Primo Piano

Basilicata: accordo regionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo

Potenza – E’ stato firmato, nei giorni scorsi, nella Prefettura di Potenza un Accordo regionale per l'attuazione del Piano Nazionale per fronteggiare il flusso straordinario dei cittadini migranti. Firmatari dell'Accordo il Prefetto di Potenza Antonio D’Acunto, il Prefetto di Matera Antonella Bellomo, il Presidente della regione Basilicata Marcello Pittella, il Presidente dell'Unione province italiane (Upi) Nicola Valluzzi e il Presidente regionale dell'Associazione nazionale dei comuni d'Italia (Anci) Salvatore Adduce. L’Accordo – spiega una nota - punta a realizzare un sistema regionale di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, secondo gli standard previsti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e destinatari di protezione sussidiaria-Sprar e le modalità dell’accoglienza diffusa con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali. Tenendo conto dei fattori demografici presenti nelle realtà locali della Basilicata, l’accoglienza sarà differenziata a seconda della popolazione residente nei comuni: un numero massimo di 20 migranti nei comuni fino a 5.000 abitanti, 30 nei comuni fino a 15.000 abitanti e 100 nei comuni oltre 15.000 abitanti. E’ prevista inoltre la realizzazione di hub regionali per le procedure di prima identificazione e screening sanitario.
 

Mons. Perego: stiamo vivendo una nuova stagione della migrazione italiana

Roma - “L’anno scorso sono arrivati in Italia 33 mila lavoratori e sono partiti all’estero 101mila italiani. Significa che ad un lavoratore che arriva, corrispondono 3 italiani che se ne vanno. Questa è la vera crisi del nostro Paese”. Il dato è stato fornito questa mattina dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego durante i lavori di presentazione del Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. “Stiamo vivendo una nuova stagione della migrazione italiana - ha detto mons. Perego -. Una stagione fortemente segnata da due volti: da una parte parla di una crisi che stiamo vivendo e da cui non siamo ancora usciti come Italia. E dall’altra fa emergere una emigrazione italiana che sta tornando ad essere un fenomeno importante del mondo giovanile”. “Non riprendere questo dato significa non leggere politicamente e culturalmente la nostra situazione e quindi non costruire politiche familiari, lavorative e scolastiche che sappiamo leggere questa realtà. Il nostro Paese sta vivendo una disoccupazione che si attesta al 41 per cento che diventa un 50 per cento al sud. Il tema del lavoro è dunque il tema con cui va letta la storia della emigrazione del nostro Paese”. Come guardare al futuro? Mons. Perego delinea alcune vie da intraprendere: accompagnare i migranti con un associazionismo capace di creare rete; allargare la cittadinanza “in un momento in cui stanno emergendo chiusure e muri e un possibile blocco su Schengen”; guardare con occhi nuovi alla mobilità umana perché “chiusure e paure non fanno che impoverire ulteriormente e disumanizzare la storia delle migrazione che ancora oggi è solcata da sofferenze”.
 

Roma: i vespri per la pace in Siria e in Iraq

Roma - Mentre in Siria e in Iraq non si placa il conflitto, definito da Papa Francesco “intollerabile brutalità a danno di cristiani e di altri gruppi”, la Chiesa di Roma rinnova il suo legame nella preghiera con la comunità cristiana che vive stretta nella morsa della guerra e lo fa promuovendo un nuovo appuntamento di preghiera, domani 7 ottobre alle 18.30 nella chiesa di Santa Maria in Domenica alla Navicella. La preghiera sarà aperta dall’intervento del vescovo mons. Matteo Zuppi, ausiliare per il settore Centro e incaricato del Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese che ha promosso l’incontro insieme all’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma. A presiedere la liturgia, a cui prenderà parte anche il Patriarca di Antiochia dei Siri Ignace Youssef III Younan, sarà il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako. Una voce, quella del primate, che si è levata più volte nelle scorse settimane come un “grido di dolore” per l’esodo dei cristiani dalla Siria verso l’Europa, divenuto ormai di proporzioni tali da mettere a rischio la presenza stessa dei cattolici in quell’area. L’animazione della liturgia sarà curata dalla comunità parrocchiale di Santa Maria in Domenica, dalla comunità melchita e dalla comunità siro antiochena.
 
 

Migrantes: la presentazione dei dati del Rapporto Italiani nel Mondo

Roma - In dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni.
Dei 4.636.647 cittadini italiani iscritti all’AIRE all’inizio del 2015 si sintetizzano di seguito le principali caratteristiche socio-demografiche.
Le donne – di cittadinanza italiana, con passaporto italiano e diritto di voto – residenti fuori dei confini nazionali sono 2.227.964, il 48,1% (+75.158 rispetto al 2014).
I minori sono 706.683, il 15,2% del totale. Di questi il 45,0% (319.233) ha meno di 10 anni; il 33,1% (235.644) ha tra i 10 e i 14 anni e il 21,0% (151.806) ha tra i 15 e i 17 anni.
La comunità “anziana” è costituita da 922.545 persone che hanno più di 65 anni (19,9% del totale). Di questi, più nel dettaglio, 445.672 hanno meno di 75 anni (48,3%); 317.779 hanno tra i 75 e gli 84 anni (34,4%) e 159.094 hanno più di 85 anni (17,3%). In valore assoluto, sono aumentati in un anno, di oltre 16 mila unità, gli over 85enni, di quasi 14 mila coloro che hanno tra i 65 e i 74 anni, e di poco più di 14 mila quelli che hanno dai 75 agli 84 anni.
Pur restando pressoché uguali i valori percentuali delle diverse classi di età, in valore assoluto, dal 2014 al 2015, la classe che è maggiormente aumentata è quella dei 35-49 anni (quasi 34 mila unità in più in un anno); seguono quella dei 18-34 anni (+30.471) e quella dei 50-64 anni (+30.421).
Nell’aumento generale, i valori dello stato civile restano pressoché costanti: sono nubili o celibi il 54,4% (oltre 2,5 milioni) mentre i coniugati sono il 37,7% (più di 1,7 milioni). Il divorzio caratterizza il 2,2% (più di 101 mila) e lo stato di vedovanza il 2,5% (più di 117 mila).
Continua l’aumento degli iscritti all’AIRE da meno di un anno (da 188.096 del 2014 a 190.248 nel 2015); ancora più incisivo è l’aumento di coloro che sono iscritti da più di 10 anni (dai 2.555.084 del 2014 ai 2.752.004 del 2015). Diminuiscono, invece, le iscrizioni tra i 5 e i 10 anni (da 1071.950 del 2014 a 1.011.696 del 2015).
Aumentano gli iscritti all’AIRE per nascita all’estero: erano 1.747.409 nel 2014, sono 1.818.158 nel 2015.
La presenza degli italiani all’estero resta prevalentemente euro-americana. Più della metà dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, infatti, risiede in Europa (53,9%) e in America (40,3%).
Il 51,4% dei cittadini italiani iscritti all’AIRE è di origine meridionale (Sud: 1.560.542 e Isole: 822.810), il 33,2% è partito dal Settentrione (Nord Ovest: 772.620 e Nord Est: 766.900) e il 15,4% è originario di una regione del Centro Italia (713.775).
Estrapolando dal database dell’AIRE centrale le iscrizioni con la sola motivazione espatrio avvenute da gennaio a dicembre 2014, si ricava il flusso migratorio ufficiale avvenuto nell’ultimo anno dall’Italia verso l’estero.
Da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani. L’identikit che si può stilare è il seguente: uomo (56,0%), celibe (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partito dal Nord Italia (con ogni probabilità dalla Lombardia) e trasferito in Europa (probabilmente in Germania o Regno Unito).
La crescita, in valore assoluto, è di tutte le classi di età. In particolare: 62.797 sono in età lavorativa avendo tra i 18 e i 49 anni; i minori sono 20.145 e di questi il 12,8% ha meno di 10 anni; hanno più di 65 anni 7.205 persone di cui 685 hanno più di 85 anni. Tra questi ultimi è utile evidenziare che le donne sono il 54,2% e il 58,4% tra coloro che hanno, rispettivamente, tra i 75 e gli 84 anni e per gli over 85enni.
Gli oltre 100 mila italiani che hanno deciso, lungo il corso del 2014, di risiedere fuori dei confini nazionali si sono spostati in 196 destinazioni diverse.
La Germania, con 14.270 trasferiti, è stata la meta preferita. A seguire il Regno Unito (13.425) – primo paese lo scorso anno – la Svizzera (11.092) e la Francia (9.020). Nelle prime 11 nazioni della graduatoria dei paesi per numero di iscritti per solo espatrio da gennaio a dicembre 2014, vi sono ben tre continenti: Europa, America (del Nord e latina) e Oceania.
Si conferma, anche per il 2015, che la recente mobilità italiana è soprattutto settentrionale. La Lombardia, con 18.425 partenze.
Sono ben 110 le province da cui sono partiti gli italiani nel corso del 2014. Milano, con 6.386 persone, guida la classifica e ha superato, rispetto allo scorso anno Roma (5.974). Gli aumenti più consistenti tra le prime 10 province per numero di partenze si sono registrati a Udine (86,1%) e Varese (46,2%). Udine è anche il territorio con la variazione annuale più alta (46,3%), mentre Cosenza è l’unico territorio con una variazione negativa (-7,5%) e un decremento annuale di -7%. (Delfina Licata - Capo redattore Rapporto Italiani nel Mondo)

Emigrazione oggi per studio e lavoro: dalla fuga allo scambio

Roma - Il percorso formativo e lavorativo dei giovani si caratterizza oggigiorno per una mobilità crescente, anche su scala internazionale. A dirlo questa mattina Marina Timoteo, Direttore AlmaLaurea intervenendo alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: sui percorsi e sugli esiti di questa mobilità, a livello di laureati e dottori di ricerca, si concentra lo studio svolto sotto l’egida del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.
La documentazione presa in esame - ha spiegato Timoteo - trae origine dalle annuali rilevazioni condotte dal Consorzio, cui oggi aderiscono 72 Atenei italiani (91% del complesso dei laureati di ogni anno): l’indagine sul Profilo dei Laureati, che restituisce una dettagliata fotografia delle principali caratteristiche dei laureati italiani, e la rilevazione sulla Condizione occupazionale dei Laureati, che approfondisce invece la condizione formativa e occupazionale dei laureati dopo uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Ai risultati di queste due consolidate rilevazioni si affiancano alcune considerazioni derivate da indagini ad hoc condotte in anni recenti proprio sul tema della mobilità verso l’estero (per studio e per lavoro).
I dati AlmaLaurea mettono in luce che decide di varcare i confini nazionali la popolazione più istruita, con alle spalle il maggior numero di anni di formazione e con carriere accademiche mediamente più brillanti, nonché origini sociali tendenzialmente più favorite. La mobilità formativa
incentiva la successiva mobilità lavorativa. Inoltre, i laureati italiani trasferitisi all’estero sono appagati dal punto di vista retributivo e della valorizzazione delle proprie competenze, tanto che ritengono difficile un rientro nel Paese d’origine, quanto meno nell’immediato futuro.
La riflessione sugli esiti dell’indagine ha, come inevitabile passaggio, quello relativo al fenomeno del “brain drain” (o fuga di cervelli). La perdita del capitale umano - ha aggiunto - più formato rappresenta un elemento di estrema criticità per il nostro Paese, che si traduce in fenomeni di polarizzazione sociale legati alla dispersione dei migliori talenti, spesso i più ricercati dal mercato del lavoro.
Su questo tema - ha concluso Timoteo -  è fondamentale approfondire la riflessione in vista della predisposizione di strategie di politica economica e di riforma istituzionale finalizzate a valorizzare le proprie risorse umane del Paese, anche attraverso la riqualificazione della sua classe dirigente. Tra gli strumenti utili a questo scopo, oltre a quelli tradizionali di sostegno all’attività innovativa, vi è anche la promozione di misure volte al rientro e alla circolazione dei cervelli. Una riflessione finale sarà, dunque, dedicata al tema del brain exchange, e del brain circulation, che si auspica possano sostituire il movimento unidirezionale in uscita del miglior capitale umano italiano.

Da Neet ad Expat: i giovani che non dobbiamo perdere

Roma - L’Italia è uno dei paesi con maggior riduzione del peso demografico delle nuove generazioni. E’ però anche uno dei paesi europei con maggior crescita di due categorie di giovani: i Neet e gli Expat. Ad affermarlo è stato questa mattina Alessandro Rosina dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenendo questa mattina alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes .Per il docente entrambe queste categorie rappresentano risorse disperse e smarrite per il sistema paese. Disperse perché sono potenzialità ed energie che l’Italia non riesce a valorizzare all’interno dei suoi processi di crescita e di sviluppo. Smarrite perché i giovani che appartengono a tali due categorie sono “fuori dal radar”, non sappiamo esattamente chi siano e cosa stiano facendo.
I Neet - ha detto Rosina -  sono i giovani che rimangono in Italia ma non trovano prospettive occupazionali dopo il diploma o la laurea. Nei paesi con sistemi informativi e politiche più efficienti, chi cerca lavoro è in larga parte registrato nei servizi pubblici per l’impiego. In Italia solo una piccola quota vi si iscrive e anche il Piano Garanzia giovani, dopo un anno e mezzo dall’avvio, è riuscito solo in minor parte a raggiungerli. Il dato più recente indica circa 800 mila registrati su un totale di circa due milioni e quattrocento mila Neet. Ci sono quindi oltre un milione e mezzo di giovani che non studiano e non lavorano e che, per quanto ne sappiamo, potrebbero trovarsi su Marte. A questi andrebbero poi aggiunti anche gli inattivi tra i 30 e i 34 anni dei quali Garanza giovani non si occupa ma che rappresentano almeno un altro milione di persone.
Gli Expat sono invece i giovani dinamici e intraprendenti, spesso con alto capitale umano, che hanno lasciato l’Italia per cercare opportunità di ulteriore formazione o miglior lavoro all’estero. Secondo l’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) i connazionali di età 15-34 che risiedono in un altro paese sono nel complesso oltre un milione. Come ben noto l’AIRE da un lato contempla anche i nati all’estero da cittadini italiani, d’altro lato sottostima fortemente gli Expat, ovvero la parte più interessante e recente della mobilità internazionale. Dei tanti under 35 che dall’inizio di questo secolo sono usciti dall’Italia ma non si sono formalmente iscritti all’AIRE non sappiamo praticamente nulla. Per quanto ne sappiamo, potrebbero anch’essi trovarsi su Marte.
Di fatto - ha detto - è come se vivesse su Marte nel complesso una popolazione di almeno tre milioni di under 35 italiani. Sono abitanti di un mondo a parte, molto eterogeneo, lontano dalle politiche del nostro paese e sconnesso dal modello di sviluppo italiano. Potenziali risorse ignorate e inutilizzate”.
Come Garanzia giovani sta cercando di registrare i Neet, pur con tutte le difficoltà, avremmo bisogno - ha aggiunto - anche di un Piano per registrare i giovani talenti italiani nel mondo e mappare le associazioni che spontaneamente hanno formato. Si potrebbe formare un database che contiene dati essenziali su chi sono, cosa fanno e quali competenze hanno. Da un lato ciò rappresenterebbe un riconoscimento da parte del nostro paese verso l’esistenza e il valore della parte di Italia che dà il meglio di sé nel mondo, dall’altro costituirebbe un giacimento prezioso dal quale l’Italia può attingere per consulenze, collaborazioni, progetti comuni, imprese ponte con gli altri paesi. Gli Expat sono pronti. È l’Italia che non li cerca e non li chiama.
 

I mestieri degli emigranti fra tradizione e modernità

Roma - Arrotini, spazzacamini, orsanti, musicisti, minatori, figurinai, gelatai, pizzaioli sono soltanto alcune delle più diversificate professioni che gli emigranti italiani svolgevano in terra straniera disseminando competenze, tipicità ed elementi di quella identità italiana che oggi pervade gran parte del pianeta. A ricordarlo è stata questa mattina Flavia Cristaldi, Docente di Geografia delle Migrazioni all’Università La Sapienza di Roma,  intervenendo questa mattina alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.
Molti, costretti dai ritmi del mondo rurale lasciavano le case nei mesi invernali per svolgere secondi mestieri in grado di assicurare un’integrazione ai guadagni della famiglia, altri varcavano definitivamente i confini aprendo attività altrove o incontrando la morte nel buio delle miniere. Anche le donne - ha spiegato la docente -  hanno alimentato le catene migratorie professionali: come le sarte e le bordanti lavoravano nelle mura domestiche così le balie lasciavano le proprie famiglie per alimentare altre piccole bocche italiane. Moltissimi furono i contadini che addomesticarono i territori stranieri creando, molto più spesso di quanto si pensi, quei paesaggi che ancor oggi testimoniano del loro lavoro. Così i vitivinicoltori, capaci di trasportare talee e barbatelle anche di là dall’oceano per tentare di riprodurre le tecniche colturali tipiche dei loro paesi di provenienza. Ancor oggi partono dall’Italia professionisti del settore vitivinicolo, ma più che contadini esperti sono enologi specializzati in grado di formare tecnici stranieri. La sapienza italiana varca - ha concluso - i confini con i loro piedi e con quelli di molti talenti, spesso in possesso di elevati titoli di studio, che trovano all’estero quelle possibilità di realizzazione che non riescono a rinvenire nel paese d’origine.

Mons. Di Tora: una giornata “speciale” per il Rapporto “Italiani nel mondo” della Migrantes

Roma - Oggi è una “giornata speciale per questo strumento culturale voluto dalla Chiesa italiana e affidato alle cure della Migrantes: insieme oggi festeggiamo il decimo compleanno di un volume diventato negli anni sempre più conosciuto e condiviso dagli studiosi di mobilità umana e di quella italiana in particolare”. Lo ha detto questa mattina mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, aprendo i lavori per la presentazione del Rapporto “Italiani nel Mondo”.
L’Italia - ha detto il vescovo - da paese di emigrazione si è trasformato in paese di immigrazione. Uno slogan che poteva essere vero fino a qualche anno fa. Oggi, dopo più di 30 anni di immigrazione in Italia e dopo una storia di diaspora nazionale e un presente di partenze cospicue, visto lo scenario mondiale, i tanti profughi, le catastrofi ambientali,  “la persona in cammino rimane al centro di ogni nostro pensiero, studio, ricerca, azione”.
L’Italia è “cambiata e continua a cambiare sotto i nostri occhi”, ha spiegato mons. Di Tora: il movimento di persone è globale. Gli italiani non hanno mai smesso di partire, tornare. E oggi partono ancora, sempre più numerosi, tornano in pochi per poi ripartire. Numeri dalla lettura complessa, percorsi difficili da rintracciare e seguire. Italiani che si perdono nella mobilità globale, nella cittadinanza europea e cosmopolita, nel bisogno di lavoro soddisfatto fuori dei confini nazionali”.
 

Il Decennio del Rapporto Italiani nel Mondo

Roma - 2006-2015: dieci anni di Rapporto Italiani nel Mondo. Dieci anni di impegno culturale della Fondazione Migrantes per la mobilità italiana di ieri e di oggi. In questo arco di tempo molte cose sono cambiate in Italia. L’ultimo decennio è stato contraddistinto - spiegano i redattori del Rapporto presentato questa mattina a Roma dalla Fondazione Migrantes - da una serie di elementi e situazioni nazionali e internazionali che hanno portato a un profondo cambiamento nelle caratteristiche della mobilità in generale, di quella italiana in particolare e del nostro Paese, che si è sempre più confermato quale meta strutturale per tanti immigrati giunti nel corso degli anni.
L’Italia, quindi, sta vivendo una nuova fase della sua storia migratoria: da paese di emigrazione, si diceva solo qualche anno fa, a meta di immigrazione. Oggi possiamo dire che il Belpaese è ancora terra di partenze e di arrivi e ultimamente sempre di più di sbarchi di centinaia di persone in fuga e alla ricerca di protezione internazionale.
La migrazione è cambiata perché è lo scenario mondiale ad essere mutato. L’Italia, in questo contesto internazionale ed europeo, sta vivendo una delle più lunghe recessioni economiche e occupazionali. I giovani, i lavoratori, le famiglie, persino gli anziani sono in partenza.
L’analisi del decennio mostra chiaramente questa escalation: in dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni.
È evidente l’assottigliamento costante, anno dopo anno, della differenza di genere tra gli italiani che risiedono all’estero così come è facilmente constatabile che la crescita ha riguardato tutti i continenti ma, in particolar modo, l’Europa e l’America. L’Asia si sta, invece, contraddistinguendo per uno specifico dinamismo in questi ultimi anni.
I paesi che, nel mondo, accolgono le comunità di italiani più numerose sono quelli che mostrano anche le crescite più incisive nel decennio come l’Argentina, la Germania e la Svizzera. Interessante l’evoluzione nel tempo che contraddistingue il Brasile nel continente americano e il Regno Unito in Europa, due contesti lontani e diversi ma attualmente entrambi protagonisti dei flussi più recenti.

Rapporto Italiani nel Mondo: il volume

Roma - Per l’edizione 2015 il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, unica nel suo genere in Italia, conserva la struttura dell’anno precedente. L’attenzione per la mobilità di oggi si definisce con la sezione dedicata alle Indagini e quella dedicata alle Esperienze contemporanee dove vengono presi in considerazione luoghi – Australia, Nuova Zelanda, Europa, l’Asia – e temi – i rientri/i non rientri, la rete, – che cercano di indagare caratteristiche, modalità, peculiarità delle nuove forme di mobilità in relazione all’esperienza passata e al contesto nazionale ampliato all’identità e all’esperienza europea o internazionale e cosmopolita. Nella sezione delle Esperienze viene inaugurato un nuovo appuntamento annuale dedicato a un testimone, ovvero a una particolare figura che si è distinta nel campo della mobilità italiana. Il protagonista di quest’anno è Don Noè Tamai che ha dedicato e continua a dedicare la sua vita ad aiutare ad acquisire la cittadinanza agevolando la ricostruzione genealogica soprattutto rispetto alle richieste che giungono dall’America latina e dal Brasile in particolare. Attraverso l’intervista da lui rilasciata, è possibile approfondire cosa significhi il riacquisto della cittadinanza italiana per generazioni successive alla prima che non parlano italiano e non conoscono nulla dell’Italia se non le immagini che derivano dai racconti ripetutamente ascoltati in famiglia a centinaia di migliaia di chilometri di distanza. La mobilità transnazionale, la condizione linguistica, il migrare nell’era digitale, la comunicazione dell’emigrazione italiana e l’uso della lettera oggi sono, invece, i temi presenti nelle Riflessioni. La quarta parte contiene, come lo scorso anno, gli Speciali. Il primo è dedicato agli anniversari che ricorrono nel 2015: il centenario del primo conflitto mondiale (1915-2015) e quello del terremoto abruzzese con epicentro nel Fucino; il cinquantenario della tragedia di Mattmark (agosto 1965) e quello dal Concilio Vaticano II (1962-1965) con particolare attenzione al Magistero da Giovanni XXIII a Paolo VI. La seconda e complessa sezione, invece, raccoglie una serie di contributi dedicati ai mestieri che hanno fortemente caratterizzato l’italiano all’estero – il minatore, il barbiere, il viticoltore, il ramaio, il vetraio, il gelatiere, il ristoratore, fino ad arrivare all’attualissimo calciatore e al fine specialista dell’arpista o del riquadratore – costruiti nell’ottica di attualizzazione della storia. Pur partendo da mestieri del passato sorprende arrivare a conoscere personaggi tuttora viventi che quel lavoro lo hanno fatto, feste che ricordano un mestiere e che vengono organizzate annualmente per non dimenticare. La memoria, dunque, come elemento portante e legame forte del divenire che intreccia la più antica macchina per conservare il gelato a una moderna gelateria, un’arpa di legno fatta a mano a un’arpa elettronica, nella certezza che conoscere la storia serve a capire il presente e a evitare di commettere gli stessi sbagli e di superare più facilmente gli ostacoli che si presentano lungo il cammino. Infine la prospettiva storica dove personaggi, luoghi e temi vengono affiancati nella loro eterogenea ricchezza. Chiudono gli allegati socio-statistici e la bibliografia ragionata delle più recenti pubblicazioni dedicate all’emigrazione italiane. A questa edizione – di oltre 500 pagine – hanno collaborato 53 autori con 50 contributi ed approfondimenti dall’Italia e dall’estero. A presentarlo S.E. Mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes; Dott.ssa Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo; Prof. Alessandro Rosina, Docente di Demografia e Direttore L.S.A. dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Prof.ssa Marina Timoteo, Direttore AlmaLaurea; Prof.ssa Flavia Cristaldi, Docente di Geografia delle Migrazioni dell’Università di Roma La Sapienza. Per le istituzioni: il Sen. Claudio Micheloni, Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’estero del Senato. A concludere Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. L’incontro è stato moderato da Mimmo Muolo, giornalista di Avvenire. Durante la presentazione, il Direttore di TV2000 Paolo Ruffini ha presentato il video del Rapporto Italiani nel Mondo 2015.

Migrantes: circa 5milioni gli italiani all’estero. Oltre 100mila nell’ultimo anno

Roma - Sono 4.636.647 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) al 1° gennaio del 2015. L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2014 è di 154.532 iscrizioni, +3,3%. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.443.126) e per nascita (1.818.158).
Sono solo alcuni dati contenuti nel Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.
Dalla lettura dei dati emerge che pur restando indiscutibilmente primaria l’origine meridionale di flussi, si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. Ciò consegue dal fatto che, negli ultimi anni, pur restando la Sicilia con 713.483 residenti la prima regione di origine degli italiani residenti all’estero seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Calabria, il confronto tra i dati degli ultimi anni, pone in evidenza una marcata dinamicità delle regioni settentrionali, in particolare della Lombardia (+24 mila) e del Veneto (+15 mila).
Da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani, in prevalenza uomini (56,0%), celibi (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partiti principalmente dal Nord Italia per trasferirsi, soprattutto in Europa.
La crescita, in valore assoluto, è di tutte le classi di età. In particolare: 62.797 sono in età lavorativa avendo tra i 18 e i 49 anni; i minori sono 20.145 e di questi il 12,8% ha meno di 10 anni; hanno più di 65 anni 7.205 persone, di cui 685 hanno più di 85 anni. Tra questi ultimi il 54,2% sono donne

Migranti forzati: l’esperienza di un ambulatorio di etnopsicologia a Palermo

Roma - Un ambulatorio di etnopsicologia per la cura psicologia dei migranti forzati al Policlinico di Palermo. E’ un progetto portato avanti da qualche anno nel capoluogo siciliano in collaborazione con la Simm (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni)  e la Migrantes che hanno anche contribuito alla pubblicazione e di un volume “Quale sguardo sui migranti forzati” che racconta l’esperienza- dice Mario Affronti, direttore dell’Ufficio Migrantes di Palermo, a margine della Consulta Nazionale della Migrantes - di un approccio pluridisciplinare per la cura  e la prevenzione delle malattie mentali di persone provate dai migranti provenienti da culture altre. Finora sono stati 137 le persone seguite dal progetto con un approccio di “tipo complentarista che vede la collaborazione, attorno e con il paziente, di uno psicologo, antropologo, educatore culturale e medico inernista”. La maggioranza (77%) sono uomini  e il 33% donne di giovane età: il 22% minori, la maggioranza non accompagnati. Tra gli adulti i migranti forzati – spiega Affronti – “rappresentano la maggioranza. I restanti sono adulti con problemi psichici non connessi direttamente a vicende di violenza o migrazione forzata ma difficoltà esistenziali post-migrazione e condizioni di vita che trovano nel paese ospite”.

Migrantes: vincere paure e chiusure

Roma - “La stagione migratoria nella società italiana, segnata dalle migrazioni forzate più che da quelle economiche e da una nuova stagione di emigrazione italiana – oltre 100.000 giovani che hanno lasciato il nostro paese nel 2014 – interpella le nostre comunità cristiane a vincere paure e chiusure”. Lo ha detto oggi il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, intervenendo alla Consulta Nazionale delle Migrazioni della Migrantes in corso a Roma.  Il lavoro pastorale delle Migrantes a livello diocesano – ha spiegato - deve preparare e accompagnare i servizi di accoglienza, per “evitare che si risolvano semplicemente in luoghi di risposte ai bisogni assistenziali e non aiutino la comunità a ripensare se stessa a partire dall’incontro con i migranti. In questo senso, anche la presenza di oltre 2500 sacerdoti immigrati nel nostro Paese e di oltre 750 comunità cattoliche di fedeli provenienti da altri paesi possono costituire una risorsa per conoscere i nuovi migranti, così come le 400 comunità cattoliche di lingua italiana all’estero sono luoghi di incontro e conoscenza dei nuovi migranti italiani, per educare le nostre comunità a costruire relazioni e legami nuovi con persone che arrivano tra noi da altri Paesi e a mantenere legami e relazioni con i giovani italiani che partono per altri Paesi”. (Raffaele Iaria)
 
 

“Accompagnare” pastoralmente gli italiani che vivono all’estero

Roma - “Oggi occorre sempre di più accompagnare i tanti italiani che in questi ultimi anni stanno lasciando il nostro Paese alla ricerca di un lavoro”. E’ quanto è emerso nella prima parte dei lavori della Consulta Nazionale delle Migrazioni della Fondazione Migrantes in corso a Roma.
I coordinatori nazionali delle Missioni Cattoliche Italiane di Belgio, Germania e Gran Bretagna (mons. Giovanbattista Bettoni, padre Tobia Bassanelli e don Antonio Serra) hanno evidenziato le richieste continue di aiuto da parte di italiani che arrivano in Europa: dalla casa, ai viveri, ad un lavoro. Si tratta di uomini e donne non solo con titoli di studio ma anche tanti operai che, dopo aver perso il lavoro nel nostro Paese, cercano un futuro altrove.
Durante il dibattito sono stati affrontati i vari aspetti che riguardano la mobilità umana nel nostro Paese e affidati alla cura pastorale della Migrantes, a diversi livelli: nazionale, regionale, diocesana. I responsabili regionali degli uffici Migrantes hanno parlato delle loro esperienze sul piano della pastorale migratoria nelle varie diocesi con il coinvolgimento anche di altri uffici pastorali diocesani e regionali.
 

Rom e sinti: un appello dell’Associazione “21 Luglio”

Roma – Dal 13 marzo 2015, giorno in cui Papa Francesco ha annunciato il Giubileo Straordinario della Misericordia, “gli sgomberi forzati ai danni delle comunità rom a Roma – che violano il diritto internazionale e i diritti umani delle famiglie coinvolte - sono più che triplicati”. È l’allarme lanciato dall’Associazione “21 Luglio” che questa mattina, in concomitanza con la Giornata Mondiale del Diritto all’Alloggio, ha presentato un appello internazionale dal titolo #PeccatoCapitale per chiedere al Comune di Roma una moratoria sugli sgomberi forzati durante il Giubileo. Sono intervenuti alla conferenza stampa anche mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare della diocesi di Roma – Settore Sud -  e il missionario comboniano Padre Alex Zanotelli.
Subito dopo la proclamazione dell’Anno Santo Straordinario da parte di Papa Bergoglio, le autorità capitoline – fa sapere l’associazione -  hanno realizzato 64 sgomberi forzati, passando da una media di 2,8 operazioni al mese (dal 1 gennaio al 13 marzo 2015) a una media mensile di 9,9 dal 13 marzo al 30 settembre 2015. Nello stesso periodo dell’anno precedente, la media mensile si attestava su poco più di 3 operazioni di sgombero. Secondo i dati diffusi oggi dall’Associazione 21 luglio  nell’anno in corso sono stati “già 71 gli sgomberi forzati nella Capitale ai danni delle comunità rom, che hanno riguardato circa 1.100 persone e sono costati al Comune una cifra stimata di 1.342.850 euro. In tutto il 2014, invece, l’Amministrazione guidata dal sindaco Marino si era limitata a 34 operazioni di sgombero in totale”. L’Associazione 21 Luglio teme “fortemente il ripetersi di situazioni in cui, nella Capitale, all’organizzazione di grandi eventi corrisponde un aumento significativo delle azioni di sgombero”. “Che il Giubileo sia un'occasione e una provocazione per l'Amministrazione di Roma Capitale per cambiare il proprio atteggiamento e le proprie politiche nei confronti delle comunità più svantaggiate, in questo caso i rom”, ha commentato mons. Lojudice. “E' inammissibile – ha aggiunto padre Zanotelli - che in prossimità e durante il Giubileo vi siano gli sgomberi forzati dei rom. Non possiamo permettere che lo spirito del Giubileo della Misericordia, voluto da Papa Francesco, sia associato a violazioni dei diritti umani Dobbiamo far arrivare questo appello al sindaco Marino perché gli sgomberi forzati siano urgentemente fermati”.
 

Mons. Di Tora (Migrantes): “Entrare nella carne di chi vive la migrazione forzata”

Roma - “Occorre entrare nella realtà dell’altro. In quello che è il suo pathos”. Occorre “entrare nella carne di chi vive la migrazione forzata, di chi fugge dalla guerra, dalla violenza”, ha spiegato il vescovo ricordando alcuni brani evangelici”. Lo ha detto questa mattina il Presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora, aprendo i lavori della Consulta Nazionale per le Migrazioni aperto in questa occasione anche dai delegati e coordinatori delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa. Oggi viviamo – ha spiegato il presule - un “particolare momento” per le migrazioni. E questo “ci vede impegnati nell’evangelizzazione con i migranti cattolici” e un impegno di accoglienza con tutti coloro che arrivano nelle nostre realtà. “Siamo – ha aggiunto - nella nuova evangelizzazione e nel giubileo”. Il fenomeno migratorio continua anche “se i media ne parlano di meno”. Un fenomeno “che deve essere gestito e programmato che richiede un impegno particolare nell’accoglienza”. Per mons. Di Tora oggi, come insegna Papa Francesco, viviamo un tempo di “nuova evangelizzazione. Nuova evangelizzazione che ha bisogno di uno stile nuovo. Si passa – ha spiegato – da uno stile soprattutto di annuncio verbale ad una evangelizzazione che chiede concretezza e operatività”. Per mons. Di Tora “questa non è semplice solidarietà umana né filantropia” ma evangelizzazione che ha al centro il tema della misericordia “caratteristica dell’esperienza cristiana”.
 
 

La casa di Lillo e Piera si è aperta ai migranti

Lampedusa - Alla parete del salotto, è appesa una gigantografia a colori della foto del matrimonio di Piera e Lillo. Proprio in questi giorni ricorrono i 26 anni da quello scatto felice: “Accidenti Lillo, ci siamo dimenticati del nostro anniversario”, esclama Piera. “E già Piera, ma come è stato possibile?”, si domanda Lillo. Man mano che un piccolo mondo, che parla lingue diverse, si accomoda attorno alla tavola, i coniugi Maggiore continuano a scusarsi con l’ospite venuto a far domande: “Siamo da poco rientrati da Napoli, dove nell’occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, abbiamo fatto testimonianza della nostra esperienza di accoglienza familiare davanti alle autorità e al capo dello Stato Mattarella. Siamo sfiniti dal viaggio e la memoria se ne va un po’ di qua e un po’ là. Ma soprattutto siamo stati in trepida agitazione, come due bambini in attesa del loro regalo, perché, dopo un anno di lontananza, i nostri ragazzi stavano tornando a Lampedusa. E ogni volta è una rinnovata grande gioia, anche se l’occasione ricorda una terribile tragedia”. Quella della famiglia Maggiore di Lampedusa - ma ce ne sono molte altre qui - Lillo, assistente amministrativo scolastico, Piera, comandante della polizia municipale, le due figlie Eleonora, 19, e Maria, 24, studentesse universitarie, è una storia dal gusto particolare, dolce come il miele, profumata come un fiore, bella come l’amore. Perché non può essere che così, quando decidi di spalancare la porta di casa a più di uno sconosciuto, il colore della pelle più scuro del tuo, che non parla come te, e che magari hai anche raccolto dalla strada, mentre piange straziato dal dolore per avere visto la morte in faccia e perduto gli amici più cari. “Per abbracciarlo come un figlio nuovo”, ripete più volte Lillo. “Tutto ha avuto inizio quel maledetto 3 ottobre di due anni fa. Con la tragedia del naufragio di un barcone e la strage di 366 persone. Quando seduto su un marciapiede incontro Arek, eritreo, un sopravvissuto – racconta Lillo –. Piangeva, si disperava. Il suo migliore amico era morto e a lui non restava più nulla. Solo lacrime e vestiti logori di un viaggio iniziato molto tempo prima, vissuto in condizioni estreme, e già di per se drammatico ancora prima che finisse in dramma. In casa, in quei tragici giorni, accogliemmo altri sopravvissuti, ma poi, un giorno, dovettero riprendere il loro viaggio. Stoccolma. E non vi dico il dolore e le lacrime per quella separazione. Un giorno che, invece, doveva essere di gioia, perché, finalmente, Arek e gli altri avrebbero realizzato il loro sogno in sicurezza. Ma per noi Maggiore erano figli che partivano”. (Claudio Monici – Fonte Avvenire)
 
 

Cittadini del Mondo nel Viaggio della Vita

Lampedusa - Dal 22 al 26 settembre, una delegazione di attenti e sensibili folignati, coinvolti nel progetto “Cittadini del mondo”, ha fatto tappa a Lampedusa, terra di frontiera scelta quest’anno come luogo di confronto e di dialogo su temi importanti come la custodia del creato, l’integrazione, la giustizia, i diritti umani. Accompagnati da mons. Luigi Filippucci, responsabile di questa iniziativa che la Diocesi di Foligno promuove da ben 9 anni, un gruppo di ragazzi degli istituti superiori ha avuto più occasioni per riflettere con i coetanei lampedusani che partecipano, invece, a un altrettanto lodevole progetto che la Fondazione Migrantes sta realizzando con l’Istituto Onnicomprensivo “L. Pirandello” di Lampedusa: “Il Viaggio della Vita”, ormai giunto al suo terzo anno. “Fondamentali all’interno di un percorso del genere – ha spiegato don Luigi – sono la conoscenza e la presenza; una presenza che deve essere comunicativa; una comunicazione di se stessi. Non parliamo solo di accogliere, assistere, aiutare, ma di vivere. Il concetto fondamentale – ha sottolineato – è la vita”. Introduttivo è stato l’incontro del 23 mattina, svoltosi all’interno del salone parrocchiale, quando la delegazione, assieme agli alunni lampedusani, ha incontrato il sindaco dell’Isola, Giusi Nicolini. A guidare il confronto e a proporre le attività, ci ha pensato Germano Garatto. “La cosa importante per la nostra vita – ha detto l’operatore Migrantes – è capire che senso hanno le cose che succedono e non lasciarci vivere passivamente dagli accadimenti, dai fatti. Quindi, se Lampedusa è in qualche modo costretta dentro questo fenomeno, che senso dà, questo, alla sua storia e alla storia delle singole persone? La storia dei migranti – conclude Garatto – rischiara il nostro percorso? Dà un’indicazione a noi che stiamo camminando?”. A queste domande risponde il sindaco: “Quest’Isola è un ponte di straordinaria importanza. L’unicità di Lampedusa, privilegio che vogliamo e dobbiamo condividere, è di stare in un posto che non è solo un osservatorio da cui si guarda, ma un posto in cui si vive, soprattutto in cui si vivono le contraddizioni più grandi: chi fugge dalla guerra e dalla povertà e che viene a chiedere aiuto a un mondo ricco che ha già la pace. Su quest’Isola grazie al turismo – termina la Nicolini – abbiamo sempre avuto l’occasione di confrontarci con tanti sguardi, tanti punti di vista diversi dal nostro. È importante che anche i giovani abbiano qui la possibilità di incontrarsi e dialogare e soprattutto conoscere, perché solo insieme si può fare qualcosa”. Il viaggio dei “cittadini” di Foligno è stato ricco, appunto, di confronti e testimonianze. In soli quattro giorni hanno ascoltato tanti racconti: quelli dei soccorritori del 3 ottobre, quello della famiglia che ha accolto un minore straniero in casa, quelli di operatori parrocchiali e di componenti del Forum Lampedusa Solidale, del falegname delle croci e della dottoressa delle tartarughe marine; hanno inoltre conosciuto la storia dell’Isola grazie all’illustrazione del parroco, don Mimmo Zambito, dell’Associazione Archivio Storico e del cantautore Giacomo Sferlazzo; hanno visitato tanti luoghi simbolo, anche dal punto di vista semplicemente naturalistico. Tutte queste esperienze “interculturali” ogni ragazzo le porterà con sé per trasmetterle agli altri. “La grande sfida che lanciamo proprio da Lampedusa – insiste a tal proposito mons. Filippucci – è che i ragazzi possano essere dei messaggeri, non soltanto nelle scuole con i loro compagni, ma soprattutto nel territorio, perché è lì che possono aiutare le persone ad essere presenti e libere”. L’obiettivo prossimo di tutti è quello di trovare altre occasioni di conoscenza reciproca, fra la Diocesi di Foligno e Lampedusa, per approfondire, analizzare, studiare, comprendere e riscoprire ulteriormente tutte le tematiche che saranno affrontate da entrambi i progetti durante l’anno scolastico. (Maria Veronica Policardi)
 

Chiese Lombarde: ad Assisi pellegrinaggio con una folta delegazione di immigrati

Assisi - Insieme alle diocesi lombarde che domani, 4 ottobre, sarà ad Assisi per il tradizionale gesto dell'offerta dell'olio sulla tomba di San Francesco anche con una folta delegazione di fedeli cattolici stranieri residenti nella regione lombarda. L'iniziativa è stata promossa dagli uffici Migrantes delle diocesi lombarde che con questo pellegrinaggio – dice don Antonello Martinenghi, direttore regionale della Migrantes – “vogliono ricordare a tutti che le Chiese e le terre di Lombardia sono da lunga tradizione accoglienti verso tutti condividendo con tutti i battezzati, stranieri e non, gli stessi cammini di fede per testimoniare la bellezza dell'unico popolo di Dio che non conosce barriere, divisioni e frontiere”.