollari, a volte sfruttando connivenze a vario livello. Chi non paga viene fatto sparire o ucciso. Non esistono stime ufficiali, ma secondo dati forniti da Amnesty International si pensa che in soli sei mesi, tra il 2008 e il 2009, siano stati rapiti circa 10.000 migranti. Molti di questi sono minori. Alcuni vengono rinchiusi in edifici simili alle prigioni. Altri subiscono violenze sessuali, schiavitù, mutilazioni.
Chiesa e Governo hanno deciso di istituire un meccanismo di monitoraggio e di incontri periodici per rispondere prontamente a tale emergenza. (Osservatore Romano)

USA: una sedia realizzata da immigrati per Papa Francesco

New York - Una sedia semplice, in legno povero, ma di enorme valore simbolico, sarà usata da Papa Francesco per la messa del 25 settembre al Madison Square Garden di New York: è stata realizzata in un garage della contea di Westchester, nello Stato della Grande Mela, da Fausto Hernández, Héctor Rojas e Francisco Santamaría, tre immigranti stagionali ispanici. Lo rende noto l’Osservatore Romano ricordando che la “silla sagrada” ha già “meritato” un editoriale del “New York Times” proprio perché vuole essere “un simbolo di umiltà e non un trono”, come spiegano i tre immigrati. A commissionare la sedia l’arcivescovo di New York, il card. Timothy Dolan.
 

Mons. Perego: urgente una azione diplomatica internazionale

Roma - “L’Europa decida se vuole essere l’Europa della solidarietà”: sono le parole pronunciate dal direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, di fronte all’ennesima tragedia nel Mediterraneo.
“L’abbandono dell’operazione Mare nostrum e il non coinvolgimento dell’Europa – ha sottolineato il direttore della Migrantes – sono aspetti che denunciano tutta la debolezza”. Da qui l’appello: “si rende urgente l’azione diplomatica internazionale”. Se l’esclusione dell’azione militare è letto positivamente, perché “è sotto gli occhi di tutti che quanti arrivano sono segnati dalle conseguenze di conflitti, violenze, stremati dalla denutrizione”, al tempo stesso è la crescita dei nazionalismi a preoccupare il direttore della Migrantes: “L’Europa – ha sottolineato all’AdnKronos – nel rafforzare la protezione internazionale sta facendo crescere i nazionalismi con il rischio di mettere in discussione anche Schengen”. E sulla vicenda dell’Ungheria che ha deciso di schierare l’esercito per controllare il flusso di stranieri, mons. Perego ha affermato non solo che si tratta di un caso “di una gravità assoluta”: “mi  aspetto la ferma condanna da parte del Tribunale dei diritti umani”.
 

Mattmark: mons. Giuseppe Andrich presiederà la celebrazione in ricordo delle vittime

Mattmark - Saranno il vescovo di Belluno-Feltre, mons. Giuseppe Andrich e Mons. Jean-Marie Lovey, Vescovo di Sion, a presiedere la celebrazione a Mattmark in ricordo della tragedia che causò la morte di 88 persone che lavoravano alla costruzione della diga sotto il ghiacciaio dell’Allalin avvenuta 50 anni fa, il 30 agosto 1965. Tra i concelebranti anche il delegato diocesano della Migrantes mons. Umberto Antoniol. La messa sarà celebrata domenica 30 agosto 2015, alle ore 10, proprio nel luogo della tragedia.  
Le celebrazione per questo anniversario si sono aperte con la mostra fotografica e il vernissage, il 24 agosto a Saas-Almagell, presso i locali della Scuola comunale locale ed il 25 agosto a Briga, presso la Gewerbeschule.  Il programma proseguirà – informa Domenico Mesiano, presidente dell’Associazione Italia/Valais e del Comitato “Mattmark 2015”  – sabato 29 agosto a Briga presso la Grünwald-Saal con la Tavola rotonda sul tema: “Sicurezza e prevenzione sui cantieri : Quali politiche oggi contro i rischi d’infortuni sul lavoro?” L’inizio è previsto alle ore 10.00. Gli interventi introduttivi saranno tenuti da Domenico Mesiano e da Andrea Bertozzi, console generale d’Italia a Ginevra. Parteciperanno al dibattito: Jean-René Fournier, consigliere agli Stati e presidente dell’Uvam, Willy Bregy, direttore Suva Valais, Stéphane Bettex, capo del settore genio civile e costruzione alla Divisione sicurezza sul lavoro della Suva a Losanna, Egon Grünwald, membro del Comitato dell’Ave, Impresa di costruzione U.Imboden, Dario Mordasini, responsabile del settore sicurezza del sindacato Unia, Diego Frieden, responsabile per le questioni della salute del sindacato Syna. Il dibattito sarà coordinato da Pius Rieder, giornalista del Walliser Bote. La serata d’onore si terrà, sempre sabato 29 agosto, presso il Zentrum Missione di Naters ed inizierà alle ore 18.00, con l’apertura musicale del Coro degli Alpini “Monte Dolada” e la “Musikgesellschaft Vispe”. Seguiranno gli interventi di benvenuto di Gennaro Praticò, vice presidente del Comitato ad hoc “Mattmark 2015”, e di Remo Salzmann, vice presidente del Comune di Naters.
Inoltre, nel corso della serata,  interverranno: Andrea Bertozzi, console generale d’Italia a Ginevra, Esther Waeber-Kalbermatten, vice presidente del Consiglio di Stato del Vallese e responsabile del Dssc, Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Vania Alleva, presidente del sindacato Unia, Giuseppe Andrich, vescovo di Belluno-Feltre, Kurt Regotz, segretario centrale del sindacato Syna, e Nicolas Voide, presidente del Gran Consiglio del Vallese.
Domenica la celebrazione eucaristica accompagnata dal Coro degli Alpini “Monte Dolada” di Belluno seguita dalla benedizione di una targa ricordo e la posa di una corona in memoria di questa tragedia. (Raffaele Iaria)
 

Card. Montenegro ad Acs: tante le copie di Bibbia e Corano sui barconi dei migranti

Roma - “L’emigrazione non è il male, ma il sintomo dell’ingiustizia che esiste nel mondo. Soltanto quando riusciremo ad eliminare l’ingiustizia, l’emigrazione diminuirà”. E’ quanto afferma ad Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) il card. Francesco Montenegro.
Nel novembre 2013 il porporato ha preso parte ad un incontro organizzato da Acs a Bruxelles al fine di descrivere ai rappresentanti dell’Unione europea il contesto in cui si era verificata la tragedia di Lampedusa, in cui hanno perso la vita oltre 300 persone. A distanza di due anni, la condizione dei molti profughi che giungono sulle nostre coste continua a peggiorare. “La situazione sempre più grave - dice -  perché sempre più gente è costretta a fuggire”. Se qualche anno fa erano più che altro ragioni economiche a spingere migliaia di persone a cercare una vita migliore in Italia e in Europa, oggi il viaggio attraverso il Mediterraneo avviene per un maggior numero di motivazioni, quali “la guerra, la fame e la persecuzione religiosa”.
Il card. Montenegro riferisce ad Acs delle tante Bibbie e copie del Corano che hanno attraversato il mare assieme ai naufraghi. Strette da chi è riuscito a raggiungere le nostre coste, o ritrovate accanto ai corpi delle vittime. “Molte delle pagine di questi testi sacri erano sottolineate e così lo scorso anno abbiamo deciso di organizzare un incontro e realizzare un libro, ‘Bibbia e Corano a Lampedusa’, per raccontare quella religiosità che pur vissuta in maniera diversa, ha accompagnato molti dei naufraghi fino al momento in cui hanno perso la vita”.
Nell’assistere le migliaia di profughi che arrivano nel nostro paese, non si deve quindi dimenticare la componente spirituale. “Ci ‘scandalizziamo’ se una persona non ha da bere o da mangiare, mentre l’impossibilità di vivere la fede non crea una reazione ugualmente forte. Ma se l’acqua o il cibo sono essenziali, la fede lo è altrettanto. L’uomo ha per natura un assoluto bisogno di un rapporto con Dio”.
Tra chi fugge la persecuzione anche molti cristiani. Negli ultimi anni, secondo quanto riferito ad Aiuto alla Chiesa che Soffre dall’agenzia Habeshia, la percentuale dei cristiani tra i naufraghi che giungono sulle nostre coste sarebbe aumentata di circa il 30%.
Il card.  Montenegro invita tuttavia a non fare alcuna distinzione di credo. “Di fronte ad un uomo che muore devo fermarmi a riflettere senza domandarmi a quale religione appartenga. È chiaro però che la morte di uno dei miei fratelli nella fede mi procura un dolore particolare, perché quell’uomo è legato a me da un qualcosa in più”.
Il porporato ricorda la visita a Lampedusa di Papa Francesco nel luglio del 2013: “Il Santo Padre ha intensificato l’attenzione mondiale sul fenomeno dell’emigrazione, ma i risultati da parte della politica e della società civile non si sono ancora visti”. La Chiesa intanto si sta mobilitando sempre più nell’accoglienza, non soltanto nelle aree costiere, ma in tutto il paese. “Ora che i profughi vengono suddivisi in diverse località, ogni diocesi si sta attivando nell’accoglienza. Ed è una vera grazia per la nostra Chiesa”.
Tuttavia il card. Montenegro non nasconde la sua preoccupazione per i tanti muri che la crescente paura dell’altro sta generando all’interno della comunità cattolica. “Dobbiamo imparare a riconoscere Cristo anche tra chi arriva tra di noi con un barcone. Se non riusciamo ad accettare questa presenza particolare di Cristo allora siamo degli atei, pur essendo credenti”.

Papa liturgia della Parola per la Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato

Città del Vaticano - Una liturgia della Parola nella Basilica Vaticana martedì primo settembre per pregare per la salvaguardia del creato e per nuovi stili di vita. Ad annunciarla è stato oggi Papa Francesco, all'udienza del mercoledì. Il pontefice ha invitato sacerdoti, membri della Curia romana, vescovi ma soprattutto i fedeli e pellegrini a partecipare al momento di preghiera organizzato in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato "in comunione con i fratelli ortodossi e tutti gli uomini di buona volontà" che sarà celebrata in tutte le chiese del mondo.
"Vogliamo pregare - ha spiegato Papa Francesco al termine dell'Udienza generale in piazza San Pietro - per il superamento della crisi ecologica che l'umanità sta vivendo in tutto il mondo". Un momento forte di riflessione "anche in vista - ha poi aggiunto - dell'assunzione di stili di vita coerenti".
La liturgia della Parola, presieduta dallo stesso Francesco, avrà inizio alle ore 17 nella basilica Vaticana. "Invito tutti - ha detto il Papa - a partecipare: romani e pellegrini e tutti coloro che lo desiderano".
 

Mattmark: la TV Svizzera SRF trasmette il docufilm “Das Unglück von Mattmark”

Roma - “Das Unglück von Mattmark” è il titolo del docufilm realizzato dalla TV Svizzera SRF e che è dedicato, come si intuisce dal titolo, alla tragedia di Mattmark.
In questo docufilm sono protagonisti anche due bellunesi: Gianni Da Deppo e Magda Da Rold. Il primo superstite della tragedia svizzera, la seconda vedova di una delle vittime.
Le riprese nel bellunese sono state fatte a maggio e hanno interessato il Cadore, la Valbelluna e il Feltrino. La pellicola, in lingua tedesca, andrà in onda sul canale svizzero SRF1 giovedì 27 agosto alle ore 20.05.

Germania: la Chiesa in Germania in aiuto dei profughi

Berlino -   Le violente manifestazioni xenofobe avvenute lo scorso fine settimana nei pressi di Dresda hanno drammaticamente rilanciato il problema dell’accoglienza ai profughi e ai rifugiati in Germania. Sul tema è intervenuta anche la comunità ecclesiale da sempre fortemente impegnata nel promuovere l’assistenza e l’integrazione di quanti giungono in Germania nella speranza di costruire un futuro migliore per loro e per le loro famiglie.
Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia e presidente della commissione Caritas della Conferenza episcopale tedesca, al termine di un viaggio in Kosovo e in Albania, ha ribadito che ognuno ha la responsabilità di prestare assistenza in particolare alle persone che sono nel bisogno e in fuga: “Il diritto di asilo è un diritto fondamentale e un diritto individuale a prescindere dalla razza, religione o colore. I richiedenti asilo provenienti dai Balcani occidentali hanno il diritto di restare partendo da un esame equo, imparziale e individuale”. Non solo. Secondo il cardinale Woelki, quando le persone emigrano in cerca di migliori condizioni di vita, al fine di uscire dalla povertà, o per fuggire da situazioni di pericolo, ciò è perfettamente comprensibile.
La questione in Germania si pone sempre più pressante: il ministro degli interni della Repubblica federale, Thomas de Maizière, ha affermato che alla fine del 2015 si prevede di arrivare alla cifra di ottocentomila richieste di asilo. La cifra è ritenuta plausibile dalla Chiesa, che si è subito mobilitata per offrire il massimo di assistenza e accoglienza possibili.
Secondo l’arcivescovo di Bamberg, monsignor Ludwig Schick, non è corretta l’equazione tra rifugiati e immigrazione di massa. Si tratta di un’equazione che crea spesso solo inutili allarmismi: “Rispetto ai Paesi poveri come Libano, Giordania, Iraq e Turchia, da noi sono pochi i profughi: in tutto il mondo - ha ricordato il presule - ci sono oltre sessanta milioni di persone in fuga, e appena il quattro per cento di loro raggiungerà i Paesi dell’Unione europea. Quindi siamo in grado di raccoglierne e assorbirne di più”.
Per Stefan Kessler, responsabile delle politiche europee del Jesuit Refugee Service (Jrs), le reazioni che possono derivare da queste previsioni sono chiare “e le immagini dello ‘tsunami umano’ che prevalgono sono frutto di informazioni poco reali e concrete”. Per l’esponente del Jrs tuttavia “è molto probabile che tante persone cercheranno protezione in Germania e in altri Paesi europei: la guerra in Siria, Somalia, Afghanistan e Iraq, le massicce violazioni dei diritti umani in Eritrea, la discriminazione contro le minoranze etniche come i rom in Serbia o in Bosnia ed Erzegovina, tutti questi pericoli immediati per la vita e l’incolumità fisica continueranno a costringere le persone a fuggire”. (Osservatore Romano)

San Marco Argentano-Scalea: una cooperativa di giovani delle parrocchie accoglie i giovani migranti

San Marco Argentano - Una cooperativa nata dal desiderio d’impegno dei giovani per accogliere i più piccoli degli immigrati. È sorta nel 2009 a Sant’Agata d’Esaro (Cs), diocesi di San Marco Argentano-Scalea, e oggi è attivamente impegnata nell’emergenza degli sbarchi sulle coste calabre, ai quali partecipa su sollecitazione della Prefettura bruzia. Si chiama “Kairos” l’iniziativa nata nell’entroterra cosentino, “grazie alla passione di giovani delle parrocchie di San Marco, Sant’Agata e San Sosti”, racconta al Sir don Carmelo Terranova, che guida il gruppo. “All’inizio eravamo in 5, ora siamo in 8”, aggiunge la responsabile, Mariacarmela Aragona: “Dall’8 maggio 2014 siamo impegnati nell’accoglienza ai richiedenti asilo provenienti da molti Paesi dell’Africa e dalla Siria. Un anno fa accogliemmo 39 stranieri sbarcati a Lampedusa, attualmente nella nostra struttura accogliamo sei minori”. Un’esperienza di “attenzione e prossimità”, la definisce don Terranova, e “l’esempio che la Chiesa promuove il laicato sostenendo l’iniziativa di un gruppo di ragazzi”.
“Tra gli obiettivi, all’interno della diocesi, anche quello di educare a superare i pregiudizi, perché non sempre riscontriamo una proposta solidale, ma si va avanti”, prosegue don Terranova.
Forte invece la vicinanza del vescovo, monsignor Leonardo Bonanno, che “è venuto a trovarci più volte, ad ascoltare i ragazzi ospiti della struttura e gli operatori stessi che hanno ricevuto conforto e benedizione”, aggiunge la responsabile. “Lui stesso è stato l’ispiratore dell’iniziativa”, dice don Terranova. “Senza la piena collaborazione di mons. Bonanno non avremmo potuto avviare questa attività in quanto le risorse economiche da mettere in campo sono davvero tante e la ‘Kairos’ non aveva questa disponibilità finanziaria. Tanti i servizi assicurati all’interno di “Kairos”: “Offriamo tutti i servizi di prima necessità, informazione e formazione sanitaria legale e culturale, accoglienza nel senso di integrazione con progetti specifici di inserimento”, racconta Aragona. Diverse anche le attività promosse all’interno della struttura, “soprattutto volte all’integrazione, come il corso di italiano, la partecipazione a tornei di calcio locali, visite guidate per conoscere il territorio, le sue bellezze e le sue colture, cineforum e giochi di società”. Non mancano poi, prosegue Aragona, “attività varie di preparazione al Natale, al Ramadan, alle varie feste civili. E poi ancora laboratori per imparare la ‘differenziata’, le regole di comportamento a tavola, le norme igienico sanitarie, le azioni per la sicurezza”.