Primo Piano

GMM: cinquemila migranti a San Pietro sotto la Croce di Lampedusa

Roma - Le ostie preparate dai detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera saranno consacrate domenica 17 gennaio, a San Pietro, dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i Migranti e gli itineranti, che celebrerà la santa messa in occasione del Giubileo dei migranti, organizzato dalla Fondazione Migrantes e dagli uffici diocesani Migrantes del Lazio, proprio il giorno in cui ricorre la 102esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il tema, scelto da Papa Francesco per questa occasione, è “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. 
«Mentre in tutte le parrocchie italiane si pregherà per e con i migranti e, in particolare, si cercherà di coniugare accoglienza e misericordia, nello spirito del Giubileo, a Roma, domenica 17 gennaio, oltre 5.000 migranti parteciperanno all’Angelus del Papa e, insieme, poi passeranno dalla Porta santa per partecipare alla celebrazione eucaristica in San Pietro», ricorda Monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. «Sotto lo sguardo e la protezione della Croce di Lampedusa, i migranti affideranno a Dio, ricco di misericordia, il cammino e le sofferenze di tanti fratelli e sorelle rifugiati in fuga da guerre e disastri ambientali», conclude Monsignor Perego .
Il cardinale Vegliò, durante la messa che celebrerà alle ore 13, consacrerà le ostie prodotte al carcere di massima sicurezza di Opera da tre detenuti: tre persone che hanno commesso omicidi, ma che hanno seguito un percorso di consapevolezza e di redenzione personale, con l’aiuto e il sostegno dei sacerdoti del carcere. Un progetto ideato dalla “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus”, che si inserisce nel percorso di conversione e redenzione giubilare voluto da Papa Francesco. Spiega Arnoldo Mosca Mondadori, fondatore della “Casa dello Spirito e delle Arti”: «Le ostie, che nascono da mani che hanno ucciso e che verranno consacrate in San Pietro, testimoniano che il bisogno di essere salvato dall’amore di Cristo è per ogni uomo e non soltanto per chi sta scontando una pena in carcere e che, spesso, ha già ritrovato una profonda consapevolezza degli errori commessi». La misericordia si concretizza, in questo modo, attraverso la conversione dei cuori di chi ha compiuto un atroce delitto.
E per dare un senso più profondo a questa giornata, arriverà a San Pietro anche la Croce di Lampedusa – altro progetto della “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus” – realizzata con le assi di legno provenienti dai barconi su cui hanno viaggiato i migranti, benedetta da Papa Francesco il 9 aprile 2014 e da quel giorno in viaggio attraverso l’Italia, grazie a una “staffetta spirituale”, guidata da volontari, che unisce parrocchie, monasteri, carceri e ospedali.

Mons. Zuppi: “i mondi chiusi restano senza futuro”

Bologna -  “Oggi sentiamo la gioia di essere in tanti, diversi, eppure riuniti nella stessa famiglia. Non ospiti. Non colleghi, ma fratelli, cercatori assieme di questo re di amore, viandanti tutti in questa unica casa comune che è la terra. Perché siamo tutti come i magi cercatori di speranza”. A dirlo è stato ieri l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, celebrando la “Messa dei popoli” nella cattedrale di San Pietro.
“Dio- ha detto il presule davanti alle tante comunità etniche presenti - si manifesta. È misericordia: apre il suo cuore alla nostra miseria! Gli uomini curano tanto l’apparenza, spesso nascondono il cuore e mostrano quello che non sono. Dio mostra la sua luce perché la nostra vita non sia nel buio. Non ci abbaglia. Infatti tutta la luce di cui parla il profeta Isaia è quella di un bambino. Dio si manifesta nella debolezza degli uomini. Gli uomini invece si impongono, pensano che essere grandi significhi non dipendere da nessuno… Noi cerchiamo le cose importanti nei luoghi che danno successo, forza, potere. La luce i magi la trovano in periferia, a Betlemme”.
Per il presule “tutte le genti sono chiamate”: “se dimentichiamo questo facilmente entriamo nella logica di Erode” aggiungendo poi che l’Epifania “la vede chi cerca, chi va per strada! Non ci mettiamo in cammino perché abbiamo tutte le risposte e le sicurezze. La paura consiglia sempre di rimandare. Dobbiamo rischiare come i magi che non se ne stanno nascosti nelle loro case, ma seguono la stella e cercano il re dei giudei che è nato. Non restano a discutere tra di loro, a confrontarsi, a chiacchierare, ad aspettare sempre qualcosa o qualcuno. E vale anche per noi: se non smettiamo di confrontarci inutilmente, spesso solo per vanità, per difendere il nostro protagonismo, il personale potere, non troviamo niente di nuovo e restiamo senza speranza. I mondi chiusi restano senza futuro”.
 

Migrantes Torino: oggi la Festa dei Popoli

Torino - Questa mattina alle 12.00, presso la chiesa del Santo Volto a Torino, l'arcivescovo mons. Cesare Nosiglia presiede la Festa dei Popoli, l’annuale celebrazione con le comunità immigrate, volontari e operatori impegnati nell’attenzione di fratelli e sorelle che arrivano da altri Paesi...

Il Card. Scola domani a pranzo ospita una famiglia di 9 palestinesi musulmani

Milano - Domani mercoledì 6 gennaio, alle ore 11.00, in Duomo, l’Arcivescovo di Milano il Cardinale Angelo Scola presiederà la Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore. Al termine il porporato pranzerà in Curia con una famiglia di profughi palestinesi. Ospite sarà la famiglia Hamdawi, composta da nove persone, in Italia da 8 mesi. Sono musulmani di origine palestinese: gli antenati fuggirono nel 1948 in Iraq a causa della guerra.
A raccontare il lungo peregrinare che li ha fatti approdare a Milano, è Khaled, il figlio maggiore: «Nel 2008 eravamo a Baghdad, dove mio padre era titolare di un grande garage. Più volte minacciato, ha deciso di andare via dopo che tutte le persone che lavoravano nel garage sono state uccise per ritorsione. La confusione nel Paese ci ha indotto a fuggire. Da Baghdad siamo andati a Erbil per circa quattro mesi» Gli Hamdawi comprendono che, a causa della loro origine, rimanere in Iraq è problematico. Approdano in Siria. «Non potevamo tornare in Palestina - ammette Khaled - e nemmeno restare in Iraq, ci avrebbero uccisi». Anche in Siria, però, la permanenza non è possibile: il viaggio tribolato prosegue allora in Turchia. Qui la vita è ancora più difficile: subiscono furti, non hanno casa, finiscono a vivere in una tenda, in otto per due anni: «Nel campo eravamo in duemila». Ecco il primo approdo in Italia: nel 2010 sono a Riace Superiore, in Calabria. Ottengono una casa per un certo periodo, ma poi l’espulsione. «Non parlavamo l’italiano, avevamo difficoltà e non la cittadinanza, quando siamo usciti dall’Italia non sapevamo dove andare - ricorda Khaled -. Per due settimane abbiamo dormito in stazione a Roma, poi siamo partiti per la Svezia, dove abbiamo chiesto asilo politico come rifugiati. Lì siamo rimasti un anno e poi, quando è nata la mia ultima sorella, siamo tornati in Italia, ancora in Calabria, vicino a Palmi. Siamo stati lì per un altro anno, finché non abbiamo avuto tutti i documenti».
 La famiglia è allora partita per la Danimarca, dove è rimasta due anni e mezzo. E poi di nuovo in Italia: «All’aeroporto della Malpensa per tre notti abbiamo dormito in strada. Poi ci hanno mandato alla Stazione Centrale di Milano e ci hanno detto che lì c’era un progetto per l’accoglienza dei migranti...». E l’incontro con Casa Suraya: «Ci siamo rimasti otto mesi, poi siamo andati a Cinisello Balsamo, presso una casa della parrocchia - riprende il giovane -. Siamo da un mese e possiamo rimanere per un anno e mezzo».
Il desiderio ora è quello di costruirsi un futuro: «I miei fratelli hanno cominciato ad andare a scuola, io e mio padre cerchiamo un lavoro. Vogliamo inserirci, voglio anche riprendere a studiare». Per quello che è accaduto nell’ultimo anno in Italia la gratitudine è immensa. Il bene ricevuto si tramuta in bene donato: «A Casa Suraya è come se avessimo una famiglia: è un onore andare dall’Arcivescovo. Ci basta trascorrere tempo con lui...».
 

Card. Bagnasco su migranti: “servono processi di integrazione”

Genova-  “Penso che le amministrazioni, a diversi livelli, debbano individuare dei percorsi e non soltanto degli interventi puntuali e mirati che potrebbero anche essere saltuari. Servono processi di integrazione non soltanto di assistenza secondo l’ordine pubblico ed il benessere generale”. Lo ha affermato il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, a chi gli ha chiesto – riferisce il SIR - un commento sulla proposta del Comune di Milano di dare alcune centinaia di euro alle famiglie milanesi disponibili ad ospitare nelle loro case migranti richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.
“L’opera di accoglienza intelligente e certamente anche generosa – ha detto ancora il porporato – è un valore che appartiene alla nostra cultura italiana”; per questo “lodo tutte quelle famiglie e quelle comunità cristiane che, come ha ricordato il Santo Padre, si aprono in modo intelligente per dare ospitalità ed integrazione perché l’assistenza non basta”. Per il Cardinale Bagnasco, infatti, “ci vuole anche un processo di integrazione” perché “l’accoglienza, pur necessaria, da sola è insufficiente”.
 

Prato: una festa dei popoli che celebra il Giubileo degli immigrati

Prato – “Ormai è diventata una tradizione molto sentita perché suggestiva e coinvolgente. È la Festa dei popoli che quest’anno, in occasione dell’Anno Santo, diventa il Giubileo degli immigrati”. Così la diocesi di Prato presenta  l’appuntamento di domani, giorno dell’Epifania promosso  da mons. Santino Brunetti, vicario episcopale per i migranti e direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, che ha invitato a partecipare tutte le comunità cattoliche straniere presenti in Diocesi. Hanno confermato la propria presenza cinesi, pakistani, nigeriani, romeni, polacchi, cingalesi e filippini. Tutti, con i rispettivi cappellani, parteciperanno alla messa presieduta dal vescovo, mons.  Franco Agostinelli in cattedrale alle 15,30. Canti e preghiere saranno recitati nelle varie lingue delle nazionalità presenti.
La celebrazione sarà presieduta da una solenne processione con partenza alle 15,15 da piazza San Domenico verso il Duomo con i partecipanti vestiti con i costumi e gli abiti tipici dei loro paesi.
 «Da molti anni a Prato anticipiamo la giornata mondiale del migrante e del rifugiato festeggiandola il 6 gennaio, per l’Epifania – spiega monsignor Santino Brunetti – ci sembra il momento più adatto, perché quello è il giorno della manifestazione di Dio a tutti i popoli, di ogni razza e di ogni cultura. In lui – aggiunge il sacerdote – tutti possono riconoscersi figli dello stesso padre».
Poi il momento più atteso da grandi e piccini. Al termine della messa tutti si ritroveranno in piazza Duomo per vivere insieme la rappresentazione dell’Epifania: i Magi a cavallo arriveranno a rendere omaggio alla Sacra Famiglia nella capannuccia sistemata sul sagrato della cattedrale.
Come negli anni scorsi non mancheranno i figuranti vestiti da pastori con tanto di animali come capre, pecore, mucche e asini al seguito. Una scena folkloristica molto suggestiva che attira sempre la curiosità dei pratesi. In piazza ci sarà anche il vescovo Franco Agostinelli per un’altra tradizione: la benedizione di tutti i bimbi con la statuina di Gesù Bambino, alla quale seguirà il bacio all’immagine sacra tipica dei nostri presepi.
 

Migrantes: parlare con i bambini di Intercultura con un videogioco educativo

Roma - La formazione all’Intercultura è una dimensione irrinunciabile dell’educazione dei bambini e sempre più necessaria per un sano e positivo confronto con le altre culture nella nostra società globalizzata. Il progetto educativo  ‘Il MONDO IN GIOCO’, promosso dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con l’associazione MamApulia, vuole educare all’incontro con l’altro, ed è destinato ai bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni, utilizzando metodologie e finalità proprie per questa fascia di età.
Insegnare a scuola ad accogliere la differenza e porre le basi della consapevolezza al rifiuto di ogni forma di intolleranza e discriminazione, per comprendere i grandi temi globali sociali, cercando di suscitare atteggiamenti empatici nei bambini diviene doveroso oggi, perché la scuola rappresenta il luogo nel quale i bambini sperimentano e vivono le differenze culturali, di lingua, tratti somatici, riferimenti religiosi, tradizioni, gesti e modi del linguaggio non verbale. Attraverso un innovativo percorso ludico-formativo, l’edugame “IL MONDO IN GIOCO” affronta le differenze culturali, spirituali, materiali e immateriali delle diverse civiltà. Con l’avvio e la sperimentazione di questa metodologia di apprendimento, la Fondazione Migrantes desidera contribuire ad una formazione che dia un volto interculturale alla scuola italiana di oggi, garantendo, a partire dal dettato costituzionale (libertà d’insegnamento e libertà d’accesso, artt. 33 e 34), la trasmissione di valori capaci di convivenza civile e democratica in un contesto sempre più plurale, europeista, mondiale. Con il progetto “MONDO IN GIOCO”, la Fondazione Migrantes ha inteso inaugurare, accanto ai già consolidati ambiti di ricerca e di intervento, un nuovo fronte di approfondimento e di supporto all’educazione interculturale: che favorisce una ‘cultura dell’incontro’, spesso richiamata da Papa Francesco.
 
 

Parma: domani Festa dei Popoli

Parma - Domani, in occasione della solennità dell’Epifania, nella Cattedrale di Parma la solenne celebrazione per la festa dei Popoli.  A presiedere la celebrazione il vescovo mons. Enrico Solmi  con la partecipazione di fedeli provenienti da altri Paesi che animeranno la funzione con riti, canti e preghiere delle loro terre. Al termine della celebrazione è previsto un momento di festa con i cibi e i prodotti delle terre d’origine dei presenti. L’iniziativa è promossa dagli Uffici diocesani Migrantes, Centro Missionario e Caritas.
 

Alba: iniziative in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Alba - Quest’anno la “Festa dei popoli” ad Alba non si terrà il 6 gennaio, festa dell’Epifania. “E stato deciso di concentrare impegno e attenzione” – spiega il direttore Migrantes, don Paolo Rocca - alla “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”, che si celebrerà in tutte le parrocchie domenica 17 gennaio. In preparazione a questa giornata mercoledì 13 gennaio un incontro e riflessione sul tema “Migranti e rifugiati” al quale interverranno il vescovo di Asti, mons. Francesco Guido Ravinale, attualmente amministratore apostolico della Diocesi di Alba e delegato della Conferenza episcopale del Piemonte e Valle ‘Aosta; Sergio Durando, direttore regionale della Migrantes, l’avvocato Roberto Costamagna, studioso di problematiche europee e Rosy Prekalori, mediatrice culturale di Cuneo. “Anche nel nostro territorio – dice oggi don Rocca al quotidiano “La Stampa” - vivono molti immigrati in difficoltà, che non vogliamo dimenticare. Ma in questa occasione desideriamo concentrarci per offrire un contributo alla sensibilizzazione della Chiesa e della comunità civile sui problemi di rifugiati e profughi, nel solco tracciato da Papa Francesco”.
 

Terra Santa: accanto ai rifugiati per mostrare la misericordia di Dio

St. Gallen - L’incontro con i rifugiati in Giordania e quanti soffrono del clima di conflitto e d’instabilità̀ politica ed economica della regione sarà al centro della visita che quest’anno compirà il Coordinamento Terra Santa (HLC2016), il gruppo di vescovi europei, nord-americani e sud-africani, che dagli anni novanta ogni anno visita le varie comunità cristiane presenti in Terra Santa. 
L’HLC2016 prenderà avvio il 7 gennaio prossimo con una due giorni a Gaza, dove i vescovi incontreranno la piccola comunità cristiana locale, celebrando la messa nella parrocchia della Sacra Famiglia, visitando la scuola gestita dalle Sorelle del Santo Rosario e vari altri progetti volti ad aiutare la popolazione locale a ritrovare una parvenza di ‘normalità’ dopo il conflitto del 2014.
Successivamente, dopo una breve sosta a Betlemme, dove i vescovi incontreranno la comunità di Beit Jala, recentemente provata dalle conseguenze, non solo materiali ma anche e soprattutto sociali, che sta recando la confisca di alcuni loro terreni per la costruzione del muro di separazione nella Valle di Cremisan, si trasferiranno in Giordania (10-14).
Lì, i vescovi del HLC rivolgeranno la loro attenzione ai rifugiati, fuggiti per lo più dalle situazioni di conflitto in Siria e in Iraq. 
Ad accompagnare i vescovi europei e a rappresentare il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, che nel settembre 2015 ha celebrato la sua annuale assemblea plenaria proprio in Terra Santa compiendo un pellegrinaggio ai luoghi della vita, morte e risurrezione di Gesù e che ha permesso d’incontrare in diverse occasioni la chiesa locale a Mi’ilya, Gerusalemme e Betlemme, così come il Presidente d’Israele, Reuven Rivlin, e il Presidente della Palestina, Mahmud Abbas, sarà mons. Duarte da Cunha, Segretario generale del CCEE.
“Ritornare in Terra Santa dopo l’Assemblea plenaria del CCEE vuole essere un segno ed una risposta alla promessa fatta alle comunità visitate nel settembre scorso: quella di non abbandonarle, e di mostrare la continua premura della Chiesa in Europa per le comunità cristiane in Terra Santa”, afferma mons. Da Cunha. “Vuole essere un segno ed un invito alle nostre comunità europee a riprendere i pellegrinaggi, che costituiscono un elemento molto importante nel processo di riconciliazione tra le varie comunità locali. Non solo i pellegrinaggi permettono una ripresa dell’economia locale necessaria per lo sradicamento della povertà, nutrimento per il progredire dei fondamentalismi, ma è anche e soprattutto lotta contro l’isolamento, contro l’indifferenza. Nell’anno della misericordia, indetto da Papa Francesco, vogliamo portare alle comunità che visiteremo, e in particolare ai rifugiati in Giordania - prosegue da Cunha -, il nostro messaggio di misericordia, attraverso la testimonianza della nostra vicinanza nell’ascoltare le loro gioie e le loro speranze, le loro sofferenze e le loro angosce, per abbattere il muro d’indifferenza, che la frenesia del nostro vivere quotidiano, troppo spesso innalza di fronte a quest’umanità ferita”.
 

Italiani all’estero: 90mila trasferimenti nel 2014 per la Camera di Commercio di Monza

Monza - Sono 45mila gli under 40 che nel 2014 hanno lasciato l’Italia e trasferito la propria residenza all’estero, chi per cercare fortuna, chi per inseguire un lavoro, una passione o una nuova carriera. Immigrati, expat, foreign professionists con meno di 40 anni rappresentano la metà circa del totale dei trasferimenti di residenza che gli italiani hanno registrato nel corso del 2014 (circa 90mila trasferimenti, in aumento rispetto al 2012 del 30,7%). Il dato emerge da elaborazioni dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat.
Per i giovani, si tratta in pratica di 3,3 trasferiti all’estero ogni mille under 40, in aumento del 34,3%. Milano è prima con quasi 3.300 cambi di residenza verso l’estero effettuati da italiani nella fascia d’età compresa tra 18 e 39 anni, seguita, per numeri assoluti, da Roma (2.949), Napoli (1.885) e Torino (1.653). Se prendiamo in considerazione però i trasferimenti degli italiani all’estero in rapporto al totale dei residenti italiani under 40 – spiega la Camera di Commercio - si parte di più da Bolzano, Imperia, Trieste, Pavia e Como.
Foggia, Taranto e Caserta le province dove il rapporto è più basso: meno di 2 ogni mille under 40 hanno trasferito la propria residenza all’estero. Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Spagna sono i principali Paesi di destinazione per gli italiani under 40.
La crescita in due anni dei trasferimenti all’estero per gli italiani under 40 è del 34,3%. In numeri assoluti si tratta di oltre 11mila trasferimenti in più. Si registrano elevate differenze a Roma (863 trasferimenti in più rispetto al 2012), Palermo (829), Napoli (757) e Milano (451). Diminuiscono invece i trasferimenti in due anni a Belluno, Rimini, Vibo Valentia, Vercelli, Potenza, Novara e Verbano–Cusio- Ossola.
 

Khalid: 2 anni, il primo profugo annegato dell’anno

Milano - Khalid aveva due anni. Del 2016 appena inaugurato si è portato negli occhi il colore dell’abisso. Khalid è il primo profugo annegato nel Mediterraneo all’inizio di un anno cominciato com’era finito, nel modo peggiore. Il suo corpo è stato issato a bordo da pescatori che incrociavano nell’Egeo alla ricerca di un buon punto nel quale gettare le reti non lontano dall’isola di Gaidaro. Khalid era in fuga con la mamma ventottenne ed altri 35 rifugiati. Tutti salvi, tranne lui. Ce l’avevano quasi fatta, poi il vecchio legno salpato dalla vicina Turchia è andato a infrangersi contro le scogli. L’impatto ha fatto come esplodere il barcone, andato in mille pezzi mentre i 36 migranti venivano sbattuti contro la scogliera. Non ce n’è uno che non abbia riportato ferite serie. Dieci sono in gravi condizioni. Khalid era sparito tra i rottami. Dopo lo schianto lui già non c’era più.
A darne notizia è stata l’ong Moas (Migrant offshore aid station), con base a Malta. Se in queste ultime settimane la situazione non è stata perfino peggiore lo si deve proprio allo sforzo dell’organizzazione umanitaria maltese che ha avviato l’operazione di "Postazione di soccorso in mare per migranti", appunto Moas, che  è stata la missione di prevenire le morti in mare fornendo assistenza ai migranti che attraversano il Mar Mediterraneo, su barconi privi di ogni dotazione di sicurezza. Grazie alla nave da spedizione Phoenix, lunga 40 metri, due droni, due gommoni a scafo rigido e una squadra di soccorritori con personale sanitario di provata esperienza, Moas è in grado di localizzare, monitorare e assistere i profughi in difficoltà.
Protagonista di questa storia è Regina Liotta, nata e cresciuta a Reggio Calabria ed oggi moglie dell’imprenditore americano Cristopher Catrambone, che si occupa di assicurazioni anche in teatri di guerra. Il progetto è diretto da Martin Xuereb, ex Capo di Stato Maggiore di Malta, affiancato da un Consiglio direttivo composto da professionisti con competenze varie. I coniugi Catambrone sono stati indicati dalla rivista Foreign Policy tra i 100 "global thinker", ovvero personalità che con il loro impegno e la loro ispirazione contribuiscono a cambiare il mondo.
Le autorità turche, spesso nel mirino perché sospettate di non fare abbastanza per fermare i trafficanti, ieri hanno diffuso il bilancio dei soccorsi nel 2015. La Guardia costiera di Ankara ha salvato 86.462 migranti, il 570% in più rispetto al 2014, secondo quanto riportato dal quotidiano Hurriyet. Durante le operazioni sono stati arrestati 143 trafficanti. Circa 24.100 degli 86.462 profughi sono stati salvati proprio al largo di Smirne. Non si hanno notizie dei procedimenti giudiziari, né un bilancio delle operazioni di prevenzione contro il traffico di migranti. (Nello Scavo)
 

Napoli: il 6 gennaio la Befana dei migranti in Duomo

Napoli – “La tragedia dei tanti immigrati che tentano la sorte attraversando il mare nostrum a bordo di barconi di fortuna alla mercé di tanti sfruttatori è ancor più grave quando vede tra i protagonisti i bambini. Scene che purtroppo si ripetono con una frequenza notevole. Per questo motivo quest’anno abbiamo voluto dedicare soprattutto a loro la giornata dell’Epifania. Abbiamo raccolto circa 300 giocattoli per consentire loro di trascorrere una giornata all’insegna della pace e della serenità”. Così il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori di Napoli. Michele Cutolo,  parla della “Befana dei migranti”, una iniziativa alla quale prenderà parte il cardinale Crescenzio Sepe. L’iniziativa si svolgerà mercoledì prossimo, 6 gennaio, nell’Auditorium della Curia Arcivescovile di Napoli, dopo la celebrazione della messa delle ore 11,00. Durante la manifestazione MCL, insieme al direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes don Pasquale Langella  distribuirà dei giocattoli ai bambini delle comunità degli immigrati che vivono in città. “Un segnale – aggiunge il presidente mcl di Napoli -  di dialogo tra le tante culture che convivono pacificamente nella nostra città dove vivono migliaia di migranti”.
 

Ismu: acquisizioni di cittadinanza in aumento

Milano - Nel biennio 2013-2014 sono 231mila gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, di cui 130mila nel 2014 (mentre nel 2012 erano poco più di 60mila). Il numero degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana è superiore al numero dei migranti sbarcati sulle nostre coste nello stesso biennio. La continua crescita delle acquisizioni di cittadinanza, in particolare di quelle riconducibili a interi gruppi familiari – informa l’Ismu -  non solo testimonia un miglioramento sul fronte dell’inclusione nella società italiana degli immigrati, ma attesta che stiamo assistendo a un processo di stabilizzazione della popolazione immigrata nel nostro Paese (processo confermato anche dall’elevato numero di ricongiungimenti familiari che rappresentano il 40% degli ingressi del 2014 e dalla crescita costante dei soggiornanti di lungo periodo, che rappresentano il 57% dei non-comunitari).  Tra il 2008 e il 2013 circa 1 nuovo italiano ogni 4 (24%) era in età inferiore ai 15 anni, con una punta del 30% nel 2013 (ultimo anno disponibile). 
Nel 2014 delle 130mila acquisizioni di cittadinanza quasi 36mila hanno riguardato la Lombardia, 20mila il Veneto, 16mila l’Emilia Romagna, 12mila il Piemonte, 9mila il Lazio, poco più di 7mila la Toscana, 5mila le Marche, 4mila il Friuli-Venezia Giulia. Agli ultimi posti il Molise e la Basilicata con 175 e 176 acquisizioni. Rapportando i valori regionali ai rispettivi residenti stranieri risulta che in Val d’Aosta ha acquisito la cittadinanza più di uno straniero ogni 20, in Trentino e in Veneto uno ogni 25, seguono il Friuli (uno ogni 27), le Marche (uno ogni 30), la Lombardia (uno ogni 32), l'Emilia Romagna (uno ogni 33), il Piemonte (uno ogni 35). Agli ultimi posti la Campania, con una acquisizione di cittadinanza ogni 116 residenti stranieri, e la Basilicata con uno ogni 100.
Rispetto alle altre nazioni europee, nel 2013 (ultimi dati disponibili), l’Italia si posiziona al quarto posto con 101mila acquisizioni, dietro alla Germania (115mila), alla Gran Bretagna (208mila) e alla Spagna (226mila), per un totale di 985mila nuovi cittadini europei.
 

Papa Francesco all’Angelus: gli uomini “hanno chiuso la porta in faccia” a Gesù

Città del Vaticano - Gli uomini “hanno chiuso la porta in faccia al Figlio di Dio”. Lo ha detto ieri, seconda domenica dopo Natale e prima domenica dell’anno nuovo, Papa Francesco all’Angelus, invitando a “spalancare la porta del nostro cuore” a Gesù.
Nel commentare il Prologo del Vangelo di san Giovanni, il Pontefice ha sottolineato “la drammaticità della Incarnazione del Figlio di Dio”, dono d’amore al quale “fa riscontro la non accoglienza da parte degli uomini”.
La Parola “è la luce – ha osservato il Papa–  eppure gli uomini hanno preferito le tenebre; la Parola venne tra i suoi, ma essi non l’hanno accolta” e “hanno chiuso la porta in faccia al Figlio di Dio”. È “il mistero del male che insidia anche la nostra vita e che richiede da parte nostra vigilanza e attenzione perché non prevalga”, il monito del Papa che ha citato a riprova una frase del Libro della Genesi: il male è “accovacciato davanti alla nostra porta”.
“Guai a noi – ha messo in guardia – se lo lasciamo entrare; sarebbe lui allora a chiudere la nostra porta a chiunque altro. Siamo invece chiamati a spalancare la porta del nostro cuore alla Parola di Dio, a Gesù, per diventare così suoi figli”.
 

Palermo: Festa dei Popoli il 6 gennaio

Palermo - Ancora sbarchi nel nostro porto di Palermo. Continua la strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti  che nel 2015 sono più che raddoppiati: da 1600 a oltre 3.700 di cui almeno 730 sono bambini. E' questo il senso del lungo telo che simboleggia il mar Mediterraneo, che da mare di speranza diventa spesso mare di morte. Un telo portato dai bambini,  quale segno di speranza.
Anche se l’Europa trova sempre risorse per bombardare, e non trova risorse per salvare vittime innocenti. Ora sembra che – a fronte della minaccia terroristica – si  trovi come giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo.
Continua invece l’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie, realizzando “un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire, percorsi e progetti di cooperazione internazionale. Ancora una volta la Chiesa costruisce un gesto concreto, che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le persone, nella prospettiva di una ‘cultura dell’incontro’ che sola rigenera le nostre città”.
La stella della speranza è portata da alcun giovani arrivati con i barconi,  indica la via che conduce "verso un mondo migliore.  Alcune famiglie con i loro bambini, in rappresentanza dei cinque continenti, sono il segno visibile che la speranza inizia dai bambini.
Seguono alcune religiose non italiane rendono palese la loro presenza nascosta, silenziosa  ed operosa nei tanti servizi alla persona.
Il sei gennaio alle ore 11,00 nella nostra cattedrale di Palermo, nella festa della manifestazione del Signore a tutti i popoli, si rinnoverà la bellezza  della Pentecoste ed ogni lingua innalzerà la lode al Signore: bambini, ragazzi, giovani, uomini e donne dei cinque continenti ed in particolare gli ospiti dalla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, introdurranno la processione d'ingresso per la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Arcivescovo Padre Corrado Lorefice.
Ogni lingua darà lode al Signore con canti, danze ed inni per esprimere l'unica fede in Gesù Cristo. Nella celebrazione verranno utilizzate più di 10 lingue diverse. I canti saranno eseguiti dalla corale interculturale "Arcobaleno di popoli". Una coreografia sarà curata dal centro culturale Tamil. Il canto d'inizio in lingua spagnola, “caminaré”, ci invita a camminare nella luce, nella fede e nell'amore. (p. Sergio Natoli)
 
 

Portopalo di Capo Passero: il pallone siciliano più a sud di Tunisi

Capo Passero - Tra i principali punti di approdo di migranti, in arrivo dalla coste nordafricane tra il 2000 e il 2013. Portopalo di Capo Passero, comune di quattromila anime situato al di sotto del parallelo di Tunisi, ha soccorso e assistito decine di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie. Un piccolo borgo agricolo e marinaro dove il volontariato è un’attività svolta attivamente da una larga percentuale di residenti. Da Portopalo sono passati anche giovani alla ricerca del sogno di diventare calciatori. Come Mahmoud, approdato nell’estate del 2006, giocatore della nazionale Under 18 dell’Eritrea. Fuggito dal suo Paese al compimento della maggiore età, per evitare una chiamata alle armi che avrebbe significato tanti anni di servizio militare nella polveriera permanente del Corno d’Africa, Mahmoud scese dalla motovedetta indossando la maglia della nazionale brasiliana e stringendo un piccolo album fotografico.
All’interno i suoi ricordi di giovane calciatore, convocato nella nazionale juniores dell’Eritrea per un torneo, in Danimarca, dove fu tra i protagonisti. Un suo gol portò in finale l’Eritrea.
Quell’allungo sulla fascia sinistra, repentino ed irresistibile, il dribbling a rientrare sul difensore norvegese e la staffilata di destro, nell’angolino più lontano, lo raccontò più volte, non nascondendo l’emozione. Prima di imbarcarsi per l’Italia, Mahmoud era passato dalla Libia e dal campo di raccolta di Kufra, a un migliaio di chilometri da Bengasi. La sua fuga si sarebbe dovuta concludere in Inghilterra dove viveva un suo zio che gli aveva promesso un provino con il Southampton. A Portopalo il giovane eritreo restò due settimane, prima del trasferimento in Puglia. È rimasto in Sicilia, invece, Shalom Arnaud Sounhauie, ivoriano di venticinque anni, centrocampista possente e dai piedi buoni, tesserato quest’anno dal Portopalo Calcio, piccola società parrocchiale presieduta da un giovane e instancabile parroco, don Gianluca Manenti, capace di fondare in poco tempo una scuola calcio con una sessantina di bambini. “Shalom è un centrocampista che mi ricorda Marcel Desailly – dice Corrado Lentinello, braccio destro di don Manenti –. Purtroppo un infortunio al ginocchio lo ha fermato per un po’. Speriamo di recuperarlo presto”. Shalom vive a Siracusa. Da quattro anni ha ottenuto il permesso di soggiorno e lo status di rifugiato. A Portopalo si stanno adoperando per trovargli un lavoro stabile. Ma non è facile. «Mi spiace non poter dare una mano ai miei compagni, qui sono stato accolto molto bene – dice il giovane ivoriano –: spero di tornare presto per dare il mio contributo in campo». (Sergio Taccone -  Avvenire)
 

Germania: novità nelle MCI.

Francoforte - Fra Antonio Gelsomino, operativo nella diocesi di Fulda dal mese di settembre, ha fatto il suo ingresso ufficiale a Fulda nella chiesa St. Paulus domenica 29 novembre 2015 ed a Stadtallendorf domenica 13 dicembre. Don Fabio Seccia, da Pfarrvikar diventato in dicembre Pfarrer, ha fatto il suo ingresso ufficiale alla MCI Darmstadt nella nuova carica di parroco domenica 6 dicembre, presente il responsabile diocesano per la pastorale delle Comunità d’altra madre lingua il Prälat Domdekan Heinz Heckwolf. Dal 1.01.2016 P. Anto Rados diventa parroco della MCI di Hannover, dove lavora già da ottobre. Il suo ingresso ufficiale avrà luogo domenica 17 gennaio, alle ore 16,00 nella St. Marien-Kirche. Don Stanislao Maciak, dal primo di dicembre nominato nuovo missionario di Berlino, farà l’ingresso ufficiale domenica 24 gennaio, alle ore 10,00, nella chiesa Heilig Kreuz, la chiesa dove ha la sede la Missione.