Primo Piano

Rifugiati: aiuti d’emergenza per l’inverno e trasferimenti verso altri Paesi UE

Strasburgo - I deputati mercoledì hanno sollecitato l’UE e le autorità nazionali a fornire aiuti di emergenza per assistere i migranti e i rifugiati nel far fronte alle rigide temperature e alla neve in varie parti d'Europa. I deputati hanno inoltre invitato i governi dell'Unione europea a mantenere le loro promesse di trasferire migliaia di richiedenti asilo, in particolare dalla Grecia, ad altri Paesi.
 Diversi oratori – si legge in una nota - hanno stigmatizzato l’"inaccettabile" situazione dei rifugiati nelle isole greche, come pure in altri Paesi come Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia, e alcuni hanno chiesto quante persone dovranno morire di freddo prima che l'UE reagisca. Molti deputati hanno inoltre ricordato che solo il 6% dei 160.000 richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti dalla Grecia e dall'Italia sia stato finora ricollocato.
 “Non siamo orgogliosi di questa situazione molto dolorosa”, ha dichiarato il commissario per gli aiuti umanitari Christos Stylianides, il quale ha spiegato che l'UE ha stanziato abbastanza fondi per aiutare la Grecia ad affrontare queste condizioni senza precedenti, ma che "alcuni punti deboli sul terreno non hanno permesso il miglior utilizzo di questo denaro”.
 

Lazio: Mons. Lojudice nuovo Vescovo delegato Migrantes

Roma - Mons. Paolo  Lojudice, vescovo ausiliare di Roma per il settore Sue e membro della Commissione CEI per le Migrazioni, è il nuovo Vescovo delegato Migrantes  della Conferenza Episcopale del Lazio. Ad eleggerlo i presuli della regione riuniti nella loro sessione invernale. “E’ una grande gioia e una grande opportunità per tutti noi”, scrive in un messaggio ai direttori Migrantes del Lazio il direttore regionale Mons. Pierpaolo Felicolo che ricorda l’impegno del presule nel mondo delle migrazioni e soprattutto “esperto conoscitore di uno degli ambiti che sono propri della nostra pastorale (quello del popolo Rom), in quanto particolarmente sensibile e vicino ad uno stile ministeriale che si svolge nel sottobosco del quotidiano, tipico di noi che operiamo nella Migrantes”.
A Mons. Lojudice gli auguri della Fondazione e della nostra testata per un proficuo lavoro. (R.I.)
 

Comece segnala iniziative delle Conferenze Episcopali in Europa per i migranti

Bruxelles - L’appello di Papa Francesco a favore dei migranti minorenni è stato seguito da numerose iniziative che in questi giorni si sono registrate a livello di Conferenze Episcopali per “incoraggiare i cristiani e i responsabili politici a mobilitarsi”. A pochi giorni dalla celebrazione della Giornata Mondiale  dei Migranti e Rifugiati, celebrata lo scorso 15 gennaio, la Commissione degli Episcopati della comunità europea (Comece) – riferisce l’agenzia Sir -  pubblica sul suo sito una rassegna che sintetizza questo ventaglio di iniziative e ricorda ad esempio la campagna lanciata dai vescovi spagnoli il 13 gennaio scorso per lottare contro le derive di tale fenomeno. La Conferenza Episcopale Italiana ha invece pubblicato sul suo sito alcuni autorevoli commenti al messaggio del Santo Padre, mentre in Irlanda è stato messo a disposizione un “kit con risorse a uso delle parrocchie” per celebrare la giornata. Per i vescovi francesi è in preparazione una “giornata di studio” che si terrà il 7 febbraio a Parigi per approfondire alcuni aspetti della migrazione minorile. Un comunicato pubblicato congiuntamente da vescovi francesi e tedeschi è inoltre tornato sulle sfide legate all’alto numero di minori non accompagnati arrivati in Europa. La Comece dal canto suo continua a seguire questo tema – che era stato oggetto di un seminario di dialogo con la Commissione europea nell’ottobre scorso – nel quadro del lavoro di monitoraggio sulle politiche di migrazione e asilo dell’Ue.
 

Cosenza: Un convegno per la Giornata del Migrante e del Rifugiato

Cosenza - Una sorta di Forum sull’immigrazione nel nostro Paese. È stato questo l’incontro “Allarga lo spazio della tua tenda”, che si è tenuto lunedì scorso al Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Cosenza. A portare il proprio contributo, oltre a Pino Fabiano, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, che ha introdotto l’evento, sono state Rita Carravetta, di Medici senza Frontiere, e Cristina Molfetta, della Fondazione Migrantes. Carravetta ha portato la propria esperienza di lavoro come medico con i migranti. “Ho lavorato nei centri di accoglienza, a Crotone, in Puglia, a Pozzallo nel centro di primo soccorso e accoglienza e quest’anno lavoro all’interno di un centro di riabilitazione per sopravvissuti alla tortura a Roma” – spiega.
Ma come stanno i centri in Italia? “La situazione è abbastanza critica non solo al Sud ma in tutta Italia” – prosegue Rita Carravetta. “È una realtà che cambia a livello italiano ed europeo ogni giorno, c’è necessità di non perdere di vista l’attenzione che bisogna dare alle persone che comunque quotidianamente arrivano nel nostro Paese” – incalza Cristina Molfetta, che poi prosegue: “il nostro è un Paese che, dalla firma della Convenzione di Ginevra fino a qualche anno fa, ha fatto poco, ma che negli ultimi hanno avuto un gran cuore, soprattutto per quanto riguarda la prima accoglienza”. Molfetta precisa che non si può fare una distinzione ben precisa tra Nord e Sud, perché “l’Italia, rispetto all’accoglienza, si divide a macchia di leopardo e in ogni regione ci sono dei bianchi e dei neri con anche delle speculazioni”.
Le varie fasi dell’accoglienza, al centro del dibattito, tra esperienze virtuose e piccole carenze. A Pozzallo – descrive Rita Carravetta – una situazione non facile. “L’anno scorso siamo usciti con un rapporto pubblico sul centro siciliano. Dopo circa un anno abbiamo deciso di chiudere il progetto perché non c’erano le condizioni minime per lavorare”. Ma quali le criticità? “Ci siamo trovati molte volte a lavorare in condizioni di sovraffollamento, di promiscuità anche per quanto riguarda l’alimentazione. In questo modo difficilmente si può fare cura e accoglienza delle persone. Purtroppo ci sono delle carenze, più che a livello legislativo, a livello attuativo, che noi cerchiamo di superare attraverso il nostro lavoro o anche con le denunce, quando è il caso”. Tante le sofferenze dei migranti, da quella fisica a quella psicologica, “a volte legata al proprio vissuto nel Paese di origine o al viaggio, altre volte causata dal sistema di accoglienza che è patologizzante” – prosegue la volontaria di Medici senza Frontiere. Un’esperienza virtuosa è stata invece testimoniata da Cristina Molfetta. “Nella diocesi di Torino c’è stato un coinvolgimento molto forte da parte delle parrocchie, per cui siamo riusciti a realizzare circa 300 forme di terza accoglienza: le comunità locali hanno messo a disposizione alcuni spazi per dare la possibilità ai migranti di potersi realmente integrare”.
È questa la vera sfida che “auspico dovunque perché quello dell’integrazione, alla ricerca della casa e del lavoro, è l’anello debole all’interno del nostro Paese. E in questo c’è bisogno dell’apporto del terzo settore e della Chiesa”.
Molte volte – prosegue Carravetta – quando vado a curare i pazienti, l’importante non è tanto la gastrite o la bronchite, ma i problemi di base che stanno dietro l’insorgenza di tali problemi, quindi il freddo e la qualità del cibo”. Tutto questo va a diretto svantaggio di chi arriva in Italia e vuole condurre “una vita normale, andare a scuola”. E se è vero che l’Italia negli ultimi anni sta mostrando una certa attenzione all’accoglienza, però è difficile fare realmente integrazione, rispetto alla quale la situazione “è assolutamente carente”. (PDV)
 

Mci Amburgo: aperte le celebrazioni per il 65mo anniversario di fondazione

Amburgo - È stato il card. Francesco Monterisi ad aprire, sabato scorso, le celebrazioni per il 65° anniversario di fondazione della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, in Germania. La Mci, infatti, è stata fondata nel gennaio del 1952. Primo missionario il sacerdote comasco don Alfredo Prioni, inviato dalla Sacra Congregazione Concistoriale ad Amburgo col compito di accogliere gli italiani che si spingevano fino al Nord della Germania in cerca di lavoro. Era sprovvisto di tutto e senza alloggio, ma la sua grande fede e il suo bagaglio di umanità gli permisero di gettare le basi della Missione Cattolica Italiana (Mci) di Amburgo, ricorda oggi il missionario don Pierluigi Vignola. Dedicata alla Madonna di Loreto, quella di Amburgo fu la seconda Missione italiana fondata, dopo l’ultimo conflitto mondiale, in terra tedesca e che oggi opera in un vasto territorio del Nord della Germania e della Bassa Sassonia dove vivono oltre 25mila italiani tra le diocesi di Amburgo, Osnabrück e Hildesheim. Da allora molti gli italiani che raggiunsero le regioni settentrionali della Germania per motivi di lavoro. E anche oggi – dice don Vignola – sono tanti gli italiani, soprattutto giovani, che bussano alla Missione alla ricerca di un aiuto per un lavoro o l’alloggio. Ma anche tanti stranieri che arrivano qui dopo aver vissuto in Italia: “da quando è stato chiuso il Consolato Generale d’Italia ad Amburgo la Missione “rimane quasi l’unico riferimento d’informazione e di aiuto necessario per gli ultimi arrivati”.
Alle celebrazioni del 14 gennaio, tra gli altri, anche i saluti di don Vignola, del Console Generale d’Italia in Hannover Flavio Rodilosso e del responsabile del Consiglio pastorale Francesco Bonsignore. Presenti Mons. Hans-Jochen Jaschke, Vescovo Vicario Emerito di Amburgo, l’On. Mario Borghese (parlamentare italiano eletto all’estero) ed altre personalità del mondo imprenditoriale, culturale e politico di Amburgo e della Germania, oltre ad una folta partecipazione di connazionali (oltre un centinaio) non solo di Amburgo città e dintorni, ma anche di Lubecca e Brema, la serata ha visto la presenza di Giuseppe Scigliano, Presidente del Comites e di  Francesco Impastato con la rappresentazione di testi e musica dal titolo: “Terra mia – Il sapore del pane”.
Graditissima anche la partecipazione della Band “I Grossi Gatti Rossi” di Amburgo che ha allietato la platea con musiche e balli popolari della nostra amata nazione.
Domenica 15, invece, si è avuta la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Francesco Monterisi, concelebranti oltre al missionario don Pierluigi Vignola, mons. Hans-Jochen Jaschke Vescovo Vicario Emerito di Amburgo, mons. Wilm Sanders Senior des Domkapitels. La cappella della Sankt-Ansgar Schule, accanto alla Missione, che vede riunita ogni domenica e tutte le festività la comunità italiana in preghiera, era gremita di fedeli i quali hanno partecipato con grande devozione a questo momento importante per loro. Il card. Monterisi, dopo aver ascoltato i saluti del missionario, il messaggio inviato da p. Tobia Bassanelli, Delegato Nazionale delle MCI di Germania e Scandinavia e quello del Bischofvikar Emeritus Mons. Jaschke, durante la sua omelia oltre a portare il saluto del Santo Padre e la sua apostolica benedizione a tutta la comunità della Missione Cattolica Italiana ed ai suoi ospiti, ha sottolineato la gioia di essere in queste due giornate in mezzo alla Comunità Italiana. Ha ringraziato mons. Jaschke per le belle parole rivoltegli e  mons. Heße, arcivescovo di Amburgo, con il quale si sono incontrati il giorno prima, il sabato mattina e ricordando come mons. Heße sia molto vicino alle missioni cattoliche ed in particolare alla Missione Italiana, oltre a ricordare che sarà lui a chiudere tra un anno le celebrazioni giubilari, il 14 gennaio 2018. La serata si è conclusa con un concerto polifonico del Chor der Russisch-Orthodoxen Kirche des heligen Jahannes von Kronstadt zu Hamburg, ed al termine ci si è dato appuntamento per il 65° per il prossimo mese di Febbraio con la presenza di mons. Carlo Mazza, Vescovo di Fidenza.
 

MCI Francia: è morto don Saglio

Parigi – E’ morto nei giorni scorsi il sacerdote italiano don Anselmo Saglio, per anni missionario con gli italiani Francia. Don Saglio era nato a Ornavasso (Novara) il 30 marzo 1920; nel 1922, assieme alla mamma e alla sorella, era emigrato in Francia a Laon (Aisne) per raggiungere il papà. Dopo il liceo a Laon entra in seminario a Soissons. Ma nel 1939, a causa della guerra, la famiglia rientra in Italia e don Anselmo segue gli studi nel seminario di Novara e viene ordinato sacerdote il 13 giugno 1943. Nel 1946 don Anselmo segue la famiglia che ritorna in Francia a Laon e dopo un servizio parrocchiale nel 1949 gli viene affidato l'incarico di missionario per gli italiani stagionali, in quegli anni numerosissimi nella regione, dai 30 ai 50mila, per la semina e la raccolta delle barbabietole. Nel 1954 é nominato responsabile della pastorale migratoria della diocesi di Soissons e l'assistenza si estende anche ai bieticoli spagnoli e portoghesi.
Il funerale di don Saglio so è avolto nella chiesa di St Marcel, parrocchia dove abitav,  presieduta dal vescovo di Soissons, mons. Renaud de Dinechen, presenti una ventina di sacerdoti e il coordinatore delle missioni cattoliche italiane in Francia don Ferruccio Sant.
Nell'omelia il vescovo ha ricordato come don Anselmo non solo svolse il ministero sacerdotale ma fu anche esperto traduttore giurato per l'italiano, lo spagnolo e il portoghese presso la Cour d'Appel di Amiens. Di lui, ha detto il presule, conservo il ricordo di una persona "di gioia, di vita, di condivisione e d'amore. Era amato dalla gente e lui amava le persone, e questo si sentiva".
Alla fine della celebrazione don Ferruccio Sant, che aveva conosciuto don Anselmo dagli anni 70, ha ricordato l'impegno pastorale e umano di don Anselmo verso i bieticoli, testimoniato anche in una pubblicazione degli anni 80 promossa dalla Federazione Nazionale della Mano d'Opera Stagionale. La salma è ora sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero di Laon.
Sempre in Francia, nei giorni scorsi, è improvvisamente deceduta suor Rina Merlo della Missione cattolica Italiana di Montigny (diocesi di Cambrai) appartenente alla congregazione "Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace".
 
 

Palermo: una rivista trimestrale per i cittadini tamil

Palermo - Il Cappellano degli Srilankesi dell'Arcidiocesi di Palermo, : p. Vimal Rajan, ha iniziato il 2017 con la pubblicazione di un trimestrale sulla vita e le attività della comunità Tamil e della comunità Cingalese in lingua italiana. 
La pubblicazione era già presente solo in lingua tamil. Con il mese di Gennaio 2017 si aggiunge anche quella in lingua italiana.
E' un segno molto importante dell'appartenenza dei cattolici che provengono dall'isola dello Sri Lanka alla Chiesa di Palermo, alla chiesa italiana, dice la Migrantes diocesana in una nota.
 

Gmm: le celebrazioni nella Diocesi di Catanzaro-Squillace

Catanzaro - Mentre pronunciava un discorso sui migranti minorenni, vulnerabili e senza voce, Papa Francesco disse le seguenti parole: “Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”.
Una giornata, quella del Migrante e del Rifugiato, celebrata dall' Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, con l’ Ufficio Diocesano Migrantes e la collaborazione della Fondazione Città Solidale Onlus, domenica 15 gennaio scorso. Due momenti di riflessione, uno tenutosi a Squillace Lido e l’altro a Guardavalle marina, che hanno visto la partecipazione di numerosi fedeli, rappresentanti di Istituzioni, associazioni, autorità. Momenti, quelli vissuti, che hanno coinvolto anche le strutture di accoglienza SPRAR (per richiedenti asilo e rifugiati) di Girifalco, Gasperina, Catanzaro, Squillace, Cropani e del CPIA di Soverato e che sono stati un segno tangibile che momenti di convivenza ed integrazione, percorsi di inclusione sociale ed esperienze positive di solidarietà sono possibili e sempre auspicabili.
Manifestazioni che vogliono, non solo invitare a vivere sempre atteggiamenti di ospitalità e di servizio, ad essere persone, gruppi e comunità (civili ed ecclesiali) che favoriscono accoglienza e solidarietà ma che sono, soprattutto, stimolo ed occasione di riflessione sulla nostra storia migratoria e su quella che è la situazione attuale in riferimento al fenomeno migratorio, e alla convivenza pacifica necessaria tra le varie culture, anche religiose. È stato proprio questo il centro focale della manifestazione tenutasi nel pomeriggio di sabato 14 nella Parrocchia di Squillace Lido che ha visto la partecipazione dell’Imam di Catanzaro Saquil Azeddine e di Ranieri Van Gent, Pastore della Chiesa Pentecostale. Un’ unione di cuori avvertita fortemente durante la lettura, da parte di alcuni ragazzi stranieri iscritti al CPIA di Soverato, di una poesia di un anonimo siriano dal titolo “Mi dispiace mamma”. Una testimonianza diretta della tragedia umanitaria che si sta consumando giorno dopo giorno nel canale di Sicilia e che ha mietuto solo nel 2016 ben 5000 mila vittime. All'interno della Chiesa San Nicola Vescovo si è poi condiviso un momento di preghiera ecumenica in ricordo di tutte quelle persone che, seguendo un sogno e coltivando la speranza di una vita migliore, hanno perso la vita.
Il secondo momento si è tenuto, nella mattinata di domenica, a Guardavalle, nella Parrocchia di S. Maria degli Angeli, alla presenza dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Vincenzo Bertolone, di Don Roberto Celia e di Padre Puglisi, direttore dell'Ufficio Migrantes, che hanno celebrato la Santa Messa.
Una cerimonia religiosa, iniziata con la toccante testimonianza di un ragazzo camerunense, attualmente ospite del centro di accoglienza per adulti “L’Approdo” di Girifalco, che ha, attraverso parole commosse, descritto il dolore per avere lasciato la sua terra e per aver vissuto momenti terribili che lo hanno portato a venire in Italia. Padre Piero Puglisi ha sottolineato come ancora sia lungo il cammino che porta all’integrazione e all’accoglienza: “Siamo qui oggi non solo per celebrare questo importante momento, ma anche per riflettere su quanto è stato fatto e quanto si vuole fare in riferimento all’immigrazione. Scenari tristi quelli che vedono prese di posizione contrarie all’accoglienza e di respingimento degli immigrati. Da Cristiani e seguendo la nostra coscienza civica dobbiamo fare di tutto per superare le barriere della paura e del pregiudizio. Il nostro Papa Francesco, proprio in questo anno, ci invita a volgere con amore il nostro sguardo ai minori, coloro che sono ancora più vulnerabili e che arrivano in Italia sempre in numero maggiore”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Omelia di mons.Bertolone: “Queste testimonianze dei nostri fratelli devono spingerci a superare la facile equazione che porta l’immigrazione al fenomeno del terrorismo. Non possiamo restare fermi di fronte a queste situazioni di estrema povertà che portano gli essere umani a cercare una vita migliore in ogni modo possibile. Se riflettiamo che in questo 2016 ben 26 mila minori stranieri non accompagnati sono arrivati nella nostra bella Italia, capite bene che la situazione diventa ancora più drammatica. La preghiera di oggi sia rivolta a loro e sia il giusto mezzo per condividere un momento di unione che porti a gesti stupendi di misericordia e di solidarietà”.
La mattinata si è poi chiusa con la condivisione di un momento di convivialità e di fratellanza, consumando dolci tipici dei paesi di provenienza dei migranti presenti alla manifestazione nel piazzale antistante la chiesa. (P.P.)
 

Mci Germania e Scandinavia: p. Bassanelli riconfermato delegato nazionale

Francoforte - Padre Tobia Bassanelli è stato riconfermato dalla Conferenza Episcopale Tedesca delegato nazionale delle  Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Vice delegato è stato confermato don Luciano Donatelli.
P. Bassanelli, 73 anni, è attualmente missionario della Mci di Gross-Gerau. Nel 1999 ha fondato il periodico online “Webgiornale” (all’indirizzo www.webgiornale.de) per la comunità italiana in Germania. Attualmente è anche direttore del mensile delle Mci “Corriere d’Italia”. Il sacerdote è in Germania dal 1975.
In Germania e Scandinavia risiedono oltre 700mila cittadini con passaporto italiano con oltre 150 operatori tra sacerdoti, religiosi e religiose e laici. A p. Bassanelli e a don Donatelli gli auguri per un proficuo lavoro.
 

Focsiv valorizza i migranti in Africa

Roma - Dalla consapevolezza che le competenze professionali delle diaspore possano essere una risorsa concreta per lo sviluppo dei contesti di partenza nasce il progetto di Focsiv, approvato e finanziato dal ministero dell’Interno, dal titolo "Professionisti senza frontiere", che prevede azioni in Italia, Costa D’Avorio, Eritrea e Senegal.
L’intervento, avviato ufficialmente lo scorso 11 gennaio, prevede un partenariato guidato da Focsiv insieme, tra gli altri, all’Associazione ingegneri africani, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologia l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e Regione Marche.
Partendo dall’analisi dei fabbisogni di sviluppo umano dei Paesi coinvolti nel progetto, condotta in collaborazione con istituzioni e associazioni locali, si interviene nel settore agronomico e delle energie rinnovabili, individuati come ambiti trainanti per contribuire a sostenere il tessuto socio-economico locale e migliorare le condizioni di vita della popolazione.
 

Naufragio Canale di Sicilia: almeno 180 le vittime

Roma - Sarebbero “circa 180 le persone annegate dopo ore in mano aperto, al gelo”, nel Canale di Sicilia. Lo ha reso noto Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr dopo che il team dell’organizzazione ha ascoltato a lungo i superstiti dell’ultima strage di migranti consumatasi sabato scorso. Una notte passata ad ascoltare “testimonianze spaventose”, ha confidato la Sami. “La carretta del mare – scrive l’AGI – era stipata all’inverosimile, secondo un copione ormai conosciutissimo, con cui avevano lasciato le coste libiche e che, ormai alla deriva e in balia delle onde, si era rovesciata. In quelle ore furono subito recuperati otto persone e quattro cadaveri, con l’intervento in zona, coordinato dalla Guardia costiera, di un’unità della Marina francese inserita nel ‘sistema Frontex’, di due mercantili, di un aereo del sistema Frontex e di un elicottero della Marina Militare italiana”.

Gmm: la celebrazione a Macerata

Macerata - Domenica scorsa, 15gennaio, l’aula sinodale della Domus San Giuliano ha ospitato l’ormai consueto appuntamento con la festa in occasione della giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Nato dalla proficua collaborazione tra Migrantes, il Centro Missionario diocesano e la Caritas, l’appuntamento ha avuto inizio con la Messa celebrata dal vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi e concelebrata dai sacerdoti emigranti che operano nel territorio della diocesi, e ha visto il coinvolgimento di una nutrita rappresentanza delle comunità cattoliche straniere, tra cui quelle indiane, nigeriane e peruviane.
«Per noi cristiani – ha detto il Vescovo nell’omelia – cancellare le diversità è sbagliato; siamo chiamati a valorizzare le specificità e a scoprire che in ogni realtà c’è un riflesso della bellezza del Signore».
Alla Messa, caratterizzata da letture, canti e preghiere nelle lingue delle varie realtà presenti, è seguito un “pranzo internazione”, in cui ognuno ha condiviso il meglio della cucina del proprio Paese.
Nel pomeriggio lo spettacolo musicale offerto dalla scuola musicale “Scodanibbio” e dal gruppo “Birbanda” ha fatto da cornice ad alcune testimonianze di giovanissimi ospiti della comunità “Il Girasole”, appronfondendo la riflessione sul tema: «Migranti, minorenni vulnerabili e senza voce», indicato da papa Francesco.
La festa condivisa è solo un esempio delle tante attività che la diocesi mette in campo per favorire l’integrazione. (M. Natalia Marquesini – Emmaus)
 

Svizzera: la comunità italiana a sostegno della naturalizzazione facilitata per le terze generazioni

Zurigo - Migliaia di bambini, di giovani e meno giovani, appartengono ormai alle terze generazioni degli italiani e di altre comunità immigrate in Svizzera. Si tratta di cittadini nati in Svizzera da genitori anch’essi cresciuti in questo Paese, frequentano le scuole locali, pensano e comunicano nelle lingue del posto. Qui si formano e lavorano, pagano le tasse, partecipano alla vita associativa e culturale, svolgono le loro attività del tempo libero insieme ai loro colleghi svizzeri e di altre nazionalità. Insomma qui essi sono radicati e qui progettano la loro vita.
Eppure ancora oggi questi giovani, che rappresentano a nostro avviso la risorsa più importante per il futuro economico, sociale e culturale di questo Paese, sono esclusi dalla partecipazione, in quanto “non svizzeri”. Il percorso per accedere alla cittadinanza svizzera continua ad essere per loro impervio, con continue complicazioni amministrative e per di più talvolta costoso. Inoltre le prassi per la richiesta e l’acquisizione della cittadinanza continuano a differenziarsi notevolmente da cantone e cantone, da comune a comune!
Il 12 febbraio prossimo il popolo elvetico sarà chiamato a votare l’iniziativa parlamentare per la naturalizzazione facilitata per le terze generazione: una proposta che permetterebbe a quanti possono contare almeno un nonno emigrato in Svizzera di accedere al “Passaporto rossocrociato” senza difficoltà e lungaggini e senza sottoporsi ad esami talvolta umilianti. Grazie a questa iniziativa verrebbero per di più a cadere le differenti procedure di naturalizzazione cantonali e comunali, uniformando a livello nazionale i percorsi per l’acquisizione della cittadinanza.
Per questo si è costituito un “Comitato di sostegno” a cui aderiscono forze politiche, associative e sindacali, nonché alcune rappresentanze elettive degli italiani in Svizzera. Scopo del Comitato di sostegno è di far sentire la voce della comunità italiana, storicamente impegnata a favore dei diritti e della cittadinanza, sensibilizzando soprattutto le migliaia di doppi cittadini affinché votino Sì a questa proposta.
L’idea che ci accomuna le forze è che i processi di integrazione, abbondantemente superati dai figli e dai nipoti degli italiani e di molte comunità immigrate, debbano finalmente concludersi con la piena cittadinanza, da acquisire attraverso prassi facilitate. Siamo convinti inoltre che la convivenza tra i cittadini con pari diritti sia condizione fondamentale per la coesione nazionale e per uno sviluppo armonico della Svizzera! Insomma ciò che non è stato concesso ai nonni “stranieri”, a genitori integrati ma senza passaporto svizzero, venga riconosciuto, attraverso le necessarie semplificazioni ai nostri nipoti!
Per queste ragioni il 12 febbraio sosteniamo il Sì all’iniziativa per la naturalizzazione facilitata delle terze generazioni!
Aderiscono al “Comitato di sostegno” all’iniziativa: Comitati degli italiani all’estero in Svizzera, Consiglio Generale degli italiani in Svizzera, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, Federazione Colonie libere Italiane in Svizzera, Unione Italiani nel Mondo, Fondazioni: ECAP, ENAIP, Patronati Italiani: ACLI, EPASA, ITAL-UIL, INAS, Partito democratico in Svizzera, Sinistra italiana in Svizzera.  (Inform)
 

Gmm: le iniziative a Rossano

Rossano -  Anche quest’anno si è  celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato in tutte le diocesi sparse nel mondo. Questa giornata cade inoltre  nel centenario della morte di santa Francesca Saverio Cabrini (1917-2017), proclamata da Pio XII nel 1950 ‘patrona degli emigranti’. Il messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017 è incentrato sui minori migranti. Partendo e fondando le sue considerazioni sulle parole del Signore Gesù “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me, chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (Mc 9,37), manifesta la dinamica dell’accoglienza, itinerario necessario per vivere la misericordia. Nel Messaggio il Papa evidenzia la responsabilità di coloro che si chiudono all’accoglienza e quindi alla misericordia: “Chi scandalizza uno solo di questi piccoli, è meglio che con una macina al collo, sia gettato nel profondo del mare” (Mt 18,6). Si coglie nel fenomeno oggi mondiale delle migrazioni un particolare aspetto che focalizza non solo il presente dei minori, soprattutto quelli soli, non accompagnati, ma i problematici aspetti relativi al futuro.    Anche sua mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, nel messaggio di Natale ho ribadito l’urgenza di creare delle reti per poter accogliere i nostri fratelli.Nell’ultimo Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes hanno fotografato 25 anni di immigrazione in Italia, soffermandosi anche sui minori immigrati. Sono 1.085.274 i minori immigrati presenti in Italia da1 gennaio 2016 .
Tra i minori accolti, al primo posto ci sono minori provenienti dall’Egitto, seguono il Gambia, Albania, Nigeria, Eritrea, Guinea, Costa d’Avorio, Somalia, Mali, Senegal per un totale di 83.970 richiedenti protezione internazionale e sono quasi sempre maschi che lasciano la propria terra in cerca di un futuro migliore ma più delle volte rimangono imbrigliati in reti molto pericolose come lo sfruttamento del lavoro o in traffici illeciti. Sarebbe utile sottolineare i numeri relativi dell’accoglienza, che indicano più concretamente chi oggi sta accogliendo di più in Italia. In questo caso la prima regione è il Molise (11 ogni 1000 abitanti), seguono la Basilicata (4,5), il Friuli –Venezia Giulia (3,9), la Calabria (3,7), l’Umbria e Liguria (3,6), Sardegna (3,4), Toscana (3,3), Piemonte (3,2), Marche (3,0), province autonome di Trento e Bolzano, Puglia e Veneto (2,9), Abruzzo e Sicilia (2,8), Emilia Romagna (2,7), Lazio e Campania (2,5), Lombardia (2,3), Valle d’Aosta (2,2). “La presenza dell’altro ci scomoda ci sconvolge-dice Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio Migrantes- e non ci fa vedere la ricchezza che i nostri fratelli hanno”. (A. La Banca)

Mons. Felicolo: momento bello la presenza delle comunità etniche in piazza San Pietro

Roma – “E’ stato un momento molto bello, significativo, di amicizia e di fratellanza per tutti noi che eravamo in piazza”. A dirlo oggi a www.migrantesonline.it è il direttore Migrantes di Roma e Lazio, Mons. Pierpaolo Felicolo commentando la presenza di molti migranti ieri in Piazza San Pietro per partecipare, con papa Francesco, alla preghiera mariana dell’Angelus nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.  “I canti di alcune comunità, le foto, le corse dei bambini, i sorrisi, l’allegria nonostante i tanti problemi che abbiamo nel mondo dell’emigrazione – ha aggiunto il sacerdote - sono stati una testimonianza importante in questo giorno dedicato ai migranti. Anche le testimonianza che alcuni migranti hanno avuto modo di rilasciare ai mezzi di comunicazione sono state importanti e significative. Siamo davvero contenti per questo momento che abbiamo vissuto assieme”. “Non nascondo – conclude Mons. Felicolo - la grande gioia per il ringraziamento di Papa Francesco all’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma. Ringraziando il nostro Ufficio il Papa ha inteso ringraziare ogni comunità per il prezioso lavoro che svolgete con tanti immigrati”. Il ringraziamento del Papa deve essere per tutti noi non un motivo di vanto, ma un motivo per fare ancor di più e meglio il nostro lavoro accanto a chi ha bisogno”.
 
 

Mons. Perego : proposte del Viminale “siano migliorative”

Roma - Auspica che le proposte del Viminale “siano migliorative sul piano della tutela, del percorso di valorizzazione della presenza dei richiedenti asilo e della sburocratizzazione dei tempi”. Così monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, commenta al Sir le indiscrezioni comparse oggi sulla stampa in merito al piano del Ministero dell’interno che il Ministro Marco Minniti presenterà mercoledì 19 gennaio in Parlamento. Mons. Perego non vuole esprimere pareri finché non avrà sottomano un testo di riferimento e i relativi decreti attuativi. Ricorda però che i lavori socialmente utili per i richiedenti asilo “sono già previsti e in tanti comuni vengono già fatti. Non possono essere obbligatori perché andrebbero contro la libertà costituzionale di un richiedente asilo”. Auspica, inoltre, che le Commissioni territoriali “siano costituite non sulla base della rappresentanza ma della competenza, per salvaguardare le diverse tipologie di migranti”.
 
 

GMM: per Mons. Cantafora “sarebbe bello che Lamezia si distinguesse per integrazione e accoglienza”

Lamezia Terme - “Sarebbe bello che la nostra realtà, la nostra città di Lamezia, per quanto piccola, si distinguesse come modello di integrazione reciproca e di accoglienza.  L'incontro tra le differenze genera la pace. Chiediamo al Signore che renda il nostro cuore aperto e disponibile all’accoglienza vera”. Così il Vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora che domenica 15 gennaio ha presieduto la celebrazione eucaristica in Cattedrale nella 103esima Giornata Internazionale del Migrante e del Rifugiato.
Parlando ai fedeli e agli immigrati delle diverse comunità presenti a Lamezia, ritrovatisi in Cattedrale per la Santa Messa, Mons. Cantafora ha ricordato il messaggio e l'impegno di Papa Francesco che “ci ricorda incessantemente che nessuno è straniero nella comunità cristiana che abbraccia ogni nazione, razza, popolo e lingua: siamo tutti familiari di Dio e concittadini di Cristo. Da parte nostra possiamo ancora fare molto perché ogni persona si senta “a casa” nella nostra città, ma soprattutto i bambini e i ragazzi che sono il futuro della società, chiamata ad essere sempre più multietnica e multiculturale.”
I migranti minori, vittime vulnerabili e senza voce dei fenomeni migratori, sono stati al centro della riflessione di Papa Francesco per la Giornata di quest'anno. Per il Vescovo di Lamezia il “messaggio del Santo Padre è rivolto a noi e a tutti gli uomini e donne di buona volontà. C’è una grande emergenza per questi piccoli, bambini, fanciulli, ragazzi e ragazze che essendo senza la tutela di adulti, molto spesso sono vittime di traffici, di sfruttamento, di abusi. È terribile quanto sta accadendo e quanto emerge dagli organi ufficiali di stampa. Giovani migranti senza genitori vengono lasciati a gente senza scrupoli, per aver salva la vita... ma a che prezzo? E noi assistiamo inermi e impotenti, alcuni sono anche indifferenti, a questa “strage degli innocenti” contemporanea! I media e le istituzioni parlano con eufemismi “di minori non accompagnati”, ma voi sapete bene che dietro ogni bambino c’è la storia di un abbandono, di una separazione dalla propria famiglia e dagli affetti più cari.”
Dal Vescovo Cantafora l'invito a riconoscere “che il fenomeno migratorio è dentro la storia della salvezza. Da Abramo in poi Dio ci salva rendendoci pellegrini per indicarci che non è la terra a definire la nostra identità, ma l’appartenenza al Signore”; a un coinvolgimento attivo dei cristiani per dare risposte a questa realtà del nostro tempo “scegliendo vie evangeliche nuove, per non  denunciare soltanto ma parlare per costruire, per promuovere il bene”; un appello a trovare soluzione durature per promuovere  l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti attraverso un lavoro intenso, che coinvolga tutti.
Ad organizzare la celebrazione in Cattedrale, alla quale hanno partecipato in rappresentanza dell'amministrazione comunale il vice Sindaco Massimiliano Tavella e l'assessore Graziella Astorino, l' Ufficio Diocesano Migrantes diretto da Suor Manuela Simoes che nelle scorse settimana ha coordinato la preparazione dei diversi momenti della liturgia: dalle letture proclamate in lingue diverse, alla processione d'ingresso con le bandiere dei Paesi delle diverse comunità, ai canti nelle diverse lingue intonati insieme dai bambini di alcune parrocchie della città e da bambini immigrati o figli di immigrati residenti a Lamezia. All'inizio della celebrazione, i bambini hanno deposto ai piedi dell'altare due drappi: un drappo azzurro, che richiama il Mare Mediterraneo, e un drappo rosso, per ricordare il sangue dei tanti migranti morti attraversando il mare per raggiungere le nostre coste. All'atto penitenziale, si è chiesto perdono anche per tutti i bambini morti in Mare e per la nostra indifferenza.
La Chiesa di Lamezia, unendosi in preghiera con la Chiesa universale per le tante persone costrette a fuggire dai loro Paesi per povertà e guerre, ha ribadito ancora una volta il suo impegno per una città e una comunità accogliente, solidale, che riconosce in ogni uomo il volto di Cristo e nello stare insieme fa esperienza dell'amore di Dio che ci rende tutti fratelli.
 
 

GMM: per Card. Betori, “dignità e accoglienza per chi fugge da guerre e persecuzioni”

Firenze - «È dovere della comunità internazionale e delle organizzazioni sovranazionali porre in atto quanto necessario al fine di assicurare la dignità della vita di ogni uomo e donna sulla terra, indipendentemente dal territorio di provenienza, dalla etnia, dalla religione e dall’appartenenza culturale». È quanto ha affermato ieri l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
Nell’omelia che ha pronunciato nel corso della celebrazione eucaristica presieduta nella chiesa della Sacra Famiglia, il card. Betori ha ricordato che «un devastante incendio ha portato alla morte un profugo, un uomo proveniente dalla Somalia che, pur avendo visto riconosciuto il suo status giuridico di rifugiato, non aveva trovato un inserimento degno nella nostra società fino a restarne ai margini, in un alloggio di fortuna in cui ha trovato la morte». «Il percorso dell’accoglienza – ha ammonito l’arcivescovo – non ha trovato per lui, come per tanti altri, quella continuità e quella ragionevole concretezza che sole avrebbero permesso il rispetto della sua dignità umana».
«Ne piangiamo la scomparsa, sentiamo di dover essere vicini ai familiari per il cui ricongiungimento Alì Muse ha perduto la vita, chiediamo che la società individui forme efficaci perché chi fugge da guerre e persecuzioni si veda riconosciuto un asilo, così come prevede il diritto internazionale, e abbia concrete possibilità di futuro per sé e per i suoi», ha proseguito Betori, sottolineando che «tale percorso va assicurato a tutti coloro che ne hanno diritto, con attento esame delle singole situazioni ed evitando di cadere in balia di strumentalizzazioni».
«Sentiamoci impegnati tutti nell’offrire alla società una testimonianza di comunione nella diversità di etnie e culture che convivono nella medesima Chiesa e di cura dei più deboli con spirito di generosa accoglienza». È l’esortazione espressa dall’arcivescovo di Firenze. Nell’omelia, il card. Betori ha sottolineato che «indigenza, scarsa alfabetizzazione, ignoranza delle leggi e della cultura possono creare servitù fisiche e psicologiche, fino allo sfruttamento e a molteplici forme di schiavitù». Per questo «occorre collaborazione tra gli stessi migranti e le comunità che li accolgono», ha osservato l’arcivescovo, secondo cui «va favorita l’integrazione, promuovendo l’inserimento sociale da una parte e programmi di rimpatrio sicuro e assistito dall’altra». «Ciò implica, soprattutto verso i minori, gestione dei flussi migratori, regolarizzazione delle posizioni personali, cooperazione tra Paesi d’origine e di accoglienza», ha proseguito Betori, evidenziando che vanno assunte «decisioni e azioni atte a rimuovere le cause dei conflitti e quelle delle povertà endemiche» e capaci «di garantire a ciascuno percorsi concreti per accompagnarlo verso condizioni migliori di vita». «A ciascuno di noi è chiesto di non voltarsi dall’altra parte, di non chiudersi nell’egoismo», ha ammonito il cardinale, sottolineando che «non c’è qualcuno che ci è più prossimo: siamo noi a doverci far prossimi a tutti». Betori ha voluto anche «esprimere gratitudine per il generoso servizio di organismi ecclesiali e della società civile, nonché delle istituzioni e di tanti volontari» impegnati «per offrire aiuto e vicinanza concreta a poveri ed emarginati, non solo immigrati, nelle nostre città». «Si individuino condizioni e norme perché la loro azione possa svolgersi in modo efficace e capace di dare risposte adeguate alle necessità», l’auspicio del cardinale.
 
 

GMM: per Mons. Di Tora “no al populismo”

Roma -  Nel 2015 sono stati 65,3 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. In Italia, secondo i dati del Rapporto sulla protezione internazionale  aggiornati a ottobre 2016, sono presenti circa 171mila persone nelle diverse strutture attive sul territorio. Una situazione rispetto alla quale “la politica italiana è a un bivio”, avverte monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale Cei per le migrazioni: “Il populismo fa di tutto per diffondere la cultura della non accoglienza. Ma basterebbe che ciascun comune ospitasse due immigrati e mezzo ogni mille abitanti, per cambiare completamente il contesto”.
Nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra oggi, il Papa chiede una “visione lungimirante” da parte della Comunità internazionale. Cosa sta facendo l’Italia?
L’Italia sta facendo la sua parte. È il primo Paese di frontiera in Europa ed è caratterizzato da un’immigrazione prevalentemente di passaggio. Bisogna, però, trovare una modalità di integrazione. È chiaro che se i migranti vengono ammassati a migliaia dentro un unico centro, in condizioni spesso precarie, possono sorgere problemi come accaduto in questi giorni. Quando si hanno soltanto tre momenti attivi al giorno – colazione, pranzo, cena – e il resto del tempo trascorre senza nulla da fare, la disperazione può prendere il sopravvento.
L’accoglienza dei migranti è centrale per Francesco, eppure tanti cattolici sembra fatichino a seguirlo. Perché?
Purtroppo è un dato reale. Nel mondo cattolico talvolta non si comprende che il Papa pone l’attenzione su un aspetto peculiare dell’esperienza cristiana, che si realizza nella storia e nella contingenza. Oggi viviamo in un mondo globalizzato. Le persone si spostano. Il fenomeno delle migrazioni è una questione epocale che, però, anche i cattolici sottovalutano o rifiutano. Ci siamo ormai adattati a una forma di vita cristiana all’insegna del benessere, pensiamo unicamente al nostro interesse. Ci siamo ripiegati su noi stessi, l’esperienza cristiana si è andata identificando esclusivamente con la preghiera e la liturgia dimenticando la relazionalità umana. Ma il cristianesimo è relazione. L’esperienza dell’attenzione al prossimo è fondamentale, ma oggi viene messa da parte perché lo sforzo di uscire da noi stessi e di mettere in discussione le nostre certezze non è accettabile.
La crisi economica ha influito negativamente, provocando una chiusura sempre maggiore e aumentando l’insicurezza?
No, perché è secondaria rispetto alla centralità del cristianesimo. Il fenomeno delle migrazioni non è di oggi. Eppure in altre epoche si è condiviso tutto: pensiamo al dopoguerra e ai migranti dal Sud al Nord Italia, oppure ai nostri connazionali che sono andati nel mondo. In questa fase storica, l’egoismo e l’individualismo hanno preso il sopravvento. L’interesse personale prevale su tutto.
Viviamo un’esperienza cristiana esteriore, illuministica e irreale. “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” scrive san Giovanni. E Papa Wojtyla ricorda che la via che porta a Cristo è l’uomo. L’attenzione all’altro deve essere il nostro modo vero di vivere l’esperienza cristiana. Francesco sostiene che “i fanciulli sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi”. È un problema grave che non riguarda soltanto gli immigrati. Il prossimo Sinodo dei vescovi si concentrerà sul mondo giovanile. Se trascuriamo i minori, non ci prendiamo cura del futuro e non guardiamo alla realtà che avremo di fronte negli anni a venire. Se i minori si trovano già disorientati in condizioni di benessere economico, quanto possono esserlo ancora di più quando provengono da Paesi lontani e si trovano separati dagli affetti. Spesso, poi, sono visti come oggetti da sfruttare anche in casa loro: pensiamo, ad esempio, ai minori ridotti in schiavitù per il lavoro, come avviene in Asia su commissione delle grandi multinazionali occidentali. A riguardo, il Papa sostiene che “se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori”. È urgente una politica in favore dei minori. A partire dall’integrazione scolastica, per coloro che arrivano da altri Paesi. E poi un’attenzione all’intero contesto familiare, perché i bambini non devono fuggire da soli. Ricordo una mamma a cui era stato chiesto con quale coraggio affidasse suo figlio ai marosi: “Le onde del mare così difficili – rispose – sono più sicure della terra ferma dove c’è guerra e morte”. Per questo è indispensabile creare condizioni favorevoli per i minori e combattere contro il loro sfruttamento.
Dobbiamo essere consapevoli che se in certe nazioni la morte e la violenza sono all’ordine del giorno, è perché anche noi facciamo troppo poco per cambiare la realtà. (Riccardo Benotti – SIR)
 

GMM: Chiesa in prima fila per l’integrazione dei minori migranti

Roma - È di qualche giorno fa la notizia del ritrovamento, nel Golfo del Bengala, di un bambino di 16 mesi  affogato mentre cercava di raggiungere, insieme alla madre e al fratellino di tre anni, il Bangladesh. Si chiamava Mohammed Shohayet. La sua immagine ricorda quella del piccolo Aylan che aveva scosso l’opinione pubblica mondiale nel settembre del 2015. Un cammino – e un dramma – quello dei minori migranti, soprattutto non accompagnati, che continua senza sosta. Un mondo di persone “vulnerabili e senza voce” che la Chiesa segue con particolare attenzione con l’obiettivo di non lasciarle sole, perché tutti possano sentirsi a “casa”.
Risvegliare le coscienze. In Calabria, nella diocesi di Catanzaro-Squillace, l’Ufficio Migrantes, è impegnato in un’azione di sensibilizzazione alla realtà migratoria per risvegliare le coscienze della popolazione e delle istituzioni, educandole all’accoglienza, all’integrazione e alla mondialità. Attraverso la Fondazione “Città solidale Onlus”, da tempo promuove percorsi formativi per docenti della scuola pubblica, di diverso grado, al fine di dare risposta all’urgente bisogno di conoscenza della realtà scolastica, di aggiornamento e di educazione all’integrazione scolastica anche in considerazione dell’aumento dei minori stranieri presenti nella provincia. Per garantire il diritto allo studio, le persone di nazionalità non italiana presenti sul territorio e accolte nelle strutture residenziali create ad hoc da Città solidale sono state inserite in corsi di alfabetizzazione della scuola pubblica, proseguendo poi nei gradi di studio successivi.
Sostegno e animazione. Da Sud al Nord, con la Caritas di Rimini impegnata in un progetto rivolto ai bambini immigrati di “terza generazione” che frequentano le scuole elementari e medie inferiori della città. Si tratta di un servizio di sostegno scolastico, animazione, attività laboratoriale rivolto a una quarantina di ragazzi figli di immigrati provenienti da dieci Paesi diversi. Oltre all’aiuto e all’assistenza, Caritas e Migrantes della diocesi offrono ai minori immigrati l’opportunità di aderire a percorsi di catechesi e di partecipare a momenti liturgici.
Mediazione linguistica. In Centro Italia, a Prato un progetto scolastico coinvolge, oltre al Comune, tutti gli altri Comuni della Provincia, la Provincia stessa, gli istituti comprensivi di ogni ordine e grado statali e non, l’Ufficio scolastico provinciale e quello regionale, la Regione Toscana e gli uffici diocesani di Migrantes e Caritas nella realizzazione di laboratori di facilitazione linguistica, di settimane di accoglienza per alunni neo-arrivati, di formazione agli insegnanti, di corsi estivi di lingua per bambini e ragazzi, di sportelli di mediazione linguistica e culturale nelle scuole per ragazzi con specifiche problematiche e di interventi per genitori. Da qui, riferisce l’ultimo “Rapporto immigrazione” di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, è nato Watercolors, un’iniziativa che prende le mosse dai percorsi di educazione interculturale promossi dalla Caritas di Prato e dell’associazione “Insieme per la famiglia” nelle scuole primarie del territorio e finalizzati a far conoscere e far dialogare le diverse culture che possono essere presenti sui banchi di scuola attraverso la musica, divenuta strumento di animazione interculturale e opportunità e occasione di dialogo e confronto oltre che passione condivisa da un gruppo di lavoro che riunisce al suo interno giovani provenienti da Paesi e religioni diverse. Tra i ragazzi che compongono il gruppo ci sono, infatti, oltre agli italiani anche cinesi, albanesi, romeni, ucraini, nigeriani, filippini e marocchini.
Teatro, laboratori. Un progetto teatrale “Nostra signora libertà” è stato invece promosso a Messina dalla compagnia “Daf – Teatro dell’esatta fantasia”, insieme alla Caritas e all’Ufficio Migrantes della diocesi. Spettacoli, laboratori e un ciclo di incontri con italiani e minori stranieri non accompagnati che ha portato alla programmazione di 4 spettacoli.
Per gli scolari italiani. Dall’Italia ai nostri connazionali residenti a Colonia, quarta metropoli più popolosa della Germania, dove risiede una tra le più interessanti comunità italiane in terra tedesca, ancora oggi meta di migranti italiani in cerca di lavoro. Qui vivono oltre 25mila connazionali, 6mila dei quali non hanno ancora raggiunto la maggiore età e affrontano problemi legati all’inserimento nel mondo della scuola.
Sono molte, infatti, le difficoltà che incontrano sia i neo scolari appena arrivati dall’Italia, sia i figli di italiani di seconda o terza generazione.
In aiuto a queste persone da dieci anni opera, in uno dei quartieri a maggiore densità di italiani, l’associazione “Offene Welt” (Mondo aperto) che offre un doposcuola pomeridiano e lezioni di sostegno ai bambini e ai ragazzi in difficoltà.
Famiglie rom e circensi. Esistono, non di meno, vari progetti riguardanti il mondo dei bambini rom e sinti e delle famiglie circensi. Un progetto che si è sviluppato in diverse regioni del Nord e Centro Italia si rivolge proprio ai bambini dello spettacolo viaggiante. Nel 2016 sono stati seguiti 500 ragazzi. Partito con una sperimentazione nel Triveneto e in Toscana, il progetto ha già ottenuto ottimi risultati passando dall’assistenza scolastica per il primo ciclo di scuola alla scuola superiore. Un percorso particolarmente importante per evitare l’abbandono scolastico di questi ragazzi. (Raffaele Iaria – SIR)