Primo Piano

In luglio morti in mare due migranti al giorno

Milano - Spesso li trovano completamente in acqua, ancora vivi, con la disperazione negli occhi. Quando va bene sono invece ancora tutti a bordo, su una carretta del mare alla deriva, un gommone sgonfiato, senza sapere dove si trovano e a quanto distano dalla terra ferma dell’Europa. Con la paura di essere ancora in acque territoriali turche o egiziane e il rischio di dover fare dietro-front. Quando va male invece, e quest’anno succede troppo spesso, li trovano già annegati o in fin di vita. Imbarcati su pescherecci stipati all’inverosimile e se hanno pagato poco e meno degli altri per la traversata costretti a scendere nella stiva. E rimanere lì per giorni. Non solo senza acqua ne cibo ma addirittura anche senza ossigeno. E così il sogno di una vita nuova finisce lì. In fondo al mare. Sono migliaia i morti nel Mediterraneo: solo nel 2016 se ne contano quasi tremila. Per l’esattezza 2.933, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Iom (International organization for migrants). Di questi, 2.505 nel canale di Sicilia e 388 nel Mar Egeo. Più del doppio rispetto a un anno fa. In tutto il 2015 sono infatti state complessivamente 3.200 le persone che hanno perso la vita in mare.
E i numeri purtroppo confermano che si va verso un’altra estate tragica: solo nei primi quindici giorni di luglio sono già 33 i migranti che hanno perso la vita in mare. Una media drammatica: ogni giorno almeno due migranti perdono la vita in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nell’ultimo bollettino ci sono anche due bambini. Avevano due e sei anni: li hanno trovati abbracciati ai loro genitori nella stiva di un peschereccio ormai semiaffondato. Perché sono le famiglie, con bambini ancora piccoli a pagare il prezzo più caro di questa silenziosa strage.
Intanto sabato sono arrivate nel porto di Augusta i 366 migranti salvati dalla nave norvegese Siem Pilot venerdì scorso. Attraversavano il Mediterraneo e puntavano verso l’Italia. Li hanno trovati a bordo di tre gommoni semiaffondati e una barca di legno. Ma almeno 20 persone sarebbero affogate, hanno raccontato i sopravvissuti. Sempre secondo l’Iom - ultimi dati aggiornati a venerdì - sono complessivamente 238.077 i migranti sbarcati in Italia dal 1° gennaio: 4.063 solo dal 6 al 13 luglio. Il Mediterraneo rimane l’unica porta aperta verso l’Europa, dopo la chiusura della rotta balcanica e l’entrata in vigore del tanto contestato accordo Ue-Turchia. Sabato la Serbia ha annunciato la creazione di pattuglie congiunte di polizia ed esercito per intensificare i controlli ai propri confini. Le pattuglie verranno inviate con tutta probabilità alle frontiere con Bulgaria e Macedonia, da dove - nonostante la chiusura della rotta balcanica a marzo negli ultimi tempi è sensibilmente cresciuto il flusso di ingressi illegali di migranti mediorientali, che si affidano a bande di contrabbandieri e trafficanti. Le nuove misure, ha precisato il premier Aleksandar Vucic, verranno adottate senza l’uso della forza e senza costruzioni di muri, sottolineando la ferma determinazione a impedire gli ingressi illegali nel Paese, dove invece potranno entrare coloro che intendono presentare domanda di asilo. (D.F – Avvenire)
 

Cgie: cordoglio per l’attentato di Nizza

Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) esprime “dolore" e “cordoglio" per la violenta strage che ha colpito la città di Nizza e per la Francia messa ultimamente a dura prova da questi atti orribili. "Profondamente scosso da quanto accaduto il Consiglio si stringe con solidarietà e partecipazione al locale Comites di Nizza ed alla comunità ivi residente”, si legge in una nota.
 

La Lateranense accoglie 20 giovani studenti provenienti da Paesi in guerra

Roma - Il 19 luglio, alle 12, presso il Salone delle Conferenze, al Viminale, verrà firmato un Protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Interno e la Pontificia Università Lateranense (PUL), per l'inserimento in percorsi di alta formazione universitaria di 20 giovani studenti, titolari di protezione internazionale, provenienti da Paesi in conflitto, e in particolare da Siria, Iraq ed Eritrea. A siglare l'intesa, che allunga il campo a nuove possibilità di integrazione, saranno il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, e il Magnifico Rettore della PUL, mons. Enrico dal Covolo. Tra i migranti in fuga da Paesi in guerra o da persecuzioni etniche, religiose e sociali sono presenti numerosi studenti che interrompono in maniera forzata il loro percorso di studi universitari. Con questa iniziativa congiunta, il Viminale e la PUL si impegnano dunque a sostenere la formazione di 20 studenti presso le facoltà della Pontificia Università Lateranense, per consentire la frequenza a corsi di laurea o post-laurea. In particolare la PUL sosterrà integralmente, per 8 studenti, i costi relativi all’iter accademico (esenzione delle tasse e contributi universitari), all’utilizzo gratuito dei servizi didattici (biblioteche, centri, mensa) e alla collocazione degli studenti nei Collegi di cui si serve l’Università. L’Amministrazione si impegna a fornire alla PUL una quota forfettaria,  per  12 borse di studio per concorrere ai costi di vitto e alloggio per ciascuno studente. L'Università Pontificia fornirà inoltre ai 20 studenti la disponibilità di un budget annuale per le spese ordinarie e straordinarie e realizzare un corso intensivo di italiano, a settembre, prima dell’inizio dell’Anno accademico previsto per il 3 ottobre 2016.   "La firma di questo Protocollo ha un valore molto importante per tutti noi - spiega il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico - è la dimostrazione che l’accoglienza e l’integrazione sono la strada maestra per affrontare la questione delle migrazioni. E’ vero che esistono tanti problemi e molte emergenze con le quali ci confrontiamo quotidianamente, ma dobbiamo valorizzare tutte le esperienze e le pratiche che vedono nell’integrazione una ricchezza e un’opportunità. La logica del rifiuto e dell’intolleranza non ci porta da nessuna parte - rimarca Bubbico - e, soprattutto, abbiamo già visto che non risolve i problemi. Quando, invece, si stabiliscono collaborazioni virtuose tra istituzioni e società si riescono a realizzare progetti di grande valore, che aprono spazi alla speranza e al futuro". "Anche con questa iniziativa, una convocante Misericordia si fa fraternità storica, risposta concreta all'appello dell'altro e vera opportunità di formazione", sottolinea il Magnifico Rettore della PUL, mons. Enrico dal Covolo. "La collaborazione con il ministero dell'Interno - prosegue il Vescovo - è segno tangibile di un'accoglienza che non si ferma alle necessità dell'oggi ma sa guardare lontano. Abbiamo pregato per questo dono e crediamo molto nel progetto: vogliamo lavorare insieme per vivere i valori del dialogo, dell'educazione e della condivisione, nodi attivi di comunità samaritane nel tempo liquido dei nuovi bisogni e urgenze della storia". "E' stato semplice: alla scuola del Vangelo, apriamo le porte del nostro cuore e della nostra Università - prosegue il Rettore dell'Università Pontificia - per fare un pezzo di strada con i giovani fratelli in fuga dall'Inferno della guerra, delle persecuzioni e del terrorismo. Dedicheremo al tema dei migranti anche le prossime lezioni della Scuola Internazionale di Management Pastorale. Ci interessa la loro storia, gli occhi che hanno sul futuro da costruire. Da noi troveranno una casa e un libro, ma soprattutto l'abbraccio di fratelli con cui condividere esperienze di studio e di vita, crescendo in umanità". "La Misericordia - rimarca mons. dal Covolo - non è un algoritmo: è vicinanza concreta. E' perciò importante affiancare giorno dopo giorno questi 20 studenti che assegnano quote importanti al sogno di cambiare la propria vita. Siamo sempre con i giovani che sanno orientare la speranza. La loro formazione - conclude il Rettore della PUL - è un racconto che vogliamo sia plurale. Non basta togliere le bende e offrire un piatto caldo a 20 fratelli: gli studenti devono ritrovare il sorriso e la libertà, la bellezza di una storia che è nelle mani di Dio, più forte del dolore di ogni cicatrice". Al fine di favorire la reale integrazione nella vita universitaria - già fortemente connotata in senso internazionale e multiculturale - la PUL affida al Cappellano dell’Università, don Mirko Integlia, la funzione di accompagnamento costante dell’attività didattica ed extra-didattica degli studenti accolti e la  funzione di referente del progetto nei confronti del Viminale. Nelle intenzioni delle parti, dunque, la partnership non vuole essere un toolkit che offre solo strumenti pratici ma un terreno di opportunità per la realizzazione accademica di studenti che tornano a vivere la libertà della ricerca e, conseguendo un alto titolo di studio, possono meglio prepararsi all'inserimento nel mondo lavorativo. 
 
 

Card. Bagnasco: “Europa non deve cedere alla paura”

Roma -  “Certamente bisogna alzare il livello di guardia, attenzione e vigilanza per quanto umanamente possibile ma non bisogna cedere alla paura che è un sentimento che smarrisce ulteriormente, non suggerisce delle buone soluzioni e comportamenti corretti e adeguati, anche per situazioni complesse e difficili come queste”. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Angelo Bagnasco, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000 commentando l’attentato di Nizza. “Questo ennesimo episodio di violenza, terrore, follia omicida – ha aggiunto il card. Bagnasco - si inserisce in un contesto generale che deve e desta preoccupazioni e delle riflessioni comunitarie non soltanto di una città o di un Paese ma sempre più dell’Europa. L’Europa non deve assolutamente scoraggiarsi ma continuare a credere in se stessa e allo stesso tempo deve ripensare meglio se stessa, anche sotto la spinta di queste ulteriori minacce al continente europeo e ai suoi valori fondamentali”. “Desidero esprimere a nome mio e dei vescovi italiani – ha sottolineato il card. Bagnasco - la più grande vicinanza al popolo francese e a Nizza in particolare. La nostra preghiera va per le vittime e i loro famigliari segnati da questo profondo dolore
 

#TuNonSaiChiSonoIo: storie di migranti

 
Roma – Parte “#TuNonSaiChiSonoIo”, il progetto giornalistico che racconta, attraverso una serie di video disponibili su Agi.it,  le storie dei tanti migranti arrivati in Italia da Paesi del Mediterraneo, dell'Africa e del Medio Oriente. Il progetto è frutto della collaborazione tra Agi e i giornalisti indipendenti di Next New Media e vedrà come protagonisti i migranti con le loro differenze in termini di vissuto, provenienza, aspettative ed esperienze di integrazione, con le loro paure, speranze e aspettative. E’ Ibrahima, studente guineano di 27 anni, il protagonista del primo racconto. La fuga dalla guerra e la ricerca della libertà; dopo circa un mese di torture, la  decisione di attraversare il deserto passando per Gambia, Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e infine Libia. A Tripoli i momenti più difficili, poi la scelta di affrontare il mare e finalmente l'arrivo in Italia. Qui, grazie al sostegno della Croce Rossa Italiana, Ibrahima non teme più le torture. Il suo sogno è continuare a studiare e lavorare in un’agenzia turistica. #TuNonSaiChiSonoIo è realizzato anche grazie alla collaborazione di Croce Rossa Italiana e di altre realtà del terzo settore, che sosterranno Agi e Next New Media nell'individuazione delle storie e dei protagonisti.
 
 

Attentato a Nizza: cattedrale aperta a amici e familiari vittime

Nizza - La cattedrale di Nizza sarà aperta ininterrottamente, con preti e laici a disposizione dei visitatori per l’accoglienza e l’ascolto, momenti di preghiera e un quaderno bianco messo a disposizione per esprimere domande o “grida di dolore”. E’ probabile che nel fine settimana sarà organizzata una celebrazione interreligiosa. Sono le iniziative della diocesi di Nizza in risposta all’attentato terroristico di ieri notte, con un Tir che ha ucciso 84 persone. “Siamo testimoni di scene di guerre insopportabili – dice il vescovo monsignor André Marceau al quotidiano francese ‘La Croix’ e ripreso in Italia dall’agenzia Sir-. La disumanità è sotto i nostri occhi”. Ieri sera monsignor Marceau era appena rientrato a casa dopo aver lasciato i festeggiamenti in corso alla Promenade des anglais. Appena appresa la notizia della carneficina ha trascorso la notte in bianco per tenersi al corrente degli avvenimenti: “Stamattina le strade di Nizza sono calme, ma è la calma della morte, che fa regnare un clima molto pesante”. Il ruolo della Chiesa in questo momento tragico, precisa, “è dire parole di consolazione, compassione, essere vicini a coloro che soffrono e a chi ha perduto amici o familiari”. “Ma dobbiamo anche stare attenti – avverte -, a non lasciarci sopraffare dall’odio, dalla violenza, dalle discriminazioni o dal ripiegamento su di sé. Bisogna evitarlo ad ogni costo. Stiamo attenti per impedire al nostro dolore ciò che è all’origine di questi fatti”.
 

Migrantes: a Nizza una nuova strage degli innocenti

Roma - A Nizza, città dove numerosa è anche la comunità italiana,  abbiamo assistito a una nuova strage degli innocenti, di civili che sono vittime del terrorismo, ma anche di “una guerra a pezzi” che tocca anche le nostre città. Una strage condannata dalla Chiesa cattolica francese e dal Consiglio mussulmano francese come un “barbaro attacco” e che chiede di intensificare un dialogo in atto, fatto di gesti concreti che purtroppo troppo poco trovano spazio nelle pagine dei giornali, dove si tende – gravissimo errore – a coniugare superficialmente terrorismo e islamismo. Una strage che ancora una volta  segnala la mancata integrazione di un giovane franco-tunisino di seconda generazione, un giovane che tra i tanti che anche in Francia né studiano né lavorano: un tema sociale e culturale non solo francese, ma europeo. Una strage che pone il problema della facilità e della crescita  della vendita delle armi nelle case, nelle famiglie, nelle città (+ 14%). Venerdì nelle moschee di Francia si pregherà per questi morti, come domenica nelle nostre chiese: un gesto fraterno di condivisione del dolore e dell’impegno per vincere l’odio. (Mons. Gian Carlo Perego)
 
 

Don Andreoletti: la solidarietà e la vicinanza delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia

15 Luglio 2016 -
Nizza - “Sono andato via pochi minuti prima. Ho avuto la notizia mentre ero già sul tram per raggiungere casa”. A dirlo a “migrantesonline.it” il cappelano Migrantes della  Missione Cattolica Italiana di Nizza, don Federico Andreoletti che abbiamo raggiunto mentre si stava recando al Consolato Italiano di Nizza per avere notizie su eventuali italiani coinvolti. Sulla “Promenade des Anglais” di Nizza che era stata chiusa alla circolazione per la serata di festa nazionale del 14 luglio le vittime finora accertate sono 84 a causa di un tir bianco che si è scagliato contro la folla, composta soprattutto da famiglie. Don Andreoletti, a nome delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia” è “vicino” alle famiglie delle vittime e a tutte le persone coinvolte nell’attentato.  Il Papa ha seguito nella notte con “sgomento” e in “preghiera” quello che stava avvenendo “Manifestiamo, da parte di Papa Francesco e nostra – ha detto il direttore della sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi -  tutta la partecipazione e solidarietà alle sofferenze delle vittime e dell’intero popolo francese, in quello che doveva essere un grande giorno di festa. Condanniamo nella maniera più assoluta ogni manifestazione di follia omicida, di odio, di terrorismo, di attacco contro la pace”. (Raffaele Iaria)

Germania: oggi la “Nona” di Beethoven in un campo di rifugiati di Amburgo

Amburgo - Il progetto musicale spagnolo “Un bacio per il mondo” porterà, oggi,  il messaggio della Nona Sinfonia di Beethoven all’interno di un campo per i rifugiati ad Amburgo (Germania) in occasione di un esclusivo concerto. Ne dà notizia un comunicato stampa del Sovrano Ordine di Malta, in cui si spiega che sarà il direttore d’orchestra e fondatore del progetto, Iñigo Pirfano, a dirigere l’Orchestra sinfonica di Amburgo. “Gli spettatori  – si legge – saranno oltre 400 persone costrette a fuggire dalla guerra e che ora vivono in uno dei campi gestiti nell’area metropolitana circostante la città tedesca dall’organismo dell’Ordine di Malta, Malteser Deutschland”. “L’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven in un campo per i rifugiati in Germania – ha dichiarato Iñigo Pirfano – rappresenta un’autentica festa di integrazione, fratellanza e dialogo. Un atto di comunione fra culture che sta a dimostrarci che l’unico modo efficace per vincere la violenza è con le armi della tolleranza, dignità e della bellezza”.
 

Tragedia Puglia: anche 700 profughi hanno donato il sangue

Bari - La solidarietà non conosce divisioni etniche, razziali, religiose. Anche i ragazzi ospiti del Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari Palese, gestito dalla cooperativa sociale Auxilium, hanno fatto la spola a gruppi di quindici, accompagnati dagli operatori, con il Policlinico di Bari per donare il sangue. In poche ore erano già più di 700 a dare la propria disponibilità per aiutare i feriti del tragico incidente ferroviario. “I pugliesi ci hanno aiutato, ora noi vogliamo aiutare loro” hanno risposto con semplicità a chi ha chiesto loro cosa facessero lì.
 

La Nuova Europa: migrazioni, integrazione e sicurezza in un convegno a Roma


Roma - Quella dei migranti è oggi per il Vecchio Continente la principale sfida, a sua volta foriera di altre sfide: quella dell’integrazione sociale dei nuovi arrivati, come quella della sicurezza da garantire sul territorio europeo soprattutto a fronte della minaccia terroristica di stampo islamico. Nel contempo, la crisi in corso è uno dei grandi temi da affrontare nel futuro del processo di integrazione europea: l’Europa sarà capace di una risposta efficace – e quindi unica – a problemi di dimensione globale, o le forze centrifughe nazionaliste prevarranno frammentando il Continente in difesa di una sovranità ormai fuori dal tempo? Questi gli argomenti al centro dell’undicesima edizione dell’East Forum, organizzato da UniCredit e dalla rivista di geopolitica Eastwest a Roma, presso Roma Eventi in Piazza di Spagna. I saluti introduttivi sono stati a cura di Giuseppe Vita, Presidente di UniCredit. Nel corso dei lavori, articolati in tre panel, si è parlato del progetto europeo e del dilemma della migrazione con Ismail Yeşil, Presidente AFAD, l’Authority per la gestione dei disastri e delle emergenze, Stephane Jaquemet, Delegato per il Sud Europa, UNHCR, Domenico Manzione, Sottosegretario all’Interno e Piero Fassino, ex Sindaco di Torino. Si è toccato poi il tema della questione immigrazione come problema sociale e di sicurezza con Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Michèle Coninsx, Presidente di Eurojust e infine si è parlato di demografia come stimolo per l’economia europea con Erik Nielsen, Capo economista di UniCredit, Anton Börner, Presidente della BGA, Federazione tedesca per il commercio estero e all’ingrosso e servizi, Jean-Christophe Dumont, Responsabile della Divisione per le Migrazioni Internazionali dell'OCSE.
A tirare le conclusioni Giuseppe Scognamiglio, Direttore della rivista di geopolitica Eastwest e Romano Prodi, già Presidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio dei Ministri. “Parlare oggi di Nuova Europa è più che mai azzeccato – ha dichiarato in apertura Giuseppe Vita - dato che, a quanto pare, dovremo abituarci a un’Europa senza la Gran Bretagna. La Brexit rappresenta, indubbiamente, un momento di discontinuità che offre anche un’importante opportunità. Questo scossone, infatti, è un forte incentivo a riaccendere l’ideale Europeo e a rinvigorire il percorso iniziato 60 anni fa. La competizione non è più tra le singole nazioni ma fra continenti e l’Europa veramente unita potrebbe giocare un grandissimo ruolo da tutti i punti di vista: ricerca e sviluppo, mercato, sicurezza, difesa, salute e welfare. Mi auguro, quindi, che gli attuali Paesi membri scelga nodi andare nella direzione opposta a quella scelta dal Regno Unito. La mia idea è che sia un primo nucleo forte – con Italia, Germania e Francia – a indicare la strada verso la tanto auspicata integrazione. Un’Europa politicamente unita potrebbe governare al meglio l’immigrazione e beneficiare al massimo delle ricadute positive di una integrazione preparata e ben gestita”. “Non esistono soluzioni semplici – ha commentato Giuseppe Scognamiglio - se non nella narrativa populista neo-medievale: cedere alla rinazionalizzazione delle nostre società sarebbe un errore gravissimo. Dobbiamo invece studiare i fenomeni per poter adottare politiche diverse da quelle che hanno fallito fino ad oggi, ma che ci consentano di raccogliere le opportunità che i movimenti migratori, comunque inevitabili, ci offrono. Eastwest se ne occupa diffusamente e con un punto di vista diverso da quello dei grandi magazine del Nord Europa”. Il Vecchio Continente sta oggi affrontando una crisi migratoria e di rifugiati senza precedenti. In tutto il mondo i migranti sono 230 milioni, pari al 3% della popolazione globale. Ogni anno, il flusso complessivo è stimato in 15 milioni, tra quelli che lasciano il proprio Paese per motivi economici (6 milioni) e quelli che lo fanno per studiare (4 milioni), per motivi familiari (2 milioni), fino ai rifugiati (3 milioni). Solo in Europa, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) stima oltre un milione di 'ingressi' nel 2015 e, nei primi due mesi del 2016, siamo già oltre 135 mila persone. Frontex, l'Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione, nell'analisi rischi 2016, rende noto che nel 2015 i Paesi UE hanno segnalato 1 milione e 820mila attraversamenti illegali della frontiera esterna, una cifra record, piu' di 6 volte il precedente record registrato nel 2014. L'emergenza profughi si intreccia con le questioni legate alla sicurezza dei cittadini, in particolare per via del rischio che i flussi di migranti irregolari possano essere utilizzati dai terroristi per entrare nell'UE, anche se la maggior parte di essi sono risultati addirittura residenti in Europa. Inoltre, con l'aumento dei migranti, è cresciuto sensibilmente anche il numero dei trafficanti: ben 12.000 nel 2015. I paesi più esposti e impegnati sul campo sono Grecia e Italia, che, insieme - secondo i dati della Commissione Europea - hanno visto sbarcare sulle proprie coste o varcare i propri confini quasi un milione di profughi nel 2015. Ed è record anche per le richieste d'asilo che, nel 2015 sono salite, secondo le stime UE, al livello senza precedenti di 1 milione e 350mila. La maggior parte degli arrivi proviene dal conflitto siriano. Tuttavia, le violenze in Afghanistan, Pakistan e Iraq, come la povertà in Kosovo, Albania o in Eritrea, e il terrorismo in Nigeria, stanno contribuendo ai numeri di un vero e proprio esodo biblico.
Data la sua posizione geografica, la Grecia è l’area più esposta alla migrazione irregolare. Mentre la Germania è il paese che ha ricevuto il numero più alto di richieste d’asilo nel 2015, è l’Ungheria ad aver ricevuto il più alto numero di nuove richieste in relazione alla propria popolazione. In generale, la risposta dell’Europa alla crisi è stata, ad oggi, frammentaria e inefficace. Il piano votato nel settembre 2015 dai Ministri dell’interno dell’UE per alleviare la pressione sugli Stati più colpiti dagli arrivi, distribuendo i migranti in altri Stati membri sulla base di quote obbligatorie, ad oggi è rimasto sostanzialmente lettera morta. Allo stesso tempo, non si è ancora riusciti a trovare una soluzione condivisa per la revisione delle regole di Dublino. C’è poi l’accordo concluso a metà marzo dall’Unione Europea con la Turchia, con l’obiettivo di ridurre il numero di migranti provenienti in Grecia dal territorio turco, in cambio, principalmente, di un pacchetto di complessivi 6 miliardi di euro e di impegni politici presi dall’Europa (compreso il rilancio del processo di adesione della Turchia alla UE). Accordo che, oltre ad aver sollevato le critiche di ONG e molti addetti ai lavori nonché la contrarietà di alcuni Governi UE, rischia di incontrare molti ostacoli in fase di implementazione. A complicare questo quadro si aggiunge la reintroduzione unilaterale, da parte di vari Stati membri, di controlli ai propri confini. Questo limita la libertà di movimento dei cittadini e costituisce un ostacolo per l’economia europea.
Un’ulteriore difficoltà è dovuta all’intrecciarsi delle risposte da dare alla crisi migratoria con le misure da mettere in campo per contrastare il terrorismo islamico al fine di garantire la sicurezza dei cittadini europei. L’East Forum 2016 ha cercato di affrontare dunque questi temi, mettendo in evidenza le opportunità che l’Europa ha davanti, sotto molteplici punti di vista: politico, sociale, economico, demografico. La convinzione di fondo che ha guidato i lavori del Forum è che l’Europa sia dinanzi ad una sfida che avrà un impatto decisivo e di lungo termine sul suo futuro e sul suo ruolo nel mondo: una nuova Europa sarà definita dalle risposte che verranno date alla crisi in corso.

 

Commissione UE: “gli Stati membri non adempiono agli impegni assunti” sull’accoglienza migranti

Bruxelles -  “Accolgo con favore gli sforzi compiuti dagli Stati membri negli ultimi mesi per la ricollocazione e il reinsediamento. Questa è l’espressione autentica della solidarietà europea in azione, che si aggiunge agli ingenti sforzi compiuti dagli Stati membri per accogliere e ospitare oltre 1,2 milioni di richiedenti asilo solo nel 2015”. È il primo commento di Dimitris Avramopoulos, Commissario UE per la migrazione, presentando la relazione dell’Esecutivo in materia di migrazione. Lo stesso commissario è costretto però ad aggiungere: “Con decine di migliaia di rifugiati in Grecia in attesa di essere ricollocati e gli arrivi ancora numerosi in Italia, è necessario che questa tendenza positiva sia mantenuta e rafforzata. La Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri con tutti i mezzi disponibili per accelerare ulteriormente l’attuazione dei meccanismi di ricollocazione e di reinsediamento”. Durante l’ultimo mese, precisamente dal 14 giugno all’11 luglio, sono state 776 le persone ricollocate. Il numero totale di persone ricollocate finora sale quindi a 3.056: sono 2.213 dalla Grecia e 843 dall’Italia. “Si è ancora molto lontani – si legge nella relazione – dall’obiettivo fissato dalla Commissione di ricollocare 6mila persone al mese. Gli Stati membri ancora non adempiono agli impegni assunti a norma delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione”. (SIR)
 

UE: proposte per la riforma del sistema di asilo

Bruxelles -  “L’UE ha bisogno di un sistema di asilo che sia nel contempo efficace e in grado di offrire protezione e che poggi su norme comuni, sulla solidarietà e su un’equa ripartizione delle responsabilità. Le riforme proposte garantiranno la protezione internazionale in tempi brevi alle persone che ne hanno realmente bisogno ma permetteranno di rimpatriare rapidamente coloro che non hanno il diritto di ricevere protezione”. “Con le proposte odierne, tutti gli elementi della riforma della politica comune europea in materia di asilo sono all’esame del Parlamento e del Consiglio UE”. È quanto spiega Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione, illustrando alcune proposte, che fanno seguito a quelle di maggio, sul diritto all’asilo e la sua riforma. Tali proposte intenderebbero completare la riforma del sistema di asilo “al fine di progredire verso una politica in materia pienamente efficace, equa e umana, che sia adatta sia ai periodi di pressione migratoria normale sia a quelli di forte pressione migratoria”. La Commissione – spiega l’Agenzia SIR in una corrispondenza da Bruxelles -  indica la necessità di creare una procedura comune per la protezione internazionale, di uniformare gli standard di protezione e i diritti per i beneficiari di protezione internazionale e di armonizzare le condizioni di accoglienza. Tali misure vorrebbero “abbreviare la procedura di asilo, scoraggiare i movimenti secondari dei richiedenti asilo e favorire l’integrazione delle persone che hanno diritto alla protezione internazionale”.
 

Italiani nel Regno Unito: oggi la presentazione di “Italians and the UK”

Roma - Un birraio in fuga da uno sceriffo omicida in Ecuador fino alle Highlands più sperdute. Sir Rocco Forte, uno dei più famosi hotelier al mondo. La storia d’amore di un prigioniero di guerra alle Orcadi, che ha segretamente lasciato la più grande prova del suo amore nella cappella che ha aiutato a costruire sulle isole durante la prigionia. La comunità con la più grande concentrazione di italiani nel Regno Unito, che ancora vive come fosse in Campania o Puglia. Sono alcune delle storie raccontate nel progetto “Italians and the UK” (Gli italiani e il Regno Unito), realizzato mediante una collaborazione tra Istituto affari internazionali, National Geographic Italia e il sostegno del Ministero degli Affari Esteri. Consiste in sostanza in un libro, pubblicato da Peliti Associati, e da un web documentary, a cura dello studio Scomunicare, che ritraggono, spiegano gli autori, “il ruolo che gli italiani hanno avuto e ancora hanno sul Regno Unito per come lo conosciamo, dal ruolo iconico della Vespa al successo tutto italiano del fish and chips, fino ai personaggi più particolari e importanti di arte, finanza e innovazione”. Il progetto viene presentato oggi (ore 16) alla Galleria del Cembalo a Palazzo Borghese, in via della Fontanella Borghese 19 a Roma.
 

Ennesimo naufragio: il mare si prende altri due ‘Aylan’ di 4 e 6 anni

Milano - La strage silenziosa continua. Questa volta ad inghiottire nuove vittime non è il canale di Sicilia ma il Mar Egeo. Dopo mesi quasi senza sbarchi, l’isola di Lesbo è tornata nuovamente alla ribalta per un nuovo e drammatico naufragio: ieri mattina la guardia costiera greca ha recuperato in mare il corpo di due bambini. Si tratta di una bimba di quattro anni e di un bimbo di sei. I piccoli migranti erano a bordo di un gommone partito dalle coste turche e affondato nella notte. A dare l’allarme sono stati due persone soccorse in mare dalla Guardia costiera. In base ai loro racconti a bordo ci sarebbero state in tutto tredici persone. A fine giornata il bollettino è di quattro persone annegate, fra cui i due bambini, e altre sei portate in salvo. Mentre continuano le ricerche per i tre dispersi. Ieri sono stati 389 i migranti salvati nello stretto di Sicilia in 4 diverse operazioni su 3 gommoni e una piccola imbarcazione in difficoltà. I soccorsi sono stati coordinati dalla centrale operativa della guardia costiera con interventi di Frontex, Marina Militare ed Eunavformed.
 

Anci: presentato oggi l’Atlante dello Sprar

Roma - E' stato presentato questa mattina a Roma, presso la Sala Conferenze dell’Anci, il Rapporto Annuale 2015 del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar).
Il Rapporto riporta i dati significativi sul Sistema di Protezione per l'anno 2015, e approfondisce alcuni aspetti qualitativi del sistema Sprar, tra cui i servizi e le modalità di accoglienza, l’organizzazione delle equipe dei singoli progetti, l’attività formativa per gli operatori.
Dal Rapporto emerge ancora rafforzato il ruolo degli enti locali come protagonisti del Sistema pubblico di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Sono 29.761 le persone accolte nello SPRAR nel 2015. I progetti hanno messo a disposizione 21.613 posti di accoglienza con una rete di 376 enti locali titolari di progetto (339 comuni, 29 province e 8 unioni di comuni) per circa 800 Comuni coinvolti nell’accoglienza.
Oltre il 40% delle presenze si è registrato nel Lazio (22,4% del totale nazionale con 2.500 posti su Roma) e in Sicilia (20,1%), seguite da Puglia (9,4%) e Calabria (8,9%).
Il numero di minori stranieri non accompagnati accolti nei progetti dello SPRAR sono stati 1.640 su una rete attiva di 977 posti. I progetti Sprar hanno erogato complessivamente 259.965 servizi. Tali servizi riguardano principalmente l’assistenza sanitaria (20,7%), la formazione (16,6%), le attività multiculturali (15%), l’alloggio (14,9%), l’istruzione/formazione (10,9%) e l’inserimento scolastico dei minori (9,5%).  L’assistenza sanitaria rimane stabilmente la prima prestazione necessaria, ma il 2015 vede un peso più rilevante delle attività volte all’inserimento socio-lavorativo, mentre negli anni precedenti rivestivano maggiore peso i servizi riconducibili alle prime fasi di presa in carico dei beneficiari. È un dato che indica con chiarezza come queste attività favoriscano sempre più l’integrazione con tutti i possibili effetti positivi sia sulle persone che sulle comunità locali. Infatti il valore aggiunto del modello Sprar deriva proprio dalla collaborazione coi territori, dall’efficacia degli interventi di integrazione, dalla trasparenza amministrativa, in sostanza dalla sostenibilità in termini di rapporto tra persone accolte e popolazione residente, è stato detto durante la presentazione. Sono 8.291 le figure professionali impiegate nelle attività quotidiane dei progetti. Rispetto al ruolo ricoperto, la maggioranza dei professionisti sono operatori di accoglienza (22%); seguono mediatori culturali (12,1%), personale amministrativo (10,1%), operatori legali (6,9%), personale ausiliario (5,6%), insegnanti di italiano (5,1%) e coordinatori di équipe (5%).
Dunque il modello di accoglienza Sprar risulta cresciuto negli ultimi anni sia in termini quantitativi che qualitativi, rappresentando però ancora meno di un quarto, in termini numerici, di tutte le forme di accoglienza presenti del nostro Paese, evidenzia l’Anci.
Il presidente Piero Fassino, intervenendo alla presentazione, ha rimarcato che in questi mesi si sta affrontando “un passaggio estremamente delicato, che definirà come il nostro Paese intende posizionarsi in futuro rispetto a una tematica così dirimente. La netta predominanza di strutture a carattere straordinario, rispetto al sistema ordinario dello Sprar, sta infatti mettendo in difficoltà la tenuta complessiva del sistema”. “E’ necessario, e su questo c’è il pieno accordo con il Ministero dell’Interno - ha proseguito Fassino - che progressivamente questo rapporto venga ribaltato, facendo della rete Sprar il sistema principale, e poi unico, di seconda accoglienza. Abbiamo lavorato in queste settimane con il Ministero dell’Interno a un decreto che modificherà i sistemi di accesso e accreditamento permanente dei Comuni alla rete Sprar, rendendolo più flessibile e dando continuità ai progetti che sono da più tempo nella rete e qualitativamente validi, che quindi non dovranno più presentare un progetto, ma saranno accreditati in maniera permanente come enti componenti della rete Sprar”. “Se vogliamo che queste nuove procedure incentivino un numero crescente di Comuni ad entrare nella rete - ha sottolineato Matteo Biffoni, delegato Anci per l’immigrazione e l’integrazione - è necessario dare una risposta alla questione di fondo: la garanzia che vengano tutelati i Comuni Sprar dall’attivazione non concertata di altre forme di accoglienza e un sistema di incentivi per i Comuni che accolgono, come ad esempio lo sblocco del turn-over. Questa è una precondizione essenziale senza la quale non solo sarà difficile allargare la rete, ma anzi si potrebbe addirittura rischiare di assistere a una sua contrazione”.
“A questo fine - ha concluso Fassino - Anci ha presentato al Ministero dell’Interno un Piano di riparto delle accoglienze sugli 8.000 Comuni italiani, adeguatamente parametrato alla popolazione residente che permette, fin da subito, di orientare il sistema di accoglienza in maniera sostenibile, diffusa ed equa.” “Indietro non si torna: lo Sprar è il cuore del nostro sistema di accoglienza –è convinto il sottosegretario Domenico Manzione - l'obiettivo condiviso non può che essere quello di ampliarlo per favorire integrazione e sviluppo di nuove professionalità”.
Il prefetto Mario Morcone, a Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno ha sottolineato come “i dati presentati ci convincono ancora una volta della correttezza della scelta strategica di puntare allo Sprar come sistema di riferimento per la seconda accoglienza.”  Morcone ha poi annunciato che “a fine luglio verrà approvato un decreto importante, che permetterà di superare la logica dei bandi, definendo un sistema di accesso sempre aperto rivolto ai Comuni che intendono entrare nella rete Sprar e l’accreditamento immediato e permanente di tutti i progetti attivi ad oggi e in futuro con anzianità di 3 anni di attività.”
 “Per quanto riguarda il sistema di accoglienza straordinario - ha detto Morcone - capiamo le difficoltà dei Sindaci, ma va compresa anche quella dei Prefetti, che non possono esimersi dal trovare una collocazione alle tante persone in arrivo. E’ necessario - ha concluso Morcone - trovare un equilibrio, che permetta di andare verso il progressivo superamento del circuito straordinario, attraverso un parallelo aumento del circuito ordinario di accoglienza strutturale dei Comuni attraverso il sistema Sprar. Il Piano di riparto sugli 8.000 comuni dell’Anci svolgerà in questo senso una funzione immediata di parametratura, per cui i Comuni che accolgono nell’ambito di un progetto Sprar il numero di persone previsto dal Piano saranno tenuti esenti da altre forme di accoglienza, prevedendo un aumento per contingenti successivi della capienza del Piano in relazione all’aumentare del numero di persone in arrivo. Questo sarà il percorso che verrà comunicato in maniera univoca fin da subito alle Prefetture. Insieme ad Anci daremo le stesse informazioni ai Sindaci che sicuramente con questa garanzia, saranno ben più propensi ad aderire alla rete Sprar.”
 

Card. Vallini in visita al campo rom di Castel Romano

Roma – “Provo una grande sofferenza nel vedere tante persone, genitori e soprattutto bambini, in una condizione di degrado inaccettabile. Ho visto però anche la volontà di riscatto e il loro desiderio di superare questa condizione. Si sentono abbandonati e lo sono. Quindi, dobbiamo prenderci carico di loro”: è  il monito del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, dopo la visita compiuta nel pomeriggio di ieri al campo rom di Castel Romano.  
Il racconto della visita, da parte del settimanale diocesano “RomaSette”, durata più di tre ore, all’insediamento al 26° chilometro della via Pontina, a poco più di venti chilometri dal centro di Roma, fotografa la drammatica situazione del campo, tra “’vie’ fangose, topi e baracche rattoppate con legno e nastro adesivo”. “Una situazione che fa vergogna al mondo, indegna di una città come Roma - afferma il cardinale vicario -, neanche dopo la guerra ho visto una cosa simile”.
 Il cardinale Vallini, che ha parlato con molte famiglie del campo e si è informato sulla loro condizione, era accompagnato da Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, e da alcuni volontari (Comunità di Sant’Egidio e parrocchie) impegnati accanto alle famiglie rom del campo. “Il riscatto - sottolinea il vicario del Papa - parte dall’impegno di chi vive in questi campi, facendo in modo che non si trasformino in discariche, ma le istituzioni e i cittadini devono liberarsi dai preconcetti e dai pregiudizi”. “Sento il dovere - conclude Vallini - di sollecitare le istituzioni a superare al più presto questa vergogna”.
 
 

Anci: negli Sprar circa 30mila le persone accolte

Roma - 29.761 sono state le persone accolte, nel 2015,  nei progetti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Il dato emerge dal Rapporto Sprar 2015, presentato oggi nella sede dell’Anci. 430 i progetti avviati, 21.613 i posti disponibili, circa 800 i Comuni coinvolti. Oltre il 40% delle presenze si è registrato nel Lazio (22,4%) e in Sicilia (20,1%). Seguono Puglia (9,4%) e Calabria (8,9%). Il 58% delle persone accolte è richiedente di protezione internazionale, il 42% titolare di una forma di protezione internazionale. Dai dai emerge che i minori stranieri non accompagnati accolti nei progetti Sprar sono stati, sempre lo scorso anno, 1.640.
 

“Attuare le linee programmatiche approvate dall’Assemblea congressuale”. Riunito a Roma il coordinamento FAIM

Roma, 13 luglio 2016 - Dopo alcune riunioni riguardanti modalità e strumenti operativi nonché adempimenti vari, il Comitato di Coordinamento del FAIM (Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo) ha avviato la fase operativa che dovrà sostanziare e attuare concretamente le linee programmatiche approvate nella prima Assemblea Congressuale svoltasi a Roma il 29 aprile 2016. Linee programmatiche che avevano avuto una significativa centralità nella relazione fatta in quell’occasione da Pietro Lunetto a nome del Comitato di Coordinamento.
Nella riunione di ieri, 12 luglio, presieduta da Franco Narducci al quale è stato affidato il ruolo di primo portavoce protempore tra i quattro eletti dal Consiglio Direttivo del FAIM, il Comitato di coordinamento ha definito le aree funzionali che faranno capo ad ognuno di essi. Il portavoce protempore, oltre ad essere il legale rappresentante del Forum e a dirigere i lavori del Comitato di Coordinamento, eserciterà unitariamente la rappresentanza politica del FAIM verso le istituzioni dello Stato centrale e verso le Autonomie locali. Le altre aree funzionali assegnate ai portavoce eletti sono state così ripartite:
- l’area funzionale “Sviluppo organizzativo”, sarà curata da Rino Giuliani, con particolare attenzione alle istanze delle 85 associazioni in Italia e all’estero che hanno aderito al FAIM, nonché alla costituzione dei Forum-Paese tra le nostre comunità emigrate.
- l’area funzionale “Comunicazione e informazione”, affidata a Franco Dotolo che curerà i rapporti con i mezzi d’informazione e assicurerà il flusso d’informazioni da e verso le associazioni aderenti al Forum.
- l’area funzionale “Studi, ricerche e progettualità”, diretta da Roberto Volpini che s’incaricherà di ricerche e progetti in particolare sul versante del lavoro, dell’istruzione e del welfare.
- l’area funzionale “Risorse finanziarie”, diretta da Luigi Papais che coordinerà anche le iniziative per la raccolta dei fondi, in particolare di provenienza europea.
Accanto alle sopra illustrate  aree funzionali, il Comitato di Coordinamento del FAIM attiverà alcuni gruppi di lavoro con il sostegno dei restanti componenti del Coordinamento stesso (Peppino Abbati, Carlo Ciofi, Pierpaolo Cicalò, Massimo Angrisani, Pietro Lunetto, Maurizio Spallaccini); in tale ottica sono stati già costituiti i gruppi di lavoro “Nuovi migranti e politiche di integrazione e inclusione”, così come “Internazionalizzazione dei prodotti di eccellenza italiani”.
Il lavoro e l’opera di aggregazione svolti nell’arco di due anni - dagli Stati Generali dell’associazionismo italiano nel mondo fino all’Assemblea congressuale del FAIM - hanno consentito di ridare entusiasmo e prospettive all’associazionismo italiano nel mondo e alle sue rappresentanze in Italia, nel rispetto del pluralismo democratico e con il metodo della collegialità. Valori ai quali il FAIM assegna una centralità per altro sollecitata unanimemente dal vasto e variegato pianeta delle associazioni degli italiani all’estero.
L’associazionismo, come era stato ripetutamente sottolineato in sede congressuale, è stato una risorsa fondamentale del sistema Italia all’estero e continuerà ad esserlo a patto che si colgano appieno i cambiamenti e le novità che hanno attraversato e attraversano le comunità italiane emigrate. Bisogna farlo ridando forza alla soggettività espressa dall’associazionismo e riscoprendo la consapevolezza del ruolo; ma anche riaffermando i valori fondanti di solidarietà, di aggregazione, di partecipazione democratica e di responsabilità collettiva che lo hanno sempre caratterizzato. Valori che hanno consentito la nascita degli organismi di rappresentanza oggi al centro di ulteriori iniziative di riforma. Ipotizzare organismi di rappresentanza che non tengano conto di tale patrimonio significherebbe mortificare ulteriormente la partecipazione attiva e giungere, in definitiva, ad organismi nominati, privi di ogni investitura democratica. (Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo)
 

Un film che racconta la nuova emigrazione italiana

Roma – The Italian way” del regista Luigi Maria Perotti è un film documentario che racconta la nuova emigrazione italiana. Disponibile su Vimeo (all'indirizzo: https://vimeo.com/172116421) è la storia di tre giovani connazionali che, dopo aver affrontato la prova dell'espatrio, si sono stabiliti all'estero affermandosi con successo nelle rispettive professioni. I protagonisti - emigrati a Rio de Janeiro, San Francisco e Londra - raccontano la loro esperienza e come formazione, esperienza, cultura, idee e creatività abbiano permesso loro di affermarsi positivamente nei nuovi contesti di lavoro e di vita, e di guadagnare l'apprezzamento e la stima di colleghi, amici e partner di differenti nazionalità. Sulla base del loro vissuto delineano inoltre alcuni aspetti tipici di "italianità", che - superando gli stereotipi - mostrano di costituire i veri punti di forza delle biografie di successo. Il documentario, prodotto dalla Stamen Film, è stato finanziato dall'Ufficio II della Direzione generale per gli italiani all'estero del Maeci nell'ambito delle attività culturali e informative a favore dei connazionali emigrati.