Primo Piano

Mons. Perego (Migrantes): il “Vaticano II segna un momento decisivo anche per la cura pastorale dei migranti”

Brescia - Il Concilio Vaticano II, che si apriva cinquant’anni fa, “segna un momento decisivo anche per la cura pastorale dei migranti e degli itineranti”. Già l’evento, per la prima volta veramente universale per la partecipazione di vescovi provenienti da ogni continente e da molte esperienze ecclesiali di antica e nuova evangelizzazione, ha costituito una novità, offrendo la possibilità di leggere il fenomeno migratorio e della mobilità con occhi diversi. La prospettiva ecclesiologica, poi, del Vaticano II, che sottolinea la dimensione di una Chiesa, che è formata da ‘coloro che camminano sulla terra’ e ‘che cammina insieme con l’umanità tutta’, pellegrinante, e in una relazione nuova con il mondo, facendo sue le attese delle persone, soprattutto dei poveri, ha permesso di riconsiderare con occhi nuovi anche la mobilità umana e le migrazioni”.  Così mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, aprendo il suo intervento nella sessione di apertura del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia sul tema “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa, a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Mons. Perego ha parlato delle migrazioni nei documenti del Concilio Vaticano II e nel post-concilio a partire dalla “Gaudium et spes”, il documento conciliare con il maggior numero di riferimento ai migranti. Dalla necessità di conoscere e avvicinare, le persone e le famiglie migranti, immigrati e rifugiati, vittime di tratta, nasce – ha detto Perego -  anche una pastorale delle migrazioni che sappia coniugare evangelizzazione e promozione umana, cercando di superare le disuguaglianze sociali” soffermandosi poi sul Concilio Vaticano II e le migrazioni e sul dopo Concilio a partire dalla “Pastoralis migratorum cura”, il Motu Proprio di Papa Paolo VI  seguito dall’Istruzione De Pastorali Migratorum Cura, che presentava una lucida analisi del fenomeno migratorio e delle sue implicanze  religiose, sociali, politiche ed economiche, cioè i processi di integrazione.  E poi l’Erga migrantes Caritas Christi” di Giovanni Paolo II del 2004. Mons. Perego ha evidenziato, a partire da questo documenti,  i vari percorsi pastorali nel campo della mobilità umana fino ad arrivare al tema della tutela dei diritti è l’attenzione anche a nuove fragilità e povertà che colpiscono “pesantemente il mondo immigrato,  soprattutto in tempo di crisi economica”, e che spesso arrivano anche attraverso la rete degli sportelli del volontariato oltre che delle case di accoglienza e dei centri di ascolto, dei molti servizi. Il pensiero va al Penso al tema della casa – l’85% degli immigrati è in affitto, contro l’80% degli italiani che è proprietario della casa; alla precarietà e alla mobilità del lavoro che caratterizza un milione di lavoratori immigrati e “impediscono anche i ricongiungimenti familiari.  La precarietà e l’irregolarità lavorativa chiedono oggi serenamente di affrontare il tema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, dentro un quadro di regolamentazione dei flussi. E’ una prospettiva nuova, che chiede anche un cambiamento legislativo, ma soprattutto chiede la consapevolezza che non possono esistere situazioni  riconosciute di illegalità e di sfruttamento lavorativo, limbi dove non è riconosciuta la cittadinanza e la tutela, dove si alimentano mafie e corruzione, sfruttamento a danno del sistema Paese, oltre che degli stessi immigrati”. Al tempo stesso non può venire meno “un piano di protezione e tutela dei più deboli”, come i minori.
 
 
 

Licata (Migrantes): “non vi è comune italiano che non sia stato ‘toccato’ dalla emigrazione e non vi è continente che non è stato interessato dall’arrivo di italiani”

Brescia - “Non c’è paese che può essere paragonato all’Italia per i numeri degli emigrati, per i tanti luoghi di partenza e per le numerosissime mete negli arrivi: non vi è comune italiano che non sia stato ‘toccato’ dall’emigrazione e non vi è continente che non è stato interessato dall’arrivo di italiani”. A dirlo, questo pomeriggio, la caporedattrice del Rapporto Migrantes, Delfina Licata, nel corso della prima giornata dei lavori del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia sul tema “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Per Licata l’emigrazione stenta in Italia, però, ad avere “una considerazione positiva. Troppo spesso legata alla povertà, a un’Italia che si vuole dimenticare fatta di fame, volti emaciati e povertà estrema. Ancora oggi il cambio di mentalità è difficile ed è – ha spiegato - ancora estremamente faticoso ‘sensibilizzare’ alla mobilità come opportunità di conoscenza, di arricchimento, di ampliamento delle proprie prospettive e aspettative”. Per la studiosa l’emigrazione tutta, italiana in particolare, è oggi “altro: essa si è evoluta portando alla cultura del diverso in quanto altro da noi e quindi potenziale arricchimento per la nostra identità e la nostra personalità. Si vive nella pluralità delle differenze e nel desiderio di conoscere ciò che è diverso da noi. Si viaggia di più e con più facilità, ma quando l’alterità arriva in casa il disagio è forte e insuperabile a causa di una sorta di blackout culturale per cui l’arrivo dello straniero non è positivo, ma foriero di pericolo e problemi”. Licata ha fatto quindi un excursus storico dell’emigrazione italiana evidenziando che dall’Unità d’Italia ad oggi certamente le migrazioni con l’estero hanno rappresentato un fattore di “primaria importanza nell’evoluzione socio-economica del Paese. Solo a partire dagli anni Settanta si è cominciato a intuire il progressivo delinearsi di un’inversione di tendenza, rivelata dal passaggio, per i più inaspettato, da paese d’emigrazione a paese d’immigrazione”. Uno studio sull’emigrazione italiana nel mondo viene redatto annualmente dalla Fondazione Migrantes che realizza il “Rapporto Italiani nel Mondo”, uno strumento culturale della Chiesa italiana condiviso da diverse strutture che stimola ragionamenti e considerazioni certamente sull’Italia e sugli italiani, ma “suscettibili – ha spiegato Licata - di ampliare la propria portata nel più complesso panorama internazionale ed europeo alla luce degli accadimenti storici, politici, economi e culturali”. Quest’anno il Rapporto Italiani nel Mondo è giunto alla decima edizione. In dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni. 
 
 

Mons. Di Tora (Migrantes): il ruolo delle MCI in Europa oggi

Brescia - “In un mondo in cammino gli italiani non sono da meno. In dieci anni dal 2006 ad oggi registriamo un + 49,3% di trasferimenti di cittadini italiani dalla Patria a fuori i confini nazionali e, negli ultimi anni, complice la crisi sempre più intensa, i flussi hanno ripreso con numeri più vigorosi. Dai 78 mila del 2013, ai 94 del 2014 agli oltre 101 mila dell’ultimo anno. Partono sempre più giovani, sempre più istruiti e vanno dove riescono a realizzarsi per il lavoro e per la vita”. A dirlo oggi pomeriggio il vescovo mons. Guerino di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, portando il saluto ai circa 200 partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia sul tema “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa, a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. “Noi – ha detto mons. Di Tora - siamo chiamati ad accompagnare questi giovani, questi nuovi migranti che si incrociano a tutti gli altri migranti delle diverse nazionalità e che si spostano per i motivi più vari. A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, dobbiamo essere pronti non solo a rileggere la pastorale della mobilità, invito questo che era venuto dallo stesso Concilio, ma a mettere in pratica la rilettura perché il migrante è nostro ‘compagno quotidiano di viaggio e di vita’”. La pastorale della mobilità richiede oggi – come ricorda Papa Francesco anche nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata il 17 gennaio prossimo – “l’attenzione all’integralità della persona, per la sua piena e completa dignità”.  Uno dei luoghi dove rendere “concreta la pastorale così concepita” – ha detto ancora mons. Di Toe è la Missione Cattolica di Lingua Italiana (MCI) all’estero”. Attualmente le MCI sono 366 presenti in 39 nazioni nei 5 continenti: “una rete sinergica che segue i cambiamenti e le evoluzioni del complesso tema sociale che è la mobilità umana. Basti pensare che gli oltre 670 operatori specificatamente dedicati al servizio degli italiani (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore, sacerdoti in pensione) hanno iniziato ad operare in nuove realtà territoriali quali Hong Kong, la Finlandia, il Kazakistan e la Spagna, meta quest’ultima sempre più scelta dai giovani italiani che si spostano fuori dei confini nazionali”. Un “luogo nuovo” quello della Missione Cattolica di Lingua Italiana, perché nuovi sono i migranti italiani con i quali “ci confrontiamo. Un luogo comunitario di vita cristiana che, conservando il termine ‘missione’, rende l’idea – tanto cara a Papa Francesco – di una Chiesa in uscita, estroversa. Nell’azione pastorale con i migranti bisogna tener presente l’evoluzione storica e ed economica da un  lato, ma anche il contesto da cui si parte e il luogo in cui si arriva”.
 

Latina: il 18 ottobre messa sotto il tendone del Festival del Circo

Latina - La valenza dell’International Circus Festival of Italy va bene aldilà di quanto strettamente legato alla competizione tra gli artisti che vi partecipano: il Festival infatti, in quanto crocevia di persone diverse per nazionalità, cultura, religione e lingua, si presta a diventare motivo e luogo di incontro inter-culturale ed inter-religioso. In tal senso la Chiesa Cattolica, da molti anni, esprime la propria vicinanza nei confronti di tutti gli artisti che giungono a Latina dai cinque continenti. Quest’anno, oltre al Patrocinio ricevuto dalla Fondazione Migrantes, l’International Circus Festival of Italy è “onorato” di accogliere la comunità salesiana di Latina: i Salesiani, primi religiosi giunti a Latina fin dagli anni della bonifica della palude, hanno fatto la Storia di questo territorio: qui hanno educato generazioni di ragazzi alla solidarietà ed all’amore nell’atmosfera di gioia voluta da don Bosco, sacerdote ed educatore che, dal Circo e dall’illusionismo si è lasciato ispirare. La Cattedrale di Latina, dedicata al patrono della città, San Marco, domenica 18 Ottobre si sposterà nella pista del Festival per celebrare, in più lingue, la S. Messa Internazionale. Un grande momento di festa, animato dalla corale salesiana. Una particolare preghiera di ringraziamento vedrà l’esibizione di alcuni artisti del Festival. La S. Messa Internazionale sarà presieduta dal Parroco della Cattedrale di San Marco, don Andrea Marianelli. La celebrazione avrà inizio alle 11,30 nella pista del Festival in via Rossetti (area mercato settimanale) a Latina.
 

Immigrazione, accoglienza, integrazione: il ruolo e l’impegno dei territori montani

Roma – “L’estate delle forti polemiche sull’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo è stata contraddistinta da un impegno concreto nell’accoglienza dei territori montani e dei piccoli Comuni - anche se non ovunque omogeneamente - con modelli del tutto diversi da quelli della città. Situazioni importanti, buone pratiche che confermano il ruolo sociale, antropologico ed economico che gli stranieri e anche gli immigrati da Paesi del sud del mondo hanno proprio nelle zone montane. Senza pregiudizi, senza demagogia o populismi, gli stranieri che da anni vivono e lavorano sui territori chiedono la presenza di servizi, riformano una domanda "naturale" che genera impresa e va opportunamente orientata. È un fenomeno sociale da capire e interpretare per chi ha responsabilità politiche e amministrative”. Così l’Inter gruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna intende non rimanere estraneo alle sfide sociali, antropologiche e culturali rispetto all’inserimento e all’integrazione dei migranti nelle aree alpine, oggi più che mai “sistema aperto” capace di accogliere. Servono – spiegano in una nota nella quale annunciano una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per mercoledì 14 ottobre - azioni concrete da attuare d’intesa con le Regioni, supporto e accompagnamento alle associazioni locali e alle Amministrazioni, ma anche progetti specifici per l’inserimento migliore nelle comunità e l’aumento della coesione. Senza dimenticare che gli stranieri sono per le valli alpine e appenniniche una straordinaria risorsa, come dimostrano tanti progetti avviati e la necessità di migliorare servizi pubblici locali nei territori ove gli stranieri risiedono, a vantaggio di tutti. La Storia ci dice “che le terre alte si svilupparono nella fase delle ‘Alpi aperte’, nella quale l'incrocio tra attraversamenti e popolazioni stanziali produsse l'insediamento urbano montano giunto sin qui. E la storia stessa dei montanari è storia di migrazioni, di scambi, di integrazione”.
 

Accoglienza profughi: il vescovo Tuzia scrive ai sacerdoti

Orvieto - Nei giorni scorsi mons. Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi, ha inviato a tutti i sacerdoti della diocesi una lettera in cui riporta l’appello di Papa Francesco fatto in occasione dell'Angelus di domenica 6 settembre 2015. “Carissimi – scrive il presule - riecheggia ancora forte l’accorato appello di Papa Francesco volto a spronare la coscienza di tutti i cristiani d’Europa a cogliere, nei segni delle tragedie umane in corso, un appello di Dio alla nostra carità operante, in merito alla situazione che si è creata come conseguenza dell'onda migratoria dall'Africa e dal Medio Oriente”. “Accogliendo l'appello del nostro Pastore – è l’invito dio mons. Tuzia - le Unità pastorali che desiderassero aprire la loro porta alle persone ora lontane dal loro Paese perché in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni e dall'estrema povertà sono invitate a rivolgersi alla Caritas diocesana che guida il coordinamento delle disponibilità di accoglienza nella nostra Diocesi”.
 

Lilt e Migrantes Milano: sensibilizzare le donne straniere sulla prevenzione

Milano - Una donna per ognuna delle comunità nazionali presenti a Milano da formare per sensibilizzare altre donne della stessa etnia sui temi delle prevenzione, oltrepassando tabù e timori. La diocesi di Milano, tramite l’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes), stringe un’alleanza con la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), offrendo la propria collaborazione al progetto “Donna ovunque”, il servizio promosso dall’associazione a favore delle donne straniere residenti a Milano e provincia. Convincere le donne a prendersi cura di sé, combattere contro il tabù del cancro e la paura a farsi visitare è da sempre la mission della Lilt che, fin dai suoi esordi nel 1948, ha avuto un’attenzione particolare verso i tumori femminili. E se in quegli anni si trattava di scontrarsi contro il pudore e la disinformazione delle donne italiane, oggi un lavoro analogo è richiesto per sensibilizzare le donne migranti. Per questa ragione l’associazione ha lanciato il progetto “Donna Dovunque”, un servizio rivolto a tutte le donne straniere di Milano e provincia, che ha l’obiettivo di avvicinare le nuove comunità alla prevenzione. In questo quadro si inserisce la partnership con l’Ufficio Pastorale dei Migrantes. “Le donne migranti hanno poco accesso ai servizi sanitari, in parte per ragioni culturali, ma anche per difficoltà pratiche, prima fra tutte la lingua, oppure per paura, perché magari sono clandestine. Così rischiano di trascurarsi. Per questo riteniamo il progetto di Lilt interessante e siamo disponibili a presentarlo alle diverse comunità etniche della diocesi», osserva il responsabile dell’Ufficio, don Alberto Vitali. In virtù di questo accordo i cappellani, che hanno il compito di seguire le diverse comunità nazionali dei migranti, individueranno una o due donne per parrocchia da inserire nei programmi di formazione della Lilt. Il gruppo di opinion leader avrà poi il compito di sensibilizzare le proprie connazionali e di indirizzarle agli sportelli di prevenzione liberi e gratuiti per le visite senologiche e i pap test gestiti dall’associazione. Sono 8 i cappellani incaricati di seguire le comunità migranti (Filippini, Latino Americani, Sloveni, Romeni, Albanesi, Ungheresi) presso le parrocchie di Milano e provincia.
 

Migrantes: a Brescia il Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa

Roma - “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa, a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Questo il tema del prossimo Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si svolgerà a Brescia dal 12 al 16 ottobre 2015. I lavori inizieranno lunedì pomeriggio, 12 ottobre, con l’introduzione affidata mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e i saluti istituzionali di Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia; mons. Franco Agnesi, Vescovo Ausiliare di Milano e Incaricato regionale per le migrazioni Lombardia; p. Gianni Borin, Provinciale degli Scalabriniani in Europa; p. Mario Toffari, Direttore diocesano Migrantes di Brescia e dell’Ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore Generale Ministero Affari Esteri.
Il programma  del convegno  prevede una serie di relazioni, tavole rotonde e tre pellegrinaggi: a Sotto il Monte, luogo natale di Papa Giovanni XXIII con la concelebrazione presieduta dal Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi; a Concesio, luogo natale di Paolo VI con la concelebrazione presieduta dal Vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari e a Nigoline, patria del vescovo Geremia Bonomelli, con la concelebrazione presieduta dal Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino. Chiuderà i lavori, venerdì 16 ottobre, l’intervento di mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. “Il Convegno – spiega mons. Perego – da una parte vuole rileggere 50 anni di pastorale delle migrazioni italiane a partire dal Concilio Vaticano II, sottolineando le diverse esperienze in Europa, la particolare pastorale nelle grandi città, in un  tempo che vede una nuova stagione dell’emigrazione giovanile italiana - nel 2014, 101.000 persone sono partite dal nostro Paese -, con la necessità di un nuovo accompagnamento pastorale e sociale dei migranti italiani, momento importante per una nuova evangelizzazione”.


 

Venezia: “pensare un segno comuni di accoglienza” verso i migranti e i profughi

Venezia - “Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono in fuga da guerre, da dittature, alla ricerca di possibilità di vita; accogliere vuol dire, anche, costruire con pazienza le condizioni dell’accoglienza”. A dirlo è stato ieri il patriarca di Venezia,  monsignor Francesco Moraglia rivolgendosi al clero e ai diaconi della diocesi all’inizio del nuovo anno pastorale. Il presule, nell’incontro avvenuto in Cattedrale, ha chiesto di “misurare” le parole e i gesti: “il rischio è creare divisione, ossia muri. Prendiamo esempio dal Papa”. Mons. Moraglia sottolinea la necessità di un impegno “coordinato sul territorio anche a livello delle nascenti collaborazioni interparrocchiali, attraverso interventi concreti”. Il tema dei profughi e dei migranti “interpella la Chiesa e - nel dialogo con le altre confessioni cristiane - ci spinge anche a pensare un segno comune di accoglienza”.
 

La legge sullo ius soli va al voto

Roma - Manca solo il passaggio in aula e poi il ddl sullo ius soli sarà legge. Martedì toccherà alla Camera e quindi il testo dovrà passare in Senato. Ma ieri la Camera ha concluso l’esame degli emendamenti al disegno di legge sulla cittadinanza, che disciplina i principi dello ius soli e dello ius culturae. Un passaggio burrascoso che ha visto due novità nel testo del provvedimento. La prima prevede che sarà possibile la concessione della cittadinanza anche per i nati da genitori stranieri di cui almeno uno in possesso del diritto di soggiorno permanente riservato ai cittadini comunitari. In precedenza il testo prevedeva lo ius soli unicamente per i nati in territorio italiano da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo (dunque per i cittadini extra- comunitari). La seconda novità prevede una norma transitoria per consentire a chi, alla data di entrata in vigore della legge, possiede i nuovi requisiti, ma ha superato il limite di età di venti anni per richiedere la cittadinanza. L’emendamento chiarisce che sarà possibile esercitare il diritto purché la persona interessata “abbia risieduto legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale”. Gli aventi diritto avranno tempo dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per inoltrare la richiesta e dovranno pagare – lo ha imposto la commissione Bilancio – un contributo di 200 euro (somma che proprio di recente è stata dichiarata troppo alta dalla Corte di giustizia europea).
 
 

Maremosso: a Rovereto il Festival dell’accoglienza

Rovereto - “Una vera emigrazione, fuga. Fuga dalla guerra, dalle persecuzioni, da una guerra civile senza quartiere in cerca di un futuro che sembra smarrito. Abbiamo l’onere di organizzare l’accoglienza e la sopravvivenza di chi scappa. Arrivano a mani vuote, una valigia con pochi vestiti e tante speranze, hanno bisogno di un intervento indirizzato all’assorbimento della tensione sociale creatasi con la comunità. Il tema è spinoso, come far veicolare nel modo più corretto le informazioni che riguardano la complessa realtà dei rifugiati”. Questi gli obiettivi di un  festival dedicato alla tematica dell’accoglienza promosso per sabato e domenica 10 e 11 ottobre, a Rovereto su iniziativa dell’Associazione Smart in collaborazione con Associazioni, Comunità, cittadini e scuole superiori presenti sul territorio. Il festival dal titolo “Maremosso” nasce per tessere relazioni, incontri, dialogo tra realtà diverse tra loro, si fa unico mare di incontri, laboratori, formazione, cultura, arte e spettacolo. Un grande evento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di oltre 50 milioni di persone nel mondo costrette a fuggire a causa di guerre, discriminazioni e violazioni dei diritti umani. Il Festival ha la prospettiva di continuare negli anni a venire gli eventi legati alla tematica della accoglienza, nella città di Rovereto. Non un evento sporadico, ma una programmazione costante che vede protagonista questa tematica. Sarà una occasione per entrare in contatto con le storie dei rifugiati e dei richiedenti asilo, ascoltare le loro testimonianze e vedere le loro realtà grazie ai contributi video che si alterneranno sul palco con le esibizioni degli artisti.
 
 

Nel segno della Speranza

Agrigento - “Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare. Perché ciò che è accaduto non si ripeta più” disse Papa Francesco a Lampedusa l’8 luglio 2014.
Purtroppo le tragedie in mare non sono cessate e la lista delle vittime dei naufragi è aumentata in maniera esponenziale. Mai prima d’ora così tante persone hanno rischiato e perso la vita per raggiungere l’Europa via mare. Dall’inizio di quest’anno, 432mila migranti sono sbarcati sulle coste sud dell’Europa, mentre la marcia lungo la nuova rotta dei Balcani e le serrate di molti paesi, con l’innalzamento di muri e barriere, hanno attirato l’attenzione mondiale.
Questo movimento di persone sta producendo un cambiamento epocale: un cambiamento peraltro già in atto da tempo, che richiede adeguata preparazione oltre che nuova capacità di accoglienza e solidarietà. Purtroppo serpeggiano tante paure, talvolta indifferenza, indice forse di un difetto di speranza. Per questo domenica scorsa 4 ottobre, nella chiesa di S. Domenico ad Agrigento, si è tenuta la celebrazione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza” con il tema “Nel segno della Speranza”, quella che sgorga dalla luce della Pasqua, quando la Vita ha vinto la morte. Irreversibilmente. L’occasione di questa celebrazione è stata offerta dall’omonima Giornata nazionale, istituita per ricordare tutti i migranti morti nel tentativo di fuggire da persecuzioni, dittature, guerre e miseria, nonché tutti gli uomini che per salvarli mettono a rischio la propria vita.
Durante la celebrazione, intessuta di canti, testimonianze e con al centro la Parola di Dio, è stato significativo il racconto di Letay, una giovane donna eritrea arrivata a Lampedusa sette anni fa con una barca insieme a 450 migranti. È stata la prima volta di una preghiera ecumenica, preparata insieme a rappresentanti delle comunità ortodossa e pentecostale, per imparare a vivere insieme questa città, come protagonisti di nuove relazioni di reciproca accoglienza. (Mariella Guidotti – Migrantes Agrigento)
 

Treviso: alla Settimana sociale “la giusta via dell’accoglienza”

Treviso - L’ultima serata della 29ª settimana sociale dei cattolici trevigiani, curata dall’Istituto Toniolo, ha ruotato attorno al tema più scottante degli ultimi tempi: “Le nostre comunità locali interpellate da nuove urgenze e dall’arrivo dei profughi”. E lo ha fatto attraverso la voce degli ultimi della “filiera” dell’accoglienza, la chiesa e i sindaci. Relatori Matteo Biffoni, sindaco di Prato e referente per l’immigrazione dell’Anci, e mons. Gian Carlo Perego, Direttore della Fondazione Migrantes. Certo, l’accoglienza non può limitarsi a essere una questione di numeri, ma questi sicuramente fanno riflettere: a Prato, città di poco meno di 200.000 abitanti, ci sono 124 etnie, con scuole che registrano il 40% di stranieri, con una comunità cinese che conta 18.000 regolari e altrettanti irregolari e che ha messo in piedi 5.500 imprese. Inevitabile con questi numeri parlare di una nuova società che sta nascendo, di diritti e di doveri, di integrazione, di ius soli, di scuola... “Possiamo anche star lì a parlare di rifugiati da paesi in guerra e di migranti invece economici, e nel frattempo loro continuano ad arrivare”, ha sottolineato il sindaco di Prato. “Possiamo anche far finta di niente e dire che le soluzioni spettano al Ministero degli Interni e alle Prefetture che, a questo punto, impongono le soluzioni. Oppure possiamo collaborare perché, secondo me, chi ha avuto l’incarico di amministrare una città ha il dovere di dare delle risposte che su questo tema tengano conto di un’accoglienza dignitosa da una parte e che non crei tensione nel territorio che accoglie i migranti, dall’altra”. Ed ecco come nasce il modello toscano di accoglienza, “spinto molto in avanti” con piccoli nuclei in tutto il territorio. “Sapete qual è la mia più grande soddisfazione? - racconta Biffoni ai presenti -. E’ giunta una troupe di Rete 4 per fare un servizio sulla presenza di 5 profughi sistemati in una zona bene della città. Hanno provato a far interviste ma rispondevano che a loro non davano noia e che anzi pulivano il giardinetto... Non c’era notizia”. Anche i mass media possono fare la loro parte. Nel bene e nel male. Ora a Prato ci sono 370 accolti che, coperti da assicurazione, fanno attività di volontariato. Anche mons. Gian Carlo Perego ha presentato i numeri, a livello italiano: negli ultimi 2 anni sono giunte 300.000 persone, 95.000 si sono fermate qui, le altre hanno proseguito il cammino. Con Mare Nostrum si sono salvate molte vite umane anche se si contano 1.500 morti che sono raddoppiati dopo la chiusura di Mare Nostrum pagato dall’Italia perché per l’Europa costava troppo: 300 milioni di euro. “Ma 3 giorni di guerra in Libia contro Gheddafi ne sono costati 586 milioni e adesso quella guerra è causa di molti di questi viaggi verso l’Italia”, sottolinea amareggiato mons. Perego. Puntando il dito anche contro le briciole date alla cooperazione internazionale. 33 guerre in atto e 19 situazioni di instabilità hanno messo in cammino 8 milioni di persone. Non si fermeranno. Possiamo far finta di niente. O favorire la loro integrazione per star bene tutti. (Lucia Gottardello – lavitadelpopolo.it)
 

Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo: parte il progetto “Migranti Accolti in Parrocchia”

Sora - “Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia“: l’appello profetico di papa Francesco non lascia indifferente la Chiesa di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo che è  chiamata a prendere coraggiosamente coscienza del fenomeno della mobilità umana, che coinvolge soprattutto i poveri, in fuga da situazioni drammatiche e disumane del proprio Paese d’origine,  in un momento difficile di crisi socio-economica anche dell’Italia. In risposta a tale appello la Diocesi vuole impegnarsi a realizzare un nuovo progetto di accoglienza. E’ così che nasce il progetto M.A.P.,Migranti Accolti in Parrocchia, rivolto  a  stranieri richiedenti protezione internazionale, attraverso interventi integrati e di cittadinanza. La Caritas  e la Migrantes diocesane si stanno facendo carico di avviare il progetto MAP, in sinergia con alcuni parroci che aderiscono all’invito del Papa, aprendo le porte delle parrocchie, come segno dello Spirito e occasione di testimonianza ecclesiale verso tutti i fratelli e sorelle migranti. Abbiamo chiesto a don  Akuino Toma Teofilo, direttore della Caritas e della Migrantes diocesana, di spiegarci  qualcosa a proposito di questo nuovo progetto. Abbiamo chiesto di illustrarci cosa sia  il Progetto M.A.P., che finalità abbia e quali obiettivi si prefigge. “Il progetto Migranti Accolti in Parrocchia (M.A.P.) vuole innanzi tutto essere un agire ecclesiale nei confronti dei migranti, attraverso la testimonianza, la prossimità e la partecipazione attiva delle nostre Chiese, in una audace corresponsabilità territoriale. La finalità del progetto è la promozione di una nuova cultura di ‘Umanesimo’, dove tutti gli uomini possano amarsi e condividere quel tanto o poco, per ridare a tutti la giusta dignità e la dovuta libertà. Possiamo dire che l’obiettivo principale del Progetto è l’accoglienza, finalizzata all’integrazione e all’inserimento socio-culturale dei migranti, attraverso una decisa collaborazione della Caritas e della Migrantes Diocesana, già attive nell’accoglienza, nel supporto e nell’orientamento del rifugiato, con le Zone Pastorali, le Unità pastorali, le parrocchie, secondo le possibilità di ciascuno. Il programma di intervento presuppone anche la collaborazione con le istituzioni e i servizi del territorio: Ministero dell’Interno, Prefettura, Comuni, Scuole, ASL, attività commerciali, volontariato ecc.”. Don Akuino ha ancora spiegato a quale tipologia di migranti si rivolge il progetto M.A.P… “Ricordiamo anzitutto le parole di papa Francesco, che a proposito dei migranti qualche giorno fa ha detto: ‘Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti, ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo, alle loro situazioni’ . Le persone a cui ci rivolgiamo sono migranti inseriti in un progetto già predisposto, o anche migranti non inseriti in un progetto, o nuclei familiari che non usufruiscono di nessuna assistenza. Non possiamo nascondere la complessità e l’evoluzione continua del fenomeno ‘migrazione’ che nel tempo ha subito molti cambiamenti, dall’emergenza del 2011, chiusa nel 2013, alle diverse modalità di accoglienza predisposte dal governo fino ad oggi; di conseguenza è necessario individuare e favorire l’inserimento di tutti secondo la situazione particolare di ciascun”. Ma non sarà facile per le parrocchie affrontare le difficoltà di ordine burocratico, amministrativo, sanitario, in un’accoglienza che si profila complessa già dal suo avvio. Che cosa richiede questo progetto e come si può attuare in concreto? “La necessità di coordinamento e accompagnamento tra diocesi e  soggetti disponibili all’ospitalità, ha ancora aggiunto don Akuino, prevede di concordare le modalità di accoglienza di volta in volta, a seconda delle diverse situazioni: assistenza e consulenza per le pratiche burocratiche, richiesta di permesso di soggiorno, rinnovi, ricorsi, residenza, carta d’identità ecc., rapporti con i servizi sanitari e scelta del medico; attivazione di corsi di alfabetizzazione e potenziamento della lingua italiana; orientamento verso le istituzioni e associazioni e i servizi, attivi sul territorio; accompagnamento all’integrazione sociale e  economica;  supporto nella ricerca lavorativa e tanto altro ancora. Per questo un’equipe della Caritas e della Migrantes diocesane, grazie all’esperienza maturata in questi anni,  sono disponibili per il coordinamento e l’accompagnamento delle singole situazioni, in ogni percorso parrocchiale. Pensiamo, ha concluso don Akuino,  anche a breve alla diffusione di un piccolo “Vademecum”, che potrà essere di aiuto per seguire i passi da compiere per l’ospitalità e l’orientamento dei nostri fratelli migranti” (Antonella Piccirilli)
 

Germania: una guida per promuovere incontri di preghiera coi rifugiati

Berlino - Come rendere possibile una integrazione dei rifugiati partendo dalla fraterna condivisione delle proprie credenze religiose? Se lo sono domandati i giovani del Kljb - Movimento giovanile cattolico rurale della Baviera, insieme con i loro omologhi evangelici. Per andare incontro alle necessità di spiritualità di tanti rifugiati, in particolare musulmani, è stata realizzata una guida loro destinata. Nell’opuscolo vengono date semplici linee indicative per organizzare un incontro con i rifugiati, per impostare una preghiera comune e come rendere lo scambio proficuo.
Moltissimi profughi sono ospitati e assistiti in piccoli centri, molti nelle zone rurali tedesche: "Vogliamo informare la gente della campagna per permettere gli incontri con i rifugiati", ha detto Rupert Heindl, presidente della Kljb della Baviera. La guida si rivolge agli oltre mille gruppi locali che si occupano dei rifugiati, ha sottolineato Heidl. La guida è suddivisa in una parte teorica e una parte pratica, ha spiegato Monika Aigner, in una conferenza stampa a Monaco di Baviera: sono spiegati i riferimenti storici e religiosi e anche come nell’Islam è considerato ”lo straniero”. Il testo esamina “i principi fondamentali del diritto d’asilo in un linguaggio chiaro per i giovani” e sono presentate interviste di giovani rifugiati che spiegano perché son fuggiti. (SIR)
 
 

Germania: Scalabrini-Fest 2015 al Centro di Spiritualità di Stoccarda

Stoccarda - Rivolgendosi ai fedeli riuniti per la celebrazione eucaristica durante la Scalabrini-Fest dei Frutti 2015 a Stoccarda, il Vescovo Ausiliare di questa diocesi tedesca, Mons. Thomas Maria Renz, ha voluto dare uno speciale benvenuto a chi tra i presenti è arrivato da pochi giorni in Germania. E, in effetti, tra i circa 250 partecipanti di 29 nazionalità diverse alcuni hanno alzato la mano: si trattava di profughi eritrei, iracheni e siriani, ma anche di giovani studenti o migranti provenienti da altri paesi europei. Un gesto significativo: in Germania, meta di tanti movimenti migratori e in questi mesi di tanti rifugiati in fuga dalla guerra, il Vescovo ha voluto manifestare tutta l’attenzione della chiesa cattolica, impegnata in prima linea nell’accoglienza.
Hanno concelebrato con il Vescovo Renz, i missionari scalabriniani p. Gabriele Bortolamai e p. Gabriele Bentoglio. Quest’ultimo, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti a Roma, ha tenuto durante la Festa una relazione dal titolo: “Tutto il mondo è in movimento: l’intuizione profetica di G.B. Scalabrini”, dando un quadro molto ampio a livello mondiale delle diverse forme di mobilità umana, che coinvolgono migranti, rifugiati, sfollati interni, marinai, studenti internazionali… e di cui la chiesa si prende cura, mettendo al centro del fenomeno tanto complesso delle migrazioni la persona con la sua dignità inalienabile. P. Bentoglio ha affermato: “A ben guardare, molti degli aspetti che oggi occupano le prime posizioni nel dibattito internazionale sulle migrazioni erano presenti anche in epoche passate, che hanno visto questo fenomeno in costante evoluzione e, di volta in volta, si sono sentite assillate da uno o dall’altro fattore emergente. Le migrazioni, in effetti, sono un fatto che caratterizza la storia dell’umanità”. Già nella seconda metà dell’Ottocento, “Scalabrini colse l’importanza politica, sociale e religiosa del fenomeno migratorio nelle società moderne e la sua dimensione universale. Anche se era consapevole che le migrazioni erano spesso accompagnate da profonde ingiustizie e da sfruttamenti continui, Scalabrini intravide in esse una sfida carica di speranza, proponendone una visione provvidenziale”. Il Magistero della chiesa ha fatto sue, nel corso dei decenni, le grandi intuizioni di Scalabrini, sia per quanto riguarda la visione di fede delle migrazioni sia per quanto riguarda i metodi pastorali di accompagnamento dei migranti e gli interventi politici e sociali in loro favore.
Le persone presenti alla Festa – giovani e adulti venuti anche con i loro bambini – hanno espresso nei gruppi di scambio insieme alle missionarie secolari scalabriniane tante domande riguardo alla complessità delle migrazioni e all’incontro tra le diverse religioni e culture, riconoscendo che le vie tracciate da G.B. Scalabrini possono ancora oggi ispirare i cristiani. Ciò vale sia nell’accoglienza vicina e personale a chi è arrivato da poco – magari in fuga da una guerra – sia nel denunciare le ingiustizie globali, causa delle migrazioni forzate, per favorire piuttosto un movimento pacifico e arricchente di persone e di popoli. (Luisa Deponti)
 

Treviso: un corso per famiglie che aderiscono all’accoglienza dei migranti

Treviso - Sono già dodici le Collaborazioni pastorali, dieci le famiglie e due le comunità religiose della diocesi di Treviso che hanno risposto all’appello del vescovo Gianfranco Agostino Gardin per l’accoglienza diffusa dei profughi, un appello che lo stesso Papa Francesco ha ribadito ai primi di settembre alle diocesi di tutta Europa. I referenti della Caritas stanno incontrando le parrocchie in appuntamenti promossi a livello di Collaborazione pastorale, per riflettere sulle possibili accoglienze. Le famiglie inizieranno mercoledì 14 ottobre un corso di 4 incontri in Casa della carità, soprattutto per confrontarsi con un modello di accoglienza già collaudato e per conoscere la normativa italiana in merito all’immigrazione e alla richiesta di asilo e protezione internazionale. Le altre date sono il 21 ottobre, il 31 ottobre (un sabato pomeriggio) e il 4 novembre.
 

La storia di Najwa: dalla Tunisia a Genova passando per Catania

Catania - Dal Mar Mediterraneo fino a Genova passando per Catania. E' la storia di Najwa, 25 anni proveniente dalla Tunisia e della sua bambina di un quasi un anno che nei “Gruppi Appartamento' della Caritas Diocesana di Catania ha trovato più di una famiglia. E' arrivata in Sicilia via mare, come tanti migranti, in mano solo un pezzo di carta provvisorio e una figlia in attesa. Poi lo sbarco a Catania con la separazione dal marito, costretto per lavoro a lasciare la Sicilia alla volta del capoluogo ligure. L'arrivo nel novembre scorso presso il centro di accoglienza della Caritas ha rappresentato per lei un'alternativa concreta alla strada e l'inizio di un nuovo percorso di vita. La donna è stata seguita dall'assistente sociale della Caritas, Valentina Calì, la neonata assistita dai pediatri che collaborano con la Caritas. Concluso l'iter burocratico per ottenere il passaporto è stata facilitata nel ricongiungimento familiare avvenuto nelle settimane scorse. Il Centro di Ascolto lavorando in rete con i servizi sociali di Genova è riuscito anche ad ottenere un posto in un asilo nido per la figlia cosi da permettere a Najwa di iniziare un nuovo lavoro e ritornare a vivere con il marito. Una storia a lieto fine, al pari di altre donne accolte in questi mesi, che in seguito a violenze domestiche, a causa di uno sfratto, o per mancanza di lavoro si sono ritrovate senza un tetto.
Najwa ha espresso gratitudine per ciò che si è realizzato a beneficio della propria vita e per la figlia: “Ringrazio la Caritas di Catania per il periodo di ospitalità e per avermi fatto sentire in famiglia”.
Il tutto è stato possibile grazie al ‘‘Progetto Policlinico’ realizzato con i fondi Cei 8xMille e alla disponibilità dell’Azienda Ospedaliera Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania che ha concesso in comodato d’uso gratuito due appartamenti per l’accoglienza delle ragazzi madri e per donne che versano in condizioni di particolare disagio economico, morale e sociale con figli a carico. Va sottolineato come le persone assistite sono esenti da qualsiasi spesa legata alla quotidianità familiare. “Le donne vengono aiutare a ricostruire la propria vita – ha spiegato l’assistente sociale Caritas – per ritrovare autonomia e dignità: si prendono cura della casa, dei figli e socializzano con le altre mamme. Soprattutto le aiutiamo nel recuperare quella forza interiore che non credevano di avere, indispensabile per rendersi autonome”. Nell'ultimo anno sono state accolte 14 donne con 16 minori. (Filippo Cannizzo)
 

L’Accoglienza è Integrazione: il progetto “Io ci sto” in memoria del 3 ottobre 2013

Agrigento - Il 3 ottobre 2013 si è consumata, nei pressi dell’isola di Lampedusa, una delle più grandi tragedie dei nostri tempi: un naufragio in cui hanno perso la vita 368 persone. Nella città di Caltagirone sono stati accolti dalla Caritas e dall’associazione Arci Amari i 38 minori eritrei sopravvissuti. I minori, incoraggiati dai volontari, hanno realizzato dei disegni che, successivamente, hanno dato vita alla mostra “Al di là del Mare”. Oggi la mostra è diventata simbolo di quella giornata ed è stata esposta in varie città italiane, come testimonianza tangibile di tragedie che colpiscono la società odierna, per mano di leggi che appaiono non compatibili con i valori di cui l’essere umano dovrebbe nutrirsi, a discapito di quanti scappano da guerre e persecuzioni, alla ricerca di una vita migliore. Il 3 ottobre 2014 un gruppo di minori gambiani, ospiti dell’Associazione Horizont, ha aggiunto un tassello importante a quella mostra: delle sagome di legno a misura di uomo, che rappresentano la posizione assunta dai migranti durante il loro viaggio verso l’Europa. A distanza di due anni dall’accaduto e con il perpetuarsi delle morti di migranti nelle acque del Mar Mediterraneo, la città di Caltagirone inaugura la Terza Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Il tema scelto “L’accoglienza è Integrazione” vuole ribadire che l’Accoglienza è non solo un dovere civico, ma un grande atto di amore, di umanità e soprattutto un’occasione di incontro e di scambio di esperienze. Per questo motivo, quest’anno la Giornata del 3 ottobre è stata arricchita con nuovi contenuti basati su una nuova chiave interpretativa: il passato come fonte di riflessione per migliorare il futuro e la consapevolezza che l’identità dell’altro sia un tesoro prezioso ed essenziale che necessita di essere condiviso. Il progetto “Io Ci Sto” elaborato da Miriam Pace, Lara Pedilarco, Renato Alario, Innocenzo Carbone, in collaborazione con l’associazione Arci Amari, il MACC e Pasto collettivo, ha posto le basi per interpretare il concetto di condivisione in maniera del tutto innovativa, ponendosi come obiettivo primo quello di  “creare una comunità multiculturale, valorizzando le differenze come risorse preziose per definire l’identità e costruire una nuova memoria, collettiva e personale, proiettata al futuro e radicata nei valori di fratellanza, rispetto e solidarietà. “Io ci sto” è un laboratorio artistico, un evento culturale, una community multimediale ed un manifesto culturale di coesione sociale”. Il progetto ha avuto il suo sviluppo grazie all’ospitalità delle scuole del territorio, il Liceo Classico Secusio, il Liceo Scientifico Ettore Majorana e l’Ipsia Carlo Alberto Dalla Chiesa, che hanno offerto i propri spazi per l’iniziativa, che ha coinvolto gli studenti e i giovani migranti ospiti delle Comunità di Accoglienza del circondario (Associazione Horizont, Protettorato San Giuseppe, Coop. Sociale San Francesco, Coop. La vita adesso).  I laboratori di teatro-musica, di arti visive e di ceramica sono stati l’input per agevolare l’incontro e la riflessione sul tema della memoria, dell’identità e del futuro.  Un progetto che non è rimasto confinato al solo livello territoriale, ma che ha anche avuto diffusione e visibilità con la creazione di una community online sul social network facebook, in cui i partecipanti si sono divertiti a “postare” le proprie foto e i “selfie” scattati durante i laboratori. Il gruppo “Io ci sto” mira a proporsi come progetto guida per quanti vorranno replicare l’esperienza in altri territori, condividendo l’idea di una società multiculturale e aperta all’altro, che possa essere migliorata tramite lo scambio reciproco di esperienze ed emozioni, come base per un’educazione universale. (Manuela Scebba)
 

Papa Francesco: all’udienza generale saluta i profughi iracheni

Città del Vaticano – Nel corso dell’udienza generale di questa mattina in Vaticano Papa Francesco ha rivolto un saluto ai rifugiati iracheni in due occasioni: durante il saluto ai pellegrini di lingua francese, provenienti dalla Francia e dalla Svizzera, e durante il saluto ai fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente. “Vi invito ad accompagnare e sostenere con la vostra preghiera i lavori del Sinodo”; le parole dedicate ai rifugiati venuti dall’Iraq, durante il saluto ai pellegrini di lingua francese. Ai “rifugiati iracheni presenti qui oggi con noi”, il Papa ha detto: “Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché i padri sinodali sappiano attingere dal tesoro della viva tradizione parole di consolazione e orientamenti di speranza per le famiglie chiamate a costruire il futuro della comunità ecclesiale”.