Atene - Nuovo naufragio di migranti nel Mar Egeo al largo di Samos: stando a quanto riferito dalla Guardia costiera greca, sono almeno 12 le persone morte, tra cui otto bambini. Secondo quanto riferito dalle autorità greche, 10 persone sono riuscite a mettersi in salvo. Ora è in corso un'operazione di salvataggio per ritrovare una ventina di persone date per disperse, stando alla testimonianza di uno dei superstiti. Ai soccorsi ha partecipato anche un'imbarcazione di Frontex. Nove persone sono state salvate: cinque di loro erano aggrappate all'imbarcazione, mentre quattro erano in acqua. E in Europa dopo la legge approvata sulla Danimarca sulla confisca dei beni, le quote per i richiedenti asilo introdotte in Austria, anche la Svezia si prepara a espellere o rimpatriare fra 60mila e 80mila delle 163mila persone che hanno chiesto asilo del 2015. Lo ha riferito il ministro dell'Interno svedese, Anders Ygeman, in un'intervista rilasciata al quotidiano Dagens Industri. Il governo teme che molti dei migranti proveranno a nascondersi e per questo, riporta Dagens Industri, la polizia intensificherà il suo lavoro per trovarli ed espellerli.
Primo Piano
Lampedusa: l’hotspot si trasforma in carcere
Lampedusa - Da un mese e mezzo sono trattenuti sull’isola di Lampedusa, a causa del loro rifiuto di rilasciare le impronte digitali agli agenti di polizia. Per i migranti arrivati sull’isola tra la fine dello scorso mese di novembre e i primi di dicembre i confini dell’isola sono le mura di un carcere a cielo aperto. “Guantanamo” la chiama un eritreo che non riesce a trovare una spiegazione a quello che sta accadendo. Per tutti l’Italia dovrebbe essere terra di passaggio, luogo di transito verso altre e più desiderabili mete europee. C’è chi ha amici insediatisi in Svezia, chi vorrebbe ricongiungersi con i parenti integratisi in Gran Bretagna. Pur facendo parte degli stranieri “desiderati”, non credono alla storia della “relocation”, il famigerato meccanismo di ricollocamento nei paesi Ue che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere quote di richiedenti asilo di tre nazionalità (iracheni, siriani ed eritrei), bypassando i vincoli del Regolamento di Dublino. Centonovanta: il dato dei profughi effettivamente ricollocati dall’Italia verso altri paesi Ue mostra più di ogni discorso il fallimento del sistema voluto dalle istituzioni europee per alleggerire il peso dei flussi migratori sui paesi di frontiera, Italia e Grecia, in cambio di un maggiore rigore nelle procedure di identificazione. Gli eritrei di Lampedusa non conoscono i dati, ma hanno ascoltato le storie di chi li ha preceduti nel nostro Paese. Racconti di connazionali arrivati sul finire dell’estate e abbandonati al loro destino appena superato lo scoglio lampedusano. Non hanno solcato mari e deserti infuocati, affrontato i pericoli del viaggio e superato gli orrori dell’Isis per essere abbandonati in mezzo a una strada. Ecco perché hanno protestato lo scorso dicembre, sfilando per le vie dell’isola al grido “no fingerprints!” Una protesta che si è ripetuta poco dopo Capodanno, quando un gruppo di loro ha dormito al freddo, sotto la pioggia, nella piazza antistante alla Chiesa di San Gerlando, mentre donne e bambini trovavano riparo all’interno del tempio. La risposta governativa è stato il trasferimento nel Cie di Trapani di 7 stranieri, ritenuti, forse, i leader della protesta. Non hanno fatto in tempo a partecipare all’apertura delle due porte giubilari dell’isola, quella del Santuario della Madonna di Porto Salvo e la Porta d’Europa, che si sono svolte sabato 16 e domenica 17 gennaio. Per loro si sono aperte soltanto le porte di una cella, dove ad alcuni sono state prelevate le impronte, probabilmente con metodi più convincenti. (Luca Insalaco)
Un genocidio dimenticato
Roma - Dello sterminio nei lager il popolo zingaro non ha memoria. “Non ne parla mai, nessuno ha voglia di ricordarlo, rom e sinti non celebrano la giornata del 27 gennaio. Sanno che c’è stata una persecuzione nei loro confronti, ma c’è poca coscienza collettiva”. A dirlo è Carla Osella, sociologa e presidente di Aizo (Associazione italiana zingari oggi), che ha svolto una ricerca sul campo durata 7 anni, raccolta nel libro Rom e sinti. Il genocidio dimenticato (Tau, 2013). Un opera completa uscita nella collana dei “Quaderni” Migrantes e che racconta un vero e proprio massacro. “Nella cultura rom – dice Osella in una intervista al fattoquotidiano.it - i morti sono sacri e il sacro diventa una specie di tabù, se ne deve parlare il meno possibile. Solo i più colti affrontano l’argomento. Il grido di dolore lo vivono nella lotta per la sopravvivenza e non per lo sterminio. Un atteggiamento legato alla loro condizione precaria e fatalista. Ma è importante che ricordino la persecuzione nazista, significa dare dignità a un popolo che ha pagato ingiustamente con la vita. Dovrebbero diventare più coraggiosi e dare voce a questo dramma”.
Papa ai circensi: voi siete fautori di bellezza
Città del Vaticano – “Voi siete fautori di bellezza, voi fate la bellezza e la bellezza fa bene all’anima”. Con queste parole pronunciate a braccio ai circensi presenti in piazza San Pietro per l’Udienza generale del Mercoledì.
“Saluto gli artisti e operatori del circo e li ringrazio per la loro gradita esibizione”, ha detto il Papa: “voi siete fautori di bellezza, voi fate la bellezza e la bellezza fa bene all’anima. La bellezza ci avvicina a Dio, ma dietro questo spettacolo di bellezza, quante ore di allenamento ci sono! Andate avanti, continuate, grazie”, ha concluso.
Il 14 gennaio scorso, il Papa aveva voluto “regalare” a circa 2000 poveri di Roma la possibilità di assistere ad uno spettacolo del circo di Rony Roller Circus. Un dono offerto al Papa dagli artisti del Circo, “che - sottolineava una nota Vaticana – con costanza, impegno e tanti sacrifici riescono a creare e a donare bellezza a se stessi e agli altri”. (Raffaele Iaria)
“Saluto gli artisti e operatori del circo e li ringrazio per la loro gradita esibizione”, ha detto il Papa: “voi siete fautori di bellezza, voi fate la bellezza e la bellezza fa bene all’anima. La bellezza ci avvicina a Dio, ma dietro questo spettacolo di bellezza, quante ore di allenamento ci sono! Andate avanti, continuate, grazie”, ha concluso.
Il 14 gennaio scorso, il Papa aveva voluto “regalare” a circa 2000 poveri di Roma la possibilità di assistere ad uno spettacolo del circo di Rony Roller Circus. Un dono offerto al Papa dagli artisti del Circo, “che - sottolineava una nota Vaticana – con costanza, impegno e tanti sacrifici riescono a creare e a donare bellezza a se stessi e agli altri”. (Raffaele Iaria)
UNHCR: 550 milioni di dollari per le operazioni umanitarie in favore dei rifugiati e migranti in Europa
Ginevra – Non si arresta il flusso di persone che cercano rifugio in Europa in fuga dai conflitti in Medio Oriente e in altre aree. UNHCR e OIM e circa 65 altre organizzazioni hanno lanciato a Ginevra un appello ai donatori per 550 milioni di USD necessari per continuare a sostenere la risposta umanitaria a questa crisi. Con una cifra record di 60 milioni di persone in fuga nel mondo, con ripercussioni sempre più gravi sui paesi del nord del mondo, il 2015 ha visto più di un milione di rifugiati arrivare in Europa via mare. Circa 850.000 di queste persone si sono imbarcate in Turchia alla volta della Grecia, e la maggior parte ha continuato il viaggio attraverso i Balcani, verso Austria, Germania, Svezia e altri paesi europei, sottolinea una nota. L’appello mira a “trovare finanziamenti per le operazioni umanitarie del 2016 in tutti i paesi coinvolti, attraverso un piano che vede circa la metà dei fondi destinati alla Grecia”. Le operazioni umanitarie includeranno: attività di assistenza e protezione nei luoghi di arrivo, compresa l’identificazione delle persone più a rischio, registrazione e fornitura di ripari, acqua, servizi sanitari ecc., attività volte a rafforzare le capacità dei soccorritori in prima linea, come guardia costiera, guardie di frontiera e polizia, e attività di supporto per le comunità coinvolte. L’appello include anche assistenza nelle procedure di ricollocamento, reinsediamento ed altre soluzioni regolari.
Profughi all’opera per pulire Cesena
Cesena - Tutti parlano del problema dei profughi, pochi di loro come risorsa. Un esempio di migranti che, in attesa di veder riconosciuto lo status di rifugiato, si dedicano al volontariato arriva da Cesena. Undici giovani profughi della Nigeria hanno aderito infatti al progetto "Attiviamoci per Cesena", per dare volontariamente il loro contributo alla pulizia di alcune aree verdi della città romagnola. L’adesione è stata ufficializzata nel corso di un incontro in Comune, alla presenza del sindaco Paolo Lucchi e dell’assessore ai Servizi per le persone Simona Benedetti.
Gli undici ragazzi si affiancano agli altri 30 profughi richiedenti protezione internazionale, accolti a
Cesena dal Comune, attraverso la collaborazione solidale di vari enti e associazioni di tendenze e culture diverse, come l’Azienda servizi alla persona Cesena Valle Savio, Arci solidarietà, San Vincenzo De Paoli, Fondazione Opera Don Dino e Cooperativa Cils, che da quasi un anno puliscono alcune fra le più importanti aree verdi. I 41 profughi non sono soli in questa benefica opera di volontariato civile, ma operano insieme a 43 cittadini cesenati. Il progetto, coordinato da Matteo Gaggi dell’Unione dei comuni cesenati, sta facendo "scuola" sul territorio. Così hanno iniziato la stessa attività di volontariato nella manutenzione del verde anche 5 profughi accolti a Mercato Saraceno e 17 a Bagno di Romagna. In Comune i profughi hanno sottoscritto in modo simbolico il "patto civico", ricevendo in cambio gli attrezzi per la manutenzione del verde: giubbotto, palette e ramazze.
Gli undici ragazzi si affiancano agli altri 30 profughi richiedenti protezione internazionale, accolti a
Cesena dal Comune, attraverso la collaborazione solidale di vari enti e associazioni di tendenze e culture diverse, come l’Azienda servizi alla persona Cesena Valle Savio, Arci solidarietà, San Vincenzo De Paoli, Fondazione Opera Don Dino e Cooperativa Cils, che da quasi un anno puliscono alcune fra le più importanti aree verdi. I 41 profughi non sono soli in questa benefica opera di volontariato civile, ma operano insieme a 43 cittadini cesenati. Il progetto, coordinato da Matteo Gaggi dell’Unione dei comuni cesenati, sta facendo "scuola" sul territorio. Così hanno iniziato la stessa attività di volontariato nella manutenzione del verde anche 5 profughi accolti a Mercato Saraceno e 17 a Bagno di Romagna. In Comune i profughi hanno sottoscritto in modo simbolico il "patto civico", ricevendo in cambio gli attrezzi per la manutenzione del verde: giubbotto, palette e ramazze.
Acli: una scelta di civiltà la lotta al caporalato
Roma - Ancora lavoratori, prevalentemente stranieri, sfruttati nelle campagne della piana di Sibari pagati un euro al giorno, minacciati e costretti ad una condizione di semi schiavitù. Quello di lunedì è in ordine di cronaca solo l'ultimo caso denunciato dalla Guardia di Finanza della provincia di Cosenza nel corso di controlli per contrastare il fenomeno del caporalato e della intermediazione illecita di manodopera. «Ci chiediamo - commenta il Responsabile nazionale delle Acli per l'Immigrazione Antonio Russo - per quanto tempo ancora dovremo assistere al ripetersi di un fenomeno che nutre i circuiti della malavita organizzata e dell'illegalità offendendo la dignità umana e del lavoro. Quali e quante responsabilità si sommano tra chi lucra sulla vita dei lavoratori e chi si trincera dietro imbarazzanti “non immaginavo o non sapevo”. “Certo - continua Russo - se il legislatore sostituisse le quote di ingresso con un regolare permesso di soggiorno per ricerca lavoro, già faremmo un apprezzabile passo avanti. Attraverso questo provvedimento, oltre ad infliggere un duro colpo ai caporali, si favorirebbe l’emersione del lavoro irregolare con tutto ciò che questo ne conseguirebbe. Mettere fine alla piaga del caporalato - conclude il Responsabile delle Acli per l’Immigrazione - è senz’altro prima che un dovere una scelta di civiltà in una fase storica in cui, a seconda delle situazioni, i diritti umani appaiono declassati al rango di mere scelte facoltative».
Card. Montenegro: non sempre l’accoglienza è vista come una modalità per prepararci a un mondo diverso e nuovo”.
Città del Vaticano – La politica finora ha dato “segni di una chiusura di occhi e di cuore". A dirlo questa mattina il Card. Francesco Montenegro rispondendo, nella sala stampa della Santa Sede, alle domande dei giornalisti sulla ipotesi della Unione Europea di annullare
Schengen e sulle sue timidezze di fronte agli sbarchi di
immigrati. Per il porporato se si spostano popolazioni intere vuol dire che “la storia sta cambiando, non possiamo rimpiangere un passato, ma guardare al futuro, speriamo
che la politica faccia le scelte giuste". Per Montenegro "non sempre l’accoglienza è vista come una modalità per prepararci a
un mondo diverso e nuovo”.
Card. Montenegro: aprirsi alle diverse forme di povertà
Città del Vaticano – “Quando ci si apre a una dimensione più completa che è quella evangelica - quella che esige che si ascolti e si metta in pratica - la fede diventa esperienza gioiosa e contagiosa, arricchente e stimolante”. E’ quanto ha detto oggi il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e membro del Pontificio Consiglio “Cor Unum, presentando, nella Sala Stampa della Santa Sede, il messaggio di Papa Francesco per la Quaresima. Il porporato ricorda di aver sperimentato questo ad esempio, a Lampedusa durante gli sbarchi di migliaia di persone e in tante altre comunità che hanno “accolto la sfida di aprirsi alle diverse forme di povertà del territorio. Lo stiamo sperimentando con i seminaristi chiamati a fare le esperienze pastorali in realtà segnate dal dolore e dalla povertà o con tanti giovani volontari che hanno voglia di mettersi in gioco per costruire percorsi nuovi in cui annuncio e testimonianza camminino di pari passo. È chiaro che non è semplice perché talune volte bisogna fare i conti con una mentalità che è consolidata e che – ha etto il card. Montenegro - difficilmente si apre al nuovo; però nella mia piccola esperienza mi sento di dire che è una strada possibile e, soprattutto, è quanto ci chiede Gesù nel Vangelo, se pensiamo, ad esempio, al discorso sul giudizio finale nel capitolo 25 di Matteo. Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia e su ciò che abbiamo fatto nei confronti dei più piccoli”. Allora, per il Card. Montenegro - il tempo di quaresima “può essere un’occasione importante per riflettere sul modo in cui viviamo la fede e l’invito a vivere le opere di misericordia costituisce un modo – come dice il Papa – “per risvegliare le nostre coscienze spesso sopite dal peccato o dall’indifferenza”. (R.I.)
27 gennaio: Giorno della memoria: il ricordo del genocidio delle famiglie rom
Roma - Primo Levi, nel racconto ‘Lo zingaro’, ambientato tra le baracche di Auschwitz, ci ha aiutato a ricordare il dramma di Grigo, giovane rom di 19 anni, tra coloro che vissero e morirono nel lager. Nel giorno della memoria, anche quest’anno il ricordo di tutte le vittime del genocidio razziale non può trascurare lo sterminio delle persone e famiglie rom. Gli studi storici ogni anno aggiungono al dramma numeri, volti e storie delle violenze e delle morti nei diversi Paesi europei. Anche in Italia non si possono dimenticare i campi di concentramento dei rom realizzati dopo le leggi razziali a Perdasdefogu (Nuoro), ad Agnone (Campobasso), dove molti furono i morti di stenti e di fame, a Tossicia, ai piedi del Gran Sasso. Persone e famiglie rom saranno internate anche a Ferramonti (Cosenza), a Poggio Mirteto (Rieti), nel manicomio dell’Aquila, a Gries (Bolzano). Dopo l’8 settembre del 1943, molti rom liberati dai Carabinieri si uniranno ai partigiani e daranno un contributo significativo, spesso dimenticato, alla Resistenza e alla nascita della democrazia in Italia. “Nel giubileo della misericordia, questi paesi e città italiane diventano le tappe di un pellegrinaggio per chiedere perdono, ma anche per non dimenticare la memoria di un genocidio nato dal razzismo. Un pellegrinaggio che ci aiuta anche a superare paure e pregiudizi che purtroppo ancora crescono nei confronti dei rom, ma anche dei migranti oggi, e che possono rischiare di sfociare in nuove forme di violenze e di razzismo”, ricorda Mons. Gian carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
21 Luglio e Popica auspicano intervento della giustizia sportiva per affermazioni calciatore De Rossi
Roma - In seguito all’ “insulto” rivolto dal calciatore della Roma Daniele De Rossi nei confronti dell’attaccante croato della Juventus Mario Mandzukic («Muto, zingaro di m…»), in occasione della partita di calcio tra le due squadre giocata domenica sera a Torino, Associazione 21 luglio e Popica Onlus, organizzazioni impegnate nella promozione dei diritti umani di rom e sinti in Italia, auspicano un pronto intervento da parte della giustizia sportiva, così come avvenuto solo pochi giorni fa in occasione della lite tra gli allenatori di Napoli e Inter, Maurizio Sarri e Roberto Mancini. “L’ingiuria rivolta da De Rossi a Mandzukic, ripresa dalle telecamere e diffusa dai media e sul web, si connota per l’utilizzo di un linguaggio improprio e altamente offensivo che ha come conseguenza ultima quella di arrecare un danno alle persone appartenenti alla comunità rom e sinta e di contribuire a diffondere pregiudizi e stereotipi negativi nei loro confronti”, si legge in una nota sottolineando che la parola “zingaro”, infatti, è “un eteronimo imposto dalla società maggioritaria nei confronti di un gruppo che non si definisce così. Il termine è percepito come offensivo dai rom e dai sinti che vivono nel nostro Paese e, nel tempo, ha acquistato una accezione fortemente negativa, paragonabile a un insulto razziale come ‘negro’, per citare un esempio”. Quello che avvenuto domenica sera allo Juventus Stadium giunge a pochi giorni dai pesanti insulti rivolti dall’allenatore del Napoli Sarri al tecnico interista Mancini.
Parole, che hanno creato una “forte ondata di indignazione, che sono costate al tecnico partenopeo due giornate di squalifica in Coppa Italia, sebbene il giudice sportivo non abbia considerato l’aggravante discriminatoria”, prosegue la nota aggiungendo che di fronte ai fatti di Torino, le due associazioni si attendono dalla giustizia sportiva “una risposta almeno dello stesso livello, in modo da scoraggiare, in futuro, comportamenti simili da parte dei protagonisti del mondo del calcio e porre un deciso argine alla diffusione di sentimenti ostili e incitanti all’odio, che non possono e non devono trovare spazio nelle cronache domenicali dello sport più amato e seguito nel nostro Paese”.
Profughi: Whirlpool e Croce rossa italiana per i centri di accoglienza
Roma – Fornire elettrodomestici in diversi centri di accoglienza della Croce Rossa Italiana. E’ quanto prevede la convenzione tra l’azienda di elettrodomestici Whirlpool e la Croce rossa italiana (Cri) a favore dei profughi. L’incontro di presentazione del progetto è previsto per domami, alle ore 11, presso la sede centrale della Croce rossa italiana, in via Toscana 12 a Roma. Interverranno Esther Berrozpe Galindo, presidente di Whirlpool Emea (Europe, Middle east, Africa) e Francesco Rocca, presidente di Croce rossa italiana.
Papa Francesco: la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani
Città del vaticano - “La Quaresima di questo Anno Giubilare è un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di
misericordia”. E’ quanto scrive Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima diffuso oggi dal titolo “Misericordia io voglio e non sacrifici. Le opere di misericordia nel cammino giubilare”.
“Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati – spiega il papa - quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante.
Per Papa Francesco “resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno. Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Quest’ascolto – scrive nel messaggio presentato nella sala Stampa della santa sede - operoso ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa Sposa, nell’attesa della sua venuta”.
“Non perdiamo – è l’invito del Papa - questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!”: “È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo”. (R. Iaria)
misericordia”. E’ quanto scrive Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima diffuso oggi dal titolo “Misericordia io voglio e non sacrifici. Le opere di misericordia nel cammino giubilare”.
“Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati – spiega il papa - quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante.
Per Papa Francesco “resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno. Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Quest’ascolto – scrive nel messaggio presentato nella sala Stampa della santa sede - operoso ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa Sposa, nell’attesa della sua venuta”.
“Non perdiamo – è l’invito del Papa - questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!”: “È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo”. (R. Iaria)
Parlamento UE: in agenda la legge danese su asilo e rifugiati
Bruxelles – La legge in materia di asilo e di rifugiati, progetto controverso proposto dal governo danese, è stato al centro della discussione ieri in commissione per le Libertà civili e gli affari interni del Parlamento europeo. Il progetto “prevede la possibilità per le autorità danesi di sequestrare beni di valore dei rifugiati al fine di pagare il loro soggiorno in Danimarca”, chiarisce una nota dell’Eurocamera.
Card. Bagnasco: una nuova politica migratoria in Europa
Roma - L’Europa e l’Onu devono “farsi carico della responsabilità di individuare e consolidare soluzioni che vadano alla radice di situazioni, che gettano un’ombra pesante sulla stessa civiltà”. E’ quanto ha detto oggi il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, aprendo i lavori del Consiglio Permanente.
L’arcivescovo di Genova – che ha dedicato al tema dell’immigrazione un intero paragrafo della prolusione introduttiva – ha evidenziato la necessità di “una nuova politica migratoria in Europa, affinché i Paesi dell’Unione non si chiudano, limitando la libera circolazione e riducendo l’impegno condiviso dell’accoglienza”. È un pericolo da scongiurare anche attraverso una politica delle migrazioni, che non si limiti a segnalare problemi e pericoli, ma li rilegga alla luce della situazione demografica, economica, culturale e sociale dell’Europa”. Da qui l’invito alle comunità ecclesiali, al mondo dell’associazionismo e della cooperazione, a fare in modo che “i molteplici segni di accoglienza in atto sollecitino la politica locale e nazionale”. Ad oggi sono oltre 27mila coloro che sono ospitati nelle strutture ecclesiali, anche in risposta all’appello di Papa Francesco dello scorso 6 settembre. È comunque “necessario superare – ha quindi aggiunto il Card. Bagnasco - soluzioni affidate solo alla generosità di singoli e di organismi, favorendo un’accoglienza diffusa, che sappia accompagnare e valorizzare la presenza di tanti fratelli e sorelle nei quali si riflette – come in ogni bisognoso – il volto stesso del Signore”. (Raffaele Iaria)
L’arcivescovo di Genova – che ha dedicato al tema dell’immigrazione un intero paragrafo della prolusione introduttiva – ha evidenziato la necessità di “una nuova politica migratoria in Europa, affinché i Paesi dell’Unione non si chiudano, limitando la libera circolazione e riducendo l’impegno condiviso dell’accoglienza”. È un pericolo da scongiurare anche attraverso una politica delle migrazioni, che non si limiti a segnalare problemi e pericoli, ma li rilegga alla luce della situazione demografica, economica, culturale e sociale dell’Europa”. Da qui l’invito alle comunità ecclesiali, al mondo dell’associazionismo e della cooperazione, a fare in modo che “i molteplici segni di accoglienza in atto sollecitino la politica locale e nazionale”. Ad oggi sono oltre 27mila coloro che sono ospitati nelle strutture ecclesiali, anche in risposta all’appello di Papa Francesco dello scorso 6 settembre. È comunque “necessario superare – ha quindi aggiunto il Card. Bagnasco - soluzioni affidate solo alla generosità di singoli e di organismi, favorendo un’accoglienza diffusa, che sappia accompagnare e valorizzare la presenza di tanti fratelli e sorelle nei quali si riflette – come in ogni bisognoso – il volto stesso del Signore”. (Raffaele Iaria)
Card. Bagnasco: “nessuno può rassegnarsi a una cultura dell’indifferenza”
Roma - Nel 2015 sono continuati gli arrivi di migranti che – in fuga da guerre, disastri ambientali, miseria e persecuzioni politiche e religiose – si sono riversati specialmente sulle coste della Grecia e dell’Italia. La “persistenza dei viaggi della disperazione e delle atrocità che si continuano a perpetrare contro i cristiani e le altre minoranze religiose ed etniche, non deve provocare l’assuefazione nell’opinione pubblica mondiale”. A dirlo è stato oggi pomeriggio il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo i lavori del Consiglio Permanente della CEI.
Per il porporato davanti alle tragedie umane, che si “consumano” quotidianamente nella vita di “questi fratelli, nessuno può rassegnarsi a una cultura dell’indifferenza. Sembra anche che vi sia una singolare differenza di reazione emotiva e politica rispetto a morti e vittime, quasi che la loro dignità dipendesse da classi o caste diverse a seconda dei Paesi di provenienza!”. (R.I.)
Per il porporato davanti alle tragedie umane, che si “consumano” quotidianamente nella vita di “questi fratelli, nessuno può rassegnarsi a una cultura dell’indifferenza. Sembra anche che vi sia una singolare differenza di reazione emotiva e politica rispetto a morti e vittime, quasi che la loro dignità dipendesse da classi o caste diverse a seconda dei Paesi di provenienza!”. (R.I.)
Tratta: da oggi incontri in vista della Giornata Mondiale di preghiera
Roma – Dal oggi al 31 gennaio si svolgerà a Roma il II incontro di coordinamento della Rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone: saranno a Roma le suore rappresentanti delle diverse Reti continentali membri di Talitha Kum. Talitha Kum, dall’aramaico “fanciulla, io ti dico, alzati”, mette in rete, favorendo la collaborazione e l’intercambio di informazioni, donne e uomini consacrati in 70 paesi. Nasce nel 2009 dal desiderio condiviso di coordinare e rafforzare le attività contro la tratta promosse dalle consacrate nei cinque continenti. Le 30 suore che parteciperanno all’incontro – si legge in una nota di dell’Unione internazionale superiore generali – lavoreranno, nei primi giorni, per coordinare le attività, rafforzare il networking e definire le linee strategiche della Rete per i prossimi anni. Dal 28 al 30 si susseguiranno incontri con Fondazioni, Istituzioni della Chiesa cattolica e altre organizzazioni per implementare la collaborazione per un’azione sempre più efficace contro il traffico di persone. Momento cruciale sarà la presentazione in anteprima dell’e-book “Manuale di formazione Talitha Kum”, per religiose impegnate in azioni di prevenzione del fenomeno e di assistenza alle vittime previsto il 29 gennaio pomeriggio presso la Casina Pio in Vaticano. Il Manuale sarà disponibile on line sul sito di Talitha Kum, in italiano e in inglese, a partire dall’8 febbraio, Giornata mondiale di preghiera contro la tratta.
Giornata delle Memoria: un convegno per ricordare le vittime rom e sinti
Roma - Tra le vittime delle persecuzioni nazifasciste, che si ricordano il 27 gennaio di ogni anno in occasione della Giornata della Memoria, si stima vi siano tra i 500.000 e 1,5 milioni di rom e sinti. Il confino, la deportazione e l’internamento di rom e sinti caratterizzarono profondamente anche il nostro Paese e riguardarono dapprima gli “zingari” stranieri che vivevano nei pressi delle frontiere italiane, in particolare in Istria. Da lì, queste persone furono deportate soprattutto nei luoghi di confino e internamento presenti in Sardegna, come quello di Perdasdefogu, così come in altre località sul territorio nazionale. Stessa sorte toccò poi agli “zingari” di nazionalità italiana. Tra di loro numerose erano le donne. Per ricordare le loro storie e quelle delle loro famiglie, la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la Cild (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), in collaborazione con l’Associazione 21 luglio promuovono il 27 gennaio il convegno sul tema “La deportazione e l'internamento. Storie di donne rom durante il fascismo”. All’incontro interverranno Luigi Manconi, Presidente Commissione Diritti Umani del Senato; Rosa Corbelletto, Università degli Studi di Torino; Licia Porcedda, École des hautes études en sciences sociales di Parigi; Ivana Nikolic, Attivista rom. I lavori, coordinati da Carlo Stasolla dell’Associazione 21 Luglio, saranno conclusi da Patrizio Gonnella, Presidente CILD.
Spettacolo viaggiante: l’esperienza italiana al Forum delle organizzazioni cristiane
Monaco – La settimana scorsa a Montecarlo, in occasione del 40mo Festival del Circo, abbiamo partecipato al Forum Internazionale delle organizzazioni cristiane incontrando i direttori nazionali dell'Europa cattolica e protestante che rivolgono il loro servizio pastorale alle famiglie del luna park e del circo. In occasione di questo incontro ci è stato chiesto di illustrare il modo di rapportarci con gli amici itineranti in stretta collaborazione nel loro cammino di fede e del progetto di scolarizzazione. Il confronto con le altre realtà è sempre arricchente e gratificante, per noi una esperienza nuova e unica: conoscere cammini diversi. Un buon successo la nostra presentazione e relazione apprezzata da tutti i direttori. Oltre agli incontri del Forum due momenti indimenticabili per diverse emozioni: la celebrazione ecumenica sotto lo chapiteaux che ospita il Festival Internazionale del Circo. Un momento di preghiera ecumenico molto bello. Alla celebrazione hanno partecipato tantissime persone e molti artisti, alcuni di loro hanno offerto un saggio della loro arte. La serata di gala al circo indimenticabile, un susseguirsi di emozioni per le straordinarie esibizioni e coreografie degli artisti. (Monica e Flaviano Ravelli)
Cmc: Ciclo di incontri su Immigrazione e Integrazione
Milano - La polveriera del Medio Oriente e l'emergenza profughi, il flagello dell'Isis, gli attentati a Parigi, Beirut, Tunisi, San Bernardino. Echi di quella che Papa Francesco chiama “guerra mondiale a pezzi”. In un mondo sempre più globalizzato non c'è niente che possa essere considerato come “lontano”. Il confronto con l'altro è ormai un tema ineludibile, ma di fronte al quale prevalgono lo smarrimento e la paura. E per fare i conti con questi stati d'animo non possono bastare le analisi degli esperti, le promesse dei politici o le garanzie di maggiori controlli per garantire più sicurezza. Occorre qualcosa di certo su cui fondare l'esistenza, qualcosa che aiuti la vita a ritrovare una direzione di marcia. Occorre guardare a chi costruisce spazi di socialità nuova, luoghi dove le diverse identità si incontrano e si esprimono, a partire dalla convinzione che per ogni uomo il rapporto con l'altro è una dimensione costitutiva. Il Centro Culturale di Milano, insieme a Nocetum, Vita, Progetto Arca, Casa della Cultura Islamica, Cooperativa Martinengo e con la collaborazione di Dialoghi di Vita buona, propone un ciclo di incontri che vogliono valorizzare realtà che si muovono in questa prospettiva, persone e opere dove fiorisce l'umano come bene per tutti. Si parte mercoledì 3 febbraio con un incontro sul tema “Immigrati, risorsa per Milano e per l’Europa?” (ore 18,30 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino) con interventi di Gian Carlo Blangiardo, Demografo, docente nell’Università degli Studi di Milano; Francesco Wu, Presidente Unione Imprenditori Italia-Cina; Mahmoud Asfa, Direttore della Casa della Cultura Islamica. A seguire interventi di comunità ed esperienze coordinate dal giornalista Giorgio Paolucci.
Pe gli altri appuntamenti www.centroculturaledimilano.it
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