Primo Piano

MCI Germania: lasciano le suore della Divina Volontà

Francoforte - Fondata il 20 agosto 1875 a Bassano del Grappa dalla beata Gaetana Sterni, e chiamata ad annunciare con la vita che la carità è compimento della Volontà di Dio, la Congregazione della Divina Volontà è giunta in Germania nel 1961 con l’apertura di una comunità religiosa a Colonia, a servizio degli italiani, cui seguirono altre comunità: a Wolfsburg, Wuppertal e Stoccarda. L’invecchiamento e la carenza di personale costringono ora l’Istituto ad abbandonare anche l’ultima sede che aveva ancora in Germania, a Wolfsburg. Sabato 19 dicembre sr. Carmelina Rizzon e sr. Maria Gabriella Davanzo si sono congedate dalla Comunità di Wolfsburg, durante la messa delle 16,00 nella chiesa di s. Cristoforo e con il successivo rinfresco presso sala della Caritas. Ha presieduto la concelebrazione il vescovo di Hildesheim Norbert Trelle, che ha messo in rilievo il buon lavoro svolto dalle suore, sottolineando contemporaneamente l’importanza delle Comunità d’altra madre lingua e della collaborazione con la Chiesa locale. Ho portato il grazie della Delegazione alle due consorelle ed alla Superiora Regionale sr. Liliana Aquilina per quanto l’Istituto ha fatto in 54 anni di presenza in Germania. A sr. Gabriella va anche il grazie per il lavoro svolto come Delegata Nazionale delle suore e come loro rappresentante nel Consiglio di Delegazione. (P. Tobia Bassanelli)
 

2015: tra paure e accoglienza

Roma - L’anno che si sta per chiudere ha visto le nostre comunità confrontarsi con un nuovo ‘segno dei tempi’, una ‘nuova provocazione’: l’arrivo in Italia e in Europa di oltre 1 milione di persone migranti, che provengono da paesi segnati da guerre, disastri ambientali e persecuzione politica e religiosa. Sono persone in fuga: che hanno camminato in situazione di privazione, di violenza; che hanno attraversato il Nostro Mare su barche insicure, al punto che oltre 3700 hanno trovato la morte, tra cui almeno 730 bambini, anche neonati; che all’arrivo spesso hanno trovato non porte aperte, ma muri di filo spinato. Un milione di persone che arrivano in un Continente, come l’Europa, di oltre 500 milioni di persone; un milione di giovani, che arrivano in un Continente dove oltre il 30% sono anziani, non possono essere considerati un popolo che ‘invade’: è semmai un popolo in cammino, che chiede protezione internazionale, un diritto su cui si fonda la democrazia europea; è una risorsa per rinnovare l’Europa.
Durante la Prima Guerra Mondiale i profughi e i rifugiati in Europa furono oltre 12 milioni  e ci fu una gara di solidarietà, anche nei nostri paesi e comunità, all’ospitalità e all’accoglienza. Certo, 1 milione di persone che arrivano non possono essere accolti solo da 5 dei 28 Stati Europei.
Il 2015 è stato l’anno in cui, purtroppo, abbiamo dovuto constatare la debolezza degli Stati che formano l’Unione europea a garantire non solo sulla carta, ma nei fatti, la protezione internazionale. L’Italia, da parte sua, impreparata fino al 2013 a tutelare un numero significativo di rifugiati (i posti negli SPRAR erano solo 3.000, in pochi  Comuni italiani) e ai richiedenti asilo (meno di 10.00 posti nei Cara), ha intrapreso il cammino di un sistema asilo degno di una grande Democrazia: i posti negli SPRAR sono diventati 20.000 (e nel prossimo anno dovrebbero arrivare a 30.000) e l’accoglienza straordinaria ha creato una rete di 100.000 posti in 4000 strutture.
Anche per l’Italia vale lo stesso discorso dell’Europa: l’accoglienza di 100.000 persone in 8.000 comuni italiani non può essere considerata un’invasione. L’accoglienza ha dovuto sconfiggere paure, anche nelle nostre comunità: la paura che nasceva dalla falsa correlazione tra terrorismo e islam, tra terrorismo e rifugiati. La rete diffusa di accoglienza che si è creata nelle nostre diocesi e parrocchie italiane, oltre 27.000 persone accolte, rispondendo anche all’appello del Papa, che il 6 settembre scorso aveva invitato le parrocchie d’Europa a fare spazio all’accoglienza di una famiglia di richiedenti asilo e rifugiati, è stata una risposta ecclesiale nel segno della carità e della giustizia, ma anche un gesto concreto per provocare una risposta politica organica e diffusa a chi chiedeva protezione internazionale al nostro Paese.
L’anno che si apre non può che essere all’insegna della pace e dell’accoglienza, continuando un cammino di accoglienza gioiosa nelle nostre comunità, secondo lo spirito del Vangelo vissuto nella Chiesa delle origini – come ricorda l’apologista Aristide di Atene (+140): “i cristiani se vedono uno straniero, lo conducono in casa e gioiscono con lui come con un fratello” (Apologia, 15,7) - . Un cammino di accoglienza rinnovato nel magistero del Concilio Vaticano II – “la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dall’umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza, e in loro intende di servire a Cristo” (L. G. 8) – che l’Anno giubilare voluto da Papa Francesco intende trasformare in gesti concreti e quotidiani di misericordia.
Buon Anno. (Mons. Gian Carlo Perego - Direttore generale Fondazione Migrantes)
 
 

La rivista “San Francesco” dedica copertina ai migranti

Assisi - L'immagine di una profuga con in braccio il suo bambino e sullo sfondo un barcone di Lampedusa con il titolo: "non c'era posto per loro" è la provocazione della copertina della rivista “San Francesco” in edicola in questi giorni. Il titolo richiama all'affermazione evangelica che spinse Giuseppe e Maria a far nascere Gesù in una grotta.
E' dedicato al Giubileo francescano e al Natale ad Assisi il numero di dicembre del mensile che racconta in dieci pagine il Giubileo della Misericordia e l'apertura della porta santa nella basilica di san Francesco d'Assisi. Approfondimenti e articoli per riflettere sulla parola del Papa e sul messaggio francescano legato alla misericordia. Nel numero di dicembre della rivista c’è anche la riflessione del custode del Sacro convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, dal titolo "Si cerca un uomo". "L'adesione ad un Altro fa crescere la libertà da sé - scrive padre Gambetti -; la Fraternità rende liberi per qualcun altro; l'interiorità raggiunta negli abissi del proprio essere rende liberi in sé. La fiducia, il rispetto, l'uguaglianza, la cura, la gratuità... sono alcune delle parole che, lo abbiamo visto in questo anno, costruiscono la grammatica della vita fraterna e custodiscono i significati della libertà. Frate Francesco è libero e quindi fratello. Fratello e quindi libero. C'era una volta. E ora?".
 
 

La CEI al Papa: “Col cuore aperto ad ogni uomo”

Roma – Pubblichiamo la lettera di auguri per Natale a Papa Francesco, a firma del cardinale Angelo Bagnasco e dal vescovo Nunzio Galantino, rispettivamente presidente e segretario generale della Conferenza Episcopale italiana diffusa dal quotidiano “Avvenire”.
 
“Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”.(Lc 2,10-12)
Santità,
è motivo di grande gioia, nell’occorrenza del Santo Natale, condividerLe l’augurio più sincero delle Chiese che sono in Italia. Come scrive l’Evangelista, la venuta del Signore Gesù non è soltanto gioia, ma anche luce che guida e mostra il cammino da percorrere.
Per Sua iniziativa, nella festa di quest’anno la gioia e la luce promanano esplicitamente dal Vangelo della misericordia. Le Porte Sante che, in comunione con quelle di Bangui e di Roma, abbiamo aperto in tutte le nostre diocesi, ci portano a contemplare il mistero del Verbo incarnato e, in lui, il mistero di Dio, “Padre della misericordia e Dio di ogni consolazione” (2Cor 1,3).
Siamo consapevoli che da questa contemplazione passa la nostra salvezza, la riconciliazione e la pace; e, insieme, la missione a essere a nostra volta segno e strumento di misericordia, convinti che questa sia la via maestra della Chiesa.
In questa prospettiva Le rinnoviamo, con il nostro affetto filiale, la disponibilità ad aprire il nostro cuore a ogni uomo, a partire da quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali. Come i pastori di Betlemme, intendiamo percorrere i sentieri del nostro tempo per portare a ciascuno il lieto annuncio della compagnia di Dio nella storia: servirà a curare le ferite con l’olio della consolazione e il vino della speranza, nonché a costruire comunità di fede capaci di prossimità solidale.
È questo l’impegno che assumiamo nell’augurarLe giorni di gioia nella luce del Natale.
 

AIESEC e Fondazione Migrantes insieme per l’emergenza rifugiati

Roma – AIESEC e Fondazione Migrantes annunciano il lancio della loro collaborazione volta alla promozione dell’integrazione dei rifugiati e richiedenti asilo in Italia. Fondazione “Migrantes”, l’organismo costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana per assicurare l’assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri, per promuovere la loro integrazione ed accoglienza all’interno del territorio Italiano, ed AISEC, l’organizzazione completamente gestita da studenti presente in 126 paesi nel mondo per promuovere  lo sviluppo della leadership giovanile imprenditoriale e responsabile in grado di generare un impatto positivo sulla società, annunciano il lancio di una collaborazione mirata al sostegno di iniziative per il supporto all’emergenza rifugiati e migranti.
“Migrantes” ed AISEC condividono diversi principi, sui quali si basa la loro collaborazione ed intesa, tra i quali risaltano la visione della diversità come valore, la promozione del diritto all’accoglienza e l’applicazione del principio di sussidiarietà.
 

Torino: duecento famiglie coinvolte in un progetto di accoglienza

Torino - «Dieci giorni prima dell’appello di Papa Francesco, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, aveva chiesto alle parrocchie di Torino di aprire le porte ai rifugiati: e dopo l’invito del santo Padre la chiesa locale ha moltiplicato il suo impegno» dice Sergio Durando, responsabile piemontese di Migrantes. E i frutti della mobilitazione già si vedono: 200 famiglie partecipano a un progetto che coinvolge 60 parrocchie, anche della cintura torinese.
«L’obiettivo non è solo garantire agli ospiti un luogo o un piatto – spiega Durando – ma non lasciarli soli nella quotidianità  e al tempo stesso far crescere la comunità cristiana che li accoglie, far capire meglio il dramma dell’esodo che riguarda 60 milioni di persone nel mondo». In uno spazio della parrocchia di Rivoli a novembre sono arrivati dieci giovani profughi accolti dai ragazzi degli oratori torinesi e dalla gente del posto con una grande festa». (F.F.)
 

UNHCR e OIM: un milione di rifugiati e migranti fuggiti in Europa nel 2015

Roma - Secondo le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) persecuzioni, conflitti e povertà hanno costretto la cifra record di un milione di persone a fuggire in Europa nel 2015.
In base ai dati dell’UNHCR, al 21 dicembre 972.500 persone circa avevano attraversato il Mar Mediterraneo. In aggiunta, l’OIM stima che oltre 34.000 persone abbiano attraversato le frontiere terrestri fra Turchia e Bulgaria e Turchia e Grecia.
Il numero di persone costrette alla fuga da guerre e conflitti è il più alto registrato in Europa occidentale e centrale dal 1990, quando diversi conflitti divamparono nella ex Jugoslavia.
La metà di coloro che quest'anno hanno attraversato il Mediterraneo - mezzo milione di persone – sono siriani in fuga dalla guerra nel loro paese. Gli afgani rappresentato il 20 per cento e gli iracheni il 7 per cento.
"Con sentimenti xenofobi in rapida crescita in diversi ambienti, è importante riconoscere i contributi positivi che i rifugiati e i migranti apportano alla società in cui vivono e anche onorare i valori europei fondamentali: la protezione della vita, la difesa dei diritti umani e la promozione della tolleranza e della diversità,” ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres.
“La migrazione è un fenomeno inevitabile, è necessaria ed opportuna,” ha aggiunto William Lacy Swing, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a Ginevra. “Ma contare il numero degli arrivi, così come i quasi 4.000 morti e dispersi in mare quest’anno, non è sufficiente. E’ necessario agire. La migrazione deve essere legale e sicura per tutti – per i migranti stessi e per i paesi che diverranno la loro nuova casa.”
Oltre 800.000 rifugiati e migranti hanno attraversato quest'anno il Mar Egeo dalla Turchia verso la Grecia. Essi rappresentano l’80 per cento delle persone arrivate irregolarmente via mare quest’anno in Europa. Allo stesso tempo, il numero di persone che hanno attraversato dal nord Africa verso l’Italia è leggermente calato, passando da 170.000 nel 2014 a circa 150.000 nel 2015. Il numero di persone che hanno attraversato il Mediterraneo è aumentato costantemente passando da circa 5.500 nel mese di gennaio fino a raggiungere un picco nel mese di ottobre, con oltre 221.000 persone. Nel frattempo, oltre 3.600 persone sono morte o scomparse.
“Dopo una reazione iniziale caotica che ha comportato un flusso di decine di migliaia di persone in movimento dalla Grecia attraverso i Balcani occidentali e ancora più a nord, e che si sono trovate bloccate presso varie frontiere, una risposta europea più coordinata sta cominciando a prendere forma”, si legge in una nota.
 

Arriva anche in Italia “Refugees welcome”

Roma - È attiva anche in Italia "Refugees Welcome", la prima piattaforma web dedicata all’accoglienza domestica dei profughi. Un’esperienza di inclusione sociale nata in Germania nel 2014 che consiste nel favorire la diffusione della solidarietà nei confronti di coloro che chiedono asilo e dei rifugiati attraverso l’ospitalità nelle famiglie. L’iniziativa è resa possibile dal lavoro di volontari altamente qualificati (ingegneri, avvocati, esperti di marketing, psicologi ecc.) che si autofinanziano per mettere in rete professionalità e territori collaborando con istituzioni pubbliche e associazioni. Grazie al sito www.refugees-welcome.it, attivo da ieri, è possibile coinvolgere soggetti ospitanti, rifugiati, associazioni e tutor che agiscono da facilitatori sul territorio.
La piattaforma è composta da differenti sezioni che garantiscono un’assistenza completa e una guida al processo di accoglienza. Chi decide di intraprendere il percorso di ospitalità può registrarsi al sito offrendo una stanza libera nella propria casa per un periodo che va da tre a sei mesi.
 

Germania: assistenza ai detenuti italiani nella circoscrizione di Francoforte

Francoforte Sul Meno - Cominciamo  con i numeri. La circoscrizione consolare di Francoforte sul Meno abbraccia ben quattro Bundesländer e cioè l’Assia,  la bavarese  Unterfranken, la Renania Palatinato e il Saarland. I penitenziari della circoscrizione sono ben 26, in cui soggiornano 124 detenuti italiani. Stabiliamo subito  che la percentuale dei cittadini italiani in conflitto con la legge è irrisoria, dello 0,08%,  se rapportata agli oltre 150.000 italiani registrati all’anagrafe consolare. Ma gli uomini non sono numeri e 124 destini umani sembrano fare impressione anche a un Consolato Generale. Ed è così che  siamo andati a vedere come si articola l’assistenza che il Consolato, vicino di casa della nostra Redazione,  svolge per i detenuti italiani su un territorio vasto quasi come la Svizzera. Pare che il primo ostacolo rimosso dal  nuovo Console Generale Maurizio Canfora sia stato quello del divieto di introduzione di generi alimentari all’interno dei penitenziari della Renania Palatinato. Un divieto che ha impedito l’invio dei panettoni ai detenuti italiani di quel Land negli anni scorsi, con sporadiche eccezioni dovute al personale impegno di qualche nostro connazionale membro di Consiglio carcerario. Il problema è stato risolto, ed è stato subito organizzato il primo intervento “natalizio”,  l’invio cioè  di panettoni ai 124 connazionali costretti a passare Natale dietro le sbarre. E la tradizione del “pranzo con i detenuti”? Francoforte non sembra puntare su questo tipo di intervento natalizio che, a quanto pare, suscita altrove grande soddisfazione.
In effetti, il pranzo natalizio, offerto esclusivamente a un solo gruppo di detenuti, non è sempre visto di buon occhio  dalle direzioni carcerarie (e da altri assistenti carcerari che ce lo confermano), le quali puntano sull’equo trattamento dei loro “ospiti”. Insomma non è ritenuto giusto che mentre un gruppetto di italiani mangia comodamente a tavola quel ben di Dio offerto generosamente  dall’uno  o altro gastronomo, l’altro detenuto, resti rinchiuso in cella, senta il profumino dalla sala accanto e debba  accontentarsi del brodino carcerario. Francoforte sembra quindi puntare sul principio dell’equo trattamento. Il panettone, infatti,  sarà anche poco, ma è uguale per tutti i detenuti della circoscrizione che lo potranno dividere, se vogliono, col compagno di cella, assecondando  antiche regole mai scritte di “etica” carceraria.
Equo trattamento, ma non solo. Natale è importante, ma non è Natale tutto l’anno. Il Console Generale Canfora ha pianificato per il 2016 una serie di interventi a carattere duraturo. Innanzitutto si tratta di riconoscere che il Consolato Generale, che attualmente conta su un solo addetto al “fronte” dell’assistenza sociale, non può essere materialmente presente in carceri sparsi su un territorio così vasto. Il Consolato ha quindi ben pensato di intensificare i rapporti con gli assistenti sociali delle singole carceri, per essere avvertito subito dagli addetti ai lavori sul posto se le difficoltà di qualche connazionale detenuto necessitano dell’intervento consolare.
E qui subentra, oltre all’intensificazione dei contatti con gli assistenti sociali delle carceri, anche la creazione e la legittimazione di gruppi di volontari che offrono il loro tempo libero all’assistenza ai  detenuti. Al momento sono in corso colloqui con la Direzione del carcere di Butzbach, per ottenere la nomina ministeriale a “Ehrenamtliche Vollzugshelfer”, assistenti volontari carcerari, per un gruppo di volontari italiani. E non finisce qui. Il Consolato ha stabilito di estendere alle altre carceri della circoscrizione la positiva esperienza maturata al penitenziario di Saarbrücken, dove da anni è stata istituita una sezione italiana nella biblioteca carceraria, con centinaia di libri a disposizione di tutti i detenuti che parlano la nostra lingua. Il Consolato Generale di Francoforte sembra individuare  nell’ “isolamento culturale” una potenziale aggravante delle condizioni di detenzione. Ma, infine, non si può parlare di assistenza ai detenuti senza parlare di assistenza ai loro familiari. La detenzione provoca talvolta lo sconvolgimento morale e materiale di intere famiglie. Assistere i familiari di un detenuto, significa assistere lo stesso detenuto. E pare che anche sull’assistenza ai familiari dei detenuti,  il  Consolato Generale di Francoforte abbia gli occhi ben aperti e mostri particolare sensibilità.
E ora chiudiamo. Il nostro giornale, si sa, non è tenero quando ci appare necessario puntare il dito sulla nostra amministrazione consolare e diplomatica. In questo caso, comunque, pare proprio che in materia di assistenza ai detenuti il Consolato Generale a Francoforte sul Meno abbia veramente le idee chiare e le migliori intenzioni.(Corritalia.de)
 
 

Migrantes e Caritas: “oltre 23mila i richiedenti asilo ospitati nelle diocesi italiane”

Roma - “Spiace continuare a vedere titoli generici e semplicistici sparati nel calderone mediatico tanto per far rumore, a fronte di situazioni che, paradossalmente, dallo stesso corpo dell’articolo emergono come complesse e in itinere, non riducibili a una mera questione di numeri e percentuali, né tantomeno a grossolane contrapposizioni culturali. Su che basi si afferma che la solidarietà fa flop nelle parrocchie e che i numeri sono esigui?”. Con questa domanda inizia la lettera aperta che l’Ufficio Stampa della Fondazione Migrantes e l’Ufficio Comunicazione di Caritas Italiana scrivono a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, in relazione al titolo di un articolo, “Porte chiuse agli immigrati la solidarietà flop delle parrocchie” pubblicato ieri sul quotidiano.
“Addolora ancor più la constatazione che in tal modo si mortifica il lavoro di tanti operatori, volontari, parrocchiani impegnati ogni giorno accanto ai più bisognosi, in un cammino di attenzione alle necessità del prossimo e di crescente coinvolgimento nei grandi problemi del mondo – si legge nella lettera -. Viviamo in una società già abbastanza malata di diffidenza ed è inaccettabile veder negato da un titolo lo sforzo dell’intera rete ecclesiale nell’accoglienza sul territorio”. Sono infatti “oltre 23.000 i richiedenti asilo e rifugiati accolti nelle diocesi italiane: 1 su 4 dei richiedenti asilo in Italia è accolto in una struttura ecclesiale, arrivando addirittura ad essere 1 su 2 in regioni come la Lombardia, e la Basilicata o 1 su 3 in Piemonte. Senza contare che accanto alle accoglienze in emergenza c’è da sempre un impegno ordinario in favore di migliaia di persone in difficoltà”.
“La sfida che oggi ci si presenta è – come ci ha ricordato Papa Francesco nel Messaggio per la XLIX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – reimparare a raccontare, non semplicemente a produrre e consumare informazione. L’informazione è importante ma non basta, perché troppo spesso semplifica, contrappone le differenze e le visioni diverse sollecitando a schierarsi per l’una o l’altra, anziché favorire uno sguardo d’insieme”, sottolineano l’Ufficio Stampa della Fondazione Migrantes e l’Ufficio Comunicazione di Caritas Italiana nella lettera.
“Nel ‘Vademecum’ dei vescovi italiani è affidato a Caritas e Migrantes anche questo tassello importante di una informazione del fenomeno migratorio nelle nostre comunità, come momento previo all’accoglienza, per una più consapevole e larga partecipazione”. “Un’informazione completa e responsabile chiede dunque di accogliere, con umiltà, l’appello del Papa. Forse si avrà qualche contatto o qualche copia venduta in meno, ma si potrà dire di aver usato bene il potere delle parole, di aver fatto buona comunicazione, che può aprire uno spazio per il dialogo e la comprensione reciproca”, concludono l’Ufficio Stampa della Fondazione Migrantes e l’Ufficio Comunicazione di Caritas Italiana.
 

Accoglienza: la Chiesa c’è

Milano - Sono oltre 27 mila i profughi accolti a tutt’oggi in Italia nelle 27mila parrocchie ma anche nelle comunità religiose, negli "hospitum" di santuari e monasteri e nelle famiglie che hanno dato la disponibilità ad ospitare i richiedenti asilo. La Chiesa italiana si sta muovendo per affrontare il dramma dei circa 70 mila immigrati che hanno fatto domanda per il riconoscimento della protezione
internazionale e per aiutare tutti gli altri arrivati nel nostro Paese (160mila solo nel 2015). Il 6 settembre, giorno dell’appello nel quale Papa Francesco, nel discorso dopo l’Angelus, invitava le realtà ecclesiali d’Europa, attraverso i vescovi, a «dare loro una speranza concreta» come gesto concreto in preparazione dell’Anno Santo, i migranti ospitati dalla Chiesa in Italia erano 22.600: in cento giorni, dunque, si registra un incremento di oltre 4.500 unità, anche se dati esatti si conosceranno dopo la Giornata Mondiale dei Rifugiati, nel giugno prossimo. «In ogni caso possiamo dire che c’è stata una grande risposta finora, tenuto conto che il percorso previsto dal vademecum della CEI indica precise modalità, forme e strumenti per informare la rete, coinvolgere le istituzioni, formare gli operatori e varare i progetti che devono accompagnare sia l’accoglienza sia il rientro dei migranti nella loro terra» commenta monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della CEI incaricato, insieme con le Caritas diocesane, di rispondere a questo bisogno di solidarietà. «Va detto inoltre che un migrante richiedente asilo su quattro è ospitato attualmente in una struttura ecclesiale – prosegue don Perego – e, in particolare, in Lombardia 1 su 2, in Basilicata 1 su 3, come in Piemonte: queste le risposte più significative nelle regioni anche se non è solo una questione di numeri ma anche di qualità dei servizi offerti e di impegno per evitare la conflittualità sociale, e poi va detto che soltanto 450 Comuni italiani sugli 8.100 accolgono tuttora i migranti all’interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar)». «Un quarto dell’accoglienza dei profughi è gestito in Italia dalla Chiesa – gli fa eco Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione della Caritas italiana – e non solo per l’ospitalità nelle famiglie e nelle parrocchie ma anche per quanto riguarda gli aspetti legali, sanitari e amministrativi e per l’assistenza ad altri soggetti bisognosi, ad esempio le donne vittime della tratta». Le realtà più attive? Bari, Verona, Torino (con 200 famiglie coinvolte in un progetto di ospitalità), Roma, Parma, Bologna, Vicenza, Cremona, Brescia (dove 52 appartamenti destinati a famiglie di migranti sono in via di ristrutturazione), Chiavari, Treviso ma a anche Aversa, Lecce, Messina e Siracusa, con decine di progetti in fase di attuazione o già varati.
 

Giubileo: a pranzo con migranti e rifugiati

Torino - L’Arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha aperto ieri, domenica 20 dicembre, la seconda Porta Santa della Diocesi dopo quella in Duomo. Si tratta della porta che dà accesso alla chiesa grande del Cottolengo e che, come ha ricordato l’Arcivescovo nella sua omelia, “ci ricorda che la misericordia di Dio si manifesta soprattutto nell’accoglienza dei poveri e degli ultimi”. Ed è stato questo lo spirito del pranzo offerto dall’Arcivescovo, presso la Casa della Divina Provvidenza, che ha visto sedute accanto alle autorità cittadine e regionali rifugiati, senza fissa dimora, nuovi poveri, disabili e famiglie rom.
“Ho pranzato con tre giovani afghani in attesa di asilo politico - ha commentato il Governatore della Regione Piemonte Sergio Chiamparino - è stata un’esperienza interessante ed emozionante”. Al tavolo di Antonio Saitta, Assessore regionale alla Sanità, erano seduti un cittadino congolese e una coppia ghanese: “E’ stato un pranzo speciale in cui abbiamo ascoltato le storie di queste persone: è stata l’occasione per gettare lo sguardo oltre”, afferma l’Assessore.
“E’ stato accolto positivamente l’invito dell’Arcivescovo a coinvolgere il mondo Migrantes - afferma il Direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino  Sergio Durando -, sia per il significato dell’apertura della Porta Santa, sia per la vicinanza all’ormai prossimo Natale. Cristo nasce e rinasce, si incarna nella storia. Chissà se oggi si troverebbe ancora una volta di fronte a un rifiuto o, al contrario, a una Chiesa capace di aprire le porte. La giornata vissuta a Torino è stata la testimonianza di una Chiesa accogliente e attenta a tutti”.
 

Genova: un presepe realizzato con la prua di una barca

Genova - Un Presepe particolare, con una barca spezzata posta sotto l’altare “per ricordare a noi in che acque navighiamo”. Lo ha realizzato don Valentino Porcile, parroco della chiesa della SS. Annunziata di Genova Sturla, utilizzando la prua di una barca, un vero gozzo spezzato a metà, posizionata al di sotto dell’altare della chiesa. A fianco è stato allestito un piccolo presepe con le statuine sistemate su una piccola spiaggia di sabbia e ciottoli. “Un presepe per ricordare che Cristo su una barca ha fatto alcune delle cose più importanti. E per vedere in questi giorni di Natale che Lui, a differenza di tanti, nelle nostre acque ci ha voluto navigare, fino a spezzarsi, fino al dono supremo”. Un presepe per “chiedere a Lui il dono della speranza. Per chi è caduto. Per chi si sente sommerso. Per chi ha paura. Per chi semplicemente arranca giorno per giorno. Per chi sa dove andare e desidera arrivarci. Per chi vuole avere Lui sulla sua barca come compagno di viaggio”. Ma Dio, ha concluso don Porcile, “è Misericordia” e “non abbandona mai”. “Quando tutto sembra perso Lui il buon Dio è ancora con te. E da te vuole ripartire”.
 

UNHCR: in aumento le migrazioni forzate in tutto il mondo

Ginevra - Con quasi un milione di rifugiati e migranti che finora hanno attraversato il Mediterraneo e i conflitti in Siria e altrove che continuano a provocare incredibili livelli di sofferenza, il nuovo rapporto dell’UNHCR avverte che nel 2015 si potrebbero superare tutti i precedenti record di migrazioni forzate. Il rapporto Mid Year Trend dell’UNHCR copre il periodo tra gennaio a giugno del 2015, ed ha come focus le migrazioni forzate causate da conflitti e persecuzioni. Tale rapporto mostra trend in rosso per le tre maggiori categorie di migrazioni forzate – rifugiati, richiedenti asilo e persone costrette a fuggire all’interno dei loro paesi. Il numero totale dei rifugiati nel mondo, che un anno fa era di 19,5 milioni, ha superato la soglia dei 20 milioni (20,2 milioni) a metà del 2015, per la prima volta dal 1992. Le richieste d’asilo sono aumentate del 78 per cento (993,600) rispetto allo stesso periodo del 2014 mentre il numero di sfollati interni è salito di 2 milioni, fino a circa 34 milioni. Considerato che il report si riferisce solo alle persone protette dall’UNHCR (il numero totale, che comprende anche chi non riceve la protezione dell’Agenzia, sarà disponibile solo a metà 2016), il 2015 potrebbe essere l’anno in cui le persone costrette a fuggire supereranno i 60 milioni per la prima volta. Ad oggi, una persona su 122 è stata costretta ad abbandonare la propria casa.
L’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres ha dichiarato: “Le migrazioni forzate hanno una grande influenza sui nostri tempi. Toccano le vite di milioni di esseri umani come noi – sia quelli costretti a fuggire che quelli che forniscono loro riparo e protezione. Non c’è mai stato così tanto bisogno di tolleranza, compassione e solidarietà con le persone che hanno perso tutto”.
Al di là delle statistiche principali, il report mostra un peggioramento delle condizioni in diverse aree chiave. La percentuale di rimpatri volontari, che indica il numero di rifugiati che hanno la possibilità di tornare a casa e misura lo stato dei conflitti a livello mondiale, ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre decenni (circa 84,000 persone, contro le 107,000 dello stesso periodo un anno fa). In pratica, chi diventa rifugiato oggi ha le probabilità di tornare a casa più basse degli ultimi 30 anni. Anche il nuovo numero di rifugiati è aumentato vertiginosamente: circa 839,000 in soli 6 mesi, equivalente a una media di circa 4,600 persone costrette ogni giorno ad abbandonare il proprio paese. La guerra in Siria rimane la crisi che crea il maggior numero di rifugiati e sfollati interni. Ad ogni modo, il rapporto sottolinea che, anche escludendo dal calcolo tale conflitto, la tendenza generale è quella di un aumento delle migrazioni forzate in tutto il mondo. Un maggior numero di rifugiati bloccati in esilio, aumenta di conseguenza la pressione sui Paesi che li accolgono, una situazione che, se non gestita adeguatamente, può portare anche all’aumento del risentimento nei confronti dei rifugiati e favorire la politicizzazione del tema. Nonostante questi rischi, la prima metà del 2015 è stata caratterizzata anche da una straordinaria generosità:  considerando i rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR (i palestinesi sono sotto il mandato della nostra organizzazione sorella UNRWA), la Turchia è il Paese che, in assoluto, ne ospita il maggior numero al mondo, con 1.84 milioni di rifugiati sul suo territorio al 30 giugno. Il Libano, invece, con 209 rifugiati ogni 1.000 abitanti, ospita il maggior numero di rifugiati rispetto alla propria popolazione. L’Etiopia è il Paese che spende di più in rapporto alla dimensione della sua economia, con 469 rifugiati per ogni dollaro del suo PIL (per capita, a parità del potere d’acquisto). Nel complesso, la maggior parte della responsabilità globale di ospitare i rifugiati continua ad essere sostenuta da Paesi confinanti con le zone di conflitto, molti dei quali sono in via di sviluppo. Il flusso di persone che raggiungono l’Europa attraversando il Mediterraneo in imbarcazioni è presente solo parzialmente nel rapporto, in quanto gli arrivi sono aumentati soprattutto nella seconda metà del 2015, al di fuori del periodo di riferimento del Mid Year Trend. Nei primi sei mesi del 2015, la Germania è stato il Paese che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo del mondo, 159.000, numero che si avvicina al totale delle richieste del 2014. Il secondo Paese è la Federazione Russa, con 100.000 richieste, soprattutto da parte di persone che fuggono dal conflitto in Ucraina.
 

Migranti, poveri e missione: a Roma il presepe vivente missionario

Roma - Oltre 150 figuranti, 20 capanne, una mostra di presepi etnici, un musical: è il più grande Presepe Vivente Missionario d’Italia, dedicato quest’anno al tema dell’accoglienza dei migranti. Si terrà nella sede romana della Comunità Missionaria di Villaregia, nella riserva naturale di Decima Malafede, a Monte Migliore domenica 27 dicembre e sabato 2 gennaio 2016. L’evento sarà dedicato quest’anno al tema dell’accoglienza e della misericordia, nella cornice del Giubileo indetto da Papa Francesco: una rappresentazione musicale infatti farà da sfondo all’evento, per far riflettere sull’importanza di accogliere gli ultimi e i dimenticati. Arrivando nella sede della Comunità sarà possibile passeggiare tra le botteghe artigiane della Betlemme ai tempi di Gesù. Si parte dal censimento dei soldati romani fino ad arrivare alla ‘sfilata’ dei Magi; non mancheranno animali e attrazioni per i più piccoli, per trascorrere un pomeriggio all’insegna del Natale ma anche della solidarietà. Perché l’intero ricavato della manifestazione – ingresso ad offerta libera – andrà a sostenere la missione del Messico, dove la Comunità missionaria di Villaregia opera dal 1998.
 

Reggio Calabria: il natale multietnico

Reggio Calabria - Celebrazioni natalizie e Giubileo della Misericordia sono alle porte: non due, ma quattro appuntamenti di grazia per i nostri immigrati. Il primo, martedì 15 dicembre. Il Vescovo di Reggio Calabria-Bova, Mons. Giuseppe Fiornini Morosini alle 17.30 ha dato inizio al Giubileo a S. Agostino, aprendo nella Chiesa di Sant’Agostino una delle quindici porte sante, distribuite nell’intera diocesi. Un significativo gesto di attenzione della nostra Chiesa locale verso gli immigrati; a S. Agostino, infatti, fa capo, oltre che la parrocchia, anche una “Missione con cura d’anime” che è come una seconda parrocchia per il servizio pastorale dei cattolici di altra lingua e cultura, mentre per il servizio assistenziale caritativo, ossia per le opere di misericordia materiale e spirituale, vi opera il Centro di ascolto “G. B. Scalabrini”. Dopo pochi giorni, domenica 20 dicembre, alle ore 17.00 è stata la volta del Natale multietnico per gli immigrati cristiani: i diversi gruppi etnici cattolici o di altra denominazione cristiana, assieme a noi italiani, si sono alteranti per presentare qualcosa del Natale come si svolge nelle loro terre. Un evento ormai tradizionale, ma quest’anno ha avuto qualche variante. E’  infatti iniziato proprio nella piazza con l’annuncio profetico di una grande luce che sta per sorgere all’orizzonte dell’umanità; e questa luce si farà particolarmente luminosa quanto si spalancherà la porta della chiesa e si entrerà con canti e danze. Si sono alternati i diversi gruppi etnici sul presbiterio col loro abbigliamento tipico delle grandi occasioni e hanno fatto ascoltare  i canti che a loro sono più cari e gli auguri natalizi nella loro lingua. Natale per gli Orientali è nel mese di gennaio  non il 25 dicembre come per noi della Chiesa Latina: in quei giorni, per gli immigrati dell’Est Europeo, verrà un sacerdote del loro stesso Paese, per rinfrescare la loro fede con qualche breve catechesi e celebrare la Divina Liturgia secondo il loro antichissimo rito. Per la prima volta possono avere questa soddisfazione anche i copti egiziani, la maggior parte dei quali è ospite da molti mesi presso l’Unitas Catholica ed altre strutture di accoglienza aperte in Provincia di Reggio Calabria. E finalmente la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, domenica 17 gennaio, ma anche qui con una bella variante a confronto degli scorsi anni, perché si è opportunamente scelta questa data come giorno del Giubileo dei Migranti e Rifugiati: perciò, quest’anno, non si celebrerà a S. Agostino, ma nella piazza antistante ci si radunerà alle 17.00 per procedere processionalmente con canti e preghiere per la Cattedrale dove si entrerà attraverso la Porta Santa e si parteciperà alla celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo. (Bruno Mioli)
 

Un calcio al pregiudizio: lo sport come strumento di integrazione

Roma - Con il patrocinio dell’Università degli Studi Roma Tre, le associazioni Antigone e Progetto Diritti hanno costituito la polisportiva Atletico Diritti, creando una squadra di calcio composta da studenti universitari, immigrati e detenuti che, dalla stagione 2014-2015, è iscritta al campionato di terza categoria.  All’esperienza di Atletico Diritti è stato dedicato il film documentario “Frammenti di libertà” del regista Alessandro Marinelli che sarà presentato questa mattina nell’Aula Magna del Rettorato con Demetrio Albertini (ex calciatore) e Nicolò Zanon (giudice costituzionale).

Mons. Galantino: la realtà dell’immigrazione in Italia

Roma - Ciò che appare sulla stampa italiana sui temi dell'immigrazione spesso non coincide con la realtà. In Italia gli stranieri rappresentano un 8 o 9% della popolazione ma secondo un recente sondaggio demoscopico gli italiani li stimano in addirittura un 40%. A dirlo è stato il Segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenuto alla Camera dei Deputati ...